I resoconti dell’ultima riunione del Federal Reserve Open Market Committee (FOMC) il 29-30 gennaio rivelano che la Fed sta discutendo di interrompere il rientro dal Quantitative Easing e quindi di riprendere la politica monetaria espansiva entro l’anno. Allo stesso tempo, la BCE ha segnalato indirettamente di essere pronta a riattivare il “bazooka” se dovesse essere necessario.

Le banche centrali reagiscono a un drammatico rallentamento dell’economia nella regione transatlantica di cui molti vedono gli alberi ma non la foresta. In questo caso, gli alberi sono la cosiddetta guerra commerciale, lo “shutdown” del governo americano o lo scandalo delle emissioni dei motori diesel che ha colpito l’industria automobilistica tedesca.

La foresta è la stretta creditizia verso l’economia reale, conseguenza del fatto che il rifinanziamento della bolla globale finanziaria post-2008 è giunto al capolinea. Questo è il tallone d’Achille della politica economica dell’Amministrazione di Trump. Se il Presidente americano continuerà a non mantenere la promessa fatta in campagna elettorale, quella di riorganizzare il sistema finanziario, i suoi sforzi per reindustrializzare il Paese saranno vani.

L’ultimo rapporto della Federal Reserve sulle banche, pubblicato il 19 febbraio (Senior Officer Opinion Survey) ci dice che la domanda di credito si è ridotta in tutte le categorie. Contestualmente, le 5.500 banche scrutinate rendono più difficile l’accesso al credito per imprese piccole e grandi e aumentano il premio di rischio in numerose categorie di prestiti. Tutto ciò indica un declino economico significativo. Negli Stati Uniti, gli investimenti capitali sono scesi nel corso di cinque degli ultimi sei mesi e sono a -2,1% rispetto un anno fa. Inoltre, le vendite di abitazioni esistenti sono scese dell’8% in gennaio rispetto al gennaio precedente, marcando una tendenza semestrale.

Intervenendo al Parlamento Europeo nell’ambito della “Settimana Parlamentare Europea” tenutasi il 18 e 19 febbraio, il presidente della Commissione Finanze del Senato Alberto Bagnai ha sollevato un tema cruciale, interrogando al proposito il nuovo capo della sorveglianza della BCE, Andrea Enria.

“Si è detto che dobbiamo stabilire condizioni uguali per tutti”, ha affermato Bagnai. “Allora, qual è il ruolo degli attivi di livello 2 e 3 nei bilanci delle banche? Lei non lo ha fatto, ma spesso lo sono menzionati nel dibattito, come potenziale minaccia alla stabilità finanziaria nell’Eurozona”.

In risposta, Enria ha sostenuto che nell’ambito degli stress test della BCE è stato verificato se tali attivi fossero coperti da sufficiente liquidità. Non ha detto, però, che i modelli usati nei test sono fasulli e che le verifiche sono state fatte da fondi speculativi come Black Rock.

Si stima che gli attivi di livello 2 e 3 superino i seimila miliardi di dollari nell’Eurozona. Si tratta di titoli cui non è possibile assegnare un prezzo perché non hanno mercato (livello 3) e perché si può fare solo per analogia con titoli simili che un prezzo lo hanno (livello 2), Se una crisi finanziaria facesse cadere la finzione dei valori ascritti a bilancio, sarebbero guai per molte banche. Per fare un esempio, Deutsche Bank ha più attivi di livello 3 che non capitale azionario agli attuali valori di mercato!

Tutto ciò indica l’urgenza di eliminare i titoli tossici e proteggere il settore bancario commerciale con una riforma di separazione bancaria secondo il modello del Glass-Steagall Act del 1933.