La Nigeria può diventare il banco di prova della cooperazione USA-Cina in Africa

Il nuovo governo americano e la Cina potrebbero avviare una collaborazione indiretta in sostegno alla Nigeria, il più popoloso Stato dell’Africa, e stabilire così un modello per la cooperazione allo sviluppo di tutto il continente. Mentre la Cina consolida vasti investimenti nelle infrastrutture della Nigeria, la Casa Bianca, invertendo la politica di Obama, ha promesso aiuti concreti al governo nigeriano per la lotta contro il terrorismo.

Il 14 febbraio Donald Trump ha chiamato al telefono il Presidente nigeriano Muhammadu Buhari e, secondo un comunicato della Casa Bianca, ha “espresso sostegno alla vendita di velivoli dagli Stati Uniti per dare manforte alla lotta della Nigeria contro Boko Haram”. Trump ha anche invitato Buhari negli Stati Uniti a una data reciprocamente conveniente.

Nel 2015, Barack Obama aveva negato alla Nigeria le armi di cui ha bisogno per combattere Boko Haram, sostenendo che le leggi statunitensi non permettono la vendita di armi a Paesi con una brutta pagella sui diritti umani. La decisione di Obama avrebbe aiutato Boko Haram a rafforzarsi, ha successivamente dichiarato il Presidente Buhari.

Boko Haram è una delle più pericolose organizzazioni terroristiche del mondo. Secondo alcune statistiche avrebbe addirittura fatto più vittime dell’Isis. La Banca Mondiale ha stimato nel 2015 a sei miliardi di dollari i danni arrecati da Boko Haram in termini di distruzione di villaggi, scuole, infrastrutture, raccolti ecc., e a due milioni il numero delle persone in fuga dalle regioni infestate dai terroristi.

La Forza Multinazionale condotta dalla Nigeria ha ottenuto importanti successi contro BH e ha liberato quasi tutta la regione nord-orientale confinante col Lago Ciad, ma ha trovato le condizioni umanitarie di undici milioni di persone “disperate” e mezzo milione di fanciulli in stato di “malnutrizione acuta”, secondo una dichiarazione del coordinatore degli aiuti umanitari dell’ONU per il Sahel nel gennaio scorso.

Se il governo nigeriano riceverà gli aiuti militari promessi, ci sono buone possibilità che BH, già sconfitto sul campo, venga sradicato completamente e la Nigeria possa dedicare le proprie risorse esclusivamente agli obiettivi di sviluppo stabiliti dal governo Buhari.

Subito dopo l’elezione nel 2015, il Presidente nigeriano ha annunciato piani per trasformare la Nigeria in una nazione produttiva a tutto campo, costruendo infrastrutture, un’industria manufatturiera e un’agricoltura moderna, e ha chiesto assistenza alla Cina. Allo stesso tempo, Buhari ha ripreso con vigore l’iniziativa per arrestare l’inaridimento del Lago Ciad, causa di povertà e di fertile terreno di reclutamento per i terroristi.

La Cina ha risposto con generosità e, come ha scritto l’ambasciatore cinese in Nigeria Zhou Pingjan il 13 febbraio, i progetti finanziati dalla Cina, in corso, pianificati e futuri, ammontano a 85 miliardi di dollari. Il più straordinario è l’avvio dello studio di pre-fattibilità dell’idea di Transaqua (vedi foto), l’infrastruttura che permetterebbe il trasferimento idrico e quindi il ripristino del Lago Ciad, oltre a una idrovia commerciale, produzione di energia elettrica e sviluppo agricolo.

Transaqua è un’idea italiana, sviluppata dall’impresa Bonifica (gruppo IRI) negli anni Settanta, ma colpevolmente trascurata da tutti i governi fino ai giorni nostri. In occasione della visita di una delegazione dell’UNESCO il 26 febbraio, il Ministro nigeriano delle Acque ha proposto un “dialogo internazionale” sul Lago Ciad, menzionando l’intesa con PowerChina. Un’occasione che l’Italia non deve lasciarsi sfuggire.