Il leader laburista britannico Jeremy Corbyn ha lanciato una campagna per la re-industrializzazione, “fabbrichiamo in Gran Bretagna”, con un discorso a Birmingham rivolto agli imprenditori. Anche se lo nega, Corbyn ha suonato un po’ come un Donald Trump laburista, includendo un duro attacco alla City di Londra. Corbyn ha accusato il Partito Conservatore di continuare a fare quello che ha sempre fatto: “Inchinarsi e adattare la politica agli interessi più bassi della City di Londra, ignorando le esigenze della maggioranza nei negoziati pasticciati per la Brexit” e ha fatto a pezzi la politica economica degli ultimi quarant’anni definendola “una sorta di pensiero magico” in cui “ci è stato detto che è un bene per il nostro Paese produrre sempre meno e affidarsi invece alla manodopera a basso costo all’estero per produrre importazioni, mentre ci concentriamo sulla City di Londra e il settore finanziario”. Ma il crac finanziario ha messo in luce la debolezza di questa politica. Negando di promuovere una politica protezionistica o nazionalista, ha detto: “Non si tratta di nazionalismo economico, ma di buon senso nell’investire nelle capacità che abbiamo qui migliorandole per il futuro”. “Nessuno ha mai detto prima che ho qualcosa in comune con Donald Trump. Sospetto che sia una novità per tutti e due”. Affermando che un governo laburista spenderà “il denaro pubblico in Gran Bretagna”, ha aggiunto: “lo Stato spende oltre 200 miliardi di sterline all’anno nel settore privato. Questa capacità di spesa da sola ci fornisce una leva per stimolare l’industria, incoraggiare le imprese ad agire nell’interesse del popolo incoraggiando imprese oneste, la correttezza, gli investimenti nell’innovazione, nei servizi di alta qualità e nel bene per le comunità. Per assicurare la prosperità qui, dobbiamo sostenere le nostre industrie, facendo in modo, ove possibile, che il governo sostenga le nostre industrie invece di limitarsi a supervisionarne il declino”.

Indicando il fatto che il governo ha delocalizzato in Paesi stranieri la produzione di navigli per la flotta britannica, a una società franco-olandese la produzione di passaporti britannici e a società straniere quella di materiale rotabile, Corbyn ha detto: “Abbiamo molte capacità di costruire vagoni ferroviari nel Regno Unito eppure ripetutamente negli ultimi anni questi contratti sono stati affidati all’estero, facendo perdere alla nostra economia investimenti cruciali, posti di lavoro per i lavoratori e gettito fiscale”. “Stiamo promuovendo il nazionalismo economico? No, stiamo promuovendo gli investimenti nell’industria del nostro Paese”.

Nel suo discorso Corbyn ha delineato una strategia in tre punti che potrebbe includere norme sugli appalti in modo che il governo sostenesse i posti di lavoro e l’industria, investisse nelle infrastrutture per ridurre i costi delle imprese e aumentarne l’efficienza, aumentasse gli investimenti nell’istruzione e nella formazione creando un National Education Service; e programmi per sostenere le piccole e medie imprese creando una banca nazionale per gli investimenti e una rete di banche regionali di sviluppo.

Corbyn ha sottolineato che tra il 1970 ed il 2007 il settore finanziario è aumentato dal 5 al 15% del PIL mentre la produzione industriale è scesa dal 32% al 12%.

Per riequilibrare l’economia egli intende “eliminare i soldi sporchi dalla City di Londra” e “cambiare la tassazione per disincentivare la speculazione finanziaria, per esempio con la nostra tassa sulle transazioni finanziarie”.

Corbyn ha proposto che il Regno Unito negozi un’unione doganale con l’UE. “Non avviene spesso che il Partito Laburista sia d’accordo con l’Institute of Directors, il CBI e il TUC: abbiamo bisogno di negoziare una nuova unione doganale”, ha detto.