Lo Schiller Institute partecipa alla manifestazione a Berlino per la pace nello Yemen

La comunità yemenita in Germania è scesa in piazza a Berlino con una incisiva manifestazione contro la guerra che da due anni sta devastando lo Yemen, condotta dalla coalizione a guida saudita, ma di fatto controllata dalla fazione angloamericana del “cambiamento di regime”. I manifestanti hanno portato una cassa da morto con la scritta ONU da Potsdamer Platz fino alla Porta di Brandeburgo, luogo fortemente simbolico. “La coscienza delle Nazioni Unite”, diceva un cartello affisso alla bara per sottolineare la bancarotta morale di questa istituzione e della cosiddetta “comunità mondiale” controllata dall’Occidente, è muta di fronte al genocidio e alla carestia.

Con cinquecento persone presenti la manifestazione è risultata la seconda, in termini numerici, dopo quella che nella capitale dello Yemen Sana’a che ha radunato oltre un milione di persone nel secondo anniversario dell’inizio delle ostilità, il 26 marzo.

Tra i relatori alla Porta di Brandeburgo hanno parlato due esponenti dello Schiller Institute, Elke Fimmen e Ulf Sandmark. Fimmen ha chiesto che la catastrofe umanitaria venga arrestata immediatamente. I bombardamenti sauditi e il sostegno statunitense devono cessare. Fimmen ha aggiunto che “quanto avviene è un genocidio e una distruzione dell’eredità cuturale, in base agli statuti di Norimberga e alla carta delle Nazioni Unite”. Il sostegno ai sauditi deve cessare immediatamente: occorre interrompere ogni fornitura di armi e ogni condivisione di informazioni. La Germania deve denunciare il ruolo dell’Arabia Saudita nel terrorismo internazionale, sulla falsa riga di quanto fu documentato dal Congresso americano nel caso dell’11 settembre 2001. L’Amministrazione Trump deve prendere immediatamente una direzione opposta rispetto al solco guerrafondaio tracciato da Obama e deve lavorare con le nazioni più importanti, tra le quali la Cina e la Russia, per sviluppare una soluzione diplomatica. “Abbiamo bisogno di una coalizione internazionale che affossi la geopolitica e aiuti lo Yemen nella ricostruzione e nel proprio sviluppo. La Germania deve sostenere la soluzione pacifica del conflitto e contribuire al futuro dello Yemen”, ha concluso Fimmen.

Ulf Sandmark, giunto a Berlino insieme a una delegazione di yemeniti residenti in Svezia, ha parlato di fronte al grande palazzo dell’Ambasciata americana con un messaggio per il Presidente Trump: “Cessino i bombardamenti dello Yemen!”

“Ciò che Lei ha fatto negli ultimi due mesi alla Casa Bianca a proposito dello Yemen sono crimini di guerra e massacri al pari del Suo predecessore Barack Obama. Lei promise di porre fine a queste guerre permanenti. Se Lei continuerà, Mr. Trump”, ha sottolineato Sandmark, “dimostrerà di essere un falso, proprio come ogni cosa da lei definita posticcia. Nello Yemen il problema Suo e di Obama è che la guerra viene combattuta insieme ai britannici e ai loro maharaja, i sauditi”. Sandmark ha invitato a evitare che alla pace si lavori con la mediazione britannica e ha sottolineato che il piano britannico per lo Yemen è, come al solito, il divide et impera.

Riferendosi alla bara dell’ONU posta al centro dello spazio occupato dai dimostranti, Sandmark ha affermato che “le Nazioni Unite sono state sconfessate come negoziatori di pace, poiché la Gran Bretagna sta bloccando le risoluzioni a favore dello Yemen presso il Consiglio di Sicurezza. Si può imparare una lezione da tutti i recenti negoziati di pace dell’Eurasia: bisogna tenerne fuori la Gran Bretagna”.

Sandmark ha citato gli esempi e i successi del Gruppo Normandia per l’Ucraina, il processo Astana per la Siria, l’Organizzazione di Shanghai per la Cooperazione nell’Asia centrale. Ha concluso il proprio intervento chiedendo a Trump che, nei prossimi incontri con Xi e Putin, “non dimentichi i bisogni di pace immediati dello Yemen”.