L’attacco terroristico di Orlando avrebbe potuto essere evitato

Lyndon LaRouche ha ordinato una accurata inchiesta sulla strage del 12 giugno in un popolare locale gay di Orlando, in Florida, dove il presunto “soldato” dell’ISIS Omar Mir Seddique Mateen ha ucciso 50 persone e ne ha ferite 53. L’omicida era stato atteso dall’FBI, era noto come personalità instabile, aveva il porto d’armi e recentemente si era avvicinato all’Islam radicale.

Tutto ciò dimostra che la cosiddetta macchina anti-terroristica messa in piedi dai Presidenti Bush e Obama è in grado di uccidere migliaia di civili innocenti nella guerra dei droni e di spiare la vita privata di migliaia di cittadini, ma non di fermare i veri terroristi. Ma i fatti aumentano la pressione per porre fine alla copertura dei responsabili del terrorismo internazionale, tra l’altro pubblicando le famose ventotto pagine che documentano il ruolo saudita negli attacchi dell’undici settembre (vedi). Se la verità fosse già venuta alla luce, si sarebbe forse potuta impedire la strage di Orlando e anche quella al Bataclan di Parigi lo scorso novembre.

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Il primo elemento che colpisce nelle prime informazioni sull’omicida è quello di un’incredibile catena di errori dell’FBI. Mateen, cittadino americano nato da genitori afgani, aveva ricevuto un addestramento come agente di sicurezza e possedeva una licenza che gli consentiva di circolare con un arma nascosta. Attirò l’attenzione dell’FBI già nel 2003, dopo aver fatto dei discorsi infiammatori in presenza di colleghi e aver sostenuto di avere legami con i terroristi, ma l’inchiesta fu chiusa. Fu riaperta nel 2014 dopo che ebbe contatti con un terrorista kamikaze, ma l’FBI concluse che il contatto fosse molto tenue e chiuse l’inchiesta di nuovo.

L’ex moglie di Mateen lo descrive come un individuo instabile e violento, che la picchiava frequentemente. Gli amici del killer raccontano che dopo il divorzio, nel 2011, si avvicinò all’Islam radicale e si recò in pellegrinaggio alla Mecca. Durante l’attacco, Mateen ha ripetutamente scandito slogan a favore dello Stato Islamico.

L’instabilità psichica sembra essere un connotato della famiglia Mateen. Il padre di Omar, Mir Seddique Mateen, ha pubblicato diversi video su YouTube.com in cui elogia i Talebani e annuncia la sua candidatura alla Presidenza dell’Afghanistan. In un video pubblicato su Facebook.com poche ore prima della strage, sembra pretendere di essere già il capo di stato afgano e ordina l’arresto di alcuni personaggi.

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