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L’esperienza cinese può contribuire a trasformare i deserti africani in giardini

di William Jones

Corrispondente dell’Executive Intelligence Review da Washington e membro non residente dell’Istituto Chongyang per gli Studi della Finanza, presso l’Università Renmin.

Nell’ambito della visita del Presidente cinese Xi Jinping in Italia si parlerà sicuramente di cooperazione tra Cina e Italia sul continente africano. Per l’Italia la questione africana ha rilevanza umanitaria ed economica. La devastazione economica di molti Paesi africani spinge sempre più migranti sulle coste italiane e la responsabilità della loro accoglienza è a carico dell’economia italiana. Per la Cina l’Africa è sempre stata oggetto di particolare attenzione, per via delle comuni condizioni di sottosviluppo durate per lungo tempo. Ma l’offerta di aiuto cinese non è mai mancata pur quando entrambe, Cina e Africa, erano considerate Paesi in via di sviluppo.

Uno dei progetti più rilevanti e significativi a tal proposito è il Progetto Transaqua (foto), un progetto di trasferimento idrico dal bacino del fiume Congo, il fiume con la seconda portata più grande nel mondo, al bacino del fiume Chari, affluente del Lago Ciad in costante riduzione della propria superficie (dai 25mila km2 del 1960 ai 1500 km2 di oggi).

Il trasferimento idrico permetterebbe di ripristinare il Lago Ciad e le dighe e gli impianti di produzione di energia lungo l’idrovia favorirebbero lo sviluppo regionale, interessando direttamente la Repubblica Democratica del Congo, l’Africa Centrale e la Nigeria. Anche il Niger, il Camerun, il Ciad e il Congo Brazzaville ne beneficerebbero.

La società Bonifica SpA è l’ideatrice del progetto e ne ha fatto la sua missione. Nel 2017 firmò con PowerChina un’accordo per lo sviluppo congiunto del progetto. La Cina, forte della sua esperienza nei progetti di trasporto idrico lungo l’asse Nord-Sud del proprio territorio, ha accumulato una vasta esperienza per poter affrontare un progetto del genere. La collaborazione si adatta anche alla proposta Nuova Via della Seta (BRI, Belt and Road Initiative), a cui il governo italiano ha aderito. PowerChina ha già contribuito agli studi di pre-fattibilità del progetto di Bonifica.

Nel 2018, i rappresentanti di entrambe le società furono invitati come relatori alla Conferenza Internazionale sul Lago Ciad, organizzata ad Abuja dal governo nigeriano. La dichiarazione finale asserì che il Lago Ciad richiede un’azione immediata. In quella occasione, il governo italiano promise 1,5 mln di euro (1,7 mln di dollari) per sostenerne lo studio di fattibilità.

L’ampliamento della BRI all’Africa ha fatto spirare un soffio di nuova speranza su un continente quasi abbandonato dall’Occidente, dal punto di vista delle grandi opere di sviluppo. La ferrovia Mombasa-Nairobi, la ferrovia rivierasca nigeriana, la ferrovia Ciad-Sudan, la ferrovia che unisce Port Sudan a Khartum creano già le condizioni per la possibile industrializzazione dell’intero continente africano.

Mentre la Cina ha svolto un ruolo di rottura, riavviando la prospettiva progettuale dello sviluppo industriale africano, la quantità di progetti è tale che la sola Cina non potrà farsene carico. La BRI offre alle nazioni occidentali l’occasione di lavorare assieme al perseguimento di tale obiettivo. La cooperazione con l’Italia sul Progetto Transaqua per il Lago Ciad si presenta come esempio e paradigma del funzionamento della BRI stessa.

Anche se certe nazioni occidentali stanno cercando di raffigurare la BRI come una “mossa” geopolitica della Cina, chiunque sia attento agli effetti esercitati sui Paesi coinvolti dai progetti che li hanno interessati sa della falsità di tali affermazioni. Come disse Abramo Lincoln, “Non si può ingannare tutta la gente per sempre”. Nella misura in cui le nazioni supereranno le proprie paure e cominceranno a operare nell’ambito della Nuova Via della Seta e uniranno le forze per sviluppare altre nazioni, esse stesse comprenderanno sempre meglio l’importanza del progetto e delle sue implicazioni più profonde per lo sviluppo del globo.

La Cina ha già registrato grandi successi nello sforzo di invertire il processo della desertificazione tramite i trasferimenti idrici, la riforestazione e l’irrigazione. Se alcune di queste competenze fossero applicate al caso africano, potremmo trasformare la regione del Sahel in un vero giardino, come lo era una volta. Le lezioni apprese, inoltre, potrebbero essere sfruttate su più larga scala per cambiare la natura della vita su questo pianeta a vantaggio di tutti i suoi abitanti.

L’articolo è apparso su CGTN https://news.cgtn.com/news/3d3d414d7855444e33457a6333566d54/index.html

Vaclav Klaus denuncia l’agenda del Club di Roma e la mancanza di democrazia nell’UE

L’ex Presidente della Repubblica Ceca Vaclav Klaus ha accusato l’Unione Europea di essere un sistema corrotto e inefficiente come il Consiglio per la Mutua Assistenza Economica, o COMECON, l’organizzazione guidata dall’Unione Sovietica che decideva delle economie dell’Europa Orientale tra il 1949 ed il 1991. Klaus ha vissuto sotto il comunismo per quarant’anni ed è stato Presidente della Repubblica Ceca dal 2003 al 2013.

Il Prof. Klaus ha espresso il suo pensiero il 12 marzo nel corso di una prolusione al Centro per gli Studi Finanziari dell’Università di Francoforte, sotto gli auspici di Otmar Issing, presidente del Centro ed ex economista capo della Banca Centrale Europea. La sua prolusione era intitolata “l’UE non è l’Europa”. “Viviamo nell’era di un nuovo autoritarismo di élite illiberali, di neomarxisti della Scuola di Francoforte, di presunti esperti, di burocrati di organizzazioni internazionali, di protagonisti informatici e lobbisti, di esponenti di ONG politiche molto rumorosi”, ha accusato Klaus. Il risultato è che “il potere è passato da rappresentanti eletti a funzionari permanenti, da consigli locali a burocrazie centrali, da legislatori a dirigenti, da parlamenti nazionali a [assemblee di] Bruxelles e Strasburgo, dai cittadini allo Stato”.

Queste élite, dal suo punto di vista, non comprendono che “l’Europa è un’entità culturale e civilizzata storicamente evoluta (con confini geografici più o meno accettati), mentre l’UE è un costrutto creato dall’uomo che ha un inizio ben definito e, indubbiamente, avrà una fine gloriosa o ingloriosa”. Benché costoro considerino lo stato nazionale sovrano “un anacronismo storicamente obsoleto” da superare, Klaus considera lo Stato e la sovranità nazionali la base per difendere i diritti politici ed economici del popolo. Ha definito i Trattati di Maastricht e di Lisbona “errori storici”, in quanto hanno trasformato il concetto originale di integrazione in unificazione, trasformando “alcune regioni dell’UE in vincitrici e altre in perdenti” a vantaggio del Nord e svantaggio del Sud.

Quanto alle preoccupazioni ambientali, Vaclav Klaus ha ripreso argomentazioni ben note ai nostri lettori. Ha criticato “la convinzione quasi religiosa dell’UE che gli imperativi ambientali debbano essere anteposti alle considerazioni economiche”. Ha ricordato come cinquant’anni fa nacque il Club di Roma che iniziò la sua propaganda sui “limiti delle risorse” ignorando i fondamenti della scienza economica.

Ha denunciato inoltre “la fede quasi religiosa nella dottrina del riscaldamento globale (o cambiamenti climatici)” e nelle sue conseguenze economiche. La “guerra contro petrolio, carbone e automobili impoverisce milioni di persone” benché non sia stato misurato l’effetto della produzione umana sull’anidride carbonica o sulle temperature globali.

Quanto alle prospettive future per l’Europa, Klaus ha citato un famoso film in cui Marlon Brando chiede a una fattucchiera come sarà il suo futuro. La fattucchiera guarda le carte e dice: “Non hai un futuro”. Ha aggiunto che si aspetta che l’UE crollerà dopo penose convulsioni.

I media italiani scoprono il ruolo di LaRouche nella Nuova Via della Seta

Ciò che una stampa attenta e obiettiva avrebbe dovuto riconoscere molto tempo prima è ora ufficiale. Quattro quotidiani nazionali, Il Corriere della Sera, Il Foglio, L’Avvenire e Linkiesta, hanno preso atto, con diverse sfumature, che Lyndon LaRouche fu il primo a promuovere, oltre due decenni fa, quella che poi è diventata la “Nuova Via della Seta”.

C’è voluta un’intervista dell’ex Ministro dell’Economia Giulio Tremonti che ha dichiarato in un’intervista per il Corriere, alla vigilia del convegno di MoviSol a Milano, che la Nuova Via della Seta “è un progetto che risale alla metà degli anni Novanta, del visionario americano Lindon LaRouche (sic), che la vedeva come salvezza dell’umanità”.

La dichiarazione dell’ex Ministro e attuale presidente dell’Aspen Italia stabilisce una verità che i mainstream media non hanno potuto ignorare. Così, dopo il Corriere, Avvenire e Linkiesta, nei loro resoconti sul convegno di MoviSol e Regione Lombardia, pur da posizioni critiche (Avvenire), hanno dovuto ammettere la paternità larouchiana dell’idea.

Chi non l’ha potuta digerire è stato il giornalista Luciano Caputo de Il Foglio, che si descrive come “liberista sfrenato, a volte selvaggio”; egli ha preso in prestito la solita lista di calunnie su LaRouche, da estremista ad “antisemita”, per accusare Tremonti di “fantapolitica”.

Chiamato in causa, Tremonti ha risposto dando un colpo al cerchio e uno alla botte. Egli ha confermato quanto aveva detto al Corriere, smentendo giustamente di non aver mai detto che Xi Jinping abbia copiato da LaRouche. “Che la Cina sia arrivata per conto suo a quel progetto è piuttosto ovvio, che sia stata ispirata da LaRouche non l’ho detto, è solo un falso ‘giornalistico’”, scrive Tremonti, il quale però pare sentire comunque il bisogno di prendere in qualche modo le distanze da LaRouche. “Ho sempre pensato e dichiarato che LaRouche mi sembrava ‘matto’, ma a volte le idee – giuste o sbagliate che siano – camminano anche sulle loro gambe”, scrive, riprendendo una frase ad effetto che pronunciò in un dibattito pubblico con LaRouche a Roma nel 2007, in ben altro contesto però: mentre allora ebbe parole di apprezzamento per le proposte larouchiane di integrare l’Eurasia per mezzo di grandi infrastrutture (vedi la videoregistrazione e le trascrizioni degli interventi:

oggi l’ex Ministro considera la Via della Seta un rischio e giunge persino a scongiurare la firma del MoU senza consenso dell’UE. Spiace anche di vederlo consigliare la lettura di un necrologio calunnioso di LaRouche pubblicato dal New York Times.

MoviSol scrive al Presidente Trump per chiedere la riabilitazione di LaRouche

Liliana Gorini, presidente di MoviSol (nella foto con LaRouche), ha scritto la seguente lettera al Presidente americano Donald Trump:

Mr. President,

negli ultimi 2 anni Le ho scritto due volte, la prima nell’ottobre 2017, in difesa di Cristoforo Colombo, le cui statue venivano distrutte in molte città americane. Grazie al Suo intervento è stato possibile tutelare questo retaggio culturale comune al mio paese, l’Italia, ed agli Stati Uniti, un retaggio che risale al Rinascimento italiano.

Le ho scritto nuovamente lo scorso novembre, con una lettera in cui Le chiedevo di mantenere la Sua promessa elettorale di ripristinare la legge Glass-Steagall “per rendere nuovamente grandi non solo gli Stati Uniti, ma anche l’Italia e il mondo intero”, lettera firmata da 217 parlamentari e rappresentanti eletti da tutta Europa. La legge Glass-Steagall è nel contratto di governo del governo Conte in Italia, e il Presidente del Consiglio Conte l’ha citata nel suo primo intervento al Parlamento italiano, sottolineandone l’importanza per tutelare i risparmi dei cittadini e rilanciare l’economia reale.

Oggi Le scrivo su un’altra questione molto importante, per l’Italia e per gli Stati Uniti: la riabilitazione dell’economista e scienziato americano Lyndon LaRouche, mancato il 12 febbraio, a 96 anni. Ho avuto l’onore e il piacere di collaborare con il signor LaRouche per 35 anni, e organizzare per lui importanti conferenze in Italia, inclusa una conferenza sul La verdiano a Milano nel 1988, e di nuovo a Busseto, città natale di Giuseppe Verdi, nel 1997, durante la quale LaRouche era tra i relatori insieme ai famosi cantanti verdiano Piero Cappuccilli (baritono) e Carlo Bergonzi (tenore).

Nel 2007 e di nuovo nel 2009 è stato invitato ufficialmente dal Parlamento italiano, al Senato e alla Camera dei Deputati, per delle audizioni alla Commissione Difesa al Senato, ed alla Commissione Finanze alla Camera, in cui ha messo in guardia dal pericolo di un crac finanziario perché le banche centrali negli Stati Uniti e in Europa stavano alimentando la bolla speculativa (dei derivati e altri titoli tossici) che infatti è scoppiata nel 2008. In quel periodo ha dato una conferenza con Giulio Tremonti, in seguito ministro dell’Economia, sull’urgenza di una Nuova Bretton Woods e per il ripristino della legge Glass-Steagall. Quando è iniziata la crisi nel 2008, molti parlamentari italiani mi hanno detto “LaRouche aveva perfettamente ragione con le sue prognosi e le sue proposte, avremmo dovuto dargli ascolto”.

Quando fu condannato e incarcerato con una montatura giudiziaria nel 1986, dalle stesse reti, inclusi William Weld e Robert Mueller, che ora conducono una caccia alle streghe contro di Lei al fine di distruggere la Sua presidenza, 80 parlamentari italiani scrissero al Presidente Clinton chiedendone la liberazione. E la Parole Commission gli concesse la libertà condizionata.

Tuttavia, non è ancora stato riabilitato, e se le sue idee e proposte fossero state attuate allora, non saremmo in una situazione economica e strategica così difficile oggi.

Faccio quindi appello a Lei, signor Presidente, affinché riabiliti LaRouche, anche per il bene del mio paese, l’Italia, che ha sempre guardato con grande rispetto alle sue idee.

Con osservanza

Liliana Gorini

Presidente di MoviSol, Milano

Geraci: quando soffia il vento, costruiamo mulini, non muri

Al convegno “l’Italia sulla Nuova Via della Seta” tenuto da Regione Lombardia e MoviSol a Milano il 13 marzo, il sottosegretario Michele Geraci (a sinistra nella foto) ha risposto alle critiche di molti, compresi i media internazionali come Financial Times, Reuters, Handelsblatt e altri, sul fatto che per la prima volta un membro del G7 aderisce ufficialmente alla Belt and Road Initiative. “Una delle critiche che ci è stata fatta è: beh, l’Italia è il primo paese del G7, c’è il problema della trappola del debito. Queste due cose sono ovviamente contraddittorie, perché è proprio in quanto noi siamo un Paese del G7 e non un Paese a basso reddito, che il problema della trappola del debito è molto limitato”, ha osservato.

Con la firma del Memorandum d’intesa con la Cina, “non cambierà niente nelle nostre alleanze internazionali”, ha spiegato Geraci. Lo scopo del MoU è di promuovere le esportazioni e gli investimenti delle imprese italiane nella cornice della Belt and Road.

“Noi stiamo cercando di sviluppare il Sud sfruttando meglio questa geografia, che finora ci ha dato solo svantaggi, in un vantaggio: che è al centro del Mediterraneo e siccome finora l’Africa ci ha creato più problemi che opportunità, qui dobbiamo risvoltare il guanto con la collaborazione della Cina, ma, lo dico, anche del Giappone, con cui abbiamo parlato; due grandi potenze asiatiche che hanno grandi investimenti in Africa”.

Geraci ha ricordato che la Cina è la potenza che ha investito di più in Africa. “Non perché la Cina sia Babbo Natale, ma perché la Cina ha interessi economici. È la prima volta, forse nella storia dell’Africa, che l’interesse di chi investe – in questo caso la Cina che, ripeto, lo fa per i propri interessi commerciali – coincida con l’interesse dei paesi target, che per la prima volta forse possono cominciare ad avere uno sviluppo sociale ed economico sostenibile”.

A questo punto il Meridione “è il posto ideale per un investitore cinese, giapponese, che volesse approcciare l’Africa e può trovare una sponda in un sistema all’interno dell’Unione Europea, all’interno delle regole europee – ecco, per una volta anch’io dico qualcosa di positivo per l’Europa”. E quindi sviluppare “trasporti, infrastrutture ma anche ricerca, centri di sviluppo tecnologico e – non dimentichiamo – anche sull’energia”.

Rispondendo a una domanda sullo “tsunami” che provocherà il piano China Manufacturing 2025 sui settori della nostra industria che competono con quelli cinesi, Geraci ha risposto: “C’è un detto: quando spira il vento, c’è chi costruisce muri e chi costruisce mulini. Io preferisco i mulini. Perché il vento spirerà. Perché, come Lei ha ben delineato, e se fa un google su ‘China Manufacturing’… arriverà uno tsunami dall’Oriente che si potrebbe abbattere sul nostro manifatturiero, perché l’Italia ha un grado di similarità di prodotti molto alto con la Cina, il più alto tra i Paesi europei.

Fondamentalmente, il China Manufacturing 2025, che ha dieci settori industriali, può colpire più l’Italia che gli altri 27 paesi membri dell’UE. Quindi, io voglio essere il Paese che costruisce i mulini, così questo vento continuerà far girare le mie pale, a generare energia e cooperare, piuttosto che bloccare”.

Due lettere al direttore di Avvenire, a proposito di Lyndon LaRouche

Pubblichiamo due lettere al direttore del quotidiano Avvenire, a proposito di Lyndon LaRouche e del convegno “L’Italia sulla Nuova Via della Seta” che si è tenuto a Milano il 13 marzo. La prima è di Liliana Gorini, presidente di MoviSol, la seconda di Claudio Celani, direttore dell’EIR Strategic Alert (entrambi nella foto insieme al prof. Michele Geraci, sottosegretario allo Sviluppo Economico, e ad Helga Zepp-LaRouche, presidente dello Schiller Institute, durante il convegno di Milano).

Egregio Direttore,

con grande sconcerto ho letto l’articolo di Pietro Saccò pubblicato dall’Avvenire il 14 marzo col titolo “Via della seta. A braccetto dei complottisti nell’era della post-verità”. Il giornalista aveva partecipato al convegno “L’Italia sulla Nuova Via della Seta”, indetto dal Movimento Solidarietà, che presiedo, e dalla Regione Lombardia, in cui i relatori principali erano il prof. Michele Geraci, sottosegretario al Ministero dello Sviluppo Economico, e la signora Helga Zepp-LaRouche, presidente dello Schiller Institute e nota in Cina come “la signora della via della seta”.

Il mio sconcerto nasce dal fatto che invece di parlare dei numerosi interventi al convegno, incluso quello del Sen. Tony Iwobi e dell’ing. Franco Bocchetto sul progetto Transaqua, in cui Italia e Cina cooperano per riempire il lago Chad, un progetto che contribuirà allo sviluppo dell’Africa ed anche a ridurre gli sbarchi e i morti nel Mediterraneo, Saccò ha scelto invece di ripetere le calunnie del Deep State nei confronti dell’economista americano Lyndon LaRouche, mancato solo un mese fa a 96 anni, e rinomato in Italia soprattutto per la sua proposta di ripristinare la legge Glass-Steagall, la netta separazione tra banche ordinarie e banche d’affari (speculative), ponendo fine alla bolla speculativa che ha provocato la crisi del 2008 e rilanciando l’economia reale.

Nel mio intervento conclusivo al convegno, a cui Saccò era presente, ho ricordato LaRouche e le ben tre audizioni che ha dato al Parlamento italiano, una al Senato e due alla Camera, nel 2007, durante le quali ha messo in guardia dal crac finanziario in arrivo se le banche centrali di tutto il mondo avessero continuato a sostenere la bolla speculativa dei derivati ed altri titoli tossici, proponendo una Nuova Bretton Woods (ad un convegno all’Hotel Nazionale a cui era presente anche Giulio Tremonti, allora non ancora ministro) e il ripristino della legge Glass-Steagall.

La separazione bancaria, con il ripristino della legge Glass-Steagall, è stata invocata nel frattempo da 217 parlamentari italiani e personalità da tutto il mondo in una petizione di MoviSol consegnata al Congresso americano lo scorso novembre dall’europarlamentare Marco Zanni. Come ho ricordato nel mio intervento conclusivo, molti parlamentari italiani che ascoltarono LaRouche alla Camera e al Senato nel 2007, mi hanno detto in seguito che “aveva perfettamente ragione”.

LaRouche è anche autore di un libro, “La scienza dell’economia cristiana”, altro fatto che Saccò ha dimenticato di menzionare. E quello che più mi sconcerta è leggere tante notizie false su LaRouche a un mese dalla sua scomparsa. Da un quotidiano cattolico mi sarei aspettata più rispetto per i defunti.

Certa che vorrà pubblicare questa mia lettera, le porgo i miei saluti più cordiali,

Liliana Gorini

Presidente di MoviSol, Milano

Caro Direttore,

in riferimento all’articolo Via della Seta. A braccetto dei complottisti nell’era delle post-verità” a firma Pietro Saccò:

A volte, il problema è l’età. Eh si, perché il giovane Saccò era ancora nella culla quando il procuratore Robert Mueller avviò i processi che portarono alla condanna dell’allora candidato alla Presidenza Lyndon LaRouche a quindici anni di prigione. Già, proprio lo stesso Mueller che oggi conduce quella che è ormai universalmente riconosciuta come una caccia alle streghe contro Trump. E se il giovane Saccò lo avesse saputo, e se avesse saputo che l’ex ministro della Giustizia Ramsey Clark, un’icona del mondo liberal internazionale, definì il processo contro LaRouche una delle più grosse “parodie della giustizia” della storia americana, e che in Italia Emma Bonino raccolse decine di firme di parlamentari a difesa di LaRouche, forse ci avrebbe pensato due volte prima di evocare acriticamente quella condanna con intento diffamatorio.

Ma pur volendo perdonare questo “peccato”, non si può sorvolare sul fatto che il nostro giovane autore non abbia osservato la regola numero uno del giornalismo, e cioè andare alla fonte. Cosa, questa, che il signor Saccò evidentemente non ha fatto, perché per descrivere le idee di LaRouche ha fatto copia e incolla di media anglosassoni ostili e screditati per avvalorare il giudizio di “cospirazionista” – che tra l’altro in italiano si dice complottista.

Un vantaggio però la giovane età lo offre: c’è tempo per rimediare, cosa facilissima nel caso di LaRouche, che ha prodotto numerosi articoli e libri, molti dei quali tradotti in italiano.

Per quanto riguarda i contenuti del convegno sulla Via della Seta, senza spingerci a condividere il recente giudizio di un alto prelato vaticano secondo cui la Cina odierna rappresenta “l’applicazione della dottrina sociale della Chiesa”, constatiamo che gli interventi e le risposte dei principali relatori, il sottosegretario Michele Geraci e la Presidente dello Schiller Institute Helga Zepp-LaRouche, alle domande pur educate del giovane Saccò non sono state contestate nel merito e ce ne rallegriamo.

Claudio Celani

editor

EIR Strategic Alert Service

Congratulazioni dalla Francia per il convegno sulla Nuova Via della Seta a Milano

Riceviamo da Jacques Cheminade, ex candidato presidenziale francese, e volentieri pubblichiamo questo messaggio di congratulazioni.

Da tutti i membri e sostenitori del partito francese Solidarité et Progrès, congratulazioni a MoviSol ed alla Regione Lombardia per aver organizzato il convegno del 13 marzo sulla Nuova Via della Seta. Questo convegno giunge nel momento più appropriato, 9 giorni prima dell’arrivo in Italia del Presidente Xi Jinping. Speriamo che il memorandum d’intesa tra Italia e Cina venga firmato, nello spirito di cooperazione che ha animato i relatori al vostro convegno.

Siamo rimasti commossi nel leggere che il convegno è stato dedicato alla memoria di Lyndon LaRouche, le cui idee ed il cui impegno continuano a vivere nell’opera di sua moglie Helga. Il fatto che Giulio Tremonti, ex ministro dell’Economia, abbia citato Lyndon LaRouche come il “visionario della Nuova Via della Seta” sul Corriere della Sera non solo è significativo, ma rende giustizia alla battaglia di una vita di un leader politico, un filosofo ed un economista. Coloro che l’hanno ascoltato parlare nel 2007 alla Commissione Finanze del Parlamento a Roma sanno bene che persona eccezionale fosse.

Speriamo quindi che l’Italia diventi la porta d’ingresso della Cina in Europa.

Dato che Xi Jinping verrà anche in Francia e sarà a Parigi il 25 marzo, dopo la sua visita in Italia, siamo impegnati ad esercitare più pressioni possibili sul governo francese affinché si unisca alla decisione dell’Italia. Siamo convinti che il futuro dell’Europa, di un’Europa unita e degna del suo passato, sia possibile solo se Germania e Francia, insieme a quasi tutte le nazioni europee, aderiranno alla Nuova Via della Seta con una decisione politica esplicita. Questo significherà liberarci dalla presa anglo-americana, senza alcuna posizione ostile verso altri popoli o altre nazioni.

La nostra battaglia qui verrà espressa dalla nostra presenza con uno stand alla fiera del libro di Parigi e col nostro studio speciale dello Schiller Institute “La Nuova Via della Seta diventa il ponte terrestre mondiale, mettiamo fine alla geopolitica”. Naturalmente spiegheremo l’esempio che ci avete dato col vostro convegno e il tenace lavoro di MoviSol.

Ci auguriamo che con la concretizzazione degli interessi comuni di Francia e Italia, legati alla Nuova Via della Seta, verrà raggiunto presto un accordo anche sulla TAV. Si tratta di un progetto infrastrutturale non solo necessario ma che rappresenta ciò che i cinesi chiamano Tianxia, un sistema win/win grazie al quale la coesistenza diventa un modo di esistere per il bene comune del genere umano.

Il grande plagio dell’ideologia dei cambiamenti climatici

Dall’inizio dell’anno i giovani sono scesi in piazza in molte città europee chiedendo misure urgenti per ridurre le emissioni di CO2 e “salvare il clima mondiale”. Modellate sulle proteste lanciate lo scorso agosto a Stoccolma dalla sedicenne svedese Greta Thunberg, in queste manifestazioni gli studenti marinano la scuola per i “venerdì del futuro” o “giovani per il clima” e altri eventi simili, permeati dal panico e dal pessimismo. “Perché imparare qualcosa oggi se il mondo non ci sarà più domani” è uno degli slogan usati in queste manifestazioni. Il fatto che dietro a queste manifestazioni siano interessi ad alto livello che promuovono l’isteria sul clima è dimostrato dal fatto che Greta Thunberg sia stata invitata ufficialmente come relatrice alla conferenza sul clima COP24 che si tenne a Katowice, in Polonia, lo scorso dicembre, e con ancora maggiore pubblicità anche al Forum Economico Mondiale di Davos in Svizzera. La Thunberg è stata in numerose città europee per parlare ai manifestanti in preparazione della giornata mondiale del clima il 15 marzo. Mentre molti studenti aderiscono alle manifestazioni per evitare la scuola, v’è un aspetto ancora più sinistro, riflesso dall’intento di “suicidarsi tra pochi anni, quando finirà il mondo”, come hanno espresso in alcune interviste i giovani dimostranti.

In tempo per contribuire a diffondere il pessimismo culturale tra i genitori di questi ragazzi manipolati, in Germania è stato pubblicato il libro di una certa Verena Brunschweiger, Kinderfrei statt Kinderlos—ein Manifest, che può essere tradotto “libero dai figli invece che senza figli – un manifesto”. Il libro chiede espressamente la riduzione della popolazione invitando gli adulti a non fare figli. “Un figlio è la cosa peggiore che si possa fare all’ambiente”, sostiene la Brunschweiger e in un’intervista per il tabloid tedesco Bild il 7 marzo aggiunge: “Per ciascun figlio non nato possiamo ridurre il CO2 di 58,6 tonnellate all’anno”.

Si noti che in Germania sia la Cancelliera tedesca Angela Merkel sia il Presidente Frank Walter Steinmeier hanno dato il loro sostegno alle manifestazioni sul clima.

L’isteria viene promossa consapevolmente dall’UE. Il Commissario Europeo Jean-Claude Juncker ha dichiarato il 21 febbraio che l’UE dovrebbe spendere centinaia di miliardi di Euro per combattere il surriscaldamento globale nei prossimi anni, rispondendo all’intervento pubblico di Greta Thunberg a un comizio di giovani a Bruxelles lo stesso giorno. “Nel prossimo bilancio dell’UE un Euro su quattro dovrebbe andare a mitigare i cambiamenti climatici”, ha detto Juncker in questa occasione. Questo significa centinaia di miliardi di Euro.

È interessante paragonare a questo i 280 miliardi di Euro che la Commissione Europea doveva spendere in infrastrutture e altri progetti economici entro la fine del 2018 e che sono rimasti sulla carta.

Geraci ed Helga Zepp-LaRouche al convegno “l’Italia sulla Nuova Via della Seta” a Milano

Si è tenuto ieri a Milano, presso la sala congressi di Regione Lombardia, il convegno “l’Italia sulla Nuova Via della Seta” indetto da MoviSol e Regione Lombardia. Relatori di spicco erano Helga Zepp-LaRouche, presidente dello Schiller Institute, vedova dell’economista americano Lyndon LaRouche mancato un mese fa, e nota in Cina come “la signora della via della seta”, e il prof. Michele Geraci, sottosegretario al Ministero dello Sviluppo Economico, che ha preso la parola per primo.

Il prof. Geraci ha risposto alle critiche di molti, incluso il Financial Times, ricordando che dalla Nuova Via della Seta l’Italia può solo trarre vantaggi, non c’è pericolo di “acquisizioni” o operazioni finanziarie, e smentendo la bufala, molto diffusa della cosiddetta “trappola del debito”. Come ha riferito il 14 marzo un articolo di Linkiesta

“La sua posizione è chiara: da un accordo con la Cina, che tanto ha inquietato gli Stati Uniti, l’Italia ha solo da guadagnarci. Non si tratta, assicura, di una svendita di asset infrastrutturali (anzi, ne servirebbero altri, anche più recenti ed efficaci, Tav compresa) e non c’è nessun rischio di finire schiavi di obblighi finanziari – come ad esempio la trappola del debito, strumento di potere/ricatto imposto a tanti Stati africani (e al Montenegro) che spaventa molti Paesi europei. «La Cina ha interessi economici, e possono coincidere con quelli dei Paesi target». Cioè l’Italia. Cioè il Meridione, «che può diventare l’hub verso l’Africa perché è la parte d’Europa più vicina al nordafrica, ma senza essere in Africa». Ma c’è da fidarsi?

Secondo Geraci, sì. Anche sul caso del porto di Trieste: «Non lo stiamo vendendo: i cinesi pagheranno per costruire un molo. Si tratta di un investimento per aumentarne la capacità produttiva». E poi è inutile nasconderlo che «i cinesi, nei mari d’Europa, ci sono già». Sono in Egitto, a Haifa, a Malta, a Valencia, Bilbao, Anversa, Amburgo. Anche a Marsiglia. Al Pireo, il porto di Atene, «il traffico è triplicato grazie ai cinesi, e se i greci si lamentano è solo perché adesso devono lavorare».

Subito dopo Geraci ha preso la parola la signora Helga Zepp-LaRouche, che ha ricordato come l’Italia sia sotto attacco in questo momento per la decisione di firmare un memorandum d’intesa con la Cina, durante la visita di stato del Presidente Xi Jinping a Roma il 22 marzo, proprio perché questa mossa italiana “darà via al Nuovo Paradigma” tanto temuto dai britannici e dai neoconservatori negli Stati Uniti, ma unica alternativa ad un nuovo crac finanziario e ad una politica di scontro con Russia e Cina che potrebbe condurre alla guerra.

“Se chiedete ai leader dei paesi che hanno già aderito alla Iniziativa Belt and Road in Africa, Asia e America Latina, questa cooperazione è stata per loro l’opportunità di superare la povertà e la disoccupazione, porre fine alle condizioni imposte dal Fondo Monetario Internazionale, e la Cina è loro amica”.

Come ha sottolineato la signora LaRouche, nella Nuova Via della Seta “vi sono aspetti economici molto importanti da cui trarre beneficio, come ad esempio gli investimenti nei porti, la Via della Seta marittima, ma anche importanti aspetti culturali” più volte sottolineati dal Presidente Xi Jinping che in ogni paese ricorda il retaggio culturale, ad esempio il Rinascimento in Italia, i grandi classici tedeschi, tra cui Heine, in Germania “questo dialogo tra le culture può essere solo di grande beneficio per tutti noi”.

Quanto all’accusa che “la Cina divida l’Europa”, la signora LaRouche ha ricordato “che l’Europa è già divisa, senza bisogno che intervenga la Cina, c’è il conflitto Nord Sud a causa dell’austerità imposta a Italia, Spagna, Grecia e Portogallo, e c’è il conflitto est-ovest sulla questione dei migranti.

“Firmando il memorandum d’intesa con la Cina, l’Italia può diventare il modello positivo, ad esempio con la cooperazione tra imprese italiane e cinesi per lo sviluppo dell’Africa, unica alternativa agli sbarchi”. La signora LaRouche ha chiesto che l’Europa cessi di essere quella dei diktat dell’Unione Europea, o dei patti militari di Macron, e torni ad essere “l’Europa delle patrie” di de Gaulle.

Massimo Richard Kolbe Massaron ha quindi letto l’intervento del Sen. Tony Iwobi sull’importanza storica del progetto Transaqua in cui il senatore afferma: “La firma del protocollo è un traguardo di importanza fondamentale per le operazioni di salvataggio del Lago Ciad e rappresenta una fase storica dal punto di vista geopolitico, sociale e di prevenzione nei confronti di fenomeni migratori di massa dalla zona Sub-Sahariana Africana.

Il Lago Ciad e’ situato nella parte centro-settentrionale dell’ Africa nella zona dl Sahel sui confini di Ciad, Camerun, Niger, Nigeria ed è (era, essendo in prosciugamento da diversi anni) il settimo lago più grande del mondo.”

Il progetto Transaqua è stato presentato quindi, con interessanti diapositive, dall’ing. Franco Bocchetto, direttore tecnico di Bonifica SpA, il cui studio di fattibilità auspica possa essere assegnato entro un mese.

Liliana Gorini, presidente di MoviSol, ha concluso il convegno ringraziando Regione Lombardia per il sostegno dato nell’organizzarlo, e dedicandolo a Lyndon H. LaRouche, l’economista recentemente scomparso che era noto in Italia come colui che aveva previsto la crisi, e proposto la soluzione “con le sue quattro leggi, prima tra tutte la legge Glass-Steagall”. Gorini ha ricordato che “molti parlamentari italiani, che ascoltarono LaRouche durante una sua audizione alla Commissione Finanze nel 1998, ammisero in seguito che aveva perfettamente ragione nel dire che la bolla speculativa avrebbe portato ad un crac, come in effetti avvenne nel 2008, e che solo con la netta separazione tra banche ordinarie e banche speculative, con la legge Glass-Steagall, sarà possibile rilanciare l’economia reale”. (Nella foto, da sinistra a destra, il prof. Michele Geraci, Claudio Celani, moderatore e vicepresidente di MoviSol, Helga Zepp-LaRouche e Liliana Gorini, presidente di MoviSol).

Pubblichiamo di seguito i tre video del convegno

Panico negli ambienti geopolitici per l’adesione italiana alla BRI

Una coalizione di forze che include la Commissione Europea, impopolari governi, la City di Londra, neocon americani e l’immancabile quinta colonna domestica ha lanciato un tentativo di sabotare la visita del Presidente cinese Xi Jinping in Italia il 22-23 marzo. Il tentativo si è focalizzato sul testo del Memorandum d’Intesa che dovrebbe essere pronto per l’occasione, un protocollo di amicizia e cooperazione dei due Paesi contenente l’adesione dell’Italia alla Belt and Road Initiative (la Nuova Via della Seta).

Nel mirino è anche Michele Geraci (a sinistra nella foto), il sottosegretario al Ministero dello Sviluppo Economico che, come i nostri lettori sanno, è il vero architetto della nuova politica italiana verso la Cina. L’offensiva non lesina l’uso di notizie distorte e addirittura false per tentare di screditare l’Italia agli occhi dell’alleato americano, giungendo persino a paventare l’uscita dell’Italia dalla NATO.

Particolarmente rivelatrice è la notizia, pubblicata dal direttore di Start Magazine Michele Arnese, secondo il quale una frase contenuta nella bozza del Memorandum, “Comunità di destino condiviso dell’umanità” sarebbe considerata quasi un casus belli dall’ambasciata americana a Roma. Se confermato, il fatto rasenta il ridicolo. Altrettanto dubbioso è il contenuto della bozza fatto trapelare da Euractiv, un organo di propaganda della Commissione Europea, con l’ovvio intento di sabotarla. Accanto a passaggi credibili, nei quali si parla di cooperazione nello sviluppo di “strade, ferrovie, ponti, aviazione civile, porti, energia e telecomunicazioni” nella cornice della BRI, esso sostiene che il testo sarebbe stato stilato “dallo stato cinese ma il governo italiano non ha apportato alcun cambiamento”.

Il vertice del ridicolo è stato toccato da La Stampa, giornale da tempo nel gruppo del finanziere Carlo De Benedetti. Il 9 marzo, il quotidiano torinese ha pubblicato un’intervista a due funzionari anonimi della Casa Bianca, che hanno accusato l’Italia di sganciarsi dall’alleanza con gli Stati Uniti, aprire alla Cina le porte dell’influenza geopolitica sull’Europa, di minarne la sicurezza tramite gli accordi con Huawei e di cadere nella “trappola del debito”. I due anonimi funzionari hanno bellamente sostenuto che la Belt and Road Initiative starebbe fallendo e l’articolo sostiene che il Memorandum conterrebbe la condivisione del modello socialista cinese.

L’articolo era stato preceduto da dichiarazioni rilasciate al Financial Times da Garrett Marquis, funzionario del National Security Council e fedelissimo di John Bolton, che aveva fatto una non troppo velata minaccia: “Consideriamo la BRI un’iniziativa ‘fatta dalla Cina per la Cina’. Siamo scettici sul fatto che l’adesione del governo italiano arrecherà qualche beneficio economico al popolo italiano e potrebbe rovinare la reputazione globale dell’Italia a lungo termine”.

Queste affermazioni, rilanciate dalla Reuters, sono state riprese da tutta la stampa mondiale assieme alla puntuale dichiarazione della Commissione Europea sullo stesso tono. Puntualmente, sono fioccati gli inviti a non firmare alcun protocollo da parte dei soliti noti: Romano Prodi, Enrico Letta, ecc. Alla fine è spuntata anche la quinta colonna nel governo: il sottosegretario agli Esteri Guglielmo Picchi, un transfugo da Forza Italia nella Lega che nella vita ha fatto il banchiere d’affari a Londra, alla Barclays. Stando alla biografia ufficiale, Picchi è tuttora in aspettativa presso la banca che vanta il secondo fardello di titoli tossici al mondo dopo Deutsche Bank, fardello che egli sicuramente avrà contribuito ad accumulare.

Sia Geraci sia Conte hanno risposto alla campagna ostile rassicurando gli alleati che il testo del Memorandum, che potrebbe essere firmato durante la visita di Xi o anche più tardi, quando Conte si recherà a Pechino per il secondo Forum della Via della Seta a fine aprile, non contiene proposte che possano minare la solida collocazione occidentale dell’Italia. Il 10 marzo Geraci ha scritto su facebook.com: “Gli alleati americani saranno positivamente sorpresi dopo aver letto il Memorandum of Understanding: l’obiettivo dell’accordo infatti è quello di portare la Cina verso gli standard commerciali occidentali”.

Il giorno prima, aveva ironizzato da Genova: “Se c’è qualcuno che è caduto nella trappola del debito sono gli Stati Uniti, con un trilione di debito pubblico nelle mani della Cina”.

La decarbonizzazione costerà cifre astronomiche

Il governo tedesco si è posto l’obiettivo di raggiungere il 100% di decarbonizzazione del settore dei trasporti entro il 2050. Quello che ciò significa e quali saranno i costi è stato oggetto di uno studio dell’Associazione di Ricerca dei Motori a Combustione (FVV), presentato in grande stile alla Conferenza Internazionale dei Motori a Combustione Interna tenutasi a Baden Baden il 26-27 febbraio scorsi. Lo studio è stato eseguito con la collaborazione di partner dall’industria automobilistica, chimica, degli olii minerali e dell’indotto, oltre che di un fornitore energetico, e offre i dati che il governo avrebbe dovuto verificare prima di buttarsi a capicollo in quella che esso chiama la “grande trasformazione”.

Lo studio (Defossilizing the transportation sector, Options and requirements for Germany), rilasciato nel dicembre scorso, dapprima osserva che persino nella prospettiva più ottimistica di sviluppo dei motori a scoppio, l’obiettivo del 100% può essere raggiunto solo se i carburanti fossili vengono eliminati totalmente.

Per cui, lo studio considera una completa riconversione esclusivamente sulla base di fonti rinnovabili, anche se questo approccio è ritenuto irrealistico per vari motivi. Esso compara i costi di riconversione in termini di produzione di carburante, espansione dell’infrastruttura necessaria e costo dei veicoli in ognuna delle tre seguenti opzioni alternative ai carburanti fossili:

1. Uso diretto di elettricità da accumulatori

2. Generazione di idrogeno via elettrolisi

3. Generazione di carburanti sintetici (non fossili)

Lo studio conclude che in ognuna delle opzioni analizzate, i costi raggiungerebbero dimensioni gigantesche: 1,3 mila miliardi di euro per il primo scenario, 1,4 mila miliardi per il secondo, mentre il terzo è un po’ meno costoso, a seconda del carburante sintetico usato:

– PtX e-metano 796 miliardi

– e-metanolo 818 miliardi

– DME 955 miliardi

– FT Diesel/benzina 972 miliardi

Lo studio dell’FVV è utile perché mette in prospettiva la follia di perseguire l’obiettivo del 100% di decarbonizzazione e le pretese associate. Tuttavia, se l’Unione Europea e il governo tedesco decidono comunque di percorrere tale percorso proibitivo, il drastico calo dei consumi energetici che esso comporta non potrebbe essere imposto se non con misure autoritarie.

Basta leggere le proposte del pensatoio “Agora-Verkehrswende”, che consiglia il governo di Berlino, per capire che quanto viene proposto è infatti un’ecodittatura nel nome di una presunta “salvezza del pianeta”. I rappresentanti degli interessi dell’industria e dell’economia reale farebbero bene a denunciare il pericolo.

Gorini a Radio Gamma 5: “La Nuova Via della Seta è cruciale per rilanciare l’economia reale in Italia”

Liliana Gorini, presidente di MoviSol, è stata nuovamente ospite di Marisa Sottovia a Radio Gamma 5 il 7 marzo per parlare del convegno “L’Italia sulla Nuova Via della Seta” che MoviSol e Regione Lombardia terranno mercoledì 13 marzo a Milano. Ha esordito ricordando che il Financial Times e Handelsblatt, il quotidiano economico tedesco, hanno già perso le staffe nei giorni scorsi per la visita imminente in Italia del Presidente cinese Xi Jinping, che il 22 marzo firmerà il primo memorandum d’intesa per l’adesione di un paese del G7, l’Italia appunto, all’Iniziativa Belt and Road, la Nuova Via della Seta appunto. Secondo Handelsblatt “La Cina spacca l’Europa giocando la carta italiana”, visto che finora avevano aderito 13 paesi europei, ma non tra i sette più industrializzati (ad esempio Grecia, Portogallo). Il Financial Times sottolinea invece l’opposizione dell’Unione Europea a questo progetto (e peraltro a tutti i progetti promossi dal governo italiano).

“Non sorprende l’isteria del Financial Times e dell’UE contro l’adesione dell’Italia alla Nuova Via della Seta” ha commentato Gorini. “Nell’aderire agli importanti progetti infrastrutturali della Belt and Road, inclusi gli investimenti nei nostri porti, l’Italia potrà rilanciare l’economia reale e il lavoro, mentre invece la City di Londra e l’impero britannico avranno molto da perdere, e con loro l’UE che promuove gli interessi degli speculatori. Non dimentichiamo che la Cina è l’unico paese che investe in Africa e i suoi investimenti sono l’unico modo per fermare gli sbarchi, sviluppando un continente sfruttato e impoverito dal colonialismo britannico e francese”.

L’ingresso al convegno di Milano è libero, ma occorre prenotarsi scrivendo a [email protected]it.

L’ESA cerca la cooperazione con la Cina nella ricerca spaziale

Per chi lavora nella ricerca spaziale, la Cina è diventata il Paese cui rivolgersi, soprattutto dopo il successo dell’allunaggio del veicolo spaziale Chang’e-4 sull’emisfero nascosto della Luna all’inizio di gennaio. L’Agenzia Spaziale Europea (ESA) è stata tra le prime a cercare una maggiore cooperazione con la controparte cinese, la CNSA, in particolare nelle missioni lunari. Sicuramente la missione più importante che la Cina pianificata nel 2019 è la missione lunare Chang’e-5, che prevede l’allunaggio sull’emisfero visibile della Luna per raccogliere campioni di rocce e terreno e riportarli a terra per essere analizzati da scienziati a livello internazionale. La missione richiede l’uso del razzo Lunga Marcia 5, con la sua maggiore capacità di carico, per trasportare non solo il veicolo spaziale ma anche un container per i campioni, e richiede una propulsione sufficiente a far decollare il container dalla superficie lunare e farlo incontrare con un Lunar Orbiter, che lo riporterà a terra. Il razzo Lunga Marcia 5 subì un guasto durante il lancio nel 2017, e i test di volo cominceranno in luglio. James Carpenter della Direzione Esplorazione Umana e Robotica dell’ESA ha dichiarato in febbraio a Scientific American che i due enti stanno conducendo “colloqui esplorativi” sulla cooperazione nelle future missioni lunari. Un accordo firmato nel 2014 consente loro di condividere risorse sulla terra e nello spazio dedicate alla formazione e ai voli spaziali veri e propri con un equipaggio umano internazionale. In base a un altro accordo che risale al 2005, l’ESA ha fornito stazioni di terra per il controllo dei dati nelle missioni Chang’e, a partire dagli orbiter Chang’e-1 e Chang’e-2 nel 2007 e 2010, e proseguendo con la missione spaziale Chang’e-3, che nel 2013 consentì il primo allunaggio della Cina, stando a Bernard Foing, direttore esecutivo del Gruppo di Lavoro sull’Esplorazione Lunare Internazionale dell’ESA. Ora, oltre alla serie Chang’e, “nei prossimi anni sono pianificati una serie di veicoli per l’allunaggio robotico, per arrivare a un villaggio robotico lunare, un precursore di insediamenti umani”. Quest’ultimo progetto sta a cuore al direttore generale dell’ESA Johann-Dietrich Woerner, che prefigura un “villaggio lunare” internazionale come base permanente sul satellite terrestre, che possa essere usato da scienziati e ricercatori di molti Paesi per ricerche ed esperimenti in luogo. Questo si accorda bene con le decisioni cinesi sulle basi lunari del futuro, compresa una sulla faccia nascosta che, a causa della perenne oscurità, è il luogo ideale per osservazioni astronomiche in profondità che non siano disturbate dalla luce e da altri effetti che si incontrano sulla faccia illuminata. L’esplorazione dello spazio come progetto congiunto di tutto il genere umano, che includa anche una colonia abitata sulla Luna, ci riporta al concetto dell'”imperativo extraterrestre dell’umanità” elaborato in molti scritti dal pioniere tedesco-americano dello spazio Krafft Ehricke, stretto collaboratore dello Schiller Institute fino alla sua scomparsa nel 1984 (nella foto un veicolo lunare sviluppato da Krafft Ehricke).

Corea, Venezuela: la lotta per il nuovo paradigma nei rapporti internazionali

Mentre i media e l’establishment transatlantico addirittura si rallegrano del cosiddetto “fallimento” del secondo vertice tra il Presidente americano Trump e il Presidente nordcoreano Kim Jong-un, l’incontro ha fatto registrare progressi, anche se non è stato concluso un accordo.

I media nordcoreani, a differenza di quelli statunitensi, hanno sottolineato il “costruttivo scambio di opinioni” e la disponibilità di Kim a continuare i colloqui. Concretamente, subito dopo il vertice è stato annunciato che la Corea del Nord manterrà la sospensione dei test missilistici e nucleari, mentre il Pentagono ha reso noto che le grandi manovre assieme alla Corea del Sud, viste come provocazione dal Nord, non si terranno, come altrimenti previsto, mentre continueranno i negoziati.

È chiaro che, dopo tanti anni di mancanza di rapporti ad alto livello, v’è bisogno di più tempo per un accordo finale accettabile da ambo le parti. È importante che l’intero processo sia coordinato con il Presidente sudcoreano Moon e col Presidente cinese Xi Jinping. Entrambi hanno appoggiato la riconciliazione. Dopo il vertice, il Segretario di Stato americano ha personalmente aggiornato i Ministri degli Esteri di Cina, Corea del Sud e Giappone.

Le stesse potenze regionali, con l’aggiunta della Russia, stanno agendo per impedire un’escalation della crisi tra le due potenze nucleari India e Pakistan, scoppiata dopo un attacco terroristico in Kashmir apparentemente partito dal territorio pakistano, seguìto da una rappresaglia indiana.

Mentre il Presidente americano Trump riafferma l’impegno a risolvere i conflitti geopolitici nel mondo, i neocon dentro e fuori della sua Amministrazione alimentano la crisi in Venezuela con un’aperta ingerenza negli affari interni di quel Paese e con la minaccia di un intervento militare. Anche qui Trump dovrebbe capire il paradosso di un’operazione di regime change del tipo che ha spesso denunciato. Il Presidente venezuelano Maduro ha auspicato, riferendosi al collega di Washington, che egli possa proprio fare così “nonostante le proprie differenze ideologiche”.

Ciò darebbe nuovo impeto al “nuovo paradigma” nelle relazioni internazionali, basato sulla cooperazione win-win invece che sulla geopolitica. Come ha sottolineato Helga Zepp-LaRouche (foto), questo comporta la costruzione di un ordine superiore che prenda in considerazione ciò che è vantaggioso per ogni nazione ergendosi prima al livello dell’umanità nel suo insieme, i cui interessi vanno promossi e protetti, e accordando gli interessi regionali e nazionali con quell’insieme.

Il rallentamento dell’economia non può essere affrontato con misure convenzionali

I resoconti dell’ultima riunione del Federal Reserve Open Market Committee (FOMC) il 29-30 gennaio rivelano che la Fed sta discutendo di interrompere il rientro dal Quantitative Easing e quindi di riprendere la politica monetaria espansiva entro l’anno. Allo stesso tempo, la BCE ha segnalato indirettamente di essere pronta a riattivare il “bazooka” se dovesse essere necessario.

Le banche centrali reagiscono a un drammatico rallentamento dell’economia nella regione transatlantica di cui molti vedono gli alberi ma non la foresta. In questo caso, gli alberi sono la cosiddetta guerra commerciale, lo “shutdown” del governo americano o lo scandalo delle emissioni dei motori diesel che ha colpito l’industria automobilistica tedesca.

La foresta è la stretta creditizia verso l’economia reale, conseguenza del fatto che il rifinanziamento della bolla globale finanziaria post-2008 è giunto al capolinea. Questo è il tallone d’Achille della politica economica dell’Amministrazione di Trump. Se il Presidente americano continuerà a non mantenere la promessa fatta in campagna elettorale, quella di riorganizzare il sistema finanziario, i suoi sforzi per reindustrializzare il Paese saranno vani.

L’ultimo rapporto della Federal Reserve sulle banche, pubblicato il 19 febbraio (Senior Officer Opinion Survey) ci dice che la domanda di credito si è ridotta in tutte le categorie. Contestualmente, le 5.500 banche scrutinate rendono più difficile l’accesso al credito per imprese piccole e grandi e aumentano il premio di rischio in numerose categorie di prestiti. Tutto ciò indica un declino economico significativo. Negli Stati Uniti, gli investimenti capitali sono scesi nel corso di cinque degli ultimi sei mesi e sono a -2,1% rispetto un anno fa. Inoltre, le vendite di abitazioni esistenti sono scese dell’8% in gennaio rispetto al gennaio precedente, marcando una tendenza semestrale.

Intervenendo al Parlamento Europeo nell’ambito della “Settimana Parlamentare Europea” tenutasi il 18 e 19 febbraio, il presidente della Commissione Finanze del Senato Alberto Bagnai ha sollevato un tema cruciale, interrogando al proposito il nuovo capo della sorveglianza della BCE, Andrea Enria.

“Si è detto che dobbiamo stabilire condizioni uguali per tutti”, ha affermato Bagnai. “Allora, qual è il ruolo degli attivi di livello 2 e 3 nei bilanci delle banche? Lei non lo ha fatto, ma spesso lo sono menzionati nel dibattito, come potenziale minaccia alla stabilità finanziaria nell’Eurozona”.

In risposta, Enria ha sostenuto che nell’ambito degli stress test della BCE è stato verificato se tali attivi fossero coperti da sufficiente liquidità. Non ha detto, però, che i modelli usati nei test sono fasulli e che le verifiche sono state fatte da fondi speculativi come Black Rock.

Si stima che gli attivi di livello 2 e 3 superino i seimila miliardi di dollari nell’Eurozona. Si tratta di titoli cui non è possibile assegnare un prezzo perché non hanno mercato (livello 3) e perché si può fare solo per analogia con titoli simili che un prezzo lo hanno (livello 2), Se una crisi finanziaria facesse cadere la finzione dei valori ascritti a bilancio, sarebbero guai per molte banche. Per fare un esempio, Deutsche Bank ha più attivi di livello 3 che non capitale azionario agli attuali valori di mercato!

Tutto ciò indica l’urgenza di eliminare i titoli tossici e proteggere il settore bancario commerciale con una riforma di separazione bancaria secondo il modello del Glass-Steagall Act del 1933.

Sorpresa: si sgonfia la “guerra commerciale” tra Stati Uniti e Cina

Il secondo round di negoziati commerciali tra Stati Uniti e Cina si è concluso con chiari segni di progresso confermando le valutazioni di chi, come questa newsletter, ha sempre ritenuto probabile un accordo. Quando Trump ha incontrato la delegazione cinese nell’Ufficio Ovale il 22 febbraio, i progressi raggiunti hanno fatto decidere di farla restare altri due giorni. Alla fine dei due giorni Trump ha affermato su twitter.com che sono stati fatti progressi sostanziali “su importanti questioni strutturali inclusa la tutela della proprietà intellettuale, il trasferimento di tecnologia, l’agricoltura, i servizi, la valuta e molte altre questioni”. Ha quindi deciso di rinviare la scadenza del primo marzo, inizialmente stabilita per aumentare i dazi su 250 miliardi di beni cinesi al 25% dall’attuale 10%. “Presumendo che entrambe le parti facciano altri progressi, vi sarà un vertice tra me e il Presidente Xi, a Mar-a-Lago, per concludere l’accordo. Un ottimo week-end per gli Stati Uniti e la Cina!”

Il Vicepremier Liu He, che guida la delegazione cinese in qualità di inviato speciale del Presidente cinese, ha espresso fiducia che si giunga a un accordo. “Lavoreremo sodo per far sì che accada” ha aggiunto. Il Ministro del Commercio americano Robert Lighthizer (foto) ha dichiarato che alcune questioni “devono ancora essere risolte”. Rispondendo a un giornalista che riferiva resoconti pubblici secondo i quali non sarebbero stati fatti progressi sull’importante tema del trasferimento di tecnologia, un Lighthizer alquanto irritato ha replicato che chi ha riferito questo “non sa di che cosa parla”.

La vera questione è quanto siano disposti a procedere i due leader per raggiungere un accordo accettabile per ambo le parti. Molti cambiamenti politici attuati dalla Cina per accogliere le richieste americane sono coerenti con quello che Pechino ritiene necessario per lo sviluppo dell’economia cinese a questo stadio, ma v’è un limite che non può essere oltrepassato. Trump ha chiarito che non intende smantellare la politica industriale della Cina, deludendo così i falchi nella sua stessa Amministrazione, e ha aggiunto che cerca un accordo equo e un “piano di parità”. Su queste basi un accordo è possibile. E i dettagli dovranno essere elaborati da due leader stessi.

L’Italia sulla Nuova Via della Seta: convegno a Milano

Il grandioso programma di corridoi infrastrutturali lanciato dalla Cina col nome di “Belt and Road Initiative”, anche detto “La Nuova Via della Seta”, costituisce un’occasione unica e irripetibile per l’Italia di agganciare quella che è diventata la locomotiva dell’economia mondiale e al tempo stesso di svolgere un ruolo guida nello sviluppo del continente africano, aprendo la strada ad una nuova cooperazione e distensione alternativa alla geopolitica dei blocchi contrapposti.

La Nuova Via della Seta, infatti, non è un semplice disegno di collegamenti intercontinentali per favorire gli scambi commerciali, né un tentativo della Cina di conquistare l’egemonia mondiale, ma una politica intelligente di cooperazione per creare sviluppo in un’ottica “win-win” e, perciò, vantaggiosa per tutti i partecipanti. La Cina non va vista come una minaccia, ma come un partner che vuole mettere a disposizione la capacità economica raggiunta in quattro decenni di sviluppo in cui ha sollevato dalla povertà 800 milioni di cinesi. Oggi la Cina è all’avanguardia in molti settori industriali e scientifici e il suo intervento in Africa ha già cominciato a esportare questi benefici. È nell’interesse dell’Italia e dell’Europa non di frenarne lo slancio, ma di associarvisi per trasformare il continente africano e risolvere alla radice il problema dei flussi migratori.

I relatori spiegheranno perché il futuro dell’Italia, del Mediterraneo e dell’Europa sta nella collaborazione fattiva con il progetto della Nuova Via della Seta.

PROGRAMMA

11:00 – Saluto di benvenuto da parte del Presidente di Regione Lombardia, Attilio Fontana

PRIMA SESSIONE

L’INIZIATIVA BELT AND ROAD

11:15 – Helga Zepp-LaRouche, presidente dello Schiller Institute

12:15 – Michele Geraci, sottosegretario al Ministero dello Sviluppo Economico

SECONDA SESSIONE

UN PIANO MARSHALL PER L’AFRICA

12.55 – Massimo R.Kolbe Massaron legge l’intervento del Sen. Tony Iwobi

13.30 – Ing. Franco Bocchetto, direttore tecnico di Bonifica e relatore sul progetto Transaqua per il Lago Ciad (Italia-Cina)

13.55 – Conclusioni a cura di Liliana Gorini, presidente di Movisol (www.movisol.org).

Modera: Claudio Celani, giornalista dell’EIR e vicepresidente MoviSol

Ingresso libero, prenotazione obbligatoria. Per informazioni e prenotazioni rivolgersi a Liliana Gorini:

Tel. 0362 1793140

o scrivere a [email protected]

Venezuela: un elemento chiave nella crisi strategica globale

La cricca neoconservatrice nell’Amministrazione di Trump sta cercando di accelerare la crisi venezuelana. La sua fuga in avanti potrebbe scatenare un conflitto militare in Sud America, in quanto il capo del comando meridionale dell’esercito americano ha dichiarato che è pronto a reagire se necessario. Se questo accadrà, il Segretario di Stato Mike Pompeo, il vicepresidente Mike Pence (foto) e il consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton, tra gli altri, non solo distruggeranno i rapporti tra Stati Uniti e America Latina ma intrappoleranno Trump in una situazione che potrebbe distruggere la sua presidenza, facendo il gioco dei fautori del golpe del “Russiagate”.

Nota bene: la fuga in avanti nel richiedere che il Presidente venezuelano Nicolás Maduro consenta il passaggio di aiuti umanitari nel suo Paese, che è un trucco che nulla ha a che fare con preoccupazioni umanitarie, avviene mentre Trump prepara un nuovo vertice col leader nordcoreano Kim Jong-un ad Hanoi il 27-28 febbraio. Non è la prima volta che il “partito della guerra” cerca di sabotare gli sforzi di pace di Trump.

Una situazione pericolosa si è creata il 23 febbraio, data stabilita dall’autoproclamato “presidente ad interim” Juan Guaidó per la consegna di aiuti lungo il confine tra Venezuela, Brasile e Colombia. I camion che portavano le forniture hanno cercato di entrare in Venezuela, provocando morti e violenza su ambo i lati del confine. Quel giorno Maduro ha interrotto i rapporti diplomatici con la Colombia, il cui Presidente, ha detto, “ha messo il proprio territorio a disposizione dell’aggressione contro il Venezuela”. Mentre scriviamo la situazione resta molto tesa e pericolosa.

Il Presidente messicano Andrés Manuel López Obrador ha ribadito questa settimana che il dialogo e il negoziato sono l’unica opzione per risolvere la crisi. Ma il 18 febbraio Trump ha pronunciato un discorso a Miami che potrebbe essere stato scritto da John Bolton. Ha ribadito la linea neoconservatrice secondo cui Maduro sarebbe un “dittatore socialista” responsabile di tutti i mali del Venezuela e dovrebbe essere destituito il prima possibile, insieme ai governanti di Cuba e Nicaragua. Da tre giorni la città colombiana di confine Cúcuta pullula di neoconservatori americani, incluso il Senatore Marco Rubio e l’inviato speciale per il Venezuela Elliott Abrams (reso famoso dallo scandalo Iran-Contra). Il 26 febbraio il Vicepresidente Pence arriverà per chiedere “libertà e democrazia” per il Venezuela.

In assenza di un approccio americano sano verso il Sud America, in coordinamento col governo di Maduro la Russia tenta di contrastare questa agenda di cambio di regime. Il 22 febbraio i rappresentanti di cinquanta nazioni si sono incontrati nella sede dell’ONU a New York per formare un gruppo che difenda il diritto internazionale e la carta dell’ONU e si opponga a un intervento militare in Venezuela. L’ambasciatore russo all’ONU Vassily Nebenzia ha riferito che l’incontro non riguardava solo il Venezuela ma “un approccio per risolvere i problemi internazionali e varie crisi”.

Occorrerà la sconfitta del tentato golpe britannico contro Trump, di cui Bolton, Mike Pence, Pompeo e altri sono agenti chiave, per far sì che Trump possa cercare una politica più costruttiva in collaborazione con Russia, Cina e altri.

Una “nuova architettura di sicurezza” è nell’interesse dei paesi europei

L’evoluzione del quadro strategico è caratterizzata questa settimana da una possibile svolta decisiva nei negoziati commerciali tra Stati Uniti d’America e Repubblica Popolare della Cina e dal secondo vertice tra Donald Trump e il leader nordcoreano Kim Jong-un, previsto per il 27-28 febbraio ad Hanoi.

Allo stesso tempo, il “partito della guerra” transatlantico è in piena mobilitazione nel tentativo di sabotare questi sviluppi positivi. Un fianco potenzialmente esplosivo è quello aperto in Venezuela, dove i neocon spingono per un’operazione di “cambiamento di regime” mentre il sedicente presidente Juan G. Guaidó Márquez si spinge fino a chiedere un intervento militare.

Ancor più serio è il rischio di uno scontro globale tra Alleanza Nordatlantica e Federazione Russa, che potrebbe essere avviato dall’uscita degli Stati Uniti dal Trattato sulle Forze Nucleari Intermedie, come ha paventato il Presidente russo Vladimir Putin nel suo discorso all’Assemblea Federale Russa il 20 febbraio. Se l’intenzione di Trump sembra essere quella di negoziare un trattato più completo includente la Cina e altri Paesi, il partito della guerra sfrutta la situazione per promuovere l’installazione in Europa di missili balistici a media gittata.

Helga Zepp-LaRouche è stata intervistata sul tema da Sputnik International, che ha pubblicato i suoi commenti il 21 febbraio sotto il titolo: “L’Europa firmerà un patto per il proprio suicidio se ospiterà nuovi missili statunitensi” (vedi https://sputniknews.com/europe/201902211072620749-europe-suicide-pact-us-missiles/). Tra l’altro, la fondatrice dello Schiller Institute afferma: “Nonostante l’intenzione espressa dal Presidente Trump di migliorare i rapporti tra Stati Uniti e Russia, che può voler dire che egli abbia l’idea di sostituire il Trattato INF con un nuovo accordo, [Vladimir] Putin deve tener conto dell’intenzione contraria dei neocon nell’Amministrazione di Trump e del ‘ministro della guerra’ britannico Gavin Williamson, che minaccia di usare il ‘potere duro’ e sostiene che ‘i confini tra pace e guerra stanno diventando indistinti'”.

La Signora Zepp-LaRouche si riferisce a queste dichiarazioni di Williamson:

https://www.newsandstar.co.uk/news/national/17422748.williamson-be-prepared-to-use-hard-power-or-risk-being-seen-as-paper-tiger/.

Se l’Europa acconsentirà ad accogliere missili americani a medio e corto raggio, ciò equivarrà a un “patto suicida”, perché la Russia ha fatto capire che punterebbe i missili contro quelle che considera potenziali minacce alla sicurezza, ha proseguito.

Il “fondamentale interesse” dell’Europa, afferma Zepp-LaRouche, è togliere le sanzioni alla Russia e “ristabilire buoni rapporti con Mosca, creando ‘una zona economica dall’Atlantico al Pacifico sulla base dell’integrazione tra la Belt and Road Initiative, l’Unione Economica Eurasiatica e l’UE'”. Ciò creerebbe “una nuova architettura di sicurezza” che dovrebbe diventare la base su cui l’Europa potrebbe edificare la cooperazione con gli Stati Uniti.

L’articolo di Sputnik continua: “Alla domanda su come superare i dissidi sulla sicurezza globale tra Russia e l’Occidente, Zepp-LaRouche ha suggerito che una volta che ‘i veri autori’ del ‘Russiagate’ – lo scandalo sulle presunte ingerenze di Mosca nelle elezioni presidenziali americane del 2016 che la Russia nega fermamente – fossero rivelati, la maggior parte delle tensioni strategiche evaporerebbero”.

Conferenza dello Schiller Institute: “creare un’epoca nuova per l’umanità”

Questo è il titolo della conferenza tenuta dallo Schiller Institute americano il 16 febbraio a Morristown, la cittadina del New Jersey famosa per il suo ruolo nella guerra d’indipendenza americana. Il pubblico ha salutato con una lunga ovazione la presenza di Helga Zepp-LaRouche, anche come tributo alla memoria del consorte appena scomparso.

Jacques Cheminade (foto), amico di lunga data dei coniugi LaRouche e fondatore del partito francese Solidarité et Progrès, ha svolto la relazione di apertura su “Il mondo che verrà di Lyndon LaRouche”. Accettando la sfida di continuarne l’opera, Cheminade ha affermato: “Guardo a noi, oggi, con gli occhi del futuro… Sono fiducioso di vedere il mondo desiderato da LaRouche”. L’ostacolo per realizzare quel mondo si chiama ideologia britannica. Cheminade ha passato in rassegna la politica larouchiana per una Nuova Bretton Woods e le sue Quattro Leggi, come qualcosa resa sempre più necessaria dallo “tsunami finanziario” in arrivo. In aggiunta, v’è il tentativo di usare i cosiddetti Big Data e la cosiddetta intelligenza artificiale per controllare la popolazione e prendere di mira taluni come ‘classi sociali inutili’. Egli ha poi fatto riferimento al pericolo dell’odierno ‘complesso militare-industriale’ e ha identificato l’asse dei ‘Cinque Occhi’ contro la Russia e la Cina. Nonostante questi pericoli, dobbiamo costruire il futuro, ha continuato, e creare sistemi creditizi per fornire capitali diretti ai progetti di sviluppo a lungo termine, come fa la Cina per la Nuova Via della Seta. Questo fu anche l’approccio di Franklin Roosevelt.

Nel realizzare tutto questo, ha sostenuto Cheminade, non dobbiamo mai dimenticare che “il migliore collaboratore della distruzione è il pessimismo”.

Cheminade è stato seguito da John Gong, docente di economia all’Università per l’Economia e il Commercio Internazionali di Pechino, che ha parlato di “investimenti cinesi e infrastrutture americane nell’ambito delle nuove relazioni sino-americane”. La parola è poi passata a Theodore Strzhizhovskiy, consigliere della missione russa presso l’ONU, che ha letto la relazione dell’ambasciatore Vasily A. Nebenzya sul tema “prospettive di collaborazione Est-Ovest: il punto di vista della Federazione Russa”.

Gli altri relatori della sessione di apertura sono stati William Binney, ex direttore tecnico della NSA divenuto “whistleblower”, Jason Ross dello Schiller Institute, che ha parlato del “bisogno urgente di un nuovo paradigma per l’Africa” e Dennis Small, direttore per l’America Latina dell’EIR, che ha spiegato “perché Donald Trump deve esonerare Lyndon LaRouche”.

I lavori sono proseguiti con due sessioni, una sull'”Educazione estetica dell’uomo”, con un’attenzione particolare per il poeta cui si ispira l’istituto, e cioè Friedrich Schiller; e l’altra su “il destino dell’umanità nell’universo”, che ha esplorato le frontiere della scoperta scientifica oggi. Il culmine culturale della giornata si è avuto nell’esecuzione della Fantasia Corale di Beethoven da parte del Coro e dell’Orchestra dello Schiller Institute.

La previsioni di LaRouche a lungo termine

Lyndon LaRouche era noto per aver compiuto previsioni economiche a lungo termine accurate e uniche, le più importanti delle quali sono state raccolte dall’EIR nel 2008. Ne abbiamo scelte tre:

• Nel 1959-60, LaRouche previde che una serie di turbolenze monetarie avrebbero anticipato il crollo degli accordi di Bretton Woods. Questo a séguito della recessione statunitense del 1957, che LaRouche aveva anticipato come conseguenza dell’espansione di una bolla creditizia post-1954 alimentata dal finanziamento di acquisti di auto, case e altri beni di consumo. La previsione di LaRouche si dimostrò giusta quando, il 15 agosto 1971, Richard Nixon sganciò il dollaro dalla riserva aurea, facendo crollare il sistema monetario internazionale postbellico.

• Nel febbraio 1983, LaRouche informò il governo sovietico che, se avesse rifiutato un’offerta occidentale di sviluppo congiunto dei sistemi ABM (che divennero noti col nome di Strategic Defense Initiative quando furono adottati dal Presidente Reagan il 23 marzo dello stesso anno), la pressione sull’economia del Comecon avrebbe condotto a un crollo di quel sistema economico entro cinque anni. Questa previsione fu seguita da un’altra, fatta nel corso di una conferenza al Kempinski Bristol Hotel di Berlino, il 12 ottobre 1988. LaRouche affermò che “nelle giuste condizioni… i primi passi per la riunificazione della Germania” sarebbero potuti avvenire a breve e Berlino sarebbe ridiventata capitale. Un anno dopo cadde il Muro di Berlino.

• Nel 1995, in un testo preparato per una conferenza in Vaticano, LaRouche formulò la sua nota “funzione di collasso” o “tripla curva”, mostrando la dinamica divergente degli andamenti dell’economia fisica, degli aggregati monetari e degli aggregati finanziari, indicando che il collasso del sistema finanziario era inevitabile. La Tripla Curva fu presentata per la prima volta in pubblico a una conferenza a Eltville, in Germania, più tardi nello stesso anno. Successivamente comparve in una trasmissione televisiva nazionale il 15 gennaio 1996, come parte della campagna per la nomina presidenziale democratica. LaRouche sostenne che l’unica soluzione al collasso era una riorganizzazione fallimentare del sistema e l’emissione di credito produttivo per rilanciare l’economia.

La crisi finanziaria del 2007-2008 confermò pienamente la previsione a lungo termine di LaRouche riguardo a un collasso sistemico e alla sua natura, laddove tutti i principali economisti non avevano visto arrivare il crac e alcuni sostenevano ancora che si trattasse di una crisi congiunturale. Se applicata alla situazione odierna, quella funzione indica ancora che il sistema è destinato al crac. Successivamente, LaRouche elaborò la sua soluzione originale nella proposta delle “quattro leggi”: 1. Riorganizzazione del sistema secondo il modello del Glass-Steagall Act del 1933; 2. Banca Nazionale per l’emissione di credito produttivo; 3. Grandi progetti infrastrutturali finanziati con credito pubblico; 4. Investimenti per un volano scientifico-tecnologico.

Il “canto del cigno” degli eurocrati a Strasburgo

I brutali attacchi e i veri e propri insulti che i leader eurofanatici del Parlamento Europeo hanno riservato al Primo Ministro italiano Giuseppe Conte il 12 febbraio a Strasburgo erano “il proprio canto del cigno”, come lo stesso Conte ha commentato in un’intervista ai quotidiani italiani il 14 febbraio.

Conte ha compiuto di Strasburgo la tradizionale visita di fine legislatura dei capi di governo dei Paesi membri dell’UE e ha presentato le sue idee su come riformare l’Europa al fine di recuperare la visione che si è persa negli ultimi trent’anni. Egli ha auspicato l’abbandono di una politica di austerità che si è rivelata fallimentare, come ha riconosciuto lo stesso Juncker nel caso della Grecia, e ha ricordato che la stabilità finanziaria è importante, ma altrettanto lo è quella sociale. Ha poi affrontato il tema della migrazione, invitando i partner a riconoscere che il problema si risolve solo sviluppando l’Africa. In politica estera, Conte ha sconsigliato una linea antagonistica con Russia, Cina e persino Stati Uniti, ricordando che con questi ultimi sono più le cose che ci uniscono che quelle che ci possono dividere temporaneamente, e che Cina e Russia fanno parte di ogni soluzione ai problemi internazionali.

A prescindere dalle valutazioni politiche, il discorso di Conte aveva un respiro da statista e le sue critiche alla politica dell’UE erano accompagnate da assicurazioni sulla fede europeista del suo governo. Ciononostante egli è stato accolto da un assalto preordinato da parte dei leader dei principali gruppi parlamentari, nell’ordine da Manfred Weber (Partito Popolare), Gerd Bollmann (Socialisti e Democratici) e Guy Verhofstadt (liberali). Tutti costoro hanno spostato il tema della discussione, dal futuro dell’Unione Europea alla situazione politica italiana, con attacchi personali e persino insulti, motivati con informazioni distorte se non addirittura false. In particolar modo Verhofstadt (foto), che ha voluto esibirsi in un italiano maccheronico, ha superato ogni decenza quando ha accusato il capo del governo italiano di essere una marionetta. “Fino a quando, signor Conte, Lei continuerà a essere la marionetta di Salvini e di Di Maio?”, gli ha chiesto provocatoriamente.

Conte non ha perso il controllo e gli ha risposto con calma, ma con fermezza, che trovava inaccettabile per un capogruppo “insultare me personalmente e, attraverso me, l’intero popolo italiano”. Ha quindi ribattuto a Verhofstadt di non sentirsi una marionetta, e casomai marionette sono coloro che servono gli interessi di gruppi d’affari e di lobby.

Due giorni dopo, ha paragonato gli attacchi al “canto del cigno” di una classe politica che, a causa del suo fallimento, sarà costretta dagli elettori ad abbandonare la scena politica.

L’aspetto grottesco della faccenda è che coloro che, come Verhofstadt, accusano il governo italiano di essere ostaggio dell’estrema destra (Lega) o dell’estrema sinistra (M5S), sono corresponsabili della creazione del governo più fascista d’Europa e cioè quello di Kiev. Proprio Verhofstadt svolse un ruolo prominente nel rovesciamento del governo democraticamente eletto dell’Ucraina e tenne un comizio sulla famosa piazza alla vigilia del golpe dei neonazisti banderisti nel 2014.

Meno noto è il fatto che Verhofstadt aveva corteggiato due anni fa il M5S affinché aderisse al gruppo parlamentare liberale e sostenesse la sua candidatura a presidente del Parlamento Europeo. Il M5S aveva accettato, ma l’accordo fallì perché Verhofstadt fu sconfessato dal proprio gruppo.

Se poi qualcuno si meraviglia perché la Brexit non faccia progressi, è anche perché lo stesso Verhofstadt conduce i negoziati per conto del Parlamento di Strasburgo.

La Via della Seta per un Nuovo Risorgimento Meridionale

Mercoledì 20 febbraio p.v. a Gioia Tauro si terrà un convegno dal titolo “La via della seta per un nuovo Risorgimento Meridionale” a cui parteciperanno Alberto Bradanini, Giulietto Chiesa, Diego Fusaro, Francesco Toscano, Nunzio Foti.

Il convegno si tiene alle 18.30 presso La Commanderie di Gioia Tauro. Per informazioni 0966-046548.

Timido avvio di un programma di investimenti infrastrutturali negli Stati Uniti

Due giorni dopo il discorso sullo Stato dell’Unione in cui Trump ha fatto appello ai democratici perché partecipassero alla stesura di una legge per gli investimenti nelle infrastrutture, il deputato democratico Peter DeFazio (foto) ha presentato un disegno di legge nella Commissione Trasporti e Infrastrutture, che egli presiede. DeFazio ha indicato di essere aperto alla collaborazione con la Casa Bianca sul tema. Il disegno di legge prevede di finanziare nuove infrastrutture con l’aumento di circa il 10% del prezzo della benzina. Tuttavia, ha tenuto a precisare che questo rappresenta una partenza “minima” rispetto alle dimensioni degli investimenti di cui ha bisogno l’economia e spera che il programma sia fortemente incrementato prima di passare in aula.

DeFazio ha presentato il piano a una conferenza per la stampa assieme al presidente della Camera di Commercio statunitense Thomas Donahue. Quest’ultimo si è appellato ai congressisti affinché nel nuovo bilancio assicurino la priorità agli investimenti infrastrutturali. “Avvisiamo il Congresso: non indietreggiate sulla riforma fiscale per finanziare le infrastrutture”.

Secondo Donahue, l’aumento di 25 centesimi per gallone sul prezzo della benzina porterebbe 400 miliardi di dollari in dieci anni allo Highway Trust Fund, il fondo nazionale finanziato dalle accise che si occupa della costruzione di strade e, in misura minore, anche del trasporto di massa. Senza questa iniezione di fondi, lo HTF avrebbe bisogno di almeno 140 miliardi prelevati dal gettito fiscale nello stesso periodo. Donahue ha detto che dalle amministrazioni statali e comunali e da fonti private proverrebbero altri fondi. Discutendo con il nostro corrispondente dopo la conferenza stampa, il capo della Camera di Commercio statunitense si è detto d’accordo sul fatto che una banca nazionale per le infrastrutture (NIB) sarebbe una soluzione ideale per raggruppare questi investimenti e potrebbe inglobare la partecipazione di altre nazioni come Cina, Giappone e Russia.

L’EIR ha chiesto anche a DeFazio se una NIB non sarebbe un’opzione preferibile all’aumento delle accise sulla benzina per finanziare il programma. Egli non ha scartato l’idea, a patto che la banca abbia il backstop della fiscalità generale e non si limiti a finanziare progetti “commercialmente pronti”. DeFazio spera anche che la sua legge “minima” possa nella Commissione Ways and Means del Congresso estendersi a tutte le infrastrutture, al di là di quelle di superficie, e arrivare alla somma di duemila miliardi in tredici anni.

Il comitato di azione politica di LaRouche (LPAC) propone da anni una banca nazionale per le infrastrutture e ha suggerito di coinvolgere la Cina nel capitale della banca anche come mezzo per ridurre gli squilibri delle partite correnti tra i due Paesi. Questa proposta è stata recentemente rilanciata dal sottosegretario al Ministero dello Sviluppo Economico italiano Michele Geraci, un economista e profondo conoscitore della realtà cinese,

Il problema è che un grande programma infrastrutturale mal si concilia con l’agenda maltusiana portata avanti da una grossa fetta del Partito Democratico alla Camera dei Rappresentanti, che sostiene l’idea di un “New Deal Verde” per rottamare tutte le fonti di energia tranne le cosiddette “rinnovabili”.

La crisi franco-italiana accelera la decomposizione dell’UE

Il 7 febbraio, il governo francese ha richiamato l’ambasciatore a Roma in risposta alla presunta “interferenza” italiana negli affari interni della Francia. Questo, nello stesso momento in cui Parigi e altri governi europei stavano allestendo una sorta di coalizione dei volenterosi per rovesciare il presidente eletto del Venezuela Nicolas Maduro.

La crisi franco-italiana, la peggiore dal 1940, va vista come l’apice di un conflitto che è iniziato il giorno in cui a Roma si insediò il cosiddetto governo populista. Le élite europee decisero di ingaggiare una guerra senza quartiere contro i populisti italiani nella speranza di impedire un “contagio” degli altri Paesi. Emmanuel Macron assunse la guida di quell’offensiva, generando una guerra di parole che è diventata una guerra di fatti. Per Lega e M5S è stato come un invito a nozze e infatti l’hanno sfruttato per aumentare i propri consensi. L’economista francese Jacques Sapir ha correttamente inserito l’episodio in una serie di quattro sviluppi recenti, ognuno dei quali avrebbe avuto il potenziale di scatenare una guerra nel XIX secolo o agli inizi del XX. Essi testimoniano la “decomposizione” dell’Unione Europea, ha commentato con amarezza Sapir (vedi https://www.facebook.com/notes/jacques-sapir/décompositions-européennes/1502994526497127/):

I quattro episodi sono:

1. La vergognosa dichiarazione del presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk (8 febbraio): “Mi sono chiesto com’è quel posto speciale all’inferno riservato a coloro che hanno promosso la Brexit senza nemmeno una bozza di piano per condurla in porto con sicurezza”.

2. Il tweet di un funzionario del partito “Les Républicains” francese, Valérie Pecresse, che ha chiesto all’UE di rendere la Brexit “dolorosa” per gli inglesi.

3. Il richiamo dell’ambasciatore francese a Roma, che Sapir dice essere una reazione all’incontro tra il Vicepremier Luigi Di Maio e una delegazione dei Gilet Gialli e non a attacchi immaginari del governo italiano a quello francese.

4. Il voltafaccia francese sull’accordo con la Germania a sostegno del gasdotto Nord Stream 2, che ridicolizza le pretese macroniane di incarnare il rilancio dell’UE (Parigi ha poi ammorbidito la sua posizione e si è giunti a un compromesso, ma questo non cambia il punto fatto da Sapir).

Il sito sovranista italiano scenarieconomici.it, che fa capo all’economista Antonio Maria Rinaldi, ha condiviso l’analisi di Sapir e si è chiesto come sia potuta nascere tanta animosità, già vista per esempio nei confronti della Grecia nel 2015. La risposta: “L’aver creato una gabbia di legami di carattere finanziario e di bilancio da un lato ha distrutto i grandi progetti di collaborazione internazionale che avevano costruito la vera e propria unione e crescita comune, come ARIANE ed AIRBUS, dall’altro hanno posto le basi per una lotta di tutti contro tutti per ogni singolo frammento di diritto o centesimo di euro. Aggiungiamo poi noi che le stesse elezioni europee per un parlamento privo di potere, ma comunque con un valore politico interno ai singoli stati, viene a costituire un elemento distruttivo per l’Europa perché viene a portare ad un’ingerenza sgradita, ma ovvia, di un paese nella politica di un altro. Euro, cattiva gestione monetaria e cattiva gestione economica stanno distruggendo progressivamente l’Europa e senza correzioni si andrà vero un disfacimento come quello dell’URSS” (vedi https://scenarieconomici.it/la-decomposizione-europea-ispirato-a-jacques-sapir/).

Lyndon H. LaRouche, Jr. (1922-2019): un talento ben speso

L’economista, statista, filosofo, scienziato e poeta americano Lyndon H. LaRouche, Jr. è deceduto all’età di 96 anni, martedì 12 febbraio 2019, nel giorno dell’anniversario della nascita di Abramo Lincoln, un Presidente degli Stati Uniti d’America che Lyndon LaRouche amava molto e che più volte celebrò nei suoi scritti.

Coloro che lo conobbero e amarono, sanno che con la sua dipartita l’umanità subisce una grave perdita e le persone attive nel suo movimento rinnovano la propria dedizione al compito di rendere concrete le grandi idee per le quali la storia gli renderà onore.

Coloro che non lo conobbero, o che solo recentemente si sono avvicinati alle sue idee, possono conoscerne la personalità leggendo le sue parole. Nella seguente registrazione possono ascoltare Lyndon LaRouche parlare del significato della vita, durante una conferenza del 1988, uno degli anni nel corso dei quali fu vittima di una persecuzione politica e giudiziaria assai simile, per alcuni aspetti notevoli di attenzione, a quella cui è sottoposto l’attuale Presidente degli Stati Uniti d’America:

[Trascrizione] Non esiste una parte della società, una parte dell’elettorato che non abbia gli stessi interessi. Non v’è popolo, di alcuna nazione, che abbia interessi differenti da quelli di qualunque altra nazioni, relativamente a questo problema. Stiamo parlando del futuro di centinaia di milioni di anime non nate, senza il cui successo le nostre vite non hanno significato. Questo è l’interesse comune che unisce tutti noi, tale che non vè distinzione tra di noi, relativamente a questo problema, a questa causa, a questo interesse. Se combattiamo mossi dall’amore per l’umanità, pensando in particolare a quelle centinaia di milioni di anime in attesa di nascere e pensando anche a coloro il cui martirio o sacrificio ci ha dato quel che era il nostro potenziale e il nostro debito nei loro confronti, trasmettiamo loro un futuro.

Pensiamo alle nostre vite non come a qualcosa di vissuto momento dopo momento, ma come a un piccolissimo brano di esperienza, con un inizio e con una conclusione non troppo tardiva. Pensiamo alle nostre vite non come a esistenze vissute per il piacere ivi contenuto, ma come a occasioni di raggiungere uno scopo, un obiettivo riflesso in ciò che lasceremo in eredità a quelle centinaia di milioni in attesa di nascere. Se, in qualche momento, dovessimo interrompere la nostra vita mortale avendola dedicata ad assicurare la causa di quelle centinaia di milioni di anime in attesa di nascere, potremmo camminare con gioia verso la morte, poiché sapremo di aver ben speso la nostra vita, di aver fatto il nostro dovere. Forse, essendo stati in parte ostacolati nel suo maggior compimento, ma ammettendo comunque di aver ben speso la vita. La gioia della vita, la vera gioia della vita in relazione a ciò che il Nuovo Testamento (Corinti, 13) chiama agape in greco antico, caritas in latino e charity nella bibbia di Re Giacomo, è quella qualità di caritas, quella qualità di amore sacro che ci unisce, individui, alle centinaia di milioni di non nati, per il cui amore possiamo dare le nostre vite, e con i quali possiamo camminare nella sorridente gioia, sapendo che, in un certo senso, essi pure ci amano, benché non siano ancora nati.

Ciò dà senso alla vera importanza delle nostre vite, la vera gioia di essere un individuo umano vivente. Dobbiamo lavorare assieme seguendo il senso di quella attitudine verso l’umanità, verso quell’umanità storica che costituisce una grande famiglia che molto deve alle generazioni passate, mentre la generazione presente deve alle generazioni future. L’amore che unisce la famiglia è, in fatto di opere, l’espressione pratica della fede, dalla quale deriva il vigore per combattere e vincere questa guerra. Così facendo, sono sicuro, vinceremo. Ciascuno di noi è piccolo, è un individuo. Ma se ci uniamo, se ci uniamo per questa causa, sapremo che ciascuno di noi, in qualità di individuo, in questo modo unito, renderà possibile la prosperità. Quindi, in questo momento terribile per il genere umano, in cui la civiltà come la conosciamo da centinaia di anni rischia di andare perduta, nei prossimi decenni, rischiamo di perdere la civiltà. Ma abbiamo anche la possibilità di una soluzione eroica alla crisi, di diventare generazioni che, di fronte alla coppa dei Getsemani, l’hanno accettata, ed hanno perpetuato, nell’imitazione di Cristo, la causa della salvezza delle anime future”.

Un anno dopo, quando fu incarcerato, scrisse nel giorno del compleanno di Martin Luther King, il 17 gennaio 1990:

“Coloro tra noi che si ritrovano nel giardino dei Getsemani, in cui dobbiamo assumere un ruolo di leadership pensando a Cristo in croce, sperimentano spesso qualcosa che la maggior parte delle persone non conosce. Tendiamo a considerare le cose da un punto di vista differente. Prima di cercare di spiegare come vedo il periodo recente, e il periodo che ci attende, dovrei comunicare quale sia il mio punto di vista, un punto di vista che è condiviso in vari gradi di approssimazione da chiunque sia stato a Getsemani con la vista della croce negli occhi, e dice ‘Lui l’ha fatto, ora mi dicono che devo farlo anche io, camminare sul Suo percorso’.

“Quello che suggerisco spesso, nel cercare di spiegare questo ad una persona che non l’ha sperimentato, è dire: ‘immagina un periodo 50 anni dopo la tua morte, Immagina un momento, tra 50 anni, in cui tu possa diventare conscio e guardare tutta la tua vita mortale, vederla come un’unità. Immagina di affrontare la questione della vita mortale chiedendoti “questa vita era necessaria nello schema totale dell’universo e l’esistenza del genere umano, era necessario che nascessi per condurre quella vita, la somma totale degli anni trascorsi tra la nascita e la morte? Ho fatto qualcosa, o la mia vita ha rappresentato qualcosa, che ha dato dei benefici alle generazioni attuali e implicitamente alle generazioni future dopo di me?” Se è così, avrai percorso la tua vita con gioia, sapendo che ciascun momento è stato prezioso per tutto il genere umano, perché ciò che ho fatto vivendo era qualcosa di utile per il genere umano, qualcosa da cui ha tratto beneficio tutto il genere umano”.

In seguito, parlando del genio unico di Martin Luther King nel gennaio 2004, LaRouche disse:

(Stralci da un discorso di LaRouche alla preghiera per Martin Luther King del 19 gennaio 2004, indetta dalla Conferenza democratica della Contea di Talladega (Alabama)

“Stiamo tutti mortali. E per far nascere in noi la passione, quando siamo in vita, che ci spingerà a fare del bene, dobbiamo avere il senso che la nostra vita, spendere il nostro talento, significherà qualcosa per le generazioni future. Guardare, come Mosé, a ciò che accadrà quando non ci saremo più a goderne i benefici. Si tratta di un senso di immortalità. E’ il motivo per cui i genitori fanno tanti sacrifici per i loro figli. E’ il motivo per cui le comunità si sacrificano per una buona istruzione per i loro figli, per dare delle opportunità ai loro figli. Sei pronto a fare la fame, sapendo di andare verso qualcosa, che la tua vita significa qualcosa. Che puoi morire con un sorriso sulle labbra: hai sconfitto la morte. Hai speso il tuo talento in modo saggio, perché la tua vita porterà a qualcosa di meglio per le generazioni future”.

“Le grandi nazioni non combattono guerre senza fine”

Nel discorso sullo Stato dell’Unione tenuto il 5 febbraio il Presidente Trump ha lanciato una grossa sfida sia ai suoi sostenitori sia ai suoi nemici, ponendo grande enfasi sui temi che erano stati al centro della campagna elettorale che lo portò alla vittoria nel 2016: terminare le “guerre senza fine” e i colpi di stato per cambiare i regimi, rivitalizzare l’economia della nazione modernizzando le infrastrutture, porre fine alle “pratiche commerciali sleali” e rendere sicuri i confini della nazione.

Trump ha esordito con un appello all’unità, chiedendo a entrambi i partiti al Congresso di “scegliere la cooperazione, il compromesso e il Bene Comune… Sono pronto a lavorare con voi per ottenere miglioramenti storici per il nostro popolo… dobbiamo agire non come due partiti, ma come una nazione”. È tempo, ha aggiunto “di scegliere la grandezza e non lo stallo partigiano”.

L’espressione più pungente e l’aspetto forse più controverso del suo appello per il Bene Comune è stato nel ribadire l’impegno a ritirare le truppe americane dalla Siria e dall’Afghanistan. Verso la fine Trump ha rimproverato gli oppositori neocon dicendo: “Le grandi nazioni non combattono guerre senza fine”. Confermando di aver rotto con le dottrine geopolitiche, si è rifiutato di riferirsi alla Russia e alla Cina come “avversarie”. Questo è degno di nota, se si considera l’incessante campagna contro la Russia e la Cina condotta dai neoconservatori, comprendente l’uso dell’inchiesta “Russiagate” di Mueller.

Trump ha ribadito inoltre che la sua “nuova diplomazia ardita” include la “storica spinta per la pace” nella penisola coreana, che ha portato a un buon rapporto col Presidente Kim Jong-un. Ha colto l’occasione per confermare che i due leader terranno il loro secondo vertice in Vietnam il 27-28 febbraio. Sulle infrastrutture ha fatto appello ai democratici a unirsi a lui “per lavorare… su un disegno di legge per nuovi e importanti investimenti nelle infrastrutture, inclusi investimenti nelle industrie all’avanguardia del futuro. Questa non è un’opzione. È una necessità”.

Il tema cui non ha risposto nel suo discorso è il rilancio dei settori industriale e delle infrastrutture. Nel passato aveva sostenuto alcuni aspetti delle quattro leggi di LaRouche: ripristino della legge Glass-Steagall, investimenti nelle infrastrutture con metodi da “sistema americano” e enfasi sui progressi scientifici. Adottare le quattro leggi di LaRouche è l’approccio programmatico indispensabile per realizzare i suoi obiettivi.

Presentato in Australia un disegno di legge per la separazione bancaria

Il 12 febbraio la Sen. Pauline Hanson, del partito populista australiano One Nation, presenterà al Senato un disegno di legge per la separazione bancaria (Glass-Steagall). La stampa australiana ha dato ampio spazio alla notizia, ricordando che alcune delle proposte della Sen. Hanson (foto) ricordano quelle dell’economista e leader politico americano Lyndon LaRouche.

Commentando la notizia, il CEC, il movimento di LaRouche in Australia, ha scritto quanto segue: “Quando si parla di adottare gli standard bancari della legge Glass Steagall non e’ necessario conferire una separazione strutturale tra prodotto e consulenza o di evitare separazioni strutturali tra integrazioni verticali e orizzontali nel sistema finanziario, ma di architettare la ‘’separazione strutturale’’ al fine di evitare la entrata in gioco di automatici meccanismi di bail-out or bail-in in caso di liquidazione bancaria. Il Tesoro si è costantemente opposto al tipo di separazione strutturale della legge Glass Steagall, ingannando il pubblico australiano nella convinzione che la separazione strutturale dei regolatori sia rilevante e sufficiente. Ma capita che per la prima volta i quattro leader delle migliori quattro banche scrivano alla tesoreria una lettera in cui chiedere una ‘quasi’ commissione d’inchiesta sullo stato del sistema finanziario, Noi, i milioni che hanno sottoscritto la petizione per la separazione bancaria, chiediamo seriamente che il provvedimento giunga in Senato il 12 febbraio, in seguito al report di Kenneth Hayne.

I politici, in particolare quelli dei principali partiti, che ricevono milioni di donazioni in dollari dalle banche e dalle grandi quattro società di contabilità globale, come PricewaterhouseCoopers (PwC), Ernst and Young (EY), KPMG e Deloitte, che nascondono i crimini delle banche, stanno provando a nascondersi dietro questo rapporto finale ed a dire che questo sarebbe tutto il necessario per affrontare i problemi bancari. No! E’ compito del ‘pubblico’ assicurarsi che ciò non accada. Il popolo australiano deve assicurarsi che il parlamento trasferisca la sua responsabilità al fine di garantire un sistema finanziario onesto e funzionale. E Kenneth Hayne, ha fatto tutto ciò che poteva fare; ma il report di Hayne non risolverà il sistema ma saranno i parlamentari a farlo!!”

Petizione per chiedere al Presidente Trump che LaRouche venga scagionato!

Molti americani sono rimasti sorpresi e stupefatti all’inizio di questo mese quando il venerabile New York Times e l’apparato di Robert Mueller si sono adoperati per mettere il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, sotto processo per tradimento, perché ha avuto il coraggio di incontrare e conversare con il presidente russo Vladimir Putin; perché ha definito la NATO “obsoleta” e ne ha messo in discussione il suo ruolo; e perché ha licenziato il suo direttore dell’FBI, James Comey, come prescrive la Costituzione che lo autorizza a farlo. Sono rimasti scioccati quando è diventato pubblico che i vertici dell’FBI, della CIA e del Partito Democratico – sempre su istruzioni dell’intelligence britannica – erano stati, e sono tuttora, impegnati in un colpo di stato attivo contro il Presidente eletto, democraticamente, degli Stati Uniti. Molti di voi che leggono queste righe oggi sono giustamente atterriti dal fatto che questi ’fantocci ’, sebbene non abbiano ancora raggiunto il loro obiettivo, possano agire con apparente impunità. Ci si chiede “Come sia possibile?”.

Per trovare la risposta a questa domanda, basta guardare agli eventi del 27 gennaio 1989 – esattamente 30 anni fa – quando Lyndon J. LaRouche e un gruppo di suoi collaboratori furono incarcerati con lunghe condanne, per reati che non avevano commesso.. Il complotto e l’incarcerazione di LaRouche, facilitato da anni di menzogne dei media su LaRouche stesso ed il suo movimento, che continua ancor oggi, è stato eseguito dagli stessi prestigiatori politici a guida britannica – in molti casi, dagli stessi ‘sicari ’individualmente, incluso l’Inquirente speciale Robert Mueller, che oggi tentano di rovesciare il Presidente degli Stati Uniti.

Ed è proprio perché sono stati in grado di portare a termine l’ingiustizia contro LaRouche 30 anni fa, nonostante le proteste a livello nazionale ed internazionale, di eminenti leader dei diritti civili e dei diritti umani, funzionari eletti e studiosi legali, che ci riprovano anche oggi, su scala più vasta.

In effetti, i cinque anni di carcere di Lyndon LaRouche definirono un’intera era della storia moderna degli Stati Uniti, proprio come fece l’assassinio di John F. Kennedy del 1963.

Non c’è esagerazione in questa affermazione. Ramsey Clark, che ha ricoperto il ruolo di ministro della Giustizia degli Stati Uniti sotto la presidenza di Lyndon Johnson, e che ha anche rappresentato LaRouche nei suoi appelli alla Corte d’Appello del Quarto Circuito e alla Corte Suprema degli Stati Uniti, ha dichiarato in una lettera aperta del 26 aprile 1995 all’allora Procuratore Generale Janet Reno:

“Vi porto all’attenzione questa questione [il caso LaRouche] direttamente, perché ritengo che coinvolga una gamma più ampia di deliberato e sistematico comportamento e abuso di potere per un periodo di tempo più lungo nel tentativo di distruggere un movimento politico e un leader, rispetto ad un qualsiasi altro processo federale da me seguito nel tempo o per quanto ne possa sapere. “

Clark ha anche detto:

“Lo scopo può essere visto solo come una distruzione – è più di un movimento politico, è più che una figura politica; sono entrambi i motivi. Ma è un motore assai fertile di deliranti idee, uno scopo comune di pensare e studiare e analizzare per risolvere i problemi, indipendentemente dall’impatto sullo status quo o sugli interessi acquisiti. Era uno scopo intenzionale distruggerlo ad ogni costo … In quello che era un uso complesso e pervasivo delle forze dell’ordine, dei pubblici ministeri, dei media e delle organizzazioni non governative concentrate sulla distruzione di un nemico, questo caso deve essere considerato di assoluta importanza”. Con la reclusione di LaRouche, l’America e il mondo intero sono stati privati del loro più illustre statista ed economista.

Poiché le politiche di LaRouche per evitare il saccheggio predatorio di Wall Street e della City di Londra con il progetto di un Nuovo Ordine Economico Mondiale basato sullo sviluppo universale ad alta tecnologia, purtroppo non furono attuate, centinaia di milioni di persone in tutto il mondo rimasero in povertà e decine di milioni morirono inutilmente . Solo con la recente adozione da parte della Cina di politiche molto simili a quelle proposte da LaRouche da 50 anni oramai, il genocidio si è fermato in almeno ampie parti del pianeta.

Poiché la politica dello scudo spaziale (SDI) di LaRouche, adottata e proposta dal presidente Ronald Reagan nel 1983, fu sabotata e non portata a termine, il mondo oggi è sull’orlo dello scontro termonucleare. Solo un ritorno al progetto originale di creare uno ‘scudo spaziale anti-missili’ di LaRouche, basato su nuovi principi fisici e sulla cooperazione con Russia e Cina, non contro di loro, può ora tirarci indietro dall’orlo della catastrofe.

Poiche’ la proposta di LaRouche per la cooperazione tra Oriente e Occidente dopo la caduta del Muro di Berlino e la riunificazione della Germania – notoriamente prevista da LaRouche nell’ottobre 1988 – fu respinta, e LaRouche fu trascinato in carcere appena tre mesi dopo, la Russia fu devastata e l’ Occidente saccheggiato sotto Thatcher, Bush e Mitterrand. E si scatenò un’ondata di guerre permanenti, ancora in corso oggi.

E poiché la proposta di LaRouche di combattere il traffico di droga contro l’apparato bancario di Droga SpA non è mai stata attuata, l’epidemia di droga oggi sta avvelenando la nostra nazione e il nostro mondo.

E poiché le politiche di LaRouche per la generazione di un nuovo Rinascimento della cultura e della scienza classica sono state spazzate via, si prospettano oggi nuovi secoli bui per i nostri giovani in particolare.

Alcuni tra voi potrebbero non essere d’accordo. Alcuni potrebbero pensare che l’incarcerazione di un solo uomo, per quanto ingiusta, non possa causare tali risultati. Ma quelli che pensano in questo modo devono ancora capire come funziona la storia reale, il fatto cioè che le idee sono la forza trainante dell’avanzare dell’umanità. Di fatto, tutta la vita di LaRouche e i suoi ampi scritti scientifici affrontano proprio questa domanda centrale: il ruolo della creatività, tipica e unica dell’uomo, nel plasmare la propria storia e quella dell’universo fisico che lo circonda. Leggi e studia LaRouche se vuoi capire perché l’Impero britannico lo teme così tanto.

Il 30 marzo 1984, Lyndon LaRouche scrisse un progetto di memorandum d’intesa tra gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica, con una visione per il futuro che rimane scientificamente valida oggi come lo era 35 anni fa. In esso, LaRouche dichiarò:

“Le basi politiche per una pace duratura devono essere: a) La sovranità incondizionata di ciascuno stato e di tutti gli stati nazionali, e b) la cooperazione tra stati nazionali sovrani per promuovere opportunità illimitate di partecipazione ai benefici del progresso tecnologico, al reciproco beneficio di tutti e di ciascuno. La caratteristica più cruciale dell’attuazione attuale di una tale politica di pace duratura è un profondo cambiamento nei rapporti monetari, economici e politici tra le potenze dominanti e quelle nazioni relativamente subordinate classificate spesso come “paesi in via di sviluppo”. Se non porremo rimedio alle ingiustizie che persistono all’indomani del colonialismo moderno, non ci potrà essere pace duratura su questo pianeta. “

È tempo di porre rimedio al danno subito dalla reclusione di LaRouche tre decenni – non solo perché una tale terribile ingiustizia è stata fatta a LaRouche, ma perché quell’ingiustizia ha incoraggiato l’Impero Britannico a usare gli stessi metodi contro un Presidente degli Stati Uniti legittimamente eletto , mettendo in pericolo tutta l’umanità. Il modo migliore per difendere gli Stati Uniti d’America e tutta l’umanità è scagionare LaRouche, assicurarsi che le sue politiche siano finalmente adottate e riconoscere le sue idee per quello che sono, gioielli di uno dei più grandi geni della storia, offrendogli il suo legittimo posto nella storia.

Firma le petizione qui:

https://action.larouchepac.com/petition_exonerate_larouche

La crisi venezuelana è la classica operazione di Gang-countergang

Gli avvenimenti delle ultime due settimane in Venezuela si sono succeduti con grande rapidità: l’improvviso emergere dell’auto-proclamato presidente ad interim Juan Guaidó, il suo riconoscimento da parte di Stati Uniti, Canada e molti governi occidentali e latino-americani, e la richiesta che il “dittatore” Nicolás Maduro (nella foto con Dilma Roussef, allora presidente del Brasile, anche lei destituita con un’operazione diretta dall’estero) si dimetta, “altrimenti vedrete”. Negli ultimi giorni si sono intensificate la pressioni, in quanto il “candidato manciuriano” Guaidó, relativamente sconosciuto, ha provocatoriamente annunciato un piano per ristabilire i “corridoi umanitari” in Venezuela, usando la stessa strategia del “diritto di proteggere” (R2P) usata dai “globalisti” per violare la sovranità territoriale di Libia, Siria e molte altre nazioni.

I neoconservatori all’interno dell’Amministrazione di Trump ipotizzano una possibile opzione militare, e il Tesoro ha imposto sanzioni sull’impresa petrolifera statale PDVSA nel tentativo di schiacciare economicamente il Paese. Niente di tutto questo sarebbe accaduto senza l’operazione giacobina creata e diretta da Londra negli anni Novanta, prima con Hugo Chávez e poi col suo successore Nicolás Maduro – un’operazione documentata dall’EIR. Lo “chavismo” ha dato vita a un’alleanza strategica con il cartello della cocaina del FARC (diretto anche questo da Londra) e ha portato il Venezuela alla rovina economicamente e politicamente, gettando le basi per gli attuali sviluppi: una “rivoluzione colorata” finanziata dal National Endowment for Democracy (NED), dal National Republican Institute, da USAID, dal National Democratic Institute e da svariate ONG vicine al megaspeculatore George Soros.

Si tratta della classica operazione “gang-countergang”, essenziale anche nel tentato golpe contro il Presidente Trump. I falchi all’interno del governo, del Dipartimento di Stato, del National Security Council e tra i leader della comunità degli esuli cubani in Florida, accusano della crisi venezuelana Russia e Cina, le quali, secondo loro, “minerebbero gli interessi di sicurezza nazionale americani” nella regione per i loro legami economici, politici e militari col Venezuela e altre nazioni. L’obiettivo è rendere impossibile nella regione la cooperazione tra Stati Uniti, Russia e Cina con l’Iniziativa Belt and Road.

In Venezuela si esprimono vera rabbia popolare e disperazione per la crisi umanitaria provocata da Chavez e Maduro. Ma, come documentano i giornalisti investigativi Max Blumenthal e Dan Cohen in un articolo del 29 gennaio su Grayzone, coloro che vengono esaltati dai media occidentali come salvatori della democrazia venezuelana, come Juan Guaidó, sono delle frodi (vedi https://consortiumnews.com/2019/01/29/the-making-of-juan-guaido-us-regime-change-laboratory-created-venezuelas-coup-leader/). Si tratta di oligarchi neoliberisti selezionati da istituzioni legate alle reti di Gene Sharp, l’ispiratore delle “rivoluzioni colorate”, per fomentare sollevazioni popolari e poi essere scartati quando non più utili.

Chi è Juan Guaidó?

Essenzialmente, nessuno. Era un leader studentesco reclutato nel 2005 e mandato a Belgrado, in Serbia, al Center for Applied Non-Violence and Strategies (CANVAS), una derivazione dell’OTPOR, che fu strumentale nel rovesciare Slobodan Milosevic. Finanziato dal NED e da USAID, l’OTPOR addestrò membri di quella che in Venezuela divenne la “generazione 2007”, che guidò le proteste violente contro Chavez e poi Maduro.

Il giornalista investigativo venezuelano Diego Sequera sottolinea che Guaidó è più popolare fuori che all’interno del Venezuela, “soprattutto negli ambienti dell’élite dell’Ivy League e di Washington”. Nel 2007 si iscrisse al programma sulla Governance e la Gestione Politica presso l’Università “George Washington” di Washington D.C., dove studiò con l’economista iperliberista e friedmaniano Luis Enrique Berrizbeitia, ex direttore esecutivo del Fondo Monetario Internazionale.

Guaidò contribuì a creare il partito della Volontà Popolare insieme all’ex presidente di un quartiere di Caracas e al suo mentore Leopoldo Lopez, un oligarca addestrato a Princeton. In un’intervista a RT, il giornalista investigativo Max Blumenthal descrive il partito Volontà Popolare come “il partito di destra radicale più violento in Venezuela, che funge da truppe d’assalto dell’oligarchia” e viene odiato da coloro che vogliono evitare la guerra civile.

Donald Trump sfida i golpisti del Deep State

Il 29 gennaio, in uno stupefacente sfoggio di insubordinazione dei responsabili dell’intelligence americano contro il loro comandante in capo, il direttore della National Intelligence Dan Coats, il direttore della CIA Gina Haspel e il direttore dell’FBI Christopher Wray hanno deriso a turno la politica strategica di Trump davanti alla Commissione sull’Intelligence del Senato. L’occasione era quella della presentazione del rapporto sulla Valutazione della Comunità di Intelligence americano sulla minaccia mondiale nel 2019.

Proprio mentre Trump sta preparando un vertice con Kim Jong-un, i tre hanno sostenuto che il leader nordcoreano non rinuncerà mai alle armi nucleari, che il ritiro dalla Siria non farà che permettere all’Isis di risorgere e di minacciare gli Stati Uniti d’America e che la collaborazione con Russia e Cina rappresenterebbe una minaccia aggressiva contro gli Stati Uniti e i suoi alleati, dimostrata dall'”interferenza” russa nelle elezioni presidenziali americane del 2016 (non importa se questa non sia mai stata provata).

Trump li ha definiti “ingenui” in un tweet e ha risposto che i rapporti con la Corea del Nord sono “i migliori mai esistiti” e che l’Isis è stato sconfitto. Ha aggiunto che i negoziati in Afghanistan “procedono bene… dopo diciotto anni di combattimenti”. Quando un giornalista gli ha chiesto se avesse fiducia nei consigli di Haspel e Coats, ha risposto bruscamente: “No. Penso di avere ragione e il tempo probabilmente lo dimostrerà”.

Gli avversari di Trump sono immediatamente saltati su tutte le furie, guidati dal sen. Charles Schumer, che ha chiesto ai capi dell’intelligence di “organizzare un intervento” su Trump e “insistere per un incontro immediato allo scopo di istruirlo”. Anche diversi repubblicani, come il whip della maggioranza al Senato John Thune, che ha difeso Coats, e il sen. Mitt Romney, che ha espresso “piena fiducia nella nostra comunità di intelligence”, si sono scagliati contro Trump. Il 31 gennaio il Washington Post ha scritto che i capi dell’intelligence “hanno lasciato una grave minaccia fuori dalla loro lista: quella di un presidente impantanato nelle proprie illusioni che si rifiuta di ascoltare la verità”.

Dopo aver incontrato i tre, Trump ha sminuito i disaccordi, liquidando gran parte della controversia come operazione dei media. Ma ha affermato chiaramente che non si farà influenzare dalle loro “valutazioni”, reiterando le sue vedute sulla Corea del Nord e sui ritiri da Siria e Afghanistan. Egli ha anche avuto parole di apprezzamento per la Cina, affermando che v’è stato un “progresso tremendo” nei colloqui in tema di commercio e che non vede l’ora di incontrare il Presidente cinese Xi Jinping.

Va da sé che coloro che difendono il “vecchio paradigma” della geopolitica britannica, quella delle guerre infinite e dei cambiamenti di regime, non demordono. Il senato ha espresso 68 voti contro 23 a sfavore del ritiro delle truppe dalla Siria. Si tratta di una risoluzione non vincolante, che però indica la determinazione di chi vuole sconfiggere Trump sabotandone le iniziative.

Tutto ciò mostra che Trump ha colto nel segno, quando ha detto che i capi dell’intelligence “dovrebbero tornare sui banchi di scuola”. Meglio ancora sarebbe il licenziarli.

La politica energetica tedesca è “la più stupida del mondo”

Questo è il titolo di un editoriale del 29 gennaio sul Wall Street Journal, scritto dopo che la Commissione per l’Uscita dal Carbone tedesca aveva concluso la seduta finale con la raccomandazione di chiudere le centrali a carbone entro il 2038. “Avendo sprecato innumerevoli miliardi di euro nelle rinnovabili e inflitto costi dell’energia tra i più alti in Europa alle famiglie e alle imprese tedesche, ora Berlino promette di estinguere l’ultima fonte affidabile di energia rimasta alla Germania”, ha ammonito il quotidiano economico statunitense, che non è il solo nel mondo a chiedersi come la Germania intenda rimanere una nazione industriale eliminando carbone e nucleare, che assieme soddisfano quasi la metà dei consumi nazionali.

La politica del governo per rottamare completamente le centrali a carbone non solo porterà a prezzi più alti dell’elettricità per imprese e privati, ma anche a una cronica mancanza di energia. L’eolico, il solare e le biomasse non possono bastare. Già oggi Polonia e Repubblica Ceca esportano elettricità nelle regioni orientali della Germania, elettricità generata dal carbone e dal nucleare, mentre Francia, Austria e Svizzera riforniscono le regioni occidentali e meridionali con l’idroelettrico e il nucleare. Come farà l’industria ad alta intensità energetica, che oggi dà lavoro a milioni di persone, a sopravvivere?

Gli impianti a carbone sono già economicamente a rischio o addirittura vietati, come nel caso della centrale Datteln IV dell’Uniper, la più moderna d’Europa, che la Commissione chiede di non allacciare alla rete a completamento dei lavori nel 2020. Un miliardo e mezzo di investimento perduti.

Mentre la lobby di protezione del clima si vanta che “quasi il 40%” della produzione energetica nazionale proviene dalle rinnovabili, omette di dire che tale alta percentuale è dovuta alle dismissioni delle “non rinnovabili”: la lignite è a -22.5%, l’antracite a -14%, il nucleare a -11,7%, l’idroelettrico a -5,2% mentre il gas naturale, ora al 13,2%, è il prossimo bersaglio degli ambientalisti anche per motivi geopolitici, in quanto la maggior parte del gas proviene dalla Russia.

Il costo della marcia verso l’era delle rinnovabili è enorme: 25 miliardi di euro all’anno per promuovere e sovvenzionare solare, eolico e biomasse; 40 miliardi in totale per la chiusura del settore del carbone nei prossimi 17-20 anni; più due miliardi all’anno per sovvenzionare i prezzi al consumo dell’elettricità e del riscaldamento, che aumenteranno. Già oggi le imprese pagano un prezzo doppio di quello della vicina Francia, dove il 69% dell’elettricità consumata e il 17% dell’energia sono di fonte nucleare.

I colloqui sino-americani progrediscono nonostante i tentativi di sabotaggio

Dopo due giorni di colloqui commerciali tra le delegazioni americana e cinese, definiti da entrambe le parti “intensi e produttivi”, il Presidente Trump ha incontrato il Vicepremier Liu He a capo della delegazione cinese e si è detto entusiasta delle prospettive di accordo. Anticipando che sui temi di disaccordo si troverà un’intesa nel prossimo giro di colloqui, Trump ha affermato che il potenziale accordo “se ci sarà, sarà di gran lunga il più grande accordo mai fatto”.

Liu ha consegnato una lettera di Xi Jinping che Trump ha letto all’apertura della riunione di governo il 31 gennaio. Il testo: “Apprezzo i buoni rapporti di lavoro e di amicizia personale con Lei. I nostri incontri e le nostre telefonate, in cui possiamo parlare di tutto, sono piacevoli”. Trump si è detto fiducioso di poter finalizzare l’accordo nel prossimo incontro con Xi, che si avrà probabilmente a breve.

I negoziati commerciali si sono svolti sotto la cappa creata da un’azione del Ministero della Giustizia (DoJ), che appena due giorni prima aveva spiccato ben ventitre capi d’accusa contro il conglomerato cinese Huawei. Le incriminazioni sono state presentate a Seattle e a Brooklin, con accuse che vanno dal furto di tecnologia americana alla violazione di sanzioni contro l’Iran e alla frode bancaria. Come è noto, la responsabile finanziaria di Huawei, Meng Wanzhou, è stata arrestata a Vancouver dalle autorità canadesi il primo dicembre scorso, proprio mentre Trump e Xi si incontravano al G20 di Buenos Aires.

Nel frattempo, al Congresso, membri di entrambi i partiti facevano a gara a scagliarsi contro la Cina, sia nei commenti al rapporto di intelligence sia nella discussione di leggi contro le imprese cinesi. Questa settimana verrà presentata una legge per vietare la vendita di chip e altri componenti americani a Huawei, a ZTE e ad altre imprese tecnologiche cinesi; il disegno di legge e sostenuto da due repubblicani e due democratici che hanno definito Huawei “un braccio di raccolta di informazioni del Partito Comunista Cinese” e “un rischio fondamentale per la sicurezza nazionale americana”.

La stampa cinese ha denunciato l’arresto di Meng e l’incriminazione di Huawei come un attacco alla leadership cinese nelle telecomunicazioni e tecnologie connesse, e come un tentativo calcolato di sabotare i negoziati commerciali. Un esperto ha notato che gli attacchi a Huawei sono cominciati, guarda caso, nel Regno Unito, il cui governo nel 2013 al GCHQ, l’ente di sicurezza e spionaggio di Downing Street, di fare un’inchiesta sul Centro di Sicurezza Cibernetica che l’impresa ha in Gran Bretagna. Anche la ZTE, produttrice di sistemi di telecomunicazione, finì nel mirino del GCHQ perché “minaccia alla sicurezza nazionale”. Si tratta dello stesso GCHQ che ha lanciato il “Russiagate” contro Trump, ipotizzando attività russe in relazione alla campagna presidenziale americana.

Cheminade: il movimento dei gilet gialli rifiuta il vecchio paradigma

Mentre la mobilitazione dei gilet gialli in Francia entra nella sua 13esima settimana, esso ha dato il via a una serie di iniziative di protesta in altri Paesi europei. Su questo movimento l’ex candidato presidenziale Jacques Cheminade è stato intervistato da Sophie Shevardnadze per RT; l’intervista è stata pubblicata il 2 febbraio col titolo “Le proteste dei gilet gialli ricordano l’inizio della Rivoluzione francese”.

Il movimento di protesta, sottolinea Cheminade, ha radici profonde in tutto il Paese e riunisce coloro che si considerano la “maggioranza dimenticata” che ora prende posizione per dire: “Noi siamo il popolo” e chiediamo maggiore giustizia sociale. Essa capisce intuitivamente che le élite francesi si sono sottomesse al “globalismo finanziario”, che i mercati finanziari mondiali e la Banca Centrale Europea hanno usurpato il potere dei governi, che questi dovrebbero invece usare per tutelare il bene comune.

Interpellato sull’apparente carenza nel movimento di leader coi quali il governo potrebbe negoziare, Cheminade nota che “anche se per molti versi è differente, fu anche così all’inizio della Rivoluzione francese, quando non c’erano leader”. Queste persone non si conoscevano, molte di loro non erano mai scese in piazza, spiega; sono artigiani, persone del ceto medio e della classe operaia che si uniscono improvvisamente, avendo capito che “è nudo” il re nel quale sono metaforicamente rappresentati la classe dominante e i politici al potere. “Il livello di rispetto per i politici in Francia a questo punto è al 9% e l’istituzione più rispettata è quella degli ospedali pubblici, al 90%, quindi abbiamo quel… che Rosa Luxemburg ai suoi tempi definiva un fermento da sciopero di massa”.

Vi sono tentativi di lanciare una lista di candidati alle elezioni europee, ma Cheminade ritiene che Macron stesso vi stia mettendo le mani, perché “spera che una lista di gilet gialli porti via i voti all’estrema sinistra, all’estrema destra e all’opposizione di centro-destra” (rafforzando così il suo movimento, che tra parentesi è giunto a livelli abissali).

Nonostante le differenze all’interno del movimento, Cheminade ritiene che vogliano tutti partecipare al processo decisionale e che debbano essere istruiti su come funziona la società. “Sanno che funziona nel modo sbagliato, ma non sanno come farla funzionare nel modo giusto e il mio compito, in qualità di politico – diciamo – dissidente, è di organizzarli in modo che comprendono che cosa bisogna fare in positivo. È difficile, sarà un compito che richiederà del tempo, ma è molto interessante”.

Cheminade sottolinea che la questione non è ridistribuire la ricchezza dai ricchi ai poveri, ma di crearne altra nella società, e lo si fa elargendo credito pubblico per investire nel futuro. Alle manifestazioni dei gilet gialli sono apparsi striscioni che chiedono la ri-nazionalizzazione della Banca di Francia. Il partito Solidarité et Progrès di Cheminade chiede la creazione di una vera banca nazionale per finanziare lo Stato e i progetti necessari. Chiede inoltre la rottura con l’Unione Europea nella sua forma attuale.

La persecuzione di Roger Stone smaschera le vere intenzioni del Russiagate

L’irruzione a casa di Roger Stone, compiuta prima dell’alba il 25 gennaio da agenti dell’FBI con giubbotto antiproiettile e con le armi puntate e accompagnati dai cameraman della televisione, sembrava la scena di un film. In questo caso la vittima non era un terrorista, un violento trafficante di droga o un assassino psicopatico, ma un noto consulente politico, accusato di reati come “mentire al Congresso”. Si tratta dell’ennesima presunta “bomba” sganciata dall’inquirente speciale Robert Mueller, in cui la notizia di reato è il risultato di trappole tese dagli inquirenti a mezzo di testimoni convinti a testimoniare dietro la minaccia di rovina finanziaria o pene carcerarie.

Il famoso avvocato dei diritti civili Alan Dershowitz ha fatto notare che, come la maggior parte delle incriminazioni di Mueller, le accuse nulla hanno a che fare con lo scopo ufficiale dell’inchiesta, che sarebbe di provare la collusione tra la campagna di Trump e le interferenze russe nelle elezioni del 2016. Lo “scopo dell’incriminazione”, ha dichiarato Dershowitz, “era quello di costringere Stone a collaborare contro Trump”. Infatti, nelle ventiquattro pagine dei capi d’accusa non v’è menzione della Russia.

Da circa due anni ormai i media e i democratici avversi a Trump, come il deputato Adam Schiff, conducono una campagna contro Stone che si affianca agli sforzi della squadra di Mueller. Questi sta cercando di provare che Stone avesse saputo in anticipo che Wikileaks avrebbe ottenuto i documenti della campagna di Hillary Clinton, potendo così dimostrare che lo stesso Trump fosse, tramite l’ex campaign manager e amico di lunga data, in “collusione” con Vladimir Putin e con il suo presunto team di interferenza nelle elezioni americane, o comunque l’esistenza di “legami con la Russia” dello stesso Stone. Mueller ha fatto ricorso al reato di “frode processuale” (ostruzione della giustizia, false dichiarazioni, ecc.) per convincere Stone a tradire Trump e fornire all’inquirente prove che ne giustifichino la caccia alle streghe.

Stone, però, continua a rifiutarsi di fornire a Mueller quello che cerca. Successivamente al rilascio su cauzione, ha dichiarato che intende “collaborare” con Mueller raccontando la verità di ciò che sa, e cioè che non ha avuto contatti con i russi, né discussioni con Trump sui documenti di Wikileaks, e che non imbastirà alcuna storia per coinvolgere il Presidente in alcunché di illegale.

Stone è un’istituzione nella politica americana, avendo lavorato con Richard Nixon e Ronald Reagan. All’epoca della presidenza di quest’ultimo, egli imparò ad apprezzare Lyndon LaRouche, che da quello era stato incaricato di negoziare con l’Unione Sovietica la proposta della Iniziativa di Difesa Strategica. Oggi, Stone è un forte sostenitore dell’impegno del Presidente di rompere con la geopolitica dell’establishment, specialmente della politica ostile alla Russia, e sostituirla con una politica di dialogo con Putin e anche con Xi Jinping.

Inscenare un raid così violento contro questo personaggio, che si sarebbe sicuramente presentato spontaneamente al giudice, ricorda più i metodi della Stasi che un’inchiesta onesta, e mostra un totale disprezzo delle garanzie costituzionali.

Il Trattato di Aquisgrana, ovvero la tentata fuga in avanti di due anatre zoppe

Il 22 gennaio il Presidente Macron e il Cancelliere tedesco Angela Merkel hanno firmato un trattato d’amicizia tra i due Paesi che può essere giustamente descritto come la creazione di uno “stato unico”. Il Trattato di Aquisgrana viene presentato dagli autori come un “secondo Trattato dell’Eliseo” in riferimento al trattato di amicizia firmato nel 1963 da Konrad Adenauer e Charles de Gaulle, ma in realtà questi due statisti si rivoltano nella tomba. La buona notizia è che l’accordo non andrà lontano.

Il trattato segna la fine ufficiale dell’integrazione europea, in quanto mira a formare un blocco politico che detti legge nell’UE, costruire una forza militare “europea” al di fuori della NATO e impostare le due economie secondo un approccio maltusiano. Esso è visto con ostilità dagli altri partner dell’UE e dalle forze d’opposizione nelle stesse Francia e Germania, forze che presto potrebbero diventare di governo. Il testo poi chiede “l’ammissione della Repubblica Federale di Germania a membro permanente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite” come “priorità della diplomazia franco-tedesca”. Così l’idea di un seggio per l’UE vola dalla finestra.

Esso impegna anche a sforzi comuni per raggiungere gli obiettivi di interventi sul clima e far avanzare “la transizione energetica”. Vuol dire che la Francia adotterà il modello tedesco e rinuncerà al nucleare? L’impegno, inoltre, a “promuovere la convergenza tra i due Stati e migliorare la competitività delle due economie”, significa – se tradotto dal linguaggio dell’UE – pareggio di bilancio e austerità. È difficile credere che la Francia possa sostenere tale “convergenza”, tanto più che si trova già in violazione delle regole sul deficit.

V’è un aspetto del trattato che merita più attenzione degli altri: quello della politica di difesa. Il Capitolo 2, su “Pace, sicurezza e sviluppo”, afferma che “i due Stati approfondiranno la cooperazione in politica estera, difesa, sicurezza interna ed esterna, e sviluppo, adoperandosi al contempo per rafforzare la capacità di azione europea autonoma [cioè separata dalla NATO]. Esse si consulteranno l’un l’altra per definire posizioni comuni su ogni decisione importante che riguardi gli interessi comuni e agiranno congiuntamente nei casi in cui sia possibile”. I due Paesi si aiuteranno l’un l’altro “nel caso di aggressione armata ai loro territori”.

Si va nella direzione dell’Esercito Europeo proposto da Macron. A prima vista sembra tanto velleitario quanto gli altri propositi del trattato, date le condizioni patetiche e le recenti prestazioni deludenti degli apparati militari dei due Paesi. Le fregate della Marine Nationale hanno fatto flop nei raid aerei sulla Siria, mentre l’intera flotta sottomarina tedesca è fuori uso per motivi tecnici – per non citare l’imbarazzante avaria dell’aereo che doveva portare la Merkel al G20 in Argentina o quelle che hanno costretto il Ministro dello Sviluppo Internazionale Gerd Mueller a prolungare di diversi giorni la sua visita in Africa. La Gran Bretagna ha reagito negativamente alla proposta di Macron per un esercito europeo perché il Regno Unito sta lasciando l’UE. Tuttavia, poiché il Trattato di Aquisgrana sembra congegnato per accelerare una comunque inevitabile disintegrazione dell’UE, Londra potrebbe entrare a far parte di un’Unione Militare Occidentale emergente dalle ceneri dell’UE.

Questo è il parere del sito di informazione britannico UK Column, il quale fa notare che, benché gli aspetti militari siano stati finora assenti dal dibattito sulla Brexit, “la storia sembra suggerire che l’unione militare europea sia politica britannica da sempre. È credibile che la Gran Bretagna non faccia parte di qualcosa per costruire la quale ha fatto tanti sforzi?”

Infatti, fu il Regno Unito a fondare l’Unione Militare Occidentale nel 1948, con la Francia e il Benelux. L’Unione prese la forma di un’unione militare, più cooperazione su temi politici, economici e culturali con capitali a Fontainebleau e Londra. Successivamente aderirono l’Italia e la Germania Occidentale e fu ribattezzata “Unione Europea occidentale”.

“Vediamo già che la politica britannica era quella di stabilire uno stato pan-europeo con poteri legislativi; altrimenti a che sarebbe servita una ‘capitale’?” si chiede l’UK Column.

“Il braccio difensivo dell’Unione Occidentale fu poi fuso nella NATO e – si potrebbe dire in considerazione dell’attuale sganciamento della difesa dell’UE dalla NATO – l’Unione Occidentale fu precursore sia della NATO sia del braccio militare dell’UE”. Dunque, l’unificazione militare è sempre stata politica britannica, portata avanti “nel silenzio totale del Parlamento e della democrazia”. (Nella foto lo striscione di S&P, MoviSol francese, alla manifestazione dei gilet gialli sabato scorso, chiede una banca nazionale).

L’apparato che incastrò LaRouche e il tentativo di golpe in corso negli Stati Uniti

Il 21 gennaio, alla vigilia del 30esimo anniversario dell’incarcerazione del leader politico americano Lyndon LaRouche (nella foto col Presidente Reagan) e di sei dei suoi collaboratori, con una montatura giudiziaria basata sull’accusa di non aver ripagato dei prestiti, il LaRouche Political Action Committee ha chiesto che LaRouche venga esonerato pienamente e siano adottate le sue proposte di politica economica.

La dichiarazione fa notare che molti americani sono giustamente sbigottiti nel vedere che “l’apparato dell’inquirente speciale Robert Mueller ha cercato di far destituire il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, perché aveva osato incontrarsi e conversare col Presidente russo Vladimir Putin; perché ha definito ‘obsoleta’ la NATO mettendone in dubbio il ruolo; e perché ha licenziato il direttore dell’FBI, James Comey, come da sue prerogative costituzionali”. L’incredulità è aumentata quando “è stato reso pubblico il fatto che i più alti ranghi dell’FBI, della CIA e del Partito Democratico, tutti su istruzioni dell’intelligence britannica, erano e sono tuttora coinvolti” nel tentativo di golpe.

Ma questi americani, prosegue la dichiarazione, devono capire che Lyndon LaRouche e i suoi collaboratori furono incarcerati nel 1989 e condannati a pene lunghissime a seguito di manovre illegali da parte dello stesso apparato politico. I cinque anni scontati da LaRouche in prigione rappresentarono il riuscito tentativo di impedire che fossero adottate la politica e i principii che proponeva agli Stati Uniti. Se tali politiche fossero state adottate, il mondo oggi sarebbe diverso. Il LaRouche PAC spiega il perché:

* “Dato che non è stata adottata la politica di LaRouche per sostituire il sistema finanziario di saccheggio di Wall Street e della City di Londra con un nuovo ordine economico mondiale più giusto, fondato sullo sviluppo universale e a mezzo di alta tecnologia, centinaia di milioni di persone sono rimaste in povertà e decine di milioni di persone sono morte inutilmente di fame. Solo con l’adozione recente da parte della Cina di politiche molto simili a quelle proposte da LaRouche cinquant’anni fa, il genocidio è stato fermato in molte parti del pianeta.

* “Dato che la politica dello ‘scudo spaziale’ (SDI) di LaRouche, adottata e proposta dal Presidente Ronald Reagan nel 1983, fu sabotata e non attuata, oggi il mondo è sull’orlo dello scontro termonucleare. Solo tornando al progetto originale di LaRouche di un sistema di difesa dai missili balistici (SDI) basato su nuovi principii della fisica – e in cooperazione con Russia e Cina, e non contro di loro – può salvarci da tale scontro nucleare. * “Dato che la proposta di LaRouche di cooperazione tra est e ovest dopo la caduta del muro di Berlino e la riunificazione della Germania (la famosa previsione di LaRouche nell’ottobre 1988) su respinta, e LaRouche fu mandato in carcere tre mesi dopo, la Russia fu saccheggiata e lo fu anche l’Occidente sotto la Thatcher, Bush, e Mitterrand. Fu scatenata un’ondata di guerre permanenti, che è tuttora in corso.

*”Dato che la proposta di LaRouche di una guerra contro la droga e contro l’apparato bancario londinese di ‘Droga SpA’, non fu adottata, oggi abbiamo un’epidemia di droga che avvelena la nostra nazione e il mondo.

*”Dato che la politica di LaRouche di dar via a un nuovo Rinascimento di cultura classica e di scienza è stata accantonata, oggi siamo entrati in un’epoca oscurantista che colpisce in particolare i nostri giovani”.

Jacques Cheminade: abolire il franco CFA e la politica coloniale in Africa

Nel 2017, nel corso del Grand Débat tra tutti i candidati presidenziali ed in altre occasioni, Jacques Cheminade, ex candidato presidenziale e presidente di S&P (MoviSol in Francia) si dichiarò a favore dell’abolizione del Franco CFA e della politica coloniale in Francia, e più recentemente ha paragonato il CFA all’Euro (stessa politica coloniale di imposizione di austerità).

Pubblichiamo di seguito alcune citazioni di Cheminade e i due estratti delle trasmissioni nelle quali intervenne su questo tema.

Jacques Cheminade:

Occorre attuare una politica di sviluppo economico che permetta la pace! Bisogna farla finita con la “Franciafrica”, bisogna abolire il Franco CFA, che è strumento di saccheggio, e attuare con i Paesi africani una politica di mutuo sviluppo tramite la creazione presso di noi [in Francia] di un Ministero dell’Immigrazione, del Mutuo Sviluppo e dell’Integrazione.

Ho chiesto che non vi sia più il Franco CFA, poiché il Franco CFA è uno strumento di oppressione. Molti intellettuali africani, in particolare il camerunese Joseph T. Pouemi, lo hanno detto. Io sono assolutamente d’accordo con loro. Bisogna che abbiano la propria moneta e la propria sovranità: questo è proprio un caso unico, quello di un Paese [la Francia] che è riuscito a imporre una moneta straniera a Paesi indipendenti.

Le monete degli africani devono appartenere agli africani. Non sarà facile, nell’ordine attuale; occorre a tal fine un nuovo ordine monetario e finanziario internazionale, che permetterà questa transizione. È in questa trasformazione che la Cina deve assumere un ruolo; è qui che i BRICS (Russia, India, Cina e gli altri) devono assumere un ruolo, per permettere un tale passaggio e restituire all’Africa i mezzi del proprio sviluppo. Uscire dall’imperialismo, uscire dal colonialismo una volta per tutte! Questo discorso, Emmanuel Macron non l’ha fatto a Uagadugu.



Geraci: la Cina dovrebbe costruire infrastrutture negli Stati Uniti

La Cina dovrebbe investire nelle infrastrutture statunitensi per correggere lo squilibrio commerciale tra i due Paesi. Questa proposta, giа avanzata dallo Schiller Institute, è stata rilanciata dal sottosegretario allo Sviluppo Economico Michele Geraci in un’intervista a Class-NCBC il 23 gennaio.

Geraci si è detto non sorpreso della recente svolta positiva nella disputa commerciale sinoamericana, ricordando che non ha creduto che i due Paesi volessero ingaggiare una vera guerra commerciale. Ciò che è importante, ha osservato Geraci, è la volontà di riequilibrare la bilancia commerciale, Questo si può fare in diversi modi: “Ci potrebbero essere degli accordi; penso alla produzione di aeromobili che gli USA hanno e di cui la Cina ha bisogno per il suo traffico aereo commerciale in aumento. Questo potrebbe essere un primo passo che certo non ridurrà il deficit di trecento miliardi ma – attenzione –, c’è anche l’altra parte della bilancia commerciale che non è quella delle partite correnti ma quella del conto capitale. Quindi potrebbero esserci anche degli investimenti cinesi negli USA, ad esempio nel settore delle infrastrutture, cosa che i cinesi hanno dimostrato di saper ben fare e di cui gli USA hanno bisogno. Anche quello è un flusso di capitali che potrebbe andare da Est verso Ovest e se si mettono insieme la bilancia delle partite commerciali con quella in conto capitale, si può andare verso la parità come obiettivo. Ma una riduzione del deficit sarebbe già un ottimo segnale per tutti, per gli Stati Uniti e anche per la Cina, perchè alla fine la Cina ha bisogno di queste cose che gli Stati Uniti producono”. Geraci, che ha vissuto e insegnato per dieci anni in Cina, ha visitato gli Stati Uniti lo scorso novembre, dove ha incontrato membri del governo e del Congresso. In quell’occasione ha anche incontrato il parlamentare europeo Marco Zanni, che era a Washington in una visita organizzata dall’EIR, per consegnare la petizione a favore della separazione bancaria (Glass-Steagall) firmata da 217 rappresentanti eletti italiani (foto).

Nell’intervista a Class-NCBC, il sottosegretario con delega al Commercio ha anche sottolineato l’importanza di cooperare con la Cina per costruire le infrastrutture in Africa. “Il vero modo per risolvere il problema della migrazione è creare le condizioni perchè l’Africa abbia uno sviluppo sostenibile economico e sociale”. Il vero problema non sono le “poche migliaia” di migranti oggi, ma i “venti milioni di giovani che [domani] si affacciano sul mondo del lavoro e non sempre possono trovare. Quindi è importante lo sforzo di far sì che si sviluppi un’economia solida in Africa”.

Geraci ha ricordato che l’Italia ha firmato un protocollo d’intesa con la Cina per la cooperazione in Paesi terzi, “e questi Paesi terzi sono i cinquanta Paesi africani dove noi andiamo all’incastro con la Cina in settori come agricoltura, sviluppo delle infrastrutture, costruzioni ed energia”. In questi settori, Italia e Cina sono da una parte concorrenti, perchè producono le stesse cose, ma dall’altra sono complementari, come ad esempio nelle macchine agricole, dove l’Italia è molto forte e sta aiutando l’Africa in un processo che è simile a quello che è avvenuto in Cina: lo spostamento dalle aree rurali a quelle urbane.

Sviluppare l’Africa è un business, ma esso “stabilizza un continente e perciò è quello che credo sia una situazione ‘win-win’ per tutti e forse anche una cosa moralmente, eticamente giusta”.

La scorsa settimana, in occasione della visita a Roma del Primo Ministro etiope Abiy Ahmed, il governo italiano ha fatto sapere che coprirà i costi di fattibilità del progetto ferroviario che collegherà Addis Abeba col porto eritreo di Massaia. L’Etiopia avrа così un secondo sbocco commerciale sul mare, dopo quello di Gibuti. L’infrastruttura contribuirа a consolidare i nuovi rapporti di amicizia stabiliti tra Etiopia ed Eritrea.

Il Presidente libanese Aoun propone una Banca per la Ricostruzione e lo Sviluppo

Echeggiando proposte avanzate dallo Schiller Institute in anni recenti, il Presidente libanese Michel Aoun (foto) ha proposto, aprendo i lavori del Vertice Economico Arabo il 20 gennaio a Beirut, la creazione di una Banca Araba per la Ricostruzione e lo Sviluppo. Ricostruire i paesi arabi devastati da guerre e terrorismo dovrebbe diventare una priorità, ha detto al vertice, che ha intenzionalmente intestato “La prosperità è il nome della pace”.

Secondo un dispaccio dell’agenzia kuwaitiana Kuna, Aoun ha anche rimarcato la necessità di approntare meccanismi in grado di rispondere ai bisogni di ricostruzione e sviluppo nel mondo arabo. “In questo contesto, chiedo alle istituzioni e ai fondi arabi di riunirsi a Beirut nei prossimi tre mesi per discutere e finalizzare questi meccanismi”, ha affermato.

Nel novembre 2017, lo Schiller Institute aveva formulato una proposta per la creazione di una banca regionale per la ricostruzione e lo sviluppo in uno studio intitolato “Estendere la Nuova Via della Seta all’Asia Occidentale e all’Africa”. Il quarto capitolo, dedicato al “Finanziamento delle infrastrutture regionali e nazionali”, delineava il meccanismo di credito con cui tale banca potrebbe funzionare, secondo la concezione del credito produttivo di Lyndon LaRouche e Alexander Hamilton. La stessa proposta è stata pubblicata nella versione in lingua araba dello studio dell’EIR intitolato “La Nuova Via della Seta diventa il Ponte Eurasiatico”, che fu presentato nel febbraio 2016 a una conferenza al Cairo, alla presenza del Ministro dei Trasporti egiziano. Successivamente, il candidato alla presidenza francese Jacques Cheminade discusse la proposta con il Presidente Aoun in un incontro a Beirut nell’aprile 2017 (vedi https://larouchepac.com/20170410/cheminade-meets-lebanese- president-michel-aoun-makes-powerful-intervention-peace-middle). Nella conferenza per la stampa alla fine dell’incontro, Cheminade sottolineò l’importanza dello sviluppo economico come base per qualsiasi pace durevole nella regione.

Nel luglio 2018, il Presidente cinese Xi Jinping annunciò un fondo di 20 miliardi di dollari per la ricostruzione in Siria, Libano, Giordania e Yemen nel contesto della Belt and Road Initiative. In seguito, rappresentanti arabi e cinesi si sono incontrati in Libano per discutere il meccanismo di un fondo per la ricostruzione, integrando quello cinese con capitali arabi.

Anche se quanto sopra mostra la lunghezza temporale e la solidità del processo dietro alla proposta di Aoun, il fatto, tuttavia, che i più ricchi Paesi arabi siano direttamente o indirettamente sotto il controllo britannico e ambedue il FMI e la Banca Mondiale abbiano storicamente esercitato pressioni sui Paesi arabi più poveri, pone la realizzazione della Banca per la Ricostruzione e lo Sviluppo su una strada in salita.

Lo sviluppo industriale dell’Africa è la risposta a migrazione e terrorismo

La scorsa settimana, leader africani ed europei hanno ribadito la convinzione che solo sviluppando e industrializzando l’Africa, con un occhio speciale per il Sahel, si possa estirpare le radici dell’emigrazione e del terrorismo.

Questo concetto è stato al centro di una visita di due giorni (15-16 gennaio) del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte in Niger e Ciad, due Paesi membri della Commissione del Bacino del Lago Ciad, e di dichiarazioni separate del Presidente nigeriano Buhari e di un rappresentante dell’industria tedesca.

Alla conferenza per la stampa congiunta col Presidente del Ciad Idriss Deby, Conte ha fatto riferimento al progetto Transaqua per rivitalizzare il Lago Ciad come esempio di programma di sviluppo. I Paesi europei, ha detto Conte, “non possono rimanere insensibili al prosciugamento del Lago Ciad. Pensate, negli ultimi anni, da 25.000 km quadrati, il Lago Ciad si sta riducendo a 2500 km quadrati. Se questa progressione continuerà, questo significherà maggiore miseria, maggiore povertà, flussi migratori più ampi, minaccia terroristica che sorge. Sembrano problemi scollegati. Sembrano problemi scollegati, ma se non si ha una visione politica, economica e sociale, ci si ritrova sopraffatti da questi problemi”.

“Ho ricordato al Presidente Deby che forse il più antico progetto per contrastare questo fenomeno del prosciugamento del lago Ciad è di esperti italiani. Noi siamo a disposizione. C’è già un progetto che è stato rimesso a punto attraverso canali e chiuse per risolvere il problema dell’irrigazione e restituire fertilità a tanti terreni. Ecco, questo significa cooperazione, creare le premesse per lo sviluppo socio-economico in questi territori e quindi questo significa contrastare realmente ed efficacemente i flussi migratori”.

Sia in Niger sia in Ciad, Conte ha deprecato il fatto che l’UE non faccia abbastanza per lo sviluppo dell’Africa e ha caldeggiato l’aumento dei fondi per il Trust Fund europeo per il continente nero. In Ciad, alla conferenza per la stampa congiunta col Presidente Mahmadou Issofou, questi ha lodato l’Italia per il sostegno offerto alla forza multinazionale Sahel-5 che combatte il terrorismo, ma ha anche egli sottolineato che “la soluzione è sviluppare, industrializzare l’Africa”.

L’importanza di risolvere la crisi del Lago Ciad è stata reiterata dal Presidente nigeriano Muhammadu Buhari, che ha ammonito che “i circa quaranta milioni che vivono nella regione pongono una sfida al mondo in termini di migrazioni avverse e sicurezza” se il lago si prosciugherà completamente. Buhari ha chiesto un maggiore impegno da parte della comunità internazionale per un trasferimento idrico nel Lago Ciad. “Ora, ovunque io vada, a una conferenza internazionale o in visita di un Paese, attirerò sempre l’attenzione del mondo sugli effetti negativi dei cambiamenti climatici sul lago”.

È significativo che per la prima volta un rappresentante dell’industria tedesca si esponga in una forte critica alla politica europea verso l’Africa. In un’intervista con la rivista austriaca CorporAID, Judith Helfmann-Hundack dell’Afrika-Verein degli industriali tedeschi ha dichiarato di essere piuttosto turbata dalla “montatura dell’innovazione. Se tutti inventano app non fa loro dei produttori di valore reale. Essi non fabbricano la scarpa che sarà venduta con un’app. E vi sono centinaia di app con consigli di salute, gestazione e nutrizione. Penso che abbiamo semplicemente bisogno di una solida industrializzazione, operai qualificati che costruiscono buone case e strade, elettrici specializzati che possano impiantare linee di potenza affidabili. È desiderabile una produzione migliore in agricoltura, raccolti superiori”.

Si apre la prospettiva della “Sopravvivenza reciproca assicurata”

Il 17 gennaio il Presidente Trump ha annunciato la pubblicazione di un nuovo Missile Defense Review, il primo libro bianco sulla difesa missilistica dal 2010. Il documento contiene una gran mole di pericolosi postulati geopolitici e tipici della guerra fredda, ma un capitolo potrebbe portare a una svolta strategica positiva, se correttamente perseguito.

Trump ha sottolineato che si investirà in uno “strato difensivo antimissilistico nello spazio” che farà uso di nuove tecnologie e “non semplicemente finanziando sistemi esistenti”. Al riguardo, il documento parla dello sviluppo di armi difensive a fasci laser e di particelle, che possano distruggere gli ICBM nella fase di ascesa, quando sono più lenti.

Molti media hanno notato che questo aspetto del piano suona come un rilancio della Iniziativa di Difesa Strategica (SDI) annunciata il 23 marzo 1983 dall’allora Presidente Ronald Reagan. Viene tralasciato il ruolo di Lyndon LaRouche nel concettualizzare quel programma che, nelle intenzioni di LaRouche – ma anche di Reagan – avrebbe dovuto essere sviluppato congiuntamente con l’Unione Sovietica e basato sui “nuovi principii della fisica”, fungendo così da volano scientifico per tutta l’umanità. L’obiettivo di LaRouche era ed è quello di rendere obsolete le armi nucleari e porre fine all’era dell’equilibrio del terrore.

Nel corso della settimanale teleconferenza, il 19 gennaio scorso, a Helga Zepp-LaRouche è stato chiesto un giudizio sull’annuncio di Trump alla luce della proposta del consorte. “È molto interessante”, ha risposto, “e molti hanno fatto riferimento alla SDI del Presidente Reagan. Io aspetterei a vedere se sia un’offerta che includa anche Russia e Cina”. Se il nuovo piano è l’ennesimo tentativo del “partito della guerra” negli Stati Uniti di stabilire la superiorità nello spazio e di assicurare agli stessi l’uso delle armi nucleari senza dover temere un contrattacco di missili avversari, allora ciò aumenterà il pericolo di guerra e l’instabilità nel mondo.

Quella che divenne la SDI, ha ricordato la fondatrice dello Schiller Institute, fu sviluppata da Lyndon LaRouche all’inizio degli anni Ottanta nel corso della crisi dei missili a medio raggio in Europa. Il meccanismo del “launch-on-warning” di quei missili significava che fosse molto alto il pericolo di una guerra nucleare scoppiata per errore. “Così, mio marito sviluppò l’idea che le due superpotenze dovessero assieme sviluppare nuovi sistemi d’arma basati sui nuovi principii della fisica, installarli assieme e in tal modo rendere la difesa, per la prima volta, meno costosa dell’offesa – e in quel processo rendere obsolete le armi nucleari”.

Sfortunatamente, all’epoca i falchi di entrambe le parti, negli Stati Uniti e nell’Unione Sovietica, respinsero la proposta, che avrebbe finalmente portato all’eliminazione del Patto di Varsavia e della NATO.

Qual è oggi l’intenzione di Trump? La preoccupazione principale è se egli capisca la necessità di cooperare con Russia e Cina per lo sviluppo di questo volano scientifico e se sia in grado di portarlo avanti politicamente. “Speriamo per il meglio”, ha concluso Zepp-LaRouche, “perché Trump desidera un rapporto migliore con la Russia, sta facendo bene con la Cina e vuole ritirarsi dalla Siria e dall’Afghanistan. Per questo, gli do il beneficio del dubbio e vediamo che ne venga fuori”.

La Glass-Steagall entra nella disputa tra Italia e Unione Europea sul credito

Lo scontro sul credito di cui avevamo dato anteprima nello scorso numero ha compiuto un salto qualitativo quando il Vicepremier italiano Luigi di Maio ha rilanciato la separazione bancaria menzionando il modello della legge Glass-Steagall emanata dal Presidente Roosevelt nel 1933. Come i nostri lettori sanno, la separazione bancaria è il punto di partenza per un sistema di credito allo sviluppo e anche per privare la finanza speculativa degli “alimenti” della BCE indispensabili per la sua sopravvivenza.

Di Maio lo ha fatto nel corso della popolare trasmissione “Porta a Porta” il 18 gennaio, quando Vespa ha sollevato il caso delle sofferenze bancarie e della recente direttiva della vigilanza BCE che chiede agli istituti di credito italiani di coprirle al 100% entro il 2026. “Chiedere di azzerare i crediti deteriorati [NPL] entro il 2026 significa dire all’Italia, che ha un terzo di tutti i NPL, ‘chiudete le banche'”, ha risposto Di Maio. “Dobbiamo fare due o tre norme subito”, ha proseguito Di Maio: “una norma che avvia la separazione tra banche di speculazione finanziaria e banche commerciali, quelle che prestano veramente all’economia reale (…) Voglio dire banche che fanno investimenti in borsa e giocano in borsa, e banche che con i nostri depositi prestano all’economia reale. Si chiama Glass-Steagall Act e dobbiamo farlo il prima possibile”.

Di Maio ha anche ripreso l’idea di una banca pubblica per gli investimenti, da lanciare entro l’anno. Sullo stesso tema, il Presidente della Commissione Finanze della Camera Alberto Bagnai ha denunciato il fatto che con le regole della BCE sulle sofferenze “finisce che il prezzo non lo fissa più il fisiologico incontro tra domanda e offerta, ma di fatto lo decide il compratore”. In un’intervista al quotidiano La Verità, Bagnai ha citato lo studio pubblicato su scenarieconomici.it da Fabio Dragoni e Giuseppe Liturri, che hanno confrontato ciò che le banche hanno recuperato sui crediti deteriorati non ceduti (44 per cento) e il prezzo di cessione di quelli che invece hanno venduto (26 per cento). La differenza è circa del 18 per cento. Applicando quel 18 per cento a 164 miliardi di crediti “risolti” ne viene fuori una perdita di quasi 30 miliardi.

Elencando questo e altri motivi, l’europarlamentare Marco Zanni ha denunciato il fallimento del mandato di Mario Draghi durante la seduta cerimoniale per il ventesimo anniversario dell’Euro a Strasburgo il 15 gennaio. Nel suo intervento, Zanni ha affermato: “La BCE ha stampato un sacco di soldi che non sono andati all’economia reale. Per ogni cento euro stampati dalla banca centrale, solo ventinove sono andati a famiglie e imprese. Ecco, io credo che guardando a questo quadro ci sia poco da celebrare, e che questo sia un momento importante per riflettere sul fallimento dell’Euro e del suo fallimento come presidente di questa banca centrale”. (Nella foto Marco Zanni con Massimo Richard Kolbe Massaron e Liliana Gorini,presidente di MoviSol, durante la consegna delle 217 firme di parlamentari europei e italiani per il ripristino della legge Glass-Steagall).

La Germania finisce nel mirino delle operazioni di intelligence britanniche

Il noto giornalista Mark Blumenthal e Mark Ames, conduttore di Radio War Nerd, hanno firmato un’esplosiva denuncia di una campagna di disinformazione di “Integrità Initiative”, organizzazione che si sta diffondendo in Europa e sta per infiltrare gli Stati Uniti.

Integrity Initiative (II) era di fatto sconosciuta fino al novembre scorso, quando i server di posta elettronica dell'”Institute for Statecraft”, un pensatoio britannico finanziato dalla NATO e dal Foreign Office, sono stati violati.

Da allora, è emerso che l’Institute ha recentemente avviato importanti operazioni nei confronti della Germania, condotte da un certo Harold Elletson, che si è rivelato essere un agente del MI6 (foto). Elletson sostiene che il Cremlino stia diffondendo ventuno “messaggi chiave”, cioè falsità, cui la popolazione crede e che perciò vanno smascherati. Tra questi messaggi: Germania e Russia avevano una ‘relazione speciale’ e dovrebbero ripristinarla; la Russia ha interessi legittimi e l’Occidente dovrebbe rispettarli; l’Occidente ha ingannato la Russia sull’espansione della NATO; Wikileaks e Snowden dimostrano che l’Occidente si è comportato slealmente con la Russia; la crisi in Georgia fu il risultato dell’aggressione georgiana; la Russia ha pretese legittime sulla Crimea; la rivoluzione ucraina è stata in realtà un colpo di stato; le sanzioni contro la Russia sono controproducenti e danneggeranno l’economia tedesca; la crisi siriana non può essere risolta senza il sostegno russo, che è stato indispensabile per fermare l’avanzata dell’Isis”.

Il testo completo è qui: https://sputniknews.com/europe/201901071071265270-integrity-initiative-germany-criminal/. Il tema è anche affrontato in un servizio di Barbara Boyd sul sito larouchepac.com.

Il progettista del programma spaziale cinese Wu Weiren parla dei progetti futuri

Durante una conferenza stampa dedicata alla missione Chang’e-4 e a quelle che la seguiranno, il vice direttore dell’ente spaziale cinese (CNSA) Wu Yunhua e il progettista capo Wu Weiren del programma lunare hanno dichiarato che la CNSA sta organizzando il lavoro di esperti cinesi relativo alle prossime fasi di esplorazione lunare, per ora articolate in queste missioni:

* Chang’e-5 partirà verso la fine dell’anno, per portare sulla Terra campioni di roccia dell’emisfero nascosto.

* Chang’e-6 farà la stessa cosa, per il Polo Sud della Luna. I risultati delle analisi della missione Chang’e-5 determineranno la scelta tra l’emisfero visibile e l’emisfero nascosto.

* Chang’e-7 esplorerà il Polo Sud, dal punto di vista geologico, chimico e ambientale.

* Chang’e-8 collauderà sull’emisfero nascosto alcune tecnologie avanzate, allo sviluppo delle quali saranno invitate anche società private.

Il China Science and Technology Daily riferisce che Wu Yunhua ha aggiunto che “Relativamente alla missione Chang’e-8 stiamo pensando di aggiungere esperimenti cruciali per la nostra esplorazione lunare, per determinare tra l’altro la possibilità di stabilire una stazione lunare di ricerca scientifica tramite la stampa tridimensionale, usando il suolo lunare quale materiale edile, al fine di costruire congiuntamente una stazione lunare per l’ulteriore esplorazione della Luna”.

È stato detto in precedenza dalla CNSA che la prima base lunare cinese sarebbe stata robotica, con visite periodiche di astronauti, e che la prima missione umana sulla Luna dovrebbe aver luogo nel 2030 circa. Alla conferenza stampa molti relatori hanno sottolineano l’importanza della cooperazione internazionale.

Li Guoping, portavoce della CNSA, ha detto che la Cina darà attivamente concretezza alla risoluzione dal titolo “Rafforzare la cooperazione internazionale nell’uso pacifico dello spazio extra-atmosferico per completare la visione di una comunità del destino condiviso” sottoscritta nel corso dei lavori di UNISPACE+50, un incontro tematico di alto livello delle Nazioni Unite del 2018. Tutte le nazioni sono benvenute nella partecipazione all’esplorazione successiva della Luna e dello spazio profondo da parte della Cina, ha affermato. (Nella foto la Terra e la Luna visti da Chang’e-4).

Theresa May subisce una sconfitta storica sulla Brexit, ma sopravvive al voto di sfiducia

Pur essendo passata alla storia come il Premier inglese che ha subito la più grande sconfitta al Parlamento in tempi moderni, Theresa May non ha intenzione di dimettersi, e nessuno dei suoi compagni di partito desidera eliminarla, perché a questo punto nessuno desidera prendere il calice avvelenato del Premier al posto suo, né auspicano elezioni anticipate che li getterebbero in un deserto politico. Il voto è stato 432-202 , perdendo con un sorprendente 230 voti.

La sfiducia chiesta dal leader laburista Jeremy Corbyn dopo la sconfitta del piano Brexit della May è stata votata questa sera dopo un dibattito volitivo, e la May l’ha superato per il rotto della cuffia, con 325 voti contro 306, con il DUP dell’Irlanda del Nord che ha votato per la May.

Ciononostante, la stampa ha avuto una giornata campale, con titoloni quali “May or Dismay” (May o sgomento). Il titolo di The Sun recitava “Brextinct” su una foto con la faccia di May incollata su un dodo. Il titolo del Guardian era “May subisce una sconfitta storica con i Tories che si mettono contro di lei” con una foto della lobby contraria all’accordo sulla Brexit che entra in Parlamento insieme ai parlamentari con cartelli che dicono “No.

“Il titolo del Daily Telegraph: “Una umiliazione completa”. Girando il coltello nella piaga, il quotidiano continua “ci vuole un’abilità speciale per unire così tante persone contro di te”. Dopo il voto di ieri, la Commissione europea ha emesso una dichiarazione in cui annuncia che farà dei piani di emergenza in caso di Brexit senza accordo.

Xi Jinping promuove la diplomazia tra Corea del Nord e Stati Uniti

Dalla Casa Bianca giungono segnali incoraggianti su un possibile nuovo incontro tra il Presidente nordcoreano Kim Jong-un e il Presidente Trump. Il leader nordcoreano ha scritto una lettera personale alla sua controparte americana per il Nuovo Anno, accolta calorosamente da Trump, che l’ha mostrata a un Consiglio dei Ministri il 3 gennaio, dicendo “abbiamo proprio stabilito un ottimo rapporto”.

L’8 gennaio Kim si è recato con sua moglie a Pechino, dove ha avuto colloqui col Presidente cinese Xi Jinping e dove ha festeggiato il suo 35esimo compleanno. Anche se i media occidentali si lasciano andare a ogni genere di speculazione su come questo costituisca un avvicinamento alla Cina e un allontanamento dagli Stati Uniti, in realtà è un segnale che i negoziati con Washington procedono. Kim si sente rassicurato dal fatto di poter contare sul rapporto con Pechino, quando affronterà i colloqui con gli Stati Uniti. Anche se il rapporto con il Presidente americano è buono, come hanno sottolineato entrambi i leader, Kim sa che vi sono molte persone nell’establishment politico americano, e nella stessa Amministrazione di Trump, che non sono felici del dialogo con la Corea del Nord. E deve capire che Trump stesso è sotto attacco per la sua diplomazia non convenzionale.

La leadership cinese, di fatto, ha svolto un ruolo determinante nel rendere possibile questo sviluppo positivo nei rapporti tra Stati Uniti e Corea del Nord, e Trump l’ha riconosciuto. Durante la sua visita, Kim ha visitato una zona di sviluppo tecnologico vicina a Pechino. L’idea che progetti simili possano essere realizzati anche nella Corea del Nord, una volta risolta la questione della non proliferazione, è indubbiamente un incentivo che spinge il leader nordcoreano verso l’eliminazione delle armi nucleari.

Mentre Kim Jong-un faceva ritorno a Pyongyang, il Presidente sudcoreano Moon Jae-in ha commentato di essere fiducioso che nell’anno nuovo vi sarà un secondo vertice tra Trump e Kim, che getterà le basi per un altro vertice tra i leader delle due Coree. “Il secondo vertice tra Corea del Nord e Stati Uniti – che si terrà presto – e una visita a Seul del Presidente nordcoreano Kim Jong-un saranno i momenti di svolta che concreteranno la pace nella penisola coreana”, ha dichiarato Moon il 10 gennaio durante la sua conferenza stampa annuale.

Ha aggiunto che “non abbasseremo la guardia fino a quando non verrà mantenuta la promessa di denuclearizzare la penisola e la pace sarà pienamente istituzionalizzata”. Il Presidente sudcoreano è sotto attacco da parte degli oppositori politici e di funzionari americani che ritengono che sia andato troppo in là nel cameratismo con Kim Jong-un. La sua dichiarazione contribuirà a mettere a tacere le critiche nei confronti dei suoi sforzi per portare la pace nella penisola.

Cresce lo spirito della Nuova Via della Seta, e aumenta il panico tra le élite transatlantiche

La dinamica di fondo è positiva anche se non sembrerebbe, seguendo i media “mainstream” in Europa e negli Stati Uniti, che dipingono scenari futuri a tinte fosche. Lo ha sottolineato Helga Zepp-LaRouche in una teleconferenza internazionale l’11 gennaio.

In primo luogo, l’Iniziativa Belt and Road (BRI) della Cina continua a offrire sviluppo economico reciproco a un numero crescente di regioni, coinvolgendo sempre più India e Giappone. L’Africa può sperare per la prima volta nello sviluppo delle infrastrutture e dell’economia. Il processo di riconciliazione tra Corea settentrionale e Corea meridionale è un altro esempio lampante dello spirito della Via della Seta in azione, senza negare l’input di Trump. Inoltre, il presidente cinese Xi Jinping e quello russo Vladimir Putin hanno forgiato un rapporto di lavoro molto stretto e coordinano una serie di temi.

Anche sul fronte della cosiddetta “guerra commerciale” tra Cina e Stati Uniti, l’ultimo giro di negoziati è stato giudicato positivo da entrambe le parti, che rimangono fiduciose di raggiungere un accordo.

A tutto ciò va aggiunta l’importantissima intenzione, espressa da Trump, di porre fine al ruolo degli Stati Uniti come “poliziotto del mondo”, che apre la strada a soluzioni diplomatiche alle varie crisi nell’Asia Sudoccidentale (il “Medio Oriente” della geopolitica britannica) e alla sconfitta del terrorismo. Questa dinamica mette alle strette l’establishment europeo e americano, che si sente mancare la terra sotto i piedi anche a causa del crollo imminente del sistema finanziario annunciato dalla frana delle borse. Nel 2018, il DAX tedesco ha perso il 18%, Londra il 12,4%, Parigi l’11% e Wall Street (l’indice S&P 500) il 20%, il risultato peggiore dal 2008.

Ma la preoccupazione principale dell’establishment continua a essere il Presidente del Paese (ancora) più potente del mondo, Donald Trump. Nonostante il tentato golpe del Russiagate non sia ancora riuscito a disarcionarlo, i golpisti tentano tutte le strade, anche quelle disperate.

Come interpretare altrimenti i servizi pubblicati dal New York Times la scorsa settimana, secondo i quali l’FBI avrebbe aperto un’inchiesta di controspionaggio sul Presidente dopo che questi ebbe licenziato il direttore del Bureau James Comey, per stabilire se fosse colpevole di tradimento?

Insuperabile l’articolo di Greg Miller sul Washington Post del 13 gennaio, nel quale si sostiene che Trump complottasse in segreto contro gli Stati Uniti, negli incontri e nelle telefonate con Vladimir Putin; complotto presumibilmente provato dal fatto che tenne riservati alcuni aspetti di queste conversazioni e non le rivelò ai consiglieri principali. Ovviamente non ci sarebbe niente di strano o insolito in ciò, tranne che si tratta di Trump e Putin.

In risposta al servizio del New York Times, Trump ha scritto su twitter.com che “intendersi con la Russia è buona cosa, non cattiva cosa”, facendo ancor più arrabbiare i suoi detrattori.

Lo scontro tra Italia e Unione Europea si sposta sul piano del credito

La buona notizia è che si compiono dei passi concreti per difendere i risparmiatori e il credito alle imprese e alle famiglie; la cattiva notizia è che si continua a parlare di separazione bancaria, ma rinviandone l’iniziativa in sede europea.

Sul fronte della difesa del credito vi sono stati due passi importanti, a cavallo dell’anno nuovo: l’emendamento alla finanziaria sulle BCC e l’intervento preventivo su Carige.

L’emendamento sulle BCC, stilato dalle Commissioni bilancio e finanze di Camera e Senato è ora legge. Esso mira a sottrarre le due grandi holding che raccolgono le Banche di Credito Cooperativo – Iccrea e Cassa Centrale – dagli standard contabili internazionali adottati dalla BCE nell’ambito dell’Unione Bancaria. Tali standard valutano gli attivi a valore “mark-to-market”, e cioè a valore attuale di mercato. Applicandoli alle BCC, essi ne svaluterebbero i titoli di stato, generando una perdita di 2,6 miliardi di euro.

Intervenendo nella discussione sulla manovra al Senato, il presidente della Commissione Finanze Alberto Bagnai ha stigmatizzato la vigilanza della BCE e della Banca d’Italia, che non si sarebbero accorte di quale buco immane si sarebbe aperto nelle BCC. Inoltre, i criteri internazionali usati per le banche “universali”, che fanno trading, non si applicano alle banche commerciali che tengono i titoli di stato come parte del capitale e li rifinanziano o vendono a scadenza, cioè a valore di emissione e non di mercato. Costringere le banche commerciali (BCC) a valutare in bilancio i titoli a valori di mercato è un attentato al capitale e innescherebbe una spirale incontrollata.

Per quanto riguarda la Carige, il governo si è attivato dopo che la BCE ha imposto la gestione commissariale, estendendo garanzie statali alla banca per impedire una “risoluzione” (inglesismo per liquidazione) e il “bail-in” (esproprio) di azionisti, obbligazionisti e correntisti. Spiegando la decisione, Di Maio ha pubblicato una dichiarazione in dieci punti, nella quale ha reiterato che il governo italiano è favorevole al ripristino di un regime di separazione bancaria. “Ci batteremo in Europa per riformare il sistema di vigilanza bancaria e faremo la separazione tra banche commerciali e d’affari”, si legge al punto 9 della dichiarazione, pubblicata su facebook.com.

La debolezza di tale affermazione sta nel fatto che cambiare la legge bancaria europea è più difficile che raddrizzare le zampe dei cani. E, invece, urge ripristinare la separazione ora, prima che scoppi la prossima crisi finanziaria, in modo da disinnescare il previsto tentativo dei mercati finanziari di ricattare nuovamente i governi e costringerli al salvataggio degli speculatori.

La decisione su Carige ha comunque suscitato proteste da parte degli ambienti eurofili, come il quotidiano tedesco Handelsblatt, che l’8 gennaio ha scritto: “Dopo la crisi finanziaria, gli Stati dell’Euro avevano concordato che le banche in difficoltà avrebbero dovuto essere liquidate, invece di salvarle col denaro dei contribuenti. Le perdite dovrebbero quindi essere scaricate su azionisti, creditori e risparmiatori benestanti”. E invece, “Roma sta di nuovo soccorrendo un istituto di credito invece di liquidarlo”. (Nella foto MoviSol chiede la separazione bancaria e credito produttivo).

Le dinamiche positive che determinano gli eventi mondiali e che i media cercano di nasconderci

Senza lo Schiller Institute e il movimento di LaRouche, pensereste che non esista un principio di ordine nel mondo, ma solo il caos, ad esempio un pazzo alla Casa Bianca, il completo collasso in Europa, il caos finanziario. Ma l’unico modo per dare un senso alle cose è di concentrarsi sul lungo arco degli sviluppi che determina una dinamica positiva.

Tra gli sviluppi che definiscono questa dinamica positiva, e che vengono descritti da Helga Zepp-LaRouche nella videoconferenza che segue:

1. L’emergere del nuovo paradigma:

a. Colloquio Xi-Kim;

b. Trump decide di ritirare gli Stati Uniti dalla Siria, in concomitanza con il processo di Astana;

c. Potenziali progressi nei colloqui commerciali tra Cina e Stati Uniti;

d. La missione lunare della Cina, Chang’e 4, che suscita ottimismo e funge anche da choc.

e. Continua la rivolta contro il neoliberismo (i gilet gialli ne sono un esempio, una seria risposta all’ingiustizia del sistema).

2. Il nuovo Presidente messicano AMLO che si rifà a Franklin Delano Roosevelt, e la possibile soluzione allo stallo del “Muro” nell’alleanza USA-Messico grazie agli investimenti nelle infrastrutture, la creazione di posti di lavoro, una vera guerra alla droga.

Denunciate nuovamente le interferenze britanniche nelle elezioni americane

Matthew Jamison, ricercatore parlamentare alla Camera dei Comuni britannica, è giunto alla conclusione che il “rapporto speciale” tra Stati Uniti e Regno Unito è morto a tutti gli effetti. Questo, ha aggiunto, per via delle interferenze “senza precedenti” dei servizi segreti britannici (comprese quelle dell’Institute for Statecraft e la sua Integrity Initiative) nella campagna elettorale per le presidenziali americane del 2016, nel tentativo di accusare il candidato Donald Trump di collusione con la Russia.

Un elemento cruciale di tale interferenza, come abbiamo riferito più volte in questa newsletter, era il dossier preparato dall’ex agente dell’MI6 (foto) Christopher Steele, usato dall’FBI e altri enti per far avviare inchieste sulla campagna di Trump. In un articolo pubblicato il 5 gennaio dal Journal of the Strategic Culture Foundation, Jamison ha spiegato che quel dossier, “che è stato di grande aiuto per l’inchiesta dell’Inquirente Speciale Robert Mueller, fu essenzialmente un’operazione del governo britannico, che operò tramite l’Institute for Statecraft (IfS)”. Egli dettaglia quindi la strategia dell’IfS di creare gruppi di contatto in Paesi stranieri, che “ricevono segnalazioni tramite i social media per prendere iniziative anti-russe ogni qualvolta lo Stato britannico le ritenga necessarie “.

L’Institute for Statecraft e la sua Integrity Initiative, finanziati dalla NATO e dal Foreign Office, sono secondo Jamison “una facciata per i servizi segreti del governo britannico”. Il loro unico scopo “è continuare la ridicola e arretrata mentalità da ‘guerra fredda’ di diffamare tutto ciò che è russo e il grande popolo russo”. Inoltre, il livello di isteria anti russa nel Regno Uniti negli ultimi anni “è stato uno spettacolo penoso e irrazionale da vedere”.

Quanto al Rapporto Speciale tra Stati Uniti e Regno Unito, Jamison ammonisce che “coinvolgendo così pesantemente i servizi segreti britannici nella campagna presidenziale americana del 2016” per lavorare contro Trump e a favore di Hillary Clinton, “lo Stato britannico ha superato la linea rossa nella mente del Presidente Donald Trump”.

Gorini a Radio Gamma 5: l’Italia ha bisogno di infrastrutture

Giovedì 10 gennaio Liliana Gorini, presidente di MoviSol, è stata nuovamente intervistata da Marisa Sottovia a Radio Gamma 5, sulla missione lunare cinese, che ripropone la questione cruciale della cooperazione “win win” con la Cina nella Nuova Via della Seta e l’impatto positivo che avrà sulla nostra economia. Purtroppo i nostri media, invece di parlare di questi grandi progetti infrastrutturali e di ricerca, parlano da settimane solo di un argomento, i 43 migranti a Malta. “Abbiamo perso il senso delle proporzioni” ha commentato Gorini. “Esistono grandi progetti che potranno rilanciare l’economia reale, l’occupazione, la ricerca scientifica, l’istruzione. La Cina sta puntando su questi progetti per abolire la povertà entro il 2020, mentre da noi in Italia Di Maio si limita ad annunciare “la povertà è stata abolita”, mentre non è affatto così, anzi, Toninelli con le sue analisi sui “costi benefici” ha riesumato la stessa mentalità liberista che ci ha portati alla rovina.

L’Italia ha urgente bisogno di infrastrutture, di treni veloci, di ponti che non crollano, di strade, di ospedali funzionanti, di scuole messe in sicurezza, ed è compito dello Stato investire in questi progetti, come fece Roosevelt con la TVA, facendo uscire gli Stati Uniti dalla Grande Depressione. “Il debito è un problema se viene creato per salvare gli speculatori, non se si investe nell’economia fisica”. La Cina è pronta ad investire in questi grandi progetti, e l’Italia collabora con la Cina ad alcuni di questi, tra cui il progetto Transaqua, un progetto italiano, per riempire il Lago Ciad, ed è chiaro che “solo un Piano Marshall per lo sviluppo dell’Africa fermerà gli sbarchi”. “Forse dovremmo affidare alla Cina anche la ricostruzione del Ponte Morandi, che rischia di essere rimandata alle calende greche”. Genova è uno dei porti della Via della Seta Marittima, insieme a Trieste e Venezia, e inizialmente erano previsti anche investimenti in Sicilia, poi annullati da parte italiana.

Alla domanda di un ascoltatore sulla presunta “trappola del debito” cinese Gorini ha risposto “a differenza del Fondo Monetario Internazionale, che impone condizioni capestro per i suoi prestiti, la Cina non impone condizioni”.

Ad una domanda sui gilet gialli e la Francia, Gorini ha citato la dichiarazione congiunta col l’ex candidato presidenziale francese Jacques Cheminade (vedi a fianco), che collabora coi gilet gialli proponendo loro punti programmatici positivi per porre fine alla politica di austerità di Macron, tra cui la separazione bancaria e una banca nazionale.

La Torino-Lione va costruita, quale futuro corridoio della Nuova Via della Seta

Noi sottoscritti, membri di Solidarité et Progrès e MoviSol, consideriamo indispensabile la costruzione della tratta ferroviaria Lione-Torino quale corridoio di rilevanza mediterranea, europea e mondiale. La galleria di 57,5 km sotto le Alpi, i cui accessi sono sui territori francese e italiano è un esempio di progetto di mutuo sviluppo (win-win).

Per noi sono determinanti i seguenti punti:

1) A fronte del traffico ferroviario attuale il dibattito in corso è senz’altro motivato. Nella prospettiva di sviluppo dello spazio mediterraneo, tuttavia, il progetto della TAV è indispensabile, nell’ambito della Nuova Via della Seta. Da una parte, la durata media dei percorsi su ferro tra Cina ed Europa è attualmente di due settimane, contro i quarantacinque giorni per mare. Dall’altra, la nuova galleria sotto le Alpi farà risparmiare ai treni provenienti dall’Asia almeno 1500 km.

2) Al momento dell’entrata in funzione della galleria, prevista per il 2030, gli scambi commerciali con la Cina e con l’Europa Centrale saranno aumentati considerevolmente, per via degli investimenti cinesi e della crescita della domanda di prodotti lungo l’intera Nuova Via della Seta. Il corridoio mediterraneo è dunque qualcosa di più di una ragionevole scommessa sul futuro: è un giustificato anticipo sullo sviluppo futuro dello spazio eurasiatico.

3) Tra la Francia e l’Italia le merci vengono scambiate per il 90% su gomma, con tutti i noti problemi di inquinamento e di imbottigliamento, mentre la tratta Torino-Lione dovrebbe consentire il superamento della soglia del 40% delle merci trasportate su ferro (equivalente a un milione di camion, ogni anno). In quanto ai passeggeri, ogni anno 500 mila viaggiatori potrebbero lasciare l’aereo per preferire il treno.

4) Il progetto si dimostra la soluzione più rispettosa dell’ambiente all’interno di un mutuo sviluppo economico, anche in considerazione del fatto che l’attuale passaggio attraverso il Moncenisio è inadatto alle moderne esigenze della logistica, soprattutto nella prospettiva dello sviluppo futuro.

5) Al momento sono stati già scavati 10 km di galleria, oltre a una ventina di km di galleria esplorative. All’attuale stadio di avanzamento del progetto, il costo della sua interruzione sarebbe considerevole, poiché dovrebbero essere versate penali alle imprese contraenti e rimborsate somme già impegnate.

6) I finanziamenti previsti, suddivisi in 40% dall’Unione Europea, 35% dall’Italia e 25% dalla Francia, sembrerebbero appunto ripartiti in modo equilibrato, anche se si potrebbe pensare di ridurre la quota italiana.

Rinunciare all’opera sarebbe al contempo un errore economico e una manchevolezza di carattere politico, mettendo fuori gioco l’Europa Mediterranea. Francia e Italia, al contrario, potranno trovarsi integrate alla penisola iberica grazie a questa tratta tra Lione e Torino all’interno del nuovo paradigma di mutuo sviluppo economico mondiale, che è il solo fattore di pacificazione del mondo e di sostentamento delle generazioni future.

A coloro che parlano di “progetto faraonico”, ricordiamo che la Svizzera ha eseguito, dopo un’approvazione referendaria, un traforo ferroviario, quello del San Gottardo, di analoga lunghezza: 57 km. Quanto all’opposizione del Movimento Cinque Stelle e del ministro Toninelli a questo progetto, ed altri progetti infrastrutturali importanti quali il terzo valico tra Genova e Milano, si tratta di un grave errore, così come è un grave errore rifarsi al liberismo dei “costi-benefici” che ha mandato in rovina la nostra economia.

Saremmo forse incapaci, noi italiani e francesi assieme, di fare quel che gli svizzeri hanno fatto da soli? Immaginiamo il Mediterraneo del futuro, con i suoi porti di Marsiglia, Genova, Barcellona, Valencia e Tangeri: potranno ritrovare un proprio ruolo storico nel mondo! Occorre naturalmente affidare il progetto a guide migliori, consapevoli del livello di integrazione economica possibile, e degli aspetti giuridici e finanziari che permettano di accelerarlo. Siamo ottimisti, ma sappiamo che il mondo non attenderà a lungo.

Jacques Cheminade e Liliana Gorini, presidente di MoviSol (foto)

Trump rompe definitivamente col consenso imperiale per la guerra

Le reazioni eccessive e a volte isteriche all’annuncio di Donald Trump di ritirare tutte le forze americane dalla Siria mirano a costringerlo a tornare sui suoi passi. Gli avversari lo accusano di aver preso una decisione “improvvisa e pericolosa” ripudiando la “guerra al terrorismo”, dando “nuova vita all’ISIS” e facendo “un regalo di Natale” a Vladimir Putin. Entro due giorni il Ministro della Difesa Mattis si è dimesso, mentre alcuni membri di entrambi i partiti al Congresso e funzionari delle precedenti Amministrazioni lo hanno accusato di “danneggiare le alleanze” e “rafforzare gli avversari”.

Ma Trump non ha ceduto. Mentre continuava la campagna negativa, egli ha invece calato il carico, attaccando il “Washington consensus” – la pratica seguita dalle precedenti Amministrazioni per la quale gli Stati Uniti dovrebbero fungere da “poliziotto del mondo”. Lo ha fatto alla riunione del gabinetto del 2 gennaio, ripresa dalle telecamere, quindi assicurandosi il massimo impatto. Nel difendere la propria decisione, Trump ha detto che ora la responsabilità per la pace in Afghanistan e in Siria sta nella cooperazione, col sostegno degli Stati Uniti, tra quei Paesi e i loro vicini: India, Pakistan e Russia, ecc. nel caso dell’Afghanistan; Turchia e Russia – e forse Iran – nel caso della Siria. Per il massimo effetto sconvolgente, ha aggiunto che l’Unione Sovietica fece bene a intervenire militarmente in Afghanistan per proteggersi dal terrorismo.

Dopo aver duramente criticato gli “alleati” dell’America, che ha accusato di combattere a parole, ma poi fare affidamento sulla forza e sulle risorse degli Stati Uniti, Trump si è scagliato contro il gen. Mattis e l’establishment della difesa. Nelle guerre mediorientali gli Stati Uniti hanno speso “migliaia di miliardi di dollari”, ma non hanno portato a risultati positivi. “Ho dato ai nostri generali tutti i soldi che volevano”, ha aggiunto. “Non hanno fatto gran che in Afghanistan. Combattono lì da diciannove anni. Il gen. Mattis mi ha ringraziato profusamente per avergli dato 700 miliardi [nel bilancio della difesa, NdR]. Non riusciva a crederci. Mi ha ringraziato anche l’anno successivo, quando gli ho dato 716 miliardi. Non ci poteva credere”. Ma a che cosa sono serviti quei soldi? A niente.

I sostenitori della guerra permanente, compresi alcuni nella squadra di Trump, stanno cercando febbrilmente di sabotarne la politica mediorientale e provocare nuovi conflitti, continuando al contempo ad alimentare la ormai screditata bufala del “Russiagate”.

Helga Zepp-LaRouche ha notato che, con le sue ultime decisioni, Trump sta aprendo la porta a una soluzione “westfaliana” alla crisi mediorientale. Se riuscisse ad andare fino in fondo, l’umanità potrebbe entrare in una nuova era, nella quale la geopolitica britannica potrebbe essere finalmente rimpiazzata dalla cooperazione nelle relazioni strategiche ed economiche, una strada che Russia, Cina, India, Giappone e altri stanno già perseguendo.

Il Presidente messicano ricorre a Franklin Roosevelt per un programma di occupazione per i giovani

Un mese dopo l’inizio del suo mandato, il primo dicembre, il Presidente messicano Andrés Manuel López Obrador (AMLO, nella foto col segretario di Stato americano Pompeo) si confronta con il devastante problema sociale della disoccupazione giovanile che priva i giovani del loro futuro. Stando ai dati dell’OCSE, quasi il 22% dei giovani messicani rientra nella categoria cosiddetta “NEET” – nessun posto di lavoro, istruzione o formazione. Sono i giovani che, per mancanza di altre opzioni o di tutele, vengono attirati dagli eserciti del cartello della droga che hanno il controllo su gran parte del Messico. Ma col nuovo governo “tutti i giovani in Messico vedranno garantito il loro diritto al lavoro e allo studio”, ha dichiarato AMLO il 4 gennaio.

A Capodanno AMLO ha annunciato i primi due programmi per realizzare questa garanzia: il governo fornirà 3.600 pesos al mese (circa 160 euro) ai giovani che lavorano come apprendisti in laboratori, fabbriche e imprese. “Lavoreranno in campagna, nelle città: coi loro genitori, coi loro parenti, ma lavorando, acquisendo una formazione e qualificandosi per un posto di lavoro. Tutti i giovani”, ha promesso il Presidente.

L’ispirazione per questi programmi, ha spiegato, viene da Franklin Delano Roosevelt: “Ho avuto questa idea da quando ho letto come il Presidente Franklin Delano Roosevelt portò gli Stati Uniti fuori dalla crisi degli anni Trenta. Che cosa fece in una crisi economica tremenda? Decise di mettere al lavoro tutto il popolo americano. E decise di mettere al lavoro i giovani, pagarli un dollaro al giorno, per ogni giovane. La sua idea era la piena occupazione. Ovvero, un posto di lavoro per tutti. Questa idea mi è rimasta in testa, perché Roosevelt portò gli Stati Uniti fuori dalla crisi e, per me, è stato per questo se non l’ottimo, uno tra i migliori presidenti. Ora faremo qualcosa di simile: tutti i giovani al lavoro”.

Il 2 gennaio López Obrador ha lanciato un appello ai giovani tra i 18 e i 30 anni ad aderire alla Guardia Nazionale che il suo governo sta creando per riportare la pace e la sicurezza pubblica nel Paese, che ha uno dei tassi più alti di omicidi al mondo. Si tratta di un’iniziativa coraggiosa per reclutare giovani nella difesa della loro nazione, invece che nei cartelli della droga. Il programma offre formazione, un posto di lavoro stabile, un salario sicuro e decente, istruzione e sviluppo professionale, un alloggio, cibo, indumenti e attrezzature, vacanze, spese per i trasporti, assicurazione sulla vita e assistenza sanitaria non solo per loro ma anche per i loro genitori e le loro famiglie. E ciò che è più importante, ha detto il Presidente, è che “avrete l’onore di servire la nazione”.

Con la missione lunare cinese il Nuovo Paradigma entra nello spazio

Gli esperti lo attendevano e noi avevamo avvertito i nostri lettori, ma per l’opinione pubblica mondiale la missione lunare cinese Chang’e 4 ha prodotto uno choc simile a quello dello Sputnik, il primo satellite artificiale messo in orbita nel 1957. All’epoca, l’Unione Sovietica sorprese coloro che la consideravano troppo arretrata per poter superare gli Stati Uniti nella corsa allo spazio. L’allunaggio morbido cinese sul lato nascosto della luna ha alcune somiglianze in quanto mostra che la Cina è in grado di fare qualcosa che nessun altro ha ancora realizzato. La differenza è che stavolta non vi sono elementi di supremazia militare ma, al contrario, si offrono grandi occasioni di cooperazione internazionale.

Wu Weiren, il capo del programma lunare cinese, l’ha riassunto eloquentemente, subito dopo l’allunaggio: “Esplorare l’ignoto è parte della natura umana. La Luna è per noi un mondo misterioso. Abbiamo la responsabilità di esplorarlo e comprenderlo. L’esplorazione della Luna approfondirà anche la nostra comprensione della Terra e di noi stessi”.

Infatti, l’impresa cinese spezza le catene dell’ideologia dei limiti allo sviluppo, come ha dichiarato Kesha Rogers, una dirigente del LaRouche PAC a Houston che si batte per il rilancio dei programmi lunari e marziani della NASA, in un video pubblicato il 3 gennaio sulla sua pagina di facebook.com. La missione Chang’e non va vista in sé stessa, ha spiegato la Rogers, ma “rappresenta l’apertura del nostro sistema solare e della superficie lunare a tutta l’umanità”. Così, essa spazza via decenni di politica di crescita zero e indica la strada di un nuovo paradigma nel quale “non vi sono limiti allo sviluppo”.

Esattamente quarant’anni fa, all’inizio dell’apertura della Cina al mondo, ha ricordato la Rogers, il leader riformista Deng Xiao Ping visitò il centro della NASA a Houston e provò un simulatore della superficie lunare che era stato usato dagli astronauti dell’Apollo. Ciò che vediamo oggi non è una coincidenza, ma il risultato di quattro decenni di sforzi nazionali per sollevare il Paese dalla povertà e portarlo nell’era moderna investendo nella scienza, nella tecnologia, nell’istruzione e nelle infrastrutture. Il programma spaziale cinese non può essere separato dagli impressionanti successi ottenuti nella lotta alla povertà, che sarà sradicata completamente nel 2020. Così facendo, ha sottolineato la Rogers, Pechino sta applicando il modello che fu prima stabilito e poi abbandonato dagli Stati Uniti.

“Stiamo assistendo a un nuovo ‘choc dello Sputnik’ o, se vogliamo, ‘choc di Chang’e’, che sollecita una risposta dall’umanità”. Gli Stati Uniti, in particolare, devono decidere: “Siamo disposti e pronti a unirci al nuovo paradigma per far progredire la missione dell’umanità per l’esplorazione dello spazio?”

Sfortunatamente il 5 gennaio il Congresso americano ha risposto negativamente a quell’interrogativo, esercitando pressioni sulla NASA per far cancellare un invito al direttore dell’ente spaziale russo Roscosmos Dmitrij Rogozin per visitare la sede centrale della NASA, lo Johnson Space Center e la Rice University.

Tuttavia, ha ricordato la Rogers, l’esplorazione dello spazio è un “imperativo extraterrestre” per l’umanità, nelle parole del grande pioniere dello spazio Krafft Ehricke. L’uomo troverà le risorse future oltre i confini terrestri, per esempio sulla Luna. Questo è il vero significato della missione Chang’e 4.

Chang’e 4: la scienza sulla Luna e dalla Luna

L’allunaggio del rover Yutu 2 della missione lunare cinese Chang’e 4 sull’emisfero nascosto del nostro satellite ha suscitato entusiasmo in tutto il globo, stimolando l’immaginazione di giovani e non più giovani per una missione che ha portato nuovamente l’umanità dove non si era mai andati prima. L’entusiasmo maggiore si è avuto tra i membri della comunità degli studiosi della Luna. Fino a ora l’esplorazione della sua faccia oscura era stata condotta solo in orbita, da strumenti automatici e dagli astronauti delle missioni Apollo.

L’emisfero nascosto è distintamente diverso da quello visibile dalla Terra. Queste differenze devono ancora essere spiegate. Contrariamente alle pianure lisce e regolari, che erano “mari” di lava vulcanica, la faccia nascosta è caratterizzata da numerosi piccoli crateri all’interno di altri più grandi. Chang’e 4 si trova all’interno del cratere Von Karman, nel gigantesco bacino Aitkin del Polo Sud, che misure precedenti indicano contenere preziose riserve nascoste di acqua ghiacciata. La presenza di acqua è immensamente vantaggiosa per stabilire colonie sulla Luna.

Gli scienziati sperano che la missione getterà luce sulle origini del nostro satellite naturale. Benché campioni di suolo dall’emisfero visibile indichino che esso sia molto simile a quello terrestre, la composizione della Luna non è esattamente la stessa. Il veicolo semovente Yutu-2 è dotato di uno spettrometro per immagini, utile per l’analisi della composizione della superficie lunare, e di un georadar di indagine degli strati della Luna, per svelarne la storia e le caratteristiche geologiche.

Nel 2015, quando la missione Chang’e 4 era ancora in fase di sviluppo, la Cina invitò altri Paesi a partecipare con i loro esperimenti. Il Piccolo Analizzatore Avanzato per Neutrali, sviluppato dalla Svezia, esplorerà come il vento solare interagisca con le particelle e il suolo sulla Luna. Lo strumento tedesco per la dosimetria dei neutroni compirà misure importanti sul livello di radiazioni nelle vicinanze del luogo di allunaggio. Come rilevano gli scienziati, i poli della Luna sono il luogo ideale per una base lunare, con un solo rischio potenziale, il livello di radiazioni.

Un terzo carico scientifico internazionale trae vantaggio dal fatto che, non essendo mai di fronte alla Terra, l’emisfero nascosto non è bombardato da rumori elettromagnetici umani. Più tranquillo, esso è il luogo perfetto per la radioastronomia. A bordo del satellite Queqiao collegato, lanciato il maggio scorso come canale di comunicazione tra il lander e la Terra c’è il Low-Frequency Explorer sino-olandese, il cui compito è mappare il radio-cielo per studiare rumori su vasta scala nella nostra galassia, oltre a identificare ed esplorare gli impulsi in radiofrequenza solari e planetari.

Hanno usufruito di un passaggio sulla Luna anche esseri viventi. Un piccolo cilindro in lega d alluminio contiene una varietà di semi di piante e uova di bachi da seta. L’obiettivo è creare una biosfera in miniatura nella quale le piante crescano, producano l’ossigeno necessario per i bachi da seta e i bachi da seta crescano, producendo l’anidride carbonica necessaria per le piante. L’esperimento è il risultato di una collaborazione tra ventotto università e istituti di ricerca cinesi.

Ritiro dalla Siria: Trump intende porre fine alla politica delle guerre permanenti

La decisione annunciata il 19 dicembre 2018 dal Presidente americano Trump (nella foto con Putin) di ritirare le truppe statunitensi dalla Siria e, parzialmente, dall’Afghanistan ha provocato l’isteria dei suoi oppositori. Attaccando questa decisione, anche se non sono disposti a riconoscerlo, essi stanno di fatto sostenendo la prosecuzione delle guerre imperiali nell’Asia Sudoccidentale, guerre che durano ormai da diciotto anni. Ciò vale soprattutto per gli ex “pacifisti” tra i democratici americani, che soffrono della “sindrome da disordine anti-Trump”, ovvero rifiutano tutto per partito preso, anche se sostennero il contrario quando fu George W. Bush, allora Presidente, a iniziare quelle guerre.

L’annuncio di Trump sarà parso improvviso ma, come ha detto lui stesso, non dovrebbe essere una sorpresa per alcuno, dato che egli chiedeva di porre fine al coinvolgimento americano in Siria molto prima di entrare alla Casa Bianca. Una serie di “cinguettii” su twitter.com nel giugno 2013 iniziava con una chiara dichiarazione: “dovremmo starcene alla larga dalla Siria, i ‘ribelli’ sono pessimi tanto quanto l’attuale regime. Che cosa otterremo per aver speso le nostre vite e miliardi di dollari? Zero”. Durante la campagna elettorale del 2016, Trump ripetè spesso che, se fosse stata eletta la sua antagonista Hillary Clinton, quest’ultima avrebbe portato alla terza guerra mondiale con la Russia per la sua insistenza nell’imporre una “no fly zone” in Siria.

I suoi critici ora strillano che il ritiro “danneggerà i nostri alleati” (il senatore Marco Rubio) e li lascerà “confusi” e “sconcertati” (Brett McGurk, nominato da Obama inviato per la Coalizione Globale contro l’ISIS, che ha dato le dimissioni tre giorni dopo l’annuncio). Altri sostengono che indebolirà il sistema di alleanze e rafforzerà i nemici degli Stati Uniti d’America. La nuova presidente della Camera Nancy Pelosi l’ha descritto come “un regalo di Natale a Putin”.

V’è stata anche la reazione di panico del Ministro della Difesa american Mattis, il quale, dopo essersi dimesso, viene descritto come “l’ultimo adulto nella stanza”, con riferimento alle precedenti dimissioni o licenziamenti di due ex ufficiali, il consigliere per la Sicurezza Nazionale McMaster e il Capo dello Staff Kelly. Quest’ultimo punto porta al cuore del motivo dell’isteria. Il sen. Lindsey Graham è preoccupato che “questa decisione non si basi sui consigli del suo team di sicurezza, ma venga dal Presidente stesso”. Ciò è confermato da un commento della portavoce per la stampa di Trump, Sarah Sanders, che ha detto che il Presidente ascolta i membri del suo team di sicurezza nazionale, accetta i loro consigli, ma “alla fine le decisioni le prende in prima persona”. Il partito trasversale dell’impeachment, che ha imbastito la bufala del Russiagate, temeva sin dall’inizio che, se non fosse riuscito a destituire Trump, quest’ultimo avrebbe finito col fare ciò che aveva promesso, e cioè avrebbe posto fine alle guerre permanenti e avrebbe adottato una politica di cooperazione strategica con Russia e Cina.

D’altro canto, vi sono indicazioni che molti ufficiali attivi o in congedo sostengano l’iniziativa di Trump. Le forze armate americane sono sfinite dopo queste guerre, che nulla hanno a che vedere col difendere i veri interessi di sicurezza nazionale degli Stati Uniti, ma sono tutte dettate dalla geopolitica. Trump ha vinto le elezioni in larga parte perché aveva capito che la popolazione americana era stufa delle guerre e sostenne che gli Stati Uniti e l’altra superpotenza nucleare, la Russia, avrebbero fatto meglio a collaborare invece di essere avversari.

Lo scandalo dello Spiegel evidenzia le fake news dei media dominanti

Poco prima di Natale si è scoperto che un importante giornalista del principale settimanale tedesco, Der Spiegel, scriveva da anni scriveva articoli inventando storie, persone e fatti. Il giornalista, Claas Relotius, si inventava di sana pianta storie di “interesse umano” con una chiara linea politica, quella voluta dai media dominanti. Alcuni esempi: la finta storia di un ragazzo della siriana Dar’a, che avrebbe creduto di aver contribuito alla guerra civile contro il regime di Assad, o dei gemelli di Aleppo che avrebbero perso tutto a causa del “dittatore” di Damasco; dettagli di presunte interviste con ex dimostranti anti russi sulla piazza del golpe a Kiev; e dichiarazioni inventate di presunti membri di milizie americane che avrebbero sparato a profughi che cercavano di passare il confine dal Messico. Quest’ultimo articolo ha tradito Relotius, perché il coautore Juan Moreno ha spifferato tutto alla direzione di Der Spiegel, che a quel punto è stata costretta ad aprire un’inchiesta.

Il settimanale tedesco ha annullato il contratto di Relotius e due giorni dopo anche quello del caporedattore Ulrich Fichtner, che aveva assunto e promosso il giornalista contribuendo a farne una star del “giornalismo narrativo”.

In effetti, non era un giornalista qualunque: nel 2014 Relotius ricevette il premio “giornalista CNN dell’anno” per i suoi articoli sulla Siria; nel 2013, 2015, 2016 e 2018 ottenne il prestigioso Premio tedesco per il miglior reporter; nel 2017 l’European Press Prize e molti altri riconoscimenti. I suoi articoli venivano ripresi da altri organi di stampa “rispettabili” senza mai venir messi in dubbio. Al di là dello scandalo individuale, il caso di Relotius è un duro colpo contro la rete internazionale di giornalismo da fake news nei media dominanti.

I suoi articoli degli ultimi due anni e mezzo hanno alimentato la narrativa dominante su come Donald Trump sarebbe stato eletto da persone ignoranti nelle aree rurali e arretrate dell’America. In un articolo della fine di marzo 2017 scrisse un articolo sulla cittadina di Fergus Falls nel Minnesota, sostenendo che fosse popolata da sostenitori di Trump razzisti e favorevoli alle armi e corredando l’articolo con un cartello che, secondo lui, campeggerebbe all’ingresso della città, con la scritta “messicani state alla larga”. La storia, del tutto inventata, è stata denunciata da una residente della città, Michele Anderson, nell’aprile 2017 sulla sua pagina di twitter.com (“un oltraggio al giornalismo”), quindi ella e Jake Krohn hanno fatto il fact-checking, pubblicando i risultati il 19 dicembre (vedi https://twitter.com/micheleeamn?lang=de). Il dossier esamina una per una le menzogne spudorate inventate da Relotius nel suo articolo per dare un’immagine del tutto falsa dell’America di Trump. Immagine falsa che la direzione dello Spiegel e tutti gli altri media dominanti in Germania e in altri Paesi hanno promosso.

La denuncia, per quanto tardiva, ha indotto l’ambasciatore americano in Germania, Richard Grenell, a chiedere l’apertura di un’inchiesta sullo scandalo Relotius e a denunciare i pregiudizi anti-Trump dello Spiegel.

Il 2019 sarà l’anno del meltdown finanziario?

Gli stessi che nel 2007 vi dicevano che non v’era alcuna crisi sistemica in corso ora vi raccontano che i mercati finanziari non stanno collassando e le perdite del 2019 sono dovute a cause specifiche e isolate. Così, per esempio, la perdita di circa il dieci per cento del Dow Jones sarebbe dovuta alla cosiddetta “guerra commerciale” di Trump contro la Cina; il -12,4% di Londra alla Brexit; il -18,3% di Francoforte agli scandali dell’industria automobilistica e della Deutsche Bank; il -16,5% di Milano al governo “populista” di Roma. Meno spiegabile è la caduta più marcata di tutti, il -24,7% di Atene – ma quando non v’è alcuna causa apparente, si può sempre ricorrere al fattore “contagio”…

E tuttavia, per quanto si forzino, i cosiddetti esperti finanziari non possono cancellare la realtà: stanno cedendo le bolle del debito societario nella regione transatlantica e i giganteschi mercati dei derivati stanno per scoppiare. Il debito delle imprese non finanziarie è oggi il doppio del 2007: 9,1 contro 4,9 mila miliardi di dollari. Dopo essere stati pompati a lungo, questi titoli ora vengono svenduti a raffica.

Un’indicazione di questo è il valore delle obbligazioni societarie ad alto rendimento detenuta dai fondi d’investimento, che è sceso costantemente dal 15 novembre, da una media di 98,5 centesimi ad appena 90 centesimi al dollaro di valore nominale. Queste turbolenze sui mercati del credito sono molto più indicative del pericolo di un collasso di quanto accade nei mercati azionari.

Il debito tossico societario è stato impacchettato nelle Obbligazioni di Prestiti Collateralizzate (CLO) in modo simile a quanto avvenne per il debito subprime prima della crisi finanziaria. L’economista Carmen Reinhart, scrivendo per Project Syndicate il 20 dicembre, ha descritto la pratica pericolosa delle grandi banche di Wall Street che, grazie ai CLO, all’avvicinarsi del crac scaricano i debiti tossici su ogni tipo di cliente. È questo massiccio “trasferimento di perdite” da parte delle megabanche che sottolinea l’urgenza di ripristinare la separazione bancaria (legge Glass-Steagall) a livello internazionale. Una misura del genere impedirebbe alle grandi banche di creare cartolarizzazioni per centinaia di miliardi di “valore” e di scaricare le perdite a spese della popolazione.

Le stanze di compensazione erette dalle banche per minimizzare il rischio dei derivati (i cosiddetti CCP) si sono rivelate una concentrazione di rischio e potenziali detonatori di un’esplosione di quei mercati. Lo ha dichiarato il capo del dipartimento economico della Banca per i Regolamenti Internazionali Claudio Borio il 10 dicembre.

I ritiri dal mercato delle obbligazioni societarie ha suscitato timori di liquidità tra le grandi banche, tanto che il Segretario al Tesoro Steve Mnuchin ha sorpreso tutti quando, il 23 dicembre, ha chiamato uno per uno gli amministratori delle sei maggiori banche americane, per verificarne lo stato di liquidità, e lo ha annunciato pubblicamente. L’ultima volta che avvenne una cosa del genere fu con Alan Greenspan, subito dopo la crisi di Lehman Brothers.

Il 2019 si apre col mondo di fronte ad un bivio

Nel suo messaggio di fine anno, la fondatrice e presidente dello Schiller Institute internazionale, Helga Zepp-LaRouche, ha passato in rassegna gli sviluppi positivi dell’anno trascorso, che fanno ben sperare che la dinamica possa proseguire nel 2019.

Dal vertice di Singapore tra Trump e Kim Jong-un al riavvicinamento tra Cina e Giappone e tra Cina e India, l’Asia si è avviata con decisione sulla via della cooperazione economica e del superamento della geopolitica, sullo sfondo della strategia della Belt and Road.

“Ma forse lo sviluppo più interessante”, rimarca la signora LaRouche, “è l’annuncio da parte di Trump che gli Stati Uniti si ritireranno dalla Siria.” Ciò ha suscitato reazioni che fanno sorridere, perché molti di coloro che strillavano “yankee go home” appena qualche anno fa ora sostengono che gli Stati Uniti debbano assolutamente rimanere nella regione. “Pensateci un attimo: non è meglio che Trump mantenga la promessa elettorale di porre fine alle guerre permanenti dei suoi predecessori?” osserva la presidente dello Schiller Institute, tanto più che ha promesso di fare la stessa cosa in Afghanistan, dove una soluzione militare è impossibile.

In Africa abbiamo assistito a un’altra storica riappacificazione, tra Etiopia ed Eritrea, che si sta rapidamente espandendo a tutto il Corno d’Africa, anche qui trainato dal progresso della Belt and Road Initiative. Gli strateghi della geopolitica sono duri a morire, come mostra il recente documento strategico della Casa dei Lord britannica, ma la signora LaRouche invita a confrontare la povertà programmatica e intellettuale dei messaggi di fine anno dei leader occidentali con quello del Presidente cinese Xi Jinping e farsi un’opinione in merito. Xi ha potuto rivendicare con orgoglio i risultati del 2018: in un anno ridotta la povertà di altri dieci milioni; l’inaugurazione del ponte più lungo del mondo a Macao-Hong Kong; numerosi nuovi parchi industriali e altri progetti.

“Penso”, ha concluso la fondatrice dello Schiller Institute, “che nel 2019 affronteremo cambiamenti drammatici. È chiaro che il vecchio ordine si sta disintegrando e un nuovo ordine sta emergendo. Quale saranno esattamente i parametri, i principii, del nuovo ordine non è ancora deciso. Ma penso che se guardiamo ai concetti dei grandi pensatori del passato, che avevano la visione di una singola umanità e di uno sviluppo armonico di tutte le nazioni, sono questi i pensatori cui dobbiamo chiedere consiglio” (vedi https://schillerinstitute.com/blog/2019/01/01/new-years-message-from-helga-zepp-larouche/).

Rivelati i legami tra milizie cecene filo-ucraine e ISIS

Il Times di Londra ha rivelato un segreto di Pulcinella quando, il 26 dicembre ha spiegato che le milizie cecene impegnate a sostenere il regime di Kiev nel tentativo di impedire la secessione delle repubbliche della regione del Donbass sono legate all’ISIS.

In un ritratto della milizia chiamata Battaglione di Sheikh Mansur, situata a Mariupol, il Times scrive che “alcuni membri del battaglione ammettono di aver maturato le proprie competenze belliche in campi di addestramento dell’ISIS in Iraq e in Siria. I combattenti volontari non hanno alcuna collegamento con l’esercito ucraino, ma Kiev è stata criticata per aver chiuso entrambi gli occhi sulle loro attività”. Marc Bennetts, giornalista del Times descritto da RT come un vecchio scrittore anti Putin, non sviluppa ulteriormente questa informazione e passa invece a fornire dettagli sull’odio che questi ceceni nutrono nei confronti di Vladimir Putin e di Ramzan Achmadovič Kadyrov, l’attuale Primo Ministro ceceno alleato della Russia, condividendo tale sentimento con il regime di Kiev. “Putin è il nostro comune nemico. Porta soltanto del male”, afferma Mansur, membro del battaglione al centro del ritratto fornito da Bennett.

Il loro addestramento, tuttavia, non è dovuto soltanto all’ISIS. Alcuni di questi mercenari e volontari hanno ricevuto un’istruzione britannica. Il Times scrive infatti che Adam Osmayev, il capo di un’altra milizia cecena di stanza in Ucraina, il Battaglione Dzhokhar Dudayev, è stato educato in un scuola pubblica di Cotsworlds. RT fa notare che questo articolo del Times non racconta cose nuove. In settembre, l’Ucraina consegnò per estradizione verso la Russia uno dei combattenti del Battaglione Sheikh Mansur, richiesto dall’FSB in quanto noto per aver combattuto con l’ISIS in Siria. I nazionalisti ucraini, compresi alcuni parlamentari di Kiev, reagirono offesi alla decisione di Kiev di consegnare un “alleato” al “Paese aggressore”.

L’ex parlamentare britannico George Galloway (nella foto) fa notare, scrivendo separatamente su RT, che la Gran Bretagna ha una lunga storia sanguinosa di alleanze con gruppi estremisti, tra i quali i recenti ISIS e neonazisti ucraini. Il modo di pensare “i nemici del mio nemico sono miei amici”, afferma, “è profondamente immorale, ed ha ripetutamente rappresentato un fallimento, ma si ripete continuamente”.

Gazzetta della Martesana: 217 firme per Glass-Steagall al Congresso USA

Il 29 dicembre il quotidiano Gazzetta della Martesana ha pubblicato il seguente articolo sugli incontri a Washington, al Congresso americano, dell’europarlamentare Marco Zanni, a cui Massimo Kolbe Massaron e Liliana Gorini, presidente di MoviSol, avevano consegnato durante un incontro alla Regione Lombardia le 217 firme di parlamentari e personalità da tutto il mondo a favore del ripristino della legge Glass-Steagall raccolte da Massaron e Zanni negli ultimi 2 anni (vedi foto con Massaron, Zanni e Gorini).

L’articolo, dal titolo “Dagli Stati Uniti: repubblicani e dem attenti alla petizione di un carugatese”, è il seguente: “Saranno consegnate al Congresso americano e al Presidente degli Stati Uniti Donald Trump le 217 firme raccolte dal leghista Massimo Massaron che ha aderito a MoviSol, il movimento dell’economista e leader politico americano Lyndon LaRouche per la solidarietà dei diritti dei cittadini. L’obiettivo è il ripristino del Glass-Steagall Act, ovvero la legge sulla separazione bancaria. Si tratta della riforma che divise le banche commerciali da quelle d’affari (o speculative) approvata negli Stati Uniti per arginare la crisi del ’29. Lo scorso mese il documento è stato consegnato dall’europarlamentare Marco Zanni, che a Washington ha incontrato numerosi congressisti, sia repubblicani sia democratici.

“Voglio che l’attenzione sull’argomento resti alta e trovi un’approvazione bipartisan” ha sottolineato Massaron. “Ne va del nostro futuro, rischiamo che il denaro non valga più niente.”

Trump rifiuta l’agenda di guerra permanente dell’impero britannico, provocando l’isteria dei neocons

L’annuncio del presidente Trump di un immediato ritiro delle truppe americane dalla Siria e la riduzione delle truppe in Afghanistan ha suscitato una reazione ipocrita e isterica da parte del partito da sempre favorevole alla guerra, che include i “democratici” e i media cosiddetti “liberali”, oltre ai soliti neoconservatori. Trump sta realizzando quanto aveva promesso in campagna elettorale, vuole porre fine alle politiche di guerre per il ‘cambio di regime’, e consolidare la promessa di far emergere una nuova era nel sud-ovest asiatico, basata sul ripristino del principio della Pace di Westfalia (avvenuta nel 1648 e voluta dal Cardinale Jules Mazarin al fine di promuovere il principio di Sovranità degli stati nazionali, dopo due secoli di guerre di religione, orchestrate e finanziata dai veneziani del ‘Venetian Party’ alla corte della Corona Britannica, col piano della Riforma Protestante e Contro-riforma Cattolica, promuovendo ambo le fazioni allo stesso tempo.)

Allora perché questa isteria? Nel corso della videoconferenza di questa settimana, Helga Zepp LaRouche ci spiega il perché. Se Trump manterrà la sua promessa, e poi procederà ad una stretta collaborazione con Putin e Xi Jinping, sarà la fine della geopolitica britannica. Il fatto che ora stia agendo legittimato dalla sua stessa autorità in quanto presidente, ignorando il consiglio dei suoi potenziali controllori, sta aumentando ancor più l’isteria. Questo timore è stato segnalato in un articolo su Foreign Affairs all’inizio di quest’anno intitolato “La fine del Secolo Democratico”, cioè del liberale impero britannico. Il continuo disintegrarsi di molti dei governi transatlantici, dovuto alle rivolte dei loro popoli, come il voto sulla Brexit e il movimento dei gilet gialli che si diffonde a vista d’occhio a partire dalla Francia, dimostra il fallimento della politica strategica dei neoconservatori, rimasugli dei partiti nazisti sconfitti dagli ‘Alleati’ nella seconda guerra mondiale, e della loro politica economica neoliberista.

E mentre questi regimi vacillano, l’Iniziativa Belt-and-Road continua la sua corsa e acquista sempre più alleati, come Paul Kagame, Presidente del Ruanda. Il progresso del “modello di Singapore” nella penisola coreana esemplifica ulteriormente quale sia il potenziale per il prossimo anno con l’augurio di essere l’anno del trionfo del Nuovo Paradigma.

La videoconferenza della signora LaRouche fornisce quindi numerosi spunti di riflessione per questo weekend, mentre si avvicina la fine tumultuosa dell’anno.

Israele lancia nuovi attacchi aerei in Siria

Il 25 dicembre, pochi giorni dopo l’annuncio di Trump sul ritiro delle truppe americane dalla Siria orientale, jet israeliani hanno effettuato una serie di attacchi aerei colpendo un deposito militare nella città di Qatana, a circa 15 km a sud di Damasco.

Secondo SANA, gli attacchi sono stati lanciati da aerei da guerra israeliani che sorvolano il Libano a basi militari siriane che aveva abbattuto la maggior parte dei missili israeliani, “affermando che i danni dell’aggressione erano limitati a un magazzino di munizioni e hanno ferito tre soldati. Secondo fonti militari citate da Al Masdar News, l’ attacco israeliano avrebbe provocato “danni significativi” alla struttura. Gli israeliani, come al solito, non hanno rivendicato l’attacco, ma le difese aeree dell’IDF hanno riferito che erano state attivate contro un missile antiaereo siriano che si stava dirigendo verso Israele. Il Times of Israel cita Rami Abdel Rahman, il capo dell’Osservatorio siriano per i diritti umani, affermando che in effetti era un attacco israeliano, e dice che “I missili sparati dagli aerei israeliani hanno preso di mira i depositi di armi a sud-ovest e a sud di Damasco che appartengono agli Hezbollah o forze iraniane”. Times of Israel cita altre notizie che collegano l’attacco israeliano al previo arrivo di un jet 747, da carico, iraniano in Damasco che era atterrato verso le 7 di sera. Lo stesso 747 risulta illeso all’attacco e stava tornando a Teheran entro mezzanotte.

Newsweek, citando una fonte del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti che ha accesso ad alti ufficiali militari israeliani e conoscenza diretta dell’attacco, riferisce che diversi capi di Hezbollah erano il bersaglio nell’attacco, insieme a casse contenenti GPS e munizioni, destinate agli Hezbollah stessi. Questo è tutto non confermato, tuttavia. A Mosca, il Generale Maggiore Igor Konashenkov, portavoce del Ministero della Difesa russo, ha accusato l’azione israeliana di aver messo a rischio due aerei di linea civili che volavano nell’area contemporaneamente agli attacchi aerei. “Azioni provocatorie dell’Aviazione israeliana la sera del 25 dicembre, quando sei aerei F-16 hanno lanciato un raid aereo sul territorio della Siria dallo spazio aereo del vicino Libano, hanno creato una minaccia diretta per due aerei carichi di passeggeri”, ha detto, come riferito da Sputnik. Secondo Konashenkov, l’attacco era stato lanciato nel momento in cui i due aerei civili stavano atterrando negli aeroporti di Beirut e Damasco. E ha specificato che i due aerei civili non appartenevano a vettori russi.

Il ministero degli Esteri libanese ha condannato l’attacco e ha invitato la comunità internazionale e il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (UNSC) ad unirsi a loro nel condannarlo.

Il ministero degli esteri siriano ha scritto una lettera all’ONU invitandoli a prendere iniziative contro Israele. Dice: “Il continuo e aggressivo atteggiamento di Israele in politica estera è possibile solo grazie al supporto illimitato e coerente della amministrazione americana “, e ha aggiunto che gli attacchi di Israele non fanno altro che allungare il conflitto e sollevare il morale dei terroristi e di chi si oppone al governo del presidente siriano Bashar al-Assad.

India e Giappone pensano a progetti congiunti in Africa ed Asia

Citando un diplomatico indiano il quotidiano The Statesman di Kolkata riferisce che l’India e il Giappone hanno dato inizio al processo di identificazione dei progetti da intraprendere congiuntamente nell’ambito dell’iniziativa detta Corridoio di Sviluppo Afro-Asiatico (CSAA/AAGC): “Le due nazioni sono in contatto continuo. L’idea è di lanciare innanzitutto alcuni progetti infrastrutturali nei Paesi africani, che saranno di beneficio per i relativi popoli”.

La fonte ha smentito che lo scopo del Corridoio di Sviluppo Afro-Asiatico sia quello di contrastare la Cina. Ha affermato che “la visione dell’iniziativa indo-nipponica è basata su quattro pilastri: sviluppo e cooperazione sui progetti; infrastrutture di qualità e connettività tra le istituzioni; miglioramento delle capacità produttive; rapporti tra i popoli”.

Forti del successo dell’iniziativa relativamente all’Africa, le due nazioni intraprenderebbero altri progetti in Asia, afferma la fonte. Il Giappone sta investendo anche in progetti infrastrutturali e di connettività nella regione settentrionale dell’India.

“Naturalmente, vorremmo”, continua la fonte, “che l’iniziativa del Corridoio di Sviluppo Afro-Asiatico fosse fondata su norme internazionali universalmente riconosciute, sul buon governo, sul vigore delle leggi, sull’apertura, sulla trasparenze e sull’equità”. (Nella foto il Premier giapponese Abe durante un incontro con Putin).

Yan Xuetong mette in guardia dalla crisi che potrebbe colpire Stati Uniti e Cina assieme

Rispondendo all’articolo-domanda “Chi comanderà il mondo?” sulla copertina di Foreign Affairs, sulla medesima rivista lo studioso cinese Yan Xuetong, decano dell’Istituto per le Relazioni Internazionali dell’Università di Tsinghua, si è espresso criticamente contro il “trumpismo” che a suo dire comporterebbe “l’abdicazione dalla guida politica del globo”, ma nota come ciò sarebbe il risultato dell’aver “spinto alcune nazioni contro la Cina, in modo che sarebbero stati inconcepibili solo qualche anno fa”. Il riferimento è al Giappone, nel citare il quale il professore però manca di osservare che, a differenza di Obama, Trump non ha obiettato al riavvicinamento del Sol Levante con la Cina o con la Russia.

Cosa più importante, Yan Xuetong nega le premesse dell’articolo del pensatoio privato Council on Foreign Relations, e cioè che vi debba essere qualcuno a comandare il mondo. Ciò facendo, punta il dito sull’imminente crisi finanziaria globale: “Lo scenario più plausibile è che una nuova crisi economica globale nei prossimi anni costringa i dirigenti politici degli Stati Uniti e della Cina ad accantonare per un momento i motivi di disaccordo al fine di evitare [altre] calamità economiche”.

Le bugie contro Cina, Russia e Trump provengono dagli stessi ambienti britannici che hanno provocato la crisi

Con tutto il successo che la Cina ha avuto nell’innalzare i livelli di vita della sua popolazione negli ultimi quarant’anni, come mai viene sottoposta a una campagna di “maliziose falsità” (in Affari esteri, nel documentario ARTE e nei media in generale), in particolare perché sta aiutando le altre nazioni a ottenere risultati simili, con la sua iniziativa Belt-and Road? Perché i costanti attacchi a Putin e in Russia? E perché l’escalation di Mueller contro Trump, visto che non è riuscito a provare nessuna “collusione”, come sosteneva il Russiagate?

Nella videoconferenza del 20 dicembre, Helga Zepp LaRouche invita gli spettatori a studiare le opere dei grandi filosofi, tra cui Platone, Cusano, Leibniz, Schiller, Einstein e di suo marito Lyndon LaRouche, per sviluppare la propria capacità di giudizio, in modo di poter rispondere a queste domande da soli. Mentre al Parlamento inglese non piace la prospettiva della fine del “rapporto speciale” tra Gran Bretagna e Stati Uniti, Trump ha compiuto due passi in avanti importanti contro il vecchio paradigma, accettando di collaborare con il Messico in progetti di sviluppo economico in America centrale e annunciando la fine dell’ intervento militare in Siria.

Trump ordina al Pentagono il ritiro delle truppe dalla Siria

Il 19 dicembre il Presidente Trump ha twittato: ” Abbiamo sconfitto l’ISIS in Siria, unica ragione per presidiare laggiù durante la mia Presidenza. ” La portavoce Sarah Huckabee Sanders ha dichiarato che “abbiamo avviato il rientro delle truppe a casa negli Stati Uniti e ora passiamo alla fase successiva di questa campagna”. Il New York Times afferma che c’è del panico al Pentagono: “I funzionari del Pentagono stavano ancora tentando di convincere il presidente in merito alla decisione di inizio mercoledì mattina, affermando che una simile mossa potrebbe tradire gli alleati curdi che hanno combattuto a fianco delle truppe americane in Siria e che potrebbero trovarsi sotto attacco in un’offensiva militare ora minacciata dalla Turchia “.

Il Times aggiunge: “In una serie di riunioni e conferenze avvenute negli ultimi giorni il ministro della Difesa Jim Mattis (nella foto) e altri alti funzionari della sicurezza nazionale hanno cercato di dissuadere il signor Trump da un ritiro completo delle truppe , sostenendo che un cambiamento di politica così significativo sulla sicurezza nazionale permetterebbe essenzialmente alla Russia e all’Iran di accrescere la loro influenza in Siria in un momento in cui la politica americana si prepara a sfidare entrambi i paesi …. Una possibilità da discutere, affermano i funzionari, era un ritiro graduale delle truppe americane. Ma il signor Trump sembra preferire ritirare tutte le forze non appena possibile. ” Le dimissioni di Mattis sarebbero dovute proprio a questo disaccordo. Nella lettera in cui le annuncia, Mattis sostiene di non condividere la politica di dialogo con Russia e Cina del Presidente Trump.

Il settore dei trasporti austriaco esorta l’Europa ad aderire alla Nuova Via della Seta

La principale rivista austriaca di trasporti, Verkehr, ha pubblicato nel numero 49 uno speciale di venti pagine sulla Nuova Via della Seta, nel quale si consiglia all’Europa di superare lo scetticismo verso la Cina e assumere un ruolo attivo per incrementare la connettività tra Europa e Asia. Il progetto di estendere le ferrovie russe a scartamento allargato da Kosice (in Slovacchia) a Vienna è al centro di molti degli articoli, che parlano anche di altri aspetti della cooperazione economica, ponendo l’enfasi sul settore ad alta tecnologia. Lo speciale include interviste con esponenti delle associazioni industriali e dei trasporti, e altre istituzioni, inclusi Thomas Kargl (Rail Cargo), Stefan Barisitz (Banca Nazionale Austriaca), Martin Glatz (Missione Economica Austriaca in Cina), Rudolf Thaler (Missione Economica Austriaca in Kazakistan) e Danai Budas (Confindustria austriaca). Non è un caso che lo studio dell’EIR “The New Silk Road Becomes the World Land-Bridge” circoli da mesi in questi ambienti. Lo speciale è diviso in due parti: una panoramica di 12 pagine e una sezione di 8 pagine, che è un annuncio pagato (!) del Ministero dei Trasporti austriaco. Esso include una versione in lingua inglese dello speciale, per avere un maggiore impatto a livello internazionale.

Lo stesso tema è stato ripreso a un convegno internazionale a Vienna il 14 dicembre, indetto dalla UTLC-ERA (United Transport and Logistics Company – Eurasian Rail Alliance) in cooperazione con la Banca Nazionale Austriaca, col titolo “collegare l’Europa all’Asia”. Il convegno è stato aperto da Alexei Grom, A.D. di UTLC, che è una joint venture tra Russia, Kazakistan e Bielorussia creata nel 2014. Grom, di ritorno da una visita al principale centro ferroviario cinese a Chengdu, ha riferito che le imprese cinesi sono sempre più interessate a collegamenti ferroviari di terra che sostituiscano il trasporto via mare.

Il trasporto dei container su ferrovia tra Asia ed Europa è aumentato del 32% nel 2018 rispetto al 2017, e quello gestito da UTLC è aumentato fino al 60%. Le imprese austriache tendono ad aumentare la propria percentuale di quel volume di UTLC rendendo Vienna un polo logistico per il trasporto mercantile su ferrovia e su strada. Grom ha annunciato che l’obiettivo di UTLC è un milione di container standard annui nel 2025, con un aumento di cinque volte rispetto al 2017. Verranno compiuti sforzi anche per velocizzare il viaggio dalla Cina all’Europa, in quanto i treni mercantili percorrono al massimo mille km al giorno. Con il collegamento a scartamento allargato fino a Vienna, che implica la costruzione di 400 km di nuovi binari, i tempi di viaggio si ridurrebbero sulla tratta della Via della Seta nordica, che potrebbe essere ininterrotta dal confine kazako con la Russia all’Europa.

Il caso Flynn potrebbe ribaltare il Russiagate

È attesa per il 18 dicembre la sentenza sul gen. Michael Flynn, consigliere per la Sicurezza Nazionale del Presidente Trump dal 20 gennaio al 13 febbraio 2017. Su Flynn pende un solo capo d’accusa: aver mentito all’FBI sul contenuto di alcune discussioni perfettamente lecite avute prima della nomina con l’ambasciatore russo negli Stati Uniti. Già prima che sia pronunciata – se mai vi sarà – la sentenza sta togliendo il sonno all’inquirente speciale Robert Mueller. Il capo del collegio giudicante, Emmet Sullivan, ha ordinato a Mueller di consegnare documenti pertinenti al patteggiamento di Flynn, chiesto il primo dicembre 2017 dopo mesi di inchiesta e molestie da parte dell’FBI. Sullivan deve giudicare se l’alto ufficiale in congedo sia stato deliberatamente intrappolato dall’FBI. In un caso precedente, lo stesso giudice aveva ribaltato il verdetto di colpevolezza dell’ex senatore Ted Stevens sulla base di condotta deliberatamente scorretta da parte del governo e dell’FBI.

Benché Sullivan abbia richiesto tutti i documenti pertinenti al colloquio tra Flynn e l’FBI nel gennaio 2017 che portò all’accusa di aver dichiarato il falso, Mueller ne ha consegnati solo due: un promemoria dell’ex vicedirettore dell’FBI (poi licenziato) McCabe, che organizzò l’incontro, e il cosiddetto Modulo 302, che deve essere riempito entro cinque giorni. Tipico della tattica di Mueller, il 302 consegnato fu redatto sei mesi dopo il colloquio, possibilmente perché nell’originale gli autori, compreso quel Peter Strzok caduto in disgrazia, affermavano che Flynn non avesse mentito deliberatamente!

Lo stesso Mueller lo fa capire quando afferma che gli agenti “ebbero l’impressione all’epoca che l’accusato non mentisse o non pensasse di mentire”. E tuttavia l’inquirente speciale ha concluso che Flynn abbia mentito e che le circostanze delle affermazioni siano irrilevanti. Tra le suddette circostanze è quella che fu detto a Flynn che non fosse necessaria la presenza di un legale.

Vi sono molti altri dettagli del caso che dimostrano i modi scorretti usati da chi sta dando la caccia a Trump, compresa l’intercettazione di una telefonata tra Flynn e l’ex ambasciatore russo Kisljak; l’aver identificato in chiaro il nome di Flynn nei brogliacci delle intercettazioni e la loro consegna al Washington Post. La telefonata di Flynn a Kisljak non era illegale e gli altri due punti sono reati commessi da funzionari della squadra di intelligence di Obama.

Gli altri sgradevoli aspetti della tattica di Mueller includono la minaccia di ridurre Flynn sul lastrico per i pesanti costi della difesa, oltre a quella di aprire una procedura contro il figlio se non avesse deciso di patteggiare. Infatti, Flynn ha ammesso di aver patteggiato per proteggere la famiglia.

Perché se la sono presa con Flynn sin dall’inizio? In primo luogo perché condivideva l’opinione di Trump che sarebbe stato meglio avere la Russia come amica invece che avversaria. In secondo luogo, quando era capo della Defense Intelligence Agency, si schierò contro l’appoggio dato dall’Amministrazione di Obama ai terroristi in Siria e fu cacciato per quel motivo. Non v’è dubbio che Flynn è stato preso di mira e intrappolato dall’FBI, ma non è chiaro se il giudice Sullivan si comporterà onorevolmente e denuncerà questo esempio sfacciato di cattiva condotta governativa.

Nel 2019 la priorità per l’Europa sarà lo sviluppo dell’Africa

Il mondo transatlantico si accinge ad accomiatarsi dal 2018 in uno stato di turbolenza e sotto la minaccia di un crac finanziario peggiore del 2008. La protesta di massa in Francia non è che l’ultima manifestazione di una rivolta generale contro il paradigma neoliberista, l’ingiustizia sociale e l’austerità che attraversa il vecchio continente.

Emmanuel Macron, che aspirava a stabilire una “presidenza olimpica” dopo aver vinto le elezioni, è stato ripudiato da una popolazione infuriata per la difesa degli interessi del “Monte Olimpo” contro i propri. Benché il governo abbia fatto qualche concessione, sarà difficile che ciò calmi la rabbia popolare. Inoltre, il fatto che Bruxelles sia disposta ad accettare l’aumento del deficit per la Francia ma non per l’Italia allargherà la frattura in seno all’UE.

La situazione nel Regno Unito si aggiunge all’instabilità. Il governo della May lotta per sopravvivere sulle condizioni della Brexit tenendo in sospeso il futuro della City di Londra e del mercato dei derivati. In quel contesto l’ex Primo Ministro Tony Blair, un lacché dell’Impero Britannico che gode di zero sostegni popolari nel suo Paese, è stato mandato a Bruxelles a proporre un secondo referendum sull’uscita dall’UE per rovesciare il risultato del primo.

A livello strategico, l’UE mantiene un atteggiamento di scontro verso Cina e Russia. Al suo vertice del 13 dicembre sono state rinnovate le sanzioni contro la Russia per altri sei mesi, mentre aumentano le tensioni sull’Ucraina. Inoltre, dopo che la Camera dei Rappresentanti americana ha votato, l’11 dicembre, una risoluzione non vincolante contro il progetto Nord Stream 2 col pretesto che esso minacci la “sicurezza energetica” europea e danneggi gli interessi statunitensi (la vendita di gas naturale americano), il Parlamento Europeo lo ha seguito a ruota, con un voto di maggioranza a favore dell’abbandono del progetto. Che fare per liberare l’Europa dalle catene della geopolitica? Lo Schiller Institute ha sempre sostenuto che la cartina al tornasole per la capacità morale di sopravvivere è, per l’Europa, il destino dell’Africa. Oggi come ieri, la missione storica dell’Europa è assicurare lo sviluppo economico e sociale dell’Africa. In quel senso, la recente conferenza sull’emigrazione di Marrakesh è stata una pagliacciata, poiché nulla è stato fatto per affrontare le cause del problema.

Sull’altra sponda, la Cina ha già contribuito a trasformare il continente con la Iniziativa Belt and Road, generando sviluppo e, più importante ancora, aprendo prospettive per il futuro. I leader cinesi hanno ripetutamente proposto ai Paesi europei di cooperare in progetti di sviluppo per l’Africa. È giunta l’ora di mobilitarsi per cogliere una tale occasione e costruire il Nuovo Paradigma.

Una conferenza ad Ascoli Piceno discute di sovranità

Il 14 dicembre si è tenuta ad Ascoli Piceno una conferenza sul tema della sovranità con i noti economisti Antonio Maria Rinaldi e Nino Galloni e il condirettore dello Strategic Alert Claudio Celani cui si sono uniti, sul podio, mons. Giovanni D’Ercole, vescovo di Ascoli e conduttore della popolare trasmissione dalla RAI “Sulla Via di Damasco”, e il sindaco Guido Castelli, delegato finanziario dell’ANCI.

Francesco Caprioli ha moderato la discussione con due giri di domande ai relatori e uno di domande dal pubblico, che hanno offerto la possibilità di affrontare temi internazionali, nazionali e locali. Celani ha esordito descrivendo il movimento cosiddetto “sovranista” come parte di una rivolta generale in tutta la regione transatlantica contro una globalizzazione che ha generato diseguaglianze e ci sta conducendo verso una seconda, grande crisi finanziaria. Successivamente, Celani ha parlato della soluzione alla crisi, che passa per la riforma bancaria Glass-Steagall, o separazione bancaria. Mons. D’Ercole ha condiviso il giudizio severo sulla globalizzazione ma ha espresso la fiducia che si riesca ad adottare dei correttivi, soprattutto se non si lasceranno indietro “gli ultimi”.

Rinaldi ha affrontato il tema sulla bocca di tutti, cioè l’esito del negoziato tra il governo italiano e la Commissione Europea, dissipando i timori di chi crede che Roma abbia “capitolato” alle richieste di austerità. L’accordo per ridurre il deficit dal 2,4% al 2,04% “è scritto sull’acqua”, ha detto, nel senso che il deficit effettivo sarà sicuramente più alto, come è stato regolarmente il caso con tutti i governi precedenti. Il direttore di scenarieconomici.it ha denunciato l’uso dei “due pesi e due misure” da parte di Moscovici nei confronti dell’Italia e della Francia, la cui intenzione di sforare il tetto del 3% non è stato giudicato tale da giustificare una procedura d’infrazione. La Francia ha “una corsia preferenziale nell’UE avendo dato nell’89 il benestare alla riunificazione della Germania”.

Nino Galloni promuove l’indirizzo anti-austerità del governo, ma lo rimprovera di non essere abbastanza audace da varare una misura anti-ciclica più vigorosa. Per dare un vero choc all’economia e farla riprendere occorre una maggiore spesa in deficit e investimenti nelle infrastrutture, ha detto. Ha poi aggiunto una nota personale, ricordando come quando, all’inizio degli anni Novanta, era direttore generale del Ministero del Bilancio e della Programmazione Economica. I suoi piani di riforma economica furono considerati sovversivi a livello internazionale ed egli fu “epurato” a seguito di un intervento dalla Germania.

Il sindaco Castelli ha testimoniato come la famosa lettera spedita dalla BCE, un organo sovranazionale non eletto, al governo italiano il 5 agosto 2011 ebbe degli effetti diretti sull’economia locale. A causa del diktat contenuto in quella lettera, il governo italiano fu rovesciato e fu instaurato il governo Monti che, tra le altre cose, più che raddoppiò l’imposta municipale propria convogliando però le maggiori entrate al governo centrale. Come risultato il comune di Ascoli fu costretto a operare tagli ai servizi essenziali, come per esempio gli asili nido.

Le domande dal pubblico vertevano su temi come la banca nazionale, i mercati finanziari e lo spread e l’Africa. Rispondendo a quest’ultima domanda proveniente dal rappresentante locale di MoviSol Aureliano Ferri, Celani ha spiegato che l’immigrazione può essere contenuta solo sviluppando l’Africa e ha portato come esempio il Progetto Transaqua, illustrandolo nei dettagli, come modello dei grandi progetti infrastrutturali di cui v’è bisogno e che potrebbero essere costruiti in cooperazione con la Cina.

In un articolo sulla conferenza, il quotidiano Il Resto del Carlino ha colto un’immagine suggerita da Rinaldi: “Questa piazza” – riferendosi alla splendida Piazza del Popolo – “vale più del PIL di tanti Paesi”. E, citando Celani: “La nostra è una cultura millenaria di alti valori. Poche altre culture sono come la nostra. Ecco perché la soluzione ai problemi economici passa per la cooperazione tra queste culture”.

L’Europa ha bisogno di una visione per l’avvenire!

di Helga Zepp-LaRouche

È in corso una rivolta contro Macron, in Francia; il caos sulla Brexit in Inghilterra; la probabile continuazione delle vecchia e fallace politica da parte dei partiti SPD, CDU e CSU, in Germania. Nelle più popolose nazioni dell’Europa i nodi vengono al pettine, dopo anni e anni di politiche neoliberiste. L’Unione Europea, un “impero” come sostiene anche il Ministro francese dell’Economia e delle Finanze Bruno La Maire, segue il destino di ogni impero: la disintegrazione a medio termine a causa del conflitto di interessi tra i privilegi delle élite al potere e il bene comune dei popoli, e anche a causa dell’estensione esagerata. I gilet gialli francesi hanno espresso una collera covata da tempo, a fronte di politiche favorevoli ai ricchi, alle banche e agli speculatori. Lo Stato francese ha per anni incoraggiato l’acquisto di automezzi con motore diesel, tanto che, nel momento in cui Macron ha presentato un piano per la loro rottamazione, circa il 62% delle automobili e il 95% dei camion era a diesel. All’evidente sensazione di essere stati traditi dai politici, i cittadini francesi si sono sentiti minacciati dalla nuova tassazione ecologista. La goccia ha fatto traboccare il vaso: la protesta si è diffusa rapidamente, coinvolgendo agricoltori, camionisti, pescatori, sindaci e studenti, tutti stufi del processo quarantennale di arricchimento degli strati già più abbienti della società.

La capitolazione di Macron sul piano fiscale è stata tardivo; ormai è fuori della bottiglia il genio della resistenza a un sistema sconsiderato e profondamente ingiusto.

I provocatori mescolati ai dimostranti non sono comunque riusciti a snaturare il carattere del movimento dei gilet gialli. Il dispiegamento di quasi novantamila poliziotti e gendarmi l’8 dicembre, motivato dal monito del portavoce dell’esecutivo Benjamin Griveaux a proposito delle mire golpiste dei provocatori, si è sovrapposto a una dichiarazione del sindacato di polizia di solidarietà con i gilet gialli. Il movimento di protesta, manifestazione ampiamente indipendente dai partiti organizzati tradizionali, ha subìto una trasformazione qualitativa in poche settimane; la rabbia iniziale si è tradotta in un processo dialettico tra vari strati della popolazione francese, in una discussione sulla natura e sullo scopo della società stessa, sull’ingiustizia di un governo che priva il popolo dei minimi mezzi di sussistenza.

Non sappiamo se questo processo maturerà in una riedizione della Rivoluzione Giacobina o in una nuova classe politica frutto di una vittoria per il bene comune; l’esito dipenderà essenzialmente dalla presenza o meno di dirigenti politici genuini, che possano rappresentare in modo credibile il nuovo paradigma.

Nel Regno Unito, la destabilizzazione del governo ha assunto una forma differente, ma potrebbe portare a esiti non meno gravi, nel caso di un’uscita disordinata dall’UE. Per Theresa May, Primo Ministro già sconfitta in Parlamento, allorché tentò di tenere il segreto su un consiglio legale ricevuto sulla Brexit negoziata con Bruxelles, si prospetta un nuovo scontro con il Parlamento sul testo dell’accordo, che avrebbe dovuto avvenire l’11 dicembre, ma che ha rinviato a data da definire. Se i parlamentari le diranno che il testo non va bene, le modifiche imposte potranno non piacere alla Commissione Europea…

Una Brexit caotica potrebbe essere una minaccia per i trafficanti di derivati nella City di Londra, un’altra goccia per un vaso colmo. L’opzione di abbandonare il mandato per la Brexit, d’altra parte, potrebbe innescare un’esplosione politica. In ogni caso, il destino della May sembra segnato. Con nuove elezioni, Jeremy Corbyn del Partito Laburista potrebbe entrare in gioco, con un programma di ripristino della capacità industriale della Gran Bretagna.

Anche in Germania, la nazione più popolosa e più economicamente rilevante, la trasformazione politica suggerisce grande instabilità. Con l’elezione di Annegret Kramp-Karrenbauer (AKK) al vertice della CDU Angela Merkel ha potuto forse tirare un respiro, ma non molto di più. La vittoria di AKK sul concorrente Friedrich Merz è stata stretta, tanto che l’influenza dell’ala liberista e neoconservatrice della CDU è rimasta forte. Esponenti di quest’ala potrebbero esprimere un nuovo Cancelliere prima delle elezioni europee di maggio. Poiché la stessa AKK è vista come un falco, per il rigore sulla politica europea e per la sua visione della Russia, tutto sembra opporsi alla speranza che la sua elezione potrà porre fine al paradigma neoliberista che ha comportato la disfatta dei due partiti tradizionali. Difficile è sperare nell’allineamento lungo la “Nuova Via della Seta”.

Il denominatore comune tra i governi francese, britannico e tedesco è nella loro incapacità di comprendere le ragioni dei cambiamenti politici degli ultimi due anni. Si cominciò con la Brexit, passando poi per la sconfitta di Hillary Clinton, quindi per l’elezione in Italia del “governo del cambiamento” e arrivando alle proteste dei gilet gialli francesi. Questi fenomeni e altri (simili tendenze in Belgio, Romania, Bulgaria, Serbia, ecc.) hanno in comune qualcosa: i popoli in subbuglio non tollerano più l’inequità delle politiche dell’establishment neoliberista. Anche i rappresentanti di quest’ultimo hanno qualcosa in comune: sono inclini alla convinzione quasi isterica di essere i migliori, i più saggi e i più grandi, di non poter mai perdere un’elezione e che quindi Putin debba per forza essere responsabile della loro sconfitta elettorale. Potrebbe essere che ne siano intimamente convinti oppure che riflettano semplicemente una forma di pensiero gregario che li porti a credere alle storie raccontate agli elettori: la questione è ancora irrisolta.

Comunque sia, a sei mesi dalle elezioni europee, la Commissione Europea potenzia la {task force} esistente dal 2015 per combattere le presunte interferenze russe, più che raddoppiando il bilancio annuale dal 2019 in poi (5 milioni di euro). In coordinamento con i social network come Google, Facebook, Twitter, ecc., che fanno tutti parte dell’apparato di sorveglianza del “Deep State” negli Stati Uniti, questa task force dovrebbe facilitare gli scambi sulle presunte fake news e sulle interferenze russe nelle campagne elettorali. E non dovrebbe sorprendere il fatto che stiano accusando la Russia di star dietro al movimento dei gilet gialli!

Fortunatamente, sempre più governi europei si stanno concentrando sulla cooperazione con la Russia, con la Cina e con Donald Trump, per quanto egli sia assillato dal “Deep State”. La rivista Forbes riferisce che Michele Geraci, sottosegretario nel Ministero per lo Sviluppo Economico ha affermato, di ritorno da un viaggio a Washington, che l’Italia e la Cina stanno promuovendo rapporti economici reciproci e che Roma dà il benvenuto agli investitori cinesi per espandere il programma della Nuova Via della Seta presso le nazioni europee.

Le infrastrutture italiane sono in crisi da tempo, ha detto, mentre la Cina sta attuando un programma economico ambizioso e ha dato prova di essere un investitore altamente affidabile in oltre sessantacinque Paesi. Da questo punto di vista, molti altri membri dell’UE, che stanno cercando di ostacolare gli investimenti cinesi, si sono esclusi dal potenziale di collaborazione con la Cina.

Dovrebbe far pensare che l’Italia – il cui nuovo governo è il risultato dell’opposizione degli elettori all’austerità dettata da Bruxelles e allo scontro con la Russia, con la Cina e con l’Amministrazione di Trump – sia relativamente stabile rispetto a Francia, Germania e Gran Bretagna. La stessa osservazione vale per il Portogallo, la prima nazione europea ad aver firmato un formale accordo di cooperazione con la Cina per lo sviluppo della Nuova Via della Seta e altri diciassette accordi specifici.

V’è in realtà una via d’uscita da tutte queste crisi in Europa: le nazioni nuovamente sovrane in Europa dovrebbero cooperare, in una alleanza delle patrie (come la intese il Gen. de Gaulle) e collaborare con la Cina, la Russia e l’America di Trump per sviluppare la Nuova Via della Seta a vantaggio di tutti. Anziché militarizzare i confini dell’Unione Europea, nell’illusione che i nuovi limes possano isolare l’oasi europea, dovrebbero creare un sistema assolutamente nuovo di rapporti internazionali, in seno al quale collaborerebbero tra pari e sulla base del mutuo sviluppo esteso all’Africa, all’Asia e all’America Latina, superando lo stato di sottosviluppo e di povertà tramite la trasformazione della Nuova Via della Seta nel Ponte Terrestre Mondiale. Ci si salva soltanto aiutando gli altri.

Stanno dicendo che è in arrivo un’altra crisi, noi diciamo come risolverla

La Presidente della Federal Reserve Janet Yellen al suo discorso di addio ha messo in guardia da un nuovo crac finanziario e dalle “gigantesche bolle” all’interno del sistema economico mondiale.

Gli avvertimenti si fanno sempre più insistenti. Le megabanche di Wall Street e di Londra hanno “preparato” un’altra crisi finanziaria per noi. La più grande bolla che potrebbe esplodere in questo periodo non riguarda solo il debito aziendale orami insolvente, ma la devastazione economica che ne. A meno che i leader delle principali potenze economiche mondiali non trovino una soluzione prima: un nuovo sistema creditizio e monetario che generi credito per una crescita economica produttiva che mette da parte le speculazioni di Londra-Wall Street. Questa è la nostra missione. La Presidente dello Schiller Institute Helga Zepp-LaRouche lo ha annunciato di nuovo, in occasione dei preparativi della conferenza nazionale che si terrà negli Stati Uniti a metà febbraio per dar vita ad un nuovo sistema creditizio e monetario, con una Nuova Bretton Woods e il ripristino della legge Glass-Steagall di Franklin Delano Roosevelt.

Come ha dichiarato la signora LaRouche, i leader di America, Cina, Russia e India devono mettersi d’accordo al più presto per dar vita ad un sistema di credito produttivo nell’ambito di tale Nuova Bretton Woods, prima che le loro economie possano inciampare in una crisi ancora più in profondità di quella del 2009, a causa di un altro fallimento.

Helga LaRouche ha sottolineato l’esempio sbalorditivo del presidente francese Macron (fino a ieri la stella polare dell’austerità neoliberista, dell’ecologia e dell’ostilità geopolitica) che ha dovuto abbandonare il suo programma neoliberista dopo quattro settimane di proteste da parte della stragrande maggioranza dei cittadini francesi. L’imperioso quotidiano tedesco Die Welt, urlava: ‘’Il cedimento di Macron di fronte ai gilet gialli piace all’Italia” – intendendo, il rifiuto de l’austerità economica. Questo disfacimento del sistema dell’UE dimostra, ha detto Helga LaRouche, che questo modello di proteste in tutto il mondo contro il paradigma neoliberista continua e non si fermerà.

Potrebbe addirittura annullare l’accordo sul clima anti-progresso, anti-nucleare e antiumano. Come ha rilevato il collega francese di Helga LaRouche, Jacques Cheminade, riferendo l’osservazione di un manifestante in Francia: “Queste élite di Parigi parlano sempre della fine del mondo, il nostro problema è arrivare alla fine del mese!” Questi cambiamenti imprevisti e radicali si sono verificati poco dopo le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti. Ora, Helga LaRouche ha posto domanda: possiamo portare l’America a bordo di questo nuovo paradigma? Saprà condurci come si deve in questo nuovo sistema creditizio in nome del progresso tecnologico, della produttività,e di nuove infrastrutture economiche?

Accetterà la Nuova Via della Seta cooperando con la Cina nell’Iniziativa One Belt and One Road? Presto la Cina realizzerà una nuova impresa, portando un veicolo spaziale dall’altra parte della Luna, qualcosa che nessun’altra nazione ha mai fatto prima. Se non puoi batterli, unisciti a loro.

Gli Stati Uniti sono decisivi, ma i rapidi cambiamenti che avvengono altrove li influenzano, e il presidente Donald Trump ha pubblicamente abbracciato il rifiuto dell’austerità, prima in Italia, ora in Francia. (Nella foto militanti di Solidarité et Progrès, il movimento di LaRouche in Francia, partecipano ad una manifestazione dei gilet gialli a Parigi).

Il Portogallo diventa il primo membro dell’UE ad aderire ufficialmente all’Iniziativa Belt and Road

Durante la visita del Presidente cinese Xi Jinping in Portogallo, il 4-5 dicembre, i due Paesi hanno firmato un memorandum d’intesa sulla “cooperazione nel contesto della Via della Seta Marittima e della Belt and Road”, nonostante le pressioni, esplicite e nascoste, esercitate da Bruxelles per non farlo. Il governo portoghese e quello cinese concordano che il Portogallo debba diventare un punto nodale per il commercio tra Cina ed Europa, in particolare per i trasporti marittimi. Inoltre, e questo è l’aspetto ancora più importante, il comunicato congiunto firmato dopo l’incontro tra il Premier Antonio Costa (nella foto con Tsipras) e il Presidente Xi il 5 dicembre, afferma espressamente l’interesse comune “nel promuovere la cooperazione con Paesi terzi, in regioni quali l’Africa e l’America Latina”.

In tutto sono stati siglati diciassette protocolli, incluso uno per lo sviluppo della partnership nella Scienza e nella Tecnologia, che include la scienza spaziale, la nano-scienza e i computer avanzati, e un memorandum d’intesa separato per dar vita a un Laboratorio congiunto di ricerca sulla tecnologia spaziale in Portogallo. Nel corso di un’intervista alla radio pubblica tedesca DLF durante la visita di Xi, il Premier Costa ha sottolineato che il porto in acque profonde di Sines, sulla costa atlantica, 100 km a Sud di Lisbona, dovrebbe essere parte della Nuova Via della Seta Marittima. Esso potrebbe diventare un punto nodale delle rotte marittime provenienti dal Mediterraneo, dall’Oceano Atlantico e dall’Africa meridionale.

Già oggi per Sines passa quasi la metà delle merci che raggiungono il Portogallo via mare, essendo il porto abbastanza grande per accogliere le grandi navi portacontainer. Ma Lisbona sta costruendo anche una nuova linea ferroviaria dal porto al confine con la Spagna, in modo da stabilire entro il 2022 un collegamento diretto con il corridoio TEN Madrid-Parigi-Berlino. Il governo vorrebbe costruire un nuovo porto per container che costa un miliardo di Euro e ha chiesto fondi all’UE, ma la Commissione ha fatto orecchie da mercante. Forse la Cina sarà più generosa.

Costa ha dichiarato alla radio DLF di non essere preoccupato per gli investimenti cinesi, in quanto “il Portogallo è da cinque secoli un Paese aperto al mondo”. Al contempo tutti gli accordi fatti “rispettano gli standard legali del mercato interno UE” e il Paese “ha urgente bisogno di investimenti stranieri”.

Il pericolo che i capitali cinesi “invadano” il Paese è stato affrontato anche dal Presidente portoghese Rebelo de Sousa in un’intervista del 12 novembre per CGTN. De Sousa ha sottolineato che i settori chiave dell’economia, a cominciare da quello bancario, sono già nelle mani di altri europei e degli americani. “Ritengo che sia un bene per il Portogallo riequilibrare gli investimenti stranieri” nel Paese, ha concluso.

Il dialogo commerciale tra Stati Uniti e Cina potrebbe essere disturbato dall’arresto della dirigente di Huawei

L’arresto di Meng Wanzhou (nella foto con Putin), direttrice finanziaria di Huawei Technologies, ha colto di sorpresa il mondo essendo avvenuta all’indomani della ripresa del dialogo commerciale tra Cina e Stati Uniti, deciso personalmente lo stesso giorno dai Presidenti Trump e Xi al vertice G20 a Buenos Aires. La Meng è stata arrestata dalle autorità canadesi su richiesta degli Stati Uniti, durante uno scalo all’aeroporto di Vancouver. Huawei Technologies è la società tecnologica cinese più prestigiosa, con contratti in tutto il mondo, e Meng Wanzhou è figlia del fondatore. Il mandato di arresto colpisce quindi una delle famiglie più in vista della nuova élite industriale cinese.

Huawei era stata presa di mira in particolare da Robert Lighthizer, rappresentante per il commercio degli Stati Uniti, per la sua posizione di leader nelle nuove tecnologie, in particolare per lo sviluppo delle telecomunicazioni di livello 5G. È in corso una campagna da parte di funzionari americani per scoraggiare le nazioni che intendono lavorare con Huawei, sostenendo che questo renderebbe i loro sistemi di comunicazioni vulnerabili allo spyware cinese.

Ma il mandato contro la Meng sostiene che avrebbe commesso una truffa nel dichiarare che Skycom, una società che fa accordi con l’Iran in violazione delle sanzioni dell’ONU contro la Repubblica Islamica, fosse separata da Huawei – cosa che gli Stati Uniti negano.

Ora il governo canadese dovrà decidere se estradare la Meng alle autorità americane. Funzionari cinesi ad alto livello mettono in guardia dalle “gravi conseguenze” che vi sarebbero se la signora Meng non fosse rilasciata. Benché questa mossa insolita non abbia ancora interrotto il dialogo tra i due Paesi, essa ha sicuramente reso più difficile raggiungere il necessario livello di fiducia per un accordo commerciale. All’interno e intorno all’Amministrazione di Trump sono attive forze decise a mettere i bastoni tra le ruote al programma di sviluppo della Cina, basato sulla conquista di posizioni da primato in alcuni settori industriali ad alta tecnologia. L’intento dichiarato del Presidente Trump, d’altro canto, è quello di far rivivere il potenziale industriale degli Stati Uniti creando una concorrenza leale a livello globale e non sabotando le capacità cinesi. Molto di quel che chiede il Presidente coincide in realtà con la necessità della Cina di aprirsi ulteriormente, creando un ambiente più attraente per le imprese straniere in Cina.

Secondo dichiarazioni fatte da entrambe le parti, inclusa quella del consigliere per la Sicurezza Nazionale John Bolton, il Presidente Trump non era stato informato dell’arresto prima dell’incontro con Xi Jinping a Buenos Aires. Nonostante la controversia, i funzionari cinesi e Trump stesso hanno dichiarato che entro la scadenza dei novanta giorni arriverà una decisione sull’accordo commerciale.

L’Europa paga il prezzo di decenni di monetarismo neoliberista

La rivolta in Francia contro Macron e la sua politica di austerità si sta trasformando in un processo di sciopero di massa; la Gran Bretagna è dilaniata dallo scontro sulla Brexit mentre si disintegra il governo di Theresa May; in Germania i due principali partiti del dopoguerra sono nel caos ma, ciononostante, decisi a non abbandonare la loro politica disastrosa, come dimostra il recente cambio al vertice della CDU (vedi sotto). In breve, i leader dei tre principali Paesi dell’UE si vedono presentare il conto per il loro fallimento e la loro incapacità di difendere il bene comune.

Come ha sottolineato Helga Zepp-LaRouche in un articolo dell’8 dicembre, v’è un denominatore comune tra i governi di questi tre Paesi: “La loro incapacità di comprendere le ragioni dei cambiamenti politici degli ultimi due anni”. Essi non vedono il lungo arco che va dal voto per la Brexit in Gran Bretagna alla sconfitta di Hillary Clinton negli Stati Uniti, quindi all’elezione di un governo anti-austerità in Italia, fino alle proteste di massa in Francia con i gilet gialli e tendenze simili in altri Stati membri dell’UE. In tutti questi Paesi la popolazione si ribella contro le ingiustizie del sistema neoliberista transatlantico. Quel che hanno in comune i rappresentanti di quel sistema, scrive la signora LaRouche, è la “convinzione quasi isterica di essere i migliori, i più saggi e i più grandi, di non poter mai perdere un’elezione e che quindi Putin debba per forza essere responsabile della loro sconfitta elettorale”, come ha sostenuto la Clinton.

In questo contesto la fondatrice dello Schiller Institute nota che la Commissione Europea ha annunciato a sei mesi dalle elezioni europee che rafforzerà la task force creata nel 2015 per contrastare la presunta disinformazione russa, raddoppiandone il bilancio entro il 2019 e portandolo a cinque milioni di Euro. In coordinamento con Google, Facebook, Twitter e altri social network, che fanno tutti parte dell’apparato di sorveglianza del Deep State negli Stati Uniti, “questa task force dovrebbe facilitare gli scambi sulle presunti fake news e sule interferenze russe nelle campagne elettorali. E non dovrebbe sorprendere il fatto che stiano accusando la Russia di stare al movimento dei gilet gialli”.

Ciononostante, in Europa v’è anche grande consapevolezza della necessità di ristabilire buoni rapporti pacifici con la Russia e di cooperare con la Cina nella Nuova Via della Seta per assicurare la crescita e lo sviluppo. In questa luce è ironico che il governo italiano sia relativamente stabile, rispetto a quelli di Francia, Germania e Gran Bretagna.

V’è una via d’uscita da tutte queste crisi in Europa, che la signora LaRouche ripropone: “Le nazioni sovrane d’Europa dovrebbero collaborare con la Cina, la Russia e l’America di Trump per sviluppare la Nuova Via della Seta a vantaggio di tutti”.

Il governo dello Yemen rilancia il programma di ricostruzione dello Schiller Institute

L’ Autorità Generale d’Investimento del Governo Yemenita ha rilanciato a Sana’a il rapporto “Operazione Felix”, redatto dallo Schiller Institute, come piano di ricostruzione della Nazione pubblicandolo nella sua newsletter. Lo studio, dal titolo “Operazione Felix” , è alla base di una serie di seminari settimanali iniziati diversi mesi fa per discutere della ricostruzione dello Yemen e il suo ruolo all’interno della Iniziativa ‘One Belt One Road’.

Il 5 dicembre, a uno di questi seminari sul modello cinese di sviluppo e cooperazione tenuto dall’Autorita’ per l’Investimento, e’ stata resa nota la lettera di Hussein Askary (nella foto, durante una presentazione di Operazione Felix) sulla nuova politica creditizia cinese.

Anche il Vice Primo Ministro e Ministro delle Finanze, Dott. Hussein Maqboli, ha chiesto di prestare attenzione all’agricoltura e all’industria, in linea con la proposta di ‘Operazione Felix’.

Durante un incontro ministeriale tenutosi anch’esso a Sana’a, Maqboli ha dichiarato che il settore agricolo costituisce il 30% del valore delle importazioni, e nonostante il fatto che lo Yemen abbia grandi aree destinate all’agricoltura, solo una percentuale molto piccola è coltivata. Maqboli ha sottolineato la necessità di diversificare le fonti di reddito e non fare affidamento principalmente al petrolio.

Cheminade: ecco che cosa dovrebbe fare un governo degno di questo nome nei confronti dei gilet gialli

Pubblichiamo una dichiarazione di Jacques Cheminade, ex candidato alla Presidenza in Francia

Il vostro movimento si batte per un governo del popolo e per il popolo, che è il principio costituzionale della nostra Repubblica.

Ciò che un governo degno di questo nome dovrebbe fare è agire conformemente a tale principio. Non accade da quando ci siamo sottomessi a un’Europa del denaro. La vostra battaglia rompe con la fatalità e crea le condizioni per far emergere un progetto comune.

La nostra sfida è di procedere rapidamente, poiché v’è un’urgenza, e di andare fino in fondo alle cose, fino al cuore dell’ingiustizia.

Innanzitutto, per rispondere alle vostre giuste domande:

1. Annullamento dei rincari delle tasse sui carburanti, sia quelli applicati nel 2018 sia quelli previsti dal primo gennaio 2019. Annullamento e non semplice moratoria: è la risposta immediata a coloro che tentano di addossare la “tassa energetica” a tutti coloro che hanno bisogno dell’automobile per lavorare, di carburante per scaldarsi e del gasolio agricolo per i trattori.

2. Aumento del salario minimo mensile netto relativo a 35 ore, dopo la deduzione del contributo sociale generalizzato (CSG) e del contributo al rimborso del debito del sistema previdenziale (CRDS), a 1400 euro, di cui un aumento immediato a 1300 euro. Si tratta di un aumenti giustificati del 20% e del 10% rispettivamente, inferiori a quel 30% deciso con gli accordi di Grenelle del maggio 1968. In questo contesto, nessun reddito, comprese le pensioni, potrà essere inferiore alla soglia di povertà fissata a 1100 euro netti. Questi aumenti stimoleranno la domanda di beni e servizi. Dovranno naturalmente essere accompagnati da misure di sostegno dei piccoli imprenditori, da definire di concerto con loro.

3. Compensazione per lo Stato tramite il ripristino dell’imposta di solidarietà sulla ricchezza (ISF) sulle rendite finanziarie e una vera lotta, con più mezzi, all’evasione fiscale.

4. Riesame di tutta la politica energetica, che non deve in alcun modo essere punitiva per i meno abbienti e che deve tener conto della realtà: il diesel attuale emette assai meno monossido di carbonio e le concentrazioni di ossidi di azoto e di particolato sono grandemente diminuite.

Per giungere, quindi, alle cause profonde della politica attuale, antisociale e avversa al lavoro:

1. Dare nuovamente la priorità ai finanziamenti delle infrastrutture, delle imprese produttive, dei servizi pubblici, della scuola, degli ospedali e dei laboratori di ricerca, tutto ciò che è necessario per sostenere uomo e natura.

2. A tal fine, contrastare il potere che i mercati finanziari, la City di Londra, Wall Street e i loro collaboratori francesi esercitano sull’economia, portandoci al disastro economico e sociale. La vostra politica è quella del bene comune, opposta a quella delle “feudalità finanziarie”. L’Unione Europea e il governo attuale sono diventati le cinghie di trasmissione di queste feudalità. Bisogna spezzare queste cinghie! Senza saltare nel vuoto; anzi, per ripartire con altre premesse.

3. Cessare di sostenere le banche e le assicurazioni che speculano sui mercati finanziari e distruggono la società umana. Ritornare saggi e rendere allo Stato la sovranità monetaria perduta: lo Stato non dovrà cercare sui mercati finanziamenti delle banche, ma dovrà avere il controllo dell’emissione del credito. Una legge di separazione bancaria taglierà il cordone ombelicale tra lo Stato e le banche d’affari che giocano sui mercati.

4. Nella saggezza ritrovata, si potrò passare senza inflazione all’emissione del credito pubblico diretto al finanziamento, a tassi ragionevoli, delle imprese che lavorano per il bene comune e non per gli speculatori. Una banca nazionale, con rappresentanti del popolo e non soltanto “esperti finanziari” nel proprio consiglio d’amministrazione, sarà la locomotiva e la torre di controllo politica di questa mobilitazione.

5. Non sono le società dell’indice di borsa CAC40 e non sono le ipermetropoli a creare impiego: è il denaro pubblico a dover fluire verso le collettività locali, le PMI e le imprese di medie dimensioni, che creano impiego sul territorio. Occorre ristabilire una politica di gestione del territorio, che sia coniugata alla creazione d’impiego e di abitazioni popolari.

6. È evidente che la Francia e noi stessi non possiamo fare tutto questo in solitudine. Occorrerà mobilitare noi stessi in favore di un nuovo ordine economico e monetario internazionale, per il mutuo sviluppo, assai diverso dal gioco d’azzardo odierno in cui i vincitori arraffano tutto quel che trovano e provocano la guerra.

Mi limito, naturalmente, a indicare qualche via. Nessun progetto o programma può cadere dal cielo. Occorre che si riuniscano delle “società di amici”, come quella costituitasi alla vigilia della Rivoluzione Francese, in un numero maggiore grazie a Internet e ai social network, per discuterne.

È in questo dialogo produttivo la miglior difesa per contrastare e arrestare tutto ciò che vorrebbe inquinare e squalificare il movimento, e per isolare i provocatori sin dall’inizio.

Sta a voi, gilet gialli, l’organizzazione di un movimento sorto dalla collera e che deve diventare un ondata improvvisa ma costruttiva. Lo ripetiamo, nulla può cadere dal cielo. Ma tutte le forze del cambiamento devono assomigliarsi: l’unità nella molteplicità e il rispetto mutuo per le idee sono la ricetta della vittoria, al di là delle nostre proprie speranze.

Helga LaRouche: ribellione in Europa alla politica di austerità

Nel corso della consueta videoconferenza del giovedì, che pubblichiamo di seguito, Helga Zepp-LaRouche, presidente dello Schiller Institute, ha affrontato i seguenti temi:

La ribellione in Europa, dai gilet gialli alla Brexit, alla crisi politica in Germania – il fermento di massa continua a crescere contro l’ordine neoliberista prossimo all’implosione. L’eccezione in Europa è l’Italia, che è l’unico governo stabile a fare cose sensate. Anche Portogallo e Spagna tendono a seguire sulla stessa scia). La popolazione non accetterà più l’ordine neo-liberista, Macron, May e Merkel sono tutti nei guai.

Post-G20:

Gli sviluppi positivi dei colloqui Trump-Xi, Stati Uniti e Cina possono lavorare insieme. L’isteria anti-Russia, che ha impedito l’incontro di Trump-Putin, è un disastro, ma Trump sta ritrattando: ha sviluppato l’idea dietro al suo tweet, sul lavorare con Xi e Putin per fermare la corsa agli armamenti, e sui commenti di Trump su come negli Stati Uniti il budget militare è pazzesco.

In questo contesto, il discorso di Pompeo a Bruxelles è stato un tentativo di difendere il vecchio ordine unipolare. Forse la morte di Bush segna la fine di quell’ordine.

Negli Stati Uniti, 46 congressisti democratici appena eletti hanno scritto una lettera in cui affermano che vogliono occuparsi dei problemi reali della gente, il lavoro, la necessità di infrastrutture, piuttosto che dell’impeachment, e sono interessati a lavorare su soluzioni economiche bipartisan. La chiave di questo sono le 4 leggi di Lyndon LaRouche, prima tra tutte Glass-Steagall.

Gorini a Radio Gamma 5: Glass-Steagall subito per fermare la speculazione

Giovedì 29 novembre 2018 Liliana Gorini, presidente di MoviSol, è stata nuovamente intervistata da Marisa Sottovia (Radio Gamma 5) sul viaggio a Washington dell’europarlamentare Marco Zanni, cui venerdì 23 novembre sono state consegnate le 217 firme di parlamentari, esponenti del governo e altre personalità importanti da tutta Europa per il ripristino della legge Glass-Steagall, la netta separazione tra banche ordinarie e banche d’affari (speculative) che porrebbe fine alla speculazione finanziaria. Pubblichiamo l’audio dell’intervista.

La Spagna aderisce sottovoce alla Nuova Via della Seta

Nonostante i sabotaggi di Bruxelles, la Spagna ha messo in chiaro durante la visita del Presidente cinese Xi Jinping il 27-28 novembre che anche Madrid ha capito che il futuro sta nella cooperazione con la Cina nell’Iniziativa Belt and Road (BRI, o Nuova Via della Seta). Ancora timoroso di agire indipendentemente dall’Unione Europea, il governo non ha firmato un memorandum d’intesa per la partecipazione alla BRI, ma il comunicato congiunto, firmato dal Premier Pedro Sánchez (foto) e da Xi Jinping, afferma al punto quarto che “entrambe le parti ritengono che l’Iniziativa Belt and Road sia una proposta importante nel contesto della cooperazione globale e riconoscono il potenziale di questa piattaforma di connettività per rafforzare il commercio e la cooperazione nei mercati terzi”.

In questo periodo di cambiamenti, la Spagna presta ancor più attenzione all’Asia e soprattutto alla Cina, che è “un Paese di cultura millenaria che ha conquistato leadership e forza nell’ordine globale e che senza dubbio continuerà a esistere”, ha detto Sánchez agli imprenditori al primo incontro del Consiglio delle Imprese Cinesi e Spagnole, durante la visita di Xi.

In un bell’editoriale dal titolo “stringersi la mano per un nuovo splendore nella nuova era”, pubblicato dal quotidiano spagnolo ABC il giorno in cui è arrivato in Spagna, Xi fa appello a entrambe le nazioni affinché “sinergizzino” i rapporti tra la BRI e la “visione strategica della Spagna in Asia”, e nel progetto per il corridoio del Mediterraneo, ed esplorino attivamente “la cooperazione in mercati terzi per la cooperazione win-win in regioni più ampie”.

Durante la visita, sono stati siglati diciotto accordi e protocolli d’intesa individuali su varie aree: otto tra enti governativi e dieci tra società multinazionali cinesi e spagnole. Al centro è la cooperazione per promuovere la partecipazione delle imprese spagnole in progetti della BRI in Paesi terzi. Per centralizzare lo sviluppo di questi progetti è stato creato il nuovo Business Council, composto da 15 società multinazionali, mentre il Ministro dell’Industria Maria Reyes Maroto ha sottolineato che il governo sosterrà gli sforzi delle aziende spagnole “per rafforzare ed energizzare i rapporti commerciali tra i due Paesi”.

L’accordo firmato tra le società ferroviarie spagnole Adif e Renfe e la China Railway Corporation due settimane prima della visita di Xi è esemplare delle ottime prospettive che si aprono. Le tre società si sono accordate per condividere le informazioni e l’esperienza nello sviluppo e nella gestione delle ferrovie, in particolare dei treni ad alta velocità, per i quali sono leader mondiali. Invece di farsi concorrenza, “esploreranno alleanze di mutuo interesse in mercati terzi, come l’America Latina e l’Asia”, ha dichiarato il Ministero dello Sviluppo spagnolo.

Il 4 dicembre, di ritorno dal G20, il Presidente XI ha compiuto una visita anche in Portogallo.

Xi e Trump decidono di allentare le tensioni

Grande soddisfazione è stata espressa nelle dichiarazioni ufficiali e informali da parte cinese e americana dopo il relativo vertice. Nel comunicato ufficiale della Casa Bianca si cita il Presidente americano che afferma: “È stato un incontro straordinario e produttivo, con possibilità illimitate sia per gli Stati Uniti sia per la Cina. Lavorare col Presidente Xi è un grande onore per me”.

Concretamente, è stato deciso che i dazi su 200 miliardi di dollari di prodotti cinesi, che ora sono al 10%, non saranno portati al 25% come era stato pianificato. In cambio, la Cina aiuterà gli Stati Uniti a ridurre il deficit acquistando grandi quantità di prodotti agricoli, energetici e industriali americani. Inoltre, la Casa Bianca ha notato che presto inizieranno i negoziati sui “cambiamenti strutturali rispetto ai transfer tecnologici forzati, alla protezione della proprietà intellettuale, alle barriere non tariffarie, alle intrusioni e ai furti cibernetici, ai servizi e all’agricoltura. Le due parti hanno concordato di concludere questi negoziati entro novanta giorni. Se alla fine di questo periodo di tempo sarà impossibile giungere a un accordo, entrerà in vigore l’aumento dei dazi.

Xinhua ha scritto che “sui temi economici e commerciali, Xi ha detto che è normale che i due Paesi abbiano disaccordi”, aggiungendo che la chiave è gestire propriamente le differenze e trovare una soluzione accettabile per entrambe le parti nello spirito del rispetto reciproco, dell’eguaglianza e del vantaggio reciproco.

I due leader “hanno concordato di non imporre ulteriori dazi e hanno istruito le rispettive squadre economiche di accelerare i negoziati verso la rimozione di nuovi dazi e di giungere a un accordo concreto che sia vantaggioso per entrambi”.

Un altro tema importante, benché meno pubblicizzato, riguarda le vendite negli Stati Uniti di fentanil, un oppioide sintetico. Il consumo di oppioidi nel 2017 ha causato oltre trentamila vittime, molte delle quali giovani, ed è diventato un’emergenza sanitaria negli Stati Uniti. La Cina ha accettato di definire il fentanil una sostanza controllata, il che vuol dire che i fornitori cinesi ora rischiano la massima pena.

Xinhua ha anche notato che il Presidente Xi ha trattato della questione del Taiwan e che Trump ha ribadito l’impegno nei riguardi della politica di una sola Cina (nella foto una manifestazione del LaRouchePAC all’ONU per il dialogo tra Stati Uniti, Russia e Cina).

Il G20 è stato un successo nonostante tutto

Il fatto più importante del G20 di Buenos Aires è avvenuto il primo dicembre, subito dopo la fine del programma formale. Stiamo parlando della cena tra il Presidente americano Trump e il Presidente cinese Xi Jinping, che entrambi hanno definito “molto ben riuscita”. I due leader hanno riaffermato il primato del loro rapporto personale nel plasmare le relazioni sino-americane, gettando le basi per progressi su un numero di temi strategici. Sul commercio, Xi e Trump hanno raggiunto un accordo per allentare le tensioni ed evitare nuovi dazi.

L’altro fatto importante al G20 è stato l’incontro a tre dei Presidenti Putin e Xi e del Primo Ministro indiano Narendra Modi, e cioè dei leader dei tre Paesi che formarono l’alleanza “RIC” dalla quale nacque in seguito quella dei “BRICS”, con l’inclusione del Brasile e della Repubblica Sudafricana. Dopo l’incontro, il Presidente russo ha sollecitato la ripresa degli incontri trilaterali per “lavorare assieme sui temi chiave dell’agenda economica”. Il visibile riavvicinamento tra Cina e India è particolarmente cruciale per superare gli annosi conflitti geopolitici in Asia.

Uno di questi riguarda la penisola coreana. In quel contesto, Trump ha avuto un incontro informale con il leader sudcoreano Moon Jae-in, durante il quale ha reiterato l’intenzione di tenere un secondo vertice con Kim Jong-un nel 2019. Questo tema è stato discusso anche nel bilaterale tra Trump e il Premier giapponese Shinzo Abe, nel quale sono stati passati in rassegna gli ultimi sviluppi del dossier nordcoreano.

Nei numerosi bilaterali tenuti da Xi a Buenos Aires, tra i quali quelli con il turco Erdogan, l’argentino Macri e il saudita Ben Salman, l’Iniziativa Belt and Road e la cooperazione win-win sono stati al centro dei colloqui. Helga Zepp-LaRouche ha commentato che i risultati del G20 sono positivi nonostante la delusione per la cancellazione del vertice tra Trump e Putin. La decisione di Trump ha coinciso con la presentazione delle pretese nuove spettacolari prove della collusione fra Trump e la Russia, un ennesimo tentativo dell’establishment geopolitico transatlantico di impedire che tra i due leader si forgi un’alleanza cooperativa. Trump ha nondimeno annunciato che intende invitare Putin a Washington tra non molto.

Putin si è detto dispiaciuto della cancellazione del vertice, essendo molti i temi da discutere, per esempio le crisi in Siria, Afghanistan e Corea, come pure l’intenzione della parte statunitense di ritirarsi dal trattato INF. Tuttavia, si è detto disponibile a un incontro quando Washington “sia pronto” e senza precondizioni. Tuttavia, Putin ha dichiarato di essere pronto a incontrare Trump non appena Washington “sia pronta” e senza condizioni.

È molto significativo che, ritornando a Washington, Trump abbia scritto in un tweet che un giorno egli, Xi e Putin avvieranno colloqui su “uno stop ragionevole a quella che è diventata una grande e incontrollabile corsa al riarmo”.

Marco Zanni al Congresso USA: Italia e Stati Uniti uniti per una separazione bancaria transatlantica

Pubblichiamo la traduzione dell’intervista concessa dall’europarlamentare Marco Zanni a Matthew Ogden del LaRouchePAC.

MATTHEW OGDEN: Buon pomeriggio, oggi è il 30 Novembre, 2018 Mi chiamo Matthew Ogden, e state guardando la nostra trasmissione del venerdì pomeriggio su larouchepac.com .

Oggi va in onda una puntata molto speciale. Presenterò un’intervista dal vivo che ho avuto l’opportunità di condurre all’inizio di questa settimana con un membro del Parlamento Europeo, Marco Zanni, deputato Italiano, che era a Washington, per numerosi incontri a Capitol Hill con membri del Congresso degli Stati Uniti. Avremo anche una discussione con Liliana Gorini, che è la Presidente di MoviSol in Italia. Tutte queste discussioni verranno nel contesto di ciò che sta accadendo mentre parliamo; il vertice del G20 che si sta tenendo in Argentina, con i capi di stato dei paesi del G20, ed è un momento molto significativo per gli incontri che lì si svolgeranno. Sappiamo che il Presidente Trump si incontrerà con il presidente cinese Xi Jinping. Opportunità molto importante per un’importante collaborazione tra i due capi di stato, che – nonostante la cosiddetta guerra commerciale in corso – hanno stabilito un rapporto personale molto stretto. Sappiamo che l’incontro previsto tra il Presidente Trump e il Presidente russo Vladimir Putin non avverrà. E’ stato annullato all’ultimo minuto a causa di provocazioni e intensificazioni molto pericolose che si sono verificate sia in Ucraina, sia qui negli Stati Uniti.

Ciò che dovrebbe essere in discussione in questo vertice del G20 è l’urgente necessità di una Nuova Bretton Woods. Potrebbe avvenire proprio lì. I leader di questi paesi – specialmente gli Stati Uniti, la Russia e la Cina – potrebbero convocare un vertice di emergenza per discutere la riorganizzazione dell’ordine economico internazionale. Questa Nuova Bretton Woods, invocata da oltre 25 anni da Lyndon LaRouche, sarebbe un ritorno alla visione che Franklin Roosevelt aveva avuto nell’era del dopoguerra per la cooperazione tra le grandi potenze mirante allo sviluppo del mondo intero. Grandi progetti, grandi investimenti in grandi progetti infrastrutturali e un crescere delle potenzialità produttive del lavoro e degli standard di vita di popoli di ogni nazione del pianeta. Questa Nuovo Bretton Woods non potrebbe essere più urgente, poiché la situazione finanziaria transatlantica si sta avvicinando ad un crac potenzialmente catastrofico.

Un elemento molto importante di questa New Bretton Woods potrebbe essere un rapporto speciale tra gli Stati Uniti e l’Italia. Quello che ha sottolineato Marco Zanni, come ascolterete nella mia intervista, è che gli Stati Uniti e l’Italia potrebbero unirsi per imporre nuovi disegni di legge per la separazione bancaria; o, come lo chiamiamo qui negli Stati Uniti, Glass-Steagall. Come abbiamo sottolineato, la legge Glass-Steagall è il primo passo importante per riorganizzare tutto il sistema finanziario transatlantico in bancarotta e introdurre le quattro leggi economiche di Lyndon LaRouche. Quindi, senza ulteriori indugi, vorrei portarvi a Capital Hill, Washington, D.C., per l’intervista che ho avuto il piacere di condurre all’inizio di questa settimana con un membro del Parlamento europeo, Marco Zanni, che si unirà a noi proprio lì durante il corso degli incontri con i membri del Congresso questa settimana.

OGDEN (video) : Buongiorno! Sono Matthew Ogden di larouchepac.com, e sono qui oggi a Capitol Hill, Washington, DC, con un ospite speciale . Abbiamo Marco Zanni, che è membro Italiano del Parlamento Europeo. Rappresenta la Lega al Parlamento Europeo. Marco Zanni si unirà a noi qui a Capital Hill oggi, dove ha tenuto importanti incontri con membri del Congresso insieme a Paul Gallagher, che è l’esperto economico dell’Executive Intelligence Rewiew. Siamo qui per avere una breve discussione su quale sia il contenuto di questi incontri e su cosa Marco Zanni stia discutendo con questi membri del Congresso.

Marco, grazie per esserti unito a noi qui oggi e benvenuto negli Stati Uniti. Vorrei chiedere a Paul Gallagher di parlarci un po’ della petizione che Marco Zanni sta presentando qui ai membri del Congresso, che ha raccolto 217 firme; e qual sia e quale sarà il contenuto delle tue discussioni con i membri del Congresso.

PAUL GALLAGHER: Bene, all’origine della visita di Marco qui è stato il fatto che il nuovo governo in Italia ha la separazione bancaria – negli Stati Uniti, il Glass-Steagall Act è la nostra versione– nel programma di governo e dei due partiti principali nella coalizione, la Lega e il Movimento Cinque Stelle. Molti dei membri del Senato e della Camera dei Deputati in Italia, così come alcuni ministri del governo, hanno firmato questa dichiarazione che chiede agli Stati Uniti, al Presidente, di ripristinare la separazione bancaria. Quello che Marco ha fatto, e sta facendo in questi incontri, e’ di spiegare — penso che ci incontreremo con circa 20 membri del Congresso — spiegare loro perché la separazione bancaria sia l’unico modo per prepararsi al crac finanziario in arrivo. Perché quello che è stato fatto dopo il crollo del 2008 è stato un completo fallimento, e questa separazione bancaria deve essere adottata subito. Certo, sta anche spiegando molto di più sul perché ci sia attualmente uno scontro tra il nuovo governo italiano e la burocrazia europea, con la Commissione Europea. Abbiamo già avuto reazioni sia contrarie che favorevoli , e una potenziale collaborazione con un paio di persone che abbiamo incontrato. Già ieri, sebbene il nostro programma di ieri fosse leggero, oggi è molto impegnativo e domani ancora di più. Quindi, questo è quello che stiamo facendo. Ecco – -forse lo mostreremo in un secondo momento, ma questa è una foto di Marco con il vice premier Matteo Salvini e un attivista di MoviSol e della Lega, Massimo Richard Kolbe Massaron; e stanno mostrando la dichiarazione “Separate le banche”, firmata da tanti di questi parlamentari e ministri.

OGDEN: Allora Marco, spiegami un po’ di più. Questa è una petizione; 217 firme. L’hai presentata in Regione Lombardia poco prima di partire per gli Stati Uniti. Di cosa parla?

MARCO ZANNI: È un momento molto importante. Come diceva Paul, siamo qui per discutere con i membri del Congresso Statunitense due argomenti molto importanti. Quello che sta succedendo ora nell’Unione europea e in Italia, come sapete l’Italia ha eletto in marzo il primo governo populista nella storia dell’Unione europea. C’è una sorta di impulso per un cambio di potere alla guida dell’Unione Europea.

Nel maggio 2019 avremo le elezioni europee che saranno molto importanti per mostrare al mondo che l’equilibrio del potere nell’Unione europea sta cambiando. I partiti tradizionali,che sostengono politiche sbagliate e la deregulation finanziaria che ci hanno portato al collasso e all’aumento della speculazione finanziaria non solo negli Stati Uniti ma anche in Europa, vedono ridurre sempre di più il loro consenso in termini di voti. E i nuovi partiti stanno crescendo per mostrare che è possibile un’alternativa per il bene comune delle nostre economie sia negli Stati Uniti che nella Unione Europea.

La seconda questione molto importante di cui parlerò con i rappresentanti degli Stati Uniti riguarda questa separazione bancaria. Come sappiamo, nel nostro programma di governo abbiamo un punto specifico sulla separazione bancaria perché pensiamo che abbiamo bisogno di regolamentare meglio i nostri mercati finanziari, le nostre istituzioni finanziarie al fine di creare un sistema che sosterrà l’economia reale e gli investimenti in importanti infrastrutture. Perché gli investimenti infrastrutturali sono scesi al minimo negli ultimi cinque anni nell’Unione europea; non solo in Italia, ma anche nella più grande economia dell’Unione –Germania– e anche negli Stati Uniti. Siamo qui per discutere e presentare la nostra petizione; negli ultimi due anni abbiamo raccolto oltre 200 firme da parte di parlamentari italiani e anche da persone che sono effettivamente membri del governo e anche ministri, come lo è Salvini. È molto importante mostrare ai nostri amici statunitensi che tutti gli sforzi che abbiamo compiuto in passato negli ultimi cinque o sei anni dopo la grande crisi finanziaria per regolamentare in meglio il nostro sistema finanziario, stanno fallendo. Oggi, tutte le più grandi istituzioni finanziarie, le banche d’affari negli Stati Uniti e in Europa, stanno facendo esattamente quello che hanno fatto in passato. Quindi minacciando la stabilità del nostro sistema finanziario, minacciando l’economia reale, la nostra industria, con le moltissime bolle finanziarie nelle loro pance che scoppieranno in futuro. Quindi, abbiamo livelli incontrollati di prestiti , prestiti governativi che rappresentano una minaccia per la nostra economia. Abbiamo grandi istituzioni in Europa; abbiamo Deutsche Bank, ci sono moltissimi contratti che chiamiamo attività di Livello 2 e Livello 3 che sono di una ingegneria finanziaria complessa e che sono strumenti di liquidità bancaria e di cui il valore è davvero volatile; tutto ciò minaccia la stabilità del nostro sistema finanziario.

Quindi, dobbiamo agire per costruire, come abbiamo fatto negli ultimi cinque anni, strumenti per assorbire o far fronte alle conseguenze di una crisi finanziaria; ma dobbiamo agire alle radici per prevenire altre crisi finanziarie. E questa separazione bancaria, questa petizione e la separazione bancaria che abbiamo nel nostro programma in Italia è molto importante come primo passo per garantire la stabilità del nostro sistema finanziario, la stabilità delle nostre banche e il fatto che il nostro sistema finanziario sarà in futuro concentrato esclusivamente sul sostegno agli investimenti prioritari che possono avvantaggiare l’economia reale, i nostro cittadini, le nostre PMI, le nostre aziende e la nostra economia; non solo nell’Unione Europea ma anche negli Stati Uniti. Siamo tutti sulla stessa barca, ed è molto importante cooperare in questo senso perché il primo passo del governo italiano è molto importante nel proporre questa legge. Ma abbiamo bisogno che l’Europa e gli Stati Uniti cooperino su questo perché tutta la legislazione finanziaria viene elaborata e decisa a livello internazionale; il G20, il Comitato di Basilea, il Consiglio per la Stabilità Finanziaria . Quindi è molto importante per me discutere con i membri del Congresso su questi importanti problemi.

Distribuiremo queste firme ai membri del Congresso per rafforzare i nostri rapporti e dare seguito alla discussione e alla cooperazione nel ripristino della separazione bancaria per rendere più sano il nostro sistema finanziario e concentrarlo davvero su benefici comuni per la nostra gente e i nostri paesi.

OGDEN: Lasciatemi osservare che abbiamo una grafica che è ciò che stai mostrando, e forse possiamo dare un’occhiata a questo. Separazione bancaria, o come la chiamiamo qui negli Stati Uniti, Glass-Steagall, che è un riferimento alla legge bancaria originale del 1933 di Franklin Roosevelt. Questo fa parte sia del programma del Movimento Cinque Stelle che della Lega, che sono i partner della coalizione nel governo italiano. Questo è in realtà molto simile anche negli Stati Uniti. La legge Glass-Steagall era nella piattaforma elettorale sia del partito repubblicano che del partito democratico. Quindi, c’è un enorme potenziale in Italia e negli Stati Uniti che questo potrebbe seriamente diventare parte della politica ufficiale del governo di entrambi questi paesi. Vorrei che tu dicessi qualcosa su quale sia l’importanza di una cooperazione transatlantica? Qual è l’importanza di portare l’Italia, come leader di questo nuovo movimento che sta emergendo in Europa, insieme agli Stati Uniti come partner nel forzare questo tipo di riorganizzazione finanziaria transatlantica?

ZANNI: Gli Stati Uniti sono un alleato storico dell’Italia e abbiamo davvero apprezzato il fatto che il Presidente Trump abbia dato il benvenuto al nuovo Premier italiano Giuseppe Conte, che ha incontrato per la prima volta al vertice del G7 tenutasi questa estate. Quindi, la posizione di questa amministrazione degli Stati Uniti nei confronti del nuovo governo italiano è molto positiva, ed è un’opportunità per l’Italia di fungere da ponte tra questa amministrazione e un’Europa che cambierà. Niente più Merkel, niente più Macron, ma più partiti e leader politici che sono realmente orientati alle persone, alle nostre PMI e ai nostri territori e nazioni. Ciò sarà molto importante per rafforzare la discussione e il rapporto tra gli Stati Uniti, l’Europa e l’Italia. E cosa più importante, questa cooperazione deve essere rafforzata soprattutto nel campo della regolamentazione finanziaria, perché, come ho detto, è molto positivo che il governo italiano abbia nel suo programma questa separazione bancaria, la Lega per molti anni ha sostenuto la separazione bancaria, ma non è abbastanza. L’Italia da sola non basta; abbiamo bisogno di più nazioni, più partiti e più persone per essere a bordo di questo progetto. E avere questa forte comunicazione e una forte cooperazione con gli Stati Uniti è fondamentale per proporre una riforma mondiale o almeno transatlantica dei nostri mercati finanziari, del nostro sistema bancario. Perché il Glass-Steagall, la separazione delle banche non è sufficiente per una nazione; abbiamo bisogno della cooperazione internazionale, della cooperazione transatlantica e della raccolta di tutti i paesi in via di sviluppo per riformare il nostro sistema bancario per prevenire un’altra crisi finanziaria che arriverà. Come ho detto, le grandi banche e le istituzioni finanziarie stanno facendo lo stesso, o stanno commettendo gli stessi errori che hanno commesso in passato e questo ha innescato la grande crisi finanziaria che ha ancora un impatto negativo sulla nostra economia. Quindi, è molto importante che il Presidente Trump e il Presidente del Consiglio Conte, anche in futuro, rafforzino la cooperazione nelle questioni relative alla regolamentazione finanziaria e che i membri del Parlamento europeo come lo sono io, o membri dei parlamenti nazionali in Europa, vadano al Congresso americano per discutere con i membri del Congresso su questo argomento molto importante.

Sono abbastanza sicuro che siamo in grado di fornire questo modello, perché questa è una riforma molto importante di cui abbiamo bisogno, per rendere il nostro sistema più sano e più focalizzato sui bisogni dei nostri cittadini.

GALLAGHER: A questo proposito, Marco ha già invitato un congressista a Bruxelles per le presentazioni ai vari gruppi di partito e agli organi di ascolto. Abbiamo appreso anche che al nuovo Congresso appena eletto verrà ripresentata la legge Glass-Steagall.

OGDEN: E’ davvero molto interessante!

GALLAGHER: Quindi, si spera che la collaborazione vada in entrambe le direzioni, non solo in termini di input italiano qui, ma anche di fare una legge sulla separazione bancaria tra i due continenti, per così dire. OGDEN: Puoi dire di più, Paul sull’urgenza? Quello che Marco stava dicendo che le pratiche bancarie che hanno portato al crac sono ancora in corso, e che dobbiamo prepararci a qualcosa di potenzialmente uguale o peggiore del 2007-2008. Qual è l’urgenza di installare immediatamente questo muro di protezione?

GALLAGHER: Penso che ci siamo già preparati per questo. Quanto è stato fatto negli ultimi dieci anni nella politica delle banche centrali per creare 15 trilioni di dollari in nuova liquidità esclusivamente per uso universale delle banche, ha creato una bolla del debito societario molto ampia negli Stati Uniti ed Europa, che ora si rivela molto traballante. La qualità di quel credito si sta deteriorando. Penso che Marco sia stato in grado di spiegare dal punto di vista europeo ad alcuni dei congressisti qui, esattamente quanto sia grave la qualità di alcuni di quei crediti sui registri delle maggiori banche europee. Sta peggiorando rapidamente con l’aumento dei tassi di interesse, quindi quello che dobbiamo evitare con la legge Glass-Steagall è che queste banche ora scarichino tutto quel debito inesigibile su tutti noi sui fondi pensione e sui fondi comuni di investimento del mercato monetario, e sui fondi di assicurazione sanitaria e così via. Lo fanno quando sono consapevoli che il debito che hanno sta iniziando a peggiorare, come abbiamo visto nel 2007, lo hanno scaricato in modo molto aggressivo su tutti gli altri in tutto il mondo. La legge Glass-Steagall impedirebbe loro, separando queste funzioni, di creare quei titoli, quindi impedirebbe loro di farlo. Non siamo in grado di fermare il debito impagabile, almeno una parte di esso, dal collasso. Possiamo certamente risolvere il problema se proteggiamo il sistema bancario commerciale, il canale del credito, e questo era lo scopo originario della legge Glass-Steagall.

OGDEN: Forse potremo discutere un po’ ‘di più sul contesto, sul più ampio programma economico per cui stai facendo una campagna. Una volta riorganizzato questo sistema finanziario, che cosa deve accadere? Cosa sta succedendo in Italia sulla questione degli investimenti nelle infrastrutture? Abbiamo visto tutti la notizia dell’orrido crollo del ponte Morandi a Genova. Qual è il contesto per questo, e qual è il rifiuto della burocrazia nell’Unione europea?

ZANNI: Stiamo vivendo in Italia questo scontro tra il nuovo governo e la Commissione Europea sulla manovra del governo italiano per il 2019, ma dal mio punto di vista, è solo una mossa politica della Commissione Europea che si scontra con un governo che si oppone a molte delle politiche dall’UE. Stanno dicendo che programmare un rapporto PIL / deficit pari al 2,4% porterà l ‘Italia al default . Non è vero, è una notizia falsa; perché gli indicatori macroeconomici italiani sono molto buoni. Abbiamo un avanzo di bilancio primario di 40 miliardi di euro, quindi il 3% del nostro PIL. Abbiamo un surplus di bilancio esterno di 50 miliardi di euro; questo è il 4% del nostro PIL; quindi siamo perfettamente al sicuro. Se il Giappone sta attuando un PIL/deficit del 4,5% con un rapporto debito/PIL più alto di quello italiano, e stanno ancora pagando tassi d’interesse dello 0,8% sulle loro obbligazioni sovrane, significa che in Europa stiamo attuando strumenti sbagliati, sbagliata protezione da parte della banca centrale e sbagliate regole economiche. Ci opponiamo alle politiche di austerità che impediscono ai governi di investire nelle infrastrutture. Quello che è accaduto in agosto al Ponte Morandi, che è crollato drammaticamente, è un segnale che dobbiamo agire immediatamente per ripristinare un’enorme quantità di denaro pubblico da investire nelle nostre infrastrutture. La separazione bancaria aiuterà il nostro governo a fare ciò, creando una banca apposita; e stiamo lavorando su questo, in particolare per l’Italia meridionale, che ha il maggiore divario negli investimenti infrastrutturali. Quindi, la separazione bancaria ci aiuterà nella creazione di istituzioni finanziarie, istituti di credito specializzati nel finanziamento delle infrastrutture. Ne abbiamo bisogno non solo in Italia ma anche in Germania.

Il rapporto tra PIL e investimenti infrastrutturali è sceso in modo allarmante negli ultimi sei anni nell’Unione europea a causa di politiche sbagliate di austerità. Tagliare il budget non è il modo giusto per far crescere un’economia. Gli investimenti sono componenti positive del PIL e porteranno benefici ai nostri cittadini, ai nostri scambi all’interno dell’Unione europea, alle nostre collaborazioni con le economie emergenti in Medio Oriente, in Asia, in Africa. Quindi, è molto importante investire in infrastrutture in Italia per rendere il nostro paese una sorta di centro nevralgico all’interno del Mediterraneo tanto per il commercio e quanto per le relazioni con altri paesi. È molto importante questa opposizione che il governo italiano sta affrontando per le regole sbagliate che l’Unione europea promuove, perché l’Europa è stata negli ultimi dieci anni, il continente che è cresciuto meno in termini di PIL rispetto ad altri paesi sviluppati. Quindi, dobbiamo agire per cambiare le nostre regole, dobbiamo rendere gli investimenti nelle infrastrutture una priorità dell’ Unione, ma senza usare stupidi strumenti finanziari come la Commissione ha fatto in passato con il piano Juncker che è stato annunciato come un grande piano di investimenti infrastrutturali da parte della Commissione stessa, spostando solo 20 miliardi di euro dal bilancio europeo verso infrastrutture che avrebbero attivato oltre 300 miliardi di euro di investimenti aggiuntivi in soli tre anni. Dopo tre anni, nessuno ha visto questi 300 miliardi di euro di investimenti nelle infrastrutture, perché stavano solo spostando una piccola somma di denaro dall’UE verso investimenti in piccole infrastrutture per poter investire pesantemente nell’economia. Abbiamo bisogno che i governi siano in grado di investire pesantemente nelle infrastrutture e di avere il supporto anche delle banche dedicate a finanziare tali infrastrutture.

OGDEN: Infine, su questo argomento, c’è un paese che sta investendo molto in infrastrutture sia a livello nazionale che internazionale, ed è la Cina. La nuova Via della Seta o l’ Iniziativa One Belt, One Road avviata dalla Cina,e il ruolo che la Cina sta svolgendo attualmente in Africa, e qual è il potenziale che avrà questo tipo di riorganizzazione del sistema finanziario transatlantico e quale l’ orientamento verso la collaborazione con la Nuova via della Seta o Iniziativa Belt and Road? Qual è la predisposizione verso questo progetto tra certe personalità nel contesto Italiano, e come vedi l’urgenza di questo cambiamento strategico?

ZANNI: Questa strategia potrebbe avere un grande impatto nel promuovere la crescita economica nell’Unione europea, nella creazione di posti di lavoro, nella lotta alla disoccupazione, e sarà molto importante cooperare con la Cina in questo progetto. Molti nuovi paesi, tra cui l’Italia, hanno aderito al progetto della Banca Asiatica di Investimento nelle Infrastrutture; investire dei capitali lì. Ma dobbiamo estendere la cooperazione con la Cina in questo campo anche per aiutare e risolvere il grande problema dei flussi migratori dall’Africa verso l’UE che l’Italia ha subito negli ultimi quattro o cinque anni. Sarebbe molto importante rimodellare il modo in cui l’UE investe denaro in Africa per sostenere lo sviluppo dei paesi e delle economie africane. Guardando al modello cinese, che è più efficiente in termini di strategia dei capitali lì investiti, in termini di creazione di posti di lavoro e crescita del PIL, sarebbe utile non solo ai paesi africani, ma anche ai paesi dell’UE a ridurre i costi legati alla gestione di flussi di immigrazione incontrollati. E nel commercio anche con i paesi africani che diverrebbero più ricchi e quindi la domanda di prodotti UE da quei paesi potrebbe aumentare grazie a tali investimenti. Spero che anche in questo campo ci sarà un enorme cambiamento nel modo in cui l’Unione europea gestirà i flussi di denaro e gli investimenti nelle infrastrutture e la sua partecipazione alla One belt, One Road Iniziative. Alcuni dei paesi dell’Europa orientale avevano iniziato a cooperare concretamente con la Cina su progetti di grandi infrastrutture che collegavano l’Asia e il Medio Oriente all’Europa; ma abbiamo bisogno di più iniziative. Tu sostieni che la Cina sta offrendo questo tipo di approccio e affermo che lo può fare perché non hanno stupide regole sulla pressione che il debito esercita sul deficit pubblico, o altro. Sono in grado di investire con forza nello sviluppo di infrastrutture a beneficio dell’economia. Quindi, guardare all’esempio cinese potrebbe giovare anche ai cittadini europei e alle nazioni europee nel promuovere la crescita del PIL, la creazione di posti di lavoro, la lotta all’immigrazione incontrollata e anche dare ai paesi africani l’opportunità di raggiungere il livello dei paesi sviluppati.

GALLAGHER: E se posso aggiungere, la Cina è l’unica grande economia al mondo che ha una separazione bancaria modellata sulla legge Glass-Steagall. Quando gli Stati Uniti l’hanno abrogata a metà degli anni ’90, la Cina l’ha adottata. L’hanno adottata negli ultimi 25 anni.

(Traduzione di Stefania Santacroce, che ringraziamo)

Zanni e Gorini a LaRouchePAC TV: urge un’alleanza tra Stati Uniti e Italia per il ripristino della legge Glass-Steagall

Venerdì 30 novembre l’europarlamentare Marco Zanni, a Washington per incontri con 20 membri del Congresso, repubblicani e democratici, e per consegnare le 217 firme di parlamentari e membri del governo italiano raccolte negli ultimi due anni da Massimo Richard Kolbe Massaron per MoviSol, ha concesso una intervista, a Capitol Hill, a Matt Ogden di LARouchePAC TV, seguita da un’intervista con Liliana Gorini, presidente di MoviSol. Entrambi hanno sottolineato l’urgenza di un’alleanza tra Stati Uniti e Italia per ripristinare la legge Glass-Steagall, che è nel programma del governo italiano, ed è tra le promesse elettorali fatte dal Presidente Trump quando fu eletto. Come spiegano Zanni e Gorini nel video che segue, questa alleanza è cruciale anche per contrastare l’attacco, speculativo e politico, contro l’Italia da parte dell’Unione Europea. Marco Zanni viene intervistato insieme a Paul Gallagher, esperto economico dell’EIR, che l’ha accompagnato nei 20 incontri al Congresso.

Come afferma Zanni “questo è un momento molto importante. Siamo qui per discutere con membri del Congresso USA su due questioni molto importanti, quello che sta accadendo ora tra l’Unione Europea e l’Italia (come sapete in marzo l’Italia ha eletto il primo governo populista nella storia dell’Unione Europea). Tira aria di svolta nell’Unione Europea. Nel maggio 2019 avremo le elezioni europee che saranno importanti per mostrare al mondo che l’equilibrio del potere nell’Unione Europea sta cambiando. I partiti tradizionali che hanno appoggiate politiche sbagliate e la deregulation finanziaria che ha portato al crac ed all’aumento della speculazione finanziaria, non solo negli Stati Uniti, ma anche nell’Unione Europea, stanno perdendo consenso in termini di voti. E stanno emergendo nuovi partiti per indicare una via alternativa nell’interesse della nostra economia, sia negli Stati Uniti, sia nell’Unione Europea.”

“La seconda questione importante che ho discusso con i congressisti americani è la separazione bancaria. Come sapete nel nostro programma di governo abbiamo un punto specifico sulla separazione bancaria perché dobbiamo regolamentare meglio i nostri mercati finanziari creando un sistema che sostenga l’economia reale e gli investimenti in infrastrutture importanti. Questo perché gli investimenti nelle infrastrutture sono crollati al minimo negli ultimi cinque anni nell’Unione Europea, non solo in Italia, ma anche nelle economie forti, Germania e Stati Uniti. Siamo qui per discutere e presentare la nostra petizione. Negli ultimi due anni abbiamo raccolto oltre 200 firme di parlamentari italiani, ed anche esponenti del governo e ministri come Matteo Salvini” (nella foto, Massimo Richard Kolbe Massaron, Zanni e Liliana Gorini con la petizione firmata da 217 personalità in Regione Lombardia per la consegna delle firme, il 23 novembre).

Nella seconda parte dell’intervista, Liliana Gorini, presidente di MoviSol, spiega come sia avvenuta la raccolta firme, ringraziando di cuore Massimo Richard Kolbe Massaron che si è dedicato a questa sua “missione” per due anni, e ricorda che la sua collaborazione con l’economista Lyndon LaRouche su questi temi risale agli anni Settanta, quando LaRouche venne a Milano a proporre una Banca Internazionale per lo Sviluppo, e di nuovo negli anni Novanta, quando fu invitato dalla Commissione Finanze al Parlamento e tenne una conferenza a Roma con Giulio Tremonti, in seguito ministro dell’Economia, per proporre una Nuova Bretton Woods.

Pubblichiamo di seguito il video delle due interviste, in lingua inglese

Gorini a Radio Gamma 5: Glass-Steagall subito per fermare la speculazione

Giovedì 29 novembre Liliana Gorini, presidente di MoviSol (nella foto con Zanni e Massimo Richard Kolbe Massaron), è stata nuovamente intervistata da Marisa Sottovia a Radio Gamma 5 sul viaggio a Washington dell’europarlamentare Marco Zanni, a cui venerdì scorso sono state consegnate le 217 firme di parlamentari, esponenti del governo ed altre personalità importanti da tutta Europa per il ripristino della legge Glass-Steagall, la netta separazione tra banche commerciali e banche d’affari (speculative) che porrebbe fine alla speculazione finanziaria, inclusa quella contro i nostri titoli di stato, e rilancerebbe l’economia reale. Zanni è attualmente al Congresso USA per consegnare le firme e parlare di importanti accordi tra Italia e Stati Uniti, anche per far fronte al proditorio attacco verso l’Italia da parte dell’Unione Europea.

Gorini ha parlato anche del G20 in Argentina, e della provocazione del governo ucraino (formato da neonazisti, con tanto di svastica, messi al potere dalla stessa Unione Europea che oggi ci attacca e dall’amministrazione Obama) che mirava a impedire l’incontro tra il Presidente Trump e il Presidente russo Putin a Buenos Aires. “Come ha detto Zanni all’incontro in Regione Lombardia lo scorso venerdì, anche in Europa c’è un Deep State che vuole lo scontro con la Russia” ha detto Gorini. Si è parlato anche delle grandi opportunità offerte dalla Nuova Via della Seta, all’Italia ma anche a Grecia e Spagna (dove è stato pochi giorni fa il Presidente cinese Xi Jinping) in particolare con la Via della Seta Marittima, che prevede investimenti nei porti di Genova, Trieste, Venezia, così come quello del Pireo in Grecia e quello di Gibilterra in Spagna. Ci sono stati molti messaggi degli ascoltatori, per ringraziare MoviSol che finalmente offre una prospettiva positiva, nascosta dai media.

L’Unione Europea minaccia il diritto al cibo dei greci

La Grecia doveva essere l’esempio del successo del programma di “aiuti” dell’Unione Europea per salvare un Paese dalla bancarotta con l’austerità sociale. I risultati sono stati devastanti e perfino l’ex capo dell’Eurogruppo Dijsselbloem ha ammesso lo scorso settembre che il programma è fallito, per via delle condizioni troppo dure imposte.

Un centro di studi non-profit, “Dianeosis”, ha pubblicato un rapporto che dimostra che il reddito disponibile medio delle famiglie greche è crollato del 42%, ovvero di € 513,00, tra il 2009 e il 2014. I lavoratori salariati hanno perso il 38,6% del reddito, gli autonomi il 40,3% e i pensionati il 32,5%. I più colpiti sono i giovani tra i 18 e i 29 anni, con un crollo del reddito del 44,8%. I laureati hanno perso il 45,1% del reddito medio, il che spiega per quale motivo molti greci istruiti lascino il Paese e cerchino impiego altrove.

Stando a una dichiarazione della Federazione Ellenica dei Lavoratori degli Ospedali Pubblici, v’è stato un aumento del 30% della domanda di cure, mentre il 60% delle attrezzature mediche deve essere sostituito e gli specifici fondi non sono aumentati.

Gli effetti dell’austerità sulla popolazione in termini di sicurezza alimentare sono stati studiati dal Transnational Institute (TNI) di Amsterdam, che ha pubblicato un rapporto dal titolo La democrazia non è in vendita: la battaglia per la sicurezza alimentare nell’era dell’austerità in Grecia. Il rapporto rivela che nel 2017 nelle aree rurali quasi il 38,9% degli abitanti era a rischio di povertà, mentre la disoccupazione è salita dal 7% del 2008 al 25% del 2013 e il reddito pro capitale è crollato del 23,5% negli anni della crisi (2008-2013). Il numero di famiglie con bambini che non possono permettersi un pasto a base di proteine tutti i giorni è raddoppiato, passando dal 4.7% del 2009 all’8.9% del 2014.

Il rapporto accusa: “Le misure di austerità non solo hanno aumentato la povertà e l’insicurezza alimentare, ma hanno consolidato un regime di business agro-alimentare che perpetua disuguaglianze nell’accesso al cibo”. Infatti le riforme strutturali hanno favorito i grossi distributori di cibo e i commercianti, a scapito dei piccoli produttori. Questo ha contribuito a far aumentare i prezzi dei generi alimentari più velocemente che nel resto dell’Eurozona, nonostante il crollo del costo del lavoro.

Olivier de Schutter, ex rapporteur speciale dell’ONU sul diritto al cibo (2008-2014) e membro della Commissione dell’ONU sui Diritti Economici, Sociali e Culturali, ha dichiarato al quotidiano greco Kathimerini che l’Unione Europea potrebbe essere in violazione del diritto al cibo dei greci. In questo caso, le vittime potrebbero portare l’UE in tribunale. L’Articolo 340 del Trattato sul Funzionamento dell’UE “dichiara molto chiaramente che il danno causato dagli errori delle istituzioni europee dovrebbe essere risarcito. So che alcuni stanno pensando di usarlo e mi è stato chiesto di dare consigli su questa possibilità” ha detto.

La bolla dei debiti societari e il crac finanziario prossimo venturo

Nel passato, i banchieri centrali parlavano solo una volta l’anno. Dallo scoppio della crisi finanziaria nel 2008, gli interventi pubblici si susseguono a scadenza infrasettimanale. Non è però cambiato l’uso dell’understatement quando le cose si mettono al peggio o c’è il rischio di qualche crisi. Anche il Fondo Monetario segue questa regola. Perciò, quando sull’IMF Blog compare un forte avvertimento sul leveraged lending, una bolla pronta a scoppiare, bisogna prenderlo sul serio (vedi https://blogs.imf.org/2018/11/15/sounding-the-alarm-on-leveraged-lending/). Anche perché questo bollettino ha puntato i riflettori su tale settore sin dalla tarda primavera del 2017, indicandolo come potenziale detonatore della prossima crisi finanziaria.

Quello che va sotto il nome tecnico di “leverage lending” sono prestiti a imprese già sovra-indebitate, una parte crescente della bolla dei bond societari che ammonta a 14-15 mila miliardi di dollari. La bolla è cresciuta particolarmente negli ultimi mesi a causa del “carry trade inverso” provocato dal rialzo dei tassi negli Stati Uniti. Per dieci anni, la politica di Quantitative Easing (QE) della Federal Reserve ha inondato i mercati di liquidità, che espatriava man mano che veniva generata, investendo in Paesi come Brasile, Sud Africa o, attraverso Hong Kong, nella speculazione sulle merci in Cina.

Quando gli Stati Uniti hanno cominciato ad alzare i tassi e a diminuire le imposte, essi sono diventati improvvisamente una destinazione attraente per gli stessi capitali. Migliaia di miliardi di dollari sono rimpatriati, specialmente nel 2018. Questo ha alimentato la bolla del debito societario a un tasso allarmante, che a un certo punto non potrà che scoppiare, innescando una crisi sistemica come quella del 2008, innescata dall’implosione della bolla dei mutui subprime.

La minaccia della crisi pone con urgenza la necessità che le maggiori potenze, Stati Uniti, Cina, Russia e India (l’UE si auto-esclude per propria natura), negozino e adottino le misure necessarie ad affrontare il crac. Il primo passo è quello di mettere in sicurezza il settore delle banche commerciali, separandole dalle banche d’affari con una legge ricalcante il Glass-Steagall Act. Potrebbero farlo gli Stati Uniti da soli, eliminando in un colpo il ricatto degli istituti “Too Big To Fail”, che ha finora costretto i governi a rifinanziare la bisca del sistema finanziario speculativo.

Contestualmente, le quattro potenze summenzionate dovrebbero convocare una Nuova Conferenza di Bretton Woods per fissare le regole di un nuovo sistema monetario e creditizio.

Si sviluppa in Francia la protesta contro l’austerità di Macron

Il movimento dei gilet gialli ha aumentato la propria mobilitazione la scorsa settimana, dopo le manifestazioni in tutto il paese il 17 novembre, per protestare contro la politica antisociale del governo, incluso il vergognoso aumento dei prezzi del carburante nel nome dell’ecologia. Il 24 novembre centinaia di migliaia di manifestanti hanno partecipato a varie azioni, tra cui una grossa manifestazione a Parigi. Disgraziatamente, questa è degenerata in violenze e saccheggi dopo essere stata infiltrata da noti gruppi violenti.

Ma il governo ha risposto alle occasionali violenze con una pesante repressione, che è stata duramente condannata dall’ex candidato presidenziale Jacques Cheminade. È vero che il movimento dei gilet gialli, che si è sviluppato in modo spontaneo, non ha chiaramente l’esperienza necessaria per gestire grandi folle.

Nonostante le provocazioni, si prevede che il movimento crescerà. Esso gode già del sostegno di altri settori della popolazione, in particolare agricoltori e pescatori, due categorie duramente colpite dall’aumento dei prezzi dell’energia e del carburante. Vi sono notizie di sostegno da parte di molti poliziotti, che hanno addirittura offerto consigli su come creare blocchi stradali, aumentare la sicurezza e ridurre il risentimento degli automobilisti bloccati. Inoltre molti sindaci, in particolare nelle aree rurali che lottano per sopravvivere e che hanno visto tagliare i sussidi per i locali progetti sociali, sostengono i manifestanti.

Indicativo del profondo scontento della popolazione è il fatto che un Macron in difficoltà ha deciso la scorsa settimana di non presentarsi al congresso annuale dell’Associazione dei Sindaci di Francia per timore di essere interrotto e fischiato. È la prima volta che un Presidente della Repubblica non partecipa.

In una dichiarazione del 21 novembre Jacques Cheminade afferma che in Francia si sta sviluppando un “fermento da sciopero di massa”, che non è “uno sciopero nel senso consueto del termine” ma un fermento che esprime le frustrazioni e la disperazione della gente di fronte a un governo e un’opposizione sordi alle loro esigenze e richieste. Sono persone che reagiscono alla chiusura delle fabbriche locali e dei servizi pubblici, che hanno bisogno di auto e trattori per il proprio lavoro e di combustibile per il riscaldamento. Ma vogliono anche “che il loro lavoro venga rispettato e che venga tutelato il futuro dei loro figli. Rifiutandosi di rispondere a questa richiesta semplice e giusta Emmanuel Macron è diventato il simbolo di una politica ingiusta e arrogante”. Ecco perché aumenta di giorno in giorno la sua impopolarità.

È necessario un governo che rappresenti la gente contro “la dittatura delle banche d’affari e dei giganti di internet” e si unisca ad altri Paesi nella battaglia per un nuovo ordine economico, che migliori le condizioni di vita.

Manifestazione in Grecia a sostegno dell’Italia

Lunedì prossimo, alle 19:00, il movimento di cittadini greci “Diexodos Hellas”, capeggiato da Giorgia Bittakou, terrà davanti all’ambasciata italiana at Atene una manifestazione di solidarietà con l’Italia, impegnata nello scontro con l’Unione Europea. Sostiene la manifestazione anche Leonidas Chrysanthopoulos, ex ambasciatore e amico dello Schiller Institute.

Chi voglia far pervenire un messaggio ai manifestanti può avvalersi della nostra mediazione, scrivendoci all’indirizzo [email protected], o rispondendo su Facebook. Liliana Gorini, presidente di MoviSol, ha mandato un messaggio di sostegno all’organizzatrice della manifestazione Giorgia Bittakou, che così ha risposto: “Grazie Signora Gorini! In Grecia non abbiamo piu democrazia, neppure siamo un paese libero. Speriamo che uniti possiamo ottenere la nostra indipendenza e dignitá!!”

Ci mettiamo del nostro, traducendo per gli amici greci un nostro fotomontaggio risalente al 2010 (vedi “La nuova giunta dei colonnelli – Il vertice UE promuove la dittatura europea”), quando cominciò per la culla della civiltà europea la trasformazione nel disastro definito da Mario Monti la “manifestazione più concreta del grande successo dell’Euro”.

La manifestazione

Consegnate a Zanni le 217 firme per Glass-Steagall, che porterà al Congresso USA

di Liliana Gorini

Milano, 23 novembre — Questa mattina si è tenuta in Regione Lombardia, nella sala riunione del consigliere regionale Massimiliano Bastoni (Lega) la consegna ufficiale all’eurodeputato Marco Zanni delle 217 firme per il ripristino della legge Glass-Steagall raccolte dallo stesso Zanni (al centro nella foto, tra Massaron e la presidente di MoviSol Liliana Gorini) e dal militante di Movisol Massimo Richard Kolbe Massaron negli ultimi due anni, inclusi importanti firmatari del governo italiano. Zanni sarà a Washington la prossima settimana per incontri con numerosi congressisti, sia repubblicani sia democratici, a cui porterà un messaggio importante sulla cooperazione tra l’amministrazione Trump e il governo italiano per cambiare la politica europea e su come fermare la speculazione finanziaria e rilanciare l’economia reale, anche in vista del voto per le europee in maggio.

Massimo Kolbe Massaron ha aperto l’incontro ringraziando pubblicamente Lyndon LaRouche, la presidente di Movisol Liliana Gorini, lo stesso Marco Zanni e altre personalità che in questi due anni lo hanno sostenuto nella raccolta firme per la petizione di Movisol, che invita il Presidente Trump a mantenere la sua promessa elettorale e ripristinare la legge Glass-Steagall. “Nel corso di questi due anni” ha detto “ho conosciuto persone meravigliose e sempre disponibili che voglio ringraziare pubblicamente. Mi riferisco al Presidente di MoviSol Liliana Gorini, all’economista di MoviSol Massimo Lodi Rizzini, che tutto mi ha insegnato di quello che so, ai consiglieri regionali Federica Epis, Massimiliano Bastoni e Gabriele Chiurli ed ai Senatori della Lega Toni Iwobi e Armando Siri. E naturalmente ringrazio il membro del Parlamento Europeo, gruppo Europe of Nations and Freedom Marco Zanni, che porterà queste firme e questo Materiale a Washington, presso il Congresso degli Stati Uniti d’America.

Liliana Gorini, presidente di MoviSol, ha quindi presentato Marco Zanni ricordando che “va al Congresso americano in un momento molto importante, dopo le elezioni di metà mandato che, contrariamente a quanto affermano i giornali, non sono state una vittoria democratica, ma hanno rafforzato il Presidente Trump, mettendo sotto scacco il Deep State, o servizi deviati come li chiameremmo noi in Italia, che da due anni cercano di destituirlo con il Russiagate, creato ad arte dai servizi di intelligence britannici, col sostegno di Hillary Clinton e Obama, per impedire la politica di dialogo con Russia e Cina che aveva annunciato appena eletto due anni fa. Alle elezioni di metà mandato c’è sempre una vittoria dell’opposizione, ma non è stata forte come ai tempi di Obama, e al Senato il Partito Repubblicano ha guadagnato seggi grazie ai candidati vicini a Trump, mentre sono stati sconfitti quelli vicini ai neoconservatori alla Bush. Lo stesso dicasi per il Partito Democratico, ha perso la linea di scontro con Russia e Cina di Hillary Clinton, e ha prevalso la linea di dialogo con Trump rappresentata da Nancy Pelosi. Ho avuto il piacere e l’onore di organizzare alcuni degli appuntamenti che Zanni avrà al Congresso la prossima settimana, e posso confermare un enorme interesse per ciò che accade nel nostro Paese e per l’urgenza di un nuovo sistema finanziario”.

Zanni ha esordito ricordando che “il momento politico è fondamentale, sia negli Stati Uniti sia in Europa, e rispetto al mio viaggio a Washington nel marzo 2016 c’è grande interesse per la questione della regolamentazione finanziaria, ma anche per ciò che accade oltreoceano, con il primo governo populista. C’è un’aria di grande cambiamento, dalla Brexit, la vittoria di Trump, la sconfitta di Renzi, ed è quindi importante parlare con i rappresentanti del Congresso americano, in quanto l’Italia non gode dei favori dell’Europa ma di stati quali gli Stati Uniti e la Russia”.

“L’Italia” ha proseguito Zanni “svolge un ruolo geopolitico importante non solo tra Asia e Stati Uniti, è la chiave di volta per far sì che Trump adotti le politiche osteggiate dal Deep State, per fermare la guerra fredda”. Anche in Europa, ha aggiunto, “c’è un Deep State che spinge per la guerra geopolitica” e quindi l’apertura di Trump verso il governo italiano e il suo invito a investire in Italia e nei nostri titoli di stato dimostra che, a differenza di quanto affermano Macron ed altri all’interno dell’UE “i fondamentali sono solidi”. Sarà quindi interessante sapere quale sia la “visione del Congresso su questa trasformazione che avviene in Europa. L’Europa sta diventando un problema per il mondo, quindi un cambiamento in Europa verso la crescita sarà di beneficio anche per gli Stati Uniti”.

“Verificherò quale sia la visione per favore questo cambiamento che è inesorabile” checché ne dica il Financial Times o altri quotidiani che distorcono la realtà, un cambiamento che diventerà visibile alle elezioni europee.

“Quanto alla legge Glass-Steagall” ha concluso Zanni, prendendo in consegna le 217 firme, “questo governo ha la separazione bancaria nel programma di governo, ma non può limitarsi, è importante che venga attuata in Europa e negli Stati Uniti”. Qui l’europarlamentare ha denunciato con forza la politica della BCE, che presta denaro a tasso zero alle banche che speculano, aggiungendo che Draghi ha “toppato” nel suo compito principale, quello di garantire i conti correnti e i risparmi dei cittadini. “Favorendo il carry trade in derivati la BCE si è dimostrata al servizio del sistema finanziario”. Ne è una dimostrazione il fatto che Deutsche Bank “è già fallita” fatto che Zanni ha portato all’attenzione del Parlamento Europeo, eppure viene punito il modello italiano, più orientato al risparmio rispetto a quello tedesco e nordico “basato su strumenti finanziari che andrebbero vietati”.

L’Italia blocca (per ora) lo schema anti-cinese dell’UE

La Commissione UE aveva predisposto uno schema per centralizzare a Bruxelles le decisioni sugli investimenti esteri, formalmente per proteggere gli interessi strategici dell’Europa, ma di fatto rivolto contro la Cina. Il meccanismo prevedendo che Bruxelles sia informata degli investimenti previsti in modo da scrutinarli. Addirittura un Paese membro dell’UE potrebbe chiedere informazioni riguardo a un altro Paese membro, cioè a un concorrente. La delegazione italiana ha però bloccato la proposta.

Parlando ai giornalisti il 10 novembre, il sottosegretario allo Sviluppo economico Michele Geraci (nella foto con Di Maio durante una recente visita in Cina) ha spiegato che “lo screening va bene, ma vogliamo che siano i Paesi membri ad avere l’ultima decisione. La proposta avanzata è di scambio obbligatorio di informazioni e non fa niente per bloccare gli investimenti, mentre noi vorremmo avere qualcosa che permetta [ad uno Stato membro] di bloccarli”.

Secondo le regole attuali, ha ricordato Geraci, la competenza per gli investimenti esteri spetta agli Stati membri e l’attuale proposta dell’UE è un’inutile “interferenza in quella che è una priorità degli Stati membri”. Geraci ha inoltre spiegato che, per impedire gli investimenti “predatori”, “stiamo cercando di orientarli verso gli investimenti greenfield, in modo da avere una maggiore possibilità di portare ad un aumento del PIL e dell’occupazione, laddove fusioni e acquisizioni potrebbero non offrire questo vantaggio”.

Prima di entrare al governo, Geraci aveva formulato una proposta che aveva chiamato il “Piano Geraci” per un meccanismo che permettesse l’acquisizione progressiva di un’impresa, a condizione che i risultati rilevati lungo un arco temporale fossero positivi. Il meccanismo non esclude un’acquisizione di maggioranza o al 100%, ma solo come ultimo stadio di un processo che parta da una quota d’ingresso che può essere incrementata, se i risultati sono positivi in termini di occupazione, innovazione e output.

Colte di sorpresa, la Commissaria dell’UE Cecilia Malmstrom e la Ministro dell’Economia austriaca Margarete Schramboeck (l’Austria è presidente di turno dell’UE) hanno dichiarato alla Reuters di nutrire la speranza di raggiungere un accordo entro la prossima riunione ministeriale del 28 novembre.

Malmstrom ha cercato di blandire gli italiani affermando che la decisione finale spetterà agli Stati membri. Ma Geraci ha postato il dispaccio della Reuters commentando: “L’Italia è a favore di screening di investimenti predatori. Il progetto della UE non serve a fare screening ma è solo un obbligo di scambio di informazioni. Invece servono linee-guida per gli SM, cosa che mi impegnerò a proporre”.

Sullo stesso tema, l’agenzia britannica ha intervistato l’ex Cancelliere tedesco Gerhard Schroeder, che ha auspicato una maggiore cooperazione tra Germania e Cina e ha criticato la proposta di screening dell’UE. “Dobbiamo pensare a chi sono i nostri alleati, chi ha interessi simili. E naturalmente penso alla Cina”, ha detto Schroeder, criticando sia i piani dell’UE sia quelli tedeschi per innalzare barriere contro gli investimenti cinesi. Gli investitori cinesi, ha osservato, sono preferibili alle “locuste” americane, un termine coniato nel 2005 dal suo collega socialdemocratico Franz Muentefering per descrivere i fondi di private equity e gli hedge fund statunitensi.

Schroeder ha anche deprecato l’esclusione delle imprese cinesi, come Huawei, dagli investimenti nelle reti mobili di nuova generazione in Germania. Gli Stati Uniti e l’Australia hanno introdotto tali divieti su basi di sicurezza, a qualcuno a Berlino pensa di fare lo stesso.

L’UE si sbriciola e gli eurocrati sognano l’Impero europeo

In preparazione del vertice dell’UE del 4 dicembre, al quale i Paesi membri si presenteranno divisi come non mai, gli unionisti irriducibili si lanciano in una fuga in avanti nel tentativo di mantenere inalterata la costruzione attuale.

Il fantasista Emmanuel Macron ha creato grande subbuglio, poco prima delle celebrazioni per il centenario della fine della Prima Guerra Mondiale l’11 novembre a Parigi, lanciando la proposta di creare un “Esercito europeo” per proteggersi da Russia, Cina e… Stati Uniti (un chiaro affronto a Trump e non l’ultima provocazione inscenata da Macron durante il soggiorno del Presidente americano nella capitale francese). In un’intervista per la CNN l’11 novembre, Macron ha anche esortato l’UE a diventare più indipendente dal dollaro.

Angela Merkel ha appoggiato la proposta di una forza d’intervento comune in un discorso al Parlamento Europeo il 13 novembre, ma a condizione che operi nell’ambito della NATO, fino a quando “un giorno” non potrà essere creato un “vero esercito europeo”.

Pochi giorni dopo, il Ministro delle Finanze francese Bruno Le Maire (nella foto) ha vuotato il sacco in un’intervista per Handelsblatt in cui ha caldeggiato l’idea di un impero europeo: “Diciamo che l’Europa deve diventare una specie di impero, come la Cina e come gli Stati Uniti”. Le Maire si è affrettato ad aggiungere che intende un “impero pacifico”, ma abbastanza potente da difendersi “nel mondo di domani”. Ecco il volto nascosto dell’Unione Europea.

Ricordiamo che lo stratega britannico Robert Cooper, già assistente di Solana all’UE, parlava apertamente di allargare l’UE nella forma di “impero cooperativo”, mentre l’ex Presidente della Commissione Europea José Manuel Barroso definiva l’UE “un impero non imperiale”, presumibilmente perché l’adesione era su base volontaria. Il filo comune di questi schemi è l’indebolimento dello stato nazionale a favore di un governo soprannazionale non rappresentativo.

Ma quanto realistica è questa visione proprio quando nell’Unione Europea si aprono crepe da tutte le parti? Tra Roma e Bruxelles è scontro perché il governo italiano rifiuta la politica dei tagli imposta dall’UE, scegliendo una strategia di crescita.

In Germania, la cancelliera Merkel ha iniziato la manovra di uscita dal palcoscenico politico, che potrebbe terminare più presto di quanto ella stessa si aspetti. La “grande coalizione” a Berlino crolla nei sondaggi mentre la continuazione della sua politica economica ed energetica mina alle basi l’ancora potente economia tedesca. Gli Stati membri dell’UE nell’Europa Orientale continuano a ignorare i richiami di Bruxelles e rafforzano la cooperazione con la Cina. In Gran Bretagna, l’accordo della May con l’UE sulla strategia di uscita ha provocato una rivolta nel suo stesso partito costringendola a un mega-rimpasto di governo. Quanto questo possa durare è ormai la domanda che tutti si pongono.

Francia: Cheminade sta con i gilet gialli

Il 17 novembre circa trecentomila francesi hanno inscenato blocchi stradali in tutto il Paese per protestare contro i forti aumenti del prezzo dei carburanti nelle ultime settimane, l’ultimo in una serie di malcontenti per la politica anti-sociale di Macron. La rivolta dei “gilet gialli” ha mobilitato molti cittadini solitamente apolitici, esponenti delle classi medie inferiori, dei lavoratori “poveri” e degli agricoltori che usano il proprio veicolo per lavorare. Per loro la situazione si è fatta insostenibile.

Da quando, alla fine del 2017, il governo ha adottato le misure per contrastare i “cambiamenti climatici” e l'”inquinamento”, è esploso il prezzo dei carburanti, esacerbato dagli ultimi aumenti sui mercati internazionali. Il gasolio è aumentato del 23% e la benzina del 15%, spinto dalle accise che rappresentano il 57% del prezzo della benzina e il 60% del gasolio.

Per una coppia con due figli che possieda un’auto con motore diesel e riscaldi l’abitazione con olio combustibile, i costi annui sono aumentati di 600 euro, tendenza in salita. Il prezzo del carburante per uso agricolo è salito da 50 a 67 centesimi, il che significa 7.400 euro in più all’anno per ventimila litri. E il prezzo di quello per le macchine da costruzione passerà da uno a un euro e cinquanta al litro.

Macron ha dapprima liquidato le proteste con la solita arroganza, sostenendo che coloro “che si lamentano dell’aumento del prezzo del carburante sono gli stessi che si lamentano dell’inquinamento e di come soffrano i loro figli”. Sorpreso dalla forte reazione popolare, ha cercato di metterci una pezza in un’intervista per TFI il 14 novembre, allestita a bordo della portaerei Charles de Gaulle, dicendo che egli “comprende” la rabbia ma tuttavia si rifiuta di cambiare politica. L’ironia è che affermava ciò seduto di fronte a un Rafale che brucia 110 litri di cherosene al minuto quando i motori girano al massimo!

Jacques Cheminade, presidente di Solidarité et Progrès, ha dichiarato il suo pieno sostegno alla protesa dei “gilet gialli” in una dichiarazione rilasciata il 12 novembre. Il governo, ha ammonito, persegue una politica “ambientalista” che non è né giusta né efficiente, e si aspetta che i lavoratori che non hanno accesso ai trasporti pubblici paghino il conto. Inoltre, ha fatto notare, “solo il 19% delle accise va veramente negli investimenti per l’ambiente”. E l’aumento dei prezzi non contribuirà alla lotta all’inquinamento, perché chi non può fare a meno dell’automobile non vi rinuncerà.

Al di là della questione dei prezzi, Cheminade propone una svolta generale rispetto alla politica “liberista” degli ultimi quarant’anni, una politica che ha portato a una “dittatura finanziaria”. Nella foto, militanti di Solidarité et Progrès alla manifestazione dei gilet gialli a Parigi.

Il quotidiano californiano Alameda Sun pubblica una lettera a favore della separazione bancaria

Il 15 novembre 2018 la testata californiana Alameda Sun ha pubblicato una lettera di Hunter Cobb, accompagnata da una significativa nota introduttiva del suo direttore.

La lettera, che apre la raccolta delle missive dei lettori, si riferisce alla soluzione che affronta le cause profonde dei problemi come la crescita dei fitti, i senzatetto, l’intensificazione del traffico automobilistico, ecc. che sonno stati oggetti di numerose iniziative di voto in contemporanea alle elezioni di metà mandato. La lettera di Mr. Cobb suggerisce che l’apertura del Presidente americano Trump nei confronti della democratica Nancy Pelosi possa costituire un’occasione tempestiva per ripristinare la separazione bancaria e affinché le amministrazioni locali possano tornare a pensare alle infrastrutture, in particolare quelle di respiro nazionale, a partire dal progetto NAWAPA.

“Ora che l’isteria sulle elezioni è finalmente svanita, si spera che le persone possano riflettere sobriamente su alcuni dei problemi davvero pressanti. Per esempio il tema del controllo dei fitti. Qualcuno pensa davvero che l’approvazione o il rifiuto della Misura K o del Comma 10 risolveranno il problema della crescita vertiginosa dei costi delle abitazioni? Forse dovremmo pensare ora ad alcune soluzioni serie al problema alla base di questi aumenti”.

“Per esempio, perché abbiamo permesso che il nostro sistema finanziario fosse trasformato in un casinò di speculazione in derivati? Il denaro di Wall Street, di Londra, delle Isole Cayman e della Cina sta facendo innalzare i fitti. Perché Robert Reich e Elizabeth Warren e altri “paladini” del Glass-Steagall Act, che in questi frangenti dovrebbe essere in vigore, rifiutano istericamente di collaborare con il Presidente Donald Trump, che pure ha parlato di ripristinare tale legge?”

“Ora che i democratici hanno ripreso il controllo della Camera e Trump ha manifestato un’apertura a Nancy Pelosi, è il momento di andare fino in fondo con questa legge!”

“Che cosa dire dei senzatetto, dei tossicodipendenti e del traffico di automobili? Non sono temi locali, in verità. I nostri neo-eletti sindaci e consiglieri comunali hanno bisogno di collaborare con Trump (anche non gradendolo) sulla costruzione delle infrastrutture che mancano nel nostro Paese”.

“Potrebbero cominciare con la richiesta di rilanciare il progetto NAWAPA, la rete idrica dall’Alaska che era stata pianificata negli anni Sessanta, ma non è stata realizzata a causa della morte di Kennedy. Il progetto darebbe lavoro a quattro milioni di americani e canadesi, e sarebbe di ispirazione per un’intera generazione”.

“Pensate a quanti giovani troverebbero in simili imprese uno scopo e un futuro in qualità di operai o ingegneri specializzati. Per quanto mi è dato sapere, non esiste alcuna legge che impedisca a un sindaco di far baccano con il fine di far notare quanto siano necessarie le grandi opere nazionali”.

Hunter Cobb

La nota introduttiva del direttore è la seguente:

“Il Congresso approvò il Glass-Steagall Act nel 1933 rispondendo al crollo in Borsa del 1929. Quella legge vietava la partecipazione delle banche ordinarie alle attività speculative, esponendosi ai rischi di queste. Il Gramm-Leach-Bliley Act abrogò il Glass-Steagall Act poiché i legislatori vedevano nella separazione bancaria una troppo stretta limitazione agli affari delle imprese e delle banche. Il Presidente Donald Trump promise che avrebbe considerato il ripristino del Glass-Steagall Act”.

“Il Genio Militare concepì l’Allenza Nordamericana per l’Acqua e l’Energia [il progetto NAWAPA] negli anni Cinquanta. Il movimento ambientalista vi si oppose. I suoi sostenitori odierni sono, tra gli altri, Lyndon LaRouche e il Presidente Donald Trump – entrambi convinti che il riscaldamento globale sia una frode”.

Gli allevatori del Kansas chiedono la separazione bancaria e infrastrutture

L’associazione degli allevatori del Kansas (KCA) ha approvato durante il proprio XX Congresso annuale alcune risoluzioni, tra le quali la richiesta chei rapporti tra gli Stati Uniti e le nazioni estere si ispirino allo “spirito della Nuova Via della Seta” e che negli Stati Uniti venga ripristinato l legge di separazione bancaria (Glass Steagall Act) dando vita ad un sistema di creditizio e bancario sensato.

Queste risoluzioni sono state approvate al momento giusto, considerando che tra due settimane il Presidente Trump sarà tra i capi di governo al G20 di Buenos Aires, assieme al Presidente cinese Xi Jinping e al Presidente russo Vladimir Putin.

La risoluzione sulla Nuova Via della Seta fa notare in particolare che la Cina ha invitato gli Stati Uniti a collaborare in un processo che è di mutuo beneficio e si configura quale possibile politica estera americana. Riportiamo i testi integrali delle due risoluzioni di nostro interesse, discusse e approvate il 9-10 novembre nella città di Newton.

La KCA nacque nel 1998 e riunisce allevatori, fornitori e altri operatori del settore, non soltanto del Kansas, che è il terzo Stato per produzione di bestiame (6,3 milioni di capi, poco sopra il doppio della popolazione umana). La KCA asserisce di essere “impegnata a ripristinare i profitti, l’autostima, la libertà, il commercio equo, la fiducia e l’orgoglio di comunità nelle fattorie, nei ranch e nelle comunità rurali del Kansas e della nazione”.

La KCA approva solitamente molte risoluzioni non soltanto relative ai problemi del settore, ma anche su temi quali l’energia, le reti idriche, i prestiti ai giovani agricoltori.

Al congresso di quest’anno hanno parlato l’avvocato e agricoltore Tracy Hunt del Wyoming, il quale ha denunciato il WWF che punta alla riduzione della produzione di cibo e della popolazione umana mondiali con l’operazione chiamata Global Roundtable for Sustainble Beef, e Bob Baker dell’Executive Intelligence Review, che ha illustrato come neutralizzare il piano del WWF e dell’Impero Britannico, con il Nuovo Paradigma di sviluppo. Ha sottolineato l’importanza di assicurarsi che le Quattro Potenze e altre nazioni concordino, durante il vertice del G20, sui primi passi per dar vita ad un nuovo sistema finanziario orientato allo sviluppo, la Nuova Bretton Woods. Molti membri della KCA sono consapevoli delle implicazioni di questo confronto tra paradigmi, grazie a resoconti mensili che Baker pubblica sul bollettino dell’associazione, da ormai due anni. In questi interventi, in particolare, Baker ha gradualmente ricostruito la storia del Sistema Americano di Economia Politica e ha chiarito quanto sia urgente adottare le “Quattro Leggi Cardinali” dell’economia con le quali Lyndon LaRouche ha indicato la via per ripristinare tale sistema, prima tra tutte la legge Glass-Steagall.

RISOLUZIONI DELLA KCA

1. Titolo

Arrestare i prezzi bassi e la speculazione; collaborare con la Via della Seta per la mutua prosperità

CONSIDERATO CHE

il settore agricolo dell’America Settentrionale sta subendo un andamento distruttivo dei prezzi e delle politiche commerciali, nel mezzo del decadimento delle infrastrutture (sono inadeguate le ferrovie, le idrovie, gli ospedali rurali, le centrali nucleari, i sistemi di difesa da catastrofi ambientali, ecc.) e della epidemia di droghe e disperazione; e

CONSIDERATO CHE la politica della Nuova Via della Seta per lo sviluppo massiccio delle infrastrutture è in atto in numerose nazioni dell’Eurasia e gli Stati Uniti sono stati invitati dal Presidente cinese Xi Jinping a collaborare in questo quadro sia all’estero sia a casa, per il beneficio economico mutuo e per estinguere ovunque la povertà;

SI DELIBERA CHE

l’Associazione degli Allevatori del Kansas sostiene lo Spirito della Nuova Via della Seta per il miglioramento economico quale politica estera degli Stati Uniti orientata al mutuo beneficio.

2. Titolo

Ripristinare la legge Glass-Steagall per ricostruire la nazione con un sistema creditizio e bancario sensato

CONSIDERATO CHE

v’è un imminente pericolo di un altro crac finanziario, più grave di quello del 2009, in quanto nulla finora è stato fatto per ovviare alla dinamica sottostante di speculazione incontrollata da parte delle maga-banche; la nostra nazione non sopravviverà ad altri salvataggi e al cosiddetto consolidamento; e

CONSIDERATO CHE

abbiamo necessità di un sensato sistema bancario per l’esercizio del credito alla ricostruzione delle infrastrutture e della produttività (ferrovie moderne, nuove forniture d’acqua, impianti nucleari, ospedali rurali, idrovie ammodernate, ecc. con milioni di nuovi posti di lavoro e un settore agricolo sicuro); e

CONSIDERATO CHE

il Glass-Steagall Act del 1933 funzionò per sessantasei anni (fino all’abrogazione nel 1999) mantenendo separate le utili banche locali dalle entità finanziarie speculative; dunque

SI DELIBERA CHE

l’Associazione degli Allevatori del Kansas chiede alla delegazione congressuale del Kansas e a tutto il Congresso di ripristinare il Glass-Steagall Act.

Solidarité et Progrès sostiene l’appello degli insegnanti francesi contro i tagli all’istruzione

Dichiarazione di Solidarité et Progrès, il movimento dell’ex candidato presidenziale Jacques Cheminade (foto) nel giorno dello sciopero degli insegnanti. La presente dichiarazione sarà discussa in sessione plenaria dal Parlamento francese, in merito al bilancio del Ministero dell’Istruzione per il 2019.

Solidarité et Progrès sostiene l’appello del 12 novembre 2018 di tutti i sindacati degli insegnanti, che denunciano la soppressione annunciata di 3600 posti di lavoro nel sistema dell’istruzione (-2650 alle medie e alle superiori pubbliche, -500 nelle scuole private, -400 nell’amministrazione delle scuole). Si tratta di posti di insegnamento, per infermieri e per medici scolastici, di segretari, di amministratori. L’azione del Ministro dell’Istruzione Blanquer non può che ridursi all’impotenza, a causa della ferrea logica thatcheriana del governo Macron-Philippe.

Ricordiamo che i posti soppressi riguardano la formazione secondaria, seguendo una inaccettabile logica consistente nello “svestire Pinco” (la scuola media superiore e la scuola media inferiore) “per vestire Pallino” (la scuola elementare, dove dovrebbero essere creati 1800 posti nuovi, ma senza un beneficio per le scuole escluse dalla “Rete Prioritaria dell’Educazione”). Ricordiamo infine una semplice regola dell’aritmetica: la piccola crescita demografica dei primi anni 2000 farà aumentare il numero di studenti delle medie tra soli due anni (32 mila allievi in più nel settembre del 2019). Quando il numero di allievi aumenta, servono più adulti.

Bisogna tuttavia andare oltre. La trasmissione della conoscenza non è la semplice trasmissione di un sapere, in quanto si accompagna a un’educazione emotiva dell’allievo, affinché siano favorite le sue capacità creative, ciò che nessun calcolatore potrà mai esprimere. Numerosi studi sottolineano giustamente l’importanza dei rapporti umani e delle emozioni per l’apprendimento. È un fatto che il Ministro Blanquer non può ignorare, avendo egli fondato un consiglio scientifico che fa riferimenti ai rilievi delle neuroscienze. Qualunque siano le sue intenzioni, nulla sostituirà i professori e gli educatori, ben formati e in numero sufficiente.

Per approfondire:

– La proposta sostenuta da Jacques Cheminade nella propria campagna presidenziale del 2017: reclutamento di professori ben formati con l’obiettivo di raggiungere alle medie classi di meno di 25 allievi e, nelle situazioni più difficilmente gestibili, classi di 15-30 allievi (PROGRAMMA COMPLETO)

DOSSIER sui trent’anni di “riforme liberali” del sistema educativo e per ispirare l’emancipazione dell’intelletto umano.

– Video del discorso di Maëlle Mercier all’Assemblea Generale di S&P del 2018: « Urgenza nell’Educazione. Che cosa vuole veramente il Sig. Blanquer ? »

La Cina costruisce in Mozambico il ponte sospeso più lungo d’Africa

Il Presidente del Mozambico Filipe Nyusi (foto) ha inaugurato ufficialmente nella capitale Maputo un nuovo ponte sospeso, iniziato quattro anni fa e costato 750 milioni di dollari.

Il ponte tra Maputo e Catembe è parte di un’infrastruttura per il collegamento alla Repubblica Sudafricana, finora raggiungibile soltanto via nave. “Con il completamento del ponte… viene garantito il collegamento via terra dell’Africa meridionale con il Nord e all’interno del nostro Paese”, ha affermato il Presidente.

Il costo della costruzione è stato sostenuto per il 95% da prestiti cinesi. Il progetto rappresenta ora un primato tra i ponti sospesi africani ed è stato costruito dalla cinese Road and Bridge Corporation.

Marco Zanni a Milano e Washington per portare al Congresso le 218 firme per Glass-Steagall

Venerdì 23 novembre, alle ore 12, l’europarlamentare Marco Zanni prenderà in consegna da Massimo Richard Kolbe Massaron di Movisol (entrambi nella foto) le 218 firme di parlamentari, esponenti dell’attuale governo ed altre personalità importanti da tutto il mondo raccolte negli ultimi due anni da Massaron e dallo stesso Zanni. Si tratta di una lettera al Presidente Trump in cui gli si ricorda la sua promessa elettorale di ripristinare la legge Glass-Steagall, per porre fine alla speculazione finanziaria e rilanciare l’economia reale. L’incontro si terrà alle ore 12 in Regione Lombardia, via Fabio Filzi 22 a Milano, presso la Sala Riunioni del Consigliere Regionale Massimiliano Bastoni. Sarà presente anche la presidente di MoviSol Liliana Gorini.

Dal 26 al 29 novembre Zanni sarà a Washington per incontrare membri del Congresso, sia repubblicani sia democratici, ed illustrare loro anche le prospettive future dell’UE e dell’Eurozona, i rapporti con gli Stati Uniti e la politica monetaria della BCE in vista di una potenziale svolta politico-elettorale. I nostri lettori sono invitati ad essere presenti all’incontro a Milano il 23 novembre.

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