Goldman Sachs usa i depositi assicurati dal governo per speculare

In risposta alla crisi finanziaria del 2008 la Federal Reserve ha fatto esattamente il contrario di ciò che fece il Presidente Roosevelt nel 1933: invece di separare il settore speculativo da quello commerciale (legge Glass-Steagall), ha esteso alle banche d’affari ormai fallite la protezione concessa dal governo alle banche ordinarie. Un caso eclatante è quello della Goldman Sachs, una delle più grosse macchine speculative al mondo, la quale ottenne da un giorno all’altro la licenza bancaria commerciale creando la Goldman Sachs Bank USA. Questa licenza ha permesso a GS di aumentare, invece che diminuire, gli investimenti a rischio. Nel terzo trimestre del 2019 ha perso 1,24 miliardi di dollari in scommesse sui tassi di intesse e ha guadagnato 1,14 miliardi speculando sui derivati sui cambi esteri (forex).
Questa speculazione selvaggia è stata condotta da una banca che, nel giro di un decennio, è riuscita ad attirare 150 miliardi di depositi con cui la Goldman Sachs Bank USA è risultata esposta, stando all’Office of the Comptroller of the Currency, per 49.000 miliardi di dollari in valore nozionale di derivati. Solo il suo valore a rischio, sui mercati dei derivati, si avvicina a 1000 miliardi di dollari, coperto da depositi per solo un sesto di quella cifra, mentre il capitale azionario è un quarantesimo.
Mentre accadeva tutto ciò, nel 2019 il credito commerciale e industriale americano è diminuito del 4%, con le megabanche in cima alla classifica del calo, e gli investimenti in capitale ristagnano. Così, quando potevano, le imprese si sono rivolte ai mercati dei junk bond e l’emissione di titoli spazzatura è aumentata del 60% nello stesso anno.
Questo gioco d’azzardo a Wall Street è stato denunciato il 26 dicembre nella rubrica “Wall Street on Parade” di Pam e Russ Martens. I due economisti citano l’inchiesta della Commissione sulla Crisi Finanziaria e il presidente di tale Commissione Phil Angelides, durante un’audizione del 30 giugno 2010 per esaminare il ruolo dei derivati nella crisi finanziaria: “Quando la crisi si acuì nell’autunno del 2008, nessuno sapeva quale fosse il debito in derivati che avevano gli altri. I nostri mercati liberi funzionano quando i partecipanti hanno buone informazioni. Quando la cosa più importante era la chiarezza, Wall Street e Washington andavano alla cieca …. Nel giugno 2008, il portafogli in derivati della Goldman aveva uno sbalorditivo valore nozionale di 53.000 miliardi di dollari”.
E a quel punto le banche smisero di prestarsi soldi l’un l’altra per via del “rischio di controparte” e la Federal Reserve cominciò a prestare liquidità a pioggia dappertutto.
L’unica differenza oggi è che alla Goldman è stata concessa una garanzia federale quando specula coi depositi. Questa condotta vìola non solo il Glass-Steagall Act, ma anche la sezione 23A del Federal Reserve Act del 2013, che proibisce a una holding bancaria di piazzare titoli di “bassa qualità”, ovvero speculativi o illiquidi, nei portafogli di un’unità garantita a livello federale (vedi https://wallstreetonparade.com/2019/12/goldman-sachs-federally-insured-bank-loses-1-2-billion-in-interest-rate-derivative-bets/).