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Author Archives: Redazione MoviSol

E’ cominciato il crac finanziario, perfino l’FMI l’ha capito

L’ultimo Global Financial Stability Report del Fondo Monetario Internazionale contiene un forte monito: quasi il 40% del debito societario in mano alle banche di Wall Street e di Londra esploderà non appena il rallentamento dell’economia si sarà fatto sentire (vedi https://www.imf.org/en/Publications/GFSR/Issues/2019/10/01/global-financial-stability-report-october-2019#FullReport).
Una recessione globale, con una contrazione del due o tre per cento in otto Paesi (Stati Uniti, Cina, Giappone, Germania, Gran Bretagna, Francia, Italia e Spagna) scasserebbe oltre un terzo delle fette nazionali di quel debito in ondate di insolvenze, prevede il rapporto. Il sistema bancario non reggerà all’urto. Stavolta non sarà un panico finanziario a causare una profonda recessione economica; sarà invece una tenue recessione a scatenare il panico finanziario. I settori manifatturieri di molte nazioni sono già in recessione e il terziario potrebbe seguire a ruota in ogni momento.
Altri aspetti del rapporto del FMI indicano la gravità della crisi alle porte, che gli estensori del rapporto imputano alla recessione industriale e alla mancanza di investimenti capitali. Si teme che i fondi obbligazionari, detentori di titoli per circa 1700 miliardi di dollari, incontrino difficoltà a ripagare gli investitori, che è esattamente ciò che scatenò il panico tra i fondi di investimento, i loro clienti, le banche centrali e i governi alla fine dell’estate del 2008. Il Financial Times minimizza quando dice che ciò “potrebbe potenzialmente destabilizzare il sistema finanziario globale”.
Messa in termini semplici, il FMI lancia l’allarme sul fatto che i tassi nulli e negativi su circa 15 mila miliardi di dollari di obbligazioni significa che i grandi investitori istituzionali sono costretti a speculare per tenere i conti in nero e i fondi obbligazionari in cui investono vanno in perdita quando i primi decidono di uscire. Perciò, nella “caccia alla rendita” i fondi investono in titoli più “illiquidi” e di qualità molto minore e necessitano di liquidità.
Il FMI ha analizzato un campione di 1760 fondi obbligazionari (circa il 60% dei titoli a reddito fisso nel mondo). Ha scoperto che un sesto di essi (la metà dei fondi ad alto rendimento che investono in debito societario di scarsa qualità) non riesce a soddisfare le domande di riscatto già inoltrate. “Si stima che il deficit totale in tutto il settore a reddito fisso raggiungerebbe i 160 miliardi di dollari” se tutti i fondi subissero simultaneamente richieste di liquidità.
È facile intravedere il “caso estremo” descritto dal FMI: una svendita di titoli “buoni” per soddisfare le richieste di riscatto su titoli “illiquidi”, e una ripetizione della debacle dei fondi comuni del 2008. Quello che osserviamo sul mercato repo potrebbe esserne la fase iniziale.
Nel frattempo, da un mese a questa parte, la Federal Reserve ha cercato di fermare la “stretta di liquidità” nel sistema bancario pompando ogni mattina da 50 a 100 miliardi di dollari in prestiti a breve termine nelle grandi banche, ma Wall Street continua a chiederne di più. Questo fa pensare a grossi guai e rende urgente un intervento per separare le banche ordinarie dal settore speculativo, in modo da proteggere il settore del credito. In altre parole, reintrodurre il Glass-Steagall Act.

Il nuovo paradigma avanza, con o senza l’Europa

La prospettiva del ritiro delle truppe americane dalla Siria e della fine della politica di guerra permanente, come abbiamo riferito la scorsa settimana, è il risultato di un cambiamento di fase globale e della fine della geopolitica degli ultimi decenni, basata su giochi a somma zero.
Le cosiddette élite occidentali hanno reagito ancor più istericamente ai nuovi sviluppi, fondamentalmente perché il sistema finanziario transatlantico, da cui dipende il loro potere, è avviato verso un crac più grave di quello del 2008.
Il “nuovo paradigma” nei rapporti internazionali si è manifestato nei colloqui tra il Presidente cinese Xi Jinping e il Primo Ministro indiano Narendra Modi l’11-12 ottobre in India. Questo secondo “vertice informale” dei leader dei due giganti asiatici è stato organizzato in modo simile al primo, tenutosi nell’aprile 2018, a Wuhan (Cina): in programma nessun accordo da firmare, nessuna dichiarazione congiunta, nessuna conferenza stampa, in modo che i due leader fossero liberi di discutere tutti i temi desiderati in un incontro a quattrocchi in un ambiente rilassato.
L’incontro è stato seguito da vicino in Russia, dove si intrattengono eccellenti rapporti con entrambe le capitali. Come hanno fatto notare diversi diplomatici russi, il superamento degli antichi conflitti tra Cina e India significa che Mosca non deve più compiere scelte difficili tra i due Paesi. Il presidente russo Putin è ben consapevole del ruolo delle nazioni asiatiche nel fare da battistrada per una nuova era di relazioni internazionali, come ha spiegato al Valdai Club. Naturalmente, la diplomazia russa ha già impartito una svolta nell’Asia Sudoccidentale e Putin ha inteso coinvolgere nel processo sia l’Arabia Saudita sia gli Emirati Arabi Uniti, che ha visitato la scorsa settimana.
Dagli Stati Uniti, Trump ha indirettamente avviato una certa concertazione con la Russia sulla questione siriana e più in generale alla ricerca di soluzioni per l’Asia Sudoccidentale. Nonostante i colloqui con la Cina siano stati rudi e imprevedibili, tuttavia, nelle valutazioni dei rappresentanti di ambo le parti sono stati compiuti dei progressi anche in quel campo,.
E dov’è l’Europa in questo quadro? Diplomaticamente, l’UE si è isolata dalle grandi iniziative, come in Asia Sudoccidentale, o persino in Ucraina, mancando di cogliere le occasioni offerte dalla cooperazione con la Belt and Road cinese, per esempio nello sviluppo dell’Africa. Internamente l’UE presenta un quadro desolante di litigi per sussidi e fondi, ma senza l’accenno a un grande disegno per costruire il futuro. Dopo cinque anni non cessa il caos sulla Brexit, mentre la Catalogna sta per esplodere e la Francia, nonostante le illusioni di grandezza di Macron, è sconvolta dalle proteste popolari non più soltanto dei Gilet Gialli ma, per esempio, anche dei lavoratori ospedalieri.

Nel frattempo, le cosiddette élite e i loro mass media spargono il fetore di una civiltà morente, spingendo i giovani a credere che non vi sia un futuro. Questi temi e la loro soluzione saranno affrontati alla conferenza internazionale dello Schiller Institute il 16-17 novembre a Francoforte. (Nella foto Helga Zepp-LaRouche, presidente dello Schiller Institute e Liliana Gorini, presidente di MoviSol, al convegno “L’Italia sulla Nuova Via della Seta” tenutosi a Milano lo scorso marzo, su iniziativa di MoviSol e Regione Lombardia).

Conferenza dello Schiller Institute a New York: l’esplorazione dello spazio è l’antidoto alla guerra

In questo momento di rinnovato interesse ed entusiasmo per l’esplorazione dello spazio in tutto il mondo, le celebrazioni della Giornata Mondiale Internazionale di Osservazione della Luna il 5 ottobre hanno portato a oltre 1.500 manifestazioni in tutto il globo. Lo Schiller Institute americano ha partecipato alle celebrazioni con una conferenza a New York dal titolo “L’Uomo come specie galattica: la necessaria alternativa alla guerra”. Nel corso della conferenza è stato spiegato come la colonizzazione dello spazio dimostri che “l’Uomo è più grande del proprio destino”, come disse il poeta tedesco Friedrich Schiller, citato da Dennis Speed, moderatore della conferenza.
Ad accompagnare le relazioni dei sei relatori presenti sono giunti saluti dall’ambasciatore russo negli Stati Uniti Anatolij Antonov e da Andrea Jones, direttrice della Serata Internazionale della NASA chiamata “Osserva la Luna”.
Prima dell’intervento di apertura della presidente dello Schiller Institute Helga Zepp-LaRouche, è stato mostrato un brano di una videoconferenza di Lyndon LaRouche (foto) del 3 dicembre 2009 (“Industrializziamo la Luna ora, come base per la futura esplorazione dello spazio”). Parlando all’epoca in cui l’economia americana e di altri Paesi soffriva ancora delle conseguenze del crac finanziario del 2008, LaRouche spiegò che la ricerca spaziale promette di aumentare grandemente la produttività umana se sostenuta dal credito produttivo e propose di adottare l’industrializzazione del nostro satellite come missione immediata.
Helga Zepp-LaRouche ha esordito proclamando il 5 ottobre una “giornata di grande gioia” e dichiarando che “la febbre lunare è una febbre che fa bene”. I progetti spaziali, ha sottolineato, dimostrano che “il genere umano è capace di superare ostacoli apparentemente insormontabili”.
Tali ostacoli, e la cooperazione tra le nazioni necessaria per superarli, sono stati discussi nei dettagli dal consigliere per la Scienza e la Tecnologia all’ambasciata cinese a New York, il dott. Xing Jijun, che ha parlato dell'”approccio verso la cooperazione tra Stati Uniti e Cina nella scienza”. Ha sottolineato che, contrariamente alle diffuse credenze negli Stati Uniti, la Cina non sta tentando di dominare il mondo nella ricerca spaziale, ma al contrario ambisce alla cooperazione, anche se per il momento il Congresso degli Stati Uniti impedisce alla NASA di lavorare con l’ente spaziale cinese.
Benjamin Deniston ha parlato per lo Schiller Institute della colonizzazione della Luna come primo passo nel viaggio del genere umano nel Sistema Solare. Il dott. Aaron Olson, ex ricercatore della NASA, ha preso la parola dopo di lui parlando dell’estrazione dell’isotopo Elio 3 sulla Luna, mostrando con quali strumenti e concetti sia possibile.
Lo specialista di segnalazioni Joseph Foster ha reso una vivace panoramica sulla storia degli sviluppi tecnologici a partire dal 1946, quando rimbalzarono i primi segnali radar dalla Luna, fino a oggi, e su ciò che è pianificato col progetto Artemis.
Qualcosa è vero solo perché lo ritengono vero molti scienziati? Questa è la domanda polemica posta da Jason Ross, consigliere scientifico dello Schiller Institute. Nel suo intervento sulla “Politica di riduzione della CO2: costosa, mortale e non necessaria”, ha sfatato con grande ironia le affermazioni in voga sull'”emergenza climatica”.
Gli atti della conferenza sono disponibili in inglese sul sito dell’EIR.

La spinta dei banchieri centrali per la Finanza Verde porta all’estinzione dell’industria

Il governatore della Banca d’Inghilterra Mark Carney ha avvisato le principali imprese che hanno due anni per conformarsi alle regole sui rischi climatici dei loro investimenti. Se non lo faranno dovranno affrontare le conseguenze: le banche centrali e altri istituti globali stileranno le loro regole e le renderanno obbligatorie. Di ritorno dall’Assemblea Generale dell’ONU sul clima, tenutasi a New York il 23 settembre, dove ha parlato subito dopo Greta per presentare il punto di vista dei banchieri sulla faccenda, Carney è stato a Tokyo per partecipare alla conferenza della Task Force on Climate-Related Financial Disclosures (TCFD), che si è tenuta il 9 ottobre.
La TCFD fu creata nel 2015 dal Financial Stability Board del G20, ed fu affidata direttament allo stesso Mark Carney, allora appena intervenuto alla conferenza COP 21 sulla necessità di istituzionalizzare il rischio climatico. Il presidente della task force è l’ex sindaco di New York Michael Bloomberg, uno dei paperoni che finanziano gli estremisti del clima. Bloomberg sostiene di aver già reclutato alla sua iniziativa quattro quinti delle principali 1.100 aziende nei Paesi del G20.
A Tokyo, Carney ha affermato che gli investitori sono ansiosi di mettere soldi nelle corporation che pubblicano i dati sull’impatto ambientale delle proprie attività, in particolare l’impatto sul riscaldamento globale. Ha aggiunto che quasi il 75% degli investitori controllano il livello di divulgazione dei dati di una società prima di acquistarne le azioni. Di fatto, quello che Carney e i suoi complici stanno pianificando è una politica di deindustrializzazione.
Ha sottolineato che tra il 2015 e il 2030 è attesa una spesa di 90.000 miliardi di dollari nelle infrastrutture e che “prendere la giusta decisione oggi può far sì che questi investimenti siano remunerativi finanziariamente e sostenibili dal punto di vista dell’ambiente”.
Il fanatismo di Carney è di famiglia. Nel 2015 sua moglie, Diana Fox Carney, pubblicò un lungo rapporto sul Rischio Climatico per il London Institute for Public Policy Research (LIPPR), col titolo “Sulle minacce nascoste che i rischi climatici pongono alla prosperità”, insieme a un certo Jos Garman, ex direttore politico di Greenpeace UK, attualmente direttore nel Regno Unito della famigerata European Climate Foundation che finanzia gli estremisti del clima. Quasi tutti i venti capitoli di questo rapporto sono dedicati a qualcuno dei “rischi economici dei cambiamenti climatici”.
Il LIPPR stesso è un centro studi ecologista fondato dal barone dei media Clive Hollick, tra i principali fondatori della corrente “New Labor” di Tony Blair. Diana Fox Carney è anche nel consiglio direttivo e nel consiglio degli ambasciatori del WWF-UK, e inoltre nei consigli della Shell Foundation, degli Amici della Royal Society e della “fondazione per l’energia sostenibile” Ashden fondata dalla famiglia Sainsbury, proprietaria della seconda catena di supermercati nel Regno Unito.

Trump attacca il Complesso Militare-Industriale

La decisione di Trump (nella foto con Putin) di ritirare le truppe statunitensi dalla Siria settentrionale, messa in atto il 13 ottobre, ha visto un’alzata di scudi a destra e a sinistra negli Stati Uniti d’America, in Europa e nel resto del mondo. Gli si è risposto con un’ondata di disinformazione e di falsità, e con un rinnovato impeto al grido di “impeachment”.
Poiché di fatto nessun media importante in Europa ha riportato le esatte parole di Trump, abbiamo deciso di farlo in questa newsletter, lasciando che a giudicare siano nostri lettori. In una conferenza per la stampa del 7 ottobre, egli ha sostenuto che le forze americane “non avrebbero mai dovuto esservi” (in Siria). In seguito ha aggiunto: “Non voglio che vi rimaniamo per altri quarant’anni. A nulla servirà… Io ho detto in campagna elettorale che avrei riportato i nostri soldati a casa e lo avrei fatto il più rapidamente possibile”. Parte di quella promessa è di non coinvolgere le forze americane in altri conflitti, di cui non si intravede la fine. “Ci infiliamo in guerre tribali e rivoluzioni, e in tutte queste cose che (…) non sono il tipo di cose che si risolvono nel modo in cui vorremmo. Semplicemente non funziona in quel modo (…) Ed è ora di tornarcene a casa”.
In una dichiarazione di due giorni dopo, ha ricordato: “Fin dal primo giorno che sono entrato in politica ho detto chiaramente che non volevo combattere queste guerre infinite e senza senso – specialmente quelle che non fanno bene agli Stati Uniti”. Infatti, il candidato Trump mise in cima alla propria agenda la cooperazione con la Russia per sconfiggere l’Isis e Al Qaeda. Proprio per impedire questa cooperazione fu lanciato il Russiagate.
Nel difendere la propria decisione, durante una conferenza per la stampa del 9 ottobre Trump ha ricordato l’avvertimento del Presidente Dwight Eisenhower nel 1960, contro il “Complesso Militare-Industriale” (CMI) che spingeva gli Stati Uniti nei conflitti. Oggi, ha commentato, molti a Washington “vanno a braccetto col CMI”. Eisenhower “aveva visto giusto molti anni fa. Esso ha un potere tremendo, ama combattere e fa un sacco di soldi quando combatte”.
Aggiungendo una nota personale, Trump ha osservato che “la cosa più difficile che mi capita – molto più increscioso della caccia alle streghe – è firmare lettere indirizzate ai genitori di soldati che sono stati uccisi”. E ha proseguito facendo esempi molto concreti e toccanti.
Poco prima della conferenza stampa del 9 ottobre, Donald Trump aveva scritto, sempre su twitter.com: “Gli Stati Uniti hanno speso OTTOMILA MILIARDI DI DOLLARI per combattere e fare i poliziotti in Medio Oriente. Migliaia di nostri grandi soldati sono morti o sono stati gravemente feriti. Milioni di persone sono morte dall’altra parte. ANDARE IN MEDIO ORIENTE È LA PESSIMA DECISIONE FATTA NELLA STORIA DEL NOSTRO PAESE! Ci andammo con una premessa falsa e ora smentita, ARMI DI DISTRUZIONE DI MASSA. Non ve n’era ALCUNA! Ora stiamo lentamente e cautamente riportando a casa i nostri soldati. Ci concentreremo sul GRANDE QUADRO”.

Perdita di produttività e fallimento dei salvataggi bancari

Un quadro decisamente a tinte fosche è quello che emerge dal rapporto di quest’anno del Forum Economico Mondiale, dal titolo Global Competitiveness Report 2019. Il rapporto è considerato un indicatore di quanto un’economia si avvicini alla frontiera della competitività in vari settori economici, analizzando fattori quali la produttività, le infrastrutture, il mercato del lavoro, il potenziale di innovazione e via dicendo. Quindi, a parte il solito linguaggio burocratese, esso dà un’indicazione di dove stia andando l’economia mondiale.
Una questione preoccupante è l’aumento della povertà in tutto il mondo o, come il rapporto la mette eufemisticamente: “La riduzione della povertà estrema sta rallentando”. Benché la Cina sia riuscita con successo a liberare dalla povertà estrema milioni di cittadini, altri Paesi non hanno seguito il suo esempio.
La crescita della produttività è diminuita da ancor prima della crisi del 2008, afferma il rapporto, e i decisori politici hanno poche opzioni disponibili, oggi, se non “stimolare la domanda aggregata”. Mentre negli ultimi dieci anni ci si è affidati ovunque alla politica monetaria, nota il rapporto, questa politica “sembra aver esaurito le forze e alcuni Paesi affrontano una trappola della liquidità”. Quest’ultima viene spiegata come la situazione in cui i risparmiatori rispondono alla riduzione dei tassi di interesse e a prospettive economiche incerte preferendo accumulare il contante invece di investire.
Un altro fatto cupo presentato nel rapporto è che dalla recessione del 2008-2009 “i decisori politici hanno tenuto a galla l’economia globale primariamente con una politica monetaria ultra-espansiva e non convenzionale. Nonostante le massicce iniezioni di liquidità (quattro delle principali banche centrali al mondo da sole iniettarono 10.000 miliardi di dollari tra il 2008 e il 2017), la crescita della produttività continua tuttavia a stagnare da dieci anni a questa parte”. In altre parole, perfino questi esperti ammettono finalmente che la politica del “denaro a pioggia” è un concetto fallimentare.
Il Forum Economico nota anche che questa volta le possibilità di salvare le banche sono minori. “Benché abbia mitigato gli effetti negativi della crisi finanziaria globale, la politica monetaria espansiva potrebbe aver contribuito a ridurre l’aumento della produttività incoraggiando un’errata destinazione del capitale. Con tassi di interesse estremamente bassi (o negativi) e una riduzione della leva in corso, le banche sono meno interessate a concedere prestiti alle imprese e attribuiscono la priorità ad attività di trading e di commissione (enfasi aggiunta). Inoltre, nel destinare i prestiti societari, le banche tendono a favorire imprese senza restrizioni di credito (e a minor rischio) piuttosto che quelle che hanno restrizioni di credito ma che potrebbero avere un maggiore potenziale in termini di produttività”.
Il rapporto fa una generalizzazione valida, quando dice che “la politica fiscale che favorisce lo stimolo alla produttività, aumentando gli investimenti nelle infrastrutture, nel capitale umano e in ricerca e sviluppo, può effettivamente aiutare l’economia a tornare su una traiettoria di maggiore crescita, accompagnata da riforme strutturali che rendano più semplice innovare e consentano a imprese responsabili e inclusive di prosperare”. Quanto alle misure concrete per porre rimedio a questa situazione, gli autori sono sulla strada sbagliata, e cadono nella trappola tesa dal governatore della Banca d’Inghilterra Mark Carney (foto), che chiede una tassa sull’anidride carbonica, quindi sussidi e incentivi per la “Ricerca e Sviluppo verdi” e appalti pubblici verdi.

Trump rovescia la scacchiera della geopolitica britannica

Annunciando il ritiro delle truppe statunitensi dalla Siria e la fine della politica bush-obamiana di guerre perenni, al contempo rievocando la famosa denuncia del “complesso militare-industriale” (CMI) del Presidente Eisenhower, Donald Trump ha veramente rovesciato la scacchiera della geopolitica post-bellica. Questo affondo capita proprio mentre l’intero sistema finanziario transatlantico, da cui dipende il potere del CMI, sta nuovamente per saltare in aria.
L’annuncio di Trump ha provocato una reazione virulenta del partito trasversale della guerra, che conta seguaci in entrambi i partiti, nei pensatoi della capitale e nella maggior parte dei media. Al contrario, nella propria trasmissione settimanale dell’11 ottobre la presidente dello Schiller Institute, Helga Zepp-LaRouche (foto), ha avuto parole di apprezzamento per la svolta. “Le parole di Trump entreranno nella storia”, ha rimarcato, “perché ha ribaltato almeno cinquant’anni di paradigma culturale che vige dalla morte di John F. Kennedy. Questo paradigma ha condotto gli Stati Uniti sul sentiero del dominio mondiale unipolare angloamericano”. Quella di Trump è potenzialmente “una svolta della massima importanza strategica”.
Ammesso che Trump riesca a portare avanti le sue intenzioni a dispetto del potere di quel complesso militare-industriale e dell’intero sistema di geopolitica britannica, ha aggiunto Helga Zepp-LaRouche, “ciò che Trump ha fatto in quella conferenza stampa lo candida per me al Nobel per la Pace”.
Ora che la scacchiera è stata rovesciata, deve essere costruito un nuovo ordine mondiale, un Nuovo Paradigma in cui i diversi interessi delle nazioni si incontrino a un livello superiore. Questo compito è particolarmente urgente nell’Asia sudoccidentale a seguito della decisione di ritirare le truppe.
Helga Zepp-Larouche ha inoltre commentato che v’è ancora molto da fare su quel lato, tra cui “una stretta cooperazione tra gli Stati Uniti e la Russia… considerando la regione nel suo insieme e avviando lo sviluppo reso possibile dall’estensione della Belt and Road Initiative. La Cina si è già impegnata a svolgere un ruolo di primo piano nella ricostruzione della Siria. Penso che ciò contenga un grande potenziale per trasformare quella che è una regione apparentemente senza speranza in una regione di sviluppo e prosperità. Oltre a questo, cambierà l’ambiente dove ora prolifera il terrorismo; sarà risanato”.



Leonardo da Vinci padre del Belcanto

Negli anni Novanta Liliana Gorini, presidente di MoviSol, scrisse un articolo dal titolo “Leonardo da Vinci padre del belcanto” che parlava del suo trattato De Vocie, sulla voce umana paragonata ad altri fenomeni fisici (la propagazione delle onde, della luce, “A le stesse leggi obbediscono le onde del suono, dell’acqua e della luce” scrisse il Da Vinci). L’articolo era accompagnato dalla foto della statua di Leonardo da Vinci che campeggia di fronte al Teatro alla Scala di Milano, giustamente (vedi foto).

Leonardo aveva studiato le corde vocali, e alcuni suoi disegni dimostrano che aveva studiato anche l’impostazione della voce umana, ad esempio la risonanza delle cinque vocali nella testa, alcune più basse, altre più “di testa” appunto, quindi capaci di facilitare il passaggio dal registro centrale a quello acuto, ed anche la risonanza nelle cavità sinoidali (quella che gli insegnanti di canto definiscono “la maschera”, o “cantare in maschera” sfruttando al massimo le risonanze naturali del corpo umano, senza bisogno di amplificazioni) (Si vedano a proposito le due immagini, tratte dal libro “Canto e Diapason” dello Schiller Institute, Carrara Edizioni). 

Impostare la voce, infatti, significa mettere in funzione simultaneamente tutte le casse di risonanza, il petto, la gola e la testa, ed in questo modo, come spiega Leonardo nel De Vocie, la voce può propagarsi, esattamente come si propagano le onde dell’acqua o la luce. Allora non esisteva il laser, ma negli anni Novanta l’economista e scienziato LaRouche riprese il concetto leonardesco paragonando il fenomeno straordinario della voce umana ben impostata grazie alla tecnica del belcanto a quello di un laser. Le scoperte di Leonardo sulle corde vocali e la voce umana scatenarono le ire dell’oligarchia, che anche allora, come oggi, promuoveva l’ignoranza (pensiamo oggi a Greta e i moderni flagellanti) e fece mettere in carcere Leonardo ricorrendo al pretesto che aveva studiato le corde vocali su dei cadaveri. Il suo trattato De Vocie fu fatto a pezzi, una parte andò a finire in Inghilterra, dove probabilmente fu fatta sparire, altri frammenti rimasero a Milano nel Codice Atlantico.

Come riferisce libreriamo.it, in un articolo su “Leonardo da Vinci, l’eccezionalità di un genio” pubblicato per il suo cinquecentenario, “A Roma Leonardo si vide escluso dalle grandi opere del tempo: i progetti per S. Pietro e la decorazione del Vaticano; gli fu portato via il trattato De vocie che aveva composto; ostacolato nelle sue ricerche di anatomia, continuò a occuparsi di studî matematici e scientifici. Nei suoi appunti si legge: ‘li Medici mi creorno e destrusseno’.

Ancor più esplicito è il libro di Edmondo Solmi Il trattato di Leonardo da Vinci sul linguaggio (De Vocie) dei primi del Novecento, che scrive: “nel 1514 Leonardo si trovava a Roma coinvolto nell’odio di un intrigante meccanico tedesco, Giovanni degli Specchi, che riuscì a scatenargli addosso una non lieve tempesta di sospetti e di accuse. Fu probabilmente in questa occasione che il De Vocie cadde fra le mani di Messer Battista dell’Acquila, il quale forse vi cercò per entro le prove dei sospetti e delle accuse, che circolavano misteriosamente sul conto del Vinci, quando si svisava ogni suo scritto e ogni sua parola. ‘Origliano’ aveva segnato il Maestro ‘ogni mio discorso per lo contrario’.
“Quali siano state le successive vicende del ms è ignoto: certo è, soltanto, che alcuni fogli sparsi che originariamente dovevan far parte di quello, oggi si trovano nella raccolta di Windsor, caoticamente mescolati con altri fogli, che con essi non hanno alcun rapporto, né di argomento, né di origine.”

“Suono è un movimento particolare della materia che si effettua con certa rapidità, in tempo determinato, e produce una sensazione, mercé il nostro organo dell’udito: ‘è movimento d’aria’, scrive in modo grossolano Leonardo ‘confucata in corpo denso o il corpo denso confucato nell’aria, che è il medesmo, la qual confucazion di denso con raro condensa il raro, e fassi resistente’. ‘Voce non sia sanza moto’.

“Ma dove è veramente moderno” prosegue io libro di Solmi “è dove concepisce che il suono fisicamente non sia che una vibrazione o una ondulazione dell’aria”.
‘Sì come la pietra gittata nell’acqua si fa centro e causa di vari circuli, el sono fatto nell’aria circularmente si sparge’.

‘Benché le voci, che penetrano quest’aria, si partino con circulari movimenti dalle lor cagioni, niente di meno i circuli mossi da diversi principi si scontrano insieme, sanza alcuno impedimento, e penetrano e passano l’uno nell’altro, mantenendosi sempre per centro le loro cagioni’.

“Il Vinci osserva benissimo che le onde sonore, a differenza di quelle luminose, si diffondono ordinariamente in tutti i sensi”.

‘L’orecchio riceve le spezie delle voci per linie rette e curve e rotte, e nessuna tortura po rompere il suo offizio’.

‘La voce è tutta per tutto, e tutta nella parte della parte, dove percuote’.

“Contro gli aristotelici, ‘am immateralitate ductum argumentum’, prosegue Solmi “il Vinci dimostra che il suono si propaga in tempo e non in istante”. ‘La voce non va sanza tempo’. Molto interessante questa polemica contro l’aristotelismo, riflessa nel fatto che nella Scuola d’Atene Raffaello dipinge Leonardo nei panni di Platone, contrapposto ad Aristotele (si veda a proposito l’articolo del dott. Magnani).

“Alla domanda, ‘se molte piccole voci giunte insieme fanno romore come una grande’ risponde giustamete ‘dico di no, imperò che se tollessi dieci mila voci di mosche, unite insieme, non si sentiranno tanto di lontano, quanto la voce d’uno omo, la quale voce dell’omo, spartita in 20 mila parti, nessuna d’esse parti si è equale alla grandezza della voce d’una mosca’.

Ringraziamo il dott. Riccardo Magnani per aver ritrovato, alla Biblioteca Braidense, il libro di Solmi che negli anni Novanta ispirò l’articolo di Liliana Gorini su “Leonardo padre del belcanto”, e ospitiamo quindi volentieri il suo recente articolo, ispirato dal De Vocie di Leonardo, dal titolo “LEONARDO DA VINCI e RAFFAELLO: due grandi artisti uniti da 500 anni in musica”, che pubblichiamo nel pdf che ci è stato inviato, corredato da numerose illustrazioni.

Leonardo, Raffaello e la Musica (PDF)


Gli allarmisti del clima cascano nella provocazione alla Jonathan Swift

Un intervento al comizio della congressista democratica Alexandria Ocasio-Cortez (AOC) il 3 ottobre a New York ha dimostrato che è accurato chiamare “ecofascista” sia la pasionaria ambientalista sia i suoi seguaci. AOC è tra gli iniziatori del “Green New Deal” lanciato dal Partito Democratico americano e imitato dagli epigoni internazionali, in prima fila il governo giallorosso, detto “Conte 2”.
Al comizio di New York, si è alzata tra il pubblico una giovane donna che ha cominciato a implorare: “Non vivremo a lungo a causa della crisi climatica”, attirando a sé le telecamere e i microfoni dei cronisti presenti.
“Ci sono rimasti solo pochi mesi”, ha proseguito. “È bene che Lei appoggi il Green Deal, ma esso non ci libererà dei combustibili fossili. Non risolverà il problema abbastanza rapidamente. Un professore svedese ha detto che possiamo mangiare i cadaveri, ma non è sufficiente! Perciò penso che il Suo prossimo slogan elettorale debba essere questo: ‘Dobbiamo cominciare a mangiare i bambini'”.
In quel momento la giovane, in realtà un’attivista del LaRouche Political Action Committee, si è tolta la giacca per mostrare la scritta sulla maglietta: “Salviamo il pianeta! Mangiamo i bambini”. Rivolta al pubblico, ha proseguito: “Non c’è tempo. C’è troppa CO2. Tutti voi siete inquinatori… dobbiamo cominciare ora. La prego, Lei è grande (di nuovo rivolta alla AOC]. Sono felice che Lei sia a favore del Green New Deal, ma non basta. Anche se bombardiamo la Russia non è abbastanza. C’è troppa gente, troppo inquinamento. Perciò, dobbiamo liberarci dei neonati. È un grosso problema. Non fare figli non è abbastanza. Dobbiamo mangiare i bambini. È grave. Per favore, mi dia una risposta”.
Incredibilmente, AOC ha ascoltato tutto il tempo senza nemmeno tentare di interrompere la giovane. Alla fine ha risposto, preoccupandosi di rassicurare i seguaci che “una delle cose che ci stanno a cuore è che dobbiamo trattare la crisi climatica con l’urgenza che richiede. Per fortuna abbiamo più di pochi mesi di tempo”. Ha continuato dicendo che “vi sono un sacco di soluzioni” che possono essere adottate.
Il video dello scambio è diventato virale con oltre quattro milioni di visite in poche ore. Quasi tutti i media lo hanno rilanciato, presentandolo come una proposta seria anche se estrema, fatta da una giovane madre preoccupata.
Ma i più accorti hanno notato che neanche una volta AOC ha detto “mangiare i bambini è folle”. Invece, ha reagito come se comprendesse le ragioni dell’appello! Evidentemente, la proposta rientra nella visione fanatica delle cose che porta AOC a ripetere la sciocchezza che il mondo bollirà tra dodici anni se non vi sarà stata una drastica riduzione delle emissioni di CO2. In fondo, AOC è tra coloro che si sono pubblicamente chiesti se le giovani donne debbano fare figli, dato l’impatto negativo sull’ambiente.
Molti hanno anche capito che l’attivista del LaRouchePAC si era ispirata alla satira di Jonathan Swift intitolata “Una Modesta Proposta”, in cui il grande autore inglese ridicolizzava i sostenitori della riduzione demografica del proprio tempo, proponendo che i ricchi acquistassero e mangiassero i figli dei poveri in modo da non sciupare le risorse. AOC non ha capito il riferimento – forse per ignoranza – escludendo l’ipotesi che le piacesse la proposta!
(vedi https://www.zerohedge.com/political/woman-aoc-town-hall-insists-we-must-eat-babies-stop-climate-change).

Le banche centrali sono ancora cieche di fronte al crac imminente

Come c’era da aspettarsi, il mercato interbancario non è ancora resuscitato e la Federal Reserve ha rinviato la fine delle sue iniezioni quotidiane di liquidità al 4 novembre, indicando che è disposta a fare qualunque cosa per evitare il crac. Questo significa ancora più droga per un sistema bancario già drogato.
Significa anche avventurarsi ulteriormente nella zona dei tassi negativi, come ha chiesto il 3 ottobre il capo di Unicredit e della European Banking Federation (EBF), Jean-Pierre Mustier. Secondo lui, le banche dovrebbero passare ai propri clienti tassi di interesse bassi e negativi, in modo che la politica della banca centrale fosse la più efficace possibile. Questo ovviamente inciterà le famiglie e i fondi pensioni ad avventurarsi in investimenti a più alto rendimento e ad alto rischio.
Il massacro dei risparmi sta devastando la Germania, ove attualmente non v’è un titolo di stato che valga la pena di un investimento. La rendita negativa offerta è la seguente: 2 anni: -0,793%; 3 anni: -0,845%; 5 anni: -0,803%; 7 anni: -0,764%; 10 anni: -0,593%; 30 anni: -0,089%. Come abbiamo ripetuto spesso, le banche centrali non possono fare altrimenti, nel sistema attuale. Possono solo scegliere se morire di insolvenza o di iperinflazione.
Eppure, Lyndon LaRouche aveva spiegato molto chiaramente, nel suo famoso grafico sulla “funzione del collasso”, qual sia il problema del sistema e qual sia l’unica soluzione: una riorganizzazione fallimentare. Il grafico (vedi foto) mostra tre curve: in cima, una curva iperbolica che indica la crescita degli aggregati finanziari globali; sotto, un’altra curva che mostra la crescita dei valori monetari che supportano la prima curva; e in basso, una terza curva che rappresenta la crescita, anzi, la mancata crescita, dell’economia reale. Il divario tra l’economia reale e gli aggregati finanziari è tale da provocare inevitabilmente una discontinuità. La discontinuità si verificherà, per esempio, se le banche centrali smetteranno di espandere la seconda curva. È quanto ha fatto la Fed con la sua “quantitative restriction”, che ha drenato 1.400 miliardi di dollari di riserve bancarie. La situazione potrà tornare alla normalità solo ristabilendo una corrispondenza tra le tre curve.
Questo significa cancellare il valore di milioni di miliardi di dollari in aggregati finanziari, derivati e altri strumenti simili, che non hanno alcun rapporto con i valori reali. Lyndon LaRouche delineò i quattro passi cruciali per avviare una ripresa economica: 1) separare le banche ordinarie dalle banche d’affari 2) creare una banca nazionale per l’emissione di credito; 3) lanciare investimenti pubblici su vasta scala basati su un’alta densità di flusso energetico; 4) finanziare volani scientifici come la ricerca sulla tecnologia di fusione e l’esplorazione umana dello spazio.
Quando LaRouche pubblicò la sua “funzione del collasso”, denunciò il fatto che il sistema era in bancarotta. Eppure, nonostante l’evidenza del crac finanziario del 2008, le banche centrali e le istituzioni finanziarie si rifiutano di capire che l’attuale paralisi del mercato interbancario è un nuovo sintomo della stessa bancarotta. Esemplare di questa incompetenza generale è un documento pubblicato il 5 ottobre da PricewaterhouseCooper (PwC), in cui la seconda azienda nel mondo per i servizi professionali scrive che “le cause di questa perturbazione non sono state pienamente comprese”.

La pseudo-religione degli apostoli del clima ed i loro finanziatori

A seguito del vertice dell’ONU sul clima, tenutosi il 23 settembre, l’ala radicale della lobby del clima mobilitata nelle piazze, nota come Extinction Rebellion, ha lanciato una mobilitazione di due settimane a partire dal 7 ottobre, mirante a disturbare varie attività in sessanta città del mondo per “salvare il pianeta”. L’organizzazione fondata in Gran Bretagna chiede che le emissioni dei cosiddetti “gas a effetto serra” siano ridotte a zero (!) entro il 2025.

Per contrasto, lo Schiller Institute sta organizzando giornate di azione in tutto il mondo dal 10 al 15 ottobre per denunciare l’agenda malthusiana della lobby bancaria internazionale e degli hedge fund che promuovono gli “investimenti verdi” e il culto irrazionale e apocalittico che predice una imminente “fine del mondo” se nulla sarà fatto per ridurre le emissioni di anidride carbonica.

La mobilitazione dello Schiller Institute prevede la distribuzione di un volantino di Helga Zepp-LaRouche che chiede “un rinascimento economico del genere umano e la riabilitazione di Lyndon LaRouche”. Il volantino afferma:

“Non v’è alcuna emergenza climatica. I dati degli ultimi 500 milioni di anni mostrano che il clima della Terra varia continuamente con un regolare alternarsi di periodi caldi e periodi freddi (l’ultimo di questi periodi freddi finì nel 1850 con la piccola Era Glaciale). Gli odierni allarmisti del clima non possono basarsi su fatti scientificamente verificabili e usano modelli le cui previsioni sono già state dimostrate esagerate. Il fallimento di questi modelli sottolinea il fatto che il clima è una questione molto complessa, che con urgenza deve essere posta su basi scientifiche. Le attività antropiche hanno un effetto limitato sul clima; pertanto ignorare, come fa l’IPCC, il profondo impatto delle attività solari e della nostra galassia rappresenta il culmine dell’incompetenza scientifica!”

“La demonizzazione della CO2 e l’obiettivo che ne deriva, quello della ‘decarbonizzazione’ dell’economia mondiale, sono tanto razionale quanto la pratica di bruciare le streghe come rimedio alle epidemie. La CO2 non inquina, e anzi è indispensabile per la vita sulla Terra, in particolare per il rigoglio delle piante delle piante e la prosperità dell’agricoltura che sono alla base dell’esistenza umana. La vera emergenza è la ‘decarbonizzazione’ dell’economia globale imposta dal settore finanziario, che provocherebbe il collasso dei Paesi industrializzati, la distruzione dei Paesi in via di sviluppo e la massiccia riduzione della popolazione globale, ovvero il genocidio”.

La vera questione dietro l’isteria sul clima orchestrata dal settore finanziario e dai media dominanti è il fatto che “il sistema finanziario neo-liberista è spacciato”, ammonisce il volantino, e l'”economia verde” serve a gonfiare una nuova bolla per dar continuità all’orgia speculativa.

Quasi tutte le persone “intrappolate nell’ideologia neo-liberale” sono state indotte a credere che sia del tutto normale “per un esiguo ceto di ricchi diventare ancora più ricco, mentre la maggioranza della popolazione diventa sempre più povera; che l’Africa resti sottosviluppata per sempre; che ciascun essere umano sia visto come un parassita che inquina l’ambiente; e che siano stati raggiunti i limiti della crescita”.

“Tuttavia, dal punto di vista delle leggi dell’universo e dell’evoluzione del genere umano che esse determinano, questi assiomi sono sbagliati tanto quanto lo furono molti degli assunti concettuali del Medioevo, come la scolastica, la stregoneria o la flagellazioni”.

È quindi urgente cambiare il nostro modo di pensare. “Dobbiamo trovare un punto di riferimento dal quale rivalutare tutte gli assunti concettuali sul genere umano e sull’universo da noi abitato, ed esaminarne la validità. Questo punto di riferimento è nell ricerca spaziale e nei viaggi nello spazio”. Questo nuovo modo di pensare “dovrà respingere le pseudo-religioni dei banchieri, dei media dominanti e degli apostoli del clima, e sostituirle con un dibattito scientifico su fatti sperimentalmente verificabili”.

La denuncia della mano britannica nel tentato golpe contro Trump diffonde l’ottimismo a livello internazionale

Evidenziando una netta differenza tra le azioni degli imbarazzati banchieri centrali e le mosse degli eco-fascisti e dei golpisti da costor o finanziati, Helga Zepp-LaRouche ha parlato dello spirito di ottimismo rivoluzionario che sta ispirando il globo intero. Ogni tentativo di destituire Trump, ha affermato, avrà facilmente ripercussioni, mentre le inchieste sul tentato golpe del Russiagate condotte dal Ministro della Giustizia Barr e dal magistrato Durham continuano, con visite di britannici e italiani, nel tentativo di mettere in luce i veri responsabili delle interferenze straniere nelle elezioni del 2016, che non furono russi!

Contemporaneamente, il tentativo di usare le manifestazioni terroristiche di “una minoranza virulenta e chiassosa” per ottenere un cambio di regime a Pechino non avrà successo, poiché la maggioranza del popolo cinese è felice e ottimista sul proprio futuro. È ciò che Helga Zepp-LaRouche poté osservare negli ultimi due viaggi in Cina per parlare a due conferenze sulla Nuova Via della Seta. L’intervento dell’ultimo governatore britannico di Hong Kong ha reso evidente il ruolo britannico anche in questo tentativo di golpe; i cinesi dovrebbero chiedere un’inchiesta approfondita alle Nazioni Unite sul ruolo di Londra nella faccenda.

Il 5 ottobre, nella giornata internazionale dedicata all’osservazione collettiva della Luna, Helga Zepp-LaRouche ha parlato a New York del Nuovo Paradigma emergente. Il titolo del suo discorso era: “L’umanità è una specie galattica. Sulla necessaria alternativa alla guerra”. Ha esortato il pubblico ad ammalarsi di quella particolare benigna malattia che è la “febbre della Luna”: “Non sediamoci sullo steccionato”, ha detto, poiché l’ottimismo richiesto per vincere deriva dalla nostra capacità di muoverci attraverso le “Nuove Frontiere della Conoscenza”.

Successivamente ha commentato l’intervento teatrale, echeggiante la satira della “Modesta Proposta” di Jonathan Swift, a un incontro cittadino con Alexandra Ocasio-Cortez: all’attivista del nostro movimento internazionale, che con un’iperbole ha esortato tutti i presenti a “mangiare i bambini” per risolvere il problema del “riscaldamento globale”, la belloccia del partito democratico americano ha reagito dimostrando da sé di non essere affatto “il biscottino più ingegnoso del pianeta”.

Leggi di Jonathan Swift “Una modesta proposta: per evitare che i figli della povera gente d’Irlanda diventino un peso per i loro genitori o per il Paese, e per renderli di beneficio al pubblico” (in lingua inglese o in lingua italiana)

La violenza “climatica” di Extinction Rebellion è finanziata dai paperoni del mondo

di Dean Andromidas

Uno dei cofondatori dell’organizzazione Extinction Rebellion, oggetto del presente studio, è Roger Hallam, che in un videomessaggio dell’agosto scorso (2019) consigliava ai manifestanti contro la presunta “emergenza climatica” di accettare denaro dai “ricchi che sono capitalisti”, poiché sono anch’essi insidiati dall’ansia climatica:

“Abbiamo a che fare con persone che di notte piangono come noi. Non vogliamo che si suicidino. No! Vogliamo che ci telefonino e ci diano quel milione…”

Persone ricchissime, infatti, finanziano Extinction Rebellion, che si presenta anche con la forma abbreviata XR.

Alcuni miliardari intenzionati a fare profitti con la cosiddetta “finanza verde”, fatta di forte tassazione, incentivi nelle inefficienti e costosissime “energie rinnovabili”, stanno finanziando XR, come si evince da documenti acquisiti da Breibart News. Tra queste “vittime dell’ansia climatica” il “filantropo” delle ONG George Soros, il cui contributo è stato però nascosto. Altri fondi europei derivano dalla fondazione Children’s Investment Fund, che ha donato non meno di 121.140 sterline. Questa fondazione appartiene al noto hedge fund londinese The Children’s Investment Fund Management ed è diretta dal baronetto Chris Hohn. L’amministratore delegato della fondazione, la cui dotazione è di 2 miliardi di dollari, è Kate Hampton, che è anche vicepresidente della European Climate Foundation (ECF) e membro del Carbon Disclosure Project (CDP).
Un altro donatore della categoria degli hedge fund è Alasdair Breach, fondatore del fondo londinese Gemsstock Limited. Ha trasferito 50mila sterline tramite la sua società di investimenti Furka Holdings AG che ha sede nella svizzera Andermatt.
Gli altri finanziatori d’Europa sono Greenpeace (10mila sterline) e ECF (20mila sterline). Il presidente di ECF è Stephen Brenninkmeijer, membro di una famiglia miliardaria, proprietaria tra l’altro dei negozi d’abbigliamento C&A, con investimenti di miliardi di dollari talvolta “verdi”, talvolta no. Uno dei più importanti finanziatori del movimento ecologista europeo, l’ECF è a sua volta finanziato dal Rockefeller Brothers Fund, da Bloomberg Philantropies, dalla detta fondazione Children’s Investment Fund e dal fondo Growald Family. Quest’ultimo fondo fu creato ed è gestito da Paul Growald, il quale iniziò la propria carriera come curatore delle pubbliche relazioni del malvagio Paul R. Ehrlich, il cui libro del 1972 “La bomba demografica” conteneva una successione di dissennate e false previsioni che continua, tutt’ora, e ritenere destinate a verificarsi, un giorno o l’altro.
Tra i finanziatori dagli Stati Uniti d’America troviamo tre principali entità.

La prima è la Tides Foundation, che ha versato 10mila dollari, ma finanzia gli ecologisti da decine di anni.

La seconda è il Climate Emergency Fund, il quale nel nascere a settembre 2019 ha promesso 500.000 dollari a XR e ad altri gruppi. Questo fondo è guidato da Rory Kennedy, la figlia di Robert e Ethel Kennedy, da Trevor Neilson e da Aileen Getty, la figlia del visceralmente anglofilo Sir John Paul Getty, Jr., che divenne appunto suddito britannico e fu nominato cavaliere da Elisabetta II. Dopo l’annunciata promessa la giovane Getty promise altri 600.000 dollari al Climate Emergency Fund, senza dubbio largamente diretti a XR. Trevor Neilson ha cofondato la “i(x) Investments”, che è diretta anche dall’autore ambientalista Bill McKibben e da David Wallace Wells, autore dell’azzeccato libro Terra Inabitabile.
Un partner di Neilson in “i(x) Instements” è Howard W. Buffet, nipote del terzo vero Paperon de’ Paperoni degli Stati Uniti. La famiglia Buffett è tra i finanziatori di lungo periodo dei movimenti ecologisti. Howard ebbe incarichi nell’amministrazione Obama, sia nel Ministero della Difesa sia alla Casa Bianca. Neilson servì Bill Gates, il secondo riccone degli Stati Uniti. Ha lavorato per la fondazione dei coniugi Gates, proprio nell’ufficio di famiglia e come membro fondatore del team creato dalla fondazione stessa, per la quale fu direttore degli affari pubblici. È anche stato direttore esecutivo della Global Business Coalition (GBC), creata con capitali di Bill Gates, George Soros e Ted Turner. Questa organizzazione è stata diretta dall’ex ambasciatore all’ONU Richard Holbrooke, che è stato anche rappresentante particolare del Presidente Obama per l’Afghanistan e il Pakistan.
Ecco dunque un semplice campione di quei ricchi sfondati che Roger Hallam ha indicato, che vanno impudicamente in soccorso di un’organizzazione nata soltanto alla fine del 2018 e nota principalmente per i blocchi stradali e le azioni di protesta nelle quali i membri sono incollati agli edifici governativi di Sua Maestà.

Lo scopo di XR è trasformare la cosiddetta “ansia climatica” in vera e propria isteria

I rappresentanti politici di Europa e Stati Uniti d’America, parallelamente alla maggioranza dei media e dei “pensatoi” della regione transatlantica, sono pienamente mobilitati seguendo la “Grande Menzogna” di memoria goebbelsiana: il clima si starebbe rapidamente surriscaldando, in primis a causa delle emissioni di anidride carbonica della nostra civiltà industriale, e questo surriscaldamento distruggerebbe nel giro di qualche anno la Terra e l’umanità, se non verrà drasticamente arrestato.
I media provocano una psicosi di massa che interessa l’Occidente, forse con una dimensione senza precedenti nella storia moderna. Gli adolescenti e i bambini sono fatti oggetto di abuso (circonvenzione di incapace?) e posti in primo piano a esclamare che le emissioni di CO2 dovrebbero essere bloccate nei prossimi dodici anni (il che equivale a chiedere che la nostra civiltà dovrebbe essere distrutta in un attimo), per evitare che le persone più anziane di loro distruggano questa stessa civiltà. I bambini vengono istruiti a marinare la scuola per protestare contro il riscaldamento climatico, poiché non avrebbe più senso ricevere un’istruzione, se fossimo tutti destinati a morire nel breve termine. Le donne vengono incoraggiate a non restare incinte, per evitare alla loro prole problemi con un mondo non vivibile…

Extinction Rebellion è chiaramante alla testa di questo fronte di mobilitazione dell’isteria climatica, avendo dimostrato di non avere scrupoli nell’usare i bambini organizzati nel cosiddetto Sunrise Movement e nelle assenze da scuole, programmate e giustificate a priori, dei Venerdì per il Futuro. Una lettera aperta che annunciava la costituzione di XR, pubblicata sul Guardian del 26 ottobre 2018, fu firmata da novantaquattro accademici, politici e attivisti, che dichiararono che se i governi si macchiano per “aver fallito a riconoscere che non è praticabile la crescita economica illimitata su un pianeta con risorse limitate…è dunque non soltanto nostro diritto, ma anche nostro dovere morale superare l’inazione del governo e le sue mancanze flagranti, e ribellarci per difendere la vita stessa”.
Questa fraudolenta menzogna di base, per la quale vivremmo in un mondo con risorse scarse a disposizione, fu confutata da Lyndon LaRouche nel suo libro del 1983 dal titolo There Are No Limits to Growth (“Non vi sono limiti allo sviluppo”), contenente la dimostrazione che le risorse prime o ritenute massimamente utili sono continuamente estese tramite gli atti di scoperta scientifica e di sviluppo tecnologico, racchiudendo entro la loro categoria risorse precedentemente non impiegate.

XR non è un “fenomeno sociologico”

Extinction Rebellion non è un fenomeno sociologico, ma un’ennesima creazione da parte dell’oligarchia finanziaria che da almeno cinquant’anni è attivamente interessata a far passare, sotto la parvenza di nobili fini di “amanti della natura”, l’agenda maltusiana di spopolamento, di deindustrializzazione e di opposizione alla tecnologia.

Tra i suoi finanziatori non ci sono solo miliardari come Bill Gates, Mike Bloomberd e la famiglia Rockefeller, ma nella mobilitazione sono interessati e pienamente attive le istituzioni della monarchia britannica, a partire del principe Carlo, autoincoronato erede del Nuovo Impero Verde.
Il modello dei novantaquattro sponsor di XR è la creazione nel 1960 da parte di Lord Bertrand Russell del sedicente pacifista “Comitato dei Cento”, movimento di disobbedienza civile sul quale Russell investì le proprie energie, in un apparente cambio di strategia rispetto alla sua richiesta, formulata il 1 ottobre 1946 sul Bullettin of the Atomic Scientists (vol. 2, nn. 7-8), di condurre un attacco atomico preventivo ai danni dell’Unione Sovietica. Proponendo il processo di denuclearizzazione (“Ban the Bomb”), Russell promosse un’ondata di opinioni anti-tecnologiche, maltusiane e favorevoli al “governo mondiale” che il recente “movimento per il clima” prende a prestito.
Riferendosi alla “psicologia delle masse” quale strumento principe della propria politica, Russell scrisse

“Penso che il tema che assumerà una grande importanza politica, è la psicologia delle masse, il cui ruolo è cresciuto enormemente da che i metodi moderni della propaganda si sono imposti maggiormente”.
“Di questi metodi, il più influente si chiama ‘educazione’. Benché la religione svolga un proprio ruolo, è inferiore in termini di importanza. Ormai, sono la stampa, il cinema e la radio ad avere un ruolo di primo piano”.
“Ciò che è essenziale nella psicologia delle masse è l’arte della persuasione. Se paragoniamo un discorso di Hitler con uno – diciamo – di Edmund Burke, osserviamo quali progressi siano stati compiuti nell’arte, a partire dal XVIII secolo. Ciò che un tempo non ingranava era dovuto al fatto che la gente aveva letto sui libri che l’uomo è un animale razionale e preparava i propri argomenti sulla base di tale ipotesi…”
“Possiamo sperare che nel tempo, chiunque potrà convincere chiunque di qualunque cosa, a patto che possa lavorare con pazienza sin della sua giovane età e che lo Stato gli dia il denaro e i mezzi per farlo”
Extinction Rebellion è propriamente un’esercitazione di psicologia di massa, meglio intesa come lavaggio del cervello massivo; ora si limita a bloccare il traffico e ad imbrattare i monumenti, ma possiamo attenderci una sua evoluzione in atti terroristici ai danni di industrie e di impianti di produzioni ritenuti colpevoli di emettere l’anidride carbonica, come avvenne con il movimento ambientalista degli anni Settanta-Ottanta.

Come i lavati di cervello praticano il lavaggio di cervello sulle nuove generazioni, minacciandone l’esistenza stessa

I novantaquattro firmatari dell’atto di fondazione di XR praticano professioni che consentono loro di esercitare influenza, persuasione e soprattutto accedere a finanziamenti, che sono sempre necessari per creare un movimento, in particolare se tale movimento ha nelle sue premesse la manipolazione delle masse, il lavaggio del cervello dei giovani. Non dovremmo essere sorpresi dal fatto che più di un quarto di loro sono psichiatri, psicologi e studiosi di educazione, specialmente degli studenti delle scuole elementari o medie.
Questi “psicologi climatici” subirono a loro volta il lavaggio del cervello. Essi, infatti, accettano senza critica la menzogna del cambiamento climatico antropico e delle sue conseguenze apocalittiche. Poiché vedono l’uomo come una specie incapace di applicare la ragione creativa per far progredire la conoscenza umana e ideare tecnologie per l’espansione della produzione e della produttività, essi dichiarano spensieratamente che lo stesso sviluppo economico stia mettendo in forse il futuro e debba essere arrestato.
Uno di questi è la dott.ssa Susie Orbach, che si identifica come consulente psicologica presso Balint Consultancy. È una degli innumerevoli autori del manuale per gli attivisti This Is Not a Drill (che in italiano potremmo tradurre con “Questa non è un esercitazione”), testo apocalittico mirato sulla fascia giovanile più suggestionabile, quella degli adolescenti. Nel suo capitolo sulla “tristezza climatica” (pagg. 66-67) scrive:

“Che cosa ci è richiesto, per impegnarci psicologicamente a fronte di questa conoscenza, piuttosto che rifuggirla? Come possiamo interpretare quanto sta accadendo se non è proprio davanti ai nostri occhi? È difficile immaginare la propria morte. Quanto è più impossibile immaginare che le attività umane possano significare l’estinzione?”

Se non siete depressi, sostiene Orbach, dovreste “prendere in considerazione i nostri sentimenti, l’uno nei confronti dell’altro, per irrobustirci. Dobbiamo elaborare il lutto e organizzarci. Non dovrebbe esservi una scelta tra uno o l’altro”.
Non è forse questa l’essenza di un condizionamento avversativo, con il quale si getta la vittima in una crisi esistenziale? Non lo si sta facendo con giovani suggestionabili? A questi giovani viene detto che la loro esistenza potrebbe distruggere la civiltà stessa, che tutto andrebbe meglio senza di loro e che pertanto devono attaccare i loro genitori per il fatto di averli messi al mondo. Questa sindrome da “ansia climatica”, ora meglio definita, è un genere di depressione dovuta alla disperazione, all’assenza del futuro nella propria prospettiva esistenziale, alla convinzione che al vicino orizzonte sia l’estinzione di massa; non stupiamoci se potranno derivare comportamenti irragionevoli o anche violenti.
Un altro firmatario è Paul Hoggett, professore emerito di Politica Sociale presso l’Università dell’Inghilterra Occodentale, a Bristol, e membro del comitato esecutivo della Climate Psychology Alliance (CPA), una cricca di psicologi che, quando non psicanalizzano le proprie vittime ritenute in “psicosi da cambiamento climatico”, istruiscono altre persone a venire a patti con la proprie visioni catastrofiche frutto del presunto cambiamento climatico antropogenico.
Nel proprio sito la CPA annuncia eventi per discutere, per esempio, “come sarebbe l’esser parte di una cultura che non credesse più nel progresso, che fosse preparata a essere preparata [sic] al peggio piuttosto che sperare continuamente nel meglio?” oppure su “quali forme potrebbero assumere l’amore e la speranza in un’epoca di austerità ecologica?”
L’eco-psicoterapista Mary-Jayne Rust, membro direttivo della CPA, ha parlato di “ansia climatica”, di “afflizione climatica”, ecc. in una recente lezione:

“[Il cambiamento climatico] è parte di una storia più grande relativa al nostro rapporto disfunzionale con il resto della natura… Se ascoltiamo, udiremo storie di amore e di perdita nelle nostre relazioni con la terra, con gli animali, con le piante, ecc. Continuiamo a lottare con una relazione assai ambivalente con noi stessi, in quanto animali”.

Riappare la neolingua di Orwell (dal noto romanzo 1984). Tra le guide di XR è Arran Stibbe, “professore di linguistica ecologica” dell’Università di Gloucestershire. Stibbe è un devoto del famoso (o infame?) linguista britannico, il defunto Michael Halliday, che nel 1990 scrisse che la “linguistica applicata” dovrebbe essere usata come arma contro l’idea stessa del progresso:

“Cambiare il linguaggio può cambiare l’ordine esistente. Quando pianificano un linguaggio, i linguisti applicati non forgiano uno strumento ideologicamente neutro per veicolare una politica; essi creano una forza attiva nel plasmare la coscienza della gente”.

Stando a Stibbe:

“Il principale esempio che Halliday ci ha consegnato è quello della ‘crescita economica’, descrivendo ‘innumerevoli testi che ripetono quotidianamente in tutto il mondo il semplice messaggio: la crescita è un bene. Molto è meglio di poco, di più è meglio di meno, grande è meglio di piccolo, crescere è meglio di implodere’, che porta a conseguenze distruttive dal punto di vista ecologico”.

Ecco a voi i dott. Stranamore del XXI secolo, che vanno spaventando i bambini con messaggi del tipo “Smettete di preoccuparvi e amate l’idea dell’estinzione dell’umanità”.

La psichedelia in soccorso dei movimenti “verdi”

In un manifesto di questa estate intitolato “Come la psichedelia ha favorito la formazione di Extinction Rebellion”, la cofondatrice Gail Bradbrook “spiega come le sue esperienze psichedeliche hanno favorito la genesi del movimento”. Descrive il suo viaggio in Costa Rica, ove “ingerì una dose massiccia” di sostanze native come l’ayahuasca.
“Ero terrorizzata”, scrive, “ma la ragione per la quale stavo spingendo la mia coscienza a un tale estremo non era semplicemente un lavoro interiore su me stessa. Volevo risposte su come provocare il cambiamento sociale”.
Pur ammettendo la propria ignoranza in climatologia, la Bradbrook afferma:

“Specie in estinzione… È comune il diniego del fatto che noi, come uomini, non siamo al vertice della piramide, dal quale potremmo dettare i termini, [ma] siamo parte della rete dalla vita”.

Il periodico Nature riferisce che, il 16 agosto 2019 presso l’Università di Londra, parlando alla quinta conferenza della Convenzione Breaking sull’uso e sulla legalizzazione delle droghe psicoattive, la Bradbrook dichiarò:

“Sosterrei una disobbedienza civile di massa nella quale la medicina dicesse allo Stato che non ha assolutamente il diritto di controllare le nostre coscienze e di definire le nostre pratiche spirituali”.

La conferenza era sostenuta finanziariamente dalla Fondazione Backley, la cui fondatrice e direttrice è Amanda Feilding, contessa di Wemyss e March, e riunì 1500 ricercatori, sciamani, “psiconauti” e giornalisti, con lo scopo di promuovere e legalizzare queste droghe psichedeliche. Il cambiamento climatico e Extinction Rebellion furono gli oggetti principali delle discussioni occorse.

La Bradbrook affermò che la psichedelia debba essere usata nel “modo giusto” e che si può imparare dalle culture indigene, le quali fanno uso regolare di sostanze come l’ayahuasca:

“Mentre sono a favore della scienze psichedelica – penso sia fantastica – non penso che noi abbiamo necessariamente il tempo di aspettare che la scienza ci dica se queste medicine siano utili. Le culture indigene ci hanno già indicato la via”.

Non elaborò ulteriormente, mentre è un fatto che molte delle tribù praticanti la “saggezza” insita nell’assunzione di ayahuasca, come gli yaguas della Colombia, hanno anche praticato il cannibalismo.

Tutte gli uomini e le donne della Regina

La mobilitazione delle truppe d’assalto psicologico e predazione dei nostri giovani e i promotori delle droghe e delle psicosi da esse create dovrebbero aver dato prova sufficiente per l’intervento dei governi contro XR per circonvenzione, promozione delle droghe e sedizione. Nondimeno questo movimento ha anche un altro lato: quello della promozione e del sostegno da parte dei massimi livelli dell’establishment britannico, monarchia inclusa, assieme alle istituzioni da essa patrocinate.
Non occorre andare troppo in profondità. Basta notare le vite parallele condotte dalla cofondatrice Bradbrook. Da una parte c’è la dissociata che appare su YouTube a sollecitare una disobbedienza civile di massa; dall’altra una figura con entrature importanti, essendo stata dipendente a tempo pieno di Business in the Community, la rete del “business responsabile” del principe Carlo. Ben prima di diventare guerriera per il clima, dal 2001 al 2003 la Bradbrook diresse anche il “sostegno delle società nel settore nelle tecnologie dell’informazione e della comunicazione nel considerare il proprio ruolo nel colmare il digital divide e nell’esaminare le proprie responsabilità sociali d’impresa”. Allora sviluppò le proprie competenze nella inclusione digitale. Non occorre rammentare che la rete Business in the Community ha un’agenda molto severa in fatto di cambiamenti climatici, per le aziende.
Il principe Carlo segue le orme del padre Filippo, il quale, assieme al nazista principe Bernardo d’Olanda, creò il WWF alla conclusione della seconda guerra mondiale. Fu il principe Filippo d’Edimburgo a dichiarare nel 1988 di sperare di potersi reincarnare in un virus letale “per contribuire in qualche modo a risolvere il problema della sovrappopolazione”. Lo scorso luglio il principe Carlo ha affermato “Sono fermamente convinto che i prossimi diciotto mesi saranno decisivi per la nostra capacità di mantenere il cambiamento climatico a livelli tollerabili e di ripristinare l’equilibrio con la natura di cui abbiamo bisogno per sopravvivere”.
Nel 2003 la Bradbrook incontrò il suo futuro marito, John David Fisher, che la sua biografia indica come pilota della RAF dal 1973 al 1977. Nonostante il breve servizio militare egli ricopre oggi l’incarico di vicepresidente del Club della RAF e ha ricevuto la Regina alla sua recente visita del club. Fisher ha fondato e dirige l’organizzazione caritatevole Citizens Online per l’inclusione digitale, con sede nella sua residenza di Stroud, nel Glocestershire. Offre servizi alle organizzazioni e alle comunità desiderose di accedere a Internet. Fisher lavorò anche per il Primo Ministro Tony Blair nella Commissione sull’Inclusione Digitale e come consigliere dei Ministri su questo tema. La Bradbrook ha diretto Citizens Online dal 2003 al 2018, dopodiché si è separata da Fisher e da Citizens Online per creare XR.
Un altri direttore di Citizens Online entrato in XR è il dott. Gerald Power, autore di uno studio sull’inclusione digitale. Nella propria biografia, Power dichiara di essere un consulente di dirigenti che iniziò la propria carriera presso il Ministero della Difesa britannico “nel programma di addestramento alla gestione delle applicazioni rapide di scienza e tecnologia” e che ha beneficiato di una carriera “attraverso i preminenti dipartimenti del governo centrale”.

Banchiere centrale e aspirante Lord

Un altro direttore e fondatore di XR, ora anche suo patrono, è Anthony St John, ventiduesimo barone St. John of Bletso, uno dei novantadue membri ereditari della Camera dei Lord e in attesa di essere nominato Lord dalla Regina. Attualmente presidente del consiglio di amministrazione della banca commerciale Strand Hanson, il Lord St. John of Bletso è anche direttore esecutivo di un lungo elenco di società minerarie, informatiche, telematiche, energetiche (rinnovabili) e finanziarie, sia in Sud Africa sia in Europa. Nella Camera dei Lord è membro della Commissione Esecutiva del gruppo parlamentare sull’Africa e vicepresidente del gruppo parlamentare sul Sud Africa.
Le sue credenziali ecologiste includono il sostegno ventennale di un’organizzazione chiamata Televisione per l’Ambiente (TVE) che commissiona a registi e partner nel mondo produzioni e distribuzioni cinematografiche di promozione dell’ambiente e della sostenibilità quali temi dell’agenda globale. Come ex presidente di Friends of TVE ne è ora un membro onorario. TVE fu fondata nel 1984 dal programma ambientale delle Nazioni Unite, dalla sezione britannica del WWF e dalla britannica ITV Central.
Il barone è anche consigliere di Successful GREEN, una “rete internazionale per l’ambiente, l’innovazione e l’informazione” assieme a Peter E. Merian (ex direttore della borsa di Basilea, A.D. di Bank Sarasin e membro fondatore della Global Environment Society) e Marcelo Cavalho de Andrade (presidente di Earth Council Alliance, creata dal miliardario Maurice Strong). Cavalho de Andrade è anche partner e direttore di Earth Capital Partners LLP, che si posiziona in modo da trarre grandi profitti da questa ondata di finanza ecologista.
Assieme al senatore americano Sheldon Whitehouse, al congressista americano Alan Grayson e ai rocchettari Sting, Graham Nash e Jason Mraz, il baronetto è anche tra i firmatari di una lettera aperta ai leader mondiali riuniti nella conferenza dell’ONU COP21, a Parigi. Chiesero che fosse aggiunta una frase al trattato, per obbligare le imprese e le società a rendicontare in modo completo e trasparente i costi dello sviluppo, della produzione, del trasporto, della vendita e del consumo dei prodotti responsabili dei cosiddetti “gas serra”.

Chatham House per l’azione climatica

Non molto tempo fa, tra gli attivisti di XR che si incollarono alle porte dei quartier generale della Royal Dutch Schell, era presente Farhana Yamin, anche ricercatrice nel Dipartimento sull’Energia, sull’Ambiente e sulle Risorse presso l’Istituto Reale per gli Affari Internazionali di Sua Maestà, di Chatham House.
Il 4 luglio 2019 la Chatham House ospitò un dibattito dal titolo “Azione climatica: un ruolo per la disobbedienza civile?” Descrivendo gli scopi dell’incontro, l’istituto dichiarò:

“Nonostante questa crescente consapevolezza del pubblico sull’urgenza dell’azione climatica, gli scienziati dell’ambiente e gli attivisti hanno combattuto per motivare il vasto pubblico, i legislatori e le società a far approvare le necessarie politiche ambiziose e dirompenti. Nei mesi scorsi, tuttavia, un nuovo senso di urgenza è stato iniettato nel dibattito sull’ambiente da movimenti come XR a Londra e Youth For Climate (Giovani il clima) a livello internazionale”.

Parlando a quell’incontro, Sam Geall, un altro ricercatore dell’istituto, chiese che i servizi di sicurezza reprimessero le società petrolifere e non i ribelli di XR. “Dobbiamo capire… chi non sia punito” per aver causato danni climatici.

Sviluppo dei fossi, salvataggio dell’Amazzonia

Quasi in cima all’elenco dei firmatari della dichiarazione costitutiva di XR troviamo l’ex capo della Chiesa d’Inghilterra, il quale – lo ricordiamo – fu comunque sottoposto al supremo governante che è la Regina, l’ex arcivescovo di Canterbury Rowen Williams.
È tra i più attivi sostenitori di XR e appare alle conferenze e agli incontri per incoraggiare i giovani a prendere parte alla manifestazione “Ribellione Internazionale” di Londra, ecc. Williams ha scritto recentemente un commento sul Guardian sostenendo esageratamente che un quinto dell’ossigeno proviene dalla foreste brasiliane e sostenendo che gli incendi siano conseguenze della nostra “spinta allo sviluppo che serve soltanto come lusso di consumo e di convenienza…”
La foresta amazzonica deve essere preservata per gli indigeni. Non vorreste mica che abbandonassero la loro arretratezza primitiva? Williams dice:

“I loro diritti sono stati calpestati a fronte dell’avidità di numerosi e potenti interessi economici e la loro è una storia che parla delle ineguaglianze palesi che tanto stanno distruggendo e corrompendo il nostro mondo, incluse le nazioni come la brasiliana..
Nell’Amazzonia, le estrazioni minerarie e petrolifere stanno spingendo le comunità fuori della foresta nella quale hanno vissuto per secoli”.

Siamo dunque tutti da biasimare, dice il buon pastore, per i crimini del progresso e del consumo di carne:

Questo non è un problema del solo Brasile… Tutti siamo coinvolti. Le caratteristiche globali della crescita economica, inclusi i livelli senza precedenti della domanda di carne nel mondo sviluppato, spiegano molto la pressione d’uso del suolo nella regione…
Gli incendî nella foresta amazzonica sono una metafora visiva dell’effetto della nostra miope passione per la crescita economica illimitata”.

Manifestando una predisposizione per le ingerenze negli affari interni di una nazione sovrana, Williams ha chiesto che la regione amazzonica sia resa non disponibile allo sviluppo dei 211 milioni di cittadini brasiliani.

(Nella foto Carola Rackete, che fa parte di XR).

Il Consiglio Europeo salva il nucleare dalla furia del Green New Deal

Il 25 settembre il Consiglio Europeo, che riunisce i capi di stato e di governo dell’UE, ha dato il via libera a una proposta per creare un sistema europeo di classificazione, o “tassonomia”, che fornisca agli investitori una lista di quali attività economiche debbano essere considerate sostenibili dal punto di vista climatico. Con grande disdetta da parte di vari movimenti ambientalisti, per via dell’opposizione della maggioranza degli Stati membri dell’UE dalla lista non è stato escluso il settore dell’energia nucleare.
Il Parlamento Europeo, la Commissione Europea e il Technical Experts Group (TEG) creato dalla Commissione vorrebbero l’esclusione dell’energia nucleare dai progetti sostenibili. Ma venticinque dei ventotto Paesi dell’UE, rappresentati nel Consiglio, hanno respinto questa posizione. Solo Germania, Austria e Lussemburgo hanno emesso una dichiarazione in cui si oppongono alla decisione. Oltre alla Francia, quasi tutti i Paesi dell’Europa dell’Est e del Sud considerano l’energia nucleare una fonte energetica “pulita”, e in Finlandia perfino l’Alleanza Verde, che fa parte della maggioranza, accetta espressamente il 30% di energia nucleare nel mix di fonti energetiche nazionali.
In un’altra sconfitta per la lobby verde, l’attuazione dei nuovi standard (la “tassonomia”) è stata rinviata di due anni. Inizialmente era previsto che venisse approvata subito, per costituire la piattaforma per il New Green Deal della nuova presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, il cui mandato inizierà il 1 novembre. Ma il Consiglio ha deciso che verrà stabilita entro la fine del 2021 e applicata entro la fine del 2022.
La World Nuclear Association ha accolto con favore la decisione del Consiglio, con le parole del suo direttore generale, Agneta Rising (foto) che ha commentato: “l’energia nucleare è parte integrante degli sforzi di mitigazione del clima condotti dagli Stati membri. È stato dimostrato, in Francia come in Svezia, che essa ha il potenziale per consentire una transizione energetica sostenibile. Escludere l’energia nucleare dal nostro futuro sarebbe una decisione disastrosa per il clima” (vedi https://www.world-nuclear-news.org/Articles/Foratom-urges-fact-based-approach-to-sustainable-f).
L’associazione sottolinea che la tecnologia del nucleare, essendo a basse emissioni di anidride carbonica, è un fattore importante per arrestare i cambiamenti climatici. “Numerose organizzazioni internazionali sottolineano il contributo dell’energia nucleare allo sviluppo sostenibile, tra le quali l’Agenzia Internazionale per l’Energia, il Gruppo Intergovernativo sul Cambiamento Climatico dell’ONU, l’Agenzia per l’Energia Nucleare dell’OCSE e il Consiglio Mondiale per l’Energia”.
Per quanto lo sdoganamento del nucleare sia da accogliere con favore, ricordiamo quanto riferimmo in passato su questo sito: il nucleare non va inteso come sostitutivo delle fonti energetiche fossili, ma come aggiuntivo, se vogliamo garantire lo sviluppo della crescente popolazione mondiale; entro il 2045 dovremo disporre di 10.000 Gigawatt. Questo è possibile solo espandendo la produzione energetica da fonti nucleare e fossile al contempo.

Assalto frontale ai nostri livelli di vita: sono i miliardari a finanziare i “protettori del clima”

Pubblichiamo un articolo scritto da Helga Zepp-LaRouche, presidente dello Schiller Institute, per il settimanale tedesco Neue Solidaritaet. E’ il primo di una serie di articoli che compongono il dossier “CO2 e genocidio” di prossima pubblicazione anche in italiano.

10 agosto 2019 – Lo sanno tutti, ormai: per il gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (IPCC) la Terra versa in uno stato catastrofico, ma abbiamo ancora qualche margine di manovra. Basta ascoltare la sedicenne svedese Greta Thunberg, icona di questa nuova ondata di lotta ambientalista, o il gruppo Extinction Rebellion (XR), o Dennis Meadows. Non soltanto dovremmo vergognarci di un volo in aereo, ma anche perché mangiamo bistecche, anzi, perché mangiamo; dovremmo smettere di usare automobili, di viaggiare, di riscaldare le nostre abitazioni e dovremmo farlo immediatamente; dovremmo vergognarci di esistere, poiché sarebbe meglio per il clima se la nostra specie non esistesse! Non avete ancora notato che la neve è nera?

Chiunque pensi che l’intero establishment transatlantico, il sistema dei media e le lobby che trasformano in public relations i temi scientifici siano fuori di testa ha ragione. Occorre tuttavia capire quale sia il metodo all’interno di questa follia: le tesi apocalittiche di questo “raggruppamento intergovernativo” vengono proposte con l’intento di indottrinare la plebe sui presunti danni di un circolo vizioso comprendente un’agricoltura “non sostenibile”, il riscaldamento globale e gli eventi climatici estremi, affinché la plebe stessa accetti di rinunciare ai proprî consumi, l’aumento delle tasse per creare un flusso finanziario aggiuntivo a vantaggio dei cosiddetti investimenti “verdi”, forme di governo dittatoriali e – cosa che affermano esplicitamente – la riduzione drastica della popolazione mondiale.

Il rapporto dell’IPCC: vino vecchio in otri nuovi

Il citatissimo rapporto dell’IPCC è un vino stagionatissimo presentato con una nuova etichetta e l’argomento che viene presentato è logicamente riconducibile alla teoria, al contempo semplicistica e falsa, con la quale Thomas Malthus sostenne che, seguendo una successione geometrica, la crescita demografica andrebbe incontro a una più lenta crescita delle risorse disponibili (cibo compreso), che seguirebbe una successione aritmetica. Uno dei neomaltusiani più in vista, Al Gore, aggiunse un cucchiaio di edulcorante, ammettendo che Malthus non potè ovviamente prevedere che l’umanità avrebbe compiuto progressi in agricoltura, potendo dunque accrescere enormemente la quantità di cibo disponibile sulla Terra; ma aggiunse anche un po’ di aceto, offrendo una via d’uscita da questo “dilemma maltusiano”: indicò la colpa dell’Uomo, che firmò faustianamente un patto col demonio, dedicandosi alle rivoluzioni scientifiche.

Così i neomaltusiani della più recente versione (IPCC incluso) si muovono seguendo questa via. Biasimano i risultati della moderna agricoltura, che hanno consentito ad almeno una parte consistente dell’umanità una dieta ricca di proteine e di altri ingredienti importanti: l’accresciuto consumo di carne e tanti altri risultati del progresso scientifico sarebbero cause del cambiamento climatico da eliminare immediatamente; dovremmo subito rinunciare a guidare le nostre automobili, a volare, a usare i condizionatori per rinfrescare l’aria nelle nostre case e nei luoghi di lavoro. La crescita della popolazione dovrebbe essere arrestata; anzi, dovremmo ridurre la popolazione, ritornando ai livelli di vita e di densità demografica pre-industriali: cavalli e carrozze per i ricchi, biciclette per gli altri (che potrebbero anche camminare); sane patate e zuppe d’avena, con l’etichetta di “dieta vegana”.

Chi finanzia i Verdi?

Studiando gli schemi di finanziamento di Greta Thunberg, di Extinction Rebellion (XR) e dei Venerdì per il Futuro (Fridays for Future, F4F, FFF) si evince che i soldi provengono dalle persone più ricche del pianeta. Tra i periferici fondatori di Climate Emergency Fund (CEF) troviamo Rory Kennedy, figlia di Robert Kennedy; Aileen Getty, figlia di John Paul Getty; il “filantropo” Trevor Neilson, la cui carriera lo ha visto collaboratore di Bill Gates, Warren Buffet, George Soros e Ted Turner. Stando al Guardian, il CEF ha già trasferito mezzo milione di euro a XR, promettendo “dieci volte altrettanto”. Breibart ha pubblicato un documento interno di XR che dà conto di altre cinque o sei donazioni da parte di George Soros, della Fondazione Europea per il Clima (European Climate Foundation), della Fondazione Tides (Tides Foundation) e della società Greenpeace Furka Holdings AG, ecc.

Questi soldi, naturalmente, sono come le proverbiali “noccioline” per spesare “attori” nei loro spostamenti su aerei, elicotteri e mega-yacht privati. È vero, Greta è andata a New York in barca a vela per “risparmiare il carburante” e This Is Not a Drill (il “manuale per l’attivista” di XR che in italiano potremmo tradurre in “Questa non è un’esercitazione”) fu approvata nella propria linea editoriale dall’editore Penguin mesi prima della sua pubblicazione ufficiale.

Comunque sia, la conoscenza di queste fonti di finanziamento fa luce sulla falsità di questa “ribellione”. Non siamo di fronte ad un movimento dal basso; il molto rumore intorno a Greta e a XR è il risultato di una propaganda ben oliata e orchestrata, che usa argomenti moderni per stabilire un contesto di opinioni politiche che consentano l’imposizione di dittature fasciste percepite come mali inevitabili.

Non sorprende che uno degli autori del modello informatico alla base dell’infame Limits to Growth (in italiano Rapporto sui limiti dello sviluppo, 1972), Dennis Meadows, lo abbia ammesso con arroganza, in un articolo sul quotidiano francese Libération. Ha scritto che il cambiamento climatico e il consumo delle risorse energetiche fossili stanno distruggendo le basi del modello di società industriale attuale, che i flussi migratorî e le nuove carestie accresceranno il caos planetario e che una cosa può essere imparata dalla storia: che se i popoli sono chiamati a scegliere tra ordine e libertà, essi sempre optano per l’ordine. Le libertà personali sono già limitate, sostiene, e questa tendenza non si arresterà. Anche se questa tendenza non risolverà il problema della cause di questo caos, nel breve periodo per Meadows saranno moltiplicati come pani e pesci, ma in una logica antievangelica, il potere politico e la ricchezza finanziaria di coloro che avranno sostenuto tale deriva autoritaria.

La storia insegna anche altre cose: non è la prima volta che l’oligarchia finanziaria adopera la propaganda per reagire a una crisi finanziaria sistemica, spingendosi a sostenere movimenti fascisti e regimi autoritarî, dittatoriali. Il cartello internazionale che finanziò i nazisti in erba (andiamoda dal governatore della Banca d’Inghilterra Montagu Norman al clan degli Harriman parimenti sostenitore del movimento eugenitico statunitense) è stato ampiamente portato alla luce.

L’eugenetica diventa genocidio a livello globale

La storia si ripete, ma non alla stessa maniera. Quel che fu, un secolo fa, il razzismo dell’eugenetica è, oggi, la dottrina disumana della sovrappopolazione, che Julian Huxley e soci riformularono a nazismo finito, nel 1946, evitando il termine specifico proprio poiché trattare della “politica eugenetica radicale sarà per molti anni impossibile e politicamente e psicologicamente”. La presunta sovrappopolazione viene oggi indicata come la minaccia al Lebensraum, termine adoperato dagli ideologhi della geopolitica nazista, la cui estensione ora copre la Terra intera.

Stiamo parlando della medesima ideologia che fu il terreno di coltura delle milizie fasciste e naziste, che giustificavano i loro atti criminali quali necessarie reazioni al “pericolo comunista” o alle minacce costituite dai “non ariani”. Se davvero al pianeta fossero concessi soltanto diciotto mesi (come hanno dichiarato i reali d’Inghilterra), perché allora un giovane di diciassette o diciotto anni dovrebbe mettersi a combattere la società industriale adoperando tutti i mezzi possibili?

Gli stessi media che ogni giorno ci propongono le esternazioni di Greta, come se fossimo davanti all’elaborazione di Einstein della teoria della relatività generale, mantengono un silenzio di tomba su un paragrafo del manifesto scritto dal sospetto assassino di El Paso. Egli avrebbe ucciso ventiquattro persone e ferite altrettante per motivi che non riflettono affatto le politiche e le dichiarazioni del Presidente americano Trump, piuttosto quelle dei suoi oppositori:

Lo stile di vita americano consente ai nostri cittadini un’incredibile qualità della vita. Il nostro stile di vita, tuttavia, sta distruggendo l’ambiente del nostro Paese. La decimazione [sic] dell’ambiente sta creando un enorme fardello per le future generazioni. Le imprese stanno portando alla distruzione del nostro ambiente praticando una svergognata sovra-estrazione della risorse.
Voglio soltanto dire che amo la gente di questo Paese, ma – Dio vi maledica – la maggioranza di voi è fin troppo inerte per cambiare il proprio stile di vita. Così il prossimo passaggio logico è ridurre il numero di persone che in America usano le risorse. Se possiamo sbarazzarci di un numero sufficiente di persone, allora la nostra way of life potrà diventare più sostenibile.

Non siamo animali! Siamo umani!

La principale falla nell’immagine dell’Uomo racchiusa in questo passaggio è riscontrable in Malthus, nei neomaltusiani e nella vittima Greta: tutti adottarono o adottano l’immagine oligarchica dell’uomo, che considera le masse alla stregua di parassiti, inquinatori, bestie di ogni sorta. Da questo punto di vista sembra logicamente un bene volerne la riduzione.

Ma questa immagine non corrisponde affatto a quel che siamo. L’uomo differisce dalle altre creature in quanto, per la sua innata creatività, può compiere continuamente scoperte di nuovi principî dell’universo fisico e, con gli strumenti del progresso tecnologico e scientifico, ridefinire completamente le risorse primarie dalle quali l’umanità dipende per le proprie sopravvivenza e prosperità. Le principali nazioni che si stanno spingendo nello spazio extra-atmosferico, Cina, Russia, India e Stati Uniti d’America (possiamo aggiungere anche tutte le nazioni europee, tramite l’Ente Spaziale Europeo – ESA) dimostrano che l’umanità è in procinto di creare una nuova piattaforma economica, così come la intendeva Lyndon LaRouche. L’idea di un “villaggio sulla Luna”, ovvero di un insediamento permanente sulla Luna quale trampolino per ulteriori viaggi verso Marte o interstellari comporta la ridefinizione di qualunque cosa l’umanità abbia finora catalogato o immaginato sulla Terra tra le “risorse”.

Il pericolo esistenziale dell’umanità, oggi, non sta nell’imminente catastrofe climatica; piuttosto, sta in una erronea reazione al cambiamento climatico naturale. Soprattutto, esso consiste nella tipica maniera con la quale l’oligarchia neo-liberale, seguendo appunto il proprio percorso degli anni Trenta, sta reagendo alla nuova fase di crisi del proprio sistema finanziario e monetario di estensione mondiale: il sostegno a movimenti fascisti e il tentativo di stabilire dittature, stavolta tinte di verde.

La stessa oligarchia britannica che allora ricorse alle geopolitica per destabilizzare presunti avversari oggi lavora contro la Cina e contro la Russia, cercando di indebolirle a colpi di “rivoluzione colorate” e, se possibile, con “cambi di regime”. Che il Partito dei Verdi tedesco sia uno docile strumento di questa geopolitica è stato adeguatamente dimostrato dal sostegno dell’ambientalista Joschka Fisher alla guerra della NATO in Yugoslavia (1999) e dal sostegno dell’intero partito del dispiegamento delle forze armate di Germania nel Golfo Persico.

Se volessimo dunque imparare dalla storia, dovremmo impedire simili sviluppi. Questo per impedire l’escalation verso la Terza Guerra Mondiale. Abbiamo un urgente bisogno di ritornare all’immagine dell’Uomo nella tradizione abramitica e umanistica, che ci vede come esseri capaci di un infinito perfezionamento intellettuale e morale! Anche se questa è una fede nutrita da una minoranza e non rispettata in Germania, stando alla denuncia dell’artista cinese Ai Weiwei, e in generale in Occidente, essa è in accordo con la realtà della presenza dell’uomo nell’universo.

Il culto della fine del mondo comincia a stufare

La messinscena della piccola Greta al vertice dell’ONU sul clima il 23 settembre, la sua denuncia da copione dei leader mondiali e lo spettacolo vergognoso offerto da molti di questi, che assecondavano le sue invettive, hanno concorso a screditare più che rafforzare la campagna popolare della lobby dei cambiamenti climatici.
Il noto astrofisico inglese Piers Corbyn, noto per dire pane al pane e vino al vino, ha scritto su twitter.com: “Ascoltare una fanciulla ignorante e lavata nel cervello è da stolti. Io sono un vero scienziato in fisica, meteorologia, astrofisica e clima e dico che Greta Thunberg ha torto ed è vittima di abuso mentale da parte di adulti manipolatori”.
Come hanno fatto notare altri osservatori razionali, le vedute di Greta Thunberg e dei suoi sostenitori sono tipicamente quelle di chi è cresciuto nelle comodità del mondo moderno e devono solo girare l’interruttore per avere la corrente, che danno per scontate le cure mediche più moderne e hanno un sacco di tempo libero. Il paradosso della lobby delle emissioni azzerate è lampante, se si considera che, per raggiungere New York senza emissioni, Greta ha viaggiato sulla barca di un miliardario sponsorizzato dallo Yacht Club di Montecarlo. Da New York al Canada ha viaggiato su una Tesla generosamente messa a disposizione da Arnold Schwarzenegger. Si tratta di lussi concessi solo dal progresso dell’industria, dell’agricoltura e delle infrastrutture avversate dalle manifestazioni di Fridays4Future.
Greta Thunberg ha detto che avrebbe dovuto essere a scuola e non protestare all’ONU e in giro per il mondo. Ma quanti tra i poveri del mondo sognano di poter recarsi a scuola ogni giorno e ricevere un’istruzione? L’adolescente svedese sostiene che la sua generazione sia stata privata dei propri sogni e della fanciullezza. Ma nell’ultimo secolo l’aspettativa di vita dei fanciulli è aumentata significativamente. Chi vuole tornare indietro o impedire che lo stesso accada nel Terzo Mondo?
Matt Bevin, il governatore del Kentucky, uno Stato minerario, ha colto nel segno quando il 25 settembre, a una conferenza su “Energia a basso costo: fondamenta per un rinascimento delle manifatture”, ha detto che, visitando l’Africa, si è colpiti dall’inquinamento, dal degrado della qualità dell’aria e dell’acqua, che opprimono i popoli privi della tecnologia e delle risorse che noi abbiamo. “Niente ha fatto più dell’energia affidabile e a buon mercato, per sollevare la gente dalla povertà”, ha concluso.
Brendan O’Neill, direttore della rivista online Spiked, ha scritto sulla propria pagina in Rete che “se si vuole veramente che un fanciullo parli all’ONU, allora perché non un adolescente dall’Africa o dall’India, che crede che la crescita economica non sia una favola ma sia assolutamente essenziale per liberarlo dalla povertà? Abbiamo ascoltato fin troppo occidentali borghesi che pensano che la crescita sia ‘oh, terribile!’. Ascoltiamo qualcuno, tra i miliardi di coloro che sono in profondo disaccordo con questa spazzatura pessimistica, anti-umana e occidente-centrica”.
L’intervento di Greta al vertice dell’ONU sul clima è stato “uno spettacolo profondamente inquietante”, ha continuato O’Neill, mettendo in mostra una giovane ragazza “che è pervasa dal terrore, da una fede morbosamente debilitante nella prossima fine della vita così come la conosciamo”. “Non si sarebbe potuta pretendere una prova più schiacciante che l’ideologia verde sta seriamente rovinando la prossima generazione, gonfiandola di paura, panico e [portandola a] un credenza squilibrata che la fine del mondo sia vicina”.
Lo stesso Guterres ha messo involontariamente in risalto l’irrazionalità della campagna, commentando che “la natura è arrabbiata” per l’inquinamento. Ci rimanda agli antichi culti pagani che richiedevano i sacrifici umani per “placare la rabbia degli dei”.
L’aspetto peggiore del messaggio apocalittico, ha osservato Helga Zepp-LaRouche, è infatti che esso nega l’inerente capacità dell’uomo di risolvere i problemi tramite le scoperte scientifiche e la tecnologia. Questo principiò è invece dimostrato dalla storia.

Lettera all’ONU di 500 scienziati non addomesticati: non è emergenza climatica

In una lettera indirizzata al segretario generale dell’ONU Antonio Guterres, oltre 500 scienziati di tutto il mondo hanno affermato che “non esiste un’emergenza climatica”. La lettera è un’evoluzione della Petizione sul Riscaldamento Globale Antropogenico indirizzata alle istituzioni italiane da autorevoli scienziati italiani nel giugno scorso, fatta poi circolare in Europa e negli Stati Uniti d’America.
La lettera di accompagnamento della petizione dichiara: “I modelli sul clima su cui si basa attualmente la politica internazionale non sono adatti allo scopo. Perciò, è tanto crudele quanto imprudente chiedere di sperperare migliaia di miliardi sulla base dei risultati di tali immaturi modelli. Le attuali politiche sul clima danneggiano gravemente e inutilmente il sistema economico, mettendo a rischio la vita di esseri umani nei Paesi a cui è negato l’accesso a energia elettrica economica e continuata”.
“La sollecitiamo a seguire una politica sul clima basata su scienza solida, politica economica realistica e interesse genuino per coloro che sono danneggiati dai costosi ma inutili tentativi di mitigarlo”.
I firmatari chiedono all’ONU anche di “organizzare assieme un incontro costruttivo ad alto livello tra scienziati di livello mondiale di ambo le parti del dibattito sul clima per i primi dell’anno 2020. L’incontro terrà fede al solido e antico principio di scienza nonché di giustizia naturale secondo il quale entrambe le parti dovrebbero essere ascoltate pienamente ed equamente. Audiatur et altera pars!”
Gli scienziati, tecnici e ricercatori di tutto il mondo hanno sottoscritto la petizione e la proposta di creare un “Gruppo di Intelligence Globale sul Clima” per coordinare una campagna internazionale sul tema. Il coordinatore è il prof. Guus Berkhout, docente emerito di Geofisica al Politecnico di Delft e membro della Koninklijke Nederlandse Akademie van Wetenschappen. Un altro firmatario, Lord Christopher Monckton, ha pubblicato una nota su wattsupwiththat.com, annunciando che il gruppo pubblicherà scritti, organizzerà conferenze e fornirà relatori per “bilanciare la pseudo-scienza unilaterale ed errata che oggi va per la maggiore”.

La corsa all’impeachment di Trump è dovuta alla disperazione

Prima vi fu la bufala creata dalle reti di intelligence britanniche assieme agli 007 di Obama, quella sulle “interferenze russe” e sulla “collusione di Trump e l’ostacolo alla giustizia”, che dominarono i primi due anni della sua presidenza. Poi, quando è crollata l’inchiesta dell’Inquirente Speciale Robert Mueller, chiarendo che il Russiagate era una frode e il pubblico americano non la beveva, ci hanno provato con la linea “Trump è un nazionalista e razzista bianco”, accusando il Presidente di essere responsabile di una serie di sparatorie mortali che erano avvenute anche prima della sua presidenza. Anche questa linea di attacco non ha raccolto molti consensi tra il pubblico.
Inoltre, il fatto che nessuno dei potenziali sfidanti democratici di Trump nelle future elezioni del 2020 sia riuscito a generare il livello di passione necessario tra gli elettori per sconfiggerlo, li ha convinti che si prospetti un secondo mandato per Trump.
Quindi, nonostante la mancanza di una “pistola fumante” e man mano che emergevano prove schiaccianti di azioni illegali da parte degli enti di intelligence responsabili del tentato golpe, gli sforzi per destituire Trump da parte dei democratici sono proseguiti, col pieno sostegno dei media. Questi sono diventati ancora più disperati nelle ultime settimane, quando Trump ha riaffermato la propria autorità di Presidente, licenziando i falchi Dan Coats, direttore della National Intelligence, e John Bolton, consigliere per la sicurezza nazionale, riavviando le iniziative di pace con Russia e Cina e rifiutandosi di lanciare gli Stati Uniti in una guerra con l’Iran.
Questo è il retroscena della nuova campagna per l’impeachment. Il presunto tentativo di Trump di esercitare pressioni sul Presidente ucraino Zelensky affinché rendesse pubbliche le prove che danneggerebbero l’ex vicepresidente americano e potenziale rivale Joe Biden (foto) è un altro falso. Ma il furore creato dai media ha spinto la presidente della Camera dei Rappresentanti Nancy Pelosi a cambiare il proprio atteggiamento scettico sull’impeachment. La Pelosi ha ammesso di non aver letto alcuno dei documenti che dimostrerebbero una violazione della legge, ma ha ciononostante fatto un teatrale annuncio a sostegno di una procedura di impeachment.
Vi sarà una pletora di documenti da ambo le parti, che dimostrano che il governo ucraino, prima e dopo il golpe del 2014, era un centro di corruzione. In effetti, il ruolo dell’allora vicepresidente Joe Biden nell’inscenare quello che di fatto fu un golpe neonazista a Kiev è molto più grave del tentativo di porre fine all’inchiesta sugli illeciti di suo figlio. Ma questo non è il punto. Il golpe stesso e il successivo ruolo dell’Ucraina nella frode del Russiagate servivano a creare tensioni tra Stati Uniti e Russia, impedenti quel rapporto di collaborazione che il candidato presidenziale Trump aveva promesso e che in quanto Presidente stava consolidando, nonostante la feroce opposizione. Gli sforzi per destituire Trump hanno condotto a un peggioramento di quel rapporto. Ora è chiaro che coloro che erano coinvolti nella campagna per destituire Trump miravano a mantenere gli Stati Uniti su un percorso coincidente con gli interessi geopolitici della City di Londra ed è per questo che continuano nei loro sforzi ridicoli, anche se potenzialmente letali.
La Camera dominata dai democratici può approvare una mozione per l’impeachment, ma è molto improbabile che i repubblicani saranno convinti, in un numero sufficiente, a incriminare Trump al Senato. Tuttavia, l’inchiesta e il processo saranno usati per mettere il bastone tra le ruote degli sforzi strategici di Trump.

 

Il capo della Banca d’Inghilterra annuncia l’agenda ecofascista dei banchieri

Anche se oscurato dai media occupati a celebrare la recita rabbiosa di Greta Thunberg, all’assemblea generale dell’ONU è stato svelato anche un complotto dei banchieri centrali per un “cambio di regime nella finanza” globale. Nel proprio intervento, il governatore della Banca d’Inghilterra Mark Carney (foto) ha spiegato come egli e i suoi colleghi intendano sfruttare la paura diffusa sui cambiamenti climatici per imporre una dittatura dei banchieri, nel tentativo di salvare il sistema finanziario in bancarotta.

Prendendo la parola poco dopo Greta, Carney ha lanciato un monito: le banche centrali e gli interessi finanziari privati che esse rappresentano non tollereranno alcuna alternativa agli investimenti eco-fascisti che sposteranno l’industria “dal nero al verde”. Carney ha esordito dicendo: “Stiamo costruendo un nuovo sistema finanziario sostenibile”. La chiave di volta, ha detto, sarà “mettere i rischi e la resilienza sul clima al cuore delle decisioni finanziarie”, aggiungendo che “gli investimenti sostenibili devono diventare la norma”.

Nel corso del vertice dell’ONU Carney e altri relatori hanno sottolineato che per “sostenibile” si intende la progressiva eliminazione delle fonti di energia che alimentano la percentuale più robusta dell’economia odierna, tra cui carbone, petrolio, gas e nucleare, e sostituirle con fonti a zero emissioni di CO2. Nessuno di essi ha spiegato quali saranno i risultati di questa transizione, ovvero passare a una rete energetica globale inefficiente o ridurre la densità del flusso energetico del sistema, che diventerebbe incapace di sostenere i livelli attuali di produzione manifatturiera, dei trasporti, dell’edilizia o della produzione agricola richiesti per sostentare i sette miliardi di persone viventi sul pianeta. Il risultato sarà che i Paesi in via di sviluppo non disporranno di sufficiente energia, aumenterà la mortalità infantile, si ridurrà la durata media della vita e verrà ridotta la popolazione.

Il 22 settembre a New York, alla vigilia del vertice sul clima dell’ONU, gli A.D. di 130 banche globali, i cui attivi di bilancio ammontano a un totale di 47.000 miliardi di dollari, hanno sottoscritto un accordo dal titolo “principii per un sistema bancario responsabile” stilato dalle 30 principali megabanche, in cui si impegnano a fare dell’accordo sul clima di Parigi la propria politica di investimento. L’accordo sottoscritto a Parigi nel 2015 chiede che tre quarti della produzione energetica della filiera del carbone venga eliminata entro il 2030.

L’accordo fa seguito alle dichiarazioni di Carney alla conferenza annuale della Federal Reserve a Jackson Hole il 22 agosto scorso, ove propose di sostituire il dollaro come valuta di riserva con una valute virtuale, elettronica, controllata dalle banche centrali. Specificando che la nuova valuta non verrebbe sostenuta da alcunché di fisico, disse che questa nuova “architettura finanziaria” consentirebbe una sufficiente espansione del credito, aggiungendo che la sua proposta era un’elaborazione di ciò che l’ex governatore della Federal Reserve Ben Bernanke definiva “helicopter money”, ovvero, denaro emesso dalle banche centrali e distribuito a pioggia per “stimolare” l’economia. In realtà la nuova valuta, diretta dalle banche centrali, andrebbe ad alimentare la bolla speculativa e creare nuove bolle, come quella della cosiddetta Green Finance Initiative.

Per imporre questo nuovo regime, Carney ha annunciato che verrà creata una task force esigente l’obbligo di dichiarare che i futuri investimenti andranno solo a progetti a emissioni zero. “Le imprese che adeguano i propri modelli di business alla transizione a un mondo nettamente a zero, verranno premiate. Quelle che non riusciranno ad adattarsi cesseranno di esistere”, ha dichiarato. In altre parole, verrà loro negato il credito, il che renderà impossibile continuarne l’esistenza.

 

I costi esorbitanti dell’illusorio piano di azione sul clima del governo tedesco

Mentre 1,4 milioni di persone (quasi tutti giovani) manifestavano per le strade tedesche venerdì 20 settembre, il “gabinetto sul clima” della Cancelliera Angela Merkel approvava un piano di azione che si propone di fungere da modello per il resto del mondo. Ma è improbabile che i numerosi Paesi che hanno optato per lo sviluppo dell’energia nucleare come la migliore fonte di energia seguiranno la marcia di Berlino verso il vicolo cieco delle “rinnovabili”. I costi esorbitanti della transizione nell’era non nucleare e non fossile in Germania, che già inghiottono 26 miliardi di Euro all’anno di sussidi statali, sono un chiaro deterrente per gli altri Paesi.
Mentre, inoltre, il piano di azione non tutelerà il clima, sicuramente renderà la vita molto più costosa. I contribuenti dovranno pagare altri 50 miliardi di Euro nei prossimi anni per finanziare i sussidi previsti da alcune delle misure decise dal “gabinetto sul clima” (composto dalla Cancelliera Merkel e dai Ministri di Ambiente, Finanze, Economia, Agricoltura, Trasporti ed Edilizia abitativa).
I consumatori privati dovranno pagare l’aumento dei prezzi della benzina e del gasolio, i SUV verranno tassati molto più delle altre auto, l’industria automobilistica sarà costretta a rispettare la quota di produzione di eco-auto, aumenteranno i prezzi dei biglietti d’aereo e le bollette del riscaldamento e gli effetti del cosiddetto “carbon pricing” si sentiranno su tutti i prodotti. Industrie e utenze saranno costrette ad acquistare dei certificati per compensare la loro produzione di emissioni di CO2 – la versione moderna della vendita delle indulgenze.
Il ragionamento dietro tutto ciò è che l’aumento dei prezzi incentiverebbe le persone a vivere e produrre in modo “più sostenibile”. Anche se non è prevista una vera e propria tassa sulla CO2, la vendita di certificati, che verrà gestita da banche e compagnie di assicurazione, arriverà a centinaia di miliardi di Euro.
Gli impianti di riscaldamento a gasolio verranno banditi dal 2026, e gli impianti ad altri carburanti dovrebbero essere co-finanziati per il 40% dei costi di installazione con un meccanismo simile a quello degli edifici a basse emissioni. Oltre al decreto sull’uscita dall’energia nucleare nel 2022 e dalla filiera del carbone nel 2035-2038, il governo tedesco vuole aumentare il co-finanziamento per l’installazione di altri impianti fotovoltaici ed eolici. Ci sarà una corsa ben orchestrata verso decine di miliardi di investimenti in progetti “sostenibili” che garantiranno enormi profitti alla “finanza verde”.
Ma come si è visto con le imprese solari ed eoliche, incapaci di sopravvivere senza massicci sussidi dello Stato, questa folle bolla verde si rivela molto volatile e l’opposto di “sostenibile”. Quanto alle emissioni di CO2, non dimentichiamoci che l’economia tedesca è responsabile solo del 2% delle emissioni a livello mondiale…

 

Gli speculatori lo ammettono: “il verde è il nuovo oro”

L’industria finanziaria non nasconde il fatto che la cosiddetta “Green economy” sia la nuova frontiera della speculazione. Un articolo pubblicato il 12 settembre da Sonja Gibbs, direttrice del Global Policy Initiatives presso l’International Institute of Finances (IIF), dice tutto nel titolo: “Il verde è il nuovo oro”. Nell’articolo si esprime soddisfazione per il fatto che il mercato delle “obbligazioni ecologiste” (green bond) è cresciuto fino a quasi 235 miliardi di dollari nei primi otto mesi del 2019 e dovrebbe raggiungere i 350 miliardi nel 2019. Un diagramma mostra che le rendite dei green bond sono state superiori a quelle degli Investment Grade Bond: 14.8% rispetto a 13.8% dal 2017 ad oggi.
Tuttavia, il mercato dei green bond è ancora minuscolo: solo lo 0,5% del mercato globale delle obbligazioni, che ammonta a 110.000 miliardi di dollari. L’IIF suggerisce alcune misure per promuoverne l’espansione, tra le quali fornire più liquidità e “sviluppare ulteriormente il mercato dei titoli verdi ad alto rendimento, così come la cartolarizzazione verde e i mercati dei prestiti verdi” (vedi https://www.iif.com/Publications/ID/3557/Sustainable-Finance-in-Focus–Green-Is-The-New-Gold).
L’alto rendimento e la cartolarizzazione non rientrano nella definizioni di investimenti sicuri. Alto rendimento è un sinonimo di junk bond e la cartolarizzazione consente di diffondere il rischio al sistema globale, un’azione che non sarebbe necessaria se gli investimenti fossero a basso rischio. Questi due elementi caratterizzarono i famosi subprime, che innesecarono la crisi del 2008.
L’IIF ha promosso tutte le decisioni per salvare e “riformare” il sistema finanziario dal 2008, inclusa l’introduzione delle cosiddette procedure di “bail-in”. Si potrebbe dire che l’industria finanziaria rappresentata dall’IIF e il sistema delle banche centrali siano la stessa cosa, come dimostra il fatto che i suoi dirigenti vanno e vengono dall’una all’altra. Per esempio, l’attuale presidente di IIF è Axel Weber, ex capo della Bundesbank (foto).
L’IIF ha creato il proprio reparto di “finanza verde”, col nome di Sustainable Finance Working Group (SFWG). Questo gruppo sostiene che “le aziende che fanno parte di IIF in tutto il mondo hanno lanciato nuovi prodotti, veicoli di investimento e programmi per contribuire a portare le considerazioni di sostenibilità nella finanza globale. Il nostro compito è contribuire a collegare queste iniziative e allinearci agli sforzi del settore pubblico per raggiungere gli stessi obiettivi importanti”.
È signifiicativo che il capo di SFWG Daniel Klier provenga dalla Hong Kong and Shangai Banking Corporation (HSBC), una delle principali megabanche speculative al mondo. Il portafoglio derivati di HSBC è aumentato del 15% nei primi sei mesi del 2019, con nozionali lordi per i contratti derivati fino a 39.000 miliardi di dollari alla fine di giugno.
In una lettera alla Commissione Europea datata 25 marzo 2019, l’IIF raccomanda che la classificazione degli investimenti sulla base delle emissioni di CO2, detta tassonomia, che viene elaborata dalla Commissione, non lasci altra scelta alle imprese se non investire nella Green Economy. “La tassonomia non dovrebbe essere un contesto binario per definire ciò che è o non è verde” afferma la lettera. In altre parole, la prospettiva per le industrie e le imprese agricole è: diventate verdi o morite.

Lettera aperta agli Artisti

di Liliana Gorini,
Presidente di MoviSol

“L’artista è figlio del suo tempo; ma guai a lui se è anche il suo discepolo o peggio ancora il suo favorito”. Così scriveva Friedrich Schiller nei suoi scritti estetici (Dell’educazione estetica dell’Uomo).

Fin dai tempi di Dante Alighieri e del Rinascimento italiano, l’artista, grazie alla sua capacità di creare la Bellezza, ha anche una responsabilità civile, sociale e politica. Non si prostra di fronte al potere, come Beethoven non si inchinò di fronte all’imperatore che passava di fronte a lui a Vienna. Non è capace di tacere di fronte alle ingiustizie del mondo, e spesso ne paga le conseguenze, come le pagarono Dante e Petrarca (esiliati), Mozart, che con le sue opere (a partire dalle Nozze di Figaro) sfidò le leggi dell’oligarchia, a partire dallo “ius primae noctis”, e forse fu avvelenato e ucciso per questo, o Giuseppe Verdi, che con le sue opere divenne un mito del Risorgimento.

A differenza di molti presunti cantanti odierni, che si arricchiscono sottostando alle mode insulse dei nostri giorni, o diventando “influencer”, un termine assurdo per dire vendendosi per un piatto di lenticchie, i grandi musicisti, pittori, scultori, poeti, attori di teatro a cui si riferisce Schiller quando parla del Sublime, sono al di sopra della mischia, ma non indifferenti alle sofferenze e alle necessità della gente comune.

E’ a loro che mi rivolgo oggi, chiedendo loro di sostenere MoviSol e lo Schiller Institute nella nostra campagna per far prevalere la verità e la giustizia, sulle menzogne e le ingiustizie a cui, purtroppo, assistiamo ogni giorno. Essendo figlia di artisti (mia madre era una cantante lirica, mio padre pianista e compositore) ho avuto il privilegio di conoscere di persona molti artisti di grandissimo valore, dal baritono Piero Cappuccilli e la soprano Renata Tebaldi, che parteciparono alla nostra prima conferenza sul La verdiano alla Casa Verdi, nel 1988, al direttore d’orchestra Carlo Maria Giulini, che mi colpì per la sua fede e la sua grande umanità. Alcuni di loro, come la soprano Antonella Banaudi, sono diventati amici e sostenitori dello Schiller Institute, ed hanno contribuito a formare i nostri cantanti del Coro dello Schiller Institute, che ha dato numerosi concerti a New York, in Germania e nel resto del mondo. Il coro dello Schiller Institute insegna il canto nei quartieri meno ricchi di New York, perché il canto li aiuta a uscire dalla loro condizione spesso difficile, ed immaginare un mondo migliore.

Helga Zepp-LaRouche, fondatrice e presidente dello Schiller Institute, ha scritto recentemente un appello ai giovani di tutto il mondo, affinché non si lascino corrompere dalla menzogne e dal pessimismo cosmico di Greta Thunberg e del manipolo di miliardari e speculatori che la finanziano, a partire da George Soros, e guardino alle stelle, ed alla ricerca spaziale, per creare un futuro per se stessi e per le generazioni future, un futuro fatto di ottimismo, di scienza e di bellezza, invece del futuro di squallore, pessimismo e privazioni che ci promettono coloro che usano presunti cambiamenti climatici per arricchire, in realtà, gli stessi speculatori che hanno provocato la crisi e che ora vedono nei “climate bonds” la nuova febbre dell’oro, e l’ennesimo sistema per impoverirci e derubarci dei nostri risparmi.

Ecco due esempi di convegni che MoviSol ha tenuto a Milano.
Il primo per la consegna al Parlamentare europeo Marco Zanni delle 217 firme europee per Glass-Steagall raccolte da Massimo Richard Kolbe Massaron.
http://movisol.org/consegnate-a-zanni-le-217-firme-per-glass-steagall-che-portera-al-congresso-usa/

Prima era contemplata, ma recentemente la separazione bancaria purtroppo è scomparsa dal Programma di Governo PD-M5S.

Un secondo convegno, il 13 marzo 2019, internazionale, portava il titolo “L’Italia sulla Nuova Via della Seta”, ed è stato organizzato da MoviSol e Regione Lombardia.
Erano presenti Helga Zepp-LaRouche, Presidente dello Schiller Institute, e il Sottosegretario allo Sviluppo Economico Michele Geraci come relatori principali.

Geraci ed Helga Zepp-LaRouche al convegno “l’Italia sulla Nuova Via della Seta” a Milano

Come diceva Schiller, gli artisti, il mondo della cultura, non può esimersi dal prendere posizione su ciò che accade oggi nel mondo. Vi chiediamo quindi di unirvi allo Schiller Institute ed a MoviSol nel dar vita ad un sistema economico più giusto, nel far rivivere l’istruzione e la cultura classica (“torniamo all’antico, sarà un progresso” diceva Giuseppe Verdi) e nell’ispirare le giovani generazioni affinché rivolgano il loro sguardo verso le stelle.

Appello internazionale ai giovani: tra le stelle si apre l’era della Ragione!

 

(Nella foto in alto Liliana Gorini, presidente di MoviSol, solista nel coro dello Schiller Institute che eseguiva la Messa dell’Incoronazione di W.A.Mozart nel 1997).

Dona a MoviSol con bonifico presso
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Iperinflazione o insolvenza: le banche centrali alla resa finale

Il 16 settembre, la liquidità è improvvisamente scomparsa dal mercato “repo” statunitense, un’arteria vitale per il sistema bancario, costringendo la Federal Reserve a iniettare 75 miliardi di dollari per i prestiti overnight. Poiché la paralisi continuava, la Fed ha iniettato la stessa cifra per quattro giorni consecutivi, finché non ha annunciato, il 20 settembre, che avrebbe ripetuto l’operazione ogni giorno lavorativo per le prossime tre settimane. Questo significa prestiti a 24-48 ore alle banche ottenendo titoli del tesoro e delle parastatali Fannie/Freddie o da queste garantiti. Inoltre, la Fed comincerà a estendere questi prestiti a due settimane.


La Fed specifica che l’Open Market Trading Desk “offrirà tre operazioni ‘repo’ a 14 giorni per un valore aggregato di almeno 30 miliardi l’una [la prima il 24 settembre]… Il Desk offrirà anche operazioni ‘repo’ a un giorno per un valore aggregato di almeno 75 miliardi di dollari l’una, fino a giovedì 10 ottobre 2019”.


Mentre la Fed eseguiva il primo intervento sul mercato overnight dal 2007, sull’altra sponda dell’Atlantico la BCE era alle prese con il fallimento clamoroso del “bazooka” di Draghi. La prima asta del nuovo programma TLTRO (prestiti agevolati triennali alle banche) è andata quasi deserta, nonostante a determinate condizioni il tasso d’interesse fosse stato portato al -0,50%. Contro una domanda prevista tra 20 e 100 miliardi di Euro, le banche ne hanno chiesti solo 3,4 miliardi. Il motivo è che le banche commerciali, che già faticano a liberarsi delle vecchie sofferenze, non vedono prospettive di impiego in un’economia in piena contrazione.


Ciò che accomuna la Fed e la BCE è che i loro timonieri non hanno la più pallida idea di che cosa stia accadendo. Wall Street vede che sta arrivando la crisi della “bolla omnibus” e si trova sprovvista di riserve adeguate. Per questo, le banche se la prendono con la Fed, che ha ridotto il proprio bilancio e di conseguenza le riserve bancarie presso la Fed sono diminuite di 1600 miliardi. L’accusa non è del tutto sbagliata, perché la bolla ha bisogno di essere “sfamata” con una liquidità in perpetua espansione. Interrompere l’espansione di liquidità provoca lo scoppio della bolla.
Wall Street e la City di Londra hanno già chiesto denaro a pioggia su vasta scala, come nella proposta “go direct” del fondo Blackrock e in effetti questa è l’unica opzione in mano alle banche centrali nell’attuale sistema. L’alternativa è morire di insolvenza o di iperinflazione.


L’attuale periodo è simile a quello segnato da una data, il 25 luglio 2007, quando Lyndon LaRouche denunciò in un video l’imminente crisi finanziaria globale. Il 22 agosto, egli diede seguito a quella denuncia con la proposta di legge per proteggere i proprietari di case e le banche (con la separazione bancaria e una sospensione degli espropri) dal crac imminente. Oggi come allora è urgente proteggere le famiglie e l’economia produttiva con la “soluzione LaRouche” prima che sia troppo tardi.

 





I partiti americani sono allo sbando: è il momento del nostro movimento internazionale!

Dopo che la Federal Reserve ha iniettato, negli ultimi tre giorni, 200 miliardi di dollari nelle banche di Wall Street e dopo l’annuncio della ripresa del QE in Europa, per la prima volta dal 2008-2009 la City di Londra e Wall Street hanno cominciato a andare nel panico, per via dell’instabilità nel breve periodo del loro sistema marcio e fallito. Come ha sottolineato per prima Helga Zepp-LaRouche, la loro speranza è di riuscire a manovrare i popoli con la paura dei cosiddetti cambiamenti climatici, persuadendoli ad accettare l’incanalamento delle risorse pubbliche negli investimenti “verdi”, sotto il controllo di specifiche entità analoghe alla londinese “Green Finance Initiative”, sul conto delle quali lo Schiller Institute pubblicherà presto un dossier. Dietro alle preoccupazioni per la natura, dunque, si nascondono interessi spregevoli. È ciò che lo Schiller Institute e il LaRouche PAC stanno denunciando a New York in questi giorni, davanti al Palazzo delle Nazioni Unite e in contrasto con le indicazioni del sistema scolastico di New York che sono vere e proprie pressioni su studenti e genitori affinché sostengano gli “scioperi ecologisti” del venerdì.

Nel frattempo gli ambienti repubblicani e democratici stanno sperimentando significativi cambiamenti. Su Politico sono comparsi articoli a proposito degli effetti del licenziamento di Bolton: esso ha fatto accendere i riflettori sulla situazione politica americana. Contrariamente alle analisi della stampa internazionale, secondo cui Trump era nelle mani di Bolton o Pompeo, il licenziamento di Bolton mostra implicazioni più pratiche e più ottimistiche della dinamica dei rapporti tra il presidente americano e il corrotto apparato elettorale repubblicano da lui impiegato. Entrambi i falchi dell’establishment, Bolton e Pompeo, sono rappresentativi delle fazioni repubblicane che favorirono l’ascesa di Trump. Il licenziamento di Bolton e l’orientamento di Pompeo a candidarsi al Senato nel Kansas indicano che Trump sembra essersi liberato dalle costrizioni imposte dal Partito Repubblicano nella capitale. Questo, almeno, fanno intendere le loro lagnanze su Politico. Chiamano quello di Trump un “governo di uno solo”, che è proprio quello che molti elettori, al canto di “prosciuga la palude”, volevano.

Anche nel Partito Democratico americano, tutto proteso verso l’impeachment, sono visibile delle crepe. Jerrold Nadler guida le farsesche audizioni della Commissione Giustizia alla Camera, che questa settimana dovranno occuparsi di Corey Lewandowski, dirigente dell’organizzazione elettorale di Trump, ancora a proposito dell’inchiesta di Robert Mueller. I democratici intorno a Nadler, infuriati dalla calma di Lewandowski nel trattare della propria testimonianza prestata su ordine di Trump a Mueller, hanno fatto ricorso rabbiosamente alle male parole, minacciandolo di imputazioni penali e sostenendo che si attenga ancora a quanto dichiarato davanti a Mueller per una precisa “consapevolezza della propria colpa”. Che cosa dichiarò Lewandowski a Mueller? Che Trump gli aveva chiesto di far sapere al Ministro della Giustizia Jeff Sessions che non avrebbe dovuto rifiutarsi di lasciarsi indagare nell’ambito dell’inchiesta sul Russiagate e che avrebbe dovuto far sì che tale inchiesta non mettesse a repentaglio le future elezioni. Ciò avvenne mentre James Comey assicurava Trump che non era il bersaglio dell’inchiesta di counterintelligence dell’FBI e mentre non era stata trovata nessuna prova di comportamenti scorretti durante la sua campagna elettorale.

Stando a Politico, la presidente democratica della Camera Nancy Pelosi ha criticato apertamente il gruppo di Nadler in una riunione del partito a porte chiuse; ha stupito i suoi facendo notare che la Commissione sulla Giustizia era sulla pista sbagliata e che i voti dei deputati democratici non sarebbero sufficienti per ottenere l’impeachment. “Continuate così e sbatterete la testa”, avrebbe detto. Nel mentre, questa settimana i candidati democratici giacobini hanno lanciato una nuova iniziativa per chiedere un assurdo impeachment di Brett Kavanaugh, giudice associato presso la Corte Suprema, sulla base delle calunnie del New York Times già sconfessate dal medesimo, compromettendo così le proprie candidature per il 2020.

La dinamica in corso è dovuta alla rivolta degli elettori contro entrambe le strutture partitiche, preoccupati per l’industria e le infrastrutture nazionali, per l’occupazione produttiva, ecc. tutte in mano al casinò finanziario del collassante sistema di Wall Street. I democratici si stanno posizionando intorno al Green New Deal, denunciato dal LaRouche PAC, e a vagheggiate riforme di Wall Street. Anche l’Unione Europea si accoda, arrivando ad imporre governi non voluti dai cittadini, come nel caso recente del nostro Paese, l’Italia.

L’organizzazione elettorale di Trump è alla ricerca di una vera politica economica che possa costruire le infrastrutture moderne propizie alla vera ripresa economica e possa finanziare i progressi scientifici fondamentali (tra i quali la fusione e l’esplorazione umana dello spazio extra-atmosferico), aspetti che sono compresi nelle celebri “Quattro Leggi per la Ripresa Economica” proposte da Lyndon LaRouche nel 2014. Stiamo manifestando in tutto il mondo, coerentemente con l’appello di Helga Zepp-LaRouche ai giovani: il vero nuovo “New Deal” è quello di LaRouche; il piano ecologista messo in bocca alla Ocasio-Cortez promette soltanto la distruzione a chiunque lo tocchi, come il mantello avvelenato di Medea.

A questo proposito pubblichiamo qui di seguito il documento programmatico del LaRouche PAC dal titolo “Ci impegniamo per la missione verso Luna e Marte – La vera scintilla per il cambiamento della cultura”:

https://read.larouchepac.com/larouchepac/we-commit-to-the-moon-mars-mission-the-true-spark-for-changing-the-culture?pid=NTk59125&v=1.2

Gazebo a Carugate: sostieni MoviSol!

Sabato 21 settembre, su iniziativa di Massimo Richard Kolbe Massaron, attivista della Lega e di MoviSol ormai famoso per aver raccolto 217 firme di parlamentari e personalità da tutta Europa e favore del ripristino della legge Glass-Steagall, si è tenuto a Carugate un gazebo della Lega in cui il sindaco di Carugate e la consigliera Roberta Ronchi (nella foto con Massaron) hanno gentilmente ospitato MoviSol e il suo volantino in cui si chiedeva ai passanti di sostenere MoviSol, le sue campagne per Glass-Steagall e per la Nuova Via della Seta, cruciali per rilanciare l’economia reale e porre fine alla bolla speculativa che dal 2008 sta mandando in rovina le imprese e le famiglie. Il volantino, riprodotto qui sotto, ricorda il convegno “L’Italia sulla Nuova Via della Seta” che si è tenuto lo scorso 13 marzo a Milano, indetto da MoviSol e Regione Lombardia, ed a cui hanno preso la parola Helga Zepp-LaRouche, presidente dello Schiller Institute, Michele Geraci, allora sottosegretario allo Sviluppo Economico, Liliana Gorini, presidente di MoviSol, e lo stesso Massaron, che ha letto un messaggio di saluto del Sen. Tony Iwobi. Al gazebo si sono trovati tutti d’accordo: la collaborazione tra MoviSol e la Lega, su temi quali la separazione bancaria, il ritorno alla sovranità nel credito e la Nuova Via della Seta, è cruciale per uscire dalla crisi attuale, e rispondere con un programma di sviluppo alla politica di austerità, “decrescita infelice” nel nome del “clima” e di spopolamento promossa dall’UE e dall’attuale governo, imposto dall’UE per evitare elezioni.

 

Ecco il volantino distribuito al gazebo: 

Sostieni MoviSol!

Il quotidiano francese Le Figaro pubblica due importanti dichiarazioni dello Schiller Institute

Due dichiarazioni dello Schiller Institute, “il mondo ha bisogno della cooperazione sino-americana” e “fermiamo questa guerra commerciale che può condurre a un crac sui mercati” sono state pubblicate il 13 settembre dal quotidiano francese Le Figaro. Gli articoli sono stati pubblicati come annunci pagati da amici dello Schiller Institute, preoccupati dalle gravi conseguenze della guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti per l’economia mondiale, e dalla corsa verso una guerra.

Gli articoli erano firmati da Helga Zepp-LaRouche (foto), fondatrice e presidente dello Schiller Institute internazionale, e da Christine Bierre per lo Schiller Institute francese. Entrambi sostengono che la collaborazione tra Cina e Stati Uniti nell’ammodernamento delle infrastrutture americane e nello sviluppo di altri Paesi sia il modo migliore per ridurre il deficit commerciale e aumentare la produzione economica mondiale. In questa prospettiva v’è molto spazio nel mondo per i due giganti e anche per tutte le altre economie minori.

L’articolo di Helga Zepp-LaRouche include dichiarazioni tratte dalle sue videoconferenze settimanali sulla politica commerciale di Trump nei confronti della Cina. Inizia con il tweet del 23 agosto nel quale Trump aveva scritto “non abbiamo bisogno della Cina e, francamente, staremmo meglio senza” e la sua reazione: “È obiettivamente sbagliato pensare che gli Stati Uniti possano risolvere i propri problemi economici senza la Cina e senza l’Iniziativa Belt and Road”.

La vera questione dietro l’attacco a Huawei e ad altre tecnologie di alto livello in Cina, come lo Schiller Institute sostiene da tempo, non è la tutela dei posti di lavoro negli Stati Uniti, ma “il tentativo di contenere la Cina per impedirne l’ascesa, che viene erroneamente percepita come una minaccia agli Stati Uniti”. Tale tentativo, scrive la signora LaRouche “non solo è futile ma anche molto pericoloso”. Perché “non si può contenere un Paese di 1,4 miliardi di persone il cui governo ha adottato una politica che va ovviamente nella giusta direzione, altrimenti non avrebbe il grande successo dagli ultimi quarant’anni di riforme e aperture, duranti i quali ottocento milioni di persone sono state liberate dalla povertà”.

Nel suo articolo Christine Bierre parla del rallentamento del commercio internazionale e della minaccia di una recessione mondiale, che ha indotto molti esponenti di governo, ex banchieri centrali, economisti e imprenditori, a chiedere a Donald Trump di cambiare politica.

Bierre sottolinea che è falso sostenere che la Cina abbia “rubato” le industrie americane, quando la politica delle delocalizzazioni in Paesi a basso reddito è stata una politica deliberata adottata dai predecessori di Trump alla Casa Bianca. La sfida oggi è che Cina e Stati Uniti producano nuova ricchezza insieme. Oltre a rilanciare l’economia americana, i due giganti dovrebbero creare posti di lavoro e le infrastrutture del mondo di domani, lavorando insieme per industrializzare l’Africa e altre regioni del mondo. La Nuova Via della Seta, conclude Bierre, servirà da modello per promuovere la crescita di tutte queste economie.

John Bolton trova sostenitori nel partito della guerra

Il siluramento del consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton, annunciato da Trump il 10 settembre, non dovrebbe aver sorpreso alcuno. Bolton aveva ripetutamente agito per sabotare alcune delle più importanti iniziative del Presidente e, in più casi, si è comportato come se il Presidente fosse egli. Sono stati identificati alcuni elementi scatenanti la decisione:
* Bolton aveva assicurato Trump che il Presidente venezuelano Maduro sarebbe stato rovesciato, ma il tentativo è fallito;
* Bolton premeva per un cambiamento di regime in Iran;
* Bolton si opponeva alla decisione di Turmp di ritirare le truppe dall’Asia Sudoccidentale e a quella di porre fine alla guerra in Afghanistan;
* Bolton era contrario a migliorare i rapporti con la Russia e con la Cina.
Trump in persona ha menzionato alcuni di questi casi, spiegando che Bolton “ha compiuto alcuni gravi errori” e che “non era in linea con ciò che stiamo facendo”. Ancor più significativo è quanto ha detto riguardo alla Corea del Nord, e cioè che è stato “un grave errore” per Bolton minacciare Kim Jong-un e i suoi del “trattamento libico”. Quella minaccia aveva provocato il fallimento del secondo vertice Trump-Kim a Hanoi lo scorso febbraio.
Bolton, uno degli architetti del Project for a New American Century (PNAC), l’accolita di neocon e unilateralisti che favorì la guerra d’Iraq, non ha mai mancato di simpatizzare con i cambiamenti di regime. È il classico “cowboy” che crede che occorra “prima sparare e poi costruire la democrazia”. Naturalmente, nelle ultime guerre che egli ha appoggiato gli Stati Uniti stanno ancora sparando e uccidendo, mentre la “costruzione della democrazia” è risultato essere una vacca da mungere per consulenti e contraenti del complesso militare-industriale.
Non sorprende che molti repubblicani, specialmente i neocon, siano dispiaciuti del licenziamento di Bolton. Il sen. Rubio, una mosca cocchiera della lobby antirussa e anticinese, si è definito “un grande ammiratore di John Bolton”, aggiungendo che “a mio parere egli ha fatto un buon lavoro”. Il sen. Romney ha parlato di “una grande perdita”, mentre il Wall Street Journal ha scritto che “ora siamo meno sicuri”.
Ma forse la spia più eloquente dello stato degli affari nel Congresso è la dimensione del sostegno per Bolton da parte dei democratici. Il leader della minoranza al Senato Chuck Schumer ha usato il licenziamento per attaccare Trump, dichiarando che si trattava dell'”ultimo esempio di questo approccio da governo del caos e della sua disorientata politica di sicurezza nazionale”. Il sen. Murphy (Connecticut) ha deplorato il fatto che senza Bolton, “la nostra infrastruttura di politica estera cade a pezzi” e la sicurezza nazionale è a rischio, mentre il sen. Cardin (Maryland) ha definito Bolton “una persona onesta”, aggiungendo che “è un peccato che il Presidente non accetti i suoi consigli professionali”.
Una tale effusione dimostra un sostegno trasversale per la prosecuzione della politica di guerra e dei cambiamenti di regime. Essa rende anche manifesti gli ostacoli che Trump ha finora affrontato nello sforzo di cambiare la politica strategica statunitense dalla routine geopolitica di provocazioni e guerre e avviare una cooperazione pacifica con Russia e Cina. Purtroppo è più facile liberarsi di Bolton che della maggioranza dei senatori americani…

Il nuovo Quantitative Easing della BCE: prossimi al denaro a pioggia

Il presidente uscente della BCE Mario Draghi ha annunciato il 12 settembre un nuovo programma di Quantative Easing, giustificato dal bisogno di stimolare la crescita nell’Eurozona. Ma il board della BCE si è spaccato, con una forte opposizione di Francia, Germania e Olanda. I tre governatori di questi Paesi rappresentano la metà dell’eurozona in termini sia di output economico sia di popolazione. Ciononostante Draghi, nell’ultima decisione presa come presidente della BCE prima di passare il testimone a Christine Lagarde il 1 novembre, ha dichiarato che non fosse necessario un voto, a fronte di una “chiara maggioranza”.
In realtà il programma non riuscirà a far riprendere l’economia europea e alimenterà semmai la speculazione finanziaria da parte delle megabanche invece di promuovere il credito produttivo come sostiene di voler fare.
Il nuovo schema della BCE, oltre a portare il tasso di prestito interbancario a -0,5%, prevede l’acquisto ogni mese di 20 miliardi di Euro di titoli dalle banche, “a tempo indeterminato”. Sono previste anche nuove iniezioni di liquidità alle grandi banche. Tali prestiti saranno a “doppio sportello” per incentivare le banche a prestare di più, ma con le rendite sotto zero o vicine allo zero sarà difficile che il meccanismo funzioni.
Verranno acquistate ogni mese obbligazioni societarie per 5 miliardi di euro e titoli di stato per 15 miliardi. Secondo le regole che si è data, tuttavia, la BCE non può acquistare più di un terzo del debito sovrano di ciascun Paese, quindi questo programma di acquisto di titoli “a tempo indeterminato” potrebbe essere ridiretto verso le nazioni più grandi, come Germania, Francia e Italia. Forse entro il 2020 il limite di un terzo potrebbe essere portato alla metà del debito sovrano, e Paesi come la Germania potrebbero essere indotti a creare più debito, in modo che la BCE potesse continuare ad acquistare dalle banche intermediarie e pompare riserve nelle megabanche sull’orlo della bancarotta, come Deutsche Bank.
Non sorprende quindi che la dichiarazione letta da Draghi fosse piena di esortazioni ai “governi con spazio fiscale” (coloro a cui è consentito contrarre il debito secondo le regole restrittive di Maastricht) a intervenire. In altre parole, questi vengono incoraggiati a contrarre prestiti e spendere “nel nome dell’inflazione”. Ma i Paesi “senza spazio fiscale”, come l’Italia, vengono invitati ad attuare le “riforme”.
La nuova espansione di liquidità riflette a) il timore di un aggravamento della recessione in Europa, b) l’esaurimento da parte delle banche centrali degli “strumenti” in un universo a tassi negativi, e c) la discussione aperta sul “denaro a pioggia” (helicopter money). Quest’ultimo era uno dei temi principali all’incontro dei banchieri centrali tenutosi in agosto a Jackson Hole, nel Wyoming; più specificamente, nella versione proposta dal gigante di Wall Street Blackrock, denominata lo Standby Emergency Fiscal Facility. Questa proposta prevederebb che le banche centrali stampino denaro e lo diano direttamente ai governi e ai destinatari, per spenderlo (invece di farlo passare per le banche); il che equivarrebbe a dare alle banche centrali il controllo della politica fiscale.

Zepp-LaRouche, Cheminade e Galloni parlano al Forum Economico Euro-Asiatico in Cina

Il Forum Economico Euro-Asiatico 2019, tenutosi nella storica città cinese di Xi’an ha riunito oltre mille persone in rappresentanza di 58 nazioni dall’Europa e dall’Asia, per due giorni di presentazioni e discussioni sul tema “Il design collega il mondo e l’innovazione vince il futuro”. Dopo la cerimonia di apertura il 10 settembre si è tenuta una sessione plenaria, seguita da numerosi incontri paralleli su temi che andavano dalla finanza al turismo culturale, alla scienza e alla tecnologia.

Helga Zepp-LaRouche, presidente dello Schiller Institute (foto), ha pronunciato il discorso di apertura al “Think Tank Meeting” del Forum, l’11 settembre. Più tardi ha preso la parola anche il presidente leader francese di Solidarité et Progrès, Jacques Cheminade.

L’intervento della signora LaRouche era intitolato “Come aiutare l’Occidente a comprendere meglio l’Iniziativa Belt and Road”, un tema molto apprezzato in quanto su di esso, come sulla destabilizzazione di Hong Kong, girano voci contrastanti in tutto il mondo. Molti cinesi, infatti, considerano ingiuste le accuse e le minacce contro il loro Paese.

Jacques Cheminade, parlando di “Cooperazione win-win tra Eurasia e Francia per un nuovo paradigma economico”, ha notato che nell’attuale situazione, nella quale il sistema finanziario mondiale è destinato a crollare e v’è il pericolo di una nuova guerra fredda (o addirittura atomica), “l’unico progetto mondiale che promuove cooperazione e scambi tra le grandi civiltà, che sia concreto e lungimirante, è la Belt and Road Initiative (BRI)”.

Vi sono state molte domande dopo gli interventi della signora LaRouche e di Cheminade. Helga Zepp-LaRouche è stata intervistata dalla TV regionale ai margini della conferenza.

L’economista italiano Nino Galloni era tra i relatori della seconda sessione dove, sottolineando l’interesse strategico dell’Italia negli obiettivi di sviluppo della Belt and Road, specialmente in Africa, ha esortato a “intensificare i flussi di energia, perché ridurli è un errore, come ci ha insegnato Lyndon LaRouche”. Anche l’intervento di Galloni ha suscitato un vivace dibattito, specialmente attorno alla sua proposta di una “Nuova Bretton Woods”.

Il Forum Economico Euro-Asiatico fu fondato nel 2005 nell’ambito della Shanghai Cooperation Organization (SCO). Da allora ha tenuto incontri a Xi’an ogni due anni e quindi la conferenza di quest’anno era la settima. Grazie agli sforzi del Forum sono stati avviati quasi 70 progetti di “Cooperazione sino-straniera”, tra cui la Libreria Digitale Transnazionale. Anche dall’incontro di quest’anno sono attese molte iniziative che coinvolgeranno parlamentari, studiosi, scienziati e altri.

Il Salone dell’Automobile di Francoforte nel mirino di XR

Gruppi ambientalisti radicali e altri movimenti sotterranei hanno annunciato una mobilitazione contro il Salone Internazionale dell’Automobile di Francoforte (IAA) che si terrà dal 12 al 22 settembre. La polizia teme forti azioni di disturbo e si prepara a essere presente in forze. Si ritiene che l’attacco da parte di attivisti mascherati a un concessionario automobilistico a Kronberg, vicino a Francoforte, avvenuto alla fine di agosto, sia un prodromo di questa campagna contro l’IAA. I teppisti hanno distrutto auto di lusso provocando danni per diversi milioni di euro. Pochi giorni dopo si è avuto un simile attacco a Heusenstamm, pure nei pressi Francoforte. Gli esperti di sicurezza non prendono la minaccia sottogamba e tracciano un paragone con le manifestazioni violente contro il nucleare degli anni Ottanta, che divennero vere e proprie battaglie campali tra migliaia di attivisti e la polizia.
La mobilitazione anti-IAA sarà la prima sfida importante lanciata da Extinction Rebellion (XR), una sigla ancora sconosciuta al grande pubblico, anche se i più accorti hanno notato che il suo simbolo, una clessidra stilizzata (una X appunto) campeggiava recentemente sulla maglietta della nota Carola Rackete (foto). Più volte denunciato da questa newsletter, XR recluta tra le frange estreme della protesta “Fridays4Future” lanciata nei mesi scorsi. Nella regione di Francoforte gli attivisti hanno annunciato blocchi e occupazione dell’aeroporto, migliaia di biciclette in autostrada, blocchi stradali anche in città, die-in e scritte sui muri. Si temono atti di sabotaggio vero e proprio, dato che la mobilitazione online chiamata “sabbia negli ingranaggi” ha annunciato l’intenzione di paralizzare la città di Francoforte.
Al di là dell’IAA, è prevista una giornata di azione nazionale il 20 settembre, mentre XR raduna le forze per un blocco di Berlino (#BerlinBlockieren) il 7 ottobre. Il timore che la mobilitazione contro l’IAA possa preludere ad azioni di massa incontrollate, come quelle viste al G20 di Amburgo nel 2017, che produssero danni materiali ingenti ad automobili, negozi e infrastrutture urbane.

Pubblichiamo a questo proposito un video di Claudio Giudici, su come è stata creata e viene sfruttata l’isteria sul clima:

Il Gen. Flynn si accinge a rivelare il ruolo britannico nel tentato golpe contro Trump

L’avvocatessa del generale Michael Flynn, Sidney Powell, agendo non casualmente nell’anniversario dell’11 settembre 2001, ha presentato una dettagliata domanda di accesso a documenti che potrebbero dirci molto della campagna britannica, iniziata nel 2014, per controllare l’elezione presidenziale americana del 2016 e per annientare il potenziale rappresentato dalla presidenza di Donald Trump. La Powell si occupa di come il generale Flynn fu preso di mira sin dal 2014 dai vertici dell’intelligence anglo-americana, perché aveva denunciato i loro legami con Al-Qaeda e altri terroristi presenti in Siria ed aveva caldeggiato un’alleanza con la Russia per combattere il terrorismo islamista. La richiesta dell’avvocatessa è rivolta al giudice distrettuale Emmett Sullivan, ed è relativa al fatto che l’inquirente speciale Robert Muller e i suoi colleghi non fornirono i documenti che lo avrebbero scagionato o sarebbero stati utili alla sua difesa in tribunale. La Costituzione e il giudice Sullivan, in particolare, chiedono all’accusa di fornire qualunque prova in loro possesso che potrebbe scagionare gli imputati o contribuire alla loro difesa.

Il generale Flynn fu giudicato colpevole di aver mentito all’FBI sulla base di un interrogatorio dell’FBI presso la Casa Bianca del 24 gennaio 2017, secondo giorno nel suo nuovo incarico di consigliere presidenziale per la sicurezza nazionale. Mentre il direttore dell’FBI James Comey aveva detto al Congresso che gli agenti che lo avevano interrogato non credevano che avesse mentito deliberatamente, l’inquirente speciale Robert Mueller e i suoi uomini perseguirono Flynn e suo figlio, sostenendo che avesse mentito e che i due fossero agenti segreti per conto della Turchia. La campagna denigratoria di Mueller lo dipinse come un traditore e un agente russo. Per molti il gen. Flynn finì per sacrificarsi, l’1 dicembre 2017, per proteggere il proprio figlio, minacciato di imputazione, e per proteggere la propria famiglia, già finanziariamente in rovina a causa delle spese legali. Flynn è in attesa del verdetto del giudice Sullivan. L’avvocatessa Powell, che sostituisce, assieme ad altri avvocati, una precedente squadra di legali, è autrice del libri Licenza di mentire, sulle malvagità commesse dal Ministero della Giustizia nel caso di Enron e nel caso di Ted Stevens e sul ruolo particolare assunto dal principale mastino di Mueller, il dott. Andrew Weissman.

La richiesta della Powell mira a far conoscere i particolari della campagna dell’intelligence britannico contro Flynn, campagna che vide attivi Sir Richard Dearlove, Christopher Steele, Stefan Halper, Joseph Mifsud, Sir Christoper Andrew e altri che compaiono a più ondate nelle varie fasi del tentato golpe contro il presidente Trump. La Powell risponde anche ai primi tentativi di rappresentare falsamente Flynn come un agente turco avvalorando le affermazioni di James Woolsey, il direttore della CIA sotto Bill Clinton e uomo che finanziò Ahmed Chalabi, l’agente che pose le basi per la disastrosa guerra in Iraq. Flynn fu licenziato dalla DIA e sottoposto a indagini di counterintelligence dando credito alle affermazioni britanniche in merito alla sua vicinanza al GRU russo e a una storia d’amore con una storica russa assunta a Cambridge. Flynn era uno dei quattro bersagli dell’organizzazione elettorale di Trump nell’operazione Cross-Fire Hurricane aperta “ufficialmente” dall’FBI. Tornando al 2015, John Brennan aveva riunito presso la CIA agenti dell’FBI e della CIA stessa per distruggere le aspirazioni elettorali di Trump. La Powell vuole anche entrare in possesso della lettera dell’intelligence britannico che sconfessò l’attendibilità di Christopher Steele e che fu inviata a Susan Rice nel gruppo di transizione tra Obama e Trump, lettera che demolirebbe molte dei predicati alla base dell’autorizzazione dell’inchiesta Cross-Fire Hurricane sul generale Flynn.

La Powell sottolinea anche alcuni particolari del finto interrogatorio presso la Casa Bianca, che è la base di ogni accusa di mendacità. A quanto pare sostiene che fu James Clapper a commettere il tradimento consistente nel passare trascrizioni secretate di conversazioni tra Flynn e l’ambasciatore russo Kisylak a David Ignatius del Washington Post. Ignatius affermò nella sua intervista del 12 gennaio 2017 che le discussioni tra Flynn e Kisylak sulle sanzioni obamiane contro la Russia erano avvenute in violazione del Logan Act, una norma di duecento anni prima non mai usata. Quell’articolo creò il pretesto per inviare agenti dell’FBI a interrogare Flynn alla Casa Bianca, assicurandogli, come sostiene la Powell, che non ci fosse alcuna inchiesta a suo carico e che non avesse bisogno di avvocati. Andrew McCabe costruì questa macchinazione con l’orgogliosa supervisione di James Comey mandando l’infame Peter Strzok a condurre l’intervista e a registrarla. La sua domanda di accesso fa intendere che Strzok e McCabe incontrarono poi il vicepresidente Pence per assicurarsi che Flynn fosse in seguito licenziato. il 30 gennaio 2017 il Ministero della Giustizia fece circolare un documento, che non finì mai tra i documenti difensivi di Flynn, ma che lo scagionava dall’accusa di essere agente turco o russo. McCabe risultò particolarmente attivo in quella fase dell’offensiva contro Flynn, avendo dichiarato durante una teleconferenza dell’FBI “Prima ci sbarazzeremo di Flynn, poi ci sbarazzeremo di Trump”.

Seminario dello Schiller Institute: la Nuova Via della Seta in Africa ed Asia Sudoccidentale

Il 29 agosto si è tenuto a Berlino un seminario ad alto livello dell’EIR e dello Schiller Institute intitolato “Il ruolo della Nuova Via della Seta per la pace e la stabilità in Asia Sudoccidentale e Africa”, con la partecipazione di studiosi dell’Accademia Cinese delle Scienze Sociali. L’evento è stato moderato da Stephan Ossenkopp, che ha sottolineato l’urgenza di un “dialogo razionale” con Pechino e ha stigmatizzato la propaganda negativa, ideologicamente motivata, dei media occidentali.

Nell’intervento di apertura Helga Zepp-LaRouche, presidente dello Schiller Institute, ha definito la Belt and Road Initiative (BRI) “la politica strategica più importante in agenda”. La rapidità della sua crescita negli ultimi sei anni è stata sorprendente, ha detto, ed è di particolare importanza per ricostruire le nazioni distrutte dalla guerra nell’Asia Sudoccidentale e sviluppare l’Africa.

L’Europa potrebbe e dovrebbe svolgere un ruolo importante nella Nuova Via della Seta a patto che le nazioni si liberino del proprio orientamento strategico geopolitico. In questo contesto, ella ha ricordato l’enorme potenziale offerto dalla BRI per le piccole e medie imprese (PMI) in Germania e in tutta Europa, potenziale che oggi viene sabotato dall’UE.

I partecipanti, tra cui esponenti delle PMI tedesche, della comunità diplomatica e di altre istituzioni, hanno apprezzato gli interventi della delegazione cinese, che hanno smentito le considerazioni ideologiche che annebbiano quasi tutta l’informazione in Europa. Il leader della delegazione, il Prof. Tang Zhichao, ha tratteggiato un ampio quadro dell’approccio della Iniziativa Belt and Road nel proprio intervento sul “concetto cinese di sviluppo e di sicurezza in Medio Oriente”. Il Prof. Yu Guoqing ha parlato di “BRI e pace tra Palestina e Israele”, sottolineando l’importanza dello sviluppo economico per la Palestina, essenziale per giungere a una soluzione della crisi attuale creando due Stati. Esso è stato seguito dal Prof. Wang Qiong, su “BRI e sicurezza nei paesi del Golfo Persico”, e dal dott. Wei Liang su “Ricostruzione dell’Iraq e ruolo della Cina”. L’intervento ha messo in luce le difficoltà nel ricostruire una nazione della quale la guerra ha distrutto molte infrastrutture. Infine ha preso la parola il Dott. Zhu Quangang, che ha parlato della “BRI in Egitto e la cooperazione tra Cina ed Egitto”, presentando una valutazione ottimistica della cooperazione tra i due Stati che ha dato benefici concreti.

Gli altri relatori erano Hussein Askary dello Schiller Institute, che ha offerto un aggiornamento sui progressi della BRI in Asia Sudoccidentale e in Africa, e il condirettore dell’EIR Strategic Alert Claudio Celani, che ha parlato del progetto Transaqua per l’Africa. Vi sono state domande dal pubblico dopo ciascuna relazione, a dimostrazione di una ricerca di soluzioni reali e del desiderio di conoscere meglio il pensiero dei rappresentanti cinesi.

Licenziato John Bolton, un successo per il LaRouchePAC

Ieri hanno avuto inizio le manifestazioni, indette dal LaRouchePAC con l’appello internazionale di Helga Zepp-LaRouche rivolto ai giovani del mondo, su tutti i continenti (anche una base argentina in Antartide è stata informata).

Da Dresda a Detroit, da Città del Messico a Sana’a (capitale dello Yemen), da Melbourne a Manila, con l’anticipazione di sabato scorso a Bologna, con una sola voce è stato chiesto il ritorno a una concezione dell’uomo quale degno e creativo essere vivente che vede e plasma il proprio futuro tra le stelle.

Nello stesso giorno il presidente americano Donald Trump ha annunciato il licenziamento di John Bolton, consigliere per la sicurezza nazionale, scrivendo su twitter.com: “Sono stato in forte disaccordo con molti dei suoi suggerimenti, al pari di altri nell’Amministrazione”. L’allontanamento del falco Bolton significa, con le parole del senatore della Virginia Richard Black, che “è stata levata una nube oscura dalla presidenza di Trump. Il mondo è un luogo più sicuro con Bolton allontanato”. Simili sono le conclusioni del senatore Rand Paul, il quale ha detto che “sono di gran lunga ridotte le possibilità di una guerra a livello mondiale” grazie al licenziamento di Bolton.

Al nostro movimento può essere riconosciuta una parte di merito in questo sviluppo positivo, per aver perseverato a nuotare controcorrente e ad aver contrapposto la prospettiva di pace e cooperazione economica elaborata da Lyndon LaRouche alla politica di guerra promossa dai sostenitori dell’impero britannico fuori e dentro all’amministrazione di Trump. Questo è anche l’approccio richiesto per assicurare un ritorno alle esplorazioni umane della Luna e di Marte.

L’allontanamento di Bolton, da lungo tempo desiderato, è stato salutato in tutto il mondo, oltre che negli Stati uniti, costituendo un complemento di quell’ottimismo che è necessario per annullare l’offensiva della geopolitica e dell’ambientalismo promossa dall’Impero Britannico. Questa minaccia è palesata in modo esemplare dalla copertina di una rivista di divulgazione scientifica finlandese, Tieteen Kuvalehti, nella quale una “X” campeggia sulla fotografia di un neonato. È sconvolgente questa edizione di pensiero malthusiano, ma non deve sorprendere.

Giova ricordare che nel XIV secolo, a seguito della peste nera, per molti anni (se non decennio) si ebbe in molte regioni d’Europa un quasi azzeramento di nozze e nascite, tanto era il sentimento di pessimismo che alcuni testimoni ci hanno trasmesso. Fu solo grazie alla consapevole e volontaria organizzazione del Rinascimento da parte di una minoranza di uomini e donne, che l’umanità potete tornare a fissare lo sguardo sulle stelle per trovare in sé la legge morale e scientifica e dunque mettersi al sicuro fuori della palude.

Nel 2006 lo statista americano Lyndon LaRouche affermò nel suo scritto “The Lost Art of the Capital Budget” (l’arte perduta del bilancio in conto capitale) a proposito delle origini della odierna decadenza culturale ed economica:

“Sin dalle proteste del 1968, scoppiate sia in Europa sia nelle Americhe, le effimere passioni di quel ventesimo percentile di più ricchi nella generazione dei colletti bianchi (cioè dei Baby Boomer) oggi al potere, sono state espresse frequentemente nella perdita del desiderio di un longevo matrimonio, nella perdita di cure della prospettiva per le nuove generazioni e nella perdita di qualunque interesse nell’investire nel futuro dell’economia fisica delle altre nazioni, o anche della propria”.

“È questo a dover cambiare”, concludeva LaRouche. (Nella foto ufficiale della Casa Bianca, di Shealah Craighead, un Donald Trump pensieroso.)

Il tema che definisce oggi i rapporti internazionali

Il tema dei rapporti sino-americani è di preminente importanza nella situazione strategica odierna. Sul fronte commerciale, il primo settembre Washington ha imposto una nuova serie di dazi su oltre 360 miliardi di dollari in prodotti cinesi e Pechino lo ha fatto su 110 miliardi di esportazioni americane in Cina. Ciononostante, dopo discussioni costruttive tra i negoziatori, le due parti hanno accettato di tenere a Washington un nuovo round di colloqui all’inizio di ottobre.
Oltre allo stop-and-go di questi colloqui, sono cresciute le tensioni strategiche. La vendita di armi statunitensi a Taiwan, lo scontro sul Mar della Cina Meridionale, le accuse di violazioni dei diritti umani in Cina e le sanzioni contro Huawei per il presunto ciber-spionaggio esacerbano i rapporti tra le due nazioni.
Il punto più delicato, tuttavia, è costituito dal sostegno delle istituzioni di Washington (e di altre capitali) alle proteste violente a Hong Kong, che non si affievoliscono in quanto a intensità. Mentre i media e le forze politiche occidentali mettono a fuoco le rivendicazioni di maggior libertà e democrazia, è indubbio che questo sia il classico caso di “rivoluzione colorata” con lo scopo di provocare un “cambiamento di regime” a Pechino. I metodi usati sono gli stessi del golpe a Kiev, come ha rilevato Helga Zepp-LaRouche il 3 settembre in una discussione.
Benché all’inizio molti partecipanti alle proteste si rivolgessero contro la legge sull’estradizione o rivendicassero migliori condizioni di vita, tali rivendicazioni sono diventate “in un certo senso irrilevanti”, ha dichiarato Zepp-LaRouche, poiché tipicamente, una volta partita la protesta, sono immediatamente orchestrate delle provocazioni per dirottarla. La cosa viene subito messa in risalto sui media internazionali e scatta il classico copione di Gene Sharp (vedi “The British Empire Created the Color Revolutions as Acts of War”, EIR magazine 13 giugno 2014, p. 21). “Ciò è accaduto spesso nelle altre rivoluzioni colorate”.
Nel caso di Hong Kong, il National Endowment for Democracy, che è finanziato dal Congresso, ha apertamente ammesso di aver speso 1,7 milioni di dollari per addestrare i provocatori. Il fatto che molti attivisti violenti abbiano iniziato a sventolare la bandiera britannica o americana e a cantare l’inno nazionale americano denota la presenza di un classico elemento del copione di Sharp. Perciò, non confondiamoci: questo è il tentativo di una rivoluzione colorata, ha incalzato Helga Zepp-LaRouche, il cui scopo è il cambiamento di regime.
Le autorità cinesi sono ben consapevoli di questo copione e hanno indicato in termini inequivocabili che non permetteranno alla violenza di espandersi sul continente. La rete televisiva CGTN ha pubblicato un video di nove minuti intitolato “Chi è dietro le proteste di Hong Kon, nel quale si sostiene che migliaia di agenti britannici e statunitensi operino liberamente a Hong Kong, tanto che la città si è guadagnata il soprannome di “Divisione asiatica della CIA”.
Per coloro che nutrono ancora dei dubbi, il tycoon di Hong Kong Jimmy Lai, che appoggia i rivoltosi e ha stretti legami negli Stati Uniti e nel Regno Unito, ha fatto capire molto bene in un’intervista per Fox Business News il 6 settembre che obiettivo della protesta è espandersi in tutta la Cina e rovesciare il Presidente Xi.

Angela Merkel fa la levatrice del governo giallorosso

Stando al quotidiano La Repubblica, la Cancelliera tedesca Angela Merkel sarebbe intervenuta personalmente nei negoziati per la formazione del nuovo governo Conte a favore della coalizione giallorossa. Quando i colloqui tra PD e M5S erano sul punto di una rottura il 30 agosto, per via del programma a 20 punti presentato dal leader del M5S Luigi Di Maio, considerato inaccettabile dal PD, la Merkel avrebbe chiamato Paolo Gentiloni e gli avrebbe detto, stando al quotidiano, che “deve essere fatto tutto il possibile” per formare un nuovo governo, impedendo le elezioni anticipate che avrebbero reso possibile un trionfo per l’odiato sovranista Matteo Salvini.

La Repubblica è un quotidiano filo-UE e filo-PD, quindi questa fuga di notizie è difficilmente una bufala. A quanto pare, Gentiloni avrebbe obbedito all’ordine e il PD è tornato al tavolo dei negoziati. I 20 punti sono diventati 26 e si è concretata un’atrocità in linea con il progetto neomaltusiano annunciato dalla nuova presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen. Ma il programma del governo va perfino oltre, chiedendo che venga introdotta la “protezione della biodiversità” nella Costituzione:

“Inserire la protezione dell’ambiente e della biodiversità tra i principi fondamentali del nostro sistema costituzionale”.

Conte ha ribadito la centralità dell’idea malthusiana nel suo discorso alla Camera il 9 settembre:

“Nella prospettiva di un’azione riformatrice coraggiosa e innovativa, obiettivo primario del Governo sarà la realizzazione di un Green New Deal, che promuova la rigenerazione urbana, la riconversione energetica verso un progressivo e sempre più diffuso ricorso alle fonti rinnovabili, la protezione della biodiversità e dei mari, il contrasto ai cambiamenti climatici”.

“Tutto il sistema produttivo dovrà orientarsi in questa direzione, promuovendo prassi socialmente responsabili che valgano a rendere quanto più efficace la ‘transizione ecologica’ e indirizzino il sistema produttivo verso un’economia circolare, che favorisca la cultura del riciclo e dismetta definitivamente la cultura del rifiuto. D’altra parte – occorre esserne consapevoli – siamo di fronte a cambiamenti epocali, che impongono, a tutti i livelli di governance, di ripensare modelli economici, sociali e di tutela ambientale”. Conte ha anche ribadito l’intenzione, inclusa nel programma, di porre fine alle trivellazioni offshore di gas e petrolio e di avviare un’iniziativa tesa a introdurre leggi internazionali che costringano anche tutti gli altri Paesi del Mediterraneo a fare altrettanto.

L’unico punto positivo della lista originale di Di Maio, ovvero la separazione bancaria, è stato cancellato.

Manca la proclamazione ufficiale della “decrescita felice” ma ci siamo quasi. Il governo Conte-bis nasce sotto i peggiori auspici: un programma di deindustrializzazione, allineato e supino alle decisioni di Bruxelles e delle cancellerie di Parigi e Berlino. La nomina di un prediletto della Commissione Europea, Roberto Gualtieri, che come presidente della Commissione Economica e Monetaria del Parlamento Europeo ha dato il via a importanti disposizioni dell’UE, come il Patto di Stabilità e il bail-in, ne è la prova lampante. Gualtieri è così impopolare che alle ultime elezioni europee non è stato rieletto, ed è stato ripescato perché l’ultimo degli eletti nell’Italia centrale ha optato per un altro collegio. Quanto a Paolo Gentiloni, è stato premiato con la posizione di Commissario Europeo.

Approfondimento in retrospettiva

Riepilogo dei nostri suggerimenti al PD
2011 – Il vero Big Bang alla Stazione Leopolda
2007 – Movisol ai congressi DS e Margherita: Roosevelt e LaRouche siano i modelli del PD!

Dossier su Beppe Grillo del 2013
Grillo, perché vuoi ridurre la popolazione a 3 miliardi?

Un ex funzionario della Federal Reserve chiede un golpe contro Trump

Il 27 agosto l’ex presidente della Federal Reserve di New York (nella foto) William Dudley ha scritto un articolo su Bloomberg che è un appello esplicito ai suoi ex colleghi affinché prendano misure per garantire che il Presidente Trump non venga rieletto. Intitolato “La Fed non dovrebbe legittimare Donald Trump,” l’articolo di Dudley definisce la guerra commerciale con la Cina un “potenziale disastro” e si chiede se la Fed non debba “mitigare il danno fornendo uno stimolo [con la riduzione dei tassi di interesse], o rifiutandosi di stare al gioco?”
Pur sostenendo che la Fed non faccia politica e non prenda in considerazione le implicazioni politiche delle proprie decisioni, le parole di Dudley tradiscono il vero intento, che è quello di estromettere Trump dalla Casa Bianca! Dato che la politica di Trump, incluse le sue schermaglie commerciali con la Cina, minacciano l’economia, sostiene che “i banchieri centrali sono di fronte a una scelta: consentire all’Amministrazione di Trump di proseguire sulla strada disastrosa dell’escalation della guerra commerciale, o mandare un chiaro segnale che se l’Amministrazione lo farà, sarà il Presidente, e non la Fed, a subirne i rischi, incluso quello di perdere le prossime elezioni”.
Ma Dudley si spinge oltre e conclude che i banchieri della Federal Reserve hanno il diritto di determinare l’esito delle elezioni: “V’è perfino l’argomento che le elezioni stesse rientrino tra le competenze della Fed. Dopo tutto, la rielezione di Trump costituisce con grande probabilità una minaccia all’economia americana e globale, all’indipendenza della Fed e alla sua capacità di raggiungere gli obiettivi di occupazione e di inflazione. Se l’obiettivo della politica monetaria è raggiungere il miglior risultato economico a lungo termine, i funzionari della Fed dovrebbero considerare come le loro decisioni avranno effetto sull’esito delle elezioni del 2020”.
Alcuni commentatori cercano di interpretare queste riflessioni come una difesa dell'”indipendenza” della Federal Reserve contro le pressioni di Trump su Powell per un drastico taglio dei tassi. Ma è una falsa questione, come Dudley dovrebbe ben sapere. Ridurre i tassi senza una riforma bancaria, a partire dalla separazione degli istituti (Glass-Steagall) e da un sistema creditizio hamiltoniano, serve solo gli interessi degli speculatori, ed è questo il vero intento di Dudley. In qualità di governatore della Fed di New York dal 2009 al 2018 e vicepresidente del Federal Open Market Committee, ha sostenuto la politica di Quantitative Easing che ha gonfiato nuovamente la bolla speculativa scoppiata nel 2008, portandola a livelli di debito e leva superiori a quelli di allora. Da quando era economista presso Goldman Sachs, prima di entrare alla Fed di New York, non ha mai espresso la minima preoccupazione per il fatto che la Fed adotti politiche che favoriscono la creazione di bolle speculative!
Quello che temono Dudley e i sui compari è che Trump mantenga la promessa elettorale del 2016 di ripristinare la legge Glass-Steagall e adotti una politica creditizia nazionale per finanziare gli investimenti nelle infrastrutture e l’esplorazione spaziale. Questo significherebbe adottare le quattro leggi di LaRouche, assieme a misure che cancellino migliaia di miliardi di dollari di titoli senza valore, tenuti sui libri contabili delle banche private di New York, i cui interessi vengono protetti dall’ex presidente della Fed.
L’appello di Dudley ai suoi colleghi conferma che la spinta per il Russiagate e il tentativo di cambio di regime a Washington sono espressioni della City di Londra e di Wall Street.

Appello internazionale ai giovani: tra le stelle si apre l’era della Ragione!

Il seguente appello ai giovani è stato scritto da Helga Zepp-LaRouche, presidente dello Schiller Institute, per la giornata internazionale di mobilitazione che si terrà il 10 e 12 settembre in Europa, Stati Uniti, America Latina, Africa ed Asia, con manifestazioni nei campus e volantinaggi in tutti questi continenti.

(Traduzioni nelle lingue: FR, EN, ES, DE, AR, PO, SE, DK)

La buona notizia è che l’Uomo è capace dell’uso della Ragione e dunque di un processo di perfezionamento intellettuale e morale senza limiti! Noi esseri umani possiamo fare ciò che non possono fare gli animali, comprese le scimmie a noi più prossime: possiamo compiere senza limiti scoperte dei principii scientifici che sono alla base dell’universo nel quale viviamo, scoperte che ci consentono di ridefinire continuamente e volontariamente il paniere di risorse cosiddette primarie, rendendole di fatto illimitate. Possiamo pertanto continuare a migliorare i livelli di vita di tutta l’umanità!
Oggi sperimentiamo un’inedita fase di rivoluzioni scientifiche: la Cina sta esplorando tramite le proprie sonde Chang’e l’emisfero nascosto della Luna, con un programma di estrazione degli isotopi dell’elio (3He) che potrebbero essere usati sulla Terra per condurre reazioni di fusione nucleare; l’anno prossimo, inoltre, studierà Marte con una missione dedicata per valutare le condizioni della sua trasformazione in un pianeta abitabile (“terraformazione”); l’India spedisce la propria sonda Chandrayaan 2 sul Polo Sud lunare per studiarne i crateri ghiacciati (sempre all’ombra; l’acqua è un ingrediente indispensabile per stabilire la vita sulla Luna); l’ente spaziale europeo ESA sta lavorando a piani di cooperazione internazionale per la costruzione di insediamenti permanenti sulla Luna; l’ente spaziale americano NASA sta lavorando al prolungamento del programma kennediano Apollo, chiamato Artemide; Russia, Stati Uniti e Cina concordano sulla necessità di sviluppare la propulsione nucleare delle astronavi, per poter compiere viaggi verso Marte e oltre, nello spazio più lontano!
La caratteristica rilevante dei viaggi fuori dall’atmosfera terrestre è che essi dimostrano che non viviamo all’interno di un sistema chiuso, con risorse limitate a disposizione e condannati a soccombere davanti alla prospettive genocide di Thomas Malthus, di Julian Huxley, di Bertrand Russell e del Principe Filippo d’Edimburgo. Essi dimostrano al contrario e in modo inconfutabile che viviamo in un universo anti-entropico, che l’universo “obbedisce” ad adeguate ipotesi della mente umana, stabilendo e manifestando una coerenza tra le idee immateriali prodotte dalla ragione e le leggi fisiche del cosmo e che tali idee sono la punta di lancia della dinamica anti-entropica universale.
A cento anni dalla previsione di Einstein delle onde gravitazionali e dei buchi neri, oggi abbiamo ricavato prove dell’esistenza di cambiamenti dello spazio-tempo, tra le quali la recente “fotografia” del buco nero 6,5 milioni di volte più grande del nostro Sole, composta tramite otto radiotelescopi diffusi sul pianeta e puntati su una regione dello spazio lontana da noi 53,5 milioni di anni-luce nel centro della galassia M87. Resta così tanto da scoprire e conoscere nel nostro universo, il quale – stando alle rilevazioni del telescopio spaziale Hubble – sembra essere animato da duemila miliardi di galassie! L’esplorazione spaziale dischiude a un più profonda penetrazione concettuale del ruolo che noi esseri umani abbiamo nel cosmo, oltre che delle sue leggi costitutive.
Scriviamo ispirati da un ottimismo culturale, assertivo della vita, che si accompagna all’idea che l’umanità sia una specie adatta alla diffusione nello spazio, diametralmente opposti all’atmosfera da fine del mondo, carica di pessimismo, diffusa dagli apostoli dell’apocalisse ecologica, come il Principe Carlo e i tutori di Greta Thunberg, ridotta a “soubrette” degli hedge fund. Dietro alla giovane Greta Thunberg si agitano interessi spregevoli: il sistema finanziario transatlantico è al collasso, minacciato da un crac peggiore di quello del 2007-2008; gli squali e le locuste della finanza, annidati nella City di Londra e a Wall Street, stanno cercando di attuare un grande piano per rastrellare la massima quantità di capitali negli “investimenti verdi”, prima che crolli il sistema.
Osservando da vicino le diverse entità che lautamente sostengono l’agenda radicale di Greta, il raggruppamento di Extinction Rebellion (“XR”) e gli organizzatori dei Venerdì per il Futuro (“F4F”), troviamo una rete di finanziatori tra i più ricchi della Terra: Bill Gates, Warren Buffett, George Soros, Ted Turner, ecc. In ultima analisi i beneficiari di questa isteria “climatica” e del conseguente Green New Deal sarebbero le banche e gli hedge fund.

Una “ribellione” finanziata dai ricchi sfondati
L’oggetto di questa manipolazione di massa sei tu, giovane lettore, bambino, adolescente o giovane adulto di questo mondo! Questo aspetto del processo dovrebbe indurti a prendere una pausa e ragionare: com’è possibile che questa presunta “ribellione” venga sostenuta dall’arco pressoché completo dei media e dall’establishment politico di ispirazione liberista? Rifletti sul fatto che questa idea di manipolare culturalmente un’intera società tramite il precoce indottrinamento dei bambini non è cosa nuova. Già nel 1951, nel suo libro L’impatto della scienza sulla società, Lord Bertrand Russell scrisse:

“Penso che la questione della massima importanza politica sarà la psicologia delle masse… La sua importanza è stata accresciuta enormemente dalla maturazione dei moderni metodi della propaganda… Si potrebbe sperare che in futuro chiunque sarà capace di persuadere chiunque altro di qualunque cosa se potrà convincere il giovane paziente e se potrà avvalersi di sufficiente denaro e strumenti fornitigli dallo Stato. Gli psicologi sociali del futuro avranno a disposizione classi di scolari sui quali poter vagliare metodi differenti per produrre l’incrollabile convinzione che la neve sia nera… poco si può ottenere a meno che l’indottrinamento cominci prima dei dieci anni d’età [della vittima]”.

Lo scopo di questa campagna di terrore apocalittico, condotta da persone come la congressista Alexandria Ocasio-Cortez (“Ci restano soltanto dodici anni!”) o il Principe Carlo (“Ci restano soltanto diciotto mesi!”) è l’induzione di un cambiamento radicale nella conduzione degli affari dell’intera umanità. Qualunque cosa sia stata catalogata negli ultimi 250 anni come progresso dovrebbe essere, per costoro, abbandonata a sostituita da livelli tecnologici precedenti la Rivoluzione Industriale. Ciò, naturalmente, significherebbe il drastico crollo del numero di persone a cui verrà concesso di vivere, intorno al miliardo di individui, se non meno.
Significherebbe anche che i Paesi in via di sviluppo non avrebbero alcuna prospettiva per emanciparsi dalla povertà, dalla fame, dalle epidemie e, comunque, dalla brevità della vita media; sarebbe un genocidio ai danni di una grande porzione della popolazione umana! Se lo “scienziato climatico” Mojib Latif pensa che i livelli di consumo e di vita occidentali non possano essere condivisi dai popoli del mondo e se Barack Obama andò su tutte le furie sapendo che tanti giovani africani vorrebbero un’automobile, un condizionatore d’aria e una bella casa, significa che dietro alle belle parole ecologiste si agita una disumana arroganza di membri dei ceti privilegiati e più ricchi. Si tratta precisamente della visione del mondo che fu dei colonizzatori dell’Africa e di gran parte dell’America Latina, responsabile del loro sottosviluppo, storico e attuale, a causa del quale centinaia di milioni di esseri umani sono morte prematuramente, senza necessità.
La pseudo-religione del cambiamento climatico antropogenico e i rimedi proposti alla prevista catastrofe portano al genocidio anche per il mondo industrializzato. Il pessimismo culturale indotto con queste credenze è come un fatale veleno per le giovani generazioni, poiché mina la fiducia nella creatività propria dell’Uomo. Se riusciranno a far concepire qualunque attività umana (dal mangiar carne al semplice fatto di alimentarsi; dall’uso di automobili ai voli in aeroplano; dal riscaldamento della propria casa all’acquisto di abiti, al fatto stesso di esistere) come una colpa e come un problema, distruggeranno qualunque entusiasmo per l’atto della scoperta scientifica, per la bellezza e per la speranza nel futuro. Se si rappresenta l’uomo come un parassita distruttore dell’ambiente, allora non ci si deve stupire dei pochi, finora, che sono giunti alle stesse conclusioni misantropiche degli assassini di Christchurch e di El Paso, i quali, nei loro “manifesti”, hanno indicato moventi ecologisti per le proprie imminenti azioni criminali.
I progressi scientifici e tecnologici associati all’esplorazione spaziale, soprattutto quella con astronauti, costituiscono al contrario lo strumento cruciale per superare gli apparenti limiti della nostra presente esistenza sulla Terra. La “terraformazione”, cioè lo stabilimento artificiale di condizioni adatte all’esistenza umana, non è qualcosa di possibile soltanto per la Luna e per Marte, ma anche per le regioni inospitali della Terra e, in futuro, per i corpi celesti restanti nel sistema solare e, forse, più oltre.
Nel suo trattato di “Antropologia dell’astronautica”, il pioniere dello spazio Krafft Ehricke scrisse:

“Il concetto di viaggio spaziale è di enorme impulso, poiché sfida l’Uomo praticamente su tutti i fronti della sua esistenza fisica e spirituale. L’idea di raggiungere altri corpi celesti riflette al massimo grado l’indipendenza e l’agilità della mente umana. Conferisce grande dignità agli sforzi tecnici e scientifici dell’Uomo. Soprattutto, però, riguarda la filosofia della sua vera e propria esistenza. Di conseguenza, il concetto di viaggio spaziale accantona le frontiere nazionali; rifiuta di riconoscere le differenze di origine storica o etnologica; penetra le fibre di un credo sociologico o politico, per passare rapidamente al prossimo”.

Abbiamo bisogno, oggi, di questa immagine culturalmente ottimista dell’umanità e dell’amore spassionato per l’umanità che vi si associa; poiché quella umana è l’unica specie creativa a noi nota! Il fatto che possiamo avventurarci nello spazio extra-atmosferico significa che possiamo superare l’impostazione mentale assai stretta di vedute che tende a vincolarci alla Terra. “È là, tra le stelle, l’ingresso dell’umanità nell’Era della Ragione da tanto tempo agognata, allorché la nostra specie si libererà infine dei residui culturali della bestia”, affermò Lyndon LaRouche.
Essere giovani in questo momento storico è un privilegio incredibile: per poter puntare alle stelle e collaborare alla formazione di un’epoca umana che, per la prima volta nella storia, possa scatenare l’illimitato potenziale della nostra specie!

Helga Zepp-LaRouche
Fondatrice e presidente dello Schiller Institute
zepp-larouche@eir.de

Manifestazione di Bologna (7 settembre 2019)

La manifestazione di MoviSol il 7 settembre a Bologna. I cartelli per la fusione nucleare
e “nessun limite allo sviluppo” sono di Flavio Tabanelli

Per approfondimenti in retrospettiva

Cambiamenti climatici tra Atene e Berlino

Il nuovo governo greco, guidato dal partito conservatore Nuova Democrazia, promette di essere più servile del governo precedente verso i creditori della Grecia. Riconoscendo i nuovi padroni, il Premier greco Kyriakos Mitsotakis (foto) ha fatto visita a Berlino il 28 agosto per incontrare la Cancelliera tedesca Angela Merkel e, stando ai resoconti sui media greci, i due leader hanno concordato un “piano di investimenti verdi” per il 2020-2030 e un forum congiunto sugli investimenti che dovrebbe tenersi nel primo trimestre dell’anno prossimo.
L’entusiasmo del Premier Mitsotakis per gli investimenti ecologisti segue quello di Yannis Stournaras, Ministro del Tesoro, dopo esserlo già stato nel precedente governo di Nuova Democrazia guidato da Antonis Samaris nel 2014. La sua nomina è stata approvata dall’Official Monetary and Financial Institutions Forum, la banca centrale greca, la Banca d’Inghilterra e la Banca Centrale Europea, tutte coinvolte nel promuovere la cosiddetta finanza sostenibile per i cambiamenti climatici.
Esprimendo il cambiamento di clima politico introdotto ad Atene, Mitsotakis ha parlato del “sincero appetito di profondi cambiamenti strutturali” del proprio governo, che andranno perfino oltre le misure di austerità che continuerà ad adottare, su ordine dei creditori stranieri della Grecia. Ha detto di volere un “cambiamento paradigmatico” nei rapporti bilaterali con la Germania.
Nel mostrare la propria soddisfazione, la Signora Markel ha notato che “sono stati fatti molti progressi”, augurandosi un miglioramento del clima che renderà più facile alla Grecia rispettare i propri impegni (nei confronti di Bruxelles e delle banche).
Mitsotakis ha promesso che non “farà retromarcia” come il governo precedente e di assumersi la piena responsabilità per le riforme imposte alla Grecia, il che, ha detto ai giornalisti, darà al proprio governo “un importante vantaggio” rispetto ai precedessori.
Parlando di retromarcia, durante la campagna elettorale Mitsotakis aveva promesso di chiedere un allentamento della richiesta che la Grecia mantenga un surplus di bilancio primario del 3,5% sul PIL, del tutto irrealistico, per ripagare il debito. Ora dice che il proprio governo vuole ristabilire la “credibilità” nei confronti dei creditori, prima di sollevare la questione con loro in qualche data nel futuro. Si è anche impegnato a realizzare gli obiettivi concordati dal precedente governo per il 2019 e il 2020.
La sua strategia, ha detto, non è discutere la questione dell’enorme debito da ripagare e degli obiettivi fiscali, ma di parlare di “sfide per la crescita”. Come sia possibile parlare di crescita con oltre 300 miliardi di Euro di debito e mantenendo una politica di austerità draconiana, Mitsotakis non l’ha spiegato.

Un governo imposto dall’UE per impedire le elezioni ed imporre una manovra lacrime e sangue

di Liliana Gorini, presidente di MoviSol

Il nuovo governo Conte, sostenuto da PD, M5S e LEU, è stato imposto dall’UE per impedire il voto, ed imporre una manovra lacrime e sangue che il governo precedente non avrebbe approvato, e che era già stata bocciata chiaramente dal voto degli italiani alle elezioni europee. Per la quarta volta in sei anni, il PD va al governo senza essere stato eletto. Molti si chiedono come sia nata questa crisi, e come mai Matteo Salvini si sia “prestato” a renderla possibile. In realtà la crisi di governo era stata decisa ben prima dell’8 agosto, già col voto del M5S a favore della nuova Commissaria Europea Ursula von der Leyen, che aveva di fatto creato una maggioranza alternativa col PD, e di nuovo con l’incontro tra la von der Leyen e Conte a Roma il 2 agosto. Non a caso la maggioranza contro natura che si è venuta a creare nelle ultime due settimane viene definita “maggioranza von der Leyen” e il programma concordato tra PD e M5S, in particolare il cosiddetto “Green New Deal”,sembra una copia esatta del programma annunciato da Ursula von der Leyen dopo la sua elezione, e promosso dagli speculatori e miliardari di tutto il mondo, a partire da George Soros, per salvare il sistema finanziario sull’orlo del collasso creando l’ennesima bolla speculativa, dopo quella dei derivati, quella dei cosiddetti “climate bonds”.
I 26 punti del governo giallorosso sono un riflesso di questa nuova bolla speculativa nel nome del “clima”. Non è un caso che il punto 9 dei 10 annunciati da Di Maio al Quirinale come “imprescindibili”, ovvero la separazione bancaria, sia sparito misteriosamente e nei 26 punti concordati col PD si parli solo genericamente di “tutela del risparmio”. Il PD è da sempre il partito delle banche e degli speculatori, e come tale veniva definito dai Cinque Stelle fino a pochi mesi fa. Renzi, e i suoi accoliti in Commissione Finanze, sabotarono sistematicamente tutte le mozioni per Glass-Steagall che erano state presentate al Parlamento italiano, fin dall’incontro tra Renzi e la Merkel a Firenze.
Non dimentichiamo che la separazione bancaria, insieme ad una banca nazionale, era nel contratto di governo tra Lega e Cinque Stelle che l’UE ha fatto saltare, e che l’Italia è stato il primo paese del G7 ad aver aderito alla Nuova via della Seta, il marzo scorso, decisione che aveva provocato reazioni isteriche da parte dell’UE, da sempre contraria alla cooperazione con la Cina nel finanziamento di grandi progetti infrastrutturali. Tre punti, la separazione bancaria, una banca nazionale e la Nuova Via della Seta, per i quali il movimento di LaRouche e MoviSol si battono a livello internazionale da dieci anni, come ha ricordato Helga Zepp-LaRouche, presidente dello Schiller Institute e moglie del compianto economista americano Lyndon LaRouche, al recente convegno “L’Italia sulla Nuova Via della Seta” che si è tenuto lo scorso 13 marzo a Milano, su iniziativa di MoviSol e Regione Lombardia, due settimane prima che venisse firmato il memorandum d’intesa tra Italia e Cina sulla Belt and Road, ed a cui prese la parola anche il sottosegretario al MISE Michele Geraci, protagonista dell’intesa con la Cina.
Che il governo Conte che si accinge a chiedere la fiducia del Parlamento nasca per prendere ordini da Bruxelles è dimostrato anche dalla lista dei ministri, a partire dal ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, eurodeputato del PD molto apprezzato a Bruxelles e lodato dalla Lagarde (che sostituirà Draghi a capo della BCE). Come ha dichiarato oggi l’eurodeputato Marco Zanni, Gualtieri è tra gli autori del fiscal compact e del bail-in, ovvero il prelievo forzoso sui nostri conti correnti per salvare gli speculatori. Di Maio, agli Esteri, farebbe bene a imparare bene il nome del Presidente cinese Xi Jinping, non Ping, perché la Cina continuerà a svolgere un ruolo importante per l’economia mondiale, checché ne dicano a Bruxelles. L’unica buona notizia è che non c’è più Toninelli alle Infrastrutture, ma considerando i voltafaccia del PD pur di entrare a far parte del governo, non c’è da stupirsi se, pur avendo votato a favore della TAV, finirà per opporsi.

Un governo nato solo dal desiderio di evitare le elezioni, ben sapendo che Cinque Stelle e PD prenderanno una batosta non appena verranno indette, è destinato a durare ben poco, soprattutto tenendo conto delle contraddizioni tra i due partiti principali che lo compongono. La Lega ha già annunciato un’opposizione dura, e avendo ancora la presidenza di Commissioni importanti, come la Commissione Bilancio alla Camera e la Commissione Finanze al Senato, potrà bloccare o rendere difficile l’azione del governo.
Un’ultima considerazione sul giubilo dei “mercati” dopo l’annuncio dell’accordo tra PD e Cinque Stelle: ma se i governi si fanno per l’UE e per i mercati, invece che per i cittadini, che senso ha la sceneggiata di salire al Colle e giurare fedeltà alla Costituzione? Sarebbe più onesto formare i governi direttamente a Bruxelles e fare giurare i ministri su un derivato OTC o un climate bond.

Elezioni locali in Germania: indeboliti i partiti di governo

Le elezioni nei due Stati orientali del Brandeburgo e della Sassonia hanno fatto registrare forti perdite per i democristiani della CDU e per i socialdemocratici della SPD, una conseguenza non tanto delle considerazioni regionali degli elettori, ma piuttosto del malcontento generale verso quei due partiti. Se si tenessero ora le elezioni politiche, la CDU e la SPD non otterrebbero abbastanza voti per formare una coalizione di governo. Questo è uno dei due messaggi del voto di domenica 1 settembre.
L’altro messaggio interessante è che i Verdi, principali beneficiari della psicosi ambientalista/climatica indotta dai media nella parte occidentale della Germania, dove attualmente sono il secondo partito nei sondaggi, non riscuotono gli stessi favori nelle regioni orientali.
Il terzo messaggio è che il malcontento non è appropriatamente riflesso nel voto, perché nessun partito ha presentato una vera alternativa programmatica. Lo stesso partito Alternative für Deutschland, il grande vincitore delle elezioni, ha fatto campagna elettorale principalmente sul tema dell’immigrazione. AfD è giunto secondo nei due Stati, avanzando parecchio rispetto alle ultime elezioni, ma poiché tutti gli altri partiti hanno giurato di non fare mai alleanze con i “populisti di estrema destra”, la formazione di nuove amministrazioni regionali si rivelerà complicata dovendo coinvolgere tre partiti per ottenere la maggioranza di governo. Questo non è certamente un segno di stabilità politica. Governi di minoranza non hanno tradizione in Germania, per cui quest’opzione può essere scartata.
Le combinazioni più probabili sono Nero-Verde-Rosso (CDU-Verdi-SPD) in Sassonia col 48,4% e col 52,6% in Brandeburgo, oppure Rosso-Nero-Rosso (SPD-CDU-Linke) col 47% in Brandeburgo.
Il risultato finale di domenica in Sassonia: CDU 32,1% (-7,3%), AfD 27,5% (+17,8%), Linke 10,4% (-8,5%), Verdi 8,6% (+2,9%), SPD 7,7% (-4,7%). In Brandeburgo: SPD 26,2% (-5,7%), AfD 23,5% (+11,3%), CDU 15,6% (-7,4%), Verdi 10,8% (+4,6%), Linke 10,7% (-7,9%). (Nella foto una manifestazione di minatori contro la politica di decarbonizzazione, il cartello dice “noi viviamo del carbone”).

Non possiamo aspettare che si abbatta lo tsunami sul sistema finanziario

Il crollo del sistema finanziario globale è dietro l’angolo. Gli analisti discutono se sarà scatenato dallo scoppio della bolla dei corporate bond o da una crisi del debito sovrano come quella che si sta sviluppando in Argentina, il cui governo ha annunciato un “debt reprofiling” (altri lo chiamano insolvenza) e ha reintrodotto i controlli sui capitali – proprio quelli per cui Macri aveva stigmatizzato il precedente governo della Kirchner.

In previsione dello tsunami finanziario, i banchieri centrali pianificano denaro a pioggia (“helicopter money”) su una scala non mai vista prima (cfr. SAS 35/19). Qualcuno di loro è persino del parere che un collasso del sistema sarebbe opportuno per liberarsi di Trump, personaggio odiato da Wall Street e dalla City di Londra.

Trump ha commesso errori, come l’uso delle tariffe punitive (cosa diversa da quelle protezionistiche) nei confronti della Cina, e le pressioni sulla Fed per abbassare i tassi non sono la soluzione. Abbassare i tassi senza una riorganizzazione fallimentare del sistema finanziario significa continuare a gonfiare la bolla senza alcun effetto sull’economia reale. V’è invece bisogno delle quattro leggi di LaRouche: separazione bancaria, banca nazionale, programma di investimenti e volano scientifico-tecnologico.

Trump promise la separazione durante la campagna elettorale ma non l’ha fatta. Ha mantenuto la promessa sul programma spaziale e questo è molto buono. Ma non possiamo aspettare che arrivi lo tsunami per cambiare marcia e varare il resto delle quattro leggi. Trump dovrebbe farlo ora che i suoi nemici sono sulla difensiva (vedi sotto: “Il contro-golpe”).

Daniel Burke per la missione Luna-Marte

Daniel Burke, il candidato indipendente al Senato degli Stati Uniti sostenuto dal LaRouchePAC, ha dato il suo pieno sostegno alla missione Luna-Marte. Nel corso della conferenza dello Schiller Institute nel cinquantenario dello sbarco sulla Luna, ha incontrato il dott. Xing (nella foto con Daniel Burke e sua moglie), rappresentante del Consolato cinese a New York per la Scienza e la Tecnologia, che era tra i relatori ed ha sottolineato come lo sbarco sulla Luna nel 1969 sia stata una conquista “per tutto il genere umano” e che il futuro dell’esplorazione spaziale, da parte della Cina, degli Stati Uniti o qualsiasi altro paese, sarà ugualmente una conquista per tutto il genere umano.
Burke ha letto la seguente poesia di Robert Frost sull’esplorazione spaziale, tradotta per noi da Flavio Tabanelli:

Davvero i profeti predicono come mistici
E i commentatori s’attengon ai meri dati statistici

Con quale spirito incorrotto l’ingenua scienza
Continua a lanciar della prometeica semenza
Nostra sfida, da un atomuccio di roccia alterata,
Alla divina segretezza da lungo codice celata.

Con tal sfida nostr’alme tutte a Dio son pareggiate,
Ma già non dissi anzitempo, qual biblico vate,
Che sofferenti pel nostro pianetar senza sosta al Sole
Qualcosa avrem escogitato contra un guasto di tal mole?

Or che a noi da noi del peso il segreto è disvelato,
Tanto che, per quanto grande, ei poss’esser annullato,
Invano ai superni ingegneri rivolgiam lodi parecchie
Se tirar non possiamo il pianeta per le orecchie,

O pei suoi poli, o per la collottola trarlo a distanza,
E dir semplicemente che abbiamo avuto a bastanza
Dei cicli e delle costanze delle cose della Terra,
Ove, fuor’ di nascite e di òbiti, in un nulla ci si serra.

Benché l’Uom sia così, ancor, di scarsa vecchiezza,
Ora a nostro agio nella conquistata leggerezza
(È stata la gravità il nostro maggior castigo)
Ci farem trainare nel cosmico intrigo.

Il fattore LaRouche nelle elezioni presidenziali americane del 2020

Il 19 agosto, il Washington Times ha pubblicato un articolo intitolato “Il movimento di Lyndon LaRouche mette gli occhi sul 2020 nonostante la scomparsa del donchisciottesco candidato”. I lettori si saranno chiesti perché parlare di LaRouche adesso, quando i principali media hanno ripetuto fino alla noia che LaRouche fosse un personaggio insignificante, non essendo riuscito a ottenere risultati di rilievo nelle proprie campagne presidenziali.
Pur tentando di sminuirne l’influenza, l’autore dell’articolo ammette che LaRouche “non era un signor nessuno”, portando a esempio la sua campagna presidenziale nel 2000, quando ottenne oltre il 20% dei voti alle primarie dell’Arkansas. Inoltre, migliaia di persone l’hanno considerato un profeta. Hanno creduto ai suoi annunci del disastro finanziario alle porte e sostenuto le sue soluzioni per una complessa ristrutturazione bancaria e del sistema monetario, un sistema di treni a levitazione magnetica che collegasse le principali economie del mondo e un progetto mondiale per colonizzare Marte”. L’autore omette di raccontare che, a partire dal 1968, le previsioni economiche di LaRouche sono state le più accurate, come quando nel luglio 2007 denunciò lo scoppio imminente della bolla dei subprime, che avvenne nell’estate successiva, ed evita pure di menzionare che il LaRouche Political Action Committee (LPAC) denuncia che sta per scoppiare un’altra crisi globale a causa della mancata correzione degli errori che portarono al crac del 2008.
Egli nemmeno cita le proposte programmatiche per risolvere la crisi attuale, con le sue “Quattro leggi”. Esse consistono nella separazione bancaria (Glass-Steagall), nella politica creditizia hamiltoniana, nello sviluppo di una nuova piattaforma infrastrutturale e nel volano scientifico-tecnologico con l’energia di fusione e con l’esplorazione e la colonizzazione dello spazio. Queste proposte sono incorporate nel Nuovo Paradigma che sta emergendo attorno alla Belt and Road Initiative e alla discussione su un nuovo sistema monetario fondato da Stati Uniti, Russia, Cina e India.
Si può ipotizzare che l’intento dell’articolo sia di lanciare un avvertimento a certe forze che il lascito di LaRouche non è solo una presenza vivente nella politica statunitense, ma potrà svolgere un ruolo decisivo nelle elezioni del 2020. Esso cita la tesoriera di LPAC, Barbara Boyd, che afferma: “LPAC sarà estremamente attivo, perché consideriamo il 2020 un punto di svolta nella storia degli Stati Uniti”. Boyd afferma che LPAC si concentrerà “sul fronte politico, e cioè a far adottare dagli Stati Uniti le idee di LaRouche: industria moderna, moderne infrastrutture ed esplorazione dello spazio”. LPAC ha annunciato che sosterrà la candidatura di Daniel Burke (foto) nella corsa al Senato nel New Jersey. Burke sfida Cory Booker, sostenuto dalla leadership del partito democratico americano.
Il lettore più accorto saprà riconoscere che alcune delle iniziative programmatiche di LaRouche sono state riprese in qualche forma da Trump: per esempio la proposta di inviare un’astronauta femminile su Marte, che campeggiava sui manifesti della campagna elettorale di LaRouche nel 1988. Allora e in seguito, quel manifesto fu oggetto di dileggio da parte degli avversari di LaRouche. Recentemente si è speculato sull’influenza di LaRouche sull’amministrazione Trump. Uno che ne sa qualcosa è il vecchio amico del Presidente e artefice della sua vittoria elettorale, Roger Stone, che alla morte di LaRouche il 12 febbraio scorso, disse a un giornalista di “conoscere bene il pensiero straordinario e profetico” di LaRouche e che le idee di quest’ultimo avevano svolto “un importante ruolo dietro le quinte” nella vittoriosa campagna di Trump nel 2016.
Per questo i nemici temono che il lascito di LaRouche rimanga una forza potente negli Stati Uniti.

LaRouche su un nuovo sistema monetario basato su un “paniere di materie prime”

Quanto alla sostenibilità della proposta di Marc Carney di sostituire il dollaro con una valuta sintetica basata su un paniere di valute, Lyndon LaRouche scrisse nel 2000, in un documento dal titolo “Su un paniere di materie prime: commercio senza valute”, che “fino a quando il sistema dell’FMI e i suoi aspetti collegati esisterà nella sua forma attuale, il tentativo di ricorrere ad un ‘paniere di valute’ come sostituto per il tipo di ruolo svolto dal dollaro USA tra il 1945 ed il 1962 non è un rimedio ma una trappola”. “Qualsiasi combinazione di queste valute sarebbe un investimento sicuro tanto quanto lo era il Reichsmark tedesco ai primi di luglio del 1923”, ammonì LaRouche.
“La transizione deve basarsi su valori economici che esistono indipendentemente dall’attuale sistema del Fondo Monetario, e che continueranno a vivere anche quando tale sistema sarà defunto”, aggiunse.
LaRouche propose di creare un sistema monetario globale alternativo all’anarchia dei tassi fluttuanti, basato sull’input economico fisico reso possibile da fondi per lo sviluppo, stracciando “fino all’equivalente di 400.000 miliardi di dollari in titoli finanziari nominali esistenti in tutto il mondo”, a partire dai derivati OTC. “Lo scopo principale di tale riorganizzazione finanziaria e monetaria dovrà essere quello di ristabilire e mantenere livelli di occupazione, consumo e produzione, specialmente nelle categorie di produzione e consumo legate alle materie prime estrattive e alle fonti energetiche, e mantenere tassi di crescita netta, pro capite e per chilometro quadrato, nelle infrastrutture legate a tali materie prime”.
Riferendosi a una proposta del 1997 per un Fondo Monetario Asiatico, lanciata allora dal giapponese E. Sakikabara, LaRouche indicò che esso avrebbe potuto essere un modello promettente per la prima delle due fasi di questo approccio verso un nuovo sistema monetario, se “tale fondo non sarà solo una misura difensiva contro gli attacchi di guerra finanziaria da parte di hedge fund e simili speculatori” ma “si proporrà anche di promuovere le misure urgentemente necessarie di forme di investimenti nelle materie prime e altre migliorie in conto capitale a lungo termine tra le nazioni asiatiche” (vedi https://larouchepub.com/lar/2000/lar_commodities_2730.html).
Oggi LaRouche sarebbe quindi a favore della Banca Asiatica per gli Investimenti Infrastrutturali (BAII/AIIB), del Fondo della Via della Seta e di altri istituti di credito creati dalla Cina nel contesto della politica della Belt and Road Initiative, come esempi migliori di questa politica.

“Regime change” nella politica monetaria discusso a Jackson Hole

La riunione annuale dei banchieri centrali a Jackson Hole dal 22 al 24 agosto potrebbe essere ricordata come quella in cui si raggiunsero livelli di follia impensabili. Due proposte, una avanzata prima del vertice e una durante lo stesso, esemplificano tale follia: la proposta di BlackRock per un “regime change” in politica monetaria e la proposta di Mark Carney (foto), governatore della Banca d’Inghilterra, di sostituire il dollaro con una “Valuta di Riserva Sintetica”. Le due proposte si integrano nello schema di dittatura neomaltusiana globale perseguito dalla City di Londra o, se si preferisce, da quel che Lyndon LaRouche chiamava “nuovo impero britannico”.
BlackRock e Carney sono in prima linea nella promozione di una gigantesca “bolla verde” basata sulla riconversione dell’economia globale secondo politiche utopistiche “neutre in termini di emissioni di CO2” e perciò le proposte discusse a Jackson Hole devono essere viste come strumentali a tal fine.
La proposta di BlackRock consiste nel creare un’istituzione congiunta del governo e della banca centrale per mettere soldi direttamente nelle tasche di recettori privati e pubblici. Il documento stilato per il vertice di Jackson Hole la chiama “going direct” e proclama che essa sancirà la fine dell'”indipendenza” delle banche centrali. Uno degli autori, l’ex governatore della banca centrale svizzera Philippe Hildebrand, l’ha descritta come segue in un’intervista per Bloomberg: “Stiamo per assistere a un cambiamento di regime in politica monetaria più significativo di quello che abbiamo visto tra prima e dopo la crisi, una sfocatura delle attività e delle responsabilità monetarie e fiscali”.
Chi è sempre stato contrario all’indipendenza delle banche centrali e favorevole a un ritorno della sovranità del Governo e del Parlamento sulla politica monetaria non dovrebbe rallegrarsi. La proposta di BlackRock non porrà fine all’indipendenza delle banche centrali, ma di quella dei governi. La liquidità emessa non sarà diretta a impieghi produttivi ma a rifinanziare il debito, ora pari a milioni di miliardi, per cui il QE non è sufficientemente tempestivo (vedi https://www.washingtonpost.com/business/is-the-ecb-poised-to-fire-up-the-whirlybird/2019/08/20/5314a846-c319-11e9-8bf7-cde2d9e09055_story.html).
La seconda proposta, presentata da Carney in persona a Jackson Hole, prevederebbe la creazione di un “sistema multipolare” monetario “basato sul virtuale invece che sul fisico”, sul modello della “Libra” di facebook.com. Tale nuova valuta, denominata “Synthetic Hegemonic Currency” (SHC), “sarebbe al meglio emessa dal settore pubblico, forse tramite una rete di valute digitali delle banche centrali”.
“Una SHC potrebbe ridimensionare l’influenza dominante del dollaro americano nel commercio globale (…) L’influenza del dollaro sulle condizioni finanziarie globali potrebbe (…) declinare se attorno alla SHC si sviluppasse un’architettura finanziaria che ponesse fine al dominio del dollaro sui mercati del credito” (vedi https://www.bankofengland.co.uk/-/media/boe/files/speech/2019/the-growing-challenges-for-monetary-policy-speech-by-mark-carney.pdf?la=en&hash=01A18270247C456901D4043F59D4B79F09B6BFBC).
Si attendono reazioni da chi accusa la Cina di mire di dominanza mondiale.

Il mondo non ha bisogno della City di Londra, ma di Cina e Russia sì

Mentre il mondo entra in una recessione globale e i banchieri centrali complottano “soluzioni” al collasso finanziario che equivalgono ai sacrifici umani di massa, il G7 a Biarritz ha dimostrato ancora una volta di essere un organismo che inutile. Emmanuel Macron ha messo i cambiamenti climatici in cima alla scaletta, ricevendo una meritata accusa di “neocolonialismo” dal Presidente brasiliano Bolsonaro per la sua ingerenza sulla questione amazzonica. Se su questo tema la cancelliera tedesca Angela Merkel e il Premier britannico Boris Johnson si sono schierati con Trump contro Macron, essi hanno però bloccato la proposta del Presidente americano di allargare alla Russia il prossimo G7. Il vertice è più che altro sembrato una serie di incontri bilaterali, che hanno incluso il Ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif, il Presidente egiziano Al-Sisi e il Premier indiano Narendra Modi. Trump ha preferito incontrare Al-Sisi al posto di Angela Merkel.

Benché l’impulso di Trump verso la Russia sia positivo, le sue affermazioni sulla Cina rappresentano il vero problema. Su twitter.com il 23 agosto egli ha scritto: “Non abbiamo bisogno della Cina e, francamente, staremmo molto meglio senza di essa”. La fondatrice dello Schiller Institute Helga Zapp-LaRouche ha commentato che è semplicemente e oggettivamente sbagliato pensare che gli Stati Uniti d’America, se non il mondo intero, possano risolvere i propri problemi economici senza la Cina e la sua Belt and Road Initiative, come è altresì oggettivamente impossibile risolvere i problemi strategici del mondo senza la Russia.

Attorno a Trump sono attivi innumerevoli punti di pressione e manipolazione su questi temi, che devono essere eliminati per sganciare il Presidente e la sua Amministrazione dalla traiettoria attuale, che è estremamente pericolosa, e sarà devastante per gli Stati Uniti, in generale, e per la rielezione di Trump, in particolare. Si tratta di una traiettoria esattamente opposta a quella indicata da Lyndon LaRouche con la proposta delle “Quattro Potenze” – cooperazione tra Stati Uniti, Cina, Russia e India – per fermare ed estinguere la politica dell’Impero Britannico fatta di guerre e saccheggio, e costruire un nuovo ordine mondiale basato sulla scienza e sulla cultura classica.

La forza trainante dietro la dinamica strategica delle ultime settimane è l’accelerazione del processo di bancarotta del sistema finanziario globale. Le élite finanziarie tramano alla luce del sole un “regime change nella politica monetaria” che farebbe impallidire la misura dei 17 mila miliardi di dollari di salvataggi finora operati sotto il nome di Quantitative Easing.

Tuttavia, nemmeno tale “regime change” funzionerebbe. Solo la riorganizzazione fallimentare del sistema, con il ripristino del Glass-Steagall Act (separazione bancaria) e relative misure, potrà funzionare e allontanare il pianeta dall’attuale, suicida traiettoria (nella foto, una manifestazione del LaRouchePAC a Washington per il ripristino della legge Glass-Steagall).

Ma qual è la politica americana verso la Cina e Hong Kong?

Di fronte a quella che i cinesi definiscono una “rivoluzione colorata” a Hong Kong, che si aggiunge al tira e molla dei negoziati commerciali tra Stati Uniti e Cina, e alle accuse di “aggressione imperiale” della Cina con la Nuova Via della Seta, aumenta la legittima preoccupazione di Pechino su chi decida veramente la politica di Washington nei proprii confronti.
La questione di Hong Kong fornisce un indizio su quello che sta accadendo. Molte personalità americane di entrambi i partiti e quasi tutti i media, attaccano il Presidente Trump per non aver adottato una linea dura contro la Cina, relativamente alla gestione delle proteste. Su iniziativa di alcuni membri dell’Amministrazione, come il consigliere per la Sicurezza Nazionale John Bolton e il Segretario di Stato Mike Pompeo, si sono moltiplicate le minacce contro il governo cinese se dovesse intervenire a Hong Kong.
Due promotori della crociata anticinese, il senatore repubblicano Rubio e il senatore democratico Ben Cardin, hanno presentato un disegno di legge che minaccia di togliere a Hong Kong lo status commerciale speciale con gli Stati Uniti se le forze armate di Pechino intervenissero per reprimere le sempre più violente proteste. Un alto funzionario del Dipartimento di Stato presso il consolato americano a Hong Kong è stato colto sul fatto mentre incontrava i capi della rivolta, e l’ormai famigerato National Endowment for Democracy ha ammesso di aver fornito quasi 2 milioni di dollari per promuovere le proteste. I cinesi hanno risposto duramente, definendo la rivolta l’inizio di una “rivoluzione colorata” attizzata dagli Stati Uniti.
Eppure, mentre sono in corso queste pesanti ingerenze di enti americani, il Presidente Trump ha tenuto a precisare che si tratta di una “questione interna”, non sembrando incline a intervenire. Su twitter.com ha affermato di avere “ZERO dubbi” che il Presidente Xi possa agire “rapidamente e umanamente per risolvere il problema di Hong Kong”.
Una spaccatura simile nell’Amministrazione di Trump si ha anche sui colloqui commerciali. Dopo una conversazione telefonica tra i rappresentanti americano e cinese del 12 agosto, Trump ha annunciato che rinvierà l’imposizione di nuovi dazi per 300 miliardi di dollari di prodotti cinesi, riferendosi a quello che ha definito “un ottimo colloquio ieri… una telefonata molto produttiva”. Un funzionario cinese ha detto che si spera che “gli Stati Uniti incontreranno la Cina a metà strada” e che si cercano “soluzioni accettabili per entrambe le parti con il dialogo e la consultazione”. Stando a vari resoconti, quasi tutti i funzionari del gabinetto di Trump si oppongono a nuovi dazi, ma il rappresentante commerciale Navarro e lo stesso Trump li hanno caldeggiati; quest’ultimo, poi, ha ribaltato la propria posizione. Sarebbe certamente di grande beneficio per tutti se Xi e Trump parlassero di persona per superare l’impasse.
Chiaramente, questi problemi vanno affrontati in una prospettiva strategica superiore, che vada oltre il gioco a somma zero della geopolitica, secondo il quale se uno vince, l’altro perde. Donald Trump ha creato un rapporto con Xi Jinping basato sulla verifica del punto di vista cinese che possa invece esservi un risultato “win-win” per tutti. Dovrà muoversi su questa base.

Sconfitto in Argentina il presidente liberista Macri

L’Argentina si è svegliata la mattina del 12 agosto per apprendere che il Presidente liberista Mauricio Macri (nella foto con Obama) aveva subìto un’umiliante sconfitta alle elezioni preliminari del giorno prima, note con l’acronimo di PASO. La coalizione del Fronte per Tutti, con il candidato presidenziale peronista Alberto Fernández e la candidata alla vicepresidenza, ed ex Presidente, Cristina Fernández de Kirchner, ha ottenuto il 47,7% dei voti mentre la coalizione di Macri (Tutti per il cambiamento) solo il 32%. Il PASO non è un’elezione vincolante, ma serve a dare un quadro del sentimento degli elettori in vista del primo turno delle elezioni presidenziali del prossimo 27 ottobre e a sfrondare i candidati che non ricevono voti a sufficienza.
La sconfitta di Macri ha lasciato i mercati di stucco. Le azioni delle banche e delle imprese argentine a Wall Street hanno subìto pesanti crolli, fino al 50%; il peso è crollato del 42% arrivando a 61 contro un dollaro, un minimo storico, mentre i tassi di interesse sono schizzati all’incredibile valore del 72%. L’instabilità della valuta e del mercato è continuata mentre gli speculatori e i fondi d’investimento hanno ritirato i capitali dal Paese, provocando un’emorragia di riserve. La stampa finanziaria internazionale ha gridato alla “catastrofe” in Argentina, ammonendo che la “sconfitta shock” di Macri potrebbe portare al ritorno al “populismo”, parola in codice per il complesso di azioni comprendenti il protezionismo, i controlli sui cambi e la politica anti-austerità promossa dai precedenti governi della Kirchner.
Macri, i cui sondaggisti prevedevano un testa a testa o, al massimo, una perdita di pochi punti percentuali, è rimasto così destabilizzato dall’esito delle consultazioni che ha dato la colpa ai “Kirchneristas” per il caos sui mercati seguito al voto, esaltando i risultati economici del suo governo. Ma la realtà è che la sua sconfitta è dovuta proprio alla politica liberista dettata dal Fondo Monetario Internazionale (FMI), che ha provocato la peggiore crisi economica nel Paese dal 2001, con tensioni sociali e rabbia popolare. L’austerità brutale, con tagli al bilancio, aumenti astronomici delle bollette e dei prezzi dei trasporti, riduzione dei servizi sociali, ha colpito duramente le classi medie e quelle meno abbienti, aumentando il tasso di povertà fino al 35%, dal 28% che era, quando Macri assunse il mandato nel dicembre 2015.
Anche se si lamenta sempre della “dura eredità” che gli è stata lasciata dall’ex Presidente Cristina Fernández, la verità è che sarà il successore di Macri (molto probabilmente Alberto Fernández), a ereditare la “trappola del debito” costruita dal FMI. Durante i tre anni e mezzo della propria presidenza, Macri ha aumentato il debito estero dell’Argentina di 100 miliardi di dollari, 57 dei quali rappresentano il pacchetto di “aiuti” del FMI, facendo dell’Argentina il Paese più indebitato dell’America Latina. Il 13 agosto il quotidiano Clarín ha riferito che Macri ha chiesto al Tesoro americano un altro prestito di 20 miliardi di dollari per reagire all’instabilità finanziaria e valutaria nel Paese. Alberto Fernández ha detto che intende rinegoziare il prestito condizionale del FMI e che non v’è modo che il proprio governo possa pagare quel debito alle condizioni di austerità pretese dal Fondo.

La crisi di governo italiana è stata decisa a livello dell’UE

Matteo Salvini e la Lega hanno formalmente sfiduciato il governo Conte, ma la crisi di governo italiana è stata in realtà provocata da decisioni prese a livello dell’UE. Già a metà luglio, quando i Cinquestelle permisero, con i loro voti decisivi, l’elezione di Ursula von der Leyen a presidente della Commissione, si subodorava l’accordo in fieri con il PD. L’accordo, secondo voci della City di Londra, è stato poi affinato con la visita di von der Leyen a Conte il 2 agosto. L’analista finanziario Mauro Bottarelli ha scritto su Business Insider: “Per molti inquilini delle sale trading londinesi, l’atto finale del governo giallo-verde si sarebbe compiuto il 2 agosto, quando Ursula von der Leyen ha fatto visita a Giuseppe Conte a Palazzo Chigi in seno al suo tour post-elezioni. Non a caso, la prima minaccia diretta ed esplicita alla tenuta dello stesso governo, il ministro Salvini l’ha avanzata due giorni dopo, il 4 agosto”.
Salvini ha dunque reagito a un biscotto che si stava confezionando alla luce del sole. Il cambiamento di regime a Roma prevederebbe un’alleanza tra le forze che votarono per la von der Leyen al Parlamento Europeo (quindi Cinquestelle, PD e Forza Italia). Una coalizione improbabile, ma gli sponsor della von der Leyen a Berlino, Parigi e Bruxelles sono disposti a tutto.
Ci riusciranno? Staremo a vedere che cosa accadrà dopo che Conte si sarà presentato al Parlamento il 20 agosto. Di fatto, la crisi tra i due partner di governo è motivata da una profonda divisione sulla politica europea, come hanno spiegato il portavoce per gli esteri della Lega Marco Zanni (nella foto ad una conferenza dello Schiller Institute) e il presidente della Commissione Bancaria al Senato Alberto Bagnai in un’intervista radiofonica il 9 agosto. Secondo Bagnai, Conte avrebbe deliberatamente tenuto il Parlamento e i membri leghisti del governo all’oscuro degli importantissimi negoziati sulla riforma del Meccanismo Europeo di Stabilità.
Inoltre si sospetta che un elemento importante del complotto dell’UE sia la determinazione a evitare assolutamente che il Commissario dell’ UE promesso all’Italia vada a un leghista. In effetti, un commissario di peso potrebbe essere di grande intralcio all’agenda maltusiana radicale esposta dalla von der Leyen il giorno della sua investitura.
In un’intervista per la rivista americana EIR, l’economista italiano Nino Galloni ha spiegato che “Il movimento Cinquestelle ha sempre presentato, in economia, due anime contraddittorie: quella postkeynesiana (che nella mia rielaborazione è molto vicina alle idee di LaRouche e che si può definire della crescita responsabile); quella della decrescita e dell’ambientalismo main stream”. (vedi https://larouchepub.com/eiw/public/unlisted/2019/eirv46n32-20190816/kvieji0939WJSRPWUFh7/4632-italian_economist_good_finance.html).

La fine del sistema neoliberista: non è colpa della Cina!

Mentre si moltiplicano i segni di un’imminente “recessione globale”, il consenso quasi unanime sui media è che la causa principale della crisi sarebbe nella “guerra commerciale” tra Cina e Stati Uniti o, detto in altri termini, nella tendenza imperiale cinese rappresentata dalla Iniziativa Belt and Road (BRI), unita all'”incompetenza” e “impulsività” di Trump. Invece di riconoscere la natura sistemica della crisi, questa analisi punta a proteggere gli assiomi neoliberisti della politica economica esistente, anche se tali assiomi si sono dimostrati pericolosamente fallimentari e al contempo una minaccia all’esistenza stessa della società.
Dovremmo prima di tutto liberarci dalla falsa spiegazione secondo la quale la Cina sarebbe responsabile dell’aumento del debito e avrebbe teso una “trappola del debito” alle nazioni che hanno aderito alla BRI. Di fatto, il debito della Cina è principalmente nella forma di credito destinato ad attività economiche fisiche, con enfasi sugli avanzamenti scientifici che producono nuove tecnologie e sulla costruzione di una piattaforma moderna di infrastrutture che migliorino la produzione globale e il commercio. Per i Paesi dell’Asia e dell’Africa nei quali la Cina investe non si tratta di una “trappola del debito” ma dell’attesa infusione di crediti che li liberi dalla condizione coloniale imposta loro dall’attuale sistema finanziario. Ironicamente, coloro che promuovono il concetto di “trappola del debito” ignorano le migliaia di miliardi di dollari di debito creati dal Quantitative Easing e via dicendo, per salvare gli istituti finanziari falliti, sostenere il valore nominale di titoli privi di valore reale e la politica di austerità imposta dal FMI e dalle banche centrali, che impedisce che il credito venga destinato a settori produttivi, conducendo a problemi di debito sistemico (vedi per esempio il caso dell’Argentina).
Inoltre, il calo della produzione manifatturiera nelle economie transatlantiche, che è la causa della crescita vicina allo zero e perfino della contrazione economica, come in Germania nel secondo trimestre, è stato dettato dalla politica del “mercato” che ha promosso la delocalizzazione verso economie dominate da forza lavoro a basso costo e ha costretto le capacità industriali rimanenti a produrre per l’esportazione. Ciò ha prodotto livelli sempre inferiori di potere d’acquisto per coloro che hanno perso il posto di lavoro nell’industria. Il risultato è che le famiglie che prima avevano salari decenti ora sono costrette a vivere indebitandosi.
Questa realtà non è stata imposta dalla Cina, ma dagli interessi finanziari che ruotano intorno alla City di Londra, a Wall Street e Bruxelles, che usano crediti a basso costo o a costo zero dalle banche centrali per speculare in derivati e in altri strumenti di “innovazione finanziaria”, o consentono alle grosse società di acquistare le proprie azioni. La bolla speculativa che ne deriva non è certo un segno di prosperità, ma il frutto marcio che cade dall’albero malato.
La soluzione è porre fine all’attuale sistema liberista e imperiale e alle sue bolle speculative, e costruire l’economia reale. A questo fine la prospettiva di sviluppo della Cina è parte della soluzione, non il problema. (Nella foto Helga Zepp-LaRouche, presidente dello Schiller Institute, Liliana Gorini, presidente di MoviSol, Claudio Celani dell’EIR e il sottosegretario Michele Geraci al convegno sulla Nuova Via della Seta tenuto da Movisol e Regione Lombardia a Milano lo scorso marzo).

Il bazooka delle banche centrali e le destabilizzazioni non salveranno il sistema

Il rapporto della Camera dei Lord intitolato “Politica Estera Britannica in un Ordine Mondiale in Cambiamento”, pubblicato nel dicembre 2018 , prende di mira quattro nazioni per azioni di intervento e destabilizzazione: Cina, Russia, India e Stati Uniti d’America. Si tratta esattamente delle quattro potenze che Lyndon LaRouche identifico come le uniche che, se alleate, avrebbero il potenziale economico non soltanto per sopravvivere al collasso del sistema finanziario, ma anche per emergere da tale collasso a un livello superiore di produttività e di cultura.

In coerenza con la strategia imperiale britannica, questi quattro Paesi sono ora oggetto di tentativi di destabilizzazione: la Cina, con la rivolta in stile “rivoluzione colorata” a Hong Kong; l’India, con la trappola del Kashmir, boccone avvelenato lasciato dai coloni di Sua Maesta che potrebbe innescare una guerra tra India e Pakistan in una regione attraversata da un importante corridoio della Belt and Road; la Russia, dove il gruppo dell’oppositore di Putin Novalny, foraggiato dall’Occidente, ha inscenato manifestazioni non autorizzate con gli inevitabili arresti sbattuti in prima pagina sui media occidentali; infine gli Stati Uniti, dove la campagna per rovesciare Trump, fallito il tentativo del Russiagate, ora ha imbastito il tentativo di bollarlo come razzista nella speranza di impedirne la rielezione.

Lo sfondo di queste varie destabilizzazioni e il crollo accelerato del sistema finanziario in bancarotta. All’orizzonte si profila una crisi di liquidità generata da un debito globale che dev’essere rifinanziato a breve termine sullo sfondo di un’incipiente recessione globale. Le banche centrali si apprestano a riesumare gli unici attrezzi che hanno a disposizione, e cioè pompando denaro nel sistema mentre allo stesso tempo ne distruggono il valore con i tassi negativi. Ciò non farà che peggiorare il problema, colpendo non solo i risparmiatori e le imprese ma anche le stesse banche che si intende soccorrere.

Non funzionerà nemmeno il tentativo di creare una nuova, gigantesca bolla, incanalando gli investimenti nell'”Economia verde”. Esso va comunque fermato perché porterà alla deindustrializzazione.

L’anniversario della fine degli accordi di Bretton Woods, il 15 agosto 1971, ci fa riflettere sull’origine degli attuali problemi economici, come Lyndon LaRouche capì già quarantotto anni fa. Contrariamente a quanto sostengono alcuni, che lo confondono con il gold standard britannico, il sistema di Bretton Woods era fondamentalmente un sistema di credito in cui l’oro era il riferimento per le parità monetarie stabilite tra il dollaro e le altre valute mondiali, parità che potevano essere aggiustate per decisione sovrana sulla base di valori economici reali. Il sistema bancario era regolato e offriva protezione agli istituti emittenti credito per le imprese e per le famiglie, vietando alle banche di deposito di svolgere attività di trading. Anche le scommesse dei derivati erano vietate. La soppressione del sistema di Bretton Woods e, in seguito, della regolamentazione bancaria, ha permesso la privatizzazione del potere di creazione di denaro e di credito, togliendo sovranità economica ai governi e affidandola ai mercati finanziari. E giunta l’ora di disfare questo potere.

Xinhua cita lo Schiller Institute sul ruolo britannico nelle rivolte a Hong Kong

Un articolo dell’agenzia cinese Xinhua in lingua inglese, che cita anche altri esperti francesi, scrive: “Christine Bierre, direttrice del settimanale Nouvelle Solidarité ed esperta dello Schiller Institute in Francia, ritiene che quello che sta accadendo a Hong Kong sia chiaramente un tentativo di rivoluzione colorata sostenuto dai neoconservatori negli Stati Uniti. Ma svolge un ruolo anche il Regno Unito, una ex potenza coloniale (…) questa destabilizzazione avviene… proprio mentre gli Stati Uniti sono impegnati in un braccio di ferro con la Cina sul commercio e la politica monetaria”. (Nella foto Christine Bierre durante una recente missione di fact finding in Cina, al centro della foto).

Corbyn chiede un voto di sfiducia ed elezioni anticipate per fermare la Brexit senza accordo

Il leader laburista Jeremy Corbyn ha annunciato giovedì che intende chiedere un voto di sfiducia per il governo di Boris Johnson quanto rientrerà il Parlamento in settembre, al fine di impedire l’intenzione di Johnson di attuare la Brexit il 31 ottobre senza un accordo con l’UE che sostituisca la politica esistente su commercio, investimenti, viaggi ed altri rapporti tra il Regno Unito e i paesi dell’UE. Corbyn fa appello a tutti i parlamentari affinché sostengano un governo laburista ad interim che proroghi la scadenza del 31 ottobre per la Brexit, proponga un nuovo referendum e indica nuove elezioni.
La coalizione di Johnson ha solo un seggio di maggioranza, e molti Tories potrebbero votare contro Boris per fermare la Brexit senza accordo.
Non è chiaro se i laburisti vincerebbero alle elezioni politiche, anche se avrebbero vinto se il voto ci fosse stato durante l’odiato governo della May.

La crisi di governo manovrata dall’UE

La fine del governo italiano è stata decisa all’incontro tra Conte e la Commissaria UE Ursula von der Leyen il 2 agosto. Lo afferma l’analista finanziario Mauro Bottarelli, le cui fonti sono nella City di Londra, in un articolo su Business Insider: “Per molti inquilini delle sale trading londinesi, l’atto finale del governo giallo-verde si sarebbe compiuto il 2 agosto, quando Ursula von der Leyen ha fatto visita a Giuseppe Conte a Palazzo Chigi in seno al suo tour post-elezioni. Non a caso, la prima minaccia diretta ed esplicita alla tenuta dello stesso governo, il ministro Salvini l’ha avanzata due giorni dopo, il 4 agosto”.
In realtà l’accordo c’era già quando i Cinque Stelle hanno deciso di votare per la von der Leyen al Parlamento Europeo, un voto decisivo per la sua elezione. L’accordo col Partito Democratico si basava sull’agenda dell’UE sul clima. La von der Leyen è solo esecutrice di decisioni che erano state prese ai più alti livelli a Bruxelles, Parigi e Berlino.
Nell’ambito di questo scenario, il Senato ha votato il 13 agosto contro la proposta della Lega di discutere e votare la sfiducia a Conte il 14 agosto. La cosiddetta “maggioranza Ursula” ha stabilito invece che il 20 agosto Conte riferirà in Parlamento. E’ stato il segnale della nuova “alleanza contro natura” tra i grillini e il Partito Democratico.

La disperazione dell’oligarchia finanziaria anglo-americana dietro la spinta per cambiare i regimi e per l’ecoterrorismo

Mentre tutto indica che andiamo verso un nuovo crac finanziario, peggiore di quello del 2008, l’oligarchia finanziaria anglo-americana cerca di impedire i progressi della Nuova Via della Seta prendendo di mira Cina e Russia, e di utilizzare la frode dei cambiamenti climatici per convincere la gente ad accettare passivamente un’austerità radicale e la riduzione della popolazione. Nella consueta videoconferenza, Helga Zepp-LaRouche ci spiega che cosa si nasconde dietro le rivolte a Hong Kong. le tensioni tra India e Pakistan, le manifestazioni a Mosca e la mobilitazione sul clima che assume forme radicali di terrorismo e odio contro la società industriale.
Ma c’è un’alternativa, un accordo tra le quattro potenze, che includa la cooperazione nella ricerca spaziale, e l’adozione delle quattro leggi di LaRouche, a partire dal ripristino della legge Glass-Steagall.

L’oligarchia finanziaria ammette spudoratamente “l’ascesa dell’autoritarismo è inevitabile”

Questo è il titolo di un articolo su Liberation di Dennis Meadows, autore dell’omonimo rapporto del 1972 sui “pericoli della crescita”. Se qualcuno si chiede come sia possibile formare davvero in Italia l’ennesimo governo tecnico che imponga le misure di austerità draconiane volute dell’Unione Europea e dalla BCE, magari ricorrendo alla cosiddetta “maggioranza Ursula”, ovvero l’inciucio tra Partito Democratico e grillini che ha condotto alla nomina di Ursula von der Leyen, la risposta è in questo articolo. L’oligarchia finanziaria, ormai in bancarotta a causa della bolla speculativa che supera 12 volte il PIL mondiale, punta tutto sui “climate bonds” e sulla nuova bolla, quella creata dai fautori dell’isteria sul clima, finanziati da speculatori miliardari quali John Paul Getty, Warren Buffett, George Soros. Gli stessi che promuovono il “cambio di regime” in Russia, Cina e ora, a quanto pare, anche nel nostro paese, colpevole di aver votato chiaramente alle scorse europee contro i diktat dell’Unione Europea.
Così scrive Meadows su Liberation “dobbiamo ammettere che le democrazie non risolvono i problemi esistenziali del nostro tempo: perturbazioni climatiche, riduzione delle riserve energetiche, erosione del suolo, allargare il divario tra ricchi e poveri, ecc. Per questo dovremmo ridurre le libertà individuali? Questa domanda implica che la società ha la capacità di anticipare e apportare cambiamenti proattivi. Non vedo alcuna prova di ciò. Le libertà individuali sono già limitate e penso che questa tendenza continuerà inevitabilmente. Ciò non risolverà i problemi che causano il caos, ma aumenterà principalmente il potere politico a breve termine e la ricchezza finanziaria di coloro che sostengono misure autoritarie.”
La risposta a questa deriva autoritaria, nel nome del clima, resta quella proposta dall’economista LaRouche: le 4 leggi di LaRouche, prima tra tutte la legge Glass-Steagall, ovvero la netta separazione tra banche commerciali e banche d’affari, che mandi in bancarotta gli amici speculatori della von der Leyen e rilanci l’economia reale, tra cui i grandi progetti infrastrutturali della Nuova Via della Seta e la ricerca spaziale.

Liliana Gorini, presidente di MoviSol

https://www.liberation.fr/france/2019/07/29/dennis-meadows-scientifique-coauteur-du-rapport-meadows-1972-sur-les-dangers-de-la-croissance-la-mon_1742741

Antonella Banaudi canta un’aria di Verdi nel La verdiano (La=432 Hz)

Per Ferragosto, un dono speciale ai nostri lettori. La rinomata soprano Antonella Banaudi canta l’aria di Odabella, nell’Attila di Verdi, alla Casa Verdi (e non in Ticino come indicato dal video) nelle due accordature, quella alta odierna, e quella voluta da Giuseppe Verdi nel 1884, LA=432 Hz. La Banaudi collabora da molti anni con lo Schiller Institute, ha partecipato a sue conferenze sul La verdiano anche a Parigi e in Svizzera, dove ha dato lo stesso esempio per far sentire la differenza di timbro tra le due accordature, ha parlato a conferenze dello Schiller Institute in Germania (vedi foto) ed è stata più volte negli Stati Uniti per dare dei master class sull’opera, tra cui il Don Giovanni di Mozart, progetto fortemente voluto dal compianto economista e scienziato Lyndon LaRouche. Ecco di seguito il video dell’aria di Odabella:

Le rivolte a Hong Kong: l’ennesimo gioco di potere?

Il mondo è rimasto colpito dal livello di violenza raggiunto in quelle che inizialmente erano manifestazioni pacifiche contro il tentativo di introdurre a Hong Kong una legge sull’estradizione seguendo un progetto del Capo Esecutivo di Hong Kong Carrie Lam (foto), che ha deciso di imporle nonostante l’opposizione del mondo produttivo, sia locale sia sulla terraferma, timoroso della reazione pubblica. Il caso specifico riguardava una persona che aveva commesso un omicidio a Taiwan ed era fuggita a Hong Kong, dove la Lam voleva che tornasse a Taiwan per essere processata.

Nonostante che Pechino non c’entrasse affatto, ben presto vi sono state manifestazioni sulla spinta del timore che la nuova legge sarebbe stata usata dal governo cinese per estradare i dissidenti. Sotto l’egida di “un Paese, due sistemi” con cui la Cina governa Hong Kong, tali questioni giudiziarie sono esclusiva prerogativa delle autorità di Hong Kong.

Ma le proteste si sono presto trasformate in scontri violenti tra la polizia e alcuni piccoli gruppi di dimostranti, chiaramente predisposti. Alle manifestazioni si è cominciato a chiedere l’indipendenza di Hong Kong e sono spuntate bandiere americane. Negli scontri con le forze dell’ordine sono rimasti feriti sia poliziotti sia dimostranti. I dimostranti sono riusciti a introdursi nell’edificio del Parlamento, mettendolo a ferro e fuoco.

Il governo cinese inizialmente si è limitato a chiedere la fine delle violenze ed esprimere sostegno per Carrie Lam. Tuttavia, le dichiarazioni dell’allora Ministro degli Esteri britannico Jeremy Hunt, che criticava la condotta della polizia di Hong Kong, e del Segretario di Stato americano Mike Pompeo, che ha incontrato a Washington alcuni leader dell’opposizione, hanno ricevuto una dura risposta da parte di Pechino. A un normale briefing per la stampa il 31 luglio, la portavoce del Ministero degli Esteri cinese Hua Chunying ha definito le manifestazioni “tutte opera degli Stati Uniti”.

Il 2 agosto il consigliere di Stato Yang Jiechi è stato ancor più specifico, accusando gli Stati Uniti ed altri di fomentare le rivolte organizzando incontri con personalità ostili alla Cina e sostenendo il comportamento dei manifestanti estremisti e violenti. Yang Jiechi ha esortato i governi occidentali a rispettare “le norme di base dei rapporti internazionali” e “astenersi dall’interferire negli affari di Hong Kong”.

Sta di fatto che Hong Kong è stata per troppo tempo una colonia britannica e l’influsso di Londra rimane ancora una forza con cui bisogna fare i conti sull’isola. Il Presidente americano Trump, dal canto suo, ha chiesto ai funzionari della propria Amministrazione di non esercitare pressioni sulla Cina a proposito di Hong Kong, e il 1 agosto ha dichiarato ai giornalisti che i cinesi devono affrontare queste situazioni per conto proprio e “non hanno bisogno di consigli”. Alcuni giorni prima aveva dichiarato pubblicamente che il Presidente Xi ha sempre agito “molto responsabilmente” nell’affrontare le proteste. Tuttavia, i neoconservatori a Washington sono intenti a minare il possibile solido rapporto di lavoro tra Xi e Trump e questo potrebbe avvelenare i rapporti bilaterali ancora per qualche tempo.

Nino Galloni all’EIR sulla crisi di governo, isteria climatica e decrescita: “Salvini non aveva altra scelta”

In un’intervista che verrà pubblicata sul numero 32 del settimanale americano EIR che uscirà la prossima settimana (qui il link:  https://larouchepub.com/eiw/index.html ), Nino Galloni svolge alcune considerazioni sulla situazione politica, ritenendo che Salvini non abbia avuto altra scelta che aprire la crisi di governo. „Penso che Salvini abbia realizzato che non può fare la riforma fiscale senza tagli alla spesa pubblica che sarebbero deleteri“, ha dichiarato il noto economista. „Quindi preferisce capitalizzare adesso il consenso che ha piuttosto che rischiare di comprometterlo con la mancata promessa di qualcosa. Per salvare questa alleanza occorrerebbe che Salvini avesse garanzie di collaborazione da parte della componente moderata e tecnicoide del governo stesso… un po’ difficile…“

Nell’intervista, Galloni parla di politica di investimenti, isteria climatica e ambientalismo serio, rilevando che „il movimento 5Stelle ha sempre presentato, in economia, due anime contraddittorie: quella postkeynesiana (che nella mia rielaborazione è molto vicina alle idee di LaRouche e che si può definire della crescita responsabile); quella della decrescita e dell’ambientalismo main stream.“ Questa seconda anima è consona del nesso tra politiche malthusiane di riduzione della popolazione e della „finanza ultraspeculativa“. A questo disegno dei poteri forti transnazionali „occorre contrapporvi un progetto politico che metta l’umanità ed un suo riscoperto rapporto con la Natura al centro, abbandonando altresì il modello che vede la Natura al centro da sola“. Galloni definisce „non saggia“ la decisione del ministro dell’ambiente Costa di stringere un partenariato col governo britannico sull’agenda climatica.

(Nella foto Nino Galloni durante un suo intervento ad una conferenza dello Schiller Institute a Francoforte sul Meno).

Lo Schiller Institute visita lo Xinjiang

Guerre commerciali, il caso Huawei, disordini a Hong Kong e ora la repressione nello Xinjiang; la propaganda mediatica angloamericana usa ogni possibile fianco per cercare di bloccare l’ascesa della Cina a potenza mondiale. Riguardo all’ultima situazione, da mesi circolano fake news su presunti milioni di musulmani uiguri imprigionati e sottoposti a torture, lavaggio del cervello e persino espianto di organi nella provincia autonoma uigura dello Xinjiang (XUAR).

Per rispondere alla propaganda e far conoscere la politica cinese nei confronti delle minoranze etniche e la politica antiterroristica nella provincia, un gruppo di otto osservatori, tra cui Christine Bierre (al centro nella foto) in rappresentanza dello Schiller Institute francese, ha preso parte a una missione di fact-finding dal 7 al 14 luglio. Ai seminari organizzati per la delegazione a Pechino, Lanzhou e Urumqi, ci si è confrontati con la tradizione cinese di stato centralizzato, ma multietnico e multireligioso, che risale a cinquemila anni fa, nel quale le minoranze godono degli stessi diritti della maggioranza di etnia Han (92%). Le pratiche culturali e religiose sono protette dal governo nella misura in cui non fomentano il separatismo e l’estremismo. Solo nello Xinjiang sono presenti circa 25.000 moschee, mentre la Cina conta venti milioni di musulmani praticanti, cento milioni di buddisti e altrettanti cristiani.

 Xu JIanying, all’Isitituto delle Terre di Confine all’Accademia Cinese delle Scienze Sociali ha descritto “l’estremismo religioso, il separatismo e il terrorismo” come i principali problemi della Cina odierna, individuando nello “sviluppo economico” la soluzione alla radice dei problemi. In effetti, Christine Bierre ha potuto constatare un miglioramento significativo nell’infrastruttura dei trasporti sia nella provincia di Gansu sia in quella dello Xinjiang, parallelamente ai programmi di alleviamento della povertà messi in campo.

Contrariamente a quanto racconta la propaganda occidentale, le autorità dello Xinjiang non combattono i musulmani o gli uiguri, bensì il terrorismo che si infiltra nella provincia attraverso i suoi otto confini. Durante la guerra contro Bashar al Assad, dagli otto ai quindicimila uiguri si unirono all’ISIS e annunciarono l’intenzione di usare, al loro ritorno, l’esperienza fatta in Siria contro il governo di Pechino. Tra il 2012 e il 2016 vi sono stati 14000 attacchi sanguinosi nella provincia, ma quasi nessuno negli ultimi tre anni, secondo le autorità cinesi. Queste attribuiscono il successo all’offensiva preventiva contro il terrorismo, che comporta una stretta separazione tra le punizioni “severe” inflitte a chi ha compiuto gravi reati, e un approccio “indulgente” nei confronti di chi ne abbia commessi di meno gravi.

La radice del problema, secondo Bierre, “è il fatto che alla fine degli anni Novanta i Paesi occidentali decisero di scatenare l’estremismo wahabita contro i propri ‘nemici’ in Afghanistan, in Libia e in Siria, il che ha creato sacche di estremismo, che sono ora pronte a essere dispiegate contro gli avversari odierni, e cioè Cina e Russia. Non è un caso che i movimenti di liberazione dell’Uigur e del Tibet siano finanziati entrambi dal National Endowment for Democracy, risiedano allo stesso indirizzo di Washington e usino come megafono Radio Free Asia”.

Angela Merkel porta a compimento l’inverdimento del governo tedesco

La Cancelliera tedesca Angela Merkel ha dichiarato a una conferenza per la stampa a Berlino il 1 agosto che le manifestazioni per il clima del movimento dei venerdì per il futuro “hanno indubbiamente contribuito” all’agenda sulla tutela del clima del proprio governo. Le misure da prendere verranno decise dal “gabinetto sul clima” durante la sessione del 20 settembre, ha detto, e una delle misure che saranno prese è quella di stabilire un “prezzo dell’anidride carbonica” in modo che l’inquinamento dell’atmosfera non avvenga più gratis. Quanto al “gabinetto sul clima”, esso è composto dalla Cancelliera stessa, dai Ministri delle Finanze, dell’Ambiente, dei Trasporti, dell’Interno, dell’Industria e dell’Agricoltura, più il capo della Cancelleria e il portavoce del governo.

Inoltre il 3 agosto Christoph Schmidt, presidente del gruppo dei consiglieri economici della Merkel, ha dato sostegno ad alto livello al congresso nazionale di cinque giorni del movimento dei “venerdì per il futuro” (F4F) che ha riunito 1.400 attivisti del movimento a Dortmund. L’obiettivo principale delle osservazioni di Schmidt era quello di stabilire un “prezzo dell’anidride carbonica” con cui definire una tassa sulle emissioni di CO2. Oltre a ciò, il congresso ha discusso e deciso altre azioni di protesta verso la fine dell’estate, che culmineranno il 20 settembre, il giorno in cui dovrà essere varata la nuova legge del governo tedesco sulla tutela del clima.

Cogliendo la palla al balzo, il governatore della Baviera Markus Söder ha annunciato il 27 luglio che la sua amministrazione lancerà “la legge sulla tutela del clima più moderna della Germania”, togliendo ostacoli all’espansione delle “rinnovabili”. Tra le misure citate è un programma d’urto per nuove installazioni fotovoltaiche, una tassa speciale che rende più costoso guidare auto ad alte emissioni e la riorganizzazione dei progetti architettonici e della pianificazione urbanistica.

A Berlino, anche il presidente del Gruppo CDU presso Bundestag, Ralph Brinkhaus, ha dato il proprio sostegno alle politiche sul clima. Chiede che venga stabilito un “bilancio del futuro” di “svariate centinaia di miliardi di Euro nei prossimi 10 anni” presso uno dei ministeri economici, per fare passi avanti verso la riduzione delle emissioni di CO2 e altre. Brinkhaus sostiene che lo sviluppo di nuove tecnologie favorevoli al clima offrirà all’industria tedesca nuove opzioni per l’export e renderà il Paese resiliente a crisi future. Di fatto, tutta la politica sul clima punta alla deindustrializzazione delle nazioni ancora industriali e a impedire l’industrializzazione di quelle che sono ancora sottosviluppate.

L’industria finanziaria detta la politica dell’UE sul clima

Christian Thimann, ex manager di AXA e consulente della Commissione dell’UE e della BCE, ha rivelato che la politica europea sul clima è stata dettata dall’industria finanziaria. Parlando a una conferenza ospitata dalla House of Finance dell’Università “Goethe” di Francoforte il 7-8 giugno, Thimann ha dichiarato: “Se leggete l’accordo [COP21], improvvisamente all’articolo 2 viene citato il settore finanziario. Era una questione di disaccordo con ecologisti, industriali e scienziati. E improvvisamente nel 21esimo anno compare una frase degna di nota sulla finanza. Dice quanto segue: gli obiettivi sul clima verranno raggiunti solo se cominceremo a riorientare i flussi di capitale verso un modo a basse emissioni”.
“È questo il processo in corso, quando la Commissione Europea chiede agli esperti del settore privato: potete dirci come lo fareste? (…) ed è questo il programma cui la Commissione lavora da due anni, e che ora sta diventando legge”.
Thimann procede lodando i “venerdì per il futuro” e i movimenti come Extinction Rebellion, dicendo che “poi viene la lezione politica, poi vengono 12 milioni di giovani sulle strade e improvvisamente si parla di questo grande argomento” (vedi https://youtu.be/mxFrVyEdWiU).

Gli zombie del clima e la bolla speculativa della Finanza Verde

Il movimento Extinction Rebellion (XR) ha ottenuto il primo successo nel Regno Unito, dove il primo maggio la Camera dei Comuni ha adottato la sua richiesta di dichiarare una “Emergenza climatica”. XR ora blocca il traffico e deturpa i monumenti, ma ci si attende che, come il movimento di protesta anarchico nel 1968, la sua ideologia irrazionale darà vita a metastasi violente. L’ideologia psicotica è già presente: i membri di XR subiscono una sorta di lavaggio del cervello da parte di un esercito di psicologi comportamentali e vengono indotti a credere, come dichiara il loro manifesto, che i governi siano colpevoli “di non riconoscere che la crescita economica infinita su un pianeta con risorse finite non sia possibile”. Si tratta della teoria di Malthus (XIX secolo) contraddetta dai fatti negli ultimi due secoli.

Il cambiamento che XR si propone di imporre è la deindustrializzazione delle economie occidentali, attuando “politiche sul clima” radicali come quella annunciata recentemente dalla nuova presidente della Commissione dell’UE Ursula von der Leyen, con l’obiettivo di rendere il continente “neutro” in termine di produzione della CO2 (“CO2 neutral”, in inglese) entro il 2050.

Dato che questa politica significa ridurre in povertà la popolazione, sono in corso dei preparativi verso un sistema di stati di polizia, come quello che si avrebbe se fosse introdotto nelle carte costituzionali il “reato contro il clima” come è stato proposto in Germania.

La politica dell’Emergenza Climatica va vista nell’ambito delle decisioni prese recentemente dalle banche centrali, di riavviare il Quantitative Easing e continuare a espandere la liquidità ben oltre la soglia dei già assurdi tassi di interesse negativi. La nuova liquidità pomperà la nuova bolla finanziaria, chiamata Green Finance (Finanza Verde), che troverà una stampella anche in una tassa sulle emissioni di CO2.

A coordinare la creazione della nuova bolla è la City di Londra, tramite il Green Finance Institute (GFI), creato nel 2018 e lanciato ufficialmente durante la “settimana di azione sul clima” che si è tenuta lo scorso 1-8 luglio a Londra. Nel presentare il nuovo istituto, inizialmente finanziato dal Tesoro del Regno Unito e dalla City, l’ex banchiera della Barclays, ora manager del GFI, Rhian-Mari Thomas ha spiegato che la missione del nuovo istituto è “accelerare la transizione interna e globale verso un’economia a zero emissioni di carbonio e resiliente al clima mobilitando il capitale”. L’obiettivo principale del GFI è quello di costruire “capacità e prodotti finanziari per finanziare le infrastrutture resilienti [verdi]” a livello globale, e “indurre i principali istituti finanziari a co-creare le soluzioni redditizie per generare entrate, insieme a chi determina la politica”.

In altre parole, l’industria finanziaria produrrà nuovi titoli e strumenti derivati per attrarre la liquidità esistente e quella emessa dalle banche centrali. Parte di tali titoli sarà acquistata direttamente dalla BCE nel suo nuovo programma di acquisto di titoli.

Questo rende ancor più urgente una riforma del sistema finanziario internazionale a partire dal ripristino della Legge Glass-Steagall (netta separazione tra banche ordinarie e banche d’affari), per mettere in liquidazione la City di Londra e salvare il sistema produttivo (nella foto una manifestazione del LaRouchePAC a New York a favore del ripristino della legge Glass-Steagall).

Audizioni sul Russiagate: ma quali erano le competenze di Robert Mueller?

Il 24 luglio l’Inquirente speciale Robert Mueller ha testimoniato di fronte a due Commissioni congiunte della Camera dei Rappresentanti sui risultati di due anni di inchiesta sul Russiagate. I democratici che avevano fortemente voluto la testimonianza di Mueller, che invece era riluttante, perché erano sicuri che avrebbe aizzato la popolazione contro il Presidente Trump, sono stati colti di sorpresa. Quasi tutti i commentatori, dalla sinistra alla destra, concordano che Mueller è apparso fragile ed a tratti disorientato; che ha parlato “in modo zoppicante”, che si è contraddetto più volte, che ha evitato di rispondere alle domande difficili, ripetendo “Questo va al di là delle mie competenze”, e a tratti è parso perfino ignaro del contenuto del suo stesso rapporto. Alcuni sostenitori dell’impeachment di Trump hanno dovuto ammettere che le audizioni sono state “un disastro” e “penose” da vedere. Ciononostante, sembra che molti democratici al Congresso continueranno a promuovere il golpe, noto come Russiagate, benché sia emerso chiaramente che è stato avviato da elementi ad alto livello dell’intelligence britannico, utilizzando il finto dossier preparato da un “ex” agente dell’MI6, Christopher Steele, in combutta con elementi corrotti dell’intelligence americana.

La verità fondamentale sul rapporto di Mueller è che, benché l’inchiesta sia stata condotta compiendo numerosi abusi giudiziari, facendo ricorso a fughe di notizie da media compiacenti e numerose dichiarazioni false, l’esercito di inquirenti nel team di Robert Mueller non è stato capace di individuare un solo reato che possa giustificare l’impeachment, cosa che Mueller ha dovuto ammettere durante le audizioni.

Uno scambio tra Mueller e i deputati ha illustrato la truffa fondamentale della narrativa del Russiagate. Quando gli è stato chiesto di identificare la Fusion GPS, la società pagata dal Partito Democratico e dalla campagna di Hillary Clinton per fornire “sporcizia” su Trump, la stessa che ha assunto l’agente britannico Christopher Steele, Mueller ha risposto di non “avere familiarità” con la ditta! Ha aggiunto che le attività della ditta vanno oltre le sue “competenze”. Dato che per avviare l’inchiesta è stato utilizzato proprio il dossier di Steele, che ha funto da base per il mandato dell’FBI per sorvegliare la campagna di Trump, come può Mueller non avere familiarità con la Fusion GPS, sostenendo che le sue azioni non rientrino tra le sue competenze?

Come ha sottolineato il noto avvocato per le libertà civili Alan Dershowitz, a quanto pare non solo Mueller non ha scritto il rapporto, ma non sapeva nemmeno che cosa contenesse! Questo naturalmente solleva degli interrogativi: chi lo ha scritto? E chi ha condotto l’inchiesta fin dall’inizio?

Chiaramente, come abbiamo scritto fin dall’inizio, l’intera narrativa sul Russiagate è stata escogitata per impedire che Trump rompesse con la dottrina geopolitica dell’unilateralismo anglo-americano, come aveva promesso. L’incarico a Mueller serviva a coprire questo fatto. Ci si aspetta che le inchieste in corso sulle accuse contro Trump, sotto la direzione del ministro della Giustizia Barr, lo dimostreranno. Sarà illuminante vedere come gli anti—Trump cercheranno di ostacolarle.

L’ex astronauta Schmitt: gli insediamenti sulla luna sono solo l’inizio

Harrison Schmitt è stato l’ultimo essere umano a camminare sulla Luna e forse il portavoce più perspicace del programma spaziale. I suoi commenti al Daily Telegraph il ​​21 luglio mostrano perché i leader politici farebbero bene ad ascoltare gli astronauti piuttosto che gli ideologi e i collassologi.

“L’umanità si è sempre spostata verso l’esterno negli ultimi due o tre milioni di anni per trovare risorse e davvero per migliorare la propria esistenza, e penso che lo spazio ne faccia parte”, ha affermato. “Probabilmente è nel nostro DNA, è probabilmente una cosa evolutiva. Per sopravvivere, non puoi rimanere in un posto per sempre, che tu sia una famiglia, una tribù o un’intera civiltà. L’insediamento su Luna e Marte è estremamente importante per la diffusione della specie umana in tutto il sistema solare e possibilmente oltre.”

L’ex astronauta dell’Apollo 17 considera la colonizzazione della Luna come la parte facile, in quanto ci saranno i mezzi per produrre acqua, idrogeno e ossigeno come combustibili. “È anche molto fertile, quindi se si vuole, si può produrre cibo. Gli insediamenti sulla Luna saranno un gioco da ragazzi.”

La sua visione è che entro il centesimo anniversario dell’Apollo 11, nel 2069, “ci saranno insediamenti sulla Luna, persone che vivono lì permanentemente, sfruttandone le risorse. Questo non solo faciliterà una missione su Marte, ma permetterà l’estrazione di Elio3, che è un combustibile ideale per la generazione di energia elettrica perché non crea scorie radioattive e la domanda di energia elettrica non diminuirà, la civiltà dipende da essa e questa è una delle sue principali fonti potenziali a lungo termine.”

Non sorprende che, con la sua mentalità scientifica ottimistica, Harrison Schmitt sia stato schierato contro la truffa del cambiamento climatico provocato dall’uomo, non impressionato dal fuoco di sbarramento lanciato contro di lui dagli ideologi verdi. Si è unito a William Happer nella fondazione della “Coalizione CO2” e fa parte del suo consiglio di esperti. https://www.telegraph.co.uk/science/2019/07/21/mining-moon-could-help-save-humanity-says-last-apollo-astronaut/

La BCE riprenderà il QE benché sia clamorosamente fallito

Si profila una nuova ondata di espansione monetaria, dopo che Draghi (foto) ha annunciato che a settembre la BCE discuterà nuove modalità di Quantitative Easing (QE) e alla vigilia di una probabile riduzione dei tassi della Federal Reserve il 31 luglio.

Dunque, le banche centrali stanno ripetendo gli stessi errori di questi ultimi anni, commessi allo scopo dichiarato di stimolare la ripresa di un’economia ristagnante. Ma il vero scopo dell’espansione monetaria, come sanno gli addetti ai lavori e questa newsletter ha scritto ripetutamente, è di fornire dosi crescenti di droga (liquidità) ai tossicodipendenti (il sistema bancario).

Si prenda l’esempio di Deutsche Bank. Quello che era una volta il campione dell’Eurozona ha accusato 3,15 miliardi di perdite nel secondo trimestre, mentre perde un miliardo al giorno degli investitori (vedi sotto). La decisione di Deutsche Bank di uscire dal ramo investment sarebbe stata saggia se presa alcuni anni fa, ma ora giunge troppo tardi e in forma tale da sembrare un salto dall’aereo senza il paracadute.

Mentre l’istituto tedesco ha già messo 65 miliardi di titoli ponderati a rischio in una bad bank ed è riuscita a liberarsene di sette, il settore commerciale ristagna. Ciò è dovuto a due fattori: la mancanza di domanda di credito (investimenti) dal settore produttivo e la folle politica dei tassi negativi della BCE.

Il solo rimedio per il primo è che la domanda di investimenti venga dal settore pubblico, e cioè da un classico piano di investimenti infrastrutturali. Il governo cinese offre un modo eccellente per farlo unendosi al progetto della Belt and Road, ma Bruxelles e alcuni governi europei, compreso Berlino, si oppongono con motivazioni geopolitiche.

Il secondo fattore è legato alla situazione senza via d’uscita in cui si sono messe la BCE e le altre banche centrali. Per tenere in vita la bolla globale dei derivati, il denaro è diventato più che gratis: prendi uno e paghi 0,99. La BCE ha gonfiato il bilancio di cinque volte dall’introduzione dell’Euro, per acquistare titoli pubblici e privati dalle banche, sostenendone il valore. Questo, però, ha distrutto l’attività bancaria tradizionale, spingendo i risparmiatori e gli investitori istituzionali a investire nelle attività a rischio per ottenere un qualche rendimento sul capitale.

Al contempo, i tassi negativi hanno creato una situazione paradossale, pronta a esplodere. Attualmente oltre il 50% dei titoli del Tesoro europei (e oltre 13 mila miliardi di dollari di titoli nel mondo) hanno rendimento negativo. Il decennale tedesco è a -0.46%. Quando Draghi riprenderà il QE si troverà di fronte a un problema: non si trovano quasi più titoli tedeschi da acquistare sul mercato, perché Berlino non ha più fatto emissioni con la politica di “zero deficit”. Rastrellarne gli ultimi ne spingerà il tasso ancora più in zona negativa, tanto che una banca d’affari USA prevede un calo fino a -2%!

A un certo punto, gli investitori potrebbero decidere che non vale la pena subire perdite elevate e scaricare i titoli “no-risk” tedeschi. A quel punto, il valore del Bund crollerebbe trascinandosi tutti gli altri titoli dell’Eurozona. Ma prima di arrivare a questo scenario, l’Armageddon potrebbe essere scatenato da una catena di insolvenze nella bolla dei leveraged corporate bonds – o da una crisi rovinosa di Deutsche Bank.

E’ dunque ora di chiudere la bisca speculativa e varare una riforma del sistema bancario alla Glass-Steagall, separando le banche ordinarie da quelle d’affari e lasciando che Too Big To Fail diventi Too Big To Save.

La Deutsche Bank va verso il precipizio

La scorsa settimana, la Deutsche Bank ha pubblicato i dati del secondo trimestre, accusando una perdita netta di 3,15 miliardi di euro, di cui 2,94 solo nel settore investment. La banca ha annunciato 18.000 licenziamenti in tutto il mondo, equivalenti al 20% del personale. Benché il portafoglio derivati di DB sia di 48.000 miliardi di Euro, il più alto al mondo e 24 volte il debito pubblico tedesco, l’ala estrema degli azionisti del fondo speculativo Cerberus, che detiene solo il 3% delle azioni, sostiene che le perdite siano state causate da una attività troppo modesta nel settore derivati.

Si tratta di una trappola, come ha sottolineato il sito marketwatch il 26 luglio. Le parti di un contratto derivato fanno spesso scommesse multiple simultaneamente con una controparte particolare, secondo la cosiddetta strategia di compensazione, in cui le perdite su una posizione vengono compensate dai guadagni su un’altra. Tuttavia, come ha dichiarato al sito James Lovely, un consulente di hedge funds e controparti in contratti derivati, “questo presuppone che le controparti facciano quello che devono, che le camere di compensazioni facciano quello che devono e che il tuo collaterale sia adeguato… se mai, Dio non voglia, Deutsche Bank dovesse andare gambe all’aria, sarebbe come una barca adatta a un fondale di 3 metri, con uno tsunami di 300 metri”.

Ora, DB intende cedere a BNP Paribas 150 miliardi di Euro di attività legate agli hedge funds. Ma, come dicono in molti, la banca francese non sta molto meglio di quella tedesca. Stando all’economista francese Jean Pierre Chevallier, il rapporto tra capitale sociale e debito di Deutsche Bank è del 36%, mentre quello di BNP Paribas, che dovrebbe salvare la banca tedesca, è del 41%….

Deutsche Bank dovrà affrontare inoltre gravi problemi legali negli Stati Uniti. Il ruolo della sua filiale americana viene scrutinato e si parla di operazioni di riciclaggio del denaro fino a 230 miliardi di Euro in Estonia. Il Dipartimento della Giustizia americano indaga anche sul fatto che la Deutsche Bank possa aver violato le leggi anti-riciclaggio per attività svolte per conto del fondo statale 1Malaysia Development Berhad (1MDB). In questo caso gli inquirenti stanno indagando sul ruolo di Tan Boon-Kee, a capo del settore di DB per clienti e istituzioni finanziarie per l’Asia e il Pacifico, in contatto con il finanziere malese Jho Low, che ha svolto un ruolo centrale nello scandalo 1MDB.

Deutsche Bank è inoltre al centro di titoloni negativi per un altro scandalo. Jeffrey Epstein, il finanziere di Wall Street tristemente famoso per essere stato accusato di traffico e sesso con minori e di cospirazione, detiene decine di conti nella banca tedesca dal 2012 e potrebbe averli usati per finanziare un giro di prostituzione a livello internazionale. La banca ha promesso di cooperare con gli inquirenti americani.

La mancanza di conoscenza delle “bellissime opzioni che abbiamo” è il problema principale

La “febbre lunare”, scatenata a livello internazionale intorno alle celebrazioni del Cinquantenario dello sbarco sulla Luna, continua a diffondersi, insieme all’esaltazione per i vari progetti spaziali a cui lavorano molte nazioni.

* Il 22 luglio, l’India ha lanciato con successo la missione Chandrayaan-2 per cercare acqua sul Polo Sud della Luna.

* L’anno prossimo la Cina invierà un veicolo su Marte per indagare sulla terraformazione, mentre col programma Chang’e sulla faccia nascosta della Luna sta studiando come riportare l’elio-3 sulla terra per essere usato come combustibile per l’energia di fusione.

* Negli Stati Uniti, la NASA e il presidente Trump si impegnano a realizzare il programma Luna-Marte.

* Gli enti spaziali cinese, russo ed europeo hanno appena concordato, in una conferenza a Zhuhai, di sviluppare congiuntamente un piano per costruire una stazione di ricerca scientifica sulla Luna.

* E non dimentichiamo che il 20 luglio un lanciatore Soyuz è decollato da Baikonur, portando tre astronauti, un russo, un americano e un italiano, sulla Stazione Spaziale Internazionale.

Il senso di scoperta associato a questi sviluppi è lo spirito con cui possono essere risolti i problemi sulla Terra, sviluppando l’economia fisica in un modo veramente “ecologico” e instaurando relazioni reciprocamente proficue tra le nazioni, tra cui per l’esplorazione dello spazio.

Questo è il miglior antidoto al pessimismo schiacciante diffuso dal cosiddetto movimento ambientalista, che presenta l’uomo come nemico della natura e un pericolo per il pianeta. Quelli che sono ormai chiamati i “collassologi”, che hanno adottato la sfortunata Greta Thunberg come mascotte, lanciano un avvertimento apocalittico dopo l’altro sulla fine della civiltà entro i prossimi 12 anni, se non verrò fatto nulla per fermare l’industrializzazione sulla Terra – come se il nostro pianeta non facesse parte di un vasto universo in attesa di essere esplorato. L’effetto allarmante di tali previsioni “senza futuro” sulla gioventù nel mondo transatlantico è evidente.

La presidente della Schiller Institute Helga Zepp-LaRouche ha affrontato questo problema nella sua consueta videoconferenza settimanale del 28 luglio (vedi video sotto). Il pessimismo è dovuto in gran parte, ha detto, al fatto che le persone non sono consapevoli delle opzioni positive che esistono. Semplicemente i mass media non ne parlano e preferiscono fungere da “estensione del complesso militare-industriale e della fazione geopolitica dell’Impero britannico”. Ad esempio, lo spirito del Nuovo Paradigma, ovvero la cooperazione vantaggiosa per tutti nel quadro della Nuova Via della Seta viene sottovalutato o presentato solo come un pericolo per il modello europeo.

Fortunatamente, in occasione dell’anniversario dell’Apollo-11 quella “mancanza di conoscenza delle opzioni incredibilmente belle esistenti” è stata parzialmente interrotta. E questo crea un’apertura per pensare a “dove l’umanità può e dovrebbe essere tra cento anni”. Non solo la visione di Lyndon LaRouche, ma anche le sue proposte concrete forniscono la visione necessaria per questo.

La scelta è tra il monetarismo del FMI o la Nuova Via della Seta

O reinventeremo l’ordine monetario del dopoguerra (FMI, Banca Mondiale ecc) o il mondo transatlantico diventerà irrilevante e il paradigma della Nuova Via della Seta diventerà dominante.

Questo, in sintesi, è il messaggio dato dal Ministro delle Finanze francese Bruno Le Maire (foto) a una manifestazione sul 75esimo anniversario della conferenza di Bretton Woods il 16 luglio. “L’ordine di Bretton Woods così come lo conosciamo è giunto al limite… se non saremo capaci di reinventare Bretton Woods, la Nuova Via della Seta diventerà il nuovo ordine mondiale… E gli standard cinesi (sugli aiuti statali, l’accesso a fondi pubblici o la proprietà intellettuale) potrebbero diventare i nuovi standard globali”.

Le Maire ha certamente ragione nel dire che il sistema attuale ha raggiunto il limite e che è in arrivo il prossimo crac finanziario, ma quella che ha presentato come una “reinvenzione” non farebbe che peggiorare le cose. Ha proposto, per esempio, che una riforma delle istituzioni di Bretton Woods si orienti ai cambiamenti climatici, o che faccia sì che il FMI abbia abbastanza risorse per affrontare la prossima crisi, il che significa altri salvataggi bancari e tagli al bilancio per tutti.

Le osservazioni di Le Maire riflettono le idee contenute nel suo ultimo libro, Le Nouvel Empire, che parla di un’Europa che diventa il nuovo impero e fa da contrappeso sia alla Cina sia agli Stati Uniti. In altre parole, la solita vecchia solfa geopolitica (l’ordine post-westfaliano) promossa dall’allora consigliere di Tony Blair, Robert Cooper. Fortunatamente, questa vecchia solfa è destinata a essere superata dall’opzione molto più attraente della cooperazione win-win.

La macchina Soros-UE dietro la trappola di Moscopoli

Mentre le accuse di collusione con la Russia vengono usate per negare la rappresentanza della Lega nelle istituzioni dell’UE, un’indagine preliminare mostra che il caso è il prodotto di una trappola orchestrata dalla macchina di intelligence associata a George Soros e all’UE.

I giornalisti Stefano Vergine e Giovanni Tizian hanno pubblicato l’articolo originario che ha fatto avviare l’indagine sui “Soldi russi alla Lega”, alias “Moscopoli”. Vergine lavora per organizzazioni finanziate da George Soros e scrive sia per opendemocracy.net sia per source-material.org, insieme a Leigh Baldwin, tra gli altri, che è il fondatore di quest’ultimo sito.

Secondo Wikipedia, Opendemocracy.net è stato finanziato dalla Charles Stewart Mott Foundation e da altri, tra cui la Open Society Foundation di Soros, il National Endowment for Democracy, la Ford Foundation e il Joseph Rowntree Charitable Trust. Lo stesso Soros ha pubblicato articoli sul sito, che promuove un programma di “Green New Deal” e si vanta che “il nostro più grande progetto investigativo ha scandagliato le forze ultra-conservatrici, di estrema destra e antidemocratiche che stavano cercando di influenzare il risultato delle elezioni del Parlamento Europeo del 2019”.

Diversi elementi indicano che l’operazione per intrappolare il leader della Lega Matteo Salvini fu organizzata prima della sua visita a Mosca nell’ottobre 2018. L’operazione produsse un audionastro (quello annunciato da BuzzFeed – lo stesso BuzzFeed che rilasciò il dossier fraudolento di Steele contro il Presidente americano Trump) che, tuttavia, non ha validità giuridica perché è stato ottenuto illegalmente.

16 ottobre 2018: Giovanni Tizian e Stefano Vergine erano a Mosca contemporaneamente a Salvini. Tizian ha raccontato che erano sulle tracce di “denaro russo per la Lega” e avevano ricevuto una soffiata da una fonte. I due raggiunsero l’Hotel Metropol un’ora prima dell’incontro tra l’amico di Salvini Savoini (Associazione Amicizia Lombardia-Russia), due italiani e due uomini d’affari russi. La coppia Tizian-Vergine ha scattato una foto come prova dell’incontro.

24 febbraio 2019: la stessa coppia pubblica in anteprima un capitolo del loro “Libro nero della Lega”, che riporta l’incontro del Metropol con citazioni attribuite al gruppo italo-russo su come finanziare la Lega con una tangente ricavata da un accordo petrolifero tra Rosneft e ENI. Tuttavia, la coppia Tizian-Vergine non ha esibito l’audionastro perché non ne era in possesso. Il duo ha anche riferito di un incontro segreto tra Salvini e Dmitry Kozak, definito l’uomo di Vladimir Putin per gli affari petroliferi. L’incontro sarebbe avvenuto nell’ufficio di Vladimir Pligin, un avvocato vicino a Kozak. Tuttavia, Tizian e Vergine non hanno detto di aver pedinato Salvini – quindi, chi diede loro l’informazione?

11 luglio 2019: Il corrispondente di BuzzFeed a Londra annuncia di essere in possesso del nastro della conversazione al Metropol e pubblica una trascrizione, ma di una piccola parte del nastro.

In altre parole, qualcuno che era a conoscenza dell’agenda di Salvini e Savoini a Mosca aveva informato in anticipo i due giornalisti italiani e intercettato la conversazione al Metropol, fornendone una trascrizione al duo Tizian-Vergine e infine la registrazione a BuzzFeed.

Parlando ai giornalisti a Bruxelles il 19 luglio, Salvini ha paragonato “Moscopoli” al Russiagate. “Sono due anni che stanno inseguendo anche Trump, senza dubbio molto più importante di me: gli stanno cercando soldi russi, legami russi, hacker russi, eppure non hanno trovato nulla. Come in casa Salvini e Lega, non troveranno nulla di russo. Le spie sono nei film di James Bond”. Gli inquirenti non troveranno nulla, tranne che “Putin è un grande leader”.

Prolifera in Europa il carrozzone dei cambiamenti climatici

La Task Force for Climate-related Disclosures (TFCD), creata dal Financial Stability Board quando scoppiò la crisi del 2008, è particolarmente interessante. Nel suo consiglio direttivo troviamo il direttore della Banca d’Inghilterra Mark Carney (foto), candidato a diventare il nuovo direttore del FMI col sostegno di Le Maire e dei Ministri delle Finanze della Germania e del Regno Unito. La TFCD si vanta di controllare proprietà fino a 118.000 miliardi di dollari.

Poi v’è la Climate Bonds Initiative, fondata tra gli altri dal Foreign & Commonwealth Office del Regno Unito, dalla Confederazione Svizzera, dalla Bank of America, dalla Hong Kong Shanghai Bank Corporation e dalla Fondazione Europea sul Clima. Questa iniziativa si propone di mobilitare il mercato globale delle obbligazioni, che vale 100.000 miliardi di dollari, facendone una fonte per progetti “sostenibili”.

Quanto all’Europa, Carney stesso ha dichiarato a un Forum economico-finanziario ad Aix-en-Provence in Francia il 15 luglio, che anche le banche centrali europee, che controllano 11.000 miliardi di sterline, potrebbero contribuire a spostare gli investimenti verso il clima.

Invece di investire migliaia di miliardi in fantasie costose e inefficienti, destinate a fallire, gli investimenti dovrebbero essere fatti nelle infrastrutture in Europa, che sono fatiscenti, per non parlare delle imprese orientate allo sviluppo scientifico e tecnologico, e al futuro.

UE: la von der Leyen presenta la sua agenda ambientalista radicale

La priorità assoluta nella politica dell’UE sarà “la tutela del clima”, come ha chiarito abbondantemente la nuova presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen nel suo discorso a Strasburgo il 16 luglio. Facendo eco alla linea dei “fondamentalisti del clima” ha dichiarato che “la nostra sfida più pressante è mantenere sano il nostro pianeta”, obiettivo da conseguire con una drastica riduzione delle emissioni di CO2 (benché venga ripetuta fino alla nausea, va ribadito qui che questa ipotesi non è mai stata provata). L’obiettivo attuale dell’UE di riduzione del 40% delle emissioni entro il 2030, dal suo punto di vista, “non è sufficiente. Dobbiamo andare oltre”. Entro il 2030 dovranno essere ridotte “del 50%, se non del 55%”. “Voglio che l’Europa diventi il primo continente ‘CO2 neutrale’ al mondo entro il 2050” (che cosa questo implichi per le economie avanzate e industrializzate ha convenientemente evitato di dirlo).

Da lì è partita in quarta: “Nei primi 100 giorni del mio mandato proporrò un Green Deal per l’Europa. Proporrò la prima Legge Europea sul Clima, che stabilirà l’obiettivo del 2050 per legge. Questo aumento delle ambizioni richiederà investimenti su vasta scala. Il denaro pubblico non sarà sufficiente” (un riferimento evidente a favore degli schemi della City di Londra e di altri mercati).

“Proporrò un Piano di Investimenti Sostenibili dell’Unione Europea e trasformerò parte della Banca Europea per gli Investimenti in una Banca del Clima. Questo libererà 1000 miliardi di euro di investimenti nel prossimo decennio. Tutti noi e ogni settore dovranno contribuire”. Questo significa anche i partner commerciali dell’UE… Come se non bastasse, la nuova presidente della Commissione ha inoltre promesso di “introdurre una tassa sul carbonio alla frontiera per evitare infiltrazioni di carbonio”.

Questo manifesto ambientalista radicale non è frutto della mente di Ursula von der Leyen: la Commissione Europea uscente lavora da mesi alla formulazione di questa agenda, in stretta consultazione con banche, fondi speculativi, ONG e centri studi “verdi” come la European Climate Foundation.

Esso implica nuove disposizioni di legge (Proposta di uno Standard per Obbligazioni Verdi) che costringerebbe (!) tutti gli istituti finanziari, incluse la Banca Centrale Europea, la Banca Europea per gli Investimenti e la Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo, a non concedere prestiti per progetti che non rispettino gli standard di “sostenibilità” più estremi. La scadenza originaria per adottare queste disposizioni, prima delle elezioni europee del 25 maggio, fortunatamente è saltata, ma l’UE è intenzionata a imporle entro la fine di quest’anno.

Questo approccio è diametralmente opposto alla dinamica della Nuova Via della Seta. Infatti, la von der Leyen ha criticato i Paesi che lavorano con l’Iniziativa Belt and Road della Cina, sostenendo che i cinesi “stanno costruendo il proprio influsso globale e creando dipendenze, investendo in porti e strade” e che altri si rivolgono a regimi autoritari. Ma che noi “seguiremo la strada europea”.

L’anniversario dell’allunaggio dà la sveglia per porre fine alla geopolitica e alla guerra

Le celebrazioni del cinquantenario del viaggio dell’Apollo 11 sulla Luna hanno portato un atteso slancio di ottimismo e ispirazione per il mondo. Esse hanno offerto un antidoto al pessimismo diffuso dal movimento sedicente ambientalista e alla sua ossessione sui presunti limiti delle risorse sulla Terra. Dopo una lunga pausa, l’industrializzazione della Luna e l’insediamento di una colonia su Marte sono tornati all’ordine del giorno. Alla gente è stato inoltre ricordato che i terrestri sono una specie di esseri spaziali, destinati ad andare oltre il nostro pianeta ed esplorare l’universo.

Un programma spaziale serio presuppone la necessità della cooperazione di tutto il genere umano, lasciando da parte manipolazioni e conflitti geopolitici tra le superpotenze, e smentisce anche la concezione di una “corsa allo spazio” che deve essere vinta da un Paese a scapito degli altri. Ciò è stato espresso da alcuni ex astronauti e partecipanti ai programmi originali della NASA che hanno sottolineato in più interviste, rilasciate per l’occasione, che lo sbarco sulla Luna fu un enorme risultato per tutta l’umanità e che sono necessari sforzi internazionali per affrontare le sfide a venire.

Solo per citare due dei membri della missione Apollo 11: Buzz Aldrin, il secondo uomo a camminare sulla Luna dopo Neil Armstrong, ha proposto che America, Russia, Cina, India, Giappone e l’Agenzia Spaziale Europea formino una “alleanza spaziale” per tornare sulla Luna, per sfruttarne le risorse e quindi inviare esseri umani su Marte. Alla domanda relativa a un sondaggio che mostra che il 56% dei bambini in Cina ha dichiarato di voler diventare astronauta, Aldrin ha commentato che è “un tributo all’immaginazione della gente in Cina”, immaginazione che l’America ha purtroppo perso, ma che le celebrazioni del cinquantenario fan sperare sia riaccesa.

Mike Collins, il comandante della capsula dell’Apollo 11, ha sottolineato che nel 1969 la reazione della gente in tutto il mondo all’incontro con gli astronauti non era espressa da un “l’America l’ha fatto”; ma “L’abbiamo fatto – noi esseri umani abbiamo lasciato la Terra e ci siamo avventurati nello spazio”. Collins ha anche auspicato l’invio di esseri umani su Marte, il che, ha detto, sarà molto più eccitante che mandare solo i rover. L’amministratore della NASA Jim Bridenstine è un entusiasta e instancabile difensore del Progetto Artemis per andare sulla Luna come base per il viaggio su Marte. Ha usato le celebrazioni per generare più sostegno per le missioni, in particolare tra i giovani.

Sean O’Keefe, l’ex amministratore della NASA dal 2001 al 2005, ha sottolineato, in un articolo su The Hill, l’importanza di un programma d’urto per le missioni spaziali, come nel caso del programma Apollo. Gli strumenti di precisione che la NASA aveva all’epoca erano l’equivalente di “mazze”, ha scritto, paragonati a quanto è disponibile oggi. Ciò che manca non è la tecnologia, ma la visione e la determinazione.

O’Keefe ha notato che la decisione del Presidente Kennedy nel 1961 di andare sulla Luna potrebbe essere stata motivata dal timore che i sovietici arrivassero per primi. Ma nel 1962, stava già mettendo l’accento sul “desiderio di assecondare la sete umana di conoscenza, descrivere le straordinarie capacità che svilupperemo e le incredibili possibilità che potremmo arrivare a comprendere a nostro grande vantaggio… Si trattava di fare cose straordinarie per realizzare aspirazioni più grandi di noi. La politica degli Stati Uniti fu trasformata in un’iniziativa di sviluppo economico per fornire capacità e prodezza tecnologica”.

Sabato 20 luglio in streaming: 50 anni dopo la missione Apollo, il futuro dovrà determinare il presente

50 anni fa, il 20 luglio 1969, l’Uomo camminò per la prima volta sulla Luna. Sabato 20 luglio onoriamo dunque l coraggio e la visione degli astronauti americani Neil Armstrong, Michael Collins e Buzz Aldrin. Per l’occasione lo Schiller Institute tiene una conferenza a New York che verrà trasmessa in live streaming per rispondere alla domanda: come saranno i prossimi 50 anni sulla Terra? Verranno presentati i progetti di conquista dello spazio e sviluppo economico elaborati dall’economista americano Lyndon LaRouche.

Ecco il video della conferenza a New York:

Dove andrà lo sviluppo spaziale nei prossimi 50 anni?

Mentre si avvicina il Cinquantenario dello sbarco sulla Luna, è alquanto ironico che il reale progresso nell’esplorazione e nel ritorno sulla Luna si stia facendo più nella regione Asia-Pacifico che negli Stati Uniti, dove i programmi spaziali ambiziosi sono stati quasi messi in naftalina per decenni. Ma questo potrebbe cambiare con la diffusione del nuovo paradigma, e se Donald Trump farà ciò che ha promesso.

Nel frattempo, il 27 giugno la Cina ha riattivato il suo rover Yutu 2 sulla faccia nascosta della Luna per un’altra missione esplorativa di 2 settimane – la settima da quando il modulo Chang’e 4 allunò a gennaio (nella foto il modulo Chang’e 3 sulla Luna). Procede nei tempi stabiliti anche la prossima sonda lunare Chang’e 5, che dovrà allunare verso la fine di quest’anno, raccogliere e portare sulla Terra campioni di materiali trovati sulla superficie della Luna.

La Cina ha anche annunciato che il prossimo anno invierà un primo Rover su Marte per cercare segni di vita. Il veicolo contribuirà a valutare se il pianeta possa essere “terraformato” per renderlo abitabile per gli esseri umani, misurando allo stesso tempo i dati atmosferici, topografici, geologici e magnetici come parte di uno studio per l’esplorazione futura e persino la colonizzazione di Marte.

L’India, altra potenza spaziale, prevede di lanciare presto la missione Chandrayaan 2, dopo un rinvio iniziale della data del 15 luglio per motivi tecnici. Se avrà successo, la missione piazzerà un lander sulla Luna il 6 settembre a circa 600 chilometri dal Polo Sud. Finora, nessun allunaggio morbido è stato fatto lì con un veicolo spaziale. Il rover Pragyan uscirà dal lander Vikram portando numerosi strumenti scientifici per raccogliere informazioni sulla topografia lunare, la mineralogia, l’esosfera lunare e tracce di gruppi idrossilici e di ghiaccio. Il rover Pragyan, 20 chilogrammi e sei ruote, è un robot semi-autonomo che ha il compito di studiare la composizione della regolite, la miscela di minuscole rocce e polvere sottile che ricopre la superficie della Luna e contiene in abbondanza Elio-3, una vera e propria sostanza rara sulla Terra che renderebbe molto efficiente la fusione termonucleare.

In contrasto con queste iniziative, gli annunci della NASA sui piani per il ritorno di una missione con equipaggio sulla Luna nel 2024 non sono stati sostenuti da una vera mobilitazione tecnologico-industriale sul terreno. Ciò rende piuttosto improbabile che possa essere mantenuto il programma stabilito dal presidente Trump e dal direttore della NASA Jim Bridenstine. L’economia americana a questo punto sembra ad anni luce di distanza da un programma d’urto che assomigli a quello che portò un astronauta sulla Luna cinquant’anni fa. In Europa, a parte il progetto per costruire una base lunare permanente in collaborazione con la Cina, chiamato “Moon Village”, non v’è un dibattito serio su come pianificare, finanziare e produrre le componenti di tale base e come trasportarle sul pianeta rosso.

Per il Cinquantenario dell’Apollo 11, pubblichiamo altri interventi al convegno sulla ricerca spaziale che Movisol tenne ad Ascoli Piceno nel luglio del 2009:

Ursula von der Leyen rappresenta il sistema in bancarotta che chiede lo spopolamento

Il discorso del 16 luglio di Ursula von der Leyen ha fatto accapponare la pelle perché rappresenta un rilancio dell’ambientalismo ideato dall’Impero britannico per attuare il sogno maltusiano di spopolamento globale.

La fondatrice e presidente dello Schiller Institute, Helga Zepp-LaRouche, ha lanciato l’allarme, ricordando la richiesta del 2011 del cavaliere dell’Impero Britannico Hans Joachim “John” Schellnhuber di riportare la popolazione a 1 miliardo di individui, valore ritenuto corretto (in realtà nel 2001 parlò di mezzo miliardo soltanto….)

La regia è naturalmente del sistema imperiale britannico, consapevole del proprio declino ma non rassegnato, pronto a diffondere il pessimismo, particolarmente tra i giovani (vedi il caso di Greta Thunberg). Ma il tentativo è disperato, poiché già più di centoventi nazioni hanno aderito alla Nuova Via della Seta, decise a rompere le regole dell’economia a “somma zero”.

L’Impero utilizza i propri strumenti ormai storici (Club di Roma, WWF, ecc.) per demoralizzare la popolazione e imporre lo spopolamento. Contrapposta a questo pessimismo cosmico, c’è l’ondata di ottimismo associata al cinquantenario dello sbarco sulla Luna, al rilancio del programma spaziale americano sotto il Presidente Trump ed al Nuovo Paradigma particolarmente evidente negli incontri ai margini del G20 di Osaka.

Siamo a un bivio: occorre rendere i popoli più consapevoli dell’ottimismo che stanno sperimentando: si tratta proprio della potenza associata al gesto di Prometeo, del potere della creatività sovrana individuale, condivisa dalla specie umana; possiamo progettare il futuro in accordo con alcuni imperativi, tra i quali il cosiddetto “imperativo extraterrestre”, secondo l’espressione del pioniere dell’astronautica Krafft Ehricke, e lo possiamo fare senza vincoli e restrizioni (foto di Ursula von der Leyen, fonte: il Parlamento Europeo).

Putin sollecita la cooperazione internazionale sull’energia di fusione, e denuncia l’oscurantismo

Del tutto ignorato dai media occidentali, il presidente russo Vladimir Putin ha lanciato un appello significativo per lo sviluppo dell’energia da fusione nell’aprire il Vertice Global Manufacturing and Industrialization (GMIS) a Ekaterinburg il 9 luglio (Http://en.kremlin.ru/events/president / news / 60961). Putin ha chiesto una “discussione dettagliata e significativa” su quale tipo di sviluppo sostenibile possa garantire “migliori condizioni di vita e occasioni per liberare il potenziale umano” nel futuro per tutta l’umanità. Ha suggerito che per ottenere “aria, acqua e cibo più puliti, che significa anche una migliore qualità di vita e longevità per miliardi di persone sul nostro pianeta, dobbiamo offrire tecnologie radicalmente nuove e impianti più efficienti ed ecologici”. Ciò significa energia di fusione nucleare, che ha descritto come una tecnologia “che riproduce processi e sistemi naturali secondo le leggi della natura” e potrebbe fornire una fonte di energia colossale, inesauribile e sicura.

Tuttavia, ha osservato, per sviluppare l’energia da fusione sono necessarie “un’ampia cooperazione e interazione internazionale” tra governo e imprese, nonché gli sforzi congiunti dei ricercatori di tutto il mondo. “Se lo sviluppo tecnologico diventa veramente globale, non sarà suddiviso o limitato dai tentativi di monopolizzare i progressi, limitare l’accesso all’istruzione e ostacolare il libero scambio di conoscenze e idee”. In tale contesto, Putin ha citato l’International Thermonuclear Experimental Reactor (ITER) come esempio di cooperazione di successo, di cui la Russia è parte attiva.

In altre parti del suo discorso, Vladimir Putin ha polemizzato contro coloro che propongono “oscurantismo” e rifiuto della tecnologia come soluzione. Ha condannato il “rifiuto totale dell’energia nucleare o degli idrocarburi” come “soluzioni appariscenti ma non efficaci” che creano problemi.

Gli appelli a rinunciare al progresso, ha detto, potrebbero significare benessere per pochi eletti, ma allo stesso tempo “milioni di persone dovranno accontentarsi di ciò che hanno oggi o, sarebbe più appropriato dire, non hanno oggi: accesso all’acqua pulita, cibo, istruzione e altre basi della civiltà”. Questo può solo portare a nuovi conflitti, ha aggiunto.

In un classico esempio del suo understatement, ha osservato: “Ovviamente non si può proibire ad alcuno di indossare pellicce animali o di vivere nelle caverne, ma è impossibile e inutile cercare di fermare il progresso umano”.

L’impero britannico anche dietro il Russiagate italiano?

Quando una persona o un ente è sospettato di un crimine, tende a coprirsi e ad adottare un basso profilo – in altre parole, tenta di allontanare i sospetti. Questo non è il caso di quel che chiamiamo “Impero Britannico”. Con la crescente esposizione del ruolo dell’intelligence britannico e del governo di sua maestà nel “Russiagate” e nella manipolazione della politica americana, l’Impero ha reagito con in modo ancor più provocatorio e manipolativo in tutto il mondo, nel tentativo di salvare il potere. Si considerino solo alcuni casi degli ultimi dieci giorni:

Provocazione n. 1 contro l’Iran: il 5 luglio, le forze britanniche hanno sequestrato una superpetroliera iraniana al largo di Gibilterra, con la scusa che si stava dirigendo verso la Siria, violando così le sanzioni contro Damasco. Teheran ha chiesto il rilascio immediato della nave e dell’equipaggio, sostenendo che il petrolio non doveva essere consegnato in Siria.

Provocazione n. 2 contro l’Iran: l’11 luglio il governo britannico ha affermato che un tentativo di tre navi iraniane di catturare una petroliera britannica nel Golfo Persico era stato neutralizzato dall’intervento di una nave da guerra britannica. Il Ministro degli Esteri iraniano ha negato un episodio del genere e ha accusato il governo britannico di cercare di suscitare tensioni. Stranamente, la petroliera, la British Heritage, aveva lasciato il Golfo Persico senza caricare petrolio, ed era scortata dall’HMS Montrose, unica nave da guerra britannica nel Golfo, ove di solito transitano dalle quindici alle trenta petroliere inglesi. Inoltre, la CNN riferisce che “il 10 luglio, la nave ha spento i transponder per almeno ventiquattr’ore”.

Libia: mentre una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, che chiede un immediato cessate il fuoco nella guerra civile libica, riflette l’intesa tra Washington e Mosca sulla certezza che una continuazione del conflitto avrà conseguenze umanitarie devastanti, forze straniere stanno rifornendo entrambe le fazioni di armi, denaro e munizioni. I media arabi riferiscono che le forze del governo di Tripoli sono state in grado di riconquistare Gharyan, a Sud della capitale, grazie a una nuova fornitura di armi dalla Turchia. Questo spiega la reazione adirata del generale Khalifa Haftar, che ha vietato i voli turchi sul proprio territorio e ha ordinato la cattura di sei marinai turchi, che sono stati successivamente rilasciati.

Allo stesso tempo, le forze di Tripoli dichiarano di aver trovato a Gharyan missili fabbricati negli Stati Uniti e originariamente venduti alla Francia, a dimostrazione del fatto che le forze di Haftar ricevono aiuti stranieri. Il Ministero della Difesa francese ha ammesso che quei missili appartenevano a truppe speciali francesi dispiegate in Libia.

Se ci chiediamo chi tragga beneficio dalla continuazione della guerra (cui prodest?) il sospetto è evidente: l’Impero Britannico e i suoi alleati eredi dell’accordo “Sykes-Picot” per la spartizione dell’Africa settentrionale e dell’Asia Sudoccidentale.

Italia: L’operazione “Russiagate” contro la Lega è stata lanciata da Londra. Alberto Nardelli, a capo del desk europeo di BuzzFeed con sede a Londra e collaboratore del Guardian, ha scritto sull’esistenza di un’audioregistrazione che avrebbe rivelato un accordo che il capo dell’Associazione Amicizia Russia-Lombardia, il membro della Lega Gianluca Savoini, avrebbe concluso o stava concludendo con petrolieri russi vicini a Putin, da cui sarebbe derivato un beneficio economico per la Lega. Benché BuzzFeed non abbia fornito prove per le sue accuse, la procura di Milano ha formalmente aperto un’indagine mentre i media si sono gettati su quella che sembra proprio essere una bufala. Chiaramente, l’intenzione è di indebolire gli sforzi di Roma per cambiare la politica dell’UE sulla Russia, come affermato dal Primo Ministro Conte durante la visita di Vladimir Putin a Roma il 4 luglio (foto).

Nel cinquantenario dall’allunaggio è ora di porre fine all’ambientalismo irrazionale

Le celebrazioni del cinquantenario dalla storica missione Apollo 11 sulla Luna il 20 luglio 1969 offrono al mondo un’eccellente occasione per riflettere su come la ricerca spaziale e i viaggi nello spazio continuino a migliorare la nostra conoscenza dell’universo e per comprendere che è nella natura dell’Uomo scoprire le leggi dell’universo e la storia del nostro pianeta, nonché il fenomeno che definiamo vita. È quel che Krafft Ehricke, il grande pioniere tedesco-americano dello spazio, definiva “l’imperativo extraterrestre”. Se la accetteremo, questa sfida sarà motivo di grande ottimismo nella società.

Ciò che ci mostra l’esplorazione dello spazio è che la Terra non è un sistema chiuso, ma fa parte di un vasto universo di cui cominciamo solo ora a comprendere le leggi. Questo, a sua volta, rifiuta la nozione delle risorse finite, usata dal cosiddetto movimento ambientalista per giustificare i propri appelli per la crescita zero o addirittura negativa, e per una drastica riduzione della popolazione umana. Il suo vero scopo è quello di mantenere il potere di una oligarchia selezionata.

Un esempio di risorsa tra i molti, spesso citato da Lyndon LaRouche, è l’abbondanza di Elio 3 sulla Luna, che potrebbe essere estratto e portato sulla Terra per alimentare la seconda generazione di reattori a fusione e garantire energia abbondante e sicura per tutti. Già nel 1983 LaRouche scrisse un libro dal titolo There are no limits to growth (Non c’è limite alla crescita), che confuta dal punto di vista scientifico la tesi del Club di Roma e dei suoi mandanti oligarchici. Questi ciarlatani deliberatamente non prendono in considerazione il fatto che le nuove scoperte scientifiche compiute dall’uomo ridefiniscano il concetto stesso di risorsa.

Disgraziatamente la loro concezione dell’Uomo come un fardello sul pianeta e un fattore inquinante è diventata dominante nel mondo transatlantico, portando al prevalere del pessimismo e dell’irrazionalità. Particolarmente vulnerabili sono i giovani, come dimostrano le manifestazioni dei “venerdì per il futuro”, abilmente orchestrate, e le varie previsioni che “il mondo finirà” tra dodici anni, se non saranno drasticamente ridotte le emissioni di CO2. Non vi sono prove scientifiche di questo, ma solo asserzioni.

In un recente articolo Helga Zepp-LaRouche ricorda che l’attuale “isteria sul riscaldamento globale” non è la prima campagna per intimidire la popolazione con paure irrazionali. Nel 1983 in Germania fu diffusa la storia dell’imminente sparizione delle foreste, che Der Spiegel definì una “Hiroshima ecologica”. Poi fu il turno del “buco dell’ozono”, che avrebbe provocato la morte del pianeta, prima di essere confutato dai suoi stessi autori come “troppo apocalittico”.

Il vero pericolo non sono le catastrofi, spiega la signora LaRouche, ma l’ideologia degli ambientalisti e dei sedicenti “protettori” del clima, promossa dall’oligarchia finanziaria annunciando varie catastrofi. Il loro intento è, da una parte, “fare molti profitti per gli investitori che investono in ‘prodotti finanziari sostenibili’ e, dall’altra, mantenere la popolazione in uno stato di pessimismo che la renda piccola, spaventata e impotente”.

“Le due concezioni dell’umanità diametralmente opposte, rappresentate dalla ricerca spaziale e dall’eco-isteria, determineranno se le persone saranno consapevoli della propria creatività e quindi libere, o se verranno trasformate in persone ansiose e timorose che accettano gli assiomi dell’oligarchia neoliberista”.

Il caso LaRouche: la prima montatura giudiziaria di Robert Mueller

Abbiamo finalmente anche i sottotitoli italiani al documentario sul caso LaRouche, che chiediamo di divulgare il più possibile per ottenere la sua riabilitazione. Per attivarli andare sul riquadro in basso e poi sul simbolo dell’ingranaggio per scegliere l’italiano tra le 5 lingue possibili. Chiediamo inoltre di fare avere il video a giornalisti e TV indipendenti.

Rinnovabili e speculazione finanziaria minacciano la Germania di gravi black-out

In tre distinte giornate del mese scorso, il 6, 12 e 25 giugno, il carico base di energia elettrica prodotta in Germania ha subìto tali riduzioni che è stato impossibile mantenere la rete elettrica alla tensione di 50 hertz necessari per garantire una fornitura ininterrotta di elettricità. L’intera “sicurezza del sistema” era minacciata da un black-out totale, stando all’ente elettrico federale. Il black-out è stato evitato solo importando elettricità da Polonia, Repubblica Ceca e Francia.

L’acuta carenza di elettricità è arrivata a 7.000 megawatt, mentre le riserve, ovvero l'”energia di controllo” tenuta in riserva dai principali fornitori di energia elettrica in caso di emergenze, è di soli 3.000 megawatt. Questo ha avuto ripercussioni su tutta la rete elettrica europea, che collega gli Stati membri e li obbliga a subentrare se un membro ha carenze di elettricità.

Prima dell’era delle fonti rinnovabili, il carico base era garantito da una combinazione di nucleare, carbone e impianti a gas, con rarissime oscillazioni. Da quando l’enfasi è su solare e eolico, inaffidabili e imprevedibili, un carico base può essere garantito solo con massicce importazioni dai Paesi limitrofi alla Germania.

Ma non è l’unico problema. Dato che i prezzi dell’elettricità vengono stabiliti all’European Energy Exchange (EEX) di Lipsia, essi sono esposti alla speculazione. Ad esempio, durante il picco di carenza di fornitura sabato 29 giugno il prezzo è balzato a 37.856 Euro (!) per megawatt/ora per tutte le quattro ore tra le 12 e le 16. Domenica il prezzo era ancora 3.900 Euro e lunedì è sceso a “solo” 400. I fornitori di energia elettrica dovranno aumentare i prezzi al consumo per compensare la follia dei prezzi di sabato.

Questo è un buon esempio del fatto che il mercato energetico non è orientato ad assicurare il carico base ma a fare il massimo profitto. Quindi ci sono indicazioni che oltre ad attuare tagli fisici nel carico base, gli speculatori tramano carenze di energia per aumentare i propri profitti (basti ricordare il caso della speculazione criminale della ENRON negli Stati Uniti, per la quale molti dei responsabili finirono in galera).

Durante il 2018 la Germania ha sperimentato cento interruzioni di corrente. Anche se non gravi come quelle del mese scorso, esse hanno costretto numerose imprese, come gli impianti di alluminio e di acciaio, ad accendere i generatori autonomi per qualche tempo, in quanto i loro sistemi automatizzati di protezione spengono le macchine ogni volta che la tensione scende al di sotto dei 50 Hertz. Gli incidenti di giugno sono il risultato di vari fattori accumulati da tempo e ce ne saranno altri, a meno che Berlino non decida di sospendere l’uscita dal nucleare e dal carbone. Si spera che gli incidenti recenti diano la sveglia e inducano a discutere il ritorno all’energia nucleare (nella foto la centrale nucleare di Biblis).

Siamo alla resa dei conti tra Trump e l’impero britannico?

I colloqui che il presidente Trump ha tenuto con Vladimir Putin e Xi Jinping a Osaka dimostrano che si è liberato da alcuni dei vincoli impostigli dal Russiagate. Trump è anche ben consapevole (almeno in parte) del fatto che l’establishment e i servizi segreti britannici hanno avuto un ruolo di primo piano nel tentativo di cambio di regime contro di lui, nonché nei vari episodi che hanno sabotato precedenti potenziali vertici con i leader russi e cinesi. Il ruolo sporco di Londra è stato nuovamente evidenziato nella fuga di dispacci segreti inviati dall’ambasciatore britannico a Washington, Sir Kim Darroch (foto), che includeva molti commenti dispregiativi su Trump e la sua Amministrazione, nonché accenni all’uso di “operazioni di false flag”. L’ambasciatore britannico è stato costretto a dimettersi, e questo è un segnale positivo.

I dispacci pubblicati dal Daily Mail il 6 luglio mostrano anche come Sir Kim, un ufficiale di carriera nell’intelligence e diplomatico, raccomandava di piazzare pedine britanniche il più vicino possibile al Presidente Trump per “allagare la zona” dei consigli che riceve. Questo di per sé dovrebbe innescare un’indagine completa sulle interferenze straniere negli Stati Uniti.

Il discorso di Trump alla nazione il 4 luglio, festa dell’indipendenza, rifletteva anche un nuovo senso di fiducia e una comprensione del vero nemico dell’America. In uno dei numerosi riferimenti alla Rivoluzione Americana, ha ricordato che la repubblica fu forgiata nello scontro contro l’impero britannico. Dopo aver citato l’apertura della Dichiarazione di Indipendenza, Trump ha ricordato al pubblico che gli inglesi “volevano distruggere la rivoluzione nella culla”. Ha ricordato come i soldati del generale Washington “rovesciarono una statua di re Giorgio e ne fecero proiettili per la battaglia”.

Uno dei passaggi più rilevanti del discorso di Trump è stato il riferimento alla missione Apollo e a una prossima missione su Marte. La “bandiera americana piantata sulla superficie della Luna” mostrò che “per gli Americani niente è impossibile”. E ha aggiunto: “torneremo presto sulla Luna e un giorno pianteremo la bandiera americana su Marte”.

Donald Trump ha anche fatto delle osservazioni molto significative che mostrano il motivo per cui ha subìto l’ira del “partito della guerra” in un’intervista con Tucker Carlsson per Fox News, che ha ricevuto quasi nessuna eco presso i media europei.

Afghanistan: nell’intervista, fatta in Giappone ma non trasmessa fino al 1 luglio, Trump ha sottolineato che gli Stati Uniti sono lì da diciannove anni e non per vincere una guerra, ma sono diventati una forza di polizia. “Siamo il poliziotto di tutto il mondo” e non dovremmo stare lì. La Russia, ha detto, “non sorveglia il mondo… sorveglia la Russia”. La Cina non sorveglia e non “ha truppe ovunque. Hanno gente che estrae i minerali dal terreno. Non hanno truppe”.

Iraq: discutendo degli attacchi al World Trade Center, Trump ha detto in un inciso che l’Amministrazione di Bush “attaccò il Paese sbagliato”. I terroristi “non vennero dall’Iraq”. Quello che non ha menzionato è che quindici dei diciannove terroristi nell’attentato dell’11 settembre erano sauditi…

Decadenza delle città statunitensi: quando Carlson ha portato a esempio la pulizia delle città in Giappone, a differenza della sporcizia, dei graffiti e dei drogati per le strade di New York, San Francisco, ecc., Trump ha indicato che il governo federale potrebbe fare qualcosa per porre fine a una tale situazione “vergognosa”, che includerebbe il numero crescente di senzatetto. Lo ha incolpato sulla politica dei “santuari” avviata circa due anni fa dall'”establishment liberale”.

Far rivivere lo “spirito di Singapore” è la chiave per un ordine di pace

Le iniziative lanciate intorno al vertice del G20 del 28-29 giugno a Osaka continuano a riverberarsi, mentre il “nuovo paradigma” negli affari internazionali prende forma. Come abbiamo riferito la scorsa settimana, gli incontri bilaterali a margine di quel vertice hanno portato a significative aperture strategiche, in particolare le consultazioni tra Donald Trump, Vladimir Putin, Xi Jinping, Moon Jae-In e Shinzo Abe, che hanno ospitato il G20. Da allora, i principali negoziatori di Washington e Pechino hanno ripreso i negoziati commerciali e sia Trump sia Xi hanno espresso la certezza che sarà trovata una soluzione accettabile per entrambe le parti. Per quanto riguarda la Russia e gli Stati Uniti, saranno fatti sforzi anche per risolvere lo stallo nei negoziati per la riduzione delle armi. La settimana scorsa è stato annunciato che il Viceministro degli Esteri russo Sergei Ryabkov e il Sottosegretario di Stato americano per il controllo degli armamenti e la sicurezza internazionale Andrea Thompson terranno “colloqui a pieno formato” a Ginevra il 17-18 luglio sul tema, in particolare su un nuovo START (Trattato di riduzione delle armi strategiche).

Il risultato più spettacolare dei mesi di sforzi diplomatici dei capi di stato – sebbene sia stato molto minimizzato dai media occidentali – è stato l’incontro tra il Presidente della Corea del Nord Kim Jong-un e Donald Trump (foto) nella zona smilitarizzata al confine tra le due Coree dopo la conclusione del G20, che ha riavviato i colloqui sulla denuclearizzazione. Questo risultato è stato possibile anche grazie al ruolo svolto da Xi Jinping, da Vladimir Putin e dal Presidente della Corea del Sud Moon. Quest’ultimo, secondo quanto riferito, ha esortato il Presidente degli Stati Uniti ad allentare gradualmente le sanzioni a Pyongyang, piuttosto che insistere sulla piena conformità da parte della Corea del Nord prima di fare qualsiasi concessione.

Un punto caldo rimane l’Iran, dove la situazione potrebbe degenerare in un conflitto più ampio, se non altro per un errore di calcolo. Come reazione agli Stati Uniti, che uscirono dall’accordo nucleare JCPOA un anno fa, Teheran ha annunciato che non rispetterà più le disposizioni di tale accordo. Poi, il 4 luglio, in una mossa palesemente provocatoria, i Royal Marines hanno sequestrato una superpetroliera al largo della costa di Gibilterra, sospettata di trasportare petrolio iraniano in Siria in violazione delle sanzioni dell’UE. La Spagna ha protestato contro il sequestro (eseguito in stile hollywoodiano), poiché la petroliera era in acque territoriali spagnole.

Minacciosi sotto questo aspetto sono i commenti dell’ambasciatore britannico negli Stati Uniti, Sir Kim Darroch, che sono stati fatti trapelare il 6 luglio sul Daily Mail. In un dispaccio, Darroch ha scritto che Trump non era “pienamente convinto” di un attacco contro l’Iran, ma era circondato “da un gruppo di falchi” e quindi “un altro attacco iraniano nella regione potrebbe ancora innescare un’inversione di tendenza del Presidente americano”. In particolare, se esso comportasse la perdita di una sola vita americana, ha aggiunto l’ambasciatore. Pertanto, bisogna aspettarsi che il partito della guerra orchestri una nuova operazione “false flag” per incolpare l’Iran. Il consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton, un noto falco, ha immediatamente definito “ottime notizie” il sequestro della petroliera.

Se Donald Trump riuscirà nella sua dichiarata intenzione di “non fare il poliziotto del mondo”, riuscirà a far rivivere lo “spirito di Singapore” che ha animato il suo primo vertice con Kim Jong-un a Singapore. anno fa ed emarginare definitivamente il partito della guerra, noto anche come fazione dell’Impero britannico, su entrambe le sponde dell’Atlantico. Il modo più efficace e immediato per farlo è di procedere con la piena riabilitazione di Lyndon LaRouche.

Cooperazione eurasiatica e Libia all’ordine del giorno della visita di Putin a Roma

Con la visita del Presidente russo Vladimir Putin a Roma il 4 luglio Italia e Russia hanno compiuto un passo ulteriore verso il Nuovo Paradigma. Al centro dei colloqui, la crisi libica e la cooperazione economica. Sul primo tema, Putin e il premier Conte hanno chiesto un immediato cessate il fuoco e la ripresa del dialogo politico tra le fazioni, anticipando così il contenuto della risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite approvata due giorni dopo. Durante la loro conferenza stampa congiunta, il Presidente russo ha affermato con enfasi che non sta appoggiando un leader di fazione contro l’altro e ha invitato “coloro che hanno creato il problema”, cioè la NATO, a impegnarsi nella ricostruzione delle istituzioni statali in Libia. La Russia non è seduta alla finestra, ma aiuterà nello sforzo.

Per quanto riguarda la cooperazione economica, il governo italiano ha ribadito la sua convinzione che le sanzioni non siano utili e si è impegnato a lavorare nei prossimi sei mesi per convincere i partner dell’UE a toglierle.

Benché in questa occasione non siano stati conclusi accordi specifici, le opinioni espresse dal sottosegretario allo Sviluppo Economico Michele Geraci (nella foto alla cena con Putin a Roma) sono indicative dell’importanza che Roma dà allo sviluppo delle relazioni economiche con la Russia nel quadro del progetto Belt and Road. Gli è stata rivolta una specifica domanda su ciò in un’intervista per Sputnik e Geraci – che è l’architetto della politica italiana in Cina e ha partecipato alla cena di lavoro con Putin – ha risposto: “La Belt and Road include tutti i nostri partner in Asia, tra cui la Russia e altri Paesi, quindi è un’opportunità per aumentare direttamente il commercio con la Cina, ma anche con qualsiasi altro Paese che si trova in mezzo, lungo la strada, compresa ovviamente la Russia”.

“Ora sto iniziando a estendere il mio modo di vedere l’Europa: quando parlo di partenariato commerciale, parlo sempre meno dell’Europa, e sempre di più della Nuova Eurasia, il blocco eurasiatico dei Paesi con cui possiamo avere una partnership. Facciamo questo con la Russia, lo facciamo con i Paesi dell’Asia centrale – lo sviluppo delle infrastrutture e l’energia e persino l’agricoltura in alcuni di essi – questo per noi è molto importante, e vogliamo svolgere un ruolo di primo piano come Italia nelle relazioni tra Europa ed Eurasia”.

Geraci ha anche detto che guiderà presto una missione economica in Russia. Nel frattempo, sarà a Washington la prossima settimana per i colloqui con il rappresentante commerciale Robert Lighthizer.

Geraci ha sollevato un altro tema controverso per l’UE sulla sua pagina di twitter.com, accompagnato da un video che lo riprende alla cena di lavoro con Putin, dialogando col Presidente russo: “Con il presidente #Putin discutendo sul perché il liberalismo in Occidente possa aver esaurito le sue forze. Mi ha confortato sentire che sembriamo d’accordo sul fatto che l’Occidente non è riuscito a capire la capacità della Cina di trasformarsi in una superpotenza economica e ad alta tecnologia, ora siamo in ritardo di un decennio”.

Michele Geraci risponde ai critici della Nuova Via della Seta

Sul podio del secondo convegno sulla Nuova Via della Seta organizzato da Xinhua e Class Editori nell’ex Borsa Italiana di Milano, il sottosegretario Geraci ha risposto a numerose critiche alla recente firma del Memorandum d’Intesa (MoU) con la Cina.

Essenzialmente, ha detto, chi vuole allarmare a proposito degli investimenti cinesi nei porti italiani dimentica o omette che questi investimenti si sono avuti in molti porti del Mediterraneo, e non solo.

Non ha senso dire, inoltre, che il rischio è che i porti siano venduti. I porti, al massimo, si danno in concessione.

Anche dal punto di vista della sicurezza nazionale, il MoU non rappresenta una minaccia, in quanto non potrebbe dominare su altri quadri normativi italiani o europei. Il MoU è un “accordo quadro, non legale”. Anche se vi fosse stato scritto “vendiamo i porti”, per esempio, non potremmo farlo. D’altra parte, le critiche espresse al MoU hanno alzato il livello di allerta del governo, a garanzia della sicurezza che tanto sembra preoccupare, anche se non allo stesso modo tutti i Paesi dell’Europa, anche quelli con maggiori rapporti commerciali con Pechino. Che dire, infatti, di controlli sul solo 1% delle merci in arrivo in uno dei massimi porti nordeuropei? L’Italia potrebbe fare di meglio.

Geraci ha anche cercato di indicare tante vie per perseguire le finalità pacifiche della Nuova Via della Seta, ricordando che molte critiche ai rapporti sino-italiani provengono da Paesi europei che prima dell’Italia entrarono nella Banca Asiatica per gli Investimenti Infrastrutturali o firmarono proprî MoU.

Tra le vie, importantissima è l’iniziativa per la quale Trump si è recato nella zona demilitarizzata al confine tra le due Coree, un “evento storico” e di scala asiatica, che avrebbe dovuto occupare le pagine dei giornali per più giorni.

In una intervista a Il Sole 24 Ore Radiocor Plus, il sottosegretario al Ministero dello Sviluppo Economico, che è al lavoro per preparare una missione in Russia, ha aggiunto: “Sto cercando di realizzare una missione imprenditoriale in Russia per esplorare nuove opportunità. L’intenzione è di portare avanti i rapporti”, sottolineando che la visita di stato del presidente russo, Vladimir Putin, di giovedì 4 è avvenuta in un clima di grande cordialità. Il sottosegretario ha comunque sottolineato che l’Italia rispetta il framework di sanzioni internazionali nei confronti della Russia. “Ad ogni modo, l’export verso la Russia delle aziende italiane si è ripreso a piccoli passi. E va ricordato che gli investimenti delle aziende italiane in Russia generano circa 60mila posti di lavoro, una cifra non trascurabile”. Geraci ha anche detto che l’Italia è stata invitata alla conferenza economica a Vladivostock.

Trump e Xi decidono di rilanciare i negoziati commerciali

Durante il loro incontro a Osaka, i Presidenti Trump e Xi hanno deciso di interrompere lo stallo di sette settimane e riprendere i negoziati sul commercio. Trump ha accettato di non applicare ulteriori tariffe sulle esportazioni cinesi, mentre Xi ha accettato di aumentare gli acquisti cinesi di merci statunitensi per ridurre lo squilibrio commerciale, in particolare dei prodotti agricoli. Sfoderando il solito ottimismo, il Presidente americano ha definito l’incontro “molto meglio di quanto si aspettasse”.

Il problema del gigante cinese dell’alta tecnologia Huawei rimane un caso speciale. Dopo l’incontro Trump ha scritto su twitter.com di aver accettato di consentire ai fornitori statunitensi di high-tech di vendere i loro prodotti a Huawei, a patto che ciò non ponesse “grandi problemi di emergenza nazionale”. Questa decisione ha provocato immediatamente lo straccio delle vesti tra le fazioni anti-cinesi negli Stati Uniti, che hanno minacciato di legiferare in modo da impedire tali vendite, se necessario.

Il consulente economico della Casa Bianca Larry Kudlow ha tentato di rassicurarli chiarendo che questa non fosse una “amnistia generale”, ma solo il possibile allentamento di alcune restrizioni.

I cinesi hanno concordato dalla loro parte maggiori aperture per gli investitori stranieri. In tale contesto, l’ente di pianificazione statale, la Commissione Nazionale per lo Sviluppo e le Riforme (CNSR/NDRC), ha annunciato il 30 giugno di aver ridotto il numero di settori soggetti a restrizioni sugli investimenti esteri.

Il presidente Xi, nel suo intervento ufficiale al G20, ha sottolineato l’importanza dell’iniziativa Belt and Road nel promuovere la costruzione di infrastrutture di alta qualità per favorire lo “sviluppo inclusivo”. Ha ribadito che l’iniziativa è aperta a tutti i Paesi che desiderino aderire. (Nella foto Trump, Xi e consorti durante la visita di Trump in Cina nel 2017).

I democratici americani schierano venti nullità (meno una) contro Trump

La scorsa settimana, nel corso di due dibattiti serali, venti candidati democratici si sono affrontati in televisione (dieci alla volta) tentando di spiegare perché ognuno di loro creda di essere il miglior sfidante di Trump alle presidenziali del 2020. In realtà essi hanno dato una riprova del perché Trump vinse le elezioni nel 2016 e, se continuerà a seguire una politica di cooperazione pacifica con la Russia e la Cina come ha fatto al G20 di Osaka, nessuno di loro abbia una chance di batterlo.

Con una sola eccezione, i candidati democratici hanno evitato di affrontare i due temi più importanti per gli Stati Uniti: 1. il pericolo di guerra, che proviene dall’Impero Britannico e dai falchi neoconservatori presenti e attivi in entrambi i partiti, inclusi molti candidati sul palco, e all’interno dell’Amministrazione di Trump (per esempio John Bolton e Mike Pompeo), con il loro impegno a difendere un ordine mondiale geopolitico anglo-americano e unilaterale; e 2. la fragilità del sistema finanziario sovraccarico di titoli tossici oltre i livelli insostenibili del 2008, che è quindi diretto verso un nuovo crac. Invece hanno promosso tutti una dura linea avversa a Trump, insistendo sulla bufala delle ingerenze russe nonostante il Russiagate si sia rivelato una frode.

L’unica eccezione al rifiuto di affrontare il pericolo di guerra è stata la congressista delle Hawaii Tulsi Gabbard (foto), che ha parlato eloquentemente della necessità di porre fine alla politica di cambio di regime e delle guerre senza fine in Asia Sudoccidentale, che secondo lei hanno peggiorato la sicurezza nazionale e rischiano di condurre a una guerra nucleare. Per queste dichiarazioni è stata criticata duramente dai media e dai colleghi democratici, secondo i quali le reazioni positive all’intervento della Gabbard sono dovute a “robot russi” sui social media, visto che è la candidata favorita da Vladimir Putin!

Gli aspiranti candidati presidenziali hanno ribadito l’impegno a sconfiggere Trump per i soliti motivi: che è razzista, divisivo, impulsivo, troppo filo-russo, avido, misogino e via dicendo. Pur parlando del peggioramento delle condizioni economiche, nessuno di essi è stato capace di spiegare coerentemente per quale motivo l’economia peggiori e tanto meno di offrire una soluzione.

Ma la debolezza più evidente sta nel fatto che tutti gli aspiranti candidati ritengono che la chiave per la loro vittoria sia fare appello agli interessi particolari della “politica di identità”, che considera gli elettori americani ignoranti sulle questioni strategiche più importanti e interessati solo a ciò che riguarda il proprio gruppo di appartenenza. Tipico di questo atteggiamento è stata l’accusa di razzismo rivolta dalla Sen. Kamala Harris contro Joe Biden, nel tentativo di impedire che diventi l’inevitabile vincitore democratico. Ciascun candidato ha cercato di presentarsi come il campione degli elettori giovani, neri, ispanici, gay/lesbici/trans e via dicendo, come se nessuno in queste categorie fosse preoccupato per temi come la guerra e la pace, la prosperità economica o la depressione.

Che i media abbiano già deciso chi saranno i favoriti è indicato da un commento del Los Angeles Times, che proclama che “tutti hanno il diritto di candidarsi, ma non tutti hanno il diritto di essere presi sul serio”. In altre parole, i media, che rappresentano interessi finanziari, hanno il diritto di scegliere il candidato.

Crisi finanziaria: la BRI lancia di nuovo l’allarme

Nel suo rapporto economico annuale pubblicato il 30 giugno, la Banca dei Regolamenti Internazionali lancia l’allarme di una crisi finanziaria a causa del sovraindebitamento delle imprese nelle economie avanzate – un argomento che MoviSol ha trattato molte volte. Il mercato da 3,5 mila miliardi di dollari in quelli che sono chiamati “prestiti a leva” – prestiti a società già sovraindebitate che ora dominano interi settori economici come quello del petrolio/gas e quello del retail negli Stati Uniti – è fortemente “surriscaldato”, afferma il rapporto della BRI, e potrebbe portare a un panico bancario proprio come fece la bolla dei mutui subprime nel crollo finanziario globale del 2007-2008. (Vedi: https://www.bis.org/publ/arpdf/ar2019e.htm)

Presentando il rapporto durante l’incontro annuale della banca a Basilea, l’amministratore delegato Augustin Carstens ha avvertito che “a seguito di un’elevata crescita, il mercato dei prestiti a leva ora ha una dimensione di circa 3 migliaia di miliardi di dollari, paragonabile alle obbligazioni di debito collateralizzato che amplificarono la crisi dei subprime. I prodotti strutturati come le Collateralized Loan Obligation (CLO) sono aumentati. Gli standard di credito sono diminuiti mentre gli investitori hanno cercato il rendimento” a causa della politica monetaria dei tassi zero.. “Se il settore dei prestiti a leva si deteriora, l’impatto economico potrebbe essere amplificato attraverso il sistema bancario e altre parti del sistema finanziario che detengono prestiti a leva e CLO. Potrebbero esservi forti aggiustamenti dei prezzi e tensioni finanziarie. Questi rischi dovrebbero essere considerati nel più ampio contesto del deterioramento a lungo termine della qualità del credito e della leva finanziaria generalmente elevata in molte economie avanzate”. Tradotto dal gergo ovattato dei banchieri, ciò significa che se non si fa nulla per invertire le politiche monetarie ed economiche globali, un crac del sistema è sicuro quanto l'”amen” nella Chiesa, e sarà più devastante dello schianto del 2007-2008.

Il rapporto della BRI mette ulteriormente in guardia sul fatto che, anche se le maggiori banche sostengono di possedere solo le tranche più sicure dei CLO imbottiti di questi prestiti alle società sovra-indebitate, queste grandi banche rischiano di essere colpite da un gran numero di insolvenze in questi settori. Le insolvenze si avvicinano a causa della recessione globale in corso. Anche le grandi banche londinesi e di Wall Street pensavano di stare al sicuro con i titoli di debito collateralizzati (CDO) costituiti da titoli ipotecari subprime nel periodo 2004-2007, mantenendo solo le tranche AAA o AA di tali CDO. Quando la bolla dei subprime implose, Morgan Stanley inaugurò i botti perdendo improvvisamente 14 miliardi di dollari in quel modo.

Come MoviSol e il movimento di LaRouche negli Stati Uniti (LPAC) ripetono da anni, l’unica alternativa al crac finanziario sono le 4 leggi di LaRouche, prima tra tutte la separazione bancaria (Glass-Steagall).

Gli incontri bilaterali di Osaka prospettano nuove aperture strategiche

Lo scopo ufficiale del Gruppo delle 20 maggiori economie del mondo è quello di promuovere la stabilità finanziaria internazionale e deliberare sulla politica economica mondiale. Ma al suo incontro più recente, il 28 e 29 giugno in Giappone, quell’argomento è stato appena toccato, a giudicare dal comunicato finale.

Tuttavia, come Helga Zepp-LaRouche (foto) ha dichiarato all’EIR il 2 luglio, anche se nessuna soluzione all’imminente crisi finanziaria è stata discussa dal G20 in quanto tale, c’è “una valutazione abbastanza positiva di un certo numero di incontri bilaterali che si sono svolti ai margini”. In particolare gli incontri tra i Presidenti Trump e Putin, e tra Trump e il Presidente cinese Xi Jinping indicano “una direzione promettente nella situazione strategica”, ha detto, a cui potrebbe contribuire anche il Primo Ministro giapponese Abe (vedi sotto). In effetti, l’aspetto più significativo del G20 è forse che Donald Trump sia riuscito a tenere un vertice con il suo omologo russo, nonostante gli sforzi frenetici del partito della guerra anglo-americano per sabotare tali colloqui, come hanno fatto in passato. Il rinnovato decisionismo di Trump al riguardo riflette tra l’altro il crollo della cosiddetta inchiesta “Russiagate”.

I due leader apparentemente hanno concordato di proseguire i colloqui tra esperti sulla riduzione delle armi nucleari, che sono stati bloccati, e sulla stabilità strategica complessiva. È stato confermato che sono stati affrontati molti “problemi brucianti”, tra cui quelli dell’Iran, della Siria e dell’Ucraina, sebbene non siano ancora stati forniti dettagli. Trump ha inoltre esplicitamente sostenuto l’aumento degli scambi bilaterali, ma senza menzionare le sanzioni che gli Stati Uniti e l’Europa hanno imposto alla Russia. Inoltre, suscitando orrore negli ambienti anti-russi, Vladimir Putin ha invitato Trump a Mosca nel 2020 per partecipare al 75° anniversario della vittoria nella seconda guerra mondiale: l’americano apparentemente ha risposto positivamente.

Tuttavia, resta da vedere come si svilupperanno le relazioni. Pochi giorni prima del vertice di Osaka, la NATO ha iniziato le manovre in chiave anti-Russia sul fronte del Mar Baltico e del Mar Nero. Sul Mar Baltico, la Royal Navy britannica è ora impegnata nelle più grandi manovre da più di 100 anni, con quattromila marinai e quarantaquattro navi provenienti da nove nazioni. Inoltre, il 25 giugno, il segretario generale della NATO, Stoltenberg, ha lanciato un ultimatum alla Russia, minacciando Mosca di porre fine al trattato INF se la Russia non distruggerà tutti i suoi missili SSC-8 a corto raggio entro cinque settimane!

In questo contesto Helga Zepp-LaRouche ha sottolineato alla nostra newsletter che le discussioni al G20 tra Trump, Putin e Xi e anche con il Primo Ministro indiano Modi “non sono arrivate neanche un secondo troppo presto”, ricordando l’attacco militare all’Iran che è rientrato al proverbiale ultimo momento e i moniti lanciati dai leader cinesi e russi sul pericolo di guerra. Ha osservato che è necessaria, come Lyndon LaRouche sosteneva, una tale combinazione strategica per stabilire una solida base per la pace, la stabilità economica e la crescita.

La riabilitazione di LaRouche è essenziale per fermare il partito della guerra

Il 21 giugno lo Schiller Institute ha messo in rete un documentario di 80 minuti dal titolo “Il caso LaRouche, la prima montatura di Robert Mueller”, che ha dato il via a una campagna internazionale per chiedere la piena riabilitazione di Lyndon LaRouche. Il documentario dimostra che l’incarcerazione di LaRouche nel 1988 su accuse di frode sui prestiti e cospirazione per non pagare le tasse fu una delle più grosse montature giudiziarie del governo contro una personalità politica nella storia degli Stati Uniti.

Il lungometraggio mostra immagini dell’audizione indipendente del 1995 sulla corruzione del Ministero della Giustizia, in cui presero la parola Lyndon e Helga LaRouche, l’ex Ministro della Giustizia americano Ramsey Clark, l’avv. Odin Anderson, il noto attivista per i diritti civili J. L. Chestnut, l’ex congressista James Mann e altri. Emerge la profondità dell’ingiustizia commessa con l’incriminazione e l’incarcerazione di LaRouche nel tentativo di impedire la realizzazione delle sue idee e delle sue proposte.

Le implicazioni odierne sono enormi. Come indica il titolo del documentario, lo stesso apparato che condusse la montatura giudiziaria contro LaRouche negli anni Ottanta è oggi responsabile della caccia alle streghe contro il Presidente Trump. Esso include l’inquirente speciale Robert Mueller stesso, che era procuratore generale a Boston nella metà degli anni Ottanta e diede il via all’inchiesta contro LaRouche e il suo movimento politico, che stava riscuotendo una crescita di consensi elettorali. Sia la montatura giudiziaria sia l’inchiesta sul Russiagate implicano il coinvolgimento di enti di intelligence e forze dell’ordine negli Stati Uniti (note come il Deep State) per tacitare un oppositore politico.

Ma in ballo v’è molto di più, come ha dichiarato Helga Zepp-LaRouche durante una videoconferenza il 21 giugno. La riabilitazione del consorte, mancato nel febbraio di quest’anno, è il modo migliore per “disarmare e neutralizzare il partito della guerra negli Stati Uniti”. Anche se il collegamento non è ovvio per molti, ha spiegato, le reti che in questo momento cercano di provocare un conflitto militare con l’Iran, con la Corea del Nord e perfino con la Russia nel tentativo di salvare il proprio ordine mondiale morente sono le stesse che perseguitarono suo marito. Il caso LaRouche indica la coerenza tra “il partito della guerra oggi, l’apparato responsabile per l’insabbiamento dell’inchiesta sull’11 settembre (incluso Robert Mueller, allora direttore dell’FBI) e il Russiagate”.

Esortiamo i nostri lettori a guardare il documentario, in lingua inglese, e farlo circolare mandandolo a elenchi di posta elettronica, siti, blogger, condividendolo su facebook.com, twitter.com e altri media.

La Commissione UE tenta di ricattare anche la Svizzera

È pratica comune che leader di governo e di istituzioni uscenti si astengano dal prendere decisioni dalle gravi conseguenze a lungo termine. Ma la Commissione UE uscente fa esattamente l’opposto. Con l’Italia ha chiesto l’avvio di una procedura d’infrazione sul debito finora non mai applicata e che, se approvata, applicherebbe un meccanismo infernale di ispezioni e controlli trimestrali. Quindi se l’è presa anche con la Svizzera.

Il 19 giugno, il vicepresidente della Commissione Maroš Šefčovič ha minacciato il governo svizzero che, in mancanza di una ratifica dell’accordo quadro con l’UE, Bruxelles non rinnoverà il cosiddetto accordo di “equivalenza borsistica” in scadenza alla fine di giugno. Berna ha rinviato la ratifica e chiesto chiarimenti su tre questioni: protezione dei salari, aiuti di stato e diritti dei cittadini. I legislatori svizzeri sono preoccupati perché l’adeguamento alle regole dell’UE minaccia la fine del regime di alti salari che caratterizza la Federazione Elvetica, vogliono che sugli aiuti di stato si resti alle regole dell’Accordo di Libero Scambio e vuole mantenere il controllo delle frontiere. Nonostante la quota di stranieri residenti in Svizzera sia molto alta, immigrazione e residenza sono strettamente regolati e filtrati.

La minaccia della Commissione di non rinnovare l’accordo di “equivalenza” è stata vista dal governo svizzero come un inaccettabile ricatto. Essa ha avuto l’effetto contrario, quello cioè di vanificare le prospettive di accordo. La cosiddetta “equivalenza” stabilisce che le regole di borsa svizzere e dell’UE siano equivalenti, permettendo così ai trader europei di operare sul mercato azionario svizzero. La minaccia è comunque vuota. Il danno per l’economia svizzera risultante dalla fine dell’accordo è tollerabile – anzi, riducendo il volume degli scambi sgonfierebbe anche la bolla – soprattutto se soppesato con l’umiliazione politica di una capitolazione al ricatto. È anche evidente la discriminazione, perché Paesi terzi come gli Stati Uniti o l’Australia conclusero ai loro tempi accordi di equivalenza illimitati. Così, il 21 giugno il portavoce del governo svizzero Andrè Simonazzi ha dichiarato che Berna potrebbe rispondere vietando il trading di azioni svizzere sui mercati azionari dell’UE.

La Commissione ha commesso un grosso errore. Avrebbe potuto prolungare l’accordo per altri tre mesi, aspettando l’insediamento dei prossimi commissari, ma ha voluto darsi la zappa sui piedi.

Leader cinesi e nordcoreani discutono della denuclearizzazione della penisola

Il Presidente cinese Xi Jinping ha compiuto una visita di stato nella Corea del Nord il 20 e 21 giugno, la prima visita di un capo di stato e leader del Partito Comunista Cinese da quattordici anni. Anche se non sono stati resi noti i contenuti dell’incontro, il primo punto all’ordine del giorno era la denuclearizzazione della penisola coreana, ma Xi e il Presidente nordcoreano Kim Jong-un hanno discusso anche di aiuti cinesi allo sviluppo e forniture di cibo.

Il viaggio di Xi è stato annunciato solo pochi giorni prima, ovviamente in vista del vertice G20 a Osaka, in Giappone, e degli incontri bilaterali che Xi avrà col Presidente Trump. Il Presidente cinese ha svolto un ruolo positivo nel rendere possibili i due precedenti vertici tra il Presidente nordcoreano e i leader americani, e sostiene un terzo incontro tra Trump e Kim. Dal canto suo, Trump ha espresso più volte il proprio apprezzamento per l’aiuto di Xi.

Il vertice tra Kim e Trump in Vietnam lo scorso febbraio non si è concluso con un accordo perché il consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton ha insistito su richieste considerate inaccettabili da Pyongyang.

Dopo il suo incontro con Xi il 20 giugno, Kim ha dichiarato che il proprio Paese attende una risposta positiva capace di sbloccare lo stallo nei colloqui sulla questione nucleare con gli Stati Uniti. “La Corea del Nord vorrebbe restare paziente, ma spera che la controparte si muova per incontrarsi a metà strada ed esplorare piani di risoluzione che rispondano alle preoccupazioni di ciascuno” ha detto, stando all’emittente di stato cinese CCTV.

Nel giro di pochi giorni, Donald Trump ha inviato una lettera personale a Kim Jong-un, definita da quest’ultimo “eccellente”, col commento che “prenderà seriamente in considerazione l’interessante contenuto”. Non è stata data alcuna informazione su tale contenuto. Dal canto suo Kim ha mandato all’inizio del mese una “bellissima” lettera personale a Trump.

Poco prima di lasciare Pyongyang, Xi Jinping si è augurato di “proseguire la nostra amicizia e scrivere un nuovo capitolo nei nostri rapporti”. Ha sottolineato che i due Paesi mantengono rapporti stretti da generazioni, pur non citando le tensioni sorte negli ultimi anni per il programma nucleare di Pyongyang.

Ha lodato il dialogo pacifico sulla penisola coreana, sottolineando che esso è “nell’interesse comune dei nostri popoli” e promuove “il nostro bisogno reciproco di sviluppo” per arrivare a un accordo politico e mantenere nella regione la pace e la stabilità.

Mentre questa era la prima visita di Xi nella Corea del Nord da quando ascese al potere, Kim Jong-un ha compiuto quattro visite in Cina negli ultimi quindici mesi nell’ambito del processo che ha portato ai negoziati. Kim ha indicato anche il suo interesse a seguire il modello di sviluppo di Pechino (“il socialismo con caratteristiche cinesi”).

Deutsche Bank: da Bad Bank a Lemming Brothers

Undici anni dopo il crac del 2008, la Deutsche Bank si rifiuta ancora di imparare la lezione. Si è concentrata sul mondo parallelo dei derivati invece di tornare a finanziare l’economia reale. Il risultato è che il valore delle sue azioni è piombato dai 107 Euro del 2008 al livello abissale di 6 Euro oggi. E se la sua capitalizzazione di mercato è di soli 18 miliardi di Euro, ha una gigantesca bolla speculativa di 43.000 miliardi di valore nominale di contratti derivati(!).

I banchieri di Deutsche Bank avrebbero potuto impedire la caduta libera se avessero studiato le raccomandazioni fatte da Lyndon LaRouche nell’aprile 2016 per una riforma strutturale della banca, a partire dalla netta separazione tra attività ordinarie e speculative. Il suo approccio includeva interventi dello stato per consolidare la creazione di una nuova banca dedita all’emissione di crediti per progetti nell’economia reale, separando e congelando gli aggregati monetari sui libri contabili della banca per consentire uno scrutinio attento del valore reale da parte di un team di esperti indipendenti.

Invece, una settimana fa Deutsche Bank ha annunciato di aver stilato piani per la creazione di una “bad bank” che accolga titoli tossici per 50 miliardi di Euro nella forma di derivati a lungo termine. Si tratta di una tattica per rinviare la bancarotta. In realtà, essa renderà il disastro ancora peggiore, se gli investitori cadranno nella trappola facendo risalire il prezzo delle azioni. Verrà perso altro tempo che potrebbe essere usato per una seria ristrutturazione.

Come ha sottolineato l’economista tedesco Marc Friedrich, se crolla Deutsche Bank, il crac di Lehman Brothers sembrerà un gioco da ragazzi.

A questo punto la banca è “troppo grande per non fallire”. Deve uscire dalla fantasia speculativa, invece di cercare una “revisione” del suo business di US equity, che include il prime brokerage e i derivati azionari, e affrontare necessari licenziamenti nel Regno Unito, dove Deutsche Bank ha 8.500 dipendenti, e negli Stati Uniti, dove ne ha 10.000.

La direzione che Deutsche Bank dovrebbe prendere sarebbe quella di espandere gli accordi commerciali del tipo di quelli che ha già avviato per 3 miliardi di Euro con la China Construction Bank per il finanziamento di progetti che rientrano nella Nuova Via della Seta. Se i dirigenti di Deutsche Bank si atterranno invece all’approccio della “bad bank”, quando renderanno noto il loro piano alla fine di luglio, la banca potrà essere tranquillamente rinominata “Lemming Brothers”.

A Washington regnano due poteri

Come abbiamo scritto la scorsa settimana, il vertice del G20 previsto per il 28-29 giugno a Osaka potrebbe costituire un punto di svolta nella situazione strategica globale, allontanando il pericolo di guerra e favorendo l’avanzata del nuovo paradigma. Tra i più importanti appuntamenti vi saranno gli incontri ai margini fra Trump e Xi Jinping e possibilmente fra Trump e Putin.

Nelle settimane scorse, il “partito della guerra” transatlantico ha lanciato una provocazione dietro l’altra contro Russia, Cina e Iran. Come ha sottolineato Helga Zepp-LaRouche nella videoconferenza del 21 giugno, chiunque “non apra gli occhi e capisca che siamo sull’orlo della terza guerra mondiale non è nel mondo reale. Siamo più vicini alla terza guerra mondiale come mai nell’intero dopoguerra”.

Donald Trump è intervenuto all’ultimo momento per impedire un attacco aereo all’Iran, ma se l’attacco fosse avvenuto, come volevano i suoi consiglieri, “ci saremmo potuti trovare già avviati verso la terza guerra mondiale, e questa non è un’esagerazione”, ha dichiarato la presidente dello Schiller Institute.

L’episodio mostra che Trump si trova a combattere contro il partito della guerra nella sua stessa Amministrazione, rappresentato da John Bolton, Mike Pompeo e Mike Pence, confermando le rivelazioni del New York Times sui piani di guerra cibernetica contro la Russia.

La pubblicazione di quell’articolo era ovviamente mirata ad avvelenare ulteriormente i rapporti con la Russia e a sabotare un possibile incontro tra Trump e Putin al G20 di Osaka. Gli apparati di intelligence angloamericani hanno una lunga storia di uso di tattiche simili.

Tuttavia, il Presidente russo è pienamente consapevole della battaglia in corso a Washington. In un’intervista per l’emittente russa NTV il 23 giugno, egli ha ripetuto che desidera incontrare Trump per discutere di temi strategici, ma che alcune forze a Washington stanno bloccando questa possibilità. “Vediamo che il sistema è tale che molte cose che egli [Trump] vuole fare non si possono fare”, ha affermato.

Il tema era già emerso il 20 giugno in un colloquio con i giornalisti, nel quale Putin ha notato che “anche se il Presidente [Trump] vuole in qualche modo incontrarci a metà strada, vuole parlare di qualcosa, v’è una miriade di restrizioni dovute all’azione di altre istituzioni di governo. Ciò è specialmente vero ora, che il Presidente in carica dovrà tenere d’occhio le istanze della campagna elettorale già iniziata”.

È su questo sfondo che il vertice del G20 potrebbe dimostrarsi decisivo. È già in programma un vertice trilaterale tra Xi, Putin e il Premier indiano Modi. Sarebbe l’ideale se essi invitassero Trump a unirsi, in una discussione a quattro su come neutralizzare il partito della guerra e assicurare la pace con lo sviluppo economico e con la cooperazione win-win. In quel caso sarebbe un G20 che entrerebbe nella storia.

L’ex ministro della Giustizia americano Ramsey Clark: LaRouche fu vittima di gravi abusi giudiziari

Pubblichiamo la lettera dell’ex Ministro della Giustizia Ramsey Clark al Ministro della Giustizia Janet Reno trasmessa il 26 aprile 1995, che dimostra come quello contro LaRouche fu un processo motivato politicamente.

Egregio Ministro della Giustizia Reno,

sono stato avvocato difensore in questo processo dall’indomani della sentenza del gennaio 1990 a carico degli imputati e nel processo di appello e nelle successive mozioni e appelli nel procedimento previsto dall’art. 28 della Costituzione degli Stati Uniti, par. 2255 e dal F.R.Cr.P. Rule 33. Mi rivolgo direttamente a Lei, poiché credo esso implichi un ampio ventaglio di condotte malevole e abusi di potere, deliberati e sistematici, esercitati per un periodo di tempo e con sforzi di distruzione di un movimento politico e della sua guida, più estesi che in qualunque altro processo federale di cui sono a conoscenza. Tre tribunali hanno già condannato la condotta del Ministero in questa campagna persecutoria. Il risultato sono stati abusi giudiziari che, al momento, possono essere corretti soltanto tramite una revisione obiettiva e un’azione coraggiosa da parte del Ministero della Giustizia.

Come Lei ricorderà, nell’agosto 1993, un collega avvocato ed io richiedemmo una revisione del processo e lo stralcio o l’emendamento della decisione n. 792 del Ministero di sottoporre gli imputati alla commissione per la libertà condizionata. Entrambe le richieste furono respinte all’epoca, da Laurence A. Urgenson, sottosegretario al Ministero della Giustizia, il quale sostenne che la questione era stata lasciata al giudizio della Corte d’Appello del Quarto Distretto e che qualunque revisione direttoriale non dovesse interferire con la revisione giuridica.

L’appello è stato rifiutato e nessun’altra azione giudiziaria è in esame o prevista. Tutte le azioni tramite le quali chiediamo la revisione ebbero luogo sotto la precedente Amministrazione e il Sig. LaRouche e i suoi co-imputati sono in libertà vigilata oppure hanno concluso il proprio periodo di detenzione. Una revisione completa rimane tuttavia vitale, per via della gravità delle violazioni, dei precedenti che esse potrebbero avere sulla futura condotta del Ministero se non fossero affrontate, del prezzo di questa manifestazione di ingiustizia e del fatto che altri imputati giudicati dallo Stato delle Virginia, nell’operazione congiunta statale e federale, sono in carcere e stanno scontando sentenze draconiane, per le quali nutrono scarse speranze di essere rilasciati, a meno che non vengano riconosciuti gli abusi giudiziario commessi nei loro confronti ai diversi livelli governativi.

A causa della decennale vendetta contro di lui, sono anche preoccupato, in ragione degli eventi recenti che potrebbero minacciare l’azione della commissione sulla libertà vigilata, che questo possa mettere in discussione la libertà vigilata di LaRouche.

L’inchiesta che portò all’incriminazione di LaRouche et al. fu resa pubblica alla fine dell’ottobre 1984, quando il Ministro [della Giustizia] del Massachussetts William Weld tenne una conferenza stampa per annunciarne l’inizio, riferendosi alle accuse trasmesse dalla NBC TV di Boston. Nei fatti la persecuzione e le inchieste dei federali erano iniziate anni prima di questa accusa pubblica.

Il 6 ottobre 1986 le imputazioni furono presentate a Boston contro alcuni dirigenti del partito politico del Sig. LaRouche. Simultaneamente, fu condotta una perquisizione di due giorni, che coinvolse quattrocento agenti della pubblica sicurezza, degli uffici di diverse società associate al movimento politico dai quali furono sequestrati due milioni di documenti. L’indagine continuò e il Sig. LaRouche stesso fu infine imputato una seconda volta nel luglio 1987; il 4 maggio 1988 il processo fu annullato per vizio di forma. Durante il periodo intercorso William Weld era sottosegretario per la sezione penale, dove sovraintese alla prosecuzione ministeriale di Lyndon LaRouche.

Dopo l’annullamento del processo di Boston, con una decisione sulla mozione riguardante la scorrettezza procedurale, il giudice Robert Keeton rilevò per la prima volta il comportamento oltraggioso del governo. Anche se negò la revisione del processo, dichiarò che fossero state commesse “scorrettezze procedurali e istituzionali”. In un giudizio successivo al processo il giudice Keeton rilevò che l’agente dell’FBI Richard Egan aveva distrutto dei documenti in modo improprio e in “piena violazione” del diritto ad un equo processo in tribunale.

Nonostante il fatto che il processo di Boston fosse previsto per il 3 gennaio 1989, il Ministero della Giustizia decise di trovare una sede e una teoria legale più favorevoli, dunque frettolosamente passò a un’imputazione presso il Distretto orientale della Virginia il 14 ottobre 1988. Cinque settimane dopo il processo cominciava nel “frettoloso tribunale” di Alexandria, il 21 novembre 1988. Quattro settimane dopo tutti gli imputati, il Sig. LaRouche compreso, furono incarcerati. Il tribunale del Quarto Distretto negò l’appello e altri rimedi giudiziari. Durante l’inchiesta federale di Boston, il governo aveva cercato di infliggere sanzioni contro le società associate al movimento politico. Le sanzioni, che superavano i 20 milioni di dollari, furono la base sulla quale l’ufficio del Ministro per il Distretto orientale della Virginia impose senza precedenti e in modo illegittimo la bancarotta della società sanzionate nel 1987. Il Ministero non intendeva raccogliere denaro, ma far tacere voci e distruggere un movimento. Il governo, ex parte, cercò e ricevette un ordine di effettiva chiusura delle società editoriali, tutte oggetto del primo emendamento costituzionale, impedendo in modo efficace l’ulteriore solvibilità dei loro debiti. Una piccola posizione debitoria costituì la base di tutte le imputazioni in Virginia. Il tribunale fallimentare aveva reso impossibile il ripagamento del debito verso pochi creditori che avrebbero potuto protestare presso il governo. Quando il tribunale fallimentare sentenziò in modo definitivo nel 1989, dopo che gli imputati erano già stati incarcerati ad Alexandria, archiviò il caso. Il tribunale giunse alla conclusione che il governo avesse operato in “obiettiva mala fede” e con una “frode costruttiva della corte” sottoponendo un procedimento involontario. Le attività editoriali non furono mai riavviate.

Così, il governo creò un bacino di creditori che non poterono, per via legale, essere ripagati dai debitori, e da questo bacino scelsero un piccolo gruppo di creditori presentati al processo come vittime, chiedendo loro se fossero stati rimborsati. Dovettero ricorrere a questo stratagemma perché se fosse stato provato che il debito veniva ripagato non avrebbe avuto alcun senso istruire un processo. I pagamenti erano stati fatti fino al momento della bancarotta forzata, ma furono resi impossibili successivamente, con la chiara intenzione di far procedere l’accusa penale, come in seguito dimostrarono i documenti resi pubblici grazie al Freedom of Information Act e dalle dichiarazioni rese dal sottosegretario John Markham.

Il 18 febbraio 1995 su rilevata la terza grave scorrettezza procedurale da parte del giudice della corte suprema di New York, che emise una sentenza sulle violazioni commesse da Brady e Rosario durante un processo correlato. Dopo una “udienza per indagare sui rapporti e l’estensione della cooperazione tra la pubblica accusa federale in Virginia e la pubblica accusa a New York…”, il tribunale rimandò a un nuovo processo, ritenendo che:

Tutte le dette circostanze suggeriscono uno sforzo meticoloso e calcolato dell’uso contro gli imputati di enormi quantità di informazioni che la pubblica accusa [federale] in Virginia aveva reso disponibili al Ministro della Giustizia di New York senza l’onere di rivelare prove scagionanti o altre informazioni pertinenti che la pubblica accusa di New York ha l’obbligo di mettere a disposizione della difesa. Queste circostanze fanno pensare a un’inferenza di congiura per colpire gli imputati a qualunque costo sia qui sia in Virginia.

Processo n. 8654/87, Popolo contro Robert Primack et al., della corte suprema di New York, Contea di New York, Parte 81/83, opinione di Crane, J., 2/16/95.

Il giudice di New York Crane giudicò anche la veridicità delle testimonianze dell’agente speciale dell’FBI Klund, un agente coinvolto nelle indagini su LaRouche:

… la corte respinge la spiegazione dell’agente Klund che la sua tabella fu distrutta dalla fotocopiatrice. La corte trova dolorosamente ovvio che… la sua speculazione sotto testimonianza mirava a proteggere il segreto di questi resoconti [delle dichiarazioni di 302 testimoni fatte all’FBI].

In connessione con la mozione 2255 degli imputati nel Distretto orientale della Virginia, sei volumi di nuove prove furono aggiunti in appendice. Questi materiali comprendevano 83 indizi, scoperti dopo il processo, relativi agli abusi giudiziari commessi dal governo. Questo materiale, che non è mai stato passato in serio esame, rivela una serie di scorrettezze procedurali, tre le quali:

* falsificazione di fatti materiali [eviolazioni di Brady da parte della pubblica accusa;

* occultamento alla pubblica accusa di materiale rilevante da parte dell’FBI per impedirne la scoperta;

* perquisizioni e sequestri illegittimi da parte degli agenti governativi;

* corruzione e condono dello spergiuro;

* manomissione di testimonianze; mancanza di rispetto di promesse, premi e inviti allo spergiuro nei confronti dei teste

* uso improprio di materie civili per portare avanti un processo penale;

* negazione dell’esistenza di un dossier dell’FBI su Lyndon LaRouche e mancata trasmissione ex ordine esecutivo 12333 del dossier stesso;

* creazione di una campagna mediatica avversa tramite fughe di notizie e commenti non attribuiti [ai responsabili].

In breve, ciò dimostra la presenza di una congiura pervasiva e di un’azione concertata atta a ottenere quel che il giudice Crane rilevò, “colpire gli imputati a qualunque costo”, e quindi di insabbiare le prove scagionanti. Il fatto della motivazione politica in questa congiura è dimostrato in particolare da ciò che rivela la collaborazione tra il governo e gli antagonisti dichiarati di LaRouche e del suo movimento.

Questi materiali, uniti alle prove precedentemente disponibili degli abusi giudiziari, alle scoperte più recenti, alle sentenze giudiziarie sulle scorrettezze procedurali ed alla strabordante manifestazione di ingiustizia rendono indispensabile una revisione del processo, non soltanto per gli imputati, ma anche per il Ministero della Giustizia e per il pubblico.

Poiché Lei conosce meglio di tutti quale ufficio del Ministero possa condurre una revisione efficace, credo [di poter indicare] che esso dovrebbe essere un ufficio con la piena autorità ministeriale e che la Sezione penale sia inappropriata per via del suo coinvolgimento nel processo in tutti questi anni.

Presento questo caso a Lei direttamente non soltanto quale avvocato dei miei clienti, che credo siano vittime di un rozzo abuso di potere giudiziario da parte del governo, ma anche nella convinzione che rimediare a tali storture sia essenziale per la giustizia e per la fiducia nella nostre istituzioni. Vorrei discutere della questione con Lei. In quel momento porterei a Lei e all’ufficio da Lei designato i documenti a sostegno delle affermazioni contenute in questa lettera. Chiamerò il Suo ufficio per un appuntamento.

In fede,

Ramsey Clark

(Foto: Ramsey Clark col Presidente Johnson)

Un documentario sulla riabilitazione di LaRouche e l’urgenza delle sue idee per uscire dalla crisi

In tutta la sua vita, l’economista americano Lyndon LaRouche si è battuto per un nuovo ordine economico mondiale più giusto, per combattere il sottosviluppo, per porre fine allo sfruttamento coloniale in Africa e nel terzo mondo, per combattere la degradazione economica e culturale. Le sue proposte in politica economica, tra cui il ripristino della legge Glass-Steagall, le 4 leggi di LaRouche e la Nuova Via della Seta, sono oggi al centro del dibattito in molti paesi, tra cui l’Italia. Per questo motivo nel 1986 fu incarcerato per le sue idee dagli stessi interessi finanziari anglo-americani che oggi tentano un golpe contro il Presidente degli Stati Uniti, tra cui l’inquirente speciale Robert Mueller.

Il documentario che pubblichiamo dimostra che si trattò di un processo politicamente motivato, e include le testimonianze dell’ex ministro della Giustizia americano Ramsey Clark, di sua moglie Helga Zepp-LaRouche e di altre personalità famose che nel 1995 chiesero la sua liberazione in tutto il mondo. Ti chiediamo di diffondere questo documentario per chiedere la riabilitazione di LaRouche.

Ti chiediamo inoltre di sottoscrivere le seguenti petizioni per la riabilitazione di LaRouche, la prima sul sito LPAC, la seconda è una lettera di Liliana Gorini, presidente di MoviSol, al Presidente Trump in cui si chiede la riabilitazione di LaRouche, e può essere sottoscritta inviando il seguente messaggio a movisol2@libero.it “sottoscrivo la petizione per la riabilitazione di LaRouche”.
Petizione per chiedere al Presidente Trump che LaRouche venga scagionato!
MoviSol scrive al Presidente Trump per chiedere la riabilitazione di LaRouche

Una pericolosa provocazione rischia di impedire il dialogo con l’Iran

Gli attacchi a due petroliere nel Golfo di Oman vicino allo stretto di Hormuz il 13 giugno, seguìti dagli attacchi contro quattro petroliere il 14 maggio, portano le impronte di una provocazione militare e di intelligence destinata a provocare una crisi e dare la colpa all’Iran. Forze navali britanniche, americane, saudite e degli emirati sono state dispiegate nell’area e sono capaci di mettere in scena una provocazione simile contro la Repubblica Islamica, che è stata privata delle vendite di petrolio. I leader iraniani e la Guardia Rivoluzionaria hanno minacciato che, in caso di embargo totale delle esportazioni di petrolio, a nessun altro verrà concesso di esportare petrolio dalla regione. Questa viene citata da ambienti neo-conservatori come una dichiarazione di intenti di attaccare le petroliere di altri Paesi.

Tuttavia, sembra che il Presidente Trump, fino a pochi minuti prima degli attacchi, avesse in mente qualcosa di diverso da una guerra. In effetti, il suo alleato, il Premier giapponese Shinzo Abe (nella foto con Putin), che aveva giocato a golf con Trump solo una settimana prima, si stava preparando proprio quella mattina del 13 giugno in cui si sono verificati gli attacchi a due petroliere, una delle quali giapponese, a incontrare la Guida Suprema iraniana Ayatollah Khamenei a Teheran per portargli un messaggio conciliatorio da Trump. Il tempismo degli attacchi indica chiaramente che si trattava di una provocazione.

Nel giro di poche ore il Segretario di Stato americano Mike Pompeo ha tenuto una conferenza per la stampa per afferma che è “valutazione del governo americano” che l’Iran sia responsabile degli attacchi. Questo, prima che venisse condotta un’inchiesta e mentre i marinai delle navi erano appena stati evacuati dalle petroliere. Il funzionario e veterano di intelligence, il colonnello in congedo Pat Lang, ha risposto a questa affermazione nel suo blog “Sic Semper Tyrannis” col titolo “Una valutazione del governo americano, non una valutazione di intelligence?”. Dopo l’imbroglio della “valutazione del governo” sul presunto attacco chimico dell’esercito siriano a Ghuta nel 2013, si chiede “quante agenzie della comunità di intelligence americana” abbiano contribuito a tale giudizio.

In effetti, così come non aveva alcun senso che il Presidente siriano Assad colpisse “col gas donne e bambini” a Ghuta mentre il mondo stava a guardare, anche Teheran non ha alcun interesse nel dimostrare al mondo (attaccando delle petroliere) che i neo-conservatori, Israele e i sauditi avevano ragione con le loro accuse sulla natura bellicosa e terrorista dell’Iran.

Helga Zepp-LaRouche alla CGTN: l’Italia ha indicato la strada all’UE

La fondatrice dello Schiller Institute, Helga Zepp-LaRouche (nella foto durante un recente convegno in Cina), e il direttore dell’EIR a Washington, William Jones, sono stati ospiti del noto giornalista Yang Rui per la puntata del 13 giugno della nota trasmissione “Dialogo” trasmessa in prima serata sul canale cinese in lingua inglese CGTN (China Global Television Network). L’intervista, durata 25 minuti, è andata in onda con il titolo “Occasioni e rischi della Belt and Road Initiative” (vedi intervista sotto).

La prima domanda di Yang rivolta a Zepp-LaRouche ha riguardato la decisione italiana di aderire alla BRI, potendo provocare un “effetto domino” tra gli altri membri dell’UE, analogamente a quanto accadde quando Londra aderì alla Banca per gli Investimenti Infrastrutturali in Asia (BAII/AIIB), seguita prontamente da tutti gli altri.

“Ritengo che il Memorandum d’intesa firmato da Italia e Cina possa essere il modello per i rapporti di tutti i Paesi europei con la Cina, non solo a livello bilaterale, ma anche, per esempio, in una missione congiunta per sviluppare il continente africano. L’Africa avrà 2,5 miliardi di abitanti nel 2050; o gli europei si uniscono alla Cina e ad altre nazioni per industrializzare il continente africano, o si sarà la più grande crisi migratoria della storia. Il governo italiano, per bocca del Primo ministro Conte, ha già affermato che l’Italia vuole assumere la leadership e condurre gli europei a cooperare con la BRI. La buona notizia è che, contrariamente a ciò che qualcuno pensa, Conte ha anche un buon rapporto con il Presidente Trump”.

“Perciò penso che la questione strategica numero uno sia come portare lo sviluppo a molte nazioni nel mondo, convincendo gli Stati Uniti ad aderire; perché, se non lo facciamo v’è il rischio della cosiddetta ‘trappola di Tucidide’. Ma penso che il governo italiano svolga un ruolo molto costruttivo su questi temi”.

A un certo punto, Yang ha chiesto a Jones se l’opposizione dell’UE alla BRI sia dovuta a una presunta mancanza di trasparenza. Jones ha risposto che la polemica è una “tempesta in un bicchiere. La BRI è trasparente verso coloro che ricevono gli investimenti e che ne traggono beneficio”. Tuttavia, la BRI “rappresenta una rottura con la politica dell’UE che vincola gli investimenti a precise condizioni”. La Cina è intenta a costruire infrastrutture senza imporre condizioni non necessarie e senza interferire con i sistemi politici degli altri Paesi. “L’obiettivo è migliorare la vita dei popoli e i popoli lo vedono sul terreno. Le obiezioni sollevate sulla cosiddetta ‘trasparenza’ sono a mio parere un tentativo di fermare l’abbrivio dell’iniziativa”.

Helga Zepp-LaRouche sul China Daily: gli Stati Uniti aderiscano alla Nuova Via della Seta

La fondatrice e presidente dello Schiller Institute esprime l’urgenza che “gli Stati Uniti si uniscano alla Belt and Road Initiative durante il Forum che ha illustrato i principî e gli scopi della proposta di sviluppo globale formulata dalla Cina”, riferiva ieri il China Daily.

Il quotidiano cinese in lingua inglese cita alcuni passi dal messaggio teletrasmesso di Helga Zepp-LaRouche al Forum di Glendale sul tema “La Belt and Road Initiative della Cina – Un’occasione storica per gli Stati Uniti”.

“Vogliamo cooperare con la Belt and Road Initiative, ed insistiamo con veemenza affinché gli Stati Uniti vi prendano parte”, ha dichiarato Helga Zepp-LaRouche ai partecipanti, tra i quali diplomatici cinesi, belgi e kenioti e rappresentanti di enti locali americani.

“Helga Zepp-LaRouche ha lodato gli sforzi della Cina”, ha aggiunto il China Daily, “di riforma e di apertura, che sostiene abbiano non soltanto trasformato la Cina dal punto di vista economico, ma anche permesso alla Cina di soccorrere altri Paesi nel superamento del sottosviluppo e della povertà. ‘L’Occidente non dovrebbe prendersela per questo, poiché avrebbe potuto fare altrettanto. Perché gli Stati Uniti e l’Europa non hanno sviluppato l’Africa, l’America Latina e gran parte dell’Asia?’, ha chiesto”.

Il quotidiano cinese riferisce inoltre che nella sua presentazione sulla BRI, il viceconsole generale cinese a Los Angeles, Shi Yuanqiang, ha affermato che, mentre gli Stati Uniti quest’anno non hanno inviato propri rappresentanti al secondo Forum della Belt and Road Initiative per la Cooperazione Internazionale, erano presenti i rappresentanti dell’ambasciata americana in Cina e, “infatti, gli Stati Uniti hanno avuto il più ampio gruppo di delegati, tra le nazioni presenti al secondo forum”.

Shi ha indicato con enfasi le innumerevoli occasioni che i progetti della BRI mettono a disposizione delle società americane.

Anche un sito americano in lingua cinese ha pubblicato un resoconto più esteso del forum di Los Angeles, includendo fotografie di relatori e pubblico.

Tra i venti crescenti di guerra

Il vertice del G20 che si terrà il 28-29 giugno in Giappone rappresenterà ancora una potenziale svolta, come risultato degli incontri tra Trump, Xi e Putin. In preparazione del vertice v’è stata una grande attività diplomatica in Asia, mirata a rafforzare la cooperazione economica e di sicurezza. A Bishkek, in Kirghizistan, si è tenuto il 12-13 giugno il vertice della Shanghai Cooperation Organization (SCO) a livello di capi di stato e di governo (Cina, India, Kazakistan, Kirghizistan, Pakistan, Russia, Tagikistan, Uzbekistan, con l’Iran come mero osservatore). Al vertice della SCO ha fatto séguito la Conferenza sull’Interazione e sulle Misure di Costruzione della Fiducia in Asia a Dushambe (Tagikistan) dal 14 al 15 giugno, alla quale hanno partecipato 27 stati membri in rappresentanza del 90% della popolazione asiatica.

Al vertice della SCO il Ministro indiano degli Esteri ha annunciato che a Osaka si avrà un incontro trilaterale tra Xi Jinping, Putin e Narendra Modi. Attorno a un tavolo siederanno i leader di tre delle quattro potenze la cui alleanza Lyndon LaRouche sempre auspicò. Mancheranno gli Stati Uniti, attraversati da uno scontro per il potere.

Alla complessa situazione negli Stati Uniti, cui si è riferito lo stesso Putin, a Bishkek, dichiarando solennemente di non poter dire alcunché di positivo “sui nostri rapporti con gli Stati Uniti. Essi infatti si stanno deteriorando, peggiorando di ora in ora”. I leader russi sono preoccupati del crescente pericolo di un conflitto e hanno espresso i loro timori in numerose dichiarazioni nelle scorse settimane.

È certamente vero che gli ambienti neo-conservatori angloamericani sono in piena mobilitazione per impedire il progresso nella cooperazione tra Cina, Russia, India e Stati Uniti. In questo contesto, il New York Times ha sostenuto in un articolo del 15 giugno che il Cyber Command del Pentagono avrebbe incrementato la capacità di attacchi cibernetici contro la rete elettrica e altre infrastrutture russe. L’articolo cita funzionari del governo americano secondo i quali Trump non sarebbe stato informato del potenziamento di tali capacità offensive. Trump ha reagito con dei tweet dichiarando che la notizia è falsa e accusando il New York Times di sovversione.

Inoltre, secondo quanto riferiscono il Guardian e la BBC, il Regno Unito pianifica di dispiegare nuovamente le proprie forze speciali in azioni mirate contro la Russia, per contrastare le presunte attività “ostili” di Mosca in Africa e altrove. Pronta la nuova dottrina giustificativa, accennata dal capo di stato maggiore britannico, Carleton-Smith, il quale ha dichiarato che non è più possibile distinguere chiaramente tra guerra e pace a causa delle possibilità offerte dalla cibernetica e dalla disinformazione.

Tutto ciò è ben lontano dal desiderio di cooperazione e dalla stabilità espressi all’ordine del giorno nelle conferenze asiatiche. Fortunatamente, però, i leader mondiali – in primo luogo quelli di Russia, Cina e India – distinguono tra le posizioni espresse da Trump personalmente e le provocazioni provenienti dagli altri membri della sua Amministrazione, e in particolare quelle del consigliere per la sicurezza John Bolton, del Segretario di Stato Mike Pompeo (nella foto con Putin) e del Vicepresidente Mike Pence.

Tuttavia, alla frase sopra riportata Putin ha aggiunto di sperare che “alla fine trionferà il buon senso” e sarà possibile “giungere al prossimo G20 a qualche soluzione costruttiva” con tutti i partner, compresi gli Stati Uniti.

Italia: i “minibot” non sono una moneta parallela, ma potrebbero diventarlo

Dietro l’ondata di isteria scatenata sui media europei, nelle cancellerie e nelle istituzioni dell’UE dalla proposta di emettere i “minibot” si cela il timore non tanto che l’Italia emetta moneta o debito (categorie aristoteliche che sembra tolgano il sonno a Mario Draghi), ma che il nostro Paese si attrezzi per parare eventuali ricatti della BCE.

I fautori dei “minibot”, tra cui Claudio Borghi, Antonio Maria Rinaldi (nella foto) e Nino Galloni, hanno esaurientemente spiegato che essi non sono né moneta né debito. Per essere moneta, dovrebbero avere corso forzoso, cosa che non hanno. Per essere debito, dovrebbero avere una rendita e una scadenza, cosa che non hanno. I “minibot” sarebbero offerti volontariamente ai creditori dello Stato. Come ha spiegato Antonio Maria Rinaldi in un’intervista con Luca Telese, “è molto semplice, è una partita di giro. Io ho un credito di 10 mila euro. Lo Stato mi dà un buono da 10 mila euro. E io con quello pago le tasse per 10 mila euro. È una cosa civile”.

Tuttavia, gli ideatori dei “minibot” sperano anche che una parte possa essere accettata dai commercianti, dando uno stimolo marginale ma importante alla domanda.

V’è però un altro aspetto di non secondaria importanza. Se il negoziato con la Commissione dell’UE dovesse prendere una brutta piega e si dovesse giungere a una crisi simile a quella del 2011, l’Italia disporrebbe di un potenziale strumento per disinnescare l’arma più temibile dell’avversario, e cioè il taglio della liquidità di emergenza della BCE alle banche. È quanto fece Draghi nel 2015 per spezzare le reni alla Grecia e costringerla ad accettare la Troika. Se guerra fosse, piuttosto che arrendersi l’Italia potrebbe convertire i “minibot” in una vera moneta parallela a corso forzoso e rifornirne le banche.

Al momento è difficile prevedere quale sarà l’esito del negoziato. La commissione uscente ha minacciato la procedura di infrazione, ma si tratta appunto di una commissione in scadenza. Nell’intervista summenzionata, Rinaldi ha spiegato con immagini colorite “che noi non polemizziamo con chi ha gli scatoloni di cartone in mano”. E ha aggiunto: “L’Italia ha bisogno di ripartire con la crescita, non di proseguire con l’austerity. Non importa l’entità del debito, conta il nostro rapporto con il PIL. E noi dobbiamo aumentare il PIL. Per farlo occorrono investimenti, e dunque spesa. Più facile di così!”

Rinaldi ha giustamente fatto notare che nel dibattito europeo aleggia un convitato di pietra: la prossima grande crisi finanziaria. “Quando scoppiò la bolla dei subprime”, ha fatto notare, “nel mondo c’erano 4.800 miliardi di titoli spazzatura”. Oggi “ce ne sono il doppio, 9.600. Questo è un indice reale del fallimento delle politiche comunitarie. Hanno messo la museruola agli Stati, ma la finanza fa quello che vuole”.

Gli stessi temi sono stati affrontati in una sede più solenne dal prof. Paolo Savona alla sua prima uscita da Presidente della Consob. In una lunga e dotta prolusione, Savona ha ricordato che, dopo la crisi del 2008, nulla è stato fatto per risolvere la crisi finanziaria e, in particolare, il problema del debito dei derivati, e ha polemizzato con chi considera il debito pubblico italiano insostenibile.

Citando l’esempio del Giappone, che ha oltre il 200% di debito sul PIL, Savona ha spiegato che non esiste una quota assoluta di insostenibilità, e che questa dipende esclusivamente dalla crescita o dalla mancata crescita del PIL. Al proposito, ha caldeggiato uno shock di investimenti pubblici per 20 miliardi per riavviare l’economia italiana.

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