La storia considererà sicuramente l’incontro bilaterale tra il Presidente Donald Trump e Vladimir Putin, il 7 luglio 2017, come l’avvenimento più importante del G20 di Amburgo (7-8 luglio). Al termine dell’incontro, il Segretario di Stato americano Rex Tillerson ha dichiarato che “c’è stata una chimica chiaramente positiva tra i due leader”, cosa confermata dalla sua controparte russa, Sergej Lavrov. Il Presidente Trump ha definito la discussione “eccezionale” e il 9 luglio ha pubblicato un tweet in cui afferma: “È giunto il momento di andare avanti nel lavoro costruttivo con la Russia!”.

Nel loro primo incontro faccia a faccia, che è durato molto più a lungo del previsto, i leader delle due principali potenze nucleari hanno concordato un cessate il fuoco in Siria, hanno aperto un canale particolare di comunicazioni sull’Ucraina, discusso la situazione della Corea del Nord, la lotta al terrorismo e la sicurezza cibernetica. Pur avendo ammesso che vi sono importanti disaccordi su tutti questi temi, sia Trump che Putin sono impegnati a rafforzare la cooperazione e riaprire il dialogo su tutti i fronti.

Indubbiamente, per chiunque desideri impedire una nuova guerra mondiale e preferisca risolvere le questioni con mezzi diplomatici, piuttosto che militari, questo è stato un risultato importante. Tuttavia, come Helga Zepp-LaRouche ha sottolineato subito dopo il vertice, i guerrafondai e i loro portavoce nei media, come il Washington Post, sono furiosi che “le due volpi, detto col massimo rispetto, abbiano preso in castagna l’establishment neoliberista transatlantico”. Quest’ultimo aveva montato con grande fatica la favola del Russiagate, insieme agli enti di intelligence britannici e americani e ai rimasugli dello staff di Obama.

A parte questo risultato importante, il G20 ha dimostrato, nonostante i tentativi di camuffamento della Merkel, quanto sia fragile il modello neoliberista della globalizzazione, anche se le immagini degli scontri violenti tra manifestanti e polizia in città saranno quello che la gente ricorderà di più.

Alla fine del vertice, gli sherpa hanno dovuto sudare sette camicie per mettere insieme un comunicato finale su cui fossero d’accordo tutti i capi di stato e di governo, soprattutto sul tema del protezionismo e del riscaldamento globale. Non v’è stata alcuna discussione sull’imminente collasso del sistema finanziario transatlantico, né sul divario tra ricchi e poveri, contro cui protestavano i manifestanti pacifici.

Ciò solleva l’interrogativo se il G20, fondato nel 1999, serva ancora a qualcosa. Dopo il crac finanziario del 2008, questo gruppo è stato incapace di riorganizzare il sistema in bancarotta, e si è limitato a promuovere il Quantitative Easing e i piani per salvare le banche.

Il Presidente Trump ha avuto anche un incontro bilaterale col Presidente cinese Xi Jinping, ai margini del vertice, che ha fatto seguito all’ottimo rapporto che avevano stabilito lo scorso aprile durante il loro incontro a Mar-a-Lago, in Florida. Prima di recarsi in Germania, Xi era stato a Mosca per discussioni con Putin. Se questi tre presidenti riusciranno a lavorare insieme per la cooperazione “win-win” sulla Nuova Via della Seta, ciò metterà finalmente la parola fine alla geopolitica. Ecco il perché della campagna isterica dell’establishment neo-liberista transatlantico contro Donald Trump.