Questa mattina a Massa Finalese (MO) ha avuto luogo una manifestazione di cittadini preoccupati dall’inquinamento dell’aria determinato da una centrale elettrica a biomasse. Nei giorni scorsi si è avuto il terzo o il quarto rogo spontaneo in meno di un anno.

Un ennesimo caso di “ce lo chiede l’Europa”: la centrale è frutto della conversione del locale zuccherificio, avvenuta nel momento in cui i sacerdoti della Mano Invisibile decisero che non fosse appropriato conservare un settore industriale sovvenzionato.

L’attivazione della centrale, ci ricorda un cittadino da noi intervistato dopo aver detto la sua al microfono, è avvenuta in violazione di uno specifico e sostitutivo accordo di filiera. Sorgo in cambio di barbabietole nei campi, ma solo se si fosse stati in grado di dimostrare che la filiera agricola del sorgo avrebbe garantito complessivamente una resa. Qualche anno di sperimentazione dimostrò che bruciare sorgo per ottenere energia elettrica non sarebbe stato conveniente, ma si decise comunque di procedere. Anche in cognizione del fatto che il sorgo s’incendia facilmente.

Il risultato è, secondo questo cittadino, che per rendere più sicura la centrale la quantità di sorgo è stata ridotta dal 100% al 25% in massa. Il 75% mancante è ora fatto di paglia e residui della lavorazione del mais,in sé assai meno costosi. Se potessero, afferma, i gestori della centrale ridurrebbero a zero la quantità di sorgo, ma ciò significherebbe un assurdo.

Perché continuare, allora? Perché l’energia elettrica comprata alla centrale è rincarata di legge in quanto la fonte è ecologica. Le sovvenzioni, quindi, vanno bene se rispondono al volere di chi… le biasima.

Soprattutto, vanno bene per lo sfruttamento di fonti energetiche poco dense, ma non per sfruttare l’atomo.

Proprio in tema di energia atomica, a ognuno dei presenti (78) il nostro movimento ha consegnato un volantino (qui sotto allegato) con lo scopo di fornire qualche ingrediente utiile al dibattito tra i manifestanti e l’amministrazione locale, e di porre in risalto l’aspetto tragico di aver mancato, con l’abbandono del settore nucleare, una sfida strategica e di continuare a ignorarlo anche quando si cercano alternative razionali.

“Basta fumo, tranne quando mi piace”.

Biomasse o atomi?
Il testo del volantino

Grazie a una soffiata di Prometeo, i cavernicoli scoprirono il fuoco. Da quel momento, per migliaia di anni abbiamo bruciato legna per mangiare, scaldarci, lavorare i metalli, ecc. Ma i nostri antenati ignoravano gli atomi. Se non sapessimo che dai nuclei atomici si può estrarre energia e che la resa è nettamente superiore a quella di un processo di combustione, saremmo giustificati nel continuare a rischiare roghi per produrre energia.

Come dimostrano le valutazioni non ideologiche dei disastri di Cernobil e di Fukushima, la produzione di energia elettrica per via nucleare è la più sicura tra tutte le modalità finora pensate. Più sicura e con meno vittime per ogni unità di energia prodotta. E invece, tutti ci lamentiamo del nucleare ma nessuno dei morti nelle miniere di carbone o delle vittime delle esplosioni nel settore del GPL. Sono morti normali, già messe nel conto…

Come è stato messo in evidenza nei recenti disastri, non ambientali ma di omissione, in occasione degli uragani Irma, Harvey, ecc. le centrali nucleari sono rimaste le uniche in funzione, a garantire la preziosa fornitura di energia elettrica.

Dalle ciminiere delle centrali nucleari si innalzano nuvole di vapor acqueo, da quelle che bruciano carbone, gas o altri idrocarburi, escono anche materiali radioattivi, naturalmente presenti nei giacimenti delle relative risorse. Lo sapevate?

Il nostro movimento ha sempre difeso la ricerca e lo sfruttamento dell’energia nucleare, in particolare sostenendo la necessità di passare rapidamente alla fusione nucleare. Tramite questo processo di fusione nucleare da un litro d’acqua marina si potrebbe liberare l’energia ottenibile da 300 litri di benzina, da dieci litri quella ottenibile da due tonnellate di carbone.

Un progetto battezzato con l’acronimo di LIFE (Laser Inertial Fusion Engine, in italiano Motore di Fusione Inerziale a Laser), promette di produrre una potenza elettrica nell’ordine dei GW (miliardi di watt) ogni giorno, per 50 anni, senza la necessità di rifornire il reattore con nuovo “combustibile” e minimizzando la produzione di residui di reazione. [vedi “Fusione nucleare per secoli, senza aspettare (altri) decenni”, 2009]

Non vi sono limiti allo sviluppo, né alle risorse naturali.

Trovarsi a gestire con imbarazzo una centrale a biomasse è la conseguenza di aver creduto il contrario, di aver creduto alla propaganda del Club di Roma e di altri esponenti della concezione maltusiana (“siamo troppi sul pianeta”) che hanno favorito le pratiche dell’austerità che, dopo aver mietuto vittime in Africa, ha raggiunto livelli letali, da genocidio, anche qui.

È ora di cogliere l’ironia della sorte.

PDF > Volantino distribuito

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Riconvertire l’industria dell’auto per costruire nuove centrali nucleari, 2005

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Spazio e fusione nucleare: motori della ripresa economica, 2010

Una breve analisi sulla domanda energetica italiana, 2012

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