Gli sforzi di Obama per lanciare la guerra alla Cina trovano due folli sostenitori in Asia

Nel suo tour asiatico, lo scorso novembre Barack Obama invocò l’aiuto delle nazioni di quel continente per portare a termine il suo piano di guerra contro la Cina. Questa settimana si sono fatti avanti due potenziali collaboratori in questa follia ereditata dai criminali neocon delle passate presidenze repubblicane: il Presidente delle Filippine, NoyNoy Aquino, e Nobuteru Ishihara, segretario del principale partito d’opposizione giapponese.

Durante la visita di Obama, Aquino ha retto il gioco minacciando uno scontro armato con la Cina, usando il comodo pretesto offerto dalla storica contesa di alcune isole nel mare cinese meridionale. Ora, durate la cerimonia di insediamento del nuovo gabinetto militare, ha annunciato una mobilitazione delle forze armate contro il grande paese.

“Vi sono soggetti che pretendono territori che sono chiaramente nostri. Se precedentemente l’attenzione delle forze armate è stata per le minacce interne, come quelle del fronte di liberazione islamica (MILF) e della Nuova Armata Popolare, ora dobbiamo prepararci per affrontare delle sfide esterne”. Questa espressione fa chiaramente eco all’intenzione di Obama di passare dallle “guerre di contrasto delle insurrezioni” in Iraq ed Afghanistan a piani di guerra su larga scala necessari per sostenere il confronto con la Cina.

Dal canto suo, il giapponese Ishihara, segretario del LDP, il partito che ha perso le ultime elezioni e la sua posizione dominante durata per mezzo secolo, ha chiesto di costruire una base militare sulle contese isole del mare cinese orientale. Parlando all’Hoover Institute di Washington D.C., Ishihara ha detto: “Credo inoltre che dobbiamo cominciare a contemplare l’istituzione di una postazione permanente per le forze della difesa”, nelle isole Senkaku (che in cinese si chiamano Diaoyu). Ha affermato inoltre che la Cina è diventata “assertiva, si potrebbe dire anche aggressiva. Inorgoglita dal suo nuovo peso economico e dalla sua crescente potenza militare, i proclami della Cina sulla sua ‘ascesa pacifica’ appaiono sempre più in disaccordo con la realtà emergente”.

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