Gli americani si lasceranno distruggere da una fraudolenta “rivoluzione culturale”?

Gli Stati Uniti stanno sprofondando nel caos, mentre giovani e poveri di ogni carnagione e credo politico vengono indotti a riversare il proprio scontento in scontri violenti che non prevedono vincitori. Si tratta della solita tattica imperiale britannica, dello schema gang-countergang elaborato dall’ufficiale militare britannico Frank Kitson e usato dai britannici per disperdere gli oppositori del loro governo coloniale in Kenya, Malesia, Irlanda del Nord e altrove. Il trucco sta nel costruire un conflitto artificiale nel quale coinvolgere differenti fazioni di una popolazione presa di mira, tramite agenti provocatori attivi in entrambi i fronti del conflitto. L’operazione, naturalmente, prevede molte morti e la degradazione dell’individuo a livello delle passioni ferine. Il fine è la distruzione di qualunque capacità di lottare uniti contro il vero nemico, l’Impero Britannico.

Un redattore del Quotidiano del Popolo cinese ha scritto un articolo lunedì scorso, nel quale chiede: “L’America si sta ingolfando in una Rivoluzione Culturale?” L’autore, Curtis Stone, descrive l’incubo della Rivoluzione Culturale di Mao, nella quale folle inferocite di giovani appartenenti alla Guardia Rossa venivano istigate a commettere atti violenti contro gli esponenti delle istituzioni cinesi e che “fece sprofondare la Cina nel caos per lunghi anni, durante la quale molte delle opere d’arte storiche e dei beni culturali nazionali furono rimossi o distrutti”. Stone prosegue: “Le tensioni razziali dell’ultimo periodo periodo negli Stati Uniti hanno ricordato a molti cinesi la propria Rivoluzione Culturale e li hanno resi perplessi sull’esito di uno stranamente simile processo che avvenisse in America. Il caos in America preoccupa profondamente. La rivoluzione culturale americana, come è stata battezzata su alcuni media, presenta tutte le caratteristiche dell’esperienza turbolenta della Cina… Dalla richiesta di un pastore di Chicago di rimuovere una statua di George Washington… alla richiesta della parlamentare Nancy Pelosi di rimuovere immediatamente dall’edificio capitolino le statue confederate e alla discussione sull’opportunità di far saltare in aria il Memoriale Nazionale di Mount Rushmore a Keystone, nel Dakota del Sud, si evince una pressione a sbarazzarsi di almeno qualche opera d’arte storica o bene culturale nazionale”.

A questa rappresentazione Helga Zepp-LaRouche aggiunge un’immagine preoccupante: quella degli ultimi giorni della Repubblica di Weimar, quando i nazisti si scontravano con i comunisti nelle piazze, producendo il caos che portò alla caduta del governo legittimo e all’orrore della dittatura hitleriana.

Il tentativo mediatico di descrivere i patetici e impotenti gruppetti di razzisti e di neonazisti come sostenitori del Presidente Trump o di qualificare gli aderenti di Antifa armati di bottiglie Molotov come “manifestanti non-violenti” non soltanto è segno di follia, ma ignora il fatto che quei gruppi si adattano perfettamente allo schema di Kitson: due fronti totalmente controllati e adoperati per far divergere l’attenzione della cittadinanza dalla decadenza economica dell’ultimo decennio e dall’imminente collasso economico e finanziario. A controllarli sono gli stessi elementi interni all’FBI, alla CIA e ad altri enti dell’intelligence fedeli all’amministrazione Obama, sostenitori della frode del Russiagate, che dovrebbero chiarire una volta per tutte che questo tentativo è parte della “rivoluzione colorata” lanciata da George Soros e da Barack Obama per deporre Trump e per evitare a tutti i costi che gli Stati Uniti d’America prendano parte attiva nella costruzione della Nuova Via della Seta, come da Trump indicato, e per mantenere la rotta di scontro militare con la Russia.

Il discorso di Trump di lunedì scorso, dedicato a una nuova politica sulla guerra in Afghanistan, è stato sì tipico di uno statista, ma intenzionalmente privo di contenuti. Mentre più redazioni dànno risalto alla sua approvazione di nuovi contingenti militari in Afghanistan, ciò che ha veramente detto è che sta lasciando le decisioni sui dispiegamenti militari ai generali, ma che non annuncerà in anticipo le decisioni dei militari. Ha denunciato il Pakistan per l’ospitalità nei confronti dei terroristi e ha chiesto all’India di interessarsi maggiormente della questione afghana.

Il Segretario di Stato Tillerson, tuttavia, ha immediatamente rilasciato alcune dichiarazioni e martedì ha tenuto una conferenza per la stampa, azioni che hanno chiarito la duplice natura della politica per l’Afghanistan: verranno impiegati i metodi militari che in Siria e in Iraq si sono dimostrati efficaci nella neutralizzazione dell’ISIS e saranno favoriti opportuni negoziati di pace tra il governo afghano e i talebani. “Il nostro scopo è convincere i talebani che non possono vincere sul campo di battaglia”, ha affermato Tillerson, aggiungendo: “e anche noi potremmo non vincere”. La dichiarazione ufficiale del Dipartimento di Stato di lunedì sera afferma: “I talebani hanno davanti a loro una strada per la pace e per la legittimazione politica tramite accordi politici negoziati al fine di concludere la guerra. Siamo pronti a sostenere opportuni colloqui dipace tra il governo afghano e i talebani, senza precondizioni”.

Si noti che con Trump gli Stati Uniti hanno lavorato strettamente ed efficacemente con la Russia nella neutralizzazione della minaccia terroristica in Siria e, nel caso dell’Afghanistan, stanno assumento un approccio, quello degli accordi di pace coinvolgenti tutte le fazioni etniche del Paese, che è esattamente quello proposto dalla Russia.

È questa politica di cooperazione con la Russia e la Cina per creare un nuovo paradigma, fondato sugli scopi comuni dell’umanità e sulla pace attraverso lo sviluppo economico (cioè per porre fine una volta per tutte all’Impero) che Londra e i suoi affiliati negli Stati Uniti non possono tollerare, e sono intenzionati a far fallire con il golpe e con la provocazione nucleare.

In questo momento di grave pericolo occorre rilevare quali siano le possibilità di cambiamento. La presidenza Trump va difesa al fine di confermare questo nuovo paradigma a livello planetario.