I disastri “naturali” in America evidenziano la carenza di infrastrutture

Il 31 agosto il LaRouche Political Action Committee ha lanciato una mobilitazione nazionale, con una dichiarazione dal titolo “I disastri naturali sono originati da Wall Street”, nella quale sottolinea che l’America ha bisogno urgente di “azioni, e azioni subito” per costruire le nuove infrastrutture che avrebbero potuto impedire quei disastri.

Tre importanti aree metropolitane americane (New Orleans, New Yok e Houston) sono state devastate in poco meno di un decennio a causa della carenza di infrastrutture che erano state progettate decenni prima, ma non sono mai state costruite per via del controllo crescente di Wall Street sulla politica economica americana. E ora hanno colpito altri “disastri naturali”, il peggiore dei quali a Portorico, la cui infrastruttura energetica e il sistema di trasporti sono completamente distrutti.

Si comincia a parlare di una svolta paradigmatica. Alla Casa Bianca, fonti dichiarano che è in corso un’intensa discussione su “un programma per la costruzione di infrastrutture da trilioni di dollari” che è fermo da nove mesi. Il Presidente Trump stesso ha dichiarato alla National Association of Manufacturers il 29 settembre: “Non abbiamo mai visto una situazione come questa. Alla fine, il governo di Portorico dovrà lavorare con noi per stabilire come finanziare e organizzare questo massiccio sforzo di ricostruzione, che sarà il più grande mai avviato, e ciò che faremo con l’elevato debito che grava già sull’isola”.

Una fonte con due anni di esperienza nella campagna di Trump e con la Casa Bianca ha dichiarato all’EIR che Trump “si sta decisamente allontanando dal modello PPP (ovvero la Partnership Pubblico Privato che è fallita così spettacolarmente nell’ultimo periodo) e vorrebbe ricorrere al credito pubblico. Finora, ha aggiunto, la costruzione di infrastrutture è stata relegata a priorità bassa per la mancanza di un concetto di finanziamento. Fox Business News ha parlato del dibattito in corso in un articolo del 29 settembre dal titolo “L’enfasi posta da Trump sulle infrastrutture potrebbe mettere in un angolo Wall Street”.

L’urgenza di nuovi progetti infrastrutturali per aumentare la produttività e le difese da uragani, alluvioni e via dicendo, è arrivata anche a Capitol Hill, come hanno scoperto i rappresentanti dell’EIR che erano al Congresso la scorsa settimana. Tuttavia, per quanto ne sia evidente la necessità, non c’è ancora un’idea chiara di come finanziare nuovi progetti e nuove tecnologie.

Qui subentra l’Iniziativa Belt and Road lanciata dalla Cina, che richiederebbe un istituto di credito nazionale negli Stati Uniti. Quello che propone l’EIR è una banca nazionale hamiltoniana per le infrastrutture e le manifatture, grazie alla quale mille o duemila miliardi di dollari di debito in essere del Tesoro potrebbero essere consolidati dalla banca in capitale a lungo termine, e fornire la base per ingenti emissioni di credito per le urgenti nuove infrastrutture produttive e ad alta tecnologia.

Tale debito del Tesoro, trasformato in credito dalla banca nazionale, potrebbe coinvolgere anche investitori stranieri, quali la Cina e il Giappone, in quanto è facile confermare che questi Paesi sarebbero molto interessati alla banca proposta.