Due lettere al direttore di Avvenire, a proposito di Lyndon LaRouche

Pubblichiamo due lettere al direttore del quotidiano Avvenire, a proposito di Lyndon LaRouche e del convegno “L’Italia sulla Nuova Via della Seta” che si è tenuto a Milano il 13 marzo. La prima è di Liliana Gorini, presidente di MoviSol, la seconda di Claudio Celani, direttore dell’EIR Strategic Alert (entrambi nella foto insieme al prof. Michele Geraci, sottosegretario allo Sviluppo Economico, e ad Helga Zepp-LaRouche, presidente dello Schiller Institute, durante il convegno di Milano).

Egregio Direttore,

con grande sconcerto ho letto l’articolo di Pietro Saccò pubblicato dall’Avvenire il 14 marzo col titolo “Via della seta. A braccetto dei complottisti nell’era della post-verità”. Il giornalista aveva partecipato al convegno “L’Italia sulla Nuova Via della Seta”, indetto dal Movimento Solidarietà, che presiedo, e dalla Regione Lombardia, in cui i relatori principali erano il prof. Michele Geraci, sottosegretario al Ministero dello Sviluppo Economico, e la signora Helga Zepp-LaRouche, presidente dello Schiller Institute e nota in Cina come “la signora della via della seta”.

Il mio sconcerto nasce dal fatto che invece di parlare dei numerosi interventi al convegno, incluso quello del Sen. Tony Iwobi e dell’ing. Franco Bocchetto sul progetto Transaqua, in cui Italia e Cina cooperano per riempire il lago Chad, un progetto che contribuirà allo sviluppo dell’Africa ed anche a ridurre gli sbarchi e i morti nel Mediterraneo, Saccò ha scelto invece di ripetere le calunnie del Deep State nei confronti dell’economista americano Lyndon LaRouche, mancato solo un mese fa a 96 anni, e rinomato in Italia soprattutto per la sua proposta di ripristinare la legge Glass-Steagall, la netta separazione tra banche ordinarie e banche d’affari (speculative), ponendo fine alla bolla speculativa che ha provocato la crisi del 2008 e rilanciando l’economia reale.

Nel mio intervento conclusivo al convegno, a cui Saccò era presente, ho ricordato LaRouche e le ben tre audizioni che ha dato al Parlamento italiano, una al Senato e due alla Camera, nel 2007, durante le quali ha messo in guardia dal crac finanziario in arrivo se le banche centrali di tutto il mondo avessero continuato a sostenere la bolla speculativa dei derivati ed altri titoli tossici, proponendo una Nuova Bretton Woods (ad un convegno all’Hotel Nazionale a cui era presente anche Giulio Tremonti, allora non ancora ministro) e il ripristino della legge Glass-Steagall.

La separazione bancaria, con il ripristino della legge Glass-Steagall, è stata invocata nel frattempo da 217 parlamentari italiani e personalità da tutto il mondo in una petizione di MoviSol consegnata al Congresso americano lo scorso novembre dall’europarlamentare Marco Zanni. Come ho ricordato nel mio intervento conclusivo, molti parlamentari italiani che ascoltarono LaRouche alla Camera e al Senato nel 2007, mi hanno detto in seguito che “aveva perfettamente ragione”.

LaRouche è anche autore di un libro, “La scienza dell’economia cristiana”, altro fatto che Saccò ha dimenticato di menzionare. E quello che più mi sconcerta è leggere tante notizie false su LaRouche a un mese dalla sua scomparsa. Da un quotidiano cattolico mi sarei aspettata più rispetto per i defunti.

Certa che vorrà pubblicare questa mia lettera, le porgo i miei saluti più cordiali,

Liliana Gorini

Presidente di MoviSol, Milano

Caro Direttore,

in riferimento all’articolo Via della Seta. A braccetto dei complottisti nell’era delle post-verità” a firma Pietro Saccò:

A volte, il problema è l’età. Eh si, perché il giovane Saccò era ancora nella culla quando il procuratore Robert Mueller avviò i processi che portarono alla condanna dell’allora candidato alla Presidenza Lyndon LaRouche a quindici anni di prigione. Già, proprio lo stesso Mueller che oggi conduce quella che è ormai universalmente riconosciuta come una caccia alle streghe contro Trump. E se il giovane Saccò lo avesse saputo, e se avesse saputo che l’ex ministro della Giustizia Ramsey Clark, un’icona del mondo liberal internazionale, definì il processo contro LaRouche una delle più grosse “parodie della giustizia” della storia americana, e che in Italia Emma Bonino raccolse decine di firme di parlamentari a difesa di LaRouche, forse ci avrebbe pensato due volte prima di evocare acriticamente quella condanna con intento diffamatorio.

Ma pur volendo perdonare questo “peccato”, non si può sorvolare sul fatto che il nostro giovane autore non abbia osservato la regola numero uno del giornalismo, e cioè andare alla fonte. Cosa, questa, che il signor Saccò evidentemente non ha fatto, perché per descrivere le idee di LaRouche ha fatto copia e incolla di media anglosassoni ostili e screditati per avvalorare il giudizio di “cospirazionista” – che tra l’altro in italiano si dice complottista.

Un vantaggio però la giovane età lo offre: c’è tempo per rimediare, cosa facilissima nel caso di LaRouche, che ha prodotto numerosi articoli e libri, molti dei quali tradotti in italiano.

Per quanto riguarda i contenuti del convegno sulla Via della Seta, senza spingerci a condividere il recente giudizio di un alto prelato vaticano secondo cui la Cina odierna rappresenta “l’applicazione della dottrina sociale della Chiesa”, constatiamo che gli interventi e le risposte dei principali relatori, il sottosegretario Michele Geraci e la Presidente dello Schiller Institute Helga Zepp-LaRouche, alle domande pur educate del giovane Saccò non sono state contestate nel merito e ce ne rallegriamo.

Claudio Celani

editor

EIR Strategic Alert Service