di Claudio Celani e Flavio Tabanelli

Il Prof. Antonio Fallico è fondatore e presidente dell’associazione Conoscere Eurasia, già docente di Economia e Commercio all’Università di Verona e autore di alcuni romanzi a sfondo politico. Nel 2008 fu premiato dal Presidente russo con l’Ordine dell’Amicizia, la più alta onorificenza concessa a un cittadino straniero.
Ha concesso quest’intervista per l’EIR e MoviSol a Claudio Celani e Flavio Tabanelli il 30 marzo a Verona.

MoviSol: Lei ha fondato e presiede l’associazione Conoscere Eurasia. Può descrivercene brevemente gli scopi?

Fallico: Noi siamo tutti persone private, con il sostegno di alcune organizzazioni pubbliche, che credono fermamente nella caduta di alcune barriere e di alcuni pregiudizi. L’Eurasia è vista in modo molto minimalistico, cioè come una costruzione del Presidente della Russia per ricreare l’ex Unione Sovietica. Ovviamente è un’argomentazione molto banale. Ma per noi l’Eurasia non è soltanto l’Unione Economica Eurasiatica, quella tra Russia, Bielorussia, Kazakistan e Armenia, e tra poco anche Kirghizia, ma è un concetto molto più ampio. Siamo persuasi che l’Eurasia sia una parte del mondo che può essere fondamentale non solo per lo sviluppo delle nostre esportazioni, ma anche per impiantarvi delle iniziative economiche, delle imprese miste che al contempo diano profitto, creino ricchezza sia per noi che, soprattutto, per queste comunità locali.

MoviSol: Nel gennaio di quest’anno la sua associazione ha ufficializzato un accordo di partnership con il Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo.

Fallico: Noi abbiamo pensato che insieme a San Pietroburgo potremmo fare sistema, aumentare le adesioni a questo forum internazionale che esiste da diciotto anni; quindi, pubblicizzare, diffondere il loro messaggio e noi, invece, che siamo un’organizzazione modesta, avere il supporto di San Pietroburgo per organizzare dei panel, nell’ambito del nostro stesso Forum, e anche per essere conosciuti nel contesto del Forum stesso, che vede la partecipazione di quattromila [soggetti,] tra rappresentanti del business e della politica di ogni parte del mondo.

MoviSol: Lei ha pubblicamente affermato di credere nella “forza della ragione” come base per il dialogo tra le civiltà. Quali sono i riferimenti culturali a cui appoggiarsi?

Fallico: Io la deluderò, perché personalmente penso che bisogni tener conto del sentire comune, della gente comune che vive tutte le contraddizioni non dei filosofi, non dei grandi pensatori, ma di chi vive una realtà purtroppo squallida e talvolta anche misera. Quindi penso che se noi ci affidiamo al buon senso, possiamo evitare tante catastrofi.

MoviSol: Lei opera in Russia da quarant’anni. Ricorda un periodo di tensione est-ovest così grande come oggi?

Fallico: Durante la mia esperienza, che è sempre stata di business ovviamente, e non politica, nell’ex Unione Sovietica, [noi italiani] ci sentivamo incatenati perché non si potevano esportare prodotti che avessero un minimo di tecnologia cosiddetta sofisticata. Alla fine il COCOM, che era un organo che presiedeva talvolta in modo anche stupido a queste esportazioni, arrivava anche a vietare le penne a sfera, perché avevano non so che di tecnologico. Non parliamo dei fax, non parliamo di tecnologia dell’informazione, di cui a quel tempo si parlava molto poco.

FallicoEIR-COCOM1954

Per cui l’Unione Sovietica era stata sempre oppressa, sotto la pressione occhialuta del COCOM dietro cui erano gli Stati Uniti, il Canada e tutta l’Europa – ma poi, e questa è un’altra storia, sottobanco si cercava tutti di fare business. C’era il COCOM, ma poi attraverso Paesi strani si creavano le condizioni per esportare, ovviamente facendo pagare prezzi assolutamente inconcepibili e ovviamente esosi, per esportare tecnologia più che normale.

Oggi la novità sta in questa escalation bellica. Non so fino a che punto siamo consapevoli che effettivamente siamo lì lì per arrivare a situazioni che possono diventare irreversibili.

MoviSol: Molti appunto temono che si vada ad uno scontro come nella crisi dei missili di Cuba del 1962. Condivide questa preoccupazione?

Fallico: Sinceramente parlando, io sono fortemente preoccupato. Purtroppo questa amministrazione americana, democratica, che a sua volta è sotto pressione dei repubblicani più oltranzisti, ne sta facendo una battaglia di carattere ideale falsificando ovviamente tutti i presupposti per [giustificare] questo intervento.

Gli Stati Uniti, a mio modo di vedere, stanno proprio lì lì. Ai tempi di Kennedy c’era, tutto sommato, al di là del mostrare i muscoli, un’aria di disgelo, che alla fine è prevalsa. Oggi, questa rivincita da venticinque anni degli Stati Uniti ancora non è finita, per cui mentre noi parliamo stanno organizzandosi per installare ulteriori basi militari e basi missilistiche in Estonia, Lituania e Lettonia; già sono abbondantemente in Polonia, nella Repubblica Ceca, per cui si capisce che vogliono questo confronto.

Io spero molto in una resipiscenza, anche tardiva, perché la Russia non è oggi in condizioni di poter restar ferma se si vede aggredita.

MoviSol: E la Russia è una potenza nucleare…

Fallico: E aggiungerei: una potenza nucleare con più dei due terzi delle testate nucleari che ci sono al mondo.

MoviSol: Secondo lei l’informazione occidentale sulla Russia è obiettiva?

Fallico: Certo che no. La guerra dell’informazione non la sta facendo la Russia; la guerra dell’informazione la stanno facendo altri. Purtroppo [l’informazione] non solo non è obiettiva, ma è faziosa, è falsa, e ho sempre detto che anche se non ci fosse stato questo casus belli in Ucraina, ne avrebbero inventato un altro per poter fare quello che stanno facendo adesso – un tentativo, appunto, di destabilizzare quella parte del mondo.

MoviSol: Quindi la Crimea è un pretesto?

Fallico: Guardiamo ai fatti: la Crimea è stata annessa dopo un referendum che ha superato il 95%. Ciò è ammesso dalla Carta dell’ONU; come è stato valido per il Kossovo, non capisco perché non debba essere valido per la Crimea, quando la gente comune, la cultura ha sempre considerato la Crimea territorio russo. La Crimea fu concessa da Krusciov – un ucraino -, in un quadro normativo, istituzionale, statuale diverso, ma all’interno dell’Unione Sovietica, quando i confini non esistevano, quando dire “Ucraina” non voleva dire “Ucraina” come adesso si interpreta con il nazionalismo.

Basta attenersi ai fatti, basta leggerli senza lenti strane, guardando alla situazione.

Per il resto, lei sa meglio di me che il cambio di regime a Kiev è avvenuto tramite una spallata fatta dalla piazza dominata da Pravij Sektor, che è un movimento di ultradestra, fascista, nazista, che durante la seconda guerra mondiale si alleò con Bandera, e Bandera con i nazisti… Quindi bisogna essere realisti.

Mosca è fortemente preoccupata perché, ovviamente, si vede soprattutto accerchiata e perché Mosca ritiene, a mio parere giustamente, che questo sia un mero pretesto.

MoviSol: L’ex Cancelliere tedesco Helmut Schmidt, uno dei padri fondatori dell’Europa, ha recentemente dichiarato che la causa della crisi sta nei trattati di Maastricht, che stabilirono la strategia di espansione dell’UE. Concorda?

Fallico: Il ruolo dell’Unione Europea in tutto questo è un ruolo secondario, nel senso che [questo] è uno spartito diretto non dall’Unione Europea ma dagli Stati Uniti. L’Unione Europea, in particolare la Germania, si è accodata. In questo momento l’UE è in grandi ambasce perché rischia effettivamente la spaccatura dei consensi quando, alla fine di luglio, si dovrà definitivamente decidere che cosa fare di queste sanzioni. Io non ho titoli per addentrarmi nell’analisi di Maastricht, ma quello che le posso dire da persona comune che vive la sua vita facendo un mestiere come il mio, che l’Europa ha in qualche modo anche subìto quello che è stato deciso dall’altra parte dell’Atlantico.

MoviSol: Lei ha fotografato la situazione attuale; io non vorrei incalzare sullo stesso tema, ma ho una domanda che fa riferimento al Documento di Politica Estera e di Sicurezza dell’UE, tuttora valido. Questo documento fu stilato nel 2003 per impedire che nel futuro si ripetesse una spaccatura come quella che vide Francia e Germania non aderire alla Guerra in Iraq. Scritto dal consigliere di Blair, Robert Cooper, e dall’attuale consigliere di Angela Merkel, Christoph Heusgen, prescrive una politica di intervento preventivo, con strumenti politici ed economici, per favorire la “democratizzazione” dei vicini orientali dell’UE. Secondo lei va rivista questa dottrina alla luce dei fatti ucraini?

Fallico: Non conosco il documento ma conosco alcuni fatti ad esso legati: questo tentativo di esportare la democrazia nei Paesi dell’Europa centrale e orientale. Per quello che mi riguarda, so perfettamente che la democrazia non si può esportare.

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MoviSol: Il ministro degli Esteri tedesco Steinmeier ha ammonito gli americani che riarmando Kiev, come vuole il Congresso, si innalzerà l’intensità del conflitto e la probabilità che la guerra divampi su vasta scala. È d’accordo?

Fallico: Certamente. Ricordo che anche attualmente, in modo mascherato, gli americani indirizzano verso l’Ucraina le armi liberatesi in Afghanistan, in Siria. Che qualcuno stia riarmando le forze regolari ucraine è fuor di dubbio. Si hanno delle prove evidenti perché gli opalcensi, quelli che vengono chiamati in modo molto impreciso “filorussi”, ma sono filo-sé-stessi, hanno sequestrato moltissime di queste armi americane, che provengono da Paesi dove sono stati aperti altri teatri di guerra. È certamente molto rischioso.

MoviSol: Le grandi crisi economiche spesso sfociano in guerre. Vede questo pericolo col procrastinarsi della crisi economica mondiale?

Fallico: La crisi mondiale è nata, si è sviluppata, in questo momento viene tacitata con queste iniezioni super esose di liquidità, ma non è stata affrontata. Quindi vedrà che prima o poi ci troveremo tutti i problemi, tutti i nodi ancora al pettine.

MoviSol: Qual è secondo lei l’errore di fondo della politica economica in Europa?

Fallico: Io direi l’assenza di questa stessa politica. Noi siamo uniti dalla moneta, ma non abbiamo alcuna politica comune nel campo degli investimenti, dell’economia, dell’industria, della politica fiscale… Siamo una strana unione, un’Unione Europea che ha una moneta unica ma che non ha basi uniche, quindi fino a quando possiamo andare avanti non si sa.

MoviSol: George Soros ha proposto un pacchetto di quaranta miliardi per salvare l’Ucraina dalla bancarotta. È una strada percorribile?

Fallico: Innanzitutto, ce ne vogliono molti di più per salvarla – si fa per dire “salvarla”, perché se questi quaranta miliardi vengono affidati a quegli oligarchi che oggi gestiscono la politica, forse bisognerà moltiplicarli per dieci. Ma nemmeno 400 miliardi riusciranno a salvare l’Ucraina. L’Ucraina si può salvare innanzitutto se avrà un rapporto positivo, politico ed economico, con la Russia. La Russia è il mercato naturale per le esportazioni dell’Ucraina. Un altro non ne esiste; l’Europa non è un mercato naturale perché i prodotti ucraini, avendo caratteristiche di basso profilo tecnologico, certamente non vanno bene né per l’Europa né per gli Stati Uniti. Quindi, le elemosine non valgono; bisogna cooperare affinché i rapporti con tutti i vicini, e a maggior ragione con la Russia, siano pacifici. Una volta che lo siano, la Russia è ben pronta di continuare a investire e a cooperare con l’Ucraina. Però in questo momento non decide Porošenko, non decide l’ultradestro Jacenjuk, ma decide l’ambasciatore americano a Kiev.

MoviSol: Negli scorsi mesi, lei si è pronunciato ripetutamente a favore della cessazione delle sanzioni occidentali contro la Russia. Può spiegare il perché?

Fallico: Lo capiamo tutti perché le sanzioni non funzionano. Si è visto con l’Iran; in queste settimane si sta decidendo il futuro delle sanzioni ma se ne discute da parecchi anni. Le sanzioni non sono mai state lo strumento che ha convinto qualcuno; anzi, sono solo state un elemento negativo.

Nel fatto di specie, con le sanzioni perde certamente la Russia ma chi perde di più sono gli esportatori, e quindi la Germania, la Francia e l’Italia. Ma al di là dell’aspetto mercantile, economico, io vorrei dire: lei se la sente di andare in un Paese dove l’Italia viene sanzionata e lei psicologicamente si sente come una persona sopportata, se non odiata? Ovviamente, c’è una barriera psicologica tale che non permette nemmeno di fare business. Quindi io andrei al di là, prima del business.

Vediamo in Italia che cosa stanno facendo le sanzioni a livello del turismo, e non di gente che vuole fare grandi business. L’anno scorso abbiamo avuto un meno 15-18 per cento di afflusso di turisti russi in Italia. Quest’anno abbiamo avuto un crollo del 60%. Quindi pensi lei come possano aiutare le sanzioni. In Italia, 250 mila operai che dovevano lavorare per le commesse russe sono in piazza che non sanno che fare. In Germania sono 400 mila.

Sanzioni e controsanzioni sono devastanti per le relazioni tra i Paesi, ma soprattutto tra le persone. Quel che abbiamo costruito nel giro di 35-40 anni, distruggiamo in un momento, subito dopo la pubblicazione e la messa in atto delle sanzioni.

MoviSol: Lei accennò in un’intervista che c’è un settore molto colpito che non si vede, ed è quello dell’alta tecnologia.

Fallico: Certo, quello è un settore straordinariamente colpito. Oggi, gli Stati Uniti e l’Europa hanno deciso che la Russia, anche senza cofinanziamento, non può importare la tecnologia di trivellazione dei pozzi petroliferi, con trivelle che devono scavare a oltre 120 metri sotto la superficie – quella che si ritiene tecnologia sofisticata.

Tutto questo significa, per le aziende italiane, ma non solo italiane, che avevano già sottoscritto dei contratti prima delle sanzioni, [una riduzione] degli affari, solo per il 2015, di circa 12-15 miliardi. Tutto questo non è comparabile con i 700-800 milioni che perde l’Italia nell’agroalimentare, con i 500 della Germania, o i 250-300 della Francia.

MoviSol: È una cifra enorme.

Fallico: Solo per quest’anno e proprio per quel settore petrolifero. Non le posso dire di altri settori con precisione. Nelle tecnologie dell’informazione, per esempio, non si possono esportare delle cose che noi qui abbiamo da vent’anni e sono ritenute sofisticate. Mi ricorda il COCOM!

MoviSol: Il governo italiano conosce queste cifre?

Fallico: Io penso che le abbia ascoltate, sia da quello che scrivono i giornali che da quello che il nostro governo perlomeno dovrebbe sapere: gli ambasciatori ci sono per questo.

MoviSol: Secondo lei, sulle sanzioni l’Italia dovrebbe difendere i propri interessi nazionali anche rompendo il consenso dell’Unione Europea, cioè decidendo da sola?

Fallico: Non decide da sola. L’Italia ha, secondo lo statuto dell’Unione Europea, la facoltà di dire “sì” o di dire “no”. È chiaro che se dice “no”, interpreta gli interessi degli italiani, della nostra nazione. Se dice “sì”, si accoda agli interessi degli americani. In questo periodo di sanzioni, mentre le esportazioni italiane ed europee in generale hanno avuto una flessione considerevole – a doppie cifre – le esportazioni americane – caso strano – sono cresciute del 28% verso la Russia. Mi spieghi lei…

MoviSol: Con Enrico Mattei, l’Italia sviluppò una nuova stagione di buoni rapporti con la Russia, rompendo lo schema della guerra fredda, facendo perno sulle proprie imprese di Stato. Oggi queste non ci sono più. Come vede il ruolo dello Stato, oggi, nella cooperazione est-ovest?

Fallico: Io lo vedo molto positivo. Io cerco di essere sempre propositivo. Nelle sanzioni, per esempio, non è sanzionato un prodotto che si chiama export-credit, se è sotto l’egida statale, in questo caso, sotto la SACE.

Ecco, in questo momento, pur non distruggendo gli equilibri che ci sono, pur schierandosi a favore delle sanzioni, un’indicazione più decisa per finanziare certe operazioni con la Russia, con gli export-credit, sarebbe la benvenuta. Quindi lo vedo molto positivo.

MoviSol: Washington e Londra hanno abbandonato la concezione del diritto internazionale nato dalla Pace di Westfalia e basato sul rispetto della sovranità nazionale, abbracciando la dottrina dell’ingerenza umanitaria, o “Right to Protect” come teorizza da Tony Blair. Secondo i dirigenti russi, dietro questa dottrina si cela l’intenzione di impedire lo sviluppo degli altri Paesi, usando strumenti come esempio il “regime change” e le rivoluzioni colorate. È questo il conflitto fondamentale tra Russia e occidente?

Fallico: Io ritorno sempre al senso della gente comune. Quella è una vera e propria ideologia di aggressione, che viene camuffata con il diritto di protezione. Ogni Paese sa proteggersi da sé, non ha bisogno della protezione dell’altro quando l’altro, se lo fa, lo fa esclusivamente per sfruttare le risorse economiche del primo, come storicamente si è avverato. Forse vale la pena pensare e riflettere alla luce della storia piuttosto che alla luce delle pretese di Paesi che si sentono più democratici degli altri.

MoviSol: Si riferisce alla storia recente o remota?

Fallico: Beh, abbiamo l’Afghanistan, che volevano liberare; abbiamo tentativi molteplici: in Libia abbiamo visto che cosa è successo. In Siria, abbiamo visto numerosi tentativi; prima hanno finanziato l’Isis, poi l’hanno sconfessato. Questa loro teoria, o ideologia – essendo io marxista, considero l’ideologia come mascheramento di interessi e non sviluppo di idee – si sposa con la pretesa americana di essere un Paese eccezionale, di essere il guardiano dell’ordine, della democrazia e della pace nel mondo.

È chiaro che Paesi come la Russia e la Cina non aderiranno mai a un simile schema. Si capisce che questo fa conflitto. Putin ha annunciato più volte, schermando molto, che questa teoria americana è una teoria suicida. Pensare di essere un popolo eccezionale che ha avuto il mandato non si sa da chi, di avere il ruolo del guardiano dell’ordine e della democrazia.

MoviSol: La sua risposta mi stimola una domanda riguardante la Cina. Pechino ribadisce sempre che la sua politica estera è improntata al rispetto delle sovranità nazionali. È nella storia della Cina un tale atteggiamento, spesso definito di isolazionismo, di indifferenza, ma che in realtà è costruttivo. Quanto la Cina potrebbe insistere oggi, nei rapporti internazionali, sulla validità di questa sua impostazione storica?

Fallico: Moltissimo. Ma già – soltanto i ciechi non lo vedono – la Shanghai Cooperation Organization [Organizzazione di Shanghai per la Cooperazione] non è più solo un’organizzazione di difesa. È un’organizzazione creativa nel campo geopolitico, e quindi c’è uno schieramento netto; ricordiamoci che all’interno di essa c’è il Kazakistan della vecchia Asia Centrale sovietica, ma c’è anche l’Uzbekistan che pure non aderisce all’Unione Economica Eurasiatica; c’è l’India che non è membro effettivo, ma è li; c’è il Pakistan; quel mondo è coagulato insieme con la Russia. Addirittura, adesso si sta discutendo di far diventare la Banca d’Investimento Eurasiatica, in questo momento per il 50% a capitale russo e per il 50% a capitale kazako, la banca della Shanghai Cooperation Organization, quindi lo strumento operativo di politica economico-finanziaria.

Ma a livello concettuale sono tutti schierati sul fatto che ogni Paese deve decidere le proprie sorti e quindi sulla sovranità non si discute, perché intervenire negli altri Paesi può essere specioso, come lo è di fatto. L’intervento in Ucraina degli Stati Uniti e dell’Unione Europea – quest’ultima trascinata – lo dimostra chiaramente.

MoviSol: Visto che lei ha citato l’integrazione della Russia, della Cina e di altri Paesi in una strategia di sviluppo comune, abbiamo altri esempi come la cosiddetta “banca mondiale cinese”, la Asian Infrastructure Investment Bank [Banca Asiatica per gli Investimenti nelle Infrastrutture], un’ulteriore istituzione finanziaria con cento miliardi di capitale a cui ha aderito anche la Russia, dopo Regno Unito, Italia, Germania e Francia. Gli USA sono rimasti fuori. E comunque sembra che ormai si stia integrando l’idea russa – che era anche la nostra originaria – dell’integrazione eurasiatica con la Nuova Via della Seta cinese, in quella che è la prospettiva generale, strategica, dei BRICS. Può questa, essere l’impostazione per risolvere il conflitto strategico e la crisi economica mondiale?

Fallico: Lei ha toccato un momento fondamentale dello sviluppo del mondo, e sicuramente dell’economia mondiale nei prossimi anni. Il gong non ha suonato, ma il “secolo americano” è finito. Questi conflitti nascono proprio dal non voler riconoscere fino in fondo questo. E noi agli Stati Uniti come popolo vogliamo anche bene; è stato un popolo creativo in vari campi del sapere, del business, ma questo non vuol dire che debba essere l’unico elemento polare su cui noi dobbiamo omologarci.

Riguardo alla nuova banca asiatica che lei ha citato, non rivelo nessun segreto se dico che il primo Paese che è stato sentito per la partecipazione è stata la Russia. La Russia, d’accordo con i cinesi, non ha voluto partecipare subito per non far sembrare che fosse un’associazione anti-tutto. Non è così. Ma è chiaro che la Russia è della partita; è chiaro che si sta lavorando intensamente con i cinesi per questa nuova Via della Seta, coagulata ad uno sviluppo infrastrutturale come quello che voi avevate in qualche modo immaginato.

Nei giorni 12 e 13 luglio, di questo si parlerà in un convegno della Shanghai Cooperation Organization, se non sbaglio a Perm, dove sarò presente anch’io per ascoltare, per imparare. Ma c’è un grande lavorìo in questa direzione. Certo che gli Stati Uniti non hanno gradito che fosse presente la Gran Bretagna, però gli inglesi sono molto pragmatici; capiscono dove va il vento ed è chiaro che non vogliono essere spazzati dallo stesso vento. Vogliono invece che il vento li spinga alle spalle. Sono d’accordo con la sua impostazione.

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MoviSol: Se lei potesse domani parlare di fronte al Congresso americano, che cosa direbbe loro?

Fallico: Secondo me, il popolo americano merita altri dirigenti. Il popolo americano deve preoccuparsi di conoscere le cose come sono. C’è una grandissima mancanza di conoscenza obbiettiva. Il popolo americano è sparato sulle motivazioni ufficiali, quasi del tutto influenzato da quello che legge. Ci sono pochissimi intellettuali che purtroppo non hanno grande seguito e fanno di tutto per andare contro corrente. Però, ovviamente, l’informazione che passa, schiacciante, è quella della Russia come se fosse fatta di tartari che vogliono tartarizzare, come un Paese distruttore, ecc.

Mi fece impressione un discorso che fece Barak Obama, in cui, fra i mali del mondo, equiparava la Russia alla malattia dell’Ebola. Io rimasi agghiacciato dal livello di rozzezza intellettuale. Quindi, il popolo americano è molto spaventato perché purtroppo la parte – diciamo – creativa del popolo non ha quell’audience di massa che dovrebbe avere, anche se c’è un fortissimo lavorìo. Io vedo costantemente due siti che mi dànno delle informazioni giornaliere. Uno si chiama zerohedge.com, che segnala gli articoli trasversali; l’altro si chiama nakedcapitalism.com, che a parte i propri commenti critici nei confronti della politica americana, cita molte fonti autorevoli e ti fa vedere un po’ di tutto. Quindi fanno un grande lavorìo ma purtroppo non sono vincenti.

Il popolo americano avrebbe bisogno di conoscere la verità, la verità fattuale e non quella che raccontano i loro capi. La democrazia è, a mio modo di vedere, bloccata tra democratici e repubblicani perché sono tutti della stessa pasta e quindi non c’è un’alternativa vera. Ma questa è una mia idea personale, l’idea di uno che conosce poco gli Stati Uniti.

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MoviSol: Posso assicurarle che nella nostra battaglia politica stiamo facendo di tutto perché questo cambi. Recentemente c’è stato uno sviluppo molto positivo: nella corsa alla Presidenza in campo democratico si stanno calando carte diverse da quelle che ci ha presentato Obama. In particolare, c’è l’ex governatore del Maryland O’Malley, che ha già impostato la sua campagna contro Wall Street, proponendo l’alternativa rooseveltiana che vogliamo noi, in particolare la reintroduzione della legge Glass-Steagall.

E su questo vorrei sapere se sia d’accordo: separare le banche commerciali da quelle d’affari, per eliminare il ricatto del Too Big to Fail

Fallico: …e levare tutti i privilegi che soffocano da una parte l’economia e lo sviluppo economico, e dall’altra selezionano in modo iniquo gli attori dello stesso processo economico. Chiaro, sono d’accordo.

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Ma anche con questo, se non si eliminano le ragioni strutturali di questa crisi, che è proprio una crisi dello sviluppo capitalistico… Cioè, noi non possiamo continuare a fare prodotti di cui non ce ne facciamo nulla, con tutto quello che c’è nel mondo, a cominciare dalla fame. Bisogna cominciare a ripensare che la ricchezza deve essere distribuita nel momento stesso in cui si produce.

Oggi abbiamo una grande separazione tra chi produce ricchezza e chi la distribuisce. Noi attori economici abbiamo delle regole all’acqua di rose, e dopo abbiamo i politici che distribuiscono. E cioè, il momento economico è fortemente diviso dal momento politico, anche se dopo i politici chiaramente inquinano il momento economico. Ma non si può continuare a fare che noi produciamo e dopo il politico distribuisce la ricchezza in modo iniquo.

MoviSol: Lei sta parlando a livello internazionale? Ad esempio di Paesi costretti a esportare la produzione agricola mentre il proprio popolo non ha i mezzi per sfamarsi?

Fallico: Certo, ma anche produrre cose come questi aggeggi maledetti [indica il cellulare] e, se andiamo a fare un elenco di quello che spende la famiglia media, scopriamo che preferisce non mangiare per comprare questo. Cambiare radicalmente il modo di produrre per cambiare lo stile di vita, perché il mercato lo creiamo noi. Credere che il mercato si autodetermini in modo meccanicistico è una stupidaggine eterna a cui noi crediamo o fingiamo di credere per la nostra tranquillità e per la nostra pigrizia, soprattutto.

MoviSol: Lei è siciliano. Il Mezzogiorno è oggi un fardello, perché mentre il Nord è produttivo, il Sud è al di sotto del livello di break even. La ricetta classica per svilupparlo è quella di costruire le infrastrutture in modo da avere una piattaforma per gli insediamenti produttivi. E poi guardare all’Africa dal punto di vista di un’economia produttiva, esportatrice di beni capitali per sviluppare quel continente. Bisogna fare questo o il futuro dei meridionali è quello di fare i camerieri e i pizzaioli?

Fallico: Già lei ha risposto alla sua domanda, perché chiaramente, se noi riuscissimo a sviluppare il Sud, daremmo valore a tutta l’economia italiana. Per cui, le infrastrutture, in modo assoluto, occorrono, perché senza infrastrutture non vai da nessuna parte. Ha ragione.

MoviSol: Quindi il credito pubblico…

Fallico: Credito pubblico e vere partnership stato e privato, non concessioni ai privati per investire e poi non investono, ma intanto riscuotono l’obolo. No: credito pubblico e ovviamente partnership con privati, ma non concedere ai privati solo la possibilità di lucrare senza scommettere a investire. Tutti siamo bravi a investire i quattrini degli altri.

MoviSol: Grazie.