Coronavirus: è necessaria la cooperazione internazionale, non il panico

L’epidemia del nuovo Coronavirus 2019-nCoV, scoppiata alla fine di dicembre a Wuhan, in Cina, ha colto di sorpresa le autorità cinesi e il resto del mondo. Quando il numero delle persone contagiate è arrivato a duecento, il governo centrale ha avviato una risposta all’epidemia e la rapidità delle misure prese è stata superiore a quella prevista da chiunque. Quando è apparso chiaro che l’epicentro della diffusione era il mercato di Wuhan, dove era insorto tra animali selvatici, la prima misura importante presa è stata quella di isolare la città.
Il 23 gennaio Wuhan, con una popolazione di oltre undici milioni di abitanti, è stata messa in quarantena, e le sole persone cui viene consentito di lasciare la città o entrarvi sono gli operatori sanitari e i medici necessari per contenere l’epidemia, molti dei quali giunti da fuori. Sono stati sospesi i traffici ferroviario e aereo, sono state imposte restrizioni sui viaggi su automezzi e i lavoratori di molte altre province, nelle quali si producono attrezzature mediche, hanno iniziato a fare gli straordinari per fornire il materiale necessario, per esempio le mascherine.
In meno di due settimane sono stati costruiti ex novo due ospedali con mille posti letto ciascuno, per ospitare i pazienti contagiati o dei quali si sospetti il contagio. Il 26 gennaio il Presidente Xi ha tenuto una riunione del Comitato Permanente dell’Ufficio Politico del Partito Comunista, nel corso della quale ha dichiarato che la lotta al virus è il compito primario del governo e del partito.
Anche se casi del virus si sono verificati in altri Paesi, essi sono collegati a persone che erano state a Wuhan di recente o in contatto con persone di quella città. Si sospetta anche la possibilità di un contagio asintomatico, il che significa che il virus può essere diffuso da persone contagiate, che però non ne mostravano i sintomi. Ciononostante, la decisione di mettere in quarantena tutta la città implica che la stragrande maggioranza dei contagiati si trova a Wuhan o nella circostante provincia di Hubei.
Gli strenui sforzi del governo cinese sono stati apprezzati dal direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità Tedros Adhanom Ghebreyesus, che ha visitato Pechino e incontrato il Presidente Xi. Ha dichiarato che la Cina merita un encomio per la rapidità con cui è riuscita ad analizzare il genoma e informare la comunità mondiale, per le misure straordinarie prese per contenere il contagio che, ha detto, “sono state prese raramente nel mondo”. “Le misure prese dalla Cina non solo proteggono i cinesi, ma anche i popoli di tutto il mondo” ha detto. Ha sottolineato il coinvolgimento personale del Presidente Xi, dicendo che egli abbia personalmente la situazione in pugno. Il 30 gennaio l’OMS ha dichiarato il virus un’emergenza sanitaria globale, ma al contempo ha esortato le nazioni a non reagire in modo esagerato, potendo ciò essere controproducente o condurre a un crac finanziario.
Tutti i laboratori del mondo, incluso lo U.S. Center for Disease Control, hanno collaborato sin dall’inizio per sviluppare un vaccino contro il virus. Ciononostante, la vergognosa dichiarazione del Ministro del Commercio americano Wilbur Ross, secondo cui la crisi avrà effetti sull’economia americana, insieme alla decisione di annullare tutti i viaggi da e per la Cina presa dall’Amministrazione di Trump, hanno creato in Cina il timore che alcuni a Washington vogliano trarre vantaggio da questa drammatica emergenza, che dovrebbe, invece, stimolare la ricerca mondiale sulle scienze biologiche per combattere le malattie per tutti. (Nella foto l’ospedale di Wuhan: nel giro di due settimane il governo cinese ne ha fatti costruire altri due per far fronte all’epidemia, un esempio per il mondo intero, Italia inclusa).