Mentre si avvicina il Cinquantenario dello sbarco sulla Luna, è alquanto ironico che il reale progresso nell’esplorazione e nel ritorno sulla Luna si stia facendo più nella regione Asia-Pacifico che negli Stati Uniti, dove i programmi spaziali ambiziosi sono stati quasi messi in naftalina per decenni. Ma questo potrebbe cambiare con la diffusione del nuovo paradigma, e se Donald Trump farà ciò che ha promesso.

Nel frattempo, il 27 giugno la Cina ha riattivato il suo rover Yutu 2 sulla faccia nascosta della Luna per un’altra missione esplorativa di 2 settimane – la settima da quando il modulo Chang’e 4 allunò a gennaio (nella foto il modulo Chang’e 3 sulla Luna). Procede nei tempi stabiliti anche la prossima sonda lunare Chang’e 5, che dovrà allunare verso la fine di quest’anno, raccogliere e portare sulla Terra campioni di materiali trovati sulla superficie della Luna.

La Cina ha anche annunciato che il prossimo anno invierà un primo Rover su Marte per cercare segni di vita. Il veicolo contribuirà a valutare se il pianeta possa essere “terraformato” per renderlo abitabile per gli esseri umani, misurando allo stesso tempo i dati atmosferici, topografici, geologici e magnetici come parte di uno studio per l’esplorazione futura e persino la colonizzazione di Marte.

L’India, altra potenza spaziale, prevede di lanciare presto la missione Chandrayaan 2, dopo un rinvio iniziale della data del 15 luglio per motivi tecnici. Se avrà successo, la missione piazzerà un lander sulla Luna il 6 settembre a circa 600 chilometri dal Polo Sud. Finora, nessun allunaggio morbido è stato fatto lì con un veicolo spaziale. Il rover Pragyan uscirà dal lander Vikram portando numerosi strumenti scientifici per raccogliere informazioni sulla topografia lunare, la mineralogia, l’esosfera lunare e tracce di gruppi idrossilici e di ghiaccio. Il rover Pragyan, 20 chilogrammi e sei ruote, è un robot semi-autonomo che ha il compito di studiare la composizione della regolite, la miscela di minuscole rocce e polvere sottile che ricopre la superficie della Luna e contiene in abbondanza Elio-3, una vera e propria sostanza rara sulla Terra che renderebbe molto efficiente la fusione termonucleare.

In contrasto con queste iniziative, gli annunci della NASA sui piani per il ritorno di una missione con equipaggio sulla Luna nel 2024 non sono stati sostenuti da una vera mobilitazione tecnologico-industriale sul terreno. Ciò rende piuttosto improbabile che possa essere mantenuto il programma stabilito dal presidente Trump e dal direttore della NASA Jim Bridenstine. L’economia americana a questo punto sembra ad anni luce di distanza da un programma d’urto che assomigli a quello che portò un astronauta sulla Luna cinquant’anni fa. In Europa, a parte il progetto per costruire una base lunare permanente in collaborazione con la Cina, chiamato “Moon Village”, non v’è un dibattito serio su come pianificare, finanziare e produrre le componenti di tale base e come trasportarle sul pianeta rosso.

Per il Cinquantenario dell’Apollo 11, pubblichiamo altri interventi al convegno sulla ricerca spaziale che Movisol tenne ad Ascoli Piceno nel luglio del 2009: