Lyndon LaRouche ha fatto appello al popolo americano affinché fermi il tentativo di golpe contro il Presidente Trump alimentato giovedì dall’audizione dell’ex direttore dell’FBI James Comey (nella foto) alla Commissione di Intelligence del Senato USA. LaRouche ha sottolineato che il tentato golpe è un’operazione dell’FBI mirante a distruggere gli Stati Uniti, e che potrebbe sfociare in una guerra generale.

Il 7 giugno l’ex direttore della National Intelligence Clapper ha rivelato i veri motivi del tentato golpe contro Trump, durante un discorso in Australia. Ha detto che l’apertura di Trump alla pace con la Russia, la piattaforma per la quale Trump è stato eletto dal popolo americano, va di per sé contro gli interessi della sicurezza nazionale americana, ed equivale ad un tradimento. E’ risaputo a Washington che molto prima delle elezioni presidenziali il Presidente Obama, colluso coi britannici, la candidata Hillary Clinton, lo stesso Clapper, il capo della CIA Brennan e i capo dell’FBI Comey stavano portando gli Stati Uniti verso un corso di guerra con la Russia e con la Cina, che avrebbe dovuto essere pienamente attivata dopo l’elezione della Clinton. Invece è stato eletto Trump. Ed ha mantenuto la sua promessa di stabilire rapporti migliori con Russia e Cina, che auspicano la cooperazione con gli Stati Uniti in grandi progetti di sviluppo in tutto il mondo. La vera questione è questa. Comey l’ha fatto capire giovedì con la sua lunga tirata contro la Russia come nemico mortale, rispondendo ad una domanda del Senatore Joe Manchin.

Ed ecco come si è sviluppato il complotto. Stando a quanto ha affermato lo stesso Comey, il 6 gennaio l’allora direttore dell’FBI Comey viene scelto dai responsabili dell’intelligence di Obama per una operazione in stile “J. Edgar Hoover” contro Trump, utilizzando un briefing e materiale fabbricato dai servizi britannici e dall’agente della campagna della Clinton Christopher Steele. Si tratta della classica operazione di ricatto alla Hoover. Comey fa sapere a Trump: “rinuncia alla tua fantasia di cooperare con la Russia e non pubblicheremo la notizia.” Trump non ci sta. Il giorno dopo tutto il dossier di Steele viene fatto trapelare ai media internazionali, accusando il Presidente eletto di essere complice di presunti hacker russi. Durante la sua audizione al Senato Comey ha ammesso, rispondendo alla Senatrice Susan Collins, di essere consapevole che questo briefing potrebbe essere considerato un “momento alla J. Edgar Hoover”. Durante questo incontro, Comey ha assicurato a Trump che il Presidente non era sotto inchiesta da parte dell’FBI. Subito dopo Comey stila un memorandum segreto sul briefing e sulle risposte del Presidente. Questo memorandum è stato mandato ai britannici. A chi altro è andato?

Comey sostiene di averlo scritto perché pensava che il Presidente mentisse. Stupidaggini. Comey era già stato istigato a mettere in trappola il Presidente e farlo destituire, se Trump non avesse ceduto e non avesse rinunciato a rapporti di cooperazione con Russia e Cina. Risulta chiaramente dagli atti della sua audizione al Senato e dalle domande e risposte con alcuni senatori, tra cui il Senatore James Risch a proposito del Generale Michael Flynn, che il Presidente non aveva ordinato alcuna interferenza. In condizioni normali la questione sarebbe dovuta finire qui. Molti senatori repubblicani hanno chiesto a Comey ripetutamente se il Presidente gli avesse chiesto di mettere fine all’inchiesta su Flynn, e come mai non l’avesse riferito al ministro della Giustizia. Oppure come mai non avesse minacciato di dimettersi, come aveva fatto in precedenza dopo uno scontro col Presidente George W. Bush? Come mai ha accettato di incontrare il Presidente, dicendogli che non era sotto inchiesta, ma rifiutandosi di fare lo stesso annuncio al pubblico, per poi confabulare con gli agenti dell’FBI su quello che era stato discusso e i prossimi passi da prendere? Comey ha ammesso durante l’audizione di non essersi comportato in modo logico, e che l’FBI aveva deciso che le sue conversazioni col Presidente erano di “natura investigativa” ovvero Comey, agendo come un informatore sotto copertura, non era ancora riuscito a incastrare il Presidente Trump.

Comey include il vicedirettore dell’FBI McCabe tra coloro che ha informato delle sue conversazioni col Presidente. Sfortunatamente per Comey e la sua falsa accusa di “intralcio alla giustizia”, McCabe ha testimoniato sotto giuramento al Congresso che non c’era stato nessun tentativo da parte di Trump o altri di interferire o intralciare un’inchiesta dell’FBI. Di fatto, Comey stesso ha testimoniato al Senato giovedì che prima del suo licenziamento non c’era nessuna inchiesta sul Presidente Trump per intralcio alla giustizia o collusione coi russi. In una dichiarazione dopo la messinscena di Comey, l’avvocato di Trump Marc Kasowitz ha negato che il Presidente abbia mai chiesto a Comey di lasciar perdere Michael Flynn, abbia mai esercitato pressioni su Comey o chiesto la sua “lealtà.” Kasowitz ha sottolineato giustamente tre parti dell’audizione di Comey:

• Il presunto hackeraggio russo non ha cambiato il voto.

• Il Presidente ha detto a Comey che se qualcuno dei suoi collaboratori aveva fatto qualcosa di sbagliato era bene scoprirlo.

• James Comey ha ammesso di aver fatto trapelare i memorandum sulle sue conversazioni col Presidente Trump al New York Times, al fine di provocare la nomina di un Procuratore speciale. Almeno uno di questi memorandum era segreto.

Questa non è una battaglia che finisce in tribunale. Se continuerà o no dipende dal popolo americano e dai suoi rappresentanti. Come ha dichiarato LaRouche, è ora che la gente si mobiliti contro questo golpe pericoloso. E’ ora di mettere sotto inchiesta i golpisti, inclusi i loro complici nei media.