Author Archives: Liliana Gorini

Petizione dello Schiller Institute: USA, Russia, Cina e India diano vita ad una Nuova Bretton Woods!

Gran parte del mondo versa in condizioni catastrofiche. Si fanno più vivi i sintomi premonitori di un nuovo crac finanziario; forte è il pericolo di una guerra commerciale dal potenziale devastante; la crisi dei migranti mette in evidenza al contempo la grave situazione dei popoli africani e dell’Asia Sudoccidentale, e la disunione in realtà vigente nell’Unione Europea; preoccupano le inversioni delle tendenze demografiche in taluni Paesi. Non è facile per il cittadino ordinario capire quale sia il modo migliore per affrontare in modo efficace questo complesso di differenti problemi.

Esiste, tuttavia, una causa fondamentale, in un certo senso unificante, di queste crisi apparentemente diverse. L’eliminazione a opera del Presidente americano Nixon nel 1971 del sistema di cambi valutari fissi creato a Bretton Woods nel 1944, condusse al monito immediato dell’economista americano Lyndon LaRouche (foto), per il quale la continuazione delle politiche monetariste così inaugurate avrebbe portato inevitabilmente al pericolo di una nuova crisi economica depressiva e a nuove forme di fascismo. Altro conto se fosse stato creato un nuovo ordine mondiale più giusto per tutti. Successivamente alla mossa di Nixon, gradualmente si procedette alla deregolamentazione del sistema finanziario coerente con le dottrine neoliberiste: fu impedita l’industrializzazione dei cosiddetti Paesi in via di sviluppo e furono assicurati grandi profitti agli speculatori pronti a sacrificare il bene comune dei cosiddetti Paesi avanzati. La crisi finanziaria del 2007-2008 è la conseguenza di questo processo cui non è ancora stato posto rimedio: al contrario, le istituzioni finanziarie del sistema imperiale britannico hanno agito per prolungarne l’agonia, massimizzando i profitti per sé.

Come Lyndon LaRouche sostiene da anni, v’è una sola combinazione di nazioni sufficientemente potente per rimpiazzare consapevolmente questo sistema neoliberista privo di ogni speranza di riprendersi dalla bancarotta: si tratta dell’alleanza tra Stati Uniti d’America, Russia, Cina e India. Il cosiddetto Accordo delle Quattro Potenze rappresenterebbe il più grande potere, economico e militare, sulla cui base si potrebbe istituire il sistema della Nuova Bretton Woods, con la quale i governi sovrani potrebbero controllare la creazione del proprio credito nazionale e potrebbero agevolare gli opportuni trattati e accordi vicendevoli per investire nello sviluppo di lungo termine tramite infrastrutture, industrie e agricoltura moderna, per il beneficio dei propri popoli.

Il potenziale di tale accordo internazionale non manca. L’iniziativa cinese della Nuova Via della Seta (detta anche Belt and Road Initiative) ha consentito di far emergere un sistema economico completamente nuovo, basato sulla cooperazione e il mutuo sviluppo (win-win) tra un crescente numero di nazioni, capace di sradicare rapidamente la povertà in molte di esse. In questa direzione lavorano nuove organizzazioni comuni, come i BRICS, l’Organizzazione di Shanghai per le Cooperazione, l’Unione Economica Eurasiatica, ecc., in vista appunto di un nuovo ordine economico, profittevole per tutti.

Anche se non è evidente ai molti, il Sistema Americano di Economia Politica, fondato sui principii del primo Ministro del Tesoro Alexander Hamilton e indicato dal Presidente Trump come sistema da reintrodurre, ha grande affinità con il modello economico della rinascita cinese e con la recente proposta della Nuova Via della Seta. Entrambi sono fondati sulle medesime idee. I capi di stato della Russia, della Cina e dell’India hanno giù espresso la propria intenzione di cooperare intorno ai progetti della Nuova Via della Seta, in Eurasia, in Africa e nell’America Latina.

Quando sarà liberato dalla morsa politica del tentato golpe britannico conosciuto come “Russiagate” (che si sta trasformando nello “scandalo di Mueller”, dal nome dell’inquirente speciale, che dovrebbe essere piuttosto incriminato per questo tentato golpe), il Presidente americano Trump potrà mantenere la sua promessa di portare i rapporti con Russia e Cina nel dominio della ragione.

L’unico modo efficace affinché si possa assistere a un principio di risoluzione dei tanti problemi del mondo è l’istituzione del sistema della Nuova Bretton Woods, un nuovo sistema creditizio internazionale che renda possibile la crescita della produttività della forza del lavoro e l’ammodernamento dell’economia fisica. Una volta nato l’Accordo tra le Quattro Potenze, potranno aderire anche altre nazioni, in coerenza con il principio della sovranità nazionale e nel mutuo rispetto delle differenze tra i sistemi sociali.

I sottoscritti fanno appello al Presidente americano Donald J. Trump, al Presidente russo Vladimir Vladimirovič Putin, al Presidente cinese Xi Jinping e al Primo Ministro indiano Narendra Damodardas Modi, affinché convochino un vertice di emergenza per dare vita al sistema della Nuova Bretton Woods.

Puoi firmare la petizione qui:

https://schillerinstitute.nationbuilder.com/nbw_petition

Il rimedio al nuovo crac finanziario è l’accordo tra le quattro potenze per un nuovo sistema creditizio, la Nuova Bretton Woods

Soltanto gli stolti ignorano i sintomi dell’imminente crac del sistema finanziario. L’intero ordine internazionale scricchiola, a causa della speculazione di Wall Street e della City di Londra, e sotto il peso insostenibile della massa debitoria accumulata.

Già decenni fa Lyndon LaRouche indicò questi sviluppi come inevitabili, se si fosse consentito all’impero finanziario di continuare ad adottare folli tattiche per proteggere il proprio debito privo di valore. Alla fine della guerra fredda, i neoconservatori e i liberisti credettero di poter far proseguire il proprio racket imponendo con la potenza militare americana un ordine unilaterale, fondato sui medesimi assiomi geopolitici che avevano portato alle due guerre mondiali del XX secolo. I popoli della regione transatlantica hanno espresso la propria ribellione con la Brexit, l’elezione del Presidente americano Trump, il No al referendum in Italia e altre manifestazioni che fanno parte di una rivolta generalizzata contro le istituzioni dominanti, partiti e media compresi.

La contemporanea richiesta di LaRouche affinché le principali potenze del mondo (le Quattro Potenze, Stati Uniti, Cina, Russia e India) si accordassero per costituire il nucleo fondativo della Nuova Bretton Woods (la cui prima proposta pubblica fu da lui espressa a Roma, nel 1997) è stata in parte accolta con gli sviluppi dell’ultimo anno, incentrati sulla Belt and Road Initiative, e rappresenta l’unica via di uscita. Continuare sul solco della geopolitica porterebbe al caos finanziario e alla guerra.

Questi saranno i temi della consueta videoconferenza di Helga Zepp-LaRouche, a partire dalle 21 di venerdì 17 agosto, sul sito newparadigm.schillerinstitute.com.

Il Prof. Enzo Siviero al Corriere della Sera sul Ponte Morandi

Riceviamo e volentieri pubblichiamo una lettera al Corriere della Sera del Prof. Enzo Siviero, costruttore di ponti e rettore dell’Università eCampus di Novedrate:

Egregio dottore Conti, mi occupo di ponti da una vita per averli insegnati (credo unico al mondo) alla facoltà di architettura IUAV di Venezia negli ultimi 25 anni della mia carriera accademica. Ne ho anche realizzati alcune decine avendo cura di due aspetti spesso trascurati. La qualità architettonico paesaggistica e la durabilità nel tempo (su questi aspetti mi sono impegnato a fondo con numerosissime pubblicazioni ) . Proprio per questo sono anche regolarmente invitato ai più importanti congressi internazionali sul tema . L’ultimo in Quebec Canada 31/7- 3/9 SHORT AND MEDIUM SPAN BRIDGES (Ponti di piccola e media luce).

Per spirito di servizio e migliore informazione dei lettori del Corriere (che io stesso con piacere leggo da sempre…) aggiungo alle tante opinioni già espresse in queste ore anche alcune mie personali riflessioni “a caldo” (ampiamente incomplete perché non ho elementi probanti a supporto delle stesse…).

Io il Polcevera (così lo si chiamava tra gli addetti si lavori) non l’ho mai amato (ma sono tra i pochissimi che lo affermava pubblicamente anche perché Riccardo Morandi era una Icona nazionale e internazionale in tema di ponti… ma i suoi migliori sono quelli ad arco vedasi Catanzaro e Storms River in Sud Africa…)

Si tratta di un ponte strallato in cemento armato e cemento armato precompresso , tra loro intelligentemente accoppiati . Una innovazione assoluta per l’epoca essendo i tiranti in cap anziché in acciaio come d’uso. Le due “stampelle” inclinate sottostanti riducono le luci in gioco migliorando decisamente il comportamento statico anche nel gioco “tiranti-puntoni” . Lo schema statico è ineccepibile! Non così purtroppo il comportamento dei materiali nel tempo!

Ciò detto, osservo:

A. Era un “Fuori Scala” rispetto al contesto semiurbano. Troppo invasivo!

B. Nessuna reale previsione di manutenzioni straordinarie . A quel tempo non era considerato necessario…il tema durabilità è entrato nel dibattito scientifico a partire dagli anni ‘80 e io me ne sono occupato per una decina di anni pubblicando un libro (credo primo in Italia…) . Tuttavia in questo caso, causa difficile accesso da sotto dove c’è “di tutto”, ciò era comunque molto problematico quindi costosissimo

C. I tiranti in cemento armato precompresso erano un azzardo e nessuno , salvo Morandi, li ha mai più utilizzati . I soli altri due casi sempre di Morandi sono:

il Wadi Kuf in Libia che io ho visitato a fine anni ‘70 (ristrutturato molto bene pochi anni fa dall’impresa Rizzani De Eccher)

e Maracaibo che non mi risulta stia troppo bene in salute

In effetti circa uno o due decenni fa , un paio di tiranti sono stati anche sostituiti con i più adeguati stralli in acciaio (e avrebbero fatto bene a sostituirli tutti…)

D. La fatica nei materiali è una “brutta bestia” e il traffico li era elevatissimo oltre che con un forte aumento dei carichi in transito quindi sollecitazioni ben più elevate. È quindi possibile che si sia determinato nel tempo, un significativo decadimento della resistenza meccanica del calcestruzzo e dell’acciaio, ulteriormente accelerato da fenomeni di aggressione dovuti all’ambiente marino. Ma anche se il monitoraggio di questo ponte era particolarmente accurato evidentemente non è stato sufficientemente approfondito.

E. La sua demolizione era prima o poi pressoché inevitabile (ma difficilmente realizzabile a causa della sua collocazione semiurbana e con la ferrovia sottostante, ma ora sarà inevitabile…) Poi mi risulta che sia anche vincolato dalla soprintendenza essendo considerato un vero e proprio monumento (e forse lo è… o almeno così era ritenuto dalla quasi totalità degli addetti…)

F. I controlli e le manutenzioni negli ultimi decenni in Italia sono stati ampiamente sottovalutati (perché elettoralmente poco “redditizi” ) dando “colpevolmente” ampia priorità a guard rail e barriere antirumore. Ciò lo sto affermando da decenni pressoché inascoltato salvo un ripensamento più recente ma con esecrabile ritardo!

Altre considerazioni potranno seguire…anche di carattere tecnico politico! Ma attendo qualche informazione più dettagliata.

Enzo Siviero

Abramovic: Firenze non merita questa “pulitrice”

Dal 21 settembre, per quattro mesi, arriva a Palazzo Strozzi la “performer” Marina Abramović. Il titolo della mostra è “The Cleaner”, la pulitrice. “Pulitrice di/da cosa?” viene spontaneo chiedersi.

Negli ultimi tempi, a Firenze, la città “consacrata a Maria”, come ribatteva spesso Giorgio La Pira, la Città di Santa Maria del Fiore, di Santa Maria Novella, della Santissima Annunziata – scrivo non a caso in questo 15 agosto, festa dell’Assunzione di Maria – pare quasi che stiano a provarci – appunto – a ripulire, modificare il messaggio di Bellezza, Verità, Bene, Dialogo, Armonia, Vita, di cui la Città è progettualmente, architettonicamente, storicamente, intrisa. Teschi, gommoni sui muri messi da chi saluta la Città ospitante col dito medio, opere di fronte al Palazzo della Signoria (ossia della repubblica), che ai più “ignorantoni” – quale io sono – paiono accumuli di sterco, David abbrustoliti accasciati a terra in rappresentazione della sconfitta e dell’impotenza. Adesso, arriva questa “performer”, che durante le proprie performance usa sangue di maiale e lo mescola con urina e con qualche altro ingrediente, ne fa una vernice e scrive sui muri cose come: “Mescola latte di seno di donna con sperma fresco”, oppure: “Urina fresca del mattino spruzzata sugli incubi notturni”, o ancora: “Con un coltello affilato taglia in profondità il tuo dito medio e mangia il dolore”, eccetera (notare gli oltre 3000 “pollice verso” rispetto ai circa 800 “pollice in su”, per cui non è neanche che si possa dire “lo vuole il pubblico”.

Sarebbe fin troppo facile, in realtà, parlare di una “sporcatrice”, di cui la Città non aveva certo bisogno.

Ma perché Firenze, la sua Comunità ed i tanti turisti che vengono a cercare qui il Bello, una prospettiva di Dialogo e di Armonia, devono vedersi lavato il cervello da tanto non senso e pessimismo culturale?

Sì, perché per stessa ammissione dell’artista, vi è una precisa funzione “terapeutica, spirituale, sociale e politica” (sic!) in tutto questo. Ella dice: “Non sono un terapeuta, non sono un leader spirituale. Questi elementi sono nell’arte: è terapeutico, spirituale, sociale e politico – tutto. Ha molti livelli. Ma l’arte deve avere molti livelli. Se non lo fa, allora dimenticala”.

Ma addirittura la “missione” dichiarata è rappresentare il dolore, la morte: “Vedete, qual è il mio scopo di performance artist, è mettere in scena certe difficoltà e mettere in scena la paura della paura primordiale del dolore, del morire, tutto ciò che abbiamo nella nostra vita, e poi metterle di fronte al pubblico e attraversarle e dire al pubblico: sono il tuo specchio; se posso farlo nella mia vita, puoi farlo tu nella tua”. Ma fare cosa?!

Secondo me, la Città meriterebbe maggior rispetto e dovrebbe ribellarsi a questa roba, almeno boicottando questa rappresentazione del brutto e del male. Tanto più che la Fondazione Palazzo Strozzi è il frutto di una partnership pubblico-privato, che coinvolge, tra fondatori e sostenitori, anche il Comune di Firenze e la Regione Toscana.

Ah, dimenticavo, ovviamente anche la Abramović si è espressa a favore dell’immigrazionismo “bomba libera tutti”, con un manifesto “Siamo tutti sulla stessa barca” (chissà se ne ha fatto uno simile per richiamare la comunità internazionale al dovere di promuovere lo sviluppo anche nel Terzo Mondo… ah no! Ha infatti dichiarato: “Io penso che la moderna tecnologia sia una delle peggiori cose che gli esseri umani abbiano inventato”).

Claudio Giudici

La tragedia di Genova: urge un piano Marshall per le infrastrutture

di Liliana Gorini, presidente di MoviSol

Il crollo del ponte Morandi a Genova, con decine di morti e feriti (al momento in cui scriviamo i soccorritori hanno recuperato 39 salme, tra cui 3 bambini, ci sono ancora feriti gravi in ospedale e sono 632 gli sfollati per il timore di altri cedimenti) solleva interrogativi urgenti a cui le famiglie delle vittime e i genovesi, a cui va il nostro cordoglio e la nostra solidarietà, hanno diritto di avere risposta.

Al di là dei problemi strutturali dei ponti di Morandi, su cui dovrà far chiarezza l’inchiesta, non è il primo crollo di un cavalcavia negli ultimi anni. Dal 2013 ad oggi sono crollati dieci ponti. Secondo una stima del CNR, che chiede un piano Marshall per le infrastrutture stradali, “in Italia ci sono migliaia di ponti troppo vecchi, oltre la durata di vita per cui erano progettati”. Calcestruzzo e acciaio invecchiano con gli anni, e per la manutenzione si è speso cinque volte meno del dovuto. Dunque una tragedia annunciata, anche se i Comitati No Gronda, uno dei tanti comitati che si oppongono alle grandi opere, sostenevano che avrebbe retto altri 100 anni e si sono opposti alla opportuna costruzione di una nuova bretella autostradale, facendo eco alle irresponsabili assicurazioni di Atlantia, la società controllata da Benetton, che va messa sotto inchiesta per non aver investito gli utili nella manutenzione.

Dal 1999, quando sono state privatizzate le autostrade, sono iniziati i tagli draconiani alla spesa per la manutenzione, ed è stata adottata la politica di austerità, imposta dall’UE, che ha impedito la costruzione di nuove infrastrutture, stradali, ferroviarie, ospedaliere. Nel nome del “patto di stabilità” sono state fermate le grandi opere, è stata impedita la messa in sicurezza delle nostre scuole, non sono stati autorizzati investimenti nelle aree terremotate o colpite da alluvioni. Per i burocrati UE l’unica priorità sono i salvataggi bancari, le vite umane perse negli anni in questa folle politica di sostegno alla finanza speculativa non hanno nessuna importanza per loro.

Ne hanno per noi, e ne dovrebbero avere per il governo Conte, che ha annunciato ieri un monitoraggio di tutti i ponti a rischio. Urge un piano Marshall per le infrastrutture. L’opposizione del Movimento Cinque Stelle ai grandi progetti infrastrutturali deve cessare, di fronte all’emergenza, e vanno stanziati con urgenza fondi non solo per il monitoraggio, ma anche per la manutenzione delle nostre autostrade e cavalcavia, e per la costruzione di viadotti moderni, costruiti con la tecnologia più avanzata e con criteri anti sismici. I responsabili del crollo del ponte Morandi dovranno pagare.

Basta con i “no” alle grandi opere, l’unico “no” che dovrebbe venire dal governo del cambiamento è un no deciso alla politica di austerità che uccide i cittadini. Le grandi opere, a partire dal nuovo ponte sulla A10 a Genova, che colleghi nuovamente Levante e Ponente, dovranno diventare una priorità, e la Commissione UE dovrà accettarlo e tacere. Se chiederà da dove verranno i fondi per questi investimenti, occorrerà rispondere che verranno dall’attuazione della separazione bancaria, che è nel contratto di governo e toglie ogni garanzia dello Stato agli speculatori. Lo Stato cessi di finanziare gli speculatori in derivati, responsabili anche dell’attacco ai nostri titoli di stato, e finanzi invece grandi progetti infrastrutturale per il bene comune, liberando risorse per l’economia reale.

Solo così sarà possibile rendere giustizia alle vittime di questa tragedia annunciata, e impedirne altre.

Il pesce puzza dalla testa: la caccia alle streghe di Mueller contro Trump

La domanda da porsi è: che cosa si intende qui per testa? Da quando denunciamo la caccia alle streghe negli Stati Uniti andiamo ripetendo che la testa è il sistema imperiale anglo-olandese, la cui capitale è la City di Londra e i cui accoliti negli Stati Uniti sono Barack Obama, la Clinton e i loro uomini nelle agenzie di intelligence: John Brennan, James Comey, e James Clapper, sostenuti dall’ala neoconservatrice del Partito Repubblicano che promuove gli schemi geopolitici britannici. L’impero anglo-olandese è l’entità che utilizza le proprie agenzie di intelligence, i media che controlla, i pensatoi e le fondazioni, Hollywood e tutte le altre istituzioni al fine di manipolare l’opinione pubblica popolare, insieme ai congressisti sulla sua busta paga, per destituire il Presidente Trump con ogni mezzo necessario.

Trump li ha mandati in bestia ridicolizzandoli e portando la questione direttamente al popolo, ma soprattutto impegnandosi a riaprire il dialogo con la Cina e la Russia. Stando a fonti attendibili vicine alla Casa Bianca, il Presidente è impegnato in serie discussioni con Putin sull’eliminazione delle armi nucleari, pur mantenendo il potenziale tecnologico di Russia e Stati Uniti. Si tratta di una politica, simile all’Iniziativa di Difesa Strategica di Lyndon LaRouche e Ronald Reagan, che i britannici considerano una minaccia mortale al proprio impero finanziario, alla propria politica di guerre per cambiare i regimi. L’inquirente speciale Robert Mueller (nella foto con Bush) è lo strumento di questa entità imperiale, che cerca di arrivare all’impeachment di Trump dopo le elezioni di metà mandato del novembre 2018. Il LaRouchePAC è mobilitato per impedirglielo, e denunciare i suoi legami con i servizi britannici, a partire da quel Christopher Steele che ha stilato il finto dossier su cui si basa il Russiagate.

Una proposta vincente per i rapporti tra Stati Uniti e Messico

Il primo luglio scorso con una vittoria schiacciante il progressista Andrés Manuel López Obrador è stato eletto Presidente del Messico. Che cosa implica questo per i rapporti con gli Stati Uniti, che erano allo stallo dall’elezione di Trump e per via delle schermaglie retoriche sull’immigrazione, e per il futuro del North American Free Trade Agreement (NAFTA)?

Trump ha mandato un messaggio di congratulazioni a Obrador dicendosi pronto alla cooperazione in progetti congiunti di sviluppo, altra dimostrazione che il “modello di Singapore”, quello di usare il dialogo per trasformare rapporti di inimicizia in una collaborazione positiva, ha applicazioni uni-versali. Obrador ha risposto di essere disponibile per un’ampia discussione, anche sull’immigrazione e sul NAFTA. Ha aggiunto che tale discussione dovrebbe includere il tema della povertà nei Paesi a Sud del Messico, come Guatemala, El Salvador e Honduras, responsabile del recente flusso di migranti dal Messico agli Stati Uniti. Il Segretario di Stato americano Pompeo è stato a Città del Messico, confermando nei suoi colloqui con funzionari del nuovo governo che Trump è disposto a partecipare a progetti congiunti.

La questione è come procedere: è possibile “riformare” pessime idee, come il NAFTA, che ha danneggiato l’economia sia degli Stati Uniti sia del Messico, e renderle meno dannose?

Ovviamente no! Kesha Rogers (foto), candidata indipendente al Congresso nella IX circoscrizione del Texas, ha lanciato una proposta definita “un’idea brillante” da Helga Zepp-LaRouche, presidente dello Schiller Institute. La Rogers, la cui candidatura viene sostenuta dal LaRouchePAC, vinse due volte le primarie per la nomina democratica al Congresso. La sua proposta è di sostituire il trattato NAFTA con il trattato NABRI — North American Belt-and-Road Initiative, ovvero l’Iniziativa Belt and Road Nord Americana. Partendo dall’invito di López Obrador agli Stati Uniti a investire in progetti infrastrutturali in Messico, la Rogers ha dichiarato che la strategia usata dalla Cina per alleviare la povertà, investendo nella costruzione di “corridoi di sviluppo e nell’ammodernamento dei porti”, funziona non solo in Cina, ma sta trasformando l’Africa. Perché non applicarla alle esigenze del Messico e dell’America centrale, dove i cinesi sono già presenti, e anche degli Stati Uniti, le cui città hanno visto aumentare la povertà man mano che i centri urbani e industriali venivano distrutti dagli effetti degli accordi di libero scambio, dalla speculazione finanziaria e dall’austerità?

La Rogers ha aggiunto che se Trump adottasse una politica creditizia hamiltoniana per finanziare lo sviluppo infrastrutturale negli Stati Uniti e nel Messico in collaborazione con la Cina, gli Stati Uniti potrebbero eliminare la povertà entro il 2030, affrontando al contempo le cause dell’immigrazione dalle nazioni limitrofe distrutte da anni di politiche imposte dal Fondo Monetario Internazionale. Nella sua dichiarazione, la Rogers conclude: “Mi candido al Congresso con i pieni impegno e determinazione a portare gli Stati Uniti verso un futuro luminoso di cooperazione e sradicamento della povertà una volta per tutte”.

La coalizione saudita deve essere costretta ad accettare una soluzione politica nello Yemen

In una dichiarazione ricevuta dall’EIR il 31 luglio, Mohammed Ali Al-Houthi, presidente del Comitato Rivoluzionario dello Yemen, ha annunciato un cessate il fuoco unilaterale sui fronti del Mar Rosso, chiedendo che la coalizione a guida saudita faccia lo stesso. Tale comitato è il governo provvisorio che controlla la capitale e larghe parti dello Yemen. La dichiarazione lancia un’iniziati-va di pace, chiedendo ai funzionari yemeniti di cessare tutte le operazioni militari sui fronti del Mar Rosso, soprattutto la città portuaria di Al-Hudayda. “Se la coalizione risponderà facendo lo stesso”, continua la dichiarazione, “il cessate il fuoco potrà essere esteso a tutti i territori dello Yemen”.

Il cessate il fuoco unilaterale è entrato in vigore alla mezzanotte dello stesso giorno e avrebbe dovuto durare quindici giorni. Inoltre la dichiarazione annuncia che il governo di Salvezza Nazionale (una coalizione tra il gruppo di Ansar Allah, o huthi, e il Congresso Generale del Popolo dello Yemen) è pronto ad ampi negoziati politici incondizionati e al dialogo per la riconciliazione nazionale.

Il giorno dopo, senza rispondere pubblicamente a questa offerta la coalizione saudita ha lanciato un attacco aereo contro un porto di pescatori e un ospedale a Al-Hudayda, uccidendo cinquanta civili e ferendone oltre centosettanta. La coalizione ha negato di aver condotto questo attacco. Come risultato, è stato violato il cessate il fuoco e sono ripresi i combattimenti ad Al-Hudayda.

Due giorni dopo, l’inviato speciale dell’ONU per lo Yemen, Martin Griffiths, ha dichiarato al Consiglio di Sicurezza di aver invitato a Ginevra le parti in guerra, per tenere il 6 settembre colloqui miranti a cercare una soluzione politica al conflitto. I rappresentanti di Stati Uniti, Russia, Cina e degli altri membri del Consiglio di Sicurezza dell’ONU hanno appoggiato la proposta. Tuttavia, il rappresentante del Kuwait e del presunto “governo legittimo” dello Yemen, in esilio in Arabia Saudita, hanno posto condizioni specifiche per i colloqui, proponendo un’iniziativa del Consiglio per la Cooperazione nel Golfo che punta a dividere lo Yemen in sei Stati confederati, dando più potere alle strutture tribali decentrate rispetto al governo centrale.

È evidente alla maggioranza degli yemeniti che un dialogo per la pace e la riconciliazione deve iniziare mettendo fine alla guerra saudita, preservando l’unità e la sovranità dello Yemen e non imponendo condizioni. Il dialogo dovrebbe essere condotto solo da forze yemenite, senza interventi da forze esterne, regionali o globali. È utile ricordare, nel caso della Siria, che i colloqui di Ginevra tra il governo di Damasco e l’opposizione sostenuta dagli occidentali non portarono ad alcuna soluzione reale, perché l’ONU ignorò il fatto che la guerra in Siria era stata provocata da gruppi terroristici armati e sostenuti da potenze occidentali e dai loro clienti nella regione. Fu solo grazie all’intervento militare russo e alle pressioni esercitate sulle potenze regionali e internazionali, dopo che i colloqui di Ginevra furono spostati ad Astana, che prese forma una soluzione più realistica per mettere fine alla guerra. Tutte le potenze regionali intervenute nel conflitto siriano furono neutralizzate. Il coordinamento tra Russia e Stati Uniti in questo processo fu un elemento chiave del successo.

Oggi, se Stati Uniti, Russia e Cina concorderanno di porre fine alla guerra nello Yemen ed eserciteranno pressioni sulla coalizione saudita affinché metta fine alle operazioni militari e alle sue ingerenze negli affari yemeniti, una soluzione politica diventerà possibile.

Fallilsce il tentativo UE di lanciare una Maidan africana

Il presidente uscente dello Zimbabwe e candidato del partito Zanu-PF Emmerson Dambudzo Mnangagwa (nella foto con Zuma) ha vinto le elezioni presidenziali con il 50,8% dei voti, battendo il rivale Nelson Chamisa dell’Alleanza MDC, che ha ottenuto il 44,3%. Lo Zanu-PF ha vinto 145 dei 210 seggi all’Assemblea Nazionale, mentre l’Alleanza MDC ne ha vinti 63. I due seggi rimanenti sono stati assegnati al Fronte Patriottico Nazionale e a un indipendente.

In qualità di Presidente della Comunità di Sviluppo dell’Africa Meridionale (CSAM/SADC), Cyril Ramaphosa si è congratulato con Mnangagwa e ha sollecitato tutti ad accettare l’esito del voto. Queste elezioni sono forse state quelle più osservate di sempre in Africa, con osservatori dell’UE, della CASM/SADC, del Commonwealth, dell’Unione Africana e degli International Repubblican Institute e National Democratic Institute dagli Stati Uniti. Mentre quasi tutti gli osservatori hanno riscontrato uno svolgimento pacifico e ordinato del voto, il capo della missione dell’UE, l’europarlamentare tedesco Elmar Brok, ha denunciato intimidazioni e mancanza di un “campo di gioco uniforme”, anche se ha dovuto riconoscere “il miglioramento del clima politico, diritti di partecipazione inclusivi e un voto pacifico”. La scelta di affidare a Brok la guida del team europeo è stata una provocazione. Nel 2014 lo stesso europarlamentare svolse un ruolo prominente nel famigerato golpe in Ucraina, partecipando attivamente alle manifestazioni di piazza.

I commenti di Brok sembravano calcolati per scatenare la violenza. Infatti, dopo la chiusura dei seggi e in attesa degli spogli che si sarebbero conclusi entro tre giorni, alcuni sostenitori della MDC si sono scatenati nel centro direzionale di Harare, costringendo i reparti anti-sommossa a intervenire. Alla fine delle violenze il bilancio era di tre morti. Fortunatamente è stato evitato un finale in salsa ucraina.

Cattive notizie per i destabilizzatori: la Zimbabwe Electoral Support Network, che è finanziata dagli Stati Uniti tramite la National Endowment for Democracy, ha pubblicato una dichiarazione che affermava, sulla base di proiezioni compiute con dati reali provenienti da un campione di seggi elettorali, la vittoria di Mnangagwa su Chamisa con il 50,7% contro il 45,3%, con un margine di errore del 2%.

Trump prende di petto la quinta colonna democratica tra i repubblicani

È esploso l’atteso scontro all’interno del Partito Repubblicano dopo che il Presidente Trump ha finalmente preso di petto la quinta colonna nel partito, ovvero coloro che lavorano con i democratici per sabotare i suoi sforzi di cambiare la politica strategica ed economica americana. È risaputo che alcuni senatori repubblicani, quali John McCain, Lindsey Graham, Bob Corker e Ben Sasse, si sono uniti ai leader democratici Charles Schumer e Nancy Pelosi, tra gli altri, nell’attaccare i vertici con il Presidente nordcoreano Kim e con il Presidente russo Putin. Per contrastare gli sforzi di pace di Trump, hanno presentato disegni di legge per chiedere sanzioni ancora più dure contro la Russia, e fanno seguito al CAATSA Act dell’agosto 2017, approvato dal Senato con un margine di 92 voti contro 2.

Ciò che è meno noto è che gli stessi ambienti hanno impedito finora a Trump di mantenere la promessa elettorale, di ripristinare la legge Glass-Steagall e finanziare grandi progetti infrastrutturali. Il filo che lega questi ambienti è l’apparato legato ai finanziatori Charles e David Koch (nella vignetta), dei falsi conservatori che in realtà sono libertari e liberisti. Attaccando apertamente questo apparato, Trump fa capire ai propri sostenitori chi impedisce la rottura definitiva con la politica fallimentare dei suoi predecessori, Bush and Obama, che agivano per conto degli interessi della City di Londra e di Wall Street e promuovevano la geopolitica “unilateralista”.

La faida tra Trump e i fratelli Koch è antecedente alle elezioni del 2016. Nel 2015 i Koch invitarono i potenziali candidati repubblicani a una raccolta di fondi per decidere chi sostenere l’anno successivo. Invitarono i rivali di Trump, Jeb Bush, Marco Rubio e Ted Cruz, escludendo Trump. In risposta, questi pubblicò un tweet nel quale diceva: “Buona fortuna a tutti i candidati repubblicani che sono andati in California a chiedere soldi ai fratelli Koch. Fantocci?”

In totale, i fratelli Koch spesero quasi 900 milioni di dollari nel processo elettorale del 2016, contribuendo alle campagne degli oppositori di Trump nella corsa presidenziale e a quella dei candidati repubblicani al Congresso, e rifiutandosi di sostenerlo quando ottenne la nomina presidenziale. Il 30 gennaio 2017, poco dopo l’inaugurazione del Presidente Trump, Charles Koch fece eco alle lagnanze dei democratici fedeli al Hillary Clinton nel corso di una raccolta di fondi, dicendo: “V’è un terribile pericolo di andare verso l’autoritarismo” con Trump. I due pianificano di spendere altri 300 milioni di dollari nel 2018.

Al Congresso, i fratelli Koch sono il mantice dell’opposizione repubblicana all’agenda economica con la quale Trump ha svolto la campagna elettorale, il che spiega in parte per quale motivo il Presidente non abbia mantenuto la promessa di ripristinare la legge Glass-Steagall, che era stata inclusa su sua insistenza nella piattaforma elettorale del Partito Repubblicano, e di rilanciare le infrastrutture americane. I fratelli Koch finanziano i liberisti che si oppongono al tradizionale sistema economico americano. Essi sono fanatici sostenitori dell’agenda liberista, esemplificata dai trattati NAFTA e TPP cui Trump si è opposto; sono a favore della delocalizzazione e contro il rilancio della produzione industriale nazionale, si oppongono al credito pubblico per le infrastrutture, favorendo le partnership pubblico-privato (PPP), si oppongono a Trump sull’immigrazione, in quanto favoriscono quella illegale come forza lavoro a basso costo, sono a favore della privatizzazione della previdenza sociale e del trasferimento dei fondi pensionistici a truffatori quali la Heritage Foundation e il Cato Institute (hanno dato oltre 100 milioni di dollari di contributi a centri studi liberisti come questi) e sostengono tutti gli sforzi di imporre l’austerità sulla spesa pubblica per ridurre quello che definiscono il “big government”.

Durante la campagna del 2016 Trump denunciò questi finanziatori repubblicani, come i Koch, definendoli “killer molto raffinati” le cui donazioni danno loro il controllo sui legislatori. Denunciò i mega comitati politici dei Koch, come Americans for Prosperity, definendoli “corrotti”. Quando alla festa per la vittoria elettorale promise di “ricostruire le nostre autostrade, ponti, gallerie, aeroporti, scuole e ospedali”, li mandò in bestia.

Non bisogna dimenticare che Trump è stato eletto Presidente sconfiggendo i repubblicani neoconservatori e neoliberisti alla Bush nel cammino verso la nomination, e la loro versione democratica in figure come Obama e Clinton. Mentre la maggior parte degli elettori del Grand Old Party resta leale a Trump, i democratici sperano di far eleggere alcuni repubblicani finanziati dai Koch alle elezioni di metà mandato in novembre, in modo che sostengano i loro sforzi di destituire Trump.

Ecco perché un Trump che rilancia la battaglia contro l’establishment neoconservatore e liberista in entrambi i partiti riapre alla speranza di poter mantenere le promesse elettorali ripristinando il sistema americano.

Il mondo è più pacifico grazie alla Nuova Via della Seta

Il nostro sito cita spesso la fondatrice e presidente dello Schiller Institute internazionale, Helga Zepp-LaRouche, che ribadisce come la Nuova Via della Seta, o Belt and Road Initiative, non solo genera sviluppo economico ma agisce anche come fattore stabilizzante nelle relazioni internazionali e nei conflitti regionali e locali. Abbiamo raggiunto uno stadio in cui ciò è visibile in una serie di punti caldi: * Conflitto tra India e Pakistan: come abbiamo riferito la scorsa settimana, la vittoria elettorale di Imran Khan ha per la prima volta creato il potenziale per sedare il conflitto storico tra le due potenze nucleari. Khan ha annunciato che perseguirà la normalizzazione dei rapporti con l’India nella cornice della Belt and Road Initiative.

* Corno d’Africa: Somalia, Gibuti, Eritrea e Etiopia, finora nemici, hanno avviato un rapido sviluppo dei rapporti diplomatici ed economici, in gran parte grazie agli investimenti cinesi, come quelli nella linea ferroviaria da Gibuti ad Addis Abeba.

* Le due Coree: nonostante la propaganda cinica su quasi tutti i mass media, i negoziati tra i due Stati e gli Stati Uniti d’America fanno progressi ed è stato annunciato l’intervento di un importante membro del governo nordcoreano, forse lo stesso Kim, all’Assemblea Generale dell’ONU del prossimo settembre.

* Siria: il governo ha avviato la ricostruzione economica della regione di Aleppo. La prima fase prevede la ricostruzione delle infrastrutture, seguita da aiuti mirati alle famiglie e, infine, dal ritorno dei profughi. Le forze armate russe hanno contribuito a creare un centro per i profughi, che stanno cominciando a tornare da Giordania, Libano e Turchia.

Avete letto di questi sviluppi sui media occidentali? Qualcuno si è sforzato di contestualizzarli, spiegando la dinamica sottostante, quella dello “spirito della Nuova Via della Seta”, che rende tutto ciò possibile? Ecco perché è indispensabile il nostro sito. Non arrendetevi allo spirito del pessimismo culturale alimentato dal partito del “TINA” – There Is No Alternative (“non v’è alternativa” al fallito sistema neoliberista occidentale). “Invece di continuare con arroganza a cavalcare il destriero dell’egoismo con presunta superiorità, relegando i popoli [dei Paesi poveri e/o emergenti] ai margini della storia, le nazioni europee e gli Stati Uniti d’America dovrebbero accettare le offerte di cooperazione cinese e russa, e contribuire a costruire il Nuovo Paradigma”, ha raccomandato Helga Zepp-LaRouche in un articolo pubblicato il 4 agosto.

La signora LaRouche affronterà questi temi nella videoconferenza che terrà venerdì 10 agosto, a partire dalle 21, sul sito newparadigm.schillerinstitute.com.

Trump e Conte lanciano l’asse USA-Italia per il Mediterraneo

Come era stato anticipato dallo stesso Conte ai giornalisti, al vertice alla Casa Bianca con Trump il 30-31 luglio è stata lanciata una sorta di “special relationship” tra i due Paesi. Il potenziale valore di tale alleanza va oltre le affinità tra i due governi cosiddetti “populisti” e va paragonato al ruolo di spicco esercitato dall’Italia nel Mediterraneo, col beneplacito degli Stati Uniti, grazie agli sforzi di Enrico Mattei e di Aldo Moro dopo la crisi di Suez nel 1956, quando Roma fu l’unica capitale europea a votare a sostegno della risoluzione americana di condanna del tentativo di invasione anglo-francese dell’Egitto.

Stati Uniti d’America e Italia sono oggi guidati da governi espressione della reazione degli elettori contro le stesse forze neocoloniali, che oggi includono l’UE e che, in tempi recenti, ci hanno regala-to guerre da “cambiamento di regime” nei teatri nordafricano e mediorientale e, con la loro politica economica fallimentare, hanno prodotto deindustrializzazione, disoccupazione di massa e povertà.

All’arrivo alla Casa Bianca, Conte è stato accolto da una manifestazione del LPAC con uno striscione che diceva: “Benvenuto Prime Minister Conte – Go Glass-Steagall”, in riferimento alla separazione bancaria contenuta nel programma di governo. Conte ha reagito salutando gli attivisti, che hanno ricevuto incoraggiamenti anche dagli addetti della Casa Bianca.

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Alla conferenza stampa congiunta, Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti riconoscono il ruolo di leadership dell’Italia nel Mediterraneo, mentre Conte ha annunciato che sarà creata una “cabina di regia” italo-americana di coordinamento degli sforzi per stabilizzare la Libia.

L’establishment eurista ha accusato il colpo del nuovo “asse” Roma-Washington. Die Welt, il più autorevole organo liberal/liberista in Germania, ha scritto il 31 luglio: “Conte è ora il nuovo uomo di Trump in Europa. Il suo miglior amico su un continente che ha appena definito un nemico. Sembra essere nato un nuovo asse Washington-Roma. Si schiererà contro il vecchio asse Berlino-Parigi. ‘Ora siamo partner’, ha affermato Trump. È un partenariato contro la dominanza di Germania e Francia, di Angela Merkel e Emmanuel Macron”.

Il quotidiano tedesco ha ragione: l’Italia e la federazione americana stanno costruendo un partenariato contro il vecchio asse Berlino-Parigi. Ma quest’ultimo non è più lo stesso che lanciarono De Gaulle e Adenauer, cioè il partenariato tra due Paesi impegnati a promuovere il “vantaggio altrui” e il benessere dei propri popoli. Esso si è trasformato nel suo opposto.

Al riguardo, la scelta di Roma di sganciarsi di fatto, anche se non formalmente, dal consenso euroopeo dominato da Parigi e Berlino e assicurarsi la sponda del potente alleato americano non ha un colore ideologico. Essa è machiavellica nel più alto significato del termine e deve essere considerata alla stregua di una guerra di liberazione.

Gesto insolito per un Presidente del Consiglio, alla conferenza per la stampa Conte ha annunciato lo sviluppo congiunto italo-americano di uno spazioplano commerciale. “Abbiamo già una grande partnership tra l’Agenzia Spaziale Italiana e la NASA, per cui spero che l’aerospazio unisca tecnologia americana, tecnologia italiana così che possiamo lanciare un nuovo velivolo che attraversi l’atmosfera e sia capace di congiungere Stati Uniti e Italia in un’ora e mezza”.

L’Italia sta già sviluppando il progetto Space Rider, un veicolo di rientro orbitale che ha bisogno di un lanciatore per raggiungere circa 400 km di altezza, e ha stretto un accordo con Virgin Galactic per partecipare allo sviluppo dello spazioplano di quest’ultima.

Mentre questi progetti si basano su tecnologie esistenti, un bel salto in avanti sarebbe lo sviluppo di uno “scramjet”, un velivolo a reazione in cui la combustione avviene nei flussi d’aria ipersonici. L’Italia ha una grande tradizione in quest’ambito grazie ad Antonio Ferri, il quale, prima nel Centro Sperimentale Aeronautico di Guidonia (1937-40) e poi negli Stati Uniti, svolse ricerche pionieristi-che sulla dinamica dei termofluidi ipersonici.

Russiagate: nulla di concreto

Dopo due anni di inchieste ufficiali sul Russiagate, decine di milioni di dollari spesi e migliaia di articoli e servizi sui media dominanti che ripetono le stesse accuse non dimostrate, si è giunti alla stessa conclusione espressa dal funzionario dell’FBI sotto inchiesta Peter Strzok, in uno dei suoi SMS a Lisa Page, ovvero “non v’è alcunché di concreto”. La promessa fatta da Strzok all’amante e avvocato dell’FBI, che sarebbero riusciti a impedire a Trump di vincere le elezioni, o comunque a usare le accuse contro di lui come “polizza assicurativa”, ha lo stesso valore della promessa di fedeltà alla moglie quando si sposarono, cosa che ha messo molto in imbarazzo Strzok durante la sua audizione al Congresso e ha suscitato urla di indignazione da parte dei suoi difensori anti-Trump, resi ancora più isterici dal fallimento del tentativo di provare le presunte interferenze russe nella campagna elettorale e la presunta collusione di Trump.

La situazione è peggiorata quando è emerso il fatto che chi si oppone al Russiagate, incluso Trump, aveva ragione nel dire che i mandati per le intercettazioni della FISA contro i funzionari dell’organizzazione elettorale di Trump si basavano sullo screditato dossier di un “esperto” di Russia dei servizi segreti britannici, Christopher Steele. Anche se la documentazione è stata modificata, sono emerse prove a sufficienza del fatto che l’FBI non informò come di dovere il tribunale della FISA chiarendo che la base del mandato contro Carter Page era un dossier pagato dagli oppositori di Trump nel Partito Democratico e dalla campagna della Clinton.

Inoltre, si sta sfaldando la montatura dietro alle incriminazioni dell’inquirente speciale Robert Mueller (nella foto con Bush), in quanto alcuni individui accusati di gestire la “fabbrica di troll russi” per interferire con le elezioni hanno colto di sorpresa il suo team presentandosi in tribunale per difendersi. Nel tentativo di montare lo scandalo, Mueller ha incriminato dei russi, presumendo che non si sarebbero presentati e che quindi non avrebbe dovuto dimostrare le sue accuse in un processo. Quando alcuni membri del Concord Management and Consulting LLC russo hanno risposto alle accuse esigendo documenti a discarico, il team di Mueller è rimasto con un palmo di naso e ha cercato di rinviare il procedimento. L’offerta fatta dal Presidente Putin di consentire al team di Mueller di andare in Russia a interrogare i funzionari del GRU da lui incriminati per “pirateria informatica” è caduta nel silenzio, il che indica che Mueller ha la coda di paglia.

A quanto pare il caso di Mueller si riduce al patteggiamento di individui come Michael Flynn, che non ha i mezzi finanziari per combattere la “caccia alle streghe”, o personaggi minori quali George Papadopoulos. Paul Manafort, un pesce più grosso, si è rifiutato di patteggiare, e il suo processo inizia questa settimana in Virginia.

Il grande passo avanti fatto da Mueller sta nel pettegolezzo emerso dall’inchiesta su un avvocato di Trump, Michael Cohen, che avrebbe pagato un’attrice pornografica, e la speranza che Cohen riesca a sostanziare altre accuse, come quella che Trump fosse al corrente di un incontro di funzionari della sua organizzazione elettorale con un avvocato russo nella Trump Tower, per raccogliere “sporcizia” su Hillary Clinton. Tuttavia, non solo non fu offerta alcuna “sporcizia”, ma l’incontro ebbe tutte le sembianze di un tentativo dell’FBI di incastrare i funzionari dell’organizzazione elettorale di Trump, alla stregua delle “prove” create ad arte da FBI, CIA e MI6 per dimostrare che i funzionari godettero dell’aiuto elettorale dei russi.

Nel frattempo prosegue l’inchiesta del Congresso sulla corruzione di funzionari del Dipartimento di Giustizia e dell’FBI, che a questo punto rischiano di finire incriminati.

Nel mondo permane l’ambiguità dei due poteri. Gli Stati Uniti si smarcheranno?

Il vertice dei BRICS tenutosi in Sud Africa può utilmente paragonato alla Conferenza di Bandung del 1955, che riunì le nazioni africane e asiatiche per la prima volta senza la presenza delle ex potenze coloniali. La differenza rispetto a quella lontana iniziativa è che i BRICS ora rappresentano non soltanto la maggioranza della popolazione mondiale, ma anche la metà dell’economia produttiva del pianeta, oltreché esprimerne i più alti tassi di crescita nel mondo.

Gli sviluppi del vertice, assieme agli incontri bilaterali e multilaterali congiunti tra i dirigenti politici delle nazioni e i dirigenti delle istituzioni del “Sud del Globo”, hanno palesato l’esistenza del Nuovo Paradigma. Questo vertice non è stato governato da una nazione specifica, bensì dal concetto e dallo spirito della Nuova Via della Seta, innescata dall’iniziativa del Presidente cinese Xi Jinping nel 2013; il vertice ha riunito anche capi di stato dell’America Latina; le cosiddette “nazioni in via di sviluppo” si sono riunite per trasformare il mondo tramite lo sviluppo economico, imitando l’opera cinese, la quale ha impiegato pochi decenni per porsi in posizione di guida a livello mondiale in molte categorie dello sviluppo infrastrutturale e delle ricerche scientifica e industriale, mentre sollevava dalla povertà qualcosa come settecento milioni di individui.

Un risultato ragguardevole del vertice è nella sue dedizione alla causa dell’Africa, che necessita di un balzo per liberarsi dalle condizioni di povertà e sottosviluppo che le sono state imposte dalle potenze coloniali. La Cina e l’India hanno concordato di lavorare assieme nel portare la propria esperienza scientifica e tecnologica al cosiddetto Continente Nero. La Russia intende “illuminare l’Africa” per mezzo dello sviluppo delle tecnologie di produzione e trasmissione dell’energia elettrica, capeggiate dal settore nucleare; l’approccio di “costruzione dal nulla” dovrebbe fornire corrente elettrica a seicento milioni di africani ancora sprovvisti.

Il secondo potere contrapposto al primo, quello del sistema occidentale, è in una crisi epocale. L’Unione Europea sta implodendo sia politicamente sia economicamente, perlomeno in gran parte delle nazioni aderenti. Il sistema finanziario stesso è un’enorme bolla speculativa pronta a sgonfiarsi. Il vertice tra il nuovo Primo Ministro Giuseppe Conte e il Presidente americano ha spaventato gli oligarchi dell’UE, allarmati per la possibilità che questo “asse” italo-americano possa drasticamente ridimensionare il rilievo assunto dall’alleanza franco-tedesca, i cui rappresentati politici sono screditati davanti alla propria nazione e in seno all’UE stessa. Già al primo incontro tra i due, durante il G7 di giugno, Trump aveva informato gli altri partecipanti dalla loro irrilevanza, senza la presenza della Russia.

In considerazione di questa situazione strategica, rimane una domanda: che strada prenderanno gli Stati Uniti? Benché Trump abbia insistito sulla necessità di rapporti di amicizia con Russia e Cina e di rifiutare categoricamente qualunque ulteriore guerra per il “cambiamento di regime”, e abbia annunciato la ricostruzione delle infrastrutture americane, come possiamo essere sicuri che manterrà le promesse?

Kesha Rogers, candidata al Congresso con il sostegno del LaRouche PAC, è intervenuta sulla questione con una dichiarazione dal titolo “L’approccio della Cina all’Africa mostra come si possa far cessare la povertà negli Stati Uniti”. Afferma che questi “soffrono per gli alti indici di povertà, suicidi e dipendenza da droga, per il declino delle infrastrutture economiche di base e per la mancanza di risparmi e fondi in vista del futuro. Nel corso degli ultimi trent’anni, mentre gli Stati Uniti sperimentavano il collasso accelerato dell’economia fisica, la Cina costruiva un miracolo economico per contrastare la povertà di centinaia di milioni di individui tramite progetti mirati e strategie adattate ai problemi specifici delle città e delle regioni coinvolte. Ciò non ha funzionato soltanto in Cina, ma in tutto il mondo, in particolare in Africa. Lo sviluppo rapido dell’economia fisica, attraverso la costruzione di corridoi ferroviari di sviluppo e l’ammodernamento dei porti marittimi, sta nella sostanza smontando le politiche deliberate di colonialismo, guerra e rovina economica dell’impero britannico”.

In conclusione, Kesha Rogers, propone agli Stati Uniti di seguire “questo modello ora adottato in Africa con l’aiuto della Cina e delle nazioni del gruppo BRICS […] per trasformare le nostre neglette comunità, poste in rovina dalla negligenza criminale, in esempi di crescita e prosperità”. Ecco il modo, scrive, di raggiungere gli obiettivi fissati dal Presidente Trump, che si è “riproposto il ripristino e l’espansione delle infrastrutture americane ora decadenti, e il miglioramento dei rapporti con la Russia e con la Cina, oltreché con altre nazioni importanti del mondo”.

Kesha Rogers non si limita a questo. Riferendosi al nuovo rapporto tra Trump e il neoeletto Presidente messicano Obrador, all’insegna della sostituzione del trattato NAFTA, propone che il nuovo accordo sia chiamato “Una Cintura, Una Via per l’America Settentrionale” (NABRI, North American Belt and Road Initiative), echeggiando l’altro nome della Nuova Via della Seta. Gli Stati Uniti possono partecipare a pieno regime a questa sorta di branca della Belt and Road Initiative, ora coinvolgente oltre cento nazioni, dedicandosi in particolar modo allo sviluppo del Messico e dell’America Latina, oltreché di sé stessi. Creando le premesse per lo sviluppo economico e l’occupazione produttiva, in questo i due presidenti concordano, si potrà risolvere la questione dei migranti messicani e sciogliere il Messico dal controllo del cartello dei trafficanti di droga.

Ritorniamo in sostanza alla proposta di Lyndon LaRouche dell’accordo tra le “quattro potenze” (Russia, Cina, India e Stati Uniti d’America), aperto alla collaborazione di altre nazioni sovrane, strumento adatto alla soppressione del potere imperiale a livello mondiale e all’affermazione del Nuovo Paradigma per l’umanità. (foto ufficiale della Casa Bianca, di Andrea Hanks).

Corbyn lancia la campagna “fabbrichiamo in Gran Bretagna”

Il leader laburista britannico Jeremy Corbyn ha lanciato una campagna per la re-industrializzazione, “fabbrichiamo in Gran Bretagna”, con un discorso a Birmingham rivolto agli imprenditori. Anche se lo nega, Corbyn ha suonato un po’ come un Donald Trump laburista, includendo un duro attacco alla City di Londra. Corbyn ha accusato il Partito Conservatore di continuare a fare quello che ha sempre fatto: “Inchinarsi e adattare la politica agli interessi più bassi della City di Londra, ignorando le esigenze della maggioranza nei negoziati pasticciati per la Brexit” e ha fatto a pezzi la politica economica degli ultimi quarant’anni definendola “una sorta di pensiero magico” in cui “ci è stato detto che è un bene per il nostro Paese produrre sempre meno e affidarsi invece alla manodopera a basso costo all’estero per produrre importazioni, mentre ci concentriamo sulla City di Londra e il settore finanziario”. Ma il crac finanziario ha messo in luce la debolezza di questa politica. Negando di promuovere una politica protezionistica o nazionalista, ha detto: “Non si tratta di nazionalismo economico, ma di buon senso nell’investire nelle capacità che abbiamo qui migliorandole per il futuro”. “Nessuno ha mai detto prima che ho qualcosa in comune con Donald Trump. Sospetto che sia una novità per tutti e due”. Affermando che un governo laburista spenderà “il denaro pubblico in Gran Bretagna”, ha aggiunto: “lo Stato spende oltre 200 miliardi di sterline all’anno nel settore privato. Questa capacità di spesa da sola ci fornisce una leva per stimolare l’industria, incoraggiare le imprese ad agire nell’interesse del popolo incoraggiando imprese oneste, la correttezza, gli investimenti nell’innovazione, nei servizi di alta qualità e nel bene per le comunità. Per assicurare la prosperità qui, dobbiamo sostenere le nostre industrie, facendo in modo, ove possibile, che il governo sostenga le nostre industrie invece di limitarsi a supervisionarne il declino”.

Indicando il fatto che il governo ha delocalizzato in Paesi stranieri la produzione di navigli per la flotta britannica, a una società franco-olandese la produzione di passaporti britannici e a società straniere quella di materiale rotabile, Corbyn ha detto: “Abbiamo molte capacità di costruire vagoni ferroviari nel Regno Unito eppure ripetutamente negli ultimi anni questi contratti sono stati affidati all’estero, facendo perdere alla nostra economia investimenti cruciali, posti di lavoro per i lavoratori e gettito fiscale”. “Stiamo promuovendo il nazionalismo economico? No, stiamo promuovendo gli investimenti nell’industria del nostro Paese”.

Nel suo discorso Corbyn ha delineato una strategia in tre punti che potrebbe includere norme sugli appalti in modo che il governo sostenesse i posti di lavoro e l’industria, investisse nelle infrastrutture per ridurre i costi delle imprese e aumentarne l’efficienza, aumentasse gli investimenti nell’istruzione e nella formazione creando un National Education Service; e programmi per sostenere le piccole e medie imprese creando una banca nazionale per gli investimenti e una rete di banche regionali di sviluppo.

Corbyn ha sottolineato che tra il 1970 ed il 2007 il settore finanziario è aumentato dal 5 al 15% del PIL mentre la produzione industriale è scesa dal 32% al 12%.

Per riequilibrare l’economia egli intende “eliminare i soldi sporchi dalla City di Londra” e “cambiare la tassazione per disincentivare la speculazione finanziaria, per esempio con la nostra tassa sulle transazioni finanziarie”.

Corbyn ha proposto che il Regno Unito negozi un’unione doganale con l’UE. “Non avviene spesso che il Partito Laburista sia d’accordo con l’Institute of Directors, il CBI e il TUC: abbiamo bisogno di negoziare una nuova unione doganale”, ha detto.

Il Nuovo Paradigma progredisce secondo il modello di Singapore: il dialogo è l’alternativa alla guerra

Il vertice dei BRICS tenutosi in Sud Africa ha mostrato quale sia la portata dello Spirito della Nuova Via della Seta nel forgiare nuovi rapporti internazionali fondati sul principio del mutuo beneficio. Con la guida della Cina di Xi Jinping, della Russia di Putin e dell’India di Modi, i lavori del vertice e le discussioni bilaterali congiunte hanno sancito la nascita di una nuova epoca di cooperazione pacifica. Le nazioni della regione transatlantica faranno altrettanto? Oppure i fautori della geopolitica britannica riusciranno a sabotarla, anche ricorrendo ad assassinii e ad altri cambi di regime, se non alla guerra mondiale?

Il “modello di Singapore” che prevede il dialogo quale alternativa allo scontro bellico, istituito dal Presidente americano Trump e dal Presidente nordcoreano Kim Jong-un, quindi sviluppato durante il vertice di Helsinki tra Trump e il Presidente russo Putin, viene sottoposto a intensi attacchi politici. I media partoriscono fake news per deridere questi progressi e denunciarne gli autori, mentre i neoconservatori e i neoliberali in entrambi i grandi partiti americani e nei partiti europei di maggior influenza sembrano decisi a fermare questa esperienza innovativa. Con loro scorno, l’incontro significativo tra Trump e Giuseppe Conte alla Casa Bianca ha cementato un’alleanza tra le due nazioni, nel senso di un’opposizione allo status quo della regione transatlantica; nella conferenza stampa congiunta si intravede una nuova possibilità di applicare il “modello di Singapore”.

Alla domanda di una giornalista sulla possibilità di avviare un dialogo con i leader della repubblica islamica dell’Iran, Trump ha risposto: “Incontrerò tutti… Nulla c’è nulla di sbagliato nel dialogo… Sono pronto a incontrarli in qualsiasi momento… Ritengo che sia una cosa appropriata da fare”. Benché vi siano ancora ostacoli rispetto a nuovi accordi tra Stati Uniti e Iran, le intenzioni di Trump vanno già oltre tali difficoltà. Sulla questione di scegliere tra guerra e pace, egli è decisamente a favore del dialogo, con il quale possono essere superati i problemi creati dai fautori della geopolitica, i quali invece propendono decisamente per la guerra. Helga Zepp-LaRouche affermò che l’anno in corso sarebbe stato quello del rifiuto definitivo da parte dell’umanità del paradigma della geopolitica, e cioè quello della guerra di tutti contro tutti a vantaggio dell’unico beneficiario, l’impero. Anche questo giovedì la signora LaRouche terrà una videoconferenza sui recenti sviluppi del Nuovo Paradigma, che verrà trasmessa a partire dalle 21 sul sito newparadigm.schillerinstitute.com.

USA: aumenta il divario tra la popolazione e il Congresso sul Russiagate

I duri attacchi continui contro il Presidente Trump e il suo sforzo persistente di sviluppare un rapporto di cooperazione con la Russia del Presidente Putin ignorano una realtà che gli autori degli attacchi si rifiutano di riconoscere. Stando a sondaggi recenti, sono più gli americani che sostengono Trump rispetto a quelli che lo avversano, la cui retorica sopra le righe contro la Russia è più estrema di quella dei momenti più pericolosi della guerra fredda.

Un torrente di attacchi verbali contro i due Presidenti ha dominato il dibattito al Congresso americano e sui media dopo il vertice di Helsinki del 12 luglio. Il primo attacco importante è giunto dall’ex direttore della CIA John Brennan, tra gli iniziatori del Russiagate, che ha accusato Trump di essersi comportato ad Helsinki in una maniera “che si avvicina al tradimento”. Senatori di entrambi i partiti hanno seguito la linea di Brennan, sbraitando contro Trump e Putin nel corso di un’audizione della Commissione Esteri il 26 luglio. Tipica è l’accusa mossa dal repubblicano Corker (foto), del Tennessee, che ha dichiarato che i senatori hanno “seri dubbi” sulla politica estera dell’Amministrazione, e ritengono che la Casa Bianca “se la inventi man mano”. Corner ha accusato Trump di essere apparso “sottomesso e deferente” nei confronti di Putin, aggiungendo che “ci sta inimicando i nostri amici e accontenta coloro che ci vogliono male”.

Corker e altri attaccano l’Amministrazione per i suoi sforzi di riprendere i negoziati sul disarmo, chiedendo come mai i funzionari russi abbiano parlato di “accordi raggiunti” su proposte per rinnovare i colloqui START e INF, accordi dei quali il Congresso non sarebbe ancora stato informato. Quando Corker ha sostenuto con tono belligerante che il Segretario di Stato Pompeo debba riferire i dettagli dei colloqui tra Trump e Putin, Pompeo ha replicato che “i Presidenti hanno diritto a incontri privati”. Il fatto che Trump e Putin abbiano parlato di cooperazione per impedire una nuova corsa al riamo e garantire che le armi nucleari non vengano mai usate è stato ignorato dai falchi di entrambi i partiti, intenti a sabotare una svolta nei rapporti ancora segnati dall’ordine geopolitico della guerra fredda, svolta che tentano di attuare sia Trump sia Putin.

I sondaggi pubblicati dopo il vertice mostrano il divario tra l’intensità guerrafondaia e provocatoria degli anti-

Trump e il sostegno degli americani per un dialogo pacifico, invece delle minacce, dei cambi di regime e della guerra. Nonostante gli attacchi continui all’incontro Trump-Putin, un sondaggio di Harris X pubblicato da The Hill indica che il 54% degli americani vuole un secondo vertice. Inoltre, il 61% ritiene che gli Stati Uniti traggano benefici da un miglioramento dei rapporti con la Russia, con uno schiacciante 67% che ritiene che rapporti migliori con la Russia siano di fondamentale interesse per gli Stati Uniti.

Anche se un sondaggio di ABC News pubblicato dal Washington Post indica una disapprovazione del 50% per il vertice (cosa non sorprendente, visti i resoconti apertamente ostili di quel quotidiano contro Trump e Putin), lo stesso sondaggio indica anche che, mentre il 40% pensa che Trump “si sia spinto troppo in là” nel “suo sostegno a Putin”, il 35% ritiene che il sostegno “era giusto” e il 15% ha detto che Trump “non si è spinto abbastanza in là”, il che significa che l’approvazione per l’azione dei Presidenti prevale con il 50% contro il 40%. Un sondaggio pre-vertice sulle questioni che stanno a cuore degli elettori indica che meno dell’1% ritiene che il Russiagate sia una priorità!

Al contempo, l’indice di gradimento personale di Trump è lievemente salito al 45% in un sondaggio di NBC per il Wall Street Journal, nonostante gli attacchi quotidiani dei media. Per contrasto, gli ultimi sondaggi indicano un indice di gradimento del Congresso di solo il 19%.

L’offensiva contro Trump mira a ridurre il voto repubblicano al Congresso alle prossime elezioni di metà mandato. I democratici sperano di ottenere abbastanza seggi da rendere possibile l’impeachment, mentre i neoconservatori repubblicani sperano che una sconfitta a novembre costringa Trump a tornare al vecchio paradigma di scontro geopolitico con la Russia. Nonostante le tirate dei politici e degli esperti, questi sondaggi indicano che la maggioranza degli elettori che sostennero Trump nel 2016 per la sua opposizione alla politica guerrafondaia dell’establishment è rimasta leale nei suoi confronti e che il suo impegno per la pace potrebbe sconfiggere gli attacchi del Russiagate.

Il movimento di LaRouche dà il benvenuto a Conte alla Casa Bianca

“BENVENUTO PRIME MINISTER CONTE! GO GLASS-STEAGALL!”. Con questo striscione, ben visibile all’ingresso della Casa Bianca, il LaRouchePAC ha dato il benvenuto al Presidente Conte al suo arrivo alla Casa Bianca per l’incontro col Presidente Trump ed anche alla sua partenza dopo la conferenza stampa congiunta. Conte ha notato lo striscione facendo un gesto di saluto ai militanti del LPAC. Altri cartelli dicevano “USA e Italia: dite no al Russiagate” e “aderite alla Nuova Via della Seta”.

La conferenza stampa congiunta ha confermato il rapporto speciale di amicizia tra Conte e Trump, che come ha detto Trump risaleva già al G7 in Canada, quando entrambi si sono pronunciati a favore del dialogo con la Russia. Trump si è congratulato con gli italiani che col loro voto “hanno riaffermato un’antica tradizione di sovranità e diritto” annunciando il “nuovo dialogo strategico tra Italia e Stati Uniti” in Libia (dove gli Stati Uniti attribuiscono un ruolo di leadership all’Italia). Trump ha aggiunto che l’Europa dovrebbe seguire l’esempio dell’Italia, che ha contribuito alla sconfitta del terrorismo e si è sobbarcata finora tutto il peso dell’immigrazione, peso che d’ora in poi dovrà essere condiviso.

Il Presidente americano ha raccomandato “investimenti in Italia. un grande paese con un grande popolo” ricordando a Conte che entrambi sono “outsider” della politica. Conte ha ringraziato il Presidente americano, ricordando a sua volta che “entrambi i nostri sono governi del cambiamento scelti dai cittadini per cambiare lo status quo e apportare un miglioramento alle loro condizioni di vita”. “Tante cose ci uniscono” e prima tra tutte è la politica del dialogo e degli incontri diretti iniziata da Trump a Singapore, e proseguita con il faccia a faccia di due ore con Putin a Helsinki, che “è stato un ottimo incontro, anche se la stampa afferma il contrario” ha ribadito Trump rispondendo ai giornalisti. Alla domanda di una giornalista se sia disposto a incontrare il Presidente iraniano, ha risposto che è disponibile a incontrare chiunque, senza porre condizioni, perché il dialogo diretto è la cosa migliore per risolvere i problemi, ed è un bene “per loro, per noi, per il mondo intero”.

Ricordiamo inoltre che il ripristino della legge Glass-Steagall era tra le promesse elettorali di Trump, ed è nel programma del governo Conte.

Il vertice dei BRICS dà slancio al Nuovo Paradigma

“Voglio il modello cinese. Perché quello che ha fatto la Cina è incredibile. Il modo in cui ha sconfitto la povertà non ha precedenti nella storia”. Sono parole del premier eletto pakistano Imran Khan, che ha annunciato al contempo che migliorerà i rapporti con il rivale storico, l’India. Le implicazioni positive di questo sviluppo per la pace in Asia e nel mondo non vanno sottovalutate.

Le parole del neoministro pakistano palesano il contagio dello spirito della Nuova Via della Seta, spirito condiviso dai Paesi africani e in via di sviluppo che hanno partecipato al decimo vertice dei BRICS a Johannesburg (dal 25 al 28 luglio), dove si è discusso come applicare il “modello cinese” all’Africa nel contesto dell’Iniziativa Belt and Road. Il Presidente cinese Xi ha auspicato che le nazioni africane “facciano un balzo” nel loro sviluppo industriale, mentre il Presidente russo Putin ha offerto la tecnologia nucleare di Mosca per contribuire a questo sforzo.

In realtà sono stati tre i vertici tenutisi a Johannesburg: il vertice dei BRICS vero e proprio (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa); il cosiddetto BRICS Plus (con Indonesia, Turchia e Argentina) e il vertice cosiddetto BRICS Africa Outreach, coi leader africani. L’inclusione di nazioni terze nelle iniziative dei BRICS non è nuova, ma questa volta è risultato chiaro che una piattaforma così allargata sarà la chiave per la futura cooperazione.

“Assistiamo”, ha scritto il 28 luglio Helga Zepp-LaRouche, presidente dello Schiller Institute, “a un nuovo orientamento da parte dei Paesi emergenti e in via di sviluppo ispirato dalla Cina, verso un ordine economico mondiale fondato esclusivamente su principii diversi”.

“Mentre l’Occidente cerca disperatamente di salvare il vecchio paradigma del sistema economico liberista, sempre più nazioni cooperano con le nazioni dei BRICS, la Shanghai Cooperation Organization (SCO) e altri organismi nell’ambito della Nuova Via della Seta e sulla base della cooperazione win-win, dimostrando che il mondo può diventare molto più umano” ha scritto la signora LaRouche.

I tentativi disperati dell’Occidente includono le reazioni ostili al vertice Trump-Putin, che hanno costretto i due leader a rinviare la visita, già annunciata da Trump, del Presidente russo alla Casa Bianca. Tuttavia, più il Deep State diventa isterico, coi suoi media screditati, e più cresce il sostegno della popolazione americana al dialogo con Mosca voluto dal Presidente Trump, preannunciando l’esito delle elezioni di metà mandato in novembre.

“L’Occidente deve scegliere” conclude Helga Zepp-LaRouche: “Accettare le varie offerte della Cina e contribuire a sviluppare l’Africa, l’Asia Sudoccidentale e l’America Latina coi BRICS e altre nazioni (…) o aggrapparsi a un sistema finanziario in bancarotta e senza speranza, orientato alla massimizzazione dei profitti per l’establishment a spese di larga parte della popolazione”.

“Questo significa che vi sarà un crac finanziario peggiore di quello del 2008 e un futuro in cui le nostre culture verranno messe in mostra nei musei dell’Africa e dell’Asia come esempi di società che hanno perso la capacità morale di sopravvivere”.

Trump mette in difficoltà i guerrafondai, ora tocca a Wall Street?

I fautori della geopolitica che fanno capo a Londra, così come i neoconservatori americani, sono stati spiazzati dalla serie di vertici iniziata a Singapore con il Presidente President Donald Trump e Kim Jong-Un, e proseguita a Helsinki con l’importante faccia a faccia di due ore tra Trump e Putin.

I problemi discussi a quegli incontri non sono di facile soluzione, ma la riapertura del dialogo sicuramente allontana il pericolo di una guerra nucleare. E il nuovo paradigma economico e diplomatico avviato dalla Cina con la Nuova Via della Seta consente di porre fine una volta per tutte alla geopolitica ed al pericolo di guerra.

Certo, la geopolitica non può essere sconfitta fino a quando continuerà il liberismo sfrenato che ha caratterizzato la politica economica del mondo occidentale negli ultimi trentanni. Come LaRouche scrisse 15 anni fa “On the Subject of Tariffs and Trade” (sul tema dei dazi e del commercio) l’esempio del trattato NAFTA è sufficiente a illustrare il fatto che il libero commercio ha mandato in rovina gli Stati Uniti, economicamente e socialmente. Non si potrà mettere fine al libero scambio senza adottare la separazione bancaria delle banche di Wall Street col ripristino della legge Glass-Steagall, ed elargendo credito per lo sviluppo ai propri partner commerciali, il che aumenterà il commercio con loro. Senza questo, i dazi da soli non serviranno a niente.

I dazi annunciati dal Presidente Trump contro la Cina sono forse motivati dall’intento di imporre un accordo economico migliore tra America e Cina, ma finora non hanno sortito l’effetto voluto. A causa della speculazione finanziaria dell’impero finanziario che fa capo alla City di Londra, e col rischio di un nuovo crac, i dazi tra le due principali potenze economiche sono futili. La Cina ha ragione su questo.

Non dimentichiamo il primo atto del NAFTA: la svalutazione del peso messicano nel dicembre 1994, la crisi della Tequila del 1995, una linea di credito americana di 52 miliardi di dollari per salvare le banche messicane mettendole sotto il controllo di Wall Street e della City di Londra. Fu l’inizio di un processo di impoverimento, traffico di droga, emigrazione nel Messico e di deindustrializzazione, disoccupazione e disagio sociale in America, la “rovina” a cui si riferisce LaRouche.

Trump dice che imporrà dazi a tutti i prodotti cinesi? Ci sono oltre 5000 miliardi di dollari di titoli tossici e speculativi, a Wall Street e nella City di Londra, che neutralizzeranno i benefici di tali dazi. Finiranno col svalutare lo yuan, poi il dollaro, poi di nuovo lo yuan, e via dicendo. Creeranno inflazione e tagli dei salari in America e minacceranno i grandi progetti dell’Iniziativa Belt and Road cinese. Finiranno col provocare un altro crac finanziario, peggiore di quello del 2007-2008.

Solo le 4 leggi di LaRouche, prima tra tutte la legge Glass-Steagall, che toglie ogni garanzia dello stato agli speculatori, potrà fermare la bolla speculativa e rilanciare l’economia reale e il commercio.

Siria: un esempio positivo di ciò che si può ottenere con la cooperazione tra Russia e Stati Uniti

La situazione in Siria si è avviata più rapidamente verso una soluzione positiva da quando l’Amministrazione di Trump ha deciso l’anno scorso di cooperare con la Russia per sgominare i gruppi terroristici e consentire all’Esercito Siriano di riconquistare le aree da essi occupate, ripristinando la sicurezza, avviando la riconciliazione e la ricostruzione. Questo è stato fatto in modo sistematico nella parte meridionale della Siria, a Dar’a e sul versante siriano delle Alture del Golan, due province che confinano con Giordania e Israele. Alla fine di giugno, Washington ha annunciato ai leader dell’Esercito Siriano Libero (FSA) che non devono più aspettarsi alcun sostegno e ha consigliato loro di risolvere pacificamente le loro differenze con l’esercito di Damasco.

Molte fazioni del FSA hanno avviato un processo di riconciliazione e si sono unite ai combattimenti contro i terroristi dell’ISIS e di Al Nusra in quell’area, che rientra nell’accordo di “de-escalation” raggiunto dai leader militari russi e americani. Ai ribelli e ai terroristi che si sono rifiutati di aderire al processo di riconciliazione è stato offerto un passaggio sicuro fino a Idlib. Nelle ultime due settimane, l’esercito siriano, sostenuto dall’aviazione russa, è arrivato a Quneitra sul Golan e ha cacciato l’ISIS e Al-Nusra da molti centri abitati, costringendoli a rifugiarsi su una striscia sottile al confine israeliano. Senza il sostegno di Israele, essi non riusciranno a resistere a lungo all’avanzata dell’esercito siriano.

Le recenti visite a Mosca (due giorni prima del vertice Trump-Putin ad Helsinki) del Premier israeliano Benjamin Netanyahu e di Ali Akbar Velayeti, consigliere chiave del leader supremo iraniano Ali Khamenei, erano chiaramente collegate alla soluzione del conflitto siriano. Il risultato dei colloqui tra Putin, Israele e Iran da una parte, e poi le sue discussioni con Trump dall’altra, è che la sicurezza di Israele sarà garantita facendo ritirare le forze iraniane e degli Hezbollah libanesi dalla Siria, o quanto meno dalle aree che confinano con Israele. In cambio, Israele dovrà mettere fine al suo sostegno ai gruppi terroristici e ai suoi frequenti attacchi militari contro la Siria. Netanyahu può cantare vittoria per aver costretto le forze iraniane al ritiro, e gli iraniani possono cantare vittoria se le aree controllate dai terroristi a Dar’a e Quneitra verranno liberate dall’esercito siriano.

Le altre due aree in cui è ancora in corso il conflitto sono Idlib nel Nord-Ovest del Paese, lungo il confine con la Turchia, e Al-Hasaka a Nord-Est, tra il confine turco e quello iracheno. Larghe parti di Idlib sono controllate dai terroristi e dai ribelli fino a ieri sostenuti dagli Stati Uniti e dalla Turchia, incluso l’FSA. Idlib è inoltre la destinazione di decine di migliaia di terroristi che hanno rifiutato la riconciliazione in altre parti della Siria e cui è stato consentito un passaggio sicuro fino a lì. Molti di questi gruppi sono impegnati attualmente in feroci lotte intestine. Tutto sta ad indicare che quest’area avrà lo stesso destino del Sud della Siria, dove la Turchia ha dovuto indurre le fazioni che controlla, come Ahrar Al-Sham e l’FSA, a negoziare un accordo col governo siriano, mentre gli altri verranno eliminati. Il consigliere del Ministro siriano per la Riconciliazione, Ahmed Munir, ha dichiarato alla TV RT-Arabic il 19 luglio che molte tribù e villaggi hanno mandato emissari al governo e al Centro Russo per la Riconciliazione all’aeroporto Humeimim di Latakia (foto), per avviare il processo di riconciliazione e consentire allo stato di riprendere il controllo dei centri abitati e di ripristinare i servizi pubblici e la sicurezza.

La battaglia contro i terroristi a Idlib sarà molto più cruenta per via dei larghi numeri concentrati in quell’area e per la mancanza di vie di fuga, che li costringono a una resistenza fino alla morte. Ma l’esercito siriano non ha fretta di avviare questa operazione, prima che la Siria meridionale sia completamente al sicuro.

Quasi tutte le parti in causa cominciano a comprendere che la fine di questa guerra che dura da sette anni è nel loro interesse, e che la cooperazione tra Russia e Stati Uniti contribuirà alla riconciliazione e al ritorno in Siria dei rifugiati.

Debito sovrano: iniziate le grandi manovre per la fine degli acquisti della BCE

A ottobre la BCE ridurrà gli acquisti dei titoli sovrani a venti miliardi al mese, per sospenderli del tutto a fine dicembre. Il nervosismo per come reagirà il governo “populista” italiano alle inevitabili tensioni sui mercati si diffonde, alimentato anche ad arte. In realtà vi sono diversi modi con i quali l’Italia potrebbe difendere il valore del proprio debito sovrano, se non avesse le mani legate dall’essere membro dell’Eurozona.

Pertanto, in Germania crescono i timori che nello scenario peggiore, l’Italia non onorerà i saldi previsto dal sistema Target 2, il cui principale creditore è proprio la Bundesbank. Il Target 2 è in realtà una truffa, perché permette una monetizzazione eseguita con una moneta falsa, l’Euro. Secondo il sistema, la BCE acquista titoli sovrani dalle banche, cui viene accreditato un importo sul loro conto presso la BCE. Dunque, le banche ricevono denaro a tutti gli effetti, che viene peraltro speso ed entra nel circuito dei pagamenti anche se purtroppo raramente nell’economia reale. Ma dopo aver creato questa liquidità, la BCE la addebita alle banche centrali dell’emittente nazionale dei titoli, che potere di emissione non hanno. Nessuna banca centrale del mondo fa questo. È come se la Federal Reserve, che acquista egualmente titoli sul mercato, addebitasse la liquidità emessa per pagarli a qualcun altro!

Con questo gioco delle tre carte, la Bundesbank ha accumulato un credito verso la BCE di quasi mille miliardi di euro, e la Banca d’Italia un debito di 465 miliardi.

Economisti come Thomas Mayer dell’Istituto di Ricerca Flossbach von Storch e Clemens Fuest dell’Istituto IFO sostengono che alla letterale resa dei conti, poiché l’Italia non sarà in grado di pagarli, la Bundesbank rimarrà con un pugno di mosche o nel migliore dei casi con una grossa “sforbiciata” dei crediti del Target 2.

In realtà, se si rendesse necessario saldare i conti del Target 2, la banca debitrice potrebbe sempre farlo rivendendo i titoli acquistati dalla BCE, sicuramente con qualche perdita perché il valore dei titoli sarebbe sceso. Ma nel caso di un’uscita dall’Eurozona o del suo scioglimento, essa potrebbe benissimo cavarsela saldando la differenza con un’emissione monetaria relativamente modesta.

Stiamo comunque parlando di scenari teorici, perché nel caso di uno scioglimento dell’Eurozona verrebbero meno anche i vincoli di “indipendenza” delle banche centrali e quindi si potrebbe ripristinare il ruolo di calmiere svolto dalla Banca d’Italia prima del “divorzio” del 1981, per non parlare dei controlli sulla speculazione come il divieto di vendite allo scoperto, ecc., tutte azioni proibite nel paradiso degli speculatori chiamato UE.

Per il momento, se sono vere le voci raccolte dal Corriere della Sera, il governo italiano starebbe pensando di chiedere aiuto a Pechino, contando di sfruttare le buone relazioni cinesi del Ministro del Tesoro Giovanni Tria. Sarebbe una mossa scaltra e, ancor più, se accanto a un’opzione di acquisto di titoli del Tesoro, si proponesse alla Cina di investirli nel capitale di una futura Banca per gli Investimenti Infrastrutturali che finanzierebbe i progetti funzionali alla Belt and Road già identificati nel Mezzogiorno da Pechino nel 2011 e allora bloccati dall’UE e dalla signora Clinton.

Trump invita Putin a Washington, Xi Jinping visita l’Africa: verso il Nuovo Paradigma

Le proteste dei media contro i presidenti Donald Trump, Vladimir Putin e Xi Jinping, espresse dai fanatici della geopolitica e dai loro accoliti nel mondo della politica e dei media, sono la dimostrazione della loro crescente disperazione di fronte alla dinamica di pace e di sviluppo economico innescata dal’iniziativa cinese della Nuova Via della Seta. Questa iniziativa, da lungo tempo preparata da Lyndon e Helga Zepp-LaRouche, fondatrice dello Schiller Institute, come mezzo per superare i pericoli impliciti nel vecchio paradigma di guerre geopolitiche e frodi finanziarie, assume ora il ruolo di Nuovo Paradigma, i cui fautori si muovono con determinazione e accolgono ogni giorno nuove adesioni, tra le nazioni del mondo. La visita di Xi Jinping in Africa è un esempio di liberazione della potenza insita in questa dinamica.

A questo punto è necessaria una mobilitazione dei cittadini pensanti, che comprendono la posta in gioco, affinché prevalga il Nuovo Paradigma. Negli Stati Uniti prevarrà il tentativo di golpe dell’inquirente speciale Robert Mueller e dei suoi cospiratori avversi a Trump o prevarrà la volontà degli elettori che lo portò alla Casa Bianca, assicurando alla giustizia chi congiura contro gli Stati Uniti, ovvero agli alleati di Obama e tutti i collaboratori americani della Corona britannica e dei suoi enti di intelligence? Oppure: Trump e Putin continueranno a condurre un fruttuoso dialogo, come fa sperare l’annuncio di un secondo vertice a Washington, oppure i seminatori di russofobia avranno la meglio sui due statisti e porranno il mondo nuovamente sulla traiettoria dello scontro nucleare? E ancora: i dazi mal pensati contro la Cina guasteranno i rapporti tra Trump e Xi, oppure il presidente americano abbraccerà completamente l’idea della cooperazione con la Cina e nell’iniziativa della Nuova Via della Seta? Oppure: l’Unione Europea entrerà in una fase aggravata di caos, a causa della politica monetarista imposta da Londra e da Bruxelles, o avranno la meglio i nuovi dirigenti politici desiderosi di cooperare all’interno del Nuovo Paradigma? Le risposte a questi dilemmi non possono essere lasciate al caso, o alla pletora dei politici ora al potere, i quali hanno ripetutamente dimostrato la propria incapacità di pervenire a soluzioni serie di problemi esistenziali: le risposte stanno solo nel tuo aiuto nella costruzione di un movimento di cittadini pensanti, intenti a creare il futuro.

Giovedì, a partire dalle 21, verrà trasmessa sul sito newparadigm.schillerinstitute.com la consueta videoconferenza di Helga Zepp-LaRouche su questi temi.

Tracciate le linee del dopo Helsinki

“Dovrebbe essere ovvio per qualsiasi persona pensante che il miglioramento dei rapporti tra Stati Uniti d’America e Russia – e cioè tra le due nazioni che posseggono il 90% delle armi nucleari del mondo, le quali, se usate, sterminerebbero l’umanità – sia una buona cosa. Perciò, i presidenti Trump e Putin hanno il merito assoluto di aver mostrato col vertice di Helsinki come l’attuale crisi tra i due Paesi possa essere superata con il dialogo e la cooperazione. Tuttavia, l’isteria senza precedenti del liberal establishment negli Stati Uniti e dei principali media su ambo le sponde dell’Atlantico in reazione al vertice mostra chiaramente che questa élite di potere sia disposta ad accettare la distruzione della civiltà piuttosto che convincersi a cooperare con la Russia”.

Questa è la sobria valutazione della presidente dello Schiller Institute Helga Zepp-LaRouche (nella foto) in un articolo datato 21 luglio. L'”isteria” cui si riferisce è quella esibita dai commenti negli Stati Uniti (“scandaloso”, “vergognoso”, “collusione col nemico”, persino “sovversivo”), che riflettono la disperazione del partito della guerra transatlantico. La loro retorica è superata solo dai colleghi britannici.

Trump, tuttavia, non si è lasciato intimidire e il 19 luglio, tre giorni dopo il vertice, ha annunciato che avrebbe invitato Putin a Washington in autunno, scatenando un altro giro di escandescenze dei media e dei difensori del vecchio ordine.

Il Presidente americano ha difeso il progresso fatto nei primi colloqui, compreso quello sull’intenzione di ridurre gli arsenali nucleari e di debellare il terrorismo. Da allora è stato confermato che già si tengono colloqui riservati tra funzionari russi e americani sui trattati START e INF. In aggiunta, vengono scambiate proposte sui mezzi per ridurre le tensioni in Asia Sudoccidentale, compresa quella di un cessate il fuoco a Gaza, e per creare le condizioni affinché i profughi siriani tornino gradualmente a casa, come discusso a Helsinki.

Fatta eccezione per Stati Uniti e Regno Unito, gli sforzi per il miglioramento dei rapporti tra Russia e Stati Uniti hanno suscitato reazioni positive in tutto il mondo. I leader cinesi li hanno definiti “utili alla causa della pace e dello sviluppo mondiali” e alla soluzione delle sfide comuni. Anche il Premier israeliano Netanyahu, che ha avuto diversi contatti con Putin nei mesi scorsi, ha reagito positivamente. Parole di apprezzamento sono venute dal Ministro degli Interni italiano Matteo Salvini e (tiepide) dalla Cancelliera Merkel.

Ma se si giungerà veramente al superamento della mentalità della guerra fredda e alla costruzione di un nuovo e migliore ordine mondiale dipenderà dall’esito dello scontro tra l’establishment americano e Donald Trump. L’aspetto positivo dello scoppio di isteria è che esso ha costretto il “deep state” a scoprire le proprie strutture, solitamente nascoste, aumentandone la vulnerabilità. È in gioco non solo il futuro politico degli Stati Uniti, ma del mondo intero.

Nel summenzionato articolo, Helga Zepp-LaRouche conclude che se Trump riuscirà a imporre la sua politica, allora “v’è una chance, nonostante l’attuale tensione con la Cina sul deficit commerciale americano, di successo per una politica internazionale interamente nuova tra le nazioni del mondo, basata sulla sovranità, sulla non ingerenza negli affari interni, sul dialogo e sul beneficio reciproco. Se prevarranno gli avversari di Trump, saremo probabilmente non lontani dalla terza guerra mondiale. Perciò, è ora che coloro che appoggiano politiche “progressiste”, di “sinistra”, “liberali” e che, dall’elezione di Trump remano assieme a CIA, FBI e MI6 riflettano se i media non li abbiano ‘incoraggiati’ dalla parte sbagliata”.

Resta alto il rischio derivati delle banche europee

Il 19 luglio Mediobanca ha pubblicato il rapporto semestrale sulle banche europee aggiornato a fine giugno 2017, che include le cifre dell’esposizione in derivati, compresi i famigerati “Level 3”, delle ventuno principali banche europee. I dati sono basati su “fair value”, valori di bilancio, ecc. e quindi non necessariamente sui veri valori di mercato, ma stimati per difetto. Tuttavia, essi sono indicativi di uno stato di cose patologico.

Secondo il rapporto, il “fair value” totale dei derivati è diminuito, ma rappresenta ancora il 14,8% degli attivi e tre volte il patrimonio delle banche. Particolarmente critico è il volume dei derivati “Level 3” ancora nei loro forzieri, titoli che dovrebbero essere ascritti a bilancio come perdite in quanto talmente tossici che non trovano acquirenti, e quindi prezzo, sul mercato. Eppure, nel magnifico e progressivo mondo della globalizzazione finanziaria è permesso alle banche di assegnare loro un valore e considerarli come attivi!

La situazione più critica è ancora quella di Deutsche Bank, come abbiamo anticipato la settimana scorsa. Con 22 miliardi di “Level 3”, la quota sul patrimonio era del 31,4% un anno fa, ma se calcolata sull’attuale valore delle quote azionarie, arriva a oltre il 70%.

La zavorra di Deutsche Bank appesantisce i valori per la Germania rilevati da Mediobanca, che tra le ventuno principali banche europee ha incluso DB e Commerzbank. La quota di “Level 3” sul patrimonio risulta la più alta in Europa, con il 28%, seguita dalla Svizzera (Credit Suisse e UBS) con il 20,5% e dalla Francia (BNP Paribas, Crédit Agricole Group, BPCE Group e Société Genérale) col 15,5%. L’Europa settentrionale registra una media del 24,3% mentre l’Italia (Intesa e Unicredit), vituperata per l’elevata quota di sofferenze bancarie, ha solo il 7%.

Il rapporto spiega che nel 2017, a causa del denaro a costo zero e della conseguente caduta dei margini di profitto, le banche hanno potuto aumentare gli introiti solo grazie al trading finanziario, che è salito al 33% delle attività globali.

In chi dovrebbero riporre fiducia gli elettori americani?

Il giorno dopo il vertice tra Trump e Putin la stampa americana non ha lesinato le critiche al Presidente Trump poiché “non si fida” dei vertici della sicurezza e dell’intelligence. Ma per quale motivo dovrebbe fidarsi dell’ex capo della CIA John Brennan e dell’FBI James Comey, da lui rimossi, del mentitore (davanti al Congresso) James Clapper e dell’inquirente speciale Robert Mueller (responsabile degli insabbiamenti sul ruolo saudita nell’11 settembre 2001, quando dirigeva l’FBI)? Costoro sono i responsabili del Russiagate. Mueller, inoltre, ha manovrato il più possibile per sabotare il vertice di Helsinki, con la sua dichiarazione “Ho nelle mie mani i nomi di dodici russi…”

Vediamo qualche precedente di questa sana sfiducia presidenziale nelle spie…

John F. Kennedy si fidò forse di Edgar J. Hoover e di Allan Dulles (direttore della CIA)? Non aggirò forse i suoi consiglieri militari per risolvere la crisi missilistica di Cuba assieme alle fazioni sovietiche contrarie alla guerra mondiale?

Abramo Lincoln non si fidò del suo generale George B. McClellan, che tramava per dissolvere l’Unione.

Infine, alla vigilia del vertice di Helsinki, i neoconservatori non hanno forse attaccato il fu Franklin D. Roosevelt (foto) definendo la sua Conferenza di Yalta “seconda Conferenza di Monaco”?

Stiamo parlando di tre buoni presidenti, di tre presidenti americani coraggiosi.

È presto per dire se Trump sarà considerato un grande presidente americano: certo è che, con tutte le sue apparenti contraddizioni e rudezze, sta svincolando gli Stati Uniti da certe pesanti regole del gioco, reggendo al complesso delle azioni furiose di spioni, teorici e sostenitori della geopolitica, e decisi guerrafondai, per liberare il futuro dallo schema della guerra permanente e aprirlo alla cooperazione economica tra le nazioni.

Alla conferenza congiunta con Putin, i due presidenti hanno definito “amico comune” il presidente cinese Xi Jinping e si sono rivolti al presidente indiano Modi. Come ha dichiarato lo stesso Trump alla conferenza stampa, il dialogo è molto meglio dello scontro.

Sta emergendo quindi il “principio delle quattro potenze” evocato da Lyndon LaRouche. Assieme ad altre, come il Giappone, esse potranno realizzare il Nuovo Paradigma di progresso economico rapido e mutuo, di nuove scoperte di principio nel campo delle scienze fisiche e di relazioni pacifiche.

Alle elezioni di metà mandato gli elettori americani potranno mandare a casa i rappresentanti eletti impegnati a lagnarsi e a ragliare contro la crescita economica, il progresso e la pace.

Il destino della City di Londra è determinante per la Brexit

Se Theresa May riuscirà nel suo intento, il governo britannico negozierà con l’UE un accordo per mantenere la piena integrazione finanziaria e i privilegi della City di Londra. Il libro bianco sul rapporto tra Regno Unito e Unione Europea, dal titolo The Future Relationship between the United Kingdom and the European Union, pubblicato il 12 luglio dal Dipartimento per l’Uscita dall’Unione Europea di Theresa May, ammonisce che, dato il ruolo e le dimensioni della City di Londra, non c’è alternativa a negoziare tale accordo con la Commissione dell’UE. Il libro bianco è molto chiaro, indicando a pag. 32 fino a che punto siano “altamente collegati” i mercati finanziari del Regno Unito e quelli dell’UE:

* “le banche che hanno sede nel Regno Unito sottoscrivono metà del debito e delle azioni emessi da imprese dell’UE”;

* “le banche che hanno sede nel Regno Unito sono la controparte di metà dei derivati over-the-counter sui tassi di interesse scambiati da società e banche europee”;

* “titoli per quasi millequattrocento miliardi di sterline vengono gestiti nel Regno Unito per conto di clienti europei”;

* “il mercato assicurativo londinese, il primo al mondo, ospita le venti principali compagnie di (ri)assicurazione internazionali al mondo”;

* “vi sono più attività bancarie nel Regno Unito che in qualsiasi altro Paese”.

“Questo mercato interconnesso produce benefici per i consumatori e le imprese in tutta Europa. Per esempio, uno studio dimostra che se le nuove regole creassero barriere imponenti la frammentazione dei bilanci delle imprese, l’intera industria bancaria sarebbe costretta a reperire dai ventitré ai trentotto miliardi di sterline di capitale extra. Sono costi che verrebbero scaricati su consumatori e imprese”.

“Questa interconnessione dimostra inoltre gli interessi comuni del Regno Unito e dell’Unione Europea alla stabilità finanziaria. Il Regno Unito ospita tutte le trenta banche sistemicamente importanti ed è l’ente di controllo di quattro di loro. Data questa scala, il Fondo Monetario Internazionale ha descritto la stabilità finanziaria nel Regno Unito come un ‘bene pubblico globale'”.

Lasciando l’UE, il Regno Unito perderebbe il “passaporto” con il quale le imprese che hanno sede nel Regno Unito possono operare nei Paesi dello Spazio Economico Europeo (SEE/EEA, integrante l’Unione Europea e l’Associazione Europea di Libero Scambio, AELS/EFTA) e sarebbe ridotto a uno status di “Paese terzo”. Quindi, per mantenere la piena integrazione, il libro bianco propone nuovi accordi economici e di regolamentazione, che mantengano i benefici economici derivanti dalle norme transfrontaliere sui principali servizi finanziari scambiati tra i Paesi membri dell’UE).

Il libro bianco è stato preceduto da un monito della Banca d’Inghilterra, secondo la quale, rifiutandosi l’UE di negoziare un accordo, 137.000 miliardi di dollari di valore nozionale dei contratti derivati OTC potrebbero finire in un limbo e saltare per aria. L’amministratore delegato dell’International Swaps and Derivatives Association (ISDA), Scott O’Malia, ha sottolineato in una lettera al Financial Times che, se non vi sarà l’accordo, il problema “non sarà la cifra nozionale ma il numero sostanziale di contratti che dovranno essere trasferiti e il numero di controparti che dovranno concordare individualmente il trasferimento in un breve periodo di tempo”. Un’operazione che con grande probabilità non avrà successo.

Il governo May le prende da tutti i lati

È stata una settimana dura per la Premier britannica Theresa May. Quarantotto ore dopo dopo aver annunciato che il governo britannico è unito dietro la sua nuova strategia per la Brexit, si è dimesso David Davis, il suo principale negoziatore. Poche ore dopo si sono dimessi altri quattro Ministri, tra cui quello degli Esteri Boris Johnson, suo principale rivale. Anche se sono stati tutti rapidamente sostituiti (da mediocrità leali), la pubblicazione del libro bianco sulla cosiddetta “Brexit leggera” (che mantenga un’area di libero scambio per i beni) ha scatenato un’altra tempesta politica.

Se Theresa May pensava che la visita del Presidente Trump, la cui presidenza è stata minata direttamente dai servizi di intelligence di Sua Maestà, potesse darle una mano, si sbagliava di grosso. L’intervista concessa da Trump al tabloid britannico The Sun di Rupert Murdoch, poco prima del suo arrivo, ha versato “nitroglicerina” sulla crisi politica britannica, per citare lo stesso tabloid.

Se il Regno Unito “farà un accordo come quello sulla Brexit leggera, avremo a che fare con l’Unione Europea invece del Regno Unito, e questo probabilmente porrà fine all’accordo”, Trump ha dichiarato a the Sun, riferendosi all’accordo di libero scambio che il governo britannico spera di firmare con gli Stati Uniti. Se andrà in porto il piano della May, ha indicato, “direi che ciò probabilmente escluderà un importante rapporto commerciale con gli Stati Uniti”.

Insomma, è chiaro che le proposte della May non piacciono ai sostenitori della Brexit, ma non piacciono neanche agli elettori che vogliono restare nell’UE – e sono ritenute inaccettabili anche da Bruxelles. In un commento sull’Observer, l’ex Commissario dell’UE per il Commercio Peter Mansfield, consigliere di Tony Blair, ha dichiarato che la politica della May combina “il peggio di entrambi i mondi”, sostenendo che se venisse attuata porterebbe a una “umiliazione” della Gran Bretagna da parte dell’UE, quindi sarebbe meglio uscire dall’UE completamente. Un sondaggio dell’Observer registra un sostegno del 40% all’opposizione laburista e e del 36% ai conservatori, scesi di sei punti. Il leader laburista Jeremy Corbyn ha percentuali di gradimento superiori a quelle di Theresa May. Al contempo, il sostegno per il partito euroscettico UKIP è aumentato dal 5% all’8%, man mano che gli elettori conservatori lasciano il Titanic della May.

A conclusione della visita di Trump, il Guardian ha commentato col suo tono cinico: “L’uragano presidenziale si è abbattuto sull’Inghilterra meridionale, sradicando il protocollo, sconvolgendo le istituzioni e lasciando sui politici l’impressione di una frustata… la Gran Bretagna dovrà umilmente accettare il fatto che per Trump si trattava solo di una pausa dopo aver asfaltato la Cancelliera tedesca Angela Merkel al vertice della NATO a Bruxelles e prima di rinnovare il cordiale rapporto col Presidente russo Vladimir Putin a Helsinki”.

Helga LaRouche sul vertice Trump-Putin e il nuovo paradigma

Anche se è stata pesante la reazione al vertice dei due presidenti, coloro che l’hanno criticato stanno soltanto perdendo tempo, superati dalla dinamica di consolidamento del Nuovo Paradigma. L’offensiva diplomatica del Presidente americano sta infatti facendo convergere le nazioni in rappresentanza della maggioranza della popolazione mondiale, intorno ad un accordo su una nuova architettura strategica che sancisce la fine dell’ordine internazionale iniziato con la guerra fredda. Il vecchio ordine sta cedendo a vista d’occhio, non reggendo al peso della massa insostenibile del debito, delle preoccupazioni per la guerra diffuse tra i popoli e della mancanza di idee dei loro rappresentanti politici.

Fu proprio Lyndon LaRouche a presentare i principii atti a disegnare un’uscita di sicurezza dal collasso del sistema del vecchio ordine: l’alleanza tra le quattro potenze (Stati Uniti, Russia, Cina e India) e l’introduzione della politica della Nuova Bretton Woods. Il punto di partenza furono le idee di Franklin D. Roosevelt e l’adozione degli approcci dei migliori scienziati, filosofi, musicisti, poeti e artisti che la storia ci trasmette: il metodo di LaRouche ha consentito di dare forma al Nuovo Paradigma, che è reso esplicito dai progressi della Nuova Via della Seta proposta dalla Cina.

È opportuno che ricordiate che i calunniatori di LaRouche sono gli stessi, Robert Mueller compreso, che stanno cercando di sabotare gli sforzi di Trump di liberare gli Stati Uniti dalla presa della geopolitica imperiale britannica, che dettò l’agenda ai suoi predecessori, i Bush e Obama.

Giovedì alle ore 18, sul sito newparadigm.schillerinistute.com, la moglie di Lyndon LaRouche (nella foto al Senato con Lyndon LaRouche e l’allora presidente della Commissione Finanze Treu) terrà la consueta videoconferenza dando un aggiornamento su questa battaglia storica e discuterà delle condizioni necessarie affinché il Nuovo Paradigma trionfi.

Il governo Conte conferma indirizzo a favore del credito e degli investimenti

La scorsa settimana, in due diverse occasioni, il governo Conte ha annunciato le linee guida di una politica di crescita e per la protezione del credito. Il 5 luglio, il Sottosegretario al Tesoro (Economia) Massimo Garavaglia ha confermato la preferenza del governo per un regime di separazione bancaria (Glass-Steagall) rispondendo all’interrogazione di un membro della Commissione sulle Finanze della Camera dei Deputati.

Garavaglia ha spiegato che il Governo sta esplorando la possibilità di sospendere la riforma delle banche di credito cooperativo (BCC) varata dal precedente governo, per impedire che, tramite le fusione e concentrazione in holding di grandi dimensioni, esse passino sotto la giurisdizione dell’EU e della BCE, con tutti gli annessi e connessi (a partire dalla speculazione finanziaria e dalla procedura del bail-in).

Garavaglia ha posto questa iniziativa nel quadro di “quanto affermato dal Presidente del Consiglio dei Ministri in sede di replica prima del voto di fiducia alla Camera dei Deputati, circa l’opportunità di distinguere, soprattutto a livello territoriale, fra banche di credito, e banche di investimento e quindi la necessità di definire una chiara differenziazione sul piano della disciplina normativa”.

“Ciò si può conseguire lavorando su una revisione della riforma in atto, soprattutto per recuperare la tradizionale funzione del credito cooperativo nel rispetto del primario obiettivo di supportare in modo adeguato il tessuto produttivo delle piccole e medie imprese sul territorio”.

“Sono in atto, quindi, una riflessione e i necessari approfondimenti tecnici per porre in essere le opportune iniziative al fine di dare attuazione a quanto preannunciato dal Presidente del Consiglio dei Ministri”. In tema di separazione bancaria vanno segnalate tre disegni di legge già presentati, due alla Camera (FdI e LeU) e uno al Senato (FdI), già assegnati alle rispettive commissioni.

Il 10 luglio il Ministro per gli Affari Europei Paolo Savona (nella foto) ha spiegato bene l’indirizzo di politica economica del governo parlando di fronte alle commissioni riunite competenti. L’Italia perseguirà un aumento della spesa per investimenti, che richiederà uno scostamento almeno temporaneo dalla linea di riduzione del deficit. Savona riferiva sul contenuto della prima riunione del Comitato Interministeriale per gli Affari Europei, la task force che gli conferisce di fatto la leadership dei negoziati con Bruxelles, a dispetto del veto che gli ha impedito di diventare Ministro dell’Economia.

Savona ha criticato le attuali proposte dell’UE che considerano la stabilità “presupposto della crescita del reddito e dell’occupazione e non il risultato di un’azione congiunta su questi due obiettivi. L’orientamento generale è che la crescita vada affidata alle ‘riforme’ da condurre a livello nazionale, in sostanza alla politica dell’offerta, senza venire accompagnate dagli interventi indispensabili sulla domanda aggregata”.

In realtà, per raggiungere la vera stabilità, ha spiegato Savona, “lo strumento suggerito dalla teoria e storicamente affermatosi è quello degli investimenti che, contrariamente alle spese correnti, hanno la caratteristica dell’una tantum e della facile revocabilità di fronte ad accensioni inflazionistiche da domanda”. Questa verità è stata riconosciuta dalla stessa UE nell’Accordo di Lisbona del 2000 e persino nel cosiddetto Piano Juncker per le infrastrutture.

Il programma della coalizione M5S-Lega contiene voci di spesa consistenti, ha ammesso Savona, ma il governo “non mostra fretta di procedere dal lato della spesa corrente prima che gli investimenti manifestino gli effetti attesi. Il problema non è quindi se attuare o meno le promesse, ma quali siano i modi – e tra questi, i tempi – in cui verranno attuati.

“È pur vero che, al di là di un effetto positivo d’annuncio, una spesa per investimenti manifesta in pieno i suoi effetti sul PIL entro un lasso di tempo, riflettendosi in un maggiore deficit di bilancio pubblico. Molto dipende dalla dimensione del moltiplicatore nei settori in cui si vogliono indirizzare gli investimenti per rimuovere le strozzature allo sviluppo”.

Savona ha anche proposto che, per difendere il valore del debito sovrano dagli inevitabili assalti speculativi, la BCE diventi a tutti gli effetti prestatore di ultima istanza. Rispondendo alle domande dei parlamentari, ha poi auspicato che l’Italia sia pronta ad affrontare un “Cigno nero” nel caso qualcuno nell’UE decida di disfare l’Euro.

Quest’ultima dichiarazione è stata rilanciata dai media fuori contesto, provocando le solite tensioni sui mercati.

Vertice Trump-Putin: il nuovo paradigma in azione

Lo storico vertice tra Donald Trump e Vladimir Putin tenutosi a Helsinki il 16 luglio segna l’inizio di una nuova fase storica. Esso è il prodotto di una lunga e difficile battaglia che si svolge da ben prima dell’insediamento dei due leader alla testa dei rispettivi paesi, e che ha visto Lyndon LaRouche svolgere un ruolo non secondario lungo il corso degli ultimi cinquantanni. Si va verso la creazione di un allineamento degli interessi tra le grandi nazioni e le grandi culture del mondo per realizzare un nuovo ordine economico libero dalla geopolitica e arrecante lo sviluppo di tutti i popoli e di tutte le nazioni. Esso è pertanto il riflesso del “nuovo paradigma” che sta avanzando in tutto il mondo ed è ormai inarrestabile.

I due leader hanno incontrato la stampa dopo due ore e mezzo di colloqui privati e una colazione di lavoro con i collaboratori. Hanno entrambi stigmatizzato la “stupidità” e la “pericolosità” dell’aver permesso che le relazioni bilaterali tra le due potenze nucleari continuassero a deteriorare e hanno sottolineato che la soluzione al pericolo di guerra, al radicalismo e al terrorismo, ai conflitti regionali e alle minacce di cybersecurity può essere trovata solo col dialogo e con la cooperazione. Pur riconoscendo entrambi i punti di disaccordo, come l’Iran e l’Ucraina, essi hanno affermato l’impegno a cooperare sugli interessi comuni.

Nel suo discorso introduttivo, Putin ha notato che “le attuali tensioni e l’atmosfera tesa non hanno essenzialmente alcuna solida ragione di essere. La Guerra Fredda è roba del passato. L’era di acuto scontro ideologico dei due paesi appartiene al passato remoto”. Egli ha proposto di istituire tre gruppi di esperti che lavorio alle soluzioni dei temi fondamentali, uno sulle questioni cibernetiche (per stabilire la verità sulle accuse di interferenza russa nelle elezioni), uno composto da leader industriali per la cooperazione economica e il terzo composto da esperti politici e militari che esplorino le vie per migliorare i rapporti bilaterali. Nelle sue frasi introduttive, Trump si è detto determinato a “continuare la fiera tradizione della coraggiosa diplomazia americana. Fin dai primi giorni della nostra repubblica, i leader americani compresero che la diplomazia e l’impegno sono preferibili al conflitto e all’ostilità.” Trump ha affermato che i rapporti tra le due azioni “non sono mai stati peggiori di oggi. Tuttavia, ciò è cambiato circa quattro ore fa”, aggiungendo: “Preferisco correre un rischio politico nel perseguimento della pace che rischiare la pace nel perseguimento della politica”.

Tra i temi internazionali discussi ci sono stati l’Iran, l’Ucraina e il progresso compiuto nella penisola coreana. Sulla Siria i due leader hanno notato con soddisfazione la sconfitta dell’Isis, sottolineando l’importanza degli aiuti umanitari e del creare le condizioni per il ritorno dei profughi.

Su tutti questi temi, Trump e Putin hanno concordato che i rispettivi Consigli per la Sicurezza Nazionale terranno riunioni regolari per lavorarci sopra. Trump ha anche menzionato alla stampa, prima del vertice, che i due leader cooperano con “il nostro amico comune il Presidente Xi”.

Rispondendo alla domanda provocatoria di un giornalista di AP sul Russiagate e sull’incriminazione da parte di Mueller di 12 funzionari russi, Putin ha ricordato “anche io sono stato un funzionario di intelligence e so bene come funzionano i dossier. La Russia è uno stato democratico e spero che lei non neghi questo diritto agli Stati Uniti. Se lei ritiene che gli Stati Uniti siano uno stato democratico, in questo caso la questione va risolta in un tribunale e non dalle forze dell ‘ordine. Per esempio la società Concord è stata accusata di interferenza, ma non rappresenta lo stato russo, e ho portato altri esempi prima. Ci sono molti individui negli Stati Uniti, ad esempio George Soros, che sono multimilionari. Ma la sua posizione non è quella degli Stati Uniti. Quanto alle ultime accuse contro funzionari di intelligence russi, abbiamo un trattato tra i governi, mandateci la richiesta, la analizzeremo e manderemo una risposta formale, possiamo estendere questa cooperazione ma deve essere reciproca, gli Stati Uniti devono concederci accesso per le persone di interesse per noi”.

Tutti i cittadini del mondo che amano la pace hanno accolto con sollievo il risultato del vertice. Non si può dire lo stesso per le forze che tentano ancora di salvare il mondo unipolare basato sul sistema finanziario transatlantico destinato al collasso. Dato il quasi completo regime di disinformazione e di isteria dei media, suggeriamo ai lettori di seguire il video della conferenza stampa ignorando i resoconti. (foto ufficiale della Casa Bianca, Shealah Craighead)

Istituto austriaco propone la Via della Seta Europea dall’Atlantico agli Urali

Il governo austriaco, che ha assunto dal 1 luglio la presidenza di turno dell’UE, ha già indicato l’intenzione di indire un vertice speciale UE-Africa entro la fine dell’anno e di operare per allentare le sanzioni imposte contro la Russia. Vienna potrebbe anche promuovere un importante progetto infrastrutturale, se adottasse la proposta di una Via della Seta Europea pubblicata il 2 luglio dall’Istituto di Vienna per gli Studi Economici Internazionali (WIIW). Stando agli autori, il progetto potrebbe creare fino a 7 milioni di nuovi posti di lavoro per la costruzione di infrastrutture quali ponti, ferrovie, autostrade e porti fluviali e marittimi.

Lo studio si concentra su due rotte principali che collegheranno l’Europa Occidentale e quella Orientale. L’asse principale va da Lione a Mosca e potrebbe estendersi verso Sud-Ovest fino a Barcellona e Lisbona e verso Est a Oral, passando per Niznij Novgorod e Samara. La seconda rotta va da Milano al porto rumeno di Costanza sul Mar Nero, passando per Zurigo, per le regioni altamente industrializzate del Sud della Germania, lungo la valle del Danubio fino a Vienna, Budapest e Bucarest. Attraverso il Mar Nero potrebbe arrivare ai porti russi di Novorossijsk e Volgograd, così come ai porti georgiani di Poti, Tblisi e Baku sul Mar Caspio.

Nell’illustrare lo studio di cinquanta pagine, il membro del consiglio del WIIW Dionys Lehner ha dichiarato che se l’Europa ha trovato ingenti fondi per stabilizzare il sistema bancario in crisi dal 2008, non dovrebbe negare fondi per il finanziamento di progetti infrastrutturali di questa importanza. In particolare, i vantaggi derivanti da tale programma potrebbero portare a oltre 300 milioni di euro di nuove esportazioni verso la Russia per l’economia austriaca.

È interessante il fatto che il rapporto del WIIW sottolinea il ruolo del settore pubblico nello sviluppo delle infrastrutture, come dimostra la storia dei Paesi industrializzati in Europa nella seconda metà del XIX secolo. Questo principio, nota l’istituto viennese, è particolarmente importante per i Balcani, che sono entrati nell’era industriale molto in ritardo rispetto agli altri Paesi europei e sono quindi indietro nella costruzione di mezzi di trasporto efficienti.

Il Ministero dei Trasporti austriaco ha risposto prontamente all’iniziativa del WIIW. Due giorni dopo la conferenza stampa di quest’ultimo, il ministro dei Trasporti Norbert Hofer (nella foto) ha dichiarato che la Nuova Via della Seta sarà di grande beneficio per tutta l’Europa. Hofer ha proposto di “pensare in grande”, non limitandosi all’Europa centrale, ma dedicandosi al potenziale di tutta la sfera economica europea. “Quando ho visitato la Cina in aprile, ho firmato una dichiarazione vincolante sulla Via della Seta. Con questo, siamo di nuovo i primi a muoverci a livello europeo”, ha aggiunto.

I britannici temono che Trump e Putin raggiungano la pace, Mueller spicca un finto mandato di incriminazione

Pubblichiamo una dichiarazione del LaRouchePAC del 13 luglio:

Temendo disperatamente un possibile accordo tra il Presidente Trump e il Presidente Putin, che potrebbe portare ad una pace duratura, nelle ultime 24 ore i britannici, l’inquirente speciale Robert Mueller (nella foto con Bush) e le forze del Deep State nella comunità di intelligence e nei media americani hanno inscenato una tripletta di operazioni e informazioni di guerra per sabotare il vertice di lunedì tra i due Presidenti.

Negli Stati Uniti agenti dell’FBI sotto inchiesta e Peter Strzok hanno parlato ad un’audizione al Congresso giovedì sostenendo che i repubblicani nella Commissione Giustizia e di Supervisione del Governo fanno “il lavoro per Putin” continuando ad esaminare le origini britanniche e nel Partito Democratico di Obama dello scandalo Russiagate. L’accusa di Strzok, ovviamente concordata coi democratici al Congresso, è stata accolta da urla giacobine di approvazione dai media dominanti. Strzok era il principale agente dell’FBI sia nell’inchiesta sulle email di Hillary Clinton che nell’inchiesta sul Russiagate. L’ispettore generale indipendente del Dipartimento di Giustizia ha rilevato che la priorità data da Strzok all’inchiesta sul Russiagate piuttosto che a quella sulle email della Clinton era di parte, fatto che è stato convenientemente omesso giovedì al Congresso. Strzok e la sua amante, Lisa Page, ex avvocatessa del vicedirettore dell’FBI Andrew McCabe, si scambiavano quotidianamente SMS su come fermare l’elezione di Trump, denigrando i sostenitori di Trump e dichiarandosi salvatori della nazione dall’attuale Presidente.

Meno di 24 ore dopo, Robert Mueller ha incriminato 12 membri del servizio segreto militare russo GRU accusandoli di attacchi hacker contro il DNC, John Podesta, e varie altre entità del Partito Democratico, per interferire con l’elezione di Hillary Clinton nel 2016. Le presunte attività cibernetiche della Russia sono ovviamente la base di tutta la caccia alle streghe di Mueller contro il Presidente Trump. Il leader democratico Chuck Schumer ha chiesto immediatamente che Trump annulli il suo incontro con Putin per via di queste incriminazioni.

Sentito oggi, dopo aver esaminato le incriminazioni di Mueller, l’ex direttore tecnico della NSA William Binney ha dichiarato che il documento è una “fabbricazione”. “Le uniche inchieste forensi sui dati del presunto attacco hacker contro il DNC sono inchieste indipendenti approvato da un gruppo dei Veterans Intelligence Professionals for Sanity,” ha detto Binney. L’FBI non si è mai preso la briga di esaminare i computer del DNC, e basa le sue prove sul DNC e l’appaltatore del Consiglio Atlantico Crowd Strike. “La nostra analisi dimostra che il trasferimento di informazioni è stato fatto con una chiavetta USB, non via internet. La nostra analisi forense dimostra che la sezione Vault 7 Cyber della CIA ha creato ad arte le false attribuzioni e perfino i segnali in cirillico. L’ex direttore della CIA John Brennan ha un’ossessione geopolitica con il Russiagate e nonostante il nostro lavoro di analisti forensi indipendenti (o forse proprio per questo) non siamo mai stati contattati da Robert Mueller o nessun membro della Commissione di inchiesta del Congresso.”

Dato che membri del GRU non si presenteranno in un tribunale americano, le incriminazioni di Mueller non dovranno essere dimostrate in aula, e servono solo a creare il clamore della stampa contro il vertice tra Trump e Putin. Resta il fatto che le email del DNC e di John Podesta rivelano una verità sconvolgente: Hillary Clinton e il DNC hanno cercato di truccare le elezioni contro il principale antagonista della Clinton alle primarie, Bernie Sanders. La vera interferenza è la loro.

Il terzo elemento di questo assalto coordinato contro una prospettiva di pace è stato la scoperta di una bottiglia di cosiddetto gas nervino Novichok presumibilmente usato per avvelenare l’ex spia britannica Sergej Skripal e sua figlia Julia. La bottiglia è stata scoperta a casa di Charlie Rowley e Dawn Sturgess ad Amesbury, in Inghilterra. I britannici hanno lanciato la campagna sulla presunta responsabilità di Putin nell’avvelenamento di Skripal il 4 marzo 2018, esigendo sanzioni contro Putin e la Russia. Quando le accuse non sono state provate e sono state anzi smentite dal laboratorio britannico di armi biochimiche a Porton Down, sono apparsi Rowley e Sturgess come nuove vittime del gas nervino. La stampa britannica sostiene nuovamente che la bottiglia di gas nervino proviene dalla Russia.

Si tratta di un tentativo disperato di impedire il vertice tra Trump e Putin, basato su accuse non fondate e non dimostrate.

Il governo Conte ribadisce l’impegno per la separazione bancaria

Rispondendo il 5 luglio ad una interrogazione parlamentare sulla riforma delle banche di credito cooperativo, Massimo Garavaglia, sottosegretario al Ministero dell’Economia (nella foto con Conte e Giorgetti), ha ricordato l’impegno del governo Conte per la separazione bancaria:

“Ciò premesso ed in riferimento al quesito posto dagli onorevoli interroganti si richiama quanto affermato dal Presidente del Consiglio dei ministri in sede di replica prima del voto di fiducia alla Camera dei deputati, circa l’opportunità di distinguere, soprattutto a livello territoriale, fra banche di credito, e banche di investimento e quindi la necessità di definire una chiara Giovedì 5 luglio 2018 — 55 — Commissione VI differenziazione sul piano della disciplina normativa.

Ciò si può conseguire lavorando su una revisione della riforma in atto, soprattutto per recuperare la tradizionale funzione del credito cooperativo nel rispetto del primario obiettivo di supportare in modo adeguato il tessuto produttivo delle piccole e medie imprese sul territorio.

Sono in atto, quindi, una riflessione e i necessari approfondimenti tecnici per porre in essere le opportune iniziative al fine di dare attuazione a quanto preannunciato dal Presidente del Consiglio dei Ministri.”

Ricordiamo che il ripristino della legge Glass-Steagall e la netta separazione tra banche commerciali e banche d’affari (speculative), per cui MoviSol e il movimento di LaRouche si battono da dieci anni, è nel contratto di governo firmato da Lega e Cinque Stelle.

Perché la Cina ha successo in Africa e l’Europa no

Il fallimento evidente dell’approccio dell’UE al problema dell’immigrazione è stato tra i temi affrontati alla conferenza dello Schiller Institute a Bad Soden. La proposta di Helga Zepp-LaRouche che l’Europa si unisca alla Cina nello sviluppo dell’Africa come unica soluzione è stata appoggiata da numerosi relatori. Echeggiando questa discussione, gli stessi cinesi hanno aiutato a capire che cosa sia sbagliato nell’approccio europeo. In un articolo pubblicato su Global Times il 5 luglio, He Wenping dell’Istituto Charhar in Cina e Hisham Abu Bakr Metwally del Dipartimento centrale per la politica di Eximport del Ministero dell’Industria e del Commercio egiziano hanno spiegato perché sia “ora che l’Europa impari dalla Cina a impegnarsi in Africa”. Non a caso, He Wenping ha partecipato come relatrice alla conferenza dello Schiller Institute lo scorso novembre.

L’Europa guarda ai migranti “esclusivamente in una prospettiva di logica umana o empatia, e non come sintomo di un disagio. I Paesi europei devono cambiare il loro modo di pensare e la loro strategia per affrontare il disagio ed eliminare le cause dell’emigrazione”, scrivono.

La politica cinese invece “si è sempre concentrata sullo sviluppo (…) la Cina finanzia le infrastrutture e queste infrastrutture permettono all’Africa di aumentare produzione ed esportazioni, migliorando la qualità della vita e le condizioni di milioni di africani”.

I due autori prendono nota del fatto che almeno l’ultimo Consiglio dell’UE ha promesso l’aumento degli investimenti in Africa per ottenere una “sostanziale trasformazione socio-economica”, e suggeriscono che “l’UE collabori strettamente con la Cina nella Belt and Road per combattere la povertà e promuovere lo sviluppo in Africa”.

È vero che il Consiglio dell’UE ha promesso più aiuti per l’Africa, ma perché funzioni, l’approccio dell’UE deve cambiare radicalmente. Come ha spiegato l’europarlamentare Marco Zanni (foto) alla conferenza dello Schiller Institute, l’UE manda fondi nell’ambito del cosiddetto Piano Juncker per l’Africa che comporta “una piccola somma di denaro fresco e un bel po’ di ingegneria finanziaria con denaro fasullo piazzato in giro dalla Commissione Europea”, senza alcun controllo sull’uso del denaro che spesso finisce per alimentare la corruzione o addirittura per finanziare gruppi radicali. Secondo il modello cinese, invece, i fondi sono strettamente controllati dal governo cinese, “e i risultati e il valore creato con quei soldi sono controllati dal governo con una strategica centrale”.

L’EIR ha ricevuto anche una lettera al direttore da parte del noto autore e divulgatore scientifico Roberto Vacca, che l’Economist si è rifiutato di pubblicare. Nella lettera, Vacca osserva che la soluzione considerata dall’UE, quella di “creare degli hotspot nel Sud della Libia per fermare tutti i migranti e lasciar passare solo coloro ritenuti degni, creerebbe ulteriori ostacoli – non soluzioni”. Egli quindi fornisce due esempi di progetti che varrebbe la pena realizzare: “Una enorme centrale idroelettrica a Inga sul fiume Congo produrrebbe energia pari a quella di 40 grandi centrali nucleari (un valore aggiunto di 150 G$ l’anno). Il canale navigabile Transaqua, 2400 km (…), tornerebbe a riempire il lago Ciad, che sta sparendo, e aprirebbe 600 milioni di ettari all’agricoltura”.

I governi europei di fronte a una crisi esistenziale, non c’è soluzione nel vecchio paradigma

La crisi nell’Unione Europea non è certo dovuta al debito di Grecia, Spagna, Italia o altre nazioni. Da quando è stato approvato il Trattato di Maastricht, nel febbraio 1992, Helga Zepp-LaRouche e MoviSol ripetono che le istituzioni europee hanno errori di fondo, essendo state create per servire gli interessi degli speculatori, della City di Londra e di Wall Street, e non dei cittadini europei.

Dalla Brexit al voto in Italia, gli elettori sono in uno stato di ribellione, rifiutano i partiti tradizionali, così come gli americani hanno eletto Trump, che aveva promesso di mettere fine al liberismo, all’austerità, ai regali per gli speculatori e alle guerre per cambiare i regimi. Trump ha respinto la politica di Obama di scontro con Russia e Cina, e nello stabilire rapporti di cooperazione in vista del vertice con Putin ad Helsinki, ha provocato il panico tra i governi che rischiano di cadere. Le dimissioni di due ministri del governo May in Gran Bretagna sono esemplari di un regime allo sfascio, incapace di pensare al di fuori degli assiomi del vecchio paradigma.

L’alternativa sta nel Nuovo Paradigma e nella cooperazione con Cina e Russia per risolvere i problemi che ci affliggono, dalla crisi economica, al terrorismo, alla crisi dei migranti.

Questi saranno i temi della consueta videoconferenza di Helga Zepp-LaRouche, oggi alle 18 sul sito newparadigm.schillerinistute.com.

Ucraina: il PSPU vince una battaglia importante per la democrazia

Il 4 luglio il Partito Socialista Progressista Ucraino (PSPU), guidato dalla nota economista Natalia Vitrenko (foto), ha vinto l’appello contro il Ministero della Giustizia, che si era rifiutato di registrare il partito secondo le nuove leggi, così impedendogli di presentare candidati alle elezioni e aggiungendosi agli atti di squadrismo e banditismo condotti contro membri e proprietà del partito stesso.

Un video dell’udienza è stato pubblicato alla pagina https://youtu.be/kYy3FyQvUlY. Lo scorso febbraio l’europarlamentare Marco Zanni aveva presentato un’interrogazione a Federica Mogherini, Alto Rappresentante dell’UE per la politica estera, chiedendo se le azioni contro il PSPU non costituiscano una “grave violazione della libertà di pensiero e di espressione politica”. La Mogherini ha risposto il 24 aprile, dicendosi consapevole del caso e del fatto che l’Ucraina deve attenersi alle regole democratiche, incluse quelle sulla registrazione e sulle attività dei partiti politici. Natalia Vitrenko ha citato questa risposta durante il procedimento giudiziario.

Pubblichiamo di seguito la dichiarazione del PSPU sulla vittoria, dal sito vitrenko.org: “Il 14 luglio la Corte d’Appello del Distretto di Kiev ha preso in esame l’appello del Partito Socialista Progressista contro il tribunale di primo grado che aveva respinto la denuncia del PSPU contro il Ministero della Giustizia ucraino.

“Da quando è andato al potere il regime di Euromaidan, è iniziata una lotta brutale contro l’unico partito extraparlamentare di opposizione, il PSPU. È stata sequestrata la sede del partito. Le forze dell’ordine hanno istigato bande neonaziste contro i leader del partito e contro pacifiche manifestazioni di protesta indette dal PSPU. La polizia e l’SBU [il servizio di sicurezza ucraino] si sono rifiutati di indagare su questi attacchi squadristi.

“Parallelamente, il Ministero della Giustizia ucraino si è rifiutato di riconoscere e registrare le delibere di tre congressi del PSPU, che avevano cambiato il programma e la Carta del PSPU in ottemperanza ai requisiti previsti dalle nuove leggi, e anche la nuova composizione del Comitato Centrale del partito. Il Ministero della Giustizia ha così violato il diritto internazionale e la legge ucraina, con la sua discriminazione politica nei confronti del PSPU.

“Il tribunale amministrativo distrettuale di Kiev, di primo grado, ha preso le parti del Ministero della Giustizia e della sua decisione illegittima del 20 marzo 2018. Il PSPU è ricorso in appello, e ora ha vinto, difendendo i suoi diritti e dimostrando che il Ministero della Giustizia era politicamente motivato”.

Il vertice Trump-Putin spaventa a ragione le élite transatlantiche

Il potenziale dell’atteso vertice tra Trump e Putin per far avanzare il “nuovo paradigma” è stato uno dei temi di fondo della conferenza dello Schiller Institute tenutasi il 30 giugno e il 1 luglio nei pressi di Francoforte. Nel dare il via ai lavori, la presidente dell’istituto Helga Zepp-LaRouche ha osservato che chiunque abbia a cuore la pace e lo sviluppo del mondo si augura un miglioramento dei rapporti tra le due potenze nucleari; non così l’establishment neoliberista, i cui rappresentanti descrivono il vertice come uno “sviluppo apocalittico”.

Il panico è particolarmente palpabile negli ambienti della geopolitica britannica. Mentre sostengono che la presidenza Trump rappresenti una minaccia all’Alleanza Nordatlantica e alla sicurezza dell’Occidente in genere, essi temono in realtà la fine di quella truffa chiamata “Rapporto Speciale Anglo-Americano” che per decenni, durante la Guerra Fredda, è stato celebrato come il bastione che proteggeva il “mondo libero” dal comunismo e in seguito è stato la forza trainante di una serie di cambiamenti di regime e di guerre per procura sotto le presidenze di George W. Bush e Barack Obama. In queste guerre, l’intelligence britannico ha spesso presentato “prove” di minacce che richiedevano l’azione militare da parte di forze americane, britanniche e francesi (vedi Iraq, Libia e Siria).

Donald Trump ha ripetutamente dichiarato che gli Stati Uniti non avrebbero più appoggiato quella politica e avrebbe lavorato con Vladimir Putin e con il Presidente cinese Xi per costruire alleanze cooperative. Questo è il principale motivo della caccia alle streghe senza precedenti lanciata contro di lui dalla fazione dell’impero britannico, ovvero il “deep state” negli Stati Uniti. Finalmente, dopo il riuscito vertice con il leader nordcoreano Kim Jong-un a Singapore, Trump ha preso la decisione di incontrare Putin il 16 luglio, dopo aver partecipato al vertice della NATO e compiuto una visita a Londra.

L’annuncio ha scatenato l’ira di Dio. Il Times, per esempio, ha dichiarato l’8 luglio che i leader della NATO temono “un assalto di Trump all’alleanza transatlantica”. Ancora più agitazione traspariva da un editoriale di Simon Tisdall lo stesso giorno sul Guardian, che si chiedeva: “Gli Stati Uniti sono un amico o un nemico?”. Trump, secondo Tisdall, “mette in dubbio lo scopo della NATO” e “tratta i vecchi amici peggio dei nemici”, come dimostrerebbe l’atteggiamento sprezzante nei confronti del Premier britannico May e della Cancelliera tedesca Merkel (ignorando che entrambe sono molto impopolari a casa, e la May è in bilico dopo le dimissioni di due ministri, tra cui l’antirusso Johnson).

Tisdall sostiene anche che Trump probabilmente si esibirà in “altre smodate adulazioni di un leader autocratico che esercita su di lui una presa misteriosa”.

L’ex Ministro della Difesa britannico Sir Malcom Rifkind, invece, teme che “Trump rafforzerà il Cremlino”.

Il 26 maggio, il LaRouchePAC ha pubblicato un promemoria per il Presidente Trump intitolato “È ora di porre fine al rapporto speciale: togli il segreto a tutti i documenti prodotti dai britannici che riguardano la tua campagna elettorale del 2016”. Data la credibilità di cui gode il LPAC presso alcuni personaggi vicini al Presidente, è probabile che in ambienti londinesi scoppi un’isteria incontrollata.

Storica conferenza dello Schiller Institute: Europa e Stati Uniti aderiscano al Nuovo Paradigma

Il momento non poteva essere più propizio per la conferenza dello Schiller Institute che si è tenuta a Bad Soden, in Germania, il 30 giugno e 1 luglio, per favorire il consolidamento del Nuovo Paradigma avviato dalla politica economica e diplomatica dell’Iniziativa Belt and Road (BRI). Negli ultimi mesi ci sono stati cambiamenti monumentali, e sono sempre più le nazioni che intendono andare verso una nuova geometria strategica intorno all’alleanza tra Stati Uniti, Russia e Cina, alleanza che sta emergendo nonostante la massiccia resistenza di ambienti britannici e americani ancora aggrappati alla vecchia geopolitica.

Cina e Russia hanno collaborato col Presidente americano Trump, insieme al Premier giapponese Abe ed al Presidente della Corea del Sud Moon, per rendere possibile il vertice del 12 giugno a Singapore tra Trump e il Presidente nord coreano Kim Jong-un, vertice che ha dimostrato l’efficacia di questa nuova alleanza. Il successo del vertice di Singapore ha gettato le basi per il vertice tra Trump e il Presidente russo Vladimir Putin che si terrà il 16 luglio ad Helsinki. Altri eventi hanno contribuito a questo quadro, inclusa la conferenza della Shanghai Cooperation Organization (SCO) che si è tenuta il 9-10 giugno a Qindao, in Cina, durante la quale la stretta collaborazione tra Putin e il Presidente cinese Xi Jinping ha contribuito alle decisioni prese.

Mentre questi vertici promettono cambiamenti importanti, le istituzioni del vecchio paradigma, ormai al collasso, si muovono per impedire questa nuova dinamica. Il vertice G7 in Canada è stato un fallimento, ed anche il Consiglio Europeo ha dimostrato l’incapacità assoluta dell’Unione Europea di giungere ad una soluzione positiva alla crisi dei migranti o alla crisi economica, con molti paesi membri dell’UE che cominciano a guardare alla cooperazione con la Cina e la Nuova Via della Seta per uscire dalla crisi esistenziale dell’UE.

Questi sviluppi hanno indotto la signora Helga Zepp-LaRouche, fondatrice e presidente dello Schiller Institute internazionale, a stilare un memorandum il 17 giugno dal titolo “La storia viene scritta in Asia: il vertice UE dovrà seguire l’esempio di Singapore”. Il suo memorandum chiede agli stati membri dell’UE di adottare lo spirito del vertice di Singapore, e il processo organizzativo che l’ha creato, per superare i fallimenti che dominano in Europa. L’approccio della signora LaRouche è stato il tema centrale della conferenza dello Schiller Institute a Bad Soden, a cui erano presenti 300 partecipanti provenienti da 35 paesi.

La coincidenza tra gli opposti – il mondo di domani

Helga Zepp-LaRouche ha aperto la conferenza parlando della “Coincidenza tra gli opposti – il mondo di domani.” Sottolineando l’importanza dell’incontro tra Trump e Putin ad Helsinki il 16 luglio, ha espresso la speranza che verrà concordata un’agenda per il Nuovo Paradigma, per porre fine al dogma liberista che ha portato al disastro. I 68 milioni di rifugiati registrati dall’ONU alla fine del 2017 sono solo uno dei risultati sconvolgenti della brutale politica imposta dal mondo transatlantico nell’ultimo periodo. L’unica alternativa è la dinamica della Nuova Via della Seta, ha detto, coerente coi principii fondamentali a cui si ispirano da oltre 40 anni Lyndon LaRouche, lei stessa e lo Schiller Institute, ed ai progetti che hanno promosso.

La Nuova Via della Seta risponde alle esigenze di crescita di tutti, offre la costruzione di una “comunità con un futuro condiviso per tutto il genere umano” e in effetti hanno aderito già 140 nazioni, che rappresentano la maggioranza della popolazione mondiale, che trarrà beneficio da questa politica vincente. Il contributo della Cina, fondato sulla filosofia del Confucianesimo, è coerente con le idee di Friedrich Schiller e con l’opera del Card. Niccolò Cusano, “Coincidentia Oppositorum “. Il filo comune che unisce tutti e tre è l’amore per il genere umano, per un mondo in cui non ha alcun posto la geopolitica.

Superare la geopolitica e il pericolo di una nuova guerra mondiale

Il discorso di apertura è stato seguito dalla prima sessione su “come superare la geopolitica e il pericolo di una nuova guerra mondiale.” Il primo a intervenire è stato Vladimir Morozov, coordinatore del programma del Consiglio Russo per gli Affari Internazionali, un centro studi legato al Ministero degli Esteri russo. Ha parlato del “ruolo della Russia nel nuovo ordine mondiale” che deve essere fondato sulla costruzione di una fiducia reciproca tra le potenze. Tuttavia, ha detto, i cambiamenti necessari nell’ordine globale non avverranno dall’oggi al domani. Sostituire il vecchio mondo unipolare con un mondo multipolare, ha detto Morozov, non è una soluzione, in quanto implica che ci sono molti poli, ciascuno in competizione con l’altro. Il multilateralismo è un approccio migliore, e implica la collaborazione con organismi internazionali quali l’ONU, la SCO, i BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa), l’Unione Economica Euroasiatica e via dicendo per giungere alla denuclearizzazione ed allo sviluppo economico.

Anche se la Russia è intenta a seguire la propria agenda di pace e stabilità, Morozov ritiene che svolgerà un ruolo costruttivo anche nell’ambito della Iniziativa Belt and Road ed interverrà per promuovere la stabilità all’estero. Dopo il vertice tra Trump e Putin e l’avvio di un dialogo politico, questioni come un sistema di sicurezza collettiva in Medio Oriente, la pace in Siria, i progressi nella crisi ucraina, il rispetto degli impegni presi nel Trattato sulla Forze Nucleari a Raggio Intermedio (INF), dovranno essere al centro dei colloqui tra Washington e Mosca. Pur dicendosi cauto sui risultati immediati del vertice, è già un successo che si tenga dopo sei anni di assenza di dialogo.

Il secondo discorso, sulla “globalizzazione al contrario e la sfida della politica estera cinese nella nuova era” è stato pronunciato dal dott. Xu Jian, vice presidente dell’Istituto Cinese per gli Studi Internazionali (CIIS) e direttore del Consiglio Accademico del CIIS. I cambiamenti in corso nel mondo pongono molte sfide, ha detto, come quella di superare le ingiustizie sociali e le diseguaglianze nello sviluppo in tutto il mondo, aggravate dalla globalizzazione e dall’economia di mercato. La Cina è impegnata per la pace e lo sviluppo e il Presidente Xi Jinping lo ha ribadito più volte, ma affronta la sfida di quello che Xu ha definito “le tre trappole pericolose”, la “trappola di Tucidide” definita da Joseph Nye, quella di esercitare troppa forza, la “trappola del momento Kindleberger” riferita a potenze troppo deboli per fornire beni pubblici globali e la “trappola della guerra fredda”, quella delle differenze ideologiche.

Il pubblico ha ascoltato quindi il Senatore americano Richard Black dalla Virginia con una vide presentazione sul “vero interesse degli Stati Uniti.” Il senatore ha denunciato con forza “la guerra non dichiarata degli Stati Uniti contro il popolo siriano” avviata contro un paese che è il centro di gravità della guerra globale al terrorismo. Gli Stati Unti hanno addestrato, armato e finanziato l’emergere del jihadismo, ha accusato, per imporre un cambio di regime in Siria che non è mai stato nell’interesse degli Stati Uniti. Anzi, prima del 2012, la Siria era uno dei paesi più sicuri al mondo.

Oggi il popolo siriano sostiene i suoi leader eletti e l’esercito che ha riconquistato il 90% del territorio nazionale, sottraendolo all’ISIS, ma le forze straniere che sostengono i jihadisti (tra cui Stati Uniti, Regno Unito, Arabia Saudita e Qatar) sperano ancora di arrivare a una spartizione del nord est del paese. Questa operazione di cambio di regime, ha notato il Sen. Black, viene giustificata con l’accusa che il Presidente Assad avrebbe usato armi chimiche contro la propria popolazione, ma questa accusa non è credibile. La politica estera americana in Iraq, Libia, Siria e altrove in Medio Oriente ha prodotto eserciti di terroristi. Black si è chiesto se gli Stati Uniti dispieghino i loro “coraggiosi soldati” come una sorta di “legione straniera in affitto”.

Il Col Ulrich Scholz, ex pilota dell’Aviazione tedesca e pianificatore della NATO, ha parlato quindi di “democrazia, diritti umani e altre ipocrisie”. I politici parlano spesso di “valori” e “diritti umani” per giustificare le loro guerre, ma quello che promuovono in realtà sono gli interessi britannici. Ha ricordato che prima della guerra in Iraq nel 2003 aveva messo in guardia dal fatto che tale guerra sarebbe finita in una “giungla globale”, ed è quello che accadde. Al posto delle strategie di intimidazione che dominano oggi la politica occidentale, ha proposto un equilibrio basato sul rispetto reciproco degli interessi dell’altro, e l’attuazione dei diritti umani, invece di limitarsi a parlarne.

Il Col. Alain Corvez, consulente internazionale ed ex consigliere dei Ministeri della Difesa e dell’Interno in Francia, ha parlato del “rifiuto americano di un mondo multipolare che rende molto penosa la transizione”. Citando l’intervento del Sen. Black, ha ricordato che il Presidente Trump è sotto attacco da parte del Deep State, l’oligarchia che cerca di costringerlo a interventi militari. Questa politica non è nell’interesse della vera Europa, quella che Charles de Gaulle definì “l’Europa delle nazioni” a differenza dell’Unione Europea che è diventata un regime tecnocratico sovrannazionale. La questione decisiva per la Francia, secondo Corvez, è quando denuncerà finalmente l’Arabia Saudita e il Qatar per la loro politica aggressiva in Medio Oriente, contro Siria e Yemen? Anche le sanzioni contro l’Iran decise dall’UE vanno contro i veri interessi dell’Europa.

La prima sessione si è conclusa con una presentazione videoregistrata dagli Stati Uniti di Roger Stone, stratega politico del Partito Repubblicano di Trump, che ha parlato del “Presidente Trump che gli europei non conoscono”. Ha denunciato lo strapotere dei Bush e dei Clinton insieme, e il fatto che gli otto anni di amministrazione Obama hanno alienato gli americani da entrambi i partiti al punto che hanno votato per un “outsider” eleggendolo alla Casa Bianca. Il cosiddetto Russiagate, ha detto Stone, è una cortina fumogena per mascherare gli abusi di potere dei Bush e dei Clinton contro Trump, iniziati già nel maggio 2016, all’epoca in cui la nomina di Trump non era ancora sicura. Stone ha denunciato il ruolo britannico nelle operazioni contro Trump.

L’Iniziativa Belt and Road sta cambiando l’Africa e il Medio Oriente

La seconda sessione della conferenza era dedicata ai cambiamenti resi possibili dalla Iniziativa Belt & Road (BRI), come unica soluzione umana alla crisi dei rifugiati. Ha preso la parola per primo Hussein Askary, coordinatore dello Schiller Institute per il Sud Ovest Asiatico, che ha sottolineato che per risolvere le molte crisi dei rifugiati al mondo occorre creare un ordine economico mondiale più giusto.

Ha quindi preso la parola Wang Hao, Primo Segretario per l’Economia e il Commercio dell’Ambasciata Cinese in Germania. Ha lanciato un appello affinché l’UE aderisca all’Iniziativa Belt & Road, in quanto l’UE è il principale partner commerciale della Cina.

H.E. Yusuf Maitama Tuggar, ambasciatore della Repubblica Federale di Nigeria in Germania, ha chiesto al pubblico di “non guardare attraverso la lente binaria della Cina contrapposta all’Europa, residuo della guerra fredda. Abbiamo bisogno della cooperazione di tutti e tre”. L’Africa deve partecipare a tutte le discussioni sulle infrastrutture, lo sviluppo e la questione dei migranti. Un esempio che ha citato è il progetto per riempire il Lago Ciad. Progetti come questo sono necessari per lo svilupop sostenibile, e vanno finanziati. Mohammed Bila, modellista dell’Osservatorio del Bacino del Lago Ciad, ha spiegato il progetto Transaqua, che è stato approvato al vertice di Abuja da otto capi di stato africani nel marzo 2018. Porterà sviluppo economico e migliorerà la sicurezza per sette paesi, e indirettamente altri cinque. Bila ha spiegato che stimolerà anche il commercio regionale, creando nuove infrastrutture economiche quali porti fluviali, terminal per container, zone agro-industriali e nuove strade.

La lunga storia dei rapporti tra Cina e Africa è stata illustrata da Amzat Boukari-Yabara, storico africano e Segretario Generale della Lega Panafricana Umoja. Le critiche contro la presenza cinese in Africa, frequenti sui media occidentali, non sono dovute ad un vero interesse per il futuro degli africani, ma al declino dell’influsso euro-americano su mercati che pensavano appartenesse a loro per sempre. Boukari-Yabara ha proposto la creazione di una Banca Panafricana per le riparazioni e la ricostruzione.

Abdullatif Elwashali e Aiman Al-Mansor dell’Associazione Yemenita per i Diritti Umani e la Pace INSAN hanno descritto la situazione orrenda nel loro paese, a causa della guerra di aggressione condotta dalla coalizione a guida saudita. Dopo 3 anni di guerra, la nazione è distrutta, ci sono state oltre 36.000 vittime civili, di cui 14.000 morti, e la popolazione soffre per la catastrofe umanitaria, aggravata dal blocco navale. Hanno citato statistiche allarmanti: 1,25 milioni di persone che rischiano di morire di fame ed epidemie, per altri 22 milioni mancano medicinali. 896 scuole sono state distrutte, e il 55% delle strutture mediche non sono in grado di funzionare. Non arrivano gli aiuti umanitari, e la comunità internazionale è riluttante a intervenire. Lo Yemen è in una posizione chiave per il progetto della Nuova Via della Seta, ma la coalizione saudita vuole impedirlo.

Hussein Askary ha presentato a questo punto il nuovo studio che ha preparato sulla ricostruzione dello Yemen, dal titolo Operation Felix. Lo scopo di questa operazione (che prende il nome Felix dal nome latino originale di Arabia felix per la regione dello Yemen) non è solo di ricostruire il paese come era prima della guerra, ma di fornire la “piattaforma economica” per una nazione prospera legata alla BRI.

Il futuro delle nazioni europee

La terza sessione della conferenza, domenica mattina, è stata una discussione ottimistica ed entusiastica sulle riforme e i cambiamenti necessari per le nazioni europee per poter partecipare alla diplomazia e cooperazione “win-win” del Nuovo Paradigma.

Jacques Cheminade, Presidente di Solidarité et Progrès e tre volte candidato presidenziale francese, ha aperto la sessione con una sfida, che l’Europa torni all’idea di contribuire alla “civiltà umana”, che è “cosa ben diversa e opposta all’Unione Europea.” L’Europa si è sottomessa all’Impero della City di Londra e di Wall Street, ha detto, che sta distruggendo le nazioni europee, così come sta distruggendo l’Africa e il Medio Oriente. Cheminade è stato seguito dal dott. Hans Köchler, Docente di Filosofia e Presidente dell’International Progress Organization, che ha parlato della necessità di “ristabilire il diritto internazionale”. Come mai, ha chiesto, in un’era caratterizzata da guerre distruttive, invasioni, cambi di regime dal 2003, le nazioni e i loro leader non sono stati chiamati a risponderne? La norma legale è che quando si viola la legge, ci saranno conseguenze. Ma le norme del diritto internazionale vengono applicate oggi? La risposta è “No.”

Marco Zanni, membro italiano del Parlamento Europeo, ha preso la parola dopo il Dott. Köchler, parlando del fallimento dell’UE nell’affrontare i tanti problemi in molte aree quali banche e finanza, sicurezza e immigrazione. Dal 2010 ad oggi, l’UE non ha ristabilito la crescita economica, anzi, ha creato “squilibri macro-economici e crescenti divisioni” all’interno dell’Unione. Di fronte a questi fallimenti, si è chiesto Zanni, “non dovremmo pensare ad un diverso contesto istituzionale?”. Dato che l’UE dipende da altri in questioni economiche e di sicurezza, Zanni ha proposto un’alternativa basata sul rendere l’Europa “un ponte tra gli Stati Uniti e le potenze nascenti dell’est”, cosa che sarà possibile con l’amministrazione Trump. Ha ripetuto più volte che l’UE dovrebbe guardare al “modello cinese” soprattutto sulla politica creditizia, ed anche nell’affrontare la crisi dei migranti. Il sistema attuale è disfunzionale. Quanto al nuovo governo italiano, il suo obiettivo, ha detto Zanni è “riformare” l’UE e diventare un esempio di come si possa cooperare con la Cina.

Un altro relatore dall’Italia, il Prof. Michele Geraci, doveva parlare nella stessa sessione sull’importanza della cooperazione europea con la Cina per sviluppare l’Africa, ma non ha potuto essere presente essendo stato nominato sottosegretario al Ministero dello Sviluppo Economico. Ha mandato un breve saluto, che è stato letto ai partecipanti.

Le presentazioni si sono concluse con il dott. Armin Azima, dell’Università di Amburgo, che ha duramente criticato la svolta dell’UE verso le energie rinnovabili, proponendo invece che la Germania lavori all’energia di fusione che “aprirà le porte ad un mondo di possibilità oggi impensabili”. Nella discussione seguita alle presentazioni, sono state poste molte domande a Zanni, incluso uno scambio tra Hussein Askary, Zanni e Cheminade, sullo sviluppo triangolare dell’Africa. Askary ha obiettato al modo in cui gli africani vengono dipinti come mendicanti, che chiedono soldi all’Europa. Zanni si è detto d’accordo, dicendo che i paesi africani devono riconquistare la sovranità, adottando il modello cinese del credito dello stato allo sviluppo, invece di dare soldi a imprese private, come fa l’UE attualmente. Cheminade ha detto che il problema è che l’Europa ha adottato la politica monetaria britannica, mentre lo sviluppo cinese non si fonda sul “denaro” ma su una politica creditizia come quella promossa da decenni da Lyndon LaRouche.

In questa intervista ai margini della conferenza l’europarlamentare Marco Zanni, tra i relatori, parla delle iniziative del nuovo governo italiano per lo sviluppo dell’Africa, per risolvere il problema dei migranti, e per la separazione bancaria.

Con la Nuova Via della Seta torna il principio della fratellanza tra i popoli

Alla fine della scorsa settimana, in netto contrasto con la crescente incapacità dei governi europei e della stessa Unione Europea di affrontare e risolvere i problemi della gente, la presidente dello Schiller Institute Helga Zepp-LaRouche, aprendo i lavoro della conferenza internazionale dello Schiller Institute a Bad Soden, ha indicato la via per uscire dal caos: invece di litigare su come affrontare in Europa l’afflusso di migranti, in fuga da terre impoverite e sconvolte dalle guerre dell’Africa e dell’Asia Sudoccidentale, dovremmo unirci agli sforzi per la costruzione della Nuova Via della Seta, in modo da riavviare l’economia delle nazioni e ridare speranza ai nostri popoli. “Dovremmo ricordare”, ha affermato la signora LaRouche, “che ognuno di quegli individui è una persona a pari di ognuno di noi, qui presenti in questa sala. Non si tratta di numeri, ma di persone come i vostri vicini, i vostri amici e i membri della vostra famiglia”.

È lo Spirito della Nuova Via della Seta ad aver creato nella penisola coreana un potenziale di pace e sviluppo, gettando le basi per lo storico accordo tra il Presidente Trump e il leader nord coreano Kim, e dimostrando che la crisi coreana, che pareva irrisolvibile, può essere risolta proprio rinunciando alla politica delle guerre permanenti e del “cambio di regime” tanto care alle Amministrazioni di Bush e Obama e ai loro controllori britannici e aprendo alla cooperazione con le potenze regionali per lo sviluppo, che echeggia l’accordo tra le “quattro potenze” invocato da Lyndon LaRouche.

Oggi Trump ha chiamato il nuovo Presidente messicano Andrés Manuel López Obrador (AMLO) e, stando a quest’ultimo, ha discusso di “un accordo universale su progetti di sviluppo che possano creare occupazione in Messico e, così facendo, ridurre le migrazioni e aumentare la sicurezza”.

In vista del vertice con il Presidente russo Putin, Trump ha mostrato apertura sulla soluzione potenziale di una crisi ritenuta ancor più “irrisolvibile”, quella in Medio Oriente, laddove per un secolo i britannici hanno tenuto caldo il “focolaio di guerra” tra Est e Ovest del mondo. Un tema del vertice di Helsinki sarà proprio la guerra in Siria, dalla quale Trump ha annunciato il ritiro delle truppe. Le forze curde alimentate e dirette da Washington contro l’ISIS e al-Nusra stanno ora negoziando con il governo di Assad per riportare le regioni, ora sotto il loro controllo, sotto quello del legittimo governo siriano.

Oltre a ciò, si sa che il Premier israeliano Bibi Netanyahu sarà a Mosca l’11 luglio, due giorni prima della visita del Presidente palestinese Mahmoud Abbas nelle stessa capitale. Dopo aver parlato con entrambi, Putin si recherà a Helsinki il 16 luglio. Molti sostengono che al vertice verrà discussa un’ampia strategia per il Medio Oriente e l’Asia Sudoccidentale. Sia vero o no, Trump riconosce che Putin è stato considerato finora come l’unico “attore onesto” da parte di tutti gli altri: parliamo dell’Arabia Saudita, dell’Iran e dell’Iraq, della Giordania e della Siria, di Israele e della Palestina, dell’Egitto, ecc. La Cina, tramite la sua iniziativa della Nuova Via della Seta è già operativa, lavorando alle prime fasi della necessaria ricostruzione e del successivo sviluppo, sia nel mondo arabo sia nell’Africa sud sahariana.

La conferenza dello Schiller Institute sull’urgenza del Nuovo Paradigma nei rapporti internazionali, dal titolo “Un ordine mondiale di pace fondato sullo sviluppo di tutte le nazioni”, ha dimostrato al mondo la possibilità, la necessità e l’assoluta praticabilità di tale cooperazione tra nazioni sovrane; lo ha fatto con ciò che potremmo chiamare lo “Spirito dello Schiller Institute”. Molti dei presenti hanno infatti riconosciuto che lo Schiller ha compiuto quel che nessun’altra istituzione è stata finora capace di fare: unire rappresentanti politici e personalità di spicco dall’Eurasia, dall’Africa e dagli Stati Uniti (inclusi ambienti vicini a Trump stesso) per dibattere e deliberare sui mezzi da adottare per attuare il Nuovo Paradigma e porre fine alla crisi economica ed al rischio di guerre ora patite dalle nazioni della regione transatlantica.

Nei prossimi giorni verranno rese pubbliche le registrazioni di questa storica conferenza, anche su DVD. Le trascrizioni compariranno sulla rivista americana Executive Intelligence Review. A questo punto, non vi sono più scuse per continuare nell’indolenza e nel pessimismo. È il momento di celebrare la creatività dell’Uomo, come Schiller e Beethoven espressero magnificamente nell’Inno alla gioia”: «Tutti gli uomini saranno fratelli, là dove si posa la tua dolce ala».

(Nella foto Helga e Lyndon LaRouche insieme a Hussein Askary, dello Schiller svedese, alla conferenza di Bad Soden, mostrano un depliant illustrativo di una scuola yemenita sul concetto di sviluppo economico secondo la metrica dell’economista LaRouche).

Conferenza dello Schiller guida l’Europa verso il Nuovo Paradigma

La conferenza di due giorni tenuta dallo Schiller Institute a Bad Soden, in Germania, il 30 giugno e 1 luglio ha riunito leader da tutto il mondo in un intenso dibattito su come portare l’Europa, disunita e disfunzionale, nel Nuovo Paradigma di sviluppo e cooperazione che si sta affermando nel resto del mondo. Helga Zepp-LaRouche ha presentato la sua proposta, scritta il 17 giugno, in vista del Consiglio Europeo, in cui spiega come il “modello di Singapore” possa mettere insieme nazioni fino ad allora antagonistiche per risolvere problemi che sembrano irrisolvibili, ma che possono essere risolti adottando lo spirito della Nuova Via della Seta, tra i quali anche il problema dei rifugiati. L’Unione Europea, due giorni prima della conferenza, non ha seguito il suo consiglio.

Eppure gli oltre 300 partecipanti alla conferenza dello Schiller hanno ascoltato relatori da Russia, Cina, Stati Uniti, Nigeria, Yemen, Italia e gli altri paesi europei, tutti convinti che si possa lavorare insieme per uscire dalla crisi. Nel suo discorso di apertura, la signora LaRouche ha sottolineato l’importanza del vertice tra Trump e Putin come un altro evento potenzialmente determinante, che è il risultato degli sforzi associati alla Nuova Via della Seta.

La signora LaRouche ne parlerà giovedì, nella consueta videoconferenza sul sito newparadigm.schillerinistute.com.

Per approfondire

Conferenza a New York: “garantire la pace con lo sviluppo economico”

Lo Schiller Institute ha tenuto una conferenza su questo tema il 9 giugno a New York City. Gli interventi si sono concentrati sulla necessità della cooperazione economica internazionale, in particolare tra le “quattro potenze” (Stati Uniti, Russia, Cina e India) come base per una nuova architettura di sicurezza che garantisca la pace.

La presidentessa dello Schiller Institute Helga Zepp-LaRouche ha svolto la relazione di apertura, mostrando come lo “spirito della Nuova Via della Seta” sia diventato contagioso. Ella è stata seguita da Xu Wenhong, vice segretario generale degli Studi sulla Belt and Road presso l’Accademia Cinese delle Scienze Sociali, che ha sintetizzato i principii alla base dell’iniziativa One Belt One Road. Xu ha esordito congratulandosi con la signora LaRouche, che segue dal 2007, per il suo “lavoro pionieristico” nel promuovere il concetto del Ponte Terrestre di sviluppo.

In rappresentanza della Russia è intervenuto Dmitrij Polyanskij, primo Vice Rappresentante Permanente alle Nazioni Unite, che dopo aver auspicato un miglioramento dei rapporti russoamericani, oggi a un punto deplorevolmente basso, ha mostrato come l’Unione Economica Eurasiatica si stia integrando con l’Iniziativa Belt and Road.

Nella seduta pomeridiana, il coordinatore nord-orientale dello Schiller Institute Dennis Speed ha presentato il “Metodo di LaRouche come germe di una nuova cultura”. Egli è stato seguito da James George Jatras, un ex diplomatico e consigliere della leadership repubblicana nel Senato americano, che ha sottolineato l’urgenza di un vertice tra Trump e Putin per porre finalmente fine alla russofobia. Recentemente, Jatras ha lanciato una petizione assieme a Edward Lozansky, Presidente dell’American University a Mosca, che chiede ai due leader di incontrarsi con il compito urgente di allontanare il pericolo di guerra. L’ultimo relatore è stato il senatore dello Stato della Virginia Richard Black, che ha parlato sulla “Importanza strategica della vittoria, della pace e dello sviluppo in Siria”.

In conclusione, lo SI ha organizzato un concerto intitolato “Dona nobis pacem: 1968-2018”, in commemorazione di Robert Kennedy e Martin Luther King, che furono entrambi assassinati nel 1968. Coro e orchestra dello SI di New York e alcuni solisti hanno eseguito la Messa in Do maggiore di Beethoven (foto). Nel programma si spiegava che “Beethoven disse una volta a un amico che, se la gente prendesse sul serio i principii di scoperta incorporati nelle sue composizioni, le guerre tra e nelle nazioni diventerebbero impossibili”.

Seminario sulla Nuova Via della Seta a Zurigo

Il 23 giugno si è tenuta a Zurigo, indetta da Impulswelle, un’associazione svizzera che collabora con lo Schiller Institute, una conferenza su “La Nuova Via della Seta come ponte tra Est ed Ovest”. Diversi relatori hanno affrontato differenti aspetti della politica della Nuova Via della Seta, dalla storia all’economia, dalla risposta dell’Occidente allo sviluppo dell’Africa.

Dopo un’introduzione della presidentessa di Impulswelle, Doris Honegger, quest’ultimo aspetto è stato il tema svolto dal primo relatore, il vicepresidente di MoviSol Claudio Celani, che ha aggiornato il pubblico sulla cooperazione sinoafricana e, in particolare quella, italo-cinese sul progetto Transaqua, cogliendo l’occasione anche per soddisfare la curiosità dei presenti sul nuovo governo italiano. Pur non nascondendo le incognite e i punti interrogativi, Celani ha descritto le potenzialità offerte dalle componenti favorevoli al nuovo paradigma nei rapporti internazionali, compresi quelli con Russia e Cina.

Successivamente, Odile Mojon dello Schiller Institute francese ha parlato della corruzione nelle élite francesi e di alcuni retroscena politici di Emmanuel Macron poco conosciuti all’estero. Il prof. Karl Eckstein e l’ing. Paul Reichmann hanno parlato di “Russia e Via della Seta” e di “Globalizzazione 3.0: il ritorno del continente”. René Machu di Impulswelle ha discusso il tema del credito produttivo per finanziare i grandi progetti e Vital Burger, presidente del Circolo di Amicizia Svizzero-Iraniano, ha spiegato che la guerra in Siria viene alimentata per impedire che la Via della Seta raggiunga il Mediterraneo.

Il clou della giornata è stato un resoconto audiovisivo della recente visita in Siria compiuta da una delegazione di Impulswelle nell’ambito dell'”Amicizia Svizzera-Siria”. Il video, prodotto da Doris Honegger, Werner Frey e Christy Nader, è stato commentato da Frey, che ha mostrato come persone e gruppi di ogni ceto, età e religione, che la delegazione ha incontrato nelle varie città visitate, l’abbiano accolta con grande calore, amicizia e dignità. Nonostante l’embargo, ovunque è iniziata la ricostruzione usando i materiali e i mezzi a disposizione.

La proposta di Helga Zepp-LaRouche di adottare il “modello di Singapore” per risolvere la crisi europea ha trovato grande approvazione tra il pubblico”.

La chiave per risolvere la crisi dei migranti dal Messico è la cooperazione tra Cina e Stati Uniti

L’immigrazione illegale negli Stati Uniti dal Messico e dall’America Centrale è diventata nelle ultime settimane una questione politicamente esplosiva. Ma le parti in causa farebbero bene ad apprendere una lezione da Socrate: se vuoi dare la risposta giusta, devi prima porre la domanda giusta.

Nel 2015 undici milioni e mezzo di messicani di prima generazione (ovvero nati in Messico), quasi il 10% della popolazione, risultavano emigrati negli Stati Uniti; oltre il 20% della popolazione del Salvador (6,3 milioni di persone) aveva fatto lo stesso. Se si tiene conto delle generazioni dalla prima alla terza, ovvero i figli e nipoti di coloro che sono emigrati negli Stati Uniti, si arriva alle sconvolgenti percentuali del 28% della popolazione messicana attuale e del 35% di quella salvadoregna attuale. La situazione di Guatemala e Honduras è simile.

Perché accade questo? Perché la densità demografica relativa potenziale (DDRP) delle economie di queste regioni è stata deliberatamente ridotta ben al di sotto della popolazione reale. Come ha spiegato Lyndon LaRouche (nella foto), quando la DDRP, ovvero il valore della capacità dell’economia di sostenere una popolazione in crescita migliorandone al contempo il livello di vita, scende al sotto della popolazione reale per un certo periodo di tempo, la gente muore o cerca di scappare per la disperazione. È esattamente quel ch’è accaduto in tutta questa regione a causa delle misure intenzionali di spopolamento tipiche dell’impero britannico: saccheggiare senza pietà la popolazione con la politica del debito della City di Londra e di Wall Street; scatenare guerre mortali e imporre a questi Paesi il dominio dell’apparato di Droga SpA e delle sue bande di narcoterroristi. Esemplare è il fatto che la stessa banda MS-13 che terrorizza El Salvador e altre parti dell’America Centrale sia stata creata decenni fa nei ghetti di Los Angeles, con la politica di George H. W. Bush che fece proliferare la cocaina e il crack.

Per risolvere la crisi dei migranti va invertito il processo del crollo della DDRP, per esempio facendo sì che gli Stati Uniti collaborino con la Cina per integrare questi Paesi nell’Iniziativa Belt and Road. Un primo progetto chiave sarà la costruzione di un corridoio infrastrutturale attraverso il Darien Gap (tra Colombia e Panama) e tutta l’America Centrale fino al Messico, e di lì fino all’America Settentrionale, culminando in una galleria sotto lo stretto di Bering. Cina e Panama stanno già costruendo insieme la prima tratta di questa rete di ferrovie veloci dalla Città di Panama al confine col Costa Rica.

Una seconda serie di progetti prevede l’estensione della Via della Seta Marittima al bacino dei Caraibi, costruendo porti di acque profonde e parchi industriali a Ponce, Portorico e Mariel (Cuba), che fungano da nodi marittimi, integrati poi col Canale di Panama recentemente allargato e con il progetto del Gran Canale Interoceanico Nicaraguense. La costruzione di quest’ultimo creerà decine di migliaia di posti di lavoro qualificati e il suo impatto altre migliaia di posti di lavoro produttivi in tutta l’America Centrale.

Esemplare dell’approccio richiesto è stato il viaggio in Cina e Russia del Presidente boliviano Evo Morales il 18-19 giugno. Morales ha firmato una dichiarazione congiunta con il Presidente Xi che annuncia la cooperazione su infrastrutture, industria, finanza, commercio, scienza e tecnologia (inclusa quella aerospaziale), nonché istruzione e cultura, insieme a un documento che impegna entrambi a costruire insieme l’Iniziativa Belt and Road.

La “riforma” finanziaria di Obama ha ricreato la bolla dei CDS

Michael Greenberg, ex direttore del settore Trading e Mercati della Commodities Futures and Trading Commission (CFTC), ha lanciato l’allarme sulla bolla dei credit default swap (CDS), le cosiddette coperture del rischio di insolvenza, che svolsero un ruolo centrale nel trasmettere il contagio dopo lo scoppio della bolla dei subprime nel 2007-2008. Il volume dei CDS è di oltre diecimila miliardi di dollari, ancora lontano dagli oltre sessantamila miliardi del 2007, ma già preoccupante nella prospettiva di una catena di insolvenze del debito delle imprese o di altre categorie private.

La riforma di Obama, ovvero la legge Dodd-Frank, introdusse formalmente dei requisiti di capitale da rispettare per operare con i CDS, ma offrendo una scappatoia alle banche americane tramite le loro affiliate estere. Basta che queste mettano la spunta a un quadratino relativo all’opzione del contratto che presenta l’accordo come “de-garantito” dalla banca madre.

Così quattro banche americane (Citigroup, Bank of America, JP Morgan Chase e Goldman Sachs) si sono ritrovate a gestire il 90% del commercio mondiale dei CDS. Le autorità di controllo hanno visto crescere la bolla ma non hanno fatto niente. La parola deve ora passare ai tribunali, sollecita Greenberg.

Il pasticciaccio spezza una lancia a favore dell’abrogazione della Dodd-Frank, anche se molti la vorrebbero semplicemente per eliminare ogni regola o restrizione. Ma v’è anche chi, in ambedue i partiti nel Congresso, vuole abolire la Dodd-Frank per tornare alla Glass-Steagall, e cioè alla separazione bancaria, osserva Greenberg, “in un formato che costringerebbe le banche con depositi garantiti dallo Stato a cessare o ridurre sostanzialmente il commercio degli swap”.

Helga Zepp-LaRouche sul Nuovo Paradigma

Questa settimana Helga Zepp-LaRouche terrà la consueta videoconferenza mercoledì pomeriggio, invece di giovedì. Parlerà della situazione strategica, dall’Eurasia all’Asia, incluso il vertice Trump-Putin che dovrebbe tenersi il 15 luglio a Vienna, e delle prospettive del Nuovo Paradigma, con la Nuova Via della Seta, che si contrappone allo sfaldamento dell’Unione Europea. Collegati alle ore 18 col sito newparadigm.schillerinstitute.com.

Il vertice tra Trump e Putin manda in tilt i fautori della geopolitica

Appena quattro settimane dopo lo storico incontro tra Donald Trump e Kim Jong-un del 12 giugno, il Presidente americano sta per provocare altri mal di pancia nell’establishment transatlantico incontrando Vladimir Putin. Il consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton si recherà a Mosca il 27 giugno per alcuni colloqui preliminari e, nelle parole del segretario di Stato Mike Pompeo, “e dopo quell’incontro è probabile che il Presidente Trump incontri la sua controparte in un non lontano futuro”.

Secondo alcune fonti, tra cui l’austriaco Kronen Zeitung, le autorità austriache sarebbero pronte ad accogliere i due leader il 15 luglio a Vienna, benché né il Cremlino né la Casa Bianca abbiano confermato. Nel frattempo una delegazione parlamentare americana, comprendente i senatori repubblicani Richard Shelby, John Neely Kenendy e John Hoeven, è attesa a Mosca all’inizio di luglio.

Se avrà luogo, il vertice spezzerà l’ostracismo che l’Occidente ha scioccamente imposto sulla Russia negli ultimi anni e cambierà le regole del gioco. Nel frattempo Mosca ha considerevolmente sviluppato le relazioni in Eurasia e, in particolare, con la Cina nel quadro della Belt and Road Initiative.

Il presidente sudcoreano Moon Jae-in ha compiuto una visita di tre giorni a Mosca dal 21 al 23 giugno, nel corso della quale ha tessuto la tela di un’alleanza tripartita tra la Russia e le due Coree. Oltre alle discussioni con le controparti russe, Moon è diventato il primo capo di stato sudcoreano a pronunciare un discorso davanti al Parlamento russo, la Duma. Moon ha proposto di costruire “nove ponti” con la Russia: nei settori del gas, delle ferrovie, dell’elettricità, della cantieristica, nell’occupazione, con la Rotta del Mare del Nord, nei porti, in agricoltura e nella pesca.

Negli stessi giorni, Kim ha compiuto la sua terza visita in Cina in pochi mesi, a testimonianza del ruolo chiave svolto dal Presidente cinese Xi nell’organizzare la distensione tra Corea del Nord e Stati Uniti e nelle garanzie di sicurezza richieste da Pyongyang. Nel corso della visita, Kim Jong-un ha visitato l’Accademia Cinese delle Scienze Agrarie a Pechino, riflettendo il proprio interesse a conoscere i progressi fatti dalla Cina con la politica di riforme e apertura, e nella lotta alla povertà.

Il 14 giugno la Cina ha istituito l’Istituto di Ricerca Scientifico “One Belt One Road” a Shenyang, la città cinese di grandi dimensioni più vicina al confine con la Corea del Nord, che faciliterà l’estensione della Nuova Via della Seta nell’Asia Orientale.

Anche il Giappone è parte della dinamica di sviluppo. Infatti, il governo ha rivisto il programma di “esportazione di infrastrutture” per includere la cooperazione con la Cina nel promuovere progetti infrastrutturali in Paesi terzi nel contesto della Belt and Road.

Infine, il Presidente Moon cerca di aumentare la cooperazione con la Banca Asiatica per gli Investimenti Infrastrutturali, che offre mezzi finanziari preferiti a quelli della Banca Mondiale, spesso legati alle condizioni imposte da Washington e Londra.

Celebrato in Cina l’antico poeta Qu Yuan

Durante la Festa delle Barche Drago, tenutasi quest’anno in Cina dal 16 al 18 giugno, viene commemorato l’antico poeta Qu Yuan (340-278 a. C.), primo consigliere nell’antico regno di Chu, uno dei regni cinesi più avanzati culturalmente. Qu fu sostenitore di una politica impopolare di resistenza allo stato guerriero Qin, il più potente del momento. I suoi rivali riuscirono a farlo esiliare nella regione a Sud del Fiume Azzurro, ove disperato vagò componendo poemi e osservando leggende e riti sciamanici popolari, che lo influenzarono notevolmente. Scrisse molti componimenti poetici lamentando le condizioni di Chu, in particolar modo dopo che la sua capitale era stata conquistata del Qin, nell’anno della sua morte. La sua poesia Li Sao (Il lamento) diede origine a un nuovo stile compositivo, appunto il “sao”, più flessibile di quello che prevedeva i versi di quattro ideogrammi tramandati dalla tradizione, nel “Libro dei Canti”.

Si dice che Qu Yuan si gettò legato a una pietra nel Fiume Miluo, disperato per la distruzione della capitale di Chu o, forse, per preservare la propria integrità morale allorché le sue opere furono distrutte. La Festa delle Barche Drago evoca le barche che cercano il corpo di Qu Yuan e la battitura del tamburi è per allontanare i pesci affamati dal suo corpo privo di vita. Tipici della festa sono anche gli zongzi, fagottini di riso e fagioli, che la tradizione vuole furono gettati tra i flutti del fiume per nutrire i pesci e impedire che divorassero il corpo di Qu.

Durante la seconda guerra mondiale, Qu Yuan fu considerato un simbolo della resistenza nazionale, anche grazie allo scrittore cinese Guo Murou, che compose “Qu Yuan”, un pezzo teatrale sulla sua vita e sulla sua morte.

In occasione della festa, il Presidente Xi Jinping ha sottolineato l’importanza per il popolo cinese di studiare le grandi opere della letteratura nazionale, sottolineando il ruolo di Qu Yuan, che già trova frequentemente spazio nelle sue citazioni.

Si incrina sui migranti il sistema politico tedesco

Per la prima volta dal 1976, l’alleanza tra i partiti democristiani CDU e CSU si è incrinata sul tema dell’immigrazione. Un’indicazione della gravità della situazione è l’annuncio di una seduta comune dell’amministrazione bavarese, guidata dalla CSU, e il governo austriaco il 20 giugno a Linz. Le posizioni delle due amministrazioni sui migranti sono molto vicine e distanti da quelle della Merkel.

Ma sia la CDU di Merkel sia la CSU del Ministro degli Interni Horst Seehofer (nella foto) propongono due varianti dello stesso schema di “protezione dei confini”, che non offre soluzioni al problema. Dallo scoppio della crisi dei profughi nel 2015 si parla di “Piano Marshall per l’Africa”, ma nulla è stato fatto. L’UE rifiuta anche di partecipare alla ricostruzione post-bellica della Siria, nonostante ben 600 mila profughi accolti dalla Germania nel 2015 provenissero proprio da quella nazione mediorientale.

Il futuro panorama politico tedesco è prefigurato non solo dall’ascesa elettorale di Alternative für Deutschland, ma anche dal tentativo, ancora preliminare, di formare una nuova alleanza di sinistra. Ispirata dal laburista inglese Jeremy Corbin, la leader del partito Die Linke Sahra Wagenknecht ha iniziato una campagna per tale movimento, che mira ad attirare non solo la sinistra della SPD ma anche ampi settori dell’elettorato che si sono allontanati dai partiti tradizionali boicottando le ultime elezioni. Un sondaggio di Insa della scorsa settimana ha registrato una sorprendente preferenza del 25% degli elettori per un’alleanza guidata dalla Wagenknecht, che così diventerebbe la prima sfidante della Merkel su scala nazionale.

Un aspetto interessante della Wagenknecht è che ella ha un approccio laico nei confronti della presidenza Trump. Come questi, la leader della Linke è favorevole a riaccogliere la Russia nel G7 e a togliere le sanzioni, come pure a cessare le guerre di “cambiamento di regime” che ha identificato come la causa principale dei flussi migratori. Questi accenti risuonano nella maggioranza degli elettori tedeschi.

Fermiamo il genocidio: pace e sviluppo per lo Yemen!

Il 20 giugno Elke Fimmen dello Schiller Institute ha preso la parola alla 38esima Sessione del Consiglio dell’ONU sui diritti umani che è iniziata a Ginevra il 18 giugno e proseguirà fino al 6 luglio. Il seminario sui “diritti umani nello Yemen” che si era tenuto il 19 giugno era indetto dall’Organization for Defending Victims of Violence (ODVV) e dalla INSAN Germania. L’incontro è stato moderato dal dott. Hassan Fartousi, ricercatore di diritto internazionale all’Università di Ginevra.

Durante l’incontro durato un’ora la signora Fimmen è stata presentata come delegata del movimento di LaRouche in Germania. Ha preso la parola anche Mathias Tretschog, attivista della “Berlin Peace Initiative Stop the War in Yemen”, che ha parlato della complicità dell’occidente nel tollerare il genocidio. Al Jazeera ha filmato l’incontro e i due relatori sono stati intervistati dalla TV del Bahrein Alluluwa.

Elke Fimmen ha dettagliato i punti chiave di un accordo di pace duraturo, elencati nella Dichiarazione sullo Yemen alla recente conferenza internazionale dello Schiller Institute a Bad Soden, ed ha sottolineato la necessità di concentrarsi sul diritto allo sviluppo dello Yemen, presentando il nuovo studio dello Schiller Institute „Operation Felix: Yemen’s Reconstruction and Connection to the New Silk Road“ (Operazione Felix: la ricostruzione dello Yemen e il suo collegamento con la Nuova Via della Seta).

Da un esponente del governo Conte un vademecum per la Cina

In un articolo intitolato “La Cina e il governo del cambiamento”, il neo Sottosegretario allo Sviluppo Economico, prof. Michele Geraci, ha stilato un vademecum in undici punti per impostare i rapporti Italia-Cina secondo una prospettiva reciprocamente vantaggiosa.

“Una più attenta politica estera ed economica rivolta alla Cina – scrive Geraci – aumenterà le probabilità di successo del contratto di governo. In quasi ogni singolo punto del contratto, la Cina può infatti giocare un ruolo, per alcuni una sfida, per altri un’opportunità”.

“Chi ci può aiutare a gestire debito e spread? La Cina. Se la BCE comincia ad allentare sul Quantitative Easing, con conseguente aumento dei tassi d’interesse, l’Italia dovrà cercare altri acquirenti del proprio debito, acquirenti che abbiano abbondanza di liquidità, interesse strategico a forgiare rapporti con l’Italia e che siano alla ricerca di investimenti con rendimenti più elevati di quelli offerti da America e Germania. La Cina possiede 3 mila miliardi di dollari equivalente in riserve valutarie, in passato investite in modo non del tutto ottimale”. Sull’immigrazione, “La Cina è il Paese che ha dovuto gestire i più ingenti flussi migratori al mondo, dalle zone rurali alle zone urbane” e quindi può aiutare l’Italia. I cinesi hanno prima costruito le infrastrutture e successivamente hanno spostato la popolazione (18 milioni all’anno per quarant’anni) dalle campagne alle città. Per gli investimenti cinesi in Italia sono da preferire quelli “greenfield”, e cioè che creano nuove attività. Uno scambio di informazioni sulla sicurezza sarà anche proficuo, perché “in Cina, le donne possono passeggiare la notte tranquille per strada senza il terrore che regna da noi”.

“Quale paese ha il massimo del know-how e più investe in giro per il mondo nello sviluppo di trasporti, ferrovie, porti? La Cina. La Cina è oggi il paese al mondo con la più estesa rete ferroviaria ad alta velocità, circa 25 mila km, che diventeranno 40 mila km tra qualche anno. La Cina, in questo momento storico, è il paese che possiede la massima conoscenza nel settore dello sviluppo di infrastrutture e rimane molto interessata ad investire in Italia attraverso progetti, che aumentano la capacità produttiva, come potrebbe essere il caso del porto di Trieste, ma non solo”.

Le infrastrutture portano all’Africa e al fenomeno dell’immigrazione. “La Cina è il paese che più sta investendo in Africa, circa 330 miliardi, una cifra molto più alta di quelle che vengono spesso citate. Da quando la Cina ha cominciato ad investire in Africa, il tasso di povertà ha cominciato a decrescere per la prima volta (dal 60% al 40%) e si spera che la crescita economica del continente contribuisca a far diminuire i flussi migratori verso l’Europa. La Cina offre all’Europa e all’Italia in particolare, un’opportunità storica di cooperazione per la stabilizzazione socio-economica dell’Africa che non possiamo assolutamente lasciarci sfuggire; dobbiamo quindi rafforzare la cooperazione tra in Italia e Cina in Africa”.

Infine, la cooperazione con la Russia. Dove trovare un paese più amico della Russia che può aiutarci a riscrivere la geopolitica in Asia? “L’annullamento delle sanzioni contro la Russia va anche piazzato in una scacchiera più ampia per forgiare rapporti più stretti con il resto del mondo asiatico”.

Helga LaRouche: il cambiamento per il meglio è alla nostra portata

Nel mondo è in corso una trasformazione paradigmatica che pone una sfida all’intera epoca della geopolitica, fatta di distruzioni di nazioni per mezzo di guerre ma anche di manipolazioni finanziarie; questa trasformazione prepara un’epoca di politiche per il mutuo sviluppo (win-win policies) trainate dall’iniziativa cinese “Una Cintura, Una Via” (Belt and Road Initiative, altro nome della Nuova Via della Seta). I recenti sviluppi asiatici, con il vertice di Singapore tra il Presidente americano e quello nordcoreano e il vertice in Cina della Shanghai Cooperation Organization, sono indicativi del grande potenziale offerto dalla pacifica cooperazione economica. I benefici di questa nuova epoca possono essere visti nei nuovi progetti infrastrutturali presentati ovunque, in Eurasia, in Africa e nelle Americhe Centrale e Meridionale. Un crescente numero di nazioni europee comincia a intravedere le prospettive positive di questo cambiamento.

Il prospettato incontro tra i Presidenti russo e americano è parte di questa nuova geometria nei rapporti tra le nazioni e la sua crescente probabilità indica che il Presidente Trump è riuscito a porre fine alla cinghia contenitiva costruita con il cosiddetto Russiagate. Affinché questo passo venga compiuto devono attivarsi i cittadini di tutte le nazioni, con un’azione dal duplice valore, e cioè innalzando la capacità di pensare creativamente e ritrovando la passione per la partecipazione politica. Le videoconferenze settimanali di Helga Zepp-LaRouche sono un contributo chiave a questo processo di informazione e mobilitazione della popolazione in un momento storico così promettente.

L’appuntamento è per questo giovedì 21 giugno 2018, alle ore 18 sul sito newparadigm.schillerinstitute.com.

Prossimo passo: il vertice Trump-Putin

Nelle ultime settimane sono aumentate le voci di un possibile vertice tra il Presidente Trump e la sua controparte russa Putin. Un articolo del 16 giugno sul Washington Post cita un funzionario anonimo dell’Amministrazione americana e due diplomatici addetti ai lavori che sostengono la possibilità che i due si incontrino a luglio, quando Trump sarà in Europa per il vertice della Alleanza Atlantica.

Questo e altri articoli notano anche la forte opposizione al vertice negli stessi ambienti di governo e il fatto che alcuni funzionari abbiano spinto Trump a prendere misure contro la Russia, tra cui l’espulsione dei diplomatici per il caso Skripal, di cui si è pentito.Come sappiamo, Trump ama creare sorprese e spiazzare il “mainstream”, come ha fatto all’esordio del G7 suggerendo che la Russia sia riammessa nel gruppo. Rispondendo a una domanda di Fox News, ha osservato che “probabilmente trascorriamo un quarto del tempo a parlare della Russia e ho detto: non sarebbe meglio se i russi fossero qui?” Ha poi aggiunto che gli piacerebbe avere la possibilità di discutere con Putin di temi che vanno dalla Siria all’Ucraina.

Le banche centrali riducono la liquidità e gli junkies tremano

I timidi passi mossi dalle banche centrali per ridurre il Quantitative Easing hanno già innescato una dinamica che sta accelerando il meltdown del sistema. Il rialzo dei tassi americani sta provocando una fuga di capitali dalle economie emergenti, mentre il rallentamento dall’espansione monetaria aumenta i rischi di default su molte categorie di debiti privati e societari.

Ciò che abbiamo ripetutamente descritto su queste pagine, e cioè che le banche centrali “come fanno sbagliano”, è emerso chiaramente dalla decisioni prese dalla Federal Reserve e dalla BCE la scorsa settimana. Dopo i due ultimi rialzi, compreso quello deciso il 13 giugno, i tassi sono subito saliti al tetto della banda stabilita tra l’1,75 e il 2%. Di solito i tassi si assestano al centro della banda, calcolato per far fruttare i fondi in eccesso che le banche tengono presso la Fed, ma stavolta non è stato così. Questo è un segno di liquidità insufficiente sui mercati.

Di conseguenza, i fed-ologi ora ritengono che la banca centrale americana cesserà di ridurre il quantitativo di titoli che ha acquistato, che aveva raggiunto la cifra di 4,5 mila miliardi di dollari e che intendeva far scendere a 3.5-3,7. Perché? La vendita di titoli in mano alla Fed assorbe liquidità, e ciò è ora considerato rischioso nei traballanti mercati del debito societario, delle economie emergenti, ecc.

Diversamente dalla Fed, la BCE non ha mai cessato di reinvestire i titoli giunti a scadenza e continuerà a farlo. All’ultima riunione del Consiglio il 13 giugno, l’istituto di Francoforte ha annunciato (solo) una riduzione del volume di acquisti mensili nell’ambito del programma APP (Assets Purchase Program), da 30 a 15 miliardi di euro da settembre e a zero da gennaio 2019. E ha annunciato che i tassi rimarranno invariati almeno per altri dodici mesi e forse oltre.

Poiché il sistema finanziario è completamente dipendente dalla liquidità delle banche centrali, ogni riduzione per quanto minima provoca degli choc e fa rischiare il collasso. La connettività del sistema assicura un contagio rapido: per esempio, mentre gli occhi sono puntati su ciò che accadrà sul mercato obbligazionario tra sei mesi, quando finirà l’APP, un’inchiesta di Bank of America-Merrill Lynch (BoA) ha appurato che a soffrire maggiormente saranno le banche tedesche. Questo perché il QE ha, con l’acquisto di titoli sovrani e societari, determinato indirettamente i prezzi di tutti i titoli in pancia alle banche, compresi quelli più speculativi e ad alto rendimento. La fine dell’intervento della banca centrale spingerà tutti i prezzi ad avvicinarsi a un valore meno drogato, scoprendo il vero rischio nei bilanci delle banche. Secondo BoA le banche tedesche, che possiedono le più alte quote di spazzatura, saranno esposte al rischio maggiore. E questa non è una sorpresa.

Il Consiglio Europeo segua l’esempio di Singapore sviluppando l’Africa!

di Helga Zepp-LaRouche, presidente dello Schiller Institute internazionale

Il contrasto non potrebbe essere più evidente. A Singapore, il vertice storico tra il Presidente americano Donald Trump e quello della Corea del Nord Kim Jong-un ha avviato un processo che, andando ben oltre la regione stessa, potrebbe garantire la pace mondiale in futuro; al contempo la Shanghai Cooperation Organization (SCO) ha segnato una nuova era nella costruzione di un nuovo ordine mondiale fondato sulla fiducia, l’armonia e lo sviluppo congiunto. Dall’altra parte c’è un’Europa disunita, un vertice G7 antagonistico, in cui i capi di stato e di governo sono tornati a casa per gettarsi in nuove dispute sulla crisi dei migranti, e reagire alla crisi proponendo rimedi inutili o perfino dannosi. E’ giunta l’ora di cambiare la politica del vecchio continente! L’opportunità immediata per farlo è il vertice UE che si terrà il 28-29 giugno!

Nonostante i commenti cinici dei soliti sospetti nei media dominanti, il vertice cruciale tra Trump e Kim Jong-un non sarebbe mai stato possibile senza lo spirito della Nuova Via della Seta, che permea l’Asia da qualche anno. Infatti, l’idea di includere la Corea del Nord nell’Iniziativa Belt and Road della Cina e nell’Unione Economica Eurasiatica era presente già all’ultimo Forum Economico dell’Est tenutosi lo scorso anno a Vladivostok. Ed al vertice inter-coreano Panmunjom che si è tenuto lo scorso aprile, il Presidente della Corea del Sud Moon Jae-in ha consegnato alla sua controparte nordocoreana una pennetta USB che conteneva piani dettagliati per lo sviluppo economico della Corea del Nord.

La Casa Bianca, il collaborazione con il National Security Council, ha preparato un video che illustra la prospettiva di una Corea del Nord moderna, industrializzata — un sistema di ferrovie veloci, il Maglev cinese, parchi industriali, un paese in ascesa – che Trump ha mostrato al presidente nord coreano durante il loro incontro, prima della conferenza stampa conclusiva. Possiamo solo raccomandare a coloro nell’occidente che conoscono solo le “categorie” e i pregiudizi dei media, di guardare il video della conferenza stampa di Trump. Un Presidente degli Stati Uniti sovrano presenta i risultati del vertice: il totale disarmo nucleare della Corea del Nord, in cambio di garanzie di sicurezza, dell’abolizione delle sanzioni e della promessa di rendere prospera la Corea del Nord. Inoltre ha annunciato la fine immediata delle manovre militari tra Stati Uniti e Corea del Sud. Risparmieremo un sacco di soldi, ha detto, e comunque erano “molto provocatorie”.

La popolazione di entrambe le Coree ha reagito entusiasticamente alla diretta del vertice ed alla conferenza stampa. Il Presidente Moon ha applaudito più volte. Noi in Germania dovremmo ricordare l’entusiasmo che ci fu all’epoca della caduta del muro di Berlino per avere un senso dell’effetto sulla popolazione.

Cina e Russia non solo hanno condotto importanti negoziati con la Corea del Nord, che hanno condotto al vertice, ma il governo russo si è anche impegnato ad assistere nello sviluppo economico, e quello cinese ha promesso di dare garanzie di sicurezza alla Corea del Nord. Il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha sottolineato l’importanza della ripresa dei colloqui a sei per l’attuazione dell’accordo garantita a livello internazionale. Il quotidiano cinese Global Times ha scritto che l’economia della Corea del Nord non è così mal ridotta come si pensa: “La Corea del Nord gode di vantaggi economici e geografici per aver aderito alla Belt and Road, che contribuiranno a realizzare il potenziale economico del paese. Non sarà facile e non accadrà dall’oggi al domani. Tuttavia, l’adesione della Corea del Nord all’iniziativa Belt and Road per promuovere l’integrazione economica potrebbe rivelarsi più semplice di quanto non si immagini.”

Il vertice SCO quasi simultaneo, con l’India e il Pakistan che hanno partecipato per la prima volta come membri a pieno titolo, è stato aperto dal Presidente Xi Jinping che ha affermato che il futuro verrà guidato dalla spirito di Confucio, il cui luogo natale è la stessa Provincia di Shandong in cui si è tenuta la conferenza, a Qingdao. Il ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha descritto la conferenza come l’inizio di una nuova era nel creare un ordine internazionale fondato sulla fiducia reciproca, benefici reciproci, uguaglianza, rispetto per la diversità e sviluppo congiunto. Questo, ha spiegato, trascende i concetti ormai datati di scontro delle civiltà, guerra fredda, giochi a somma zero o club esclusivi.

Come è stato diverso il vertice G7 in Canada! La foto che mostra la Cancelliera tedesca Merkel con un atteggiamento di scontro nei confronti di Trump, insieme a Macron ed altri capi di stato, è un’espressione del fallimento dell’ordine geopolitico del dopoguerra, della formazione “G6 contro 1”. Ma in realtà è solo un G4, perché Trump, il Premier giapponese Shinzo Abe e il Premier italiano Giuseppe Conte non erano d’accordo nel confermare le sanzioni contro la Russia. La disunità degli europei è chiaramente visibile sulla questioni dei rifugiati. Dovrebbe essere ovvio a tutti che l’idea di fermare e rimandare indietro i rifugiati ai confini esterni dell’UE, con qualsiasi metodo, non è praticabile, e non ci sarà alcuna unità nell’UE prima del vertice sulla base delle “soluzioni” proposte finora.

La proposta del ministro dell’Interno tedesco Horst Seehofer di fermare i rifugiati sul confine tedesco, se sono già registrati in un altro paese membro dell’UE, sarebbe la fine dell’accordo di Schengen e la distruzione dei fondamenti dell’unione monetaria. L’idea dei cosiddetti campi di detenzione in paesi come la Libia, gettata nel caos a causa dell’intervento militare di Barack Obama, è così barbara da rendere parole vuote i tanto citati “valori occidentali”.

Ci si attende che entro il 2040 due miliardi di persone vivranno in Africa, molti di loro giovani che hanno bisogno di istruzione, un posto di lavoro e più in generale una prospettiva per il futuro. Ciò di cui ha bisogno il continente africano sono massicci investimenti nelle infrastrutture, nel potenziale industriale e nell’agricoltura, esattamente come quelli fatti dalla Cina negli ultimi dieci anni. La Cina ha aiutato l’Africa a ridurre la povertà dal 56% nel 1990 al 43% nel 2012. Al vertice G20 ad Amburgo nel 2017, Xi Jinping ha proposto ripetutamente ad Angela Merkel di cooperare con la Nuova Via della Seta in Africa. Il governo tedesco, dal conto suo, ha parlato spesso di un “Piano Marshall per l’Africa”, ma a parte i soliti progetti ambientalisti sostenibili, i campi di detenzione e chiudere i confini esterni dell’UE, non è stato fatto nulla di concreto.

L’agenda urgentemente necessaria per il Consiglio europeo del 28-29 giugno

Il Prof. Michele Geraci, da poco nominato sottosegretario al Ministero dello Sviluppo, ha appena pubblicato un memorandum sulla cooperazione tra Italia e Cina in cui identifica undici settori in cui l’Italia ha un interesse esistenziali nella cooperazione con la Cina. Tra gli altri punti, il memorandum afferma: “L’Africa e i migranti? Chi può aiutare l’Africa? La Cina.” Geraci ricorda che la Cina è quella che ha investito di più in Africa e che grazie alla Cina la povertà in Africa comincia a diminuire per la prima volta. “La Cina offre all’Europa e all’Italia, in particolare, l’opportunità storica di cooperare per la stabilizzazione socio-economica dell’Africa, opportunità che non dovremmo perdere. Per questo, dobbiamo rafforzare la cooperazione tra Italia e Cina in Africa.”

Se il governo Merkel sarà ancora al suo posto quando viene pubblicato questo articolo, c’è un solo modo con cui superare questa crisi, dalla crisi dei migranti alla crisi di governo e la crisi dell’UE. Prendere esempio dal vertice di Singapore – un cambiamento reale è possibile, e il passato non determina il futuro – il governo tedesco dovrebbe far sì che l’agenda del prossimo vertice UE del 28-29 giugno venga cambiata rapidamente. L’unico argomento all’ordine del giorno dovrebbe essere la cooperazione dell’UE con la Nuova Via della Seta e l’Iniziativa Belt and Road per lo sviluppo dell’Africa. Dovrebbero essere invitati al vertice anche Xi Jinping e Wang Yi, così come alcuni capi di stato africani che già cooperano con la Cina.

Se il vertice UE, i rappresentanti cinesi e quelli africani firmeranno una dichiarazione congiunta in cui si impegnano a realizzare un programma d’urto per lo sviluppo pan-africano delle infrastrutture, e prometteranno ai giovani africani che il continente sconfiggerà la povertà in breve tempo, tale dichiarazione, grazie alla partecipazione della Cina, avrà in Africa tutta la credibilità del mondo, e cambierà la dinamica in tutti i paesi verso una chiara speranza per il futuro, cambiando anche la crisi dei migranti. Libererà l’UE dalla sua attuale crisi di legittimità, dando alle nazioni europee una missione che metterà l’unità europea ad un nuovo livello più alto.

I capi di stato e di governo in Europa riusciranno a seguire l’esempio di Trump e Kim Jong-un? La prospettiva di sviluppare l’Africa insieme alla Cina darebbe al Presidente Trump anche l’opportunità urgentemente necessaria di sventare il pericolo altrimenti concreto di una spirale di guerre commerciali, e superare il deficit commerciali americano aumentando il commercio, primariamente con investimenti in joint ventures in paesi terzi.

La crisi in Europa, la crisi dei migranti, la crisi del governo tedesco, hanno assunto dimensioni tali che deve essere colta questa opportunità di cambiamento della politica. Ora sono necessarie le persone che lo renderanno possibile.

E’ fattibile la galleria ferroviaria sotto allo Stretto di Gibilterra

La Società Spagnola per gli Studi della Comunicazione Stabile attraverso lo Stretto di Gibilterra S.A. (SECEGSA), nella persona del suo presidente Rafael Garcia-Monge Fernández ha affermato a una conferenza di ingegneri a Gibilterra che, a patto di costruire otto fresatrici dedicate a piena sezione (dette in gergo “talpe meccaniche”), si potrà scavare una galleria ferroviaria tra la Spagna e il Marocco. Il primo prototipo di queste macchine escavatrici costerà intorno ai 32 milioni di euro, mentre l’intero progetto costerà 8 miliardi di euro. Stando al quotidiano spagnolo Diario di Cadiz, Fernández avrebbe affermato che uno studio recente dell’Università di Zurigo e della società Herrenknecht, una tra le più grandi costruttrici di viadotti sotterranei, sosterrebba la fattibilità della galleria pensata da SECEGSA. Fernández sostiene inoltre che affinché il progetto veda la luce occorre che tutte le istituzioni coinvolte “abbiano la volontà di realizzarlo”.

Dei 38 km complessivi, 27 km sarebbero sotto al mare, a una profondità massima di 475 m e con pendenze massime del 3 percento. La sfida principale sembra sarà un tratto di 4 km all’interno di suolo argilloso. Stando alla SECEGSA, i treni ad alta velocità percorrenti la galleria ridurrebber il tempo di viaggio delle merci scambiate dalle due nazioni, senza dimenticare che questo sarebbe il primo collegamento ferroviario diretto tra i due continenti, quello eurasiatico e quello africano.

Geraci: la cooperazione tra Italia e Cina. L’esempio del Ciad

Nel trasmettere al sottosegretario Michele Geraci le nostre congratulazioni per la sua nomina, pubblichiamo qui un articolo di Claudio Celani, dell’EIR, tratto dal blog “China Economy and Society” di Michele Geraci.

Vedi anche di Michele Geraci
“La Cina e il governo del cambiamento”

Parte Transaqua, il progetto pilota della possibile cooperazione win-win tra Italia e Cina in Africa, all’interno della Belt and Road Iniative. Un esempio da studiare per i nostri policy makers e aziende su come, da un lato, fare business e, dall’altro, aiutare lo sviluppo e la stabilizzazione economica dell’Africa.

Nato da un’intuizione del grande tecnico Francesco Curato ed eseguito dall’allora direttore esteri di Bonifica (Gruppo IRI) Marcello Vichi, lo studio “Transaqua” mostrò oltre trentacinque anni fa che con un’ardita opera costruttiva sarebbe stato possibile portare acqua dal bacino del Congo a quello del Lago Ciad, ripristinando il morente “Lago nel Deserto” nelle sue dimensioni originarie e al contempo donando all’Africa un’infrastruttura idroviaria, stradale, energetica e di sviluppo agro-industriale che avrebbe fatto decollare l’economia produttiva di gran parte del continente.

Oggi, grazie alla collaborazione nata alcuni anni fa tra il dott. Vichi e lo Schiller Institute, quell’idea, rimasta un “sogno” per troppo tempo, diventa possibile e assurge a progetto pilota per dimostrare la fattibilità del modello di cooperazione della Belt and Road Initiative. Saranno infatti un’impresa italiana, Bonifica, e una cinese, PowerChina, ad eseguire lo studio di fattibilità approvato dai capi di stato dei paesi rivieraschi (Lake Chad Basin Committee), riunitisi nella capitale nigeriana di Abuja alla fine di febbraio, e finanziato con una donazione iniziale di 1,5 milioni dal governo italiano.

Transaqua è la risposta a chi vede la Belt and Road Initiative in esclusiva ottica geopolitica e non crede alla possibilità di realizzare una cooperazione internazionale su basi win-win, come sostiene fortemente il Presidente Xi Jinping. L’accordo di cooperazione strategica tra l’italiana Bonifica Spa e il colosso cinese PowerChina rappresenta proprio un esempio di come tale cooperazione può essere impostata a beneficio non solo dei partner ma soprattutto dei paesi terzi oggetto di tale cooperazione.

Transaqua è il progetto di un’idrovia che parte dal sud della Repubblica Democratica del Congo (RDC), in prossimità della regione dei Grandi Laghi, e attraversa in altura tutti gli affluenti della riva destra del Congo raccogliendo, con sbarramenti artificiali, abbastanza acqua da costituire un canale della portata del Nilo e, scorrendo per gravità, “scollina” ai confini tra Repubblica Centrafricana e Ciad, riversando fino a 100 miliardi di metri cubi d’acqua nell’affluente principale del Lago Ciad, il Chari. Le quasi trenta dighe previste lungo i 2400 km del percorso di Transaqua permetteranno di generare quantità ingenti di energia idroelettrica e di regolare il corso dei fiumi, in modo da permettere lo sviluppo di attività agricole, di allevamento e di insediamenti industriali.

Si è tanto parlato in Europa di “Piano Marshall” per creare lavoro e sviluppo in Africa e arginare il fenomeno dell’immigrazione, ma finora non si è fatto niente. Transaqua è il primo, vero piano concreto in grado di creare occupazione per decenni e far decollare lo sviluppo produttivo. Si spera che le cancellerie europee, che finora hanno sabotato il progetto, colgano l’importanza di questa opportunità e aderiscano con risorse e volontà politica, gettando le basi per un “nuovo paradigma” nella politica internazionale.

Il presente commento e’ stato gentilmente scritto da Claudio Celani, Co-Editor di EIR Strategic Alert Service. Pubblichiamo di seguito una sua domanda a Geraci, come vicepresidente di Movisol, a un convegno al Parlamento Europeo, sulla Via della Seta Marittima e i possibili investimenti della Cina in Sicilia.

L’Austria accoglie Putin a braccia aperte e migliora i propri rapporti con la Russia

Il Presidente russo Vladimir Putin ha ricevuto una calorosa accoglienza durante la sua breve visita in Austria il 5 giugno, nell’occasione dei 50 anni di cooperazione tra i due Paesi nel settore del gas naturale. Politicamente, questa è un’altra indicazione dello smantellamento della posizione anti-russa dell’Unione Europea. Il Cancelliere Sebastian Kurz ha dichiarato ai media che il suo governo continuerà a rispettare per il momento il decreto dell’UE sulle sanzioni, ma che durante il turno di presidenza dell’UE, che inizia in luglio, cercherà di allentarle. “Riteniamo che una situazione del tipo win-win sia migliore per tutte le parti di una situazione del tipo lose-lose” ha detto, sottolineando che l’Austria ha una lunga storia di ponte tra Est e Ovest, un principio che guiderà la sua politica nella seconda metà del 2018.

Ricordiamoci che quando quasi tutti i Paesi dell’UE hanno espulso i diplomatici russi alla fine di marzo, come rappresaglia per il presunto avvelenamento dell’ex doppio agente Sergej Skripal nel Regno Unito (avvelenamento che a tutt’oggi non è ancora stato provato), l’Austria si è rifiutata di farlo, invocando la propria neutralità e i rapporti tradizionalmente buoni con la Russia.

Durante la visita di Putin, la compagnia nazionale del gas OMV e la russa Gazprom hanno firmato una proroga fino al 2040 del loro accordo di cooperazione nel settore del gas naturale, del quale il ruolo austriaco nel gasdotto Nord Stream 2 dalla Russia all’Europa occidentale è un aspetto. Gli imprenditori si sono opposti fermamente alle sanzioni.

In generale, gli austriaci sono impegnati ad aggirare le sanzioni per espandere la cooperazione economica. In febbraio, per esempio, è stato firmato un importante accordo tra le aziende ferroviarie dei due Paesi per un progetto che estenderà lo scartamento allargato russo a Vienna. Questo collegamento di 400 km passerà attraverso la Slovacchia, prolungando la linea ferroviaria esistente a scartamento allargato dal confine russo-kazako all’Europa centrale e migliorando così il trasporto merci della “Ferrovia della Seta” tra Cina ed Europa.

Le discussioni a Vienna hanno anche toccato il rapporto strategico tra Russia e Stati Uniti. Stando a una fonte al National Security Council americano, citata dall’agenzia Tass il 7 giugno, l’Austria si è offerta di ospitare un incontro tra Putin e Trump. Essendo l’Austria neutrale, e uno dei pochi Paesi europei importanti che non appartengono alla NATO, sarebbe un ottimo candidato per tale vertice, che potrebbe tenersi, stando a voci persistenti, già all’inizio di luglio. In quel mese Trump ha in programma una visita nel Regno Unito e un incontro della NATO.

Trump e alleati colpiscono al fianco il morente impero britannico

Il contrasto non avrebbe potuto esser maggiore. Mentre in Canada è stata dimostrata la natura disfunzionale dei vertici dei sette, poi sei, poi cinque (!), ovvero del residuato della geopolitica britannica che ha dominato la diplomazia post-bellica, a Quingdao (Cina) ha fatto passi avanti un sistema globale alternativo tramite l’Organizzazione di Shanghai per la Cooperazione (SCO) e seguendo il principio del mutuo beneficio incarnato nella politica della Nuova Via della Seta. Mentre i leader destabilizzati del sempre meno rilevante G7 erano abbandonati da un Presidente americano piuttosto interessato allo storico incontro con il Presidente nordcoreano Kim Jong-un, mentre quei leader se ne stavano a lamentarsi il vertice di Singapore ha rifletto l’orientamento di Trump verso l’Eurasia, poiché la sua efficacia è dovuta alla sua collaborazione con la Cina, la Russia, la Corea del Sud e il Giappone.

Che cosa capiscono o sanno i milioni di persone che vivono nella regione transatlantica, di questa nuova dinamica eurasiatica incidente sul futuro? Sfortunatamente, poiché molti degli esponenti dei partiti politici occidentali egemoni continuano ad agire negli interessi della dottrina geopolitica forgiata dall’Impero Britannico e i media vomitano false notizie per sostenerla, poche ancora sono consapevoli della realtà di questa grande trasformazione in corso.

Ogni giovedì sera Helga Zepp-LaRouche, fondatrice e presidente dello Schiller Institute, tiene una presentazione breve ma incisiva, pensata per porre i suoi ascoltatori e spettatori sul palcoscenico della storia. In queste teleconferenze settimanali ella ha sia fornito un quadro d’insieme degli eventi intercorsi, analizzati dall’alto, sia un metodo di analisi che permette di prendere personalmente parte a questa trasformazione. Non perdetevi la presentazione di questa settimana e fate in modo che sempre più persone vengano a conoscenza di questa rara occasione di assumere una individuale potenza di pensiero e di azione, fuori della bolla di menzogne e disinformazione, in coerenza con lo “Spirito della Nuova Via della Seta”. Seguila sul sito newparadigm.schillerinstitute.com.

La dichiarazione congiunta Trump-Kim Jong-un a Singapore

Dichiarazione congiunta del Presidente degli Stati Uniti Donald J. Trump e il Presidente della Repubblica Popolare Democratica di Corea Kim Jong Un al vertice di Singapore

12 giugno 2018

Il Presidente Donald J. Trump degli Stati Uniti d’America Donald J. Trump e il Presidente Kim Jong Un della Commissione per gli Affari di Stato della Repubblica Popolare Democratica di Corea (R.P.D.C.) hanno tenuto un primo e storico vertice a Singapore, il 12 giugno 2018.

Il Presidente Trump e il Presidente Kim Jong Un hanno condotto un sincero scambio di vedute, ampio ed approfondito, sulle questioni relative all’istituzione di nuovi rapporti tra gli S.U.A. e la R.P.D.C. e sulla costruzione di un regime di pace robusto e duraturo sulla penisola coreana. Il Presidente Trump si è impegnato a fornire garanzie di sicurezza alla R.P.D.C. e il Presidente Kim Jong Un ha riaffermato il proprio impegno saldo e incrollabile a completare la denuclearizzazione della penisola coreana.

Convinti che l’istituzione di nuovi rapporti tragli S.U.A. e la R.P.D.C. contribuirà alla pace e alla prosperità della penisola coreana e del mondo, e riconoscendo che la fiducia nutrita vicendevolmente possa promuovere la denuclearizzazione della penisola coreana, il Presidente Trump e il Presidente Kim Jong Un affermano quanto segue:

1. Gli Stati Uniti e la R.P.D.C. si impegnano a stabilire nuovi rapporti reciproci in accordo con il desiderio dei popoli delle due nazioni di pace e di prosperità.

2. Gli Stati Uniti e la R.P.D.C. uniranno i propri sforzi per costruire un regime di pace stabile e duraturo sulla penisola coreana.

3. Riaffermando la Dichiarazione di Panmunjom del 27 aprile 2018, la R.P.D.C. si impegna a lavorare alla totale denuclearizzazione della penisola coreana.

4. Gli Stati Uniti e la R.P.D.C. si impegnano a sistemare i rimanenti prigionieri di guerra e recuperare i dispersi di guerra, incluso l’immediato rimpatrio di coloro che sono già stati identificati.

Avendo riconosciuto che il vertice tra gli S.U.A. e la R.P.D.C. – il primo nella storia – è stato un evento epocale di grande significato per il superamento di deceni di tensioni e ostilità tra le due nazioni e per l’apertura di nuovo futuro, il Presidente Trump e il Presidente Kim Jong Un si sono impegnati a stipulare quanto si trova nella dichiarazione congiunta, pienamente e speditamente. Gli Stati Uniti e la R.P.D.C. si impegnano a negoziare, con la guida di funzionari di alto rango della R.P.D.C. e in tempi più prossimi possibile, per far fruttare quanto emerso nel vertice tra gli S.U.A. e la R.P.D.C.

Il Presidente Donald J. Trump e il Presidente Kim Jong Un. hanno concordato di cooperare per lo sviluppo di nuove relazioni tra gli S.U.A. e la R.P.D.C. e per la promozione della pace, della prosperità e della sicurezza della penisola coreana e del mondo.

DONALD J. TRUMP

Presidente degli Stati Uniti d’America

KIM JONG UN

Presidente della Commissione per gli Affari di Stato della R.P.D.C.

Isola di Sentosa, Singapore

12 giugno 2018

L’Italia si smarca dalla decadente UE e dialoga con gli Stati Uniti

Nella sua prima uscita pubblica internazionale, il nuovo Presidente del Consiglio italiano Giuseppe Conte (nella foto col Premier giapponese Abe) ha mosso un piede fuori della nave che affonda. Quando il Presidente Trump ha espresso il desiderio di vedere tornare la Russia al G7 (facendone nuovamente un G8), Conte ha scritto su twitter.com: “Sono d’accordo con il Presidente Donald Trump: la Russia dovrebbe rientrare nel G8. È nell’interesse di tutti”. Conte è stato uno dei pochi leader che Trump ha voluto incontrare personalmente in Canada. I due hanno parlato per circa un’ora, dopodichè Trump ha scritto su twitter.com che Conte “sarà presto onorato a Washington, alla Casa Bianca. Farà un buon lavoro – il popolo italiano ha scelto bene!”.

Al termine del G7, Conte ha dichiarato che “il sistema del commercio internazionale, basato sull’Organizzazione Mondiale del Commercio è un po’ datato e richiede un adeguamento, rispetto alle mutate realtà sociali ed economiche”.

È troppo presto per parlare di un asse Washington-Roma, ma il nuovo governo italiano sta cercando di rompere il contenimento esercitato dalle politiche liberiste globali e dell’UE. L’Italia non intende lasciare l’euro o l’UE, ha dichiarato Conte durante il voto di fiducia al Parlamento, ma rifiuterà l’austerità come metodo di equilibrio dei conti e punterà sulla crescita. Conte ha anche menzionato l’intenzione del governo di esplorare la possibilità della separazione bancaria (Glass-Steagall), come stipulato nel contratto di coalizione. “Stiamo già maturando consapevolezza, che è nel contratto, e la valutazione che sia opportuno distinguere fra banche che erogano credito e soprattutto caratterizzate a livello territoriale e banche di investimento votate più alla speculazione”, ha dichiarato nella sua replica alla Camera.

Il nuovo ministro dell’Economia Giovanni Tria ha autorizzato la pubblicazione di stralci di un paper accademico in cui sostiene con forza la necessità di aumentare gli investimenti pubblici, che in dieci anni (dal 2009 al 2019) sono crollati del 28% in tutta l’Eurozona. “È improbabile che ciò avvenga nell’ambito del piano Junker a livello europeo, ma ogni Stato membro dovrebbe cercare di prevedere il proprio investimento pubblico alla luce del mercato europeo, o addirittura globale, cercando di attirare significativi finanziamenti privati a livello globale attraverso la garanzia di rendimenti più sicuri a lungo termine. In questi termini, e per questi scopi, anche un temporaneo aumento del deficit destinato a far partire questi programmi dovrebbe essere considerato accettabile”, si legge nel documento.

E ancora: “Queste considerazioni tendono anche a evocare la vecchia idea che la spesa in conto capitale debba essere trattata in modo diverso dalle spese correnti nella contabilità del disavanzo. La riassegnazione delle spese e quindi la stessa idea di revisione della spesa ricevono una prima e abbastanza semplice applicazione nell’idea che la spesa corrente debba essere ridotta, mentre la spesa in conto capitale dovrebbe essere ampliata, soggetta a una qualità programmata e a rigorosi controlli, e finanziata in modo indipendente con uno stretto legame tra la spesa immediata e risultati attesi” (vedi http://formiche.net/2018/06/piu-crescita-gli-investimenti-pubblici-scandizszo-tria-spiegano/).

L’ex Commissario dell’UE ed ex Presidente del Consiglio Mario Monti ha accusato il governo Conte di avviare l’Italia su una china che condurrà alla gestione da parte della Troika, come accaduto alla Grecia. Ma Marco Zanni, europarlamentare indipendente vicino a Salvini, ha ammonito l’UE a non tentare di mettere l’Italia con le spalle al muro. “Questo governo non perseguirà politiche volte a uscire dall’euro. Noi chiediamo un nuovo approccio, totalmente differente: più spazio per promuovere la crescita, l’occupazione e gli investimenti”, ha dichiarato Zanni al programma radiofonico “Hanging with Harley” dell’emittente statunitense “Rogue Money”. “Se le istituzioni europee cercheranno di ricattarci, minacciando di chiudere il nostro sistema bancario, reagiremo nel miglior interesse dei cittadini italiani. Se bisognerà scegliere tra uscire dall’euro o accogliere la Troika a Roma, è chiaro che il governo sceglierà la prima opzione” (vedi

Il G7 crolla sotto il peso del vecchio paradigma

Shanghai e Charlevoix sono distanti solo un quarto della circonferenza della Terra, ma mai come oggi sembrano su pianeti diversi. Mentre i partecipanti al vertice della SCO a Shanghai hanno concordato una prospettiva comune di tipo “win-win”, il vertice G7 nel Quebec si è concluso col peggior fiasco nella storia del gruppo.

Tanto per cominciare, il Presidente Trump ha còlto tutti di sorpresa ancora una volta, proponendo che il G7 torni a essere il G8 con l’inclusione della Russia, un partner necessario per i negoziati. Ha ricevuto il sostegno immediato del Premier italiano Giuseppe Conte, ma gli altri leader (e tutto l’establishment transatlantico) hanno reagito furibondi.

Inoltre, Trump si è rifiutato di accettare un incontro con la Premier britannica Theresa May, tanto che i britannici hanno gridato alla “fine del rapporto speciale”, ed è arrivato in ritardo al bilaterale con Macron. Però ha incontrato Conte, annunciando su twitter.com un incontro tra i due a breve alla Casa Bianca.

Inoltre, Trump si è dimostrativamente rifiutato di partecipare alla sessione sui cambiamenti climatici, lasciando il G7 prima della fine, diretto alla volta di Singapore, in previsione del suo vertice con Kim, indicando che lo considera più importante.

Infine, quando il Premier canadese Justin Trudeau ha annunciato alla stampa alla fine del vertice il comunicato finale stilato prima che Trump se ne andasse, Trump ha pubblicato un tweet nel quale afferma che i rappresentanti americani non lo avrebbero firmato. Si è detto indignato che Trudeau abbia definito i dazi americani “un insulto”, definendo Trudeau “disonesto” e sottolineando il fatto che il Canada ha imposto dazi del 270% sui prodotti caseari americani.

A parte il teatrino, il crollo del G7 attesta l’obsolescenza di questa istituzione. I Paesi membri non rappresentano più le economie più importanti del pianeta, come lo erano forse 40 anni fa. E Trump fa bene a chiedere che venga ammessa nuovamente la Russia. “Ritengo che sarebbe un beneficio avere nuovamente la Russia” ha detto. Un bene per il mondo, un bene per la Russia, un bene per gli Stati Uniti.

Il Presidente Putin ha risposto da Qingdao, in Cina, che “non siamo stati noi a decidere di lasciarlo, i nostri colleghi a un certo punto si sono rifiutati di venire in Russia per le note ragioni. Ma saremo lieti di vedervi tutti qui a Mosca”. Ha anche sottolineato correttamente che il potere di acquisto della Russia e della Shanghai Cooperation Organization supera di gran lunga quello del G7.

I leader europei e quasi tutta la cosiddetta “élite” anti-Trump negli Stati Uniti non riescono ad accettare la nuova realtà che si è venuta a creare. Fantasticano di un mondo unipolare con Cina e Russia isolate e circondate da potenze ostili, un mondo che non vi sarà.

Soros al Washington Post: le cose non vanno come vorrei

Dopo l’attacco a Donald Trump da un palco del Festival dell’Economia di Trento, e le accuse a Salvini che ha smentito di essere sulla busta paga di Putin, ma si è detto indignato per il fatto che uno speculatore come Soros venga invitato in Italia, il megaspeculatore è stato intervistato dal Washington Post e ha dichiarato: “Tutto quel che poteva andare storto, è andato storto”, riferendosi all’elezione di Trump alla Casa Bianca.

Certo è che, dopo aver investito almeno 25 milioni di dollari per far vincere Hillary Clinton, si è reso conto di “aver vissuto dentro una mia bolla” e non aver capito il fenomeno in arrivo.

Il piano di investire altri 18 milioni nel 2018 è in forse. Confessa che la sua campagna per assediare e controllare il sistema giudiziario americano tramite le elezioni di procuratori distrettuali (equivalenti in Italia ai pubblici ministeri, “l’acciarino del sistema giudiziario”, per Soros) “s’è scontrata contro un muro, in California”. Tre dei suoi candidati in quello Stato hanno perso alle primarie e il quarto è a rischio di esclusione. E in gran parte è stato il suo stesso interessamento a determinarne il fallimento.

Soros sostiene di essere “molto” seccato per la discussione, negli Stati Uniti e nel resto del mondo, sulla sua visione del mondo e le sue pratiche speculative e di come esse siano state determinate dalla sua esperienza di collaborazione di adolescente con gli occupanti nazisti della sua Ungheria, allorché appunto sequestrò i beni dei suoi connazionali ebrei destinati a morte nei campi di concentramento.

Finora il denaro di Soros lo ha spinto a interessarsi molto delle sorti dell’American Civil Liberties Union (ACLU), uno dei principali destinatari dei 150 milioni annui che la sua Open Society Foundation riserva alle operazioni negli Stati Uniti, e a una buona parte dei dirigenti del Partito Democratico americano. L’ex direttore politico della Casa Bianca occupata da Obama, Patrick Gaspard, è ora alla guida della fondazione e il Washington Post riconosce Soros come “uno dei più affidabili e generosi donatori al Partito Democratico”. Ciò spiega, in parte, la tendenza autodistruttiva del partito, che si ostina ad aderire agli sforzi britannici di “affossare Trump, costi quel che costi”, sforzi che Soros condivide.

Corea: la cooperazione tra le grandi potenze può accelerare il Nuovo Paradigma

Gli spettacolari sviluppi in corso nella penisola coreana, pur non essendo ancora garantiti, dimostrano come la cooperazione tra Stati Uniti, Cina e Russia possa portare a cambiamenti storici per la pace e lo sviluppo. Nell’ultimo mese il leader nordcoreano Kim Jong-un è stato in Cina per incontrare Xi Jinping; il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov è stato a Pyongyang per incontri con Kim Jong-un ed altri; il Segretario di Stato americano Mike Pompeo ha fatto la sua seconda visita in Corea del Nord e il negoziatore capo nordcoreano Kim Yong Chul è arrivato negli Stati Uniti il 30 maggio, dove ha incontrato nuovamente Pompeo ed è stato quindi ricevuto per due ore dal Presidente Trump, alla Casa Bianca il 1 giugno. Kim ha consegnato a Trump una lettera del Presidente Kim. Il vertice tra Trump e Kim Jong-un è stato confermato per il 12 giugno a Singapore. Benché i sedicenti esperti occidentali tentino disperatamente di leggere gli avvenimenti in evoluzione dal punto di vista della geopolitica, sostenendo per esempio che Russia e Cina siano preoccupate per l’aumento dell’influsso americano nella regione, Trump ha ringraziato più volte Mosca e Pechino per la loro cooperazione nella questione nordcoreana, ed entrambe le capitali hanno espresso il loro apprezzamento per gli sforzi del Presidente americano. Con la cooperazione stanno per giungere al termine i 68 anni di divisione tra le due Coree e della strategia imperiale britannica del divide et impera.

Il processo di cooperazione che ha reso questo possibile va di pari passo con numerosi sviluppi storici in tutto il continente asiatico. Cina, Corea del Sud e Giappone hanno ripreso i vertici a tre che non si tenevano da tre anni. A un incontro a Tokyo il 9 maggio, il Presidente sudcoreano Moon Jae-in, il Premier cinese Li Keqiang (foto) e il Premier giapponese Shinzo Abe hanno deciso di lavorare insieme, non solo tra di loro, ma di cooperare per la costruzione di infrastrutture in altre nazioni, nello spirito della Nuova Via della Seta lanciata dal Presidente Xi Jinping. Dopo quel vertice, Abe ha tenuto altri incontri, annunciando che Cina e Giappone coopereranno non solo per gli investimenti in Paesi terzi, ma anche per stabilire istituzioni bilaterali che sviluppino le tecnologie avanzate utili a entrambi.

Il Premier indiano Narendra Modi, parlando a Singapore il 1 giugno, dopo due incontri informali ma storici con Xi Jinping e Vladimir Putin nelle settimane precedenti, ha auspicato la cooperazione in Asia nonostante le rivalità che devono ancora essere superate.

La Dichiarazione di Sana’a adotta il piano dello Schiller Institute per la ricostruzione dello Yemen

Durante un seminario tenuto nel quartier generale dello yemenita Ente Generale per gli Investimenti (YGIA, Yemeni General Investment Authority) è stata approvata la Dichiarazione di Sana’a, che adotta il memorandum dello Schiller Institute dal titolo “Operazione Felix: la ricostruzione dello Yemen e la connessione alla Nuova Via della Seta”, ottantasei pagine firmate da Hussein Askary, coordinatore dello Schiller Institute per l’Asia Sudoccidentale. Lo studio è stato prodotto in cooperazione con il citato ente yemenita, il cui vicedirettore è l’ingegnere Khaled Sharafeddin, e con il Partito yemenita della Nuova Via della Seta, presieduto da Fouad Alghaffari. I relatori presenti al seminario hanno ringraziato lo Schiller Institute e la persona della sua presidente, Helga Zepp-LaRouche, per gli sforzi compiuti nella difesa del popolo yemenita e per la cessazione del conflitto e dell’embargo.

Il memorandum contestualizza la ricostruzione dello Yemen a livello internazionale e la indica come possibile non appena conclusa la guerra di aggressione guidata dalla coalizione anglo-saudita-americana. Il contesto esposto è quello del nuovo paradigma internazionale esemplificato dalla cooperazione tra i BRICS e dall’iniziativa ‘Una Cintura, Una Via’ (Belt and Road Initiative). Lo studio si basa sul metodo scientifico di approccio all’economia fisica, così come fu definito da Lyndon LaRouche: esso mostra che la distruzione dell’economia yemenita cominciò già negli anni Novanta, allorché lo Yemen fu sottoposto al giogo del FMI e della Banca Mondiale. Le conseguenze disastrose di tale sottomissione vengono ampiamente descritte: FMI e BM hanno nella sostanza impedito per trent’anni lo sviluppo di quel Paese, ora il più povero della penisola arabica e il più dipendente dalle importazioni per le forniture alimentari (80% nel 2014, ancor prima che la guerra fosse innescata). Così, lo Yemen è stato trasformato da esportatore di gas e petrolio a importatore netto di prodotti petroliferi, i cui gas e petrolio sono controllati da società straniere. Quasi nessun investimento negli ultimi trent’anni, sia nei trasporti, sia negli impianti di potenza, sia nelle reti idriche, sia nell’agricoltura, sia nelle manifatture. Al contrario, lo Yemen è stato condotto a esportare sempre più i prodotti agricoli. L’unico settore che ha assistito a un miglioramento è stato quello della pesca, ma soltanto poiché è dedicato all’esportazione.

Lo studio esamina anche la distruzione del resto della debole economia yemenita a opera dei bombardamenti (delle infrastrutture e di ogni impianto produttivo), cui ha fatto seguito la crisi umanitaria.

Il piano di ricostruzione proposto prevede prima di tutto una mobilitazione per ripristinare le infrastrutture distrutte e l’assistenza alle persone, soprattutto nelle zone rurali a mezzo di una sorta di “esercito di operai” simile ai Corpi Civili per la Conservazione istituiti dal Presidente americano Franklin D. Roosevelt.

Lo studio aggiunge però assai chiaramente che l’intenzione dei suoi redattori non è e non dovrebbe essere la mera ricostruzione dello Yemen così com’era prima della guerra, cioè il ritorno al “Paese più povero della regione”. L’intenzione è invece la costruzione di una nuova piattaforma economica fondata sulla cooperazione con i BRICS e con la Cina direttamente, e con altre potenze amiche. Per avviare un vero piano di ricostruzione, tuttavia, viene proposta una “Banca per lo Sviluppo e la Ricostruzione Nazionale dello Yemen”, seguendo il sistema di credito nazionale istituito da Alexander Hamilton negli Stati Uniti rivoluzionari. Tale banca e la sua attività sono previsti con grande dettaglio, affinché siano comprensibili dai rappresentanti politici e dalla gente comune.

I progetti proposti per la rinascita dello Yemen includono opere di trasporto, di produzione energetica, di gestione delle acque, di navigazione, di produzione e vendita di beni agricoli. Il componente chiave è il “corridoio yemenita di sviluppo”, dotato della prima ferrovia nella storia dalla settentrionale Sana’a al porto meridionale di Aden, con diramazioni verso Est e verso Ovest lungo i porti principali sul Mar Rosso e a servizio delle aree agricole e minerarie della pianura orientale.

Lo studio si conclude esaminando i collegamenti dello Yemen alla ‘Via della Seta Marittima’ attraverso i porti yemeniti su entrambi i mari, il Mar Rosso e l’Oceano Indiano, e per terra sulle direzioni verso l’Oman, verso l’Iran e, più oltre, verso l’Asia Centrale e la Cina. È previsto anche un ponte o una galleria verso Gibuti e, di lì, verso l’Africa; questa opera costituirebbe una cerniera di comunicazione tra Asia e continente nero.

Anche se la Dichiarazione di Sana’a non rappresenta un diretto sostegno del governo di salute nazionale della capitale, il fatto che l’ente YGIA abbia fornito i suoi auspici e che il suo vicedirettore sia direttamente coinvolto fa sperare nella sua attuazione.

L’autore del memorandum, Hussein Askary, raccomanda che il governo di Sana’a presenti questo documento alle Nazioni Unite e ad altre potenze di rilevanza internazionale, in preparazione dei negoziati di pace, prima di qualunque considerazione di natura strettamente politica. Le proposte contenute nel memorandum hanno l’obiettivo di assicurare l’indipendenza del Paese in tempo di pace e di dotarlo degli strumenti necessari a una nazione moderna, con una piattaforma economica associata al proprio meraviglioso patrimonio storico e culturale.

l memorandum è scritto in lingua araba ed è stato già offerto alle personalità più rilevanti e responsabili del governo e delle istituzioni di Sana’a. Da oggi è disponibile gratuitamente grazie al sostegno del Partito yemenita della Nuova Via della Seta: http://www.newsilkroadparty.com/images/pdf/8.pdf

Hussein Askary accompagna questo documento con uno scritto, nel quale incoraggia tutti a considerare come l’economia yemenita sia stata distrutta, prima del conflitto militare, dagli “esperti” in doppio petto del FMI e della BM, oltreché di altri istituti. La battaglia per l’indipendenza economica sarà ancor più dura di quella combattuta con le armi. La presenza, però, di un nuovo paradigma di relazioni internazionali la faciliterà, se gli yemeniti vorranno regolare sé stessi, in indipendenza e prosperità.

L’intervista di Liliana Gorini a Radio Gamma 5: i governi si fanno per i cittadini, non per i mercati

31 maggio 2018 – La presidente di MoviSol Liliana Gorini è intervistata da Marisa Sottovia a Radio Gamma 5, sul golpe dei banchieri contro il legittimo governo italiano e come uscire da questa crisi. Ricorda che i governi si fanno per i cittadini, e non per i mercati, che sono la causa della crisi con le loro speculazioni e “invece di essere rassicurati, dovrebbero andare in galera”. Ricorda il quadro più ampio in cui si inserisce la crisi italiana, la crisi spagnola, con le dimissioni dei Premier Rajoy, quella greca, causata dalla stessa Troika che vorrebbe “invadere l’Italia” stando alle parole dell’eurodeputato tedesco Ferber, ma anche la crisi tedesca, con Deutsche Bank che è sul punto del fallimento. Risponde a molte domande di ascoltatori, su chi siano “i mercati” e come speculino sui nostri titoli di stato, sullo spauracchio dello spread, che viene usato per fare terrorismo psicologico, in quanto non c’è legame diretto tra lo spread e i mutui (quelli a tassi fissi restano fissi, quelli a tassi variabili dipendono dall’Euribor e non dallo spread).

Mission Impossible per Deutsche Bank

Come abbiamo riferito la scorsa settimana, Deutsche Bank ha annunciato un forte ridimensionamento del settore investment e ha riorganizzato gli organi direttivi nella speranza di frenare l’emorragia che dura da diversi anni. Specialmente la sua divisione negli Stati Uniti, che svolge quasi esclusivamente attività di banca d’affari, si trova in una situazione molto precaria.

Il 31 maggio il Wall Street Journal ha rivelava che già nel 2017, secondo fonti “al corrente dei fatti”, la Federal Reserve aveva classificato “in condizione problematica” l’attività di Deutsche Bank. La vigilanza le aveva segnato il rating più basso per riserva di capitale, qualità degli attivi, gestione, introiti, liquidità e sensibilità al rischio di mercato (parametri noti come CAMELS). Ciò spiegherebbe come mai alcuni mesi fa la BCE abbia ordinato alla banca di simulare uno scenario interno di rientro dall’esposizione in derivati della divisione investment per determinare se questa ne risultasse insolvente.

L’attuale crollo del valore azionario di DeBa, visibilmente al di sotto della soglia dei dieci Euro, fa fede al giudizio espresso dalla Fed. Negli Stati Uniti la banca sta ancora pagando le multe per truffa sugli investimenti immobiliari e cercando di rientrare dalle cartolarizzazioni della bolla che, all’epoca del crollo del 2007-2008, l’aveva fatta apparire come il più grande proprietario immobiliare d’America. Gli asset di Deutsche Bank negli Stati Uniti (senza i contratti derivati) sono stimati a 42,6 miliardi di dollari.

Secondo le fonti del WSJ, la Federal Reserve e la FDIC, il fondo statale di garanzia dei depositi, stanno ora tenendo sotto controllo, da vicino, le attività di DeBa, tanto da richiedere il nulla osta quasi per ogni decisione. Gli ispettori della Fed avrebbero constatato che DeBa non è capace di calcolare la dimensione e le scadenze della propria esposizione o persino di determinare verso quali banche o quali clienti sia esposta. Ciò ne fa il candidato potenziale per il ritiro della licenza bancaria negli Stati Uniti.

A parte questo, il 1 giugno l’esposizione di DeBa in miliardi di Euro di debito statale e privato in Italia è stato usato a pretesto da Standard & Poor’s per retrocederne il rating a BBB+, il che ne renderà più costoso il finanziamento. Già ora la banca deve spendere 93 centesimi per guadagnarne 100, quasi come una organizzazione non-profit.

I piani della stessa DeBa di ridimensionare il settore investment è una fatica di Sisifo, dato che il 90% o più degli investimenti sono in derivati e altri settori speculativi. Se il governo tedesco dovesse intervenire per ricapitalizzare la banca, potrebbe probabilmente ordinarle di separare le due divisioni, quella finanziaria e quella commerciale, per proteggere quest’ultima. Per ricostruire la banca su nuove basi (ovvero riportarla alla vocazione originaria) occorrerebbe fare proprio come Lyndon LaRouche (foto) propose nel 2016.

Nuovo allineamento in Asia determina il futuro, l’Europa resterà indietro?

Gli sviluppi degli ultimi giorni dimostrano che il potenziale di creare una nuova era di progresso economico pacifico ruota intorno alla Nuova Via della Seta, la dinamica definita “Nuovo Paradigma” da Helga Zepp-LaRouche, che riunisce le nazioni guida dell’Asia, Cina, India, Giappone, Corea del Sud, e la Russia, in un’alleanza che sta provocando il panico tra i fautori della geopolitica britannica.

Questo potenziale è visibile nel vertice tra Trump e Kim, che potrebbe mettere fine alla guerra tra le due Coree. Lo scandalo Russiagate è stato inventato dai servizi britannici proprio per fermare questa dinamica positiva.

E che fa l’Europa? Con Putin che sarà in Austria, e il nuovo governo in Italia, i fautori dello status quo in Europa si sentono sfidati. Ma il cambiamento è inevitabile, e dovranno capirlo anche a Bruxelles. Ne parlerà Helga Zepp-LaRouche nella consueta videoconferenza del giovedì, alle ore 18 sul sito newparadigm.schillerinstitute.com.

Italia: nasce il primo governo populista dell’UE

L’incubo dell’UE si è materializzato il primo giugno, quando il primo governo populista di un Paese dell’Eurozona ha prestato giuramento. Il tentativo di piazzare a Palazzo Chigi un governo tecnocratico guidato da Carlo Cottarelli, ex funzionario del FMI, è fallito quando ci si è resi conto che non avrebbe ottenuto nemmeno un voto al Parlamento. Il nuovo esecutivo mantiene il programma delineato del “contratto” tra i due partner di coalizione, M5S e Lega, e mantiene anche il pomo della discordia con il Quirinale e l’UE, la presenza del prof. Paolo Savona nella squadra di governo. Apparentemente retrocesso agli Affari Europei, è stato però Savona a indicare il suo sostituto al Ministero dell’Economia nella persona del collega Giovanni Tria, che è su posizioni eurocritiche simili, anche se non così esplicite come quelle di Savona. Tria, infatti, non è favorevole all’uscita dell’Italia dall’Euro (non lo è nemmeno Savona se non come ultima ratio), ma non ritiene nemmeno, come Draghi, che la moneta unica sia “irreversibile”. Sembra comunque che Salvini abbia promesso a Savona voce in capitolo nei dossier europei.

Come ha commentato il prof. Michele Geraci – vicino sia al M5S sia alla Lega – in un’intervista per la cinese CGTN, “Tria è un po’ come Savona, forse non così esplicito, ma è qualcuno che può eseguire il mandato della Lega di difendere gli interessi italiani a Bruxelles e Francoforte”, notando che “è positivo il fatto che egli abbia degli interessi in Cina”.

Invero, il nuovo Ministro dell’Economia ha più che interessi in Cina. Non solo parla cinese, ma come preside dell’Università di Tor Vergata ha sviluppato diverse iniziative e progetti in Cina, in particolare nella provincia di Zhejiang, di collegamento tra accademia e industria. “Non si trovano facilmente personalità che abbiano capito la frequenza del sintonia fine con la Cina, e Tria è una di queste”, ha spiegato all’EIR una fonte che lo conosce bene. È naturale che egli trasferisca la sua esperienza al piano dell’azione governativa.

Il governo Conte annovera quattro Ministri che hanno firmato la petizione per la separazione bancaria di MoviSol: Matteo Salvini (Interni), Gianmarco Centinaio (Agricoltura), Lorenzo Fontana (Famiglia) e Giancarlo Giorgetti (Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio). Un numero che è destinato ad aumentare con la nomina dei sottosegretari (nella foto l’europarlamentare Marco Zanni e Matteo Salvini con Massimo Richard Kolbe Massaron e la sua petizione per il ripristino della legge Glass-Steagall).

Resta l’interrogativo della politica che i Ministri economici pentastellati Di Maio (Lavoro e Industria), Toninelli (Infrastrutture e Trasporti) e Barbara Lezzi (Mezzogiorno) seguiranno su Grandi Opere e industria. Se si faranno interpreti delle pressioni oltranziste della base contro la TAV e altre infrastrutture, la via della ripresa economica dell’Italia sarà preclusa. Non basta abbandonare l’opposizione alla Torino-Lione o al Quarto Valico, opere già in corso. Si tratta di rilanciare le grandi opere al Sud, nel quadro di quella visione di aggancio alla Belt and Road che abbiamo più volte auspicato in questo bollettino. Se ciò non avverrà, lo stesso futuro del governo sarà segnato.

Un vertice Trump-Putin è la chiave per sventare il pericolo di guerra

Secondo il Wall Street Journal, che cita un “funzionario ad alto livello dell’Amministrazione”, sono in corso preparativi per un vertice tra il Presidente statunitense e quello russo. È difficile esagerare l’importanza di un simile incontro per ridefinire le relazioni internazionali sulla base della cooperazione e ridurre le tensioni in pericolosi punti caldi come l’Asia Sudoccidentale e l’Ucraina. Donald Trump ha ripetutamente affermato che è sua intenzione stabilire buoni rapporti con la Russia, ma finora glie l’hanno impedito con l’inchiesta farlocca e con la caccia alle streghe anti-russa in tutta l’area transatlantica.

L’ambasciatore americano in Russia Jon Huntsman ha confermato il 3 giugno a Fox and Friends che entrambe le parti sono favorevoli a un vertice in qualche momento futuro. Nel frattempo, su iniziativa di Washington, il Segretario di Stato Mike Pompeo e il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov hanno parlato al telefono il 30 maggio e hanno scambiato vedute su possibili rapporti bilaterali, sulla crisi siriana e sugli accordi di Minsk in relazione al conflitto ucraino.

Naturalmente, molto dipenderà dall’esito del vertice tra Trump e Kim, ancora previsto per il 12 giugno a Singapore e – si spera – destinato ad avviare seri negoziati tra le due parti. In ogni caso, l’Asia è sempre più al centro dell’attenzione internazionale, come è apparso evidente al vertice annuale sulla sicurezza dell’Asia (il Dialogo Shangri-La) indetto dall’International Institute for Strategic Studies (IISS). Nel suo intervento, il Premier indiano Narendra Modi ha tratteggiato una visione di futuro condiviso per l’Asia e il mondo intero, abbastanza antitetica agli assiomi geopolitici degli stessi organizzatori britannici. Come antica e grande potenza nella regione indo-pacifica, l’India intende svolgere il ruolo che le spetta nel dare forma all’emergente Nuovo Paradigma, ha dichiarato Modi.

Una chiave per il nuovo “secolo asiatico” è il miglioramento dei rapporti tra India e Cina, i quali, nonostante i progressi recenti, sono ancora difficili e risentono delle ingerenze geopolitiche occidentali che tendono a esacerbare le rivalità. Modi ha affrontato questo tema nel suo discorso, notando che durante il recente incontro informale con il Presidente Xi è diventato chiaro per entrambi che “rapporti forti e stabili tra le nostre due nazioni sono un fattore importante per la pace e il processo globali […] Credo fermamente che l’Asia e il mondo avranno un futuro migliore quando India e Cina collaboreranno con fiducia e sensibilità negli interessi reciproci”.

Un un interessante riflesso dell’ordine mondiale multipolare auspicato, Modi ha parlato della “autonomia strategica” dell’India nel mantenere il partenariato con Stati Uniti, Giappone, Corea, Russia, Cina e Africa, non facendo alcuna menzione dell’Europa – forse perché questa, attaccata al vecchio paradigma geopolitica, è destinata a divenire irrilevante.

La Cina offre un manuale per esperimenti sulla sua terza stazione spaziale orbitante

È della scorsa settimana l’annuncio che la terza stazione spaziale che la Cina si accinge a porre in orbita (nella sua completezza nel 2022) sarà aperta ai Paesi interessati a condurre esperimenti, di comune accordo con l’Ufficio delle Nazioni Unite per gli Affari dello Spazio Extra-Atmosferico (in acronimo inglese UNOOSA).

SpacePolicyOnline.com, nella persona di Marcia Smith, annuncia ora la pubblicazione da parte della Cina di un manuale d’uso degli strumenti che saranno a bordo della stazione spaziale: strumentazione per analisi di campioni medici, per studi di biotecnologia, per esperimenti di combustione, di fisica dei fluidi, di fisica delle fasi binarie, di scienze dei materiali ad alte temperature, di scienze dei materiali in assenza di contenitori.

I due moduli destinati ad attività di laboratorio (forse chiamati Wentian e Mengtian) conterranno anche scatole a guanti per la telemanipolazione di campioni, una teca a microgravità e una a gravità variabile, e dispositivi per collocare carichi all’esterno della stazione, in modo da esporli all’ambiente extraterrestre. L’ente cinese per l’esplorazione umana dello spazio (in acronimo inglese CMSA) sosterrà le spese di lancio e di mantenimento della stazione, e attende proposte di collaborazione entro il 31 agosto da parte di governi, università o altri istituti.

Benché la stazione spaziale sia poca cosa, in termini di massa, rispetto alla stazione spaziale internazionale (ISS, foto) – 60 Mg contro 200 Mg (tonnellate) -, essa è stata progettata per condurvi una notevole varietà di esperimenti e valutazioni scientifiche, con lo scopo dichiarato di coinvolgere le nazioni in via di sviluppo nell’esplorazione dello spazio extraterrestre.

Delle stazioni spaziali orbitanti v’è una storia, oramai: sette furono sovietiche o russe, dal 1971 al 2001; una americana, dal 1973 al 1974. Mentre ben undici lanci dello Shuttle furono visite alla stazione russa MIR, la NASA non può per legge americana cooperare con la Cina, a meno che certe condizioni siano verificate e le attività previste siano approvate in anticipo dal Congresso. Le restrizioni sono valide anche per l’Ufficio per la Politica Scientifica e Tecnologica e un recente disegno di legge le vorrebbe applicate anche al Consiglio Nazionale sullo Spazio della Casa Bianca.

Per approfondimenti

su Space Policy Online

su The Verge


Dalla Russia grande serietà sul ruolo dell’uomo nel cosmo (2011)








Parlamentare tedesco: l’Italia ha bisogno della separazione bancaria

In un editoriale per EurActiv, il membro del Bundestag tedesco Fabio De Masi (Die Linke), ex membro del Parlamento Europeo, ha respinto le raccomandazioni di Moody’s o BlackRock, sostenendo che sono irrilevanti, in quanto gli italiani non hanno votato per un governo conforme ai mercati come quello tedesco. Gli italiani ne hanno abbastanza della politica di austerità che ha rovinato la loro economia, ed anche l’osservanza dei Presidente Mattarella verso l’Euro non ha portato più stabilità al sistema finanziario italiano, anzi il contrario. Questo, ha aggiunto De Masi, dimostra ancora una volta che l’Eurozona accetta le decisioni democratiche solo se rientrano nei progetti di Bruxelles, Francoforte o Berlino.

La politica di austerità dei governi italiani precedenti è il motivo dell’ascesa del M5S e della Lega. L’Italia ha bisogno di investimenti e di regole che separino il settore degli investimenti pubblici dai parametri di Maastricht. “Ma soprattutto” conclude De Masi, di origine italiana come indica il nome, “l’Italia ha bisogno della separazione bancaria, la netta separazione tra banche commerciali e banche d’affari speculative, una riforma che è stata sempre bloccata dagli Eurocrati, e che è ormai urgente”.

Trump dovrebbe incontrare con urgenza Putin

Circola una petizione sul sito della Casa Bianca e quello della presidenza russa, in cui si chiede ai Presidenti Trump e Putin di incontrarsi al più presto per impedire una guerra. La petizione viene firmata da cittadini in tutto il mondo e invitiamo i nostri lettori a farlo. Da molto tempo questo bollettino sollecita tale vertice, anche per contrastare la narrativa del Russiagate che sta avvelenando i rapporti tra Stati Uniti e Russia. Se centomila persone firmeranno la petizione entro il 30 giugno, la Casa Bianca dovrà rispondere. Il testo della petizione è breve e va al nocciolo della questione: “Ronald Reagan disse una frase famosa: ‘una guerra nucleare non si può vincere ed è bene non combatterla. L’unico valore delle armi nucleari in possesso delle nostre due nazioni è far sì che non vengano mai usate’. Disgraziatamente, oggi una nuova guerra fredda tra Stati Uniti e Russia costituisce una minaccia esistenziale per i popoli di ambedue le nazioni e per tutto il mondo. Chiediamo quindi al Presidente Trump di seguire le orme di Ronald Reagan e avviare un dialogo diretto col Presidente Putin in cerca di accordi solidi e verificati sulla sicurezza. Come ha detto più volte il Presidente Trump, ‘solo chi odia e chi è stupido’ non comprende che buoni rapporti tra Stati Uniti e Russia vanno a beneficio dell’America. Tutto sta a indicare che il Presidente Putin la pensi allo stesso modo per il suo Paese. Occorre organizzare al più presto un vertice tra i due”.

Firma la petizione qui: https://petitions.whitehouse.gov/petition/president-donald-trump-should-hold-early-summit-russian-president-vladimir-putin

Con un annuncio a piena pagina sul Washington Times il 21 maggio, Edward Lozansky, presidente dell’Università Americana a Mosca, e Jim Jatras, ex diplomatico americano ed ex consigliere della leadership del Senato americano, hanno spiegato il perché di questa iniziativa. “Non si può negare che oggi una seconda guerra fredda sia una realtà”, hanno detto, e in qualche modo “questa seconda guerra fredda è ancor più pericolosa della prima”. Oltre al massiccio arsenale nucleare da entrambe le parti, “ci sono stati ulteriori progressi nelle nuove tecnologie militari, in aree come le armi ipersoniche e la guerra cibernetica” (vedi https://www.washingtontimes.com/news/2018/may/21/president-trump-should-hold-early-summit-putin/). “Riteniamo che l’inerzia verso una catastrofe possa essere fermata solo dall’intervento personale del Presidente Donald Trump e del Presidente Vladimir Putin. Esortiamo quindi i due Presidenti a fissare un vertice il più presto possibile”.

I due annunci sono accompagnati da due immagini significative della cooperazione russo-americana nel passato: una, ideale, di Abramo Lincoln e Alessandro II che si stringono la mano, che ricorda come la Russia fosse pronta a intervenire durante la guerra civile americana a sostegno dell’Unione e contro la Confederazione creata dai britannici. La seconda, vera, mostra Ronald Reagan che stringe la mano a Mikhail Gorbaciov. Nel loro articolo, Lozansky e Jatras sottolineano che all’epoca di questi due leader erano state avviate iniziative che condussero alla fine della prima guerra fredda e riflettevano “il desiderio di ambo le parti a porre fine a uno scontro inutile e pericoloso”.

Russiagate: ormai evidenti le interferenze britanniche nelle elezioni americane

L’accusa che l’FBI abbia mandato un informatore nella campagna di Trump per tendergli una trappola, nota ora come “Spygate”, dimostra senza ogni ombra di dubbio che fu il Regno Unito, con le sue varie unità di intelligence, e non la Russia, a interferire nelle elezioni presidenziali americane del 2016, in combutta con funzionari di intelligence anti-Trump interni all’Amministrazione di Obama. I media dominanti negli Stati Uniti tentano di insabbiare questa operazione segreta, riducendo lo Spygate a un dibattito semantico, se il dispiegare agenti di intelligence nella campagna di Trump sia “spionaggio”, “infiltrazione”, una necessaria difesa contro l’aggressione russa o un esempio della paranoia di Trump.

La storia è complicata, come vedremo di seguito, ma sono emersi abbastanza fatti da poter affermare che vi fu una operazione congiunta degli intelligence britannico e americano destinata a tendere una trappola a funzionari dell’organizzazione elettorale di Trump con agenti provocatori. I protagonisti sono tre agenti legati alla CIA, all’FBI ed all’MI6: Joseph Mifsud, Alexander Downer e Stefan Halper. I tre furono mandati per manipolare i funzionari di basso livello di Trump Carter Page e George Papadopoulos, facendo loro credere di lavorare con reti di intelligence russe che volevano aiutare Trump. Lo scopo era stabilire collegamenti che in seguito potessero essere citati come canali di influsso russo nella campagna di Trump.

Questa operazione fu condotta tra il luglio e il settembre del 2016, all’epoca in cui Trump ottenne la nomina del Partito Repubblicano vincendo le primarie, e poco dopo che il direttore obamiano della CIA John Brennan ebbe creato una task force col direttore della National Intelligence James Clapper, allo scopo di indagare su presunti tentativi russi di influenzare il risultato delle elezioni. Inizialmente Brennan fu spinto in questa direzione da Robert Hannigan, allora capo della sezione britannica di guerra elettronica, il GCHQ. Egli e Clapper convinsero l’allora direttore dell’FBI James Comey e altri funzionari di intelligence ad alto livello, incluso l’agente di collegamento tra l’FBI e Brennan, Peter Strzok, ad aprire un’inchiesta dell’FBI. A Strzok fu ordinato di incontrare a Londra il 5 luglio l'”ex” agente dell’MI6 Christopher Steele, per essere informato sui promemoria preparati da Steele, che sostenevano l’esistenza di svariati canali di influsso russo su Trump, incluse le finte registrazioni a sfondo sessuale a scopo di ricatto. Il 31 luglio 2016 fu avviata l’inchiesta dell’FBI, usata per giustificare l’infiltrazione di spie che in realtà erano entrate in azione già da prima.

Lo scopo dell’operazione Mifsud/Downer/Halper è stato riassunto da George Parry nell’American Spectator del 22 maggio 2018. In “L’affare Papadopoulos: deprimente”, Parry scrive che lo sfortunato Papadopoulos fu “indotto a ripetere una storia finta su faccende sporche e sulla corrispondenza elettronica della Clinton, al fine di creare l’apparenza di una collusione tra la campagna Trump e i russi e una scusa per un’inchiesta dell’FBI su tale campagna”. In altre parole, una classica montatura in cui sono gli “inquirenti” a suggerire il “reato” per poi incolpare le proprie vittime.

Tutte le strade portano a Londra

Sin dall’inizio il movimento di LaRouche sostenne non esservi alcuna interferenza russa o collusione con Trump, ma semmai un tentativo congiunto delle agenzie di intelligence americane e britanniche di sconfiggere Trump, o destituirlo una volta eletto. Oltre all’articolo di Parry, che conferma l’analisi di LaRouche, ne sono apparsi altri che dicono lo stesso. Publius Tacitus, sul blog Sic Semper Tyrannis dell’ex specialista di intelligence militare Col. Pat Lang, ha scritto che le nuove prove “fugano ogni dubbio che i servizi britannici e americani abbiano collaborato in uno schema subdolo e fabbricato”.

Un altro articolo apparso sull’American Spectator il 25 maggio, a firma di George Newmayr e col titolo “la rete di spionaggio Londra-Langley”, dettaglia le nuove prove che stanno emergendo. Ancor più significativo è il blog Gateway Pundit, con un articolo di Jim Hoft, che sostiene un governo straniero abbia effettivamente interferito nelle elezioni, “ma il governo identificato è il Regno Unito, non la Russia”. Hoft afferma che coloro che hanno lanciato il Russiagate “erano disposti a rischiare la terza guerra mondiale con la Russia pur di non avere una presidenza di Trump.”

L’articolo fa capire che ciò che temevano di più gli autori della montatura è che Trump ribaltasse la politica che promuove lo scontro con la Russia e la Cina, da cui dipendevano la loro carriera e la loro ricchezza. Il fatto che Trump potesse portare gli Stati Uniti a collaborare pienamente con il Nuovo Paradigma che stava emergendo, guidato da Cina e Russia, spiega la campagna isterica senza precedenti nei suoi confronti, condotta dai media dell’establishment in Europa come negli Stati Uniti. È questo che ha portato alla finzione nota come Russiagate. Checché si dica della politica di Trump e del suo stile, egli è stato eletto dai cittadini americani e il Deep State non dovrebbe condurre un’ operazione di cambio di regime contro di lui.

Per informare i cittadini su ciò che sta accadendo, il LaRouche Political Action Committee ha pubblicato una dichiarazione in cui chiede al Presidente Trump di porre fine al “rapporto speciale” con la Gran Bretagna e desecretare tutti i documenti segreti sulla sua campagna.

Gorini a Radio Gamma 5: i governi si fanno per i cittadini, non per i mercati

La presidente di MoviSol Liliana Gorini è stata intervistata giovedì 31 maggio da Marisa Sottovia a Radio Gamma 5, sul golpe dei banchieri contro il legittimo governo italiano e come uscire da questa crisi. Ha ricordato che i governi si fanno per i cittadini, e non per i mercati, che sono la causa della crisi con le loro speculazioni e “invece di essere rassicurati, dovrebbero andare in galera”. Ha ricordato il quadro più ampio in cui si inserisce la crisi italiana, la crisi spagnola, con le possibile dimissioni dei Premier Rajoy, quella greca, causata dalla stessa Troika che vorrebbe “invadere l’Italia” stando alle parole dell’eurodeputato tedesco Ferber, ma anche la crisi tedesca, con Deutsche Bank che è sul punto del fallimento. Ha risposto a molte domande di ascoltatori, su chi siano “i mercati” e come speculino sui nostri titoli di stato, sullo spauracchio dello spread, che viene usato per fare terrorismo psicologico, in quanto non c’è legame diretto tra lo spread e i mutui (quelli a tassi fissi restano fissi, quelli a tassi variabili dipendono dall’Euribor e non dallo spread).

Il golpe dei banchieri contro l’Italia non farà cessare la ribellione all’impero in bancarotta

Il rifiuto di nominare Presidente del Consiglio il Prof. Conte da parte di Sergio Mattarella, Presidente della Repubblica italiana, è un golpe, ordinato dagli stessi banchieri della City di Londra e della BCE, le cui politiche hanno quasi distrutto l’economia italiana, oltre a quelle della maggior parte delle nazioni aderenti all’Unione Europea. Mattarella non avrebbe accettato Paolo Savona quale Ministro dell’Economia, benché fosse stato scelto dai capi dei due partiti premiati alle recenti elezioni, il Movimento 5 Stelle e la Lega. Savona, un rispettato ex ministro, ha avuto l’audacia di sfidare le politiche fallimentari dell’Unione Europea e della BCE. Al posto della coalizione dei due partiti vincitori, Mattarella ha nominato quale potenziale Presidente del Consiglio dei Ministri un promotore dell’austerità, l’ex funzionario dell’FMI Carlo Cottarelli.

La scorsa settimana Helga Zepp-LaRouche aveva sottolineato l’importanza della vicenda italiana. Chiedendosi se i banchieri falliti raccolti dietro alla BCE avrebbero tentato di sovvertire il risultato delle recenti elezioni, nel corso delle quali i partiti di governo sono stati puniti puniti da elettori in rivolta, stanchi dell’austerità e dai salvataggi delle banche e dei prelievi forzosi. Il rifiuto dei partiti maggioritari espresso in modi differenti in tutta Europa, assieme alla vittoria elettorale di Trump negli Stati Uniti e alla Brexit, hanno inviato un messaggio inequivocabile, che soltanto gli arroganti “Signori dell’Universo” potrebbero sognarsi di negare, pur continuando a predicare la democrazia alla Russia e alla Cina, mentre conducono colpi di stato quando le scelte democratiche non risultano loro gradite, negli Stati Uniti con il Russiagate e ora in Italia.

Non è certo che queste odiose élite riusciranno a soffocare la volontà popolare, specialmente se la politica cinese della Nuova Via della Seta andrà conquistando consensi, non più soltanto in Asia e in Africa, ma anche in Europa. Mentre hanno lanciato una provocazione dopo l’altra (il tentativo di spodestare Trump, l’isolamento di Putin e di Xi Jinping) pur a rischio di un conflitto nucleare mondiale, le reti della geopolitica dirette da Londra non sono riuscite a rallentare il consolidamento del Nuovo Paradigma a partire dall’Asia e dell’Africa.

Questi sono i temi della consueta videoconferenza di Helga Zepp-LaRouche che si terrà giovedì 1 giugno alle ore 18 sul sito newparadigm.schillerinistute,com.

Il fantasma di Herrhausen aleggia su Deutsche Bank

Il 24 maggio l’annuncio di Deutsche Bank che ridurrà “ben oltre” settemila posti di lavoro (alcuni dicono diecimila), o oltre il 10% dei suoi 97mila dipendenti, con la sua banca d’affari che dovrebbe perdere il 25% dei suoi dipendenti, è stato sufficiente a provocare grande ansia tra i banchieri londinesi.

Pochi giorni prima, in un’intervista a Handelsblatt, l’economista capo di Deutsche Bank David Folkerts-Landau aveva elencato i peccati della banca e del suo management sin dagli anni Novanta, che hanno trasformato la principale banca tedesca in una banca d’affari in stile anglo-sassone, facendone di fatto un hedge fund (termine che ha usato lui stesso). L’ex AD Josef Ackermann, licenziato nel 2013, era “fissato sull’obiettivo magico del 25% di rendimento del capitale proprio al lordo delle imposte” che “poteva essere ottenuto solo accettando di correre grossi rischi finanziari ed etici”.

Il mea culpa di Folkerts-Landau non ha frenato la discesa delle azioni della banca, ma ha alimentato quasi una rivolta all’assemblea generale annuale della banca, nel corso della quale è stato fatto il tentativo di estromettere il presidente di Deutsche Bank Paul Achleitner. Anche se il tentativo è fallito, i giorni di Achleitner sono contati e magari egli stesso non vede l’ora di tornare nella sua nativa Austria.

Anche Christian Sewing, che ha trascorso tutta la sua carriera nella banca e ha sostituito il mese scorso l’AD britannico John Cryan, è stato fortemente criticato. Anche se Sewing ha promesso di ridimensionare il settore d’affari della banca a favore di quello tradizionale commerciale, resta da vedere se tornerà ai principii di prudente attività bancaria o si limiterà a ridurre e fare un piccolo repulisti nel tentativo disperato di salvare la banca. Ma il tempo sta per scadere. Le azioni di Deutsche Bank hanno subìto un calo al punto che la capitalizzazione di mercato della banca è ora di 18 miliardi di Euro. E solo i derivati di livello 3 della banca (ovvero con valore di mercato zero) sono 33 miliardi. Le azioni sono alla quota pericolosa di 10 Euro, sotto la quale si potrebbe scatenare una svendita da panico che renderebbe impossibile impedire la bancarotta.

Ciononostante, l’attuale politica di gestione solleva la questione posta da Lyndon LaRouche nel luglio 2016 quando chiese che Deutsche Bank venisse salvata con una ricapitalizzazione di emergenza per via delle implicazioni sistemiche di una sua bancarotta, in quanto né il governo tedesco con il suo PIL di 4.000 miliardi di Euro, né l’UE con un PIL di 18.000 miliardi di Euro sarebbe stata capace di controllare l’effetto domino di una bancarotta disordinata.

Tuttavia, LaRouche pose la condizione di un immediato ritorno della banca alla tradizione che era prevalsa fino al 1989 sotto la guida di Alfred Herrhausen, che era orientato a sostenere gli interessi dell’economia reale tedesca. Prima del suo assassinio nel 1989 per mano della terza generazione della banda Baader-Meinhof (RAF), Herrhausen aveva difeso la cancellazione del debito impagabile dei Paesi in via di sviluppo e l’estensione di credito a lungo termine per progetti di sviluppo ben definiti. All’epoca del suo assassinio si era detto a favore dell’industrializzazione dell’Europa orientale, in coerenza con i criteri adottati dalla Kreditanstalt für Wiederaufbau (KfW) nella ricostruzione della Germania dopo il 1945, una prospettiva molto diversa dalla terapia d’urto che fu applicata in seguito.

Un ritorno ai principii sani di Herrhausen trasformerebbe Deutsche Bank in un partner utile per la politica Belt and Road della Cina.

Bloccato il tentato golpe della BCE contro il governo italiano: i mercati sono alla disperazione

di Liliana Gorini, presidente di MoviSol

Con un intervento che va contro le regole più fondamentali della democrazia e del diritto internazionale, l’Europa ha bocciato il governo del cambiamento che si stava formando in Italia, e che godeva di una chiara maggioranza parlamentare, tentando di imporre l’ennesimo governo tecnico, pronto da mesi, guidato da Carlo Cottarelli, che si proponeva solo di ridurre il debito pubblico, ed aveva il sostegno soltanto del PD, il partito uscito sconfitto alle elezioni del 4 marzo.

E’ l’ennesimo esempio di quella “sospensione della democrazia” chiesta anni fa dall’Unione Europea quando impose il pareggio di bilancio come unico scopo di ogni governo in Europa, o della “democrazia conforme ai mercati” di cui parla la Cancelliera tedesca Angela Merkel. L’aspetto paradossale, e senza precedenti nella storia della Repubblica, sono state le motivazioni addotte dal Presidente Mattarella per aver bocciato la lista di ministri presentata dal Presidente incaricato Conte: Mattarella ha detto espressamente di aver bocciato il Prof. Paolo Savona, rinomato economista, più volte ministro, già capo di Confindustria, per non indispettire gli “investitori stranieri” che temono che l’Italia esca dall’Euro, e questo benché nel contratto di governo, e nella dichiarazione del Prof. Savona di domenica pomeriggio, non si parlasse di uscita dall’Euro, ma di cambiare la fallimentare politica di austerità dell’Europa, che ha provocato in Italia “fenomeni di povertà, minore reddito e maggiori disuguaglianze”.

Nei giorni che hanno preceduto questo inammissibile colpo di mano contro un governo legittimo, atteso con grande speranza dagli italiani, il Presidente Mattarella si sarebbe sentito più volte con il capo della BCE Mario Draghi, lo stesso Mario Draghi che nel 2011 impose il governo tecnico di Monti, non eletto dagli italiani, con una lettera che ne dettava i compiti. Anche il Presidente francese Macron ha interferito pesantemente con questa decisione, chiamando Conte prima del suo incontro ufficiale al Quirinale per chiedere che togliesse il nome del Prof. Savona dalla lista di ministri, e il giorno dopo sostenendo Mattarella per averlo bocciato. La stampa che fa capo alla City di Londra ed alle lobby finanziarie, responsabili della crisi gravissima in cui versiamo con le loro speculazioni, si è permessa di insultare non soltanto la Lega e il Movimento Cinque Stelle, che avevano lavorato alacremente ad un programma di governo per rilanciare il lavoro e combattere la povertà, ma tutto il popolo italiano, definendoci “barbari” (Financial Times) e “scrocconi” (Der Spiegel). Non sono piaciute all’Europa, ed agli speculatori per cui lavora, le immediate reazioni di Matteo Salvini (“meglio barbari che servi”) e Luigi Di Maio (“come si permettono”). All’indomani del colpo di mano di Mattarella, in nessun modo giustificato dalla Costituzione italiana, il quotidiano finanziario tedesco Handelsblatt ha gioito “ha fatto bene, forza Mattarella”.

La domanda che si pongono in molti è: perché imporre con la forza un governo tecnico che durerà al massimo tre mesi, non avendo la maggioranza in Parlamento, e che secondo D’Alema farà aumentare il voto della coalizione di governo appena silurata dal 60% all’80% dei consensi? I mercati finanziari sono così disperati da voler prendere tempo anche solo per tre mesi?

Questo sembra essere il motivo del golpe. Deutsche Bank è sull’orlo del fallimento, la sua esposizione in derivati è ad un livello tale che perfino il loro economista capo David Folkerts-Landau denuncia il fatto che sia ormai ridotta ad un hedge fund. Come ha giustamente rilevato l’economista Alberto Bagnai, eletto nelle liste della Lega, in una intervista alla radio “l’Euro potrebbe saltare non per colpa nostra. Deutsche Bank sta per licenziare 7000 dipendenti, tutte queste banche hanno pesanti esposizioni in prodotti derivati. Poniamo che salti per aria la finanza privata tedesca invece della finanza pubblica italiana, dobbiamo essere preparati a questa evenienza”. Anche il leader pentastellato Alessandro Di Battista, intervistato il 28 maggio da Lilli Gruber, denuncia: “hanno impedito questo governo perché hanno paura della separazione bancaria tra banche commerciali e banche d’affari e della creazione di una banca pubblica di investimenti”.

Più che il timore di un’uscita dall’Euro, del tutto ingiustificato, ciò che ha fatto saltare i nervi ai mercati è il fatto che il governo Salvini-Di Maio prevedesse nel suo contratto di governo due punti programmatici cari al movimento di LaRouche, il ripristino della legge Glass-Steagall, che finalmente toglierebbe ogni garanzia dello Stato agli speculatori, e una banca nazionale per il credito all’economia reale. Il sistema finanziario attuale è talmente marcio, e sul punto di esplodere, che non può permettere che se ne discuta, tanto meno che questi punti siano nel programma di un governo di un Paese importante come l’Italia, tra i fondatori dell’Europa. Ed è per tenere in piedi questo sistema finanziario marcio e ingiusto che i governi precedenti, da Monti a Gentiloni, ci hanno imposto misure draconiane di austerità.

L’Europa, l’UE, la Troika, la BCE, gli economisti e la stampa dell’establishment si rifiutano istericamente di capire che è in atto da due anni un Nuovo Paradigma, che ha trovato espressione nel voto per la Brexit, nella vittoria di Trump alle presidenziali americane, nel NO al referendum da noi, e ora nel voto del 4 marzo, così come trova espressione nell’adesione di due terzi del mondo alla Nuova Via della Seta, l’Iniziativa Belt and Road promossa dal Presidente cinese Xi Jinping che prevede massicci investimenti in grandi progetti infrastrutturali, ed una politica di cooperazione economica win-win al posto della politica di scontro geopolitico voluta dalla grande finanza, che porta solo alla guerra.

Ma non sono riusciti ad impedire il governo del cambiamento, che si è finalmente formato il 31 maggio, con un ripensamento del Presidente Mattarella di fronte all’assenza di voti per un governo tecnico. Quanto agli “investitori stranieri” ed alle loro preoccupazioni sul nostro Paese, ripeto quanto dichiaro in articoli e interviste da molti anni: i mercati non vanno rassicurati, vanno mandati in galera, per aver speculato sui nostri titoli di Stato, per aver indotto al suicidio due pensionati che avevano perso tutti i loro risparmi nei loro titoli tossici, per aver imposto il bail-in, che significa il furto dei nostri risparmi.

Il Presidente Mattarella ha dichiarato di aver posto il veto su Savona perché vuole tutelare i nostri risparmi. L’unico modo per tutelare i nostri risparmi non è quello di obbedire ai diktat di Bruxelles, ma è quello di adottare le 4 leggi di LaRouche (1. Glass-Steagall, 2. banca nazionale 3. credito pubblico, 4. investimenti nell’alta tecnologia, fusione nucleare e ricerca spaziale) e ci auguriamo quindi che il governo uscito dalle urne del 4 marzo applichi queste misure, anche per rispondere per le rime alla finanza speculativa che ha tentato, inutilmente, di silurarlo, e che tenterà di porre ogni ostacolo sul suo cammino.

In altre lingue

EN > ECB Stages Coup Against Legitimate Government of Italy, Markets in Despair

FR > Le coup d’Etat de la BCE contre l’Italie, un aveu de faiblesse

L’establishment transatlantico sente che vacilla il suo potere

L’establishment transatlantico ha reagito con un vero e proprio panico ai negoziati per la formazione del governo in Italia. Il fatto che potesse andare al governo una coalizione euroscettica e, per di più, con la separazione bancaria nel programma, ha spinto i burocrati e i loro controllori a una “fuga in avanti” nel tentativo di bloccare il processo.

Il tentativo sembra essere temporaneamente riuscito, ma ciò non impedirà ai popoli europei di ribellarsi contro le politiche di globalizzazione, deindustrializzazione e austerità degli scorsi decenni, che hanno causato l’aumento della povertà e, al contempo, salvato banchieri e speculatori su ambo le sponde dell’Atlantico. È stata questa rivolta che ha portato alla vittoria a sorpresa di Donald Trump negli Stati Uniti.

L’isteria dell’establishment si spiega in parte con il fatto che sta per scoppiare un’altra crisi finanziaria dalle conseguenze più gravi di quelle del 2007-2008, come un numero crescente di “esperti” riconosce. Il sito Mauldin Economics, riferendosi all’esplosione della bolla globale del debito societario, ha intitolato il suo editoriale del 17 maggio “Una crisi di liquidità di proporzioni bibliche sta per abbattersi su di noi”. Anche presso la Deutsche Bank si deve aver capito che cosa si sta preparando, se le dichiarazioni del suo economista capo riflettono qualcosa.

Intanto in Asia sta prendendo forma una nuova prospettiva. Nonostante le incertezze che circondano il vertice Trump-Kim e la virulenta opposizione interna con cui ha a che fare continuamente il Presidente americano, sulla penisola coreana la diplomazia fa progressi. Procedono anche i negoziati tra Washington e Pechino per una soluzione agli squilibri commerciali. La Russia ha riaffermato il proprio ruolo internazionale al Forum Internazionale di San Pietroburgo appena conclusosi, dove gli ospiti d’onore erano il Giappone e la Francia. Sia il Premier giapponese Shinzo Abe sia il Presidente francese Macron (per questi si trattava della prima visita in Russia), sia il Vicepresidente cinese Wang Qishan vi hanno partecipato.

Nonostante le sanzioni internazionali, il Forum ha fatto registrare un numero insuperato di partecipanti e di accordi firmati. La delegazione più nutrita era quella statunitense (a dispetto del “Russiagate”), con cinquecentocinquanta persone, seguita da quella giapponese e da quella francese.

Macron si è detto aperto al dialogo e alla cooperazione con la Russia. Angela Merkel è stata recentemente in Russia e in Cina. Salteranno anch’essi sul carro della cooperazione in-win prima che sia troppo tardi? Se prevalesse definitivamente sul “deep state”, anche Trump potrebbero farlo.

Helga LaRouche: il nuovo governo a Roma è l’opportunità per riorganizzare l’Europa!

Pubblichiamo quasi integralmente l’editoriale di Helga Zepp-LaRouche, presidente di MoviSol tedesco, sul settimanale tedesco Neue Solidaritaet.

Non è un caso che le reazioni al nuovo governo in Italia siano più isteriche di quelle che ci furono quando fu eletto Trump. Ci sono due possibilità: guerra finanziaria, suggerita da taluni, e quindi la fine dell’Euro e dell’UE, col pericolo che si giunga a sviluppi come quelli negli Anni Venti e Trenta, oppure cogliere questa opportunità, offerta da aspetti positivi del contratto di governo, come la separazione bancaria o una banca per gli investimenti, per una urgente riorganizzazione del sistema finanziario transatlantico.

Con una preoccupante combinazione di arroganza e mancata comprensione dell’economia, politici ed esponenti dei media sono arrivati a dire che all’Italia andrebbe messa una museruola (Claus Kleber a ZDF), che il nuovo governo sarebbe una “missione suicida” (Spiegel), che il programma di governo “porterebbe l’Italia all’insolvenza (Times di Londra), che all’Italia del “dolce far niente” piace farsi finanziare dagli altri, per non parlare delle vere e proprie minacce provenienti da esponenti dell’UE. Dovrebbe far riflette il fatto che ambienti che normalmente si mostrano indignati per la presunta carenza di democrazia in Cina, non esitino a ridicolizzare il voto di uno stato membro dell’UE.

Questi rappresentanti dell’establishment liberista, esattamente come Hillary Clinton, sono incapaci di riflettere sui motivi per cui gli elettori hanno respinto una politica che considerano un assalto contro i propri livelli di vita e il proprio futuro. La rivolta contro questa politica, che fa solo gli interessi delle banche e degli speculatori, è iniziata con la Brexit e proseguita con la vittoria elettorale di Trump, il NO al referendum in Italia, le elezioni in Austria, e ora le elezioni in Italia.

Il motivo per cui hanno vinto due partiti euroscettici è evidente. L’esperienza fatta dall’Italia con la politica di austerità imposta da Bruxelles e Schäuble è stata negativa. Per rispettare i criteri di Maastricht l’economia italiana è andata dalla stagnazione alla recessione, la disoccupazione è arrivata al 20%, quella giovanile al Sud al 60%, 250.000 italiani sono emigrati all’estero nel 2017, più di quelli del dopoguerra, il sistema sanitario ha subito forti tagli. Di fronte all’ondata migratoria l’UE ha piantato in asso l’Italia.

Eppure l’Italia negli ultimi anni ha fatto la prima della classe nel seguire i diktat dell’UE. Grazie all’austerità draconiana imposta dall’UE il reddito medio è sceso al di sotto di quello della Spagna e la produzione ha registrato un calo del 20% rispetto al 2008. Queste misure hanno aggravato il divario tra il nord industrializzato e il sud meno sviluppato.

Il miglior esempio del cambiamento di umore nei confronti dell’UE e dell’Unione monetaria europea è l’economista Paolo Savona, che si è trasformato da fautore dell’Euro a deciso oppositore quando ha osservato le conseguenze che ha avuto sull’economia italiana. Savona, banchiere e ministro in precedenti governi, ha proposto un “Piano B” se la permanenza nell’Euro fosse risultata dannosa per l’economia italiana. Ha definito l’Euro una “prigione tedesca” per l’Italia. In Italia come in Grecia, la questione resta quella delle banche speculative.

E’ significativo che il Presidente incaricato Conte abbia incontrato le vittime del bail-in nell’ambito delle consultazioni per la formazione del nuovo governo. Ha promesso che chi è stato truffato dalle banche toscane e venete verrà risarcito.

I liberisti che si infuriano tanto col governo italiano, dovrebbero essere contenti che un governo importante in Europa faccia proposte concrete su come risolvere la crisi finanziaria in corso. Il prossimo crac potrebbe verificarsi in qualsiasi momento, sgretolando le fondamenta della nostra società. E i partiti che si definiscono “cristiani” in Germania farebbero bene a leggere il documento della Congregazione sulla Dottrina della Fede in Vaticano in cui si afferma che i derivati sono “una bomba ad orologeria” e che l’attuale sistema finanziario è inaccettabile sia dal punto di vista economico sia da quello morale.

Ciò che è necessario è adottare il programma proposto da Lyndon LaRouche con le sue “quattro leggi”, prima di tutto il ripristino della netta separazione bancaria con la legge Glass-Steagall, una banca nazionale per gli investimenti nell’economia reale, un sistema creditizio nazionale e l’aumento della produttività dell’economia con un programma d’urto sulla fusione nucleare e la ricerca spaziale.

Helga Zepp-LaRouche

Sarà incriminato l’ex capo della CIA Brennan?

Nelle ultime settimane l’oggetto dell’inchiesta Russiagate si è spostata dal Presidente Trump ai suoi accusatori. Quasi tutti i personaggi sotto inchiesta sono ex funzionari del Dipartimento di Giustizia americano, in particolare dell’FBI. Ora è sotto i riflettori anche l’ex direttore della CIA John Brennan, che sembra molto preoccupato di ciò che potrà accadere in seguito.

L’inchiesta si è spostata su Brennan quando la sua vicedirettrice, Gina Haspel, è stata nominata nuovo capo della CIA. La Haspel è arrivata con un pesante bagaglio, in quanto partecipò di persona alle torture di sospetti di terrorismo in un carcere in Thailandia, e ha ammesso di aver partecipato alla distruzione dei documenti relativi. Nonostante questo, è stata confermata dal Senato grazie a pressioni esercitate a suo favore da Brennan e altri ex direttori della CIA, così come da parte dell’ex direttore della National Intelligence James Clapper, che collaborò con Brennan nel promuovere il Russiagate.

Il Sen. Rand Paul ha inviato alla Haspel una lettera in cui chiede se ella “o altri nella CIA” abbiano “collaborato con servizi di intelligence stranieri” per mettere sotto sorveglianza la sua o altre campagne elettorali, inclusa quella del Presidente Trump. Naturalmente la domanda del Sen. Paul era retorica, in quanto è stato accertato che la parte americana dell’inchiesta sul Russiagate fu avviata da Brennan all’inizio dell’estate del 2016, dopo un incontro col capo dell’ente spionistico britannico GCHQ. Paul ha sottolineato in una serie di interviste televisive che è illegale che la CIA spii gli americani. Per questo, “chiese John Brennan all’intelligence britannico di spiare per lui sugli americani?”

Durante un’audizione al Senato nel 2017, Brennan stesso ammise di essere intervenuto di persona per indurre il direttore dell’FBI James Comey a indagare su presunte interferenze russe nelle elezioni e sulla presunta collusione tra Trump e i russi, di cui era stato informato da ambienti dei servizi segreti britannici. Nel luglio 2016, all’epoca in cui Trump ottenne la nomina presidenziale, Comey istituì una task force nell’FBI, che ricevette il finto dossier compilato da un “ex” agente dell’MI6 britannico, Christopher Steele, che divenne la base delle accuse di collusione.

Inoltre, numerosi media hanno riferito che l’FBI infiltrò un agente nell’organizzazione elettorale di Trump. L’agente, che non è stato ancora identificato ufficialmente, potrebbe essere responsabile di aver presentato due funzionari minori della campagna di Trump, George Papadapoulos e Carter Page, a funzionari russi. In altre parole, la CIA e l’FBI avrebbero collaborato per creare una montatura contro la campagna di Trump, in modo da poter accusare quest’ultimo di collusione con la Russia!

Trump ha risposto con un tweet, nel quale afferma che se l’FBI davvero “infiltrò un informatore” nella sua organizzazione elettorale, allora “questo è peggio del Watergate!”.

Ciò fornisce una risposta alla domanda posta dal presidente della Commissione sull’Intelligence della Camera dei Rappresentanti, Nunes: “Se non avevano prove di collusione coi russi” ha dichiarato, riferendosi ad un rapporto della sua commissione che è giunto a questa conclusione, “c’è da chiedersi: perché avviarono questa inchiesta.” Se Nunes indagasse sul ruolo di Brennan, di tutto il Deep State e dell’intelligence britannico, invece di lasciarsi andare anche lui a un’assurda russofobia, potrebbe rispondere a questa domanda. Fin dall’inizio, le accuse contro Trump miravano a impedirgli di rompere con la dottrina imperiale dei neoconservatori e di cooperare con il Presidente Putin.

Si evolve positivamente il negoziato commerciale USA-Cina

Il pericolo di una crisi commerciale tra Stati Uniti e Cina è stato sventato grazie all’incontro tra il Presidente americano Trump e il Vicepremier cinese Liu Hu il 17 maggio. Quest’ultimo era a Washington per colloqui dedicati alla riduzione dello squilibrio commerciale dopo che Trump aveva tolto le restrizioni al gigante informatico cinese ZTE. Trump è andato contro il suo team economico chiedendo una moratoria sulla misura che era stata proposta.

I colloqui commerciali tra la delegazione americana e quella cinese sono stati alquanto infuocati, con gli americani che chiedevano ai cinesi di ridurre quest’anno il loro surplus commerciale con gli Stati Uniti di 200 miliardi di dollari, una misura draconiana che avrebbe gravi ripercussioni sull’economia cinese se venisse applicata. Dopo le discussioni tra le delegazioni, Liu He ha incontrato personalmente Trump indicando ciò che è pronto a fare il governo cinese. Ha sottolineato che il buon rapporto di lavoro tra il Presidente Trump e il Presidente cinese Xi (nella foto) è stato determinante per giungere a un accordo.

In un comunicato rilasciato dopo l’incontro, si afferma che la Cina acquisterà più prodotti dagli Stati Uniti: non solo i prodotti agricoli che ha sempre acquistato, ma pure energia, forse anche nella forma delle discusse esportazioni di gas naturale liquefatto dall’Alaska. Il comunicato indica anche che la Cina acquisterà più beni e servizi industriali e sottolinea la “necessità di creare condizioni più favorevoli” al proposito. In realtà, i cinesi vorrebbero acquistare più alta tecnologia, ma non possono farlo per le rigide restrizioni che sono state loro imposte. Tali restrizioni saranno allentate in modo che la Cina possa acquistare i prodotti di cui ha bisogno? Il comunicato non è chiaro su questo. Una delegazione americana si recherà a Pechino per discutere i dettagli dell’accordo.

In un’intervista per CCTV dopo l’incontro, il Vicepremier Liu esprime soddisfazione per il suo incontro col Presidente Trump, ma indica anche che occorrerà tempo aggiuntivo per risolvere i problemi strutturali di fondo che sono alla base dello squilibrio commerciale.

Il Global Times ha parlato positivamente dell’accordo, scrivendo che esso “segue il principio win-win. Gli Stati Uniti avranno l’occasione di ridurre il loro deficit commerciale con la Cina e la Cina potrà acquistare i beni americani che servono per lo sviluppo del Paese e della vita del suo popolo”.

Di contro, i neoconservatori e liberisti che conducono una campagna d’odio contro la Cina hanno lanciato una mobilitazione al Congresso per tentare di sabotare l’accordo.

Il Deep State di Obama colluso coi servizi segreti britannici

Alla fine della settimana il Viceministro della Giustizia Rod Rosenstein ha ceduto alle pressioni, incaricando l’Ispettore Generale del suo Ministero dell’indagine sull’ipotizzata infiltrazione dell’FBI e del Ministero della Giustizia nello staff elettorale di Trump nel 2016. Rosenstein ha aggiunto che se l’indagine confermasse i sospetti verranno “prese le misure appropriate”. Stando a nuove rivelazioni, oltre ai crimini e alla corruzione dell’FBI e dela Giustizia si aggiungono le violazioni della CIA, in particolar modo nella persona dell’allora direttore John Brennan, nel coordinamento di un’operazione contro Trump in “combutta con lo straniero”, l’Impero Britannico (l’MI6 e il GCHQ).

Le reti obamiane e di Sua Maestà che stanno dietro al Russiagate hanno agito per conto del cartello finanziario e bancario mondiale, che ha sede nella City londinese e a Wall Street. Mentre si scopre sempre più lo squallore di queste operazioni, che, essendo dirette contro Trump, minacciano gli Stati Uniti stessi, diventa sempre più evidente il fatto che il casinò speculativo globale è vicino ad un nuovo crac senza precedenti. La ricetta contro il crac pensata dai suoi responsabili è la solita: colpi di stato, guerre per procura, terrorismo, sanzioni; il tutto per gettare fumo negli occhi.

Questa volta, tuttavia, le cose si mettono diversamente, in quanto il Nuovo Paradigma che sta rapidamente sostituendo lo status quo delle élite finanziarie e dei cultori della geopolitica, prende sempre più forza. Lunedì scorso Helga Zepp-LaRouche ha espresso la convinzione che per neutralizzare il golpe negli Stati Uniti sia necessario attuare le “quattro leggi” elaborate da Lyndon LaRouche e mobilitare molti Paesi, Germania compresa, entro la Nuova Via della Seta. “Questa battaglia può essere vinta”, ha affermato. “Abbiamo percorso una lunga strada e ancora molte battaglie da combattere, ma la storia sarà plasmata dalle idee di Lyndon H. LaRouche”.

Helga Zepp-LaRouche vi attende alla prossima videoconferenza, giovedì 24 maggio 2018, sul sito newparadigm.schillerinstitute.com per invitarvi a unirvi al nostro movimento e dare forma con noi al futuro.

Nonostante le molteplici crisi, il fattore determinante è il “quadro più ampio”

La spinta propulsiva nei rapporti internazionali è oggi il paradigma “win-win” e il ripudio della geopolitica da esso rappresentato. Tuttavia, vi sono numerosi punti caldi che potrebbero sfociare in un più ampio conflitto. Il mondo ha assistito all’eccidio di civili palestinesi da parte dell’esercito israeliano il 14 maggio, giorno nel quale gli Stati Uniti hanno inaugurato l’ambasciata a Gerusalemme. Allo stesso tempo, Israele e Iran hanno condotto azioni militari e lanciato minacce reciproche che potrebbero travolgere l’Asia Sudoccidentale. La soluzione della crisi coreana non è compromessa, nonostante i tentativi del “partito della guerra” di far deragliare il processo. In quel contesto, i nordcoreani hanno stigmatizzato una dichiarazione fatta dal Consigliere di Sicurezza Nazionale John Bolton alcune settimane fa, nella quale questi suggeriva di applicare a Pyongyang il “modello libico” di disarmo nucleare. Ciò ha costretto Trump a chiarire di non avere alcuna intenzione di adottare il cambio di regime come fu fatto in Libia.

Sul fronte commerciale, i negoziati tra gli Stati Uniti e la Cina, che i media avevano già condannato al fallimento, si sono rivelati produttivi; in particolare dopo una discussione privata tra il Vice Premier cinese Liu He e Donald Trump alla Casa Bianca e grazie anche al buon rapporto di lavoro stabilito tra i Presidenti delle due nazioni.

Rimane ancora senza risposta l’interrogativo sui futuri sviluppi dell’accordo P5+1 con l’Iran, dal quale gli Stati Uniti si sono ufficialmente ritirati l’8 maggio, cosa che non è passata inosservata a Pyongyang. L’UE approfitta del ruolo del “cattivo” momentaneamente recitato dagli Stati Uniti, per mostrarsi amica di Teheran e indipendente dall’alleato americano. Ma gli attacchi di Trump al gasdotto Nord Stream 2 costringono la Germania a dialogare con la Russia e così la Merkel è volata a Soci per incontrare Putin. Un incontro tra Trump e Putin (nella foto) sarebbe a questo punto decisivo per risolvere i conflitti in corso.

I rapporti con la Russia sono una chiave per il futuro del mondo. In questo contesto, se il governo M5S-Lega verrà alla luce in Italia, l’asse della politica estera si sposterà in senso positivo in Europa.

Firmate la petizione per un incontro urgente tra Trump e Putin: https://petitions.whitehouse.gov/petition/president-donald-trump-should-hold-early-summit-russian-president-vladimir-putin

Il nuovo governo italiano potrebbe cambiare le regole del gioco

Se vedrà la luce, quello formato da M5S e Lega sarà il primo governo “populista” in Europa e, anche se le posizioni anti-UE presenti nella prima bozza del “Contatto per il governo del cambiamento” sono state sensibilmente ammorbidite e se nei posti chiave, dalla Presidenza del Consiglio agli Esteri al Tesoro, compariranno figure gradite a Bruxelles, esso è già un “game changer” nel quadro strategico.

Nel “Contratto” si ribadisce la fedeltà all’alleanza atlantica, “con una apertura alla Russia, da percepirsi non come una minaccia ma quale partner economico e commerciale potenzialmente sempre più rilevante”. In politica economica, si annunciano una linea di flessibilità di bilancio, una banca statale per gli investimenti, il rifiuto del bail-in e la preferenza per un regime di separazione bancaria.

Già il ministro delle Finanze francese Bruno Le Maire ha messo le mani avanti, minacciando che se non verranno mantenuti gli impegni su “debito, deficit e consolidamento bancario, l’intera stabilità dell’Eurozona è minacciata”.

Al di là dei proclami e delle minacce, il Sen. Alberto Bagnai (a sinistra nella foto ad un incontro al Parlamento Europeo nel 2017, con Salvini, Zanni e Borghi), noto economista progressista che ha scelto la Lega per portare avanti la battaglia sovranista, ha spiegato a Radio Anch’io: “Vogliamo mettere l’Italia in condizioni di far meglio e questo non nell’interesse nostro, ma della stessa Europa che, se costringesse Paesi come l’Italia – e lo sta facendo – a operare al disotto delle proprie capacità, si condannerebbe fatalmente al fallimento. Noi non vogliamo fare la guerra a nessuno, né alla BCE né all’Europa. Vogliamo semplicemente mettere il nostro Paese in condizioni di ripartire ed esprimere le sue potenzialità”.

Rispondendo al richiamo all’ordine del Commissario Dombrovskis, Bagnai ha affermato: “Dombrovskis (…) viene dalla Lettonia, un Paese che ha meno abitanti della città di Roma (…). Dalla crisi che ha colpito il Paese come tutti noi nel 2009, la Lettonia è riuscita a far diminuire il suo tasso di disoccupazione di quasi dieci punti. Sa come ha fatto? Glie lo dico io: il dieci per cento e fischia della forza lavoro è emigrata. Lei si immagini il dieci per cento degli italiani che emigrano: sei milioni. Vogliamo questo? Io credo di no.”

Bagnai, che sembra svolgerà un ruolo di punta al Senato (è già stato nominato relatore sul Def), ha anche indicato la via strategica dello sviluppo in un intervento a Olbia, nell’ambito della campagna per le elezioni regionali del 10 giugno. “La Sardegna – ha detto – ha una opportunità negli sviluppi globali. Ha una posizione centrale nel Mediterraneo che ne fa un hub logistico estremamente importante. E quindi c’è anche un discorso di negoziare con l’Europa, ma forse prima di tutto con noi stessi, un certo nuovo modo di gestire il fatto che le nuove rotte dall’Oriente verso l’Occidente – la famosa Belt and Road Initiative, quella che si chiama Nuova Via della Seta – trovi dei terminali importanti per esempio anche in questa regione. E questo sarebbe un modo per contribuire a rafforzarne lo sviluppo.”

Sarà da vedere se questa linea pro-sviluppo prevarrà nell’azione del governo, o se la fazione decrescitista del M5S, che ha subito una battuta d’arresto quando nel Contratto di governo è stata cancellata la sospensione della TAV Torino-Lione, tornerà all’assalto, riuscendo a pregiudicare il rilancio delle grandi opere necessarie per partecipare alla Belt and Road.

Alberto Bagnai a Olbia sulla Nuova Via della Seta

Dal convegno della Gilda degli Insegnanti del 3 maggio 2017:
“Scuola ed economia: alla ricerca della soluzione alla comune crisi”



Movisol a Melegnano: separazione bancaria e infrastrutture per rilanciare l’economia reale

Venerdì 18 maggio Massimo Lodi Rizzini, economista di Movisol (a sinistra nella foto), era tra i relatori ad una conferenza su “Europa: quale futuro – dalla crisi bancaria all’immigrazione incontrollata” che si è tenuta a Melegnano, nella Sala Consiliare, su iniziativa della Lega. Gli altri relatori erano gli on. Rondini e Guidesi, della Lega, che hanno duramente criticato l’Europa che non sembra disposta ad accettare il voto degli italiani e si accanisce contro il nostro paese.

Massimo Lodi Rizzini ha sottolineato nel suo intervento l’importanza della presenza della separazione bancaria e della banca di investimento tra i punti del programma di governo concordato tra Lega e Cinque Stelle, due delle quattro leggi di LaRouche (Glass-Steagall, banca nazionale, un sistema creditizio nazionale ed un programma d’urto basato sulla fusione nucleare). “L’Europa sta saccheggiando il nostro paese per tenere in piedi una bolla speculativa insalvabile” ha detto, facendo l’esempio dell’esposizione in derivati di Deutsche Bank. E’ importante, ha aggiunto, che anche le grandi opere facciano parte del programma di governo, superando l’opposizione dei No Tav. Quanto all’immigrazione incontrollata, ha ricordato che il problema potrà essere risolto con un Piano Marshall per lo sviluppo dell’Africa.

“L’Italia non è povera di materie prime” ha detto “possiede la materia prima più importante, che è la creatività umana, che deve essere finanziata e promossa con il credito pubblico, come sottolinea LaRouche”.

Moon a Kim: integrare la penisola coreana con la Belt and Road

Un articolo pubblicato il 7 maggio del South China Morning Post (SCMP) dettaglia il contenuto delle proposte economiche che il Presidente sudcoreano Moon Jae-in (nella foto) avrebbe consegnato al collega nordcoreano Kim Jong-un durante il loro incontro del 27 aprile. L’articolo del SCMP è intitolato “Seul offre a Kim Jong-un un ottimo accordo per collegare le economie delle Coree del Nord e del Sud alla Cina” e riferisce che la proposta della Corea del Sud a Kim per una “nuova mappa economica della penisola coreana” si basa su un discorso pronunciato da Moon il 6 luglio 2017 a Berlino, in cui propose “tre cinture economiche tra i due Paesi”. L’articolo sottolinea anche che questa proposta è coerente con l’Iniziativa Belt and Road della Cina.

L’articolo spiega che l’iniziativa proposta da Moon a Berlino “includeva tre cinture economiche: una che collegherà la costa occidentale della penisola alla Cina, facendo della regione un centro logistico; un’altra che collegherà la costa orientale alla Russia per la cooperazione energetica; e una sull’attuale confine per promuovere il turismo”. Un articolo di Sputnik, che riprende estesamente quello del SCMP, aggiunge che la proposta di Moon esorta a “collegare e migliorare i sistemi ferroviari e stradali che consentiranno a tutta la penisola coreana di essere collegata ininterrottamente con Cina e Russia”.

L’articolo del SCMP cita Park Byeong Seud, membro del partito (al governo) di Moon, il Partito Democratico coreano, che spiega: “La nuova mappa economica include collegamenti ferroviarii tra le due Coree e il Nord-Est della Cina fino ad arrivare all’Europa”. L’articolo riporta che “una parte del piano riguarderà la costruzione di un collegamento ferroviario che parte da Mokpo sulla punta a Sud-Ovest della penisola, passa per Seul e Pyongyang e la regione ad amministrazione speciale di Sinuiju a Nord, per poi arrivare a Pechino. Pechino approverà la proposta di Seul in quanto è coerente con il principale interesse nazionale cinese, quello di aumentare lo sviluppo economico sostenibile e promuovere la cintura industriale a Nord-Est del Paese”.

Un altro esperto cinese, Cheng Xiaohe, vicedirettore del Centro per gli Studi Strategici Internazionali all’Università di Renmin, aggiunge che Pechino potrebbe “incorporare il piano nell’Iniziativa Belt and Road”. Similmente, un ricercatore della Accademia Liaoning per le Scienze Sociali afferma che “il piano avrà un enorme impatto sulla regione nordorientale della Cina, trasformandola in un centro logistico dell’Asia orientale, che potrebbe fungere da volano per una rapida crescita economica della regione”.

L’articolo di Sputnik include un commento fatto alla Yonhap News Agency da Thomas Hoenig, ex vicepresidente della FDIC, il quale dichiara che simili progetti congiunti tra la Corea del Nord e quella del Sud implicano “una moneta e una contabilità comuni. Non sarà il primo punto all’ordine del giorno. Ma man mano che si svilupperà l’industria finanziaria, dovrà essere affrontato”.

I britannici promuovono la guerra in Medio Oriente per sabotare la cooperazione tra le quattro potenze

Nell’ottobre del 2009, parlando al Forum per il Dialogo tra le Civiltà a Rodi, Lyndon LaRouche (nella foto) sviluppò il concetto di un accordo tra le quattro principali potenze, Stati Uniti, Cina, Russia ed India, come base per un nuovo sistema creditizio, che sostituisse il sistema finanziario transatlantico in bancarotta, dopo il crac dell’anno precedente, Negli ultimi anni, sotto la guida del Presidente cinese Xi Jinping, questo potenziale ha cominciato a prendere forma. Con l’elezione nel 2016 di Donald Trump, dovuta proprio al suo rifiuto delle politiche di guerra e speculazione finanziaria dei suoi predecessori, sembrava che gli Stati Uniti fossero pronti ad aderire a questo accordo.

Questo spiega le mosse disperate contro di lui, a partire dalle accuse fraudolente del Russiagate, inventate dai servizi britannici. Spiega anche il tentativo britannico di provocare uno scontro tra Stati Uniti, Russia e Cina, con il caso Skripal e il finto attacco chimico a Duma. Le ultime mosse pericolose del regime di Netanyahu contro Siria, Iran, Libano e i palestinesi, e la guerra genocida dei sauditi contro lo Yemen, sono parte dello stesso tentativo di usare la guerra per impedire il consolidamento dell’idea di LaRouche di un accordo tra le quattro potenze,

Questi saranno i temi della consueta videoconferenze del giovedì, alle ore 18, sul sito newparadigm.schillerinstitute.com.

I leader asiatici promettono una nuova era di cooperazione e crescita

L’Asia è investita da un’esaltante dinamica, di cui la penisola coreana è l’aspetto più spettacolare. Mentre solo pochi mesi fa l’idea di un vertice tra il Presidente americano e il leader nordcoreano era dato come utopistico da molti, ora c’è una data certa per l’incontro dei due, il primo nella storia tra i due Paesi. Nei futuri negoziati, il tema dello sviluppo economico deve rivestire un ruolo pari a quello del disarmo nucleare, se si vogliono fare progressi veri.

Questi temi erano chiaramente all’ordine del giorno nell’incontro tra il Premier cinese Li Keqiang (nella foto) e il collega giapponese Shinzo Abe a Tokyo l’8 maggio. La prima visita di un capo di governo cinese da otto anni riflette il marcato miglioramento delle relazioni da un anno a questa parte.

Il giorno successivo, ai due leader si è aggiunto il Presidente sudcoreano Moon per un vertice trilaterale, durante il quale essi hanno discusso di espandere la cooperazione regionale e adoperarsi per pacificare la penisola coreana. I tre leader hanno anche concordato di vedersi su base regolare per funzionare come “partner commerciali inseparabili”. Questo era il primo vertice dei tre Paesi asiatici dal 2015, quando l’Amministrazione di Barack Obama esercitava pressioni su Seul affinché aderisse alla sua strategia anti-cinese dell'”Asia Pivot”. Li Keqiang si è trattenuto in Giappone per altri incontri, nei quali ha sottolineato l’importanza della cooperazione nell’innovazione e nel manifatturiero di qualità e ha avuto parole di apprezzamento per “lo slancio raggiunto nel miglioramento delle relazioni bilaterali”. Il Premier Abe ha sottolineato che i due Paesi sono ora entrati in un'”era di coordinamento” invece che di competizione.

Poco prima di partire per il Giappone, Li Keqiang si è recato in Indonesia, dove ha incontrato il Presidente Joko Widodo. La Cina è ora il principale partner commerciale di Giacarta e il terzo più grande investitore nel Paese, dopo Singapore e Giappone.

Completa il quadro in Asia il rafforzamento delle relazioni tra India e Cina, a dispetto di certe annose dispute. Durante il 2017, gli scambi bilaterali sono cresciuti di un impressionante 18,6% fino a 84,4 miliardi di dollari. Dato che si tratta dei due più popolosi Paesi del mondo, c’è spazio per una crescita ancora più robusta. La Banca Asiatica per gli Investimenti nelle Infrastrutture lanciata dai cinesi ha già approvato progetti per un miliardo di dollari in India, e si dice che ne stia considerando per un altro miliardo. India è di gran lunga il maggior destinatario degli investimenti della BAII (AIIB).

Infine, la Malesia rafforzerà la sua adesione alla Belt and Road a seguito della vittoria a sorpresa della coalizione guidata dall’ex Premier Mahathir.

Malesia: la vittoria a sorpresa di Mahathir riflette il cambiamento paradigmatico a livello mondiale

La vittoria schiacciante dell’opposizione guidata dall’ex Premier malese Mahathir Mohammed (nella foto col Presidente cinese Xi Jinping) alle elezioni del 9 maggio ha estromesso il partito di governo, l’UNMO, e il Premier Najib Razak. È la prima volta, da quando la Malesia dichiarò l’indipendenza dai britannici nel 1957, che la coalizione guidata dall’UMNO è stata esclusa dal governo.

Mahathir, ora 92enne, è stato Premier del suo Paese dal 1981 al 2003 e divenne famoso per essersi opposto a George Soros e al Fondo Monetario Internazionale durante la “crisi asiatica” del 1997-98, rifiutandone i diktat per imporre l’austerità e imponendo invece controlli sui capitali e sulla moneta nazionale, il ringgit. Dichiarò che la speculazione sulla valuta da parte di Soros e degli altri avvoltoi della finanza era “non necessaria, improduttiva e immorale”. A quell’epoca licenziò anche il suo vice, Anwar Ibrahim, che sosteneva la finanza internazionale contro il suo governo. In quel periodo numerosi articoli dell’EIR sulla crisi finanziaria globale e le malefatte di Soros venivano seguiti con attenzione dal governo malese e l’EIR diede risonanza ai discorsi e agli articoli di Mahathir, con grande apprezzamento di altri leader nel resto del mondo, che subivano le conseguenze delle “condizioni imposte dal FMI”.

Mahathir, che era stato Premier più a lungo di tutti, diede le dimissioni nel 2003. Ma nel 2015 diede inizio a una battaglia contro l’allora Premier Najib e il suo stesso partito, denunciando il rallentamento della crescita economica e la corruzione, che ha raggiunto il culmine con lo scandalo che ha investito un fondo di investimenti statale da cui sono stati sottratti miliardi di dollari.

A quel punto, Mahathir ha creato un nuovo partito aderendo a una coalizione (Pakatan Harapan, Alleanza della Speranza) che includeva molti dei suoi ex nemici, incluso Anwar, e del tutto a sorpresa ha vinto le elezioni politiche, diventando nuovamente Premier.

Nella sua conferenza stampa del 10 maggio per prima cosa gli è stato chiesto come veda l’Iniziativa Belt and Road, in quanto Mahathir aveva criticato alcuni accordi recenti stipulati a condizioni che riteneva sfavorevoli per la Malesia. In risposta, Mahathir ha chiarito che sostiene pienamente la Belt and Road e lavorerà con la Cina, ma riesaminerà alcuni contratti. “Per quanto riguarda la Belt and Road”, ha detto, “non abbiamo alcun problema”. Ha ricordato di aver scritto una lettera personale al Presidente Xi “sull’urgenza di un collegamento terrestre con l’Europa usando i treni, che sono più veloci delle navi”. La Cina, avrebbe detto a Xi, ha la tecnologia per costruire tali treni mercantili verso l’Europa e per rendere l’Asia Centrale più accessibile alla Cina, al Giappone e al Sud-Est asiatico. “Questa è la nostra politica”.

Come per il voto della Brexit, l’elezione di Duterte nelle Filippine e l’elezione di Donald Trump, il ritorno di Mahathir alla guida del Paese riflette un cambiamento del paradigma a livello mondiale che potrebbe avere un influsso benefico per risolvere la crisi in Asia Sudoccidentale e nei paesi in via di sviluppo. Mahathir è tuttora molto rispettato in tutto il mondo, soprattutto nelle nazioni islamiche, per la difesa dello sviluppo e della sovranità contro i controlli imperiali.

Jones: la Cina funge da “conveniente capro espiatorio” nella disputa commerciale

Mentre la delegazione commerciale americana era intenta a negoziare con la controparte cinese a Pechino, la cinese CGTN ha pubblicato un articolo del corrispondente dell’EIR William Jones, che è anche senior fellow non residente dell’Istituto di Chonyang per gli Studi Finanziari dell’Università Renmin. Sotto il titolo “la disputa commerciale America-Cina: dove non c’è una visione, la gente perisce”, Jones nota che una guerra commerciale sarebbe dannosa per entrambi i Paesi, ma il problema reale non è l’enorme deficit commerciale statunitense nei confronti della Cina.

“Il contrasto tra la forte crescita della Cina negli ultimi due decenni e la relativa stagnazione dell’economia americana non potrebbe essere più drammatico. Il fatto, inoltre, che la Cina e gli Stati Uniti nello stesso periodo abbiano fortemente aumentato l’interscambio in beni, in persone e in idee ha creato l’illusione che il primo sviluppo, l’ascesa della Cina da condizioni di povertà e sottosviluppo, sia la causa del secondo, la stagnazione e la regressione dell’economia americana”.

“In realtà, il desolato stato dell’economia americana può essere attribuito solo alla quasi criminale ignavia dei suoi leader, sia dei governi che si sono succeduti, sia dei membri del Congresso, e delle decisioni che hanno o non hanno preso negli ultimi quarant’anni”, tra le quali la delocalizzazione delle produzioni e il rifiuto di ammodernare l’industria e di introdurre un volano scientifico per traghettare l’economia verso nuove aree del progresso tecnologico.

Sfortunatamente, nota Jones, benché il Presidente Trump abbia promesso di ribaltare queste politiche, egli ha più o meno seguito il vecchio modello. Così, l’economia americana continua a “languire delle ferite che si è inflitta” mentre la Cina viene usata come “conveniente capro espiatorio”.

“I saldi commerciali possono essere pareggiati con più acquisti da parte della Cina e maggiore volontà di vendere alla Cina beni di cui ha bisogno nel settore dell’alta tecnologia. Ma se lo scopo è mettere i bastoni tra le ruote dello sviluppo cinese, come sembra desiderare qualche funzionario americano, ciò può essere visto dalla Cina solo come minaccia esistenziale. Invece, risolviamo i problemi investendo nelle nostre infrastrutture, rilanciando programmi a favore della scienza, ripristinando le capacità storiche della NASA e cercando il modo di cooperare con la Cina per raggiungere quell’obiettivo”.

Le nuove sanzioni contro la Russia avranno conseguenze in Europa

Il 16 aprile la commissione dell’industria tedesca per i rapporti con l’Est (Ost-Ausschuss) ha pubblicato un rapporto di quindici pagine sulle conseguenze delle nuove sanzioni del Congresso americano contro la Russia, quantificate in perdite dirette delle imprese tedesche per centinaia di milioni (vedi http://www.ost-ausschuss.de/content/neue-us-sanktionen-gegen-russland).

In particolare, il mercato dell’alluminio sarà colpito duramente dato che la Russia ha finora soddisfatto il 30-40% della domanda europea. Le industrie dell’auto e dell’aeronautica sono i principali acquirenti di alluminio russo e saranno costrette ad aumentare i prezzi e a subire perdite.

Poiché le banche internazionali sono minacciate di sanzioni, sarà difficile in futuro ottenere crediti per accordi con controparti russe. Questo problema è già emerso nel caso dell’Iran, dove le banche private si sono rifiutate di garantire prestiti anche a imprese iraniane che non sono (o non sono più) colpite da sanzioni per contratti con imprese europee e tedesche, per timore di essere soggette ad azioni punitive dagli Stati Uniti.

I concorrenti cinesi, giapponesi e sudcoreani approfitteranno facilmente della situazione, osserva l’Ost-Ausschuss. Le banche cinesi, per esempio, sono relativamente immuni alle rappresaglie americane e possono continuare a elargire prestiti per progetti in Russia, come hanno fatto in Iran.

Il rapporto sottolinea anche che, poiché il testo delle sanzioni emesse dal Congresso americano il 6 aprile contiene molti punti non chiari, sarà richiesto un enorme lavoro burocratico per capire, caso per caso, se si applichino le sanzioni o no, aggiungendo stress sulle imprese europee. E, poiché in Russia obbedire alle sanzioni americane è un reato, quelle imprese potrebbero essere colpite due volte.

Anche la Camera di Commercio Russo-Tedesca e l’associazione degli ingegneri VDMA hanno criticato le nuove sanzioni.

Per quanto riguarda l’Ost-Ausschuss, essa formula sette richieste, delle quali solo la prima è decisiva: “Il governo tedesco e l’UE dovrebbero chiaramente prendere posizione contro un’applicazione extra-territoriale delle sanzioni americane e proteggere da esse le imprese europee”.

A conclusione del documento, essa esprime forte preoccupazione che “il rinnovato avvio della spirale delle sanzioni allontani [tutti] maggiormente da una soluzione politica dei conflitti con la Russia. È fin troppo evidente la necessità di una strategia di de-escalation politica. Vi sono troppi politici che causano conflitti o aderiscono alla linea dello scontro. Invece abbiamo bisogno di pontieri che mostrino coraggio nell’investire il proprio capitale politico nella riconciliazione. Come prima, vediamo il governo tedesco in un ruolo decisivo di mediazione”.

Il nuovo paradigma sconfiggerà il partito della guerra

La risoluzione in corso dell’annosa crisi coreana offre un modello positivo per le relazioni internazionali. Per quanto intricata sia una situazione, se le grandi potenze decidono di collaborare, una soluzione si trova. Nel caso della penisola coreana, i presidenti Trump, Xi e Putin hanno collaborato, assieme a Moon e Kim Jong-un, per uno scopo comune, uno scopo che si spera porterà alla denuclearizzazione della penisola e alla sua piena integrazione nel “nuovo paradigma” di sviluppo con vantaggi per tutti i partecipanti.

Lo stesso modello potrebbe essere applicato alla polveriera dell’Asia Sudoccidentale, al caso dell’Ucraina e altrove. Tuttavia, il “partito della guerra” in Occidente rimane fermamente contrario a tale prospettiva ed è intento a cercare di rimuovere Donald Trump o perlomeno neutralizzarne la capacità di stabilire buoni rapporti con Russia e Cina.

Così, mentre la narrazione del “Russiagate” cadeva a pezzi negli Stati Uniti, l’Impero Britannico – nella forma del governo di Theresa May – lanciava l’affare Skripal per accusare senza alcuna prova la Russia di aver avvelenato un’ex agente di Mosca nel Regno Unito. Poi, il presunto uso di armi chimiche a Duma da parta del governo siriano ha alimentato un altro giro di isteria russofoba (seguito da un costosissimo quanto militarmente inefficacissimo attacco missilistico di America, Regno Unito e Francia) basato completamente su informazioni fabbricate dai Caschi Bianchi, notoriamente finanziati da Washington e Londra, e inattendibili.

Quindi, il 30 aprile, il Premier israeliano Netanyahu (nella foto) ha presentato quelle che ha definito prove inconfutabili che l’Iran stia sviluppando armi nucleari, prontamente smascherate – anche dall’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA/IAEA) – come “fake news” basate su vecchie informazioni. Netanyahu mirava ovviamente a impressionare Trump in modo che egli ripudiasse definitivamente l’accordo P5+1 con l’Iran alla scadenza del 12 maggio.

Nel frattempo, il Presidente ucraino Poroshenko ha annunciato un’offensiva militare per “liberare” il Donbass, che potrebbe condurre allo scontro diretto con la Russia.

Tutti questi casi portano le impronte dei servizi di intelligence angloamericani e del “partito della guerra”. Tuttavia, il loro potere sta diminuendo man mano che si diffonde lo spirito della Nuova Via della Seta e della cooperazione win-win.

Un esempio, come abbiamo affermato, è nella prospettiva di riunificazione della penisola coreana. Un altro è il recente vertice tra il Presidente cinese Xi e il Primo ministro indiano Modi (cfr. SAS 18/18), che si spera inauguri una nuova era di cooperazione in Asia. Ciò a sua volta aprirebbe la via all'”accordo delle quattro potenze” (Cina, India, Russia e Stati Uniti) proposto da LaRouche nel 2008 per creare un nuovo sistema creditizio per lo sviluppo.

Mentre aumentano le tensioni, concentriamoci sul quadro più generale

Le implicazioni della decisione del Presidente Trump sull’accordo con l’Iran non sono ancora chiare. E’ chiaro invece che l’impero britannico e i suoi alleati tentano in tutti i modi di aumentare la tensione, soprattutto tra Stati Uniti e Russia, e tra Stati Uniti e Cina. Il loro obiettivo è sabotare il Nuovo Paradigma, che sta emergendo con un accordo tra Cina, Russia, India e Stati Uniti intorno all’Iniziativa Belt and Road, e continua a ricevere il sostegno della maggioranza dei governi, nonostante i disperati sforzi dei fautori della geopolitica, che ricorrono alle sanzioni, ai cambi di regime, al terrorismo ed alla guerre per procura pur di fermarlo.

Prosegue anche il Russiagate, con i giudici che decretano che l’inquirente speciale Robert Mueller ha commesso gravi abusi di potere. Le agenzie che lo promuovono, in particolare l’FBI, sono oggetto di purghe, con licenziamenti e dimissioni, in vista di possibili incriminazioni a venire.

Non è il momento di fare gli osservatori esterni, o abbandonarsi alla depressione. La scorsa settimana Helga Zepp-LaRouche ha chiesto una piena mobilitazione per il Nuovo Paradigma. Terrà oggi, mercoledì, alle ore 18 la consueta videoconferenza sul sito newparadigm.schillerinstitute.com.

Mueller insiste nel tentato golpe contro Trump

Poiché il numeroso personale ai suoi ordini non è riuscito a trovare alcuna prova di legami tra il team di Trump e la Russia, l’inquirente speciale Robert Mueller si sta arrampicando sugli specchi e minacciando il Presidente di emettere un mandato di comparizione in caso di rifiuto da parte sua di rispondere a un elenco di quasi cinquanta domande. Una parte di esse è stata convenientemente fatta trapelare dal New York Times, che l’ha pubblicata il 30 aprile. Esse riguardano gli affari di Trump in Russia, se egli fosse a conoscenza di contatti della sua organizzazione elettorale in Russia, ecc.; ma tra di esse si trovano anche le domande trabocchetto sul licenziamento del direttore dell’FBI Comey, sulle minacce di licenziare lo stesso Mueller o sui difficili rapporti del Presidente col Ministro della Giustizia Sessions. Trump ha giustamente osservato che è un tentativo di incastrarlo.

Tuttavia, Mueller è finito sotto attacco anche da parte della magistratura. Per esempio, il giudice distrettuale T.S. Ellis III, che presiedeva un’udienza relativa al caso di Mueller contro Paul Manafort, l’ex manager dell’organizzazione elettorale di Trump, ha accusato la squadra di Mueller di aver assunto “poteri illimitati” e di perseguire Manafort nella sola speranza di ottenere informazioni che portassero a una possibile incriminazione di Trump.

Il tema affrontato era l'”ambito” in cui si doveva muovere l’inchiesta di Mueller. Ellis ha espresso forte preoccupazione per il fatto che il procedimento contro Manafort includeva materiale ricavato da un’inchiesta del Dipartimento di Giustizia risalente al 2005, che nulla aveva a che fare con la campagna elettorale di Trump e la Russia. Quando il procuratore Dreeben, dello staff di Mueller, ha sostenuto di aver ricevuto “ampia autorità” dal Viceministro della Giustizia Rosenstein nella lettera con la quale, nel maggio 2017, nominava Mueller, e che alcune parti del memorandum dovevano rimanere segrete per ragioni di “sicurezza nazionale”, il giudice lo ha deriso, esclamando “come on, man!”, e ordinandogli di fornire il testo completo, incensurato, del memorandum entro due settimane.

Il noto avvocato dei diritti civili Alan Dershowitz ha apprezzato la condotta del giudice Ellis in un’intervista per Fox News il 4 maggio. Mueller e James Comey trattano il Presidente degli Stati Uniti come se fosse un boss della mafia, ha osservato, cercando di intimidire i subalterni e far rilasciare loro dichiarazioni a carico di Trump promettendo di lasciarli in pace.

Inoltre, due autorevoli membri dei VIPS (Veteran Intelligence Professionals for Sanity), Ray McGovern e Bill Binney, hanno scritto che le domande formulate da Mueller costituiscono un’ammissione che l’inchiesta “è arrivata a un punto morto”.

Un’ulteriore indicazione del disorientamento nel campo Comey-Mueller-FBI sono le dimissioni di due dei principali partecipanti all’assalto contro Trump: James A. Baker, confidente di Comey e capo dei consiglieri legali dell’FBI, che si sospetta abbia passato informazioni segrete ai media, e Lisa Page, consigliera di Andrew McCabe scoperta dall’ispettore del Guardasigilli Horowitz a scambiare SMS anti-Trump con un altro membro del team legale, suo amante, Peter Stzok. Page e Baker si sono dimessi il 4 maggio (foto ufficiale della Casa Bianca, di Andrea Hanks).

Nuovi moniti di un crac finanziario, senza Glass-Steagall

Nomi Prins, ex broker e scrittrice (a sinistra nella foto), ammonisce il Presidente Trump nel suo nuovo libro Collusion: How Central Banker Rigged the World, che il prossimo crac finanziario potrebbe diventare un pessimo ricordo della sua amministrazione, e chiede nuovamente il ripristino della legge Glass-Steagall.

Il termine “collusione” viene ripetuto spesso nella caccia alle streghe contro Donald Trump, ma Nomi Prins dimostra che la vera collusione da temere è quella tra le principali istituzioni finanziarie e le banche centrali che da decenni consentono loro di manipolare i mercati globali. “Le principali banche centrali si sono date un assegno in bianco con cui far risorgere le banche problematiche, acquistando titoli di stato, obbligazioni ipotecarie e obbligazioni societarie e in alcuni casi, come in Giappone e Svizzera, perfino azioni”.

“Inventando” denaro per consentire alle megabanche e alle grandi imprese di acquistare le proprie azioni, le banche centrali hanno creato una gigantesca bolla di debito societario, manipolando i mercati azionari in modo tale che è probabile un crollo. In parole povere, hanno “creato una bolla speculativa che potrebbe scoppiare provocando un altro crac”, scrive la Prins. “Oggi siamo sull’orlo di un pericoloso precipizio finanziario, anche se non sappiamo ancora quanto sia vicino”. Le megabanche private sono del 40% più grandi di quello che erano nel 2007-2008 e operano in un’arena di ancor maggior debito.

Per di più “alla Federal Reserve il Presidente nomina persone che non fanno che aumentare il pericolo di questi rischi negli anni a venire” invece di “prestare attenzione ai campanelli d’allarme”. “Un crac potrebbe rivelarsi il peggior lascito dell’amministrazione Trump”. Ricorda che durante la campagna elettorale Trump si era pronunciato contro la finanza globale e per il ripristino della legge Glass-Steagall, ma finora non ha mantenuto la promessa.

Nel libro Collusion, pubblicato il 1 maggio, la Prins auspica due iniziative principali contro il rischio di un nuovo crac: le banche centrali dovrebbero finanziare vasti programmi di investimento e ripresa, invece di finanziare le bolle speculative tramite le banche private, e “dovremmo attuare la separazione bancaria alla Glass-Steagall in modo che non tengano i depositi della gente in ostaggio durante la prossima crisi”.

Quasi simultaneamente ai moniti della Prins, il vicepresidente uscente della FDIC Thomas Hoenig e l’ex presidente della FDIC Sheila Bair hanno preso le distanze dal piano della Federal Reserve per ridurre i requisiti di capitali delle megabanche. Come spiegano in un articolo del 26 aprile sul Wall Street Journal, alcune ricerche indicano che le banche useranno i capitali resi così disponibili per altra attività speculativa o per pagare i dividendi, e non per concedere prestiti. Le megabanche americani sono già pericolosamente indebitate. Nel 2004, alle banche d’affari fu concesso di adottare un rapporto debito/capitale di 30 a 1. Lehman, addirittura, aveva una leva di 38:1 quando fallì e scatenò il panico bancario.

La proposta di Hoenig e della Bair di aumentare i requisiti di capitale, tuttavia, potrebbe ridurre l’impatto di una crisi finanziaria, ma non può impedirla. Solo la netta separazione bancaria, con la legge Glass-Steagall, può impedire il crac.

Il governo britannico sogna un’alleanza antirussa

Il Guardian illustra le intenzioni del governo di Londra di insistere nella costruzione, tramite una successione di vertici internazionali, di una “strategia complessiva per combattere la disinformazione russa e per sollecitare un ripensamento sul dialogo diplomatico tradizionale con Mosca”. I vertici che dovrebbero essere sfruttati a tale scopo sono il G7, il G20, quello della NATO e quello dell’UE.

“Il ministro degli Esteri vede la risposta della Russia ai fatti di Duma e Salisbury come un punto di svolta e pensa vi sia un sostegno internazionale ad azioni ulteriori”, ha detto un funzionario di Whiteall al Guardian. “Le aree alle quale è più interessato il Regno Unito sono il contrasto della disinformazione russa e l’individuazione di un meccanismo di corretta rendicontazione dell’uso di armi chimiche”. Il riferimento è ovviamente alle sporche operazioni britanniche atte a biasimare la Russia (caso Skripal di marzo) e la Siria (con il finto attacco chimico di aprile).

Il piano prevede l’introduzione di sanzioni come quelle previste dopo il caso Magnitskij.

James Nixey, capo del Programma su Russia ed Eurasia presso l’Istituto Reale per gli Affari Internazionali (Chatam House) ha dichiarato al Guardian: “È difficile convincere anche il più vicino alleato a prendere misure concrete con un impatto, se non si è preparati a sacrificare un parte degli investimenti russi nel nostro Paese e ad aderire a un punto di principio. Le affermazioni del governo a questo proposito sono state o ambigue o polivalenti”.

Stando a Nixey, “i diplomatici sono stati parte del problema. Conosciamo la Russia come un Paese in forte disaccordo con l’Occidente per lunghi anni dell'”ordine post guerra fredda”, risalendo fino a prima della Georgia del 2008. Ma i diplomatici sono fortemente costretti a cercare relazioni migliori. Di principio è cosa lodevole, ma logicamente non si possono avere relazioni migliori con qualcuno dal quale si divorzia a causa di differenze inconciliabili”.

Contrapponendosi a questa russofobia, il Guardian cita Sir Anthony Brenton, ambasciatore in Russia nel periodo 2004-2008, il quale insiste sulla possibilità, tutt’ora, di perseguire un’agenda fruttuosa comune con la Russia, sui temi come il disarmo nucleare, il terrorismo di etichetta islamista e la guerra cibernetica. “Accidenti, che cosa ha voluto fare il Ministro degli Esteri di Sua Maestà [Boris Johnson] paragonando il campionato di calcio russo con le Olimpiadi di Hitler del 1936?”, ha domandato. “Se cercavate una singola dichiarazione davvero calcolata per far infuriare i russi, eccola: il Ministro ha detto ai russi di tacere. La diplomazia elementare ha una lunga storia con i russi e abbiamo bisogno di ritornarvi”. (Nella foto una manifestazione del LaRouchePAC negli Stati Uniti: basta guerre per le menzogne britanniche!).

Aumenta il rischio di crac e con esso il dilemma delle banche centrali

Alcuni funzionari della Federal Reserve temono che la linea di “tapering” della banca, per quanto graduale, possa ancora scatenare un crollo a catena del sistema finanziario. Lael Brainard (nella foto), ex Sottosegretaria al Tesoro e attuale membro del Consiglio della Fed, considerata una “colomba” in politica monetaria, ha lanciato un allarme piuttosto dettagliato – per quanto concesso a un banchiere centrale – sul pericolo di una ondata di insolvenze del debito delle imprese.

Parlando a Washington il 19 aprile, la Brainard ha parlato di “elevati prezzi degli asset” e di “leva eccessiva”, che significa troppo debito societario.

“La leva finanziaria al di fuori del settore finanziario è salita a livelli relativamente alti in termini di tendenze storiche”, ha dichiarato. “Nel settore non finanziario il rapporto debito/reddito è aumentato fino a quasi i massimi storici e la leva netta è specialmente elevata tra le imprese con rating speculativo [spazzatura].” Dal marzo 2017 al marzo 2018, il numero di fallimenti di imprese non finanziarie è aumentato del 60%.

Infatti, come questo bollettino ha spesso denunciato, negli Stati Uniti il rapporto tra il debito delle imprese non finanziarie e il PIL è oggi maggiore di quello agli apici della crisi finanziaria (45% nel terzo trimestre 2017). L’ottobre scorso ha superato la cifra di mille miliardi di dollari.

La Brainard ha concluso, cercando di minimizzare: “Come abbiamo visto in cicli precedenti, gli choc negativi inaspettati sulle entrate, uniti all’aumento dei tassi d’interesse, potrebbe portare a livelli crescenti di morosità tra i debitori e relativi stress per i bilanci di qualche banca”.

In altre parole, quando la Fed farà scoppiare questa bolla ipergonfiata dai debiti nel tentativo di ridurla con l’aumento dei tassi, il sistema bancario entrerà nuovamente in crisi.

La Banca Centrale Europea ha agito in riferimento alla stessa crisi quando il 27 aprile Mario Draghi ha annunciato che “rimane necessario un alto grado di stimolo monetario (…) nel medio periodo, giustificandolo con un “inaspettato” rallentamento della crescita economica.

L’inchiesta di Mueller è irrimediabilmente contaminata

La scorsa settimana, la Commissione sull’Intelligence della Camera dei Rappresentanti americana ha pubblicato il suo rapporto sulle presunte interferenze russe nelle elezioni presidenziali del 2016. Come già annunciato, non sono state trovate indicazioni di collusione tra Donald Trump e la Russia, o tra questa e la sua campagna. Benché sia comunque pieno di accuse nei confronti di Mosca, il rapporto conferma che tra i documenti usati dall’FBI non v’era alcuna informativa di enti statunitensi, ma solo “informazioni” estratte dal dossier stilato dall’ex agente dell’MI6 Christopher Steele.

I democratici in commissione hanno stilato un rapporto di minoranza che, fondamentalmente, si lagna del fatto che i lavori si sono conclusi troppo in fretta (dopo dodici lunghi mesi?) e non sono stati sufficientemente rigorosi. Si tratta comunque di un giudizio non condiviso da molti nel partito, sia in Congresso che alla base. Un ex consigliere strategico di Bill Clinton, Mark Penn, ha espresso il suo stato d’animo in un editoriale su The Hill il 26 aprile:

“L’inchiesta era contaminata fin dall’inizio”, ha scritto Penn. “L’ex spia britannica Christopher Steele era un cliente del governo quando passò illegalmente a Yahoo il dossier e mentì a proposito. Lisa Page e Peter Strzok, membri del team di Mueller e agenti dell’FBI, hanno operato con tanto odio palese contro Trump che sono stati rimossi dall’inchiesta, non prima di averne gestito parti cruciali; e i capi di FBI e CIA hanno contribuito a diffondere e difendere un dossier su Trump che, pur non avendo mai verificato, hanno usato per spiare sugli americani”.

L’intera inchiesta di Robert Mueller (nella foto con Bush) è così “irrimediabilmente contaminata”, conclude Penn, che dovrebbe essere chiusa o denunciata in tribunale.

L’impero britannico continuerà a provocare guerre, finché non sarà sconfitto

Di provocazione in provocazione, di falsità in falsità sempre più evidenti, la fazione guerrafondaia nell’oligarchia imperiale della City di Londra e i suoi associati a Wall Street, dai neoconservatori ai neoliberali, continua a provocare guerre per impedire il Nuovo Paradigma, che emerge in Eurasia e in tutto il mondo a una velocità comunque impressionante. Benché il Russiagate, il finto avvelenamento degli Skripal e la frode dell’attacco chimico a Douma siano stati chiaramente indicati come frutto delle menti malate che animano gli ambienti dell’intelligence britannico, questi non mollano e contano per l’occasione su Bibi Netanyahu, sicuro di avere la “prova” che l’Iran ha completato il proprio programma di armamento nucleare. Ancora una volta mirano a far cadere in trappola gli Stati Uniti d’America: una nuova guerra nell’Asia Sudoccidentale che potrebbe portare anche un scontro nucleare con la Russia.

Il ruolo dello Schiller Institute è unico nel panorama internazionale, in quanto esso, soprattutto per voce della sua fondatrice Helga Zepp-LaRouche, persevera nel porre l’attenzione sulle finalità e sulle intenzioni che sono all’origine di tali provocatorie frodi e nel prevenirle affinché non esercitino il loro effetto di divisione del mondo, provocando uno stato di guerra tale che l’élite transatlantica possa rimanere egemone a livello planetario. Il potere di questa élite, tuttavia, sta scemando: a dimostrarlo è la sua stessa condizione, di dover agire sempre più allo scoperto con le sue provocazioni. Va scemando anche la sua capacità di mantenere il controllo, a fronte della sfida costituita dal graduale concretarsi della Nuova Via della Seta.

Nelle ultime settimane numerosi eventi diplomatici ed economici e vertici politici hanno grandemente consolidato il Nuovo Paradigma. È essenziale che la voce dello Schiller Institute venga amplificata, accrescendone i membri attivi e il pubblico delle teleconferenze settimanali. Unitevi a noi e aiutateci a crescere, affinché sempre più persone siano ispirate dallo Spirito della Nuova Via della Seta.

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