Brasile: il ruolo del Dipartimento di Giustizia americano nella vittoria di Bolsonaro

Come era previsto, il capitano della riserva dell’esercito Jair Bolsonaro ha vinto anche al secondo turno delle elezioni presidenziali brasiliane, ottenendo il 55% dei voti mentre il candidato del Partito Laburista, Fernando Haddad, ha ottenuto il 45%. Il nuovo Presidente entrerà in carica il 1 gennaio 2019 e fungerà da portaborse degli interessi di Londra e di Wall Street, che hanno attaccato duramente il Brasile negli ultimi due anni con la versione carioca dell’operazione “Mani pulite”, soprannominata in Brasile “Lava Jato” (Operazione “auto lavaggio”).

L’indicazione più chiara che Wall Street e Londra controlleranno il prossimo governo sta nel fatto che il giudice addestrato al Dipartimento di Stato americano Sergio Moro, che era a capo dell’inchiesta “Lava Jato” e lavorava col Dipartimento di Giustizia (DOJ), abbia accettato l’invito di Bolsonaro a diventare “super ministro della Giustizia” nel suo governo.

L’affermazione secondo la quale Bolsonaro avrebbe vinto per il suo atteggiamento “duro” contro il crimine è una fake news. L’unico motivo per cui ha vinto è che i britannici e il Dipartimento di Giustizia americano, agendo per mano del giudice Moro, sono riusciti a condannare e incarcerare l’ex Presidente Inácio Lula da Silva lo scorso aprile con accuse di corruzione, impedendogli di candidarsi alle elezioni. Viene generalmente riconosciuto il fatto che, se gli fosse stato permesso di candidarsi dal carcere, Lula avrebbe vinto le elezioni con facilità. Lula e Dilma Rousseff (sua alleata, Presidente dopo di lui e anch’ella destituita nell’agosto 2016 nell’ambito dell’operazione “Lava Jato”) erano decisi fautori della cooperazione tra i BRICS e a favore dell’Iniziativa Belt and Road della Cina. Sotto la direzione di Moro, non solo sono stati eliminati due leader politici molto popolari, ma sono state anche indebolite le basi produttive e scientifiche della principale economia dell’America Latina (ottava al mondo).

Insieme al caos economico provocato dal successore della Roussef, il patetico Michel Temer, l’offensiva giudiziaria ha esacerbato il caos politico e la polarizzazione, gettando le basi per la vittoria di Bolsonaro. In passato, costui era noto come un provocatore e un parlamentare mediocre e veniva spesso ridicolizzato, ma anni di articoli del New York Times gli hanno dato una reputazione internazionale. È indicativo che la sua base siano gli squadristi addestrati e finanziati dai liberisti di Londra (in particolare l’Atlas Foundation), che guidarono le manifestazioni di piazza per chiedere l’impeachment di Dilma Rousseff nel 2016.

Il governo Bolsonaro includerà noti esponenti della finanza globale: l’economista di Chicago Paulo Guedes come Ministro del Tesoro e il già citato Moro come super-guardasigilli. Guedes ha già annunciato un programma neoliberista e Moro ha dichiarato che il suo passaggio al governo non rallenterà le inchieste a sfondo politico. Ma persino i suoi sostenitori sono preoccupati dal fatto che la nomina di Moro rappresenti un ovvio conflitto d’interessi e avvalori le accuse di inchiesta politicamente motivata rivolte contro “Lava Jato”.