L’esperto russo Kosjakov teme nuovi attentati negli USA

L’agenzia Strana.ru, molto vicina ad ambienti istituzionali russi, ha pubblicato il 14 settembre un’intervista ad Andrei Kosjakov, descritto come l’ex presidente della Sottocommissione sulle attività dei servizi d’intelligence del Soviet Supremo tra il 1991 ed il 1993. Le sue valutazioni offrono spunti di riflessione molto importanti. Riportiamo di seguito alcuni stralci dell’intervista.

DOMANDA: Da che cosa conclude che gli attentati negli USA siano stati pianificati da lungo tempo?

KOSJAKOV: Innanzi tutto la selezione di gente che ha avuto un addestramento professionale da pilota. Ce n’erano almeno quattro, uno per aereo, e probabilmente ciascuno poteva essere rimpiazzato in caso d’incidente nel corso del dirottamento. Secondo, tutti i partecipanti all’operazione erano pronti al martirio, e gente del genere non è facile da trovare. Infine il decollo dei quattro aerei da quattro punti diversi [sic] è avvenuto a minuti di distanza l’uno dall’altro. Ciò implica che le distanze, i tempi di volo e le tabelle di marcia erano stati calcolati anticipatamente, ed i voli sono stati scelti in modo da arrivare sui bersagli nel momento giudicato migliore. Tutto questo è una cosa complessa da calcolare, considerando anche che prima dovevano impossessarli degli aerei.

DOMANDA: … Secondo alcuni analisti solo gli stati sono in grado di fare una cosa del genere.

KOSJAKOV: I preparativi debbono aver richiesto diversi mesi e l’organizzazione dev’essere molto potente. Noi mettiamo in dubbio la partecipazione di un qualche stato … Non c’è un solo servizio segreto diposto ad accettare un tal numero di vittime. Il modo in cui loro addestrano il personale è diverso. Se Bush fosse rimasto vittima, allora sarebbe più opportuno sospettare i servizi segreti di un qualche paese. Ma in questo caso l’obiettivo è la popolazione civile…

DOMANDA: Cosa consegue da tutto ciò?

KOSJAKOV: Vede, nel valutare la situazione c’è un fatto che balza agli occhi. E’ risaputo che sono state fatte delle telefonate da persone a bordo di quegli aerei. Tra queste anche un giornalista professionista. Ma i giornali non hanno fatto menzione alcuna di una descrizione dei terroristi. Nessuno di quei paesseggeri che ha telefonato ha detto ad esempio “siamo stati dirottati da terroristi arabi”. Nessuno ha dato una descrizione dei terroristi, l’aspetto, la pronuncia, l’inflessione. Non c’è niente di caratteristico che i passeggeri hanno indicato in qualche modo al telefono …

DOMANDA: Non potrebbero essere stati i servizi a tenere segrete queste informazioni?

KOSJAKOV: Si tratta di telefonate private, che neanche la FBI riuscirebbe tenere segrete. Si dovrebbe tendere a concludere che esteriormente i dirottatori non si distinguevano dal resto dei passeggeri. Solo così si spiega la mancata caratterizzazione dei rapitori. E questo suggerisce che i rapitori potessero avere un aspetto caucasico. C’è anche un altro fatto che punta in tale direzione. I criminali si sono lasciati dietro un bella traccia: l’auto noleggiata che è stata scoperta all’aeroporto, ricolma di copie del Corano e di manuali da pilota in lingua araba. Poi però c’è da considerare che nessuna organizzazione ha rivendicato la paternità dell’attentato. Questo significa che i terroristi vogliono tener nascosta la loro indentità. Allora, visto il livello di professionismo, la cura estrema, come si può ammettere un errore tanto grossolano? Non concorda con la minuzia con cui sono stati curati i dettagli nel piano dell’operazione.

Tutto ciò porta a concludere che i criminali abbiano voluto lasciare una falsa pista. I servizi segreti non prenderanno in considerazione i normali americani o europei, ma cercheranno degli arabi.

DOMANDA: Ma immolarsi a quel modo non è tipico della cultura musulmana?

KOSJAKOV: Lei ha ragione. Ma chi dice che i dirottatori non erano musulmani? … Sulla scorta delle informazioni di cui disponiamo possiamo giungere alla conclusione che i perpetratori erano americani o europei seguaci di una forma radicale di islamismo. Intanto i veri criminali vengono risparmiati per l’azione successiva. Per noi è infatti chiarissimo che si sta giocando una partita che prevede diverse mosse.

DOMANDA: Lei sta dicendo di essere convinto che vi saranno nuovi attacchi?

KOSJAKOV: Purtroppo credo che occorra prepararsi a nuovi episodi di terrore, in forma diversa, ma altrettanto grave. Secondo le nostre previsioni delle navi potrebbero essere usate per speronare infrastrutture idroelettriche. Immagini una diga investita da una nave passeggeri o da una petroliera carica con due o tre mila tonnellate di petrolio. Inonderebbe un paio di città con una popolazione da un milione e mezzo d’abitanti, con sopra il petrolio in fiamme. Un’altra possibilità: le linee ferroviarie sotto il fiume Hudson, che potrebbero essere fatte saltare da sopra o da sotto, con l’acqua che si riverserebbe nei tunnel.

DOMANDA: Questi attacchi dovrebbero verificarsi in America?

KOSJAKOV: Si. In primo luogo i terroristi vorrebbero dimostrare tutta la loro forza. In secondo luogo … che cosa avrebbe impedito ai terroristi di far saltare in aria un paio d’autobombe anche in Europa, se fossero decisi a colpire in tutto il mondo? No, l’obiettivo era l’America ed in particolare la sua popolazione civile.

DOMANDA: Ma, secondo certe analisi, se Bush fosse stato alla Casa Bianca l’11 settembre, l’aereo piombato sul Pentagono si sarebbe piuttosto diretto sulla Casa Bianca.

KOSJAKOV: È improbabile. Questo significa che la Casa Bianca o il Pentagono, piuttosto che la popolazione civile, sarebbero stati gli obiettivi principali. Si tenga infatti conto che una volta riuscito il primo attacco, la probabilità di riuscita degli attacchi successivi diminuisce. E come lei sa l’ultimo degli attacchi è fallito. Intendo dire l’aero schiantatosi nei pressi di Pittsburgh. Probabilmente è stato abbattuto, e per quanto sia difficile riconoscerlo, hanno fatto la cosa giusta. L’obiettivo resta pertanto la popolazione civile. La formula è questa: nei paesi democratici la popolazione è responsabile delle azioni del suo governo. Questa è la formula che guida i terroristi.

Di conseguenza, il prossimo attacco seguirà lo stesso principio. E’ ovvio che avranno bisogno fino a mercoledì o giovedì della settimana prossima. Perché? Non voglio entrare nella logica dei terroristi, farebbe loro troppo onore.

Voglio però ripetere: il fatto che i terroristi non rivendichino gli attentati indica che torneranno a colpire di nuovo e poi ancora di nuovo. Fino a quando non sarà raggiunta la seconda fase, quella del conflitto globale. A quel punto rivendicheranno le loro azioni in modo da ottenere una mobilitazione della riserva.

DOMANDA: Come mai i servizi segreti USA si sono lasciati soprendere nel sonno?

KOSJAKOV: Le faccio due esempi. Sei mesi fa i servizi israeliani effettuarono un’esercitazione che prevedeva l’impiego di oggetti aerei nell’esecuzione di azioni terroristiche. Di certo gli americani hanno raccolto informazioni concernenti quell’esercitazione. Ma non è venuto loro neanche in mente di applicare quell’esperienza ai propri scopi. Il secondo esempio: nel marzo 1991 Korzakov [all’epoca capo dello staff di Eltsin] era nel nostro ufficio e noi gli presentammo lo scenario di un golpe per il settembre successivo. Tutti gli avvenimenti corrisposero poi a quel nostro scenario, con la sola eccezione che si verificò piuttosto ad agosto. Morale: quando si presenta un’ipotesi o uno scenario che in anticipo appare come improbabile, nessuno lo prende sul serio.

E questo è il motivo per cui Vladimir Putin ha proposto che i servizi d’intelligence di tutte le nazioni dovrebbero cooperare.

DOMANDA: Che probabilità ha l’intelligence americano di riuscire a trovare i leader di quest’operazione? O finirà per dare al pubblico una versione dei fatti che consente l’insabbiamento?

KOSJAKOV: Ci sono molte probabilità. Ci sono persone, ci sono gli appartamenti dove quelle persone sono state, e c’è quindi una pista. Dai manovali si può risalire ai mandanti.

DOMANDA: A chi si riferisce? a Bin Laden?

KOSJAKOV: Non direi. Certo, sono state intercettate alcune sue conversazioni in cui gli riferiscono che sono stati colpiti due obiettivi. Ciò indirettamente confermerebbe il fatto che ha avuto un suo ruolo. Ma lui non è un ideologo. E’ troppo in vista. Coloro che hanno orgazzato tutto questo sono troppo furbi per esporsi così tanto.