Funzionari britannici ad alto livello denunciano le montature della May

I tentativi febbrili del governo di Theresa May, sostenuto dall’oligarchia britannica e dalla City di Londra, di alimentare la nuova guerra fredda contro la Russia non stanno sortendo alcun effetto. Questo vale per lo scandalo “Russiagate” negli Stati Uniti sulla presunta collusione tra il team di Trump e funzionari russi, scandalo nel quale ha svolto un ruolo di primo piano l'”ex” agente dell’MI6 Christopher Steele. O per l’accusa che la Russia e Putin in prima persona fossero dietro all’avvelenamento di Sergej Skripal e sua figlia, a Salisbury, usando armi chimiche, accusa crollata sotto il peso delle sue stesse contraddizioni. A quel punto, l’attacco militare lanciato dal governo britannico contro la Siria il 14 aprile, anche stavolta in assenza di prove inconfutabili, e solo in base alle accuse mosse da un gruppo terroristico finanziato dal Foreign Office, i Caschi Bianchi, ha indotto numerose personalità diplomatiche e militari nel Regno Unito a mettere in dubbio le menzogne dietro questi attacchi. Per esempio:

* L’ex capo della Royal Navy ammiraglio Alan West, ha dichiarato: “Se dessi consigli al Presidente Assad, perché mai dovrei dirgli di usare armi chimiche? Non ha senso. Ma ha senso invece per i gruppi jihadisti di opposizione.” West ha rimarcato anche che i gruppi ribelli dietro queste notizie non sono neutrali e non sono quindi una fonte attendibile di informazioni.

* L’ex capo delle Forze Speciali britanniche, il Gen. Jonathan Shaw, ha dichiarato: “Perché mai Assad dovrebbe usare armi chimiche? Ha vinto la guerra.. questo non è soltanto il mio punto di vista, è condiviso da altri alti ufficiali britannici. Non c’è alcun motivo razionale per un coinvolgimento di Assad. Ha convinto i ribelli a salire sugli autobus e lasciare le aree occupate. Sta riprendendo il controllo del territorio. Perché mai dovrebbe ucciderli col gas? I jihadisti e i gruppi di opposizione invece avrebbero un motivo per farlo. Vogliono far sì che gli americani restino”.

* L’ex ambasciatore inglese in Siria Peter Ford ha dichiarato il 17 aprile a Fox News che “c’è una distinta possibilità che siamo stati ingannati e fatti contenti e fregati. Ritengo che i consiglieri del Presidente [Trump] abbiano reso un pessimo servizio”.

* Lord Andrew Green, ambasciatore britannico in Siria dal 1991 al 1994, ha dichiarato al Times di Londra che “c’è un numero sostanziale di persone nelle aree controllate dal governo in Siria che preferirebbero il regime attuale, con tutti i suoi problemi, rispetto all’alternativa”. Il quotidiano londinese riferisce con indignazione che sia Lord Green che l’ex capo delle Special Air Services (SAS), il Gen. John Holmes, sono membri della British Syria Society (BSS), diretta dall’ambasciatore Ford. Stando al Times, la BSS sarebbe colpevole di “difendere il brutale regime in Siria”.

Il fatto che simili accuse provengano da ambienti ad alto livello nell’establishment della politica estera e di difesa nel Regno Unito indica che il tentativo di provocare un cambio di regime a Washington e Mosca è andato troppo oltre. Forse ci sarà un cambio di regime anche a Londra?