Di fronte al crac in arrivo, la BCE ripete gli errori del passato

Mentre si moltiplicano i segnali del crac finanziario in arrivo, la Banca Centrale Europea fa sapere di essere pronta a versare benzina sul fuoco. In un discorso pronunciato a Lubiana il 3 febbraio, il membro del Consiglio Esecutivo Benoit Coeuré ha affermato che, se scoppiasse una nuova crisi, la banca abbasserebbe i tassi già negativi, acquisterebbe titoli spazzatura o addirittura ricorrerebbe al finanziamento diretto dei governi per salvare il sistema.

“Senza ulteriori riforme, la prossima crisi potrebbe costringere la BCE a sperimentare i limiti del suo mandato. A seconda della natura della prossima crisi, potrebbero essere richieste azioni come portare i tassi a breve ancor più in territorio negativo. O l’acquisto di titoli più rischiosi di quelli di stato o delle imprese. O potremmo essere spinti pericolosamente vicini al finanziamento monetario dei governi”.

Coeuré ha quindi prefigurato tre “linee di difesa”: 1. Completare l’Unione Bancaria e il Mercato dei capitali; 2. Costringere i governi ad adottare politiche fiscali più rigorose; 3. Istituire un Fondo Monetario Europeo che fungerebbe sia da poliziotto dei bilanci nazionali, sia da strumento di investimento.

Naturalmente, nel caso di una crisi finanziaria codeste linee di difesa saranno sopraffatte più rapidamente della Linea Maginot. E comunque la probabilità che siano erette in tempo è vicina a zero.

Similmente, la task force della BCE (ESRB) presieduta dal banchiere centrale irlandese Philip Lane ha presentato una proposta per fornire ulteriore liquidità e introiti finanziari al sistema bancario tramite la cartolarizzazione del debito sovrano dei paesi dell’Eurozona. I titoli di stato sarebbero impacchettati in Sovreign Backed Bond Securities (SBBS) divisi in tre categorie, senior, mezzanine e junior (a seconda del rischio), e acquistati da un “veicolo” speciale che li piazzerebbe sul mercato. In pratica, le banche li acquisterebbero e li girerebbero alla BCE.

L’idea ha ricevuto il plauso della City di Londra e le critiche di ambienti politici tedeschi. Il vice capogruppo della FDP al Parlamento, Christian Duerr, ha rivolto un appello ai partiti impegnati nei colloqui per la Grande Coalizione affinché “agiscano sulla base della ragione e la respingano il più rapidamente possibile”. Un tale “Super-Bond” sarebbe una versione pubblica delle cartolarizzazioni immobiliari che hanno fatto scoppiare la crisi finanziaria, ha detto Duerr. “Anche se hanno un nome diverso, essi sono sempre titoli spazzatura. Questo non solo sarebbe il primo passo verso una messa in comune del debito, ma anche un alto rischio per l’Eurozona”.

Nel frattempo, il terzo anno consecutivo di risultati negativi di Deutsche Bank (DeBa) evidenzia il vero problema che l’UE si rifiuta di affrontare. DeBa ha fatto registrare mezzo miliardo di perdite prevalentemente nel settore investment, che ricordiamo vanta il primato mondiale di esposizione in derivati. Il crollo delle azioni dopo il profit-warning ci ha riportati a poco più di un anno fa, quando la megabanca era sull’orlo dell’insolvenza. La conclusione dovrebbe essere ovvia: il settore degli investimenti finanziari deve essere separato dal settore commerciale – non solo per quanto riguarda Deutsche Bank ma, se vogliamo impedire che il prossimo crac sbanchi le finanze pubbliche, le imprese e i cittadini, per il sistema bancario in generale.

Soltanto la netta separazione tra banche ordinarie e banche d’affari (Glass-Steagall) potrà evitare il crac.