Nel decennio trascorso dal Grande Salvataggio Bancario del 2008, il nostro sito è stato tra i pochissimi ad insistere sul fatto che il collasso dal sistema finanziario globale fosse solo stato rinviato, e che l’unica soluzione è la netta separazione tra banche d’affari e banche commerciali con la legge Glass-Steagall (nella foto, il LaRouchePAC manifesta in questo senso al Congresso). Ora, improvvisamente, tutti gridano al pericolo di collasso imminente del sistema, ma non offrono una soluzione.

Peggio, gli stessi personaggi e le stesse istituzioni responsabili della politica che ha perpetrato la bancarotta del sistema sostengono che un potenziale detonatore del collasso sia il debito combinato del settore non finanziario, pubblico e privato, in Cina. Quest’idea è stata alimentata, tra gli altri, dal rapporto China Economic Outlook del FMI lo scorso agosto. L’FMI sostiene che il debito del settore non finanziario della Cina balzerà dal 235% nel 2015 al 290% del PIL nel 2022.

Ma il debito cinese, in gran parte di natura commerciale – cioè riflettente investimenti nell’economia reale – non può essere paragonato a quello, impagabile, del sistema finanziario occidentale. Certo, le bolle finanziarie esistono anche in Cina (per esempio sul mercato azionario), ma grazie al regime di separazione bancaria l’economia cinese è protetta da un collasso della parte speculativa. Due studiosi cinesi, Li Shigang e Cao Yujin della Accademia di Ricerca Macroeconomica di Pechino, hanno confutato le argomentazioni del FMI in un articolo sul Global Times l’11 ottobre (vedi http://www.globaltimes.cn/content/1069831.shtml). Dopo aver sottolineato che il debito cinese in realtà sta diminuendo, essi scrivono che “a differenza di altri Paesi, la Cina detiene una quantità di attivi di grande qualità in aree come le infrastrutture, e ha flussi di cassa stabili che possono fare da cuscinetto nei confronti del debito. Sia le imprese di stato che le amministrazioni locali hanno attivi che o producono utili o possono essere facilmente monetizzati. Secondo l’Accademia Cinese delle Scienze Sociali, i titoli sovrani detenuti dal Paese valevano oltre centomila miliardi di yuan (oltre 15 mila miliardi di dollari) nel 2015, e gli attivi netti dei dicasteri governativi erano stimati oltre i ventimila miliardi di yuan. Questo indica che il governo cinese ha attivi netti a sufficienza per sostenere l’alto fardello del debito”.

I due studiosi cinesi rilanciano quindi la palla in campo avversario. Il Quantitative Easing applicato nelle principali economie sviluppate è la maggior fonte di instabilità del sistema, e citano i dati dell’Institute of International Finance che mostrano che “il debito globale ha toccato un nuovo record di 217 mila miliardi di dollari, ovvero il 327% del PIL, alla fine del 2016”.