Per chi lavora nella ricerca spaziale, la Cina è diventata il Paese cui rivolgersi, soprattutto dopo il successo dell’allunaggio del veicolo spaziale Chang’e-4 sull’emisfero nascosto della Luna all’inizio di gennaio. L’Agenzia Spaziale Europea (ESA) è stata tra le prime a cercare una maggiore cooperazione con la controparte cinese, la CNSA, in particolare nelle missioni lunari. Sicuramente la missione più importante che la Cina pianificata nel 2019 è la missione lunare Chang’e-5, che prevede l’allunaggio sull’emisfero visibile della Luna per raccogliere campioni di rocce e terreno e riportarli a terra per essere analizzati da scienziati a livello internazionale. La missione richiede l’uso del razzo Lunga Marcia 5, con la sua maggiore capacità di carico, per trasportare non solo il veicolo spaziale ma anche un container per i campioni, e richiede una propulsione sufficiente a far decollare il container dalla superficie lunare e farlo incontrare con un Lunar Orbiter, che lo riporterà a terra. Il razzo Lunga Marcia 5 subì un guasto durante il lancio nel 2017, e i test di volo cominceranno in luglio. James Carpenter della Direzione Esplorazione Umana e Robotica dell’ESA ha dichiarato in febbraio a Scientific American che i due enti stanno conducendo “colloqui esplorativi” sulla cooperazione nelle future missioni lunari. Un accordo firmato nel 2014 consente loro di condividere risorse sulla terra e nello spazio dedicate alla formazione e ai voli spaziali veri e propri con un equipaggio umano internazionale. In base a un altro accordo che risale al 2005, l’ESA ha fornito stazioni di terra per il controllo dei dati nelle missioni Chang’e, a partire dagli orbiter Chang’e-1 e Chang’e-2 nel 2007 e 2010, e proseguendo con la missione spaziale Chang’e-3, che nel 2013 consentì il primo allunaggio della Cina, stando a Bernard Foing, direttore esecutivo del Gruppo di Lavoro sull’Esplorazione Lunare Internazionale dell’ESA. Ora, oltre alla serie Chang’e, “nei prossimi anni sono pianificati una serie di veicoli per l’allunaggio robotico, per arrivare a un villaggio robotico lunare, un precursore di insediamenti umani”. Quest’ultimo progetto sta a cuore al direttore generale dell’ESA Johann-Dietrich Woerner, che prefigura un “villaggio lunare” internazionale come base permanente sul satellite terrestre, che possa essere usato da scienziati e ricercatori di molti Paesi per ricerche ed esperimenti in luogo. Questo si accorda bene con le decisioni cinesi sulle basi lunari del futuro, compresa una sulla faccia nascosta che, a causa della perenne oscurità, è il luogo ideale per osservazioni astronomiche in profondità che non siano disturbate dalla luce e da altri effetti che si incontrano sulla faccia illuminata. L’esplorazione dello spazio come progetto congiunto di tutto il genere umano, che includa anche una colonia abitata sulla Luna, ci riporta al concetto dell'”imperativo extraterrestre dell’umanità” elaborato in molti scritti dal pioniere tedesco-americano dello spazio Krafft Ehricke, stretto collaboratore dello Schiller Institute fino alla sua scomparsa nel 1984 (nella foto un veicolo lunare sviluppato da Krafft Ehricke).