Nel passato, i banchieri centrali parlavano solo una volta l’anno. Dallo scoppio della crisi finanziaria nel 2008, gli interventi pubblici si susseguono a scadenza infrasettimanale. Non è però cambiato l’uso dell’understatement quando le cose si mettono al peggio o c’è il rischio di qualche crisi. Anche il Fondo Monetario segue questa regola. Perciò, quando sull’IMF Blog compare un forte avvertimento sul leveraged lending, una bolla pronta a scoppiare, bisogna prenderlo sul serio (vedi https://blogs.imf.org/2018/11/15/sounding-the-alarm-on-leveraged-lending/). Anche perché questo bollettino ha puntato i riflettori su tale settore sin dalla tarda primavera del 2017, indicandolo come potenziale detonatore della prossima crisi finanziaria.

Quello che va sotto il nome tecnico di “leverage lending” sono prestiti a imprese già sovra-indebitate, una parte crescente della bolla dei bond societari che ammonta a 14-15 mila miliardi di dollari. La bolla è cresciuta particolarmente negli ultimi mesi a causa del “carry trade inverso” provocato dal rialzo dei tassi negli Stati Uniti. Per dieci anni, la politica di Quantitative Easing (QE) della Federal Reserve ha inondato i mercati di liquidità, che espatriava man mano che veniva generata, investendo in Paesi come Brasile, Sud Africa o, attraverso Hong Kong, nella speculazione sulle merci in Cina.

Quando gli Stati Uniti hanno cominciato ad alzare i tassi e a diminuire le imposte, essi sono diventati improvvisamente una destinazione attraente per gli stessi capitali. Migliaia di miliardi di dollari sono rimpatriati, specialmente nel 2018. Questo ha alimentato la bolla del debito societario a un tasso allarmante, che a un certo punto non potrà che scoppiare, innescando una crisi sistemica come quella del 2008, innescata dall’implosione della bolla dei mutui subprime.

La minaccia della crisi pone con urgenza la necessità che le maggiori potenze, Stati Uniti, Cina, Russia e India (l’UE si auto-esclude per propria natura), negozino e adottino le misure necessarie ad affrontare il crac. Il primo passo è quello di mettere in sicurezza il settore delle banche commerciali, separandole dalle banche d’affari con una legge ricalcante il Glass-Steagall Act. Potrebbero farlo gli Stati Uniti da soli, eliminando in un colpo il ricatto degli istituti “Too Big To Fail”, che ha finora costretto i governi a rifinanziare la bisca del sistema finanziario speculativo.

Contestualmente, le quattro potenze summenzionate dovrebbero convocare una Nuova Conferenza di Bretton Woods per fissare le regole di un nuovo sistema monetario e creditizio.