Conferenza internazionale dello Schiller Institute: dedicata alla memoria di Lyndon LaRouche

“Fantastica”, “stimolante”, “magnifica ma impegnativa” sono aggettivi usati da molti dei partecipanti alla conferenza internazionale dello Schiller Institute tenutasi il 16-17 novembre 2019 nei pressi di Francoforte sul Meno, intitolata “Il futuro dell’umanità come specie creativa”.
La conferenza è stata aperta da Helga Zepp-LaRouche (foto), fondatrice e presidente dello Schiller Institute, con un riferimento alle turbolenze politiche (Hong Kong, Bolivia, minaccia di impeachment negli Stati Uniti) che riflettono lo scontro in atto tra il vecchio paradigma oligarchico e il nuovo paradigma di relazioni internazionali basato sulla cooperazione win-win.
Per assicurare la vittoria di quest’ultimo, ha spiegato, si è deciso di dedicare la conferenza alla memoria del consorte da poco scomparso, “il grande statista, economista e idealista Lyndon LaRouche”, non come un tributo al passato “ma come impegno solenne a tenere in vita e diffonderne le idee, che rappresentano l’indispensabile soluzione ai problemi esistenziali che la civiltà affronta oggi. Le soluzioni proposte da LaRouche sono assolutamente realizzabili, ma richiedono un approccio mentale completamente diverso da quello della maggior parte dei governi e delle popolazioni europee. Per trasformare l’approccio da quel che può solo condurre alla catastrofe in quel che permetta la realizzazione delle soluzioni a portata di mano è assolutamente indispensabile comprendere il metodo scientifico di LaRouche”.
Helga Zepp-LaRouche ha quindi fatto vari esempi di quel metodo, come il contributo unico di LaRouche alla scienza dell’economia fisica, il suo incontrastato successo nei pronostici economici e i programmi di sviluppo che elaborò, assieme allo Schiller Institute, nel corso dei decenni.

Il ruolo dell’Europa nel nuovo paradigma

La prima sessione ha affrontato diversi aspetti della situazione strategica e ascoltato proposte per cambiamenti. Per motivi di spazio possiamo solo accennare brevemente ai temi trattati e sollecitiamo i lettori a prendersi un po’ di tempo per guardare le videoregistrazioni, molte delle quali sono già disponibili o saranno pubblicate a breve sul sito schillerinstitute.com.
Alla signora Zepp-LaRouche ha fatto seguito Wang Weidong, consigliere e direttore commerciale dell’ambasciata cinese in Germania, che ha passato in rassegna i progressi e le occasioni future della Nuova Via della Seta in Europa. Wang ha ringraziato lo Schiller Institute in particolare perché, “a differenza della maggior parte dei pensatoi occidentali” comprende bene lo spirito della BRI e offre “una buona piattaforma per lo scambio e il dialogo” tra ospiti di diverse nazioni.
Natalia Vitrenko, presidente del Partito Socialista Progressista dell’Ucraina (PSPU) e un’amica dei coniugi LaRouche dal 1995, ha tratteggiato un quadro impressionante della distruzione del proprio paese operata negli scorsi decenni nel nome del “libero mercato” e ha auspicato la “soluzione LaRouche” per tutta l’Europa.
Le ha fatto seguito il prof. Andrei Ostrovskii, vicedirettore dell’Istituto di Studi sull’Estremo Oriente dell’Accademia delle Scienze Russa, che ha parlato dell’Unione Economica Eurasiatica promossa dalla Russia e della Nuova Via della Seta promossa dalla Cina come strategie complementari per lo sviluppo delle infrastrutture e dell’economia.
Le infrastrutture nell’Europa Meridionale sono state il tema trattato da Enzo Siviero, rettore della Università eCampus, che ha presentato due sistemi di collegamento composti da gallerie e ponti, tra Tunisia e Italia il primo (TUNeIT) e tra Grecia, Albania e Italia (GRALBeIT) il secondo.
L’ambasciatore Leonidas Chrysantopoulos ha contrastato gli orrendi effetti della politica dell’UE sulla Grecia con le occasioni presentate dalla collaborazione con la Belt and Road Initiative.
È stato seguito da Alain Corvez, consulente strategico francese, che ha paragonato la soluzione di LaRouche per il Medio Oriente a quelle, finora fallite, tentate dall’Occidente riguardo al conflitto israelo-palestinese.
Il ruolo molto promettente dell’Africa nel nuovo paradigma è stato affrontato da Diogene Senny, presidente della Lega Panafricana Umoja, che ha dichiarato la disponibilità della propria organizzazione a collaborare con lo Schiller Institute per portare completamente l’Africa nella Belt and Road e fare del continente un partner integrale dell’Alleanza delle Quattro Potenze (Cina, India, Russia e Stati Uniti) proposta da LaRouche.

La scienza contro l’ideologia

La seconda sessione è stata dedicata ai “Temi scientifici fondamentali del futuro e della Nuova Via della Seta nello spazio” e ispirata all’impegno di LaRouche a favore della ricerca alle frontiere della scienza, con enfasi speciale sullo sviluppo dell’energia di fusione e sull’esplorazione dello spazio. L’ex candidato presidenziale francese Jacques Cheminade ha polemizzato con il “pragmatismo” oggi dominante in un’Europa senza una visione per il futuro.
Sébastien Drochon, del team scientifico dello Schiller Institute francese, ha parlato del bisogno di realizzare il “villaggio lunare” attraverso la collaborazione internazionale, come primo necessario passo verso Marte. Egli ha ridicolizzato coloro che definiscono “utopistico” e uno spreco il programma spaziale, affermando che “lo scopo dell’avventura nello spazio non è fuggire dai problemi sulla terra, ma di affrontarli e risolverli”.
L’ultimo intervento è stato quello di Megan Beets e Jason Ross dagli Stati Uniti. I due giovani hanno lavorato per diversi anni con Lyndon LaRouche nel “basament team” scientifico. Aiutati da brani di video e di audiotracce, i due hanno offerto un ampio quadro dell’approccio veramente rivoluzionario alla scienza che ha caratterizzato l’opera di tutta una vita per LaRouche.

Un pensatore profondamente umanista

La seconda giornata è iniziata con una sessione straordinaria sul tema “Chi è Lyndon LaRouche?”. Si è trattato di un’appassionata presentazione delle idee, dell’autorità morale e del contributo di LaRouche alla causa dello sviluppo dell’umanità, offerta da relatori che hanno conosciuto e ammirato LaRouche, oltre che aver collaborato con lui.
L’ex Vice premier della Cecoslovacchia Josef Miklosko, amico di LaRouche da trent’anni, ha aperto i lavori. Riferendosi a lui come “il Sakharov americano”, Miklosko ha raccontato il proprio impegno nello sforzo di ottenere la liberazione e successivamente la riabilitazione di LaRouche.
Dennis Small, uno dei primi collaboratori di LaRouche e coordinatore dello Schiller Institute per l’America latina, ha dichiarato: “La riabilitazione di LaRouche è il tema strategico centrale dei nostri tempi”, sottolineando che “la giustizia per l’uomo significa giustizia per le sue idee”. L’incarcerazione di LaRouche privò l’umanità di quelle idee tanto necessarie per la sopravvivenza del pianeta, idee che oggi sono ancor più richieste.
“L’uomo che avrebbe dovuto diventare Presidente” è stato il titolo dell’intervento successivo, pronunciato da Theo Mitchell, ex senatore dello Stato della Carolina del Sud che fu bersagliato (nella cosiddetta “operazione Frühmenschen”) dallo stesso apparato del Dipartimento di Giustizia e dell’FBI che perseguitò LaRouche. Ha parlato del proprio impegno a “battersi per la causa delle moltitudini” e di come abbia “elevato tutti noi”
Dall’Italia, l’economista Nino Galloni (foto) ha parlato su “Patria, nazione e Stato nel pensiero di Sturzo, Dossetti e LaRouche”. Facendo un excursus sul conflitto che ha lacerato i cattolici italiani tra “dossettiani” e “sturziani” nella politica italiana, Galloni ne ha indicato il superamento nell’idea larouchiana della funzione dello Stato inserito in un sistema di Stati sovrani che cooperino nella tradizione del Trattato di Westfalia del 1648.
“L’importanza delle idee di LaRouche per il mondo arabo” è stato invece il titolo dell’intervento di Hussein Askary, coordinatore per l’Asia sud-occidentale dello Schiller Institute, che ha mostrato un video di saluti da Fouad Al-Ghaffari, presidente della Rete per lo Sviluppo dei BRICS in Yemen, la cui partecipazione alla conferenza è stata resa impossibile dal´blocco militare dell’aeroporto di Sana’a. Askary ha spiegato come LaRouche l’avesse provocato, nel primo incontro, sulla natura del suo rapporto con l’Islam. Ha poi presentato la propria iniziativa per avviare una “Scuola telematica dell’economia fisica larouchiana” in lingua araba, per diffonderne le idee nel mondo arabo e inocularlo contro i giochi della geopolitica britannica.
Fu nel 2000, durante la crisi finanziaria, che Claudio Giudici, oggi presidente del sindacato Uritaxi, incontrò per la prima volta LaRouche. Come un vero rivoluzionario, egli “era radicale nelle idee, ma moderato nel metodo, sebbene creativo grazie alla cultura classica”. Fiorentino D.O.C., Giudici ha definito LaRouche un “pensatore universale” nella tradizione del grande Rinascimento fiorentino.
Harley Schlanger, ex portavoce nazionale di LaRouche, ha parlato su “Dove va l’America? La soluzione larouchiana è la via d’uscita dal caos”. Sviluppando il tema della politica hamiltoniana sostenuta da LaRouche in contrapposizione con quella dell’Impero Britannico, Schlanger ha affermato che se vorranno salvarsi, gli Stati Uniti dovranno adottare la proposta larouchiana di Accordo tra le Quattro Potenze nella cornice della Belt and Road Initiative.
Nella discussione, Helga Zepp-LaRouche ha proposto di stilare una risoluzione rivolta al Presidente Trump con la richiesta di riabilitare LaRouche, proposta approvata per acclamazione.

Verso una Via della Seta culturale

La sessione finale è stata dedicata a “Bellezza e Arte classica come vocazione dell’umanità”. La prima relatrice, la direttrice del Manhattan Chorus Project dello Schiller Institute Diane Sare, ha parlato in particolare del bisogno urgente di allontanare la gioventù dalla cultura della violenza e della bruttezza in cui è cresciuta, coinvolgendola nella cultura classica. Ella ha anche dato molti esempi della propria esperienza nell’organizzare cori polifonici nella regione di New York.
Antonella Banaudi, famoso soprano e insegnante di canto, ha lavorato intensamente con lo Schiller Institute per ripristinare l’accordatura scientifica (o verdiana) del La=432 Hz. Usando l’esempio della proporzione aurea, ha mostrato come sia assurdo separare arte e scienza e ha ringraziato LaRouche per averla sensibilizzata sull’unità di questi due campi.
“Il contributo unico dello spiritual dei neri alla letteratura classica in America” è stato il tema dell’intervento finale di Elvira Green, mezzosoprano da trent’anni membro della Metropolitan Opera di New York. “È attraverso la bellezza dell’anima che si procede verso la vera libertà”, ha dichiarato la Green, ricordando che la bellezza dell’animo umano è al centro di ogni spiritual.
Helga Zepp-Larouche ha concluso i lavori della conferenza ripetendo che “ci troviamo in un incredibile cambiamento epocale. Non v’è dubbio che il sistema stia arrivando alla fine. Non sappiamo esattamente come sarà il nuovo sistema, ma sappiamo che i principii su cui si baserà dovranno essere in linea con il pensiero di Lyn. Dobbiamo emanciparci dalle opinioni del mondo liberista dove, come diceva Lyn, è lecito cambiare genere dieci volte al giorno. Facciamo della ricerca della verità ciò che definisce la vita sociale dei popoli”.
La fondatrice dello Schiller Institute ha concluso con un vibrante appello ad attivarsi per contribuire alla campagna dello Schiller Institute per un movimento rinascimentale in qualsiasi forma possibile.
Rinnoviamo l’invito a guardare i video della conferenza, che saranno postati nelle varie lingue su https://schillerinstitute.com/.