Lanciare un grande progetto infrastrutturale affinché renda possibile il rilancio economico di un Paese, come propone Lyndon LaRouche grazie al progetto NAWAPA, non è un’idea nuova! In Europa – in Italia e anche in Francia – si chiama “Rinascimento”.



A titolo d’esempio, cito il caso di Leonardo da Vinci, il quale nell’autunno del 1516 fu chiamato con urgenza in Francia. Accettò un’offerta davvero imperdibile, formulata dal re Francesco I e desiderata da sua sorella Margherita d’Angoulême (poi di Navarra), protettrice di Rabelais e di altri membri del movimento dei giovani seguaci di Erasmo da Rotterdam. Si trattava di trasformare Romorantin, all’epoca un centro urbano più che modesto, in nuova capitale del regno di Francia, fulcro di un grande disegno nazionale di sviluppo economico.

Romorantin

Il pensiero urbanistico dinamico di Leonardo, che aveva preso forma durante il suo secondo soggiorno milanese, concepiva la città nei termini di flussi d’acqua, d’aria, d’energia e di creatività umana. Non si trattava di una “città ideale” statica, ma di un centro di vita, di cultura e di produzione agro-industriale. A dimostrazione di ciò, pianificò la costruzione di otto nuovi mulini (forse con gualchiere per la follatura) nella periferia della città, a cavallo del fiume La Sauldre, del quale si pensò di aumentare la portata per potenziare appunti i mulini. Analogamente, tra Romorantin e Amboise prese corpo un progetto di bonifica delle paludi della regione della Loira per ricavarne fertili terre agricole.

Mulino ad acqua. Illustrazione di Jan van der Straet

Mulino ad acqua. Illustrazione di Jan van der Straet



Ovviamente, Leonardo non si accontentò di progettare uno splendido palazzo che coniugasse il gusto francese e gli azzardi del Rinascimento italiano, ma progettò di fondare una città rivoluzionaria, costruita interamente sull’acqua! Dotata di canali per i trasporti fluviali, Leonardo la pensò con un sistema fognario di separazione tra le acque potabili e le acque usate. Le epidemie, che all’epoca falciavano le popolazioni urbane, avrebbero potuto essere contenute grazie a una gestione idrica intelligente. Come scrisse nel Codice Atlantico (65 v-b), occorre evitare a ogni costo l’affollamento: “disgregherai tanta congregazione di popolo, che, a similitudine di capre, l’uno addosso all’altro stanno, empiendo ogni parte di fetore, si fanno semenze di pestilente morte”.

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Per lanciare il progetto occorreva in primo luogo collegare alla Loira, la più estesa via commerciale della Francia e aperta sull’Atlantico, questa nuova capitale sorgente su un suo sottoaffluente, tramite una serie di canali dotati di chiuse ultramoderne “a portelli battenti” e con sportellino secondario.

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Così, nel gennaio 1518 Francesco I stanziò “4000 libbre d’oro per rendere il fiume della Sauldre navigabile da Romorantin fino al luogo in cui entra nel fiume Cher”, affluente navigabile della Loira.

Poiché Leonardo elaborò nello stesso momento dei piani per la costruzione di Havre de grace, il porto di Le Havre in Normandia. Si stima che si trattò di un progetto nazionale inteso a dare al centro della Francia la dimensione di una regione con forte attività economica, degna di una corte regale.

Loira_affluenti

Ciò che si sa è che Leonardo studiò i possibili collegamenti fluviali per ridurre l’isolamento di Romorantin e, infine, la Francia. La via di collegamento, tramite la Loira, alla Senna, fu realizzata soltanto da Sully nel 1604; sicuramente quella del Saône Rhône, tramite un canale che più tardi fu chiamato Canale del Centro, per aprire l’insieme di questo grande corridoio di sviluppo economico sul Mediterraneo. In breve, il piano di Leonardo prevedeva di riprendere il progetto di Carlo Magno e Alcuino per “un canale tra i due mari”, un ampio corso di sviluppo economico capace di aprire l’interno del continente.

Carlo_Pedretti_Romorantin_1972

Carlo Pedretti, il grande esperto di Leonardo da Vinci e del Rinascimento, scrisse un libro su Romorantin nel 1972. Dichiarò nel 2009 che il progetto regale era perfettamente paragonabile al “progetto della Tennessee Valley Authority di Franklin Delano Roosevelt”.

Il cantiere fu abbandonato, dopo esser stato avviato. Secondo alcuni a causa della peste, secondo altri per la mancanza di denaro. Leonardo era alla fine della sua vita e non aveva le forze per dirigerlo e nessuno si fece avanti per ereditare la direzione di un’opera così ambiziosa. Francesco I dunque optò per un altro Rinascimento, quello delle apparenze. Dopo la morte di Leonardo nel 1519, lanciò la costruzione di un enorme progetto, il Castello di Chambord, il più grande dei castelli della Loira, per ricercare un mero prestigio. Il progetto per Romorantin fu seppellito con Leonardo!

Anni fa fu organizzata una mostra temporanea presso il museo di Sologne, a Romorantin-Lanthenay, ricca di modelli, documentari, foto e disegni per presentare questo “progetto dimenticato” di Leonardo da Vinci, dal quale abbiamo ancora molto da imparare, se vogliamo uscire da questa crisi globale e pluridecennale.

Leonard_de_Vinci_e_Romorantin_2010

di Karel Vereycken, Solidarité et Progrès