La “febbre lunare”, scatenata a livello internazionale intorno alle celebrazioni del Cinquantenario dello sbarco sulla Luna, continua a diffondersi, insieme all’esaltazione per i vari progetti spaziali a cui lavorano molte nazioni.

* Il 22 luglio, l’India ha lanciato con successo la missione Chandrayaan-2 per cercare acqua sul Polo Sud della Luna.

* L’anno prossimo la Cina invierà un veicolo su Marte per indagare sulla terraformazione, mentre col programma Chang’e sulla faccia nascosta della Luna sta studiando come riportare l’elio-3 sulla terra per essere usato come combustibile per l’energia di fusione.

* Negli Stati Uniti, la NASA e il presidente Trump si impegnano a realizzare il programma Luna-Marte.

* Gli enti spaziali cinese, russo ed europeo hanno appena concordato, in una conferenza a Zhuhai, di sviluppare congiuntamente un piano per costruire una stazione di ricerca scientifica sulla Luna.

* E non dimentichiamo che il 20 luglio un lanciatore Soyuz è decollato da Baikonur, portando tre astronauti, un russo, un americano e un italiano, sulla Stazione Spaziale Internazionale.

Il senso di scoperta associato a questi sviluppi è lo spirito con cui possono essere risolti i problemi sulla Terra, sviluppando l’economia fisica in un modo veramente “ecologico” e instaurando relazioni reciprocamente proficue tra le nazioni, tra cui per l’esplorazione dello spazio.

Questo è il miglior antidoto al pessimismo schiacciante diffuso dal cosiddetto movimento ambientalista, che presenta l’uomo come nemico della natura e un pericolo per il pianeta. Quelli che sono ormai chiamati i “collassologi”, che hanno adottato la sfortunata Greta Thunberg come mascotte, lanciano un avvertimento apocalittico dopo l’altro sulla fine della civiltà entro i prossimi 12 anni, se non verrò fatto nulla per fermare l’industrializzazione sulla Terra – come se il nostro pianeta non facesse parte di un vasto universo in attesa di essere esplorato. L’effetto allarmante di tali previsioni “senza futuro” sulla gioventù nel mondo transatlantico è evidente.

La presidente della Schiller Institute Helga Zepp-LaRouche ha affrontato questo problema nella sua consueta videoconferenza settimanale del 28 luglio (vedi video sotto). Il pessimismo è dovuto in gran parte, ha detto, al fatto che le persone non sono consapevoli delle opzioni positive che esistono. Semplicemente i mass media non ne parlano e preferiscono fungere da “estensione del complesso militare-industriale e della fazione geopolitica dell’Impero britannico”. Ad esempio, lo spirito del Nuovo Paradigma, ovvero la cooperazione vantaggiosa per tutti nel quadro della Nuova Via della Seta viene sottovalutato o presentato solo come un pericolo per il modello europeo.

Fortunatamente, in occasione dell’anniversario dell’Apollo-11 quella “mancanza di conoscenza delle opzioni incredibilmente belle esistenti” è stata parzialmente interrotta. E questo crea un’apertura per pensare a “dove l’umanità può e dovrebbe essere tra cento anni”. Non solo la visione di Lyndon LaRouche, ma anche le sue proposte concrete forniscono la visione necessaria per questo.