Leader iraniani e americani respingono le opzioni militari

Mentre l’escalation di tensioni tra Stati Uniti e Iran viene amplificata dai media, che si gettano sulle dichiarazioni incendiarie di John Bolton e Mike Pompeo, i leader dei due Paesi cercano di sdrammatizzare il pericolo. Il 15 maggio Donald Trump ha pubblicato un altro tweet in cui esprime la propria disponibilità a discutere coi leader iraniani. Il giorno prima aveva denunciato a chiare lettere come “fake news” un articolo pubblicato il 13 maggio dal New York Times, nel quale si era affermato che il Pentagono ha nuovi piani di guerra per il dispiegamento di 120.000 truppe nella regione del Golfo Persico.

Il 14 maggio il leader supremo iraniano Ayatollah Ali Khamenei (nella foto col Presidente russo Putin) ha dichiarato, come ha riferito la TV di stato iraniana: “Non si tratta di un conflitto militare, perché non vi sarà alcuna guerra”, aggiungendo che “né noi né essi vogliamo la guerra; sanno che non ci guadagnerebbero”. Dal canto suo, il 18 maggio il Ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif ha dichiarato all’agenzia stampa di stato Irna che Donald Trump “non vuole la guerra, ma vi sono persone intorno a lui che lo spingono verso il conflitto, col pretesto di rafforzare l’America contro l’Iran”.

Nel frattempo, anche il New York Times ha deciso di cambiare tono, pubblicando il 16 maggio un’analisi col titolo “Trump dice al capo del Pentagono che non vuole la guerra con l’Iran”. Gli autori sostengono che, a un meeting sulla sicurezza tenutosi il giorno prima, il sottosegretario alla Difesa Patrick Shanahan e altri hanno presentato al Presidente una serie di opzioni militari. Ma numerosi funzionari hanno dichiarato al Times che Trump “è rimasto fermo nel dire che non vuole un conflitto militare con gli iraniani” ed è fiducioso che l’Iran “vorrà presto avviare colloqui”. Di conseguenza, stando alle varie fonti del quotidiano, i funzionari americani hanno cominciato a cercare modi per arrivare a una soluzione diplomatica.

Inoltre, sempre secondo questa fonte, il 15 maggio il Segretario di Stato Mike Pompeo avrebbe telefonato al Sultano dell’Oman Qabus bin Said al Said per discutere iniziative diplomatiche relative alla minaccia iraniana, dopo aver chiesto ad alcuni colleghi europei di spingere Teheran verso una “de-escalation” delle tensioni sorte quando gli iraniani ebbero armato di missili alcuni barchini nel Golfo Persico.

La capogruppo della maggioranza presso la Camera dei Rappresentanti Nancy Pelosi, ha commentato positivamente il rifiuto di opzioni militari da parte di Trump, dichiarando al Washington Examiner che “questa è una delle cose su cui sono d’accordo col Presidente”. Inoltre, sul falco John Bolton sono piovute critiche anche da alleati di Trump.

La dirigenza russa ha svolto un ruolo cruciale nel promuovere una soluzione diplomatica all’abbandono dell’accordo sul nucleare con l’Iran (P5+1), dal quale gli Stati Uniti uscirono un anno fa. È uno dei temi discussi durante la conversazione telefonica tra Putin e Trump alcune settimane fa. La scorsa settimana, Putin ha chiesto all’Iran di non uscire dall’accordo, come Teheran aveva minacciato di fare, anche se sono stati gli Stati Uniti a volere la rottura e a imporre sanzioni.