Il golpe del Deep State a Washington: la trama si infittisce

Stando al New York Times del 21 settembre, il Viceministro della Giustizia americano Rod Rosenstein (foto) propose di intercettare segretamente le conversazioni del Presidente Trump nel tentativo di ricorrere al 25esimo emendamento e destituirlo dalla carica, presumendo che le intercettazioni avrebbero rivelato che è mentalmente instabile e incapace di assolvere alla funzione di Presidente. L’articolo si basa su un memorandum (o più di uno) dell’ex vicedirettore dell’FBI Andrew McCabe e su alcune fonti anonime che descrivono una conversazione tra Rosenstein e McCabe nel maggio del 2017, pochi giorni dopo il licenziamento da parte di Trump del direttore dell’FBI James Comey. Al momento dell’incontro citato, McCabe aveva quindi assunto la carica di direttore dell’FBI facente funzioni.

Rosenstein ha negato tutto, sostenendo che la storia sarebbe “inaccurata e inesatta nei fatti” e aggiungendo che non avrebbe commentato “un articolo basato su fonti anonime”. Un articolo successivo fa intendere che sia stato McCabe a proporre le intercettazioni e che Rosenstein avrebbe risposto sarcasticamente: “Che cosa vuoi che faccia, Andy, intercetti il Presidente?” Mentre non è ancora stato stabilito se la smentita di Rosenstein sia vera, nessuno nega che McCabe abbia dato il suggerimento.

McCabe e Rosenstein sono entrambi attori chiave nel tentativo di golpe contro il Presidente Trump. McCabe faceva parte della task force dell’FBI creata nel luglio 2016 per indagare sulle accuse che la Russia avrebbe interferito nelle elezioni americane e che Trump sarebbe colluso (quelle accuse venivano da reti dell’intelligence britannica e sono state accreditate negli Stati Uniti da John Brennan, James Clapper e funzionari dell’FBI e del Ministero della Giustizia americano). Stando agli SMS di altri due membri della task force, gli agenti dell’FBI Peter Strzok e Lisa Page, gli incontri si tenevano “nell’ufficio di Andy” per preparare una “polizza assicurativa”, per destituire Trump se avesse vinto le elezioni.

Rosenstein è giunto alla ribalta quando stilò un promemoria a Trump l’8 maggio 2017, documento sulla base del quale fu licenziato Comey. L’incontro citato dal NY Times sarebbe avvenuto il 16 maggio. Quindi, se la versione del quotidiano americano è accurata, Rosenstein respinse l’idea di intercettare Trump, preferendo invece nominare, il giorno dopo quell’incontro, Robert Mueller inquirente speciale a capo dell’inchiesta sul Russiagate. Inoltre, Rosenstein firmò la quarta domanda di autorizzazione alla corte FISC per intercettare un funzionario della campagna di Trump, Carter Page. I mandati del FISC sono tra i documenti che Trump ha chiesto di rendere pubblici il 17 settembre.

McCabe fu licenziato il 16 maggio 2018 ed è oggetto di un’inchiesta del gran giurì su fughe di notizie sui media di materiale secretato. Rosenstein dovrebbe incontrare il Presidente Trump la prima settimana di ottobre e potrebbe dimettersi, anche se fonti alla Casa Bianca sostengono che non verrà licenziato.

Da tutto questo risulta evidente che l’ordine di desecretare i documenti emesso dal Presidente Trump aiuterà a far luce sull’intricata vicenda.