Ingerenze elettorali: sono stati i britannici, non i russi

L’ordine di desecretare i documenti del Russiagate non è stato l’unico choc per coloro che hanno ordito il tentativo di golpe contro il Presidente Trump. George Papadopoulos, durante la campagna di Trump nel 2016 giovane consigliere di seconda fila sulla politica estera, ha fornito a Martha MacCallum di Fox News un resoconto di prima mano su un’operazione sotto copertura condotta contro di lui e contro l’organizzazione elettorale di Trump da parte di agenti dell’intelligence britannico in coordinamento con la CIA e l’FBI. Sono essi, ha detto, che gli rifilarono la storia degli hacker russi che avrebbero divulgato le e-mail della Clinton, che poi divenne il centro della narrativa del Russiagate.

Papadopoulos fu in seguito interrogato dall’FBI sull’accusa che un diplomatico “russo” di nome Joseph Mifsud – che non è russo, bensì maltese! – gli avesse detto di essere a conoscenza di pettegolezzi sul conto di Hillary Clinton, durante un incontro del 26 aprile 2016. Dopo quell’incontro, il 10 maggio avrebbe confidato questa informazione a un diplomatico australiano, Alexander Downer, durante una bevuta tra amici a Londra. Downer lo avrebbe riferito all’FBI (l’Australia è parte della rete di intelligence dei “cinque occhi” coordinata da Londra). Stando all’FBI, la versione di Downer su ciò che gli era stato detto da Papadopoulos sul presunto ruolo russo nel trafugare i documenti della campagna della Clinton condusse all’apertura dell’inchiesta dell’FBI su presunte “ingerenze” di Mosca nelle elezioni del 2016.

Papadopoulos è stato condannato tre settimane fa a una pena detentiva di 14 giorni per una menzogna minore sostenuta davanti all’FBI durante l’interrogatorio sul suo incontro con Mifsud. Ma non per quello che Papadopoulos ha dichiarato a Fox News, ovvero che quell’incontro e altri ricalcano la tipica montatura dell’FBI, che inventa prove di un reato e lo attribuisce a un individuo. Ha aggiunto che Downer e la sua complice Erika Thompson, un agente dell’intelligence australiano, “erano molto sospetti. Era chiaro che questo incontro [con Downer] era completamente controllato, e non un invito casuale a bere un drink”.

Papadopoulos si è chiesto “come mai un funzionario dell’intelligence australiano si incontra con me e mi fa tutte queste domande… su quello che accadeva nella campagna rispetto alla Russia?” Non si ricordava di aver parlato con loro di nessuna e-mail, aggiunge, ma notò che “Downer era incredibilmente aggressivo, disprezzava Trump”.

La giornalista di Fox News a questo punto mostra uno dei suoi tweet: “I BRITANNICI (Stefan Halper), gli AUSTRALIANI (Alexander Downer ed Erika Thompson) e i TURCHI… hanno spiato tutti a riguardo di un cittadino americano e sulla campagna elettorale. Obama, Brennan e Clapper lo sapevano”. Quando gli viene chiesto di spiegare questo tweet, risponde: “Non ho mai incontrato consapevolmente un funzionario russo in tutta la mia vita. Invece, durante la campagna elettorale avevo molto a che fare con diplomatici britannici”. Aggiunge di non sapere come mai Stefan Halper (un docente di Cambridge con stretti legami con l’MI6 e la CIA) lo avesse invitato a Londra per un incontro, “ma è impossibile che i britannici non avessero idea di quello che stava accadendo”.
(Halper, tra l’altro, ebbe a Londra un incontro anche col consigliere trumpiano Carter Page nel luglio 2016, parlando anche con lui di hacker russi).

Il silenzio dei media dominanti sulle rivelazioni di Papadopoulos è assordante. Ciò si spiega col furioso tentativo degli agenti del Deep State dietro il tentato golpe a Washington di sopprimere la notizia.