La Commissione d’Inchiesta toscana propone la Glass-Steagall per MPS

Non si intravede la luce alla fine del tunnel per il Monte dei Paschi, le cui azioni oggi valgono un decimo rispetto al 2007, quando l’istituto di Siena si imbarcò nella folle acquisizione di Antonveneta. Il 15 dicembre sono stati rinviati a giudizio tredici ex manager di MPS, Deutsche Bank e Nomura per falso in bilancio e manipolazione del mercato. Il processo può gettare luce su tutta una serie di decisioni e politiche che hanno distrutto la banca più antica del mondo e sta trascinando l’intero sistema bancario nazionale nella crisi.

Il 22 settembre è stata presentata la conclusione di un’altra indagine, condotta da una commissione d’inchiesta del Consiglio Regionale della Toscana. I due rapporti conclusivi, quello di maggioranza (M5S, Lega e SI) e di minoranza (PD), chiedono un’inchiesta parlamentare e la separazione bancaria il primo, e una “soluzione di mercato” il secondo. Questa newsletter non può che condividere le prime due proposte, dato che fummo tra i primi, nel 2008, a chiedere l’istituzione di una “Commissione Pecora” in riferimento alla commissione del Senato USA che nel 1933 fu decisiva nel conquistare il sostegno popolare alle riforme di Roosevelt.

La commissione toscana ovviamente non ha poteri giudiziari, ma è un forte messaggio al Parlamento dal territorio. Il rapporto di maggioranza ricostruisce con abbondanza di fonti, dati e testimonianze raccolte il processo con cui, a partire dal 1995, MPS fu trasformata da banca tradizionale in una entità speculativa, attraverso quella che viene definita “espansione inorganica” – acquisizioni a debito e trading finanziario ad alto rischio. Esso evidenzia il ruolo di Mario Draghi, prima come direttore generale del Tesoro e poi come banchiere centrale, nel promuovere le strategie e le persone che hanno portato MPS alla rovina, fino all’acquisizione di Antonveneta per la cifra astronomica di 19 miliardi di euro se si considerano i debiti rilevati. Per coprire le perdite, MPS acquistò due derivati (Alexandria e Cantorini) da Deutsche Bank e Nomura, che, coprendo le perdite in bilancio, in realtà le accrebbero.

Se si considera che il nuovo AD di Montepaschi, Marco Morelli, fa parte dell’ex gruppo dirigente che gestì quell’acquisizione, e che ha annunciato la prossima “tosatura” degli obbligazionisti subordinati (cfr. Alert 36/16) l’urgenza di una “Commissione Pecora” diventa chiara.

La commissione toscana, secondo il presidente Giacomo Giannarelli (M5S), ha dichiarato che “il disastro del Monte dei Paschi di Siena rappresenta un punto di non ritorno dell’intero sistema bancario. Quanto avvenuto non è successo per caso e, se ben compreso, potrebbe dare una grande lezione dalla quale ripartire”.

Secondo il suo presidente, la commissione ha accertato “gravi responsabilità della politica” e “gravi intrecci di poteri forti, non democraticamente rappresentativi, che hanno causato danni economici ai risparmiatori e minato la stabilità dell’erogazione del credito alle imprese”. Gravi responsabilità gravano anche sugli organismi di controllo, come Banca d’Italia, ministero del Tesoro e Consob.

Il rapporto propone sei misure, tra cui “Nazionalizzazione della banca MPS con integrale tutela dei risparmiatori”, la “Riforma di Banca d’Italia in Istituto di diritto pubblico le cui quote, inalienabili, dovrebbero essere detenute solo dallo Stato Italiano per eliminare ogni tipo di conflitto d’interesse” e il “Ripristino della separazione tra banche d’affari (d’investimento) e banche commerciali (credito e risparmio)”.

Vedi: Relazione conclusiva della Commissione d’Inchiesta.