Il Forum per la Cooperazione Cina-Africa, che si è tenuto a Pechino il 3 e 4 settembre, ha riunito i capi di stato e di governo di tutti i Paesi africani e le loro controparti cinesi, all’insegna del titolo: “Cina e Africa: verso una comunità sempre più forte dal destino condiviso tramite la cooperazione win-win”. Parallelamente al vertice, oltre mille rappresentanti di oltre seicento imprese africane e istituti di ricerca hanno partecipato alla Conferenza degli Imprenditori Cinesi e Africani, il cui scopo è promuovere l’industrializzazione, gli investimenti, il commercio e la connettività delle infrastrutture tra Cina e Africa.

Il Presidente Xi Jinping ha aperto la manifestazione con un discorso di apertura sul tema: “camminare assieme verso la prosperità”. In verità, gli investimenti cinesi hanno già trasformato il continente e alimentato la speranza di poter debellare la povertà. Alcune cifre: gli scambi tra Africa e Cina hanno raggiunto i 116 miliardi di dollari nel periodo gennaio-luglio 2018, con un aumento del 19% rispetto allo stesso periodo del 2017. E contrariamente a quanto si pensi, la bilancia commerciale è equilibrata, con importazioni ed esportazioni entrambe sui 55-60 miliardi.

I buoni rapporti tra Africa e Cina non sono cosa nuova. Negli ultimi ventotto anni i Ministri degli Esteri cinesi hanno sempre scelto l’Africa come prima meta annuale dei loro viaggi all’estero. Lo stesso FOCAC fu fondato nel 2000 e si tenne due volte successivamente, nel 2006 e nel 2015. È nuovo invece l’impatto dell’Iniziativa Belt and Road negli ultimi cinque anni. Al vertice del 2015 in Sud Africa, la Cina promise finanziamenti nell’ordine dei 60 miliardi di dollari per realizzare dieci grandi piani di cooperazione, nel campo dell’industria, dell’agricoltura, delle infrastrutture, della sanità, della lotta alla povertà, ecc.. Furono annunciati anche investimenti nell’istruzione e nella formazione.

Da allora, i finanziamenti sono provenuti anche dal Silk Road Fund, dalla New Development Bank dei BRICS e da imprese private cinesi, come ha recentemente sottolineato l’ambasciatore cinese al FOCAC Zhou Yuxiao. Quest’anno sarà firmato un nuovo piano d’azione, poiché quasi tutti i dieci piani lanciati nel 2015 sono stati messi in atto. Ora la sfida, secondo Zhou, è di integrare meglio la Belt and Road con l’Agenda 2030 dell’ONU, l’Agenda 2063 dell’Unione Africana e i vari piani nazionali dei Paesi africani.

L’input cinese degli ultimi anni ha già arrecato più progresso che non secoli di dominio occidentale, come numerosi leader africani spesso sottolineano (vedi sotto). L’Europa avrebbe potuto assicurare lo sviluppo dell’Africa ma ha scelto di non farlo per motivi ideologici, nel nome del neocolonialismo. E ora che la Cina lo sta facendo, quelle stesse forze accusano i cinesi di volersi solo accaparrare le materie prime e di attirare gli ingenui leader africani in una “trappola del debito”, quando questo è precisamente ciò che ha fatto la politica colonialista.