Mentre i soliti media sostengono che l’ammissione di colpevolezza strappata all’ex consigliere per la sicurezza nazionale Michael Flynn per “aver mentito all’FBI” porti l’inchiesta un passo più vicina a Trump, essa in realtà espone il fallimento della caccia alle streghe, che da oltre un anno non riesce a fornire uno straccio di prova che il Presidente russo Putin abbia “interferito” nelle elezioni presidenziali americane del 2016 e che, grazie alle “collusioni” con lui, Donald Trump abbia sconfitto Hillary Clinton.

Michael Flynn ha ammesso che, contrariamente a quanto aveva dichiarato all’FBI, egli discusse con l’ambasciatore

russo negli Stati Uniti Sergej Kislyak la politica obamiana di sanzioni contro la Russia e la prevista risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Queste conversazioni, però, avvennero dopo le elezioni, nel periodo di transizione verso l’Amministrazione di Trump, e non v’è alcunché di insolito o illecito se un team presidenziale in attesa di insediamento discuta tali questioni con l’ambasciatore di un qualsivoglia Paese, specialmente poiché Flynn stava cercando di influenzare la politica di Mosca sulle sanzioni e non viceversa. Ma ora si sostiene che questa discussione abbia violato il Logan Act del…. 1799, benché quella legge non abbia mai portato a una condanna e sia considerata anticostituzionale da molti giuristi.

In un comunicato, il LaRouchePAC ha chiarito il punto centrale: sulla base di questa procedura fraudolenta, “per un’Amministrazione subentrante, discutere i rapporti con l’altra grande superpotenza nucleare… ed essere in disaccordo con l’Amministrazione uscente è ora diventato un reato federale”. È quanto affermato esplicitamente in un editoriale del Washington Post, che ha accusato Flynn di cercare “di minare la politica del Presidente Obama” di sanzioni contro la Russia, parlando con Kislyak.

Come sanno i nostri lettori, l’intera storia dietro il Russiagate è stata orchestrata ai più alti livelli dell’intelligence britannico e dai suoi fantocci nella comunità di intelligence americana sotto Obama, per creare un’immagine di Trump come troppo soffice con Putin o soggetto al ricatto del leader russo. Dalla sua elezione, la congiura – o il golpe, se si preferisce – si è intensificata per impedirgli di stabilire una piena collaborazione con Russia e Cina su una varietà di temi strategici.

I titoli sul patteggiamento di Flynn ora rubano la ribalta al successo delle azioni diplomatiche di Trump in Cina e della collaborazione con Putin sulla Siria. Ricordiamo che Obama rimosse Flynn, allora capo della Defense Intelligence Agency, per aver denunciato il sostegno americano e britannico dei terroristi jihadisti in Siria. Inoltre, gli inquirenti al Congresso stanno stringendo il cerchio attorno al ruolo cruciale svolto dall'”ex” agente dell’MI6 Christopher Steele e Fusion GPS, che stilarono il salace dossier su Trump (con fondi della campagna della Clinton) usato dall’FBI per lanciare le intercettazioni a tappeto sulla campagna di Trump.