Che cosa pensa veramente Trump sul commercio

Alla conferenza dello Schiller Institute a Manhattan il 13 settembre, Roger Stone (foto), amico e collaboratore di Donald Trump da quarant’anni, ha spiegato alcuni tratti del pensiero trumpiano in tema di economia. In particolare, ha sottolineato che, in sostanza, non v’è alcuno, nello staff della Casa Bianca, che abbia appoggiato il candidato Trump, con l’eccezione di Kelly Anne Conway e, a titolo privato, da Larry Kudlow.

Helga Zepp-LaRouche ha chiesto a Stone se a suo avviso Trump possa essere convinto a collaborare con la Belt and Road in Paesi terzi, come miglior modo di assorbire il deficit commerciale con la Cina. Stone si è detto d’accordo con l’approccio, ma ha chiarito che, secondo lui, Trump “non è un grande amante dei dazi. Io penso che li usi come strumento, come tattica per attirare l’attenzione delle persone con cui vuole negoziare e spingerle a trattare. Il Presidente ha detto spesso di essere favorevole al libero scambio, ma vuole uno scambio equo, reciproco. Non è meglio un accordo commerciale vantaggioso per ambo le parti, piuttosto che il NAFTA, ad esempio, che sembra vantaggioso per i nostri partner ma non per noi?”.

Stone ritiene anche che la “diplomazia personale” nei confronti del Presidente Xi sia il modo di “ottenere risultati. L’unico modo in cui il Presidente può aggirare i propri consiglieri, che rispondono al deep state, è su richiesta urgente dei cinesi. Dal suo punto di vista, il Presidente potrebbe dire: ‘Beh, i dazi hanno funzionato, hanno riscosso l’attenzione dei cinesi che si erano avvantaggiati su di noi in qualche area’” e ora sono pronti a negoziare.

La politica commerciale di Trump e l’imposizione dei dazi riflettono, secondo Stone, il rifiuto degli accordi multinazionali a “taglia unica” e il favorire il “sedersi con Paesi individuali – Regno Unito, Francia, Germania, Cina, Russia – e negoziare accordi bilaterali che facciano riferimento ai punti di forza e di debolezza di quei Paesi singoli e del nostro Paese. Si tratta di un approccio molto più intelligente di quello con trecento nazioni a ‘taglia unica’, che non è servito molto al nostro Paese”.

In genere, Stone ha dichiarato che vi potrebbe stare un vertice dei Big Three o Big Four “in cui potremmo fare un sostanziale progresso su questi temi. Sarebbe molto meglio, dal punto di vista della prosperità mondiale e del nostro stesso Paese, cooperare con la Cina e con la Russia invece di lanciare una guerra commerciale”.