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Author Archives: Redazione MoviSol

Gli agricoltori tedeschi manifestano contro l’agenda verde dell’UE

Il 26 novembre, quasi 15.000 agricoltori e 5.600 trattori da tutte le parti della Germania hanno invaso le strade di Berlino nella più grossa protesta del settore agricolo da molti anni. Gli agricoltori protestavano contro l’agenda “verde” radicale dell’Unione Europea, che si propone di creare un'”agricoltura sostenibile” vietando i pesticidi e gli erbicidi e facendo pagare agli agricoltori l’aumento delle emissioni di “gas serra”. I dimostranti avevano issato sul trattore cartelli con slogan come “il vostro cibo viene dalla nostra terra”, “senza di noi nulla avrete da mangiare” e “le nostre piante catturano la vostra CO2 – senza fertilizzanti, niente piante”.
Oltre che a Berlino, da settimane si tengono manifestazioni con i trattori in varie regioni tedesche. A Berlino il Ministro dell’Agricoltura Julia Klöckner, che ha parlato ai manifestanti, è stata fischiata quando ha finto di comprendere i motivi della protesta ma al contempo ha difeso l’agenda UE, sostenendo che “non c’è alternativa”. Quando si è alzata a parlare il Ministro dell’Ambiente Svenja Schulze, molti manifestanti le hanno voltato dimostrativamente le spalle e l’hanno fischiata, costringendolo a lasciare il palco dopo pochi minuti.
Gli agricoltori denunciano i continui attacchi da parte dei media dominanti e di quegli strati della popolazione che hanno subìto il lavaggio del cervello della loro propaganda. Parlando alla manifestazione di Berlino, una donna ha riferito che i suoi figli sono stati bollati a scuola come “torturatori di animali” e “assassini di insetti”.
Gli agricoltori hanno espresso la propria indignazione per il fatto che le terre degli agricoltori indebitati sono acquistate dalle banche e da altri istituti non agricoli. Nell’Est della Germania, il 50% del terreno coltivato è già nelle mani di non agricoltori. Inoltre, si discute di trasformare gli agricoltori in produttori di energia, riconvertendo le aziende agricole in enormi campi per pannelli solari!
Lo Schiller Institute è intervenuto a Berlino con un volantino nel quale chiede di difendere le aziende agricole a conduzione familiare contro i conglomerati agro-industriali, di ristrutturare le banche sul modello della legge Glass-Steagall e di istituire un sistema di prezzi remunerativi che consentano un reddito decente agli agricoltori e ai nuovi investimenti nel loro settore. Si propone anche il ritorno a prestiti agevolati per la produzione agricola e la cancellazione dei debiti degli agricoltori pesantemente indebitati, per tutelarli da pignoramenti e sfratti.
L’ondata di proteste degli agricoltori dall’inizio di ottobre ha costretto la Cancelliera Angela Merkel a promettere un “dialogo” e organizzare un incontro speciale a Berlino il 2 dicembre, con quaranta organizzazioni agricole e altri gruppi e istituti.

La follia dei cambiamenti climatici: ideologia e finanza contro la scienza in Europa

La conferenza dell’ONU sui cambiamenti climatici (COP25) si è aperta il 2 dicembre a Madrid con titoloni apocalittici sul futuro del pianeta. I 197 Paesi si riuniscono per dodici giorni per stabilire nuovi obiettivi di riduzione delle emissioni di anidride carbonica a livello mondiale, che vadano oltre gli obiettivi stabiliti dalla COP21 a Parigi nel 2015.
Tuttavia, nonostante l’isteria e le dichiarazioni di intenti, nessuno si aspetta che tali obiettivi vengano effettivamente raggiunti, poiché la quantità di emissioni è aumentata negli ultimi anni, nonostante le misure adottate, soprattutto in Europa. La diminuzione recentemente registrata è dovuta alla deindustrializzazione, che avrà certamente effetti più disastrosi di qualsiasi aumento del 2% della temperatura.
Ciononostante, il dibattito serrato continua senza sosta, come dimostrano gli sviluppi che seguono:
Greta Thunberg e la Banca d’Inghilterra? Una stella della messinscena madrilena dovrebbe essere, ancora una volta, la giovane Greta Thunberg, che ha dimostrato di essere uno strumento molto utile dell’élite finanziaria transatlantica intenzionata a creare una nuova “bolla verde” per salvare l’attuale sistema bancario e finanziario. Per coloro che ancora dubitavano, il gatto è ora fuori dal sacco.
Infatti, la BBC ha scelto la Thunberg come conduttrice di una puntata del proprio programma radiofonico più importante, tra Natale e Capodanno, in linea con la propria tradizione. E chi è la prima persona che Greta intervisterà come ospite di riguardo? Nientedimeno che Mark Carney (foto), il governatore della Banca d’Inghilterra! Il signor Carney, come abbiamo riferito, ha apertamente sostenuto che i “rischi climatici” devono essere al centro di tutte le future decisioni finanziarie e che gli investimenti devono essere limitati a progetti a basse emissioni.
Si può presumere che Greta sia rimasta colpita da Carney alla conferenza dell’ONU sul clima a settembre, dove ha parlato poco dopo di lei, dando pieno sostegno alle sue paure irrazionali.
Il Parlamento europeo parla di emergenza climatica. In vista della COP25, il Parlamento Europeo ha adottato il 29 novembre una risoluzione che dichiara l'”emergenza” climatica e ambientale in Europa e nel mondo. Il testo, che è stato approvato con 429 voti a favore, 225 voti contrari e 19 astensioni, invita la Commissione europea a garantire che tutte le proposte legislative e di bilancio pertinenti siano pienamente allineate con l’obiettivo di limitare il riscaldamento globale al di sotto di 1,5°C.
Un’altra risoluzione prevede l’impegno dell’UE a raggiungere la neutralità climatica il più presto possibile, al più tardi entro il 2050, ed esorta Bruxelles a presentare la propria strategia alla conferenza COP25 in corso. Tutto ciò è in linea con la priorità stabilita dalla nuova presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen nel proprio “New Deal verde”, ma gli eurodeputati la invitano ad andare oltre e a fissare un obiettivo di riduzione del 55%, superiore al 40% ora previsto, delle emissioni di “gas serra” entro il 2030.
Nessuna libertà di parola per le voci critiche. L’Istituto Europeo per il Clima e l’Energia (EIKE) si batte attivamente contro l’affermazione che il “cambiamento climatico” è solo “provocato dall’uomo” e ignora altri, molto più convincenti fattori. La conferenza internazionale pianificata da mesi per il 22-23 novembre in un centro per conferenze a Monaco di Baviera ha quasi dovuto essere cancellata a fronte dell’improvviso annullamento del contratto da parte dei responsabili di quel centro, oggetto nei giorni precedenti di minacce da parte di cosiddetti manifestanti “antifascisti”. Fortunatamente è stata trovata all’ultimo minuto un’altra sede, tenuta però segreta per proteggere gli scienziati e gli altri partecipanti.
Evidentemente, la libertà di parola e di pensiero non esiste per gli scienziati che osino mettere in dubbio l’esistenza – non già dei cambiamenti climatici, ma di un’emergenza causata dall’attività umana. Sono in molti a fare il parallelo col famigerato divieto di un dibattito scientifico da parte dell’Inquisizione.
Come altrimenti definire l’azione del Berliner Tagesspiegel, il cui direttore ha inviato una lettera di protesta all’NH Hotel di Monaco di Baviera, definendo EIKE un “pensatoio negazionista sul clima vicino all’AfD”. Questo ha spinto la direzione dell’hotel a rilasciare una dichiarazione in cui si afferma che “la negazione dei cambiamenti climatici causati dall’uomo non è compatibile con i valori del gruppo alberghiero NH”.
Poi, dopo che un gruppo di attivisti Antifa e altri hanno fatto irruzione nell’hotel il 9 novembre, la direzione ha annullato il contratto per “motivi di sicurezza”. Stabilendo un pericoloso precedente, il tribunale ha stabilito che l’hotel ha agito in pieno diritto. Qui il sito dell’EIKE, contenente i video della conferenza: https://www.youtube.com/user/EikeKlimaEnergie/videos

Per fermare il MES urge la separazione bancaria (Glass-Steagall)!

A questo punto sarà difficile che il Consiglio Europeo approvi la riforma del Meccanismo di Stabilità (MES) come previsto al vertice del 12-13 dicembre. Fonti di Bruxelles hanno espresso apertura alla possibilità che, su richiesta italiana, la decisione sia rimandata per includerla nel pacchetto complessivo dell’Unione Bancaria nel suo complesso. Staremo a vedere se la richiesta del governo Conte sia motivata da proposte di modifica di sostanza o se si tratti di una manovra volta a rintuzzare gli assalti dell’opposizione.
Come abbiamo più volte ripetuto, il MES è giuridicamente un’aberrazione ed economicamente dannoso. È un trattato internazionale che attribuisce poteri enormi sulla vita di 500 milioni di cittadini europei a un organismo che si comporta come un consiglio d’amministrazione, dove una maggioranza qualificata può ordinare da un giorno all’altro ai governi di versare quote di decine di miliardi per salvare megabanche in difficoltà. E questo, godendo della piena immunità di legge e senza pubblicare i verbali.
Nel caso di una crisi bancaria – certa come l’amen in chiesa – il MES (o anche il Single Resolution Fund, che si muove in avanscoperta) confischerà azioni, obbligazioni e conti correnti dai 100 mila euro in su (bail-in), dopodichè impegnerà fino a 700 miliardi per salvataggi bancari tradizionali, saldando i debiti finanziari (speculativi) verso il resto del sistema, così garantendo che i grandi investitori, quelli che dalla crisi del 2008 hanno accresciuto la loro ricchezza mentre la classe media veniva decimata, salvino i loro patrimoni.
Ma 700 miliardi sono una barzelletta, a fronte dei 28 mila miliardi di dollari in salvataggi bancari che è costata la crisi del 2008 solo alla Fed.
Dieci anni dopo la crisi finanziaria le élite politiche dimostrano di non aver appreso le lezioni di quella crisi. Come ha evidenziato l’economista Daniel Stelter in una notevole analisi pubblicata sul settimanale tedesco Focus il 26 novembre, “il sistema finanziario globale è completamente sfuggito al controllo” e le banche centrali, “invece di adoperarsi per ridurre il fardello del debito [del sistema] l’hanno ulteriormente gonfiato. Il debito globale è al 325% del PIL, 75 punti percentuali più che nel 2007. Con la politica di tassi negativi, le banche centrali si sono messe nell’angolo. Ora entriamo nell”end game monetario'”.
Quell’End Game è cominciato lo scorso 17 settembre, quando il mercato interbancario si paralizzò improvvisamente. Il sospetto che un segmento della bolla “omnibus” globale sia scoppiato nella forma di una grave insolvenza bancaria è stato sollevato da numerosi ambienti. Il Sole 24 Ore ha recentemente pubblicato i risultati di una propria inchiesta, giungendo alla conclusione che sarebbe insolvente una banca giapponese pesantemente esposta in CLO (Collateralized Loan Obligation) verso le banche francesi. I CLO sono derivati il cui sottostante è composto da obbligazioni di imprese sovraindebitate, i cui proventi non bastano per pagare gli interessi sul debito. Lo stesso meccanismo collegato ai subprime di recente memoria.
Questo spiegherebbe l’improvvisa fretta dell’UE a concludere i negoziati sul MES per avere a disposizione un fondo di salvataggio bancario. Lo stesso Carlo Cottarelli ha ammesso che il vero scopo del MES riformato sia quello di “salvare tutte le banche”. In un’intervista radiofonica il 17 novembre, Cottarelli ha dichiarato che, finché il Fondo di Risoluzione Unico (SRF), finanziato dalle banche, non abbia raggiunto le dimensioni adeguate, “serve la possibilità che il MES intervenga con i suoi soldi per evitare che non ci siano sufficienti soldi per sostenere il sistema bancario europeo”. Ad esempio, ha aggiunto, se le banche tedesche vanno in crisi, metterebbero a repentaglio l’intero sistema europeo. Perciò, “non penso che sia sbagliato dire che il MES può intervenire a sostegno delle banche, di tutte le banche. È giusto”.
Ripetere lo stesso errore nella speranza che stavolta funzioni è indice di pazzia. L’intero sistema è insostenibile e va “segato”, nel senso di separare le banche di credito da quelle d’affari, come non ci stancheremo mai di ripetere.
MoviSol e il LaRouchePAC si battono da anni per la separazione bancaria, e il ripristino della legge Glass-Steagall, e da anni denunciano il MES e le sue conseguenze sui nostri risparmi, tra cui il prelievo forzoso (bail-in) per salvare Deutsche Bank e altre megabanche tedesche o francesi con un’altissima esposizione in derivati. Ora tutti gridano al pericolo per i risparmi e invocano l’articolo 47 della Costituzione che dovrebbe tutelarli, ma Liliana Gorini, presidente di MoviSol (foto), ne parlava già nel 2013 alla radio, e di nuovo in questa dichiarazione del 2016, tre anni fa:

Renzi: questo è il fin di chi fa mal

Qual è il mostro in stile ucraino che ha preso il potere in Bolivia?

Dal golpe ucraino alla Bolivia sono molte le somiglianze con ciò che sta avvenendo nel Paese sudamericano da un mese a questa parte. È al lavoro la stessa cricca di fautori del “cambio di regime” a Washington, in combutta con movimenti per la “democrazia”, legati a gruppi neonazisti nell’Europa dell’Est e diretti dallo Stato separatista di Santa Cruz. È evidente che quello in Bolivia è un golpe sul modello evocato da Gene Sharp, George Soros (foto) e gli altri fautori delle rivoluzioni colorate.
Perché prendere di mira Morales? Da quando andò al potere nel 2006, la Bolivia è stata vista come una spina nel fianco dall’ordine finanziario neoliberista. La sua insistenza sullo sviluppo economico sovrano e l’adozione di misure dirigistiche per attuarlo avevano dato il via a un’era di sviluppo, riducendo la povertà e applicando la scienza e la tecnologia avanzata per creare orgoglio e ottimismo nella popolazione. Gli sforzi per minare il governo di Morales erano in corso da anni: ma ora, con un nuovo crac finanziario in arrivo e molte popolazioni latino americane in rivolta contro decenni di neoliberismo, i finanzieri della City di Londra e di Wall Street, disperati, non potevano più tollerare il modello Morales.
Quando, il 10 novembre, Morales ha dato le dimissioni indicendo nuove elezioni, ha spiegato di averlo fatto per fermare le violenze contro i propri sostenitori scatenate da Luis Fernando Camacho, il leader del comitato civico Pro-Santa Cruz e dell’Unione Giovanile di Santa Cruz (UJC) che, come il battaglione Azov in Ucraina, fa il saluto nazista “Sieg Heil”. Camacho, insieme ad alleati come il governatore di Santa Cruz Ruben Costas, ex capo del comitato civico Pro-Santa Cruz, chiede da anni che Santa Cruz diventi uno Stato separato, sostenendo che vi sia una “tradizione” europea che lo rende diverso dalla Bolivia indigena. Sono stati Camacho e i suoi alleati a chiedere di “paralizzare” lo Stato fino alle dimissioni di Morales e a sguinzagliare le bande dell’UJC e altre bande di motociclisti, armati di mazze, sassi ed esplosivi fatti in casa, per seminare il terrore contro i sostenitori indigeni di Morales, che definiscono “indiani di merda”.
Quando, il 12 novembre, la senatrice di destra Jeanine Añez Chávez si è auto-proclamata illegalmente Presidente, gli Stati Uniti sono stati i primi a riconoscerla, con il Segretario di Stato Mike Pompeo che ha salutato un governo “democratico”. Democratico? La Añez è una fondamentalista del partito di Unione Democratica (UD) che, sostenendo di voler pacificare il Paese e dialogare con l’opposizione, ha invece autorizzato una campagna per uccidere, gettare in carcere e reprimere tutti gli oppositori. Il suo Ministro della Giustizia Arturo Murillo ha giurato di “dare la caccia” a tutti gli ex membri del governo Morales e ucciderli “come animali”. Il 16 novembre la Añez ha decretato che le forze armate avranno l’immunità per reati commessi per “preservare l’ordine pubblico”, come l’aprire il fuoco contro i sostenitori di Morales che si rifiutino di riconoscere il governo di Añez.

L’isteria sul clima stravolge il mandato della BEI

Il 14 novembre, dopo una lunga riunione del consiglio direttivo e mesi di discussioni tra i governi nazionali, la Banca Europea per gli Investimenti ha preso la decisione di cessare entro la fine del 2021 i finanziamenti ai progetti di produzione energetica da combustibili fossili, comprese le centrali a gas; per proteggere il clima.
Rispetto alla proposta iniziale, il compromesso raggiunto comprende quanto segue:
* La scadenza è stata spostata di un anno a seguito di grosse resistenze di Polonia, Romania e Ungheria, Circa l’80% dell’elettricità polacca è fornita da impianti a carbone, mentre in Romania e Ungheria i combustibili fossili rappresentano il 40% dei consumi totali.
* Sotto il nuovo regime saranno comunque possibili certi impianti a gas a bassa emissione (sotto i 250 g per kWh).
* La BEI finanzierà anche fino al 75% dei costi di nuovi progetti in Paesi che si trovano ad affrontare una transizione particolarmente in salita.
* I progetti di nuovi gasdotti contenuti in un elenco stilato dalla Commissione Europea possono andare avanti se ottengono l’approvazione prima del 2021.
Il presidente eletto della Commissione dell’UE, Ursula von der Layen, conta sul ruolo centrale della BEI per realizzare il suo “Green New Deal” e ha parlato di farne una “banca climatica” che possa contribuire a finanziare la transizione a una economia low-carbon. Il Ministro del Tesoro francese Bruno Le Maire (foto), che ha appoggiato la decisione presa dalla BEI, ha dichiarato che essa “aiuterà a indirizzare più investimenti verso progetti sostenibili per raggiungere gli obiettivi dell’accordo di Parigi”.
La conversione della BEI a “banca climatica” è parte della spinta dell’UE verso la creazione di una nuova bolla speculativa nella speranza di salvare il fallimentare sistema finanziario transatlantico, come abbiamo spesso spiegato. La nostra denuncia è riverberata in un articolo del noto analista Mauro Bottarelli, che, commentando le cifre dell’indebitamento globale, ha scritto che si avvicina “sempre di più l’ipotesi di ricette estreme per evitare il collasso del sistema (magari, ‘vendute’ al pubblico attraverso socialmente spendibili pacchetti miliardari di intervento green per contrastare i cambiamenti climatici)” (vedi https://it.businessinsider.com/lindebitamento-mondiale-sale-a-255-trilioni-di-dollari-ecco-perche-non-e-una-buona-notizia/).

La vacuità dell’Ukrainegate supera quella del Russiagate

Per coloro che erano stufi della bufala del Russiagate, l’assurdo spettacolo di due settimane di audizioni al Congresso sull’Ukrainegate dimostra ancora una volta quanti danni abbia fatto al partito democratico americano la sconfitta di Hillary Clinton alle presidenziali del 2016. Il congressista Adam Schiff (nella foto in una caricatura), che presiede la Commissione sull’Intelligence, ha portato all’audizione una schiera di testimoni descritti dai media come “consumati professionisti” e della massima integrità. Erano quasi tutti diplomatici con lunghe carriere al Dipartimento di Stato, ma v’era anche uno sparuto gruppo di agenti della comunità di intelligence, incluso il National Security Council.
Le testimonianze da essi rese avevano due cose in comune: in primo luogo, nessuno dei testimoni è stato in grado di presentare alcuna prova di un reato commesso da Trump riguardo alla politica americana verso l’Ucraina; in secondo luogo, essi hanno tutti manifestato antiche retoriche da guerra fredda contro la Russia, sostenendo che il presunto “abuso di potere” di Trump nel chiedere una sorta di “do ut des” prima di concedere aiuti militari costituirebbe una minaccia pericolosa per l’Ucraina e per l’America.
Sul primo punto, i membri repubblicani della Commissione hanno minato gravemente la credibilità dei testimoni, talvolta ponendo anche solo una domanda: ha mai sentito il Presidente proporre uno scambio di favori? Nessuno dei testimoni è stato in grado di rispondere in modo affermativo! I repubblicani hanno fatto notare che, mentre il governo di Zelens’kyj non ha mai annunciato un’inchiesta su Biden, gli aiuti sono stati comunque concessi. Rispondendo alle domande della Commissione, i testimoni hanno ammesso che coloro che hanno incontrato Zelens’kyj o funzionari ucraini ad alto livello, non hanno mai sentito parlare di tale scambio. Quindi, se non v’è stato il do ut des chiesto da Trump, qual è l’abuso di potere che dovrebbe portare alla sua destituzione?
I repubblicani sono stati carenti sul secondo punto, ovvero il presunto pericolo posto dalla Russia all’Ucraina e ricondotto da numerosi democratici al Russiagate, sostenendo che la Russia, e non l’Ucraina, aveva interferito nelle elezioni del 2016. La presidente della Camera dei Rappresentanti Nancy Pelosi ha perfino dichiarato che il comportamento di Trump verso l’Ucraina dimostra che è “un fantoccio di Putin”. Schiff stesso ha inaugurato la linea d’attacco sostenendo falsamente, nella sua dichiarazione di apertura, che “la Russia ha invaso l’Ucraina”. Nessuno ha messo in dubbio questa sua falsa affermazione.
Il funzionario del Dipartimento di Stato George Kent è andato oltre, dicendo che coloro che rovesciarono il regime di Janukovyc a Kiev sono paragonabili ai Minute Men della Rivoluzione americana. Paragonare le milizie neonaziste, che furono strumentali col sostegno del Dipartimento di Stato, della CIA, di George Soros e altri nel golpe del 2014, ai patrioti americani della Rivoluzione americana è ridicolo. Hanno dimostrato così di essere complici del tentato golpe contro Trump, come parte di una strategia geopolitica per impedire la possibilità di un dialogo pacifico che Trump auspica avvenga con la Russia, spingendo l’Ucraina e gli Stati Uniti verso una guerra con Mosca.

Conferenza internazionale dello Schiller Institute: dedicata alla memoria di Lyndon LaRouche

“Fantastica”, “stimolante”, “magnifica ma impegnativa” sono aggettivi usati da molti dei partecipanti alla conferenza internazionale dello Schiller Institute tenutasi il 16-17 novembre 2019 nei pressi di Francoforte sul Meno, intitolata “Il futuro dell’umanità come specie creativa”.
La conferenza è stata aperta da Helga Zepp-LaRouche (foto), fondatrice e presidente dello Schiller Institute, con un riferimento alle turbolenze politiche (Hong Kong, Bolivia, minaccia di impeachment negli Stati Uniti) che riflettono lo scontro in atto tra il vecchio paradigma oligarchico e il nuovo paradigma di relazioni internazionali basato sulla cooperazione win-win.
Per assicurare la vittoria di quest’ultimo, ha spiegato, si è deciso di dedicare la conferenza alla memoria del consorte da poco scomparso, “il grande statista, economista e idealista Lyndon LaRouche”, non come un tributo al passato “ma come impegno solenne a tenere in vita e diffonderne le idee, che rappresentano l’indispensabile soluzione ai problemi esistenziali che la civiltà affronta oggi. Le soluzioni proposte da LaRouche sono assolutamente realizzabili, ma richiedono un approccio mentale completamente diverso da quello della maggior parte dei governi e delle popolazioni europee. Per trasformare l’approccio da quel che può solo condurre alla catastrofe in quel che permetta la realizzazione delle soluzioni a portata di mano è assolutamente indispensabile comprendere il metodo scientifico di LaRouche”.
Helga Zepp-LaRouche ha quindi fatto vari esempi di quel metodo, come il contributo unico di LaRouche alla scienza dell’economia fisica, il suo incontrastato successo nei pronostici economici e i programmi di sviluppo che elaborò, assieme allo Schiller Institute, nel corso dei decenni.

Il ruolo dell’Europa nel nuovo paradigma

La prima sessione ha affrontato diversi aspetti della situazione strategica e ascoltato proposte per cambiamenti. Per motivi di spazio possiamo solo accennare brevemente ai temi trattati e sollecitiamo i lettori a prendersi un po’ di tempo per guardare le videoregistrazioni, molte delle quali sono già disponibili o saranno pubblicate a breve sul sito schillerinstitute.com.
Alla signora Zepp-LaRouche ha fatto seguito Wang Weidong, consigliere e direttore commerciale dell’ambasciata cinese in Germania, che ha passato in rassegna i progressi e le occasioni future della Nuova Via della Seta in Europa. Wang ha ringraziato lo Schiller Institute in particolare perché, “a differenza della maggior parte dei pensatoi occidentali” comprende bene lo spirito della BRI e offre “una buona piattaforma per lo scambio e il dialogo” tra ospiti di diverse nazioni.
Natalia Vitrenko, presidente del Partito Socialista Progressista dell’Ucraina (PSPU) e un’amica dei coniugi LaRouche dal 1995, ha tratteggiato un quadro impressionante della distruzione del proprio paese operata negli scorsi decenni nel nome del “libero mercato” e ha auspicato la “soluzione LaRouche” per tutta l’Europa.
Le ha fatto seguito il prof. Andrei Ostrovskii, vicedirettore dell’Istituto di Studi sull’Estremo Oriente dell’Accademia delle Scienze Russa, che ha parlato dell’Unione Economica Eurasiatica promossa dalla Russia e della Nuova Via della Seta promossa dalla Cina come strategie complementari per lo sviluppo delle infrastrutture e dell’economia.
Le infrastrutture nell’Europa Meridionale sono state il tema trattato da Enzo Siviero, rettore della Università eCampus, che ha presentato due sistemi di collegamento composti da gallerie e ponti, tra Tunisia e Italia il primo (TUNeIT) e tra Grecia, Albania e Italia (GRALBeIT) il secondo.
L’ambasciatore Leonidas Chrysantopoulos ha contrastato gli orrendi effetti della politica dell’UE sulla Grecia con le occasioni presentate dalla collaborazione con la Belt and Road Initiative.
È stato seguito da Alain Corvez, consulente strategico francese, che ha paragonato la soluzione di LaRouche per il Medio Oriente a quelle, finora fallite, tentate dall’Occidente riguardo al conflitto israelo-palestinese.
Il ruolo molto promettente dell’Africa nel nuovo paradigma è stato affrontato da Diogene Senny, presidente della Lega Panafricana Umoja, che ha dichiarato la disponibilità della propria organizzazione a collaborare con lo Schiller Institute per portare completamente l’Africa nella Belt and Road e fare del continente un partner integrale dell’Alleanza delle Quattro Potenze (Cina, India, Russia e Stati Uniti) proposta da LaRouche.

La scienza contro l’ideologia

La seconda sessione è stata dedicata ai “Temi scientifici fondamentali del futuro e della Nuova Via della Seta nello spazio” e ispirata all’impegno di LaRouche a favore della ricerca alle frontiere della scienza, con enfasi speciale sullo sviluppo dell’energia di fusione e sull’esplorazione dello spazio. L’ex candidato presidenziale francese Jacques Cheminade ha polemizzato con il “pragmatismo” oggi dominante in un’Europa senza una visione per il futuro.
Sébastien Drochon, del team scientifico dello Schiller Institute francese, ha parlato del bisogno di realizzare il “villaggio lunare” attraverso la collaborazione internazionale, come primo necessario passo verso Marte. Egli ha ridicolizzato coloro che definiscono “utopistico” e uno spreco il programma spaziale, affermando che “lo scopo dell’avventura nello spazio non è fuggire dai problemi sulla terra, ma di affrontarli e risolverli”.
L’ultimo intervento è stato quello di Megan Beets e Jason Ross dagli Stati Uniti. I due giovani hanno lavorato per diversi anni con Lyndon LaRouche nel “basament team” scientifico. Aiutati da brani di video e di audiotracce, i due hanno offerto un ampio quadro dell’approccio veramente rivoluzionario alla scienza che ha caratterizzato l’opera di tutta una vita per LaRouche.

Un pensatore profondamente umanista

La seconda giornata è iniziata con una sessione straordinaria sul tema “Chi è Lyndon LaRouche?”. Si è trattato di un’appassionata presentazione delle idee, dell’autorità morale e del contributo di LaRouche alla causa dello sviluppo dell’umanità, offerta da relatori che hanno conosciuto e ammirato LaRouche, oltre che aver collaborato con lui.
L’ex Vice premier della Cecoslovacchia Josef Miklosko, amico di LaRouche da trent’anni, ha aperto i lavori. Riferendosi a lui come “il Sakharov americano”, Miklosko ha raccontato il proprio impegno nello sforzo di ottenere la liberazione e successivamente la riabilitazione di LaRouche.
Dennis Small, uno dei primi collaboratori di LaRouche e coordinatore dello Schiller Institute per l’America latina, ha dichiarato: “La riabilitazione di LaRouche è il tema strategico centrale dei nostri tempi”, sottolineando che “la giustizia per l’uomo significa giustizia per le sue idee”. L’incarcerazione di LaRouche privò l’umanità di quelle idee tanto necessarie per la sopravvivenza del pianeta, idee che oggi sono ancor più richieste.
“L’uomo che avrebbe dovuto diventare Presidente” è stato il titolo dell’intervento successivo, pronunciato da Theo Mitchell, ex senatore dello Stato della Carolina del Sud che fu bersagliato (nella cosiddetta “operazione Frühmenschen”) dallo stesso apparato del Dipartimento di Giustizia e dell’FBI che perseguitò LaRouche. Ha parlato del proprio impegno a “battersi per la causa delle moltitudini” e di come abbia “elevato tutti noi”
Dall’Italia, l’economista Nino Galloni (foto) ha parlato su “Patria, nazione e Stato nel pensiero di Sturzo, Dossetti e LaRouche”. Facendo un excursus sul conflitto che ha lacerato i cattolici italiani tra “dossettiani” e “sturziani” nella politica italiana, Galloni ne ha indicato il superamento nell’idea larouchiana della funzione dello Stato inserito in un sistema di Stati sovrani che cooperino nella tradizione del Trattato di Westfalia del 1648.
“L’importanza delle idee di LaRouche per il mondo arabo” è stato invece il titolo dell’intervento di Hussein Askary, coordinatore per l’Asia sud-occidentale dello Schiller Institute, che ha mostrato un video di saluti da Fouad Al-Ghaffari, presidente della Rete per lo Sviluppo dei BRICS in Yemen, la cui partecipazione alla conferenza è stata resa impossibile dal´blocco militare dell’aeroporto di Sana’a. Askary ha spiegato come LaRouche l’avesse provocato, nel primo incontro, sulla natura del suo rapporto con l’Islam. Ha poi presentato la propria iniziativa per avviare una “Scuola telematica dell’economia fisica larouchiana” in lingua araba, per diffonderne le idee nel mondo arabo e inocularlo contro i giochi della geopolitica britannica.
Fu nel 2000, durante la crisi finanziaria, che Claudio Giudici, oggi presidente del sindacato Uritaxi, incontrò per la prima volta LaRouche. Come un vero rivoluzionario, egli “era radicale nelle idee, ma moderato nel metodo, sebbene creativo grazie alla cultura classica”. Fiorentino D.O.C., Giudici ha definito LaRouche un “pensatore universale” nella tradizione del grande Rinascimento fiorentino.
Harley Schlanger, ex portavoce nazionale di LaRouche, ha parlato su “Dove va l’America? La soluzione larouchiana è la via d’uscita dal caos”. Sviluppando il tema della politica hamiltoniana sostenuta da LaRouche in contrapposizione con quella dell’Impero Britannico, Schlanger ha affermato che se vorranno salvarsi, gli Stati Uniti dovranno adottare la proposta larouchiana di Accordo tra le Quattro Potenze nella cornice della Belt and Road Initiative.
Nella discussione, Helga Zepp-LaRouche ha proposto di stilare una risoluzione rivolta al Presidente Trump con la richiesta di riabilitare LaRouche, proposta approvata per acclamazione.

Verso una Via della Seta culturale

La sessione finale è stata dedicata a “Bellezza e Arte classica come vocazione dell’umanità”. La prima relatrice, la direttrice del Manhattan Chorus Project dello Schiller Institute Diane Sare, ha parlato in particolare del bisogno urgente di allontanare la gioventù dalla cultura della violenza e della bruttezza in cui è cresciuta, coinvolgendola nella cultura classica. Ella ha anche dato molti esempi della propria esperienza nell’organizzare cori polifonici nella regione di New York.
Antonella Banaudi, famoso soprano e insegnante di canto, ha lavorato intensamente con lo Schiller Institute per ripristinare l’accordatura scientifica (o verdiana) del La=432 Hz. Usando l’esempio della proporzione aurea, ha mostrato come sia assurdo separare arte e scienza e ha ringraziato LaRouche per averla sensibilizzata sull’unità di questi due campi.
“Il contributo unico dello spiritual dei neri alla letteratura classica in America” è stato il tema dell’intervento finale di Elvira Green, mezzosoprano da trent’anni membro della Metropolitan Opera di New York. “È attraverso la bellezza dell’anima che si procede verso la vera libertà”, ha dichiarato la Green, ricordando che la bellezza dell’animo umano è al centro di ogni spiritual.
Helga Zepp-Larouche ha concluso i lavori della conferenza ripetendo che “ci troviamo in un incredibile cambiamento epocale. Non v’è dubbio che il sistema stia arrivando alla fine. Non sappiamo esattamente come sarà il nuovo sistema, ma sappiamo che i principii su cui si baserà dovranno essere in linea con il pensiero di Lyn. Dobbiamo emanciparci dalle opinioni del mondo liberista dove, come diceva Lyn, è lecito cambiare genere dieci volte al giorno. Facciamo della ricerca della verità ciò che definisce la vita sociale dei popoli”.
La fondatrice dello Schiller Institute ha concluso con un vibrante appello ad attivarsi per contribuire alla campagna dello Schiller Institute per un movimento rinascimentale in qualsiasi forma possibile.
Rinnoviamo l’invito a guardare i video della conferenza, che saranno postati nelle varie lingue su https://schillerinstitute.com/.

La riforma del MES: la risposta sbagliata all’imminente esplosione del sistema

La discussione sul MES (ESM nell’acronimo inglese) scoppiata in Italia va inquadrata nello stato catastrofico del sistema finanziario globale, che tra poco ripresenterà una situazione analoga al 2008, quando le banche centrali e i governi si rovinarono per salvare le megabanche fallite. Proprio perché il MES rappresenta il tentativo di continuare quella politica di salvataggio della speculazione a danno dei bilanci pubblici, delle famiglie e dell’economia produttiva, ci si augura che il governo italiano, sensibile alle verità messe in luce da autorevoli economisti e dal Parlamento, non si limiti a proporre emendamenti ma blocchi l’infausta riforma.

Schematicamente, il futuro MES può essere descritto come una rete di salvataggio per il sistema finanziario che fa uso sia dello strumento del “bail-in” che del salvataggio classico, prima espropriando i risparmiatori e successivamente impegnando i bilanci pubblici. In termini tecnici, è descritto come un “backstop” dell’esistente Single Resolution Fund (SRF) che dovrebbe intervenire per primo secondo le regole del bail-in. Se l’intervento dell’SRF non bastasse, si farebbe avanti il MES dotato di 700 miliardi messi a disposizione dai Paesi membri.

Questo per le banche. Se fosse invece un Paese a chiedere assistenza, sarebbero adottate regole draconiane. I cosiddetti Paesi ad alto debito avrebbero accesso a prestiti del MES solo se disposti a “ristrutturare” il debito. Per l’Italia, questo vorrebbe dire decurtare il valore dei titoli di stato detenuti dalle banche, che così vedrebbero drasticamente ridotto il proprio capitale. Non sorprende dunque che a unirsi all’allarme lanciato dagli economisti Bagnai e Borghi siano stati il governatore di Bankitalia Visco e il presidente dell’Associazione Bancaria Antonio Patuelli.

È chiaro che gli estensori della riforma del MES l’hanno concepita per far fronte all’imminente scoppio della bolla dei derivati, che minaccia soprattutto le grandi banche dell’Europa Settentrionale. Secondo l’ultimo rapporto della Banca per i Regolamenti Internazionali (BRI), il volume dei derivati è sensibilmente aumentato negli ultimi sei mesi, così che l’EIR, stimando che il valore nozionale reale dei derivati sia il doppio di quello ufficiale, calcola il valore totale degli aggregati finanziari mondiali in oltre 1,8 milioni di miliardi alla fine di giugno 2019.

Secondo la BRI, il valore nozionale dei derivati OTC è salito a 640 mila miliardi di dollari alla fine del secondo trimestre. Sono centomila miliardi in più dello scosso anno, un aumento del 20% in sei mesi. La grande maggior parte di essi consiste in scommesse di vario tipo sui tassi d’interesse. Questo significa che se e quando le banche centrali perdessero il controllo sui tassi e questi risalissero, non solo salterebbero i debiti delle imprese sovraesposte, ma esploderebbero anche i derivati.

La BRI riporta inoltre che anche il valore lordo di mercato dei derivati OTC (che si presume al saldo dei valori negativi e positivi) è aumentato da 9,7 mila a 12,1 mila miliardi di dollari, spinto dall’aumento dei contratti derivati in euro sui tassi d’interesse. Questo è l’ammontare a rischio che gli scommettitori potrebbero perdere in un batter d’occhio (vedi https://www.bis.org/publ/otc_hy1911.htm).

Se si calcola il valore aggregato dei derivati, dei debiti e delle azioni, gli aggregati finanziari globali ammontano a circa 1,8 milioni di miliardi. Per ora, lo scoppio della bolla è impedito dalle crescenti immissioni di liquidità delle banche centrali. Fino a quando?

Banaudi: LaRouche e l’unità tra arte e scienza

Pubblichiamo l’intervento di Antonella Banaudi, soprano, insegnante di canto, che da molti anni collabora con lo Schiller Institute sul La verdiano, alla conferenza internazionale dello Schiller Institute che si è tenuta a Bad Soden il 16-17 novembre.

Carissima Helga e cari amici dello Schiller Institute e del LaRouche PAC, grazie per questo prezioso tempo in cui cercherò di dare almeno un’idea dell’ importanza dell’azione di Lyndon per il bene e il progresso dell’ Umanità.
Comincio diretta.
Nel 1737 a Lipsia , Lorenz Mizler allievo di J.S.Bach, fondò una società semi segreta di scienze musicali. Per l’ammissione bisognava presentare una propria composizione musicale di natura matematica ed un ritratto. L’ obiettivo di Mizler era di mostrare i legami tra musica e matematica. Il motto della società era infatti “La Musica è il suono della Matematica”, un po’ come dire che la Parola è il suono della Poesia o come dire che la Matematica è il linguaggio della Fisica e della Scienza. Obiettivo della società era anche riportare la Musica alla sua origine pitagorica , per questo attirò la partecipazione anche di Georg Friedrich Handel . J S Bach entrò ufficialmente nella società nel 1747, la sua Arte della Fuga e le sue Variazioni Goldberg sono espressione fulgida di musica realizzata secondo i principi di simmetria geometrica e aritmetica, così come lo furono composizioni di Mozart, Beethoven, Schubert, fino a Stravinsky.
Queste simmetrie sono analoghe a quelle della sezione aurea la cui più alta espressione è il canone. Un altro tipo di canone è quello vitruviano illustrato genialmente da Leonardo nel suo “Uomo vitruviano”, un condensato di sapienza matematica e armonica del corpo umano. Leonardo studiò anche la fillotassi che procede secondo i principi della proporzione aurea espressa dal numero irrazionale 0,618…. Da sempre considerato come rappresentazione della legge universale dell’ Armonia. Il rapporto della sezione aurea o proporzione aurea, si esprime nella spirale aurea che modella la nostra coclea, che manda dunque segnali a spirale al nostro cervello e alla nostra mente obbedendo ad una struttura naturale e modellandola a sua volta, facendo sì che siamo portati inconsciamente a riconoscere il linguaggio aureo, la bella proporzione, quando la incontriamo in Arte. Lo stesso dicasi per la vista , poiché analogamente i coni che raccolgono i segnali luminosi sono anch’essi una spirale aurea.
Parente stretta della sezione aurea è la serie di Fibonacci che ordina sequenze nella vita vegetale e umana.
Tutte le proteine hanno cinque lati creati in sezione aurea, la stessa elica del DNA è in sezione aurea, espressa con numeri di Fibonacci, alcune spettacolari galassie sono chiaramente in spirale aurea, l’uscita dall’ orbita del pianeta è calcolata in spirale aurea, così è la progressione del collasso delle stelle, come i rapporti armonici della scala pitagorica.
Se ascoltassimo musica in proporzione aurea questa sarebbe in armonia con la biologia e con una armonica percezione. Lyndon LaRouche ha studiato questa proporzione geometrica nel suo fondamentale Manual on the Rudiments of Tuning and Registration (in italiano Canto e Diapason).
Lo ha fatto attraverso la voce umana che oltre ad essere strumento base per la Musica egli definisce un vero e proprio processo vivente aureo. Sappiamo che cantare bene significa avere un orecchio educato. Quando si studia canto si educano voce e orecchio insieme, così come educhiamo la mente alla proporzione e all’armonica Bellezza. Una bella voce è espressione di un bell’ orecchio. Così come una bella composizione è frutto di una bella Mente e quando la ascoltiamo siamo in effetti in relazione con la bella mente che l’ha creata. LaRouche e lo Schiller Institute hanno chiaramente postulato quanto voce e mente , attraverso l’orecchio che è naturalmente in sezione aurea, siano un tutt’ uno. Perciò anche la Musica, se vuole essere veramente espressione delle Muse e della Bellezza apollinea dovrebbe essere strutturata con rapporti aurei tra i gradi . La sezione aurea appartiene alle conoscenze trasmesse segretamente, per questo veniva definita “sacra” e La Rouche dice che non c’è nulla di misterioso o mistico nel vedere quanto la sezione aurea sia un valore assoluto del processo vivente.
A ulteriore conferma delle scoperte di Fibonacci e Leonardo, Keplero, ispirato dal Timeo di Platone, pubblicò nel 1597 il monumetale Mysterium Cosmographicum, dimostrando che anche il sistema solare e le proporzioni delle sue orbite planetarie derivano dai 5 solidi platonici e dalla sezione aurea così come le velocità angolari dei pianeti, nelle loro orbite ellittiche, sono proporzionate secondo gli stessi rapporti degli intervalli musicali fondamentali.
A fronte dei valori astronomici di Keplero, LaRouche ha definito il DO a 256 cicli al secondo come “intervallo Kepleriano nel sistema solare” . Nel 1800 Carl Friedrich Gauss introdusse l’azione a spirale conica, anziché l’azione circolare pura proposta da Keplero e LaRouche prende a dimostrazione proprio tale azione a spirale conica nella voce del Bel Canto , del cantare Bello .
Sembra che il fisico Joel Sternheimer, appassionato musicista, abbia dimostrato che le particelle elementari siano organizzate secondo un ordine in stretta relazione con la scala musicale basata sul Do a 256 Hz. La frequenza del protone è di 2,26876 x10 alla 23°, un valore che corrisponde quasi esattamente al sol della 69° ottava sopra il DO a 256Hz. Nelle ricerche di ottica biofisica è stato dimostrato che il massimo assorbimento di radiazione elettromagnetica del DNA corrisponde ad un valore preciso che è alla 42° ottava sopra il DO a 256,54 . Pochissimi esempi questi per confermare con scoperte attuali quanto i fisici “non allineati” sapessero sull’ intonazione scientifica a 432Hz per il LA , il LA desiderato da Verdi . Un Maestro sicuramente geniale visto che per gusto estetico e conoscenza sapeva quale fosse la voce e la musica Bella .

C’è una illuminante definizione di LaRouche a proposito della voce, una definizione di cui avevo percezione da sempre, a dimostrazione che a volte si sa senza sapere di sapere. La riassumo :“ La voce umana è per il suono quello che il laser è per la luce, è un laser acustico generante la densità massima delle singolarità elettromagnetiche per azione dell’ unità” . Ora io mi chiedo “ E’ forse per questo che quando ascoltiamo una bella voce è come se avessimo la proiezione nella nostra mente di un mondo di colori e forme, che non ha bisogno di nessuna giustificazione altra che la Bellezza per esistere?”

Fin qui ho contribuito solo in minima parte a ricordare l’impegno scientifico e artistico di Lyndon da cui tutti impariamo.
Per me lui è un Maestro , nel senso classico antico , socratiano.
Un Maestro è chi con il suo esempio richiama e illumina quello che in altri è latente. Un Maestro è chi fa della sua vita un’opera d’ Arte.
La sua azione è insieme scientifica ed artistica per ricercare e comunicare la Conoscenza , la conoscenza dell’ essere umano e delle leggi che governano il mondo, leggi a cui l’uomo deve conformarsi per costruire una società armonica giusta e felice. Sul frontone del Tempio di Delfi è scritto “ Conosci te stesso e conoscerai l’ Universo e gli dei “ poiché tutto obbedisce alle stesse leggi .
La conoscenza diventa poi coscienza , nel senso di obbligo etico alla realizzazione dei principi che ci allontanano dalla vita dei bruti, come esortava Dante nel Canto di Ulisse dell’Inferno: “ fatti non foste per viver come bruti , ma per seguir virtute e canoscenza” . Sicuramente LaRouche ha dato a me molto più di quanto io potrò mai rendere . Ha illuminato in me una passione per tutti gli aspetti della Musica come Scienza , e sono innumerevoli e affascinanti; una ricerca che mi può arricchire costantemente e cambiare la mia visione del mondo.
Il mio ricordo di LaRouche è di ammirazione, di stima e di affetto , perché chi sa accendere la scintilla, una scintilla chiamata dalla sua fiaccola , nella Mente degli Uomini, significa che è animato da un profondo amore per il Bene dell’ Umanità e Lyndon LaRouche l’ ha accesa in ognuno di noi, è per questo che siamo qui.

 

Bibliografia

1) Alberto Basso . L’invenzione della gioia . Garzanti

2) 432Hz . La rivoluzione musicale di R.T. Tuis. NEXUS

Claudio Giudici: LaRouche, un genio “fiorentino”

Pubblichiamo il discorso di Claudio Giudici, presidente nazionale di Uritaxi, alla conferenza in memoria di Lyndon LaRouche che si è tenuta a Bad Soden il 16-17 novembre:

Lyndon LaRouche: un genio “fiorentino” ovvero la soluzione dell’oggi è sempre l’Uomo che opera nella Verità

Avrei voluto fare questo discorso in memoria di Lyndon LaRouche in lingua inglese, ma alla luce delle persone che rappresento in Italia, visti i concetti già di per sé, purtroppo, non comuni, ritengo che il mio intervento possa essere più efficace se parlerò italiano.
Ho conosciuto Lyndon LaRouche durante la crisi finanziaria del 2000, prima della sua famosa previsione del gennaio 2001, quando egli ipotizzò che avremmo dovuto attenderci un “nuovo incendio del Reichstag” negli Stati Uniti, sotto la guida dei neo-con. Dunque, quando il successivo 11 settembre le Twin Towers furono abbattute, chi come me conosceva quel suo monito, era pronto a comprendere il processo che sarebbe partito da quel momento. Da quel giorno, infatti, partirono: una fase di radicale colonizzazione del Medio-Oriente, ed una fase, qua da noi in Occidente, di sistematica e spregiudicata propaganda, all’insegna di un costante allarme terrorismo. Partì così la stagione delle guerre preventive, delle guerre umanitarie, col paradossale contrasto di sempre minor umanità nel governo di quegli stessi Stati che dell’umanitarismo volevano farne una missione… ma per gli altri! Infatti, nel frattempo, proprio questi Stati smantellavano Stato sociale e diritti del lavoro e procedevano spediti, con le ricette liberiste, verso quella “disintegrazione controllata dell’economia” propugnata dal Council on Foreign Relations.
Nel 2003 a Milano, invece, ebbi l’opportunità di conoscere personalmente LaRouche. Nello stesso fine settimana fui invitato ad un pranzo con Romano Prodi, ma preferii assistere personalmente, dal vivo, ad un incontro con questo rivoluzionario uomo. E a proposito di rivoluzione, LaRouche, come i veri rivoluzionari, era radicale nelle idee, ma moderato nei metodi, sebbene creativo grazie alla cultura classica. E circa la creatività, abbiamo di recente visto un saggio del metodo di LaRouche, da parte di una giovane attivista di fronte ad Alexandra Ocasio-Cortez, che facendo ricorso all’arte recitativa ed al paradosso, ha messo su un pezzo di cui sarebbe stato fiero un Rabelais, facendo emergere la follia insita in posizioni anti-umane come quella malthusiana della decarbonizzazione che pone l’uomo come nemico del pianeta invece che sua più alta espressione, come insegnano le tradizioni, filosofie e religioni millenarie che ancora oggi guidano la via di un mondo che, leibnizianamente, è sulla strada del progresso. L’Uomo, dunque, come stadio più alto del processo evolutivo ed anti-entropico del Creato.
E così in questo discorso mi addentro già sui principi della filosofia larouchiana, considerando egli il massimo continuatore politico, nel nostro secolo, della tradizione giudaico-cristiana, della tradizione platonica, attraverso l’Umanesimo, Keplero, Leibniz, il Sistema americano di economia politica e Franklin Roosevelt.
In quanto politico ed economista, si potrebbe pensare che parlare di LaRouche voglia dire parlare di queste due branche delle scienze umane, ma si cadrebbe nell’errore proprio del nostro tempo di considerare l’uomo in termini utilitaristici, come uno specialista di qualche settore… quel che basti a quel settore! Ed è proprio per questo che non funzionano, e così tanto male hanno fatto i governi tecnici. LaRouche era invece un pensatore universale e per chi come me è di Firenze, per raccontarlo, viene facile pensare a uomini come Leon Battista Alberti, Leonardo Da Vinci, o Lorenzo il Magnifico, come geniali esponenti di quel Rinascimento fiorentino che LaRouche spesso citava. E se lui era tale, era questo il primus che la sua visione filosofica, politica, economica, richiedeva come missione eterna per l’umanità: investire sulla capacità di ragione cognitivo-creativa dell’uomo, al fine di garantire lo “sviluppo integrale di ogni uomo, di tutto l’uomo” (prendendo a prestito un’efficace formula di Benedetto XVI).
Ed è su questo che allora mi preme soffermarmi: lo sviluppo integrale dell’uomo contrapposto invece allo sviluppo sostenibile. Nel primo caso, come insegna Platone, l’uomo è collaboratore di Dio allo sviluppo del Creato, nel secondo caso l’uomo è quasi un incidente della natura – non il suo prodotto più evoluto che porta la biosfera al più nobile livello di noosfera! – ma un elemento da contenere, tenere a bada come può farsi con un cane agitato. Ed è quest’ultima infatti la visione di fondo che permea la nuova dottrina che dall’ambientalismo di rottura che ha portato a manipolare una ragazzina innocente come Greta Thunberg, trova una sua più nobile (ma solo in apparenza) formula, nell’espressione di “nuovo umanesimo” – ripresa anche in Italia dal presidente Conte e da Papa Francesco, sotto l’influsso di Edgar Morin -, ma che invece è la versione sarpiana del concedere all’uomo un po’ di sviluppo, un po’ di scienza e tecnologia, ma senza esagerare (!).
Ed allora è qui che LaRouche rischia di rompere i giochi che le élite vanno preparando, e per cui il suo movimento politico e lo Schiller Institute chiedono non a caso la riabilitazione.
C’è un pessimismo antropologico e scientifico che domina l’attuale modello culturale, e se guardiamo al ciclo breve della storia (diciamo degli ultimi cinquant’anni) soprattutto in Occidente, non c’è di che essere allegri, ma se guardiamo al ciclo lungo, allora, dobbiamo essere ottimisti e considerare quanto il genere umano sia cresciuto in termini di civilizzazione, moralità, potenzialità economiche, scientifiche, democratiche, sociali. E se vogliamo uscire da questo ciclo breve della storia, dobbiamo attingere ai grandi periodi che ci hanno fatto uscire dalle epoche buie. E allora dobbiamo guardare al Rinascimento fiorentino che sulla riscoperta del platonismo trovò la propria pietra angolare, e al secondo dopoguerra che sul cristianesimo trovò il proprio slancio morale. Entrambi questi periodi furono periodi di ricostruzione. E come ricostruirono? Partendo proprio da quel primus che LaRouche ha posto a pilastro della propria visione politica ed economica: l’Imago Viva Dei, ossia un antropocentrismo collegato a quei principi fisici universali che sono espressione di un principio di Verità, di un Dio, preesistenti. E così l’Uomo non è il nemico di questo tempo, l’inquinatore seriale che oggi il complesso culturale dominante ci descrive, ma la sua soluzione se opera nel rispetto di quelle leggi, della Verità. E perchè queste non siano solo belle parole, allora abbiamo bisogno di investire sull’uomo, su ogni uomo, su tutto l’uomo. Ecco perchè è fondamentale che dal paradigma finanziario, del denaro, si passi al nuovo paradigma dell’economia fisica come metro di misura della capacità economica. Sotto tale nuova luce, ciò che conta non saranno i debiti degli Stati, ma quanto sia efficiente il sistema scolastico e quello sanitario, il sistema infrastrutturale e quello produttivo. Questa era la visione di grandi umanisti come Tommaso Moro, dello stesso Leibniz che preconizzava una società delle arti e della scienza, ma se qualcuno ingenuamente pensa che tutto questo sia poco “concreto”, è bene ricordare allora che essa era la visione e l’applicazione del Sistema americano di economia politica, di ciò che fecero gli Stati Uniti sotto Franklin Roosevelt, ma anche di ciò che fece l’Europa durante il cd. “trentennio glorioso” del secondo dopoguerra. E per ritrovare quella strada, LaRouche ci ha anche detto come fare in economia politica: passare da sistemi monetari a sistemi creditizi che si ripagheranno grazie al costante progresso tecnologico-scientifico dell’economia fisica.
Grazie.

Claudio Giudici
Presidente nazionale Uritaxi

Segue il video dell’intervento di Claudio Giudici alla conferenza dello Schiller Institute:

Vitrenko: la scienza dell’economia fisica di LaRouche è la chiave per risolvere i problemi dell’Ucraina e del mondo

Pubblichiamo il discorso di Natalia Vitrenko, leader del Partito Socialista Progressista Ucraino, alla conferenza dello Schiller Institute che si è tenuta a Bad Soden, in Germania, il 16-17 novembre. L’on. Vitrenko ha più volte denunciato il ruolo dell’UE e dell’amministrazione Obama nel golpe neonazista di Euromaidan. E’ questo il vero scandalo ucraino, non quello di cui si discute alle audizioni del Congresso sull’impeachment.

Cari delegati a questa conferenza sul “futuro dell’umanità come specie creativa nell’universo”! Cara Helga Zepp-LaRouche!
E’ un grande onore per me parlare a questa conferenza sul ruolo degli insegnamenti di LaRouche per risolvere i problemi del mondo intero, e di continenti particolari, come l’Eurasia, e di paesi specifici, come l’Ucraina.
E’ il mio primo discorso ad una conferenza dello Schiller Institute, da quando è mancato un grande uomo, un patriota del pianeta Terra, il rinomato economista, filosofo e politico Lyndon LaRouche. Sono orgogliosa di aver potuto ascoltare per quasi un quarto di secolo il grande LaRouche e incontrarlo alle conferenze, in cui abbiamo discusso i processi socioeconomici e geopolitici, e di aver passato del tempo a casa si Lyn ed Helga, una famiglia che vive ad un alto livello intellettuale. Sono grata non solo di averli conosciuti, ma anche di essere amica di queste persone uniche.
Il grande Lyn ci ha lasciati. Ma i suoi insegnamenti, la luce possente delle sue idee, restano. Così come restano i problemi del pianeta terra, ed aumentano in modo minaccioso, fino a livello esplosivi. Lyndon LaRouche li aveva previsti e ci aveva messi in guardia. In particolare al forum “per l’unità dell’Europa, come ristabilire la fiducia” che fu organizzato nel gennaio 2019 a Mosca dall’Accademia Slava Internazionale delle Scienze, Istruzione, Arte e Cultura, nel mio discorso “verso un’Europa unita grazie a un cambio del paradigma” alla ricerca di soluzioni dei problemi dell’Europa odierna utilizzai le idee di Niccolò Cusano, Vladimir Vernadsky, e Lyndon LaRouche. (Il mio intervento fu pubblicato sulla rivista Slavyane [Gli slavi] No. 4/1 del 2018/2019.)
Questa metodologia analitica è straordinariamente importante, perché è scientifica ed è stata confermata nella pratica. Non conosco nessun altro studioso al mondo, che possa prevedere le crisi finanziarie con la stessa precisione di Lyn, sia nell’economia mondiale nel suo complesso, sia nei singoli paesi. Ritengo che gli scritti di Lyndon LaRouche sulla metodologia degli studi economici, così come le sue proposte specifiche per cambiare la natura e il ruolo delle istituzioni internazionali che determinano l’ordine mondiale esistente, e le sue proposte per riorganizzare il mondo e creare un ordine mondiale completamente diverso, dovrebbero essere una materia di studio separata per gli studenti di tutte le principali università del mondo.

La precisione delle previsioni di LaRouche e il suo trattamento meticoloso dei problemi delle economie nazionali sono chiaramente dimostrati nel caso del mio paese, l’Ucraina. L’Ucraina era una delle repubbliche più avanzate dell’ex Unione Sovietica. Fino al 1991, era un paese prospero e in progressivo sviluppo. La Repubblica socialista sovietica ucraina era tra i primi dieci paesi del mondo, in termini di PIL pro capite, e il suo PIL era superiore a quello della Polonia, del Portogallo o dell’Argentina. L’Ucraina era tra i primi sei (ripeto, sei!) paesi del mondo, in possesso di capacità di produzione a ciclo completo per la costruzione di aerei, e per la costruzione navale avanzata, la costruzione di motori diesel, e l’industria automobilistica (compresi gli autobus), missili e attrezzature agricole. Tutto questo si basava sulle capacità scientifiche, di Ricerca e sviluppo e sulle capacità tecnologiche dell’Ucraina. Non c’era disoccupazione. Avevamo un costante aumento della formazione professionale per la forza lavoro.

Nel giugno 1992, l’Ucraina ha aderito al Fondo monetario internazionale e ha accettato di attuare tutte le condizioni dettate dal FMI per i crediti emessi. Volodymyr Marchenko ed io siamo venuti ad una conferenza dello [Schiller Institute] a Washington nel febbraio 1995, e abbiamo riferito che in Ucraina era in corso una discussione su un programma di riforma del governo, che doveva poi essere approvato dal Parlamento. Lyn e Helga non erano indifferenti all’inevitabile catastrofe che il nostro paese si trovava ad affrontare. A quel tempo eravamo rappresentanti del Partito socialista ucraino (SPU), il cui leader Alexander Moroz era Presidente del Parlamento. La politica di riforma in Ucraina dipendeva in gran parte da lui personalmente e dal gruppo parlamentare della SPU, in quanto gli economisti e i dirigenti economici ucraini si opponevano alle imposizioni monetariste e coloniali del FMI nel paese, sostenendo essenzialmente la teoria dell’economia fisica del LaRouche e sostenendo una politica in base alla quale sarebbe stato decisivo lo sviluppo della produzione materiale. Lo Schiller Institute inviò i suoi rappresentanti, Michael Vitt e Dennis Small, in Ucraina; nel maggio 1995 incontrarono gli attivisti di partito della SPU. Poi, nel giugno 1995, Lyndon e Helga sono venuti a Kiev, dove è stato organizzato un incontro tra loro e il Presidente del Parlamento. Come partecipante a quell’incontro, ho visto come LaRouche, in modo convincente e ben argomentato, ha esortato Moroz a non accettare i prestiti del FMI e ad astenersi dall’attuare le riforme secondo le ricette del FMI. Purtroppo, il livello intellettuale e le qualità morali di Moroz gli hanno impedito di seguire i consigli del grande economista americano, così cruciale per il destino dell’Ucraina. Di conseguenza, come aveva avvertito LaRouche, la catastrofe ucraina divenne irreversibile. Ma c’era stata la possibilità, una vera opportunità storica, di impedire questa terribile distruzione dell’economia, l’impoverimento e la morte della popolazione!

Purtroppo, l’incapacità di comprendere la portata delle minacce e di scegliere una via di salvezza nazionale è un problema non limitato a Moroz e all’élite politica ucraina. È un problema delle élite politiche in praticamente tutti i Paesi del mondo ad eccezione della Cina. Di conseguenza, a causa della loro incapacità di comprendere i processi socioeconomici e finanziari fondamentali, e di assumersi la responsabilità per il destino delle loro popolazioni, non soffrono solo i loro paesi, ma soffre il mondo intero.
Questa sfida è ora in cima all’agenda mondiale. Ciò di cui LaRouche ha parlato instancabilmente – l’inevitabilità della crisi finanziaria globale (paragonabile nei suoi effetti alla guerra termonucleare), derivante dall’inflazione di gigantesche bolle speculative finanziarie che hanno raggiunto dimensioni critiche – è ora argomento di discussione tra gli esperti di tutti i continenti: Paul Krugman e Mark Mobius, George Soros e Mervyn King, analisti della Banca d’Inghilterra, della Banca Mondiale, della Banca d’America e altri. L’enorme debito finanziario non solo dei paesi deboli del Terzo Mondo, ma anche delle principali economie del nostro pianeta (e questa è la cosa più importante!), sta trasformando l’economia mondiale in una polveriera, che inevitabilmente esploderà nel prossimo futuro. Secondo i dati della CIA, il debito degli USA nel 2019 è di 23 trilioni di dollari (135% del PIL), quello del Giappone di 13 trilioni di dollari (295% del PIL) e quello del Regno Unito di 2,7 trilioni di dollari (108% del PIL). Tuttavia, la Banca Mondiale afferma che il livello massimo di indebitamento ammissibile per un paese è pari al 77% del PIL.
Torniamo all’Ucraina. L’Ucraina ha attuato pienamente tutte le richieste del FMI: il settore statale dell’economia è stato smantellato, con privatizzazioni di massa; la Banca nazionale non è più subordinata al governo; ed è stato istituito un sistema di banche commerciali, all’interno del quale le banche più piccole vengono regolarmente chiuse. Contemporaneamente abbiamo avuto la deregolamentazione dei prezzi, il tasso di cambio e il commercio estero, così sono state create tutte le condizioni per la formazione e l’arricchimento di un’oligarchia ucraina. Un’altra spinta al loro capitale è stato il modello di lavoro a basso costo, imposto dall’Occidente, basato su una sottovalutazione artificiale del livello minimo ufficiale di sussistenza del reddito, che era fissato solo al 20 o 25 per cento del costo reale della vita. Questo, a sua volta, ha portato a livelli infimi di salari e pensioni, e a prestazioni sociali penosamente basse. La stabilità macroeconomica è stata valutata esclusivamente attraverso la riduzione del deficit di bilancio imponendo tagli ai finanziamenti per l’assistenza sanitaria e l’istruzione, per la cultura e lo sport, e attraverso il costante aumento delle bollette, giustificato dal mantra che devono essere portate al livello di mercato, e che il governo dovrebbe cessare qualsiasi regolamentazione dei prezzi dei prodotti alimentari, dei medicinali, delle necessità vitali, delle comunicazioni, dei trasporti e di altri servizi. Questo ha portato ad un costante e illimitato aumento del costo della vita. La grande maggioranza della popolazione è stata privata della capacità di coprire il costo della vita con il proprio reddito.
Non sorprende quindi che l’Ucraina sia l’ultimo di tutti i 42 paesi europei per potere d’acquisto della popolazione. Queste statistiche sono state pubblicate nell’ottobre 2019 nello studio “Purchasing Power Europe 2019” della società di analisi dei dati GFK. In media, il reddito di un residente in Europa nel 2019 è di 14.739 euro, mentre il reddito medio di un ucraino è di 1.830 euro, solo un ottavo.
La politica economica dell’Ucraina è determinata dagli interessi comuni degli oligarchi ucraini e delle istituzioni finanziarie internazionali (FMI, Banca Mondiale, BERS, World Trade Organization e altri), che a loro volta esprimono gli interessi dei circoli dirigenti dei principali paesi occidentali. Non hanno alcuna utilità per l’Ucraina come concorrente o partner paritario. Proprio come aveva avvertito LaRouche, non hanno alcun interesse per lo sviluppo dell’economia nazionale o della sua stessa economia fisica di base e della produzione materiale. Sono interessati ad avere un grande mercato per i loro beni e servizi, in modo da aumentare i propri profitti. Hanno bisogno dell’Ucraina come fornitore di materie prime per le loro aziende e di manodopera super economica e altamente qualificata. I piani dell’Occidente includono anche l’acquisizione del territorio stesso dell’Ucraina (ricordate, questo è un paese nel centro geografico dell’Europa, un importante snodo di transito per il continente dell’Eurasia, con sbocchi su due mari e un gran numero di fiumi, laghi e grandi aree forestali). Di particolare importanza è la nostra ricchezza di terre arabili (19 per cento di tutti i terreni agricoli in Europa) e terra nera (8,7 per cento della terra nera del mondo).
Pertanto gli orchestratori occidentali delle riforme in Ucraina, insieme agli oligarchi ucraini, sono assolutamente indifferenti alla sofferenza del nostro popolo, che ha portato ad un’orribile emigrazione di manodopera dall’Ucraina (almeno 10 milioni di persone negli ultimi cinque anni) e ad una crescita naturale negativa della popolazione (il tasso di mortalità è quasi il doppio della natalità). Il risultato è che la popolazione dell’Ucraina è scesa da 52 milioni di persone al momento dell’indipendenza nel 1991, a 30 milioni in realtà. Gli esperti danno l’allarme da tempo, e questa è la loro stima della popolazione reale del paese, ma le statistiche governative continuano a nasconderlo, affermando che la popolazione è di 42 milioni di persone senza contare la Crimea o le autoproclamate repubbliche Donbass. L’attuale Presidente del Parlamento Dmytro Razumkov, tuttavia, ha dovuto riconoscere la situazione reale, quando nel settembre 2019 si è pronunciato a favore della modifica della Costituzione ucraina, per ridurre il numero dei deputati del popolo in Parlamento da 450 a 300.
L’economia ucraina oggi è un triste spettacolo. Nel 2018 il PIL era solo due terzi di quello del 1991. Il PIL dell’Ucraina era un sesto di quello dell’Argentina, un quinto di quello della Polonia e metà di quello del Portogallo. Secondo i dati del FMI per il 2018, il PIL pro capite medio mondiale era di 11.730 dollari. Nei paesi avanzati era di 48.970 dollari e nei paesi in via di sviluppo di 5.490 dollari. In Ucraina è stato di 2.820 dollari!
Ma il PIL è una categoria monetaria, essendo l’espressione monetaria della totalità dei beni e servizi prodotti in un dato periodo di tempo. Che cosa si nasconde dietro questa facciata? Quanto di quali beni ha prodotto il paese in questo periodo di tempo? Da questo punto di vista, il caso dell’Ucraina è terribile. Dopo aver obbedito all’FMI, agli Stati Uniti e all’Unione europea, e dopo aver ricevuto costanti elogi per il successo delle riforme, l’Ucraina ha effettivamente subìto una catastrofe economica totale.
Guardiamo il primo grafico. Mostra il declino della quota dell’Ucraina nella produzione mondiale delle materie prime più importanti per l’industria metallurgica. Con l’eccezione del concentrato di rutilo, la produzione di tutti gli altri componenti è crollata profondamente. La barra rossa mostra la quota dell’Ucraina nella produzione mondiale nel 1991, e la barra blu è per il 2018. Così come la produzione di ghisa e acciaio. Solo nel 2013-2018, la produzione di acciaio è calata di quasi un terzo, da 30,6 milioni di tonnellate nel 2013 a 21,1 milioni di tonnellate nel 2018; la ghisa grezza è diminuita del 20%, da 25 milioni di tonnellate nel 2013 a 20,5 milioni di tonnellate nel 2018. Eppure questo è un settore strategicamente importante per l’Ucraina: l’acciaio e altre aziende metallurgiche rappresentano il 30 per cento della produzione industriale totale dell’Ucraina e il 25 per cento delle nostre esportazioni.

Grafico 1: la quota ucraina della produzione mondiale
fonte: https://aftershock.news/?q=node/751692
Il secondo grafico mostra la situazione dell’industria ucraina. È chiaro che la nostra industria è in stato comatoso, e sta scomparendo da questo paese che fino a pochi anni fa era una potenza industriale. La quota dell’industria nel PIL ucraino è scesa di oltre la metà: dal 44 per cento nel 1991 al 20 per cento nel 2018, mentre anche la quota della costruzione di macchinari nella produzione industriale è diminuita di quasi la metà: dal 31 per cento nel 1991 al 15 per cento nel 2018. La quota di prodotti basati sull’innovazione venduti, rispetto alla produzione industriale totale, è scesa di un fattore di 13 solo dall’inizio di questo secolo: dal 9,4% nel 2000 allo 0,7% nel 2017.

Grafico 2. Indice cumulativo della produzione industriale ucraina, 2010-2018 (2010=100)
(Dati del Ministero delle Finanze ucraino, https://index.minfin.com.ua/economy/index/industrial/)

La tabella mostra gli indici della produzione industriale ucraina nel gennaio-agosto 2019.
Indice della produzione industriale, gennaio-agosto 2019 (gennaio 2019 = 100)
Tutte le industrie
91.0
Industrie estrattive
98.3
Infustria manufatturiera
92.8
Macchinari
87.5
Fornitura di energia elettrica, gas naturale, vapore per il riscaldamento
71.5
(Dati del Ministero delle Finanze ucraino, https://index.minfin.com.ua/economy/index/industrial/)

I dati mostrano che la produzione industriale nel suo complesso continua a crollare, mentre l’industria energetica e la costruzione di macchine stanno diminuendo ad un ritmo più rapido rispetto ad altri settori. La produzione di energia elettrica è diminuita di un quarto negli ultimi cinque anni, passando da 200 miliardi di chilowattora nel 2013 a 150 miliardi di chilowattora nel 2018. Vi darò un altro paio di cifre relative alla costruzione di macchinari: nel 1991 il nostro principale costruttore di aerei, Antonov, ha prodotto 250 aerei, ma quest’anno, nel 2019, non ne hanno prodotto uno solo! Dieci anni fa, l’Ucraina è riuscita a produrre 423.000 automobili, ma un decennio dopo il numero è di 8.600, ossia inferiore di quasi 50 volte! La stessa distruzione si è verificata in altri settori di produzione di beni materiali. Il numero di bovini è sceso da 25,2 milioni di capi nel 1990 a 3,7 milioni nel 2019, solo un settimo della mandria precedente. E nessuno si assume la responsabilità di questa catastrofe.
LaRouche si è opposto proprio alla distruzione dell’economia fisica. Per questo motivo ha sostenuto la costruzione di corridoi di trasporto e di sviluppo dall’Atlantico al Pacifico e all’Oceano Indiano, e ha presentato idee lungimiranti sullo sviluppo della Luna e sui voli per Marte. A che scopo? Affinché le tecnologie avanzate si sviluppino più rapidamente e domini il capitale produttivo, piuttosto che il capitale speculativo, e l’attività del settore bancario sia riorganizzata di conseguenza. Lo stato investirebbe nello sviluppo delle infrastrutture, creando le condizioni necessarie per lo sviluppo dell’industria energetica, dei trasporti e della produzione industriale. In altre parole, lo stato sarebbe responsabile dello sviluppo dell’economia fisica come base di tutto il suo sistema economico.
Lyndon LaRouche, un grande economista, filosofo e politico, ha richiamato la nostra attenzione non solo sulle cause e sulla portata degli imminenti sconvolgimenti, ma anche sulle conseguenze politiche della distruzione del sistema monetario esistente. Ha avvertito che l’oligarchia avrebbe preteso una politica di austerità rigorosa e imposto dittature fasciste. È quindi essenziale che l’umanità progressista sconfigga l’oligarchia e si liberi una volta per tutte da questo sistema parassitario.
E ora tutta l’umanità ha visto la rinascita del nazismo (fascismo) in Ucraina. Ne ho parlato apertamente nella mia conferenza stampa al Parlamento europeo il 26 febbraio 2014, subito dopo il colpo di stato in Ucraina. Voglio ringraziare ancora una volta i nostri amici dello Schiller Institute sia per aver organizzato il nostro viaggio in Europa in quel momento, sia per aver organizzato la conferenza stampa. Gli eventi da allora hanno confermato completamente la nostra valutazione.
Fu la colorazione nazista e russofoba dell’Euromaidan, che portò alla perdita della Crimea e gettò le basi per i combattimenti in Slavyansk e il mostruoso attacco agli antifascisti nella Camera del Lavoro di Odessa, e portò alla guerra fratricida nel Donbass. Questa guerra è continuata per cinque anni e mezzo. Anche le statistiche ufficiali dicono che sono andate perdute 13.000 vite umane, tra cui civili, anziani e bambini. Centinaia di migliaia di persone sono state ferite o traumatizzate psicologicamente. Milioni di persone sono diventati rifugiati.
Tutta l’Ucraina è afflitta dai militanti nazisti. Sono armati, ben addestrati e ben finanziati. Commettono atti di intimidazione, incursioni e sequestri di locali, in tutto il paese. Sotto il nuovo presidente ucraino Zelensky, tengono tutta la popolazione in preda alla paura e terrorizzano il paese. Invece di sradicare il nazismo e vietare tutti i partiti e movimenti nazisti, il governo ucraino ha, al contrario, reso ufficiale l’ideologia nazista, e sta combattendo contro i partiti di sinistra e le organizzazioni antifasciste. Seimila dei nostri compatrioti sono in prigione come dissidenti. La persecuzione del nostro Partito socialista progressista ucraino, un partito di opposizione, continua. La sede del nostro partito e le redazioni del nostro giornale del partito, che sono stati sequestrati tre anni fa, non ci sono stati restituiti. Le forze dell’ordine si rifiutano di indagare sugli attacchi dei nazisti contro i leader del partito e sulle manifestazioni di partito, e i responsabili non sono stati consegnati alla giustizia. Il Ministero della Giustizia dell’Ucraina ha bloccato le operazioni del nostro partito non registrando ufficialmente i documenti di cinque dei nostri congressi, mentre le decisioni dei tribunali a nostro favore sono state accolte con disprezzo, e semplicemente non attuate.
Nel corso degli anni successivi al colpo di stato [nel 2014], abbiamo fatto tutto ciò che era in nostro potere per rivelare al mondo la verità sull’Ucraina. Non c’è stata una reazione adeguata da parte della comunità internazionale. Ma questo non può andare avanti per sempre. E così, finalmente, l’Europa comincia a suonare un allarme.
Un anno fa, il 25 ottobre 2018, il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione dal titolo “Sull’aumento della violenza neofascista in Europa”, in cui si è dovuto osservare che “gruppi e partiti politici apertamente neofascisti, nazisti, nazisti, razzisti e xenofobi incitano all’odio e alla violenza nella società, ricordandoci di cosa erano capaci in passato”. All’epoca, l’Europarlamento adottò ampie raccomandazioni alle nazioni d’Europa. Citerò due dei 32 punti di questa risoluzione:
“9. Invita gli Stati membri a condannare e sanzionare con forza i crimini motivati dall’odio, i discorsi di odio e per la creazione di capri espiatori da parte di politici e funzionari pubblici a tutti i livelli e su tutti i tipi di media, in quanto normalizzano e rafforzano direttamente l’odio e la violenza nella società;
“12. Invita gli Stati membri a indagare e perseguire i crimini motivati dall’odio e a condividere le migliori pratiche per individuare e indagare sui crimini motivati dall’odio, compresi quelli motivati specificamente dalle varie forme di xenofobia….”.
Come possiamo vedere, LaRouche aveva ragione anche a questo proposito. Le riforme economiche del FMI, che hanno distrutto la produzione materiale, cioè l’economia fisica, hanno portato a un colpo di stato politico, al nazismo e al fascismo. Naturalmente tutti gli approcci possibili, e l’intera esperienza del mondo, devono essere impiegati per difendere l’umanità (compresa la popolazione dell’Ucraina) dal nazismo, dal fascismo e dalla xenofobia. Senza questo, il mondo non può essere salvato o trasformato.
Lyndon LaRouche ci ha dato la conoscenza, che abbiamo l’obbligo di usare per la salvezza dell’umanità!
Natalia Vitrenko, dottore di scienze economiche,
Leader del Partito Socialista Progressista ucraino
Novembre 2019

Lo Schiller Institute riunisce in Germania uomini di buona volontà per il Nuovo Paradigma

Risalgono a due-tre giorni fa due eventi di opposta natura, rappresentativi di due tendenze determinanti per l’umanità.

A Washington D.C. sono iniziate le audizioni relative all’indagine palesemente fraudolenta sul conto del Presidente americano Trump, che puntano a sottoporlo alla procedura di impeachment. Deputati democratici e funzionari dell’intelligence e diplomatici, che sono il residuo delle presidenze di George Bush e di Barack Obama, alimentano una campagna su inesistenti crimini che la maggioranza del popolo americano fatica anche soltanto a nominare. Ciononostante, tale campagna rappresenta un pericolo vitale per l’istituzione repubblicana degli Stati Uniti d’America e per la pace del mondo: il tentato golpe è perpetrato dall’intelligence britannico e dagli alleati neonazisti del precedente esecutivo ucraino.

Il secondo evento ha avuto luogo nella cittadina tedesca di Bad Soden, nei pressi di Francoforte sul Meno: vi hanno preso parte trecento “patrioti della propria nazione e cittadini del mondo” (usando l’espressione coniata dal poeta Friedrich Schiller per definire la vera condizione di cittadinanza). I partecipanti a una conferenza internazionale hanno commemorato la persona e le idee di Lyndon LaRouche e discusso del “Futuro dell’Umanità quale specie creativa nell’Universo”.

La fondatrice dello Schiller Insitute ha introdotto gli interventi dei seguenti relatori:

* Wang Weidong, consigliere ministeriale e direttore del dipartimento per il commercio dell’ambasciata cinese in Germania, sul tema del “Potenziale della Nuova Via della Seta per l’Europa”;

* Natalia Vitrenko, economista, leader del Partito Socialista Progressista dell’Ucraina, ex deputata del Parlamento ucraino, sul tema della “Scienza dell’Economia Fisica di LaRouche quale chiave per risolvere i problemi del mondo, dell’Eurasia e dell’Ucraina”;

* Prof. Andrei Ostrovskii, vicedirettore dell’Istituto per gli Studi dell’Estremo Oriente presso l’Accademia Russa delle Scienze, sul tema della “Russia nell’Iniziativa Belt and Road: possibilità e prospettive”;

* Jozef Miklosko, ex viceministro della Cecoslovacchia, su “LaRouche e la scienza”;

* Theo Mitchell, ex senatore dello Stato della Carolina del Sud, su LaRouche, “L’uomo che avrebbe dovuto essere Presidente degli Stati Uniti”;

* Nino Galloni, ex direttore generale nel Ministero del Lavoro e nel Ministero delle Finanze, sul tema della “Patria, Nazione e Stato come visti dei cattolici progressisti e da Lyndon LaRouche”.

Tra gli altri relatori, provenienti da Grecia, Francia, Iraq, Libano, Grecia, erano presenti anche Claudio Giudici, presidente di Uritaxi, il Prof. Enzo Siviero, direttore di E-Campus, e Antonella Banaudi, soprano, insegnante di canto, che da anni collabora con lo Schiller Institute sul La verdiano, La conferenza è stata arricchita da un concerto commemorativo con musiche di Beethoven, Schumann e Schubert eseguite da Antonella Banaudi, dal coro e orchestra dello Schiller Institute e dal pianista Carlo Levi Minzi,

La signora LaRouche ha sintetizzato gli aspetti più caratteristici del pensiero e delle idee del marito necessari ai “cittadini del mondo” desiderosi di superare il quadro di guerra permanente e degradazione culturale, sotto la minaccia dell’ultima fase di collasso del sistema finanziario internazionale, creando un nuovo paradigma fondato su un rinascimento globale dell’esercizio della creatività umana nei campi scientifico e artistico.

“È assolutamente tipica di LaRouche la dimostrazione del fruttuoso incrocio tra la fisica relativistica e la creatività della mente umana in quanto tale, e dei nessi di tale dominio con le forme classiche dell’arte e dall’arte dello stato. Lyndon LaRouche fornì forti prove del fatto che soltanto attraverso le forme classiche della poesia, del teatro e della musica la facoltà creatrici della mente umana possono generare ipotesi valide desunte da una penetrazione intellettuale nella legittimità dell’universo. Grazie a lui abbiamo capito perché sia necessario condurre una battaglia contro il riduzionismo e la logica deduttiva nei campi della musica, della poesia e del teatro; perché siano cruciali l’idea di Furtwaengler del suonare tra le note e le qualità della metafora e dell’ironia, se si vuole elevare la mente al livello superiore tipico dell’approccio rimananniano. Queste necessità si accompagnano all’educazione delle emozioni al di fuori del dominio del sensuale e del profano, per accedere alle passioni agapiche. Il modello oligarchico della società e l’immagine oligarchica dell’uomo riducono l’individuo a una creatura animata da desideri edonistici, facilmente manipolata e succube del ruolo degli “inferiori” sottomessi al cosiddetto “ordine fondato sulle regole” di Trasimaco. È invece l’esperienza cognitiva associata alle forme classiche della composizione a porre l’individuo nella libertà, evocando la bellezza della mente e liberando quel genere di amore agapico per l’umanità che è necessario per scegliere volontariamente il Nuovo Paradigma per l’umanità intera, lasciando da parte gli scopi malvagi, ovvero gli appetiti di menti ristrette, associati agli interessi geopolitici di una classe di privilegiati che si pasce del saccheggio delle classi inferiori”.

Nino Galloni durante il suo discorso su LaRouche e la Dottrina sociale della Chiesa
Claudio Giudici durante il suo discorso su LaRouche Uomo del Rinascimento
La soprano Antonella Banaudi poco prima del concerto in ricordo di LaRouche

Messico: come sconfiggere la presa di controllo di Droga SpA

Le milizie del cartello della droga hanno colpito in Messico il 17 ottobre, prendendo il controllo di Culiacán, una città di quasi un milione di abitanti capoluogo dello Stato di Sinaloa, e minacciando di estendere il loro assalto mortale a tutto il Nord-Ovest del Paese. Si tratta di un attacco strategico che continua a scuotere il Messico ed è stato seguito da altri attacchi di narco-terrorismo, come l’assassinio di nove membri di una piccola setta di mormoni nel Messico Settentrionale.
Quasi tutti i media presentano l’assalto dei cartelli come la reazione alla cattura di un importante trafficante di droga, Ovidio Guzmán, figlio del boss “El Chapo” Guzmán attualmente in carcere negli Stati Uniti. Ma ma ciò non coglie la realtà dietro il cartello. Come aveva sottolineato più volte Lyndon LaRouche, il traffico di droga è un affare di mille miliardi di dollari all’anno diretto dall’alto, da interessi finanziari nella City di Londra e Wall Street (noti come Droga SpA) e il cartello della droga da tali interessi viene usato come arma strategica.
Il Messico non può vincere la guerra contro questo potere imperiale internazionale da solo. Dopo l’assalto a Culiacán, il Presidente messicano López Obrador (a destra nella foto, con Pena Nieto) e quello americano Donald Trump hanno concordato azioni congiunte contro una vulnerabilità chiave dei cartelli: il flusso di armi illegali dagli Stati Uniti al Messico, che fornisce loro gli armamenti avanzati che usano. Gli organi di governo di entrambi i Paesi concordano che quasi il 70% delle armi usate dai killer del cartello della droga in Messico vengono dagli Stati Uniti, e la maggioranza di esse sono armi da guerra. I funzionari della sicurezza americani e messicani si sono incontrati all’ambasciata del Messico il 21 ottobre per mettere in moto la cosiddetta Operation Frozen.
In questo contesto il 25 ottobre il movimento larouchiano in Messico (MOCILA) ha pubblicato una lettera aperta al Presidente López Obrador identificando gli elementi cruciali necessari per una vittoria comune. La lettera suggerisce di intraprendere i seguenti quattro passi:
1) Licenziare Olga Sánchez Cordero, il ministro del governo “che è tra i principali fautori della politica di legalizzazione degli stupefacenti di Droga SpA, e un cavallo di Troia all’interno del Suo governo”.
2) Congelare e chiudere ermeticamente il confine tra Stati Uniti e Messico per il flusso di armi verso Sud e di droga verso Nord, usando tecnologie avanzate come rilevamento laser, risonanza magnetica, raggi X e via dicendo. Questa è una componente chiave del piano anti-droga proposto da molti anni da LaRouche (vedi https://larouchepub.com/eiw/public/2019/eirv46n12-20190329/42-48_4612.pdf).
3) Negoziare un accordo con la Cina per cooperare al 100% per fermare il flusso di fentanile nel Messico e soprattutto nello Stato di Sinaloa, dove viene tagliato a concentrazioni più basse per essere spedito negli Stati Uniti. “Questo stabilirà una cooperazione triangolare tra Messico, Cina e Stati Uniti, dato che questi ultimi hanno già siglato un importante accordo bilaterale per debellare la piaga del fentanile”.
4) Promuovere la cooperazione triangolare per avviare progetti infrastrutturali e altri progetti di sviluppo in Messico ed America Centrale nel contesto dell’Iniziativa Belt and Road (BRI). Questo offrirà posti di lavoro produttivi ai giovani della regione, liberandoli dalla “schiavitù del traffico di droga e delle sue bande terroristiche, o dalla disperata necessità di emigrare negli Stati Uniti per garantire la sopravvivenza a sé stessi e alle proprie famiglie”.
La lettera aperta nota che una svolta globale a favore della BRI “comporterebbe anche una riorganizzazione fallimentare di tutto il sistema finanziario transatlantico, che è la forza trainante del traffico di droga a livello internazionale”.

Presidenziali statunitensi: entra in scena il falso “moderato” Bloomberg

I soliti media descrivono Michael Bloomberg, il quale è sceso in lizza per la nomina presidenziale democratica, come un “moderato” tra una schiera di radicali. Ma il plurimiliardario ex sindaco di New York è il più radicale di tutti, come testimonia la sua campagna per uscire dal settore del carbone entro il 2030, che ha fatto arrabbiare non poco i lavoratori della Pennsylvania e gli utenti americani in generale.
Parlando al MIT il 7 giugno scorso, Bloomberg ha annunciato la sua campagna “Oltre il Carbone” per chiudere tutte le centrali a carbone entro il 2030 e bloccare la costruzione di nuove centrali a gas.
Bloomberg aveva già lavorato con la Beyond Coal, fondata nel 2011 dal Sierra Club, che quest’anno ha annunciato di aver colpito fino a oggi 289 centrali a carbone, costringendole alla cessazione dell’attività o ad annunciare la chiusura prematura. Si tratta di oltre la metà degli impianti in funzione negli Stati Uniti. Bloomberg ha dichiarato di voler chiudere le rimanenti 241 entro dieci anni.
Il fabbisogno è stato parzialmente coperto dal Canada, da dove l’elettricità è trasmessa attraverso trentasette collegamenti trasfrontalieri.
Questo mese chiuderanno altri due importanti impianti a carbone. Il 6 novembre la First Energy Solutions ha iniziato la disattivazione della più grande centrale a carbone della Pennsylvania, che avrebbe dovuto chiudere nel 2021, ma il proprietario è fallito e ha annunciato di voler chiudere l’ultima unità rimasta dopo la disattivazione di altre due, avvenuta all’inizio dell’anno.
La prossima settimana sarà chiusa la Navajo Generatine Station (NGS), la più grande centrale dell’Ovest. Anche qui si tratta di una chiusura prematura.

Il perfido piano per fare della BEI una “banca climatica”

Trova ostacoli il piano di trasformare la Banca Europea per gli Investimenti (BEI) in un’entità chiamata “climate bank” (banca climatica) che a partire dal prossimo anno sospenderebbe ogni investimento nelle tecnologie e nelle fonti di energia fossili. Il piano, appoggiato dalle fondazioni ambientaliste britanniche, metterebbe la BEI (l’istituto finanziario multilaterale più grande del mondo) in sincronia con la Banca d’Inghilterra, la Banca Centrale Europea e altri istituti, che di fatto perseguono la deindustrializzazione dell’Europa elargendo credito unicamente ai parchi eolici e solari. Persino il governo tedesco, noto per la decisione di uscire dai settori dal nucleare e del carbone, e il governo italiano si sono finora rifiutati di appoggiare la proposta.
L’ex candidato alla Presidenza francese Jacques Cheminade (foto) ha pubblicato una dichiarazione chiedendo di bocciare il piano. La BEI, che si definisce il braccio creditizio dell’UE, ha un capitale di quasi 250 miliardi di Euro e un’esposizione di 400 miliardi che comprende il finanziamento di numerosi progetti infrastrutturali. Negli ultimi dieci anni ha emesso “green bond” per migliorare l’efficienza energetica, la connettività e i trasporti.
Ma nel luglio 2019 i direttori della BEI hanno fatto circolare una nuova proposta politica per “trasformare la BEI nella Banca Climatica dell’UE”. A causa di resistenze nazionali la proposta non è stata adottata alla riunione di ottobre della banca. La lobby ambientalista sta cercando di fare breccia sul primo Vicepresidente della Commissione Europea Frans Timmerman e sulla Presidente Ursula von der Leyen per ottenere una decisione favorevole in novembre.
Cheminade ha osservato che se la BEI decidesse di sospendere i finanziamenti alle infrastrutture energetiche fossili, ciò potrebbe, oltre ad avere un impatto distruttivo sull’economia fisica, che si avrebbe a causa dell’abbassamento della densità e dell’efficienza energetica, costituire il punto di ribaltamento dell’intero sistema finanziario paventato dal governatore della Banca d’Inghilterra Marc Carney e da altri, nel mentre si adoperano proprio per raggiungerlo. È in ballo il deprezzamento di oltre ventimila miliardi di titoli globali collegati ai combustibili fossili.

Appello urgente per salvare la vita di Julian Assange

L’ipocrisia regna quando si tratta di whistleblowers e informatori negli Stati Uniti. Coloro che chiedono piena protezione dello Stato e sostegno per i funzionari che forniscono prove contro Donald Trump sono gli stessi che chiedono punizioni esemplari per informatori coraggiosi ed esemplari come Edward Snowden, Julian Assange, Bill Binney e via dicendo, che hanno denunciato attività anticostituzionali e reati commessi dal governo.
Il caso di Julian Assange è critico, in quanto la sua salute fisica sta deteriorando rapidamente a causa delle torture psicologiche che subisce in un carcere britannico. Se venisse processato negli Stati Uniti rischierebbe una sentenza di vari decenni. Il 5 novembre il LaRouche Political Action Committee ha reso pubblica una dichiarazione in cui denuncia il tentativo di eliminare Assange. Così esordisce:
“Uccidere il testimone di un reato è il massimo intralcio alla giustizia e ora esso viene commesso sul suolo britannico in collaborazione con funzionari americani. V’è un testimone vivente in possesso dei mezzi per mettere fine alla bufala e alla frode del Russiagate, commessa dall’intelligence britannico e da elementi infiltrati e controllati dai britannici nella comunità di intelligence americana. Questa persona è Julian Assange”. La CIA e altri elementi della comunità di intelligence sostengono che le e-mail del Democratic National Committee (DNC) e del consigliere di Hillary Clinton, John Podesta, fatte trapelare e arrivate a WikiLeaks e Assange, fossero il risultato di un attacco di hacker russi a favore dell’elezione di Donald Trump. Tuttavia, i Veteran Intelligence Professionals for Sanity [VIPS] hanno fornito una dimostrazione forense che i documenti del DNC furono copiati su una memoria portatile e non furono il risultato di un attacco a distanza mosso da hacker.
Assange stesso ha ribadito più volte che i documenti non pervennero tramite esponenti russi. La sua offerta di fornire al Dipartimento di Giustizia americano le prove di cui dispone è stata rifiutata.
“Assange è attualmente detenuto a Londra, nel carcere di Belmarsh, la galera di Sua Maestà per i peggiori criminali in Gran Bretagna… in attesa di estradizione negli Stati Uniti. Nils Melzer, Rapporteur dell’ONU sulla Tortura e altri Trattamenti o Punizioni Crudeli, Disumani e Degradanti, ha ammonito il 1 novembre in una dichiarazione sulla condizione di Assange: ‘A meno che il Regno Unito non cambi urgentemente politica e allevii la sua situazione disumana, l’esposizione di Assange ad abusi e punizioni arbitrarie potrebbe presto costargli la vita’”.
Nonostante i precedenti appelli di Melzer, il Regno Unito non ha avviato inchieste, ricorsi o misure di prevenzione previste dal diritto internazionale. Assange “continua a essere detenuto in condizioni oppressive di isolamento e sorveglianza, non giustificate dal suo status detentivo” e “il suo accesso all’assistenza legale e a documenti è stato gravemente ostacolato”. Questo ha minato “il suo diritto più fondamentale a preparare la difesa”. La dichiarazione del LaRouche PAC chiede all’ONU di prendere misure per fermare questa atrocità politica. (Foto Newsonline).

Senza la separazione bancaria non si fermerà la crisi del mercato interbancario

Le iniezioni quotidiane di liquidità della Federal Reserve di New York nel mercato repo sembrano proprio seguire il copione proposto da JP Morgan Chase, che prevede il ritiro definitivo delle megabanche di Wall Street dal mercato interbancario e la Fed prenderne il posto fornendo direttamente tutta la liquidità alle non-banche (come gli hedge fund) in dosi crescenti.
Da quando, il 28 ottobre. è stato alzato il limite dei prestiti a un giorno, la richiesta di liquidità ha superato ogni giorno il vecchio limite (75 miliardi di dollari). Anche la richiesta di prestiti a due settimane ha ecceduto il vecchio limite (35 miliardi) in due su tre operazioni. Il bilancio totale della Fed è risalito a oltre i 4 mila miliardi, rendendo semi-permanente una quota di 280 miliardi di liquidità extra sul mercato. Gli esperti concordano che questo è un segnale dell’imminente collasso del sistema e la conseguenza delle mancate riforme del sistema finanziario all’indomani della crisi del 2008.
Da parte di Wall Street, la speculazione nella “bolla omnibus” aumenta incurante dei segnali. Un esempio: un nuovo rapporto parla di 660 miliardi di dollari di “prestiti a leva” delle imprese attualmente impacchettati in CLO (obbligazioni di prestiti collateralizzati) confezionati e finanziati dalle grandi banche. Appena due mesi fa, quando la Banca d’Inghilterra emise una nota di allarme, i CLO del debito a leva delle imprese non superavano i 420 miliardi.
Dal lato della Fed, lo sportello permanente di liquidità è un tentativo di tenere in vita feriti e mutilati per poi rivenderli in futuro, impedendo che un rialzo dei tassi faccia esplodere la bolla del debito societario arrivata a 15-16 mila miliardi e di fatto rifinanziandola.
Il sistema è finito e non c’è modo di salvarlo, nemmeno con la cosiddetta “finanza verde”, la nuova bolla caldeggiata dalla Banca d’Inghilterra. L’intervento urgentemente necessario è la separazione bancaria secondo le linee del Glass-Steagall Act, come vuole la “prima legge” di LaRouche. Il ripristino della Legge Glass-Steagall creerà rapidamente l’effetto di un sistema a due sportelli, tale isolare e prosciugare la speculazione, un’effetto che una “direttiva” della Fed o del Tesoro non potrà mai ottenere.
Sfortunatamente, questa proposta è stata di fatto abbandonata dai democratici “progressisti” in questa sessione parlamentare. Tra i dieci membri del Congresso che si candidano alla Presidenza, solo uno, Tulsi Gabbard, ne parla. Per quanto riguarda Donald Trump, nonostante abbia proposto il ripristino della Glass-Steagall nella campagna elettorale del 2016, non ne ha fatto un tema durante la presidenza. Ciò, assieme all’apparente incomprensione dei rischi finanziari, potrebbe risultargli fatale politicamente.

Impariamo la lezione dell’opportunità persa nel 1989: questa volta sia diverso!

 

Che cosa accadde davvero nel 1989, quando cadde il muro di Berlino, e che cosa possiamo imparare dagli eventi di quel periodo storico? Nell’esaminare gli eventi che portarono al crollo del muro di Berlino, contrariamente alla narrativa ufficiale dei neoliberisti e dei fautori della geopolitica, Helga Zepp-LaRouche spiega perché oggi dovrà essere diverso, C’è ancora la possibilità di un cambiamento storico, anzi, questa volta è ancora maggiore. A differenza del 1989, quando solo le forze associate a suo marito, Lyndon LaRouche (nella foto, insieme ad Helga LaRouche al Senato a Roma), ed allo Schiller Institute avevano un piano di ricostruzione dell’Europa dell’est, oggi c’è la Nuova Via della Seta.

La signora LaRouche spiega le questioni decisive del 1989, a cui partecipò e come l’impero britannico riuscì a sopravvivere al crollo del muro di Berlino assassinando personalità, come Alfred Herrhausen, e mandando in carcere suo marito. Ma il Nuovo Paradigma sta emergendo, forgiato dalle idee di LaRouche, e viene visto come un’alternativa alla crisi. E’ il momento giusto per leggere le opere di Schiller e comprendere perché grandi momenti storici siano andati perduti a causa di piccoli uomini. Questa volta l’umanità non dovrà perdere questa opportunità di cambiare la storia. Di seguito la videoconferenza della signora LaRouche:

 

L’impeachment di Trump si ritorcerà sugli autori

Il 31 ottobre la Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha votato 232 contro 196 per autorizzare un’inchiesta finalizzata all’impeachment del Presidente Trump. Il voto ha seguito le linee di partito, con l’eccezione di due democratici che hanno votato contro. Poco dopo, il leader della minoranza Kevin McCarthy, repubblicano della California, ha dichiarato che i democratici vogliono l’impeachment “perché hanno paura di non poterlo sconfiggere alle urne”, in riferimento alle elezioni presidenziali del 2020. Prima di liquidare la dichiarazione di McCarthy come difesa partigiana di Trump, si consideri che questo argomento è stato per primo usato da un parlamentare democratico, il texano Al Green, che presentò per primo una mozione per l’impeachment nel dicembre 2017. Lo scorso luglio, Green disse che “se non lo incriminiamo, il Presidente sarà rieletto”.


Si ricordi che l’elemento principale su cui si basa il voto del 31 ottobre è la telefonata tra Trump e il presidente ucraino Zelens’kij in cui Trump avrebbe esercitato pressioni sul suo interlocutore per indagare per corruzione su Joe Biden, uno dei suoi avversari democratici. Tuttavia, a causa del rapido sbriciolarsi di questa pezza d’appoggio, la procedura di impeachment finirà probabilmente per rendere la rielezione di Trump più probabile.


La mozione dei democratici era in parte designata ad anticipare le accuse dei repubblicani di non aver garantito il diritto di accesso ai documenti e alle testimonianze che sono finora stati resi solo in udienze segrete. L’inchiesta ufficiale darebbe loro quel diritto, ma solo se il presidente della Commissione, Adam Schiff, o una maggioranza della stessa, fosse d’accordo! Finora, dalle udienze segrete sono trapelate dichiarazioni che suggeriscono un comportamento improprio di Trump. Ma esse portano anche a una storia alquanto bizantina che riguarda l’Ucraina e sulla quale non ci soffermiamo per mancanza di spazio. Basti dire che i testimoni ascoltati sono funzionari di carriera del Dipartimento di Stato e diplomatici coinvolti nel golpe del 2014. Essi ora si stanno adoperando per ostacolare gli inquirenti del governo che raccolgono le prove dei legami tra i golpisti di Kiev e le fonti originali delle false accuse di collusione di Trump con “i russi”.


È affiorato il nome di un personaggio chiave, coinvolto sia in Ucraina sia, successivamente, nella “narrativa” dell’impeachment. Si tratterebbe di Eric Ciaramella, la “talpa” che ha spifferato il contenuto della telefonata tra Trump e Zelens’kij, e che è stato identificato dal giornalista d’inchiesta Paul Sperry in un articolo apparso su RealClear Investigations il 30 ottobre.
Oltre agli ovvi legami tra agenti dell’intelligence di Obama e gli attori del tentato rovesciamento di Trump, Schiff ha altri problemi. Egli ha fatto mettere agli atti una versione modificata della trascrizione della telefonata Trump-Zelens’kij, e ha “dimenticato” di comunicare che i suoi assistenti incontrarono Ciaramella aggirando i canali ufficiali.


Nel frattempo, l’inchiesta sulle origini del Russiagate condotta del Ministro della Giustizia Barr e del procuratore John Durham, che ora è stata promossa a inchiesta penale, sta creando il panico nella comunità di intelligence, tra coloro che tramarono con enti d’intelligence britannici e di altri Paesi per rovesciare un Presidente degli Stati Uniti legittimamente eletto. (Nella foto il Presidente Trump all’epoca del suo primo incontro col Presidente russo Putin).

Il piano della JP Morgan per tentare di parare il crac mondiale

La JP Morgan, di cui si ricorderà il rapporto sulle costituzioni europee “obsolete” e di cui si parla come possibile causa dell’attuale paralisi del mercato interbancario, ha pubblicato una proposta poco modesta, nella forma di una nota ai clienti, nella quale sollecita la Federal Reserve a sollevare completamente le banche dagli obblighi di riserva e a istituire uno sportello permanente di liquidità quotidiana. Ciò permetterebbe alle megabanche di usare tutte le riserve a disposizione per l’attività speculativa delle divisioni trading, intermediazione, investimenti, hedge fund, ecc. Queste potrebbero continuare a tutto gas a investire nei 16 mila miliardi di bolla del debito societario e nel resto della “bolla omnibus”, rimorchiando la Fed in una corsa selvaggia sulla strada a senso unico dei derivati, fino al crollo.
La crisi di liquidità intanto continua: la Fed ha fornito 72 miliardi di dollari in prestiti “overnight” giovedì 31 e 103,4 miliardi con scadenza a uno e trenta giorni venerdì primo novembre. Parlando quel giorno a New York, il Vicepresidente della Fed Richard Clarida ha istruito il moderatore di “non accogliere assolutamente alcuna domanda” da un pubblico irrequieto alla ricerca di chiarezza sul mercato repo. Avvicinato dall’EIR, Clarida ha sostenuto che la Fed avrebbe “pubblicato tutto riguardo a questa politica”, il che ovviamente non è vero.
La Fed è una “banca di riserva” che avrebbe il compito di assicurare e/o fornire riserve sufficienti alle banche che fungono da operatori principali (i cosiddetti primary dealer), comprese le “riserve in eccesso”, in modo che esse potessero girarle al resto del sistema finanziario in una crisi. Nel regime post Glass-Steagall (separazione bancaria) della speculazione incontrollata, che ha portato alla crisi del 2007-2008, ciò ha costretto la Fed a gonfiare il proprio bilancio fino a 4,5 mila miliardi di dollari, scatenando il caos alla sua riduzione a “soli” 3,75 mila come deciso alla fine della scorsa estate.
Ora la JP Morgan propone che la Fed crei uno “sportello permanente di accordi repo” come fonte di liquidità quotidiana per tutte le banche del sistema. Bloomberg l’ha messa così: “Ciò libererebbe liquidità attualmente trattenuta dalle banche per soddisfare i requisiti di legge”, laddove per banche si intende quelle “too big to fail” di Wall Street.
Non ha sorpreso dunque l’annuncio del Presidente della Fed Jerome Powell, fatto alla conferenza stampa del 30 ottobre, che la banca centrale statunitense starebbe considerando di creare in anticipo una rete di salvataggio per il crac del sistema in arrivo.

Concerto a Roma per la prima volta con piano e orchestra accordati al La=432 Hz

Il primo novembre si è tenuto a Roma un importante concerto per pianoforte e orchestra, con il pianista Sebastiano Brusco e la nuova orchestra Harmoniae Aureae che hanno eseguito opere di Mozart e Haydn al La=432, il cosiddetto diapason scientifico voluto da Giuseppe Verdi nel 1884, e per il quale lo Schiller Institute si batte fin dalla prima conferenza alla Casa Verdi a Milano nel 1988. Riceviamo e pubblichiamo volentieri l’articolo del pianista Sebastiano Brusco sul concerto.

di Sebastiano Brusco
La fruizione della musica è oggi estremamente influenzata dal nostro stile di vita frenetico e poco riflessivo. Ciò non permette il giusto stato d’animo per aprire la mente a recepire in pieno le emozioni che la musica può darci. ​
Questo è particolarmente vero per la musica classica e, in generale, per la musica che ha come fine non un semplice intrattenimento, ma una profonda espressione dei sentimenti e della creatività umana.

La registrazione, ancora in corso, dell’integrale delle sonate per pianoforte di Mozart per la prima volta registrate con l’ ”Accordatura Aurea” (La = 432 Hz) con un pianoforte moderno, mi ha portato a formare questa nuova orchestra che si chiama “Harmoniae Aureae”. Si tratta di una filosofia artistico-interpretativa, in cui si ricerca la cantabilità e le sottili relazioni e tensioni armoniche, anziché la mera spettacolarizzazione. Si lega altresì maggiormente a una profondità interiore partendo dalla ricerca del Bello e seguendo l’esigenza di trovare una dimensione distaccata dal contesto di logica ansiogena di mercato.
L’orchestra, formata da solisti che risiedono a Roma, è nata in pochissimo tempo e ha debuttato con un concerto il 1 Novembre. Per ritrovare il silenzio che predispone all’attenzione, si è preferita come sede del concerto un luogo che induce una pace interiore, la chiesa barocca di Santa Dorotea in Trastevere, ideale per riportare l’uditorio lontano dal caos e dai rumori con cui siamo costretti a convivere.
La vera novità risiede nel fatto che abbiamo accordato gli strumenti (pianoforte incluso) a una frequenza diversa da quella odierna che necessita invece di andare incontro a un pubblico iperattivo e si è assestata con il La a 440 / 442 hz e persino oltre. Queste frequenze così alte sono eccessive e, non partendo da una base neutra, condizionano l’ascolto e l’esecuzione; in particolare quest’ultima, oltre a essere meno armoniosa, risulta più frenetica e tende ad accelerare i tempi, perdendo quel senso di sublime naturalezza che con un diapason più basso si riesce invece ad avere.
Abbiamo scelto l’accordatura con il La a 432 hz (chiamata anche accordatura aurea) perché tra le varie frequenze questa è quella che si avvicina di più alle note che ciascuno di noi ha in “mente”, poiché è quella che si avvicina di più alla proporzione delle vibrazioni sonore della materia di cui tutto l’universo è composto, che è la frequenza di vibrazione degli elettroni: 8hz, per questo è anche chiamata in inglese “Scientific Tuning” o diapason scientifico.

Infine si aggiunge anche un significato filologico quando la musica è scritta da autori vissuti in epoche passate in cui usavano queste accordature, come in questo caso Mozart e Haydn, probabilmente epoche in cui non si viveva in questa velocità frenetica e si sviluppava una sensibilità che permetteva maggiore attenzione ai dettagli.

Gli obiettivi che ci siamo posti sono quelli di ritrovare il pieno piacere dell’ascolto attraverso un percorso di sensibilizzazione a queste piccole ma fondamentali attenzioni che fanno la grande differenza nella ricerca del Bello e del Sublime nella musica e, a giudicare dal successo che il pubblico ha decretato e i numerosi commenti d’apprezzamento, l’obiettivo è stato pienamente raggiunto. Tutti i presenti, sia esecutori che il pubblico, composto anche da musicisti, hanno avuto pieno convincimento della differenza e del maggior piacere che si ha nell’ascolto della la musica con questa accordatura e dal piacere che riescono gli esecutori a trasmettere suonando e ascoltando un suono più dolce ed armonioso dai propri strumenti.

Proteste in tutto il mondo contro il vecchio paradigma

La decisione del governo cileno, annunciata il 30 ottobre, di cancellare a causa delle rivolte popolari due importanti vertici internazionali previsti a Santiago ha fatto capire al mondo quanto grave sia la situazione nel Paese andino. Milioni di cittadini sono scesi in piazza rivendicando la fine del modello liberista che risale alla dittatura di Pinochet e indicato come “modello di successo” dalla City di Londra e da Wall Street).
Dei due vertici, quello dell’APEC è ancora in un limbo, mentre la Conferenza sul Clima dell’ONU (COP25), prevista dal 2 al 13 dicembre, è stata rapidamente trasferita a Madrid. L’appuntamento, troppo importante in ragione della creazione della nuova “bolla verde” a un pur illusorio sostegno del sistema finanziario, non poteva essere rimandato. Ma le rivolte popolari contro l’austerità vanno viste come la scritta sul muro per le élite transatlantiche votate all’ecofascismo.
L’America latina è una polveriera, al pari dell’Asia Sudoccidentale (vedi i casi del Libano e dell’Iraq). In Europa sotto la superficie cova il malcontento, come indicato tra l’altro dal crollo delle tradizionali strutture di partito in Germania.
La situazione negli Stati Uniti non è mai stata così polarizzata, con l’intero apparato del “deep state” in combutta con la leadership del Partito Democratico per cercare di rovesciare la Presidenza di Trump. Il loro obiettivo è chiaramente quello di impedire a Trump di porre fine alle “guerre permanenti” e di condurre gli Stati Uniti nel nuovo paradigma della cooperazione win-win. A questo proposito Helga Zepp-LaRouche (foto), nella sua teleconferenza del 3 novembre, ha sollecitato il pubblico europeo a seguire e leggere gli ultimi discorsi di Trump, in cui questi attacca il complesso militare-industriale, che i media evitano accuratamente di riportare. Trump non piace a molti, ha ammesso la fondatrice dello Schiller Institute, ma la battaglia che sta conducendo è cruciale per tutti. Si tratta di una battaglia che “determinerà quale direzione assumerà questo periodo storico” e, in ultima analisi, il futuro della civiltà.

Gli agricoltori si mobilitano in Francia e Germania contro la politica dell’UE

Il 22 ottobre sono scesi in piazza gli agricoltori di Francia e Germania, stufi del declino dei loro livelli di vita e della campagna contro l’agricoltura condotta dagli ambientalisti. Centinaia di agricoltori e attivisti di entrambi i Paesi hanno partecipato alla sfilata di trattori di fronte al Parlamento Europeo a Strasburgo col motto “fermiamo l’agro-business”, ovvero la cartellizzazione dell’agricoltura, e hanno espresso il loro scontento per la nuova Politica Agricola Comune.
In Germania si sono svolte proteste in almeno diciassette città, con 10mila agricoltori, accompagnati da oltre 1000 trattori, a Bonn, dove ha sede il Ministero dell’Agricoltura. Si oppongono alle nuove misure adottate all’inizio di settembre per una maggiore tutela della natura e degli animali nell’agricoltura. Migliaia di agricoltori francesi hanno protestato in tutto il Paese di fronte alle prefetture. La mancanza di rispetto per il loro lavoro e per i prezzi bassissimi ai produttori, che stanno provocando un esodo dalle campagne, sono la principale preoccupazione.
Di fatto ci sono molte ragioni legittime per il malessere crescente tra gli agricoltori in tutta Europa:
• Isteria sul clima. Gli agricoltori e il modello europeo di “agricoltura intensiva” vengono messi sotto accusa di aver contribuito al “riscaldamento globale”, mentre i consumatori vengono invitati a smettere di mangiare carne e latticini.
• I piani per eliminare gradualmente ma entro il 2023 l’uso del glifosato, il controverso erbicida, e per ridurre drasticamente il livello dei nitrati nelle falde acquifere riducendo l’uso di certi tipi di fertilizzanti.
• Accordi di libero scambio come il Mercosur con l’America Latina e il CETA col Canada.
• L’impatto delle sanzioni imposte dagli Stati Uniti su alcuni prodotti agricoli per un valore di 7,5 miliardi di dollari, entrate in vigore il 18 ottobre.
• Prezzi non equi. Gli agricoltori di tutti i Paesi europei soffrono per la stretta sui prezzi da parte dei supermercati.
• La progressiva abolizione, dagli anni Novanta, dei prezzi agricoli garantiti una volta offerti dalla Politica Agricola Comune europea (PAC), con l’aggravante della Brexit. Se il Regno Unito lascerà l’UE, Bruxelles avrà meno entrate e ridurrà i sussidi all’agricoltura. La Commissione Europea ha annunciato l’anno scorso che, dopo la Brexit, dovrà ridurre del 5% il bilancio della PAC a partire dal 2021.

(La foto della manifestazione di trattori a Bonn è tratta da Ruhr24de).

Il lascito di Mario Draghi: un sistema finanziario pronto a esplodere

In un raro esempio di canonizzazione in vita, Mario Draghi è stato festeggiato come un eroe alla sua ultima conferenza stampa come presidente della BCE il 26 ottobre. Draghi avrà anche salvato l’Euro – certamente questa è stata la sua stella polare –, ma temporaneamente e al costo dello scempio dell’economia e del credito. Anni di QE hanno spinto i tassi d’interesse sempre più in campo negativo, tanto che oggi nell’Eurozona non si trova un titolo di stato in cui valga la pena di investire i risparmi.
Il FMI stima che il volume totale di obbligazioni con rendita negativa ammonti a quindicimila miliardi di dollari. Persino la Grecia ha iniziato a emettere titoli a tassi negativi. Questo ha distrutto i risparmi, con fondi pensione, assicurazioni e singoli risparmiatori costretti a investire i soldi in titoli ad alto rischio per ottenere una minima rendita.
Ma mentre Draghi recitava per l’ultima volta il mantra “l’euro è irreversibile”, il sistema finanziario globale – e quindi anche il sistema dell’euro – basato sui titoli ad alto rischio inflazionati dalla sua stessa politica gli si sgretolava sotto i piedi. Il salvataggio di WeWork il 22 ottobre ha aperto il vaso di Pandora della bolla delle start-up e minaccia di scatenare una fuga dai mercati azionari e obbligazionari. WeWork fu creata come impresa di “work sharing” nel 2008, quando le imprese uscite malconce dal crollo finanziario cercavano uffici a basso costo. In breve tempo ha conquistato il mercato delle locazioni commerciali, raggiungendo la valutazione di 47 miliardi di dollari. Quando però, poco più di due mesi fa, WeWork ha deciso di quotarsi sul mercato azionario, ha dovuto aprire i libri contabili ed è emersa la truffa: l’impresa perdeva più denaro di quanto ne guadagnasse. Di fronte allo spettro della bancarotta, WeWork è stata salvata dal suo principale investitore, la giapponese Softbank, con un totale di 9,5 miliardi. La perdita di valore è impressionante: 38 miliardi in poche settimane. E la storia non è finita qui.
Ora gli investitori temono giustamente che il settore delle start-up nasconda molte situazioni simili e sarà difficile vedere altre IPO nel prossimo futuro. Se il panico si diffondesse, i capitali potrebbero fuggire dai mercati obbligazionari in generale e, in particolare, dal mercato dei debiti societari pronto a esplodere.
Le banche centrali sperano di poter affrontare l’imminente tsunami finanziario con il denaro a pioggia e la Fed ha già cominciato pompando ogni santo giorno decine di miliardi di dollari nel mercato interbancario, ormai bello che defunto. Ma il crollo è già in corso e la liquidità non basta mai, tanto che il 25 ottobre Powell ha dovuto aumentare la dose da 75 a 120 miliardi.
La “bolla omnibus” che Mario Draghi e i suoi colleghi hanno creato con i tassi negativi sta esplodendo e non v’è niente che possa fermarla. L’unica salvezza sta nel separare la bolla dal settore del credito attraverso una riforma di separazione bancaria à la Glass-Steagall.

La Russia lancia iniziative senza precedenti in Africa

Il primo vertice Russia-Africa tenutosi il 23-24 ottobre a Soci ha visto partecipare quaranta capi di stato e di governo per discutere l’intensificazione della cooperazione a tutti i livelli. La manifestazione mette in risalto l’importanza che Mosca attribuisce allo sviluppo degli scambi commerciali ma anche dei legami scientifici e culturali col continente che promette di diventare un nuovo centro di crescita economica.
Il vertice è stato presieduto congiuntamente dal Presidente russo Vladimir Putin e dal Presidente egiziano Al Sisi. L’Egitto è da anni un partner privilegiato della Russia. Nella Zona Economica del Canale di Suez è quasi stata completata una nuova zona industriale russa.
Nel proprio discorso di apertura, Putin ha fatto notare che l’interscambio Russia-Africa è più che raddoppiato negli ultimi cinque anni e supera i 20 miliardi. Ma è ancora troppo poco, ha rimarcato, auspicandosi che raddoppi nei prossimi quattro-cinque anni. Per coloro che sostengono che la Russia esporti solo armi, Putin ha fatto notare che oggi la Russia è “tra i primi dieci fornitori di cibo al mercato africano”. Le esportazioni di armi ammontano a 15 miliardi di dollari, ma i prodotti agricoli si avvicinano ai 25 miliardi. Un aspetto chiave delle discussioni è stato lo sviluppo delle risorse energetiche del continente per uso proprio.
Gli altri temi discussi vanno dall’edilizia abitativa alla sanità, dall’indipendenza economica e tecnologica ai progetti comuni di infrastrutture di trasporto. Si è privilegiato il rapporto tra Unione Economica Eurasiatica e Africa. Un’altra area cruciale di partenariato riguarda le questioni di sicurezza. Mosca è pronta a usare l’esperienza acquisita nella lotta al terrorismo internazionale per contribuire a neutralizzare Boko Haram.
Alla fine del vertice, secondo il consigliere presidenziale russo Anton Kobyakov, sono stati firmati oltre 500 accordi, MoU e contratti per un valore totale di almeno dodici miliardi di dollari.
Alla vigila del vertice, Putin ha annunciato che il governo russo avrebbe cancellato oltre 20 miliardi di dollari di debito accumulato dai Paesi africani durante l’era sovietica. “Non è solo un gesto di generosità, ma anche una manifestazione di pragmatismo”, ha affermato, data l’incapacità di molti Paesi di pagare gli interessi sui prestiti.

La politica liberista prende tre schiaffi sonori

Nello scorso fine settimana gli elettori hanno impartito sonore sconfitte alle élite neoliberiste in Argentina, Turingia (Germania) e Umbria, veicolando la richiesta di un Nuovo Paradigma di politica economica, sociale e di rapporti internazionali proveniente da tutti i continenti. In Argentina, il candidato dell’opposizione Alberto Fernandez, correndo in ticket con l’ex Presidente Cristina Fernandez de Kirchner (foto), ha vinto col 47,82% sul Presidente in carica Alberto Macri. In Turingia, il governatore uscente, l’anti-liberista Bodo Ramelow (Die Linke) è stato rieletto col 31% dei voti, più di quanto ottenne cinque anni fa, mentre i partiti di governo CDU e SPD sono crollati. Un altro vincitore delle elezioni è il partito populista AfD, giunto secondo col 24%. In Umbria, PD e Cinque Stelle sono crollati, mentre la coalizione guidata dalla Lega ha stravinto col 58%.

Questi voti popolari sono espressione di una più ampia dinamica che sta scuotendo il mondo transatlantico, che Lyndon LaRouche soleva chiamare “movimento di sciopero di massa”, prendendo in prestito un concetto elaborato da Rosa Luxemburg. In certi momenti della storia, i popoli si sollevano al di sopra degli interessi particolari per acquisire una coscienza nazionale. Questa può assumere varie forme: attraverso il voto, se è disponibile, o scendendo in piazza, come sta accadendo in diversi Paesi nel mondo. Il fenomeno si riflette anche nella rivolta degli agricoltori in Germania, Francia e Paesi Bassi contro le misure punitive adottate o minacciate dai rispettivi governi come parte della politica europea sul clima (vedi sotto).

Il fermento da sciopero di massa è talvolta manipolato e trasformato in una “rivoluzione colorata” o in “cambiamento di regime”, ma si evolve in una direzione positiva se guidato da una leadership nazionale con un chiaro programma a favore del Bene Comune. Le due alternative marcano la differenza tra il successo e la tragedia.

Il vertice Russia-Africa, di cui parliamo più avanti, è un esempio dell’applicazione del Nuovo Paradigma nei rapporti internazionali. La Russia, che ha un PIL inferiore all’Italia, mostra tuttavia che cosa possa fare una nazione con un impulso costruttivo nel creare sviluppo in Africa basandosi sugli investimenti ad alta tecnologia. Si paragoni ciò all’UE, che da anni parla di “Piano Marshall” ma distrugge le proprie capacità produttive mentre si rifiuta per principio di investire in grandi infrastrutture nel continente nero.

Un altro esempio è la Siria, dove si è arrivati a un accordo finale che ha permesso a Damasco di riappropriarsi della sovranità territoriale e di iniziare un dialogo con la popolazione curda. Questo è il risultato di una strategia win-win portata avanti in cooperazione tra Damasco, Mosca, Ankara e Teheran, alla quale si è unito a distanza il Presidente Trump e in favore della quale la Cina promette aiuti per la ricostruzione nell’ambito della Belt and Road Initiative.

Le ingerenze straniere nelle proteste di Hong Kong potrebbero ritorcersi

Hong Kong ha vissuto un’altra giornata di rivolte il 20 ottobre, quando i rivoltosi hanno sfidato apertamente un divieto a manifestare. La polizia li attendeva in forze, ma come è accaduto in precedenza, essi hanno messo a ferro e fuoco parti della città. Due giorni prima v’era stata una grossa manifestazione pacifica che chiedeva la fine delle violenze, ma anche assistenza internazionale e medica per i manifestanti e per monitorare le azioni della polizia, cosa che potrebbe sfidare l’autorità del governo di Hong Kong. La natura pacifica dell’azione indica tuttavia che molte persone, anche se non appoggiano l’autorità, vogliono che finiscano le violenze. Ma sembra che abbiano poco influsso sui gruppi di anarchici che seminano caos e distruzione e ricevono molto sostegno pubblico dagli Stati Uniti e dalla Gran Bretagna.
La settimana scorsa, non solo la Camera dei Rappresentanti americana ha votato l’Hong Kong Democracy and Human Rights Act, un intervento diretto a sostegno dei manifestanti, ma il senatore repubblicano Ted Cruz, ex candidato presidenziale senza speranze, si è recato di persona a Hong Kong, vestito in nero come i manifestanti, per esprimere il proprio sostegno. Cruz ha dato la colpa al governo centrale per la violenza della polizia, benché Pechino abbia esercitato sin dall’inizio la massima moderazione, pur chiarendo che non tollererà alcuna forma di separatismo o cambiamento della formula “un Paese, due sistemi”.
Nel frattempo l’economia di Hong Kong subisce seri contraccolpi per via della rivolta e sono in pericolo la vita e il sostentamento dei cittadini. Benché il governo locale cerchi il dialogo coi manifestanti, il 16 ottobre la governatrice Carrie Lam (foto) ha dovuto interrompere il proprio discorso al Parlamento perché i cosiddetti filo-democratici all’opposizione le hanno impedito di parlare.
Anche se Pechino ha espresso pieno sostegno agli sforzi del governo di Hong Kong nell’affrontare la crisi, non vi sono indicazioni che stia considerando un intervento dell’esercito. E forse non sarà necessario, in quanto le attività degli estremisti cominciano a stancare la popolazione, anche chi non condivide l’azione del governo.
Se coloro che manipolano la situazione dagli Stati Uniti o dall’Europa credono che la rivolta si estenderà alla Cina, si sbagliano di grosso. Come ha indicato recentemente l’ex sottosegretario di Stato americano Susan Thornton in una lunga intervista al South China Morning Post, gli eventi a Hong Kong hanno provocato una forte reazione nazionalista in Cina. Dato il forte sospetto che vi siano americani dietro ai manifestanti violenti, cresce il sentimento anti-americano nella popolazione cinese e, come dice giustamente la Thornton, questo non è nell’interesse degli Stati Uniti.
Quanto al Presidente Trump, ha indicato di non essere contento del coinvolgimento americano nelle rivolte e potrebbe aver detto alla comunità di intelligence che deve starsene alla larga. Come abbiamo visto con lo scandalo Russiagate, però, gli agenti dell’intelligence americano non danno molto ascolto al Presidente. Chiaramente, il progresso dei colloqui commerciali tra Stati Uniti e Cina potrebbe contribuire a disinnescare la situazione.

Dopo venti anni Londra rinazionalizza le Ferrovie Nord

“Dopo anni di treni in ritardo o cancellati” il governo britannico sta considerando la rinazionalizzazione di Northern Rail, stando al Ministro dei Trasporti Grant Shapps. Sono stati fatti i primi passi per rimettere in mani pubbliche la rete ferroviaria del Nord, ha dichiarato Shapps parlando alla Commissione Trasporti della Camera dei Comuni il 15 ottobre. Tale rete ferroviaria è di proprietà di Arriva, una controllata di Deutsche Bahn.
Quasi la metà dei treni di Northern Rail arrivano in ritardo o vengono cancellati e sono sempre sovraffollati. Il governo è dunque costretto a intervenire.
Se Arriva e l’operatore del governo non saranno giunti a una soluzione accettabile, Northern Rail sarà dopo il collasso di Virgin Trains East Coast il secondo servizio di treni privato a essere rinazionalizzato in Gran Bretagma. Ironicamente, potrebbe essere proprio un governo conservatore ad annullare la privatizzazione di Northern Rail, che fu decisa da un altro governo conservatore.
Nel frattempo Deutsche Bahn presenta dei problemi anche in Germania. Nonostante le promesse ripetute più volte, meno del 75% dei treni arriva in orario. La società, che oggi opera in una zona grigia tra Stato e privatizzazione, negli ultimi venticinque anni non ha fatto gli investimenti necessari nei binari, nelle stazioni ferroviarie e nei nuovi treni, investimenti che avrebbero dovuto essere dell’ordine di grandezza di miliardi di Euro. La riparazione o costruzione di migliaia di ponti ferroviari è attesa da anni. Quanto ai treni ICE ad alta velocità, urge da anni una revisione che inizia solo adesso, con cancellazioni e ritardi sulle tratte principali previste per i prossimi tre anni. Per non parlare della mancanza di investimenti nel settore del trasporto merci su rotaia, che provoca ritardi e problemi nelle tratte nord-sud, dal confine con l’Olanda alla Svizzera e all’Italia.

Assistiamo alla disintegrazione del sistema: il programma di LaRouche offre la soluzione

Assistiamo alla disintegrazione del sistema finanziario e geopolitico di Wall Street e della City di Londra. “Un segnale di questo” ha detto Helga Zepp-LaRouche, presidente dello Schiller Institute, “sono le molte manifestazioni contro l’austerità in numerosi continenti” tra cui l’America Latina, ma anche molte manifestazioni di agricoltori in Germania contro le “tasse verdi”. “Ci sono cause e predicati diversi” ha aggiunto, ma tutte dimostrano che il vecchio paradigma è ormai invivibile. E’ morto e defunto.
“Noi abbiamo le soluzioni” ha sottolineato. Cinque anni fa, nel prevedere la crisi, l’economista e statista Lyndon LaRouche propose le sue 4 leggi, a partire dal ripristino della legge Glass-Steagall, l’emissione di credito produttivo per progetti nell’industria, agricoltura e infrastrutture, e programmi che fungano da volano scientifico per la cooperazione tra diverse nazioni nella esplorazione dello spazio e nella fusione nucleare. Farlo richiede la cooperazione delle “quattro potenze”, Stati Uniti, Cina, Russia e India. Questo potrà portare ad una Nuova Bretton Woods fondata sullo sviluppo reciproco. Di particolare importanza oggi è la ricostruzione della Siria e delle altre nazioni distrutte dalle guerre per il “cambio di regime” nel sud ovest asiatico, sotto le disastrose amministrazioni Bush e Obama.

Ieri in Francia e Germania decine di migliaia di agricoltori hanno manifestato coi loro trattori bloccando 17 città tedesche (Berlino, Monaco, Erfurt ed altre) e molte città in Francia, per attirare l’attenzione sulla crisi del settore agricolo. A Bonn hanno manifestato di fronte al ministero dell’Agricoltura, a Strasburgo di fronte al Parlamento Europeo. Hanno denunciato la dittatura verde che mette fuori legge agricoltori e allevatori. Ci sono state manifestazioni contro l’austerità in Libano, Ecuador, Cile, Argentina, Francia, Germania e Italia.

La via di uscita da questa crisi è il programma di LaRouche, a partire dalla separazione bancaria, che ponga fine alla speculazione finanziaria e rilanci l’economia reale e l’occupazione.

(Nella foto Helga Zepp-LaRouche parla alla conferenza in memoria di LaRouche che si è tenuta lo scorso 9 giugno a New York).

E’ cominciato il crac finanziario, perfino l’FMI l’ha capito

L’ultimo Global Financial Stability Report del Fondo Monetario Internazionale contiene un forte monito: quasi il 40% del debito societario in mano alle banche di Wall Street e di Londra esploderà non appena il rallentamento dell’economia si sarà fatto sentire (vedi https://www.imf.org/en/Publications/GFSR/Issues/2019/10/01/global-financial-stability-report-october-2019#FullReport).
Una recessione globale, con una contrazione del due o tre per cento in otto Paesi (Stati Uniti, Cina, Giappone, Germania, Gran Bretagna, Francia, Italia e Spagna) scasserebbe oltre un terzo delle fette nazionali di quel debito in ondate di insolvenze, prevede il rapporto. Il sistema bancario non reggerà all’urto. Stavolta non sarà un panico finanziario a causare una profonda recessione economica; sarà invece una tenue recessione a scatenare il panico finanziario. I settori manifatturieri di molte nazioni sono già in recessione e il terziario potrebbe seguire a ruota in ogni momento.
Altri aspetti del rapporto del FMI indicano la gravità della crisi alle porte, che gli estensori del rapporto imputano alla recessione industriale e alla mancanza di investimenti capitali. Si teme che i fondi obbligazionari, detentori di titoli per circa 1700 miliardi di dollari, incontrino difficoltà a ripagare gli investitori, che è esattamente ciò che scatenò il panico tra i fondi di investimento, i loro clienti, le banche centrali e i governi alla fine dell’estate del 2008. Il Financial Times minimizza quando dice che ciò “potrebbe potenzialmente destabilizzare il sistema finanziario globale”.
Messa in termini semplici, il FMI lancia l’allarme sul fatto che i tassi nulli e negativi su circa 15 mila miliardi di dollari di obbligazioni significa che i grandi investitori istituzionali sono costretti a speculare per tenere i conti in nero e i fondi obbligazionari in cui investono vanno in perdita quando i primi decidono di uscire. Perciò, nella “caccia alla rendita” i fondi investono in titoli più “illiquidi” e di qualità molto minore e necessitano di liquidità.
Il FMI ha analizzato un campione di 1760 fondi obbligazionari (circa il 60% dei titoli a reddito fisso nel mondo). Ha scoperto che un sesto di essi (la metà dei fondi ad alto rendimento che investono in debito societario di scarsa qualità) non riesce a soddisfare le domande di riscatto già inoltrate. “Si stima che il deficit totale in tutto il settore a reddito fisso raggiungerebbe i 160 miliardi di dollari” se tutti i fondi subissero simultaneamente richieste di liquidità.
È facile intravedere il “caso estremo” descritto dal FMI: una svendita di titoli “buoni” per soddisfare le richieste di riscatto su titoli “illiquidi”, e una ripetizione della debacle dei fondi comuni del 2008. Quello che osserviamo sul mercato repo potrebbe esserne la fase iniziale.
Nel frattempo, da un mese a questa parte, la Federal Reserve ha cercato di fermare la “stretta di liquidità” nel sistema bancario pompando ogni mattina da 50 a 100 miliardi di dollari in prestiti a breve termine nelle grandi banche, ma Wall Street continua a chiederne di più. Questo fa pensare a grossi guai e rende urgente un intervento per separare le banche ordinarie dal settore speculativo, in modo da proteggere il settore del credito. In altre parole, reintrodurre il Glass-Steagall Act.

Il nuovo paradigma avanza, con o senza l’Europa

La prospettiva del ritiro delle truppe americane dalla Siria e della fine della politica di guerra permanente, come abbiamo riferito la scorsa settimana, è il risultato di un cambiamento di fase globale e della fine della geopolitica degli ultimi decenni, basata su giochi a somma zero.
Le cosiddette élite occidentali hanno reagito ancor più istericamente ai nuovi sviluppi, fondamentalmente perché il sistema finanziario transatlantico, da cui dipende il loro potere, è avviato verso un crac più grave di quello del 2008.
Il “nuovo paradigma” nei rapporti internazionali si è manifestato nei colloqui tra il Presidente cinese Xi Jinping e il Primo Ministro indiano Narendra Modi l’11-12 ottobre in India. Questo secondo “vertice informale” dei leader dei due giganti asiatici è stato organizzato in modo simile al primo, tenutosi nell’aprile 2018, a Wuhan (Cina): in programma nessun accordo da firmare, nessuna dichiarazione congiunta, nessuna conferenza stampa, in modo che i due leader fossero liberi di discutere tutti i temi desiderati in un incontro a quattrocchi in un ambiente rilassato.
L’incontro è stato seguito da vicino in Russia, dove si intrattengono eccellenti rapporti con entrambe le capitali. Come hanno fatto notare diversi diplomatici russi, il superamento degli antichi conflitti tra Cina e India significa che Mosca non deve più compiere scelte difficili tra i due Paesi. Il presidente russo Putin è ben consapevole del ruolo delle nazioni asiatiche nel fare da battistrada per una nuova era di relazioni internazionali, come ha spiegato al Valdai Club. Naturalmente, la diplomazia russa ha già impartito una svolta nell’Asia Sudoccidentale e Putin ha inteso coinvolgere nel processo sia l’Arabia Saudita sia gli Emirati Arabi Uniti, che ha visitato la scorsa settimana.
Dagli Stati Uniti, Trump ha indirettamente avviato una certa concertazione con la Russia sulla questione siriana e più in generale alla ricerca di soluzioni per l’Asia Sudoccidentale. Nonostante i colloqui con la Cina siano stati rudi e imprevedibili, tuttavia, nelle valutazioni dei rappresentanti di ambo le parti sono stati compiuti dei progressi anche in quel campo,.
E dov’è l’Europa in questo quadro? Diplomaticamente, l’UE si è isolata dalle grandi iniziative, come in Asia Sudoccidentale, o persino in Ucraina, mancando di cogliere le occasioni offerte dalla cooperazione con la Belt and Road cinese, per esempio nello sviluppo dell’Africa. Internamente l’UE presenta un quadro desolante di litigi per sussidi e fondi, ma senza l’accenno a un grande disegno per costruire il futuro. Dopo cinque anni non cessa il caos sulla Brexit, mentre la Catalogna sta per esplodere e la Francia, nonostante le illusioni di grandezza di Macron, è sconvolta dalle proteste popolari non più soltanto dei Gilet Gialli ma, per esempio, anche dei lavoratori ospedalieri.

Nel frattempo, le cosiddette élite e i loro mass media spargono il fetore di una civiltà morente, spingendo i giovani a credere che non vi sia un futuro. Questi temi e la loro soluzione saranno affrontati alla conferenza internazionale dello Schiller Institute il 16-17 novembre a Francoforte. (Nella foto Helga Zepp-LaRouche, presidente dello Schiller Institute e Liliana Gorini, presidente di MoviSol, al convegno “L’Italia sulla Nuova Via della Seta” tenutosi a Milano lo scorso marzo, su iniziativa di MoviSol e Regione Lombardia).

Conferenza dello Schiller Institute a New York: l’esplorazione dello spazio è l’antidoto alla guerra

In questo momento di rinnovato interesse ed entusiasmo per l’esplorazione dello spazio in tutto il mondo, le celebrazioni della Giornata Mondiale Internazionale di Osservazione della Luna il 5 ottobre hanno portato a oltre 1.500 manifestazioni in tutto il globo. Lo Schiller Institute americano ha partecipato alle celebrazioni con una conferenza a New York dal titolo “L’Uomo come specie galattica: la necessaria alternativa alla guerra”. Nel corso della conferenza è stato spiegato come la colonizzazione dello spazio dimostri che “l’Uomo è più grande del proprio destino”, come disse il poeta tedesco Friedrich Schiller, citato da Dennis Speed, moderatore della conferenza.
Ad accompagnare le relazioni dei sei relatori presenti sono giunti saluti dall’ambasciatore russo negli Stati Uniti Anatolij Antonov e da Andrea Jones, direttrice della Serata Internazionale della NASA chiamata “Osserva la Luna”.
Prima dell’intervento di apertura della presidente dello Schiller Institute Helga Zepp-LaRouche, è stato mostrato un brano di una videoconferenza di Lyndon LaRouche (foto) del 3 dicembre 2009 (“Industrializziamo la Luna ora, come base per la futura esplorazione dello spazio”). Parlando all’epoca in cui l’economia americana e di altri Paesi soffriva ancora delle conseguenze del crac finanziario del 2008, LaRouche spiegò che la ricerca spaziale promette di aumentare grandemente la produttività umana se sostenuta dal credito produttivo e propose di adottare l’industrializzazione del nostro satellite come missione immediata.
Helga Zepp-LaRouche ha esordito proclamando il 5 ottobre una “giornata di grande gioia” e dichiarando che “la febbre lunare è una febbre che fa bene”. I progetti spaziali, ha sottolineato, dimostrano che “il genere umano è capace di superare ostacoli apparentemente insormontabili”.
Tali ostacoli, e la cooperazione tra le nazioni necessaria per superarli, sono stati discussi nei dettagli dal consigliere per la Scienza e la Tecnologia all’ambasciata cinese a New York, il dott. Xing Jijun, che ha parlato dell'”approccio verso la cooperazione tra Stati Uniti e Cina nella scienza”. Ha sottolineato che, contrariamente alle diffuse credenze negli Stati Uniti, la Cina non sta tentando di dominare il mondo nella ricerca spaziale, ma al contrario ambisce alla cooperazione, anche se per il momento il Congresso degli Stati Uniti impedisce alla NASA di lavorare con l’ente spaziale cinese.
Benjamin Deniston ha parlato per lo Schiller Institute della colonizzazione della Luna come primo passo nel viaggio del genere umano nel Sistema Solare. Il dott. Aaron Olson, ex ricercatore della NASA, ha preso la parola dopo di lui parlando dell’estrazione dell’isotopo Elio 3 sulla Luna, mostrando con quali strumenti e concetti sia possibile.
Lo specialista di segnalazioni Joseph Foster ha reso una vivace panoramica sulla storia degli sviluppi tecnologici a partire dal 1946, quando rimbalzarono i primi segnali radar dalla Luna, fino a oggi, e su ciò che è pianificato col progetto Artemis.
Qualcosa è vero solo perché lo ritengono vero molti scienziati? Questa è la domanda polemica posta da Jason Ross, consigliere scientifico dello Schiller Institute. Nel suo intervento sulla “Politica di riduzione della CO2: costosa, mortale e non necessaria”, ha sfatato con grande ironia le affermazioni in voga sull'”emergenza climatica”.
Gli atti della conferenza sono disponibili in inglese sul sito dell’EIR.

La spinta dei banchieri centrali per la Finanza Verde porta all’estinzione dell’industria

Il governatore della Banca d’Inghilterra Mark Carney ha avvisato le principali imprese che hanno due anni per conformarsi alle regole sui rischi climatici dei loro investimenti. Se non lo faranno dovranno affrontare le conseguenze: le banche centrali e altri istituti globali stileranno le loro regole e le renderanno obbligatorie. Di ritorno dall’Assemblea Generale dell’ONU sul clima, tenutasi a New York il 23 settembre, dove ha parlato subito dopo Greta per presentare il punto di vista dei banchieri sulla faccenda, Carney è stato a Tokyo per partecipare alla conferenza della Task Force on Climate-Related Financial Disclosures (TCFD), che si è tenuta il 9 ottobre.
La TCFD fu creata nel 2015 dal Financial Stability Board del G20, ed fu affidata direttament allo stesso Mark Carney, allora appena intervenuto alla conferenza COP 21 sulla necessità di istituzionalizzare il rischio climatico. Il presidente della task force è l’ex sindaco di New York Michael Bloomberg, uno dei paperoni che finanziano gli estremisti del clima. Bloomberg sostiene di aver già reclutato alla sua iniziativa quattro quinti delle principali 1.100 aziende nei Paesi del G20.
A Tokyo, Carney ha affermato che gli investitori sono ansiosi di mettere soldi nelle corporation che pubblicano i dati sull’impatto ambientale delle proprie attività, in particolare l’impatto sul riscaldamento globale. Ha aggiunto che quasi il 75% degli investitori controllano il livello di divulgazione dei dati di una società prima di acquistarne le azioni. Di fatto, quello che Carney e i suoi complici stanno pianificando è una politica di deindustrializzazione.
Ha sottolineato che tra il 2015 e il 2030 è attesa una spesa di 90.000 miliardi di dollari nelle infrastrutture e che “prendere la giusta decisione oggi può far sì che questi investimenti siano remunerativi finanziariamente e sostenibili dal punto di vista dell’ambiente”.
Il fanatismo di Carney è di famiglia. Nel 2015 sua moglie, Diana Fox Carney, pubblicò un lungo rapporto sul Rischio Climatico per il London Institute for Public Policy Research (LIPPR), col titolo “Sulle minacce nascoste che i rischi climatici pongono alla prosperità”, insieme a un certo Jos Garman, ex direttore politico di Greenpeace UK, attualmente direttore nel Regno Unito della famigerata European Climate Foundation che finanzia gli estremisti del clima. Quasi tutti i venti capitoli di questo rapporto sono dedicati a qualcuno dei “rischi economici dei cambiamenti climatici”.
Il LIPPR stesso è un centro studi ecologista fondato dal barone dei media Clive Hollick, tra i principali fondatori della corrente “New Labor” di Tony Blair. Diana Fox Carney è anche nel consiglio direttivo e nel consiglio degli ambasciatori del WWF-UK, e inoltre nei consigli della Shell Foundation, degli Amici della Royal Society e della “fondazione per l’energia sostenibile” Ashden fondata dalla famiglia Sainsbury, proprietaria della seconda catena di supermercati nel Regno Unito.

Trump attacca il Complesso Militare-Industriale

La decisione di Trump (nella foto con Putin) di ritirare le truppe statunitensi dalla Siria settentrionale, messa in atto il 13 ottobre, ha visto un’alzata di scudi a destra e a sinistra negli Stati Uniti d’America, in Europa e nel resto del mondo. Gli si è risposto con un’ondata di disinformazione e di falsità, e con un rinnovato impeto al grido di “impeachment”.
Poiché di fatto nessun media importante in Europa ha riportato le esatte parole di Trump, abbiamo deciso di farlo in questa newsletter, lasciando che a giudicare siano nostri lettori. In una conferenza per la stampa del 7 ottobre, egli ha sostenuto che le forze americane “non avrebbero mai dovuto esservi” (in Siria). In seguito ha aggiunto: “Non voglio che vi rimaniamo per altri quarant’anni. A nulla servirà… Io ho detto in campagna elettorale che avrei riportato i nostri soldati a casa e lo avrei fatto il più rapidamente possibile”. Parte di quella promessa è di non coinvolgere le forze americane in altri conflitti, di cui non si intravede la fine. “Ci infiliamo in guerre tribali e rivoluzioni, e in tutte queste cose che (…) non sono il tipo di cose che si risolvono nel modo in cui vorremmo. Semplicemente non funziona in quel modo (…) Ed è ora di tornarcene a casa”.
In una dichiarazione di due giorni dopo, ha ricordato: “Fin dal primo giorno che sono entrato in politica ho detto chiaramente che non volevo combattere queste guerre infinite e senza senso – specialmente quelle che non fanno bene agli Stati Uniti”. Infatti, il candidato Trump mise in cima alla propria agenda la cooperazione con la Russia per sconfiggere l’Isis e Al Qaeda. Proprio per impedire questa cooperazione fu lanciato il Russiagate.
Nel difendere la propria decisione, durante una conferenza per la stampa del 9 ottobre Trump ha ricordato l’avvertimento del Presidente Dwight Eisenhower nel 1960, contro il “Complesso Militare-Industriale” (CMI) che spingeva gli Stati Uniti nei conflitti. Oggi, ha commentato, molti a Washington “vanno a braccetto col CMI”. Eisenhower “aveva visto giusto molti anni fa. Esso ha un potere tremendo, ama combattere e fa un sacco di soldi quando combatte”.
Aggiungendo una nota personale, Trump ha osservato che “la cosa più difficile che mi capita – molto più increscioso della caccia alle streghe – è firmare lettere indirizzate ai genitori di soldati che sono stati uccisi”. E ha proseguito facendo esempi molto concreti e toccanti.
Poco prima della conferenza stampa del 9 ottobre, Donald Trump aveva scritto, sempre su twitter.com: “Gli Stati Uniti hanno speso OTTOMILA MILIARDI DI DOLLARI per combattere e fare i poliziotti in Medio Oriente. Migliaia di nostri grandi soldati sono morti o sono stati gravemente feriti. Milioni di persone sono morte dall’altra parte. ANDARE IN MEDIO ORIENTE È LA PESSIMA DECISIONE FATTA NELLA STORIA DEL NOSTRO PAESE! Ci andammo con una premessa falsa e ora smentita, ARMI DI DISTRUZIONE DI MASSA. Non ve n’era ALCUNA! Ora stiamo lentamente e cautamente riportando a casa i nostri soldati. Ci concentreremo sul GRANDE QUADRO”.

Perdita di produttività e fallimento dei salvataggi bancari

Un quadro decisamente a tinte fosche è quello che emerge dal rapporto di quest’anno del Forum Economico Mondiale, dal titolo Global Competitiveness Report 2019. Il rapporto è considerato un indicatore di quanto un’economia si avvicini alla frontiera della competitività in vari settori economici, analizzando fattori quali la produttività, le infrastrutture, il mercato del lavoro, il potenziale di innovazione e via dicendo. Quindi, a parte il solito linguaggio burocratese, esso dà un’indicazione di dove stia andando l’economia mondiale.
Una questione preoccupante è l’aumento della povertà in tutto il mondo o, come il rapporto la mette eufemisticamente: “La riduzione della povertà estrema sta rallentando”. Benché la Cina sia riuscita con successo a liberare dalla povertà estrema milioni di cittadini, altri Paesi non hanno seguito il suo esempio.
La crescita della produttività è diminuita da ancor prima della crisi del 2008, afferma il rapporto, e i decisori politici hanno poche opzioni disponibili, oggi, se non “stimolare la domanda aggregata”. Mentre negli ultimi dieci anni ci si è affidati ovunque alla politica monetaria, nota il rapporto, questa politica “sembra aver esaurito le forze e alcuni Paesi affrontano una trappola della liquidità”. Quest’ultima viene spiegata come la situazione in cui i risparmiatori rispondono alla riduzione dei tassi di interesse e a prospettive economiche incerte preferendo accumulare il contante invece di investire.
Un altro fatto cupo presentato nel rapporto è che dalla recessione del 2008-2009 “i decisori politici hanno tenuto a galla l’economia globale primariamente con una politica monetaria ultra-espansiva e non convenzionale. Nonostante le massicce iniezioni di liquidità (quattro delle principali banche centrali al mondo da sole iniettarono 10.000 miliardi di dollari tra il 2008 e il 2017), la crescita della produttività continua tuttavia a stagnare da dieci anni a questa parte”. In altre parole, perfino questi esperti ammettono finalmente che la politica del “denaro a pioggia” è un concetto fallimentare.
Il Forum Economico nota anche che questa volta le possibilità di salvare le banche sono minori. “Benché abbia mitigato gli effetti negativi della crisi finanziaria globale, la politica monetaria espansiva potrebbe aver contribuito a ridurre l’aumento della produttività incoraggiando un’errata destinazione del capitale. Con tassi di interesse estremamente bassi (o negativi) e una riduzione della leva in corso, le banche sono meno interessate a concedere prestiti alle imprese e attribuiscono la priorità ad attività di trading e di commissione (enfasi aggiunta). Inoltre, nel destinare i prestiti societari, le banche tendono a favorire imprese senza restrizioni di credito (e a minor rischio) piuttosto che quelle che hanno restrizioni di credito ma che potrebbero avere un maggiore potenziale in termini di produttività”.
Il rapporto fa una generalizzazione valida, quando dice che “la politica fiscale che favorisce lo stimolo alla produttività, aumentando gli investimenti nelle infrastrutture, nel capitale umano e in ricerca e sviluppo, può effettivamente aiutare l’economia a tornare su una traiettoria di maggiore crescita, accompagnata da riforme strutturali che rendano più semplice innovare e consentano a imprese responsabili e inclusive di prosperare”. Quanto alle misure concrete per porre rimedio a questa situazione, gli autori sono sulla strada sbagliata, e cadono nella trappola tesa dal governatore della Banca d’Inghilterra Mark Carney (foto), che chiede una tassa sull’anidride carbonica, quindi sussidi e incentivi per la “Ricerca e Sviluppo verdi” e appalti pubblici verdi.

Trump rovescia la scacchiera della geopolitica britannica

Annunciando il ritiro delle truppe statunitensi dalla Siria e la fine della politica bush-obamiana di guerre perenni, al contempo rievocando la famosa denuncia del “complesso militare-industriale” (CMI) del Presidente Eisenhower, Donald Trump ha veramente rovesciato la scacchiera della geopolitica post-bellica. Questo affondo capita proprio mentre l’intero sistema finanziario transatlantico, da cui dipende il potere del CMI, sta nuovamente per saltare in aria.
L’annuncio di Trump ha provocato una reazione virulenta del partito trasversale della guerra, che conta seguaci in entrambi i partiti, nei pensatoi della capitale e nella maggior parte dei media. Al contrario, nella propria trasmissione settimanale dell’11 ottobre la presidente dello Schiller Institute, Helga Zepp-LaRouche (foto), ha avuto parole di apprezzamento per la svolta. “Le parole di Trump entreranno nella storia”, ha rimarcato, “perché ha ribaltato almeno cinquant’anni di paradigma culturale che vige dalla morte di John F. Kennedy. Questo paradigma ha condotto gli Stati Uniti sul sentiero del dominio mondiale unipolare angloamericano”. Quella di Trump è potenzialmente “una svolta della massima importanza strategica”.
Ammesso che Trump riesca a portare avanti le sue intenzioni a dispetto del potere di quel complesso militare-industriale e dell’intero sistema di geopolitica britannica, ha aggiunto Helga Zepp-LaRouche, “ciò che Trump ha fatto in quella conferenza stampa lo candida per me al Nobel per la Pace”.
Ora che la scacchiera è stata rovesciata, deve essere costruito un nuovo ordine mondiale, un Nuovo Paradigma in cui i diversi interessi delle nazioni si incontrino a un livello superiore. Questo compito è particolarmente urgente nell’Asia sudoccidentale a seguito della decisione di ritirare le truppe.
Helga Zepp-Larouche ha inoltre commentato che v’è ancora molto da fare su quel lato, tra cui “una stretta cooperazione tra gli Stati Uniti e la Russia… considerando la regione nel suo insieme e avviando lo sviluppo reso possibile dall’estensione della Belt and Road Initiative. La Cina si è già impegnata a svolgere un ruolo di primo piano nella ricostruzione della Siria. Penso che ciò contenga un grande potenziale per trasformare quella che è una regione apparentemente senza speranza in una regione di sviluppo e prosperità. Oltre a questo, cambierà l’ambiente dove ora prolifera il terrorismo; sarà risanato”.



Leonardo da Vinci padre del Belcanto

Negli anni Novanta Liliana Gorini, presidente di MoviSol, scrisse un articolo dal titolo “Leonardo da Vinci padre del belcanto” che parlava del suo trattato De Vocie, sulla voce umana paragonata ad altri fenomeni fisici (la propagazione delle onde, della luce, “A le stesse leggi obbediscono le onde del suono, dell’acqua e della luce” scrisse il Da Vinci). L’articolo era accompagnato dalla foto della statua di Leonardo da Vinci che campeggia di fronte al Teatro alla Scala di Milano, giustamente (vedi foto).

Leonardo aveva studiato le corde vocali, e alcuni suoi disegni dimostrano che aveva studiato anche l’impostazione della voce umana, ad esempio la risonanza delle cinque vocali nella testa, alcune più basse, altre più “di testa” appunto, quindi capaci di facilitare il passaggio dal registro centrale a quello acuto, ed anche la risonanza nelle cavità sinoidali (quella che gli insegnanti di canto definiscono “la maschera”, o “cantare in maschera” sfruttando al massimo le risonanze naturali del corpo umano, senza bisogno di amplificazioni) (Si vedano a proposito le due immagini, tratte dal libro “Canto e Diapason” dello Schiller Institute, Carrara Edizioni). 

Impostare la voce, infatti, significa mettere in funzione simultaneamente tutte le casse di risonanza, il petto, la gola e la testa, ed in questo modo, come spiega Leonardo nel De Vocie, la voce può propagarsi, esattamente come si propagano le onde dell’acqua o la luce. Allora non esisteva il laser, ma negli anni Novanta l’economista e scienziato LaRouche riprese il concetto leonardesco paragonando il fenomeno straordinario della voce umana ben impostata grazie alla tecnica del belcanto a quello di un laser. Le scoperte di Leonardo sulle corde vocali e la voce umana scatenarono le ire dell’oligarchia, che anche allora, come oggi, promuoveva l’ignoranza (pensiamo oggi a Greta e i moderni flagellanti) e fece mettere in carcere Leonardo ricorrendo al pretesto che aveva studiato le corde vocali su dei cadaveri. Il suo trattato De Vocie fu fatto a pezzi, una parte andò a finire in Inghilterra, dove probabilmente fu fatta sparire, altri frammenti rimasero a Milano nel Codice Atlantico.

Come riferisce libreriamo.it, in un articolo su “Leonardo da Vinci, l’eccezionalità di un genio” pubblicato per il suo cinquecentenario, “A Roma Leonardo si vide escluso dalle grandi opere del tempo: i progetti per S. Pietro e la decorazione del Vaticano; gli fu portato via il trattato De vocie che aveva composto; ostacolato nelle sue ricerche di anatomia, continuò a occuparsi di studî matematici e scientifici. Nei suoi appunti si legge: ‘li Medici mi creorno e destrusseno’.

Ancor più esplicito è il libro di Edmondo Solmi Il trattato di Leonardo da Vinci sul linguaggio (De Vocie) dei primi del Novecento, che scrive: “nel 1514 Leonardo si trovava a Roma coinvolto nell’odio di un intrigante meccanico tedesco, Giovanni degli Specchi, che riuscì a scatenargli addosso una non lieve tempesta di sospetti e di accuse. Fu probabilmente in questa occasione che il De Vocie cadde fra le mani di Messer Battista dell’Acquila, il quale forse vi cercò per entro le prove dei sospetti e delle accuse, che circolavano misteriosamente sul conto del Vinci, quando si svisava ogni suo scritto e ogni sua parola. ‘Origliano’ aveva segnato il Maestro ‘ogni mio discorso per lo contrario’.
“Quali siano state le successive vicende del ms è ignoto: certo è, soltanto, che alcuni fogli sparsi che originariamente dovevan far parte di quello, oggi si trovano nella raccolta di Windsor, caoticamente mescolati con altri fogli, che con essi non hanno alcun rapporto, né di argomento, né di origine.”

“Suono è un movimento particolare della materia che si effettua con certa rapidità, in tempo determinato, e produce una sensazione, mercé il nostro organo dell’udito: ‘è movimento d’aria’, scrive in modo grossolano Leonardo ‘confucata in corpo denso o il corpo denso confucato nell’aria, che è il medesmo, la qual confucazion di denso con raro condensa il raro, e fassi resistente’. ‘Voce non sia sanza moto’.

“Ma dove è veramente moderno” prosegue io libro di Solmi “è dove concepisce che il suono fisicamente non sia che una vibrazione o una ondulazione dell’aria”.
‘Sì come la pietra gittata nell’acqua si fa centro e causa di vari circuli, el sono fatto nell’aria circularmente si sparge’.

‘Benché le voci, che penetrano quest’aria, si partino con circulari movimenti dalle lor cagioni, niente di meno i circuli mossi da diversi principi si scontrano insieme, sanza alcuno impedimento, e penetrano e passano l’uno nell’altro, mantenendosi sempre per centro le loro cagioni’.

“Il Vinci osserva benissimo che le onde sonore, a differenza di quelle luminose, si diffondono ordinariamente in tutti i sensi”.

‘L’orecchio riceve le spezie delle voci per linie rette e curve e rotte, e nessuna tortura po rompere il suo offizio’.

‘La voce è tutta per tutto, e tutta nella parte della parte, dove percuote’.

“Contro gli aristotelici, ‘am immateralitate ductum argumentum’, prosegue Solmi “il Vinci dimostra che il suono si propaga in tempo e non in istante”. ‘La voce non va sanza tempo’. Molto interessante questa polemica contro l’aristotelismo, riflessa nel fatto che nella Scuola d’Atene Raffaello dipinge Leonardo nei panni di Platone, contrapposto ad Aristotele (si veda a proposito l’articolo del dott. Magnani).

“Alla domanda, ‘se molte piccole voci giunte insieme fanno romore come una grande’ risponde giustamete ‘dico di no, imperò che se tollessi dieci mila voci di mosche, unite insieme, non si sentiranno tanto di lontano, quanto la voce d’uno omo, la quale voce dell’omo, spartita in 20 mila parti, nessuna d’esse parti si è equale alla grandezza della voce d’una mosca’.

Ringraziamo il dott. Riccardo Magnani per aver ritrovato, alla Biblioteca Braidense, il libro di Solmi che negli anni Novanta ispirò l’articolo di Liliana Gorini su “Leonardo padre del belcanto”, e ospitiamo quindi volentieri il suo recente articolo, ispirato dal De Vocie di Leonardo, dal titolo “LEONARDO DA VINCI e RAFFAELLO: due grandi artisti uniti da 500 anni in musica”, che pubblichiamo nel pdf che ci è stato inviato, corredato da numerose illustrazioni.

Leonardo, Raffaello e la Musica (PDF)


Gli allarmisti del clima cascano nella provocazione alla Jonathan Swift

Un intervento al comizio della congressista democratica Alexandria Ocasio-Cortez (AOC) il 3 ottobre a New York ha dimostrato che è accurato chiamare “ecofascista” sia la pasionaria ambientalista sia i suoi seguaci. AOC è tra gli iniziatori del “Green New Deal” lanciato dal Partito Democratico americano e imitato dagli epigoni internazionali, in prima fila il governo giallorosso, detto “Conte 2”.
Al comizio di New York, si è alzata tra il pubblico una giovane donna che ha cominciato a implorare: “Non vivremo a lungo a causa della crisi climatica”, attirando a sé le telecamere e i microfoni dei cronisti presenti.
“Ci sono rimasti solo pochi mesi”, ha proseguito. “È bene che Lei appoggi il Green Deal, ma esso non ci libererà dei combustibili fossili. Non risolverà il problema abbastanza rapidamente. Un professore svedese ha detto che possiamo mangiare i cadaveri, ma non è sufficiente! Perciò penso che il Suo prossimo slogan elettorale debba essere questo: ‘Dobbiamo cominciare a mangiare i bambini'”.
In quel momento la giovane, in realtà un’attivista del LaRouche Political Action Committee, si è tolta la giacca per mostrare la scritta sulla maglietta: “Salviamo il pianeta! Mangiamo i bambini”. Rivolta al pubblico, ha proseguito: “Non c’è tempo. C’è troppa CO2. Tutti voi siete inquinatori… dobbiamo cominciare ora. La prego, Lei è grande (di nuovo rivolta alla AOC]. Sono felice che Lei sia a favore del Green New Deal, ma non basta. Anche se bombardiamo la Russia non è abbastanza. C’è troppa gente, troppo inquinamento. Perciò, dobbiamo liberarci dei neonati. È un grosso problema. Non fare figli non è abbastanza. Dobbiamo mangiare i bambini. È grave. Per favore, mi dia una risposta”.
Incredibilmente, AOC ha ascoltato tutto il tempo senza nemmeno tentare di interrompere la giovane. Alla fine ha risposto, preoccupandosi di rassicurare i seguaci che “una delle cose che ci stanno a cuore è che dobbiamo trattare la crisi climatica con l’urgenza che richiede. Per fortuna abbiamo più di pochi mesi di tempo”. Ha continuato dicendo che “vi sono un sacco di soluzioni” che possono essere adottate.
Il video dello scambio è diventato virale con oltre quattro milioni di visite in poche ore. Quasi tutti i media lo hanno rilanciato, presentandolo come una proposta seria anche se estrema, fatta da una giovane madre preoccupata.
Ma i più accorti hanno notato che neanche una volta AOC ha detto “mangiare i bambini è folle”. Invece, ha reagito come se comprendesse le ragioni dell’appello! Evidentemente, la proposta rientra nella visione fanatica delle cose che porta AOC a ripetere la sciocchezza che il mondo bollirà tra dodici anni se non vi sarà stata una drastica riduzione delle emissioni di CO2. In fondo, AOC è tra coloro che si sono pubblicamente chiesti se le giovani donne debbano fare figli, dato l’impatto negativo sull’ambiente.
Molti hanno anche capito che l’attivista del LaRouchePAC si era ispirata alla satira di Jonathan Swift intitolata “Una Modesta Proposta”, in cui il grande autore inglese ridicolizzava i sostenitori della riduzione demografica del proprio tempo, proponendo che i ricchi acquistassero e mangiassero i figli dei poveri in modo da non sciupare le risorse. AOC non ha capito il riferimento – forse per ignoranza – escludendo l’ipotesi che le piacesse la proposta!
(vedi https://www.zerohedge.com/political/woman-aoc-town-hall-insists-we-must-eat-babies-stop-climate-change).

Le banche centrali sono ancora cieche di fronte al crac imminente

Come c’era da aspettarsi, il mercato interbancario non è ancora resuscitato e la Federal Reserve ha rinviato la fine delle sue iniezioni quotidiane di liquidità al 4 novembre, indicando che è disposta a fare qualunque cosa per evitare il crac. Questo significa ancora più droga per un sistema bancario già drogato.
Significa anche avventurarsi ulteriormente nella zona dei tassi negativi, come ha chiesto il 3 ottobre il capo di Unicredit e della European Banking Federation (EBF), Jean-Pierre Mustier. Secondo lui, le banche dovrebbero passare ai propri clienti tassi di interesse bassi e negativi, in modo che la politica della banca centrale fosse la più efficace possibile. Questo ovviamente inciterà le famiglie e i fondi pensioni ad avventurarsi in investimenti a più alto rendimento e ad alto rischio.
Il massacro dei risparmi sta devastando la Germania, ove attualmente non v’è un titolo di stato che valga la pena di un investimento. La rendita negativa offerta è la seguente: 2 anni: -0,793%; 3 anni: -0,845%; 5 anni: -0,803%; 7 anni: -0,764%; 10 anni: -0,593%; 30 anni: -0,089%. Come abbiamo ripetuto spesso, le banche centrali non possono fare altrimenti, nel sistema attuale. Possono solo scegliere se morire di insolvenza o di iperinflazione.
Eppure, Lyndon LaRouche aveva spiegato molto chiaramente, nel suo famoso grafico sulla “funzione del collasso”, qual sia il problema del sistema e qual sia l’unica soluzione: una riorganizzazione fallimentare. Il grafico (vedi foto) mostra tre curve: in cima, una curva iperbolica che indica la crescita degli aggregati finanziari globali; sotto, un’altra curva che mostra la crescita dei valori monetari che supportano la prima curva; e in basso, una terza curva che rappresenta la crescita, anzi, la mancata crescita, dell’economia reale. Il divario tra l’economia reale e gli aggregati finanziari è tale da provocare inevitabilmente una discontinuità. La discontinuità si verificherà, per esempio, se le banche centrali smetteranno di espandere la seconda curva. È quanto ha fatto la Fed con la sua “quantitative restriction”, che ha drenato 1.400 miliardi di dollari di riserve bancarie. La situazione potrà tornare alla normalità solo ristabilendo una corrispondenza tra le tre curve.
Questo significa cancellare il valore di milioni di miliardi di dollari in aggregati finanziari, derivati e altri strumenti simili, che non hanno alcun rapporto con i valori reali. Lyndon LaRouche delineò i quattro passi cruciali per avviare una ripresa economica: 1) separare le banche ordinarie dalle banche d’affari 2) creare una banca nazionale per l’emissione di credito; 3) lanciare investimenti pubblici su vasta scala basati su un’alta densità di flusso energetico; 4) finanziare volani scientifici come la ricerca sulla tecnologia di fusione e l’esplorazione umana dello spazio.
Quando LaRouche pubblicò la sua “funzione del collasso”, denunciò il fatto che il sistema era in bancarotta. Eppure, nonostante l’evidenza del crac finanziario del 2008, le banche centrali e le istituzioni finanziarie si rifiutano di capire che l’attuale paralisi del mercato interbancario è un nuovo sintomo della stessa bancarotta. Esemplare di questa incompetenza generale è un documento pubblicato il 5 ottobre da PricewaterhouseCooper (PwC), in cui la seconda azienda nel mondo per i servizi professionali scrive che “le cause di questa perturbazione non sono state pienamente comprese”.

La pseudo-religione degli apostoli del clima ed i loro finanziatori

A seguito del vertice dell’ONU sul clima, tenutosi il 23 settembre, l’ala radicale della lobby del clima mobilitata nelle piazze, nota come Extinction Rebellion, ha lanciato una mobilitazione di due settimane a partire dal 7 ottobre, mirante a disturbare varie attività in sessanta città del mondo per “salvare il pianeta”. L’organizzazione fondata in Gran Bretagna chiede che le emissioni dei cosiddetti “gas a effetto serra” siano ridotte a zero (!) entro il 2025.

Per contrasto, lo Schiller Institute sta organizzando giornate di azione in tutto il mondo dal 10 al 15 ottobre per denunciare l’agenda malthusiana della lobby bancaria internazionale e degli hedge fund che promuovono gli “investimenti verdi” e il culto irrazionale e apocalittico che predice una imminente “fine del mondo” se nulla sarà fatto per ridurre le emissioni di anidride carbonica.

La mobilitazione dello Schiller Institute prevede la distribuzione di un volantino di Helga Zepp-LaRouche che chiede “un rinascimento economico del genere umano e la riabilitazione di Lyndon LaRouche”. Il volantino afferma:

“Non v’è alcuna emergenza climatica. I dati degli ultimi 500 milioni di anni mostrano che il clima della Terra varia continuamente con un regolare alternarsi di periodi caldi e periodi freddi (l’ultimo di questi periodi freddi finì nel 1850 con la piccola Era Glaciale). Gli odierni allarmisti del clima non possono basarsi su fatti scientificamente verificabili e usano modelli le cui previsioni sono già state dimostrate esagerate. Il fallimento di questi modelli sottolinea il fatto che il clima è una questione molto complessa, che con urgenza deve essere posta su basi scientifiche. Le attività antropiche hanno un effetto limitato sul clima; pertanto ignorare, come fa l’IPCC, il profondo impatto delle attività solari e della nostra galassia rappresenta il culmine dell’incompetenza scientifica!”

“La demonizzazione della CO2 e l’obiettivo che ne deriva, quello della ‘decarbonizzazione’ dell’economia mondiale, sono tanto razionale quanto la pratica di bruciare le streghe come rimedio alle epidemie. La CO2 non inquina, e anzi è indispensabile per la vita sulla Terra, in particolare per il rigoglio delle piante delle piante e la prosperità dell’agricoltura che sono alla base dell’esistenza umana. La vera emergenza è la ‘decarbonizzazione’ dell’economia globale imposta dal settore finanziario, che provocherebbe il collasso dei Paesi industrializzati, la distruzione dei Paesi in via di sviluppo e la massiccia riduzione della popolazione globale, ovvero il genocidio”.

La vera questione dietro l’isteria sul clima orchestrata dal settore finanziario e dai media dominanti è il fatto che “il sistema finanziario neo-liberista è spacciato”, ammonisce il volantino, e l'”economia verde” serve a gonfiare una nuova bolla per dar continuità all’orgia speculativa.

Quasi tutte le persone “intrappolate nell’ideologia neo-liberale” sono state indotte a credere che sia del tutto normale “per un esiguo ceto di ricchi diventare ancora più ricco, mentre la maggioranza della popolazione diventa sempre più povera; che l’Africa resti sottosviluppata per sempre; che ciascun essere umano sia visto come un parassita che inquina l’ambiente; e che siano stati raggiunti i limiti della crescita”.

“Tuttavia, dal punto di vista delle leggi dell’universo e dell’evoluzione del genere umano che esse determinano, questi assiomi sono sbagliati tanto quanto lo furono molti degli assunti concettuali del Medioevo, come la scolastica, la stregoneria o la flagellazioni”.

È quindi urgente cambiare il nostro modo di pensare. “Dobbiamo trovare un punto di riferimento dal quale rivalutare tutte gli assunti concettuali sul genere umano e sull’universo da noi abitato, ed esaminarne la validità. Questo punto di riferimento è nell ricerca spaziale e nei viaggi nello spazio”. Questo nuovo modo di pensare “dovrà respingere le pseudo-religioni dei banchieri, dei media dominanti e degli apostoli del clima, e sostituirle con un dibattito scientifico su fatti sperimentalmente verificabili”.

La denuncia della mano britannica nel tentato golpe contro Trump diffonde l’ottimismo a livello internazionale

Evidenziando una netta differenza tra le azioni degli imbarazzati banchieri centrali e le mosse degli eco-fascisti e dei golpisti da costor o finanziati, Helga Zepp-LaRouche ha parlato dello spirito di ottimismo rivoluzionario che sta ispirando il globo intero. Ogni tentativo di destituire Trump, ha affermato, avrà facilmente ripercussioni, mentre le inchieste sul tentato golpe del Russiagate condotte dal Ministro della Giustizia Barr e dal magistrato Durham continuano, con visite di britannici e italiani, nel tentativo di mettere in luce i veri responsabili delle interferenze straniere nelle elezioni del 2016, che non furono russi!

Contemporaneamente, il tentativo di usare le manifestazioni terroristiche di “una minoranza virulenta e chiassosa” per ottenere un cambio di regime a Pechino non avrà successo, poiché la maggioranza del popolo cinese è felice e ottimista sul proprio futuro. È ciò che Helga Zepp-LaRouche poté osservare negli ultimi due viaggi in Cina per parlare a due conferenze sulla Nuova Via della Seta. L’intervento dell’ultimo governatore britannico di Hong Kong ha reso evidente il ruolo britannico anche in questo tentativo di golpe; i cinesi dovrebbero chiedere un’inchiesta approfondita alle Nazioni Unite sul ruolo di Londra nella faccenda.

Il 5 ottobre, nella giornata internazionale dedicata all’osservazione collettiva della Luna, Helga Zepp-LaRouche ha parlato a New York del Nuovo Paradigma emergente. Il titolo del suo discorso era: “L’umanità è una specie galattica. Sulla necessaria alternativa alla guerra”. Ha esortato il pubblico ad ammalarsi di quella particolare benigna malattia che è la “febbre della Luna”: “Non sediamoci sullo steccionato”, ha detto, poiché l’ottimismo richiesto per vincere deriva dalla nostra capacità di muoverci attraverso le “Nuove Frontiere della Conoscenza”.

Successivamente ha commentato l’intervento teatrale, echeggiante la satira della “Modesta Proposta” di Jonathan Swift, a un incontro cittadino con Alexandra Ocasio-Cortez: all’attivista del nostro movimento internazionale, che con un’iperbole ha esortato tutti i presenti a “mangiare i bambini” per risolvere il problema del “riscaldamento globale”, la belloccia del partito democratico americano ha reagito dimostrando da sé di non essere affatto “il biscottino più ingegnoso del pianeta”.

Leggi di Jonathan Swift “Una modesta proposta: per evitare che i figli della povera gente d’Irlanda diventino un peso per i loro genitori o per il Paese, e per renderli di beneficio al pubblico” (in lingua inglese o in lingua italiana)

La violenza “climatica” di Extinction Rebellion è finanziata dai paperoni del mondo

di Dean Andromidas

Uno dei cofondatori dell’organizzazione Extinction Rebellion, oggetto del presente studio, è Roger Hallam, che in un videomessaggio dell’agosto scorso (2019) consigliava ai manifestanti contro la presunta “emergenza climatica” di accettare denaro dai “ricchi che sono capitalisti”, poiché sono anch’essi insidiati dall’ansia climatica:

“Abbiamo a che fare con persone che di notte piangono come noi. Non vogliamo che si suicidino. No! Vogliamo che ci telefonino e ci diano quel milione…”

Persone ricchissime, infatti, finanziano Extinction Rebellion, che si presenta anche con la forma abbreviata XR.

Alcuni miliardari intenzionati a fare profitti con la cosiddetta “finanza verde”, fatta di forte tassazione, incentivi nelle inefficienti e costosissime “energie rinnovabili”, stanno finanziando XR, come si evince da documenti acquisiti da Breibart News. Tra queste “vittime dell’ansia climatica” il “filantropo” delle ONG George Soros, il cui contributo è stato però nascosto. Altri fondi europei derivano dalla fondazione Children’s Investment Fund, che ha donato non meno di 121.140 sterline. Questa fondazione appartiene al noto hedge fund londinese The Children’s Investment Fund Management ed è diretta dal baronetto Chris Hohn. L’amministratore delegato della fondazione, la cui dotazione è di 2 miliardi di dollari, è Kate Hampton, che è anche vicepresidente della European Climate Foundation (ECF) e membro del Carbon Disclosure Project (CDP).
Un altro donatore della categoria degli hedge fund è Alasdair Breach, fondatore del fondo londinese Gemsstock Limited. Ha trasferito 50mila sterline tramite la sua società di investimenti Furka Holdings AG che ha sede nella svizzera Andermatt.
Gli altri finanziatori d’Europa sono Greenpeace (10mila sterline) e ECF (20mila sterline). Il presidente di ECF è Stephen Brenninkmeijer, membro di una famiglia miliardaria, proprietaria tra l’altro dei negozi d’abbigliamento C&A, con investimenti di miliardi di dollari talvolta “verdi”, talvolta no. Uno dei più importanti finanziatori del movimento ecologista europeo, l’ECF è a sua volta finanziato dal Rockefeller Brothers Fund, da Bloomberg Philantropies, dalla detta fondazione Children’s Investment Fund e dal fondo Growald Family. Quest’ultimo fondo fu creato ed è gestito da Paul Growald, il quale iniziò la propria carriera come curatore delle pubbliche relazioni del malvagio Paul R. Ehrlich, il cui libro del 1972 “La bomba demografica” conteneva una successione di dissennate e false previsioni che continua, tutt’ora, e ritenere destinate a verificarsi, un giorno o l’altro.
Tra i finanziatori dagli Stati Uniti d’America troviamo tre principali entità.

La prima è la Tides Foundation, che ha versato 10mila dollari, ma finanzia gli ecologisti da decine di anni.

La seconda è il Climate Emergency Fund, il quale nel nascere a settembre 2019 ha promesso 500.000 dollari a XR e ad altri gruppi. Questo fondo è guidato da Rory Kennedy, la figlia di Robert e Ethel Kennedy, da Trevor Neilson e da Aileen Getty, la figlia del visceralmente anglofilo Sir John Paul Getty, Jr., che divenne appunto suddito britannico e fu nominato cavaliere da Elisabetta II. Dopo l’annunciata promessa la giovane Getty promise altri 600.000 dollari al Climate Emergency Fund, senza dubbio largamente diretti a XR. Trevor Neilson ha cofondato la “i(x) Investments”, che è diretta anche dall’autore ambientalista Bill McKibben e da David Wallace Wells, autore dell’azzeccato libro Terra Inabitabile.
Un partner di Neilson in “i(x) Instements” è Howard W. Buffet, nipote del terzo vero Paperon de’ Paperoni degli Stati Uniti. La famiglia Buffett è tra i finanziatori di lungo periodo dei movimenti ecologisti. Howard ebbe incarichi nell’amministrazione Obama, sia nel Ministero della Difesa sia alla Casa Bianca. Neilson servì Bill Gates, il secondo riccone degli Stati Uniti. Ha lavorato per la fondazione dei coniugi Gates, proprio nell’ufficio di famiglia e come membro fondatore del team creato dalla fondazione stessa, per la quale fu direttore degli affari pubblici. È anche stato direttore esecutivo della Global Business Coalition (GBC), creata con capitali di Bill Gates, George Soros e Ted Turner. Questa organizzazione è stata diretta dall’ex ambasciatore all’ONU Richard Holbrooke, che è stato anche rappresentante particolare del Presidente Obama per l’Afghanistan e il Pakistan.
Ecco dunque un semplice campione di quei ricchi sfondati che Roger Hallam ha indicato, che vanno impudicamente in soccorso di un’organizzazione nata soltanto alla fine del 2018 e nota principalmente per i blocchi stradali e le azioni di protesta nelle quali i membri sono incollati agli edifici governativi di Sua Maestà.

Lo scopo di XR è trasformare la cosiddetta “ansia climatica” in vera e propria isteria

I rappresentanti politici di Europa e Stati Uniti d’America, parallelamente alla maggioranza dei media e dei “pensatoi” della regione transatlantica, sono pienamente mobilitati seguendo la “Grande Menzogna” di memoria goebbelsiana: il clima si starebbe rapidamente surriscaldando, in primis a causa delle emissioni di anidride carbonica della nostra civiltà industriale, e questo surriscaldamento distruggerebbe nel giro di qualche anno la Terra e l’umanità, se non verrà drasticamente arrestato.
I media provocano una psicosi di massa che interessa l’Occidente, forse con una dimensione senza precedenti nella storia moderna. Gli adolescenti e i bambini sono fatti oggetto di abuso (circonvenzione di incapace?) e posti in primo piano a esclamare che le emissioni di CO2 dovrebbero essere bloccate nei prossimi dodici anni (il che equivale a chiedere che la nostra civiltà dovrebbe essere distrutta in un attimo), per evitare che le persone più anziane di loro distruggano questa stessa civiltà. I bambini vengono istruiti a marinare la scuola per protestare contro il riscaldamento climatico, poiché non avrebbe più senso ricevere un’istruzione, se fossimo tutti destinati a morire nel breve termine. Le donne vengono incoraggiate a non restare incinte, per evitare alla loro prole problemi con un mondo non vivibile…

Extinction Rebellion è chiaramante alla testa di questo fronte di mobilitazione dell’isteria climatica, avendo dimostrato di non avere scrupoli nell’usare i bambini organizzati nel cosiddetto Sunrise Movement e nelle assenze da scuole, programmate e giustificate a priori, dei Venerdì per il Futuro. Una lettera aperta che annunciava la costituzione di XR, pubblicata sul Guardian del 26 ottobre 2018, fu firmata da novantaquattro accademici, politici e attivisti, che dichiararono che se i governi si macchiano per “aver fallito a riconoscere che non è praticabile la crescita economica illimitata su un pianeta con risorse limitate…è dunque non soltanto nostro diritto, ma anche nostro dovere morale superare l’inazione del governo e le sue mancanze flagranti, e ribellarci per difendere la vita stessa”.
Questa fraudolenta menzogna di base, per la quale vivremmo in un mondo con risorse scarse a disposizione, fu confutata da Lyndon LaRouche nel suo libro del 1983 dal titolo There Are No Limits to Growth (“Non vi sono limiti allo sviluppo”), contenente la dimostrazione che le risorse prime o ritenute massimamente utili sono continuamente estese tramite gli atti di scoperta scientifica e di sviluppo tecnologico, racchiudendo entro la loro categoria risorse precedentemente non impiegate.

XR non è un “fenomeno sociologico”

Extinction Rebellion non è un fenomeno sociologico, ma un’ennesima creazione da parte dell’oligarchia finanziaria che da almeno cinquant’anni è attivamente interessata a far passare, sotto la parvenza di nobili fini di “amanti della natura”, l’agenda maltusiana di spopolamento, di deindustrializzazione e di opposizione alla tecnologia.

Tra i suoi finanziatori non ci sono solo miliardari come Bill Gates, Mike Bloomberd e la famiglia Rockefeller, ma nella mobilitazione sono interessati e pienamente attive le istituzioni della monarchia britannica, a partire del principe Carlo, autoincoronato erede del Nuovo Impero Verde.
Il modello dei novantaquattro sponsor di XR è la creazione nel 1960 da parte di Lord Bertrand Russell del sedicente pacifista “Comitato dei Cento”, movimento di disobbedienza civile sul quale Russell investì le proprie energie, in un apparente cambio di strategia rispetto alla sua richiesta, formulata il 1 ottobre 1946 sul Bullettin of the Atomic Scientists (vol. 2, nn. 7-8), di condurre un attacco atomico preventivo ai danni dell’Unione Sovietica. Proponendo il processo di denuclearizzazione (“Ban the Bomb”), Russell promosse un’ondata di opinioni anti-tecnologiche, maltusiane e favorevoli al “governo mondiale” che il recente “movimento per il clima” prende a prestito.
Riferendosi alla “psicologia delle masse” quale strumento principe della propria politica, Russell scrisse

“Penso che il tema che assumerà una grande importanza politica, è la psicologia delle masse, il cui ruolo è cresciuto enormemente da che i metodi moderni della propaganda si sono imposti maggiormente”.
“Di questi metodi, il più influente si chiama ‘educazione’. Benché la religione svolga un proprio ruolo, è inferiore in termini di importanza. Ormai, sono la stampa, il cinema e la radio ad avere un ruolo di primo piano”.
“Ciò che è essenziale nella psicologia delle masse è l’arte della persuasione. Se paragoniamo un discorso di Hitler con uno – diciamo – di Edmund Burke, osserviamo quali progressi siano stati compiuti nell’arte, a partire dal XVIII secolo. Ciò che un tempo non ingranava era dovuto al fatto che la gente aveva letto sui libri che l’uomo è un animale razionale e preparava i propri argomenti sulla base di tale ipotesi…”
“Possiamo sperare che nel tempo, chiunque potrà convincere chiunque di qualunque cosa, a patto che possa lavorare con pazienza sin della sua giovane età e che lo Stato gli dia il denaro e i mezzi per farlo”
Extinction Rebellion è propriamente un’esercitazione di psicologia di massa, meglio intesa come lavaggio del cervello massivo; ora si limita a bloccare il traffico e ad imbrattare i monumenti, ma possiamo attenderci una sua evoluzione in atti terroristici ai danni di industrie e di impianti di produzioni ritenuti colpevoli di emettere l’anidride carbonica, come avvenne con il movimento ambientalista degli anni Settanta-Ottanta.

Come i lavati di cervello praticano il lavaggio di cervello sulle nuove generazioni, minacciandone l’esistenza stessa

I novantaquattro firmatari dell’atto di fondazione di XR praticano professioni che consentono loro di esercitare influenza, persuasione e soprattutto accedere a finanziamenti, che sono sempre necessari per creare un movimento, in particolare se tale movimento ha nelle sue premesse la manipolazione delle masse, il lavaggio del cervello dei giovani. Non dovremmo essere sorpresi dal fatto che più di un quarto di loro sono psichiatri, psicologi e studiosi di educazione, specialmente degli studenti delle scuole elementari o medie.
Questi “psicologi climatici” subirono a loro volta il lavaggio del cervello. Essi, infatti, accettano senza critica la menzogna del cambiamento climatico antropico e delle sue conseguenze apocalittiche. Poiché vedono l’uomo come una specie incapace di applicare la ragione creativa per far progredire la conoscenza umana e ideare tecnologie per l’espansione della produzione e della produttività, essi dichiarano spensieratamente che lo stesso sviluppo economico stia mettendo in forse il futuro e debba essere arrestato.
Uno di questi è la dott.ssa Susie Orbach, che si identifica come consulente psicologica presso Balint Consultancy. È una degli innumerevoli autori del manuale per gli attivisti This Is Not a Drill (che in italiano potremmo tradurre con “Questa non è un esercitazione”), testo apocalittico mirato sulla fascia giovanile più suggestionabile, quella degli adolescenti. Nel suo capitolo sulla “tristezza climatica” (pagg. 66-67) scrive:

“Che cosa ci è richiesto, per impegnarci psicologicamente a fronte di questa conoscenza, piuttosto che rifuggirla? Come possiamo interpretare quanto sta accadendo se non è proprio davanti ai nostri occhi? È difficile immaginare la propria morte. Quanto è più impossibile immaginare che le attività umane possano significare l’estinzione?”

Se non siete depressi, sostiene Orbach, dovreste “prendere in considerazione i nostri sentimenti, l’uno nei confronti dell’altro, per irrobustirci. Dobbiamo elaborare il lutto e organizzarci. Non dovrebbe esservi una scelta tra uno o l’altro”.
Non è forse questa l’essenza di un condizionamento avversativo, con il quale si getta la vittima in una crisi esistenziale? Non lo si sta facendo con giovani suggestionabili? A questi giovani viene detto che la loro esistenza potrebbe distruggere la civiltà stessa, che tutto andrebbe meglio senza di loro e che pertanto devono attaccare i loro genitori per il fatto di averli messi al mondo. Questa sindrome da “ansia climatica”, ora meglio definita, è un genere di depressione dovuta alla disperazione, all’assenza del futuro nella propria prospettiva esistenziale, alla convinzione che al vicino orizzonte sia l’estinzione di massa; non stupiamoci se potranno derivare comportamenti irragionevoli o anche violenti.
Un altro firmatario è Paul Hoggett, professore emerito di Politica Sociale presso l’Università dell’Inghilterra Occodentale, a Bristol, e membro del comitato esecutivo della Climate Psychology Alliance (CPA), una cricca di psicologi che, quando non psicanalizzano le proprie vittime ritenute in “psicosi da cambiamento climatico”, istruiscono altre persone a venire a patti con la proprie visioni catastrofiche frutto del presunto cambiamento climatico antropogenico.
Nel proprio sito la CPA annuncia eventi per discutere, per esempio, “come sarebbe l’esser parte di una cultura che non credesse più nel progresso, che fosse preparata a essere preparata [sic] al peggio piuttosto che sperare continuamente nel meglio?” oppure su “quali forme potrebbero assumere l’amore e la speranza in un’epoca di austerità ecologica?”
L’eco-psicoterapista Mary-Jayne Rust, membro direttivo della CPA, ha parlato di “ansia climatica”, di “afflizione climatica”, ecc. in una recente lezione:

“[Il cambiamento climatico] è parte di una storia più grande relativa al nostro rapporto disfunzionale con il resto della natura… Se ascoltiamo, udiremo storie di amore e di perdita nelle nostre relazioni con la terra, con gli animali, con le piante, ecc. Continuiamo a lottare con una relazione assai ambivalente con noi stessi, in quanto animali”.

Riappare la neolingua di Orwell (dal noto romanzo 1984). Tra le guide di XR è Arran Stibbe, “professore di linguistica ecologica” dell’Università di Gloucestershire. Stibbe è un devoto del famoso (o infame?) linguista britannico, il defunto Michael Halliday, che nel 1990 scrisse che la “linguistica applicata” dovrebbe essere usata come arma contro l’idea stessa del progresso:

“Cambiare il linguaggio può cambiare l’ordine esistente. Quando pianificano un linguaggio, i linguisti applicati non forgiano uno strumento ideologicamente neutro per veicolare una politica; essi creano una forza attiva nel plasmare la coscienza della gente”.

Stando a Stibbe:

“Il principale esempio che Halliday ci ha consegnato è quello della ‘crescita economica’, descrivendo ‘innumerevoli testi che ripetono quotidianamente in tutto il mondo il semplice messaggio: la crescita è un bene. Molto è meglio di poco, di più è meglio di meno, grande è meglio di piccolo, crescere è meglio di implodere’, che porta a conseguenze distruttive dal punto di vista ecologico”.

Ecco a voi i dott. Stranamore del XXI secolo, che vanno spaventando i bambini con messaggi del tipo “Smettete di preoccuparvi e amate l’idea dell’estinzione dell’umanità”.

La psichedelia in soccorso dei movimenti “verdi”

In un manifesto di questa estate intitolato “Come la psichedelia ha favorito la formazione di Extinction Rebellion”, la cofondatrice Gail Bradbrook “spiega come le sue esperienze psichedeliche hanno favorito la genesi del movimento”. Descrive il suo viaggio in Costa Rica, ove “ingerì una dose massiccia” di sostanze native come l’ayahuasca.
“Ero terrorizzata”, scrive, “ma la ragione per la quale stavo spingendo la mia coscienza a un tale estremo non era semplicemente un lavoro interiore su me stessa. Volevo risposte su come provocare il cambiamento sociale”.
Pur ammettendo la propria ignoranza in climatologia, la Bradbrook afferma:

“Specie in estinzione… È comune il diniego del fatto che noi, come uomini, non siamo al vertice della piramide, dal quale potremmo dettare i termini, [ma] siamo parte della rete dalla vita”.

Il periodico Nature riferisce che, il 16 agosto 2019 presso l’Università di Londra, parlando alla quinta conferenza della Convenzione Breaking sull’uso e sulla legalizzazione delle droghe psicoattive, la Bradbrook dichiarò:

“Sosterrei una disobbedienza civile di massa nella quale la medicina dicesse allo Stato che non ha assolutamente il diritto di controllare le nostre coscienze e di definire le nostre pratiche spirituali”.

La conferenza era sostenuta finanziariamente dalla Fondazione Backley, la cui fondatrice e direttrice è Amanda Feilding, contessa di Wemyss e March, e riunì 1500 ricercatori, sciamani, “psiconauti” e giornalisti, con lo scopo di promuovere e legalizzare queste droghe psichedeliche. Il cambiamento climatico e Extinction Rebellion furono gli oggetti principali delle discussioni occorse.

La Bradbrook affermò che la psichedelia debba essere usata nel “modo giusto” e che si può imparare dalle culture indigene, le quali fanno uso regolare di sostanze come l’ayahuasca:

“Mentre sono a favore della scienze psichedelica – penso sia fantastica – non penso che noi abbiamo necessariamente il tempo di aspettare che la scienza ci dica se queste medicine siano utili. Le culture indigene ci hanno già indicato la via”.

Non elaborò ulteriormente, mentre è un fatto che molte delle tribù praticanti la “saggezza” insita nell’assunzione di ayahuasca, come gli yaguas della Colombia, hanno anche praticato il cannibalismo.

Tutte gli uomini e le donne della Regina

La mobilitazione delle truppe d’assalto psicologico e predazione dei nostri giovani e i promotori delle droghe e delle psicosi da esse create dovrebbero aver dato prova sufficiente per l’intervento dei governi contro XR per circonvenzione, promozione delle droghe e sedizione. Nondimeno questo movimento ha anche un altro lato: quello della promozione e del sostegno da parte dei massimi livelli dell’establishment britannico, monarchia inclusa, assieme alle istituzioni da essa patrocinate.
Non occorre andare troppo in profondità. Basta notare le vite parallele condotte dalla cofondatrice Bradbrook. Da una parte c’è la dissociata che appare su YouTube a sollecitare una disobbedienza civile di massa; dall’altra una figura con entrature importanti, essendo stata dipendente a tempo pieno di Business in the Community, la rete del “business responsabile” del principe Carlo. Ben prima di diventare guerriera per il clima, dal 2001 al 2003 la Bradbrook diresse anche il “sostegno delle società nel settore nelle tecnologie dell’informazione e della comunicazione nel considerare il proprio ruolo nel colmare il digital divide e nell’esaminare le proprie responsabilità sociali d’impresa”. Allora sviluppò le proprie competenze nella inclusione digitale. Non occorre rammentare che la rete Business in the Community ha un’agenda molto severa in fatto di cambiamenti climatici, per le aziende.
Il principe Carlo segue le orme del padre Filippo, il quale, assieme al nazista principe Bernardo d’Olanda, creò il WWF alla conclusione della seconda guerra mondiale. Fu il principe Filippo d’Edimburgo a dichiarare nel 1988 di sperare di potersi reincarnare in un virus letale “per contribuire in qualche modo a risolvere il problema della sovrappopolazione”. Lo scorso luglio il principe Carlo ha affermato “Sono fermamente convinto che i prossimi diciotto mesi saranno decisivi per la nostra capacità di mantenere il cambiamento climatico a livelli tollerabili e di ripristinare l’equilibrio con la natura di cui abbiamo bisogno per sopravvivere”.
Nel 2003 la Bradbrook incontrò il suo futuro marito, John David Fisher, che la sua biografia indica come pilota della RAF dal 1973 al 1977. Nonostante il breve servizio militare egli ricopre oggi l’incarico di vicepresidente del Club della RAF e ha ricevuto la Regina alla sua recente visita del club. Fisher ha fondato e dirige l’organizzazione caritatevole Citizens Online per l’inclusione digitale, con sede nella sua residenza di Stroud, nel Glocestershire. Offre servizi alle organizzazioni e alle comunità desiderose di accedere a Internet. Fisher lavorò anche per il Primo Ministro Tony Blair nella Commissione sull’Inclusione Digitale e come consigliere dei Ministri su questo tema. La Bradbrook ha diretto Citizens Online dal 2003 al 2018, dopodiché si è separata da Fisher e da Citizens Online per creare XR.
Un altri direttore di Citizens Online entrato in XR è il dott. Gerald Power, autore di uno studio sull’inclusione digitale. Nella propria biografia, Power dichiara di essere un consulente di dirigenti che iniziò la propria carriera presso il Ministero della Difesa britannico “nel programma di addestramento alla gestione delle applicazioni rapide di scienza e tecnologia” e che ha beneficiato di una carriera “attraverso i preminenti dipartimenti del governo centrale”.

Banchiere centrale e aspirante Lord

Un altro direttore e fondatore di XR, ora anche suo patrono, è Anthony St John, ventiduesimo barone St. John of Bletso, uno dei novantadue membri ereditari della Camera dei Lord e in attesa di essere nominato Lord dalla Regina. Attualmente presidente del consiglio di amministrazione della banca commerciale Strand Hanson, il Lord St. John of Bletso è anche direttore esecutivo di un lungo elenco di società minerarie, informatiche, telematiche, energetiche (rinnovabili) e finanziarie, sia in Sud Africa sia in Europa. Nella Camera dei Lord è membro della Commissione Esecutiva del gruppo parlamentare sull’Africa e vicepresidente del gruppo parlamentare sul Sud Africa.
Le sue credenziali ecologiste includono il sostegno ventennale di un’organizzazione chiamata Televisione per l’Ambiente (TVE) che commissiona a registi e partner nel mondo produzioni e distribuzioni cinematografiche di promozione dell’ambiente e della sostenibilità quali temi dell’agenda globale. Come ex presidente di Friends of TVE ne è ora un membro onorario. TVE fu fondata nel 1984 dal programma ambientale delle Nazioni Unite, dalla sezione britannica del WWF e dalla britannica ITV Central.
Il barone è anche consigliere di Successful GREEN, una “rete internazionale per l’ambiente, l’innovazione e l’informazione” assieme a Peter E. Merian (ex direttore della borsa di Basilea, A.D. di Bank Sarasin e membro fondatore della Global Environment Society) e Marcelo Cavalho de Andrade (presidente di Earth Council Alliance, creata dal miliardario Maurice Strong). Cavalho de Andrade è anche partner e direttore di Earth Capital Partners LLP, che si posiziona in modo da trarre grandi profitti da questa ondata di finanza ecologista.
Assieme al senatore americano Sheldon Whitehouse, al congressista americano Alan Grayson e ai rocchettari Sting, Graham Nash e Jason Mraz, il baronetto è anche tra i firmatari di una lettera aperta ai leader mondiali riuniti nella conferenza dell’ONU COP21, a Parigi. Chiesero che fosse aggiunta una frase al trattato, per obbligare le imprese e le società a rendicontare in modo completo e trasparente i costi dello sviluppo, della produzione, del trasporto, della vendita e del consumo dei prodotti responsabili dei cosiddetti “gas serra”.

Chatham House per l’azione climatica

Non molto tempo fa, tra gli attivisti di XR che si incollarono alle porte dei quartier generale della Royal Dutch Schell, era presente Farhana Yamin, anche ricercatrice nel Dipartimento sull’Energia, sull’Ambiente e sulle Risorse presso l’Istituto Reale per gli Affari Internazionali di Sua Maestà, di Chatham House.
Il 4 luglio 2019 la Chatham House ospitò un dibattito dal titolo “Azione climatica: un ruolo per la disobbedienza civile?” Descrivendo gli scopi dell’incontro, l’istituto dichiarò:

“Nonostante questa crescente consapevolezza del pubblico sull’urgenza dell’azione climatica, gli scienziati dell’ambiente e gli attivisti hanno combattuto per motivare il vasto pubblico, i legislatori e le società a far approvare le necessarie politiche ambiziose e dirompenti. Nei mesi scorsi, tuttavia, un nuovo senso di urgenza è stato iniettato nel dibattito sull’ambiente da movimenti come XR a Londra e Youth For Climate (Giovani il clima) a livello internazionale”.

Parlando a quell’incontro, Sam Geall, un altro ricercatore dell’istituto, chiese che i servizi di sicurezza reprimessero le società petrolifere e non i ribelli di XR. “Dobbiamo capire… chi non sia punito” per aver causato danni climatici.

Sviluppo dei fossi, salvataggio dell’Amazzonia

Quasi in cima all’elenco dei firmatari della dichiarazione costitutiva di XR troviamo l’ex capo della Chiesa d’Inghilterra, il quale – lo ricordiamo – fu comunque sottoposto al supremo governante che è la Regina, l’ex arcivescovo di Canterbury Rowen Williams.
È tra i più attivi sostenitori di XR e appare alle conferenze e agli incontri per incoraggiare i giovani a prendere parte alla manifestazione “Ribellione Internazionale” di Londra, ecc. Williams ha scritto recentemente un commento sul Guardian sostenendo esageratamente che un quinto dell’ossigeno proviene dalla foreste brasiliane e sostenendo che gli incendi siano conseguenze della nostra “spinta allo sviluppo che serve soltanto come lusso di consumo e di convenienza…”
La foresta amazzonica deve essere preservata per gli indigeni. Non vorreste mica che abbandonassero la loro arretratezza primitiva? Williams dice:

“I loro diritti sono stati calpestati a fronte dell’avidità di numerosi e potenti interessi economici e la loro è una storia che parla delle ineguaglianze palesi che tanto stanno distruggendo e corrompendo il nostro mondo, incluse le nazioni come la brasiliana..
Nell’Amazzonia, le estrazioni minerarie e petrolifere stanno spingendo le comunità fuori della foresta nella quale hanno vissuto per secoli”.

Siamo dunque tutti da biasimare, dice il buon pastore, per i crimini del progresso e del consumo di carne:

Questo non è un problema del solo Brasile… Tutti siamo coinvolti. Le caratteristiche globali della crescita economica, inclusi i livelli senza precedenti della domanda di carne nel mondo sviluppato, spiegano molto la pressione d’uso del suolo nella regione…
Gli incendî nella foresta amazzonica sono una metafora visiva dell’effetto della nostra miope passione per la crescita economica illimitata”.

Manifestando una predisposizione per le ingerenze negli affari interni di una nazione sovrana, Williams ha chiesto che la regione amazzonica sia resa non disponibile allo sviluppo dei 211 milioni di cittadini brasiliani.

(Nella foto Carola Rackete, che fa parte di XR).

Il Consiglio Europeo salva il nucleare dalla furia del Green New Deal

Il 25 settembre il Consiglio Europeo, che riunisce i capi di stato e di governo dell’UE, ha dato il via libera a una proposta per creare un sistema europeo di classificazione, o “tassonomia”, che fornisca agli investitori una lista di quali attività economiche debbano essere considerate sostenibili dal punto di vista climatico. Con grande disdetta da parte di vari movimenti ambientalisti, per via dell’opposizione della maggioranza degli Stati membri dell’UE dalla lista non è stato escluso il settore dell’energia nucleare.
Il Parlamento Europeo, la Commissione Europea e il Technical Experts Group (TEG) creato dalla Commissione vorrebbero l’esclusione dell’energia nucleare dai progetti sostenibili. Ma venticinque dei ventotto Paesi dell’UE, rappresentati nel Consiglio, hanno respinto questa posizione. Solo Germania, Austria e Lussemburgo hanno emesso una dichiarazione in cui si oppongono alla decisione. Oltre alla Francia, quasi tutti i Paesi dell’Europa dell’Est e del Sud considerano l’energia nucleare una fonte energetica “pulita”, e in Finlandia perfino l’Alleanza Verde, che fa parte della maggioranza, accetta espressamente il 30% di energia nucleare nel mix di fonti energetiche nazionali.
In un’altra sconfitta per la lobby verde, l’attuazione dei nuovi standard (la “tassonomia”) è stata rinviata di due anni. Inizialmente era previsto che venisse approvata subito, per costituire la piattaforma per il New Green Deal della nuova presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, il cui mandato inizierà il 1 novembre. Ma il Consiglio ha deciso che verrà stabilita entro la fine del 2021 e applicata entro la fine del 2022.
La World Nuclear Association ha accolto con favore la decisione del Consiglio, con le parole del suo direttore generale, Agneta Rising (foto) che ha commentato: “l’energia nucleare è parte integrante degli sforzi di mitigazione del clima condotti dagli Stati membri. È stato dimostrato, in Francia come in Svezia, che essa ha il potenziale per consentire una transizione energetica sostenibile. Escludere l’energia nucleare dal nostro futuro sarebbe una decisione disastrosa per il clima” (vedi https://www.world-nuclear-news.org/Articles/Foratom-urges-fact-based-approach-to-sustainable-f).
L’associazione sottolinea che la tecnologia del nucleare, essendo a basse emissioni di anidride carbonica, è un fattore importante per arrestare i cambiamenti climatici. “Numerose organizzazioni internazionali sottolineano il contributo dell’energia nucleare allo sviluppo sostenibile, tra le quali l’Agenzia Internazionale per l’Energia, il Gruppo Intergovernativo sul Cambiamento Climatico dell’ONU, l’Agenzia per l’Energia Nucleare dell’OCSE e il Consiglio Mondiale per l’Energia”.
Per quanto lo sdoganamento del nucleare sia da accogliere con favore, ricordiamo quanto riferimmo in passato su questo sito: il nucleare non va inteso come sostitutivo delle fonti energetiche fossili, ma come aggiuntivo, se vogliamo garantire lo sviluppo della crescente popolazione mondiale; entro il 2045 dovremo disporre di 10.000 Gigawatt. Questo è possibile solo espandendo la produzione energetica da fonti nucleare e fossile al contempo.

Assalto frontale ai nostri livelli di vita: sono i miliardari a finanziare i “protettori del clima”

Pubblichiamo un articolo scritto da Helga Zepp-LaRouche, presidente dello Schiller Institute, per il settimanale tedesco Neue Solidaritaet. E’ il primo di una serie di articoli che compongono il dossier “CO2 e genocidio” di prossima pubblicazione anche in italiano.

10 agosto 2019 – Lo sanno tutti, ormai: per il gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (IPCC) la Terra versa in uno stato catastrofico, ma abbiamo ancora qualche margine di manovra. Basta ascoltare la sedicenne svedese Greta Thunberg, icona di questa nuova ondata di lotta ambientalista, o il gruppo Extinction Rebellion (XR), o Dennis Meadows. Non soltanto dovremmo vergognarci di un volo in aereo, ma anche perché mangiamo bistecche, anzi, perché mangiamo; dovremmo smettere di usare automobili, di viaggiare, di riscaldare le nostre abitazioni e dovremmo farlo immediatamente; dovremmo vergognarci di esistere, poiché sarebbe meglio per il clima se la nostra specie non esistesse! Non avete ancora notato che la neve è nera?

Chiunque pensi che l’intero establishment transatlantico, il sistema dei media e le lobby che trasformano in public relations i temi scientifici siano fuori di testa ha ragione. Occorre tuttavia capire quale sia il metodo all’interno di questa follia: le tesi apocalittiche di questo “raggruppamento intergovernativo” vengono proposte con l’intento di indottrinare la plebe sui presunti danni di un circolo vizioso comprendente un’agricoltura “non sostenibile”, il riscaldamento globale e gli eventi climatici estremi, affinché la plebe stessa accetti di rinunciare ai proprî consumi, l’aumento delle tasse per creare un flusso finanziario aggiuntivo a vantaggio dei cosiddetti investimenti “verdi”, forme di governo dittatoriali e – cosa che affermano esplicitamente – la riduzione drastica della popolazione mondiale.

Il rapporto dell’IPCC: vino vecchio in otri nuovi

Il citatissimo rapporto dell’IPCC è un vino stagionatissimo presentato con una nuova etichetta e l’argomento che viene presentato è logicamente riconducibile alla teoria, al contempo semplicistica e falsa, con la quale Thomas Malthus sostenne che, seguendo una successione geometrica, la crescita demografica andrebbe incontro a una più lenta crescita delle risorse disponibili (cibo compreso), che seguirebbe una successione aritmetica. Uno dei neomaltusiani più in vista, Al Gore, aggiunse un cucchiaio di edulcorante, ammettendo che Malthus non potè ovviamente prevedere che l’umanità avrebbe compiuto progressi in agricoltura, potendo dunque accrescere enormemente la quantità di cibo disponibile sulla Terra; ma aggiunse anche un po’ di aceto, offrendo una via d’uscita da questo “dilemma maltusiano”: indicò la colpa dell’Uomo, che firmò faustianamente un patto col demonio, dedicandosi alle rivoluzioni scientifiche.

Così i neomaltusiani della più recente versione (IPCC incluso) si muovono seguendo questa via. Biasimano i risultati della moderna agricoltura, che hanno consentito ad almeno una parte consistente dell’umanità una dieta ricca di proteine e di altri ingredienti importanti: l’accresciuto consumo di carne e tanti altri risultati del progresso scientifico sarebbero cause del cambiamento climatico da eliminare immediatamente; dovremmo subito rinunciare a guidare le nostre automobili, a volare, a usare i condizionatori per rinfrescare l’aria nelle nostre case e nei luoghi di lavoro. La crescita della popolazione dovrebbe essere arrestata; anzi, dovremmo ridurre la popolazione, ritornando ai livelli di vita e di densità demografica pre-industriali: cavalli e carrozze per i ricchi, biciclette per gli altri (che potrebbero anche camminare); sane patate e zuppe d’avena, con l’etichetta di “dieta vegana”.

Chi finanzia i Verdi?

Studiando gli schemi di finanziamento di Greta Thunberg, di Extinction Rebellion (XR) e dei Venerdì per il Futuro (Fridays for Future, F4F, FFF) si evince che i soldi provengono dalle persone più ricche del pianeta. Tra i periferici fondatori di Climate Emergency Fund (CEF) troviamo Rory Kennedy, figlia di Robert Kennedy; Aileen Getty, figlia di John Paul Getty; il “filantropo” Trevor Neilson, la cui carriera lo ha visto collaboratore di Bill Gates, Warren Buffet, George Soros e Ted Turner. Stando al Guardian, il CEF ha già trasferito mezzo milione di euro a XR, promettendo “dieci volte altrettanto”. Breibart ha pubblicato un documento interno di XR che dà conto di altre cinque o sei donazioni da parte di George Soros, della Fondazione Europea per il Clima (European Climate Foundation), della Fondazione Tides (Tides Foundation) e della società Greenpeace Furka Holdings AG, ecc.

Questi soldi, naturalmente, sono come le proverbiali “noccioline” per spesare “attori” nei loro spostamenti su aerei, elicotteri e mega-yacht privati. È vero, Greta è andata a New York in barca a vela per “risparmiare il carburante” e This Is Not a Drill (il “manuale per l’attivista” di XR che in italiano potremmo tradurre in “Questa non è un’esercitazione”) fu approvata nella propria linea editoriale dall’editore Penguin mesi prima della sua pubblicazione ufficiale.

Comunque sia, la conoscenza di queste fonti di finanziamento fa luce sulla falsità di questa “ribellione”. Non siamo di fronte ad un movimento dal basso; il molto rumore intorno a Greta e a XR è il risultato di una propaganda ben oliata e orchestrata, che usa argomenti moderni per stabilire un contesto di opinioni politiche che consentano l’imposizione di dittature fasciste percepite come mali inevitabili.

Non sorprende che uno degli autori del modello informatico alla base dell’infame Limits to Growth (in italiano Rapporto sui limiti dello sviluppo, 1972), Dennis Meadows, lo abbia ammesso con arroganza, in un articolo sul quotidiano francese Libération. Ha scritto che il cambiamento climatico e il consumo delle risorse energetiche fossili stanno distruggendo le basi del modello di società industriale attuale, che i flussi migratorî e le nuove carestie accresceranno il caos planetario e che una cosa può essere imparata dalla storia: che se i popoli sono chiamati a scegliere tra ordine e libertà, essi sempre optano per l’ordine. Le libertà personali sono già limitate, sostiene, e questa tendenza non si arresterà. Anche se questa tendenza non risolverà il problema della cause di questo caos, nel breve periodo per Meadows saranno moltiplicati come pani e pesci, ma in una logica antievangelica, il potere politico e la ricchezza finanziaria di coloro che avranno sostenuto tale deriva autoritaria.

La storia insegna anche altre cose: non è la prima volta che l’oligarchia finanziaria adopera la propaganda per reagire a una crisi finanziaria sistemica, spingendosi a sostenere movimenti fascisti e regimi autoritarî, dittatoriali. Il cartello internazionale che finanziò i nazisti in erba (andiamoda dal governatore della Banca d’Inghilterra Montagu Norman al clan degli Harriman parimenti sostenitore del movimento eugenitico statunitense) è stato ampiamente portato alla luce.

L’eugenetica diventa genocidio a livello globale

La storia si ripete, ma non alla stessa maniera. Quel che fu, un secolo fa, il razzismo dell’eugenetica è, oggi, la dottrina disumana della sovrappopolazione, che Julian Huxley e soci riformularono a nazismo finito, nel 1946, evitando il termine specifico proprio poiché trattare della “politica eugenetica radicale sarà per molti anni impossibile e politicamente e psicologicamente”. La presunta sovrappopolazione viene oggi indicata come la minaccia al Lebensraum, termine adoperato dagli ideologhi della geopolitica nazista, la cui estensione ora copre la Terra intera.

Stiamo parlando della medesima ideologia che fu il terreno di coltura delle milizie fasciste e naziste, che giustificavano i loro atti criminali quali necessarie reazioni al “pericolo comunista” o alle minacce costituite dai “non ariani”. Se davvero al pianeta fossero concessi soltanto diciotto mesi (come hanno dichiarato i reali d’Inghilterra), perché allora un giovane di diciassette o diciotto anni dovrebbe mettersi a combattere la società industriale adoperando tutti i mezzi possibili?

Gli stessi media che ogni giorno ci propongono le esternazioni di Greta, come se fossimo davanti all’elaborazione di Einstein della teoria della relatività generale, mantengono un silenzio di tomba su un paragrafo del manifesto scritto dal sospetto assassino di El Paso. Egli avrebbe ucciso ventiquattro persone e ferite altrettante per motivi che non riflettono affatto le politiche e le dichiarazioni del Presidente americano Trump, piuttosto quelle dei suoi oppositori:

Lo stile di vita americano consente ai nostri cittadini un’incredibile qualità della vita. Il nostro stile di vita, tuttavia, sta distruggendo l’ambiente del nostro Paese. La decimazione [sic] dell’ambiente sta creando un enorme fardello per le future generazioni. Le imprese stanno portando alla distruzione del nostro ambiente praticando una svergognata sovra-estrazione della risorse.
Voglio soltanto dire che amo la gente di questo Paese, ma – Dio vi maledica – la maggioranza di voi è fin troppo inerte per cambiare il proprio stile di vita. Così il prossimo passaggio logico è ridurre il numero di persone che in America usano le risorse. Se possiamo sbarazzarci di un numero sufficiente di persone, allora la nostra way of life potrà diventare più sostenibile.

Non siamo animali! Siamo umani!

La principale falla nell’immagine dell’Uomo racchiusa in questo passaggio è riscontrable in Malthus, nei neomaltusiani e nella vittima Greta: tutti adottarono o adottano l’immagine oligarchica dell’uomo, che considera le masse alla stregua di parassiti, inquinatori, bestie di ogni sorta. Da questo punto di vista sembra logicamente un bene volerne la riduzione.

Ma questa immagine non corrisponde affatto a quel che siamo. L’uomo differisce dalle altre creature in quanto, per la sua innata creatività, può compiere continuamente scoperte di nuovi principî dell’universo fisico e, con gli strumenti del progresso tecnologico e scientifico, ridefinire completamente le risorse primarie dalle quali l’umanità dipende per le proprie sopravvivenza e prosperità. Le principali nazioni che si stanno spingendo nello spazio extra-atmosferico, Cina, Russia, India e Stati Uniti d’America (possiamo aggiungere anche tutte le nazioni europee, tramite l’Ente Spaziale Europeo – ESA) dimostrano che l’umanità è in procinto di creare una nuova piattaforma economica, così come la intendeva Lyndon LaRouche. L’idea di un “villaggio sulla Luna”, ovvero di un insediamento permanente sulla Luna quale trampolino per ulteriori viaggi verso Marte o interstellari comporta la ridefinizione di qualunque cosa l’umanità abbia finora catalogato o immaginato sulla Terra tra le “risorse”.

Il pericolo esistenziale dell’umanità, oggi, non sta nell’imminente catastrofe climatica; piuttosto, sta in una erronea reazione al cambiamento climatico naturale. Soprattutto, esso consiste nella tipica maniera con la quale l’oligarchia neo-liberale, seguendo appunto il proprio percorso degli anni Trenta, sta reagendo alla nuova fase di crisi del proprio sistema finanziario e monetario di estensione mondiale: il sostegno a movimenti fascisti e il tentativo di stabilire dittature, stavolta tinte di verde.

La stessa oligarchia britannica che allora ricorse alle geopolitica per destabilizzare presunti avversari oggi lavora contro la Cina e contro la Russia, cercando di indebolirle a colpi di “rivoluzione colorate” e, se possibile, con “cambi di regime”. Che il Partito dei Verdi tedesco sia uno docile strumento di questa geopolitica è stato adeguatamente dimostrato dal sostegno dell’ambientalista Joschka Fisher alla guerra della NATO in Yugoslavia (1999) e dal sostegno dell’intero partito del dispiegamento delle forze armate di Germania nel Golfo Persico.

Se volessimo dunque imparare dalla storia, dovremmo impedire simili sviluppi. Questo per impedire l’escalation verso la Terza Guerra Mondiale. Abbiamo un urgente bisogno di ritornare all’immagine dell’Uomo nella tradizione abramitica e umanistica, che ci vede come esseri capaci di un infinito perfezionamento intellettuale e morale! Anche se questa è una fede nutrita da una minoranza e non rispettata in Germania, stando alla denuncia dell’artista cinese Ai Weiwei, e in generale in Occidente, essa è in accordo con la realtà della presenza dell’uomo nell’universo.

Il culto della fine del mondo comincia a stufare

La messinscena della piccola Greta al vertice dell’ONU sul clima il 23 settembre, la sua denuncia da copione dei leader mondiali e lo spettacolo vergognoso offerto da molti di questi, che assecondavano le sue invettive, hanno concorso a screditare più che rafforzare la campagna popolare della lobby dei cambiamenti climatici.
Il noto astrofisico inglese Piers Corbyn, noto per dire pane al pane e vino al vino, ha scritto su twitter.com: “Ascoltare una fanciulla ignorante e lavata nel cervello è da stolti. Io sono un vero scienziato in fisica, meteorologia, astrofisica e clima e dico che Greta Thunberg ha torto ed è vittima di abuso mentale da parte di adulti manipolatori”.
Come hanno fatto notare altri osservatori razionali, le vedute di Greta Thunberg e dei suoi sostenitori sono tipicamente quelle di chi è cresciuto nelle comodità del mondo moderno e devono solo girare l’interruttore per avere la corrente, che danno per scontate le cure mediche più moderne e hanno un sacco di tempo libero. Il paradosso della lobby delle emissioni azzerate è lampante, se si considera che, per raggiungere New York senza emissioni, Greta ha viaggiato sulla barca di un miliardario sponsorizzato dallo Yacht Club di Montecarlo. Da New York al Canada ha viaggiato su una Tesla generosamente messa a disposizione da Arnold Schwarzenegger. Si tratta di lussi concessi solo dal progresso dell’industria, dell’agricoltura e delle infrastrutture avversate dalle manifestazioni di Fridays4Future.
Greta Thunberg ha detto che avrebbe dovuto essere a scuola e non protestare all’ONU e in giro per il mondo. Ma quanti tra i poveri del mondo sognano di poter recarsi a scuola ogni giorno e ricevere un’istruzione? L’adolescente svedese sostiene che la sua generazione sia stata privata dei propri sogni e della fanciullezza. Ma nell’ultimo secolo l’aspettativa di vita dei fanciulli è aumentata significativamente. Chi vuole tornare indietro o impedire che lo stesso accada nel Terzo Mondo?
Matt Bevin, il governatore del Kentucky, uno Stato minerario, ha colto nel segno quando il 25 settembre, a una conferenza su “Energia a basso costo: fondamenta per un rinascimento delle manifatture”, ha detto che, visitando l’Africa, si è colpiti dall’inquinamento, dal degrado della qualità dell’aria e dell’acqua, che opprimono i popoli privi della tecnologia e delle risorse che noi abbiamo. “Niente ha fatto più dell’energia affidabile e a buon mercato, per sollevare la gente dalla povertà”, ha concluso.
Brendan O’Neill, direttore della rivista online Spiked, ha scritto sulla propria pagina in Rete che “se si vuole veramente che un fanciullo parli all’ONU, allora perché non un adolescente dall’Africa o dall’India, che crede che la crescita economica non sia una favola ma sia assolutamente essenziale per liberarlo dalla povertà? Abbiamo ascoltato fin troppo occidentali borghesi che pensano che la crescita sia ‘oh, terribile!’. Ascoltiamo qualcuno, tra i miliardi di coloro che sono in profondo disaccordo con questa spazzatura pessimistica, anti-umana e occidente-centrica”.
L’intervento di Greta al vertice dell’ONU sul clima è stato “uno spettacolo profondamente inquietante”, ha continuato O’Neill, mettendo in mostra una giovane ragazza “che è pervasa dal terrore, da una fede morbosamente debilitante nella prossima fine della vita così come la conosciamo”. “Non si sarebbe potuta pretendere una prova più schiacciante che l’ideologia verde sta seriamente rovinando la prossima generazione, gonfiandola di paura, panico e [portandola a] un credenza squilibrata che la fine del mondo sia vicina”.
Lo stesso Guterres ha messo involontariamente in risalto l’irrazionalità della campagna, commentando che “la natura è arrabbiata” per l’inquinamento. Ci rimanda agli antichi culti pagani che richiedevano i sacrifici umani per “placare la rabbia degli dei”.
L’aspetto peggiore del messaggio apocalittico, ha osservato Helga Zepp-LaRouche, è infatti che esso nega l’inerente capacità dell’uomo di risolvere i problemi tramite le scoperte scientifiche e la tecnologia. Questo principiò è invece dimostrato dalla storia.

Lettera all’ONU di 500 scienziati non addomesticati: non è emergenza climatica

In una lettera indirizzata al segretario generale dell’ONU Antonio Guterres, oltre 500 scienziati di tutto il mondo hanno affermato che “non esiste un’emergenza climatica”. La lettera è un’evoluzione della Petizione sul Riscaldamento Globale Antropogenico indirizzata alle istituzioni italiane da autorevoli scienziati italiani nel giugno scorso, fatta poi circolare in Europa e negli Stati Uniti d’America.
La lettera di accompagnamento della petizione dichiara: “I modelli sul clima su cui si basa attualmente la politica internazionale non sono adatti allo scopo. Perciò, è tanto crudele quanto imprudente chiedere di sperperare migliaia di miliardi sulla base dei risultati di tali immaturi modelli. Le attuali politiche sul clima danneggiano gravemente e inutilmente il sistema economico, mettendo a rischio la vita di esseri umani nei Paesi a cui è negato l’accesso a energia elettrica economica e continuata”.
“La sollecitiamo a seguire una politica sul clima basata su scienza solida, politica economica realistica e interesse genuino per coloro che sono danneggiati dai costosi ma inutili tentativi di mitigarlo”.
I firmatari chiedono all’ONU anche di “organizzare assieme un incontro costruttivo ad alto livello tra scienziati di livello mondiale di ambo le parti del dibattito sul clima per i primi dell’anno 2020. L’incontro terrà fede al solido e antico principio di scienza nonché di giustizia naturale secondo il quale entrambe le parti dovrebbero essere ascoltate pienamente ed equamente. Audiatur et altera pars!”
Gli scienziati, tecnici e ricercatori di tutto il mondo hanno sottoscritto la petizione e la proposta di creare un “Gruppo di Intelligence Globale sul Clima” per coordinare una campagna internazionale sul tema. Il coordinatore è il prof. Guus Berkhout, docente emerito di Geofisica al Politecnico di Delft e membro della Koninklijke Nederlandse Akademie van Wetenschappen. Un altro firmatario, Lord Christopher Monckton, ha pubblicato una nota su wattsupwiththat.com, annunciando che il gruppo pubblicherà scritti, organizzerà conferenze e fornirà relatori per “bilanciare la pseudo-scienza unilaterale ed errata che oggi va per la maggiore”.

La corsa all’impeachment di Trump è dovuta alla disperazione

Prima vi fu la bufala creata dalle reti di intelligence britanniche assieme agli 007 di Obama, quella sulle “interferenze russe” e sulla “collusione di Trump e l’ostacolo alla giustizia”, che dominarono i primi due anni della sua presidenza. Poi, quando è crollata l’inchiesta dell’Inquirente Speciale Robert Mueller, chiarendo che il Russiagate era una frode e il pubblico americano non la beveva, ci hanno provato con la linea “Trump è un nazionalista e razzista bianco”, accusando il Presidente di essere responsabile di una serie di sparatorie mortali che erano avvenute anche prima della sua presidenza. Anche questa linea di attacco non ha raccolto molti consensi tra il pubblico.
Inoltre, il fatto che nessuno dei potenziali sfidanti democratici di Trump nelle future elezioni del 2020 sia riuscito a generare il livello di passione necessario tra gli elettori per sconfiggerlo, li ha convinti che si prospetti un secondo mandato per Trump.
Quindi, nonostante la mancanza di una “pistola fumante” e man mano che emergevano prove schiaccianti di azioni illegali da parte degli enti di intelligence responsabili del tentato golpe, gli sforzi per destituire Trump da parte dei democratici sono proseguiti, col pieno sostegno dei media. Questi sono diventati ancora più disperati nelle ultime settimane, quando Trump ha riaffermato la propria autorità di Presidente, licenziando i falchi Dan Coats, direttore della National Intelligence, e John Bolton, consigliere per la sicurezza nazionale, riavviando le iniziative di pace con Russia e Cina e rifiutandosi di lanciare gli Stati Uniti in una guerra con l’Iran.
Questo è il retroscena della nuova campagna per l’impeachment. Il presunto tentativo di Trump di esercitare pressioni sul Presidente ucraino Zelensky affinché rendesse pubbliche le prove che danneggerebbero l’ex vicepresidente americano e potenziale rivale Joe Biden (foto) è un altro falso. Ma il furore creato dai media ha spinto la presidente della Camera dei Rappresentanti Nancy Pelosi a cambiare il proprio atteggiamento scettico sull’impeachment. La Pelosi ha ammesso di non aver letto alcuno dei documenti che dimostrerebbero una violazione della legge, ma ha ciononostante fatto un teatrale annuncio a sostegno di una procedura di impeachment.
Vi sarà una pletora di documenti da ambo le parti, che dimostrano che il governo ucraino, prima e dopo il golpe del 2014, era un centro di corruzione. In effetti, il ruolo dell’allora vicepresidente Joe Biden nell’inscenare quello che di fatto fu un golpe neonazista a Kiev è molto più grave del tentativo di porre fine all’inchiesta sugli illeciti di suo figlio. Ma questo non è il punto. Il golpe stesso e il successivo ruolo dell’Ucraina nella frode del Russiagate servivano a creare tensioni tra Stati Uniti e Russia, impedenti quel rapporto di collaborazione che il candidato presidenziale Trump aveva promesso e che in quanto Presidente stava consolidando, nonostante la feroce opposizione. Gli sforzi per destituire Trump hanno condotto a un peggioramento di quel rapporto. Ora è chiaro che coloro che erano coinvolti nella campagna per destituire Trump miravano a mantenere gli Stati Uniti su un percorso coincidente con gli interessi geopolitici della City di Londra ed è per questo che continuano nei loro sforzi ridicoli, anche se potenzialmente letali.
La Camera dominata dai democratici può approvare una mozione per l’impeachment, ma è molto improbabile che i repubblicani saranno convinti, in un numero sufficiente, a incriminare Trump al Senato. Tuttavia, l’inchiesta e il processo saranno usati per mettere il bastone tra le ruote degli sforzi strategici di Trump.

 

Il capo della Banca d’Inghilterra annuncia l’agenda ecofascista dei banchieri

Anche se oscurato dai media occupati a celebrare la recita rabbiosa di Greta Thunberg, all’assemblea generale dell’ONU è stato svelato anche un complotto dei banchieri centrali per un “cambio di regime nella finanza” globale. Nel proprio intervento, il governatore della Banca d’Inghilterra Mark Carney (foto) ha spiegato come egli e i suoi colleghi intendano sfruttare la paura diffusa sui cambiamenti climatici per imporre una dittatura dei banchieri, nel tentativo di salvare il sistema finanziario in bancarotta.

Prendendo la parola poco dopo Greta, Carney ha lanciato un monito: le banche centrali e gli interessi finanziari privati che esse rappresentano non tollereranno alcuna alternativa agli investimenti eco-fascisti che sposteranno l’industria “dal nero al verde”. Carney ha esordito dicendo: “Stiamo costruendo un nuovo sistema finanziario sostenibile”. La chiave di volta, ha detto, sarà “mettere i rischi e la resilienza sul clima al cuore delle decisioni finanziarie”, aggiungendo che “gli investimenti sostenibili devono diventare la norma”.

Nel corso del vertice dell’ONU Carney e altri relatori hanno sottolineato che per “sostenibile” si intende la progressiva eliminazione delle fonti di energia che alimentano la percentuale più robusta dell’economia odierna, tra cui carbone, petrolio, gas e nucleare, e sostituirle con fonti a zero emissioni di CO2. Nessuno di essi ha spiegato quali saranno i risultati di questa transizione, ovvero passare a una rete energetica globale inefficiente o ridurre la densità del flusso energetico del sistema, che diventerebbe incapace di sostenere i livelli attuali di produzione manifatturiera, dei trasporti, dell’edilizia o della produzione agricola richiesti per sostentare i sette miliardi di persone viventi sul pianeta. Il risultato sarà che i Paesi in via di sviluppo non disporranno di sufficiente energia, aumenterà la mortalità infantile, si ridurrà la durata media della vita e verrà ridotta la popolazione.

Il 22 settembre a New York, alla vigilia del vertice sul clima dell’ONU, gli A.D. di 130 banche globali, i cui attivi di bilancio ammontano a un totale di 47.000 miliardi di dollari, hanno sottoscritto un accordo dal titolo “principii per un sistema bancario responsabile” stilato dalle 30 principali megabanche, in cui si impegnano a fare dell’accordo sul clima di Parigi la propria politica di investimento. L’accordo sottoscritto a Parigi nel 2015 chiede che tre quarti della produzione energetica della filiera del carbone venga eliminata entro il 2030.

L’accordo fa seguito alle dichiarazioni di Carney alla conferenza annuale della Federal Reserve a Jackson Hole il 22 agosto scorso, ove propose di sostituire il dollaro come valuta di riserva con una valute virtuale, elettronica, controllata dalle banche centrali. Specificando che la nuova valuta non verrebbe sostenuta da alcunché di fisico, disse che questa nuova “architettura finanziaria” consentirebbe una sufficiente espansione del credito, aggiungendo che la sua proposta era un’elaborazione di ciò che l’ex governatore della Federal Reserve Ben Bernanke definiva “helicopter money”, ovvero, denaro emesso dalle banche centrali e distribuito a pioggia per “stimolare” l’economia. In realtà la nuova valuta, diretta dalle banche centrali, andrebbe ad alimentare la bolla speculativa e creare nuove bolle, come quella della cosiddetta Green Finance Initiative.

Per imporre questo nuovo regime, Carney ha annunciato che verrà creata una task force esigente l’obbligo di dichiarare che i futuri investimenti andranno solo a progetti a emissioni zero. “Le imprese che adeguano i propri modelli di business alla transizione a un mondo nettamente a zero, verranno premiate. Quelle che non riusciranno ad adattarsi cesseranno di esistere”, ha dichiarato. In altre parole, verrà loro negato il credito, il che renderà impossibile continuarne l’esistenza.

 

I costi esorbitanti dell’illusorio piano di azione sul clima del governo tedesco

Mentre 1,4 milioni di persone (quasi tutti giovani) manifestavano per le strade tedesche venerdì 20 settembre, il “gabinetto sul clima” della Cancelliera Angela Merkel approvava un piano di azione che si propone di fungere da modello per il resto del mondo. Ma è improbabile che i numerosi Paesi che hanno optato per lo sviluppo dell’energia nucleare come la migliore fonte di energia seguiranno la marcia di Berlino verso il vicolo cieco delle “rinnovabili”. I costi esorbitanti della transizione nell’era non nucleare e non fossile in Germania, che già inghiottono 26 miliardi di Euro all’anno di sussidi statali, sono un chiaro deterrente per gli altri Paesi.
Mentre, inoltre, il piano di azione non tutelerà il clima, sicuramente renderà la vita molto più costosa. I contribuenti dovranno pagare altri 50 miliardi di Euro nei prossimi anni per finanziare i sussidi previsti da alcune delle misure decise dal “gabinetto sul clima” (composto dalla Cancelliera Merkel e dai Ministri di Ambiente, Finanze, Economia, Agricoltura, Trasporti ed Edilizia abitativa).
I consumatori privati dovranno pagare l’aumento dei prezzi della benzina e del gasolio, i SUV verranno tassati molto più delle altre auto, l’industria automobilistica sarà costretta a rispettare la quota di produzione di eco-auto, aumenteranno i prezzi dei biglietti d’aereo e le bollette del riscaldamento e gli effetti del cosiddetto “carbon pricing” si sentiranno su tutti i prodotti. Industrie e utenze saranno costrette ad acquistare dei certificati per compensare la loro produzione di emissioni di CO2 – la versione moderna della vendita delle indulgenze.
Il ragionamento dietro tutto ciò è che l’aumento dei prezzi incentiverebbe le persone a vivere e produrre in modo “più sostenibile”. Anche se non è prevista una vera e propria tassa sulla CO2, la vendita di certificati, che verrà gestita da banche e compagnie di assicurazione, arriverà a centinaia di miliardi di Euro.
Gli impianti di riscaldamento a gasolio verranno banditi dal 2026, e gli impianti ad altri carburanti dovrebbero essere co-finanziati per il 40% dei costi di installazione con un meccanismo simile a quello degli edifici a basse emissioni. Oltre al decreto sull’uscita dall’energia nucleare nel 2022 e dalla filiera del carbone nel 2035-2038, il governo tedesco vuole aumentare il co-finanziamento per l’installazione di altri impianti fotovoltaici ed eolici. Ci sarà una corsa ben orchestrata verso decine di miliardi di investimenti in progetti “sostenibili” che garantiranno enormi profitti alla “finanza verde”.
Ma come si è visto con le imprese solari ed eoliche, incapaci di sopravvivere senza massicci sussidi dello Stato, questa folle bolla verde si rivela molto volatile e l’opposto di “sostenibile”. Quanto alle emissioni di CO2, non dimentichiamoci che l’economia tedesca è responsabile solo del 2% delle emissioni a livello mondiale…

 

Gli speculatori lo ammettono: “il verde è il nuovo oro”

L’industria finanziaria non nasconde il fatto che la cosiddetta “Green economy” sia la nuova frontiera della speculazione. Un articolo pubblicato il 12 settembre da Sonja Gibbs, direttrice del Global Policy Initiatives presso l’International Institute of Finances (IIF), dice tutto nel titolo: “Il verde è il nuovo oro”. Nell’articolo si esprime soddisfazione per il fatto che il mercato delle “obbligazioni ecologiste” (green bond) è cresciuto fino a quasi 235 miliardi di dollari nei primi otto mesi del 2019 e dovrebbe raggiungere i 350 miliardi nel 2019. Un diagramma mostra che le rendite dei green bond sono state superiori a quelle degli Investment Grade Bond: 14.8% rispetto a 13.8% dal 2017 ad oggi.
Tuttavia, il mercato dei green bond è ancora minuscolo: solo lo 0,5% del mercato globale delle obbligazioni, che ammonta a 110.000 miliardi di dollari. L’IIF suggerisce alcune misure per promuoverne l’espansione, tra le quali fornire più liquidità e “sviluppare ulteriormente il mercato dei titoli verdi ad alto rendimento, così come la cartolarizzazione verde e i mercati dei prestiti verdi” (vedi https://www.iif.com/Publications/ID/3557/Sustainable-Finance-in-Focus–Green-Is-The-New-Gold).
L’alto rendimento e la cartolarizzazione non rientrano nella definizioni di investimenti sicuri. Alto rendimento è un sinonimo di junk bond e la cartolarizzazione consente di diffondere il rischio al sistema globale, un’azione che non sarebbe necessaria se gli investimenti fossero a basso rischio. Questi due elementi caratterizzarono i famosi subprime, che innesecarono la crisi del 2008.
L’IIF ha promosso tutte le decisioni per salvare e “riformare” il sistema finanziario dal 2008, inclusa l’introduzione delle cosiddette procedure di “bail-in”. Si potrebbe dire che l’industria finanziaria rappresentata dall’IIF e il sistema delle banche centrali siano la stessa cosa, come dimostra il fatto che i suoi dirigenti vanno e vengono dall’una all’altra. Per esempio, l’attuale presidente di IIF è Axel Weber, ex capo della Bundesbank (foto).
L’IIF ha creato il proprio reparto di “finanza verde”, col nome di Sustainable Finance Working Group (SFWG). Questo gruppo sostiene che “le aziende che fanno parte di IIF in tutto il mondo hanno lanciato nuovi prodotti, veicoli di investimento e programmi per contribuire a portare le considerazioni di sostenibilità nella finanza globale. Il nostro compito è contribuire a collegare queste iniziative e allinearci agli sforzi del settore pubblico per raggiungere gli stessi obiettivi importanti”.
È signifiicativo che il capo di SFWG Daniel Klier provenga dalla Hong Kong and Shangai Banking Corporation (HSBC), una delle principali megabanche speculative al mondo. Il portafoglio derivati di HSBC è aumentato del 15% nei primi sei mesi del 2019, con nozionali lordi per i contratti derivati fino a 39.000 miliardi di dollari alla fine di giugno.
In una lettera alla Commissione Europea datata 25 marzo 2019, l’IIF raccomanda che la classificazione degli investimenti sulla base delle emissioni di CO2, detta tassonomia, che viene elaborata dalla Commissione, non lasci altra scelta alle imprese se non investire nella Green Economy. “La tassonomia non dovrebbe essere un contesto binario per definire ciò che è o non è verde” afferma la lettera. In altre parole, la prospettiva per le industrie e le imprese agricole è: diventate verdi o morite.

Lettera aperta agli Artisti

di Liliana Gorini,
Presidente di MoviSol

“L’artista è figlio del suo tempo; ma guai a lui se è anche il suo discepolo o peggio ancora il suo favorito”. Così scriveva Friedrich Schiller nei suoi scritti estetici (Dell’educazione estetica dell’Uomo).

Fin dai tempi di Dante Alighieri e del Rinascimento italiano, l’artista, grazie alla sua capacità di creare la Bellezza, ha anche una responsabilità civile, sociale e politica. Non si prostra di fronte al potere, come Beethoven non si inchinò di fronte all’imperatore che passava di fronte a lui a Vienna. Non è capace di tacere di fronte alle ingiustizie del mondo, e spesso ne paga le conseguenze, come le pagarono Dante e Petrarca (esiliati), Mozart, che con le sue opere (a partire dalle Nozze di Figaro) sfidò le leggi dell’oligarchia, a partire dallo “ius primae noctis”, e forse fu avvelenato e ucciso per questo, o Giuseppe Verdi, che con le sue opere divenne un mito del Risorgimento.

A differenza di molti presunti cantanti odierni, che si arricchiscono sottostando alle mode insulse dei nostri giorni, o diventando “influencer”, un termine assurdo per dire vendendosi per un piatto di lenticchie, i grandi musicisti, pittori, scultori, poeti, attori di teatro a cui si riferisce Schiller quando parla del Sublime, sono al di sopra della mischia, ma non indifferenti alle sofferenze e alle necessità della gente comune.

E’ a loro che mi rivolgo oggi, chiedendo loro di sostenere MoviSol e lo Schiller Institute nella nostra campagna per far prevalere la verità e la giustizia, sulle menzogne e le ingiustizie a cui, purtroppo, assistiamo ogni giorno. Essendo figlia di artisti (mia madre era una cantante lirica, mio padre pianista e compositore) ho avuto il privilegio di conoscere di persona molti artisti di grandissimo valore, dal baritono Piero Cappuccilli e la soprano Renata Tebaldi, che parteciparono alla nostra prima conferenza sul La verdiano alla Casa Verdi, nel 1988, al direttore d’orchestra Carlo Maria Giulini, che mi colpì per la sua fede e la sua grande umanità. Alcuni di loro, come la soprano Antonella Banaudi, sono diventati amici e sostenitori dello Schiller Institute, ed hanno contribuito a formare i nostri cantanti del Coro dello Schiller Institute, che ha dato numerosi concerti a New York, in Germania e nel resto del mondo. Il coro dello Schiller Institute insegna il canto nei quartieri meno ricchi di New York, perché il canto li aiuta a uscire dalla loro condizione spesso difficile, ed immaginare un mondo migliore.

Helga Zepp-LaRouche, fondatrice e presidente dello Schiller Institute, ha scritto recentemente un appello ai giovani di tutto il mondo, affinché non si lascino corrompere dalla menzogne e dal pessimismo cosmico di Greta Thunberg e del manipolo di miliardari e speculatori che la finanziano, a partire da George Soros, e guardino alle stelle, ed alla ricerca spaziale, per creare un futuro per se stessi e per le generazioni future, un futuro fatto di ottimismo, di scienza e di bellezza, invece del futuro di squallore, pessimismo e privazioni che ci promettono coloro che usano presunti cambiamenti climatici per arricchire, in realtà, gli stessi speculatori che hanno provocato la crisi e che ora vedono nei “climate bonds” la nuova febbre dell’oro, e l’ennesimo sistema per impoverirci e derubarci dei nostri risparmi.

Ecco due esempi di convegni che MoviSol ha tenuto a Milano.
Il primo per la consegna al Parlamentare europeo Marco Zanni delle 217 firme europee per Glass-Steagall raccolte da Massimo Richard Kolbe Massaron.
http://movisol.org/consegnate-a-zanni-le-217-firme-per-glass-steagall-che-portera-al-congresso-usa/

Prima era contemplata, ma recentemente la separazione bancaria purtroppo è scomparsa dal Programma di Governo PD-M5S.

Un secondo convegno, il 13 marzo 2019, internazionale, portava il titolo “L’Italia sulla Nuova Via della Seta”, ed è stato organizzato da MoviSol e Regione Lombardia.
Erano presenti Helga Zepp-LaRouche, Presidente dello Schiller Institute, e il Sottosegretario allo Sviluppo Economico Michele Geraci come relatori principali.

Geraci ed Helga Zepp-LaRouche al convegno “l’Italia sulla Nuova Via della Seta” a Milano

Come diceva Schiller, gli artisti, il mondo della cultura, non può esimersi dal prendere posizione su ciò che accade oggi nel mondo. Vi chiediamo quindi di unirvi allo Schiller Institute ed a MoviSol nel dar vita ad un sistema economico più giusto, nel far rivivere l’istruzione e la cultura classica (“torniamo all’antico, sarà un progresso” diceva Giuseppe Verdi) e nell’ispirare le giovani generazioni affinché rivolgano il loro sguardo verso le stelle.

Appello internazionale ai giovani: tra le stelle si apre l’era della Ragione!

 

(Nella foto in alto Liliana Gorini, presidente di MoviSol, solista nel coro dello Schiller Institute che eseguiva la Messa dell’Incoronazione di W.A.Mozart nel 1997).

Dona a MoviSol con bonifico presso
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Iperinflazione o insolvenza: le banche centrali alla resa finale

Il 16 settembre, la liquidità è improvvisamente scomparsa dal mercato “repo” statunitense, un’arteria vitale per il sistema bancario, costringendo la Federal Reserve a iniettare 75 miliardi di dollari per i prestiti overnight. Poiché la paralisi continuava, la Fed ha iniettato la stessa cifra per quattro giorni consecutivi, finché non ha annunciato, il 20 settembre, che avrebbe ripetuto l’operazione ogni giorno lavorativo per le prossime tre settimane. Questo significa prestiti a 24-48 ore alle banche ottenendo titoli del tesoro e delle parastatali Fannie/Freddie o da queste garantiti. Inoltre, la Fed comincerà a estendere questi prestiti a due settimane.


La Fed specifica che l’Open Market Trading Desk “offrirà tre operazioni ‘repo’ a 14 giorni per un valore aggregato di almeno 30 miliardi l’una [la prima il 24 settembre]… Il Desk offrirà anche operazioni ‘repo’ a un giorno per un valore aggregato di almeno 75 miliardi di dollari l’una, fino a giovedì 10 ottobre 2019”.


Mentre la Fed eseguiva il primo intervento sul mercato overnight dal 2007, sull’altra sponda dell’Atlantico la BCE era alle prese con il fallimento clamoroso del “bazooka” di Draghi. La prima asta del nuovo programma TLTRO (prestiti agevolati triennali alle banche) è andata quasi deserta, nonostante a determinate condizioni il tasso d’interesse fosse stato portato al -0,50%. Contro una domanda prevista tra 20 e 100 miliardi di Euro, le banche ne hanno chiesti solo 3,4 miliardi. Il motivo è che le banche commerciali, che già faticano a liberarsi delle vecchie sofferenze, non vedono prospettive di impiego in un’economia in piena contrazione.


Ciò che accomuna la Fed e la BCE è che i loro timonieri non hanno la più pallida idea di che cosa stia accadendo. Wall Street vede che sta arrivando la crisi della “bolla omnibus” e si trova sprovvista di riserve adeguate. Per questo, le banche se la prendono con la Fed, che ha ridotto il proprio bilancio e di conseguenza le riserve bancarie presso la Fed sono diminuite di 1600 miliardi. L’accusa non è del tutto sbagliata, perché la bolla ha bisogno di essere “sfamata” con una liquidità in perpetua espansione. Interrompere l’espansione di liquidità provoca lo scoppio della bolla.
Wall Street e la City di Londra hanno già chiesto denaro a pioggia su vasta scala, come nella proposta “go direct” del fondo Blackrock e in effetti questa è l’unica opzione in mano alle banche centrali nell’attuale sistema. L’alternativa è morire di insolvenza o di iperinflazione.


L’attuale periodo è simile a quello segnato da una data, il 25 luglio 2007, quando Lyndon LaRouche denunciò in un video l’imminente crisi finanziaria globale. Il 22 agosto, egli diede seguito a quella denuncia con la proposta di legge per proteggere i proprietari di case e le banche (con la separazione bancaria e una sospensione degli espropri) dal crac imminente. Oggi come allora è urgente proteggere le famiglie e l’economia produttiva con la “soluzione LaRouche” prima che sia troppo tardi.

 





I partiti americani sono allo sbando: è il momento del nostro movimento internazionale!

Dopo che la Federal Reserve ha iniettato, negli ultimi tre giorni, 200 miliardi di dollari nelle banche di Wall Street e dopo l’annuncio della ripresa del QE in Europa, per la prima volta dal 2008-2009 la City di Londra e Wall Street hanno cominciato a andare nel panico, per via dell’instabilità nel breve periodo del loro sistema marcio e fallito. Come ha sottolineato per prima Helga Zepp-LaRouche, la loro speranza è di riuscire a manovrare i popoli con la paura dei cosiddetti cambiamenti climatici, persuadendoli ad accettare l’incanalamento delle risorse pubbliche negli investimenti “verdi”, sotto il controllo di specifiche entità analoghe alla londinese “Green Finance Initiative”, sul conto delle quali lo Schiller Institute pubblicherà presto un dossier. Dietro alle preoccupazioni per la natura, dunque, si nascondono interessi spregevoli. È ciò che lo Schiller Institute e il LaRouche PAC stanno denunciando a New York in questi giorni, davanti al Palazzo delle Nazioni Unite e in contrasto con le indicazioni del sistema scolastico di New York che sono vere e proprie pressioni su studenti e genitori affinché sostengano gli “scioperi ecologisti” del venerdì.

Nel frattempo gli ambienti repubblicani e democratici stanno sperimentando significativi cambiamenti. Su Politico sono comparsi articoli a proposito degli effetti del licenziamento di Bolton: esso ha fatto accendere i riflettori sulla situazione politica americana. Contrariamente alle analisi della stampa internazionale, secondo cui Trump era nelle mani di Bolton o Pompeo, il licenziamento di Bolton mostra implicazioni più pratiche e più ottimistiche della dinamica dei rapporti tra il presidente americano e il corrotto apparato elettorale repubblicano da lui impiegato. Entrambi i falchi dell’establishment, Bolton e Pompeo, sono rappresentativi delle fazioni repubblicane che favorirono l’ascesa di Trump. Il licenziamento di Bolton e l’orientamento di Pompeo a candidarsi al Senato nel Kansas indicano che Trump sembra essersi liberato dalle costrizioni imposte dal Partito Repubblicano nella capitale. Questo, almeno, fanno intendere le loro lagnanze su Politico. Chiamano quello di Trump un “governo di uno solo”, che è proprio quello che molti elettori, al canto di “prosciuga la palude”, volevano.

Anche nel Partito Democratico americano, tutto proteso verso l’impeachment, sono visibile delle crepe. Jerrold Nadler guida le farsesche audizioni della Commissione Giustizia alla Camera, che questa settimana dovranno occuparsi di Corey Lewandowski, dirigente dell’organizzazione elettorale di Trump, ancora a proposito dell’inchiesta di Robert Mueller. I democratici intorno a Nadler, infuriati dalla calma di Lewandowski nel trattare della propria testimonianza prestata su ordine di Trump a Mueller, hanno fatto ricorso rabbiosamente alle male parole, minacciandolo di imputazioni penali e sostenendo che si attenga ancora a quanto dichiarato davanti a Mueller per una precisa “consapevolezza della propria colpa”. Che cosa dichiarò Lewandowski a Mueller? Che Trump gli aveva chiesto di far sapere al Ministro della Giustizia Jeff Sessions che non avrebbe dovuto rifiutarsi di lasciarsi indagare nell’ambito dell’inchiesta sul Russiagate e che avrebbe dovuto far sì che tale inchiesta non mettesse a repentaglio le future elezioni. Ciò avvenne mentre James Comey assicurava Trump che non era il bersaglio dell’inchiesta di counterintelligence dell’FBI e mentre non era stata trovata nessuna prova di comportamenti scorretti durante la sua campagna elettorale.

Stando a Politico, la presidente democratica della Camera Nancy Pelosi ha criticato apertamente il gruppo di Nadler in una riunione del partito a porte chiuse; ha stupito i suoi facendo notare che la Commissione sulla Giustizia era sulla pista sbagliata e che i voti dei deputati democratici non sarebbero sufficienti per ottenere l’impeachment. “Continuate così e sbatterete la testa”, avrebbe detto. Nel mentre, questa settimana i candidati democratici giacobini hanno lanciato una nuova iniziativa per chiedere un assurdo impeachment di Brett Kavanaugh, giudice associato presso la Corte Suprema, sulla base delle calunnie del New York Times già sconfessate dal medesimo, compromettendo così le proprie candidature per il 2020.

La dinamica in corso è dovuta alla rivolta degli elettori contro entrambe le strutture partitiche, preoccupati per l’industria e le infrastrutture nazionali, per l’occupazione produttiva, ecc. tutte in mano al casinò finanziario del collassante sistema di Wall Street. I democratici si stanno posizionando intorno al Green New Deal, denunciato dal LaRouche PAC, e a vagheggiate riforme di Wall Street. Anche l’Unione Europea si accoda, arrivando ad imporre governi non voluti dai cittadini, come nel caso recente del nostro Paese, l’Italia.

L’organizzazione elettorale di Trump è alla ricerca di una vera politica economica che possa costruire le infrastrutture moderne propizie alla vera ripresa economica e possa finanziare i progressi scientifici fondamentali (tra i quali la fusione e l’esplorazione umana dello spazio extra-atmosferico), aspetti che sono compresi nelle celebri “Quattro Leggi per la Ripresa Economica” proposte da Lyndon LaRouche nel 2014. Stiamo manifestando in tutto il mondo, coerentemente con l’appello di Helga Zepp-LaRouche ai giovani: il vero nuovo “New Deal” è quello di LaRouche; il piano ecologista messo in bocca alla Ocasio-Cortez promette soltanto la distruzione a chiunque lo tocchi, come il mantello avvelenato di Medea.

A questo proposito pubblichiamo qui di seguito il documento programmatico del LaRouche PAC dal titolo “Ci impegniamo per la missione verso Luna e Marte – La vera scintilla per il cambiamento della cultura”:

https://read.larouchepac.com/larouchepac/we-commit-to-the-moon-mars-mission-the-true-spark-for-changing-the-culture?pid=NTk59125&v=1.2

Gazebo a Carugate: sostieni MoviSol!

Sabato 21 settembre, su iniziativa di Massimo Richard Kolbe Massaron, attivista della Lega e di MoviSol ormai famoso per aver raccolto 217 firme di parlamentari e personalità da tutta Europa e favore del ripristino della legge Glass-Steagall, si è tenuto a Carugate un gazebo della Lega in cui il sindaco di Carugate e la consigliera Roberta Ronchi (nella foto con Massaron) hanno gentilmente ospitato MoviSol e il suo volantino in cui si chiedeva ai passanti di sostenere MoviSol, le sue campagne per Glass-Steagall e per la Nuova Via della Seta, cruciali per rilanciare l’economia reale e porre fine alla bolla speculativa che dal 2008 sta mandando in rovina le imprese e le famiglie. Il volantino, riprodotto qui sotto, ricorda il convegno “L’Italia sulla Nuova Via della Seta” che si è tenuto lo scorso 13 marzo a Milano, indetto da MoviSol e Regione Lombardia, ed a cui hanno preso la parola Helga Zepp-LaRouche, presidente dello Schiller Institute, Michele Geraci, allora sottosegretario allo Sviluppo Economico, Liliana Gorini, presidente di MoviSol, e lo stesso Massaron, che ha letto un messaggio di saluto del Sen. Tony Iwobi. Al gazebo si sono trovati tutti d’accordo: la collaborazione tra MoviSol e la Lega, su temi quali la separazione bancaria, il ritorno alla sovranità nel credito e la Nuova Via della Seta, è cruciale per uscire dalla crisi attuale, e rispondere con un programma di sviluppo alla politica di austerità, “decrescita infelice” nel nome del “clima” e di spopolamento promossa dall’UE e dall’attuale governo, imposto dall’UE per evitare elezioni.

 

Ecco il volantino distribuito al gazebo: 

Sostieni MoviSol!

Il quotidiano francese Le Figaro pubblica due importanti dichiarazioni dello Schiller Institute

Due dichiarazioni dello Schiller Institute, “il mondo ha bisogno della cooperazione sino-americana” e “fermiamo questa guerra commerciale che può condurre a un crac sui mercati” sono state pubblicate il 13 settembre dal quotidiano francese Le Figaro. Gli articoli sono stati pubblicati come annunci pagati da amici dello Schiller Institute, preoccupati dalle gravi conseguenze della guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti per l’economia mondiale, e dalla corsa verso una guerra.

Gli articoli erano firmati da Helga Zepp-LaRouche (foto), fondatrice e presidente dello Schiller Institute internazionale, e da Christine Bierre per lo Schiller Institute francese. Entrambi sostengono che la collaborazione tra Cina e Stati Uniti nell’ammodernamento delle infrastrutture americane e nello sviluppo di altri Paesi sia il modo migliore per ridurre il deficit commerciale e aumentare la produzione economica mondiale. In questa prospettiva v’è molto spazio nel mondo per i due giganti e anche per tutte le altre economie minori.

L’articolo di Helga Zepp-LaRouche include dichiarazioni tratte dalle sue videoconferenze settimanali sulla politica commerciale di Trump nei confronti della Cina. Inizia con il tweet del 23 agosto nel quale Trump aveva scritto “non abbiamo bisogno della Cina e, francamente, staremmo meglio senza” e la sua reazione: “È obiettivamente sbagliato pensare che gli Stati Uniti possano risolvere i propri problemi economici senza la Cina e senza l’Iniziativa Belt and Road”.

La vera questione dietro l’attacco a Huawei e ad altre tecnologie di alto livello in Cina, come lo Schiller Institute sostiene da tempo, non è la tutela dei posti di lavoro negli Stati Uniti, ma “il tentativo di contenere la Cina per impedirne l’ascesa, che viene erroneamente percepita come una minaccia agli Stati Uniti”. Tale tentativo, scrive la signora LaRouche “non solo è futile ma anche molto pericoloso”. Perché “non si può contenere un Paese di 1,4 miliardi di persone il cui governo ha adottato una politica che va ovviamente nella giusta direzione, altrimenti non avrebbe il grande successo dagli ultimi quarant’anni di riforme e aperture, duranti i quali ottocento milioni di persone sono state liberate dalla povertà”.

Nel suo articolo Christine Bierre parla del rallentamento del commercio internazionale e della minaccia di una recessione mondiale, che ha indotto molti esponenti di governo, ex banchieri centrali, economisti e imprenditori, a chiedere a Donald Trump di cambiare politica.

Bierre sottolinea che è falso sostenere che la Cina abbia “rubato” le industrie americane, quando la politica delle delocalizzazioni in Paesi a basso reddito è stata una politica deliberata adottata dai predecessori di Trump alla Casa Bianca. La sfida oggi è che Cina e Stati Uniti producano nuova ricchezza insieme. Oltre a rilanciare l’economia americana, i due giganti dovrebbero creare posti di lavoro e le infrastrutture del mondo di domani, lavorando insieme per industrializzare l’Africa e altre regioni del mondo. La Nuova Via della Seta, conclude Bierre, servirà da modello per promuovere la crescita di tutte queste economie.

John Bolton trova sostenitori nel partito della guerra

Il siluramento del consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton, annunciato da Trump il 10 settembre, non dovrebbe aver sorpreso alcuno. Bolton aveva ripetutamente agito per sabotare alcune delle più importanti iniziative del Presidente e, in più casi, si è comportato come se il Presidente fosse egli. Sono stati identificati alcuni elementi scatenanti la decisione:
* Bolton aveva assicurato Trump che il Presidente venezuelano Maduro sarebbe stato rovesciato, ma il tentativo è fallito;
* Bolton premeva per un cambiamento di regime in Iran;
* Bolton si opponeva alla decisione di Turmp di ritirare le truppe dall’Asia Sudoccidentale e a quella di porre fine alla guerra in Afghanistan;
* Bolton era contrario a migliorare i rapporti con la Russia e con la Cina.
Trump in persona ha menzionato alcuni di questi casi, spiegando che Bolton “ha compiuto alcuni gravi errori” e che “non era in linea con ciò che stiamo facendo”. Ancor più significativo è quanto ha detto riguardo alla Corea del Nord, e cioè che è stato “un grave errore” per Bolton minacciare Kim Jong-un e i suoi del “trattamento libico”. Quella minaccia aveva provocato il fallimento del secondo vertice Trump-Kim a Hanoi lo scorso febbraio.
Bolton, uno degli architetti del Project for a New American Century (PNAC), l’accolita di neocon e unilateralisti che favorì la guerra d’Iraq, non ha mai mancato di simpatizzare con i cambiamenti di regime. È il classico “cowboy” che crede che occorra “prima sparare e poi costruire la democrazia”. Naturalmente, nelle ultime guerre che egli ha appoggiato gli Stati Uniti stanno ancora sparando e uccidendo, mentre la “costruzione della democrazia” è risultato essere una vacca da mungere per consulenti e contraenti del complesso militare-industriale.
Non sorprende che molti repubblicani, specialmente i neocon, siano dispiaciuti del licenziamento di Bolton. Il sen. Rubio, una mosca cocchiera della lobby antirussa e anticinese, si è definito “un grande ammiratore di John Bolton”, aggiungendo che “a mio parere egli ha fatto un buon lavoro”. Il sen. Romney ha parlato di “una grande perdita”, mentre il Wall Street Journal ha scritto che “ora siamo meno sicuri”.
Ma forse la spia più eloquente dello stato degli affari nel Congresso è la dimensione del sostegno per Bolton da parte dei democratici. Il leader della minoranza al Senato Chuck Schumer ha usato il licenziamento per attaccare Trump, dichiarando che si trattava dell'”ultimo esempio di questo approccio da governo del caos e della sua disorientata politica di sicurezza nazionale”. Il sen. Murphy (Connecticut) ha deplorato il fatto che senza Bolton, “la nostra infrastruttura di politica estera cade a pezzi” e la sicurezza nazionale è a rischio, mentre il sen. Cardin (Maryland) ha definito Bolton “una persona onesta”, aggiungendo che “è un peccato che il Presidente non accetti i suoi consigli professionali”.
Una tale effusione dimostra un sostegno trasversale per la prosecuzione della politica di guerra e dei cambiamenti di regime. Essa rende anche manifesti gli ostacoli che Trump ha finora affrontato nello sforzo di cambiare la politica strategica statunitense dalla routine geopolitica di provocazioni e guerre e avviare una cooperazione pacifica con Russia e Cina. Purtroppo è più facile liberarsi di Bolton che della maggioranza dei senatori americani…

Il nuovo Quantitative Easing della BCE: prossimi al denaro a pioggia

Il presidente uscente della BCE Mario Draghi ha annunciato il 12 settembre un nuovo programma di Quantative Easing, giustificato dal bisogno di stimolare la crescita nell’Eurozona. Ma il board della BCE si è spaccato, con una forte opposizione di Francia, Germania e Olanda. I tre governatori di questi Paesi rappresentano la metà dell’eurozona in termini sia di output economico sia di popolazione. Ciononostante Draghi, nell’ultima decisione presa come presidente della BCE prima di passare il testimone a Christine Lagarde il 1 novembre, ha dichiarato che non fosse necessario un voto, a fronte di una “chiara maggioranza”.
In realtà il programma non riuscirà a far riprendere l’economia europea e alimenterà semmai la speculazione finanziaria da parte delle megabanche invece di promuovere il credito produttivo come sostiene di voler fare.
Il nuovo schema della BCE, oltre a portare il tasso di prestito interbancario a -0,5%, prevede l’acquisto ogni mese di 20 miliardi di Euro di titoli dalle banche, “a tempo indeterminato”. Sono previste anche nuove iniezioni di liquidità alle grandi banche. Tali prestiti saranno a “doppio sportello” per incentivare le banche a prestare di più, ma con le rendite sotto zero o vicine allo zero sarà difficile che il meccanismo funzioni.
Verranno acquistate ogni mese obbligazioni societarie per 5 miliardi di euro e titoli di stato per 15 miliardi. Secondo le regole che si è data, tuttavia, la BCE non può acquistare più di un terzo del debito sovrano di ciascun Paese, quindi questo programma di acquisto di titoli “a tempo indeterminato” potrebbe essere ridiretto verso le nazioni più grandi, come Germania, Francia e Italia. Forse entro il 2020 il limite di un terzo potrebbe essere portato alla metà del debito sovrano, e Paesi come la Germania potrebbero essere indotti a creare più debito, in modo che la BCE potesse continuare ad acquistare dalle banche intermediarie e pompare riserve nelle megabanche sull’orlo della bancarotta, come Deutsche Bank.
Non sorprende quindi che la dichiarazione letta da Draghi fosse piena di esortazioni ai “governi con spazio fiscale” (coloro a cui è consentito contrarre il debito secondo le regole restrittive di Maastricht) a intervenire. In altre parole, questi vengono incoraggiati a contrarre prestiti e spendere “nel nome dell’inflazione”. Ma i Paesi “senza spazio fiscale”, come l’Italia, vengono invitati ad attuare le “riforme”.
La nuova espansione di liquidità riflette a) il timore di un aggravamento della recessione in Europa, b) l’esaurimento da parte delle banche centrali degli “strumenti” in un universo a tassi negativi, e c) la discussione aperta sul “denaro a pioggia” (helicopter money). Quest’ultimo era uno dei temi principali all’incontro dei banchieri centrali tenutosi in agosto a Jackson Hole, nel Wyoming; più specificamente, nella versione proposta dal gigante di Wall Street Blackrock, denominata lo Standby Emergency Fiscal Facility. Questa proposta prevederebb che le banche centrali stampino denaro e lo diano direttamente ai governi e ai destinatari, per spenderlo (invece di farlo passare per le banche); il che equivarrebbe a dare alle banche centrali il controllo della politica fiscale.

Zepp-LaRouche, Cheminade e Galloni parlano al Forum Economico Euro-Asiatico in Cina

Il Forum Economico Euro-Asiatico 2019, tenutosi nella storica città cinese di Xi’an ha riunito oltre mille persone in rappresentanza di 58 nazioni dall’Europa e dall’Asia, per due giorni di presentazioni e discussioni sul tema “Il design collega il mondo e l’innovazione vince il futuro”. Dopo la cerimonia di apertura il 10 settembre si è tenuta una sessione plenaria, seguita da numerosi incontri paralleli su temi che andavano dalla finanza al turismo culturale, alla scienza e alla tecnologia.

Helga Zepp-LaRouche, presidente dello Schiller Institute (foto), ha pronunciato il discorso di apertura al “Think Tank Meeting” del Forum, l’11 settembre. Più tardi ha preso la parola anche il presidente leader francese di Solidarité et Progrès, Jacques Cheminade.

L’intervento della signora LaRouche era intitolato “Come aiutare l’Occidente a comprendere meglio l’Iniziativa Belt and Road”, un tema molto apprezzato in quanto su di esso, come sulla destabilizzazione di Hong Kong, girano voci contrastanti in tutto il mondo. Molti cinesi, infatti, considerano ingiuste le accuse e le minacce contro il loro Paese.

Jacques Cheminade, parlando di “Cooperazione win-win tra Eurasia e Francia per un nuovo paradigma economico”, ha notato che nell’attuale situazione, nella quale il sistema finanziario mondiale è destinato a crollare e v’è il pericolo di una nuova guerra fredda (o addirittura atomica), “l’unico progetto mondiale che promuove cooperazione e scambi tra le grandi civiltà, che sia concreto e lungimirante, è la Belt and Road Initiative (BRI)”.

Vi sono state molte domande dopo gli interventi della signora LaRouche e di Cheminade. Helga Zepp-LaRouche è stata intervistata dalla TV regionale ai margini della conferenza.

L’economista italiano Nino Galloni era tra i relatori della seconda sessione dove, sottolineando l’interesse strategico dell’Italia negli obiettivi di sviluppo della Belt and Road, specialmente in Africa, ha esortato a “intensificare i flussi di energia, perché ridurli è un errore, come ci ha insegnato Lyndon LaRouche”. Anche l’intervento di Galloni ha suscitato un vivace dibattito, specialmente attorno alla sua proposta di una “Nuova Bretton Woods”.

Il Forum Economico Euro-Asiatico fu fondato nel 2005 nell’ambito della Shanghai Cooperation Organization (SCO). Da allora ha tenuto incontri a Xi’an ogni due anni e quindi la conferenza di quest’anno era la settima. Grazie agli sforzi del Forum sono stati avviati quasi 70 progetti di “Cooperazione sino-straniera”, tra cui la Libreria Digitale Transnazionale. Anche dall’incontro di quest’anno sono attese molte iniziative che coinvolgeranno parlamentari, studiosi, scienziati e altri.

Il Salone dell’Automobile di Francoforte nel mirino di XR

Gruppi ambientalisti radicali e altri movimenti sotterranei hanno annunciato una mobilitazione contro il Salone Internazionale dell’Automobile di Francoforte (IAA) che si terrà dal 12 al 22 settembre. La polizia teme forti azioni di disturbo e si prepara a essere presente in forze. Si ritiene che l’attacco da parte di attivisti mascherati a un concessionario automobilistico a Kronberg, vicino a Francoforte, avvenuto alla fine di agosto, sia un prodromo di questa campagna contro l’IAA. I teppisti hanno distrutto auto di lusso provocando danni per diversi milioni di euro. Pochi giorni dopo si è avuto un simile attacco a Heusenstamm, pure nei pressi Francoforte. Gli esperti di sicurezza non prendono la minaccia sottogamba e tracciano un paragone con le manifestazioni violente contro il nucleare degli anni Ottanta, che divennero vere e proprie battaglie campali tra migliaia di attivisti e la polizia.
La mobilitazione anti-IAA sarà la prima sfida importante lanciata da Extinction Rebellion (XR), una sigla ancora sconosciuta al grande pubblico, anche se i più accorti hanno notato che il suo simbolo, una clessidra stilizzata (una X appunto) campeggiava recentemente sulla maglietta della nota Carola Rackete (foto). Più volte denunciato da questa newsletter, XR recluta tra le frange estreme della protesta “Fridays4Future” lanciata nei mesi scorsi. Nella regione di Francoforte gli attivisti hanno annunciato blocchi e occupazione dell’aeroporto, migliaia di biciclette in autostrada, blocchi stradali anche in città, die-in e scritte sui muri. Si temono atti di sabotaggio vero e proprio, dato che la mobilitazione online chiamata “sabbia negli ingranaggi” ha annunciato l’intenzione di paralizzare la città di Francoforte.
Al di là dell’IAA, è prevista una giornata di azione nazionale il 20 settembre, mentre XR raduna le forze per un blocco di Berlino (#BerlinBlockieren) il 7 ottobre. Il timore che la mobilitazione contro l’IAA possa preludere ad azioni di massa incontrollate, come quelle viste al G20 di Amburgo nel 2017, che produssero danni materiali ingenti ad automobili, negozi e infrastrutture urbane.

Pubblichiamo a questo proposito un video di Claudio Giudici, su come è stata creata e viene sfruttata l’isteria sul clima:

Il Gen. Flynn si accinge a rivelare il ruolo britannico nel tentato golpe contro Trump

L’avvocatessa del generale Michael Flynn, Sidney Powell, agendo non casualmente nell’anniversario dell’11 settembre 2001, ha presentato una dettagliata domanda di accesso a documenti che potrebbero dirci molto della campagna britannica, iniziata nel 2014, per controllare l’elezione presidenziale americana del 2016 e per annientare il potenziale rappresentato dalla presidenza di Donald Trump. La Powell si occupa di come il generale Flynn fu preso di mira sin dal 2014 dai vertici dell’intelligence anglo-americana, perché aveva denunciato i loro legami con Al-Qaeda e altri terroristi presenti in Siria ed aveva caldeggiato un’alleanza con la Russia per combattere il terrorismo islamista. La richiesta dell’avvocatessa è rivolta al giudice distrettuale Emmett Sullivan, ed è relativa al fatto che l’inquirente speciale Robert Muller e i suoi colleghi non fornirono i documenti che lo avrebbero scagionato o sarebbero stati utili alla sua difesa in tribunale. La Costituzione e il giudice Sullivan, in particolare, chiedono all’accusa di fornire qualunque prova in loro possesso che potrebbe scagionare gli imputati o contribuire alla loro difesa.

Il generale Flynn fu giudicato colpevole di aver mentito all’FBI sulla base di un interrogatorio dell’FBI presso la Casa Bianca del 24 gennaio 2017, secondo giorno nel suo nuovo incarico di consigliere presidenziale per la sicurezza nazionale. Mentre il direttore dell’FBI James Comey aveva detto al Congresso che gli agenti che lo avevano interrogato non credevano che avesse mentito deliberatamente, l’inquirente speciale Robert Mueller e i suoi uomini perseguirono Flynn e suo figlio, sostenendo che avesse mentito e che i due fossero agenti segreti per conto della Turchia. La campagna denigratoria di Mueller lo dipinse come un traditore e un agente russo. Per molti il gen. Flynn finì per sacrificarsi, l’1 dicembre 2017, per proteggere il proprio figlio, minacciato di imputazione, e per proteggere la propria famiglia, già finanziariamente in rovina a causa delle spese legali. Flynn è in attesa del verdetto del giudice Sullivan. L’avvocatessa Powell, che sostituisce, assieme ad altri avvocati, una precedente squadra di legali, è autrice del libri Licenza di mentire, sulle malvagità commesse dal Ministero della Giustizia nel caso di Enron e nel caso di Ted Stevens e sul ruolo particolare assunto dal principale mastino di Mueller, il dott. Andrew Weissman.

La richiesta della Powell mira a far conoscere i particolari della campagna dell’intelligence britannico contro Flynn, campagna che vide attivi Sir Richard Dearlove, Christopher Steele, Stefan Halper, Joseph Mifsud, Sir Christoper Andrew e altri che compaiono a più ondate nelle varie fasi del tentato golpe contro il presidente Trump. La Powell risponde anche ai primi tentativi di rappresentare falsamente Flynn come un agente turco avvalorando le affermazioni di James Woolsey, il direttore della CIA sotto Bill Clinton e uomo che finanziò Ahmed Chalabi, l’agente che pose le basi per la disastrosa guerra in Iraq. Flynn fu licenziato dalla DIA e sottoposto a indagini di counterintelligence dando credito alle affermazioni britanniche in merito alla sua vicinanza al GRU russo e a una storia d’amore con una storica russa assunta a Cambridge. Flynn era uno dei quattro bersagli dell’organizzazione elettorale di Trump nell’operazione Cross-Fire Hurricane aperta “ufficialmente” dall’FBI. Tornando al 2015, John Brennan aveva riunito presso la CIA agenti dell’FBI e della CIA stessa per distruggere le aspirazioni elettorali di Trump. La Powell vuole anche entrare in possesso della lettera dell’intelligence britannico che sconfessò l’attendibilità di Christopher Steele e che fu inviata a Susan Rice nel gruppo di transizione tra Obama e Trump, lettera che demolirebbe molte dei predicati alla base dell’autorizzazione dell’inchiesta Cross-Fire Hurricane sul generale Flynn.

La Powell sottolinea anche alcuni particolari del finto interrogatorio presso la Casa Bianca, che è la base di ogni accusa di mendacità. A quanto pare sostiene che fu James Clapper a commettere il tradimento consistente nel passare trascrizioni secretate di conversazioni tra Flynn e l’ambasciatore russo Kisylak a David Ignatius del Washington Post. Ignatius affermò nella sua intervista del 12 gennaio 2017 che le discussioni tra Flynn e Kisylak sulle sanzioni obamiane contro la Russia erano avvenute in violazione del Logan Act, una norma di duecento anni prima non mai usata. Quell’articolo creò il pretesto per inviare agenti dell’FBI a interrogare Flynn alla Casa Bianca, assicurandogli, come sostiene la Powell, che non ci fosse alcuna inchiesta a suo carico e che non avesse bisogno di avvocati. Andrew McCabe costruì questa macchinazione con l’orgogliosa supervisione di James Comey mandando l’infame Peter Strzok a condurre l’intervista e a registrarla. La sua domanda di accesso fa intendere che Strzok e McCabe incontrarono poi il vicepresidente Pence per assicurarsi che Flynn fosse in seguito licenziato. il 30 gennaio 2017 il Ministero della Giustizia fece circolare un documento, che non finì mai tra i documenti difensivi di Flynn, ma che lo scagionava dall’accusa di essere agente turco o russo. McCabe risultò particolarmente attivo in quella fase dell’offensiva contro Flynn, avendo dichiarato durante una teleconferenza dell’FBI “Prima ci sbarazzeremo di Flynn, poi ci sbarazzeremo di Trump”.

Seminario dello Schiller Institute: la Nuova Via della Seta in Africa ed Asia Sudoccidentale

Il 29 agosto si è tenuto a Berlino un seminario ad alto livello dell’EIR e dello Schiller Institute intitolato “Il ruolo della Nuova Via della Seta per la pace e la stabilità in Asia Sudoccidentale e Africa”, con la partecipazione di studiosi dell’Accademia Cinese delle Scienze Sociali. L’evento è stato moderato da Stephan Ossenkopp, che ha sottolineato l’urgenza di un “dialogo razionale” con Pechino e ha stigmatizzato la propaganda negativa, ideologicamente motivata, dei media occidentali.

Nell’intervento di apertura Helga Zepp-LaRouche, presidente dello Schiller Institute, ha definito la Belt and Road Initiative (BRI) “la politica strategica più importante in agenda”. La rapidità della sua crescita negli ultimi sei anni è stata sorprendente, ha detto, ed è di particolare importanza per ricostruire le nazioni distrutte dalla guerra nell’Asia Sudoccidentale e sviluppare l’Africa.

L’Europa potrebbe e dovrebbe svolgere un ruolo importante nella Nuova Via della Seta a patto che le nazioni si liberino del proprio orientamento strategico geopolitico. In questo contesto, ella ha ricordato l’enorme potenziale offerto dalla BRI per le piccole e medie imprese (PMI) in Germania e in tutta Europa, potenziale che oggi viene sabotato dall’UE.

I partecipanti, tra cui esponenti delle PMI tedesche, della comunità diplomatica e di altre istituzioni, hanno apprezzato gli interventi della delegazione cinese, che hanno smentito le considerazioni ideologiche che annebbiano quasi tutta l’informazione in Europa. Il leader della delegazione, il Prof. Tang Zhichao, ha tratteggiato un ampio quadro dell’approccio della Iniziativa Belt and Road nel proprio intervento sul “concetto cinese di sviluppo e di sicurezza in Medio Oriente”. Il Prof. Yu Guoqing ha parlato di “BRI e pace tra Palestina e Israele”, sottolineando l’importanza dello sviluppo economico per la Palestina, essenziale per giungere a una soluzione della crisi attuale creando due Stati. Esso è stato seguito dal Prof. Wang Qiong, su “BRI e sicurezza nei paesi del Golfo Persico”, e dal dott. Wei Liang su “Ricostruzione dell’Iraq e ruolo della Cina”. L’intervento ha messo in luce le difficoltà nel ricostruire una nazione della quale la guerra ha distrutto molte infrastrutture. Infine ha preso la parola il Dott. Zhu Quangang, che ha parlato della “BRI in Egitto e la cooperazione tra Cina ed Egitto”, presentando una valutazione ottimistica della cooperazione tra i due Stati che ha dato benefici concreti.

Gli altri relatori erano Hussein Askary dello Schiller Institute, che ha offerto un aggiornamento sui progressi della BRI in Asia Sudoccidentale e in Africa, e il condirettore dell’EIR Strategic Alert Claudio Celani, che ha parlato del progetto Transaqua per l’Africa. Vi sono state domande dal pubblico dopo ciascuna relazione, a dimostrazione di una ricerca di soluzioni reali e del desiderio di conoscere meglio il pensiero dei rappresentanti cinesi.

Licenziato John Bolton, un successo per il LaRouchePAC

Ieri hanno avuto inizio le manifestazioni, indette dal LaRouchePAC con l’appello internazionale di Helga Zepp-LaRouche rivolto ai giovani del mondo, su tutti i continenti (anche una base argentina in Antartide è stata informata).

Da Dresda a Detroit, da Città del Messico a Sana’a (capitale dello Yemen), da Melbourne a Manila, con l’anticipazione di sabato scorso a Bologna, con una sola voce è stato chiesto il ritorno a una concezione dell’uomo quale degno e creativo essere vivente che vede e plasma il proprio futuro tra le stelle.

Nello stesso giorno il presidente americano Donald Trump ha annunciato il licenziamento di John Bolton, consigliere per la sicurezza nazionale, scrivendo su twitter.com: “Sono stato in forte disaccordo con molti dei suoi suggerimenti, al pari di altri nell’Amministrazione”. L’allontanamento del falco Bolton significa, con le parole del senatore della Virginia Richard Black, che “è stata levata una nube oscura dalla presidenza di Trump. Il mondo è un luogo più sicuro con Bolton allontanato”. Simili sono le conclusioni del senatore Rand Paul, il quale ha detto che “sono di gran lunga ridotte le possibilità di una guerra a livello mondiale” grazie al licenziamento di Bolton.

Al nostro movimento può essere riconosciuta una parte di merito in questo sviluppo positivo, per aver perseverato a nuotare controcorrente e ad aver contrapposto la prospettiva di pace e cooperazione economica elaborata da Lyndon LaRouche alla politica di guerra promossa dai sostenitori dell’impero britannico fuori e dentro all’amministrazione di Trump. Questo è anche l’approccio richiesto per assicurare un ritorno alle esplorazioni umane della Luna e di Marte.

L’allontanamento di Bolton, da lungo tempo desiderato, è stato salutato in tutto il mondo, oltre che negli Stati uniti, costituendo un complemento di quell’ottimismo che è necessario per annullare l’offensiva della geopolitica e dell’ambientalismo promossa dall’Impero Britannico. Questa minaccia è palesata in modo esemplare dalla copertina di una rivista di divulgazione scientifica finlandese, Tieteen Kuvalehti, nella quale una “X” campeggia sulla fotografia di un neonato. È sconvolgente questa edizione di pensiero malthusiano, ma non deve sorprendere.

Giova ricordare che nel XIV secolo, a seguito della peste nera, per molti anni (se non decennio) si ebbe in molte regioni d’Europa un quasi azzeramento di nozze e nascite, tanto era il sentimento di pessimismo che alcuni testimoni ci hanno trasmesso. Fu solo grazie alla consapevole e volontaria organizzazione del Rinascimento da parte di una minoranza di uomini e donne, che l’umanità potete tornare a fissare lo sguardo sulle stelle per trovare in sé la legge morale e scientifica e dunque mettersi al sicuro fuori della palude.

Nel 2006 lo statista americano Lyndon LaRouche affermò nel suo scritto “The Lost Art of the Capital Budget” (l’arte perduta del bilancio in conto capitale) a proposito delle origini della odierna decadenza culturale ed economica:

“Sin dalle proteste del 1968, scoppiate sia in Europa sia nelle Americhe, le effimere passioni di quel ventesimo percentile di più ricchi nella generazione dei colletti bianchi (cioè dei Baby Boomer) oggi al potere, sono state espresse frequentemente nella perdita del desiderio di un longevo matrimonio, nella perdita di cure della prospettiva per le nuove generazioni e nella perdita di qualunque interesse nell’investire nel futuro dell’economia fisica delle altre nazioni, o anche della propria”.

“È questo a dover cambiare”, concludeva LaRouche. (Nella foto ufficiale della Casa Bianca, di Shealah Craighead, un Donald Trump pensieroso.)

Il tema che definisce oggi i rapporti internazionali

Il tema dei rapporti sino-americani è di preminente importanza nella situazione strategica odierna. Sul fronte commerciale, il primo settembre Washington ha imposto una nuova serie di dazi su oltre 360 miliardi di dollari in prodotti cinesi e Pechino lo ha fatto su 110 miliardi di esportazioni americane in Cina. Ciononostante, dopo discussioni costruttive tra i negoziatori, le due parti hanno accettato di tenere a Washington un nuovo round di colloqui all’inizio di ottobre.
Oltre allo stop-and-go di questi colloqui, sono cresciute le tensioni strategiche. La vendita di armi statunitensi a Taiwan, lo scontro sul Mar della Cina Meridionale, le accuse di violazioni dei diritti umani in Cina e le sanzioni contro Huawei per il presunto ciber-spionaggio esacerbano i rapporti tra le due nazioni.
Il punto più delicato, tuttavia, è costituito dal sostegno delle istituzioni di Washington (e di altre capitali) alle proteste violente a Hong Kong, che non si affievoliscono in quanto a intensità. Mentre i media e le forze politiche occidentali mettono a fuoco le rivendicazioni di maggior libertà e democrazia, è indubbio che questo sia il classico caso di “rivoluzione colorata” con lo scopo di provocare un “cambiamento di regime” a Pechino. I metodi usati sono gli stessi del golpe a Kiev, come ha rilevato Helga Zepp-LaRouche il 3 settembre in una discussione.
Benché all’inizio molti partecipanti alle proteste si rivolgessero contro la legge sull’estradizione o rivendicassero migliori condizioni di vita, tali rivendicazioni sono diventate “in un certo senso irrilevanti”, ha dichiarato Zepp-LaRouche, poiché tipicamente, una volta partita la protesta, sono immediatamente orchestrate delle provocazioni per dirottarla. La cosa viene subito messa in risalto sui media internazionali e scatta il classico copione di Gene Sharp (vedi “The British Empire Created the Color Revolutions as Acts of War”, EIR magazine 13 giugno 2014, p. 21). “Ciò è accaduto spesso nelle altre rivoluzioni colorate”.
Nel caso di Hong Kong, il National Endowment for Democracy, che è finanziato dal Congresso, ha apertamente ammesso di aver speso 1,7 milioni di dollari per addestrare i provocatori. Il fatto che molti attivisti violenti abbiano iniziato a sventolare la bandiera britannica o americana e a cantare l’inno nazionale americano denota la presenza di un classico elemento del copione di Sharp. Perciò, non confondiamoci: questo è il tentativo di una rivoluzione colorata, ha incalzato Helga Zepp-LaRouche, il cui scopo è il cambiamento di regime.
Le autorità cinesi sono ben consapevoli di questo copione e hanno indicato in termini inequivocabili che non permetteranno alla violenza di espandersi sul continente. La rete televisiva CGTN ha pubblicato un video di nove minuti intitolato “Chi è dietro le proteste di Hong Kon, nel quale si sostiene che migliaia di agenti britannici e statunitensi operino liberamente a Hong Kong, tanto che la città si è guadagnata il soprannome di “Divisione asiatica della CIA”.
Per coloro che nutrono ancora dei dubbi, il tycoon di Hong Kong Jimmy Lai, che appoggia i rivoltosi e ha stretti legami negli Stati Uniti e nel Regno Unito, ha fatto capire molto bene in un’intervista per Fox Business News il 6 settembre che obiettivo della protesta è espandersi in tutta la Cina e rovesciare il Presidente Xi.

Angela Merkel fa la levatrice del governo giallorosso

Stando al quotidiano La Repubblica, la Cancelliera tedesca Angela Merkel sarebbe intervenuta personalmente nei negoziati per la formazione del nuovo governo Conte a favore della coalizione giallorossa. Quando i colloqui tra PD e M5S erano sul punto di una rottura il 30 agosto, per via del programma a 20 punti presentato dal leader del M5S Luigi Di Maio, considerato inaccettabile dal PD, la Merkel avrebbe chiamato Paolo Gentiloni e gli avrebbe detto, stando al quotidiano, che “deve essere fatto tutto il possibile” per formare un nuovo governo, impedendo le elezioni anticipate che avrebbero reso possibile un trionfo per l’odiato sovranista Matteo Salvini.

La Repubblica è un quotidiano filo-UE e filo-PD, quindi questa fuga di notizie è difficilmente una bufala. A quanto pare, Gentiloni avrebbe obbedito all’ordine e il PD è tornato al tavolo dei negoziati. I 20 punti sono diventati 26 e si è concretata un’atrocità in linea con il progetto neomaltusiano annunciato dalla nuova presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen. Ma il programma del governo va perfino oltre, chiedendo che venga introdotta la “protezione della biodiversità” nella Costituzione:

“Inserire la protezione dell’ambiente e della biodiversità tra i principi fondamentali del nostro sistema costituzionale”.

Conte ha ribadito la centralità dell’idea malthusiana nel suo discorso alla Camera il 9 settembre:

“Nella prospettiva di un’azione riformatrice coraggiosa e innovativa, obiettivo primario del Governo sarà la realizzazione di un Green New Deal, che promuova la rigenerazione urbana, la riconversione energetica verso un progressivo e sempre più diffuso ricorso alle fonti rinnovabili, la protezione della biodiversità e dei mari, il contrasto ai cambiamenti climatici”.

“Tutto il sistema produttivo dovrà orientarsi in questa direzione, promuovendo prassi socialmente responsabili che valgano a rendere quanto più efficace la ‘transizione ecologica’ e indirizzino il sistema produttivo verso un’economia circolare, che favorisca la cultura del riciclo e dismetta definitivamente la cultura del rifiuto. D’altra parte – occorre esserne consapevoli – siamo di fronte a cambiamenti epocali, che impongono, a tutti i livelli di governance, di ripensare modelli economici, sociali e di tutela ambientale”. Conte ha anche ribadito l’intenzione, inclusa nel programma, di porre fine alle trivellazioni offshore di gas e petrolio e di avviare un’iniziativa tesa a introdurre leggi internazionali che costringano anche tutti gli altri Paesi del Mediterraneo a fare altrettanto.

L’unico punto positivo della lista originale di Di Maio, ovvero la separazione bancaria, è stato cancellato.

Manca la proclamazione ufficiale della “decrescita felice” ma ci siamo quasi. Il governo Conte-bis nasce sotto i peggiori auspici: un programma di deindustrializzazione, allineato e supino alle decisioni di Bruxelles e delle cancellerie di Parigi e Berlino. La nomina di un prediletto della Commissione Europea, Roberto Gualtieri, che come presidente della Commissione Economica e Monetaria del Parlamento Europeo ha dato il via a importanti disposizioni dell’UE, come il Patto di Stabilità e il bail-in, ne è la prova lampante. Gualtieri è così impopolare che alle ultime elezioni europee non è stato rieletto, ed è stato ripescato perché l’ultimo degli eletti nell’Italia centrale ha optato per un altro collegio. Quanto a Paolo Gentiloni, è stato premiato con la posizione di Commissario Europeo.

Approfondimento in retrospettiva

Riepilogo dei nostri suggerimenti al PD
2011 – Il vero Big Bang alla Stazione Leopolda
2007 – Movisol ai congressi DS e Margherita: Roosevelt e LaRouche siano i modelli del PD!

Dossier su Beppe Grillo del 2013
Grillo, perché vuoi ridurre la popolazione a 3 miliardi?

Un ex funzionario della Federal Reserve chiede un golpe contro Trump

Il 27 agosto l’ex presidente della Federal Reserve di New York (nella foto) William Dudley ha scritto un articolo su Bloomberg che è un appello esplicito ai suoi ex colleghi affinché prendano misure per garantire che il Presidente Trump non venga rieletto. Intitolato “La Fed non dovrebbe legittimare Donald Trump,” l’articolo di Dudley definisce la guerra commerciale con la Cina un “potenziale disastro” e si chiede se la Fed non debba “mitigare il danno fornendo uno stimolo [con la riduzione dei tassi di interesse], o rifiutandosi di stare al gioco?”
Pur sostenendo che la Fed non faccia politica e non prenda in considerazione le implicazioni politiche delle proprie decisioni, le parole di Dudley tradiscono il vero intento, che è quello di estromettere Trump dalla Casa Bianca! Dato che la politica di Trump, incluse le sue schermaglie commerciali con la Cina, minacciano l’economia, sostiene che “i banchieri centrali sono di fronte a una scelta: consentire all’Amministrazione di Trump di proseguire sulla strada disastrosa dell’escalation della guerra commerciale, o mandare un chiaro segnale che se l’Amministrazione lo farà, sarà il Presidente, e non la Fed, a subirne i rischi, incluso quello di perdere le prossime elezioni”.
Ma Dudley si spinge oltre e conclude che i banchieri della Federal Reserve hanno il diritto di determinare l’esito delle elezioni: “V’è perfino l’argomento che le elezioni stesse rientrino tra le competenze della Fed. Dopo tutto, la rielezione di Trump costituisce con grande probabilità una minaccia all’economia americana e globale, all’indipendenza della Fed e alla sua capacità di raggiungere gli obiettivi di occupazione e di inflazione. Se l’obiettivo della politica monetaria è raggiungere il miglior risultato economico a lungo termine, i funzionari della Fed dovrebbero considerare come le loro decisioni avranno effetto sull’esito delle elezioni del 2020”.
Alcuni commentatori cercano di interpretare queste riflessioni come una difesa dell'”indipendenza” della Federal Reserve contro le pressioni di Trump su Powell per un drastico taglio dei tassi. Ma è una falsa questione, come Dudley dovrebbe ben sapere. Ridurre i tassi senza una riforma bancaria, a partire dalla separazione degli istituti (Glass-Steagall) e da un sistema creditizio hamiltoniano, serve solo gli interessi degli speculatori, ed è questo il vero intento di Dudley. In qualità di governatore della Fed di New York dal 2009 al 2018 e vicepresidente del Federal Open Market Committee, ha sostenuto la politica di Quantitative Easing che ha gonfiato nuovamente la bolla speculativa scoppiata nel 2008, portandola a livelli di debito e leva superiori a quelli di allora. Da quando era economista presso Goldman Sachs, prima di entrare alla Fed di New York, non ha mai espresso la minima preoccupazione per il fatto che la Fed adotti politiche che favoriscono la creazione di bolle speculative!
Quello che temono Dudley e i sui compari è che Trump mantenga la promessa elettorale del 2016 di ripristinare la legge Glass-Steagall e adotti una politica creditizia nazionale per finanziare gli investimenti nelle infrastrutture e l’esplorazione spaziale. Questo significherebbe adottare le quattro leggi di LaRouche, assieme a misure che cancellino migliaia di miliardi di dollari di titoli senza valore, tenuti sui libri contabili delle banche private di New York, i cui interessi vengono protetti dall’ex presidente della Fed.
L’appello di Dudley ai suoi colleghi conferma che la spinta per il Russiagate e il tentativo di cambio di regime a Washington sono espressioni della City di Londra e di Wall Street.

Appello internazionale ai giovani: tra le stelle si apre l’era della Ragione!

Il seguente appello ai giovani è stato scritto da Helga Zepp-LaRouche, presidente dello Schiller Institute, per la giornata internazionale di mobilitazione che si terrà il 10 e 12 settembre in Europa, Stati Uniti, America Latina, Africa ed Asia, con manifestazioni nei campus e volantinaggi in tutti questi continenti.

(Traduzioni nelle lingue: FR, EN, ES, DE, AR, PO, SE, DK)

La buona notizia è che l’Uomo è capace dell’uso della Ragione e dunque di un processo di perfezionamento intellettuale e morale senza limiti! Noi esseri umani possiamo fare ciò che non possono fare gli animali, comprese le scimmie a noi più prossime: possiamo compiere senza limiti scoperte dei principii scientifici che sono alla base dell’universo nel quale viviamo, scoperte che ci consentono di ridefinire continuamente e volontariamente il paniere di risorse cosiddette primarie, rendendole di fatto illimitate. Possiamo pertanto continuare a migliorare i livelli di vita di tutta l’umanità!
Oggi sperimentiamo un’inedita fase di rivoluzioni scientifiche: la Cina sta esplorando tramite le proprie sonde Chang’e l’emisfero nascosto della Luna, con un programma di estrazione degli isotopi dell’elio (3He) che potrebbero essere usati sulla Terra per condurre reazioni di fusione nucleare; l’anno prossimo, inoltre, studierà Marte con una missione dedicata per valutare le condizioni della sua trasformazione in un pianeta abitabile (“terraformazione”); l’India spedisce la propria sonda Chandrayaan 2 sul Polo Sud lunare per studiarne i crateri ghiacciati (sempre all’ombra; l’acqua è un ingrediente indispensabile per stabilire la vita sulla Luna); l’ente spaziale europeo ESA sta lavorando a piani di cooperazione internazionale per la costruzione di insediamenti permanenti sulla Luna; l’ente spaziale americano NASA sta lavorando al prolungamento del programma kennediano Apollo, chiamato Artemide; Russia, Stati Uniti e Cina concordano sulla necessità di sviluppare la propulsione nucleare delle astronavi, per poter compiere viaggi verso Marte e oltre, nello spazio più lontano!
La caratteristica rilevante dei viaggi fuori dall’atmosfera terrestre è che essi dimostrano che non viviamo all’interno di un sistema chiuso, con risorse limitate a disposizione e condannati a soccombere davanti alla prospettive genocide di Thomas Malthus, di Julian Huxley, di Bertrand Russell e del Principe Filippo d’Edimburgo. Essi dimostrano al contrario e in modo inconfutabile che viviamo in un universo anti-entropico, che l’universo “obbedisce” ad adeguate ipotesi della mente umana, stabilendo e manifestando una coerenza tra le idee immateriali prodotte dalla ragione e le leggi fisiche del cosmo e che tali idee sono la punta di lancia della dinamica anti-entropica universale.
A cento anni dalla previsione di Einstein delle onde gravitazionali e dei buchi neri, oggi abbiamo ricavato prove dell’esistenza di cambiamenti dello spazio-tempo, tra le quali la recente “fotografia” del buco nero 6,5 milioni di volte più grande del nostro Sole, composta tramite otto radiotelescopi diffusi sul pianeta e puntati su una regione dello spazio lontana da noi 53,5 milioni di anni-luce nel centro della galassia M87. Resta così tanto da scoprire e conoscere nel nostro universo, il quale – stando alle rilevazioni del telescopio spaziale Hubble – sembra essere animato da duemila miliardi di galassie! L’esplorazione spaziale dischiude a un più profonda penetrazione concettuale del ruolo che noi esseri umani abbiamo nel cosmo, oltre che delle sue leggi costitutive.
Scriviamo ispirati da un ottimismo culturale, assertivo della vita, che si accompagna all’idea che l’umanità sia una specie adatta alla diffusione nello spazio, diametralmente opposti all’atmosfera da fine del mondo, carica di pessimismo, diffusa dagli apostoli dell’apocalisse ecologica, come il Principe Carlo e i tutori di Greta Thunberg, ridotta a “soubrette” degli hedge fund. Dietro alla giovane Greta Thunberg si agitano interessi spregevoli: il sistema finanziario transatlantico è al collasso, minacciato da un crac peggiore di quello del 2007-2008; gli squali e le locuste della finanza, annidati nella City di Londra e a Wall Street, stanno cercando di attuare un grande piano per rastrellare la massima quantità di capitali negli “investimenti verdi”, prima che crolli il sistema.
Osservando da vicino le diverse entità che lautamente sostengono l’agenda radicale di Greta, il raggruppamento di Extinction Rebellion (“XR”) e gli organizzatori dei Venerdì per il Futuro (“F4F”), troviamo una rete di finanziatori tra i più ricchi della Terra: Bill Gates, Warren Buffett, George Soros, Ted Turner, ecc. In ultima analisi i beneficiari di questa isteria “climatica” e del conseguente Green New Deal sarebbero le banche e gli hedge fund.

Una “ribellione” finanziata dai ricchi sfondati
L’oggetto di questa manipolazione di massa sei tu, giovane lettore, bambino, adolescente o giovane adulto di questo mondo! Questo aspetto del processo dovrebbe indurti a prendere una pausa e ragionare: com’è possibile che questa presunta “ribellione” venga sostenuta dall’arco pressoché completo dei media e dall’establishment politico di ispirazione liberista? Rifletti sul fatto che questa idea di manipolare culturalmente un’intera società tramite il precoce indottrinamento dei bambini non è cosa nuova. Già nel 1951, nel suo libro L’impatto della scienza sulla società, Lord Bertrand Russell scrisse:

“Penso che la questione della massima importanza politica sarà la psicologia delle masse… La sua importanza è stata accresciuta enormemente dalla maturazione dei moderni metodi della propaganda… Si potrebbe sperare che in futuro chiunque sarà capace di persuadere chiunque altro di qualunque cosa se potrà convincere il giovane paziente e se potrà avvalersi di sufficiente denaro e strumenti fornitigli dallo Stato. Gli psicologi sociali del futuro avranno a disposizione classi di scolari sui quali poter vagliare metodi differenti per produrre l’incrollabile convinzione che la neve sia nera… poco si può ottenere a meno che l’indottrinamento cominci prima dei dieci anni d’età [della vittima]”.

Lo scopo di questa campagna di terrore apocalittico, condotta da persone come la congressista Alexandria Ocasio-Cortez (“Ci restano soltanto dodici anni!”) o il Principe Carlo (“Ci restano soltanto diciotto mesi!”) è l’induzione di un cambiamento radicale nella conduzione degli affari dell’intera umanità. Qualunque cosa sia stata catalogata negli ultimi 250 anni come progresso dovrebbe essere, per costoro, abbandonata a sostituita da livelli tecnologici precedenti la Rivoluzione Industriale. Ciò, naturalmente, significherebbe il drastico crollo del numero di persone a cui verrà concesso di vivere, intorno al miliardo di individui, se non meno.
Significherebbe anche che i Paesi in via di sviluppo non avrebbero alcuna prospettiva per emanciparsi dalla povertà, dalla fame, dalle epidemie e, comunque, dalla brevità della vita media; sarebbe un genocidio ai danni di una grande porzione della popolazione umana! Se lo “scienziato climatico” Mojib Latif pensa che i livelli di consumo e di vita occidentali non possano essere condivisi dai popoli del mondo e se Barack Obama andò su tutte le furie sapendo che tanti giovani africani vorrebbero un’automobile, un condizionatore d’aria e una bella casa, significa che dietro alle belle parole ecologiste si agita una disumana arroganza di membri dei ceti privilegiati e più ricchi. Si tratta precisamente della visione del mondo che fu dei colonizzatori dell’Africa e di gran parte dell’America Latina, responsabile del loro sottosviluppo, storico e attuale, a causa del quale centinaia di milioni di esseri umani sono morte prematuramente, senza necessità.
La pseudo-religione del cambiamento climatico antropogenico e i rimedi proposti alla prevista catastrofe portano al genocidio anche per il mondo industrializzato. Il pessimismo culturale indotto con queste credenze è come un fatale veleno per le giovani generazioni, poiché mina la fiducia nella creatività propria dell’Uomo. Se riusciranno a far concepire qualunque attività umana (dal mangiar carne al semplice fatto di alimentarsi; dall’uso di automobili ai voli in aeroplano; dal riscaldamento della propria casa all’acquisto di abiti, al fatto stesso di esistere) come una colpa e come un problema, distruggeranno qualunque entusiasmo per l’atto della scoperta scientifica, per la bellezza e per la speranza nel futuro. Se si rappresenta l’uomo come un parassita distruttore dell’ambiente, allora non ci si deve stupire dei pochi, finora, che sono giunti alle stesse conclusioni misantropiche degli assassini di Christchurch e di El Paso, i quali, nei loro “manifesti”, hanno indicato moventi ecologisti per le proprie imminenti azioni criminali.
I progressi scientifici e tecnologici associati all’esplorazione spaziale, soprattutto quella con astronauti, costituiscono al contrario lo strumento cruciale per superare gli apparenti limiti della nostra presente esistenza sulla Terra. La “terraformazione”, cioè lo stabilimento artificiale di condizioni adatte all’esistenza umana, non è qualcosa di possibile soltanto per la Luna e per Marte, ma anche per le regioni inospitali della Terra e, in futuro, per i corpi celesti restanti nel sistema solare e, forse, più oltre.
Nel suo trattato di “Antropologia dell’astronautica”, il pioniere dello spazio Krafft Ehricke scrisse:

“Il concetto di viaggio spaziale è di enorme impulso, poiché sfida l’Uomo praticamente su tutti i fronti della sua esistenza fisica e spirituale. L’idea di raggiungere altri corpi celesti riflette al massimo grado l’indipendenza e l’agilità della mente umana. Conferisce grande dignità agli sforzi tecnici e scientifici dell’Uomo. Soprattutto, però, riguarda la filosofia della sua vera e propria esistenza. Di conseguenza, il concetto di viaggio spaziale accantona le frontiere nazionali; rifiuta di riconoscere le differenze di origine storica o etnologica; penetra le fibre di un credo sociologico o politico, per passare rapidamente al prossimo”.

Abbiamo bisogno, oggi, di questa immagine culturalmente ottimista dell’umanità e dell’amore spassionato per l’umanità che vi si associa; poiché quella umana è l’unica specie creativa a noi nota! Il fatto che possiamo avventurarci nello spazio extra-atmosferico significa che possiamo superare l’impostazione mentale assai stretta di vedute che tende a vincolarci alla Terra. “È là, tra le stelle, l’ingresso dell’umanità nell’Era della Ragione da tanto tempo agognata, allorché la nostra specie si libererà infine dei residui culturali della bestia”, affermò Lyndon LaRouche.
Essere giovani in questo momento storico è un privilegio incredibile: per poter puntare alle stelle e collaborare alla formazione di un’epoca umana che, per la prima volta nella storia, possa scatenare l’illimitato potenziale della nostra specie!

Helga Zepp-LaRouche
Fondatrice e presidente dello Schiller Institute
zepp-larouche@eir.de

Manifestazione di Bologna (7 settembre 2019)

La manifestazione di MoviSol il 7 settembre a Bologna. I cartelli per la fusione nucleare
e “nessun limite allo sviluppo” sono di Flavio Tabanelli

Per approfondimenti in retrospettiva

Cambiamenti climatici tra Atene e Berlino

Il nuovo governo greco, guidato dal partito conservatore Nuova Democrazia, promette di essere più servile del governo precedente verso i creditori della Grecia. Riconoscendo i nuovi padroni, il Premier greco Kyriakos Mitsotakis (foto) ha fatto visita a Berlino il 28 agosto per incontrare la Cancelliera tedesca Angela Merkel e, stando ai resoconti sui media greci, i due leader hanno concordato un “piano di investimenti verdi” per il 2020-2030 e un forum congiunto sugli investimenti che dovrebbe tenersi nel primo trimestre dell’anno prossimo.
L’entusiasmo del Premier Mitsotakis per gli investimenti ecologisti segue quello di Yannis Stournaras, Ministro del Tesoro, dopo esserlo già stato nel precedente governo di Nuova Democrazia guidato da Antonis Samaris nel 2014. La sua nomina è stata approvata dall’Official Monetary and Financial Institutions Forum, la banca centrale greca, la Banca d’Inghilterra e la Banca Centrale Europea, tutte coinvolte nel promuovere la cosiddetta finanza sostenibile per i cambiamenti climatici.
Esprimendo il cambiamento di clima politico introdotto ad Atene, Mitsotakis ha parlato del “sincero appetito di profondi cambiamenti strutturali” del proprio governo, che andranno perfino oltre le misure di austerità che continuerà ad adottare, su ordine dei creditori stranieri della Grecia. Ha detto di volere un “cambiamento paradigmatico” nei rapporti bilaterali con la Germania.
Nel mostrare la propria soddisfazione, la Signora Markel ha notato che “sono stati fatti molti progressi”, augurandosi un miglioramento del clima che renderà più facile alla Grecia rispettare i propri impegni (nei confronti di Bruxelles e delle banche).
Mitsotakis ha promesso che non “farà retromarcia” come il governo precedente e di assumersi la piena responsabilità per le riforme imposte alla Grecia, il che, ha detto ai giornalisti, darà al proprio governo “un importante vantaggio” rispetto ai precedessori.
Parlando di retromarcia, durante la campagna elettorale Mitsotakis aveva promesso di chiedere un allentamento della richiesta che la Grecia mantenga un surplus di bilancio primario del 3,5% sul PIL, del tutto irrealistico, per ripagare il debito. Ora dice che il proprio governo vuole ristabilire la “credibilità” nei confronti dei creditori, prima di sollevare la questione con loro in qualche data nel futuro. Si è anche impegnato a realizzare gli obiettivi concordati dal precedente governo per il 2019 e il 2020.
La sua strategia, ha detto, non è discutere la questione dell’enorme debito da ripagare e degli obiettivi fiscali, ma di parlare di “sfide per la crescita”. Come sia possibile parlare di crescita con oltre 300 miliardi di Euro di debito e mantenendo una politica di austerità draconiana, Mitsotakis non l’ha spiegato.

Un governo imposto dall’UE per impedire le elezioni ed imporre una manovra lacrime e sangue

di Liliana Gorini, presidente di MoviSol

Il nuovo governo Conte, sostenuto da PD, M5S e LEU, è stato imposto dall’UE per impedire il voto, ed imporre una manovra lacrime e sangue che il governo precedente non avrebbe approvato, e che era già stata bocciata chiaramente dal voto degli italiani alle elezioni europee. Per la quarta volta in sei anni, il PD va al governo senza essere stato eletto. Molti si chiedono come sia nata questa crisi, e come mai Matteo Salvini si sia “prestato” a renderla possibile. In realtà la crisi di governo era stata decisa ben prima dell’8 agosto, già col voto del M5S a favore della nuova Commissaria Europea Ursula von der Leyen, che aveva di fatto creato una maggioranza alternativa col PD, e di nuovo con l’incontro tra la von der Leyen e Conte a Roma il 2 agosto. Non a caso la maggioranza contro natura che si è venuta a creare nelle ultime due settimane viene definita “maggioranza von der Leyen” e il programma concordato tra PD e M5S, in particolare il cosiddetto “Green New Deal”,sembra una copia esatta del programma annunciato da Ursula von der Leyen dopo la sua elezione, e promosso dagli speculatori e miliardari di tutto il mondo, a partire da George Soros, per salvare il sistema finanziario sull’orlo del collasso creando l’ennesima bolla speculativa, dopo quella dei derivati, quella dei cosiddetti “climate bonds”.
I 26 punti del governo giallorosso sono un riflesso di questa nuova bolla speculativa nel nome del “clima”. Non è un caso che il punto 9 dei 10 annunciati da Di Maio al Quirinale come “imprescindibili”, ovvero la separazione bancaria, sia sparito misteriosamente e nei 26 punti concordati col PD si parli solo genericamente di “tutela del risparmio”. Il PD è da sempre il partito delle banche e degli speculatori, e come tale veniva definito dai Cinque Stelle fino a pochi mesi fa. Renzi, e i suoi accoliti in Commissione Finanze, sabotarono sistematicamente tutte le mozioni per Glass-Steagall che erano state presentate al Parlamento italiano, fin dall’incontro tra Renzi e la Merkel a Firenze.
Non dimentichiamo che la separazione bancaria, insieme ad una banca nazionale, era nel contratto di governo tra Lega e Cinque Stelle che l’UE ha fatto saltare, e che l’Italia è stato il primo paese del G7 ad aver aderito alla Nuova via della Seta, il marzo scorso, decisione che aveva provocato reazioni isteriche da parte dell’UE, da sempre contraria alla cooperazione con la Cina nel finanziamento di grandi progetti infrastrutturali. Tre punti, la separazione bancaria, una banca nazionale e la Nuova Via della Seta, per i quali il movimento di LaRouche e MoviSol si battono a livello internazionale da dieci anni, come ha ricordato Helga Zepp-LaRouche, presidente dello Schiller Institute e moglie del compianto economista americano Lyndon LaRouche, al recente convegno “L’Italia sulla Nuova Via della Seta” che si è tenuto lo scorso 13 marzo a Milano, su iniziativa di MoviSol e Regione Lombardia, due settimane prima che venisse firmato il memorandum d’intesa tra Italia e Cina sulla Belt and Road, ed a cui prese la parola anche il sottosegretario al MISE Michele Geraci, protagonista dell’intesa con la Cina.
Che il governo Conte che si accinge a chiedere la fiducia del Parlamento nasca per prendere ordini da Bruxelles è dimostrato anche dalla lista dei ministri, a partire dal ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, eurodeputato del PD molto apprezzato a Bruxelles e lodato dalla Lagarde (che sostituirà Draghi a capo della BCE). Come ha dichiarato oggi l’eurodeputato Marco Zanni, Gualtieri è tra gli autori del fiscal compact e del bail-in, ovvero il prelievo forzoso sui nostri conti correnti per salvare gli speculatori. Di Maio, agli Esteri, farebbe bene a imparare bene il nome del Presidente cinese Xi Jinping, non Ping, perché la Cina continuerà a svolgere un ruolo importante per l’economia mondiale, checché ne dicano a Bruxelles. L’unica buona notizia è che non c’è più Toninelli alle Infrastrutture, ma considerando i voltafaccia del PD pur di entrare a far parte del governo, non c’è da stupirsi se, pur avendo votato a favore della TAV, finirà per opporsi.

Un governo nato solo dal desiderio di evitare le elezioni, ben sapendo che Cinque Stelle e PD prenderanno una batosta non appena verranno indette, è destinato a durare ben poco, soprattutto tenendo conto delle contraddizioni tra i due partiti principali che lo compongono. La Lega ha già annunciato un’opposizione dura, e avendo ancora la presidenza di Commissioni importanti, come la Commissione Bilancio alla Camera e la Commissione Finanze al Senato, potrà bloccare o rendere difficile l’azione del governo.
Un’ultima considerazione sul giubilo dei “mercati” dopo l’annuncio dell’accordo tra PD e Cinque Stelle: ma se i governi si fanno per l’UE e per i mercati, invece che per i cittadini, che senso ha la sceneggiata di salire al Colle e giurare fedeltà alla Costituzione? Sarebbe più onesto formare i governi direttamente a Bruxelles e fare giurare i ministri su un derivato OTC o un climate bond.

Elezioni locali in Germania: indeboliti i partiti di governo

Le elezioni nei due Stati orientali del Brandeburgo e della Sassonia hanno fatto registrare forti perdite per i democristiani della CDU e per i socialdemocratici della SPD, una conseguenza non tanto delle considerazioni regionali degli elettori, ma piuttosto del malcontento generale verso quei due partiti. Se si tenessero ora le elezioni politiche, la CDU e la SPD non otterrebbero abbastanza voti per formare una coalizione di governo. Questo è uno dei due messaggi del voto di domenica 1 settembre.
L’altro messaggio interessante è che i Verdi, principali beneficiari della psicosi ambientalista/climatica indotta dai media nella parte occidentale della Germania, dove attualmente sono il secondo partito nei sondaggi, non riscuotono gli stessi favori nelle regioni orientali.
Il terzo messaggio è che il malcontento non è appropriatamente riflesso nel voto, perché nessun partito ha presentato una vera alternativa programmatica. Lo stesso partito Alternative für Deutschland, il grande vincitore delle elezioni, ha fatto campagna elettorale principalmente sul tema dell’immigrazione. AfD è giunto secondo nei due Stati, avanzando parecchio rispetto alle ultime elezioni, ma poiché tutti gli altri partiti hanno giurato di non fare mai alleanze con i “populisti di estrema destra”, la formazione di nuove amministrazioni regionali si rivelerà complicata dovendo coinvolgere tre partiti per ottenere la maggioranza di governo. Questo non è certamente un segno di stabilità politica. Governi di minoranza non hanno tradizione in Germania, per cui quest’opzione può essere scartata.
Le combinazioni più probabili sono Nero-Verde-Rosso (CDU-Verdi-SPD) in Sassonia col 48,4% e col 52,6% in Brandeburgo, oppure Rosso-Nero-Rosso (SPD-CDU-Linke) col 47% in Brandeburgo.
Il risultato finale di domenica in Sassonia: CDU 32,1% (-7,3%), AfD 27,5% (+17,8%), Linke 10,4% (-8,5%), Verdi 8,6% (+2,9%), SPD 7,7% (-4,7%). In Brandeburgo: SPD 26,2% (-5,7%), AfD 23,5% (+11,3%), CDU 15,6% (-7,4%), Verdi 10,8% (+4,6%), Linke 10,7% (-7,9%). (Nella foto una manifestazione di minatori contro la politica di decarbonizzazione, il cartello dice “noi viviamo del carbone”).

Non possiamo aspettare che si abbatta lo tsunami sul sistema finanziario

Il crollo del sistema finanziario globale è dietro l’angolo. Gli analisti discutono se sarà scatenato dallo scoppio della bolla dei corporate bond o da una crisi del debito sovrano come quella che si sta sviluppando in Argentina, il cui governo ha annunciato un “debt reprofiling” (altri lo chiamano insolvenza) e ha reintrodotto i controlli sui capitali – proprio quelli per cui Macri aveva stigmatizzato il precedente governo della Kirchner.

In previsione dello tsunami finanziario, i banchieri centrali pianificano denaro a pioggia (“helicopter money”) su una scala non mai vista prima (cfr. SAS 35/19). Qualcuno di loro è persino del parere che un collasso del sistema sarebbe opportuno per liberarsi di Trump, personaggio odiato da Wall Street e dalla City di Londra.

Trump ha commesso errori, come l’uso delle tariffe punitive (cosa diversa da quelle protezionistiche) nei confronti della Cina, e le pressioni sulla Fed per abbassare i tassi non sono la soluzione. Abbassare i tassi senza una riorganizzazione fallimentare del sistema finanziario significa continuare a gonfiare la bolla senza alcun effetto sull’economia reale. V’è invece bisogno delle quattro leggi di LaRouche: separazione bancaria, banca nazionale, programma di investimenti e volano scientifico-tecnologico.

Trump promise la separazione durante la campagna elettorale ma non l’ha fatta. Ha mantenuto la promessa sul programma spaziale e questo è molto buono. Ma non possiamo aspettare che arrivi lo tsunami per cambiare marcia e varare il resto delle quattro leggi. Trump dovrebbe farlo ora che i suoi nemici sono sulla difensiva (vedi sotto: “Il contro-golpe”).

Daniel Burke per la missione Luna-Marte

Daniel Burke, il candidato indipendente al Senato degli Stati Uniti sostenuto dal LaRouchePAC, ha dato il suo pieno sostegno alla missione Luna-Marte. Nel corso della conferenza dello Schiller Institute nel cinquantenario dello sbarco sulla Luna, ha incontrato il dott. Xing (nella foto con Daniel Burke e sua moglie), rappresentante del Consolato cinese a New York per la Scienza e la Tecnologia, che era tra i relatori ed ha sottolineato come lo sbarco sulla Luna nel 1969 sia stata una conquista “per tutto il genere umano” e che il futuro dell’esplorazione spaziale, da parte della Cina, degli Stati Uniti o qualsiasi altro paese, sarà ugualmente una conquista per tutto il genere umano.
Burke ha letto la seguente poesia di Robert Frost sull’esplorazione spaziale, tradotta per noi da Flavio Tabanelli:

Davvero i profeti predicono come mistici
E i commentatori s’attengon ai meri dati statistici

Con quale spirito incorrotto l’ingenua scienza
Continua a lanciar della prometeica semenza
Nostra sfida, da un atomuccio di roccia alterata,
Alla divina segretezza da lungo codice celata.

Con tal sfida nostr’alme tutte a Dio son pareggiate,
Ma già non dissi anzitempo, qual biblico vate,
Che sofferenti pel nostro pianetar senza sosta al Sole
Qualcosa avrem escogitato contra un guasto di tal mole?

Or che a noi da noi del peso il segreto è disvelato,
Tanto che, per quanto grande, ei poss’esser annullato,
Invano ai superni ingegneri rivolgiam lodi parecchie
Se tirar non possiamo il pianeta per le orecchie,

O pei suoi poli, o per la collottola trarlo a distanza,
E dir semplicemente che abbiamo avuto a bastanza
Dei cicli e delle costanze delle cose della Terra,
Ove, fuor’ di nascite e di òbiti, in un nulla ci si serra.

Benché l’Uom sia così, ancor, di scarsa vecchiezza,
Ora a nostro agio nella conquistata leggerezza
(È stata la gravità il nostro maggior castigo)
Ci farem trainare nel cosmico intrigo.

Il fattore LaRouche nelle elezioni presidenziali americane del 2020

Il 19 agosto, il Washington Times ha pubblicato un articolo intitolato “Il movimento di Lyndon LaRouche mette gli occhi sul 2020 nonostante la scomparsa del donchisciottesco candidato”. I lettori si saranno chiesti perché parlare di LaRouche adesso, quando i principali media hanno ripetuto fino alla noia che LaRouche fosse un personaggio insignificante, non essendo riuscito a ottenere risultati di rilievo nelle proprie campagne presidenziali.
Pur tentando di sminuirne l’influenza, l’autore dell’articolo ammette che LaRouche “non era un signor nessuno”, portando a esempio la sua campagna presidenziale nel 2000, quando ottenne oltre il 20% dei voti alle primarie dell’Arkansas. Inoltre, migliaia di persone l’hanno considerato un profeta. Hanno creduto ai suoi annunci del disastro finanziario alle porte e sostenuto le sue soluzioni per una complessa ristrutturazione bancaria e del sistema monetario, un sistema di treni a levitazione magnetica che collegasse le principali economie del mondo e un progetto mondiale per colonizzare Marte”. L’autore omette di raccontare che, a partire dal 1968, le previsioni economiche di LaRouche sono state le più accurate, come quando nel luglio 2007 denunciò lo scoppio imminente della bolla dei subprime, che avvenne nell’estate successiva, ed evita pure di menzionare che il LaRouche Political Action Committee (LPAC) denuncia che sta per scoppiare un’altra crisi globale a causa della mancata correzione degli errori che portarono al crac del 2008.
Egli nemmeno cita le proposte programmatiche per risolvere la crisi attuale, con le sue “Quattro leggi”. Esse consistono nella separazione bancaria (Glass-Steagall), nella politica creditizia hamiltoniana, nello sviluppo di una nuova piattaforma infrastrutturale e nel volano scientifico-tecnologico con l’energia di fusione e con l’esplorazione e la colonizzazione dello spazio. Queste proposte sono incorporate nel Nuovo Paradigma che sta emergendo attorno alla Belt and Road Initiative e alla discussione su un nuovo sistema monetario fondato da Stati Uniti, Russia, Cina e India.
Si può ipotizzare che l’intento dell’articolo sia di lanciare un avvertimento a certe forze che il lascito di LaRouche non è solo una presenza vivente nella politica statunitense, ma potrà svolgere un ruolo decisivo nelle elezioni del 2020. Esso cita la tesoriera di LPAC, Barbara Boyd, che afferma: “LPAC sarà estremamente attivo, perché consideriamo il 2020 un punto di svolta nella storia degli Stati Uniti”. Boyd afferma che LPAC si concentrerà “sul fronte politico, e cioè a far adottare dagli Stati Uniti le idee di LaRouche: industria moderna, moderne infrastrutture ed esplorazione dello spazio”. LPAC ha annunciato che sosterrà la candidatura di Daniel Burke (foto) nella corsa al Senato nel New Jersey. Burke sfida Cory Booker, sostenuto dalla leadership del partito democratico americano.
Il lettore più accorto saprà riconoscere che alcune delle iniziative programmatiche di LaRouche sono state riprese in qualche forma da Trump: per esempio la proposta di inviare un’astronauta femminile su Marte, che campeggiava sui manifesti della campagna elettorale di LaRouche nel 1988. Allora e in seguito, quel manifesto fu oggetto di dileggio da parte degli avversari di LaRouche. Recentemente si è speculato sull’influenza di LaRouche sull’amministrazione Trump. Uno che ne sa qualcosa è il vecchio amico del Presidente e artefice della sua vittoria elettorale, Roger Stone, che alla morte di LaRouche il 12 febbraio scorso, disse a un giornalista di “conoscere bene il pensiero straordinario e profetico” di LaRouche e che le idee di quest’ultimo avevano svolto “un importante ruolo dietro le quinte” nella vittoriosa campagna di Trump nel 2016.
Per questo i nemici temono che il lascito di LaRouche rimanga una forza potente negli Stati Uniti.

LaRouche su un nuovo sistema monetario basato su un “paniere di materie prime”

Quanto alla sostenibilità della proposta di Marc Carney di sostituire il dollaro con una valuta sintetica basata su un paniere di valute, Lyndon LaRouche scrisse nel 2000, in un documento dal titolo “Su un paniere di materie prime: commercio senza valute”, che “fino a quando il sistema dell’FMI e i suoi aspetti collegati esisterà nella sua forma attuale, il tentativo di ricorrere ad un ‘paniere di valute’ come sostituto per il tipo di ruolo svolto dal dollaro USA tra il 1945 ed il 1962 non è un rimedio ma una trappola”. “Qualsiasi combinazione di queste valute sarebbe un investimento sicuro tanto quanto lo era il Reichsmark tedesco ai primi di luglio del 1923”, ammonì LaRouche.
“La transizione deve basarsi su valori economici che esistono indipendentemente dall’attuale sistema del Fondo Monetario, e che continueranno a vivere anche quando tale sistema sarà defunto”, aggiunse.
LaRouche propose di creare un sistema monetario globale alternativo all’anarchia dei tassi fluttuanti, basato sull’input economico fisico reso possibile da fondi per lo sviluppo, stracciando “fino all’equivalente di 400.000 miliardi di dollari in titoli finanziari nominali esistenti in tutto il mondo”, a partire dai derivati OTC. “Lo scopo principale di tale riorganizzazione finanziaria e monetaria dovrà essere quello di ristabilire e mantenere livelli di occupazione, consumo e produzione, specialmente nelle categorie di produzione e consumo legate alle materie prime estrattive e alle fonti energetiche, e mantenere tassi di crescita netta, pro capite e per chilometro quadrato, nelle infrastrutture legate a tali materie prime”.
Riferendosi a una proposta del 1997 per un Fondo Monetario Asiatico, lanciata allora dal giapponese E. Sakikabara, LaRouche indicò che esso avrebbe potuto essere un modello promettente per la prima delle due fasi di questo approccio verso un nuovo sistema monetario, se “tale fondo non sarà solo una misura difensiva contro gli attacchi di guerra finanziaria da parte di hedge fund e simili speculatori” ma “si proporrà anche di promuovere le misure urgentemente necessarie di forme di investimenti nelle materie prime e altre migliorie in conto capitale a lungo termine tra le nazioni asiatiche” (vedi https://larouchepub.com/lar/2000/lar_commodities_2730.html).
Oggi LaRouche sarebbe quindi a favore della Banca Asiatica per gli Investimenti Infrastrutturali (BAII/AIIB), del Fondo della Via della Seta e di altri istituti di credito creati dalla Cina nel contesto della politica della Belt and Road Initiative, come esempi migliori di questa politica.

“Regime change” nella politica monetaria discusso a Jackson Hole

La riunione annuale dei banchieri centrali a Jackson Hole dal 22 al 24 agosto potrebbe essere ricordata come quella in cui si raggiunsero livelli di follia impensabili. Due proposte, una avanzata prima del vertice e una durante lo stesso, esemplificano tale follia: la proposta di BlackRock per un “regime change” in politica monetaria e la proposta di Mark Carney (foto), governatore della Banca d’Inghilterra, di sostituire il dollaro con una “Valuta di Riserva Sintetica”. Le due proposte si integrano nello schema di dittatura neomaltusiana globale perseguito dalla City di Londra o, se si preferisce, da quel che Lyndon LaRouche chiamava “nuovo impero britannico”.
BlackRock e Carney sono in prima linea nella promozione di una gigantesca “bolla verde” basata sulla riconversione dell’economia globale secondo politiche utopistiche “neutre in termini di emissioni di CO2” e perciò le proposte discusse a Jackson Hole devono essere viste come strumentali a tal fine.
La proposta di BlackRock consiste nel creare un’istituzione congiunta del governo e della banca centrale per mettere soldi direttamente nelle tasche di recettori privati e pubblici. Il documento stilato per il vertice di Jackson Hole la chiama “going direct” e proclama che essa sancirà la fine dell'”indipendenza” delle banche centrali. Uno degli autori, l’ex governatore della banca centrale svizzera Philippe Hildebrand, l’ha descritta come segue in un’intervista per Bloomberg: “Stiamo per assistere a un cambiamento di regime in politica monetaria più significativo di quello che abbiamo visto tra prima e dopo la crisi, una sfocatura delle attività e delle responsabilità monetarie e fiscali”.
Chi è sempre stato contrario all’indipendenza delle banche centrali e favorevole a un ritorno della sovranità del Governo e del Parlamento sulla politica monetaria non dovrebbe rallegrarsi. La proposta di BlackRock non porrà fine all’indipendenza delle banche centrali, ma di quella dei governi. La liquidità emessa non sarà diretta a impieghi produttivi ma a rifinanziare il debito, ora pari a milioni di miliardi, per cui il QE non è sufficientemente tempestivo (vedi https://www.washingtonpost.com/business/is-the-ecb-poised-to-fire-up-the-whirlybird/2019/08/20/5314a846-c319-11e9-8bf7-cde2d9e09055_story.html).
La seconda proposta, presentata da Carney in persona a Jackson Hole, prevederebbe la creazione di un “sistema multipolare” monetario “basato sul virtuale invece che sul fisico”, sul modello della “Libra” di facebook.com. Tale nuova valuta, denominata “Synthetic Hegemonic Currency” (SHC), “sarebbe al meglio emessa dal settore pubblico, forse tramite una rete di valute digitali delle banche centrali”.
“Una SHC potrebbe ridimensionare l’influenza dominante del dollaro americano nel commercio globale (…) L’influenza del dollaro sulle condizioni finanziarie globali potrebbe (…) declinare se attorno alla SHC si sviluppasse un’architettura finanziaria che ponesse fine al dominio del dollaro sui mercati del credito” (vedi https://www.bankofengland.co.uk/-/media/boe/files/speech/2019/the-growing-challenges-for-monetary-policy-speech-by-mark-carney.pdf?la=en&hash=01A18270247C456901D4043F59D4B79F09B6BFBC).
Si attendono reazioni da chi accusa la Cina di mire di dominanza mondiale.

Il mondo non ha bisogno della City di Londra, ma di Cina e Russia sì

Mentre il mondo entra in una recessione globale e i banchieri centrali complottano “soluzioni” al collasso finanziario che equivalgono ai sacrifici umani di massa, il G7 a Biarritz ha dimostrato ancora una volta di essere un organismo che inutile. Emmanuel Macron ha messo i cambiamenti climatici in cima alla scaletta, ricevendo una meritata accusa di “neocolonialismo” dal Presidente brasiliano Bolsonaro per la sua ingerenza sulla questione amazzonica. Se su questo tema la cancelliera tedesca Angela Merkel e il Premier britannico Boris Johnson si sono schierati con Trump contro Macron, essi hanno però bloccato la proposta del Presidente americano di allargare alla Russia il prossimo G7. Il vertice è più che altro sembrato una serie di incontri bilaterali, che hanno incluso il Ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif, il Presidente egiziano Al-Sisi e il Premier indiano Narendra Modi. Trump ha preferito incontrare Al-Sisi al posto di Angela Merkel.

Benché l’impulso di Trump verso la Russia sia positivo, le sue affermazioni sulla Cina rappresentano il vero problema. Su twitter.com il 23 agosto egli ha scritto: “Non abbiamo bisogno della Cina e, francamente, staremmo molto meglio senza di essa”. La fondatrice dello Schiller Institute Helga Zapp-LaRouche ha commentato che è semplicemente e oggettivamente sbagliato pensare che gli Stati Uniti d’America, se non il mondo intero, possano risolvere i propri problemi economici senza la Cina e la sua Belt and Road Initiative, come è altresì oggettivamente impossibile risolvere i problemi strategici del mondo senza la Russia.

Attorno a Trump sono attivi innumerevoli punti di pressione e manipolazione su questi temi, che devono essere eliminati per sganciare il Presidente e la sua Amministrazione dalla traiettoria attuale, che è estremamente pericolosa, e sarà devastante per gli Stati Uniti, in generale, e per la rielezione di Trump, in particolare. Si tratta di una traiettoria esattamente opposta a quella indicata da Lyndon LaRouche con la proposta delle “Quattro Potenze” – cooperazione tra Stati Uniti, Cina, Russia e India – per fermare ed estinguere la politica dell’Impero Britannico fatta di guerre e saccheggio, e costruire un nuovo ordine mondiale basato sulla scienza e sulla cultura classica.

La forza trainante dietro la dinamica strategica delle ultime settimane è l’accelerazione del processo di bancarotta del sistema finanziario globale. Le élite finanziarie tramano alla luce del sole un “regime change nella politica monetaria” che farebbe impallidire la misura dei 17 mila miliardi di dollari di salvataggi finora operati sotto il nome di Quantitative Easing.

Tuttavia, nemmeno tale “regime change” funzionerebbe. Solo la riorganizzazione fallimentare del sistema, con il ripristino del Glass-Steagall Act (separazione bancaria) e relative misure, potrà funzionare e allontanare il pianeta dall’attuale, suicida traiettoria (nella foto, una manifestazione del LaRouchePAC a Washington per il ripristino della legge Glass-Steagall).

Ma qual è la politica americana verso la Cina e Hong Kong?

Di fronte a quella che i cinesi definiscono una “rivoluzione colorata” a Hong Kong, che si aggiunge al tira e molla dei negoziati commerciali tra Stati Uniti e Cina, e alle accuse di “aggressione imperiale” della Cina con la Nuova Via della Seta, aumenta la legittima preoccupazione di Pechino su chi decida veramente la politica di Washington nei proprii confronti.
La questione di Hong Kong fornisce un indizio su quello che sta accadendo. Molte personalità americane di entrambi i partiti e quasi tutti i media, attaccano il Presidente Trump per non aver adottato una linea dura contro la Cina, relativamente alla gestione delle proteste. Su iniziativa di alcuni membri dell’Amministrazione, come il consigliere per la Sicurezza Nazionale John Bolton e il Segretario di Stato Mike Pompeo, si sono moltiplicate le minacce contro il governo cinese se dovesse intervenire a Hong Kong.
Due promotori della crociata anticinese, il senatore repubblicano Rubio e il senatore democratico Ben Cardin, hanno presentato un disegno di legge che minaccia di togliere a Hong Kong lo status commerciale speciale con gli Stati Uniti se le forze armate di Pechino intervenissero per reprimere le sempre più violente proteste. Un alto funzionario del Dipartimento di Stato presso il consolato americano a Hong Kong è stato colto sul fatto mentre incontrava i capi della rivolta, e l’ormai famigerato National Endowment for Democracy ha ammesso di aver fornito quasi 2 milioni di dollari per promuovere le proteste. I cinesi hanno risposto duramente, definendo la rivolta l’inizio di una “rivoluzione colorata” attizzata dagli Stati Uniti.
Eppure, mentre sono in corso queste pesanti ingerenze di enti americani, il Presidente Trump ha tenuto a precisare che si tratta di una “questione interna”, non sembrando incline a intervenire. Su twitter.com ha affermato di avere “ZERO dubbi” che il Presidente Xi possa agire “rapidamente e umanamente per risolvere il problema di Hong Kong”.
Una spaccatura simile nell’Amministrazione di Trump si ha anche sui colloqui commerciali. Dopo una conversazione telefonica tra i rappresentanti americano e cinese del 12 agosto, Trump ha annunciato che rinvierà l’imposizione di nuovi dazi per 300 miliardi di dollari di prodotti cinesi, riferendosi a quello che ha definito “un ottimo colloquio ieri… una telefonata molto produttiva”. Un funzionario cinese ha detto che si spera che “gli Stati Uniti incontreranno la Cina a metà strada” e che si cercano “soluzioni accettabili per entrambe le parti con il dialogo e la consultazione”. Stando a vari resoconti, quasi tutti i funzionari del gabinetto di Trump si oppongono a nuovi dazi, ma il rappresentante commerciale Navarro e lo stesso Trump li hanno caldeggiati; quest’ultimo, poi, ha ribaltato la propria posizione. Sarebbe certamente di grande beneficio per tutti se Xi e Trump parlassero di persona per superare l’impasse.
Chiaramente, questi problemi vanno affrontati in una prospettiva strategica superiore, che vada oltre il gioco a somma zero della geopolitica, secondo il quale se uno vince, l’altro perde. Donald Trump ha creato un rapporto con Xi Jinping basato sulla verifica del punto di vista cinese che possa invece esservi un risultato “win-win” per tutti. Dovrà muoversi su questa base.

Sconfitto in Argentina il presidente liberista Macri

L’Argentina si è svegliata la mattina del 12 agosto per apprendere che il Presidente liberista Mauricio Macri (nella foto con Obama) aveva subìto un’umiliante sconfitta alle elezioni preliminari del giorno prima, note con l’acronimo di PASO. La coalizione del Fronte per Tutti, con il candidato presidenziale peronista Alberto Fernández e la candidata alla vicepresidenza, ed ex Presidente, Cristina Fernández de Kirchner, ha ottenuto il 47,7% dei voti mentre la coalizione di Macri (Tutti per il cambiamento) solo il 32%. Il PASO non è un’elezione vincolante, ma serve a dare un quadro del sentimento degli elettori in vista del primo turno delle elezioni presidenziali del prossimo 27 ottobre e a sfrondare i candidati che non ricevono voti a sufficienza.
La sconfitta di Macri ha lasciato i mercati di stucco. Le azioni delle banche e delle imprese argentine a Wall Street hanno subìto pesanti crolli, fino al 50%; il peso è crollato del 42% arrivando a 61 contro un dollaro, un minimo storico, mentre i tassi di interesse sono schizzati all’incredibile valore del 72%. L’instabilità della valuta e del mercato è continuata mentre gli speculatori e i fondi d’investimento hanno ritirato i capitali dal Paese, provocando un’emorragia di riserve. La stampa finanziaria internazionale ha gridato alla “catastrofe” in Argentina, ammonendo che la “sconfitta shock” di Macri potrebbe portare al ritorno al “populismo”, parola in codice per il complesso di azioni comprendenti il protezionismo, i controlli sui cambi e la politica anti-austerità promossa dai precedenti governi della Kirchner.
Macri, i cui sondaggisti prevedevano un testa a testa o, al massimo, una perdita di pochi punti percentuali, è rimasto così destabilizzato dall’esito delle consultazioni che ha dato la colpa ai “Kirchneristas” per il caos sui mercati seguito al voto, esaltando i risultati economici del suo governo. Ma la realtà è che la sua sconfitta è dovuta proprio alla politica liberista dettata dal Fondo Monetario Internazionale (FMI), che ha provocato la peggiore crisi economica nel Paese dal 2001, con tensioni sociali e rabbia popolare. L’austerità brutale, con tagli al bilancio, aumenti astronomici delle bollette e dei prezzi dei trasporti, riduzione dei servizi sociali, ha colpito duramente le classi medie e quelle meno abbienti, aumentando il tasso di povertà fino al 35%, dal 28% che era, quando Macri assunse il mandato nel dicembre 2015.
Anche se si lamenta sempre della “dura eredità” che gli è stata lasciata dall’ex Presidente Cristina Fernández, la verità è che sarà il successore di Macri (molto probabilmente Alberto Fernández), a ereditare la “trappola del debito” costruita dal FMI. Durante i tre anni e mezzo della propria presidenza, Macri ha aumentato il debito estero dell’Argentina di 100 miliardi di dollari, 57 dei quali rappresentano il pacchetto di “aiuti” del FMI, facendo dell’Argentina il Paese più indebitato dell’America Latina. Il 13 agosto il quotidiano Clarín ha riferito che Macri ha chiesto al Tesoro americano un altro prestito di 20 miliardi di dollari per reagire all’instabilità finanziaria e valutaria nel Paese. Alberto Fernández ha detto che intende rinegoziare il prestito condizionale del FMI e che non v’è modo che il proprio governo possa pagare quel debito alle condizioni di austerità pretese dal Fondo.

La crisi di governo italiana è stata decisa a livello dell’UE

Matteo Salvini e la Lega hanno formalmente sfiduciato il governo Conte, ma la crisi di governo italiana è stata in realtà provocata da decisioni prese a livello dell’UE. Già a metà luglio, quando i Cinquestelle permisero, con i loro voti decisivi, l’elezione di Ursula von der Leyen a presidente della Commissione, si subodorava l’accordo in fieri con il PD. L’accordo, secondo voci della City di Londra, è stato poi affinato con la visita di von der Leyen a Conte il 2 agosto. L’analista finanziario Mauro Bottarelli ha scritto su Business Insider: “Per molti inquilini delle sale trading londinesi, l’atto finale del governo giallo-verde si sarebbe compiuto il 2 agosto, quando Ursula von der Leyen ha fatto visita a Giuseppe Conte a Palazzo Chigi in seno al suo tour post-elezioni. Non a caso, la prima minaccia diretta ed esplicita alla tenuta dello stesso governo, il ministro Salvini l’ha avanzata due giorni dopo, il 4 agosto”.
Salvini ha dunque reagito a un biscotto che si stava confezionando alla luce del sole. Il cambiamento di regime a Roma prevederebbe un’alleanza tra le forze che votarono per la von der Leyen al Parlamento Europeo (quindi Cinquestelle, PD e Forza Italia). Una coalizione improbabile, ma gli sponsor della von der Leyen a Berlino, Parigi e Bruxelles sono disposti a tutto.
Ci riusciranno? Staremo a vedere che cosa accadrà dopo che Conte si sarà presentato al Parlamento il 20 agosto. Di fatto, la crisi tra i due partner di governo è motivata da una profonda divisione sulla politica europea, come hanno spiegato il portavoce per gli esteri della Lega Marco Zanni (nella foto ad una conferenza dello Schiller Institute) e il presidente della Commissione Bancaria al Senato Alberto Bagnai in un’intervista radiofonica il 9 agosto. Secondo Bagnai, Conte avrebbe deliberatamente tenuto il Parlamento e i membri leghisti del governo all’oscuro degli importantissimi negoziati sulla riforma del Meccanismo Europeo di Stabilità.
Inoltre si sospetta che un elemento importante del complotto dell’UE sia la determinazione a evitare assolutamente che il Commissario dell’ UE promesso all’Italia vada a un leghista. In effetti, un commissario di peso potrebbe essere di grande intralcio all’agenda maltusiana radicale esposta dalla von der Leyen il giorno della sua investitura.
In un’intervista per la rivista americana EIR, l’economista italiano Nino Galloni ha spiegato che “Il movimento Cinquestelle ha sempre presentato, in economia, due anime contraddittorie: quella postkeynesiana (che nella mia rielaborazione è molto vicina alle idee di LaRouche e che si può definire della crescita responsabile); quella della decrescita e dell’ambientalismo main stream”. (vedi https://larouchepub.com/eiw/public/unlisted/2019/eirv46n32-20190816/kvieji0939WJSRPWUFh7/4632-italian_economist_good_finance.html).

La fine del sistema neoliberista: non è colpa della Cina!

Mentre si moltiplicano i segni di un’imminente “recessione globale”, il consenso quasi unanime sui media è che la causa principale della crisi sarebbe nella “guerra commerciale” tra Cina e Stati Uniti o, detto in altri termini, nella tendenza imperiale cinese rappresentata dalla Iniziativa Belt and Road (BRI), unita all'”incompetenza” e “impulsività” di Trump. Invece di riconoscere la natura sistemica della crisi, questa analisi punta a proteggere gli assiomi neoliberisti della politica economica esistente, anche se tali assiomi si sono dimostrati pericolosamente fallimentari e al contempo una minaccia all’esistenza stessa della società.
Dovremmo prima di tutto liberarci dalla falsa spiegazione secondo la quale la Cina sarebbe responsabile dell’aumento del debito e avrebbe teso una “trappola del debito” alle nazioni che hanno aderito alla BRI. Di fatto, il debito della Cina è principalmente nella forma di credito destinato ad attività economiche fisiche, con enfasi sugli avanzamenti scientifici che producono nuove tecnologie e sulla costruzione di una piattaforma moderna di infrastrutture che migliorino la produzione globale e il commercio. Per i Paesi dell’Asia e dell’Africa nei quali la Cina investe non si tratta di una “trappola del debito” ma dell’attesa infusione di crediti che li liberi dalla condizione coloniale imposta loro dall’attuale sistema finanziario. Ironicamente, coloro che promuovono il concetto di “trappola del debito” ignorano le migliaia di miliardi di dollari di debito creati dal Quantitative Easing e via dicendo, per salvare gli istituti finanziari falliti, sostenere il valore nominale di titoli privi di valore reale e la politica di austerità imposta dal FMI e dalle banche centrali, che impedisce che il credito venga destinato a settori produttivi, conducendo a problemi di debito sistemico (vedi per esempio il caso dell’Argentina).
Inoltre, il calo della produzione manifatturiera nelle economie transatlantiche, che è la causa della crescita vicina allo zero e perfino della contrazione economica, come in Germania nel secondo trimestre, è stato dettato dalla politica del “mercato” che ha promosso la delocalizzazione verso economie dominate da forza lavoro a basso costo e ha costretto le capacità industriali rimanenti a produrre per l’esportazione. Ciò ha prodotto livelli sempre inferiori di potere d’acquisto per coloro che hanno perso il posto di lavoro nell’industria. Il risultato è che le famiglie che prima avevano salari decenti ora sono costrette a vivere indebitandosi.
Questa realtà non è stata imposta dalla Cina, ma dagli interessi finanziari che ruotano intorno alla City di Londra, a Wall Street e Bruxelles, che usano crediti a basso costo o a costo zero dalle banche centrali per speculare in derivati e in altri strumenti di “innovazione finanziaria”, o consentono alle grosse società di acquistare le proprie azioni. La bolla speculativa che ne deriva non è certo un segno di prosperità, ma il frutto marcio che cade dall’albero malato.
La soluzione è porre fine all’attuale sistema liberista e imperiale e alle sue bolle speculative, e costruire l’economia reale. A questo fine la prospettiva di sviluppo della Cina è parte della soluzione, non il problema. (Nella foto Helga Zepp-LaRouche, presidente dello Schiller Institute, Liliana Gorini, presidente di MoviSol, Claudio Celani dell’EIR e il sottosegretario Michele Geraci al convegno sulla Nuova Via della Seta tenuto da Movisol e Regione Lombardia a Milano lo scorso marzo).

Il bazooka delle banche centrali e le destabilizzazioni non salveranno il sistema

Il rapporto della Camera dei Lord intitolato “Politica Estera Britannica in un Ordine Mondiale in Cambiamento”, pubblicato nel dicembre 2018 , prende di mira quattro nazioni per azioni di intervento e destabilizzazione: Cina, Russia, India e Stati Uniti d’America. Si tratta esattamente delle quattro potenze che Lyndon LaRouche identifico come le uniche che, se alleate, avrebbero il potenziale economico non soltanto per sopravvivere al collasso del sistema finanziario, ma anche per emergere da tale collasso a un livello superiore di produttività e di cultura.

In coerenza con la strategia imperiale britannica, questi quattro Paesi sono ora oggetto di tentativi di destabilizzazione: la Cina, con la rivolta in stile “rivoluzione colorata” a Hong Kong; l’India, con la trappola del Kashmir, boccone avvelenato lasciato dai coloni di Sua Maesta che potrebbe innescare una guerra tra India e Pakistan in una regione attraversata da un importante corridoio della Belt and Road; la Russia, dove il gruppo dell’oppositore di Putin Novalny, foraggiato dall’Occidente, ha inscenato manifestazioni non autorizzate con gli inevitabili arresti sbattuti in prima pagina sui media occidentali; infine gli Stati Uniti, dove la campagna per rovesciare Trump, fallito il tentativo del Russiagate, ora ha imbastito il tentativo di bollarlo come razzista nella speranza di impedirne la rielezione.

Lo sfondo di queste varie destabilizzazioni e il crollo accelerato del sistema finanziario in bancarotta. All’orizzonte si profila una crisi di liquidità generata da un debito globale che dev’essere rifinanziato a breve termine sullo sfondo di un’incipiente recessione globale. Le banche centrali si apprestano a riesumare gli unici attrezzi che hanno a disposizione, e cioè pompando denaro nel sistema mentre allo stesso tempo ne distruggono il valore con i tassi negativi. Ciò non farà che peggiorare il problema, colpendo non solo i risparmiatori e le imprese ma anche le stesse banche che si intende soccorrere.

Non funzionerà nemmeno il tentativo di creare una nuova, gigantesca bolla, incanalando gli investimenti nell'”Economia verde”. Esso va comunque fermato perché porterà alla deindustrializzazione.

L’anniversario della fine degli accordi di Bretton Woods, il 15 agosto 1971, ci fa riflettere sull’origine degli attuali problemi economici, come Lyndon LaRouche capì già quarantotto anni fa. Contrariamente a quanto sostengono alcuni, che lo confondono con il gold standard britannico, il sistema di Bretton Woods era fondamentalmente un sistema di credito in cui l’oro era il riferimento per le parità monetarie stabilite tra il dollaro e le altre valute mondiali, parità che potevano essere aggiustate per decisione sovrana sulla base di valori economici reali. Il sistema bancario era regolato e offriva protezione agli istituti emittenti credito per le imprese e per le famiglie, vietando alle banche di deposito di svolgere attività di trading. Anche le scommesse dei derivati erano vietate. La soppressione del sistema di Bretton Woods e, in seguito, della regolamentazione bancaria, ha permesso la privatizzazione del potere di creazione di denaro e di credito, togliendo sovranità economica ai governi e affidandola ai mercati finanziari. E giunta l’ora di disfare questo potere.

Xinhua cita lo Schiller Institute sul ruolo britannico nelle rivolte a Hong Kong

Un articolo dell’agenzia cinese Xinhua in lingua inglese, che cita anche altri esperti francesi, scrive: “Christine Bierre, direttrice del settimanale Nouvelle Solidarité ed esperta dello Schiller Institute in Francia, ritiene che quello che sta accadendo a Hong Kong sia chiaramente un tentativo di rivoluzione colorata sostenuto dai neoconservatori negli Stati Uniti. Ma svolge un ruolo anche il Regno Unito, una ex potenza coloniale (…) questa destabilizzazione avviene… proprio mentre gli Stati Uniti sono impegnati in un braccio di ferro con la Cina sul commercio e la politica monetaria”. (Nella foto Christine Bierre durante una recente missione di fact finding in Cina, al centro della foto).

Corbyn chiede un voto di sfiducia ed elezioni anticipate per fermare la Brexit senza accordo

Il leader laburista Jeremy Corbyn ha annunciato giovedì che intende chiedere un voto di sfiducia per il governo di Boris Johnson quanto rientrerà il Parlamento in settembre, al fine di impedire l’intenzione di Johnson di attuare la Brexit il 31 ottobre senza un accordo con l’UE che sostituisca la politica esistente su commercio, investimenti, viaggi ed altri rapporti tra il Regno Unito e i paesi dell’UE. Corbyn fa appello a tutti i parlamentari affinché sostengano un governo laburista ad interim che proroghi la scadenza del 31 ottobre per la Brexit, proponga un nuovo referendum e indica nuove elezioni.
La coalizione di Johnson ha solo un seggio di maggioranza, e molti Tories potrebbero votare contro Boris per fermare la Brexit senza accordo.
Non è chiaro se i laburisti vincerebbero alle elezioni politiche, anche se avrebbero vinto se il voto ci fosse stato durante l’odiato governo della May.

La crisi di governo manovrata dall’UE

La fine del governo italiano è stata decisa all’incontro tra Conte e la Commissaria UE Ursula von der Leyen il 2 agosto. Lo afferma l’analista finanziario Mauro Bottarelli, le cui fonti sono nella City di Londra, in un articolo su Business Insider: “Per molti inquilini delle sale trading londinesi, l’atto finale del governo giallo-verde si sarebbe compiuto il 2 agosto, quando Ursula von der Leyen ha fatto visita a Giuseppe Conte a Palazzo Chigi in seno al suo tour post-elezioni. Non a caso, la prima minaccia diretta ed esplicita alla tenuta dello stesso governo, il ministro Salvini l’ha avanzata due giorni dopo, il 4 agosto”.
In realtà l’accordo c’era già quando i Cinque Stelle hanno deciso di votare per la von der Leyen al Parlamento Europeo, un voto decisivo per la sua elezione. L’accordo col Partito Democratico si basava sull’agenda dell’UE sul clima. La von der Leyen è solo esecutrice di decisioni che erano state prese ai più alti livelli a Bruxelles, Parigi e Berlino.
Nell’ambito di questo scenario, il Senato ha votato il 13 agosto contro la proposta della Lega di discutere e votare la sfiducia a Conte il 14 agosto. La cosiddetta “maggioranza Ursula” ha stabilito invece che il 20 agosto Conte riferirà in Parlamento. E’ stato il segnale della nuova “alleanza contro natura” tra i grillini e il Partito Democratico.

La disperazione dell’oligarchia finanziaria anglo-americana dietro la spinta per cambiare i regimi e per l’ecoterrorismo

Mentre tutto indica che andiamo verso un nuovo crac finanziario, peggiore di quello del 2008, l’oligarchia finanziaria anglo-americana cerca di impedire i progressi della Nuova Via della Seta prendendo di mira Cina e Russia, e di utilizzare la frode dei cambiamenti climatici per convincere la gente ad accettare passivamente un’austerità radicale e la riduzione della popolazione. Nella consueta videoconferenza, Helga Zepp-LaRouche ci spiega che cosa si nasconde dietro le rivolte a Hong Kong. le tensioni tra India e Pakistan, le manifestazioni a Mosca e la mobilitazione sul clima che assume forme radicali di terrorismo e odio contro la società industriale.
Ma c’è un’alternativa, un accordo tra le quattro potenze, che includa la cooperazione nella ricerca spaziale, e l’adozione delle quattro leggi di LaRouche, a partire dal ripristino della legge Glass-Steagall.

L’oligarchia finanziaria ammette spudoratamente “l’ascesa dell’autoritarismo è inevitabile”

Questo è il titolo di un articolo su Liberation di Dennis Meadows, autore dell’omonimo rapporto del 1972 sui “pericoli della crescita”. Se qualcuno si chiede come sia possibile formare davvero in Italia l’ennesimo governo tecnico che imponga le misure di austerità draconiane volute dell’Unione Europea e dalla BCE, magari ricorrendo alla cosiddetta “maggioranza Ursula”, ovvero l’inciucio tra Partito Democratico e grillini che ha condotto alla nomina di Ursula von der Leyen, la risposta è in questo articolo. L’oligarchia finanziaria, ormai in bancarotta a causa della bolla speculativa che supera 12 volte il PIL mondiale, punta tutto sui “climate bonds” e sulla nuova bolla, quella creata dai fautori dell’isteria sul clima, finanziati da speculatori miliardari quali John Paul Getty, Warren Buffett, George Soros. Gli stessi che promuovono il “cambio di regime” in Russia, Cina e ora, a quanto pare, anche nel nostro paese, colpevole di aver votato chiaramente alle scorse europee contro i diktat dell’Unione Europea.
Così scrive Meadows su Liberation “dobbiamo ammettere che le democrazie non risolvono i problemi esistenziali del nostro tempo: perturbazioni climatiche, riduzione delle riserve energetiche, erosione del suolo, allargare il divario tra ricchi e poveri, ecc. Per questo dovremmo ridurre le libertà individuali? Questa domanda implica che la società ha la capacità di anticipare e apportare cambiamenti proattivi. Non vedo alcuna prova di ciò. Le libertà individuali sono già limitate e penso che questa tendenza continuerà inevitabilmente. Ciò non risolverà i problemi che causano il caos, ma aumenterà principalmente il potere politico a breve termine e la ricchezza finanziaria di coloro che sostengono misure autoritarie.”
La risposta a questa deriva autoritaria, nel nome del clima, resta quella proposta dall’economista LaRouche: le 4 leggi di LaRouche, prima tra tutte la legge Glass-Steagall, ovvero la netta separazione tra banche commerciali e banche d’affari, che mandi in bancarotta gli amici speculatori della von der Leyen e rilanci l’economia reale, tra cui i grandi progetti infrastrutturali della Nuova Via della Seta e la ricerca spaziale.

Liliana Gorini, presidente di MoviSol

https://www.liberation.fr/france/2019/07/29/dennis-meadows-scientifique-coauteur-du-rapport-meadows-1972-sur-les-dangers-de-la-croissance-la-mon_1742741

Antonella Banaudi canta un’aria di Verdi nel La verdiano (La=432 Hz)

Per Ferragosto, un dono speciale ai nostri lettori. La rinomata soprano Antonella Banaudi canta l’aria di Odabella, nell’Attila di Verdi, alla Casa Verdi (e non in Ticino come indicato dal video) nelle due accordature, quella alta odierna, e quella voluta da Giuseppe Verdi nel 1884, LA=432 Hz. La Banaudi collabora da molti anni con lo Schiller Institute, ha partecipato a sue conferenze sul La verdiano anche a Parigi e in Svizzera, dove ha dato lo stesso esempio per far sentire la differenza di timbro tra le due accordature, ha parlato a conferenze dello Schiller Institute in Germania (vedi foto) ed è stata più volte negli Stati Uniti per dare dei master class sull’opera, tra cui il Don Giovanni di Mozart, progetto fortemente voluto dal compianto economista e scienziato Lyndon LaRouche. Ecco di seguito il video dell’aria di Odabella:

Le rivolte a Hong Kong: l’ennesimo gioco di potere?

Il mondo è rimasto colpito dal livello di violenza raggiunto in quelle che inizialmente erano manifestazioni pacifiche contro il tentativo di introdurre a Hong Kong una legge sull’estradizione seguendo un progetto del Capo Esecutivo di Hong Kong Carrie Lam (foto), che ha deciso di imporle nonostante l’opposizione del mondo produttivo, sia locale sia sulla terraferma, timoroso della reazione pubblica. Il caso specifico riguardava una persona che aveva commesso un omicidio a Taiwan ed era fuggita a Hong Kong, dove la Lam voleva che tornasse a Taiwan per essere processata.

Nonostante che Pechino non c’entrasse affatto, ben presto vi sono state manifestazioni sulla spinta del timore che la nuova legge sarebbe stata usata dal governo cinese per estradare i dissidenti. Sotto l’egida di “un Paese, due sistemi” con cui la Cina governa Hong Kong, tali questioni giudiziarie sono esclusiva prerogativa delle autorità di Hong Kong.

Ma le proteste si sono presto trasformate in scontri violenti tra la polizia e alcuni piccoli gruppi di dimostranti, chiaramente predisposti. Alle manifestazioni si è cominciato a chiedere l’indipendenza di Hong Kong e sono spuntate bandiere americane. Negli scontri con le forze dell’ordine sono rimasti feriti sia poliziotti sia dimostranti. I dimostranti sono riusciti a introdursi nell’edificio del Parlamento, mettendolo a ferro e fuoco.

Il governo cinese inizialmente si è limitato a chiedere la fine delle violenze ed esprimere sostegno per Carrie Lam. Tuttavia, le dichiarazioni dell’allora Ministro degli Esteri britannico Jeremy Hunt, che criticava la condotta della polizia di Hong Kong, e del Segretario di Stato americano Mike Pompeo, che ha incontrato a Washington alcuni leader dell’opposizione, hanno ricevuto una dura risposta da parte di Pechino. A un normale briefing per la stampa il 31 luglio, la portavoce del Ministero degli Esteri cinese Hua Chunying ha definito le manifestazioni “tutte opera degli Stati Uniti”.

Il 2 agosto il consigliere di Stato Yang Jiechi è stato ancor più specifico, accusando gli Stati Uniti ed altri di fomentare le rivolte organizzando incontri con personalità ostili alla Cina e sostenendo il comportamento dei manifestanti estremisti e violenti. Yang Jiechi ha esortato i governi occidentali a rispettare “le norme di base dei rapporti internazionali” e “astenersi dall’interferire negli affari di Hong Kong”.

Sta di fatto che Hong Kong è stata per troppo tempo una colonia britannica e l’influsso di Londra rimane ancora una forza con cui bisogna fare i conti sull’isola. Il Presidente americano Trump, dal canto suo, ha chiesto ai funzionari della propria Amministrazione di non esercitare pressioni sulla Cina a proposito di Hong Kong, e il 1 agosto ha dichiarato ai giornalisti che i cinesi devono affrontare queste situazioni per conto proprio e “non hanno bisogno di consigli”. Alcuni giorni prima aveva dichiarato pubblicamente che il Presidente Xi ha sempre agito “molto responsabilmente” nell’affrontare le proteste. Tuttavia, i neoconservatori a Washington sono intenti a minare il possibile solido rapporto di lavoro tra Xi e Trump e questo potrebbe avvelenare i rapporti bilaterali ancora per qualche tempo.

Nino Galloni all’EIR sulla crisi di governo, isteria climatica e decrescita: “Salvini non aveva altra scelta”

In un’intervista che verrà pubblicata sul numero 32 del settimanale americano EIR che uscirà la prossima settimana (qui il link:  https://larouchepub.com/eiw/index.html ), Nino Galloni svolge alcune considerazioni sulla situazione politica, ritenendo che Salvini non abbia avuto altra scelta che aprire la crisi di governo. „Penso che Salvini abbia realizzato che non può fare la riforma fiscale senza tagli alla spesa pubblica che sarebbero deleteri“, ha dichiarato il noto economista. „Quindi preferisce capitalizzare adesso il consenso che ha piuttosto che rischiare di comprometterlo con la mancata promessa di qualcosa. Per salvare questa alleanza occorrerebbe che Salvini avesse garanzie di collaborazione da parte della componente moderata e tecnicoide del governo stesso… un po’ difficile…“

Nell’intervista, Galloni parla di politica di investimenti, isteria climatica e ambientalismo serio, rilevando che „il movimento 5Stelle ha sempre presentato, in economia, due anime contraddittorie: quella postkeynesiana (che nella mia rielaborazione è molto vicina alle idee di LaRouche e che si può definire della crescita responsabile); quella della decrescita e dell’ambientalismo main stream.“ Questa seconda anima è consona del nesso tra politiche malthusiane di riduzione della popolazione e della „finanza ultraspeculativa“. A questo disegno dei poteri forti transnazionali „occorre contrapporvi un progetto politico che metta l’umanità ed un suo riscoperto rapporto con la Natura al centro, abbandonando altresì il modello che vede la Natura al centro da sola“. Galloni definisce „non saggia“ la decisione del ministro dell’ambiente Costa di stringere un partenariato col governo britannico sull’agenda climatica.

(Nella foto Nino Galloni durante un suo intervento ad una conferenza dello Schiller Institute a Francoforte sul Meno).

Lo Schiller Institute visita lo Xinjiang

Guerre commerciali, il caso Huawei, disordini a Hong Kong e ora la repressione nello Xinjiang; la propaganda mediatica angloamericana usa ogni possibile fianco per cercare di bloccare l’ascesa della Cina a potenza mondiale. Riguardo all’ultima situazione, da mesi circolano fake news su presunti milioni di musulmani uiguri imprigionati e sottoposti a torture, lavaggio del cervello e persino espianto di organi nella provincia autonoma uigura dello Xinjiang (XUAR).

Per rispondere alla propaganda e far conoscere la politica cinese nei confronti delle minoranze etniche e la politica antiterroristica nella provincia, un gruppo di otto osservatori, tra cui Christine Bierre (al centro nella foto) in rappresentanza dello Schiller Institute francese, ha preso parte a una missione di fact-finding dal 7 al 14 luglio. Ai seminari organizzati per la delegazione a Pechino, Lanzhou e Urumqi, ci si è confrontati con la tradizione cinese di stato centralizzato, ma multietnico e multireligioso, che risale a cinquemila anni fa, nel quale le minoranze godono degli stessi diritti della maggioranza di etnia Han (92%). Le pratiche culturali e religiose sono protette dal governo nella misura in cui non fomentano il separatismo e l’estremismo. Solo nello Xinjiang sono presenti circa 25.000 moschee, mentre la Cina conta venti milioni di musulmani praticanti, cento milioni di buddisti e altrettanti cristiani.

 Xu JIanying, all’Isitituto delle Terre di Confine all’Accademia Cinese delle Scienze Sociali ha descritto “l’estremismo religioso, il separatismo e il terrorismo” come i principali problemi della Cina odierna, individuando nello “sviluppo economico” la soluzione alla radice dei problemi. In effetti, Christine Bierre ha potuto constatare un miglioramento significativo nell’infrastruttura dei trasporti sia nella provincia di Gansu sia in quella dello Xinjiang, parallelamente ai programmi di alleviamento della povertà messi in campo.

Contrariamente a quanto racconta la propaganda occidentale, le autorità dello Xinjiang non combattono i musulmani o gli uiguri, bensì il terrorismo che si infiltra nella provincia attraverso i suoi otto confini. Durante la guerra contro Bashar al Assad, dagli otto ai quindicimila uiguri si unirono all’ISIS e annunciarono l’intenzione di usare, al loro ritorno, l’esperienza fatta in Siria contro il governo di Pechino. Tra il 2012 e il 2016 vi sono stati 14000 attacchi sanguinosi nella provincia, ma quasi nessuno negli ultimi tre anni, secondo le autorità cinesi. Queste attribuiscono il successo all’offensiva preventiva contro il terrorismo, che comporta una stretta separazione tra le punizioni “severe” inflitte a chi ha compiuto gravi reati, e un approccio “indulgente” nei confronti di chi ne abbia commessi di meno gravi.

La radice del problema, secondo Bierre, “è il fatto che alla fine degli anni Novanta i Paesi occidentali decisero di scatenare l’estremismo wahabita contro i propri ‘nemici’ in Afghanistan, in Libia e in Siria, il che ha creato sacche di estremismo, che sono ora pronte a essere dispiegate contro gli avversari odierni, e cioè Cina e Russia. Non è un caso che i movimenti di liberazione dell’Uigur e del Tibet siano finanziati entrambi dal National Endowment for Democracy, risiedano allo stesso indirizzo di Washington e usino come megafono Radio Free Asia”.

Angela Merkel porta a compimento l’inverdimento del governo tedesco

La Cancelliera tedesca Angela Merkel ha dichiarato a una conferenza per la stampa a Berlino il 1 agosto che le manifestazioni per il clima del movimento dei venerdì per il futuro “hanno indubbiamente contribuito” all’agenda sulla tutela del clima del proprio governo. Le misure da prendere verranno decise dal “gabinetto sul clima” durante la sessione del 20 settembre, ha detto, e una delle misure che saranno prese è quella di stabilire un “prezzo dell’anidride carbonica” in modo che l’inquinamento dell’atmosfera non avvenga più gratis. Quanto al “gabinetto sul clima”, esso è composto dalla Cancelliera stessa, dai Ministri delle Finanze, dell’Ambiente, dei Trasporti, dell’Interno, dell’Industria e dell’Agricoltura, più il capo della Cancelleria e il portavoce del governo.

Inoltre il 3 agosto Christoph Schmidt, presidente del gruppo dei consiglieri economici della Merkel, ha dato sostegno ad alto livello al congresso nazionale di cinque giorni del movimento dei “venerdì per il futuro” (F4F) che ha riunito 1.400 attivisti del movimento a Dortmund. L’obiettivo principale delle osservazioni di Schmidt era quello di stabilire un “prezzo dell’anidride carbonica” con cui definire una tassa sulle emissioni di CO2. Oltre a ciò, il congresso ha discusso e deciso altre azioni di protesta verso la fine dell’estate, che culmineranno il 20 settembre, il giorno in cui dovrà essere varata la nuova legge del governo tedesco sulla tutela del clima.

Cogliendo la palla al balzo, il governatore della Baviera Markus Söder ha annunciato il 27 luglio che la sua amministrazione lancerà “la legge sulla tutela del clima più moderna della Germania”, togliendo ostacoli all’espansione delle “rinnovabili”. Tra le misure citate è un programma d’urto per nuove installazioni fotovoltaiche, una tassa speciale che rende più costoso guidare auto ad alte emissioni e la riorganizzazione dei progetti architettonici e della pianificazione urbanistica.

A Berlino, anche il presidente del Gruppo CDU presso Bundestag, Ralph Brinkhaus, ha dato il proprio sostegno alle politiche sul clima. Chiede che venga stabilito un “bilancio del futuro” di “svariate centinaia di miliardi di Euro nei prossimi 10 anni” presso uno dei ministeri economici, per fare passi avanti verso la riduzione delle emissioni di CO2 e altre. Brinkhaus sostiene che lo sviluppo di nuove tecnologie favorevoli al clima offrirà all’industria tedesca nuove opzioni per l’export e renderà il Paese resiliente a crisi future. Di fatto, tutta la politica sul clima punta alla deindustrializzazione delle nazioni ancora industriali e a impedire l’industrializzazione di quelle che sono ancora sottosviluppate.

L’industria finanziaria detta la politica dell’UE sul clima

Christian Thimann, ex manager di AXA e consulente della Commissione dell’UE e della BCE, ha rivelato che la politica europea sul clima è stata dettata dall’industria finanziaria. Parlando a una conferenza ospitata dalla House of Finance dell’Università “Goethe” di Francoforte il 7-8 giugno, Thimann ha dichiarato: “Se leggete l’accordo [COP21], improvvisamente all’articolo 2 viene citato il settore finanziario. Era una questione di disaccordo con ecologisti, industriali e scienziati. E improvvisamente nel 21esimo anno compare una frase degna di nota sulla finanza. Dice quanto segue: gli obiettivi sul clima verranno raggiunti solo se cominceremo a riorientare i flussi di capitale verso un modo a basse emissioni”.
“È questo il processo in corso, quando la Commissione Europea chiede agli esperti del settore privato: potete dirci come lo fareste? (…) ed è questo il programma cui la Commissione lavora da due anni, e che ora sta diventando legge”.
Thimann procede lodando i “venerdì per il futuro” e i movimenti come Extinction Rebellion, dicendo che “poi viene la lezione politica, poi vengono 12 milioni di giovani sulle strade e improvvisamente si parla di questo grande argomento” (vedi https://youtu.be/mxFrVyEdWiU).

Gli zombie del clima e la bolla speculativa della Finanza Verde

Il movimento Extinction Rebellion (XR) ha ottenuto il primo successo nel Regno Unito, dove il primo maggio la Camera dei Comuni ha adottato la sua richiesta di dichiarare una “Emergenza climatica”. XR ora blocca il traffico e deturpa i monumenti, ma ci si attende che, come il movimento di protesta anarchico nel 1968, la sua ideologia irrazionale darà vita a metastasi violente. L’ideologia psicotica è già presente: i membri di XR subiscono una sorta di lavaggio del cervello da parte di un esercito di psicologi comportamentali e vengono indotti a credere, come dichiara il loro manifesto, che i governi siano colpevoli “di non riconoscere che la crescita economica infinita su un pianeta con risorse finite non sia possibile”. Si tratta della teoria di Malthus (XIX secolo) contraddetta dai fatti negli ultimi due secoli.

Il cambiamento che XR si propone di imporre è la deindustrializzazione delle economie occidentali, attuando “politiche sul clima” radicali come quella annunciata recentemente dalla nuova presidente della Commissione dell’UE Ursula von der Leyen, con l’obiettivo di rendere il continente “neutro” in termine di produzione della CO2 (“CO2 neutral”, in inglese) entro il 2050.

Dato che questa politica significa ridurre in povertà la popolazione, sono in corso dei preparativi verso un sistema di stati di polizia, come quello che si avrebbe se fosse introdotto nelle carte costituzionali il “reato contro il clima” come è stato proposto in Germania.

La politica dell’Emergenza Climatica va vista nell’ambito delle decisioni prese recentemente dalle banche centrali, di riavviare il Quantitative Easing e continuare a espandere la liquidità ben oltre la soglia dei già assurdi tassi di interesse negativi. La nuova liquidità pomperà la nuova bolla finanziaria, chiamata Green Finance (Finanza Verde), che troverà una stampella anche in una tassa sulle emissioni di CO2.

A coordinare la creazione della nuova bolla è la City di Londra, tramite il Green Finance Institute (GFI), creato nel 2018 e lanciato ufficialmente durante la “settimana di azione sul clima” che si è tenuta lo scorso 1-8 luglio a Londra. Nel presentare il nuovo istituto, inizialmente finanziato dal Tesoro del Regno Unito e dalla City, l’ex banchiera della Barclays, ora manager del GFI, Rhian-Mari Thomas ha spiegato che la missione del nuovo istituto è “accelerare la transizione interna e globale verso un’economia a zero emissioni di carbonio e resiliente al clima mobilitando il capitale”. L’obiettivo principale del GFI è quello di costruire “capacità e prodotti finanziari per finanziare le infrastrutture resilienti [verdi]” a livello globale, e “indurre i principali istituti finanziari a co-creare le soluzioni redditizie per generare entrate, insieme a chi determina la politica”.

In altre parole, l’industria finanziaria produrrà nuovi titoli e strumenti derivati per attrarre la liquidità esistente e quella emessa dalle banche centrali. Parte di tali titoli sarà acquistata direttamente dalla BCE nel suo nuovo programma di acquisto di titoli.

Questo rende ancor più urgente una riforma del sistema finanziario internazionale a partire dal ripristino della Legge Glass-Steagall (netta separazione tra banche ordinarie e banche d’affari), per mettere in liquidazione la City di Londra e salvare il sistema produttivo (nella foto una manifestazione del LaRouchePAC a New York a favore del ripristino della legge Glass-Steagall).

Audizioni sul Russiagate: ma quali erano le competenze di Robert Mueller?

Il 24 luglio l’Inquirente speciale Robert Mueller ha testimoniato di fronte a due Commissioni congiunte della Camera dei Rappresentanti sui risultati di due anni di inchiesta sul Russiagate. I democratici che avevano fortemente voluto la testimonianza di Mueller, che invece era riluttante, perché erano sicuri che avrebbe aizzato la popolazione contro il Presidente Trump, sono stati colti di sorpresa. Quasi tutti i commentatori, dalla sinistra alla destra, concordano che Mueller è apparso fragile ed a tratti disorientato; che ha parlato “in modo zoppicante”, che si è contraddetto più volte, che ha evitato di rispondere alle domande difficili, ripetendo “Questo va al di là delle mie competenze”, e a tratti è parso perfino ignaro del contenuto del suo stesso rapporto. Alcuni sostenitori dell’impeachment di Trump hanno dovuto ammettere che le audizioni sono state “un disastro” e “penose” da vedere. Ciononostante, sembra che molti democratici al Congresso continueranno a promuovere il golpe, noto come Russiagate, benché sia emerso chiaramente che è stato avviato da elementi ad alto livello dell’intelligence britannico, utilizzando il finto dossier preparato da un “ex” agente dell’MI6, Christopher Steele, in combutta con elementi corrotti dell’intelligence americana.

La verità fondamentale sul rapporto di Mueller è che, benché l’inchiesta sia stata condotta compiendo numerosi abusi giudiziari, facendo ricorso a fughe di notizie da media compiacenti e numerose dichiarazioni false, l’esercito di inquirenti nel team di Robert Mueller non è stato capace di individuare un solo reato che possa giustificare l’impeachment, cosa che Mueller ha dovuto ammettere durante le audizioni.

Uno scambio tra Mueller e i deputati ha illustrato la truffa fondamentale della narrativa del Russiagate. Quando gli è stato chiesto di identificare la Fusion GPS, la società pagata dal Partito Democratico e dalla campagna di Hillary Clinton per fornire “sporcizia” su Trump, la stessa che ha assunto l’agente britannico Christopher Steele, Mueller ha risposto di non “avere familiarità” con la ditta! Ha aggiunto che le attività della ditta vanno oltre le sue “competenze”. Dato che per avviare l’inchiesta è stato utilizzato proprio il dossier di Steele, che ha funto da base per il mandato dell’FBI per sorvegliare la campagna di Trump, come può Mueller non avere familiarità con la Fusion GPS, sostenendo che le sue azioni non rientrino tra le sue competenze?

Come ha sottolineato il noto avvocato per le libertà civili Alan Dershowitz, a quanto pare non solo Mueller non ha scritto il rapporto, ma non sapeva nemmeno che cosa contenesse! Questo naturalmente solleva degli interrogativi: chi lo ha scritto? E chi ha condotto l’inchiesta fin dall’inizio?

Chiaramente, come abbiamo scritto fin dall’inizio, l’intera narrativa sul Russiagate è stata escogitata per impedire che Trump rompesse con la dottrina geopolitica dell’unilateralismo anglo-americano, come aveva promesso. L’incarico a Mueller serviva a coprire questo fatto. Ci si aspetta che le inchieste in corso sulle accuse contro Trump, sotto la direzione del ministro della Giustizia Barr, lo dimostreranno. Sarà illuminante vedere come gli anti—Trump cercheranno di ostacolarle.

L’ex astronauta Schmitt: gli insediamenti sulla luna sono solo l’inizio

Harrison Schmitt è stato l’ultimo essere umano a camminare sulla Luna e forse il portavoce più perspicace del programma spaziale. I suoi commenti al Daily Telegraph il ​​21 luglio mostrano perché i leader politici farebbero bene ad ascoltare gli astronauti piuttosto che gli ideologi e i collassologi.

“L’umanità si è sempre spostata verso l’esterno negli ultimi due o tre milioni di anni per trovare risorse e davvero per migliorare la propria esistenza, e penso che lo spazio ne faccia parte”, ha affermato. “Probabilmente è nel nostro DNA, è probabilmente una cosa evolutiva. Per sopravvivere, non puoi rimanere in un posto per sempre, che tu sia una famiglia, una tribù o un’intera civiltà. L’insediamento su Luna e Marte è estremamente importante per la diffusione della specie umana in tutto il sistema solare e possibilmente oltre.”

L’ex astronauta dell’Apollo 17 considera la colonizzazione della Luna come la parte facile, in quanto ci saranno i mezzi per produrre acqua, idrogeno e ossigeno come combustibili. “È anche molto fertile, quindi se si vuole, si può produrre cibo. Gli insediamenti sulla Luna saranno un gioco da ragazzi.”

La sua visione è che entro il centesimo anniversario dell’Apollo 11, nel 2069, “ci saranno insediamenti sulla Luna, persone che vivono lì permanentemente, sfruttandone le risorse. Questo non solo faciliterà una missione su Marte, ma permetterà l’estrazione di Elio3, che è un combustibile ideale per la generazione di energia elettrica perché non crea scorie radioattive e la domanda di energia elettrica non diminuirà, la civiltà dipende da essa e questa è una delle sue principali fonti potenziali a lungo termine.”

Non sorprende che, con la sua mentalità scientifica ottimistica, Harrison Schmitt sia stato schierato contro la truffa del cambiamento climatico provocato dall’uomo, non impressionato dal fuoco di sbarramento lanciato contro di lui dagli ideologi verdi. Si è unito a William Happer nella fondazione della “Coalizione CO2” e fa parte del suo consiglio di esperti. https://www.telegraph.co.uk/science/2019/07/21/mining-moon-could-help-save-humanity-says-last-apollo-astronaut/

La BCE riprenderà il QE benché sia clamorosamente fallito

Si profila una nuova ondata di espansione monetaria, dopo che Draghi (foto) ha annunciato che a settembre la BCE discuterà nuove modalità di Quantitative Easing (QE) e alla vigilia di una probabile riduzione dei tassi della Federal Reserve il 31 luglio.

Dunque, le banche centrali stanno ripetendo gli stessi errori di questi ultimi anni, commessi allo scopo dichiarato di stimolare la ripresa di un’economia ristagnante. Ma il vero scopo dell’espansione monetaria, come sanno gli addetti ai lavori e questa newsletter ha scritto ripetutamente, è di fornire dosi crescenti di droga (liquidità) ai tossicodipendenti (il sistema bancario).

Si prenda l’esempio di Deutsche Bank. Quello che era una volta il campione dell’Eurozona ha accusato 3,15 miliardi di perdite nel secondo trimestre, mentre perde un miliardo al giorno degli investitori (vedi sotto). La decisione di Deutsche Bank di uscire dal ramo investment sarebbe stata saggia se presa alcuni anni fa, ma ora giunge troppo tardi e in forma tale da sembrare un salto dall’aereo senza il paracadute.

Mentre l’istituto tedesco ha già messo 65 miliardi di titoli ponderati a rischio in una bad bank ed è riuscita a liberarsene di sette, il settore commerciale ristagna. Ciò è dovuto a due fattori: la mancanza di domanda di credito (investimenti) dal settore produttivo e la folle politica dei tassi negativi della BCE.

Il solo rimedio per il primo è che la domanda di investimenti venga dal settore pubblico, e cioè da un classico piano di investimenti infrastrutturali. Il governo cinese offre un modo eccellente per farlo unendosi al progetto della Belt and Road, ma Bruxelles e alcuni governi europei, compreso Berlino, si oppongono con motivazioni geopolitiche.

Il secondo fattore è legato alla situazione senza via d’uscita in cui si sono messe la BCE e le altre banche centrali. Per tenere in vita la bolla globale dei derivati, il denaro è diventato più che gratis: prendi uno e paghi 0,99. La BCE ha gonfiato il bilancio di cinque volte dall’introduzione dell’Euro, per acquistare titoli pubblici e privati dalle banche, sostenendone il valore. Questo, però, ha distrutto l’attività bancaria tradizionale, spingendo i risparmiatori e gli investitori istituzionali a investire nelle attività a rischio per ottenere un qualche rendimento sul capitale.

Al contempo, i tassi negativi hanno creato una situazione paradossale, pronta a esplodere. Attualmente oltre il 50% dei titoli del Tesoro europei (e oltre 13 mila miliardi di dollari di titoli nel mondo) hanno rendimento negativo. Il decennale tedesco è a -0.46%. Quando Draghi riprenderà il QE si troverà di fronte a un problema: non si trovano quasi più titoli tedeschi da acquistare sul mercato, perché Berlino non ha più fatto emissioni con la politica di “zero deficit”. Rastrellarne gli ultimi ne spingerà il tasso ancora più in zona negativa, tanto che una banca d’affari USA prevede un calo fino a -2%!

A un certo punto, gli investitori potrebbero decidere che non vale la pena subire perdite elevate e scaricare i titoli “no-risk” tedeschi. A quel punto, il valore del Bund crollerebbe trascinandosi tutti gli altri titoli dell’Eurozona. Ma prima di arrivare a questo scenario, l’Armageddon potrebbe essere scatenato da una catena di insolvenze nella bolla dei leveraged corporate bonds – o da una crisi rovinosa di Deutsche Bank.

E’ dunque ora di chiudere la bisca speculativa e varare una riforma del sistema bancario alla Glass-Steagall, separando le banche ordinarie da quelle d’affari e lasciando che Too Big To Fail diventi Too Big To Save.

La Deutsche Bank va verso il precipizio

La scorsa settimana, la Deutsche Bank ha pubblicato i dati del secondo trimestre, accusando una perdita netta di 3,15 miliardi di euro, di cui 2,94 solo nel settore investment. La banca ha annunciato 18.000 licenziamenti in tutto il mondo, equivalenti al 20% del personale. Benché il portafoglio derivati di DB sia di 48.000 miliardi di Euro, il più alto al mondo e 24 volte il debito pubblico tedesco, l’ala estrema degli azionisti del fondo speculativo Cerberus, che detiene solo il 3% delle azioni, sostiene che le perdite siano state causate da una attività troppo modesta nel settore derivati.

Si tratta di una trappola, come ha sottolineato il sito marketwatch il 26 luglio. Le parti di un contratto derivato fanno spesso scommesse multiple simultaneamente con una controparte particolare, secondo la cosiddetta strategia di compensazione, in cui le perdite su una posizione vengono compensate dai guadagni su un’altra. Tuttavia, come ha dichiarato al sito James Lovely, un consulente di hedge funds e controparti in contratti derivati, “questo presuppone che le controparti facciano quello che devono, che le camere di compensazioni facciano quello che devono e che il tuo collaterale sia adeguato… se mai, Dio non voglia, Deutsche Bank dovesse andare gambe all’aria, sarebbe come una barca adatta a un fondale di 3 metri, con uno tsunami di 300 metri”.

Ora, DB intende cedere a BNP Paribas 150 miliardi di Euro di attività legate agli hedge funds. Ma, come dicono in molti, la banca francese non sta molto meglio di quella tedesca. Stando all’economista francese Jean Pierre Chevallier, il rapporto tra capitale sociale e debito di Deutsche Bank è del 36%, mentre quello di BNP Paribas, che dovrebbe salvare la banca tedesca, è del 41%….

Deutsche Bank dovrà affrontare inoltre gravi problemi legali negli Stati Uniti. Il ruolo della sua filiale americana viene scrutinato e si parla di operazioni di riciclaggio del denaro fino a 230 miliardi di Euro in Estonia. Il Dipartimento della Giustizia americano indaga anche sul fatto che la Deutsche Bank possa aver violato le leggi anti-riciclaggio per attività svolte per conto del fondo statale 1Malaysia Development Berhad (1MDB). In questo caso gli inquirenti stanno indagando sul ruolo di Tan Boon-Kee, a capo del settore di DB per clienti e istituzioni finanziarie per l’Asia e il Pacifico, in contatto con il finanziere malese Jho Low, che ha svolto un ruolo centrale nello scandalo 1MDB.

Deutsche Bank è inoltre al centro di titoloni negativi per un altro scandalo. Jeffrey Epstein, il finanziere di Wall Street tristemente famoso per essere stato accusato di traffico e sesso con minori e di cospirazione, detiene decine di conti nella banca tedesca dal 2012 e potrebbe averli usati per finanziare un giro di prostituzione a livello internazionale. La banca ha promesso di cooperare con gli inquirenti americani.

La mancanza di conoscenza delle “bellissime opzioni che abbiamo” è il problema principale

La “febbre lunare”, scatenata a livello internazionale intorno alle celebrazioni del Cinquantenario dello sbarco sulla Luna, continua a diffondersi, insieme all’esaltazione per i vari progetti spaziali a cui lavorano molte nazioni.

* Il 22 luglio, l’India ha lanciato con successo la missione Chandrayaan-2 per cercare acqua sul Polo Sud della Luna.

* L’anno prossimo la Cina invierà un veicolo su Marte per indagare sulla terraformazione, mentre col programma Chang’e sulla faccia nascosta della Luna sta studiando come riportare l’elio-3 sulla terra per essere usato come combustibile per l’energia di fusione.

* Negli Stati Uniti, la NASA e il presidente Trump si impegnano a realizzare il programma Luna-Marte.

* Gli enti spaziali cinese, russo ed europeo hanno appena concordato, in una conferenza a Zhuhai, di sviluppare congiuntamente un piano per costruire una stazione di ricerca scientifica sulla Luna.

* E non dimentichiamo che il 20 luglio un lanciatore Soyuz è decollato da Baikonur, portando tre astronauti, un russo, un americano e un italiano, sulla Stazione Spaziale Internazionale.

Il senso di scoperta associato a questi sviluppi è lo spirito con cui possono essere risolti i problemi sulla Terra, sviluppando l’economia fisica in un modo veramente “ecologico” e instaurando relazioni reciprocamente proficue tra le nazioni, tra cui per l’esplorazione dello spazio.

Questo è il miglior antidoto al pessimismo schiacciante diffuso dal cosiddetto movimento ambientalista, che presenta l’uomo come nemico della natura e un pericolo per il pianeta. Quelli che sono ormai chiamati i “collassologi”, che hanno adottato la sfortunata Greta Thunberg come mascotte, lanciano un avvertimento apocalittico dopo l’altro sulla fine della civiltà entro i prossimi 12 anni, se non verrò fatto nulla per fermare l’industrializzazione sulla Terra – come se il nostro pianeta non facesse parte di un vasto universo in attesa di essere esplorato. L’effetto allarmante di tali previsioni “senza futuro” sulla gioventù nel mondo transatlantico è evidente.

La presidente della Schiller Institute Helga Zepp-LaRouche ha affrontato questo problema nella sua consueta videoconferenza settimanale del 28 luglio (vedi video sotto). Il pessimismo è dovuto in gran parte, ha detto, al fatto che le persone non sono consapevoli delle opzioni positive che esistono. Semplicemente i mass media non ne parlano e preferiscono fungere da “estensione del complesso militare-industriale e della fazione geopolitica dell’Impero britannico”. Ad esempio, lo spirito del Nuovo Paradigma, ovvero la cooperazione vantaggiosa per tutti nel quadro della Nuova Via della Seta viene sottovalutato o presentato solo come un pericolo per il modello europeo.

Fortunatamente, in occasione dell’anniversario dell’Apollo-11 quella “mancanza di conoscenza delle opzioni incredibilmente belle esistenti” è stata parzialmente interrotta. E questo crea un’apertura per pensare a “dove l’umanità può e dovrebbe essere tra cento anni”. Non solo la visione di Lyndon LaRouche, ma anche le sue proposte concrete forniscono la visione necessaria per questo.

La scelta è tra il monetarismo del FMI o la Nuova Via della Seta

O reinventeremo l’ordine monetario del dopoguerra (FMI, Banca Mondiale ecc) o il mondo transatlantico diventerà irrilevante e il paradigma della Nuova Via della Seta diventerà dominante.

Questo, in sintesi, è il messaggio dato dal Ministro delle Finanze francese Bruno Le Maire (foto) a una manifestazione sul 75esimo anniversario della conferenza di Bretton Woods il 16 luglio. “L’ordine di Bretton Woods così come lo conosciamo è giunto al limite… se non saremo capaci di reinventare Bretton Woods, la Nuova Via della Seta diventerà il nuovo ordine mondiale… E gli standard cinesi (sugli aiuti statali, l’accesso a fondi pubblici o la proprietà intellettuale) potrebbero diventare i nuovi standard globali”.

Le Maire ha certamente ragione nel dire che il sistema attuale ha raggiunto il limite e che è in arrivo il prossimo crac finanziario, ma quella che ha presentato come una “reinvenzione” non farebbe che peggiorare le cose. Ha proposto, per esempio, che una riforma delle istituzioni di Bretton Woods si orienti ai cambiamenti climatici, o che faccia sì che il FMI abbia abbastanza risorse per affrontare la prossima crisi, il che significa altri salvataggi bancari e tagli al bilancio per tutti.

Le osservazioni di Le Maire riflettono le idee contenute nel suo ultimo libro, Le Nouvel Empire, che parla di un’Europa che diventa il nuovo impero e fa da contrappeso sia alla Cina sia agli Stati Uniti. In altre parole, la solita vecchia solfa geopolitica (l’ordine post-westfaliano) promossa dall’allora consigliere di Tony Blair, Robert Cooper. Fortunatamente, questa vecchia solfa è destinata a essere superata dall’opzione molto più attraente della cooperazione win-win.

La macchina Soros-UE dietro la trappola di Moscopoli

Mentre le accuse di collusione con la Russia vengono usate per negare la rappresentanza della Lega nelle istituzioni dell’UE, un’indagine preliminare mostra che il caso è il prodotto di una trappola orchestrata dalla macchina di intelligence associata a George Soros e all’UE.

I giornalisti Stefano Vergine e Giovanni Tizian hanno pubblicato l’articolo originario che ha fatto avviare l’indagine sui “Soldi russi alla Lega”, alias “Moscopoli”. Vergine lavora per organizzazioni finanziate da George Soros e scrive sia per opendemocracy.net sia per source-material.org, insieme a Leigh Baldwin, tra gli altri, che è il fondatore di quest’ultimo sito.

Secondo Wikipedia, Opendemocracy.net è stato finanziato dalla Charles Stewart Mott Foundation e da altri, tra cui la Open Society Foundation di Soros, il National Endowment for Democracy, la Ford Foundation e il Joseph Rowntree Charitable Trust. Lo stesso Soros ha pubblicato articoli sul sito, che promuove un programma di “Green New Deal” e si vanta che “il nostro più grande progetto investigativo ha scandagliato le forze ultra-conservatrici, di estrema destra e antidemocratiche che stavano cercando di influenzare il risultato delle elezioni del Parlamento Europeo del 2019”.

Diversi elementi indicano che l’operazione per intrappolare il leader della Lega Matteo Salvini fu organizzata prima della sua visita a Mosca nell’ottobre 2018. L’operazione produsse un audionastro (quello annunciato da BuzzFeed – lo stesso BuzzFeed che rilasciò il dossier fraudolento di Steele contro il Presidente americano Trump) che, tuttavia, non ha validità giuridica perché è stato ottenuto illegalmente.

16 ottobre 2018: Giovanni Tizian e Stefano Vergine erano a Mosca contemporaneamente a Salvini. Tizian ha raccontato che erano sulle tracce di “denaro russo per la Lega” e avevano ricevuto una soffiata da una fonte. I due raggiunsero l’Hotel Metropol un’ora prima dell’incontro tra l’amico di Salvini Savoini (Associazione Amicizia Lombardia-Russia), due italiani e due uomini d’affari russi. La coppia Tizian-Vergine ha scattato una foto come prova dell’incontro.

24 febbraio 2019: la stessa coppia pubblica in anteprima un capitolo del loro “Libro nero della Lega”, che riporta l’incontro del Metropol con citazioni attribuite al gruppo italo-russo su come finanziare la Lega con una tangente ricavata da un accordo petrolifero tra Rosneft e ENI. Tuttavia, la coppia Tizian-Vergine non ha esibito l’audionastro perché non ne era in possesso. Il duo ha anche riferito di un incontro segreto tra Salvini e Dmitry Kozak, definito l’uomo di Vladimir Putin per gli affari petroliferi. L’incontro sarebbe avvenuto nell’ufficio di Vladimir Pligin, un avvocato vicino a Kozak. Tuttavia, Tizian e Vergine non hanno detto di aver pedinato Salvini – quindi, chi diede loro l’informazione?

11 luglio 2019: Il corrispondente di BuzzFeed a Londra annuncia di essere in possesso del nastro della conversazione al Metropol e pubblica una trascrizione, ma di una piccola parte del nastro.

In altre parole, qualcuno che era a conoscenza dell’agenda di Salvini e Savoini a Mosca aveva informato in anticipo i due giornalisti italiani e intercettato la conversazione al Metropol, fornendone una trascrizione al duo Tizian-Vergine e infine la registrazione a BuzzFeed.

Parlando ai giornalisti a Bruxelles il 19 luglio, Salvini ha paragonato “Moscopoli” al Russiagate. “Sono due anni che stanno inseguendo anche Trump, senza dubbio molto più importante di me: gli stanno cercando soldi russi, legami russi, hacker russi, eppure non hanno trovato nulla. Come in casa Salvini e Lega, non troveranno nulla di russo. Le spie sono nei film di James Bond”. Gli inquirenti non troveranno nulla, tranne che “Putin è un grande leader”.

Prolifera in Europa il carrozzone dei cambiamenti climatici

La Task Force for Climate-related Disclosures (TFCD), creata dal Financial Stability Board quando scoppiò la crisi del 2008, è particolarmente interessante. Nel suo consiglio direttivo troviamo il direttore della Banca d’Inghilterra Mark Carney (foto), candidato a diventare il nuovo direttore del FMI col sostegno di Le Maire e dei Ministri delle Finanze della Germania e del Regno Unito. La TFCD si vanta di controllare proprietà fino a 118.000 miliardi di dollari.

Poi v’è la Climate Bonds Initiative, fondata tra gli altri dal Foreign & Commonwealth Office del Regno Unito, dalla Confederazione Svizzera, dalla Bank of America, dalla Hong Kong Shanghai Bank Corporation e dalla Fondazione Europea sul Clima. Questa iniziativa si propone di mobilitare il mercato globale delle obbligazioni, che vale 100.000 miliardi di dollari, facendone una fonte per progetti “sostenibili”.

Quanto all’Europa, Carney stesso ha dichiarato a un Forum economico-finanziario ad Aix-en-Provence in Francia il 15 luglio, che anche le banche centrali europee, che controllano 11.000 miliardi di sterline, potrebbero contribuire a spostare gli investimenti verso il clima.

Invece di investire migliaia di miliardi in fantasie costose e inefficienti, destinate a fallire, gli investimenti dovrebbero essere fatti nelle infrastrutture in Europa, che sono fatiscenti, per non parlare delle imprese orientate allo sviluppo scientifico e tecnologico, e al futuro.

UE: la von der Leyen presenta la sua agenda ambientalista radicale

La priorità assoluta nella politica dell’UE sarà “la tutela del clima”, come ha chiarito abbondantemente la nuova presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen nel suo discorso a Strasburgo il 16 luglio. Facendo eco alla linea dei “fondamentalisti del clima” ha dichiarato che “la nostra sfida più pressante è mantenere sano il nostro pianeta”, obiettivo da conseguire con una drastica riduzione delle emissioni di CO2 (benché venga ripetuta fino alla nausea, va ribadito qui che questa ipotesi non è mai stata provata). L’obiettivo attuale dell’UE di riduzione del 40% delle emissioni entro il 2030, dal suo punto di vista, “non è sufficiente. Dobbiamo andare oltre”. Entro il 2030 dovranno essere ridotte “del 50%, se non del 55%”. “Voglio che l’Europa diventi il primo continente ‘CO2 neutrale’ al mondo entro il 2050” (che cosa questo implichi per le economie avanzate e industrializzate ha convenientemente evitato di dirlo).

Da lì è partita in quarta: “Nei primi 100 giorni del mio mandato proporrò un Green Deal per l’Europa. Proporrò la prima Legge Europea sul Clima, che stabilirà l’obiettivo del 2050 per legge. Questo aumento delle ambizioni richiederà investimenti su vasta scala. Il denaro pubblico non sarà sufficiente” (un riferimento evidente a favore degli schemi della City di Londra e di altri mercati).

“Proporrò un Piano di Investimenti Sostenibili dell’Unione Europea e trasformerò parte della Banca Europea per gli Investimenti in una Banca del Clima. Questo libererà 1000 miliardi di euro di investimenti nel prossimo decennio. Tutti noi e ogni settore dovranno contribuire”. Questo significa anche i partner commerciali dell’UE… Come se non bastasse, la nuova presidente della Commissione ha inoltre promesso di “introdurre una tassa sul carbonio alla frontiera per evitare infiltrazioni di carbonio”.

Questo manifesto ambientalista radicale non è frutto della mente di Ursula von der Leyen: la Commissione Europea uscente lavora da mesi alla formulazione di questa agenda, in stretta consultazione con banche, fondi speculativi, ONG e centri studi “verdi” come la European Climate Foundation.

Esso implica nuove disposizioni di legge (Proposta di uno Standard per Obbligazioni Verdi) che costringerebbe (!) tutti gli istituti finanziari, incluse la Banca Centrale Europea, la Banca Europea per gli Investimenti e la Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo, a non concedere prestiti per progetti che non rispettino gli standard di “sostenibilità” più estremi. La scadenza originaria per adottare queste disposizioni, prima delle elezioni europee del 25 maggio, fortunatamente è saltata, ma l’UE è intenzionata a imporle entro la fine di quest’anno.

Questo approccio è diametralmente opposto alla dinamica della Nuova Via della Seta. Infatti, la von der Leyen ha criticato i Paesi che lavorano con l’Iniziativa Belt and Road della Cina, sostenendo che i cinesi “stanno costruendo il proprio influsso globale e creando dipendenze, investendo in porti e strade” e che altri si rivolgono a regimi autoritari. Ma che noi “seguiremo la strada europea”.

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