La fondatrice dello Schiller Institute, Helga Zepp-LaRouche (nella foto durante un recente convegno in Cina), e il direttore dell’EIR a Washington, William Jones, sono stati ospiti del noto giornalista Yang Rui per la puntata del 13 giugno della nota trasmissione “Dialogo” trasmessa in prima serata sul canale cinese in lingua inglese CGTN (China Global Television Network). L’intervista, durata 25 minuti, è andata in onda con il titolo “Occasioni e rischi della Belt and Road Initiative” (vedi intervista sotto).

La prima domanda di Yang rivolta a Zepp-LaRouche ha riguardato la decisione italiana di aderire alla BRI, potendo provocare un “effetto domino” tra gli altri membri dell’UE, analogamente a quanto accadde quando Londra aderì alla Banca per gli Investimenti Infrastrutturali in Asia (BAII/AIIB), seguita prontamente da tutti gli altri.

“Ritengo che il Memorandum d’intesa firmato da Italia e Cina possa essere il modello per i rapporti di tutti i Paesi europei con la Cina, non solo a livello bilaterale, ma anche, per esempio, in una missione congiunta per sviluppare il continente africano. L’Africa avrà 2,5 miliardi di abitanti nel 2050; o gli europei si uniscono alla Cina e ad altre nazioni per industrializzare il continente africano, o si sarà la più grande crisi migratoria della storia. Il governo italiano, per bocca del Primo ministro Conte, ha già affermato che l’Italia vuole assumere la leadership e condurre gli europei a cooperare con la BRI. La buona notizia è che, contrariamente a ciò che qualcuno pensa, Conte ha anche un buon rapporto con il Presidente Trump”.

“Perciò penso che la questione strategica numero uno sia come portare lo sviluppo a molte nazioni nel mondo, convincendo gli Stati Uniti ad aderire; perché, se non lo facciamo v’è il rischio della cosiddetta ‘trappola di Tucidide’. Ma penso che il governo italiano svolga un ruolo molto costruttivo su questi temi”.

A un certo punto, Yang ha chiesto a Jones se l’opposizione dell’UE alla BRI sia dovuta a una presunta mancanza di trasparenza. Jones ha risposto che la polemica è una “tempesta in un bicchiere. La BRI è trasparente verso coloro che ricevono gli investimenti e che ne traggono beneficio”. Tuttavia, la BRI “rappresenta una rottura con la politica dell’UE che vincola gli investimenti a precise condizioni”. La Cina è intenta a costruire infrastrutture senza imporre condizioni non necessarie e senza interferire con i sistemi politici degli altri Paesi. “L’obiettivo è migliorare la vita dei popoli e i popoli lo vedono sul terreno. Le obiezioni sollevate sulla cosiddetta ‘trasparenza’ sono a mio parere un tentativo di fermare l’abbrivio dell’iniziativa”.