La Francia ha un nuovo governo liberista ed europeista, ma per quanto?

Una cosa si può dire del nuovo governo francese, annunciato il 17 maggio, ed è che riflette la principale preoccupazione del neoeletto Presidente al momento. Le elezioni parlamentari si terranno l’11 giugno, il secondo turno una settimana dopo, ed Emmanuel Macron cerca di conquistare la maggioranza per il partito che ha fondato solo un anno fa, En Marche.

Per attirare voti ha messo insieme un governo che è un minestrone di personalità di destra, sinistra e centro, e anche un ecologista radicale, con il Primo Ministro Edouard Philippe dei repubblicani conservatori, vicino alla vecchia volpe Alain Juppé della corrente di Chirac. In base alla composizione della nuova Assemblea Nazionale, il governo subirà probabilmente un rimpasto.

In genere i media sono pieni di lodi per il “giovane” Presidente, che secondo loro “porterà una boccata di aria fresca” in Francia e in Europa, ma a parte le valutazioni atmosferiche, non c’è nulla nella sua politica che smentisca il suo pedigree di uomo dell’establishment.
La politica annunciata finora da Macron è molto liberista e di orientamento filo europeista. Ha proposto un governo dell’Eurozona, espresso da un ministro del Tesoro europeo sostenuto da un Parlamento dei paesi dell’Eurozona. Inoltre, mentre si parla sempre di più di una difesa comune europea, la nomina dell’europeista Sylvie Goulard a ministro della Difesa non è un buon segno.

A livello interno Macron ha proposto tagli draconinani al bilancio fino a 60 miliardi di Euro, incluso il non ricambio di 120.000 statali quando andranno in pensione, per far scendere il deficit al di sotto del 3% del PIL previsto dai criteri di Maastricht. Ha anche promesso una riforma del lavoro che agevoli i licenziamenti e riduca le tutele del lavoro. Se insisterà su questo punto, ci saranno proteste di massa e possibilmente il caos sociale. Sull’energia, Macron non rinuncerà al nucleare, ma proseguirà la politica di François Hollande di ridurne la percentuale al 50% dal 75% del mix attuale, forse prorogando la scadenza al 2025. Questo condurrà sicuramente a un disaccordo con il ministro dell’Energia e dell’Ambiente Nicolas Hulot, soprattutto visto che Edouard Philippe, ex dipendente di Areva, è notoriamente filo-nucleare.

Quanto del programma del Presidente Macron verrà realmente attuato non è dato sapere. Come ha sottolineato più volte l’ex candidato presidenziale Jacques Cheminade (vedi foto), Emmanuel Macron è un “camaleonte” che cambia colore a seconda dell’ambiente in cui si trova.

“Possiamo concludere che non sarà lui a determinare la direzione che prenderanno gli eventi, ma sentirà dove va il vento e si adatterà”, ha scritto recentemente Cheminade. Quindi, la sua presidenza dipenderà da ciò che accadrà a livello internazionale, in Cina e all’interno dei BRICS, e a livello interno “dalle pressioni che verranno esercitate su di lui”.