Il Gen. Flynn si accinge a rivelare il ruolo britannico nel tentato golpe contro Trump

L’avvocatessa del generale Michael Flynn, Sidney Powell, agendo non casualmente nell’anniversario dell’11 settembre 2001, ha presentato una dettagliata domanda di accesso a documenti che potrebbero dirci molto della campagna britannica, iniziata nel 2014, per controllare l’elezione presidenziale americana del 2016 e per annientare il potenziale rappresentato dalla presidenza di Donald Trump. La Powell si occupa di come il generale Flynn fu preso di mira sin dal 2014 dai vertici dell’intelligence anglo-americana, perché aveva denunciato i loro legami con Al-Qaeda e altri terroristi presenti in Siria ed aveva caldeggiato un’alleanza con la Russia per combattere il terrorismo islamista. La richiesta dell’avvocatessa è rivolta al giudice distrettuale Emmett Sullivan, ed è relativa al fatto che l’inquirente speciale Robert Muller e i suoi colleghi non fornirono i documenti che lo avrebbero scagionato o sarebbero stati utili alla sua difesa in tribunale. La Costituzione e il giudice Sullivan, in particolare, chiedono all’accusa di fornire qualunque prova in loro possesso che potrebbe scagionare gli imputati o contribuire alla loro difesa.

Il generale Flynn fu giudicato colpevole di aver mentito all’FBI sulla base di un interrogatorio dell’FBI presso la Casa Bianca del 24 gennaio 2017, secondo giorno nel suo nuovo incarico di consigliere presidenziale per la sicurezza nazionale. Mentre il direttore dell’FBI James Comey aveva detto al Congresso che gli agenti che lo avevano interrogato non credevano che avesse mentito deliberatamente, l’inquirente speciale Robert Mueller e i suoi uomini perseguirono Flynn e suo figlio, sostenendo che avesse mentito e che i due fossero agenti segreti per conto della Turchia. La campagna denigratoria di Mueller lo dipinse come un traditore e un agente russo. Per molti il gen. Flynn finì per sacrificarsi, l’1 dicembre 2017, per proteggere il proprio figlio, minacciato di imputazione, e per proteggere la propria famiglia, già finanziariamente in rovina a causa delle spese legali. Flynn è in attesa del verdetto del giudice Sullivan. L’avvocatessa Powell, che sostituisce, assieme ad altri avvocati, una precedente squadra di legali, è autrice del libri Licenza di mentire, sulle malvagità commesse dal Ministero della Giustizia nel caso di Enron e nel caso di Ted Stevens e sul ruolo particolare assunto dal principale mastino di Mueller, il dott. Andrew Weissman.

La richiesta della Powell mira a far conoscere i particolari della campagna dell’intelligence britannico contro Flynn, campagna che vide attivi Sir Richard Dearlove, Christopher Steele, Stefan Halper, Joseph Mifsud, Sir Christoper Andrew e altri che compaiono a più ondate nelle varie fasi del tentato golpe contro il presidente Trump. La Powell risponde anche ai primi tentativi di rappresentare falsamente Flynn come un agente turco avvalorando le affermazioni di James Woolsey, il direttore della CIA sotto Bill Clinton e uomo che finanziò Ahmed Chalabi, l’agente che pose le basi per la disastrosa guerra in Iraq. Flynn fu licenziato dalla DIA e sottoposto a indagini di counterintelligence dando credito alle affermazioni britanniche in merito alla sua vicinanza al GRU russo e a una storia d’amore con una storica russa assunta a Cambridge. Flynn era uno dei quattro bersagli dell’organizzazione elettorale di Trump nell’operazione Cross-Fire Hurricane aperta “ufficialmente” dall’FBI. Tornando al 2015, John Brennan aveva riunito presso la CIA agenti dell’FBI e della CIA stessa per distruggere le aspirazioni elettorali di Trump. La Powell vuole anche entrare in possesso della lettera dell’intelligence britannico che sconfessò l’attendibilità di Christopher Steele e che fu inviata a Susan Rice nel gruppo di transizione tra Obama e Trump, lettera che demolirebbe molte dei predicati alla base dell’autorizzazione dell’inchiesta Cross-Fire Hurricane sul generale Flynn.

La Powell sottolinea anche alcuni particolari del finto interrogatorio presso la Casa Bianca, che è la base di ogni accusa di mendacità. A quanto pare sostiene che fu James Clapper a commettere il tradimento consistente nel passare trascrizioni secretate di conversazioni tra Flynn e l’ambasciatore russo Kisylak a David Ignatius del Washington Post. Ignatius affermò nella sua intervista del 12 gennaio 2017 che le discussioni tra Flynn e Kisylak sulle sanzioni obamiane contro la Russia erano avvenute in violazione del Logan Act, una norma di duecento anni prima non mai usata. Quell’articolo creò il pretesto per inviare agenti dell’FBI a interrogare Flynn alla Casa Bianca, assicurandogli, come sostiene la Powell, che non ci fosse alcuna inchiesta a suo carico e che non avesse bisogno di avvocati. Andrew McCabe costruì questa macchinazione con l’orgogliosa supervisione di James Comey mandando l’infame Peter Strzok a condurre l’intervista e a registrarla. La sua domanda di accesso fa intendere che Strzok e McCabe incontrarono poi il vicepresidente Pence per assicurarsi che Flynn fosse in seguito licenziato. il 30 gennaio 2017 il Ministero della Giustizia fece circolare un documento, che non finì mai tra i documenti difensivi di Flynn, ma che lo scagionava dall’accusa di essere agente turco o russo. McCabe risultò particolarmente attivo in quella fase dell’offensiva contro Flynn, avendo dichiarato durante una teleconferenza dell’FBI “Prima ci sbarazzeremo di Flynn, poi ci sbarazzeremo di Trump”.