Le celebrazioni del cinquantenario del viaggio dell’Apollo 11 sulla Luna hanno portato un atteso slancio di ottimismo e ispirazione per il mondo. Esse hanno offerto un antidoto al pessimismo diffuso dal movimento sedicente ambientalista e alla sua ossessione sui presunti limiti delle risorse sulla Terra. Dopo una lunga pausa, l’industrializzazione della Luna e l’insediamento di una colonia su Marte sono tornati all’ordine del giorno. Alla gente è stato inoltre ricordato che i terrestri sono una specie di esseri spaziali, destinati ad andare oltre il nostro pianeta ed esplorare l’universo.

Un programma spaziale serio presuppone la necessità della cooperazione di tutto il genere umano, lasciando da parte manipolazioni e conflitti geopolitici tra le superpotenze, e smentisce anche la concezione di una “corsa allo spazio” che deve essere vinta da un Paese a scapito degli altri. Ciò è stato espresso da alcuni ex astronauti e partecipanti ai programmi originali della NASA che hanno sottolineato in più interviste, rilasciate per l’occasione, che lo sbarco sulla Luna fu un enorme risultato per tutta l’umanità e che sono necessari sforzi internazionali per affrontare le sfide a venire.

Solo per citare due dei membri della missione Apollo 11: Buzz Aldrin, il secondo uomo a camminare sulla Luna dopo Neil Armstrong, ha proposto che America, Russia, Cina, India, Giappone e l’Agenzia Spaziale Europea formino una “alleanza spaziale” per tornare sulla Luna, per sfruttarne le risorse e quindi inviare esseri umani su Marte. Alla domanda relativa a un sondaggio che mostra che il 56% dei bambini in Cina ha dichiarato di voler diventare astronauta, Aldrin ha commentato che è “un tributo all’immaginazione della gente in Cina”, immaginazione che l’America ha purtroppo perso, ma che le celebrazioni del cinquantenario fan sperare sia riaccesa.

Mike Collins, il comandante della capsula dell’Apollo 11, ha sottolineato che nel 1969 la reazione della gente in tutto il mondo all’incontro con gli astronauti non era espressa da un “l’America l’ha fatto”; ma “L’abbiamo fatto – noi esseri umani abbiamo lasciato la Terra e ci siamo avventurati nello spazio”. Collins ha anche auspicato l’invio di esseri umani su Marte, il che, ha detto, sarà molto più eccitante che mandare solo i rover. L’amministratore della NASA Jim Bridenstine è un entusiasta e instancabile difensore del Progetto Artemis per andare sulla Luna come base per il viaggio su Marte. Ha usato le celebrazioni per generare più sostegno per le missioni, in particolare tra i giovani.

Sean O’Keefe, l’ex amministratore della NASA dal 2001 al 2005, ha sottolineato, in un articolo su The Hill, l’importanza di un programma d’urto per le missioni spaziali, come nel caso del programma Apollo. Gli strumenti di precisione che la NASA aveva all’epoca erano l’equivalente di “mazze”, ha scritto, paragonati a quanto è disponibile oggi. Ciò che manca non è la tecnologia, ma la visione e la determinazione.

O’Keefe ha notato che la decisione del Presidente Kennedy nel 1961 di andare sulla Luna potrebbe essere stata motivata dal timore che i sovietici arrivassero per primi. Ma nel 1962, stava già mettendo l’accento sul “desiderio di assecondare la sete umana di conoscenza, descrivere le straordinarie capacità che svilupperemo e le incredibili possibilità che potremmo arrivare a comprendere a nostro grande vantaggio… Si trattava di fare cose straordinarie per realizzare aspirazioni più grandi di noi. La politica degli Stati Uniti fu trasformata in un’iniziativa di sviluppo economico per fornire capacità e prodezza tecnologica”.