Se vedrà la luce, quello formato da M5S e Lega sarà il primo governo “populista” in Europa e, anche se le posizioni anti-UE presenti nella prima bozza del “Contatto per il governo del cambiamento” sono state sensibilmente ammorbidite e se nei posti chiave, dalla Presidenza del Consiglio agli Esteri al Tesoro, compariranno figure gradite a Bruxelles, esso è già un “game changer” nel quadro strategico.

Nel “Contratto” si ribadisce la fedeltà all’alleanza atlantica, “con una apertura alla Russia, da percepirsi non come una minaccia ma quale partner economico e commerciale potenzialmente sempre più rilevante”. In politica economica, si annunciano una linea di flessibilità di bilancio, una banca statale per gli investimenti, il rifiuto del bail-in e la preferenza per un regime di separazione bancaria.

Già il ministro delle Finanze francese Bruno Le Maire ha messo le mani avanti, minacciando che se non verranno mantenuti gli impegni su “debito, deficit e consolidamento bancario, l’intera stabilità dell’Eurozona è minacciata”.

Al di là dei proclami e delle minacce, il Sen. Alberto Bagnai (a sinistra nella foto ad un incontro al Parlamento Europeo nel 2017, con Salvini, Zanni e Borghi), noto economista progressista che ha scelto la Lega per portare avanti la battaglia sovranista, ha spiegato a Radio Anch’io: “Vogliamo mettere l’Italia in condizioni di far meglio e questo non nell’interesse nostro, ma della stessa Europa che, se costringesse Paesi come l’Italia – e lo sta facendo – a operare al disotto delle proprie capacità, si condannerebbe fatalmente al fallimento. Noi non vogliamo fare la guerra a nessuno, né alla BCE né all’Europa. Vogliamo semplicemente mettere il nostro Paese in condizioni di ripartire ed esprimere le sue potenzialità”.

Rispondendo al richiamo all’ordine del Commissario Dombrovskis, Bagnai ha affermato: “Dombrovskis (…) viene dalla Lettonia, un Paese che ha meno abitanti della città di Roma (…). Dalla crisi che ha colpito il Paese come tutti noi nel 2009, la Lettonia è riuscita a far diminuire il suo tasso di disoccupazione di quasi dieci punti. Sa come ha fatto? Glie lo dico io: il dieci per cento e fischia della forza lavoro è emigrata. Lei si immagini il dieci per cento degli italiani che emigrano: sei milioni. Vogliamo questo? Io credo di no.”

Bagnai, che sembra svolgerà un ruolo di punta al Senato (è già stato nominato relatore sul Def), ha anche indicato la via strategica dello sviluppo in un intervento a Olbia, nell’ambito della campagna per le elezioni regionali del 10 giugno. “La Sardegna – ha detto – ha una opportunità negli sviluppi globali. Ha una posizione centrale nel Mediterraneo che ne fa un hub logistico estremamente importante. E quindi c’è anche un discorso di negoziare con l’Europa, ma forse prima di tutto con noi stessi, un certo nuovo modo di gestire il fatto che le nuove rotte dall’Oriente verso l’Occidente – la famosa Belt and Road Initiative, quella che si chiama Nuova Via della Seta – trovi dei terminali importanti per esempio anche in questa regione. E questo sarebbe un modo per contribuire a rafforzarne lo sviluppo.”

Sarà da vedere se questa linea pro-sviluppo prevarrà nell’azione del governo, o se la fazione decrescitista del M5S, che ha subito una battuta d’arresto quando nel Contratto di governo è stata cancellata la sospensione della TAV Torino-Lione, tornerà all’assalto, riuscendo a pregiudicare il rilancio delle grandi opere necessarie per partecipare alla Belt and Road.

Alberto Bagnai a Olbia sulla Nuova Via della Seta

Dal convegno della Gilda degli Insegnanti del 3 maggio 2017:
“Scuola ed economia: alla ricerca della soluzione alla comune crisi”