Le banche cinesi operano in regime di separazione bancaria

Nei primi anni Novanta alcuni istituti finanziari cinesi trattavano il mercato dei prestiti interbancario quale piazza agevole e a buon mercato per raccogliere fondi. Alcune contrassero debiti pesanti per investire nel settore immobiliare. Alcune specularono nelle borse con i depositi e i risparmi altrui. Nell’estate del 1993 i depositi nelle banche ordinarie erano diventati insufficienti per sostenere i bisogni di sviluppo.

Ne risultò una decisione del Consiglio di Stato cinese: alla Banca Popolare della Cina furono attribuiti poteri esclusivi in materia di politica monetaria nazionale. Nel giugno 1993 la banca pubblicò un documento dal titolo “Alcune opinioni a riguardo dell’attua situazione economica”, sostenendo che avrebbe “separato le banche ordinarie dalle loro società d’affari affiliate e dai loro trust…” Un secondo documento assai conciso, dal titolo “Memorandum del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese”, pubblicato il 14 novembre 1993, definì i nuovi poteri della banca sottomessa al Consiglio di Stato: “condurre in un modo indipendente la politica monetaria” e “sovraintendere a tutti gli altri istituti finanziari”. Nell’elenco delle misure assunte si trovava anche “le attività bancarie e il commercio di security saranno separati”.

Un certo numero di specialisti cinesi riferisce che quelle misure furono ispirate al modello della Legge Glass-Steagall allora in vigore; altri dicono che quelle misure furono equivalenti alla Legge Glass-Steagall.

Documenti

“Trasformare i sistemi bancari tradizionali della Cina sotto una nuova legge sull’attività bancaria nazionale”, Andres Xuefeng Qian, Georgia Journal of International and Comparative Law, Vol. 25:478, pages 489-490.

Riforme bancarie e politica monetaria nella Repubblica Popolare Cinese, Yong Guo, 2002.

“Logica intrinseca della riforma dell’industria bancaria cinese”, Yi Gang, Trasformare l’economia cinese, capitolo 1, pagg. 141-143, Fang Cai, 2010.