Il caso Skripal: una bufala britannica per provocare lo scontro con la Russia

Il governo britannico, nella foga di accusare la Russia del presunto attacco con gas nervino contro l’ex spia Sergej Skripal e sua figlia, ha ignorato gli elementi più rudimentali di un’inchiesta regolare. Le inconsistenze sono state messe in evidenza da numerosi esperti.

L’indizio principale citato dalla Premier britannica Theresa May è che la sostanza apparentemente usata, il Novičok, sarebbe stato “sviluppato dalla Russia” molti anni fa. Ma il governo britannico non ha consegnato all’OPAC (l’Organizzazione per la Prevenzione delle Armi Chimiche) un campione della sostanza, come è tenuto a fare dagli accordi, per un’analisi indipendente. Non ne ha dato uno nemmeno al governo russo, nonostante gli avesse concesso solo un giorno per fornire una spiegazione prima di adottare misure di ritorsione. Secondo le regole dell’OPAC, alla parte sospetta sono concessi dieci giorni per rispondere alle accuse.

Per quanto riguarda l’esistenza stessa del Novičok, l’ex ambasciatore britannico in Uzbekistan, Craig Murray, l’ha paragonata alla truffa delle presunte armi di distruzione di massa. Murray ha notato che il direttore dell’unico stabilimento britannico di armi chimiche, Robin Black, aveva spiegato in una prestigiosa rivista scientifica che le prove dell’esistenza del Novičok erano “scarse” e la sua composizione chimica “ignota”. “Perciņ, anche se fosse stato usato, gli esperti britannici non sarebbero stati in grado di identificarlo. Dato il carattere dubbio dell’esistenza del Novičok, l’OPAC ha deciso di non aggiungerlo alla lista dei reagenti proibiti”.

In aggiunta alla mancanza di prove sull’attacco stesso, c’è un altro aspetto sordido nello scoppio di un tale scandalo in questo momento, che ha a che fare con l'”ex” agente del MI6 Christopher Steele, che ha recentemente prodotto il famigerato dossier che collegherebbe Donald Trump ai russi. All’inizio degli anni Novanta, Steele lavorava all’ambasciata britannica a Mosca sotto copertura diplomatica quando Sergej Skripal, che lavorava per l’intelligence militare russa, fu reclutato dall’agente dell’MI6 Pablo Miller, in un’operazione coordinata dallo stesso Steele. E quando nel 2006 Skripal fu processato in Russia perché scoperto essere un doppio agente, Steele seguiva il caso perché dirigeva l’ufficio Russia dell’MI6 a Londra (nella foto la sede). Quando “lasciò” l’MI6 nel 2009, Steele fondò la ditta privata di sicurezza Orbis Business International, che si specializzò nel condurre operazioni di PR contro la Russia.

Il giurista e analista australiano James O’Neil si è occupato del caso in un articolo pubblicato il 13 marzo su Consortium News. O’Neil ritiene che probabilmente Skripal abbia fornito informazioni a Steele per il dossier contro Trump e fosse perciò “nella posizione di offrire informazioni potenzialmente dannose” sulla preparazione di quel dossier e sul suo uso da parte della comunità di intelligence americana, dell’FBI, del Democratic National Committee, dalla Casa Bianca di Obama e dall’organizzazione elettorale della Clinton.

Inoltre, anche Andrew Wood, ambasciatore britannico a Mosca proprio al tempo in cui Skripal veniva reclutato da Pablo Miller, ha lavorato per Orbis e ha contribuito a diffondere il dossier di Steele.

In altre parole, come ha sottolineato Helga Zepp-LaRouche in un articolo del 17 marzo, tutto ciò reca il marchio di un’altra operazione dei servizi britannici.