L’FMI sapeva che la sua offerta alla Grecia era fatta per fallire

Pochi giorni prima del referendum in Grecia sono trapelate alcune indiscrezioni su un rapporto del Fondo Monetario Internazionale sull’insostenibilità del debito greco che davano ragione al governo di Atene e dimostravano che tutto il bailout era una pagliacciata.

L’FMI è stato costretto a pubblicare il rapporto dopo la fuga di notizia sul Suddeutsche Zeitung, ripreso dal londinese Guardian. In sintesi, l’analisi del Fondo è che l’ultimatum fatto a Tsipras, un'”offerta molto generosa” secondo Angela Merkel, non avrebbe mai portato il rapporto debito/PIL al di sotto del 125%, e che l’austerità avrebbe continuato a saccheggiare l’economia e il popolo greco.

Il rapporto ammette, quasi con queste parole, che il bailout era stato pianificato sulla base di presupposti impossibili da realizzare in termini di crescita e surplus primari. Anche presupponendo che la Grecia riuscisse a raggiungere i tassi di occupazione della Germania, sostiene il rapporto, i tassi di crescita annuali non avrebbero potuto essere più dello 0,8%. E anche se per qualche ragione miracolosa avesse raggiunto l’alto tasso di crescita dell’Irlanda (2%), esso non sarebbe stato sufficiente a sostenere il debito. Quanto al surplus primario, secondo il piano avrebbe dovuto raggiungere il 3,5%, ben al di sopra della media UE.

Per dare un’idea delle cifre impossibili, aggiungiamo che l’economia greca avrebbe dovuto raggiungere il tasso di crescita che aveva la Corea del Sud al culmine della propria crescita. Ma la realtà è che l’economia greca ha subìto una contrazione del 25%, la disoccupazione è al 27% e non è stato investito un centesimo nell’economia.

Per rendere sostenibile il debito, il rapporto dell’FMI dice che esso andrebbe ridotto almeno del 30%, estendendo il periodo di grazia sul ripagamento a 20 anni, concedendo altri 50 miliardi di Euro di finanziamenti nei prossimi tre anni, per arrivare ad un surplus primario medio del 2,5%. E anche a quel punto, l’FMI ammette che portare il debito dal 180% del PIL al 117% non sarebbe garantito.

Inoltre, dà per scontato che l’austerità continuerà ai livelli attuali e omette qualsiasi discussione di investimenti veri e proprii nell’economia reale, che consentirebbero la crescita.

E in che consisterebbe l'”offerta molto generosa” dell’UE? La Grecia avrebbe dovuto arrivare ad un surplus primario dell’1% del PIL quest’anno, salendo rapidamente al 3,5% entro il 2018; aumentare immediatamente il gettito IVA di 2 miliardi, tagliare le pensioni di 2 miliardi ed imporre un tetto permanente alla spesa pensionistica; rescindere l’aumento temporaneo dei salari minimi; svendere le isole di proprietà dello stato, i porti e via dicendo. Questo è l’ultimatum che Tsipras ha rifiutato.

Il rapporto del Fondo Monetario Internazionale