Effetti della campagna per il salvataggio condizionato di Deutsche Bank: il Frankfurter Allgemeine Zeitung parla della storia del suo presidente Herrhausen

Nel pieno della nostra campagna internazionale per salvare Deutsche Bank, cancellare i suoi titoli speculativi e riorientarla all’economia reale come fece Alfred Herrhausen, il 18 luglio è apparso sul Frankfurter Allgemeine Zeitung un lungo articolo dal titolo “L’ultima occasione per Deutsche Bank”, in cui si parla di ciò che accadde alla banca dopo l’assassinio di Herrhausen, nel 1989.

L’articolo, a firma di Gerald Braunberger, editorialista sui temi finanziari, non parla della crisi bancaria europea, dell’economia mondiale, o della minaccia di immediata insolvenza della massima banca tedesca, ma si propone uno scopo differente: riassumere il dibattito interno ed esterno alla banca, in corso ormai da venticinque anni, e ricondurlo nei termini appropriati.

Braunbergere riferisce che Herrhausen indicò, come A.D. di Deutsche Bank, che “ciò che non abbiamo” era “la cultura finanziaria anglo-sassone”. L’innesto di questa cultura sulla tradizione di banca industriale tedesca, dopo la morte di Herrhausen, comportò grandi tensioni e portò a risultati pessimi.

Immediatamente dopo l’assassinio del banchiere, Deutsche Bank passò nelle mani di Hilmar Kopper, cruciale per l’acquisto di un’ampia fetta di Bayerische Vereinsbank (BV), una banca di credito cooperativo bavarese, e per il suo impiego come banca industriale tedesca. Il governo bavarese, istigato dall’assicuratore Allianz, interessato a BV, bloccò la fusione. Durante gli anni Novanta, invece, Deutsche Bank acquistò la banca d’affari di Wall Street dal nome Bankers Trust, che la lanciò a capofitto nella manipolazione delle cartolarizzazioni, dei titoli ipotecari (mortgage backed security – MBS) e dei derivati, e l’analoga londinese Morgan Grenfell. Entro il 2000 i banchieri speculatori “erano abbastanza forti da arrestare una fusione pianificata con Dresdner Bank” e un’acquisizione della cassa di risparmio postale Postbank.

“Deutsche Bank negli anni successivi si sbarazzò di suoi numerosi investimenti industriali [in Germania]. Le attività speculative a livello globale assunsero una crescente predominanza”.

Braunberger sostiene che la strategia associata del divenire “la banca d’affari numero uno al mondo – affermata pubblicamente più spesso dal suo A.D. Hermann Ackermann – fallì miseramente, e ora ha portato Deutsche Bank al nadir assoluto. Il pubblico non giudica più i banchieri d’affari come degli eroi, ma come degli affossatori di una banca indebolita e internamente divisa”.

La conclusione è che dal 2005 al 2015, “lo spezzettamento” di Deutsche Bank con l’eliminazione della sezione d’affari è stata sempre dibattuta al suo interno, ma sempre rifiutata dagli amministratori. L’attuale capo, il britannico John Cryan, intende concentrarsi interamente sul lato speculativo (“d’affari”) della banca, anche se esso ha perso nel 2015 la bellezza di 5,8 miliardi di euro.

Nel frattempo gli “strateghi economici” della banca promuovono l’impiego dell’helicopter money come politica di pretesa ripresa economica.