La CIA ha a che fare con la svolta a Kiev?

La Casa Bianca ha confermato in parte le rivelazioni di Vesti e Ria Novosti, secondo cui il direttore della CIA John Brennan si trovava a Kiev il 12 aprile, il giorno in cui il governo di “Yats” ha annunciato l’uso della forza contro le dimostrazioni separatiste e le occupazioni nell’Ucraina orientale. Finora i russi hanno dimostrato una notevole capacità di intercettazione di attività occidentali e conversazioni in Ucraina, come attestano i casi del famoso “Vaff… all’Europa” di Victoria Nuland e la telefonata tra Catherine Ashton e il ministro estone sui cecchini di Maidan. In entrambi i casi l’informazione rivelata dal Cremlino si è dimostrata esatta.

I russi accusano il governo degli Stati Uniti di avere ordinato al regime fantoccio a Kiev di dispiegare la forza militare nell’Ucraina orientale allo scopo di provocare un intervento russo. La presenza di Brennan a Kiev il 12 aprile, confermata dalla Casa Bianca, darebbe sostanza alle accuse russe. Il ministro degli Esteri di Mosca Lavrov aveva più volte chiesto al regime di Kiev di non fare uso della forza.

Washington non ha confermato se Brennan abbia partecipato alla riunione del Consiglio per la Sicurezza Nazionale (presieduto dal neofascista Parubij), al termine della quale il Presidente ad interim Turcinov ha dichiarato di fronte alle telecamere che si sarebbero usate le forze armate per impedire “una ripetizione della Crimea” nel sud-est. Il ministro degli interni Avakov ha scritto su Facebook che era stata lanciata un’operazione contro le occupazioni a Sloviansk. Ha detto che il Servizio di Sicurezza Ucraino (SBU) avrebbe coordinato le forze di tutto il paese e che per combattere i “separatisti” sarebbero state usate unità speciali della milizia. Inoltre, “dodicimila patrioti” si sarebbero uniti ad esse.

Non è chiaro come questo combaci con l’appena nata Guardia Nazionale. I media russi riferiscono che militanti armati della neonazista Ala Destra sono in prima fila negli scontri a Sloviansk.

Il leader del Partito Socialista Progressista Natalia Vitrenko ha denunciato il doppio standard usato dai paesi occidentali, ricordando che il 19 febbraio gli ambasciatori dell’UE “proibirono a Yanukovic di condurre azioni antiterroristiche contro i guerriglieri armati di Euromaidan”, chiamando quest’ultimi “dimostranti pacifici” e definendo inaccettabile ogni uso della forza da parte delle autorità. Oggi, essi chiedono “la repressione di un vero e proprio sollevamento popolare nel sud-est”.

Per risolvere il conflitto e impedire la guerra civile, Vitrenko chiede “l’immediata amnistia di tutti gli attivisti nel sud-est e un processo di negoziato pacifico (al posto delle operazioni speciali!)”.

John Brennan è l’uomo che è stato al centro di tutte le decisioni sull’uso della tortura e dei rapimenti usati dalla CIA sotto Bush-Cheney, e che continua a proteggere il ruolo dell’Arabia Saudita negli attacchi dell’undici settembre e nell’attentato di Bengasi. Brennan è colui che, nella veste di consigliere sul terrorismo di Obama, teneva (e forse tiene ancora) incontri settimanali col Presidente per decidere quali sospetti “terroristi” dovessero essere uccisi con i droni. Egli è anche colui che approva l’intrusione della CIA nei computer del Senato per cancellare informazioni considerate compromettenti per l’ente di spionaggio.


Le credenziali “democratiche” di Brennan sono alquanto danneggiate.