di Massimo Lodi Rizzini

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Una veloce presentazione: parlo a nome dello Schiller Institute di Helga Zepp-LaRouche, conosciuta in Cina come la “Signora della Via della Seta” perchè dal 1971 è stata presente in quella nazione e, assieme a suo marito, l’economista americano Lyndon LaRouche, in Russia e in India, per diffondere i principi dell’economia fisica come base per lo sviluppo tecnologico e scientifico di nazioni e continenti; oggi, dopo oltre 40 anni di lavoro, l’idea della Nuova Via della Seta è appunto il programma economico di base del governo cinese e dei BRICS+.

Uno dei modi migliori per definire la civiltà, è quello di dire che la civiltà è la presenza, in un determinato territorio, di infrastrutture moderne e funzionali a disposizione dell’intera comunità.

Infatti la civiltà non può esistere e nemmeno svilupparsi laddove mancano strade, acquedotti, abbondanza di energia elettrica, scuole e ospedali, ponti, porti, tunnel; il tutto serve allo sviluppo e al mantenimento di un sano e produttivo apparato agro-industriale e alla formazione del personale specializzato, tecnico e scientifico, in grado di farlo funzionare e di favorirne lo sviluppo tecnologico costante.

Ma le infrastrutture non sono un dono della natura, esse esistono se e quando la capacità creativa dell’essere umano le immagina, le progetta e poi le costruisce.

Per rendere possibile tutto ciò occorre CREDITO, o meglio CREDITO PUBBLICO, poichè se le infrastrutture sono la civiltà, cercare di lucrare sulla civiltà è cosa sbagliata, e perchè l’idea stessa di CREDITO fa pensare al futuro, alla realizzazione di un mondo migliore per tutti, ed è per questo principio che la creatività umana si mette davvero all’opera e viene esaltata.

Una delle obiezioni più false è quella che dice “non ci sono soldi”: non è vero; non è vero perchè il mondo non ha mai visto la presenza di così tanti soldi come accaduto dal 2008 ad oggi, dove in vari modi, tempi e forme, il solo Occidente ha rovesciato sui mercati qualcosa come 30.000 miliardi tra dollari, euro, yen, franchi svizzeri, sterline, eccetera.

Il problema è che questi soldi sono andati ai mercati, alla finanza speculativa dunque, e non all’economia fisica e all’apparato produttivo; immaginate solo per un attimo che cosa sarebbe possibile fare con 30.000 miliardi di dollari, euro, ecc., se investiti in grandi opere infrastrutturali nel mondo intero…

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Allora è successo che i governi che rappresentano la metà della popolazione mondiale, i cosiddetti BRICS +, hanno pensato di fondare un loro sistema creditizio, attraverso la costituzione di nuove banche per lo sviluppo, quali la New Development Bank (NDB/NBS) dei BRICS, o la Asian Infrastructure Investment Bank (AIIB/BAII) voluta dal presidente cinese Xi Jinping alla quale parteciperanno 57 nazioni del mondo, tra le quali l’Italia. Questo fatto rappresenta la chiara volontà dei BRICS di uscire dal sistema monetarista britannico; volontà e necessità.

Queste banche nascono proprio dall’esigenza di fornire il credito per la progettazione e la realizzazione di quelle grandi opere infrastrutturali necessarie allo sviluppo della civiltà produttiva nel mondo intero, con particolare attenzione per quei continenti dove le infrastrutture sono carenti, fatiscenti o addirittura inesistenti (vedi). Dove mancano le infrastrutture, manca un sano sviluppo dell’economia fisica e quindi mancano la libertà e la prosperità a centinaia e centinaia di milioni di esseri umani.

Ovviamente esistono anche altri modi per finanziare i grandi investimenti pubblici: in Egitto, ad esempio, in meno di un anno hanno completato il raddoppio del Canale di Suez; il tutto è stato finanziato dal popolo egiziano, che ha sottoscritto il prestito da 8 miliardi di dollari che il governo del generale el-Sisi ha chiesto alla sua gente, e in pochi giorni tutta l’offerta è andata a buon fine, e fin da subito sono partiti i lavori per donare al mondo intero – queste le parole del presidente el-Sisi -, questa grande e moderna infrastruttura; l’Italia deve cogliere questo dono e allacciarsi ad esso con nuove e moderne infrastrutture, a cominciare dal Sud.

Tra i BRICS, la nazione che ha ideato e sviluppato i progetti più importanti è la Cina, che con le Nuove Vie della Seta, terrestre e marittima, ha in progetto la realizzazione di ogni sorta di infrastrutture in grado di favorire lo sviluppo dell’economia reale e del benessere sociale delle nazioni che in vari modi verranno interessate e direttamente toccate dalla costruzione delle infrastrutture ferroviarie, viarie, portuali, e delle indispensabili reti di produzione e di diffusione di energia elettrica da fonti ad alta densità di flusso, necessaria allo sviluppo tecnologico e produttivo di Asia, Medio Oriente, Africa, Europa e America Centrale e America Meridionale.

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Il principio seguito è quello della cooperazione tra nazioni e popolazioni, in modo da permettere la rinascita del principio del Trattato di Vestfalia (vedi qui e qui), che ricorda che la pace tra le nazioni sovrane esige che ciascuna di esse si sviluppi appieno, considerando come proprio interesse lo sviluppo delle altre, e viceversa; collaborazione e non competizione dunque: solo così si può costruire un futuro di benessere per tutti.

Per questo motivo i progetti che verranno finanziati dalle banche dei BRICS non verranno valutati con un approccio tipicamente monetarista e contabile, ma saranno guardati in un’ottica propria dell’economia fisica, dal momento che gli investimenti in grandi opere infrastrutturali ad alta intensità di capitale e di energia, sono in grado di creare più ricchezza fisica della ricchezza monetaria necessaria alla loro realizzazione, queste grandi opere non sono “costi” ma sono “investimenti produttivi”; più se ne faranno e maggiore sarà la nuova ricchezza diffusa prodotta.

Il ruolo dell’Italia

Storicamente e geograficamente, l’Italia è un ponte ideale di collegamento tra Europa e Africa, e questo ponte va costruito fisicamente proprio per progettare lo sviluppo congiunto dei due continenti, uno sviluppo alla Enrico Mattei, il grande imprenditore dell’economia pubblica italiana che già 60 anni fa voleva portare il progresso tecnologico in Africa e nel Medio Oriente, offrendo tecnologia e infrastrutture in cambio di materie prime; in nome dell’Italia, Mattei andava a costruire e non a saccheggiare.

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L’Italia, oggi, è in gran parte da ricostruire, da riparare, da innovare e da riprogettare, è quindi evidente che di lavoro da fare, lavoro urgente, in Italia (e in Africa e Medio Oriente) ce n’è per decenni; non esiste ragione per cui dobbiamo assistere alla chiusura delle fabbriche, alla disoccupazione e alle migrazioni di massa di giovani italiani che vanno all’estero, in gran parte a fare cuochi e camerieri, professioni nobili ma che non sono quelle capaci di creare NUOVA RICCHEZZA DIFFUSA (non sono quelle le professioni ad alta competenza scientifica e creativa che sono invece necessarie per risollevare l’umanità dal crollo sistemico in atto, per risolvere gli innumerevoli problemi che attanagliano e mortificano l’umanità). L’Italia, per diventare davvero il ponte di sviluppo e collegamento tra Africa ed Europa, necessita di infrastrutture moderne, di vie di collegamento veloci e capienti; necessita di TAV, di ponti, di tunnel, anche tunnel sottomarini – non solo il Ponte di Messina ma anche il ponte TUN-IT proposto da Enzo Siviero per collegare viariamente Africa e Sicilia – e poi necessita di ferrovie secondarie moderne, reti di metropolitane, di nuove e imponenti opere idriche affinché il Mezzogiorno torni a essere davvero una potenza agroindustriale; perchè il mondo ha fame, fame di sostanza e di qualità.

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Per dare dignità all’umanità, le infrastrutture sono necessarie e se ne devono costruire tantissime: un futuro di lavoro ad alta qualificazione pronto per l’uso. Visto che trovare credito è tecnicamente facile, si deve solo spingere sulla volontà di costruire un mondo più giusto, nel quale l’umanità venga prima dei mercati speculativi, prima dell’usura monetarista, nel quale il valore della vita umana e della creatività umana vengano prima della matematica finanziaria (che non è economia – l’economia sono gli esseri umani, l’economia è la capacità creativa umana messa al servizio delle generazioni presenti e future). Il futuro roseo e giusto non può esistere senza credito e senza infrastrutture.

Grazie per l’attenzione e buon lavoro.