La mancanza di prove concrete a sostegno delle accuse di interferenza nelle elezioni americane o “collusione” del team di Trump con i russi non ha impedito all’inquirente speciale Robert Mueller di escogitare nuove teorie del complotto nel tentativo di destituire Donald Trump. Negli ultimi giorni Mueller ha incriminato tredici cittadini e tre società russi che, secondo lui, avrebbero lavorato per l’elezione di Trump, ha estorto una dichiarazione di colpevolezza al vicepresidente della campagna di questi, Rick Gates, collaboratore di lunga data dell’ex presidente della campagna Paul Manafort (nella foto) e ha formulato nuove accuse contro Manafort stesso, nella speranza di piegarlo e indurlo a testimoniare contro il team di Trump.

Anche se le incriminazioni legate alla presunta “fabbrica dei troll” hanno ricevuto grande copertura sui media alla vigilia della Conferenza sulla Sicurezza di Monaco, per alimentare l’atmosfera anti-russa dell’evento, questa mossa punta i riflettori sul fatto che dopo otto mesi e milioni di dollari spesi, Mueller non ha ancora uno straccio di prova! Le azioni di Mueller sono state denunciate con forza da ex uomini dell’intelligence, inclusi l’ormai famoso Publius Tacitus sul blog di Pat Lang Sic Semper Tyrannis, che il 20 febbraio ha pubblicato un articolo dal titolo “L’America di Robert Mueller: una farsa avvolta dall’ipocrisia”, e l’ex funzionario della CIA Philip Giraldi, che ammonisce che gli attacchi contro Gates e Manafort implicano che, in futuro, tutti i critici della politica del governo americano potrebbero essere incriminati. Si noti il fatto che nessuna delle accuse contro Manafort o Gates ha niente a che fare con Donald Trump e le elezioni.

Nel frattempo, il congressista Devin Nunes e il Sen. Grassley, rispettivamente a capo della Commissione sull’Intelligence e della Commissione sulla Giustizia, stanno indagando sul ruolo di funzionari del Dipartimento di Stato nel promuovere la “credibilità” dell’agente britannico Steele: tra questi il direttore della CIA Brennan, il direttore della National Intelligence Clapper, e la consigliera per la Sicurezza Nazionale Susan Rice.

Manafort insiste sulla propria innocenza e continuerà a difendersi, anche se i costi per la difesa arrivano a

milioni di dollari. È una tattica dell’accusa, usata spietatamente da Mueller, quella di far lievitare le spese legali delle vittime fino a quando non si dichiarano colpevoli per risparmiare la propria famiglia. Mueller è stato aiutato in questo dalla stampa e dai media, che riprendono senza sosta le false accuse sin dall’inizio. Nel dichiararsi colpevole, Gates lo ha ammesso. Ha detto: “Nonostante il mio desiderio iniziale di difendermi vigorosamente, ho dovuto cambiare idea. La realtà dei tempi lunghi di questo processo, i costi e l’atmosfera da circo di un possibile processo sono troppo. Per il bene della mia famiglia mi conviene uscire da questo tunnel”. La perversione della giustizia del Russiagate è superata solo dal pericolo che deriva dalla propaganda anti-russa che abbassa la soglia di una possibile guerra nucleare con la Russia.