Author Archives: Liliana Gorini

La Germania potrebbe presto avere un governo ma non un nuovo paradigma

L’annuncio che i tre partiti negozianti la coalizione di governo avevano raggiunto un accordo sulla road map da seguire è stato in genere accolto positivamente in Germania e all’estero. Angela Merkel, in carica per gli affari correnti da quattro mesi, si è detta ottimista sul fatto che l’opposizione interna alla SPD verrà superata e si potrà formare un governo entro febbraio. “Il mondo non ci aspetta”, ha dichiarato.

È vero. Ma i leader di CDU, CSU e SPD, compresa la stessa Merkel, non hanno dato alcun segnale di voler aderire alla promettente dinamica politica ed economica globale messa in moto dal paradigma della Nuova Via della Seta. Al contrario, nelle ventotto pagine della road map stilata il 12 gennaio viene ribadita la linea delle politiche fallimentari fin qui seguite. Il documento asserisce che la Germania può procedere verso l’integrazione europea, e cioè continuare a costruire un'”Europa” che si considera un baluardo contro le sfide poste dagli Stati Uniti di Trump, dalla Russia di Putin e dalla Cina di Xi. La solita geopolitica.

Questo, mentre sui media prevale un atteggiamento ostile verso la Cina. Ciò è esemplificato da un lungo articolo di due pagine sull’edizione di domenica 7 gennaio del Frankfurter Allgemeine, tradizionale portavoce del settore bancario, in cui uno dei direttori del giornale chiedeva all’Europa di ergersi contro “i comunisti digitali della Cina” dediti a conquistare il mondo.

La road map si dice a favore della trasformazione del Meccanismo di Stabilità Europeo (ESM) in un Fondo Monetario Europeo e si guarda bene dall’affrontare il tema del credito e della separazione bancaria, ma propone semplicemente una tassa sulle transazioni finanziarie. Questo mentre la Deutsche Bank registra il terzo trimestre consecutivo in perdita, sintomo allarmante della bolla finanziaria a rischio esplosione.

Tutti sembrano abbagliati dall’apparente splendida performance dell’economia tedesca, che nel 2017 ha aumentato le esportazioni del 6,5%, gli investimenti delle imprese del 3,5% e il PIL del 2,2%, portando nelle casse dello Stato federale un surplus di 38 miliardi. Probabilmente il prossimo governo userà parte di quel surplus in spesa sociale, come concessione all’SPD, ma non ci saranno gli investimenti pubblici in infrastrutture di cui il Paese ha bisogno. Uno dei tanti indicatori reali della crisi è il declino dell’edilizia popolare: mentre nel 1987 c’erano 3,9 milioni di appartamenti disponibili per le fasce meno abbienti della popolazione, nel 2015 essi erano scesi a 1,3 milioni, e ne spariscono sessantamila all’anno. La speculazione che alimenta la bolla immobiliare con i soldi della BCE non è interessata a costruire appartamenti a buon mercato, anche se l’arrivo di oltre un milione di profughi negli ultimi due anni ne ha sottolineato l’urgenza.

L’interferenza esterna nelle elezioni italiane viene dall’UE e dagli USA

Mentre la campagna elettorale italiana entra nel vivo, i propagandisti europei e gli ambienti del Deep State negli Stati Uniti d’America interferiscono impunemente lanciando accuse contro i “populisti” della Lega e del M5S. Si tratta delle due formazioni politiche che hanno la separazione bancaria nel loro programma ufficiale, anche se differiscono radicalmente nel resto delle piattaforme.

Bill Emmott, ex direttore dell’Economist e co-fondatore della “Wake Up Foundation”, una fondazione che promuove il pensiero unico europeista, si è detto preoccupato di una vittoria della Lega in un articolo per Project Syndicate e in un’intervista al Corriere della Sera. “Il risultato peggiore sarebbe una vittoria del centro-destra con Salvini in testa”, ammonisce Emmott. Il secondo peggior risultato sarebbe una vittoria dei Cinquestelle, perché ne scaturirebbe un governo “sperimentale e caotico”.

I due partiti sono presi a bersaglio anche dal rapporto della minoranza democratica alla Commissione Esteri del Senato americano, intitolato “L’assalto asimmetrico di Putin in Russia e in Europa: implicazioni per la Sicurezza Nazionale”, presentato dal sen. Ben Cardin (nella foto) il 10 gennaio. Il rapporto contiene tre pagine sull’Italia, scritte sulla base di articoli di giornale (vedi https://www.foreign.senate.gov/imo/media/doc/FinalRR.pdf)

La parte sull’Italia comincia così: “Negli anni recenti, l’Italia ha visto l’insorgere di partiti populisti, anti-establishment, che hanno fatto presa sulla popolazione e ottenuto qualche successo elettorale. Alcuni di questi partiti sostengono fortemente politiche estere a favore del Cremlino e hanno fatto uso abbondante di fake news e teorie del complotto nelle loro campagne mediatiche, spesso attinte dai media russi di proprietà statale. Nelle elezioni del 2018, l’Italia potrebbe essere un bersaglio delle interferenze elettorali del Cremlino, che probabilmente cercherà di promuovere partiti che sono contrari a rinnovare le sanzioni per l’aggressione russa all’Ucraina”.

E’ il momento di porre fine a tutte le operazioni dell’Impero britannico

Videoconferenza di Helga Zepp-LaRouche

giovedì ore 18

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Ray McGovern, esponente dei Veteran Intelligence Professionals for Sanity (VIPS) ed ex analista della CIA, ha scritto l’11 gennaio su Consortium News che è ormai evidente agli occhi di tutti, salvo quelli accecati dall’odio per il Presidente Trump che è in corso un “colpo di stato strisciante” sotto la direzione dell’intelligence britannico e con l’ausilio delle fazioni filobritanniche in seno agli Stati Uniti, con lo scopo di destituirlo dalla Casa Bianca. Lo scopo di questo “cambio di regime” negli Stati Uniti d’America è la tutela delle macchinazioni geopolitiche dei suoi autori, anche al costo di porre il mondo intero su una traiettoria che lo potrebbe condurre alla guerra nucleare. Il falso allarme missilistico nelle Isole Hawaii dovrebbe servire da monito.

Lo Schiller Institute ha denunciato questo golpe, assieme ai VIPS, in numerosi incontri pubblici della città di New York. Nel suo articolo, McGovern insiste sull’importanza del fraudolento dossier del cosiddetto “ex” agente dell’MI6 britannico, Christopher Steele. Chiede che il Congresso se ne occupi, affrontando “l’operazione simile ai ricatti sessuali di J. Edgar Hoover, permessa dai sistemi elettronici di sorveglianza su qualunque cosa e sua qualunque persona…” A proposito dell’emergere della corruzione nell’intelligence federale, afferma che “il Russiagate sta diventando l’FBI-gate”.

Porre fine al finto scandalo Russiagate, che non prendeo di mira soltanto Trump ma anche i dirigenti politici e le nazioni della Russia e della Cina, consentirebbe agli Stati Uniti di poter aderire alla cooperazione internazionale nello “spirito della Nuova Via della Seta”. Consentirebbe di archiviare per sempre la geopolitica imperiale e guerrafondaia, il che è il vero significato degli appelli del Presidente cinese Xi JinPing alla cooperazione win-win, per il mutuo sviluppo. Helga Zepp-LaRouche vi attende per la consueta videoconferenza su questi temi e su quali passi siano necessari affinché questa trasformazione abbia finalmente luogo.

La visita in Cina di Macron potrebbe cambiare le regole del gioco

Lo sviluppo strategico più importante della scorsa settimana è stato sicuramente la visita di tre giorni in Cina (dall’8 al 10 gennaio) del Presidente francese Emmanuel Macron. Nel corso della visita, Macron ha compiuto un’autocritica verso le politiche sbagliate del passato e ha lodato l’Iniziativa Belt and Road della Cina, annunciando che la Francia si impegna a cooperare nei progetti previsti e che si adopererà per far aderire all’iniziativa tutta l’Europa.

Nel suo discorso a Xi’an, punto di partenza storico dell’antica Via della Seta (foto), dove ha scelto di iniziare la sua visita, Macron ha riconosciuto i gravi errori commessi dall’Occidente. Ha chiesto il superamento dell'”imperialismo unilaterale” della Francia e dell’Occidente in Africa, e ha sottolineato il fallimento della politica del “cambio di regime”, citando come esempi l’Iraq e la Libia.

Sulla cooperazione con l’Iniziativa Belt and Road, Macron ha dichiarato: “Sta all’Europa e all’Asia, alla Francia e alla Cina, identificare e proporre insieme le regole del gioco in cui tutti noi vinceremo o perderemo. Sono qui per parlare alla Cina della mia determinazione di portare la partnership euro-cinese nel XXI secolo, in modo che diventi parte di questo nuovo linguaggio che dobbiamo definire insieme. L’Europa dovrà impegnarsi risolutamente in questa nuova strategia, perché è cosciente del suo ruolo e del posto che occupa nel secolo appena iniziato”.

Anche se è legittimo mettere in dubbio la pretesa di Macron di parlare a nome dell’Europa, il Presidente Xi Jinping e gli altri leader cinesi hanno apprezzato le parole del Presidente francese, notando che Francia e Cina sono entrambe membri del Consiglio di Sicurezza dell’ONU e hanno una responsabilità speciale nel promuovere la pace e la crescita.

Dato che i media hanno riportato ben poco del discorso di Macron a Xi’an, abbiamo scelto alcuni stralci e un quadro del progetti concreti discussi.

Tuttavia, c’è un grave problema. I leader francesi ed europei chiedono una maggiore “integrazione” dell’UE, in stile sovrannazionale, inclusa l’unione bancaria, l’unione dei mercati di capitale, un unico ministro delle Finanze e lo scambio e controllo dei dati. Con gli attuali trattati i grandi progetti infrastrutturali sono proibiti per via del fatto che il pareggio di bilancio resta un’ossessione, mentre la BCE continua a immettere liquidità in un sistema bancario in bancarotta.

Quindi, se Macron e gli altri leader europei vogliono veramente aderire all’Iniziativa Belt and Road, dovranno affrontare la necessità di superare le attuali strutture dell’EU e ripristinare un sistema di cooperazione tra stati sovrani a partire della moneta e dal credito, liberi di adottare la separazione bancaria e creare una banca nazionale che elargisca crediti per gli investimenti nelle infrastrutture, nell’industria e nelle nuove tecnologie.

Nel suo discorso al Palazzo Daming a Xi’an l’8 gennaio, il Presidente francese Macron si è presentato come un potenziale partner in Europa del nuovo paradigma noto come lo “spirito della Nuova Via della Seta”, ovvero la cooperazione vincente per tutti (win-win). Egli ha sottolineato che la Cina “è riuscita a liberare 700 milioni di persone dalla povertà negli ultimi decenni” e che la Francia si trova di fronte a una simile sfida per superare le disuguaglianze. “Affrontiamo la disoccupazione di massa, il bisogno imperativo di dare prospettive per il futuro a un’intera parte della nostra popolazione, ma anche la sfida per il mondo costituita dalla crisi del capitalismo globalizzato, che ha aumentato considerevolmente le disuguaglianze sociali e la concentrazione delle ricchezze negli ultimi decenni”.

In termini strategici, Macron ha dichiarato che l’Occidente deve superare l'”imperialismo unilaterale” esercitato dalla Francia e da altre potenze europee in Africa e altrove, aggiungendo: “dobbiamo apprendere le lezioni del passato. Ogni volta che abbiamo cercato di imporre la ‘verità’ o la ‘legge’ contro i popoli stessi, abbiamo sbagliato, e talvolta abbiamo prodotto una situazione ancora peggiore. Come in Iraq, o la Libia di oggi”. Deve essere rispettata la sovranità dei popoli, ha aggiunto.

Quanto al paradigma geopolitico che domina il pensiero occidentale, ha detto: “Non dovrebbe esserci nè una supremazia camuffata, nè un conflitto tra supremazie che competono. La nostra arte, se mi si consente l’espressione, non dovrà essere l’arte della guerra, ma un’arte di cooperazione equilibrata che assicuri l’armonia geostrategica, politica ed economica di cui il mondo ha bisogno”.

Macron ha riconosciuto che “la Cina ha investito molto [in Africa] negli ultimi anni, in infrastrutture, materie prime, con una copertura finanziaria che i Paesi europei non hanno”. Ha auspicato la cooperazione franco-cinese in Africa per “realizzare progetti che sono utili per la crescita nel continente, finanziariamente sostenibili, perché il futuro è lì, perché non dobbiamo ripetere gli errori del passato creando una dipendenza politica e finanziaria col pretesto dello sviluppo… la Francia ha esperienza di imperialismo unilaterale in Africa che talvolta ha condotto alle cose peggiori, e oggi, con la Nuova Via della Seta, e con la partnership tra Francia e Cina, ritengo che potremo evitare di ripetere gli stessi errori”.

Macron ha sottolineato che le vie della seta non sono mai state solo cinesi, ma condivise tra Europa e Asia, e sarà così anche oggi. Dimostrano a tutti coloro “che pensano che viviamo in un mondo stanco e post-moderno” in cui sono implicitamente proibiti i grandi sogni, che possiamo ancora avere grandi visioni.

Dal sito di Solidarité & Progrès

La Cina si accinge a completare il “ciclo del fissile nucleare”

Uno dei primi reattori nucleari della cosiddetta “quarta generazione”, il CFR-600 capace di generare nuovo materiale fissile durante il proprio funzionamento, è in via di costruzione sulla costa della provincia meridionale di Fujian, a circa 400 km da Shanghai. Il primo elemento dimostrativo di 600 MW di potenza dovrebbe essere completato nel 2023. Nel 2011 era stato completato un reattore sperimentale della potenza di 20 MW.

Questo reattore dimostrativo punta a preparare la strada a un terzo reattore operativo, della potenza di 1 GW, da completare intorno al 2030. Il reattore è raffreddato a sodio fuso e dovrebbe costituire il modello per questo secolo di tutti i reattori nucleari del mondo, tuttavia non si tratta dell’unico tipo di reattore sul quale la Cina sta puntando: nella prossima provincia di Jiangxi è in costruzione un altro prototipo, a letto di sfere e con raffreddamento a elio.

I vantaggi offerti da questi reattori derivano dall’impiego dei neutroni ad alta velocità (in breve “neutroni veloci”) contro gli atomi di uranio, il che li rende sessanta volte più efficienti dei tradizionali reattori a “neutroni lenti” nel consumare il materiale fissile e fa loro produrre una massa assai inferiore di sottoprodotti radioattivi, potendo parte delle cosiddette “scorie” ritrasformate in nuovo materiale fissile utile alla reazione primaria.

Quest’ultima caratteristica è assai importante per la Cina, che prevede di espandere la propria flotta a propulsione nucleare, ben sapendo che anche l’uranio è una risorsa in sé limitata. L’Istituto Cinese per l’Energia Atomica, che ha progettato il CFR-600 sta pensando di aumentare la produzione di energia per via nucleare, portandola dai 40GW del 2015 al 400 GW nel 2050, anno nel quale prevede che la fonte atomica fornirà il 16 percento della produzione energetica nazionale (2500 GW).

Alla cerimonia di inaugurazione, nei primi giorni di gennaio, Wang Shoujun, presidente della China National Nuclear Corporation, ha sostenuto: “Il progetto del reattore a neutroni veloci è stato riconosciuto come uno dei più importanti progetti riguardanti gli aspetti scientifici e tecnologici dell’energia nucleare, programma che è di ancor maggior rilievo in ragione della chiusura del ciclo del fissile nucleare, che promuove lo sviluppo sostenibile del settore nucleare della Cina e accelera l’economia locale”.

Helga Zepp-LaRouche propone un’agenda per le consultazioni in Germania

I negoziati per la formazione del governo che si trascinano da quasi quattro mesi con attori differenti sono caratterizzati dalla mancanza di qualsiasi concetto per il futuro. Questo è il giudizio espresso da Helga Zepp-LaRouche in un articolo pubblicato il 6 gennaio. Il tasso di approvazione di Angela Merkel riflette ciò. Secondo l’ultimo sondaggio DIMAP, il cancelliere è solo terzo, dietro il ministro Sigmar Gabriel (al 62%) e il leader dei Verdi Cem Ozdemir (53%).

Sfortunatamente, nota Zepp-LaRouche, nessuno dei potenziali successori di Merkel ha dimostrato una “visione positiva per il futuro”. Ella ha contrastato ciò con le prospettive ottimistiche dei Paesi che cooperano strettamente con la Belt and Road cinese e ha proposto un’agenda diversa per gli attuali colloqui per una grande coalizione tra CDU-CSU e SPD.

1 In primo luogo il governo dovrebbe annunciare immediatamente la volontà di cooperare con la Cina per costruire la Nuova Via della Seta. Questo è l’unico modo per uscire dal pericoloso ambito della geopolitica, così come è espresso da decisioni come la creazione di una forza armata dell’UE, e sostituirlo con la nuova era del comune destino dell’umanità. E solo estendendo la Nuova Via della Seta all’Asia Sudoccidentale e l’Africa, portando vero sviluppo economico in quelle regioni, la crisi delle migrazioni può essere risolta in un modo umano”.

2 Dato l’acuto pericolo di un nuovo crac finanziario peggiore di quello del 2007-2008, le trattative dovrebbero concentrarsi sull’urgente bisogno di riorganizzare il sistema finanziario. Ciò include la separazione bancaria e un sistema creditizio “nella tradizione della Banca per la Ricostruzione (KfW) al tempo del miracolo economico tedesco”.

3 Ciò permetterà di finanziare un programma di investimenti infrastrutturali “per superare i ritardi negli investimenti in strade, ponti, gestione idrica, scuole, ecc. prodotti dalla politica di deficit zero dell’ex ministro delle Finanze Wolfgang Schaeuble”. In questo contesto, non è solo una battuta proporre di importare manager e ingegneri cinesi per completare la costruzione del nuovo aeroporto di Berlino, iniziata nel 2006, come pure “una rete dell’altà velocità ferroviaria degna di questo nome”.

4 E come la Cina punta sul meglio della sua cultura millenaria per ringiovanire il Paese, “anche la Germania deve far rivivere la sua cultura“, abbandonando la controcultura frutto del 1968, del Congresso per la Libertà della Cultura e della Scuola di Francoforte. Ciò non sarebbe difficile, “perché noi tedeschi abbiamo la fortuna di avere molti poeti, pensatori, inventori e compositori universali, da Niccolò Cusano a Keplero, da Leibniz agli Humboldt, da Riemann a Einstein e Krafft Ehricke, da Bach a Beethoven, Schubert, Schumann e Brahms, e da Lessing a Schiller per nominarne alcuni. Dobbiamo far sì che le loro opere vivano ancora”.

Il nuovo libro contro Trump è letteralmente “da pazzi”

Ora che l’inchiesta dell’Inquirente Speciale Mueller è stata screditata dall’emergere della rete di corruzione che l’ha ispirata, gli istigatori britannici del golpe tentano il Piano B, chiedere l’impeachment di Donald Trump perché “mentalmente incapace”, conformemente al 25esimo emendamento. Tale emendamento stabilisce che se membri del governo giungono alla conclusione che il Presidente “è incapace di far fronte ai poteri e agli obblighi del suo mandato”, egli può essere sostituito dal Vicepresidente. Dai primi giorni della sua presidenza, i media dell’Impero britannico, quali il London Spectator, il Guardian e la BBC, accusano Donald Trump di essere mentalmente ed emotivamente instabile, sollecitandone l’impeachment o addirittura l’eliminazione fisica.

Roger Stone, amico di lunga data di Trump e uno dei principali strateghi dietro la sua vittoria elettorale, ha lanciato l’allarme sul fatto che l’establishment anti-Trump punta a questo. Una delle principali iniziative in questo senso è lo squallido libro di un giornalista specializzato in pettegolezzi, Michael Wolff (a sinistra nella foto), che ha riempito per giorni le cronache dei media. La diatriba anti-Trump di Wolff, che scrive per l’Hollywood Reporter e varie pubblicazioni britanniche, dal titolo Fire and Fury, sostiene di basarsi su un accesso illimitato alla Casa Bianca e ai suoi dipendenti. L’autore sostiene che tutti coloro che sono associati a Trump, inclusi i membri della sua famiglia, dicano che sia “come un bambino”, incapace di concentrarsi, e che abbia un costante “bisogno di immediata gratificazione”.

Prima che fosse pubblicato il libro, un capitolo è stato recensito dal Guardian, dando la stura a una serie di frenetici attacchi contro Trump. In un’intervista alla BBC, Wolff parla del 25esimo emendamento, dicendo che tutti intorno a Trump ritengono che “sia incapace di esercitare il suo mandato”. Nel riassunto dell’intervista, la BBC scrive che il comportamento di Trump ha portato “a diagnosticare a distanza una serie di patologie, dall’Alzheimer al disturbo narcisistico della personalità”.

Il resoconto di Wolff è stato messo in dubbio, per via delle menzogne che ha pubblicato in passato. In una recensione al libro “Burn Rate”, che Wolff scrisse sull’esperienza del lancio fallito di un’impresa start-up, tredici persone che cita nel libro sostengono che abbia “inventato o cambiato le loro citazioni”. Wolff stesso ha ammesso che il suo nuovo libro non contiene la verità, scrivendo all’inizio: “Molti dei resoconti di quello che è accaduto alla Casa Bianca di Trump contrastano l’uno con l’altro; molti, per dirla alla Trump, sono baldly untrue (chiaramente non veri). Questi conflitti, e questa elasticità con la verità, o con la realtà, sono il filo conduttore del libro. Talvolta ho lasciato che i protagonisti offrissero la loro versione, consentendo al lettore di giudicarli. In altri casi, tramite la coerenza tra le versioni e le fonti di cui cominciavo a fidarmi, ho preferito una versione degli eventi che ritenevo vera”.

Allen Dershowitz, noto costituzionalista, ridicolizza questi tentativi di destituire il Presidente, dicendo che se non ci piace la politica di qualcuno “inveiamo contro di lui, facciamo campagne contro di lui, ma non usiamo il sistema psichiatrico contro di lui”. Farlo è “semplicemente pericoloso”.

Lo spirito della Nuova Via della Seta ispira la Francia di Macron, arriverà anche a Roma e Berlino?

Videoconferenza di Helga Zepp-LaRouche

giovedì ore 18

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Nel corso di una visita di tre giorni in Cina, il Presidente francese Emmanuel Macron ha dichiarato che con la Nuova Via della Seta la Cina ha “realizzato un sogno”. Ha liberato dalla povertà 700 milioni di cinesi, e in Europa dovremmo fare lo stesso. Il Presidente francese ha sottolineato che l’Iniziativa Belt and Road è di grande beneficio per entrambi.

Con queste parole Macron fa eco ad un appello lanciato da Helga Zepp-LaRouche in una videoconferenza precedente, in cui ha chiesto a tutti i governi europei di diventare parte attiva nei progetti Belt and Road con la Cina, anche per affrontare il livello crescente di povertà in Europa. La signora LaRouche ha sottolineato che, grazie alla politica economica del Presidente cinese Xi Jinping, oggi il livello di povertà in Cina è inferiore a quello europeo. Ha sottolineato che il messaggio di Macron dalla Cina manderà onde d’urto in tutto il mondo, in quanto rappresenta un cambiamento di politica. In particolare, mette sull’avviso Berlino e Bruxelles, che continuano cocciutamente ad opporsi al potenziale di cooperazione economica con la politica “win-win” cinese, che ha il grande vantaggio di ribaltare la dottrina imperiale della geopolitica.

Mentre si intensifica la battaglia negli Stati Uniti per sconfiggere i neoconservatori, con la loro nostalgia isterica per un mondo unipolare ispirato dallo scontro geopolitico con Russia e Cina, la promozione dello spirito della Via della Seta da parte di Macron dimostra che c’è una nuova dinamica che determinerà gli eventi nel mondo. Lo Schiller Institite, e la signora LaRouche personalmente, sono i principali portavoce di questo nuovo paradigma.

Collegati con la videoconferenza di Helga Zepp-LaRouche giovedì alle ore 18 per un aggiornamento su questi sviluppi, determinanti anche per il nostro paese.

Voci da Francia, Germania e Italia raccomandano la cooperazione con la Cina

Mentre la visita del Presidente francese Macron in Cina rilancia la Nuova Via della Seta come alternativa alla crisi economica in Europa, recenti dichiarazioni pubbliche del Ministro francese dell’Economia, Bruno LeMaire e dell’ex ambasciatore tedesco Michael Schaefer riflettono il crescente orientamento verso la politica cinese della Belt and Road da parte di ambienti delle élite francese e tedesca. Entrambi gli interventi mostrano un potenziale, ma anche dei limiti.

Bruno LeMaire, che si è opposto alle sanzioni contro la Russia e ha presieduto un incontro del consiglio per la cooperazione franco-russa che si è tenuto lo scorso dicembre a Mosca, il 1 gennaio è stato citato dal Wall Street Journal in questi termini: “Stiamo andando da un mondo dominato dai rapporti esclusivi transatlantici verso un riequilibrio. La Francia è intenzionata a costruire una spina dorsale di commercio che vada dall’Europa a Pechino passando per Mosca”.

Il WSJ, presumibilmente riferendo il pensiero di LeMaire, ha aggiunto che “il Presidente francese Emmanuel Macron pianifica di lanciare questo sforzo quando compirà la prima visita in Cina in gennaio e parteciperà al Congresso Finanziario Internazionale che si terrà a San Pietroburgo” in maggio. Alla vigilia del viaggio di Macron in Cina, che è iniziato l’8 gennaio, i media francesi parlavano di un grosso accordo per l’energia nucleare, concentrato sugli impianti di riciclaggio del combustibile che verranno costruiti da Areva in Cina.

Michael Schäfer, ex ambasciatore tedesco in Cina e attualmente a capo della Fondazione Quandt (BMW), si è spinto oltre, respingendo la falsa alternativa tra Stati Uniti e Cina. In un’intervista a Deutsche Wirtschaftsnachrichten, Schaefer ha dichiarato: “Molti europei fanno il grande errore di considerare il rapporto tra Stati Uniti e Cina come un gioco a somma zero. Ma un rapporto stretto con gli Stati Uniti non esclude affatto un rapporto fondato sugli interessi con la Cina. Non dovremmo vedere la Cina come un rivale, ma semmai come un partner in molti settori… quanto meno, la Cina non persegue il dominio militare e una posizione geostrategica egemonica, ma difenderà energicamente ciò in cui crede e i suoi interessi legittimi… se necessario anche proiettando il proprio potere militare”.

Sfortunatamente, sia il diplomatico tedesco sia il ministro francese si illudono che l'”Europa” possa adottare il nuovo paradigma con le sue istituzioni attuali. La politica della Belt and Road si basa su strategie di sviluppo alimentate dal credito pubblico, un approccio di fatto proibito dai trattati dell’UE.

Questo approccio – credito pubblico unito a metodi dirigistici -, ha consentito alla Cina di eliminare la poverà, come spiega Michele Geraci, Docente Aggiunto di Finanza alla NYU (New York University) di Shanghai, e capo del Programma di Politica Economica cinese alla Nottingham University Business School.

In una videoconferenza, la cui trascrizione è stata pubblicata dalla rivista EIR, Geraci paragona i livelli di povertà della Cina con quelli dell’Italia.

In termini assoluti la Cina ha dieci volte più poveri, mentre in rapporto alla popolazione totale questi sono solo il 3% rispetto all’8% dell’Italia. E Geraci confida che i cinesi riusciranno a eliminare anche questo 3% di povertà entro il 2020. “Forse ancora una volta, noi in Italia e negli altri Paesi occidentali dovremmo guardare alla Cina e attuare un programma con caratteristiche simili. Devo sottolineare che le cose si fanno solo quando c’è un totale allineamento di interessi, quando la politica del governo centrale viene attuata dalle persone dal basso, persone che si svegliano al mattino e, prima ancora di aprire gli occhi, pensano, come riuscirò a portare il numero dei poveri a zero?”

I veri avversari sono Wall Street e la City di Londra, non Russia e Cina

Tra tre settimane il Presidente americano Trump pronuncerà il tradizionale “Discorso sullo Stato dell’Unione” sul solco tracciato dalla sua promessa, per ora non mantenuta, di ricostruire le infrastrutture economiche americane. Gli Stati Uniti e l’Europa sono minacciati da un nuovo crac finanziario, provocato dalle attività di Wall Street e dalla City di Londra: Trump, pertanto, perde soltanto tempo insistendo a vedere nella “salute” della borsa azionaria una grande ripresa dell’economia americana…

Il popolo americano impegnato, assieme al LaRouche PAC, nella difesa della sua presidenza dall’aggressione diretta da Londra e condotta dal Procuratore Speciale Robert Mueller e soci, deve dire chiaramente a Trump ed al Congresso: non c’è nessuna ripresa economica in corso. Al contrario, vanno moltiplicandosi i moniti su un imminente implosione della bolla dei debiti delle imprese e pertanto il taglio drastico delle imposte non farà altro che gonfiarla e accelerarne lo sgonfiamento.

Gli Stati Uniti devono rompere con Wall Street e le sue banche, prima che si verifichi un nuovo crac, e creare valore reale e produttività, pompando non già mille miliardi di dollari, ma almeno due o tre mila miliardi di dollari in forma di nuovo credito federale destinato alle nuove infrastrutture nazionali, con il più alto livello tecnologico possibile. Treni ad alta velocità, con la rapidità e l’efficienza espresse da nazioni come la Cina e il Giappone. Impianti nucleari a tecnologie avanzata e rilancio della NASA, verso la Luna e Marte, per raggiungere il quale è necessario il controllo del processo della fusione nucleare.

Il ministro del Tesoro e Wall Street hanno fatto credere a Trump che l’economia americana sia in grande ripresa. Perché allora nel 2017 il dollaro ha perso in quotazione rispetto alle principali valute e continua a calare nonostante i tagli delle tasse e l’aumento del tasso di sconto? Perché la mortalità continua ad aumentare e, proporzionalmente, la vita media a calare? Perché le morti per sovradosaggio da oppiacei sono arrivate a settantamila nel solo 2017, con alcune centinaia di persone decedute nelle ore di lavoro? Perché nel 2005, l’ultima volta in cui le imprese furono costrette a far rientrare capitali dall’estero con una penale esigua, spesero il 95% di quel denaro per comprare azioni e distribuire dividendi? Che cosa ne seguì, poco dopo: la prosperità o un crac finanziario globale?

Il travisamento del Presidente Trump a proposito dell’economia americana rende più difficile, ora, procedere alla promessa ricostruzione delle infrastrutture degli Stati Uniti, della quale dovrebbe parlare nel suddetto discorso. Sta ora agli americani far sì che ciò accada. Urge credito federale e il fondatore dell’EIR Lyndon LaRouche ha ripetutamente spiegato come fare.

Il Presidente è sempre più tormentato dal pensiero geopolitico, che di inverta avversari stranieri, la cui sconfitta militare o d’altra natura sarebbe la misura dell’America “vincente”. Si metterà a sfidare la Cina sul tema del “commercio”, oppure riconoscerà davvero che Pechino sta edificando infrastrutture a livello mondiale e lavorando per eliminare la povertà anche negli Stati Uniti, laddove i suoi investimenti stanno dando speranza al governatore Justice della Virgina Occidentale, il terzo Stato più povero della federazione?

Il compito del LaRouche PAC è fare sì che il 30 gennaio il Presidente Trump e il Congresso, spesso più ignorante che nullafacente, portino gli Stati Uniti a collaborare con l’Iniziativa ‘Una Cintura, Una Via’ (Belt and Road Initiative, BRI), l’altro nome della Nuova Via della Seta.

Il Giappone annuncia crediti per la Belt and Road, un esempio per l’Europa

Il governo giapponese pianifica di finanziare progetti della Belt and Road (Nuova Via della Seta) con le proprie istituzioni creditizie, secondo quanto riferisce il quotidiano economico Nikkei il 31 dicembre. “Secondo il piano, Tokyo estenderebbe assistenza finanziaria a imprese giapponesi che partecipassero all’Iniziativa Belt and Road, con un approccio caso per caso”, ha scritto il giornale. “Il sostegno finanziario sarà fornito per mezzo della Banca per la Cooperazione Internazionale, della Nippon Export and Investment Insurance e di altri canali. Questi forniranno il capitale tenendo conto di trasparenza, rendimento e impatto economico sulle aree locali. Esse garantiranno anche che i fondi non finiscano a scopi militari”.

L’iniziativa giapponese mostra che è perfettamente fattibile per una nazione fortemente indebitata estendere credito per lo sviluppo. Ciò spinge a una riflessione sugli Stati membri dell’Unione Europea, cui tale facoltà non è concessa.

Il Giappone è la nazione col più alto tasso di debito pubblico su PIL del mondo, con oltre il 250%. Secondo i dettami della teoria economica liberista, un debito simile è insostenibile ed emettere credito pubblico peggiora la situazione. Ma lo yen non crolla, né aumenta lo spread sui titoli giapponesi. In realtà, il credito per gli investimenti fa parte di un bilancio capitale e incorpora la promessa di sviluppo futuro e di maggiori entrate fiscali che aumenteranno il credito della nazione e renderanno il debito più sostenibile.

I Paesi europei, con i loro crescenti livelli di povertà, hanno urgente bisogno di una svolta di politica economica a favore della crescita, e la Iniziativa Belt and Road offre la cornice per la creazione di posti di lavoro nelle infrastrutture. Ma la camicia di forza dell’UE lo impedisce e questa deve essere aggirata o abbattuta. Un episodio recentemente rivelato dal New York Times è esemplare delle catene auto-inflitte dai Paesi europei. Secondo l’articolo, durante la prima visita della Cancelliera Merkel alla Casa Bianca di Trump, nel marzo scorso, questi propose di negoziare un accordo commerciale bilaterale. Una nazione libera avrebbe colto l’occasione, ma la Merkel rispose che ciò non è possibile secondo la legge europea, e sono ammessi solo negoziati tra gli Stati Uniti e l’UE. Anche se il New York Times ha usato l’episodio per sostenere che Trump è ignorante in tema di relazioni internazionali, in realtà mostra che le nazioni dell’UE si scavano la fossa da sé, continuando ad aderire a un sistema fallito.

L’UE è una costruzione geopolitica che, per propria natura, è contraria al paradigma degli accordi “win-win” per lo sviluppo tra nazioni sovrane. Perciò non è una sorpresa che Bruxelles abbia sabotato la Belt and Road fin dall’inizio.

Senza separazione bancaria si prospetta un crac nel 2018

Se non vi sarà un cambiamento paradigmatico nella politica finanziaria ed economica, il sistema finanziario transatlantico è destinato al collasso. La politica di espansione monetaria delle banche centrali ha gonfiato le bolle finanziarie nei mercati azionari e obbligazionari, nel settore immobiliare, nei crediti al consumo, ecc. I dati di fine anno per l’Eurosistema mostrano che il bilancio della BCE ha raggiunto i 4,5 mila miliardi di euro, equivalente al 41,6% del PIL dell’Eurozona. L’espansione monetaria rallenterà, ma non cesserà nel 2018. Il rallentamento, o “tapering”, è inteso a limitare i danni di una “correzione” del valore degli asset finanziari, ma nella storia delle bolle finanziarie non si ricorda un caso di atterraggio morbido. Una nota di fine anno del dipartimento di ricerca della Morgan Stanley diffuso il 30 dicembre anticipa il crac al 2018, innescato dal crollo della bolla del debito delle imprese. Il sito del NASDAQ ha riassunto il rapporto della MS: “Il team di ricerca ora ha adottato un punto di vista molto tetro sui mercati del credito. La banca afferma che le imprese hanno emesso troppi titoli di debito, specialmente usando il contante per acquistare le proprie azioni; e con la prospettiva di aumento dei tassi e dei rendimenti molte di esse potrebbero trovarsi nei guai. Apple è tra le imprese considerate a rischio. ‘I mercati si aspettano un’uscita indolore dal quantitative easing. Noi no’. MS si aspetta che i mercati dei titoli a notazione elevata siano colpiti altrettanto duramente di quelli dei titoli spazzatura”.

La storica ed ex banchiere Nomi Prins ha pubblicato una nota ancor più dettagliata in Thruthdig (29 dicembre): “All’inizio di ottobre, le emissioni di debito delle imprese americane con rating elevato avevano già superato i mille miliardi, battendo di tre mesi i risultati del 2016. Il volume dei titoli americani con rating speculativo (o spazzatura) emessi nei primi tre trimestri era del 17% superiore a quello dello stesso periodo nel 2016. Nel complesso, i titoli emessi dalle imprese americane segneranno un altro anno record, come pure il sesto anno consecutivo di aumento (vedi https://www.truthdig.com/articles/next-financial-crisis-will-worse-last-one/). La Prins fa notare che mentre le imprese una volta investivano almeno una parte del debito in crescita reale, stavolta c’è stata una sbornia di acquisti delle proprie azioni. Per questo, ella prevede “un anno precario di altre bolle gonfiate dal denaro facile, seguito da perdite che inizieranno sui mercati obbligazionari”.

Il modo per impedire che il crac del sistema abbia conseguenze devastanti per l’economia e le famiglie è reintrodurre la separazione bancaria, come ha sollecitato Helga Zepp-LaRouche nel suo messaggio di fine anno.

I VIPS scrivono a Trump: l’Iran non è il principale sponsor del terrorismo

I Veterans Intelligence Professionals for Sanity (VIPS), un gruppo di veterani dell’intelligence americano ad alto livello, che i nostri lettori già conoscono (nella foto, Ray McGovern), hanno inviato una lettera aperta al Presidente Donald Trump il 21 dicembre, nella quale confutano la tesi di alcuni esponenti dell’Amministrazione e cavalcata dallo stesso Trump, secondo la quale l’Iran sarebbe uno dei principali sponsor del terrorismo internazionale. Questa “ambigua accusa”, stando alla lettera firmata da tutta la direzione dei VIPS e pubblicata da Consortium News, va invece rivolta “agli accusatori dell’Iran, prima tra tutti l’Arabia Saudita”. In realtà l’accusa di terrorismo è stata fatta “per giustificare la guerra con l’Iran” una volta smentita la finta notizia che possedesse armi nucleari.

“La descrizione dell’Iran come il principale stato sponsor del terrorismo non è sostenuta dai fatti”, scrivono i VIPS. “Anche se nel passato ha usato il terrorismo come strumento di politica nazionale, l’Iran del 2017 non è l’Iran del 1981. Nei primi tempi della Repubblica Islamica, agenti iraniani eseguivano regolarmente attentati, rapimenti e assassinii di dissidenti e di cittadini americani. Ma da molti anni non lo fanno più. Nonostante le frequenti affermazioni da parte di funzionari americani che l’Iran sostenga il terrorismo, notiamo che gli incidenti registrati ogni anno nel rapporto del Dipartimento di Stato Patterns of Global Terirrorism identificano raramente un incidente o atto terroristico come eseguito dall’Iran o per conto di esso”.

Quanto ai rapporti tra l’Iran e gli Hezbollah in Libano, i VIPS notano che forse erano subappaltati dall’Iran in passato, ma negli ultimi 20 anni sono diventati “un’entità e forza politica per conto proprio… gli Hezbollah, che ora fanno parte del governo libanese, hanno inoltre preso le distanze dalla violenza radicale e religiosa che caratterizza gli estremisti sunniti, come quelli dell’ISIS”.

I VIPS inoltre specificano che l’elenco di attacchi terroristici stilato dal governo americano dal 2001 “mostra un calo drammatico della violenza condotta dall’Iran e un corrispondente aumento di atti orribili da parte di musulmani sunniti radicali che non sono allineati con l’Iran. L’ultima edizione del Global Terrorism Index, un progetto del Dipartimento americano di Homeland Security, indica i quattro gruppi responsabili del 74% degli atti di terrorismo dal 2015, ovvero Boko Haram, Al-Qaeda, i Talebani e l’ISIS. Tredici dei 14 gruppi musulmani identificati dalla comunità di intelligence americana come ostili verso gli Stati Uniti sono sunniti, non sciiti, e non vengono sostenuti dall’Iran. Il 14esimo sono gli houthi nello Yemen.

Porre fine alla geopolitica, adottare le quattro leggi di LaRouche

Videoconferenza di Helga Zepp-LaRouche

Giovedì 4 gennaio 2018, ore 18:00

www.newparadigm.schillerinstitute.com

Nel messaggio di saluto per il nuovo anno, la presidente dello Schiller Institute Helga Zepp-LaRouche ha riassunto i temi di maggior rilievo, sostenendo che vi è “ragione di ottimismo sui prossimi anni a venire, poiché esistono soluzioni. Basta soltanto adottarle in modo deciso”. Tra le soluzioni spicca l’iniziativa globale da parte cinese, chiamata ‘Una Cintura, Una Via’ (Belt and Road Initiative, BRI), che negli ultimi anni si è evoluta fino a includere oltre settanta nazioni.

È essenziale che vi aderiscano gli Stati Uniti d’America e per le nazioni europee minacciati da un nuovo crac finanziario della regione transatlantica, peggiore di quello del 2007 e associata alla bolla dei debiti delle società private, se si vuole che le bolle speculative lascino il posto alla produzione fisica, specialmente nelle tecnologie di punta al servizio delle infrastrutture. La crescita economica della Cina negli ultimi anni dimostra che questo approccio è efficace al punto di aver sollevato dalla povertà centinaia di milioni di persone e di aver creato un sano ottimismo per il futuro. Per gli Stati Uniti d’America e per l’Europa questo significa che è giunto il momento di adottare le quattro leggi cardinali dell’economia di Lyndon LaRouche, che dovrebbero fungere da base per le iniziative economiche che il Presidente Trump, come sembra, esporrà nel “discorso sullo stato dell’Unione”, prima tra tutte la legge Glass-Steagall.

Non deve stupire che gli oligarchi dell’alta finanza, responsabili di questa bolla debitoria e speculativa cui non v’è rimedio, stiano fomentando lo scontro geopolitico, al fine di impedire che i Paesi occidentali partecipino del paradigma di cooperazione win-win (per il mutuo sviluppo) con la Cina e il suo crescente circolo di alleati.

Durante l’ultima parte dell’anno lo Schiller Institute ha dato vita a videoconferenze periodiche affinché i suoi sostenitori, il cui numero va aumentando, possano essere aggiornati direttamente da Helga Zepp-LaRouche, autorevole ispiratrice dello “spirito della Nuova Via della Seta” che si sta diffondendo presso i molti ostaggi dei media menzogneri dell’Occidente.

Seguitela questo giovedì e nei giovedì successivi. Facciamo sì che questo nuovo anno 2018 si ponga fine una volta per tutte alla mortale dottrina della geopolitica e che essa venga sostituita dal Nuovo Paradigma.

LaRouchePAC: il Congresso indaghi sulla sovversione britannica degli Stati Uniti

Appello al Congresso degli Stati Uniti d’America

Il LaRouche PAC rivolge nuovamente un appello al Presidente americano Donald Trump affinché apra un’inchiesta sulla sovversione britannica delle elezioni presidenziali del 2016 e della propria presidenza. All’epoca il Congresso non aveva ancora concentrato la propria attenzione sul ruolo centrale assunto dal finto dossier preparato dall’agente dell’MI6 britannico Christopher Steele nel tentato golpe contro il Presidente Trump. La versione aggiornata dell’appello si rende necessaria ora che il Congresso si sta concentrando su questo dossier.

Chiediamo alla Commmissione Giustizia della Camera e del Senato di impegnarsi seriamente nell’inchiesta sulla sovversione britannica delle elezioni presidenziali del 2016 e della stessa Presidenza di Donald Trump, e sulle ragioni geopolitiche di queste azioni di parte britanniche, producendo il più presto possibile un rapporto destinato al popolo americano.

Riferendosi al tentativo di golpe in corso contro il Presidente Trump, il politico americano Lyndon LaRouche ha affermato: “Il popolo americano deve esigere che il golpe britannico sovversivo della Presidenza degli Stati Uniti d’America e della nazione stessa venga fermato e che i suoi responsabili siano giudicati e imprigionati”. Noi sottoscritti concordiamo con questa dichiarazione e con la seguente:

1. Recenti rivelazioni fondate sull’indagine della Commissione sulla Giustizia della Camera, della Commissione Permanente sull’Intelligence della Camera e della Commissione sulla Giustizia del Senato hanno dimostrato che un FBI politicamente motivato, diretto da James Comey, ha adoperato un dossier fabbricato, con la connivenza dell’intelligence britannico, dall'”ex” agente dell’MI6 Christopher Steele, al fine di lanciare un’indagine di counterintelligence illegale e senza precedenti dell’FBI sulla nomina di Donald Trump alle primarie del partito repubblicano di Donald Trump. Il finto dossier britannico fu pagato dall’organizzazione della campagna di Hillary Clinton e dalla direzione nazionale del partito democratico (DNC), ma fu riciclato e adottato, acquisendo apparente credibilità, dall’Amministrazione di Barack Obama e, nel pieno delle loro funzioni, dai vertici dell’intelligence a lui fedeli.

2. Le false accuse forgiate dai britannici secondo le quali Donald Trump sarebbe una marionetta nelle mani del Presidente russo Vladimir Putin furono escogitate inizialmente per impedire l’elezione di Trump a Presidente degli Stati Uniti d’America. Furono adoperate da Hillary Clinton per attaccare il candidato avversario Trump durante le ultime settimane di campagna elettorale. Clinton poté quindi affermare che la presunta connivenza di Trump con il Cremlino fosse sotto inchiesta da parte degli enti di intelligence nascondendo che Barack Obama e i suoi uomini ai vertici nell’intelligence americano erano impegnati in un’operazione fraudolenta da lei finanziata e in altri modi favorita.

3. Dopo le elezioni, la sintetica accusa secondo la quale Putin avrebbe aiutato Trump a essere eletto ha ostacolato il Presidente americano Trump nell’esplorazione delle possibili vie e relazioni allo scopo di un mutuo beneficio con la Russia. Sin dal giorno della elezione presidenziale è stata innescata dai britannici una campagna igualmente aggressiva atta a impedire l’istituzione di relazioni tra il Presidente Trump e il Presidente cinese Xi Jinping. Se Trump, Xi e Putin potessero sviluppare buone e costruttive relazioni sulle questioni che sono di comune preoccupazione (tra le quali il terrorismo e la ricostruzione di nazioni e continenti devastati dalla imposizione di povertà e guerre) allora potremmo evitare futuri conflitti. Se, invece, riprendesse piede la politica di guerra permanente dei britannici e della fazione facente capo a Barack Obama e Hillary Clinton, allora questa nazione si troverebbe sulla traiettoria che porta alla terza guerra mondiale.

4. Il gruppo dei veterani dell’intelligence americano denominati “Veteran Intelligence Professionals for Sanity” (VIPS) ha presentato al Presidente Trump e al direttore della CIA Pompeo le prove che scagionano i russi nella pirateria informatica del DNC. Le accuse mosse ai danni dei russi sono al centro dello scandalo cosiddetto “Russiagate” che da molto tempo occupa e divide la nostra nazione. Benché il Congresso abbia mostrato la volontà di perseguire l’FBI e il Ministero della Giustizia (DoJ), finora non ha voluto esaminare il resoconto forense dei VIPS, né il ruolo di Barack Obama e dei suoi uomini ai vertici dell’intelligence nella campagna contro Trump, né le palesi interferenze britanniche nell’elezione presidenziale del 2016, anche dopo che i britannici si sono vantati della fabbricazione del dossier di Steele e della sorveglianza su Donald Trump da parte del quartier generale del governo per le comunicazioni (GCHQ), l’equivalente inglese della NSA americana, sovente impiegato per scopi vietati dalla nostra Costituzione.

5. L’aperta denuncia delle interferenze britanniche nell’elezione presidenziale è stata la più grave frode politica nella storia americana. Le ragioni geopolitiche di queste interferenze sono ora all’esame del Congresso, il quale deve dedicarvisi pienamente se intende fermare il golpe contro Trump.

Con le parole di Lyndon LaRouche, occorre “cancellare il sistema britannico, salvando il popolo”.

Gorini a Radio Gamma 5 su bitcoin, separazione bancaria e Nuova Via della Seta

Giovedì 28 dicembre Liliana Gorini, presidente di MoviSol, è stata nuovamente ospite di Marisa Sottovia a Radio Gamma 5 per parlare di alcuni argomenti di attualità, tra cui bitcoin, la separazione bancaria, la commissione d’inchiesta sulle banche e la Nuova Via della Seta. Su bitcoin ha ricordato che, lungi dall’essere un sistema alternativo alle grandi banche, sta contribuendo ad alimentare la bolla speculativa, e infatti esistono anche i futures in bitcoin, promossi dagli stessi broker che promuovono i derivati. Come la bolla dei tulipani in Olanda nel Seicento, anche questa inizialmente promette grandi guadagni, ma se poi scoppia questi soldi non esistono più, sono solo virtuali. Come dice Sputnik, se bitcoin perde valore gli investitori non vengono rimborsati, e naturalmente, come per i titoli tossici, non viene fatta una corretta informazione su questo.

“L’unico vero sistema alternativo a quello delle banche e degli speculatori è quello che promuoviamo da anni, qui in Italia e negli Stati Uniti, la separazione bancaria e le 4 leggi cardinali di LaRouche, ovvero la creazione di credito produttivo per grandi progetti infrastrutturali, come quelli della Nuova Via della Seta, che potrebbero rilanciare davvero l’economia reale nel 2018” ha detto la presidente di Movisol. Gorini ha citato a questo proposito un editoriale di Freie Welt in Germania che ricorda come l’Europa stia perdendo una chance storica non aderendo alla Nuova Via della Seta ad ai suoi progetti per strade, ferrovie, treni veloci. “Manca la volontà politica a Bruxelles, Parigi e Berlino” scrive la rivista tedesca.

Ci sono state molte domande degli ascoltatori sul nuovo paradigma, come realizzarlo nel nuovo anno, sulla commissione d’inchiesta sulle banche, che a differenza della Commissione Pecora all’epoca di Roosevelt non ha messo sul banco degli imputati i responsabili, come fece Roosevelt con J.P. Morgan, ma sta di fatto penalizzando le vittime, i risparmiatori. Molti gli SMS di complimenti a Movisol per la sua campagna per la separazione bancaria. Il prossimo appuntamento sarà a febbraio, quando dovrebbe recarsi al Congresso a Washington una delegazione di firmatari della petizione per Glass-Steagall.

Videoconferenza di Helga Zepp-LaRouche: la Nuova Via della Seta sta cambiando il mondo, gli Stati Uniti devono aderire nel 2018

Giovedì 28 dicembre, alle ore 18, si terrà la consueta videoconferenza dello Schiller Institute, che è è possibile seguire in diretta sul sito www.newparadigm.schillerinstitute.com.

Siamo alla fine di un anno tumultuoso, e la prospettiva del consolidamento di un Nuovo Paradigma di cooperazione internazionale è positiva, in quanto può liberare il mondo dai pericoli di instabilità strategica insiti alla geopolitica imperiale. Quando il Presidente cinese Xi Jinping ha inaugurato la Nuova Via della Seta è stata avviata una dinamica inarrestabile a meno che le forze del vecchio paradigma, che hanno a sede nella City di Londra ed a Wall Street, non riescano nel loro tentativo di golpe contro l’amministrazione Trump per fermare questo processo di cooperazione con Russia e Cina, con il Russiagate, mettendo in moto un processo che potrebbe culminare in una guerra nucleare.

Al centro di questa battaglia tra il vecchio ed il nuovo paradigma c’è il movimento di Lyndon ed Helga LaRouche, che ha tenuto numerose conferenze internazionali sulla Nuova Via della Seta, con la signora LaRouche spesso invitata a eventi importanti in Cina. Nei prossimi mesi ci saranno eventi cruciali per decidere se gli Stati Uniti aderiranno alla Nuova Via della Seta. Collegati quindi con la videoconferenza giovedì alle 18 per sapere che direzione prenderà il mondo nel nuovo anno.

I britannici invocano la guerra pur di fermare la cooperazione con Russia e Cina

La copertina dell’edizione natalizia di Newsweek ritrae il Presidente russo e annuncia “Putin si sta preparando per la terza guerra mondiale”. Il quotidiano tedesco Bildzeitung insiste sulla stessa fantasiosa fake news, riferendo quanto affermato da due anonimi esponenti dell’Alleanza Atlantica a proposito dell’esercitazione militare Zapad 2017 condotta da Russia e Bielorussia: si sarebbe trattato di una simulazione condotta da non più di 20 mila soldati delle manovre di assalto all’Europa con un contingente cinque volte superiore. Queste manovre prevederebbero l’invasione iniziale degli Stati baltici, attacchi aerei delle infrastrutture fondamentali della Germania, della Svezia e della Finlandia e lanci da Kaliningrado di missili del tipo Iskander sulla Polonia. Anche l’americana National Public Radio ha dato peso alla notizia, intervistando Garry Kasparov, nella quale il dissidente russo accusa Putin di essere un dittatore senza sostegno popolare e loda James Clapper, direttore della National Intelligence al tempo di Obama, per aver sostenuto questa settimana che Putin “sa come controllare un collaboratore, ed è proprio quel che sta facendo con il Presidente [americano]”.

È evidente che il filone del Russiagate è maturato nella paranoia. I britannici e le loro marionette negli Stati Uniti e in Europa sono isterici per via della perseveranza di Trump nell’avvicinare gli Stati Uniti alla Russia e alla Cina. Così, sembrano decisi a passare alla seconda fase, quella di preparare i popoli americano ed europei alla scontro con la Russia, un conflitto – si sa – potenzialmente in grado di estinguere la civiltà.

Sia da parte cinese sia da parte russa non sono mancate dure reazioni al documento di strategia per la sicurezza nazionale pubblicato dalla Casa Bianca lunedì scorso, preparato dal consigliere sulla sicurezza nazionale H. R. Mc Master e il suo gruppo di lavoro. Il portavoce Peskov del Presidente russo lo ha definito un documento “imperiale” poiché esso definisce minacciosa per gli Stati Uniti qualunque dimostrazione di forza economica o militare fatta dalla Russia e/o dalla Cina. L’affermazione contenuta nel testo, che il progresso della Russia e della Cina sta “incidendo sull’ordine mondiale”, ha detto Peskov, “va ovviamente interpretata dal punto di vista di un mondo unipolare ridotto ai soli ed esclusivi interessi americani”. Il portavoce Hua Chunying del Ministro cinese degli Esteri ha dichiarato che “gli obiettivi di sviluppo raggiunti dalla Cina sono riconosciuti universalmente ed è di nessuna importanza il tentativo di distorcere i fatti, da parte di chiunque o di una nazione”.

Trump stesso ha parlato durante il rilascio pubblico di questo documento, invece di rispettare la tradizione della presentazione da parte del consigliere. Nel suo discorso Trump si è rifiutato di descrivere la Cina e la Russia quali nemiche o avversarie (come invece è scritto nel documento), ma le ha definite “rivali” in competizione e ha insistito che “preferirebbe costruire una grande relazione di collaborazione con quelle nazioni e altre, ma in un modo tale da proteggere sempre i nostri interessi nazionali”.

La scorsa settimana il Presidente americano ha parlato due volte con Putin al telefono e, come ha riferito estesamente soltanto l’Executive Intelligence Review, ha visitato la Cina per approfondire l’amicizia con Xi Jinping e saggiare le crescenti connessioni economiche con Pechino, nell’ambito della sua Iniziativa “Una Cintura, Una Via”.

Come ha dichiarato Helga Zepp-LaRouche il 20 dicembre occorre rafforzare il Presidente americano, affinché vada oltre la “competizione”, oltre l’orizzonte della geopolitica entro il quale sono intrappolati i dirigenti politici d’Occidente, tutti occupati a pensare nei termini di una mentalità che divide tra vinti e vincitori, in un’economia a “somma zero”. Occorre aiutarlo nel cogliere il senso del Nuovo Paradigma in espansione nel globo, proprio grazie alla Nuova Via della Seta, fondato sulla visione delle relazioni internazionali con il principio del mutuo sviluppo (win-win) e sul concetto stesso dei fini comuni dell’umanità. Parliamo del concetto elaborato da Lyndon e Helga LaRouche quando, con il crollo dell’Unione Sovietica, ritennero necessario far cessare una volta per tutte la divisione imperiale del mondo in fazioni belligeranti. Cinquant’anni di proposte creative di Lyndon LaRouche per l’edificazione di un nuovo ordine economico mondiale riguardante ogni angolo del mondo si stanno condensando nella Belt and Road Initiative. Gli Stati Uniti e l’Europa continuano testardamente ad aggrapparsi al vecchio ordine fallito, alimentato dal mito del “libero mercato” spacciato per quasi trecento anni dall’Impero Britannico, nonostante il fatto storico della Rivoluzione Americana lo abbia già smantellato, dimostrando come sia possibile un nuovo sistema fondato sul credito diretto alla creazione di un futuro produttivo, piuttosto che sulla dittatura del denaro e del debito.

Non possiamo perdere altro tempo: l’Occidente deve tornare al Sistema Americano di Economia Politica, definito da Alexander Hamilton e difeso oggi da Lyndon LaRouche. La “riforma fiscale” approvata dal Congresso approva la creazione di nuovo debito nella quantità di 1,5 migliaia di miliardi di dollari, pompando denaro senza una direzione precisa e quindi destinandolo alla speculazione piuttosto che all’espansione dell’economia fisica, proprio come ha fatto negli ultimi dieci anni la stampa di migliaia di miliardi di dollari sotto l’etichetta del Quantitative Eeasing. Se lo stesso credito venisse stanziato in base ai criteri del Sistema Americano, l’economia americana potrebbe essere in breve tempo trasformata radicalmente. Questa è l’essenza delle “quattro leggi cardinali” di Lyndon LaRouche, oggetto di un nuovo pamphlet del LaRouche PAC: “Le Quattro Leggi di LaRouche e il Futuro dell’America sulla Nuova Via della Seta”. I popoli dell’Occidente sono esasperati e alla ricerca di un senso. Questo pamphlet e il dossier di denuncia del tentato golpe di Mueller sono i mezzi per impartire la giusta direzione ai prossimi sviluppi politici ed economici, e per fornire al Presidente americano gli strumenti di cui ha bisogno per ottemperare alla sua promessa, che è comprensibile soltanto dal punto di vista della tradizione anti-imperiale degli Stati Uniti: rendere ancora una volta l’America grande.

Annaspa il Russiagate, tra prove di ingerenze dell’FBI e dell’intelligence britannico

L’inchiesta sulle presunte interferenze russe nelle elezioni presidenziali americane per assicurare la vittoria di Donald Trump, alias il Russiagate, non ha ancora raccolto una sola prova di queste accuse, ma ha portato alla luce gli spudorati tentativi dell’FBI e del Dipartimento di Giustizia di minare la Presidenza di Trump, come abbiamo riportato.

Il contrattacco da parte di alcuni membri del Congresso ha fatto emergere elementi chiave di questa congiura, iniziata molto prima delle elezioni, quando Trump cominciò a sconfiggere uno dopo l’altro i suoi sedici antagonisti alle primarie del Partito Repubblicano. La Commissione di Intelligence di Camera e Senato sta indagando su questo scandalo, che dimostra le accuse di Trump contro il Deep State che lavora notte e giorno per destituirlo. Il 12 dicembre il Dipartimento della Giustizia ha reso pubblici i 375 SMS che Peter Strzok, il numero due nella Divisione di Counterintelligence dell’FBI, aveva scambiato con l’amante e avvocatessa dell’FBI Lisa Page e che dimostrano che i due stavano complottando per impedire l’elezione di Trump.

Uno di questi SMS, il più esplicito, parla di un incontro avvenuto nell’agosto 2016, probabilmente nell’ufficio del vicedirettore Andrew McCabe (si parla di “Andy”), e al quale parteciparono sia Strzok che Page. Il 15 Strzok scrive alla Page: “Vorrei credere a ciò che hai detto nell’ufficio di Andy [McCabe’s], che non c’è modo che [Trump] possa essere eletto, ma temo che non possiamo correre questo rischio. È come una polizza assicurativa contro l’evento improbabile che tu muoia prima di arrivare a 40 anni”.

I due non rivelano che strategia esatta abbiano discusso, ma le storie sulla collusione di Trump e i presunti hacker russi delle e-mail del Partito Democratico ne facevano probabilmente parte. Come ha scritto il Sen Chuck Grassley in una lettera al Viceministro della Giustizia Rod Rosenstein, questi SMS indicano un FBI altamente politicizzato, pronto a condurre una caccia alle streghe.

Strzok è anche il funzionario dell’FBI che ha cambiato la formulazione nella valutazione su Hillary Clinton da parte del direttore dell’FBI James Comey, da “grossy negligent” (grossolanamente negligente, dunque incriminabile) a “extremely careless” (estremamente noncurante). Altri SMS scambiati tra Strzok e Page mostrano la loro animosità verso Donald Trump (ma anche verso Bernie Sanders, e questo influì probabilmente sulle primarie del Partito Democratico).

Ma non è tutto. Il 13 dicembre, durante un’audizione della Commissione Giustizia, il congressista della Florida Matt Gaetz ha posto domande insistenti a Rosenstein sul fatto che il suo vice al Dipartimento di Giustizia, Bruce Ohr, si era incontrato con Glenn Simpson, cofondatore della ditta assunta dal Partito Democratico durante la campagna per raccogliere “sporcizia” su Trump e screditarlo. La ditta, Fusion GPS, aveva assunto a sua volta un “ex” agente dell’intelligence britannico, Christopher Steele, che compilò il famoso dossier poi reso pubblico. A peggiorare le cose, è stato rivelato l’11 dicembre che la moglie di Bruce Ohr, Nellie Ohr, aveva lavorato per la Fusion GPS nell’estate e autunno del 2016! Conflitto di interessi?

Il sondaggista e stratega di Bill e Hillary Clinton, Mark Penn, è indubbiamente preoccupato. Ha scritto su The Hill il 14 dicembre che il 63% degli elettori ritengono che l’FBI si rifiuti di fornire informazioni al Congresso sulle inchieste sulla Clinton e su Trump, che il 54% ritiene che l’inquirente speciale Robert Mueller (nella foto con Bush) abbia “un conflitto di interessi che gli impedisce di compiere un lavoro imparziale” e che il 61% è a favore di un’inchiesta sui “finanziamenti dello scabroso documento di Fusion GPS”. La sfiducia verso Robert Mueller e tutto l’apparato dell’FBI e del Dipartimento di Giustizia è tale che Penn chiede un repulisti generale. “Se si osserva i numeri nei sondaggi e il flusso di rivelazioni, il corso attuale è insostenibile, e rischiamo di passare da una crisi di fiducia a una crisi costituzionale vera e propria, se non verrà corretto”.

Perfino il Wall Street Journal si è detto preoccupato in un editoriale del 13 dicembre, in cui esamina la corruzione del team di Mueller. Aumentano le prove, scrive, “che alcuni funzionari dell’FBI, che hanno lavorato per lui, possano aver interferito nelle elezioni presidenziali americane”.

Videoconferenza di Helga Zepp-LaRouche: Mueller è sotto attacco pubblicamente, è ora di porre fine al regno della geopolitica

21 dicembre 2017

ore 18:00

www.newparadigm.schillerinstitute.com/

La diffusione nelle ultime settimane del dossier del LaRouche PAC su Robert Mueller, dal titolo “Robert Mueller è un assassino legale amorale: porterà a compimento il suo lavoro se lo lascerete fare”, ha incoraggiato coloro che stanno combattendo contro il tentato golpe, in corso negli Stati Uniti, contro il Presidente Donald Trump.

Il movimento di Lyndon LaRouche ha denunciato una rete criminale di funzionari chiave, collaboratori diretti di Mueller, che segue gli ordini di marcia provenienti direttamente dai più alti livelli dell’intelligence britannico. Il ruolo supremo dei britannici, evidente in modo esemplare nel “dossier ingannevole” preparato e diffuso rispettivamente da Christopher Steele e dalla società Fusion GPS, finanziato dall’apparato elettorale di Hillary Clinton, è ora oggetto di audizioni presso alcune commissioni parlamentari e di un numero crescente di articoli sui media principali.

Benché l’operazione si ripercuota contro Mueller, la battaglia non è ancora vinta. L’Amministrazione Trump deve ancora affrontare alcuni temi strategici cruciali, tra i quali l’approfondimento delle buone relazioni con Russia e Cina e la necessità di preparare gli Stati Uniti alla crisi finanziaria delle nazioni della regione transatlantica. È chiaro che se questi temi saranno affrontati nei prossimi giorni e settimane, sarà possibile porre fine alla follia genocida che si associa alla dottrina imperiale chiamata “geopolitica”, una dottrina pensata per garantire la sopravvivenza delle strutture imperiali a discapito della popolazione umana a livello planetario.

Non c’è nulla di più urgente che scardinare questo sistema geopolitoco, unipolare a livello delle relazioni internazionali, e sostituirlo con un Nuovo Paradigma fondato sul mutuo sviluppo di tutte le nazioni del mondo, al quale lo Schiller Institute lavora da decenni. Come avevamo annunciato a gennaio, quest’anno ha dimostrato che i nostri sforzi di portare gli Stati Uniti e l’Europa nel Nuovo Paradigma stanno dando i primi frutti.

Seguite anche questa settimana la videoconferenza di Helga Zepp-LaRouche, fondatrice e presidente dello Schiller Institute, per ragionare su come intervenire strategicamente affinché la dottrina della geopolitica sia definitivamente sepolta.

Risoluzione dello Schiller Institute: sradicare la povertà in Europa entro il 2020

Alla conferenza internazionale dello Schiller Institute, tenutasi a Bad Soden il 24-25 novembre, col titolo “Esaudire il sogno dell’umanità”, abbiamo discusso dell’incredibile trasformazione del mondo catalizzata dall’iniziativa cinese della Nuova Via della Seta, altrimenti detta “Una Cintura, Una Via” (Belt and Road Initiative, BRI), che sta diffondendo l’ottimismo in Asia, Africa, America Latina, in sempre più Stati europei e, dopo la visita della Cina da parte del Presidente americano Donald Trump, in molti degli Stati Uniti d’America.

L’Iniziativa ‘Una Cintura, Una Via” incarna la prospettiva di superare la povertà e il sottosviluppo tramite investimenti nelle infrastrutture di base, nell’industria e nell’agricoltura, basati sul progresso scientifico e tecnologico. Il governo cinese, responsabile dell’emancipazione dalla povertà di settecento milioni di cinesi negli ultimi trent’anni, ha ora annunciato l’obiettivo di occuparsi dei restanti quarantadue milioni di indigenti e di creare decenti livelli di vita per tutta la popolazione cinese, entro il 2020.

Nell’Unione Europea vivono circa centoventi milioni di persone con un tenore di vita al di sotto del livello di povertà, come questo è definito seguendo i criteri nostrani sul costo della vita. Stando al fatto che l’Europa è ancora una potenza economica, non vi sono ragioni plausibili per la sua incapacità di sollevare questi centoventi milioni dall’indigenza entro il medesimo termine del 2020. Il modo più efficace sarebbe accettare, da parte dell’UE e delle singole nazioni europee, l’offerta cinese di cooperare alla Nuova Via della Seta nel quadro del mutuo sviluppo (strategia “win-win”).

Noi, partecipanti alla conferenza internazionale dello Schiller Institute, chiediamo a tutti i rappresentanti politici eletti di aderire a questo appello ai governi europei. Non dovremmo forse in Europa essere tanto orgogliosi da dire che, se i cinesi possono farlo, lo possiamo fare anche noi?

Firma…

Resolution: EUROPE MUST END POVERTY FOR ITS 120 MILLION POOR BY 2020

Crisi Montepaschi: un documentario punta i riflettori su Draghi

Un documentario trasmesso dal canale franco-tedesco ARTE il 12 dicembre accende i riflettori sul ruolo svolto dall’allora Governatore della Banca d’Italia Mario Draghi e dal centro finanziario della City di Londra nella crisi del Monte dei Paschi di Siena (MPS). Guardando “Morte di un banchiere” si prova una sensazione sinistra ripensando al famoso “whatever it takes” (a tutti i costi) con cui nel 2012 Draghi sfidò chi avesse osato attaccare la bolla dei titoli denominati in Euro.

Il film, che può essere visto in francese e tedesco sul sito arte.tv (vedi https://www.arte.tv/fr/videos/070830-000-A/mort-d-un-banquier-italien/), parte dalla morte del direttore della comunicazione di MPS David Rossi il 6 marzo 2013, che in Italia è stato recentemente al centro di polemiche che hanno portato alla riapertura del caso, frettolosamente archiviato come suicidio. Similmente a quanto fatto da inchieste televisive in Italia, l’autore Moritz Enders ricostruisce la dinamica del volo compiuto da Rossi dalla finestra del suo studio, con l’ausilio dei filmati delle telecamere di sorveglianza e di esperti, concludendo che in quel modo non avrebbe potuto farlo da solo. Vengono sollevate quindi ipotesi sui motivi per cui Rossi potrebbe essere stato “suicidato”: egli era a conoscenza di reati compiuti da persone ad alto livello, sia all’interno che all’esterno della banca.

L’inchiesta quindi mette a fuoco i tre elementi della crisi di MPS: 1. La bizzarra acquisizione di banca Antonveneta da Santander nel 2008; 2. I contratti derivati stipulati per coprire le perdite; 3. Ingenti crediti, poi deteriorati, concessi a certi imprenditori per motivi politici.

Nel documentario sono stati mostrati documenti che provano che Mario Draghi ignorò le raccomandazioni della sua stessa Vigilanza, concedendo a MPS il nulla osta per l’acquisto di Antonveneta, per di più confondendo il prezzo (poco più di 9 miliardi) con il costo totale (oltre 17 miliardi). Ci si sposta poi a Londra, teatro di un altro strano suicidio. Qui Will Broeksmit, ex capo della gestione rischi di Deutsche Bank, fu trovato impiccato a un guinzaglio nel suo appartamento nel gennaio 2014. Broeksmit deve essere stato a conoscenza del derivato chiamato “Santorini” che Deutsche Bank aveva venduto a MPS per coprire le perdite in bilancio. Sia Rossi sia Broeksmit avrebbero dovuto essere ascoltati dagli inquirenti.

Vengono intervistati, tra gli altri, l’ex capo economista di Deutsche Bank Jürgen Stark, l’economista John Christensen, il presidente della Commissione d’Inchiesta della Regione Toscana Giacomo Giannarelli, il difensore dei piccoli azionisti di MPS Paolo Emilio Falaschi, oltre alla vedova di Rossi e al suo avvocato. L’ex senatore e presidente di Adusbef Elio Lannutti va per le spicce e accusa Draghi di condotta “criminale”.

L’inchiesta si ferma a un passo dal chiedersi se nel 2008 e negli anni successivi Draghi, il quale era, oltre che governatore di Bankitalia, anche presidente del Financial Stability Board, non fosse mosso da motivi “superiori” nello spingere MPS in un’avventura scellerata come l’acquisizione di Antonveneta, e a chiudere un occhio sui bilanci falsati. Infatti, la vicenda di Antonveneta si sviluppò nel mezzo della crisi finanziaria globale e specialmente all’indomani dell’insolvenza di ABN Amro – la più grande nella storia europea con oltre 60 miliardi di euro. Per evitare una reazione a catena fu organizzato un consorzio di tre banche, Royal Bank of Scotland, Fortis e Santander, per rilevare l’istituto olandese e accollarsene i debiti. A Santander toccò tra l’altro Antonveneta, che secondo alcuni ABN Amro aveva riempito di sofferenze. Come risultato, ora era Santander a trovarsi in difficoltà, tanto che dovette annunciare un aumento di capitale di dieci miliardi. Ecco che l’affare Antonveneta-MPS rimpinzò le casse di Santander e rese superfluo l’aumento di capitale, che infatti fu cancellato.

2017: and the winner is…

Nel primo numero del 2017 prevedemmo che la dinamica della Nuova Via della Seta, originariamente lanciata dalla Cina nel 2013, sarebbe diventata ben presto determinante per via dell’approccio superiore della cooperazione win-win rispetto a un mondo unipolare. Sottolineammo allora che due vertici sarebbero stati decisivi per consolidare tale dinamica nel corso dell’anno: 1) il primo è stato il Forum Belt and Road che si è tenuto il 14-15 maggio a Pechino e ha riunito rappresentanti di 110 Paesi. Helga Zepp-LaRouche (nella foto), che era tra i relatori nella sezione dedicata ai centri studi, commentò allora che quel forum rappresentava un “cambiamento di fase per il genere umano”; 2) il secondo vertice è stato quello dei BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa) che si è tenuto il 3-5 settembre a Xiamen, in Cina, dedicato alla promozione della cooperazione Sud-Sud per lo sviluppo economico.

La nostra previsione è stata confermata dai fatti: l’Iniziativa Belt and Road (“Una Cintura, Una Via”) è realmente diventata la locomotiva della crescita globale e il “nuovo paradigma” è ormai inarrestabile.

Un altro fattore decisivo nel 2017, naturalmente, è stata la Presidenza di Trump, che ha sparigliato talmente le carte che ancor oggi il mondo cerca di indovinare quale sarà la prossima mossa di Trump. Il neopresidente ha mandato all’aria i piani geopolitici dei suoi predecessori, in particolare con l’approccio di mantenere buoni rapporti con Russia e Cina e di porre fine alla politica del “cambio di regime”, anche se non tutti nella sua Amministrazione sono d’accordo con lui su questo. In ogni caso, proprio per questo Trump è stato fatto oggetto di attacchi senza precedenti da parte dei media.

Da noi, in Europa, è andato accelerando il processo di disintegrazione dell’UE. I Paesi dell’Europa Centrale ed Orientale si ribellano sempre di più ai diktat provenienti da Bruxelles e si rivolgono alla Cina per garantire la loro crescita. Ma anche Grecia, Spagna, Portogallo e Italia, vittime della micidiale politica di austerità e bail-in della Troika, guardano sempre più a Est. La Francia ha fornito un’altra indicazione dell’instabilità in Europa in maggio, quando i due principali partiti, i repubblicani (conservatori) e i socialisti hanno subìto forti perdite nel primo turno delle elezioni presidenziali, lasciando il primo e il secondo posto al neofita Emmanuel Macron, che non è anti-establishment ma non è legato a un partito specifico, e a Marine Le Pen dell’estrema destra.

E ora in Germania, l’altro pilastro dell’UE, per la prima volta nel dopoguerra non c’è un governo a tre mesi dalle elezioni in cui hanno perso sia la CDU-CSU sia l’SPD, i due partiti che ora dovrebbero formare un’altra grande coalizione. La paralisi in Germania ha arrestato il processo di “integrazione” europea, accrescendo giorno dopo giorno l’entropia del sistema. L’UE nella sua forma attuale è spacciata ed è necessario un nuovo contesto istituzionale per evitare il disastro.

A livello strategico, solo due anni dopo che Vladimir Putin ha mandato le forze armate russe per debellare i terroristi jihadisti in Siria, l’ISIS è stato quasi sconfitto sia in Siria sia in Iraq. La battaglia non è finita, e continua in Afghanistan e in Libia, ma sono stati compiuti progressi importanti.

Sono in corso tentativi di risolvere la crisi in Corea del Nord con l’aumento della cooperazione tra Cina, Stati Uniti e Russia. È importante che Giappone e Corea del Sud, i cui rapporti con la Cina non erano ottimi in passato, soprattutto a causa dell’Asia Pivot di Obama, ora invece partecipino agli sforzi con la Cina per risolvere la situazione.

Un grande pericolo resta la mancanza di azione per impedire un altro crac del sistema finanziario transatlantico, che potrebbe esplodere in qualsiasi momento, infliggendo pesanti sacrifici alle popolazioni coinvolte (vedi sotto). Su questo fronte, il programma proposto dallo Schiller Institute a livello mondiale, a partire dalla legge Glass-Steagall, potrebbe definire l’agenda per il 2018.

La Casa Bianca chiede ai sauditi di togliere il blocco contro lo Yemen

In una breve dichiarazione del 6 dicembre, il Presidente Trump ha chiesto alla leadership saudita di ”consentire che cibo, carburante e medicinali arrivino al popolo yemenita che ne ha disperatamente bisogno. Bisogna farlo immediatamente per motivi umanitari”.

Due giorni dopo, la Casa Bianca ha lanciato un appello alla ”coalizione a guida saudita” a togliere il blocco per ”consentire il libero flusso di aiuti umanitari e merci critiche”. La dichiarazione esorta tutte le parti in causa a cessare le ostilità e ”riprendere i colloqui politici e porre fine alle sofferenze del popolo yemenita” aggiungendo una forte denuncia delle violenza da parte degli Houthis ed accusando l’Iran di armarli.

L’iniziativa della Casa Bianca segue quelle prese dal Congresso per porre fine al genocidio contro il popolo yemenita. In novembre il Gruppo Progressista al Congresso ha co-firmato un disegno di legge per porre fine alla partecipazione americana alla guerra nello Yemen, portando il numero di co-firmatari a 39. Nel frattempo. nello Yemen, la situazione resta incerta, dopo l’assassinio dell’ex Presidente Ali Abdullah Saleh, il cui partito, il Congresso Popolare Generale, era nella coalizione con gli Houthis, che combattono le forze a guida saudita. Fonti sul terreno dipingono un quadro fosco di quello che poteva accadere Saleh fosse riuscito a fuggire da Sana’a e unirsi alla coalizione saudita. Riferiscono che sarebbe scoppiata la guerra civile generale nella capitale ed in altre aree sotto il controllo della coalizione. Ora sembra che Sana’a sia sotto controllo, e gli Houthis chiedono al resto della leadership del GPC di tornare a far parte dell’alleanza.

I sauditi non sono in grado di affrontare la guerra irregolare lanciata dagli Houthis nelle zone montagnose, in cui gli eserciti e le armi convenzionali sono obsoleti, come in Afghanistan. Senza una forza all’interno, come il fallito golpe di Saleh, è impossibile sconfiggere tali forze. L’unica arma che resta è la carestia di massa contro tutto il popolo .

Su scala regionale, i sauditi e i loro sostenitori in Gran Bretagna e negli Stati Uniti puntano su un’escalation contro l’Iran su tutti i fronti.

Mobilitazione di Natale del LaRouchePAC per le quattro leggi di LaRouche

Il LaRouche PAC si accinge a stampare due documenti destinati a un’ampia diffusione durante il mese di dicembre, per neutralizzare il golpe in corso a Washington contro il Presidente Trump e per rendere concrete le politiche economiche che i suoi elettori vorrebbero vedere attuare.

Da una parte è conclusa la ristampa del dossier dal titolo “Robert Mueller è un assassino legale amorale: porterà a compimento il suo lavoro se lo lascerete fare”, e verrà distribuita a Washington e in tutti gli Stati Uniti. Già la prima tiratura era riuscita a mettere in evidenza, dietro allo strumento chiamato Mueller, l’agenda politica di coloro che vorrebbero rimuovere Trump e i loro collegamenti con l’intelligence britannico. Da qualche settimana, non passa giorno senza che qualche elemento di verità emerga, sia nelle audizioni al Congresso sia su qualche giornale, anche tra quelli che agirono in favore di questo golpe. Le nuove diecimila copie del dossier ora in stampa, assieme a quelle in Rete, dovranno dare il colpo finale, anche alla cosiddetta “inchiesta” di Mueller.

Le politiche del Presidente americano sono note: le ha affermate più volte e chiaramente. Esse includono la cooperazione con la Russia e con la Cina, per porre fine alle “guerre per il cambiamento dei regimi” ereditate dalle precedenti Amministrazioni di Bush e di Obama ed evitare il pericolo di uno scontro atomico.

Coloro che indagano su Trump sono, in realtà, una rete di spie e agenti anglo-americani – Christopher Steele, Glenn Simpson, Andres McCabe dell’FBI, Bruce e Nelli Ohr, Robert Mueller stesso e il suo “inquirente principale” Peter Strzok, ecc. – che per anni esercitò pressioni su Obama affinché assumesse una posizione dura nei confronti della Russia, molto prima che Trump si presentasse e diventasse il proprio bersaglio.

Mentre il Presidente deve essere liberato da questa minaccia golpista, il secondo dossier, in pubblicazione con il titolo “Il Futuro dell’America sulla Nuova Via della Seta” servirà a riaffermare il potenziale di un “nuovo paradigma economico” che lo impegnò nel suo lungo viaggio in Asia, dal quale risultarono – tra le altre cose – 300 miliardi di investimenti in patria e un impegno di parte cinese a costruire fabbriche in uno dei più poveri Stati della federazione.

A ciò si deve aggiungere che il Presidente e il Congresso devono aprirsi alla comprensione delle “quattro leggi per salvare la nazione” elaborate da Lyndon LaRouche. Il primo passo deve essere il ripristino della separazione bancaria sancita con il Glass-Steagall Act del 1933, che dovrà essere approvata prima che scoppi nuovamente la bolla finanziaria delle banche europee e americane. Si tratta di una promessa di Trump, dopotutto! In secondo luogo, gli Stati Uniti dovranno aderire completamente alla Nuova Via della Seta, ovvero all’Iniziativa “Una Cintura, Una Via” (Belt and Road Initiative, BRI), per concordare con la Cina su un sistema di credito rivolto alle grandi infrastrutture, i cui modelli possono essere la Reconstruction Finance Corporation di F.D. Roosevelt oppure la Banca degli Stati Uniti di A. Hamilton. Anche la ricostruzione delle infrastrutture è stata un promessa elettorale di Trump ostacolata dai repubblicani.

Occorre costruire corridoi di sviluppo e di trasporto ad alta velocità, porti marittimi e bacini idrici, centrali nucleari; rilanciare l’esplorazione della Luna e del Sistema Solare con una mobilitazione simile al programma Apollo. Anche in questo senso si sta muovendo Trump, ma con tutte le incertezze dovute all’assenza di un sistema di credito nazionale e di politiche scientifiche identificate da LaRouche quando presentò le “quattro leggi” e di una salda cooperazione con Cina, Russia e altre nazioni interessate allo spazio.

“Il Futuro dell’America nella Nuova Via della Seta” è stato stampato proprio per assicurarne l’adozione.

Autorevole economista giapponese sottolinea l’urgenza della legge Glass-Steagall

L’economista Daisuke Kotegawa (nella foto a una conferenza dello Schiller Institute) conosce dall’interno gli ingranaggi del sistema finanziario globale, essendosi prima ocupato della soluzione della crisi bancaria giapponese per conto del Ministero delle Finanze alla fine degli anni Novanta, e in seguito avendo rappresentato il suo Paese al Fondo Monetario Internazionale. In un recente articolo intitolato “Il capitalismo finanziario e il futuro”, scritto per l’Istituto di Ricerca del Dialogo tra le Civiltà, Kotegawa svolge una dura disamina di trent’anni di distruzione economica globale causata dal sistema occidentale della globalizzazione, a partire dalla cosiddetta “crisi asiatica” e dall’abrogazione della legge Glass-Steagall negli Stati Uniti d’America (vedi http://doc-research.org/en/financial-capitalism-future/).

A suo avviso, il voto sulla Brexit e la vittoria di Trump simboleggiano la richiesta di una transizione dal capitalismo finanziario a un’economia manifatturiera. “Il motivo è semplice: il settore finanziario allarga il divario tra ricchi e poveri, mentre le manifatture lo riducono”.

Oggi, l’economia mondiale è ancor più volatile che alla vigilia del crac della Lehman, scrive Kotegawa, che attualmente è ricercatore presso il Canon Institute. Il miglior esempio di ciò è “la situazione disperata di Deutsche Bank, che divenne un ostello per le transazioni derivate globali prima del crac”. Ora, “la sola opzione per un atterraggio morbido sarebbe la nazionalizzazione, altrimenti l’effetto contagio potrebbe causare una crisi economica su scala senza precedenti, paragonabile alla Grande Depressione. In quel contesto, è urgentemente richiesto il ripristino della legge Glass-Steagall per impedire che le banche d’affari assumano ulteriori rischi su larga scala e distruggano l’economia mondiale”.

“In una situazione di stagnazione economica causata dalla crisi finanziaria, il governo deve prendere l’iniziativa stimolando l’economia nazionale”.

Non è la prima volta che Kotegawa invoca il ripristino della legge Glass-Seagall; lo ha fatto, tra l’altro, in risposta a una proposta della presidentessa dello Schiller Institute, Helga Zepp-LaRouche, nel luglio 2016. La signora LaRouche aveva chiesto un intervento d’emergenza del governo tedesco per evitare il fallimento di DB, un’istituto importante per l’economia tedesca, a condizione che la banca tornasse alla politica precedente all’assassinio di Alfred Herrhausen, il suo presidente fino al novembre 1989, poche settimane dopo la caduta del Muro, quando fu assassinato in un attentato ancora non chiarito. Herrhausen era favorevole a una svolta nella politica occidentale con finanziamenti pubblici e privati nello sviluppo industriale e infrastrutturale dei Paesi dell’Europa Orientale.

Ma invece che accogliere i suggerimenti della fondatrice dello Schiller Institute, la Deutsche Bank, dopo aver sfiorato la bancarotta nel primo trimestre del 2016, ha incrementato la sua attività nei derivati e nel 2017 ha raggiunto la cima della classifica mondiale.

Dossier: il Russiagate diventerà presto “Muellergate”?

Mentre i media antri Trump gioivano del patteggiamento dell’ex consigliere per la Sicurezza Nazionale Gen. Michael Flynn, indicandolo come un passo verso la destituzione del Presidente Trump, il procuratore speciale Robert Mueller e il suo team sono stati colpiti da rivelazioni che ne hanno danneggiato gravemente la credibilità. Al centro delle rivelazioni c’è l ruolo dell’agente dell’FBI Peter Strzok, rimosso dal team di Mueller quando è stato rivelato che lui e la sua amante scambiavano SMS anti TRump e che Strzok e l’FBI usavano lo screditato finto dossier prodotto dall'”ex” agente dell’MI6 Christopher Steele per creare fin dall’inizio il Russiagate.

Alla fine della settimana a Washington si è cominciato a parlare del fatto che la rete di corruzione intorno alla caccia alle streghe contro Trump potrebbe trasformare il “Russiagate” nel “Muellergate.”

Dall’inizio dell’isteria contro la Russia usata per spiegare il fallimento della campagna presidenziale della Clinton, ovvero che ha perso per le interferenze russe e la collusione tra Trump e Putin, il LaRouchePAC aveva riferito che gli attacchi a Trump npon erano dovuti a quello che hanno fatto i russi, ma al fatto che la presidenza Trump costituiva una minaccia per l’agenza liberista neoconservatrice, in particolare la sua intenzione di collaborare con Russia e Cina. In un dossier dal “Robert Mueller Is an Amoral Legal Assassin,” distribuito ampiamente, il LaRouchePAC documenta la carriera di Mueller, anche come ex direttore dell’FBI, come un bandito agli ordini degli interessi britannici.

Il ruolo di Strzok ne è la dimostrazione, E’ stato coinvolto in ogni aspetto delle operazioni anti Trump, a partire dal suo ruolo nell’avviare l’inchiesta contro la Russia. Era il numero due della Divisione di Counterintelligence dell’FBI, ed è stato rimosso nel giro di due mesi senza spiegazioni, fino a quando Camera e Senato non hanno avviato un’inchiesta sulle sue attività.

La scorsa settimana, a seguito dell’inchiesta del Congresso, è stato rivelato che in primo luogo Strzok ha svolto un ruolo di primo piano nell’esonerare Hillary Clinton, avendo partecipato ad un interrogatorio della Clinton da parte dell’FBI il 2 luglio 2016, dopo il quale il direttore dell’FBI James Comey ha dichiarato che non doveva essere messa sotto inchiesta. Strzok cambiò personalmente il linguaggio usato da Comey per descrivere le azioni della Clinton da “grossolanamente negligenti” a “estremamente noncuranti”, ove quest’ultima formulazione non implica una violazione legale.

Secondo, Strzok è nel primo gruppo di agenti dell’FBI che hanno esaminato il dossier di Steele, prodotto per gettare fango sull’allora candidato Trump e pagato dall’apparato della campagna della Clinton. gli investigatori ritengono che Strzok abbia usato il dossier di Steele per preparare la richiesta dell’FBI per ottenere dalla FISA l’autorizzazione alle intercettazioni della campagna di Trump.

Terzo, Strzok era coinvolto nell’interrogatorio del 24 gennaio 2017 del Gen. Michael Flynn da parte dell’FBI, che includeva domande sulle sue discussioni con l’ambasciatore russo negli Stati Uniti. Non c’era motivo di interrogarlo in quanto l’FBi aveva le trascrizioni delle discussioni, se non per tendere una trappola a Flynn, inducendolo a dichiarare qualcosa che contraddisse la trascrisione. L’interrogatorio è la base del patteggiamento di Flynn sull’aver “mentito all’FBI.” Mueller spera di riuscire a indurre l’ex consigliere a mentire sulla presunta collusione di Trump con Putin, o sul presunto intralcio alla giustizia di Trump nel licenziare Comey. Va sottolineato il fatto che niente di quello che ha fatto Flynn nel parlato con l’ambasciatore russo era illegale.

Ma stanno emergendo altre rivelazioni. All’epoca in cui veniva promosso il Russiagate durante la campagna elettorale, il viceministro della Giustizia Bruce Ohr incontrò Glenn Simpson, della Fusion GPS, la ditta che aveva assunto Steele, e Steele stesso, Quindi l’FBI e il Dipartimento della Giustizia erano coinvolti fin dall’inizio nel preparare la narrativa sulle presunte interferenze russe, in collusione coi più alti livelli dell’intelligence britannico, il GCHQ. A tutt’oggi non è stato fornito uno straccio di prova a sostegno delle loro accuse.

Inoltre, come ha riportato il Wall Street Journal l’8 dicembre, un altro membro del team investigativo di Mueller, Andrew Weissmann, era segretamente legato ad Hillary Clinton, al punto che partecipò alla sua festa elettorale a New York City l’8 novembre 2016, durante la quale fu annunciata a sorpresa la sua sconfitta. Nel gennaio Weissmann mandò un’email di lodi all’allora ministro provvisorio della Giustizia Sally Yates, per essersi rifiutata di obbedire al blocco degli ingressi da alcuni paesi ordinato da Trump.

A indebolire ulteriormente la causa del Deep State contro Trump c’è il fatto che i media dominanti hanno dovuto ammettere di aver pubblicato informazioni palesemente false sul team del Presidente la scorsa settimana, CNN sia ABC News. L’articolo di quest’ultimo era stato scritto da un certo Brian Ross, che ha una lunga storia di fabbricazione per conto della comunità di intelligence, e contribuì alla montatura giudiziaria contro Lyndon LaRouche negli anni Ottanta.

Nel mezzo di queste rivelazioni, il Wall Street Journal ha pubblicato un editoriale il 5 dicembre in cui afferma che “l’opinione pubblica ha il diritto di sapere se il dossier di Steele ha ispirato l’inchiesta di Comey, e se questa ha condotto a intercettazioni intrusive.” Esprime il dubbio che Mueller possa “condurre un’inchiesta equa e credibile sulla parte svolta dall’FBI nel dramma Russia-Trump.” Anche altri media meno conosciuti hanno denunciato la mancanza di obiettività di Mueller e le sue motivazioni politiche.

Un sondaggio di CBS News ha rilevato che il 48% degli americani ritengono che il Russiagate sia “politicamente motivato” e il 46% ritengono che sia giustificato. Dimostra che c’è un ampio sostegno a tirare giù il sipario sul dramma Russia-Trump di Mueller.

L’alternativa al crollo del sistema finanziario transatlantico

La politica cinese della Nuova Via della Seta e l’aumento della cooperazione Sud-Sud sui progetti economici stanno sempre più definendo gli allineamenti strategici mondiali. L’ultimo sviluppo viene dal Giappone, dove il Premier Shinzo Abe ha annunciato la scorsa settimana che il suo Paese desidera partecipare alla Iniziativa Belt and Road.

A un ricevimento di imprenditori sino-giapponesi, Abe ha affermato che “soddisfare la robusta domanda di infrastrutture in Asia con la cooperazione tra il Giappone e la Cina contribuirà grandemente alla prosperità dei popoli asiatici, oltre che allo sviluppo economico dei due Paesi”, secondo il Kyodo News. Abe ha anche ribaltato la politica nei confronti della Russia e ha stabilito un buon rapporto di lavoro con Vladimir Putin.

Ma quei Paesi, in particolare in Europa, che continuano a restare abbarbicati al vecchio paradigma geopolitico, si troveranno tra i perdenti e purtroppo ne faranno le spese le loro popolazioni. Vi sono già i segni di un nuovo e più grave crollo del sistema finanziario transatlantico, che avrebbe conseguenze devastanti.

Oltre ai campanelli d’allarme suonati dalla Bundesbank, che abbiamo riferito la scorsa settimana, v’è l’ultimo rapporto della Banca per i Regolamenti Internazionali (BRI) che mette in luce gli elementi pericolosi del sistema finanziario, come i corsi azionari a livelli senza precedenti e i livelli di debito insostenibili, reminiscenti del periodo precedente il crac del 2007-2008. Il capo del Dipartimento Monetario ed Economico della BRI, Claudio Borio, ha fatto notare che i comportamenti a rischio sono continuati, portando a un aumento dell’esposizione dei bilanci, e ha ammonito che “la calma a breve termine viene a spese delle possibili turbolenze a lungo termine”. Negli Stati Uniti, secondo la BRI, l’aumento dei tassi non ha scoraggiato gli investitori ad assumere rischi.

Il rapporto però non dice che il rimedio è la reintroduzione della Legge Glass-Steagall, la separazione bancaria, che è il cavallo di battaglia del LaRouche Political Action Committee. Nelle settimane che ci separano dal prossimo Discorso sullo Stato dell’Unione del Presidente Trump, il LaRouche PAC intensificherà la sua mobilitazione. Mentre Trump ha espresso molte volte l’intenzione di varare un programma di investimenti per mille miliardi di dollari per arrestare il declino degli ultimi decenni, nessuno dei due partiti al Congresso ha preso l’iniziativa. Anzi, essi ritardano ancora lo sblocco degli aiuti di emergenza per la ricostruzione approvati dopo le devastazioni degli ultimi uragani.

Sarà lo stesso Trump ad affrontare il tema nel suo discorso alla fine di gennaio. Nel frattempo, il LaRouche PAC sta sollecitando i cittadini a contattare i loro rappresentanti eletti e spingerli ad appoggiare le “quattro leggi” di LaRouche, che includono la separazione bancaria, i grandi investimenti nelle infrastrutture e nell’alta tecnologia, e l’adesione degli Stati Uniti alla politica della Nuova Via della Seta (vedi http://movisol.org/per-fare-di-nuovo-grande-lamerica-devono-essere-adottate-la-quattro-leggi-di-larouche/).

Mentre Donald Trump potrebbe essere convinto a muoversi in quella direzione, egli è stato distratto dall’impegno a difendersi dalla caccia alle streghe scatenatagli contro.

Jeremy Corbyn alla Morgan Stanley: “avete ragione, siamo una minaccia”

Secondo un rapporto della Morgan Stanley pubblicato la scorsa settimana, un governo guidato dal leader laburista Jeremy Corbyn è più pericoloso di una Brexit disordinata. Infatti, i mercati temono che se il governo di Theresa May non sarà in grado di portare a casa l’accordo desiderato con l’UE, potrebbero essere indette le elezioni anticipate prima della fine del 2018, e Corbyn potrebbe vincerle.

“Il Regno Unito è nel mezzo di un doppio smacco costituito dall’incertezza sull’esito della Brexit e da una fragile situazione politica domestica”, afferma il rapporto. “Per il mercato britannico, la politica interna potrebbe essere percepita come un rischio maggiore della Brexit…. A causa del fragile stato dell’attuale governo e il rischio percepito di una amministrazione laburista che potrebbe potenzialmente imbarcarsi in un cambiamento radicale della direzione della politica”.

Più precisamente, la banca d’affari teme che un governo a guida laburista cominciasse a nazionalizzare le imprese di servizi pubblici, come l’acqua e l’elettricità, la posta e le telecomunicazioni, e insidierebbe i prezzi inflazionati delle azioni e i derivati. Inoltre, il Cancelliere ombra del Labor, John McDonnell, è un noto sostenitore della separazione bancaria (Glass-Steagall).

Prendendo il rapporto come un complimento, Corbyn ha replicato: “Avete ragione, siamo una minaccia”, accusando la Morgan Stanley di far parte dello stesso gruppo di “speculatori e giocatori d’azzardo che fecero schiantare la nostra economia nel 2008… Infermieri, insegnanti, commercianti, muratori, tutti ce la fanno a malapena a sbarcare il lunario, mentre l’AD di Morgan Stanley si è pagato 21,5 milioni di sterline lo scorso anno, e le banche hanno distribuito boni per 15 miliardi”.

Corbyn si è scagliato contro i conservatori, accusandoli di proteggere gli interessi delle banche e degli hedge fund, mentre applicano “un’austerità inutile e dannosa”. Come risultato, vi sono stati “una crisi dei servizi pubblici, stipendi ridotti e il più lungo declino dei livelli di vita da oltre sessant’anni”. Corbyn ha anche citato i 3,2 miliardi di dollari patteggiati dalla Morgan Stanley con le autorità americane per il ruolo svolto nella cartolarizzazione di mutui-bidone e i quattro incontri con membri del governo, compreso il Cancelliere (ministro del Tesoro) Philip Hammond lo scorso anno.

Kesha Rogers si ricandida nel Texas

Kesha Rogers (nella foto) ha appena presentato ad Austin (Texas) la propria candidatura nel IX distretto elettorale del Texas. Come indipendente sfiderà il democratico Al Green, una delle personalità a livello nazionale impegnate nel tentativo di sottoporre a impeachment il Presidente Trump. “Non v’è stata alcuna reale svolta economica per le vite di molti cittadini del IX distretto, dalla crisi del 2008. Molti, nel distretto, sono vittime della brutale indigenza, della violenza delle gang e della droga. A livello nazionale, Wall Street ha continuato con le solite politiche che portarono al crac del 2008, mentre a porte chiuse si mormora dell’imminenza di un nuovo collasso finanziario. Continuiamo a soffrire della carenza delle infrastrutture necessarie, tramite la quale abbiamo creato la tragedia imputata all’Uragano Harvey. Non stiamo progettando alcuna visione del futuro, né per la nostra gioventù le necessarie forme di educazione nelle scienze e in altri campi che la dovrebbero accompagnare”.

“In Cina è attiva una prospettiva totalmente differente a riguardo del futuro, avanzata nei termini del grande progetto “Una Cintura, Una Via”, il progetto infrastrutturale più grande che l’umanità abbia mai intrapreso. Assistiamo alla progettazione e alla costruzione di nuove città, di ferrovie ad alta velocità per trasportare persone su lunghe distanze in tempi minimi, di industrie moderne. L’esplorazione spaziale è tra le priorità e – ciò che è più importante – la gente è ottimista pensando al futuro; nuove idee sono oggetto di dibattiti e discussioni appassionate. Questo progetto è stata pensato e sostenuto da Lyndon e Helga Zepp-LaRouche. Il Presidente Trump, che il congressista Green vuole sottoporre a impeachment, sta esplorando il modo tramite il quale gli Stati Uniti possano beneficiare di questo Grande Progetto. La Virginia Occidentale, per esempio, ha appena ricevuto un aiuto di 29 miliardi in ragione di un negoziato tra il Presidente Trump e il Presidente cinese Xi Jinping. Anche il sindaco di Houston è stato in Cina recentemente, alla ricerca di investimenti simili”.

“Annuncio la mia candidatura per il IX distretto del Texas per offrire una guida e soluzioni urgenti ai problemi sentiti non soltanto dai cittadini di questo distretto, ma dalla nazione in generale. Come molti di voi sanno, questa è la medesima ragione delle mie passate campagne e delle loro significative approvazioni in termini elettorali (due primarie per il Congresso e una dura battaglia per il Senato). Mi presentai per difendere il programma spaziale che è stato abbandonato dal Presidente Obama. Difesi la reintroduzione della scienza, delle forme classiche della musica e della cultura, e del principio pedagogico della scoperta nell’educazione della gioventù. Mi impegnai per individuare il modo di creare un nuovo rinascimento dell’umanità e garantire che ciascuno possa avere un lavoro produttivo. A Washington nessuno si occupa, nemmeno da vicino, delle soluzioni delle quali abbiamo bisogno, o – il che è peggio – tutti portano avanti le solite politiche fallimentari della guerra perpetua, dei salvataggi degli speculatori e dello stallo dovuto allo spirito di fazione. Nessuno al Congresso americano, di qualunque partito sia, sta articolando una buona prospettiva per gli Stati Uniti nel mondo”.

“È giunto il momento nel quale qualcuno si faccia avanti e dichiari che gli Stati Uniti devono aderire all’Iniziativa cinese ‘Una Cintura, Una Via’ (Belt end Road Initiative, BRI) e dare impulso a una nuova era di rapidi progressi scientifici e culturali capaci di rimettere al lavoro milioni di persone e di costruire un futuro di cui essere orgogliosi, sin d’ora. Come membro del Congresso mi disporrò soltanto a questa battaglia, a Washington, e ad assicurare che la mia base elettorale possa sentirsi una volta tanto ottimista, mentre crea un futuro migliore. Ecco il motivo del mio annuncio di candidatura, come indipendente nel IX distretto: offrire una voce di sanità mentale e ottimismo per il futuro, sopra alle urla e ai lamenti associati ai trucchi di partito che hanno portato a un indifendibile fallimento per il popolo americano”.

Il patteggiamento di Flynn è la riprova che il Russiagate è una frode

Mentre i soliti media sostengono che l’ammissione di colpevolezza strappata all’ex consigliere per la sicurezza nazionale Michael Flynn per “aver mentito all’FBI” porti l’inchiesta un passo più vicina a Trump, essa in realtà espone il fallimento della caccia alle streghe, che da oltre un anno non riesce a fornire uno straccio di prova che il Presidente russo Putin abbia “interferito” nelle elezioni presidenziali americane del 2016 e che, grazie alle “collusioni” con lui, Donald Trump abbia sconfitto Hillary Clinton.

Michael Flynn ha ammesso che, contrariamente a quanto aveva dichiarato all’FBI, egli discusse con l’ambasciatore

russo negli Stati Uniti Sergej Kislyak la politica obamiana di sanzioni contro la Russia e la prevista risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Queste conversazioni, però, avvennero dopo le elezioni, nel periodo di transizione verso l’Amministrazione di Trump, e non v’è alcunché di insolito o illecito se un team presidenziale in attesa di insediamento discuta tali questioni con l’ambasciatore di un qualsivoglia Paese, specialmente poiché Flynn stava cercando di influenzare la politica di Mosca sulle sanzioni e non viceversa. Ma ora si sostiene che questa discussione abbia violato il Logan Act del…. 1799, benché quella legge non abbia mai portato a una condanna e sia considerata anticostituzionale da molti giuristi.

In un comunicato, il LaRouchePAC ha chiarito il punto centrale: sulla base di questa procedura fraudolenta, “per un’Amministrazione subentrante, discutere i rapporti con l’altra grande superpotenza nucleare… ed essere in disaccordo con l’Amministrazione uscente è ora diventato un reato federale”. È quanto affermato esplicitamente in un editoriale del Washington Post, che ha accusato Flynn di cercare “di minare la politica del Presidente Obama” di sanzioni contro la Russia, parlando con Kislyak.

Come sanno i nostri lettori, l’intera storia dietro il Russiagate è stata orchestrata ai più alti livelli dell’intelligence britannico e dai suoi fantocci nella comunità di intelligence americana sotto Obama, per creare un’immagine di Trump come troppo soffice con Putin o soggetto al ricatto del leader russo. Dalla sua elezione, la congiura – o il golpe, se si preferisce – si è intensificata per impedirgli di stabilire una piena collaborazione con Russia e Cina su una varietà di temi strategici.

I titoli sul patteggiamento di Flynn ora rubano la ribalta al successo delle azioni diplomatiche di Trump in Cina e della collaborazione con Putin sulla Siria. Ricordiamo che Obama rimosse Flynn, allora capo della Defense Intelligence Agency, per aver denunciato il sostegno americano e britannico dei terroristi jihadisti in Siria. Inoltre, gli inquirenti al Congresso stanno stringendo il cerchio attorno al ruolo cruciale svolto dall'”ex” agente dell’MI6 Christopher Steele e Fusion GPS, che stilarono il salace dossier su Trump (con fondi della campagna della Clinton) usato dall’FBI per lanciare le intercettazioni a tappeto sulla campagna di Trump.

Videoconferenza di Helga Zepp-LaRouche: mentre si lavora alla Nuova Via della Seta, Mueller deve andarsene!

Videoconferenza internazionale settimanale con Helga Zepp-LaRouche

Giovedì 7 dicembre 2017

Ore 18:00 (in Italia)

sul sito www.newparadigm.schillerinstitute.com/

Dalla conclusione della storica conferenza di Bad Soden (Francoforte sul Meno) che lo Schiller Institute ha organizzato il 25-26 novembre, il ritmo degli sviluppi di espansione dell’iniziativa cinese “Una Cintura, Una Via” (Belt and Road Initiative, BRI) è andato affrettandosi in modo deciso. In questo periodo, ogni giorno hanno luogo in Asia, Africa, Europa Orientale e America Meridionale convegni, forum e annunci di nuovi accordi, ispirati alla Nuova Via della Seta. Una di queste conferenze, dedicata al ramo marittimo della Nuova Via della Seta, è stata tenuta a Zhuhai, in Cina, con il contributo della fondatrice e presidente dello Schiller Institute, Helga Zepp-LaRouche (vedi

A fronte di questa benefica dinamica diventa sempre più intollerabile la caccia alle streghe rivolta contro il Presidente americano Donald Trump, condotta dagli ambienti neoconservatori e neoliberali controllati dalla Londra imperiale per impedirgi di portare definitivamente gli Stati Uniti nell’alveo della piena collaborazione con la Cina e la Russia. Nuove prove dimostrano che, come abbiamo dichiarati sin dall’inizio, questi attacchi non riguardano affatto la “manipolazione da parte della Russia”, ma rappresentano lo sforzo del “Deep State” nel mantenere l’umanità ostaggio del proprio schema di guerra, dei salvataggi degli speculatori finanziari e delle assassine misure di austerità.

I progressi della Nuova Via della Seta e la comparsa di nuove prove che il tentativo di golpe di Mueller & C. è un’ennesima frode “Made in London” rendono sempre più possibile ai cittadini di ogni parte del mondo di agire in modo da portare i proprii governi a collaborare all’interno del Nuovo Paradigma. Occorre che essi sappiano la verità sul conto di questi sviluppi strategici cruciali. Ecco perché Helga Zepp-LaRouche tiene le videoconferenze settimanali di aggiornamento: affinché in piena consapevolezza i cittadini possano sfruttare il potenziale di un futuro senza limiti per l’umanità.

Prendete parte alla soluzione alla crisi mondiale.

Trasformare il Medio Oriente e l’Africa

Proseguiamo il resoconto sulla conferenza internazionale dello Schiller Institute che si è tenuta nei pressi di Francoforte lo scorso 25-26 novembre.

Numerosi relatori hanno affrontato il tema del rinascimento economico dell’Asia Sudoccidentale e dell’Africa. Hussein Askary, il coordianatore dello Schiller Institute per l’Asia Sudoccidentale, ha presentato un dossier scritto assieme all’americano Jason Ross, nel quale i due autori sostengono che l’iniziativa cinese esprime il potenziale di trasformazione e di sviluppo della regione, superando i danni delle guerre e degli atti di terrorismo, delle carestie e delle malattie che hanno interessato sia l’Asia Sudoccidentale sia il continente africano. Nulla di irrealistico vi è documentato, ha detto Askary, poiché le nazioni africane possono finalmente compiere un “balzo” che faccia loro superare i problemi che all’Europa richiesero secoli e adottare immediatamente le più nuove tecnologie. L’Africa, per Askary, può diventare il luogo di un “nuovo miracolo cinese con caratteristiche africane”.

Questo ottimismo è stato riflesso nell’accorato cortometraggio spedito dall’Ufficio Yemenita per il Coordinamento con i BRICS, fondato da Fouad Al-Ghaffari, impegnato a diffondere le idee di Lyndon LaRouche e collaboratori nello Yemen, pur nel mezzo della terribile guerra degli anglo-sauditi contro quella nazione. Il cortometraggio da lui montato raccoglie un certo numero di dichiarazioni, principalmente di giovani donne e uomini certi che, con l’aiuto del movimento internazionale di LaRouche, potranno far approdare lo Yemen nella Nuova Via della Seta. L’integrazione, d’altra parte, di tale progetto con il Piano dei Trasporti che l’Egitto fissa per il 2030, è stata discussa dall’ex Ministro egiziano dei Trasporti, il dott. Saad Mohamed Elgioshy, il quale ha sottolineato la necessità che cento milioni di egiziani godano di una rete ferroviaria moderna e che i quindici porti marittimi del Paese e le connessioni del mare con la terraferma siano ammodernati o migliorati in vista di un aumento del 50% dei trasporti mercantili.

Il Console Generale dell’Etiopia a Francoforte, Mehreteab Mulugeta Haile, ha parlato dell’importanza della Cina e della BRI per la trasformazione del suo Paese e ha chiesto all’Europa di unirsi alla Cina nella costruzione di un’Africa industriale.

La Sig.ra Moni Abdullah, dirigente esecutiva della società egiziana Pyramids International, ha esposto gli sviluppi offerti dal Nuovo Canale di Suez, che consente all’Egitto di prendere parte alla via marittima della Nuova Via della Seta.

Franco Persio Bocchetto, direttore esteri di Bonifica SpA, la società che per prima sviluppò il concetto del Progetto Transaqua di ripristino del Lago Ciad, ha mostrato come questo sogno stia diventando concreto, in virtù di accordi tra la Commissione del Bacino del Lago Ciad e la società cinese PowerChina, e tra quest’ultima e la stessa Bonifica.

Il direttore e fondatore del China Africa Advisory, il dott. Alexander Demissie, ha parlato degli effetti di lungo periodo della BRI per le nazioni africane.

José Mulenda Zangela ha aggiunto il proprio contributo, leggendo un breve messaggio di spiegazione del lavoro svolto dalla Commissione di Sostegno della Regione dei Grandi Laghi da lui presieduta. Non potendo partecipare di persona, il dott. Kelvin Kemm, l’AD di Nuclear Africa a Pretoria, ha spedito un messaggio ottimista, sottolineando che la Repubblica Sudafricana è pronta per la “Quarta Rivoluzione Industriale”. Due americani parimenti impossibilitati a partecipare hanno inviato messaggi personali: George Lombardi, ex consigliere di Donald Trump sul tema dei social network, ha parlato della persona del Presidente al di là della caricatura contrappostagli dai media. In realtà, egli ha detto, “v’è un enorme sostegno popolare per Trump”, il quale gode della stima dei lavoratori e degli imprenditori americani, che si distinguono dagli affaristi di Wall Street.

Dello stesso parere è Roger Stone, ex consigliere e “amico di lunga data” di Donald Trump, che ha ringraziato lo Schiller Institute per la sua denuncia del “golpe da ‘cambiamento di regime’ in corso negli Stati Uniti”, che mira a impedire la cooperazione pacifica con la Russia e la Cina.

Conferenza internazionale dello Schiller Institute: esaudire il sogno dell’umanità

La conferenza internazionale organizzata dallo Schiller Institute il 25-26 novembre nei pressi di Francoforte sul Meno ha voluto presentare agli europei le prodigiose occasioni offerte loro dall’iniziativa cinese ‘Una Cintura, Una Via’ (Belt and Road Initiative, BRI) e sollecitarli a considerare l’opportunità di rafforzare la cooperazione tra la Cina e l’Europa per sviluppare l’Africa e l’Asia Sudoccidentale.

Ai circa trecento partecipanti, provenienti da oltre trenta nazioni differenti e decisi a “esaudire il sogno dell’umanità”, è divenuto presto chiaro che il “nuovo paradigma” della cooperazione e del mutuo sviluppo economico è ormai inarrestabile, nonostante i frenetici sforzi della “élite.

Nel corso dei due giorni dedicati alla conferenza, numerosi relatori hanno dimostrato in modi differenti il fallimento della politica dell’Unione Europea, in particolar modo a proposito dell’Europa centro-orientale e dell’Africa. Un altro tema sotteso ai lavori della conferenza è stato il contributo unico e cruciale di Lyndon LaRouche nel campo dell’economia fisica e il modo nel quale il suo metodo economico, benché disprezzato per oltre quarant’anni nella regione transatlantica, è stato applicato dai cinesi, soprattutto sotto la guida del Presidente Xi Jinping, nell’ambito del progetto della Nuova Via della Seta.

I media principali continuano ad accusare la Cina di perseguire mire imperialiste, ma – ha affermato Helga Zepp-LaRouche, fondatrice e presidente dello Schiller Institute – non potranno nascondere indefinitamente il fatto che la strategia di Pechino ha messo in moto un progresso che non riguarda soltanto la Cina, bensì tutte le nazioni che prendono parte alla sua iniziativa. Helga Zepp-LaRouche ha anche sottolineato l’importanza della recente visita in Cina del Presidente americano Donald Trump, per il quale la visita è servita da collante tra le due potenze economiche mondiali alla luce dell’obiettivo di “estendere la pace e la prosperità a tutte le altre nazioni”. La Signora LaRouche ha introdotto i lavori con un riferimento a Gottfried Wilhelm Leibniz e alla sua nozione del migliore dei mondi possibili, una “concezione ontologica assai fondamentale”. Leibniz significò dire che il nostro universo è dotato di un enorme potenziale di sviluppo e che il ruolo dell’umanità è di accrescerlo. Poiché il “vecchio ordine mondiale” non consente lo sviluppo, possiamo capire la ragione della rapida diffusione dello spirito della Nuova Via della Seta per impulso della Cina.

Lo Schiller Institute, ha sottolineato, combatte sin dalla sua fondazione per un rinascimento culturale e scientifico nel solco della Coincidentia Oppositorum di Nicolò Cusano, o dell’Armonia di Confucio, nel quale l’uno, che unisce i molteplici contributi al bene universale, è simile a una fuga nella tecnica del contrappunto musicale. Dopo Helga Zepp-LaRouche ha parlato la prof.ssa He Wenping, direttrice degli Studi Africani presso l’Accademia Cinese delle Scienze Sociali, la quale ha offerto una vivida immagine dello sviluppo della politica cinese a partire da Deng Xiaoping, quindi ha precisato che gli scopi di Xi Jinping sono raggiungere una prosperità moderata per tutti i cinesi entro il 2020, mentre si innalzano la condizioni di vita del resto del mondo, e combattere la problematica corruzione interna al partito comunista cinese. Ha affermato inoltre che la Cina si oppone all’espansione militare, al nuovo colonialismo, all’idea di esportare il modello cinese e a ogni scontro ideologico. L’iniziativa ‘Una Cintura, Una Via’, ha polemizzato riferendosi alla retorica dell'”America First”, non è una politica che ponga la Cina davanti a tutto, anzi essa estende la strategia del mutuo sviluppo a tutte le altre nazioni. L’approccio cinese in Africa è incardinato su dieci aree principali riguardanti infrastrutture e produzioni, con il fine di creare milioni di nuove occupazioni per gli indigeni.

Helga Zepp-LaRouche partecipa al Forum sulla Via della Seta Marittima a Guandong in Cina

La presidente dello Schiller Institute, Helga Zepp-LaRouche, è stata tra i relatori del XXI Century Maritime Silk Road Forum che si è tenuto a Zhuhai, nel Guangdong, indetto dall’amministrazione provinciale e chiaramente ispirato dallo “Spirito della Nuova Via della Seta”. L’intervento della signora Zepp-LaRouche è stato dedicato alla “Iniziativa Belt and Road e il Dialogo tra le Culture basato sulle loro massime espressioni”.

Come parte del programma del Forum, i partecipanti hanno visitato il Centro di Pianificazione Urbano di Zhuhai, una mostra sul progetto dietro le zone industriali di Zhuhai e la regione circostante, che costituisce “il meglio della pianificazione urbana” secondo uno di loro. Il clou del viaggio è stato la visita al ponte Hong Kong-Zhuhai-Macao, che collega l’ex colonia britannica e la sponda orientale del Delta del Fiume delle Perle con Zhuhai e Macao sulla sponda occidentale. Il complesso di ponti e gallerie costituisce il più lungo complesso di attraversamento marittimo della Cina, con 55 km complessivi, un ponte principale lungo 29,6 km e tre strutture di attraversamento a Hong Kong, Zhuhai e Macao. Il ponte è stato costruito in soli otto anni e ha richiesto 120 nuovi brevetti di tecnica ingegneristica. “Ci troviamo su un tratto cruciale del Ponte Mondiale di svilppo”, ha commentato Helga Zepp-LaRouche.

Ponte di HongKong-Zhuhai-Macao in costruzione nel giugno 2014.
A sinistra la parte di Macao, a destra l’isola di affioramento della galleria.
CC BY-SA 3.0 – James Wong


Veduta dall’alto nel giugno 2015
CC BY 3.0 – Wing1990hk


Veduta dell’isola di affioramento della galleria nel maggio 2017
CC BY 3.0 – Lwr1016

UE: un europeo su cinque è povero

Uno studio presentato la settimana scorsa dall’Ufficio Statistiche sul Redditi e le Condizioni di Vita di Bruxelles (SILC) per il 2016 indica che il 23,4% della popolazione nell’UE, 117 milioni di persone, vive già in condizioni di povertà o rischia a breve di rientrare in questa categoria. Dal 2008 la percentuale non è diminuita. Anche se è scesa in alcuni Paesi dell’Europa Orientale, questo è controbilanciato da un aumento significativo della povertà in Irlanda, Spagna, Italia, Cipro e ancor più drammaticamente in Grecia, grazie alla politica di austerità della Troika.

Anche se la situazione è generalmente nota, e confermata per il nostro Paese dai dati dell’ISTAT, i dati per la Germania, che viene considerata generalmente un Paese ricco, sono a dir poco stupefacenti. Stando al SILC, il 19,7% dei tedeschi, quasi 16 milioni di persone, è colpito dalla povertà o dall’esclusione sociale. La condizione più precaria è quella delle famiglie che non riescono a pagare l’affitto, il riscaldamento o le bollette dell’elettricità, né permettersi pasti regolari o elettrodomestici quali la lavatrice (vedi http://www.dw.com/en/poverty-and-social-exclusion-millions-of-germans-on-brink/a-41301832).

Questo dimostra che la strategia “Europa 2020” proclamata dall’UE nel 2010 per combattere la povertà non ha ottenuto alcun risultato. In Germania, in particolare, oltre 3 milioni di persone sono condannate alla povertà permanente a causa del programma Agenda 2010, che era stato annunciato come un programma di assistenza per gli strati socialmente precari della popolazione, senza qualifiche minime o professionali, ma ha gettato nella povertà intere sezioni di lavoratori qualificati, inclusi i professionisti. Il governo tedesco ha provato più volte a spacciare Agenda 2010 come un programma di successo, ma la realtà è che il divario tra il 10% dei ricchi e il 90% dei cittadini con un reddito medio o basso non è cambiato dalla sua introduzione nel 2003.

Gli effetti della crisi finanziaria del 2007 sulla classe media tedesca hanno gettato nella povertà anche questa categoria, in particolare coloro che si erano indebitati e hanno perso il posto di lavoro o non avevano entrate regolari. Questo e altri aspetti hanno provocato dure critiche, da parte delle organizzazioni caritatevoli e di esperti indipendenti, nei confronti del rapporto annuale sulla povertà per il 2016 stilato dal governo, che ha dovuto essere ritirato e rielaborato.

I governi dell’UE, incluso quello di Berlino, pubblicano volentieri i dati positivi sull’occupazione, ma senza tener conto della sotto-occupazione reale di coloro che lavorano solo poche ore alla settimana.

L’UE si è impegnata a eliminare entro il 2020 la povertà che ora colpisce 117 milioni di persone. La Cina intende liberare 42 milioni di cinesi dalla povertà entro lo stesso anno. Dato il successo di Pechino finora e il fatto che invece l’Europa e l’UE nulla hanno fatto di quel che avevano annunciato nei primi sette anni della loro strategia per il 2020, c’è da scommettere che sarà la Cina a riuscire prima nel suo intento (vedi http://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php/Europe_2020_indicators_-_poverty_and_social_exclusion).

Video conferenza di Helga Zepp-LaRouche: il nuovo paradigma dopo il viaggio in Asia del Presidente americano Trump

Dire che il viaggio in Asia del Presidente americano Trump è stato storico è a tutti gli effetti un’attenuazione della realtà! Benché la tappa pechinese del viaggio e gli incontri con il Presidente cinese Xi Jinping abbiano goduto del massimo risalto, i suoi vertici con gli altri capi di stato, compreso il Presidente russo Putin, sono stati parimenti produttivi. In ciascuno di quegli incontri, egli ha chiarito che considera conclusa l’epoca nella quale gli Stati Uniti d’America si imponevano come forza imperiale garante di un mondo unipolare.

Non siate scoraggiati né confusi dallo starnazzare delle oche della vecchia aia dell’establishment, un conglomerato di persone che si regge sulle menzogne e le calunnie ai danni di Trump e di coloro che osano incontrarlo e parlargli. Gli starnazzi sono soltanto una manifestazione isterica, preoccupati come sono dell’estinzione del loro ordine mondiale mortifero. Non potranno arrestare il processo messo in marcia grazie alla nuova dinamica mondiale. Lasciate starnazzare quelle oche: abbiamo un compito più importante, quello di assicurare che siano sconfitte differentemente e che il Nuovo Paradigma si dispieghi completamente.

Che fare ora? Dove andare, a partire da questo punto? Collegatevi oggi alla videoconferenza di Helga Zepp-LaRouche, alle ore 18, sul sito www.newparadigm.schillerinstitute.com, per cogliere assieme il significato strategico del viaggio asiatico di Trump e la direzione da intraprendere.

Il bilancio della visita di Trump in Asia

Per molti aspetti, la visita di Donald Trump in Asia è stata storica. Dopo aver consolidato i già buoni rapporti con il premier giapponese Shinzo Abe e il leader sudcoreano Moon Jae-in nella prima parte del viaggio, la sua “visita di stato plus” in Cina è stato un momento saliente, seguito dalla partecipazione ai vertici APEC, ASEAN e East Asia, affiancata da visite di stato ai due Paesi ospiti, Vietnam e Filippine.

In tutte queste occasioni, Trump ha sottolineato la necessità di sviluppare e mantenere buoni rapporti con tutti i Paesi. Nel far ciò, egli ha assestato un colpo alla dottrina geopolitica del “divide et impera” che domina la politica estera occidentale da decenni.

L’assenza di un incontro privato con Vladimir Putin ha alimentato i titoli dei media, ma il Presidente russo sa bene che il problema è dovuto alle “lotte intestine” negli Stati Uniti. Ciò non ha impedito tuttavia che i due Presidenti firmassero un importantissimo documento sulla Siria, che riconosce la sovranità, l’indipendenza e l’integrità territoriale di Damasco e prevede un’intensificazione del processo politico a Ginevra, coinvolgendo tutte le parti con l’eccezione degli jihadisti anti-Assad.

Da prima che fosse eletto, Trump è sotto gli attacchi costanti del cosiddetto establishment a causa dell’intenzione di voler collaborare con Russia e Cina. Anche i neocon nel Partito Repubblicano, che non hanno mai accettato la sua candidatura, gli hanno dichiarato guerra: tra questi i senatori Bob Corker, John Mccain e Lindsay Graham.

Ciononostante, Trump ha tenuto la barra del timone dritta. Parlando alla stampa il 12 novembre ad Hanoi, egli ha rimarcato: “È molto, molto importante che abbiamo buoni rapporti con la Russia, con la Cina, col Vietnam e con molti altri Paesi”, perché dobbiamo “risolvere i problemi della Corea del Nord, della Siria, dell’Ucraina, del terrorismo”.

L’epidemia di colera nello Yemen è la più grave degli ultimi cinquant’anni

Il numero di casi di colera nello Yemen, sotto l’attacco bellico della coalizione anglo-saudita intenzionata a distruggere infrastrutture e fabbriche, ha raggiunto un livello senza precedenti negli ultimi cinquant’anni su scala planetaria. Il 9 novembre l’OMS ha riferito la conta: 908 mila persone infette, 2192 morti.

Nel 1970 a livello mondiale non vi erano più di 100 mila casi. Nel 1991 un’epidemia sul territorio peruviano colpì 323 mila persone, mentre a livello mondiale i casi erano già saliti a 600 mila. Nel 2010, dopo il terremoto di Haiti, soltanto in quel Paese i casi raggiunsero i 343 mila. Nel 2017 i casi di colera nel solo Yemen sono 900 mila e ammontano a livello mondiale a 1,4 milioni di ammalati. La situazione, pertanto, è di gran lunga peggiorata.

La coalizione anglo-saudita ha deciso il 6 novembre di chiudere ogni accesso per terra, per mare e per via aerea allo Yemem, eccezion fatta per le zone sotto il proprio controllo: ciò ha ridotto in modo decisivo le forniture di materiale sanitario. Il dott. Nevo Zagaria, rappresentante dell’OMS nello Yemen ha dichiarato che “abbiamo compiuto progressi e recentemente vi sono stati meno decessi di colera, ma avremo un regresso consistente se non avremo accesso a tutte le regioni colpite dall’infezione”.

L’UE rifiuta una riforma bancaria

Mentre il sistema finanziario accumula livelli di titoli tossici superiori a quelli del 2008, la Commissione dell’UE ha accantonato l’ultima pretesa di riformare il sistema finanziario, ritirando la proposta di legge di “Riforma Strutturale” che giaceva incagliata al Parlamento Europeo dal 2015.

Il 24 ottobre, la Commissione ha presentato il proprio “Programma di Lavoro 2018” in cui, accanto alle nuove priorità, sono annunciate le iniziative “ritirate”. Tra queste, la cosiddetta “Riforma Strutturale Bancaria” che avrebbe previsto una blanda proposta di “ring-fencing” delle attività commerciali.

Come giustificazione per il “ritiro”, la Commissione cita “nessun accordo prevedibile” e sostiene che comunque “il motivo principale di stabilità finanziaria della proposta è stato nel frattempo affrontato da altre misure regolatorie nel settore bancario e specialmente dall’entrata in vigore dei bracci di supervisione e risoluzione dell’Unione Bancaria”.

In realtà, la proposta della Commissione era uno schema farlocco, come scrivemmo a suo tempo. Essa avrebbe semplicemente isolato le attività a rischio nello stesso istituto, e nemmeno obbligatoriamente, ma solo nei casi in cui il livello di rischio fosse stato superiore a quello stabilito da “metriche armonizzate”, e cioè dagli stessi modelli usati per condurre gli stress test, universalmente considerati una truffa.

Ritirando la proposta, la Commissione non fa neppure più finta di perseguire la riforma. Vanessa Mock, una portavoce della Commissione, ha dichiarato la riforma non più necessaria poiché le operazioni di trading delle banche oggi sarebbero minori che prima della crisi.

Giusto il giorno prima il Wall Street Journal ha documentato come il trading di uno dei prodotti finanziari più tossici, le Collateralized Loan Obligation, abbia raggiunto livelli record. Le emissioni di CLO ammontano a 247 miliardi di dollari nei primi tre trimestri dell’anno, più del picco di 136 miliardi raggiunto nel 2006.

Le CLO sono per i debiti delle corporation quello che le MBS (Mortgage backed Security) e le CDS (Collateralized Debt Security) erano per i mutui ipotecari. “La richiesta per prodotti come le CLO è straordinaria”, secondo un funzionario di Black Rock citato dal Wall Street Journal. Come nel 2005-07, il rapido aumento delle CLO sta creando la domanda per un’esplosione di prestiti a leva da inserirci dentro. Quest’anno le emissioni di prestiti a leva saranno di circa 350 miliardi, superando il record del 2007. La maggior parte di questi prestiti riguarda le acquisizioni (LBO).

Una lettera aperta di Helga Zepp-LaRouche al Presidente della Germania

Il 4 novembre Helga Zepp-LaRouche ha scritto una lettera aperta al Presidente tedesco Frank-Walter Steinmeier (nella foto) dal titolo “Il numero di rifugiati nel mondo è arrivato a 66 milioni: i prossimi 50 anni del nostro pianeta”, come risposta al discorso pronunciato dal Presidente tedesco due giorni prima alla Singapore Management University. In quell’occasione, Steinmeier aveva citato una serie di conferenze che sei università di Singapore stanno organizzando col titolo “Immaginare i prossimi 50 anni”, e aveva affermato: “Ritengo che sia un approccio coraggioso, che dovremmo adottare anche in Germania. Dovremmo guardare al futuro attraverso un telescopio, invece di limitarci a guardare al giorno dopo, al prossimo bilancio di esercizio e alle prossime elezioni” (vedi http://www.bundespraesident.de/SharedDocs/Reden/EN/Frank-Walter-Steinmeier/Reden/2017/11/171102-Singapore-University.html).

Helga Zepp-LaRouche ha apprezzato questa parte del suo intervento: “Sentirlo dire da Lei è una boccata di aria fresca e possiamo solo sperare che sia forte abbastanza da arrivare fino ai negoziati per una coalizione di governo a Berlino”.

“Dopo aver letto il Suo discorso a Singapore, desidero mandarLe il libro scritto da mio marito nel 2004, ‘Earth’s Next Fifty Years’, i prossimi cinquant’anni della terra. In questo libro, egli prevede l’attuale svolta, ben visibile, nella dinamica strategica a favore dell’Eurasia, e definisce un livello di pensiero superiore, in cui sia possibile la cooperazione pacifica del genere umano. Questo libro è molto popolare in molti Paesi asiatici”.

La signora LaRouche riporta nella sua lettera aperta i dati allarmanti forniti dall’Alto Commissario dell’ONU per i Rifugiati Filippo Grandi il 2 novembre: dal 2009 a oggi il numero di sfollati è aumentato da 42 a quasi 66 milioni (vedi https://reliefweb.int/report/world/statement-united-nations-security-council-filippo-grandi-united-nations-high).

La questione cruciale, nota la signora LaRouche, è come trovare “una soluzione umanistica al problema dei rifugiati e stabilire la pace”. Rivolgendosi direttamente a Steinmeier, ella nota che questa è una sfida personale per lui “in qualità di ex Ministro degli Esteri e attuale Presidente di un grande Paese”.

Nella stessa occasione a Singapore, Steinmeier ha riconosciuto che “molti guardano all’Unione Europea e agli Stati Uniti e dicono: ‘Beh, non sembrano molto armoniosi’. E molti guardano alla Cina e vedono la stabilità e la crescita economica – senza un movimento verso una maggiore libertà politica. Quindi la Cina pone una sfida all’Occidente, non solo una sfida economica e geopolitica, ma anche una sfida ideologica”.

È vero che si tratta di una sfida, commenta la signora LaRouche, ma non per i motivi addotti in Occidente. Infatti, il modello di sviluppo della Cina ha prodotto risultato straordinari, crescita e stabilità nel mondo, mentre l’UE finora si è rifiutata di esaminare il perché essa abbia provocato tanta carenza di armonia. La sfida ideologica posta dalla Cina, spiega la signora LaRouche, è che essa si concentra sul miglioramento del bene comune, contrariamente a quanto avviene nell’UE.

Se l’UE cerca di ridurre l’influsso della Cina nel mondo per motivi geopolitici è destinata a fallire, secondo la signora LaRouche. “Perché lo ‘spirito della Nuova Via della Seta’ è contagioso, mentre l’insistenza sulle regole burocratiche che nascondono intenzioni geopolitiche non lo è”.

Gorini a Radio Gamma 5: separazione bancaria e Nuova Via della Seta cruciali per la crescita in Italia

Giovedì 9 novembre Liliana Gorini, presidente di Movisol, è stata nuovamente intervistata da Marisa Sottovia a Radio Gamma 5, su due temi importanti per il mondo e per il nostro paese: il dibattito in corso sulla separazione bancaria e la visita di Trump in Cina, e le prospettive di crescita aperte anche per l’Italia dalla Nuova Via della Seta. Gorini ha ricordato agli ascoltatori che a seguito della campagna di Movisol, sono state raccolte in Italia, finora, 127 firme di parlamentari, consiglieri regionali ed altre pesonalità che chiedono a viva voce al Presidente Trump ed al Congresso di approvare in tempi brevi il Glass-Steagall Act, che come all’epoca di Roosevelt toglierà ogni garanzia di stato agli speculatori consentendo finalmente l’elargizione del credito a imprese e famiglie, duramente colpite anche nel nostro paese dopo il crac del 2008.

“Stiamo organizzando una delegazione di parlamentari che porti questa petizione al Congresso, a Washington, speriamo entro Natale” ha detto Gorini. “Ci sono due disegni di legge bipartisan al Congresso, uno al Senato, presentato dalla Sen. Warren e da Bernie Sanders, e l’altro alla Camera, presentato da Marcy Kaptur, democratica, e Walter Jones, repubblicano” ha ricordato Gorini. “Questa è una notizia importante” ha commentato Sottovia “significa che l’Italia potrà contribuire a una decisione in questo senso”.

Quanto alla visita di Trump in Cina, Gorini ha ricordato che i media danno una percezione molto sbagliata sia degli sviluppi in Cina che di Trump, con il Russiagate, e in realtà l’adesione degli Stati Uniti alla Nuova Via della Seta ed al progetto Belt and Road aprirà la strada non solo alla cooperazione economica con Cina e Russia, abolendo anche le sanzioni che hanno rovinato la nostra economia, ma anche alla pace, inclusa una soluzione al problema della Corea del Nord”. Ci sono state molte domande degli ascoltatori in particolare sul ruolo dell’Italia nella Nuova Via della Seta e nella cosiddetta Via della Seta marittina, ovvero gli investimenti che la Cina è pronta a fare per ampliare i porti di Trieste, Venezia ed anche in Sicilia. “Questi grandi progetti infrastrutturali rendono possibile la crescita e l’occupazione, non le chiacchiere dell’UE su una presunta ripresa che in realtà non esiste”.

Il capo dello staff della Casa Bianca: la Cina non è un nemico

La maggior parte dei media transatlantici manca di obiettività nei confronti della Cina. Le iniziative di Pechino vengono solitamente inquadrate in presunti disegni egemonici e Xi Jinping viene acriticamente paragonato a Mao. Pressato su questo tema, il capo dello staff della Casa Bianca John Kelly ha impartito una lezione di sobrietà. In un’intervista a Laura Ingraham di Fox News il 30 ottobre, Kelly ha espresso “grande speranza che la Cina” e la Russia aiuteranno a risolvere la crisi in Corea del Nord. La Ingraham gli ha quindi chiesto come faccia il Presidente Trump a congratularsi con Xi Kinping, il presidente di “un Paese comunista”.

“Come americani non possiamo accettare un governo così, ma non sta a noi formulare giudizi”, ha risposto Kelly. Penso che lavorare con la gente a prescindere da quello che è, sia meglio che non parlarle.” E il sistema di governo di Pechino “apparentemente funziona per il popolo cinese”, ha aggiunto. Alla domanda se la Cina sia un amico, un nemico o un partner commerciale, Kelly ha risposto: “Ci hanno battuto alla grande sul commercio. Ma questo non ne fa un nemico. A dire poco è una potenza mondiale. Probabilmente, i cinesi sono stati più abili di noi in molti modi negli affari e nel commercio. Il Presidente Trump è deciso a cambiare quel rapporto su base collegiale. La disparità tra quel che acquistiamo e vendiamo è grande, ma non li considererei un concorrente, giusto un’altra potenza mondiale”.

Riguardo al deficit commerciale americano, Kelly si è chiesto: “Di chi è la colpa? Voglio dire: è la nostra. Tanto di cappello per il fatto che hanno sfruttato i vantaggi loro offerti nei rapporti commerciali. Questo presidente è deciso a cambiarli ma in modo collegiale”.

Il Global Times del 3 novembre ha apprezzato le dichiarazioni di Kelly, notando che esse sono state “franche, ma non ciò che molte élite americane e occidentali desiderano sentire da alti funzionari statunitensi (…) esse non riescono affatto a capire il nuovo ordine mondiale e misurano ancora i rapporti tra le due nazioni con un vecchio metro”.

L’Asia al centro della ribalta durante il viaggio di Trump

Tutti gli occhi sono puntati sulla visita di Donald Trump in Asia. Il 5 novembre il Presidente americano è arrivato a Tokyo e di lì si sposterà a Seul, dove affronterà sicuramente la crisi nord-coreana. Ma la tappa più importante del viaggio sarà la visita in Cina l’8 novembre. Trump è il primo capo di stato straniero a visitare Pechino dopo il XIX Congresso del Partito Comunista, che ha segnato il consolidamento della leadership di Xi Jinping e della sua strategia internazionale denominata Belt and Road Initiative (BRI).

Sottolineando l’importanza dei rapporti bilaterali, i diplomatici cinesi l’hanno definita “una visita di stato-plus”, che comprenderà gli onori militari, i colloqui ufficiali, un banchetto formale e altre “soluzioni speciali” per ricambiare l’ospitalità dimostrata da Trump a Xi nell’incontro dell’aprile scorso a Mar-a-Lago. Le due parti hanno usato accenti positivi in preparazione del vertice. In un discorso all’Università Tsinghua il 1 novembre, Xi ha reiterato l’impegno ai rapporti “win-win” tra gli Stati Uniti e la Cina, affermando che “la Cina è desiderosa di lavorare con gli Stati Uniti per guardare lontano e in alto; per stabilire una comunità dal destino condiviso”.

Oltre alla Corea del Nord, al centro dei colloqui saranno gli scambi bilaterali. Trump potrebbe finalmente aderire alla BRI e accettare l’offerta cinese di partecipare alla ricostruzione delle infrastrutture negli Stati Uniti, perché l’economia rimane il fianco debole del Presidente americano. Quando il 5 novembre Fox News gli ha chiesto se avrebbe chiesto alla Cina un maggiore accesso ai suoi mercati finanziari e concessioni commerciali, Trump ha risposto che non stava andando in Asia per fare queste richieste, poiché la sua principale preoccupazione è la crisi coreana e in ragione degli ottimi rapporti di lavoro col Presidente Xi. In un’altra occasione, egli ha affermato: “Io e il Presidente cinese Xi siamo diventati molto vicini. Penso che accadranno molte belle cose [in questa visita]”.

Sfidando l’ostilità del fronte neocon, Trump ha fatto sapere che incontrerà Vladimir Putin ai margini del vertice APEC (Asia-Pacific Economic Cooperation) in Vietnam. Quel vertice verrà aperto da Xi Jinping.

Inoltre, Trump ha deciso di prolungare di un giorno il viaggio in Asia per poter partecipare al vertice East Asia nelle Filippine il 14 novembre, il giorno successivo alla conclusione del vertice ASEAN.

La cooperazione tra Stati Uniti, Cina e Russia può porre fine alla geopolitica, aprire una “nuova era di civiltà”

I leader delle tre principali potenze nucleari del mondo si stanno muovendo per migliorare i rapporti tra i loro Paesi e rafforzare la cooperazione in varie aree. Questa dovrebbe essere un’ottima notizia per tutte le persone ragionevoli e amanti della pace nel mondo. Eppure, in Europa e negli Stati Uniti, i media dominanti e quasi tutta la classe politica continuano a definire Donald Trump, Vladimir Putin e Xi Jinping pericolosi dittatori o aspiranti tali, e nel caso del Presidente americano arrivano a definirlo mentalmente instabile.

La campagna contro Donald Trump, orchestrata dal cosiddetto Deep State, come abbiamo riferito in passato, è particolarmente feroce, e motivata dal fatto che Trump minaccia di portare gli Stati Uniti fuori dal “grande gioco” della geopolitica. Ma Trump non cede, come mostra l’intervista che ha concesso a Lou Dobbs a Fox News il 25 ottobre .

“Vorrei dire questo: ritengo che sarebbe ottimo se andassimo d’accordo con la Russia”, che è una grande potenza nucleare, ha dichiarato Trump. Tra le altre cose, ciò contribuirebbe a risolvere “la situazione della Corea del Nord” e sarebbe in generale “una cosa buona, non una cosa malvagia”. Relativamente alla Cina, Trump ha dichiarato di aver appena parlato col Presidente Xi e “di avergli fatto le congratulazioni per la sua importante vittoria” al Congresso Nazionale del Partito Comunista Cinese. “Ritengo che sia una brava persona. Detto questo, rappresenta la Cina, io rappresento gli Stati Uniti, quindi, come sapete, ci sarà sempre un conflitto. Ma abbiamo un ottimo rapporto”.

Questo alla vigilia del viaggio di 11 giorni che Trump compierà in Asia, a partire dal 3 novembre, che culminerà in una visita di stato in Cina l’8-9 novembre. È probabile che avrà un incontro faccia a faccia con Vladimir Putin ai margini del vertice dell’APEC. La Casa Bianca ha annunciato che quaranta imprenditori viaggeranno col Presidente, anche in rappresentanza di giganti quali General Electric, Honeywell, Westinghouse, Boeing, Caterpillar, e via dicendo. Si prevede che durante la sua visita in Cina e anche in Giappone verranno fatte proposte per investimenti su vasta scala, da entrambi i Paesi, in progetti infrastrutturali negli Stati Uniti.

Mentre il sistema finanziario transatlantico va verso un’altra implosione, c’è chi tenta di dare la colpa alla Cina per aver creato troppi debiti coi suoi investimenti nell’Iniziativa Belt and Road. Questo argomento è stato fortemente confutato da Wade Shepard il 26 ottobre su Forbes, la principale pubblicazione americana per il business. Shepard sottolinea che anche se Pechino investe in molti Paesi che sono considerati ad alto rischio per il loro debito sovrano, i leader cinesi ritengono che con i giusti investimenti nelle infrastrutture, questi Paesi si svilupperanno rapidamente e saranno in grado di produrre un utile economico a lungo termine”. A lungo termine non significa tre o quattro anni, ma tre o quattro decennii”, scrive Shepard.

Il Premier giapponese Shinzo Abe, che ha appena ottenuto una forte affermazione alle elezioni politiche, intende fermamente continuare a migliorare i rapporti tra Russia e Cina, e incontrerà il Presidente Putin al vertice dell’APEC, dove spera di parlare anche con Xi Jinping. Abe ha invitato Donald Trump a Tokio il 5-7 novembre.

Se sarà stabilita una cooperazione positiva tra Stati Uniti, Russia e Cina sulla base della cooperazione win-win, questo darà il via a “una nuova era per la civiltà”, libera dal pensiero geopolitico e dai giochi a somma zero.

La Germania affonda sempre più nel disastro energetico

La politica energetica del governo tedesco, basata sui sussidi alle cosiddette rinnovabili, ha rovinato il mercato tedesco ed europeo per nuovi impianti di carbone e gas. Lo ha dichiarato il 20 ottobre l’amministratore delegato di Siemens, Joe Kaeser (nella foto, con Ivanka Trump). Nella stessa occasione Kaeser ha annunciato che la Siemens abbandonerà del tutto questo settore, eliminando svariate migliaia di posti di lavoro qualificati, e che i dettagli verranno resi pubblici in novembre. La sua società sarà coinvolta solo nella costruzione di nuovi impianti a gas all’estero, per esempio nel megaprogetto di 8 impianti a gas in costruzione in Egitto.

Quanto all’inefficienza dell’energia eolica, la valutazione devastante di due enti del governo, l’Ente Federale per la Rete Elettrica e l’Antitrust, è stata resa pubblica dal Bild-Zeitung il 27 ottobre. Sotto il titolone di prima pagina “Follia dei mulini a vento”, il tabloid nota che l’anno scorso sono stati installati in Germania quasi 6.700 MW di impianti eolici, ma molti di essi non sono collegati alle linee elettriche, e quindi la potenza che generano non può essere trasferita altrove. E quando il vento è troppo forte, naturalmente, i mulini a vento devono essere spenti per evitare danni.

L’anno scorso, il mancato utilizzo degli impianti è stato indennizzato con 643 milioni di Euro, che si aggiunge ai 18 miliardi di sussidii alle “rinnovabili”. Concretamente, una famiglia media paga 280 € all’anno per finanziare questa idiozia che ha fatto raddoppiare il prezzo del kilowattora in Germania (28,7 centesimi), quasi il doppio della vicina Olanda (14,7), e l’80% in più rispetto al Regno Unito (17,1) o la Francia (16,0). Con questi prezzi, i settori ad alta intensità energetica dell’industria non hanno un futuro in Germania.

Un effetto collaterale di questa situazione, che rende più costosi il carbone e il gas naturale in quanto non godono di sussidii a differenza dell’eolico e del solare, è che i prezzi del carburante per il riscaldamento sono aumentati del 18%. Quindi le famiglie vedranno aumentare le bollette dell’elettricità quasi del 20% quest’inverno. Già nel 2016 le utenze hanno tagliato la fornitura di energia elettrica a oltre 330.000 famiglie ché non potevano più permettersi di pagare le bollette.

Il diffuso scontento per questa situazione spiega il crollo dei voti del Partito Verde, ma anche dei democristiani della Cancelliera Merkel alle ultime elezioni. È stata Angela Merkel a decretare l’uscita dall’energia nucleare poco dopo l’incidente di Fukushima nel 2011 e a dare il via libera alla trasformazione del settore energetico del Paese, che dovrebbe affidarsi solo alle rinnovabili entro il 2050. Ora la Merkel tenta di portare i Verdi nella prossima coalizione di governo, ma una delle loro precondizioni è la chiusura totale di tutti gli impianti a carbone entro il 2018.

Videoconferenza di Helga Zepp-LaRouche sulla Nuova Via della Seta

Giovedì 2 novembre, alle ore 18, si terrà la consueta videoconferenza di Helga Zepp-LaRouche, presidente dello Schiller Institute, che si può seguire in diretta sul sito www.newparadigm.schillerinstitute.com.

Col Presidente Trump in partenza per l’Asia la posta in gioco è molto alta. Dopo gli importanti sviluppi al XIX Congresso del Partito Comunista Cinese, Trump ha telefonato al Presidente Xi Jinping per congratularsi con lui dei risultati e confermare il loro incontro l’8 novembre. Trump viaggia con una schiera di imprenditori americani intenzionati ad aumentare le opportunità di commercio con la Cina, e partecipare ai progetti globali della Nuova Via della Seta, o Iniziativa Belt and Road.

Helga Zepp-LaRouche ha sottolineato che il successo di questa visita di Trump consoliderà la cooperazione tra Stati Uniti, Russia e Cina, che potrà porre fine all’ordine geopolitico unipolare e imperiale voluto dai neoconservatori e dai neoliberali, e che ha trascinato il mondo sull’orlo del collasso economico globale e della terza guerra mondiale.

Disgraziatamente, poche persone in Occidente sono consapevoli di questa svolta cruciale. Le uniche notizie disponibili nella regione transatlantica sono quelle sulle provocazioni anticostituzionali del Procuratore speciale Robert Mueller, strumento del disperato tentativo dell’oligarchia britannica di fermare i grandi progetti della Belt and Road, impedendo a Trump di far aderire gli Stati Uniti a questo grande progetto.

Ecco perchè è importante collegarsi con la videoconferenza di Helga Zepp-LaRouche, presidente dello Schiller Institute, sullo spirito della Nuova Via della Seta.

L’Asia Sudoccidentale si prepara all’era post ISIS

Quando la scorsa settimana il Segretario di Stato americano Rex Tillerson ha visitato Riad, la capitale dell’Arabia Saudita, ha assistito al varo del nuovo Consiglio iracheno-saudita, il cui scopo è quello di stabilire legami più stretti tra i due Paesi per contrastare l’influsso dell’Iran. La sua visita fa parte della “nuova strategia” dell’Amministrazione di Trump per contenere Teheran, ma è un’illusione cercare di fondarla sulla partnership tra Arabia Saudita e Iraq. Così come è irrealistico il piano di trasformazione del Consiglio per la Cooperazione nel Golfo in una sorta di nuova NATO locale per combattere il terrorismo nella regione e oltre.

Mentre Washington è ossessionata dall’Iran, gli attori locali cercano di andare oltre il conflitto tra sunniti e sciiti, e di stabilire un Iraq indipendente, libero dal controllo esterno di Iran, Arabia Saudita e Stati Uniti. Il Grande Ayatollah Ali al-Sistani, principale autorità religiosa sciita in Iraq e fervente patriota, preme affinché la Brigata Quds del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica Iraniani (IRGC) si ritiri dall’Iraq, ora che è stato sconfitto l’ISIS. Chiede anche che le milizie sciite nel Paese siano bandite o assorbite nell’esercito nazionale. La prossima primavera vi saranno le nuove elezioni e si spera che si presenti una lista elettorale della coalizione sunnita-sciita guidata dall’attuale Premier al-Abadi, che vuole essere rieletto. Anche se al-Abadi proviene dallo stesso Partito Da’wa dell’ex Premier Nouri al-Maliki, molto vicino all’Iran, vorrebbe diminuire l’influsso iraniano nel Paese. È alleato con alcuni politici sunniti e con il populista Muqtada al-Sadr, che è al comando di una base militare e cerca di eliminare l’influsso delle potenze straniere, inclusi gli Stati Uniti e l’Iran.

Anche la situazione in Siria va verso una nuova fase, da quando le Forze Democratiche Siriane (FDS) a guida curda e sostegno americano hanno preso il controllo dell’ex capitale dell’ISIS Raqqa alla fine di ottobre (nella foto). Fonti del Pentagono sottolineano che i russi sapevano della mossa delle FDS per occupare Raqqa e non hanno fanno alcun tentativo di interferire. Meno certa è la tenuta di un accordo tra Washington e Mosca sul destino futuro della Siria. Gli Stati Uniti vogliono impedire il consolidamento di un “corridoio sciita” che va da Teheran a Beirut passando per Damasco.

I funzionari militari russi, inoltre, hanno accusato Washington di aver consentito ai combattenti dell’ISIS di fuggire da Raqqa, perdendo l’occasione di sgominare i foreign fighter, inclusi i molti provenienti dalla regione caucasica della Russia, che ora cercheranno di tornare a casa e lanciare altri attentati contro Mosca.

Il progetto Transaqua per ripristinare il Lago Ciad in rilievo ad un incontro internazionale a Roma

Al vertice di tre giorni su “Acqua e clima” che si è tenuto a Roma il 23-25 ottobre, le questioni del Lago Ciad e del progetto Transaqua sono state affrontate in un dialogo a distanza tra il capo del governo italiano e il segretario esecutivo della Commissione per il Bacino del Lago Ciad. Il primo giorno, Gentiloni ha parlato della “vicenda del lago Ciad, lago che alimenta un bacino di settanta milioni di persone, diversi paesi, la cui crisi gravissima negli ultimi decenni ha provocato effetti notevoli: si calcolano due milioni e mezzo di persone sfollate in quel bacino, regioni fragilizzate. Ci sono persino relazioni evidenti tra la crisi idrica del lago Ciad e l’emergere di minacce terroristiche in alcune di quelle regioni e in particolare i rapporti tra quella crisi ambientale e gli spazi che la minaccia terroristica di Boko Haram trova in quella zona. Dunque dobbiamo essere tutti consapevoli, tutti impegnati”.

Queste dichiarazioni di Gentiloni hanno dato al segretario esecutivo della Commissione per il Bacino del Lago Ciad, Sanusi Abdullahi, l’occasione di chiedere aiuto nel finanziamento di grandi progetti di trasferimento idrico come il progetto Transaqua. Parlando nell’ultima sessione del secondo giorno, Abdullahi ha prima ringraziato Gentiloni per aver affrontato la questione e poi, rispondendo a una domanda del condirettore dello Strategic Alert Claudio Celani sul tipo di aiuto che si aspetta dal governo italiano, il capo della LCBC ha detto che Roma dovrebbe finanziare lo studio di fattibilità.

Abdullahi ha ricordato che la prima idea di un piano per il trasferimento idrico, il progetto Transaqua, fu sviluppata dall’impresa italiana Bonifica molti anni fa. L’LCBC ha appena concluso un accordo con PowerChina per un aggiornamento sulla situazione del Lago Ciad e “sono lieto di annunciare che Bonifica, il team iniziale che concepì il sogno (….) del progetto Transaqua – che va ben oltre il trasferimento di acqua dal bacino del Congo al Sahel – è anch’essa un partner di PowerChina nella realizzazione di questo progetto”.

Infatti, le due imprese hanno concordato di studiare la fattibilità del progetto Transaqua, e nell’ambito di questo studio, la fattibilità di una prima sezione del “trasferimento idrico tra i due bacini”. In questo contesto, la Commissione cerca ulteriore sostegno, in particolare per condurre lo studio di fattibilità e assicurare che il programma “sia economicamente fattibile e sostenibile, e in questo contesto chiediamo al governo italiano di sostenerci finanziariamente e politicamente (…) per realizzare questo sogno”. Il progetto può fungere da catalizzatore per altri progetti pan-africani, che colleghino l’Africa centrale all’Africa occidentale, e al Sahel e “generino occasioni per l’industrializzazione nel contesto di (…) attività di lavoro che costituiscono un programma di irrigazione su vasta scala”.

Mentre prosegue il Russiagate, emerge la pista britannica

L’operazione per destituire dal potere il Presidente Trump andava liquidata fin dall’inizio come “Made in London”. Stando all’autorevole dossier su Robert Mueller pubblicato dal LaRouchePAC, i servizi segreti britannici presero di mira Trump fin dal 2015, con il GCHQ a guidare la cordata. Fu la ditta britannica Orbis, in collaborazione con un’impresa americana, la Fusion GPS, a compilare il “dossier sul sesso” contro Trump. Il leader del team era la “ex” spia dell’MI6 Christopher Steele, fondatore di Orbis e collaboratore dell’FBI, che lavorò insieme all’ex ambasciatore britannico in Russia, Sir Andrew Wood, anche lui dell’Orbis, per produrre un dossier di bufale, secondo il quale non solo il Presidente russo Putin avrebbe avuto materiale per ricattare Trump, ma avrebbe anche interferito con le elezioni presidenziali americane per farlo eleggere. Negli ultimi giorni sono emerse prove di finanziamento da parte di Hillary Clinton (nella foto) alla spia britannica Christopher Steele per il suo dossier di invenzioni contro Trump.

Anche se i fatti sul ruolo britannico contro Trump sono noti a Washington, e i leader del Congresso hanno ammesso che non è stata fornita alcuna prova delle accuse contro Trump, il golpe da cambio di regime è proseguito dalla sua elezione, con pochi riferimenti all’ovvio ruolo britannico se non nelle pubblicazioni del movimento di LaRouche.

Questa situazione comincia finalmente a cambiare, grazie al lavoro di Devin Nunes, presidente repubblicano della Commissione di Intelligence alla Camera dei Rappresentanti, e del Senatore Charles Grassley, presidente repubblicano della Commissione Giustizia al Senato, che hanno denunciato entrambi il ruolo di Fusion GPS ed Orbis nel creare la falsa narrativa dietro al Russiagate. La settimana scorsa, gli avvocati della Fusion GPS si sono rifiutati di rispondere ai mandati di comparizione emessi dalla Commissione di Intelligence della Camera, e il cofondatore della ditta si è appellato al Quinto Emendamento per non rispondere alle domande, quando è comparso di fronte alla Commissione. Inoltre, gli avvocati della Fusion GPS hanno fatto richiesta al giudice federale di impedire che vengano messi a disposizione i loro estratti conto bancari, che potrebbero fornire una risposta su chi finanziò il dossier.

Il Presidente Trump ha risposto alle loro azioni evasive pubblicando il seguente tweei: “I funzionari dietro al dossier ormai screditato si appellano al Quinto Emendamento. Il Dipartimento di Giustizia e/o l’FBI dovrebbero immediatamente rendere noto chi li ha pagati”. È risaputo che l’FBI si offrì di dare a Fusion 50.000 dollari per proseguire il suo lavoro contro Trump, e questo mette ulteriormente in cattiva luce l’ex direttore dell’FBI James Comey come parte del tentato golpe contro il Presidente. Mueller è stato denunciato anche da altre forze. L’ex Vice ministro della Giustizia Sidney Powell ha scritto su The Hill a proposito dell’inchiesta di Mueller: “Quella che doveva essere un’inchiesta sulle intrusioni cibernetiche della Russia nella nostra politica elettorale si è trasformata in una missione malevola per colpire amici, familiari e colleghi del Presidente. L’inchiesta di Mueller è diventata un assalto frontale per trovare reati di cui incolparli, anche se non c’erano reati da trovare. Questo team ne creava qualcuno”.

Seminario a Parigi sulla Nuova Via della Seta

Lo Schiller Institute francese e l’Accademia Geopolitica di Parigi hanno tenuto il 24 ottobre una conferenza congiunta sulla Nuova Via della Seta, aperta da Ali Rastbeen dell’Accademia Geopolitica e da Helga Zepp-LaRouche, presidente dello Schiller Institute. Hanno preso la parola anche Christine Bierre, redattrice capo del periodico Nouvelle Solidarité, sulle radici confuciane della Nuova Via della Seta, e Sébastien Drochon che ha parlato dell’ambizioso programma spaziale cinese.

Nella seconda parte della conferenza Sébastien Perimony, responsabile dello Schiller Institute per l’Africa, ha parlato degli ingenti fondi cinesi per l’industrializzazione dell’Africa, unica alternativa alle migrazioni di massa. Mana Boubakari, direttore tecnico della Commissione per il Bacino del Lago Ciad (LCBC) ha presentato, in rappresentanza del direttore esecutivo del LCBC, l’accordo tra l’impresa cinese PowerChina e l’impresa italiana Bonifica per la realizzazione di uno studio di fattibilità sul progetto Transaqua, che riempirà nuovamente il Lago Ciad risolvendo il grave problema di carenza di acqua nel continente. L’ex ambasciatore francese Michel Raimbaud ha parlato degli investimenti cinesi in Libano, Iran e in Siria, e Paul Bonnenfant ha denunciato la grave situazione umanitaria provocata dalla coalizione inglese, francese, britannica e saudita nello Yemen, l’ex Arabia Felix, una antichissima cultura che apparteneva alla „via della seta marittima“ e che risale a 200 anni a.C.

L’ex candidato presidenziale Jacques Cheminade (nella foto, con Helga Zepp-LaRouche) ha concluso la conferenza con una presentazione sulla politica economica alla base della Nuova Via della Seta cinese, e che si ispira a Friedrich List, Henry Carey e Lyndon LaRouche.

Perché l’impero britannico teme la Nuova Via della Seta? Videoconferenza di Helga Zepp-LaRouche

Giovedì 26 ottobre, alle ore 18, si terrà la terza videoconferenza di Helga Zepp-LaRouche sul sito www.newparadigm.schillerinstitute.com.

Mentre la Cina procede, guidata dal Presidente Xi Jinping, nell’elaborazione dei piani della Belt and Road Initiative (“Una Cintura, Una Via”, ovvero la Nuova Via della Seta) per esaudire il sogno della cooperazione economica globale quale base della pace, i media controllati dalla City di Londra e da Wall Street hanno assunto comportamenti sempre più disonesti nei suoi confronti e nei confronti della prospettiva offerta. Negli ultimi giorni il Wall Street Journal, il Time e il londinese The Economist si sono uniti al coro di chi attacca Pechino.

Insistono sul presunto pericolo che le scelte economiche adottate e proposte dalla Cina creino una esposizione debitoria tipica di bolle destinate a scoppiare, ignorando che la vera bolla in procinto di implodere è quella gonfiata entro il sistema finanziario transatlantico. I difensori del fallito sistema geopolitico e imperiale accusano la Cina di usare i piani di sviluppo infrastrutturale per schiavizzare le nazioni povere addossando loro i debiti e sottraendo le loro materie prime (quel che, in realtà fanno da secoli gli imperi, quello britannico in primis).

Perché allora tutto questo panico? Perché il Presidente degli Stati Uniti d’America sta per partire per l’Asia per una serie di incontri storici, i quali potrebbero portare l’America a partecipare all’iniziativa cinese, contribuendo in modo determinante all’estinzione del mondo unipolare che ruota intorno ad un impero bancario e finanziario al collasso.

Collegatevi al sito per prendere parte a questa videoconferenza in lingua inglese, comprendere meglio che cosa di vero caratterizzi il processo dinamico in corso e collaborare alla storica trasformazione del mondo.

La dinamica della Nuova Via della Seta è inarrestabile

Il 18 ottobre, il Presidente cinese Xi Jinping (nella foto, col Segretario di Stato USA Tillerson) ha aperto il XIX Congresso del Partito Comunista Cinese presentando una visione ottimistica del futuro per la Cina e per il mondo, basata sul percorso tracciato per i prossimi trent’anni. Puntando sul significato dell’Iniziativa Belt and Road (la Nuova Via della Seta) e sul ruolo della scienza e dell’innovazione come volani dello sviluppo economico. Xi ha sottolineato che la Cina persegue “il destino comune dell’umanità e la pace e la stabilità durature”.

Prossimamente, lo sguardo sarà diretto al viaggio di Donald Trump in Asia all’inizio di novembre, e in particolare alla sua visita di stato in Cina l’8 novembre. Ci si attende che Xi rinnovi l’offerta agli Stati Uniti d’America di aderire pienamente alla Belt and Road. C’è una forte pressione in senso contrario da parte della fazione dell’Impero Britannico negli Stati Uniti (il “Deep State”), riflessa nell’incessante caccia alle streghe contro Trump scattata dopo le elezioni. Ma se Trump dovesse aderire, il gioco cambierebbe. Come propone lo Schiller Institute, il debito del Tesoro americano in mano ai cinesi (e ad altri) potrebbe essere convertito nel capitale di una nuova banca per le infrastrutture la quale lo investirebbe in urgenti progetti negli Stati Uniti.

Anche l’Europa dovrebbe saltare sul carro della Nuova Via della Seta, invece di rimanere attaccata alle strutture e alla politica di un’Unione Europea che gli elettori respingono sempre più. L’UE e la BCE hanno fallito miseramente, come mostrano i dati implacabili della povertà e della disoccupazione, specialmente nell’Europa Meridionale. La Grecia, che è stata letteralmente torturata dalla Troika, lo ha capito e ha assunto un nuovo ruolo nella Via della Seta Marittima, che la pone al centro dello sviluppo eurasiatico.

In questo quadro, assume particolare importanza il fatto che per la prima volta dal 1994, un capo di governo greco è stato ricevuto alla Casa Bianca. Alla conferenza per la stampa congiunta di Trump e Tsipras, il Presidente americano ha espresso il “sostegno a un piano responsabile di riduzione del debito” greco, cosa che l’UE ha sempre rifiutato. È la seconda volta che Trump parla di riduzione del debito, dopo averlo fatto in occasione della visita al Portorico devastato dall’uragano. Entrambe le dichiarazioni hanno scatenato il panico a Wall Street, dove si teme un crac in ogni momento.

Anche per questo, benché molti in Occidenti si sforzino di parlare male della Cina, l’Iniziativa Belt and Road è diventata la dinamica globale cruciale, inarrestabile.

Così LaRouche previde il crac del 1987

Trent’anni fa, il 19 ottobre 1987, si ebbe il più grosso crollo azionario a Wall Street. In quel “lunedì nero” il Dow Jones registrò un crollo spettacolare del 22,6% e vi fu il panico nelle vendite. Sono stati pubblicati molti articoli nel trentennale di quel crollo, ma quasi nessuno ha risposto correttamente alla domanda sollevata da tutti: “Può accadere di nuovo?”.

La risposta a questa domanda sta nella previsione fatta da Lyndon LaRouche (nella foto, con Reagan) e dall’EIR cinque mesi prima, che potete leggere qui: http://www.larouchepub.com/eiw/public/1987/eirv14n23-19870605/eirv14n23-19870605_006-global_financial_crisis_predicte-lar.pdf.

“Se in ottobre, o più tardi, ci sarà il grande crac finanziario del 1987, dipenderà da ciò che faranno i principali governi al vertice monetario internazionale che si tiene a Venezia il 12 giugno”, scrisse LaRouche il 26 maggio 1987. Se quel vertice deciderà di attenersi all’attuale politica monetaria ed economica, ammonì, “un crac in ottobre non sarà una certezza assoluta, ma sarà quanto meno una buona probabilità”.

LaRouche non fece una previsione da sfera di cristallo, del tipo “ci sarà un crac in borsa”, ma previde il collasso del sistema finanziario, di cui fa parte il mercato azionario. “Una ‘mafia della crescita economica zero’ all’interno delle burocrazie del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale, che agisce col sostegno del governo americano, ha fatto crollare l’economia interna e il commercio mondiale sia dei Paesi in via di sviluppo sia dei Paesi industrializzati, accumulando posizioni debitorie sia nei Paesi in via di sviluppo sia in quelli industrializzati. Abbiamo aumentato i debiti delle nazioni, distruggendone al contempo i mezzi per pagare quei debiti”.

Suona familiare? La stessa politica, che continuò a essere applicata dopo il 1987 per prolungare la vita del sistema finanziario, condusse poi alla crisi finanziaria globale del 2007 e ha creato le condizioni per un secondo collasso sistemico ancora più grande, che a questo punto è imminente. Nel 1987 la reazione a catena di bancarotte e collassi sistemici fu impedita con l’introduzione su larga scala dei derivati finanziari da parte di Alan Greenspan. Nel 2007, il sistema è crollato di nuovo, non nella forma di un crollo di un giorno a Wall Street, ma come implosione della bolla dei mutui subprime, che provocò un crac in borsa continuo per settimane e mesi. Quando stava per scattare la reazione a catena, il sistema fu salvato dal massiccio intervento dei governi e delle banche centrali, che pomparono fino a 29 mila miliardi di dollari nel sistema.

Questa espansione monetaria senza precedenti ha gonfiato la bolla del debito, le cui dimensioni sono oggi molto superiori a quella del 2007. Quindi, la risposta alla domanda se il crac del 1987 possa verificarsi di nuovo è: sì, il sistema esploderà, e il mercato azionario è solo una delle tante potenziali cause scatenanti.

Helga Zepp-LaRouche sul Quotidiano del Popolo

Alla vigilia del XIX Congresso Nazionale del Partito Comunista Cinese (18 ottobre) il Quotidiano del Popolo ha ospitato Helga Zepp-LaRouche, fondatrice dello Schiller Institute, in un cortometraggio sulle “strade americane”, che raccoglie i pareri ottimistici di una sessantina di giovani americani sullla Cina e sui suoi progetti per il futuro.

La redazione del noto quotidiano intende far conoscere ai lettori “come gli americani interpretano ciò che la Cina ha fatto negli ultimi cinque anni, e i pensieri che potrebbero avere su ciò che la Cina diventerà nei prossimi anni”. “A tal fine”, scrive il giornale, “abbiamo intervistato Helga Zepp-LaRouche, fondatrice di un think tank internazionale e oltre sessanta americani interpellati per strada, negli Stati Uniti. Speriamo che troverete il seguente video interessante come l’abbiamo trovato noi, e che vi consenta di comprendere meglio la Cina e il suo futuro”.

L’autorità di Helga Zepp-LaRouche risulta evidente nel video: il Presidente della Cina – sostiene – ha “una nuova concezione della governance del mondo intero” e “non soltanto la Cina, ma l’intero mondo beneficia di un dirigente come Xi Jin Ping. Ha sviluppato un sogno non limitato alla Cina, bensì un sogno per l’intera umanità”.

L’iniziativa ‘Una Cintura, Una Via’ (Belt and Road Initiative) del Presidente cinese è la più importante, aggiunge Helga Zepp-LaRouche. Lanciata in Kazakistan nel settembre 2013 come “inizio di una nuova era, poiché pone in primo piano gli interessi di tutta l’umanità, e soltanto dopo, in secondo luogo, gli interessi nazionali… Penso che questa sia l’iniziativa strategica più importante sul pianeta”.

La “Signora della Via della Seta”, come la chiamano in Cina, ricorda i suoi viaggi laggiù e i progressi osservati: la costruzione di oltre 20mila km di ferrovie ad alta velocità (grazie alla quale è divenuta una guida nel campo) e la trasformazione delle condizioni di vita del suo popolo. La volontà annunciata di collegare le città con treni veloci, afferma Helga Zepp-LaRouche, “rivoluzionerà le vite della gente che vive in Cina”.

Ha anche affermato di essere rimasta colpita nell’udire il Presidente Xi Jin Ping mentre annunciava l’iniziativa “creativa, buonissima” dell’impiego del commercio elettronico per permettere ai contadini e agli agricoltori delle province povere di vendere i proprii prodotti altrove, concludendo così: “Sono certissima e fiduciosa che le vite di tutti i cinesi saranno assai migliorate nei prossimi cinque anni. Penso che ciò porrà il mondo su un cammino stabile verso la pace”.

Consigliere di Trump: rischio crac dei derivati, urge la legge Glass-Steagall

Parlando ad un gruppo di consulenti bancari ai margini degli incontri annuali del Fondo Monetario a Washington, Gary Cohn (nella foto), consulente economico del Presidente Trump, ha messo in guardia dal pericolo di un crollo del mercato dei derivati e di alcune megabanche, stando al Financial Times. Cohn ha confermato quanto afferma un recente rapporto del Ministero del Tesoro americano, ovvero che i centri di compensazione (clearing houses) che dovrebbero ridurre il rischio della controparte per centinaia di migliaia di miliardi di scommesse in derivati sono in realtà a rischio sistemico anche loro.

Stando al Financial Times, Cohn ha sottolineato che “il sistema di regolamentazione post-crisi sta promuovendo una crescente complessità e crescita delle imprese finanziarie, ignorando la lezione del crac.” Ha sottolineato che le norme adottate dopo il crac del 2008, inclusa la legge Dodd-Frank negli Stati Uniti, che avrebbero dovuto eliminare il rischio di un fallimento della megabanche, in realtà hanno “condotto al consolidamento di più attività da parte di pochi gruppi”. Ha definito questi gli “effetti perversi”, inclusa l’incapacità di nuove banche di entrare nel sistema.

In passato Cohn aveva proposto il ripristino della legge Glass-Steagall per ovviare a questo problema, ma in questa occasione si è limitato a chiedere l’eliminazione di alcuni provvedimenti del Tesoro su Wall Street, per consentire anche alle piccole banche di farsi avanti.

Videoconferenza di Helga Zepp-LaRouche

Come ogni giovedì, Helga Zepp-LaRouche, presidente dello Schiller Institute, tiene una videoconferenza in lingua inglese alle ore 18 che si può seguire in diretta sul sito newparadigm.schillerinstitute.com. Ecco l’invito di questa settimana in lingua inglese.

“MOST PEOPLE ARE STILL UNAWARE THAT WE ARE AT THE CROSSROADS OF HUMAN HISTORY” — Helga Zepp LaRouche.

With President Trump’s potentially historic trip to Asia, which will include meetings with Chinese President Xi Jinping, less than three weeks away, a desperate effort has been launched by the British imperial oligarchy and their neocon puppets, to disrupt the trip, using their old tricks of war, terror, and aggressive disinformation.

But make no mistake, they are acting out of desperation. Their attack dog, Special Counsel Robert Mueller, who is running the fraudulent “Russiagate” prosecution to remove Trump, is under heavy fire, as the Executive Intelligence Review’s dossier on his criminal history — including his role in the persecution of Lyndon LaRouche — is being circulated widely. This week, nineteen Congressmen called for public hearings on Mueller’s activities. And there is growing awareness of an inevitable blowout of the debt bubble-dominated financial system, unless there is a rapid implementation of Lyndon LaRouche’s Four Basic Laws.

The moment has arrived when this degenerate empire can be defeated.

Helga LaRouche was again prominently featured in the Chinese press this week, in a People’s Daily video interview on how China’s Belt and Road Initiative is changing history.

Join Mrs. LaRouche on Thursday, as she presents the full global strategic picture, in her weekly webcast.

Crolla il sistema finanziario? La Cina c’entra poco

Nel decennio trascorso dal Grande Salvataggio Bancario del 2008, il nostro sito è stato tra i pochissimi ad insistere sul fatto che il collasso dal sistema finanziario globale fosse solo stato rinviato, e che l’unica soluzione è la netta separazione tra banche d’affari e banche commerciali con la legge Glass-Steagall (nella foto, il LaRouchePAC manifesta in questo senso al Congresso). Ora, improvvisamente, tutti gridano al pericolo di collasso imminente del sistema, ma non offrono una soluzione.

Peggio, gli stessi personaggi e le stesse istituzioni responsabili della politica che ha perpetrato la bancarotta del sistema sostengono che un potenziale detonatore del collasso sia il debito combinato del settore non finanziario, pubblico e privato, in Cina. Quest’idea è stata alimentata, tra gli altri, dal rapporto China Economic Outlook del FMI lo scorso agosto. L’FMI sostiene che il debito del settore non finanziario della Cina balzerà dal 235% nel 2015 al 290% del PIL nel 2022.

Ma il debito cinese, in gran parte di natura commerciale – cioè riflettente investimenti nell’economia reale – non può essere paragonato a quello, impagabile, del sistema finanziario occidentale. Certo, le bolle finanziarie esistono anche in Cina (per esempio sul mercato azionario), ma grazie al regime di separazione bancaria l’economia cinese è protetta da un collasso della parte speculativa. Due studiosi cinesi, Li Shigang e Cao Yujin della Accademia di Ricerca Macroeconomica di Pechino, hanno confutato le argomentazioni del FMI in un articolo sul Global Times l’11 ottobre (vedi http://www.globaltimes.cn/content/1069831.shtml). Dopo aver sottolineato che il debito cinese in realtà sta diminuendo, essi scrivono che “a differenza di altri Paesi, la Cina detiene una quantità di attivi di grande qualità in aree come le infrastrutture, e ha flussi di cassa stabili che possono fare da cuscinetto nei confronti del debito. Sia le imprese di stato che le amministrazioni locali hanno attivi che o producono utili o possono essere facilmente monetizzati. Secondo l’Accademia Cinese delle Scienze Sociali, i titoli sovrani detenuti dal Paese valevano oltre centomila miliardi di yuan (oltre 15 mila miliardi di dollari) nel 2015, e gli attivi netti dei dicasteri governativi erano stimati oltre i ventimila miliardi di yuan. Questo indica che il governo cinese ha attivi netti a sufficienza per sostenere l’alto fardello del debito”.

I due studiosi cinesi rilanciano quindi la palla in campo avversario. Il Quantitative Easing applicato nelle principali economie sviluppate è la maggior fonte di instabilità del sistema, e citano i dati dell’Institute of International Finance che mostrano che “il debito globale ha toccato un nuovo record di 217 mila miliardi di dollari, ovvero il 327% del PIL, alla fine del 2016”.

Il viaggio in Asia di Trump riveste grande importanza strategica

Nelle scorse settimane si sono moltiplicati gli allarmi sull’imminenza di un nuovo collasso del sistema finanziario transatlantico, formulati dal FMI, dalla Banca per i Regolamenti Internazionali, dalla Deutsche Bank, ecc. Questo, mentre cresce l’interesse per l’Iniziativa Belt and Road della Cina (BRI) , basata su un approccio diverso, quello dello sviluppo dell’economia fisica e non di quella finanziaria. Questo è stato un tema discusso al vertice annuale della Banca Mondiale e del FMI la scorsa settimana a Washington. Il presidente della Banca Mondiale Jim Yong Kim si è espresso molto favorevolmente nei confronti della BRI, affermando di voler collaborare con “ogni singolo Paese” coinvolto. La cooperazione con la Banca Asiatica per gli Investimenti Infrastrutturali (BAII/AIIB), ha aggiunto, sta funzionando bene. La cosa è stata confermata da Jin Liquin, il capo della BAII.

Un fattore strategico chiave in questa dinamica sarà il viaggio di Donald Trump in Asia, che inizierà il 3 novembre con una visita di stato in Cina, dove, oltre ai dirigenti cinesi, incontrerà anche altri leader ai vertici dell’APEC e dell’ASEAN, tra cui forse Vladimir Putin. Se Trump decidesse di aderire a pieno titolo alla BRI, questo sarebbe un game-changer internazionale. Esso non solo aprirebbe la porta agli investimenti cinesi nelle decrepite infrastrutture americane, ma getterebbe anche le basi per risolvere numerosi conflitti in corso, improntando la cooperazione su fermi capisaldi reciprocamente vantaggiosi e costruendo un nuovo modello di relazioni internazionali.

C’è da aspettarsi quindi un’escalation degli attacchi a Trump dal fronte “golpista” interno, che teme la fine dell’era della geopolitica. Anche se il livello di “fake news” e di vere e proprie menzogne su Trump e sulla sua Presidenza propagate dai media ha raggiunto tali enormi proporzioni che è difficile immaginare che cos’altro si possa tirare fuori.

Il segretario di Stato Rex Tillerson (nella foto, con Xi Jinping) ha affrontato questo tema in due interviste concesse alla CNN e alla CBS il 15 ottobre, in cui ha smentito decisamente le voci sulle presunte differenze di opinioni tra lui e il Presidente. Su coloro che sostengono che avrebbe definito Trump “un deficiente” ha detto: “Questi sono i giochi di Washington, i giochi distruttivi di questa città. E io sono alquanto sorpreso che voi dedichiate tanto tempo su di essi, quando ci sono tanti temi nel mondo”. Sulle relazioni con la Cina, Tillerson ha detto: “Ci sono dei canali molto, molto buoni con i cinesi. Il Presidente ha un ottimo rapporto con il Presidente Xi. Io ho un ottimo rapporto con il Consigliere di Stato [Yang Jiechi]”.

Sullo stile personale di Trump, il capo della diplomazia americana ha fatto notare che “il Presidente è una persona molto poco convenzionale, come sappiamo, in quanto alle maniere con le quali comunica; come egli ama creare eventi che costringono all’azione. E così, egli spesso fa dei passi per smuovere le acque quando pensa che le cose non si muovano”.

Questi temi saranno al centro della conferenza internazionale dello Schiller Institute che si terrà il 25-26 novembre nei pressi di Francoforte.

Un altro economista comportamentista ottiene il premio Nobel

Lyndon LaRouche sosteneva tempo fa che i vincitori del Premio Nobel per l’Economia sono gli unici al mondo ad avere il privilegio di ottenere una certificazione della propria idiozia. Richard Thaler è uno di questi. Autore nel 2008 assieme a Cass Sustein del libro “Nudge: la spinta gentile” (più fedelmente “La gomitata: migliorare le decisioni in tema di salute, sanità e felicità” – è “gomitata” la traduzione letterale di nudge, espressione che Wikipedia così presenta: “è un concetto che, nel campo dell’economia comportamentale e della filosofia politica, sostiene che rinforzi positivi e suggerimenti o aiuti indiretti possano influire sulla motivazione e gli incentivi che fanno parte del processo di decisione di gruppi e individui, almeno con la stessa efficacia di istruzioni dirette, legislazione o adempimento forzato”).

Il libro è assolutamente privo di significato e forse proprio per questo è stato dichiarato “libro dell’anno” dall’Economist e dal Financial Times, oltre che essere ripubblicato a puntate dal Frankfurter Allgemeine Zeitung e altri quotidiani autorevoli.

Sustein è stato promosso da Obama amministratore dell’Ufficio di Informazione e Affari Normativi ed è sposato con quella svitata di Samantha Power, ambasciatrice di Obama presso le Nazioni Unite.

Dal punto di vista del pensiero economico di LaRouche soggetti come Thaler non dovrebbero nemmeno essere considerati economisti, ed il suo libro sulla “persuasione” della gente a seguire il Grande Fratello è solo un’opera di malvagia psicologia, certamente non di economia.

Nel 2010 Il Regno Unito ha istituito una “Nudge Unit” (il cui nome ufficiale è Behavioural Insights Team – BIT) presso il Gabinetto del Primo Ministro, assoldando Thaler quale consulente.

Nel 2015 Obama ha emesso un ordine esecutivo dal titolo “Usare i suggerimenti della scienza comportamentale per meglio servire il popolo americano”. Con questo ordine ha incoraggiato i suoi ministeri e gli enti federali a “identificare politiche, programmi e operazioni nelle quali applicare i suggerimenti delle scienze comportamentali in modo da ottenere miglioramenti sostanziali nella previdenza pubblica, nelle risultanze e nella valutazione costi-benefici dei programmi”.

All’epoca LaRouche rispose alla sparata russelliana di Obama con la sua celebre videoconferenza, nella quale paragonò Obama a Nerone.

Spagna: la secessione deve essere quella dall’Euro

La crescita del movimento indipendentista catalano è in gran parte conseguenza della politica di austerità imposta dall’Unione Europea e dalla BCE a seguito del crac finanziario del 2008 e dei salvataggi bancari. La disoccupazione supera il 20% (per i giovani il 50%) e molti lasciano il Paese in cerca di un lavoro.

Secondo la banca centrale spagnola, lo stato ha speso 54,3 miliardi per salvare le banche fallite, di cui solo 3,8 sono stati rimborsati e altri dieci si prevede rientrino nel futuro. Questo significa che i contribuenti hanno versato 40 miliardi per salvare le banche.

La Catalogna sta meglio di altre regioni della Spagna, ma la mancanza di una prospettiva e altre considerazioni politiche hanno alimentato lo scontento. La soluzione non sta in uno staterello indipendente.

Il 2 ottobre, all’indomani del referendum e della repressione brutale ordinata da Madrid, il Movimento di LaRouche in Spagna ha pubblicato una dichiarazione proponendo un paradigma diverso: “La vera secessione di cui si dovrebbe discutere in Spagna non è quella della Catalogna, che bene farebbe per solo i giochi geopolitici della City di Londra e di Wall Street, ma quella della Spagna dal sistema fallito e genocida dell’Unione Europea e della Troika, che è l’espressione europea del fallito sistema monetario le cui misure di austerità hanno lasciato milioni di spagnoli senza futuro. Una Spagna unita deve dichiarare la propria indipendenza, riappropriarsi della sovranità nazionale e unirsi alla Nuova Via della Seta”.

C’è un altro aspetto, meno ovvio, del proliferare di istanze separatiste in Europa, di cui ha parlato Karel Vereycken, ex portavoce elettorale di Jacques Cheminade, in un’intervista per Sputnik il 6 ottobre. Per gli irriducibili euristi nella tradizione di Leopold Kohr, un sodale di Winston Churchill, “i grandi stati nazionali europei devono essere frantumati in piccole entità di 5-8 milioni di abitanti, per far sì che la popolazione europea accetti un superstato sovrannazionale UE”, ha spiegato Vereycken. “Questo vale sia per la Catalogna sia per molte altre regioni, tra cui le Fiandre, la Scozia e la Lombardia”.

Questi piani esistono da decenni, ma ora diventano più o meno attuali a seconda delle circostanze. Per quanto riguarda la Spagna, non trascuriamo il fatto che il governo ha recentemente espresso l’intenzione di partecipare alla Belt and Road Initiative cinese, il che potrebbe costituire un casus belli per l’UE.

Intervento radiofonico su Radio Rai 1

Donald Trump userà la bomba del debito contro Wall Street?

Quando il Presidente Trump ha proposto, dopo la sua visita a Portorico devastato dall’uragano, che il debito dell’isola venga “spazzato via”, Wall Street è immediatamente andata in panico. I soliti sospetti dei media da “Fake News” hanno cominciato a diffondere la linea che a) non può farlo, b) non sa di cosa parla, e c) i membri del suo governo non sono al corrente dei suoi commenti. Ma anche se i media sbuffano, resta il fatto che il debito di Portorico è impagabile! Trump ha ragione, va cancellato.

L’economia di Portorico è in uno stadio avanzato di collasso, e la soluzione dell’amministrazione Obama, la legge PROMESA, corrisponde ad un commissariamento per imporre austerità nel futile tentativo di far pagare il debito, tentativo che ha accelerato invece il collasso. Tuttavia, i media americani sono troppo impegnati a dare la colpa a Trump delle difficoltà negli aiuti alle vittime dell’uragano per ricordare che la situazione dell’isola è deteriorata sotto Bush e Obama. Nel 2014 il debito di Portorico è stato declassato a un livello inferiore a investment grade. Nell’agosto 2015, Portorico fece default su 58 milioni di dollari di titoli. Sotto il regime di austerità previsto dalla legge PROMESA, il tasso di povertà è schizzato al 45%, è stata ridotta al minimo l’assistenza sanitaria per i poveri, ed anche le pensioni, e il debito è aumentato fino a oltre 74 miliardi di dollari.

Quando le infrastrutture inadeguate e sotto finanziate che esistevano sono state distrutte dagli uragani, Trump ha chiesto che vengano investiti fondi federali per migliorare l’infrastrutture dell’isola. Inoltre, ha dichiarato al corrispondente di Fox News Geraldo Riveria: “Devono un sacco di soldi ai vostri amici a Wall Street e dovremo spazzarli via. Dovranno dire addio a quei soldi, non so se sia Goldman Sachs, ma chiunque sia dovrà dire addio a quei soldi.”

Wall Street è andata in paranoia, e alla fine di quel giorno i titoli di Portorico erano crollati al minimo storico, 33 centesimi al dollaro. Ma la reazioni dei finanzieri non è stata tanto sui 74 miliardi di dollari del debito di Portorico citato da Trump, bensì sul principio: e se Trump facesse davvero sul serio quando dice niente più salvataggi delle banche d’affari e degli hedge funds, con la loro esposizione, che oggi è superiore a quella della crisi del 2008, incluse centinaia di migliaia di miliardi di derivati sui loro libri contabili?

Un numero crescente di economisti, inclusi alcuni del FMI e della BRI, sono giunti alla stessa conclusione dell’economista americano Lyndon LaRouche, che questo debito non verrà mai ripagato, è una bomba nucleare che può far saltare tutto il sistema finanziario, molto peggio di quanto accadde nove anni fa. La dichiarazione di Trump sullo spazzare via il debito di Portorico fa eco alla proposta fatta da LaRouche nel 1982, quando consigliò all’allora Presidente del Messico José Lopez Portillo di usare la “bomba del debito”, ovvero adottare una moratoria del debito, per porre fine al sistema di saccheggio imperiale che stava distruggendo le nazioni e uccidendo le persone. Ecco il perché del panico a Wall Street.

Video conferenza di Helga Zepp-LaRouche sullo spirito della Nuova Via della Seta

Giovedì 12 ottobre, alle ore 18 (ora italiana) Helga Zepp-LaRouche, presidente dello Schiller Institute, terrà una videoconferenza su “sostituire la geopolitica dell’impero britannico con la Nuova Via della Seta”. E’ possibile collegarsi in diretta sul sito www.newparadigm.schillerinstitute.com.

La videoconferenza sarà in lingua inglese. Ecco l’invito in inglese:

REPLACE THE BRITISH EMPIRE’S GEOPOLITICS WITH THE NEW SILK ROAD: HELGA ZEPP LAROUCHE WEBCAST, THURSDAY, OCTOBER 12, NOON EDT

Last week, the Schiller Institute inaugurated a weekly webcast, to bring to the attention of citizens throughout the world the incredible new dynamic which has been unleashed around China’s Belt-and-Road Initiative (BRI). The BRI is defining a New Paradigm for mankind, which means an end to geopolitics, with its endless wars, its bailouts and bail-ins of bankrupt financial institutions, and its demands for deadly austerity against the vast majority of people. This dynamic, which Mrs. LaRouche characterized as the “Spirit of the Silk Road” represents an opportunity for mankind to achieve a new era of peace, through development.

In less than a month, President Trump will travel to Asia, with visits to China, Japan, South Korea, Vietnam, and the Philippines. His meeting with President Xi Jinping has the potential to be world historic, building on the positive rapport between the two from their initial meeting in April in Mar-e-Lago.

The forces of the neocon transatlantic oligarchy are engaged in a desperate deployment to prevent this relationship from developing into full collaboration. That is what is behind the “Get Trump” operation and why it must not be allowed to succeed.

For the US and European nations to join the New Silk Road is the only way to escape a new financial crash, which even outgoing German finance minister Wolfgang Schaeuble is warning about.

Join Helga Zepp LaRouche and the Schiller Institute this Thursday, for a full strategic update as this dynamic is unfolding.

Quo vadis Europa?

I recenti sviluppi sottolineano le due dinamiche fondamentalmente opposte che stanno evolvendo nel mondo in questo momento. L’approccio geopolitico degli ultimi decenni negli Stati Uniti e in Europa si sta rivelando fallimentare e sempre più manifestamente contrario al bene comune. La rivolta contro questo paradigma è risultata evidente nel voto sulla Brexit, nella sconfitta di Hillary Clinton alle elezioni presidenziali americane e nella vittoria del candidato anti-establishment Donald Trump, seguita dal referendum in Italia, nel quale vins il “No” ai cambiamenti della Costituzione che avrebbero dato più poteri all’Unione Europea. Questa tendenza è stata confermato dalle elezioni politiche in Germania lo scorso 24 settembre, con la sconfitta storica dei due partiti principali (CDU-CSU ed SPD) e l’ascesa allarmante del partito Alternative für Deutschland (AfD). Non sorprende che l’AfD sia particolarmente forte negli stati orientali della Germania, colpiti da profonde ingiustizie sociali dopo la riunificazione, nel nome del liberismo. Il referendum sull’indipendenza della Catalogna in Spagna è un’altra espressione del fallimento della politica dell’UE e della BCE.

In tutti questi casi, cresce il divario tra ricchi e poveri e la popolazione non si sente più rappresentata e difesa dalla propria classe politica. L’imminente crac del sistema finanziario transatlantico e le rinnovate proposte di schemi di bail-out (salvataggio) e bail-in (prelievo forzoso), con cui saranno i risparmiatori a pagare il conto della speculazione finanziaria, aumenta la rabbia popolare. L’altra dinamica, quella benefica, è determinata dalla proeizione esterna del miracolo economico realizzato dalla Cina negli ultimi decenni, forse il più grande nella storia. Pechino ha invitato tutti i Paesi ad aderire alla sua Iniziativa Belt and Road, che ha già consentito un’esplosione di sviluppo economico.

Per i cosiddetti Paesi del terzo mondo, la differenza fondamentale dal modello monetaristico transatlantico è che oggi, per la prima volta, essi hanno accesso al credito per sviluppare la propria economia. La Cina ha creato la Banca Asiatica per gli Investimenti nelle Infrastrutture (che annovera ora ottanta membri), il Fondo per la Nuova Via della Seta e il Fondo per la Nuova Via della Seta Marittima, mentre i BRICS hanno creato la Nuova Banca per lo Sviluppo. In questo contesto, il credito verrà elargito per progetti concreti di sviluppo in Asia, Africa, America Latina e via dicendo. Ciò ha generato uno spirito completamente nuovo, come ha sottolineato Helga Zepp-LaRouche. Questi Paesi cominciano a nutrire la speranza, per la prima volta da decenni, di superare il sottosviluppo e la povertà.

In novembre, Donald Trump visiterà la Cina e incontrerà altri leader asiatici durante i vertici che si terranno in Asia. La questione centrale sarà la scelta della dinamica da parte degli Stati Uniti. Trump ha indicato spesso l’intenzione di rompere con “la palude” di Washington e con gli interessi finanziari che la alimentano, noti anche come “Deep State”. Resta da vedere se avrà la competenza e il sostegno popolare per farlo, ma il movimento di LaRouche è impegnato a mobilitarsi per raggiungere questo obiettivo.

Gorini a New York: giù le mani da Cristoforo Colombo!

Oggi, lunedì 9 ottobre, si celebra in tutti gli Stati Uniti Columbus Day, una festa nazionale per ricordare Cristoforo Colombo e i suoi viaggi di scoperta. A New York c’è la tradizionale parata della comunità italo-americana. Ma quest’anno, per la prima volta dai tempi del Ku Klux Klan, che odiava Colombo, Antifa ed altri gruppi di vandali hanno annunciato che decapiteranno altre statue di Colombo a New York e in tutta l’America, come hanno già fatto in alcune città. Il LaRouchePAC ha indetto sabato 7 ottobre un “town hall meeting” in difesa di Cristoforo Colombo e del “principio di scoperta scientifica” che rappresenta, e la principale relatrice all’incontro, tramite videoconferenza, era Liliana Gorini, presidente di MoviSol (nella foto, con Lyndon LaRouche).

Gorini ha esordito facendo ascoltare una famosa aria del Simon Boccanegra di Giuseppe Verdi, basata su una lettera di Francesco Petrarca ai dogi di Genova e Venezia, e magistralmente eseguita dal famoso baritono Piero Cappuccilli, amico dello Schiller Institute e della sua campagna per il La verdiano. L’aria esprime in modo poetico il grande progetto di navigazione di Colombo, verso le Indie, la Cina ed anche l’America, che rappresenta un precursore della cooperazione per la Nuova Via della Seta per cui si batte il movimento di LaRouche.

Come dice Simon Boccanegra: “Mentre v’invita estatico il regno ampio dei mari, voi nei fraterni lari vi lacerate il cor. Piango su voi, sul placido raggio del vostro clivo, là dove invan germoglia il ramo dell’ulivo. Piango sulla mendace festa dei vostri fior, e vò gridando: pace, e vò gridando: amor!”.

“Petrarca, Toscanelli, Colombo e Verdi erano quindi a favore della via della seta marittima, come lo siamo noi oggi” ha commentato Gorini. “E come LaRouche dice spesso, se le nostre azioni influiscono sul presente, sul futuro ed anche sul passato, la campagna della signora LaRouche per la Nuova Via della Seta è un modo per completare il grande progetto del Rinascimento e di Toscanelli, Cusano e Colombo”.

“E’ per questo che attaccano Colombo. Non per difendere gli indigeni. Ad una conferenza dello Schiller Institute in Vaticano, nel 1992, la signora LaRouche dimostrò che in realtà i viaggi di scoperta di Colombo, lungi dallo sterminare la popolazione indigena, contribuirono ad aumentare la densità demografica, ad esempio in Messico, come testimoniò Alexander von Humboldt nel XIX secolo, grazie alla tecnologia portata con la colonizzazione spagnola”.

“L’attacco a Colombo è dunque un attacco al Rinascimento italiano, e come ho scritto nella lettera aperta al Presidente Trump, in difesa di Colombo, c’è da chiedersi, chi sarà il prossimo? Chiederanno di abbattere la statua di Leonardo da Vinci di fronte alla Scala a Milano, perchè l’oligarchia britannica da sempre odia il Rinascimento, Leonardo e il belcanto, di cui è stato fondatore, col suo trattato De Vocie, tanto che fecero a pezzi quel trattato nel Codex Atlanticus?”

Rispondendo a molte domande dal pubblico, la signora Gorini ha ricordato anche la campagna di MoviSol per il ripristino della legge Glass-Steagall, sfociata in 8 disegni di legge al Parlamento italiano ed in una lettera a Trump che chiede il suo ripristino sottoscritta finora da 124 parlamentari, consiglieri regionali e dalla presidente di MoviSol. Ecco di seguito la videoregistrazione dell’incontro di New York:

Il governo francese e l’UE costretti ad accettare il progetto del Canale Senna-Nordeuropa

Il 3 ottobre il governo di Parigi ha raggiunto un accordo per il finanziamento di uno dei più importanti progetti infrastrutturali della storia europea: un canale navigabile di collegamento tra la regione parigina e la rete di canali dell’Europa Settentrionale.

Un po’ di storia

“Renderò il porto di Anversa un pistola puntata al cuore dell’Inghilterra”, disse il grande scienziato e genio militare, rivoluzionario e repubblicano, Lazare Carnot duecento anni fa, a proposito della costruzione di una via d’acqua interna che collegasse il bacino della Senna a quello della Schelde, in un momento in cui Anversa era parte dell’Impero Francese.

Nel corso del tempo sono stati redatti numerosi piani. Quello che viene preso in considerazione ora è rimasto nel cassetto per trentacinque anni. Ha il il nome di Canale Senna-Nordeuropa (CSNE) e richiederà un investimento di 4,7 miliardi Euro. Si articola in tre componenti principali:

1) ammodernamento di tutte le infrastrutture lungo i fiumi Senna e Oise (/waz/), in particolare tra Le Havre e Conflans Sainte Honorine;

2) scavo di un nuovo canale largo 54 metri e lungo 104 km tra Compiègne e Cambrai;

3) ammodernamento massiccio del canale che collega Dunkerque e Lille, e, in Belgio, dei canali navigabili interni (questo, per la verità, già in corso).

Ben sapendo che le autostrade tra la Francia e il Belgio, i Paesi Bassi e la Germania sono sature di camion, i Paesi contraenti questo accordo vogliono spostare sull’acqua e sul ferro parte del traffico mercantile.

Questo canale è stato oggetto della campagna presidenziale di Jacques Cheminade (nella foto), il quale indicò l’urgenza di intervenire in particolare nella zona settentrionale del bacino della Senna ed a Le Havre. Cheminade ha proposto un “nuovo piano Freyssinet” di trasporti intermodali per rilanciare i porti francesi come quello di Le Havre tramite un ammodernamento di massa delle vie interne ferrate e d’acqua.

Se l’opera non verrà sabotata, creerà immediatamente 15.000 posti di lavoro e le strutture di connessione del canale alle ferrovie, alle strade e agli aeroporti genereranno altri 50.000 posti di lavoro.

Quando Macron è stato eletto presidente, il governo ha annunciato che a causa della ristrettezze di bilancio avrebbe messo “in pausa” il finanziamento dei principali programmi infrastrutturali. La “pausa” ha destato malumori presso i sindaci e i rappresentanti politici presso le amministrazioni locali. Per finanziare il progetto le amministrazioni regionali direttamente coinvolte avevano già destinato 1 miliardo di Euro. Per il resto, la Commissione dell’UE aveva approvato la copertura del 40% della spesa (1,8 miliardi), poiché il canale viene visto come “ecologico”. Un altro miliardo sarebbe provenuto dallo Stato, mentre i restanti 776 milioni avrebbero dovuto essere prestati. Tuttavia, poiché in queste circostanze, nessuna banca è disposta a finanziare e la Francia di Macron vuole attenersi ai criterii di Maastricht, il piano era stato sospeso. Per lo sblocco della situazione è stato determinante il malcontento espresso dai politici locali infine in forma di disordini (la loro rielezione dipenderà fortemente dall’avvio di queste opere in regioni che cinquant’anni fa erano floride grazie alla lavorazione dell’acciaio, del carbone e dei tessuti).

Il “compromesso” raggiunto martedì fa uso di una contabilità “creativa”. La società creata allo scopo verrà registrata come ente “regionale”. Le regioni finanzieranno nel corso dei prossimi due anni i costi di avvio, per essere in seguito rimborsate dallo Stato francese, il quale imporrà a livello locale un’imposta di valore nazionale. Le regioni si sono impegnate anche a garantire il prestito.

Poiché saranno le regioni e non lo Stato in sé a risultare in debito, il cosiddetto deficit dell Francia rimarrà entro i limiti di Maastricht. Nell’attuale sistema malsano soltanto i trucchi “creativi” permettono la razionalità nelle politiche infrastrutturali: piuttosto che avere un ordinario finanziamento statale delle regioni, sono le regioni a finanziare un programma gigantesco che avrà un impatto sia nazionale sia globale. Per la Nuova Via della Seta questa è una buona novella. Altrettanto non si può dire dal punto di vista della resurrezione del modello hamiltoniano di credito ed esercizio bancario.

Il vero referendum per la Spagna dovrebbe essere sull’adesione alla Nuova Via della Seta

Dichiarazione del Movimiento LaRouche España, 2 ottobre 2017

Dieci anni fa, imbottito di derivati finanziari e altri titoli tossici, privi di qualunque valore intrinseco, il sistema finanziario mondiale fece un tonfo, trascinando con sé l’economia fisica del mondo. Le misure di austerità e l’emissione di moneta fiat in tutta la regione finanziaria transatlantica da parte delle banche centrali con l’avallo del FMI hanno lasciato le nazioni e le società di tale regione senza un futuro. La Spagna, assieme ad altre nazioni europee, è stata una tra le tante vittime dello tsunami di disintegrazione fisico-economica, i cui riflessi sono evidenti negli alti tassi di disoccupazione giovanile e di povertà generale, oltreché nel brusco calo degli stipendi. Tutto ciò è piaciuto al Fondo Monetario Internazionale, alla Commissione Europea e alla Banca Centrale Europea: il diktat della Troika è stato eseguito.

Quattro anni fa, tuttavia, un barlume di speranza è giunto dall’Oriente, in particolare da Astana, capitale del Kazakistan, laddove il Presidente cinese Xi Jinping annunciò la creazione di una cintura economica in grado di collegare le nazioni dell’Asia: inizialmente chiamata Nuova Via della Seta, fu da lui ribattezzata, estendendone la concezione, in ‘Una Cintura, Una Via’ (Belt and Road Initiative). Questo gigantesco progetto di rinascita industriale e di sviluppo di nuove infrastrutture intercontinentali, espressione delle più avanzate tecnologie, si fonda sul principio umanistico del mutuo sviluppo tra gli Stati nazionali sovrani, ovvero sulla forma agapica dell’amore per gli altri, il principio di armonizzazione condiviso dal Confucianesimo e dal Cristianesimo in dialogo con la tradizione platonica. Tale nuova architettura dei rapporti internazionali, con l’iniziativa cinese quale pietra d’angolo, è ispirata da una campagna internazionale condotta da oltre 25 anni dallo statista Lyndon LaRouche e da sua moglie, Helga Zepp-LaRouche, per la creazione di una Ponte Terrestre Mondiale capace di dar vita ad una serie di corridoi infrastrutturali di sviluppo economico e di integrazione di tutti i popoli del pianeta, e di migliorarne le condizioni di vita sconfiggendo la povertà. Questo obiettivo è incluso nel piano nazionale cinese, che a oggi ha sottratto 700 milioni di persone alla povertà e mira a sradicare questa piaga entro il 2020.

Ma torniamo alla Spagna. Quale ruolo può assumere in questo progetto? Nei suoi momenti storici migliori la Spagna funse da ponte per diffondere le idee umanistiche presso differenti civiltà. Durante il Medioevo fu una culla di progresso scientifico, tecnologico e culturale, producendo pensatori come Raimondo Lullo, Alfonso X il Saggio, Al-Farabi, tutti promotori platonici dell’immagine dell’Uomo come essere creativo in azione nell’universo fisico. Lullo e Alfonso X tradussero opere platoniche dall’arabo, dal latino e da lingue volgari come il castigliano e il catalano, e ispirarono direttamente persone che contribuirono al Rinascimento dell’Europa: parliamo di Dante Alighieri e Niccolò Cusano. Nel corso della storia influenzarono personalità come Gottfried W. Leibniz, il fondatore della scienza dell’economia fisica.

Verso la fine del Quattrocento la Spagna favorì il compimento delle ultime volontà di Niccolò Cusano (1401-1464): la creazione di uno stato nazionale repubblicano lontano dalla corruzione oligarchica dell’Europa, capace di favorire la potenza creativa dell’Uomo e sottrarre l’umanità all’epoca buia durata oltre un secolo. Partecipe di tale progetto, la Spagna aprì la strada alla scoperta delle Americhe. Contribuì anche alla creazione della repubblica americana, le cui Dichiarazione di Indipendenza e Costituzione Federale sono fondate sui principii rinascimentali elaborati da Cusano e, più tardi, Leibniz.

Nei suoi momenti storici di grandezza, come attesta l’eredità della Scuola di Traduzione di Toledo, la Spagna è sempre stata un ponte di unificazione delle differenti culture, come fu la terra nella quale poté prosperare, anche se per poco tempo, il vero ecumenismo tra le tre grandi religioni monoteistiche.

Oggi, nel XXI secolo, la Spagna può assumere ancora una volta il ruolo di ponte tra Asia, Africa e Americhe. Quest’anno il governo spagnolo ha compiuto i primi passi in favore dell’adesione al paradigma che la Cina offre, tramite la Nuova Via della Seta.

Il dibattito nazionale spagnolo dovrebbe essere su una secessione ben differente da quella catalana, che è utile soltanto al Grande Gioco geopolitico della City di Londra e di Wall Street: la Spagna intera dovrebbe separarsi dal sistema genocida e in bancarotta dell’Unione Europea, quello della Troika, che è espressione in Europa del sistema monetario fallito e fondato su misure di austerità, che ha già colpito milioni di giovani spagnoli, privandoli del futuro. È una Spagna unita a dover dichiarare la propria indipendenza e a reclamare la propria sovranità nazionale, e finalmente a entrare nella Nuova Via della Seta.

Il momento è gravido.

Spagnoli, non lasciatevi spazzar via dal pessimismo indotto dall’Impero Britannico, l’ideatore dell’attuale sistema finanziario in bancarotta. Lasciatevi ispirare da Lullo, da Alfonso X, da Carlo III, da Bernardo Ward, da Al-Farabi, da Goya, da Campones e, naturalmente, da Miguel de Cervantes Saavedra. Abbiamo eccellenti pensatori che hanno dimostrato che la Spagna può contribuire all’elevazione dell’umanità al proprio potenziale creativo.

Spagnoli, dichiariamo uniti nella nostra indipendenza, quale stato nazionale sovrano, dall’austerità imposta dall’Unione Europea e entriamo nella Nuova Via della Seta per rilanciare l’economia fisica della Spagna e offrire al popolo spagnolo tutto, e in particolare alla sua gioventù, uno scopo, la creazione di un futuro migliore tramite occupazioni più qualificate e produttive capaci di innalzare la produttività economica pro capite e per chilometro quadrato.

Nel corso della storia abbiamo costruito ponti culturali, abbiamo promosso l’integrazione delle civiltà portando in primo piano il meglio di tutte. È il momento di compiere i giusti passi e di tornare a essere quel ponte che è la nostra più genuina identità.

Un intervento a caldo su Radio Rai 1

Video conferenza di Helga Zepp-LaRouche sullo “spirito della Nuova Via della Seta”

Giovedì 5 ottobre, alle ore 18 ora italiana (12 ora americana) si terrà la prima di una serie di “webcast”, o videoconferenze internazionali, di Helga Zepp-LaRouche, presidente dello Schiller Institute e moglie dell’economista americano Lyndon LaRouche, sullo “spirito della Nuova Via della Seta”. La videoconferenza sarà in inglese, è possibile seguirla collegandosi al sito www.newparadigm.schillerinstitute.com ed è stata annunciata col seguente comunicato:

SCHILLER INSTITUTE ANNOUNCES WEEKLY INTERNATIONAL WEBCAST TO SPREAD THE “NEW SILK ROAD SPIRIT”

On Thursday, October 5, at Noon EDT, Helga Zepp LaRouche, the Founder and Chairwoman of the Schiller Institute, will inaugurate a weekly English-language webcast, to spread what she calls the “New Silk Road Spirit” to the world. Mrs. LaRouche is one of the most prominent intellectual authors of the concept “The New Silk Road becomes the World Landbridge”. Since Chinese President Xi Jinping put the New Silk Road, the Belt and Road Initiative, as it is now called on the agenda four years ago, it is lifting tens of millions out of poverty, and puts an alternative to the dangerous idea of geopolitical division of the world. Known internationally as “the Silk Road Lady,” Mrs. LaRouche is often featured in the Chinese press for analysis on the BRI, and the global strategic situation.

Each week, Mrs. LaRouche will provide a concise update of strategic developments, and a strategy for establishing a new paradigm in international affairs, shedding light on the forces behind the “Maidan”- coup against President Trump, who is targeted, because he has promised to bring the relationship between the US on the one side, and Russia and China on the other, on a good basis. Despite the effort of the transatlantic mainstream media to keep the lid on the issue, if the populations of the US and Europe were adequately informed about the enormous progress of the Belt and Road Initiative, they would have a much more optimistic view of what the future can look like.

In speaking to an American audience last Saturday, Mrs. LaRouche said that to bring the United States into this New Paradigm, “you have to somehow develop a perspective which is not bound and not affected by your daily environment and your daily experience, but you have to inform your vision about something else: you have to have an idea where mankind should be in 100 years from now. You should have an idea of what are the physical laws of this Universe, and why our opponents are just poor, opinionated idiots who cannot succeed.

“I think if you take an international aspect as your reference point, you will be much better in a position to be an American patriot, because you are a world citizen first…and that is how I have been doing it — and that works, I can assure you.”

It is time for Americans and citizens of all nations to become world citizens, in order to be effective patriots! Organize your friends, neighbors and associates to participate in these weekly webcasts — your future, and that of your children and grandchildren depend on whether we can bring the U.S. into active engagement with this New Paradigm.

THURSDAY, OCTOBER 5

Noon EDT

newparadigm.schillerinstitute.com

L’inquirente speciale Mueller e il caso LaRouche

Per tutti coloro che vogliano comprendere che cosa si nasconde dietro all’operazione di cambio di regime negli Stati Uniti con il Russiagate, è consigliabile la lettura del dossier su Robert Mueller pubblicato il 29 settembre dall’EIR (Executive Intelligence Review). La giornalista investigativa Barbara Boyd sfata il mito di Mueller come “incorruttibile” ed equo, rivelando invece che si tratta di un corrotto agente di quella struttura controllata dai servizi segreti britannici e americani nota col nome di “Deep State”.

L’articolo, dal titolo “Robert Mueller è un assassino legale amorale: porterà a compimento il suo lavoro se lo lascerete fare”, documenta la sua carriera fino al ruolo che svolge oggi come coordinatore dell’inchiesta contro il Presidente Donald Trump. La storia inizia nel 1982, quando Mueller entrò a far parte dello staff del procuratore anglofilo William Weld a Boston, nella prima fase degli attacchi contro l’economista americano Lyndon LaRouche, allora candidato alla Presidenza americana.

Il governo britannico aveva scritto una lettera all’FBI nell’agosto 1982, che è tuttora coperta dal segreto. Ma a giudicare dalla risposta del capo del counterintelligence dell’FBI James Nolan, datata 24 settembre 1982, e desecretata nel frattempo, i britannici mettevano in guardia l’FBI che Lyndon LaRouche agiva per conto dell’Unione Sovietica. Nolan scrisse: “Non ci sono prove dirette del fatto che i sovietici dirigano o finanzino LaRouche o la sua organizzazione. Tuttavia è del tutto plausibile che essi abbiano sviluppato o stiano sviluppando fonti [all’interno dell’organizzazione di LaRouche] che sono nella posizione di inserire punti di vista ispirati da loro” nella propria attività. Inoltre, Nolan sosteneva che tali fonti avrebbero potuto essere utilizzate per “promuovere obiettivi di politica estera sovietica”.

Nel 1984 il Procuratore Weld aprì un’indagine penale sui comitati della campagna presidenziale di LaRouche, e nel 1986 fu sostituito da Mueller. Quando quest’ultimo non riuscì a ottenere una condanna al processo di Boston, la causa fu spostata ad Alexandria, in Virginia, dove LaRouche fu condannato senza prove e mandato in carcere. L’accusa fu spalleggiata da un flusso continuo di diffamazioni e menzogne pubblicate dai media dominanti, spesso attribuite a “fonti anonime” o a fughe di notizie dalla Procura, e sostenute da un giudice federale che era pesantemente coinvolto in attività dei servizi segreti americani.

Qual era il reato per cui fu preso di mira LaRouche? I britannici erano particolarmente turbati, come dimostra l’allegato alla loro lettera, dal fatto che l’EIR aveva organizzato una conferenza per denunciare il ruolo dei servizi britannici nel finanziare il fondamentalismo islamico. Ma c’era anche il fatto che LaRouche era stato incaricato dal Presidente Reagan (nella foto, con LaRouche durante un dibattito elettorale nel New Hampshire), tramite il National Security Council, a negoziare con i sovietici la sua proposta per un sistema congiunto di difesa antimissile basato sull’applicazione di “nuovi principii della fisica”, con l’idea di condividere la ricerca scientifica su questo sistema e porre fine al pericolo di guerra nucleare. Se i sovietici avessero accettato questa proposta, sarebbe stata la fine del sistema geopolitico imperiale che controllava le azioni dei governi durante la guerre fredda.

Ma per gli ambienti finanziari e le élite che avevano imposto la geopolitica del “divide et impera” tra Est ed Ovest dopo la seconda guerra mondiale, e per i falchi guerrafondai e neoconservatori nella comunità di intelligence (ovvero il Deep State), le proposte di LaRouche, allora pienamente sostenute da Reagan, erano inaccettabili.

Quindi a Mueller fu dato il compito di liberarsi di LaRouche. Il resto del dossier di Barbara Boyd riguarda materiale più noto ai nostri lettori, come il ruolo di Mueller nell’insabbiare il ruolo dei sauditi negli attacchi dell’11 settembre alle torri gemelle, e il suo tentativo odierno di rovesciare la presidenza Trump.

I disastri “naturali” in America evidenziano la carenza di infrastrutture

Il 31 agosto il LaRouche Political Action Committee ha lanciato una mobilitazione nazionale, con una dichiarazione dal titolo “I disastri naturali sono originati da Wall Street”, nella quale sottolinea che l’America ha bisogno urgente di “azioni, e azioni subito” per costruire le nuove infrastrutture che avrebbero potuto impedire quei disastri.

Tre importanti aree metropolitane americane (New Orleans, New Yok e Houston) sono state devastate in poco meno di un decennio a causa della carenza di infrastrutture che erano state progettate decenni prima, ma non sono mai state costruite per via del controllo crescente di Wall Street sulla politica economica americana. E ora hanno colpito altri “disastri naturali”, il peggiore dei quali a Portorico, la cui infrastruttura energetica e il sistema di trasporti sono completamente distrutti.

Si comincia a parlare di una svolta paradigmatica. Alla Casa Bianca, fonti dichiarano che è in corso un’intensa discussione su “un programma per la costruzione di infrastrutture da trilioni di dollari” che è fermo da nove mesi. Il Presidente Trump stesso ha dichiarato alla National Association of Manufacturers il 29 settembre: “Non abbiamo mai visto una situazione come questa. Alla fine, il governo di Portorico dovrà lavorare con noi per stabilire come finanziare e organizzare questo massiccio sforzo di ricostruzione, che sarà il più grande mai avviato, e ciò che faremo con l’elevato debito che grava già sull’isola”.

Una fonte con due anni di esperienza nella campagna di Trump e con la Casa Bianca ha dichiarato all’EIR che Trump “si sta decisamente allontanando dal modello PPP (ovvero la Partnership Pubblico Privato che è fallita così spettacolarmente nell’ultimo periodo) e vorrebbe ricorrere al credito pubblico. Finora, ha aggiunto, la costruzione di infrastrutture è stata relegata a priorità bassa per la mancanza di un concetto di finanziamento. Fox Business News ha parlato del dibattito in corso in un articolo del 29 settembre dal titolo “L’enfasi posta da Trump sulle infrastrutture potrebbe mettere in un angolo Wall Street”.

L’urgenza di nuovi progetti infrastrutturali per aumentare la produttività e le difese da uragani, alluvioni e via dicendo, è arrivata anche a Capitol Hill, come hanno scoperto i rappresentanti dell’EIR che erano al Congresso la scorsa settimana. Tuttavia, per quanto ne sia evidente la necessità, non c’è ancora un’idea chiara di come finanziare nuovi progetti e nuove tecnologie.

Qui subentra l’Iniziativa Belt and Road lanciata dalla Cina, che richiederebbe un istituto di credito nazionale negli Stati Uniti. Quello che propone l’EIR è una banca nazionale hamiltoniana per le infrastrutture e le manifatture, grazie alla quale mille o duemila miliardi di dollari di debito in essere del Tesoro potrebbero essere consolidati dalla banca in capitale a lungo termine, e fornire la base per ingenti emissioni di credito per le urgenti nuove infrastrutture produttive e ad alta tecnologia.

Tale debito del Tesoro, trasformato in credito dalla banca nazionale, potrebbe coinvolgere anche investitori stranieri, quali la Cina e il Giappone, in quanto è facile confermare che questi Paesi sarebbero molto interessati alla banca proposta.

Conferenza stampa a New York del Comitato “Giù le mani da Colombo”

Il Presidente dell’Italy America Chamber of Commerce (IACC), Alberto Milani e il Presidente del Premio Eccellenza Italiana, George G. Lombardi, hanno emesso il seguente comunicato stampa del Comitato Giù le Mani da Colombo, che terrà una conferenza stampa giovedì 12 ottobre a New York.

“Come tutti sanno- riferisce il comunicato stampa – il Sindaco e altri funzionari del governo di New York hanno annunciato la possibilità di rimuovere la statua di Cristoforo Colombo a New York, così come il divieto della celebrazione del Columbus Day.

IACC e Premio Eccellenza Italiana hanno da allora istituito il comitato “Giù Le Mani da Colombo” che si prefigge l’obiettivo di farsi portavoce delle opinioni su questa importante materia e valutare i prossimi passi inerenti a questo tema.

La prima conferenza stampa coinvolgerà i media italiani e americani e sarà aperta esclusivamente ai colleghi di organizzazioni italiane a New York City. È nostra convinzione che l’unione delle nostre organizzazioni di fronte a questa causa significativa farà la differenza nel risultato finale della decisione della città.”

Movisol e lo Schiller Institute hanno aderito alla campagna in difesa delle statue di Cristoforo Colombo (nella foto, una statua a Syracuse) e delle celebrazioni del Columbus Day. Liliana Gorini, presidente di Movisol, ha pubblicato una lettera aperta al Presidente Trump esortandolo a difendere questo importante retaggio del Rinascimento italiano negli Stati Uniti, e verrà intervistata sabato 7 ottobre dal LaRouchePAC su questo tema (vedi articolo a fianco, che include la lettera a Trump).

Gorini intervistata da Radio Gamma 5 sulla campagna dello Schiller in difesa di Cristoforo Colombo

La scorsa settimana Liliana Gorini, presidente di MoviSol (nella foto, con Lyndon LaRouche), è stata intervistata da Marisa Sottovia a Radio Gamma 5 sulla campagna internazionale dello Schiller Institute in difesa di Cristoforo Colombo, sotto attacco negli Stati Uniti da gruppi di teppisti che decapitano o macchiano di vernice rossa le sue statue a New York, in California ed altri stati, e chiedono l’abolizione di Columbus Day, festa nazionale negli Stati Uniti per ricordare il fatto che il grande navigatore italiano scoprì l’America.

Come ha detto giustamente Marisa Sottovia, questo attacco a Colombo negli Stati Uniti rientra nel più generale attacco contro la cultura “esemplificato dai tagli ai bilanci della ricerca e delle università qui in Italia ed anche da noi a Padova”. Alla domanda “chi conduce questa campagna contro la cultura e contro Colombo?” Gorini ha risposto ricordando che i viaggi di scoperta di Colombo furono il risultato del Rinascimento italiano e della sua collaborazione con Paolo Dal Pozzo Toscanelli e il cardinale Cusano. Chi prende di mira da secoli il Rinascimento italiano è il British Museum e il Congress for Cultural Freedom, che ci ha dato il relativismo culturale e la cultura pop, accusando di “autoritarismo” la cultura classica. “Mi chiedo con chi se la prenderanno ora, con la statua di Leonardo da Vinci di fronte alla Scala di Milano?” ha detto Gorini.

La lettera aperta della presidente di MoviSol a Trump affinché difenda il retaggio di Cristoforo Colombo negli Stati Uniti (riprodotta in fondo) è stata ripresa da numerose associazioni culturali italo-americane negli Stati Uniti.

Carmela Altamura, cantante lirica, insegnante e fondatrice dell’Altamura/Caruso International Voice Competition, l’ha mandata a numerose associazioni culturali con una sua lettera di accompagnamento, in cui afferma tra l’altro: “Lo Schiller Institute di New York, con cui collaboro, sta conducendo una campagna internazionale in difesa di Cristoforo Colombo. Sotto attacco è il poco compreso spirito di scoperta e creatività di Colombo. Io, Carmela Altamura, ritengo che insieme a Colombo siamo sotto attacco tutti noi. Chi sono questi gruppi ben finanziati e mal informati che diffamano e distruggono la cultura e gli sforzi che sono stati fatti per ricordarci chi siamo e dove stiamo andando? (..) Riteniamo che questi attacchi contro Colombo rappresentino un movimento di regressione ai secoli bui. Tutto questo deve finire! Smascheriamo questi spiriti diabolici ben finanziati che vogliono distruggere tutto ciò che è nobile, buono e che ci ispira”.

La lettera aperta di Gorini al Presidente Trump

Pubblichiamo di seguito la lettera aperta di Liliana Gorini al Presidente Trump, che è stata inviata in lingua inglese alle più importanti associazioni italo-americane negli Stati Uniti.

Signor Presidente,

in qualità di cittadina italiana e presidente di MoviSol, il movimento di LaRouche in Italia, faccio appello a Lei affinché intervenga in difesa di Cristoforo Colombo e di Columbus Day. Gli stessi gruppi che cercano di distruggere la Presidenza americana, guidati dallo speculatore di Wall Street George Soros (che mandò in rovina la Lira italiana nel 1992) tentano anche di sradicare la nostra storia e la nostra cultura, non soltanto negli Stati Uniti, ma in tutto il mondo. Il Cardinale Niccolò Cusano, il suo collaboratore italiano Paolo del Pozzo Toscanelli, Cristoforo Colombo, Amerigo Vespucci ed altri fecero parte di una rivoluzione nella cultura, nell’arte, nella geografia e nella scienza che rese possibile la scoperta dell’America. La deliberata esplosione di creatività umana che fu il Rinascimento è motivo di orgoglio per ogni italiano, e per tutta l’umanità. Coloro che vogliono abolire Columbus Day, anche se non ne sono consapevoli, cercano di smantellare il nostro retaggio culturale e scientifico.

Sono sempre stati i britannici, inclusa la loro “polizia del pensiero culturale” associata al British Museum, a cercare di sminuire a prendere di mira il Rinascimento italiano, di screditare le sue spedizioni per scoprire nuovi continenti, e di offuscare e negare la sua missione di dar vita “in un nuovo mondo” ad uno stato nazionale sovrano, migliore di quelli che esistevano in Europa. Questa fu una parte centrale del grande progetto di scoperta di Cusano, Toscanelli e Cristoforo Colombo. Non ci fu nessun errore nella loro intenzione.

E non c’è nessun “errore in buona fede” nel movimento da secoli bui che si propone di abbattere la statua di Colombo. La decapitazione di un busto di Colombo a Yonkers, Comune di New York, ricorda la decapitazione delle 28 statue di personalità religiose un giorno di ottobre del 1793, durante la Rivoluzione Francese, lo stesso mese in cui fu ghigliottinata Maria Antonietta. Chiamarono il loro movimento “il culto della Ragione”. In modo simile, negli anni Cinquanta il Congress for Cultural Freedom (CCF) tentò di abolire la cultura e le radici storiche, e ora a quanto pare ispira bande di manifestanti che, in modo molto simile all’ISIS a Palmira ed in altre città gioiello della cultura in Siria, Iraq e Yemen, distruggono monumenti e statue che ricordano alla popolazione il suo retaggio culturale. La bellezza, intesa nel senso classico, estetico del termine, li disturba.

Colombo e il suo viaggio di scoperta fu il risultato del Rinascimento, che ancor oggi è un punto di riferimento importante per ciascun cittadino italiano in un momento di grande crisi. Ecco perché nel nostro Paese ha suscitato grande sdegno la notizia dell’abbattimento di una statua di Colombo e di petizioni per abolire la grande parata in onore di Cristoforo Colombo a New York. Che altro proporranno? Di abbattere la città di Columbus in Ohio, che visitai anni fa proprio per ammirare la statua di Colombo? Di abbattere la Cupola del Brunelleschi a Firenze? O la statua di Leonardo da Vinci di fronte alla Scala di Milano, che dimostra come Leonardo fu il padre del belcanto col tuo trattato “De Vocie”?

Confidiamo che interverrà per difendere questo retaggio culturale, che non va dimenticato, ma dovrebbe anzi ispirare un nuovo Rinascimento nella cultura, e condurre alla cooperazione scientifica ed economica tra Stati Uniti ed il resto del mondo, incluse Russia e Cina. Come italiani, facciamo appello a Lei anche affinché mantenga la sua promessa elettorale di ripristinare la legge Glass Steagall, che non soltanto porrà fine alla speculazione liberando credito per le infrastrutture urgenti, ma porrà fine anche allo strapotere di Wall Street, che sicuramente promuove e finanzia simili campagne oscurantiste. Qui in Italia stiamo conducendo la stessa campagna, e confidiamo di poter collaborare con la Sua amministrazione e con altre nazioni per arrivare a nuove scoperte degne del retaggio di Cristoforo Colombo.

Liliana Gorini

Presidente del Movimento Internazionale per i Diritti Civili Solidarietà (Movisol)

Milano, Italia

Riuscirà Trump a disinnescare il pericolo di una guerra mondiale?

Da quando il Presidente Trump ha pronunciato il suo discorso all’Assemblea Generale dell’ONU il 18 settembre, i media hanno sfornato titoloni allarmistici sul pericolo imminente di una guerra tra gli Stati Uniti e la Corea del Nord, e/o su nuove provocazioni pericolose nei confronti di Iran e/o Siria, da parte di un Presidente americano irrazionale e squilibrato. Ci sono indubbiamente pericoli gravi su vari fronti, ma per disinnescarli occorre comprendere ciò che sta accadendo a Washington.

Infatti, il discorso di Trump all’ONU era composto di due parti distinte, in alcuni punti contraddittorie. Nella prima parte egli ha respinto in termini chiari la dottrina unipolare, geopolitica ed imperiale dei suoi predecessori George Bush Jr. e Barack Obama, sottolineando ancora una volta un tema centrale della sua campagna elettorale, la necessità di porre fine alla politica delle guerre permanenti e della destituzione di leader stranieri. Ha dichiarato chiaramente che gli Stati Uniti non hanno intenzione di imporre agli altri il proprio stile di vita o il proprio sistema politico.

Ma i media si sono concentrati esclusivamente sui commenti infelici, incauti e minacciosi che Trump ha fatto sulla Corea del Nord, sull’Iran, sulla Siria e altri paesi, che sembrano contraddire la critica che aveva appena fatto alla politica di cambio di regime. Questo contrasto riflette l’aspra battaglia politica all’interno dell’amministrazione e delle istituzioni della presidenza più in generale. La retorica forte e le minacce erano chiaramente opera della corrente neoconservatrice.

Questa realtà non è sfuggita ad alcuni, tra cui il ministro degli Esteri russi Sergej Lavrov. Rispondendo all’AP, ha definito il discorso “una dichiarazione molto gradita, che non sentivamo da molto tempo da un leader americano.” Intervistato da RT, lo ha definito “notevole”, notando che “era destinato non solo ad un pubblico internazionale, ma anche a quello interno”, facendo capire che la seconda parte era per consumo domestico.

Helga Zepp-LaRouche ha sottolineato che è giunta l’ora di esigere che Trump “metta in pratica le cose positive che ha detto” ed “abbandoni le politiche ovviamente distruttive”. L’escalation verbale contro la Corea del Nord”, ha proseguito, “dovrebbe essere riconosciuta come un tentativo da parte di certi elementi nell’amministrazione di “creare un divario” tra Cina e Stati Uniti ed impedire la cooperazione trilaterale i due e la Russia.

Va ribadito che Donald Trump, qualunque cosa si possa pensare della sua politica, ha contro tutto l’apparato del Deep State, inclusa la comunità di intelligence, fin dall’inizio del suo mandato, e che tale apparato combatte ogni sua iniziativa. Il loro tentativo di golpe è ancora in corso, anche se ha subito dei contraccolpi, come l’offensiva dei VIPS (Veteran Intelligence Professionals for Sanity) che hanno rivelato che il Russiagate era una frode, o le nuove rivelazioni sulla caccia alle streghe condotta dall’FBI, con l’aiuto dei servizi segreti britannici, contro il team di Trump fin dalle primarie.

Il modo migliore con cui l’amministrazione Trump potrà sconfiggere queste forze, stabilendo quella “comunità di stati nazionali sovrani” di cui ha parlato nel discorso all’ONU, è quello di collaborare appieno con l’Iniziativa Belt and Road della Cina.

I banchieri vedono il crac in arrivo e preparano il prelievo forzoso

A giudicare dal numero degli avvertimenti sul crac finanziario imminente che vengono improvvisamente lanciati da banchieri e istituzioni finanziarie ci si chiede se stavolta faranno qualcosa per impedirlo. Ma l’unico rimedio, quello di separare la bolla che scoppia dall’economia reale, con la riforma Glass-Steagall, non è sull’agenda. Invece, si pratica e si parla sempre più di bail-in, ad indicare che le autorità finanziarie e i governi si preparano a rubarvi i risparmi per salvare il sistema.

* Un rapporto pubblicato dall’Adam Smith Institute il giorno del decimo anniversario del fallimento di Northern Rock ha fatto scalpore perché ha denunciato il fatto che gli stress test nascondono lo stato reale delle banche, il cui indebitamento è oggi più elevato di dieci anni fa. La prossima crisi finanziaria è “un incidente che aspetta di avvenire”, è scritto nel rapporto.https://static1.squarespace.com/static/56eddde762cd9413e151ac92/t/59b7df714c0dbfd18f2dc617/1505222529126/No+Stress+III+-+final.pdf

* La Banca per i Regolamenti Internazionali ha presentato il suo rapporto trimestrale, che dedica un capitolo ad un debito di 14 mila miliardi di dollari “nascosto” tra i derivati over the counter. La cifra sembrerebbe irrisoria se paragonata al valore nozionale totale delle scommesse in derivati, valutato a oltre 1,2 milioni di miliardi, ma la BRI spiega che quei 14 mila miliardi non sono valore nozionale, bensì veri prestiti mascherati da derivati. Il debito viene contato come derivato, “anche se in realtà è un prestito cartolarizzato il cui principale deve essere ripagato in toto alla scadenza”, scrive il rapporto.https://www.bis.org/publ/qtrpdf/r_qt1709e.htm “C’è una certa circolarità che punta al rischio di una trappola del debito”, ha affermato l’economista capo della BRI, Claudio Borio, presentando il rapporto. “I banchieri centrali non osano alzare i tassi a causa di ciò che potrebbe detonare”, ha commentato Ambrose Evans-Pritchard sul Telegraph.

* Un rialzo dei tassi è anche la prima delle dodici potenziali aree elencate in un rapporto della Deutsche Bank, che potrebbero scatenare un collasso del sistema. https://www.cnbc.com/2017/09/19/where-deutsche-bank-thinks-the-next-financial-crises-could-happen.html. Definendolo un “viaggio nell’ignoto”, gli analisti Jim Reid, Nick Burns, Sukanto Chanda e Craig Nicol ammoniscono che “la storia suggerirebbe che ci sarebbero delle conseguenze sostanziali (…), specialmente a causa del livello elevato dei prezzi di molti assets globali”, aggiungendo che “anche se lo svolgimento si arresta perché vuoi che le banche centrali prendono una strizza, vuoi perché l’economia si rivela inaspettatamente debole, ci ritroveremo comunque con una situazione globale senza precedenti, che rende le finanze inerentemente instabili”.

* Il segretario generale dell’ONU, Antonio Guterres (nella foto), ha definito il sistema finanziario internazionale “semplicemente non adatto” allo scopo di assicurare lo sviluppo della popolazione mondiale, in una riunione all’ONU sul finanziamento degli obiettivi globali di sviluppo il 18 settembre. “Il mondo genera trilioni di risparmi ogni anno. Ma oggi, quasi 50 trilioni di dollari di risparmi dei cittadini ottengono rendite zero o negative, invece di dirigersi al finanziamento dell’Agenda 2030, che genererà crescita inclusiva e sostenibile, ha detto Guterres.

Con tutti questi avvertimenti, in Italia si sta negoziando il prossimo bail-in (anche se lo chiamano burden-sharing) per banca Carige, mentre i risparmiatori di MPS apprendono che le azioni che hanno ricevuto valgono esattamente la metà delle obbligazioni permutate. Ma se gli italiani piangono, i tedeschi non ridono. Il capo dell’ente di controllo Bafin, Felix Hufeld, ha dichiarato ad una riunione di banchieri a Francoforte il 22 settembre che la Germania è seconda, dopo l’Italia, per volume di titoli in mano ai risparmiatori che finiranno nel bail-in. Hufeld non ha voluto dare cifre ma ha parlato di certificati e di obbligazioni subordinate. E’ probabile che, come in Italia, la maggior parte di quei titoli sia stata venduta come investimenti “sicuri” a risparmiatori ignari.

Elezioni tedesche: l’analisi di Helga Zepp-LaRouche

“Il terremoto politico che ha fatto di Alternative fuer Deutschland il terzo partito in Germania, il vincitore in Sassonia ed il secondo partito negli altri stati orientali della Germania, è la continuazione del rifiuto della politica liberista che era già stato espresso dal voto per la Brexit e dalla sconfitta di Hillary Clinton negli Stati Uniti. L’osservazione della Cancelliera Merkel, secondo cui la CDU/CSU, dopo aver perso quasi un milione di elettori, resta il partito più forte senza il quale non è possibile formare un governo, dimostra che la signora Merkel, esattamente come Hillary Clinton, non è in grado di comprendere i motivi di questa batosta elettorale.”

“I partiti della Grande Coalizione (CSU ed SPD) sono stati puniti per la loro politica liberista, per Hartz4 (la riforma del lavoro e dello stato sociale), per la politica del pareggio di bilancio, che nonostante il gettito fiscale abbondante ha trascinato gran parte della popolazione nella precarietà. E’ successo esattamente quello da cui avevo messo in guardia dopo la Brexit, la vittoria elettorale di Trump ed il No al referendum sul cambiamento della Costituzione in Italia: quest’ondata di protesta continuerà fino a quando non si porrà fine alle ingiustizie della politica liberista.”

“L’assurdità di questa campagna elettorale è diventata evidente durante il dibattito finale tra i principali candidati: dopo una campagna anestetizzata e disinfettata dalle questioni importanti per gli elettori, sia da parte dei candidati che dei media, durante il dibattito tra i cosiddetti “pesi massimi” (i big dei partiti) dopo il voto c’è stato uno scambio di insulti. La moderatrice Anne Will ha sfidato Alexander Gauland (di AfD) con voce trionfante ad ammettere che AfD è sempre contro tutti, ma non offre nessuna soluzione. E’ vero, certamente, ma neanche i partiti cosiddetti popolari, e gli altri partiti al Bundestag, hanno offerto una soluzione ai problemi reali.”

“L’elefante nel salotto del dibattito elettorale è il nuovo crac finanziario imminente, che rischia di rivelarsi molto peggiore di quello del 2007/2008. Il Büso (MoviSol tedesco) moltiplicherà quindi i suoi sforzi per la separazione bancaria a livello globale con la legge Glass-Steagall come unica alternativa al caos incontrollato, unitamente alle forze favorevoli a tale riforma nelle varie nazioni europee e negli Stati Uniti.”

“Il Büso inoltre intensificherà la sua campagna affinché la Germania e le altre nazioni europee accettino l’offerta della Cina di partecipare alla costruzione della Nuova Via della Seta. Solo così sarà possibile sviluppare economicamente l’Europa orientale e centrale e i Balcani, ed industrializzare il Medio Oriente e l’Africa. La Nuova Via della Seta è l’unico modo per trovare una soluzione umana alle cause dei flussi migratori. Il Büso si è battuto per questo durante la campagna elettorale, e continuerà a farlo. E la nostra politica prevarrà, nonostante la censura, perché è nell’interesse del genere umano.”

L’Unione Europea attacca pretestuosamente la Cina

Nel suo discorso sullo “stato dell’Unione” il 13 settembre, il presidente della Commissione dell’UE Jean-Claude Juncker ha annunciato un “meccanismo di screening” nei settori “strategici” dell’UE. “Se un’impresa pubblica straniera vuole acquistare un porto, parte della nostra infrastruttura energetica o un’impresa tecnologica della difesa in Europa, ciò dovrà avvenire in trasparenza, con uno scrutinio e un dibattito. È nostra responsabilità politica sapere che cosa succede nel nostro cortile, così da poter proteggere la nostra sicurezza collettiva se necessario”, ha dichiarato. L’iniziativa, rivolta alla Cina, era stata sollecitata lo scorso febbraio in una lettera dei ministri dell’Industria di Francia, Germania e Italia e in una richiesta del Consiglio Europeo del 22-23 giugno su iniziativa del Presidente francese Emmanuel Macron. Il 28 luglio, i tre ministri dell’Industria hanno esercitato ancora pressioni sulla Commissione con una nuova lettera.

L’iniziativa di Bruxelles contro gli investimenti cinesi è in realtà un pretesto per proseguire sulla linea di ostilità nei confronti della Belt and Road Initiative. Al vertice di Pechino lo scorso maggio, i rappresentanti dell’UE si rifiutarono di firmare la dichiarazione finale. Un briefing scritto dal “Think Tank del Parlamento Europeo” lo scorso maggio presenta gli investimenti (o acquisizioni) cinesi come parte della Belt and Road Initiative, quando si tratta di due diverse categorie, mettendo quest’ultima in cattiva luce (vedi http://www.europarl.europa.eu/RegData/etudes/BRIE/2017/603941/EPRS_BRI(2017)603941_EN.pdf).

Ironicamente, la campagna contro la Cina è condotta dagli stessi interessi che ne promossero l’ingresso nell’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC/WTO) nel 2001, allo scopo di usarla come produttore a basso costo di beni di consumo per l’Occidente. Quella politica servì a mascherare la compressione del potere d’acquisto dei consumatori occidentali, così sostenendo l’economia super-indebitata e la forza geopolitica della regione transatlantica. Ma ora la Belt and Road presenta una prospettiva di vera crescita e si pone come alternativa alla geopolitica, e allora “contrordine compagni”, la Cina va fermata.

Il briefing del Think Tank del Parlamento Europeo attinge a fonti come l’Istituto Mercator per gli Studi sulla Cina (Merics) e il Rhodium Group, che hanno in comune alcuni esperti specializzati in articoli ostili sulla Cina. Il fondatore del Rhodium Group, Daniel H. Rosen, ha fatto parte del team del governo americano che negoziò l’ingresso della Cina nella OMC nel 2000-2001.

Yemen: fermiamo la carneficina con la Nuova Via della Seta

Il 16 settembre il movimento politico di LaRouche negli Stati Uniti ha emesso una dichiarazione con cui chiede un’inchiesta internazionale sul genocidio saudita nello Yemen, dichiarazione che viene distribuita all’Assemblea Generale dell’ONU in corso a New York. Le recenti nuovi rivelazioni sul ruolo dei sauditi negli attacchi terroristici alle torri gemelle (vedi sotto) hanno messo in evidenza l’urgenza di smantellare le reti colpevoli di questi crimini.

La dichiarazione chiede che si ponga fine ai bombardamenti sauditi e agli altri attacchi contro lo Yemen, e che vengano tolte le sanzioni che bloccano i porti yemeniti e impediscono l’arrivo degli aiuti umanitari ed economici urgentemente necessari alla popolazione, stremata da anni di guerra ed epidemie. Chiede anche uno sforzo internazionale per la ricostruzione dello Yemen e “la sua partecipazione ai progetti di sviluppo della Via della Seta Marittima in Eurasia e Africa”.

Il memorandum nota che la Gran Bretagna ha bloccato qualsiasi tentativo di dar vita a una commissione d’inchiesta, mentre Regno Unito e Stati Uniti forniscono armi alla coalizione a guida saudita che si macchia di questi crimini. Negli Stati Uniti sono le stesse reti che cercano di destituire Donald Trump. “Costoro sono collegati a loro volta con gli sponsor britannici della famiglia reale saudita, che risalgono sino alla nascita del regno di Riad”. La dichiarazione sottolinea anche l’evidente collusione tra le reti saudite e l’ex capo dell’FBI Robert Mueller, che conduce l’inchiesta sulla presunta collusione tra il team di Trump e i russi.

La dichiarazione cita l’ultimo rapporto dell’ONU del 5 settembre che stima che i decessi di civili siano stati almeno 5.500 negli ultimi due anni e mezzo (oltre 10.000 decessi in totale) con migliaia di feriti. “I casi di colera hanno superato i 600.000, con almeno 2.000 decessi, stando all’Organizzazione Mondiale della Sanità. I servizi idrici e sanitari sono stati devastati. Milioni di persone hanno dovuto abbandonare le loro case. Ci sono almeno 19 milioni di persone che hanno bisogno di aiuti umanitari e oltre 7 milioni che hanno bisogno di cibo. Ma i sauditi bloccano gli aiuti umanitari e hanno bombardato più volte ospedali, scuole e luoghi pubblici”.

L’Alto Commissario per i Diritti Umani dell’ONU Zeid Ra’ad Al Hussein ha dichiarato il 5 settembre che gli yemeniti sono vittime di una “catastrofe interamente creata dall’uomo” e pochi giorni dopo ha chiesto al Consiglio dei Diritti Umani dell’ONU di aprire un’inchiesta sulle violazioni del diritto umanitario internazionale commesse nel Paese.

Al Consiglio, la proposta è stata sostenuta dalla Cina e altri Paesi, mentre Canada e Olanda hanno presentato una bozza di testo per creare la commissione, ma la Gran Bretagna e gli Stati Uniti si sono opposti, mentre l’Arabia Saudita e i suoi complici hanno boicottato la discussione. Ciò che accade attualmente nello Yemen, sottolinea la dichiarazione del movimento di LaRouche, è un’altra espressione della politica britannico/americana degli ultimi 60 anni, una politica di guerre permanenti sotto varie bandiere, “cambio di regime”, R2P (Responsibility to Protect), diritti umani e simili. Basti guardare le nazioni che sono diventate teatro di guerra: Afghanistan, Iraq, Libia, Ucraina, Yemen. La Siria è riuscita a resistere, con l’assistenza della Russia. Prima ancora il Vietnam. Tutto questo deve cessare”.

Pur di favorire Uber il Corriere della Sera strumentalizza il delicato caso delle studentesse americane a Firenze

Chi ci segue da anni sa che Movisol, per prima in Italia, nel 1992 denunciò l’operazione che certi salotti nazionali ed internazionali stavano portando avanti per favorire un processo di saccheggio dell’economia produttiva italiana. La nostra denuncia sul caso del Britannia fu ripresa nelle aule del Parlamento italiano e della cosa arrivò a parlarne anche, pubblicamente, Francesco Cossiga. Sul fronte mediatico, esponente massimo di questi salotti, è sempre stato il Corriere della Sera. Se consideriamo che nel 1991 l’Italia arrivò ad occupare la quarta posizione al mondo tra le economie più produttive, ed oggi occupa invece l’ottava posizione, ecco che noi avevamo ragione, mentre il processo messo in moto da questi salotti è stato più dannoso delle due guerre mondiali, sia per quanto concerne i dati di finanza pubblica, sia per quanto concerne l’economia reale: produttività, occupazione, capacità d’acquisto della popolazione, distribuzione del reddito.

Da questo processo che ha portato al trasferimento, verso precisi interessi finanziari prevalentemente stranieri, sia di asset economici strategici prima controllati dallo Stato, – grazie all’incessante mantra delle “salvifiche” privatizzazioni -, sia di interi settori economici prima parcellizzati tra la classe media – si pensi, su tutte, alla famosa liberalizzazione del commercio degli anni ’90, che ha portato alla distruzione del piccolo commercio e dell’artigianato, oggi sostituito da catene commerciali che lo controllano per oltre l’80%, dopo aver opportunamente preparato la popolazione con vere e proprie campagne di stampa di criminalizzazione dei commercianti -, sono rimasti fuori alcuni settori a prevalente interesse pubblico (in quanto concernenti il diritto di movimento, o quello alla salute, o quello all’informazione). Tra questi, vi è il settore taxi, su cui oramai da circa un decennio i circoli liberisti hanno puntato gli occhi. Oggi, il settore taxi italiano è uno dei più innovativi e qualitativi al mondo, grazie al fatto che sono a monte impediti processi di sfruttamento del lavoro: ogni tassista è titolare di una sola licenza e di una sola auto e grazie all’istituto cooperativistico promosso dalla nostra Costituzione, il settore fa economia di scala. Ciò, negli anni, gli ha consentito di sviluppare infrastrutture di rilevanza pubblica, ma che non hanno alcun costo per la contribuzione generale, come: radiotaxi, applicazioni di chiamata, ecc. Non è un caso che sistemi di mero dispacciamento delle corse come Uber, abbiano attecchito in modo particolare in quelle città dove un’organizzazione del settore incentrata sulla possibilità per i grandi gruppi, di fare incetta di licenze e di sfruttare dunque gli autisti, in molti casi non abbia portato neanche allo sviluppo delle centrali radiotaxi, che da noi in Italia esistono da circa cinquant’anni.

Questa lunga premessa per spiegare perché nelle ultime settimane abbiamo dato ripetuta visibilità a questo settore, dopo che, invero, era un po’ di tempo che non vi tornavamo sopra.

Abbiamo rilevato infatti come da qualche mese, una buona parte della stampa italiana, ed in particolare il Corriere della Sera, stia dando una atipica visibilità ai reclami che gli pervengono tramite lettera, senza però mai concedere diritto di replica alle rappresentanze taxi. Ma adesso, la cosa, ha assunto toni a dir poco grotteschi. Infatti, negli ultimi giorni si è dato grande risalto alla ridicola associazione fatta da ambienti di estrema destra – subito cavalcata da alcuni media nazionali – tra tassisti, pugili e ultras. Da tal genere di, ovviamente, negativizzante associazione, le rappresentanze taxi hanno preso le distanze ma senza trovare alcuno spazio sui giornali. E’ dell’altro giorno invece un editoriale sul Corriere della Sera che fa una tanto illogica quanto vergognosa associazione tra un presunto taxi non trovato – cosa fra l’altro non ancora verificata dalle autorità, e che le rappresentanze di settore ritengono non veritiera – ed un presunto stupro (anche questo elemento non è stato ancora accertato nella sua veridicità) di due ragazze americane, per sostenere la necessità di aprire il settore taxi italiano alla nota multinazionale americana Uber, che il nostro movimento combatte a livello mondiale per i processi di sfruttamento del lavoro e di abbassamento della sicurezza e delle tutele degli utenti. Nel fare ciò, il Corriere della Sera pare dare la colpa a due sindacalisti fiorentini, sbattuti con tanto di nome e cognome sulle pagine nazionali, rei di essersi permessi di aver combattuto Uber, riuscendo a far applicare la legge. La cosa è talmente grottesca da risultare incredibile. Purtroppo, anche per tale caso, le rappresentanze hanno provato a rispondere, ma il Corriere non si è minimamente degnato di dare spazio alla loro replica.

Essendo evidente che il Corriere della Sera non stia facendo altro che portare avanti lo schema che dal 1992 ha messo il Paese con i ginocchi a terra, di modo da consentire che Uber ed altre multinazionali appena affacciatesi su questo mercato, possano fagocitare anche questo settore, diamo noi pubblico spazio alla lettera che Claudio Giudici, amico storico di Movisol, ed il suo collega Roberto Cassigoli, hanno rimesso all’attenzione della “distratta” stampa italiana.

GIUDICI-CASSIGOLI (TAXI) RISPONDONO A CORSERA: SUL PRESUNTO STUPRO DI FIRENZE NESSUN PROBLEMA TAXI MA SCIACALLAGGIO VERGOGNOSO PER FAVORIRE UBER

Il doveroso rispetto per il profondo dolore che una donna vittima di una violenza possa provare, nonché quello per il corpo dell’Arma dei Carabinieri, il cui nome è tenuto alto dai tanti seri professionisti che quotidianamente, a rischio della propria vita, prestano servizio per la nostra comunità, ci ha fino ad oggi suggerito di dover tacere sul caso del presunto stupro di Firenze, essendoci delle indagini ancora in corso e una verità ancora da ricostruire. Ma questo, i primi a ricordarlo dovrebbero essere proprio i giornalisti. Abbiamo taciuto, nonostante fin dalle prime ore si sia cercata una vergognosa connessione tra presunta assenza di taxi e presunto stupro. Però, la campagna che invero da un po’ di tempo il Corriere della Sera sta facendo contro gli operatori del settore taxi per favorire l’ingresso in Italia della multinazionale americana Uber, con l’articolo di ieri del vicedirettore Federico Fubini, ci obbliga a dover dire la nostra.

Il diavolo fa le pentole ma non i coperchi, quindi, la prima cosa da precisare, premettendo che non pare certo se la telefonata per il taxi sia davvero stata fatta e da chi, è che, da conoscitori del settore, a noi risulta ovvia una cosa: quella sera non vi è stato alcun problema nel reperimento di un taxi. Appena la giustizia avrà accertato questo elemento, il Corriere dedicherà, parimenti, quattro colonne di scuse ai tassisti fiorentini e italiani per la gratuita invettiva a cui ha dato spazio?

Se questa penosa connessione tra un presunto taxi assente ed un presunto stupro, non fosse un forzato sciacallaggio, allora, ogni qualvolta si fosse in attesa di un taxi, e durante la stessa capitasse il benché minimo disguido, la colpa sarebbe del taxi? E perché non dei bus, del car sharing o del bike sharing?

Ma più in generale, secondo noi, il Corriere ed alcuni altri giornali, da lungo tempo, non starebbero facendo altro che quello che l’economista Federico Caffè, nel settembre ’72, così magistralmente descrisse: “…l’accentuazione in senso pessimistico di una situazione che ovviamente non sia brillante ma nemmeno catastrofica, può essere una strategia efficace per modificare l’esistente ordine delle cose, allorché si faccia avanti un nuovo pretendente che reclama una fetta di potere”. Questo nuovo pretendente è ovviamente la multinazionale americana Uber, ma anche altre multinazionali straniere a cui certa stampa prepara quel terreno d’ingresso a cui noi ci opponiamo a tutela di un settore dove è il lavoro l’elemento caratterizzante, e dove dunque non devono essere consentite né pratiche speculative di sfruttamento dello stesso, né pratiche di sopruso (si pensi alla moltiplicazione dei prezzi che Uber pratica nei casi di alta domanda) nei confronti dell’utenza. Ma il Corriere tutto questo non lo dice, e soprattutto, non dice ai propri lettori altre due cose: la prima, che la partecipazione del colosso finanziario BlackRock sia in Uber che in Intesa Sanpaolo, azionista a sua volta di Rcs, configura per il Corriere un manifesto conflitto d’interessi; la seconda, che per uno stupro che è ancora da accertare, il suo vicedirettore Fubini sta proponendo, come soluzione, una multinazionale soggetta ad una serie di indagini per svariate ipotesi di reato, tra cui la violazione della privacy e le ripetute accuse di stupro gravanti sui suoi driver (secondo The Indipendent, 32 in un solo anno a Londra), proprio perché ha un modello di business che per poter offrire bassi costi, sacrifica inevitabilmente la sicurezza degli utenti ed i diritti sul lavoro.

Ecco come si vorrebbe in realtà dare ordine al caos…

Claudio Giudici (Presidente Nazionale Uritaxi)

Roberto Cassigoli (per il Direttivo Nazionale Unica Taxi Cgil)

Gorini: giù le mani da Cristoforo Colombo!

Liliana Gorini, presidente di MoviSol, ha inviato al Presidente Trump ed alle associazioni italo-americane negli Stati Uniti la seguente lettera aperta:

Signor Presidente,

in qualità di cittadina italiana e presidente di MoviSol, il movimento di LaRouche in Italia, faccio appello a Lei affinché intervenga in difesa di Cristoforo Colombo e di Columbus Day. Gli stessi gruppi che cercano di distruggere la Presidenza americana, guidati dallo speculatore di Wall Street George Soros (che mandò in rovina la Lira italiana nel 1992) tentano anche di sradicare la nostra storia e la nostra cultura, non soltanto negli Stati Uniti, ma in tutto il mondo. Il Cardinale Niccolò Cusano, il suo collaboratore italiano Paolo del Pozzo Toscanelli, Cristoforo Colombo, Amerigo Vespucci ed altri fecero parte di una rivoluzione nella cultura, nell’arte, nella geografia e nella scienza che rese possibile la scoperta dell’America. La deliberata esplosione di creatività umana che fu il Rinascimento è motivo di orgoglio per ogni italiano, e per tutta l’umanità. Coloro che vogliono abolire Columbus Day, anche se non ne sono consapevoli, cercano di smantellare il nostro retaggio culturale e scientifico.

Sono sempre stati i britannici, inclusa la loro “polizia del pensiero culturale” associata al British Museum, a cercare di sminuire a prendere di mira il Rinascimento italiano, di screditare le sue spedizioni per scoprire nuovi continenti, e di offuscare e negare la sua missione di dar vita “in un nuovo mondo” ad uno stato nazionale sovrano, migliore di quelli che esistevano in Europa. Questa fu una parte centrale del grande progetto di scoperta di Cusano, Toscanelli e Cristoforo Colombo. Non ci fu nessun errore nella loro intenzione.

E non c’è nessun “errore in buona fede” nel movimento da secoli bui che si propone di abbattere la statua di Colombo. La decapitazione di un busto di Colombo a Yonkers, Comune di New York, ricorda la decapitazione delle 28 statue di personalità religiose un giorno di ottobre del 1793, durante la Rivoluzione Francese, lo stesso mese in cui fu ghigliottinata Maria Antonietta. Chiamarono il loro movimento “il culto della Ragione”. In modo simile, negli anni Cinquanta il Congress for Cultural Freedom (CCF) tentò di abolire la cultura e le radici storiche, e ora a quanto pare ispira bande di manifestanti che, in modo molto simile all’ISIS a Palmira ed in altre città gioiello della cultura in Siria, Iraq e Yemen, distruggono monumenti e statue che ricordano alla popolazione il suo retaggio culturale. La bellezza, intesa nel senso classico, estetico del termine, li disturba.

Colombo e il suo viaggio di scoperta fu il risultato del Rinascimento, che ancor oggi è un punto di riferimento importante per ciascun cittadino italiano in un momento di grande crisi. Ecco perché nel nostro Paese ha suscitato grande sdegno la notizia dell’abbattimento di una statua di Colombo e di petizioni per abolire la grande parata in onore di Cristoforo Colombo a New York. Che altro proporranno? Di abbattere la città di Columbus in Ohio, che visitai anni fa proprio per ammirare la statua di Colombo? Di abbattere la Cupola del Brunelleschi a Firenze? O la statua di Leonardo da Vinci di fronte alla Scala di Milano, che dimostra come Leonardo fu il padre del belcanto col tuo trattato “De Vocie”?

Confidiamo che interverrà per difendere questo retaggio culturale, che non va dimenticato, ma dovrebbe anzi ispirare un nuovo Rinascimento nella cultura, e condurre alla cooperazione scientifica ed economica tra Stati Uniti ed il resto del mondo, incluse Russia e Cina. Come italiani, facciamo appello a Lei anche affinché mantenga la sua promessa elettorale di ripristinare la legge Glass Steagall, che non soltanto porrà fine alla speculazione liberando credito per le infrastrutture urgenti, ma porrà fine anche allo strapotere di Wall Street, che sicuramente promuove e finanzia simili campagne oscurantiste. Qui in Italia stiamo conducendo la stessa campagna, e confidiamo di poter collaborare con la Sua amministrazione e con altre nazioni per arrivare a nuove scoperte degne del retaggio di Cristoforo Colombo.

Liliana Gorini

Presidente del Movimento Internazionale per i Diritti Civili Solidarietà (Movisol)

Milano, Italia

Uragani, terremoti, dobbiamo e possiamo prevedere i disastri naturali!

A cavallo dei mesi di agosto e settembre il Sistema Solare ha vissuto tempi tumultuosi. Gli Stati Uniti, il Messico e i Caraibi sono stati colpiti da una successione di uragani intensi, preceduti da brillamenti o eruzioni del Sole tra i quali il più intenso degli ultimi dieci anni. Queste eruzioni luminose emettono getti di plasma direttamente verso i pianeti, e dunque verso la Terra, causandovi tempeste magnetiche. Oltre agli uragani, il Messico ha subìto il più grave terremoto dell’ultimo secolo, dalla magnitudo di 8,1 della scala Richter registrato a 90 km dalla costa sudoccidentale.

Questi eventi naturali colpiscono l’immaginazione sottolineando la vulnerabilità dell’uomo davanti ai fenomeni inerenti il Sistema Solare e, tuttavia, ci ricordano che le nazioni possono e devono allearsi per difendere il pianeta da queste minacce.

Il terremoto che ha colpito lo Stato del Chiapas ha fatto circa cento vittime (per informazioni disponibili al 10 settembre). Grazie a sensori elettrici e sistemi di previsione molti cittadini sono stati avvisati qualche decina di secondi prima che le onde sismiche li investissero, permettendo loro di uscire dagli edifici e trovare rifugio altrove.

Che cosa accadrebbe se, invece, si potesse avvisare un’intera comunità con qualche ora, se non qualche giorno di anticipo?

Da decennii alcuni sparuti gruppi di scienziati si dedicano alla ricerca, allo studio e alla comprensione di segnali precursori che compaiono ore, giorni o settimane prima della liberazione di energia del sottosuolo che chiamiamo comunemente “terremoto”. Questi scienziati hanno fornito prove del fatto che alcune anomalie nelle caratteristiche elettriche, elettromagnetiche, magnetiche, termiche, chimiche, ecc. precedono gli eventi sismici, e costituiscono pertanto una base di sistemi di previsione e allerta in grado di salvare innumerevoli vite umane.

Uno di questi pionieri è Sergej Pulinets, che in passato illustrò all’EIR e allo Schiller Institute ilcontenuto del suo rivoluzionario lavoro in collaborazione con Dimitar Uzunov, nello sviluppo di un modello di accoppiamento di segnali della litosfera e della ionosfera che spiega la fisica dei precursori sismici e offre un quadro teorico utile per stabilire un sistema di allerta (nella foto, un diagramma che accompagna un’intervista del Prof. Pulinets al LaRouchePAC su come prevenire la siccità).

Dopo un lungo periodo di ricerche e dimostrazioni il loro gruppo è pronto a rendere attivo il proprio sistema, qualora i governi si decidessero a fare un passo in avanti e sostenessero la sperimentazione.

Il contesto più favorevole a tale progresso è quello costituito dalla collaborazione tra i BRICS e dall’Iniziativa cinese “Una Cintura, Una Via” (Belt and Road Initiative) , che dovrà condurre alla collaborazione tra tutte le nazioni per la difesa strategica della Terra e dei suoi abitanti dalle minacce comuni.

Dobbiamo collaborare nella previsione dei terremoti e delle eruzioni vulcaniche; dobbiamo difendere al Terra dagli asteroidi e dalle meteore di grandi dimensioni; dobbiamo imparare a controllare i fenomeni meteorologici estremi; dobbiamo collaborare alla difesa dell’umanità cui tutti apparteniamo.

Draghi continua a gonfiare la bolla benché soffino venti contrari

Se il manager di Deutsche Bank, dall’alto dei 50 mila miliardi di euro di scommesse derivate, scende in campo per sollecitare la BCE ad aumentare i tassi, allora la situazione è grave. “Vediamo segni di bolle in sempre più parti del mercato dei capitali, dove non ce le aspettavamo”, ha dichiarato John Cryan in un’intervista a Bloomberg il 7 settembre, indicando la politica di interessi zero come parzialmente responsabile del declino della redditività delle banche.

L’appello di Cryan è stato condiviso da banchieri ed economisti tedeschi ad una conferenza a Francoforte alla vigilia della riunione del Consiglio della BCE, e persino dal ministro del Tesoro tedesco Wolfgang Schaeuble. Il presidente dell’associazione delle casse di risparmio Georg Fahrenschon ha chiesto alla BCE di cessare di “ricaricare continuamente” e ha espressio il desiderio che l’istituto di Francoforte “cominci a piccoli passi” a normalizzare i tassi.

Il capo dell’associazione delle banche di credito cooperativo e Raiffeisen (BVR) uwe Froehlich ha dichiarato, rappresentando il punto di vista dei circa mille membri dell’associazione, che “per noi è chiaro che la BCE sta esagerando”.

Schaeuble, da parte sua, ha dichiarato che la politica della BCE ha contribuito a superare la crisi, ma ora non serve più. “E perciò tutti vorrebbero che il prima possibile tornassimo alla normalitá”.

Anche Isabel Schnabel, uno dei cinque consiglieri economici del governo di Berlino, Joerg Kramer (Commerzbank) e Axel Weber (UBS) hanno espresso il parere che più si va in la, e più sarà difficile uscire dalla politica dei tassi zero. Nonostante gli avvertimenti, Draghi ha annunciato che la BCE ha rinviato ogni decisione sull’uscita alla riunione del board di ottobre. Ma secondo le voci riportate da Il Sole 24 ore, avrebbe già fatto promettere al successore, il tedesco Jens Weidmann, di mantenere i tassi zero almeno per tutto il 2018.

Le banche tradizionali e le casse di risparmio tedesche sono sulle barricate perché la politica dei tassi zero – trasformatasi in tassi negativi sui titoli di stato – sta distruggendo il risparmio. E’ stato calcolato che le famiglie tedesche abbiano perso 670 miliardi di euro in mancati introiti da interessi sui depositi tra il 2012, quando i libretti al risparmio rendevano il 4,5%, e il 2016. Parte, ovviamente, sono confluiti negli investimenti finanziari, dato che non conviene più per le banche investire nel debito pubblico o nelle polizze vita.

Ma persino un banchiere d’affari come John Cryan capisce che se l’attività bancaria tradizionale rallenta, essa toglie il tappeto sotto i piedi del settore finanziario. E’ quindi urgente porre fine alla politica dei tassi zero, ma è anche urgente separare i due settori secondo il modello classico (Glass-Steagall). Questo però è forse troppo anche per John Cryan.

Il Forum di Vladivostok promuove la cooperazione strategica ed economica

Il successo del vertice dei BRICS tenutosi il 3-5 settembre a Xiamen, in Cina è stato seguito dal Forum Economico Orientale a Vladivostok il 6-7 settembre, che ha riunito gli attori principale della Regione del Pacifico per discutere questioni strategiche e promuovere la cooperazione economica, anche nell’Estremo Oriente della Russia.

La questione della Corea del Nord era al centro degli incontri bilaterali tra il Presidente russo Putin, il Presidente della Corea del Sud Moon Jae-in e il Premier giapponese Abe, ma anche delle discusisoni tra gli altri partecipanti. E’ importante che abbia partecipato anche una delegazione della Corea del Nord.

Parlando alla stampa dopo il loro incontro, Putin e Moon hanno presentato numerose proposte concrete di cooperazione per la trasformazione dell’Estremo Oriente russoe per creare le condizioni per una soluzione della crisi con la Corea del Nord, possibile solo con lo sviluppo economico. Il commercio tra i due paesi è aumentato significativamente negli ultimi mesi. Più specificamente, il Presidente russo ha offerto forniture di gas tramite a tutte e due le Coree ed ha proposto di integrarne le linee elettriche e i sistemi ferroviari con quelli della Russia. Il Presidente Moon si è detto d’accordo.

Si sono registrati miglioramenti anche nei rapporti tra Giappone e Russia, già avviati su un piano di collaborazione su diversi piani, secondo il giudizio espresso all’EIR da Daisuke Kotegawa (nella foto), ex funzionario del Ministero delle Finanze giapponese e direttore esecutivo per il Giappone al Fondo Monetario Internazionale. Con il Premier Shinzo Abe, tre dei suoi ministri e numerosi imprenditori, la delegazione giapponese costituiva oltre un terzo dei partecipanti al Forum. Si è discusso concretamente della costruzione congiunta di un collegamento ferroviario tra Russia e Giappone, prima dall’entroterra russo verso l’isola Sakhalin, e da lì all’isola Hokkaido, a nord del Giappone. Putin ha descritto il progetto come “assolutamente globale per natura” suggerendo che venga completato entro tre o cinque anni.

Kotegawa descrive l’atmosfera regnante tra gli imprenditori come quella di un grande entusiasmo. Si percepisce il miglioramento dei rapporti politici al punto da poter pensare liberamente a investimenti congiunti e progetti di sviluppo senza preoccuparsi di eventuali problemi politici.

Chiesta la separazione bancaria in Svezia

La decisione del consiglio di amministrazione della principale banca scandinava, Nordea, di trasferire il proprio quartier generale da Stoccolma a Helsinki ha spinto due quotidiani a pubblicare due versioni differenti di un medesimo testo in difesa della separazione bancaria. La decisione, assunta il 6 settembre, di spostare un massimo di cento dirigenti e dipendenti nella Finlandia interessata dall’Unione Bancaria dell’UE, dovrà essere confermata dagli azionisti il prossimo anno. Tuttavia la dirigenza di Nordea è stata vista come arrogante dalla cittadinanza e dai sindacati, decisi a ritirare i propri membri e fondi dalla ex banca di stato.

Dalla decisione Nordea si attende un risparmio di un miliardo di dollari di tasse e imposte dovute alla Svezia e di risorse devolute a un piccolo fondo di salvataggio bancario. Sperano di rientrare sotto l’ombrello dell’unione bancaria UE, ma nel frattempo chiedono il sostegno dello stato svedese.

L’articolo pubblicato in due versioni passa da tempo per le scrivanie delle redazioni dei principali quotidiani svedesi. La prima versione è comparsa il 7 settembre su realtid.se, quotidiano finanziario con il titolo “Non piangete per Nordea, chiedete la separazione bancaria!”, mentre la seconda versione, abbreviata, è comparsa l’8 settembre sul quotidiano regionale Sundvalls con il titolo “Non indebitiamo la Svezia per le banche. Come restare calmi nel panico!”

Gli autori dell’articolo originale, Ulf Sandmark e Mats Lönneblad, fanno un paragone tra i rischi del settore bancario ed il PIL svedese, sottolineando la follia delle regole dell’UE, per le quali avrebbero “importanza sistemica”, cioè priorità nei salvataggi, le sezioni più rischiose delle banche, quelle basate sui derivati finanziari, in particolare quelli di livello 3. Nessuno fondo di salvataggio, svedese o europeo, è in grado di tenerne il passo. Occorre ridurre il rischio, sostengono gli autori, attuando la separazione delle attività in derivati e d’investimento. L’appello è rivolto ai partiti presenti nel parlamento svedese e prossimi alla ripresa delle attività: l’esempio è già stato dato dal Partito della Sinistra che ha chiesto la separazione bancaria.

Giudici (Uritaxi): i tassisti sono padri e madri lavoratori rispettosi della Costituzione, non ultras!

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questa dichiarazione di Claudio Giudici, presidente di Uritaxi:

Se qualsiasi forza politica intende sostenere le istanze dei tassisti a tutela del lavoro e contro la sopraffazione speculativa delle multinazionali, per la funzione sociale che l’impresa deve avere, e a tutela del cooperativismo – tutti concetti propri della nostra grande Costituzione repubblicana, ma dimenticati da troppi esponenti politici ed opinion makers che si indignano solo per il colore delle camicie -, noi non possiamo che rivolgere un plauso alle stesse.

Diversamente, associare la nostra categoria professionale a pugili e ultras, composta invece da padri e madri di famiglia, donne, anziani e giovani, che fanno del rischio d’impresa, dell’impegno e del duro lavoro, i tratti caratterizzanti del loro quotidiano, è un’operazione mediatica utile a quegli stessi poteri finanziari che fanno della comunicazione e di una finta immagine patinata, il loro grimaldello per fagocitare anche questo settore produttivo, dove il protagonista è ancora oggi il piccolo imprenditore italiano.

È per questo che riteniamo tutto ciò una trappola, e ci dissociamo da inopportune e dannose associazioni come quella in atto in queste ore.

Claudio Giudici

Presidente nazionale Uritaxi

Chi sta cercando di distruggere la Presidenza USA e provocare una guerra nucleare con la Russia?

Sabato 9 settembre, alle ore 19 (ora italiana) sei invitato a seguire in streaming una importante conferenza dell’EIR a New York a cui parteciperanno due membri dei VIPS (Veteran Intelligence Professionals for Sanity), il veterano della CIA Ray McGovern e l’ex analista della NSA William Binney che hanno dimostrato, prove forensi alla mano, come il Russiagate sia una frode. Collegati in streaming a questo link:

http://action.larouchepac.com/mcgovern_binney_nyc.

La ricostruzione della Siria è pronta a partire, dal nostro corrispondente

Le vittorie delle Forze Armate Siriane contro l’ISIS e la riconquista di quasi tutto il territorio nazionale hanno motivato la spinta per la ricostruzione economica del Paese. Così, dopo cinque anni di interruzione dovuta alla guerra, la Fiera Internazionale di Damasco ha potuto riaprire i battenti alla fine di agosto, e riscuotere un grande successo popolare. Circa 300 mila persone hanno visitato la fiera ogni giorno, ansiose di vedere lo stato delle capacità produttive siriane e gli stand espositivi di quarantacinque nazioni.

Il corrispondente dell’EIR da Stoccolma, Ulf Sandmark (nella foto, durante un incontro ufficiale), ha visitato la Fiera nell’ambito di una delegazione di 25 imprenditori svedesi ed è rimasto molto colpito dallo spirito di ricostruzione e di determinazione per giungere a una vittoria piena.

Sandmark ha anche incontrato diversi membri del governo, cui ha regalato la versione in lingua araba del Rapporto Speciale dell’EIR sul Ponte Mondiale di Sviluppo. Egli ha anche partecipato a un incontro nell’ufficio del Primo Ministro, assieme a rappresentanti di numerose nazioni della antica Via della Seta. Successivamente, Sandmark ha incontrato il Ministro del Turismo e il Direttore Generale della Syrian Investment Agency.

Un abbonato dell’EIR in Svezia ha donato quindici copie del Rapporto Speciale all’Università di Damasco e Aleppo, che Sandmark ha consegnato. Lo studio contiene un capitolo intitolato “Progetto Fenice: punti di discussione sulla ricostruzione della Siria”, che dovrebbe diventare un tracciato per rilanciare l’economia.

I bisogni sono ovviamente enormi, dopo oltre sei anni di guerra. I Paesi amici sono già coinvolti in progetti. La Russia, per esempio, oltre agli aiuti diplomatici, militari e civili, ha riavviato la linea ferroviaria costiera e sta aiutando l’industria degli idrocarburi. L’Iran ha promesso di aiutare l’industria, mentre la Cina si occuperà della ricostruzione degli aeroporti, quindi del sistema ferroviario e successivamente quello autostradale.

Tuttavia, lo sforzo principale spetta alla nazione siriana. La sovranità nazionale è stata ristabilita e il governo è stato in grado di mantenere il funzionamento di forti istituzioni nazionali per i servizi pubblici in tutti i settori. Perciò, i territori sotto controllo governativo durante il conflitto sono stati in gran parte riparati e funzionano. E la ricostruzione è ricominciata in molte delle aree devastate, che erano state occupate e terrorizzate dalle forze jihadiste. Ci sono ancora milioni di profughi interni, fuggiti nelle aree controllate dal governo, in aggiunta a quelli all’estero. Il processo di riconciliazione nazionale è ora la chiave per il futuro.

Il vertice BRICS indica la via d’uscita dalla crisi

Visto dal mondo transatlantico, il futuro appare cupo. Oltre al pericolo di guerra nucleare e di crollo del sistema finanziario, e alle devastazioni prodotte dall’austerità e dai disinvestimenti, la fazione dell'”Impero Britannico” è apertamente impegnata, con i suoi servizi di intelligence, nel tentativo di rovesciare il Presidente degli Stati Uniti d’America, al costo di scatenare una guerra civile. Fortunatamente c’è un’altra dinamica in corso, visibile al vertice dei BRICS del 3-5 settembre a Xiamen, in Cina.

Nonostante il vento contrario che soffia dal mondo transatlantico, quella dinamica guadagna forza. Negli ultimi dieci anni, il PIL aggregato dei cinque Paesi membri dei BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa) è cresciuto del 179%, i loro scambi commerciali sono aumentati del 94% e la New Development Bank (NDB/NBS), fondata nel 2014, sta già finanziando progetti importanti. Questo, come ha fatto notare il Presidente cinese Xi Jinping (nella foto), ha contribuito a stabilizzare l’economia globale.

Quest’anno, per la prima volta, i capi di stato di altri cinque Paesi sono stati invitati a partecipare al vertice: Egitto, Guinea, Tagikistan, Messico e Thailandia. Questa innovazione è tesa a trasformare i BRICS in un forum allargato per la cooperazione Sud-Sud.

Alla cerimonia di apertura del BRICS Business Forum il 3 settembre, Xi ha sottolineato che il gruppo si caratterizza per il fatto che i membri si trattano l’un l’altro come pari e cercano una base comune, hanno adottato un approccio innovativo, orientato a risultati che avvantaggino tutti, e “si sono sviluppati in modo da aiutare altri, con il benessere del mondo in mente”.

Prima del vertice, il governo russo ha annunciato che i cinque leader avrebbero anche discusso di temi regionali vitali, inclusi il Medio Oriente, l’Afghanistan, il Nord Africa e la regione del Sahara-Sahel, piagata dal terrorismo e dai gruppi radicali. Il Presidente Putin ha reso noto che un’attenzione speciale sarebbe stata dedicata alla Siria, e che egli avrebbe chiesto ai partner di partecipare al processo di pace e alla ricostruzione del Paese.

Un altro tema importante è stato l’Iniziativa Belt and Road, che Xi Jinping ha descritto in questo modo: “Non è uno strumento per far avanzare l’agenda geopolitica, ma una piattaforma per la cooperazione pratica. Non è un piano di aiuti, ma un’iniziativa per lo sviluppo interconnesso che richiede estese consultazioni, contributi comuni e benefici condivisi. Sono convinto che l’Iniziativa Belt and Road servirà come nuova piattaforma per ottenere la cooperazione win-win tra tutti i Paesi”.

Si spera in grandi progressi nel futuro immediato per quanto riguarda grandi progetti come il Transaqua in Africa (vedi sotto) e il Canal di Kra in Thailandia. Il tipo di infrastrutture promosse dalla Cina ovviamente è la chiave per impedire catastrofi come le recenti inondazioni nell’Asia Meridionale, che hanno mietuto innumerevoli vite preziose.

Una nuova fase per la Repubblica Sud Africana?

La dott.ssa Nkosazana Dlamini-Zuma, candidata a succedere al Presidente della Repubblica Sudafricana nel 2019 (e questo dicembre a succedergli alla testa dell’ANC), ha pronunciato un discorso presso l’Università di Pretoria, nel quale si riscontrano riflessi dell’approccio larouchiano concreatosi nel “modello cinese”.

La candidata si è detta a favore dei BRICS e ha attaccato “la mano invisibile” del “libero mercato” e “il capitale di monopolio dei bianchi e i suoi sostenitori imperialisti”. Ha usato l’aggettivo “bianchi”, come ha tenuto a spiegare, poiché “ancora viviamo in una società profondamente iniqua, ove i tratti distintivi di tale iniquità sono definiti primariamente in termini razziali”.

“Gli interventi dei paesi in via di sviluppo che appartengono al nostro gruppo di pari delle economie all’interno dei BRICS sono riusciti a generare una crescita più rapida (e dunque inclusiva) che genera posti di lavoro”.

Ha anche affermato:

* Tutti gli utili della Banca di Riserva Sudafricana devono essere detenuti dal governo e deve cessare la “indipendenza” della banca.

* I tassi di interesse devono calare per incoraggiare le imprese.

* Il Sudafrica deve dotarsi di una propria banca di sviluppo, e deve costruire infrastrutture, in quanto stimoli dell’economia.

* Il Sudafrica deve rafforzare i settori agricolo e manifatturiero. Il governo devo assicurare che le materie prime vengano sfruttate prima che esportate.

* Il governo deve essere capace di ridurre la fuoriuscita di capitali per investimenti esteri, destinandoli invece a investimenti domestici.

* Deve crescere il settore economico di proprietà pubblica (governativa).

* Il governo deve ridurre considerevolmente il ricorso a manodopera estera e deve sviluppare le competenze al fine di produrre con risorse nazionali molto di quanto viene ora prodotto all’estero.

* Il governo deve avere un controllo sufficiente dell’economia, per garantire la formazione e l’impiego dei poveri.

* La terra deve essere ridistribuita senza compensazioni e deve essere rifiutato il principio del “venditore volontario, compratore volontario”.

La dott.ssa Nkosazana Dlamini-Zuma è stataMinistro della Sanità di Nelson Mandela, Ministro degli Esteri di Mbeki e Ministro degli Interni di Zuma (al primo mandato). Quindi è stata eletta presidente della Commissione dell’Unione Africana, il corpo esecutivo dell’Unione Africana, e il suo mandato è giunto al termine.

Le reazioni britanniche e delle reti fedeli a Sua Maestà, sempre ben coordinate, non si sono ancora fatte sentire. Si registra per ora soltanto un commento del Daily Maverick, secondo il quale il suo discorso sarebbe “carente di sostanza”.

Il disastro di Houston sia l’ultimo! LaRouche sulle misure urgenti da prendere

A differenza del cosiddetto “riscaldamento globale”, la catastrofe in Texas è un ennesimo disastro antropogenico, il risultato di omissioni e negligenze dei politici eletti, che per anni hanno continuato a sostenere lo schema speculativo di Wall Street e le ambizioni imperiali dell’establishment, sostenendo che la manutenzione e la costruzione di nuove infrastrutture non fosse finanziariamente sostenibile.

Per la terza volta dal 2005 le principali città americane sono state colpite da gravi inondazioni, perché erano stati scartati i piani per nuove infrastrutture, richiedenti decine di miliardi di investimenti. L’ultimo uragano ha il primato storico tra i disastri americani, e non avrebbe dovuto avvenire.

L’uragano del 2005, battezzato Katrina, uccise quasi 2000 persone e comportò perdite economiche pari a 130 miliardi di dollari. Soltanto allora, lentamente, si cominciò a costruire infrastrutture contenitive per la devastata città di New Orleans, scoprendo che gli investimenti avrebbero comportato un importo pari a una frazione dei costi umani e monetari subìti per la causa meteorologica. Quante morti e danni si sarebbero evitati?

Quattro anni dopo, la Società Americana degli Ingegneri Civili si riunì a Manhattan per discutere di barriere protettive nella regione della città di New York. Essa stimò che il costo della più grande si aggirasse intorno ai 9 miliardi di dollari. Il governo decise di non procedere.

Si arrivò pertanto al 2012, quando colpì un altro uragano: il cosiddetto uragano Sandy uccise oltre cento persone e provocò danni per 65 miliardi di dollari.

Alla ripresa delle attività, i residenti della regione della città di New York si trovano a soffrire a causa del fatto che i sistemi di trasporto regionali, vecchi di un secolo e danneggiati dall’inondazione di cinque anni fa, non sono stati riparati o sostituiti con la dovuta solerzia.

Le sofferenze causate dall’uragano Harvey in Texas e in Louisiana non sono ancora tutte note. Nei prossimi giorni si sapranno, quando l’acqua lascerà il posto ai detriti. Da molti anni è risaputo che le città texane del Golfo sono soggette a inondazioni e sono state colpite numerose volte. Tuttavia nessuna infrastruttura di contenimento e protezione è stata costruita dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Per l’area di Houston i costi di investimento furono stimati a 25 miliardi di dollari, e ritenuti “troppo alti” dagli agenti di influenza di Wall Street e dai politici eletti.

Questi disastri “naturali” e altri del recente periodo avrebbero potuto essere impediti spendendo una parte di quanto costano, in termini di ricchezza e di vite umane. I media insistono nel dire ai cittadini americani che ogni disastro che colpisce una città è causato dalle sue abitudini economiche o poiché essa è sorta storicamente troppo vicina all’acqua! La stessa sciocchezza espressa dai Verdi tedeschi dopo l’inondazione di Dresda di quindici anni fa!

Il problema è invece Wall Street, ripetutamente salvata a colpi di migliaia di miliardi di dollari, mentre proseguiva l’impoverimento del popolo americano. Dobbiamo chiudere con la stagione in cui Wall Steet dettava le politiche economiche al governo degli Stati Uniti d’America.

“La nazione chiede azioni, e le chiede ora!” disse il Presidente americano Franklin D. Roosevelt, durante la cui presidenza e fino a tutti gli anni Quaranta furono finanziati con credito pubblico nazionale (mediato dalla Reconstruction Finance Corporation e dalla Works Progress Authority) i progetti infrastrutturali capaci di impedire i “disastri naturali”, primo fra tutti la Tennessee Valley Authority, che fu di grande ispirazione nella creazione in Italia della Cassa del Mezzogiorno.

L’uragano che ha affogato il Texas orientale dovrebbe fungere da allarme nazionale, e di stimolo a cambiare pagina dopo settant’anni nei quali la nazione americana è rimasta priva di simili istituti di credito nazionali.

È urgente un cambiamento “oceanico”

Il 30 agosto 2017 Lyndon LaRouche ha chiesto un immediato “cambiamento oceanico” nella politica. Ha chiesto che venga immediatamente creato un istituto nazionale di credito pubblico destinato a nuove infrastrutture capaci di integrare nuove tecnologie, istituto simile a quelli impiegati da Franklin D. Roosevelt allorché fu costruita la stragrande maggioranza delle infrastrutture americane. Non vi sono alternative alla creazione di tale istituto nazionale di credito, come quello impiegato da Alexander Hamilton come prevede la Costituzione americana, se si vuole finanziarie a colpi di migliaia di miliardi di dollari il nuovo assetto infrastrutturale dell’intero territorio statunitense.

A fianco di ciò, è necessario ripristinare la separazione bancaria sancita da Roosevelt con il Glass-Steagall Act del 1933, per proteggere il sistema economico dall’imminente crisi finanziaria causata dal perdurare della speculazione di Wall Street e tutelare così gli investimenti produttivi. Permettere a Wall Street di eliminare nel 1999 le regole del Glass-Steagall Act fu determinate nei confronti del successivo crac, causa di 10 mila miliardi di dollari di perdite, in ricchezza, disoccupazione e riduzione della vita media.

Lyndon LaRouche insiste a porre enfasi sulle “quattro leggi cardinali” atte a salvare gli Stati Uniti, da adottare immediatamente per permettere anche la rinascita delle zone colpite dall’uragano e per far sì che questo sia l’ultimo uragano a causare così ingenti danni.

* Ripristino della separazione bancaria (Glass-Steagall Act): conseguente chiusura di Wall Street;

* Creazione di istituti nazionali di credito sul modello della Reconstruction Finance Corporation di Roosevelt e sul modello della banca nazionale di Alexander Hamilton;

* Credito per nuove infrastrutture dotate di tecnologie all’avanguardia (treni ad alta velocità e Maglev, reattori di fissione di IV generazione; reattori di fusione; sistemi di protezione dalle tempeste; sistemi di gestione idrica, ecc.)

* Adozione di “volani economici” a contenuto scientifico, come la ricerca sulla fusione nucleare e l’esplorazione umana dello spazio, capaci di aumentare la produttività e qualificare la l’occupazione.

Si impone un nuovo paradigma

Il programma cinese della cosiddetta Iniziativa ‘Una Cintura, Una Via’ (Belt and Road Initiative) per la cooperazione internazionale sulla costruzione di nuovi “ponti terrestri” e opere di sviluppo infrastrutturale, offre una via d’uscita, sia in tema di emissione di credito sia in tema di costruzione di opere pubbliche in America. Tale iniziativa si accinge ad abbracciare grandi progetti ritenuti per lungo tempo essenziali e sui quali i coniugi LaRouche e i loro collaboratori insistono da decenni: il Canale di Kra nell’Asia Sudorientale, il trasferimento idrico al Lago Ciad tramite il progetto Transaqua per l’Africa subsahariana, ecc.

Helga e Lyndon LaRouche guidano negli Stati Uniti una mobilitazione nazionale mirante ad esortare il Presidente Trump a portare immediatamente gli Stati Uniti nell’orbita della cooperazione con la Cina sulla costruzione di infrastrutture intercontinentali. L’approccio al mutuo beneficio (“win-win”) e la partecipazione degli Stati Uniti a una fase di costruzione del mondo (anziché alle guerre per conto di Londra e dei neocon) significherebbe la rinascita del loro spirito costituzionale e di potenza industriale.

Il 26 agosto scorso Helga Zepp-LaRouche ha parlato ad una conferenza a Manhattan sull’urgenza della costruzione di infrastrutture negli Stati Uniti, dichiarando quanto segue:

“Penso all’enorme potenziale che scaturirà, se gli Stati Uniti aderirarnno all’Iniziativa ‘Una Cintura, Una Via’. Penso che sia davvero importante immaginare un sistema assolutamente differente. Se gli Stati Uniti facessero quanto fece Franklin D. Roosevelt – un Nuovo Corso (New Deal), la separazione bancaria (Glass-Steagall Act) e la cooperazione con la Cina – potrebbero sperimentare una rivoluzione industriale superiore alle precedenti, nella loro intera storia. Occorre comprendere che siamo alla conclusione di un’epoca e di un sistema, che non può essere salvato. E che abbiamo bisogno di rimpiazzarlo con un sistema assolutamente nuovo e differente. La maggioranza della gente fatica ad immaginare simili cambiamenti, ma vi sono esempi di cambiamenti in corso. Possono aiutare il ricordo del Piano Marshall per l’Europa, la Restaurazione Meiji in Giappone o appunto il New Deal di Franklin D. Roosevelt: questi esempi dimostrano che è possibile anche oggi apportare mutamenti radicali”.

Il LaRouchePAC e le altre associazioni nazionali del movimento di LaRouche si sono assunti la responsabilità di guidare il Presidente Trump e il Congresso a tale scopo. Ma ciò non toglie la responsabilità di dosso al resto delle popolazioni colpite dalla crisi: occorre tornare a ragionare come cittadini, e non più come sudditi o semplicemente consumatori.

In America il LaRouchePAC si rivolge in particolare ai sostenitori attivi di Trump e di Bernie Sanders, a coloro che si sono astenuti alle elezioni, a coloro che sono disgustati dalla politica manipolatoria e dal tentativo di golpe contro Trump, e che avrebbero voluto già assistere a un’inversione di tendenza rispetto al processo di deindustrializzazione e di perdurante dominio della speculazione di Wall Street sulla politica nazionale, e a coloro che hanno perso dei cari o la casa o il lavoro a causa del “disastro naturale” causato da Wall Street. Tutti dovrebbero agire di concerto e farsi sentire.

Limitarsi a guardare non produrrà alcun cambiamento. Tutti sappiamo che, sotto sotto, non vi sono altre alternative.

Cina e Russia si fanno sentire sulla Corea del Nord

Sia la Russia sia la Cina hanno lanciato un monito sulla della penisola coreana. Essa si trova “ora a un culmine, prossimo alla crisi”, ha affermato la portavoce del Ministro degli Esteri cinese, Hua Chunying, aggiungendo che “al contempo v’è la possibilità di riaprire i colloqui di pace”. La Cina chiede alle “parti in causa” di calmare la situazione.

Hua ha criticato le esercitazioni militari congiunte americane e sudcoreane e lo stanziamento dei missili THAAD (nella foto). Per lei gli Stati Uniti e la Corea del Sud “hanno condotto infine nuove esercitazioni militari congiunte e hanno esercitato pressioni militari sulla RPDC” ed “è dimostrato che tale pressione e le sanzioni non possono risolvere in modo fondamentale la questione”.

A proposito del sistema di missili THAAD ha dichiarato: “Esso impedisce il processo di riequilibrio strategico regionale, danneggerà gli interessi di sicurezza delle nazioni della regione, Cina inclusa, e aumenterà le tensioni della penisola coreana”.

L’ambasciatore russo presso le Nazioni Unite, Vasilij Nebenzya, si è espresso in modo simile: “Le sanzioni da sole non costituiscono la via della risoluzione. Dobbiamo essere innovativi e inventivi”. Ha aggiunto che non si dovrebbero imporre sanzioni al di fuori del consesso dell’ONU, pur non citando direttamente Washington. La Russia e la Cina hanno fatto in modo che il Consiglio di Sicurezza dell’ONU, riunito il 29 agosto per discutere del collaodo missilistico nordcoreano, denunci il collaudo stesso ma non imponesse altre sanzioni.

Conferenza internazionale sul Canale di Kra

Il tailandese Padkee Tanapura, un amico dello Schiller Institute sin dagli anni Ottanta, quando iniziò la propria collaborazione con Lyndon LaRouche sulla costruzione del Canale di Kra, ha annunciato una conferenza per il 9 settembre dal titolo “Conferenza Internazionale sulla Tecnologia per una Via Sostenibile verso il futuro Canale Tailandese: uno studio completo di un sistema logistico alternativo per la Via della Seta Marittima”. La conferenza riunirà relatori di alto livello, sia dalla Tailandia, sia da altre parti del mondo, per discutere come rendere concreto il progetto.

Padkee ritiene che la fuga dalla Tailandia, la scorsa settimana, della deposta Primo Ministro Yingluck Shinawatra (sorella del precedente Primo Ministro Thaksin Shinawatra, anche lui deposto), sottrattasi a un procedimento giudiziario politicizzato, possa esser stata facilitata dal governo come atto preventivo, per impedire una nuova fase della polarizzazione della politica nazionale precedente al golpe del 2014 che ha visto scontrarsi i cosiddetti Rossi e Gialli. Questo cambiamento politico potrebbe anche facilitare l’accordo di Prayut in modo da accelerare il progetto del Canale di Kra.

Tra i relatori tailandesi ci sarà Thanin Kraivichien, ex Primo Ministro, ex Presidente della Corte Suprema ed ex Membro del Consiglio Privato: la sua partecipazione indica un possibile sostegno da parte del nuovo re. Anche il capo del Consiglio Privato, Prem Tinsulanonda, ha dimostrato di essere favorevole al progetto infrastrutturale.

Tra i generali a riposo invitati a parlare, sarà presente il Gen. Saiyud Kerdphol, ex Comandante Supremo, il quale parlò anche alla Conferenza di Bangkok del 1984, alla quale presero parte Lyndon LaRouche e altri esponendi dell’EIR.

Il discorso di chiusura sarà tenuto dal Prof. Suchatvee Suwansawat, presidente del prestigioso Istituto di Tecnologia Ladkrabang intitolato al re Mongkut.

Il dott. Norio Yamamoto, presidente della fondazione giapponese Fondo Infrastrutturale Globale (Global Infrastructure Fund), che pure era presente alla Conferenza di Bangkok come rappresentante del fondo della Mitsubishi, sarà tra i relatori.

Parleranno anche esperti del Canale di Panama, del Canale di Suez (dalla Malesia) e del Canale Keil (dalla Germania), oltre a rappresentanti commerciali occidentali e asiatici, e un rappresentante cinese dell’Organizzazione per lo Sviluppo Industriale delle Nazioni Unite.

Parleranno molti altri esperti di canali, trasporto e altri temi inerenti. La conferenza stessa costituisce l’affermazione dell’importanza di questo grande progetto che finalmente vede la luce.

I Verdi tedeschi propongono una patacca per il Lago Ciad

Un “programma” farlocco per il Lago Ciad è stato proposto dai Verdi tedeschi e pubblicato alla vigilia del Summit sull’Africa di Parigi, nella forma di una rassegna dei documenti prodotti per il G20 e che non sono stati digeriti dagli ecologisti. La patacca dei Verdi si contrappone inoltre all’unico programma serio per la regione, il progetto Transaqua, su cui cooperano Italia e Cina (vedi notizia a fianco).

I Verdi sostengono che i “cambiamenti climatici”, che secondo loro sono la causa dell’evaporazione di tre quarti del Lago Ciad, non consentono un’inversione di tendenza e che la popolazione emigrata dalla regione in altre zone del Ciad o nel Niger, nella Nigeria e nel Camerun e ormai in povertà necessiti di aiuti dall’Europa semplicemente per “adattarsi” alle nuove condizioni: accontentarsi di scavare pozzi nella sabbia e di coltivare piccoli appezzamenti dispersi seguendo “progetti climate-friendly”. Chiedono, inoltre, approcci di sviluppo che non prevedano garanzie sui crediti all’esportazione. La follia della loro proposta arriva a chiedere che la Germania e l’UE istituiscano degli uffici sentinella presso le proprie ambasciate nei Paesi africani al fine di vegliare sui cambiamenti climatici e determinare tempestivamente quali aiuti concedere.

All’Europa chiedono, inoltre, che compensi i presunti effetti dell’annuncio di Trump di sottrarre gli Stati Uniti agli accordi antiscientifici della COP21. Non è soltanto il cambiamento climatico a causare le migrazioni, affermano i Verdi, ma aggrava i problemi causati dalla povertà cronica, la quale tuttavia non dovrebbe essere affrontata con grandi progetti infrastrutturali, bensì con il ‘piccolo è bello’ e con le ‘tecnologie appropriate’ invenzione della Banca Mondiale, del FMI, ecc.

In realtà, l’alternativa alla povertà e all’esodo di massa sono proprio i grandi progetti infrastrutturali che i Verdi disdegnano, primo tra tutti il progetto Transaqua.

Il Quotidiano del Popolo riconosce il ruolo di LaRouche parlando del progetto Transaqua

In un lungo articolo sui recenti sviluppi e sull’ampliamento delle prospettive del progetto infrastrutturale Transaqua per trasformare il Lago Ciad e l’Africa subsahariana, il Quotidiano del Popolo ha sottolineato il ruolo di Lyndon LaRouche e del nostro movimento internazionale. Ha anche situato questo progetto idrico ed energetico nel contesto della Iniziativa ‘Una Cintura, Una Via’ (Belt and Road Initiative), anche detta ‘Nuova Via della Seta’, nella quale il ruolo storico di Helga e Lyndon LaRouche era stato posto in rilievo sul China Daily del 20 agosto.

“Le speranze di quaranta milioni di persone, che dipendono dal Lago Ciad per la propria sussistenza, sono state incoraggiate dalla firma dello scorso giugno a Hangzhou di un accordo tra PowerChina, il gigante cinese delle costruzioni e Bonifica SpA, società italiana. La notizia, tuttavia, è stata resa pubblica soltanto all’inizio di questo mese”.

“L’accordo riguarda la conduzione di studi di fattibilità del trasferimento di 100 miliardi di metri cubi di acqua ogni anno dal fiume Congo nella Repubblica Democratica del Congo per riempire il grande Lago Ciad in disseccazione, a una distanza di 2500 km. Il progetto è altrimenti noto come Transaqua. Stando al sito dell’Executive Intelligence Review (rivista EIR), il memorandum di intenti è stato firmato durante un incontro tra i direttori esecutivi delle due società alla presenza dell’Ambasciatore italiano in Cina, Gabriele Menegatti”.

Con il titolo “Ruolo di LaRouche”, il Quotidiano del Popolo prosegue: “Grazie alla battaglia intrapresa negli anni dall’organizzazione di LaRouche e dagli iniziatori di Transaqua (nella foto, l’ing. Vichi con la signora LaRouche), il progetto sta oggi diventando realtà all’interno dell’Iniziativa ‘Una Cintura, Una Via’. Il settimanale Executive Intelligence Review e lo Schiller Institute organizzarono nel 2015 il primo incontro tra la LCBC [la Commissione del Bacino del Lago Ciad] e i cervelli dietro a Transaqua. A questo fece seguito nel dicembre 2016 la firma del memorandum di intenti tra LCBC e PowerChina e i successivi contatti tra Bonifica SpA e la società cinese”.

Il documento fa notare anche che la Commissione del Bacino del Lago Ciad ha cercato la soluzione del finanziamento degli studi sul trasferimento idrico nell’estensione della nuova Via della Seta fino al Lago Ciad. “PowerChina, una delle massime multinazionali del Paese che costruì la Diga delle Tre Gole, ha firmato un Memorandum d’Intenti con LCBC lo scorso dicembre”.

L’articolo del Quotidiano del Popolo è firmato da Kimeng Hilton Ndukong e fin troppo corredato di illustrazioni e lungo per essere passato in rassegna qui. Esso presenta nei dettagli il problema esistenziale cinquantennale della regione subsahariana in relazione al Lago Ciad; i suoi risultati nei termini di distruzione economica e di insorgenza del terrorismo nella regione; la caratura straordinaria del progetto Transaqua per trasformare e sviluppare la regione, unica vera soluzione al problema dei migranti.

Ecco il frutto, potenzialmente una delle più mirabili opere dei coniugi LaRouche.

http://en.people.cn/n3/2017/0821/c90000-9258249.html

Charlottesville: una nuova fase nel golpe contro Trump

La campagna per la delegittimazione e destituzione del Presidente degli Stati Uniti d’America, iniziata con la frode del “Russiagate”, è stata seriamente menomata dalla rivelazione dell’analisi forense delle condizioni del trafugamento dai calcolatori del Partito Democratico americano, fatta dai Veterans Intelligence Professionals for Sanity (VIPS) e poi da The Nation. La corrispondenza elettronica fu trafugata da persone con accesso fisico ai calcolatori e non piratata.

Da quel momento, la versione americana delle rivoluzioni colorate di ideazione britannica e conduzione internazionale, ha aperto un nuovo fronte di attacchi al Presidente: quello facile della provocazione razziale. Tutte le operazioni di guerra psicologica di questo tipo sono fondate su alcuni aspetti popolari che sembrano costituire problemi irrisolvibili all’interno della società che è presa di mira.

Diciamo le cose come stanno. Assistiamo a un’esplosione della più pura ipocrisia negli Stati Uniti, mentre ad attaccare il Presidente di equivocità morale sulla questione razziale si spendono noti responsabili di genocidio e sostenitori dell’eugenetica, quali George H. W. Bush, George W. Bush e Larry Summers.

Il Presidente ha correttamente descritto i fatti di Charlottesville come eventi pianificati per scopi politici e asserito che l’unica soluzione alla questione razziale americana è nel rilancio dell’occupazione produttiva. Esattamente il punto elaborato da Lyndon LaRouche già nel 1979, con un saggio dal titolo “Che cos’è accaduto all’integrazione?” ancora attuale.

Pensate che i pezzi grossi del business americano che ora si allontanano da Trump, proclamandosi estimatori della diversità, abbiano fatto qualcosa per creare negli Stati Uniti occupazione produttiva negli ultimi venti anni?

La Presidenza di Barack Obama e la sua equiparazione della politica dell’identità con il progresso sociale hanno creato il calderone che sta bollendo ora. Nessun progresso sociale è stato affermato con la sua Presidenza; al contrario, si è avuta un piena di droghe, bande e depressione economica nei ghetti del Paese.

Tipico delle misure britanniche di contrasto delle ribellioni è l’uso di gang ideologicamente condizionate e reciprocamente opposte a formare un ciclo senza fine di violenze e assassinii, una strategia perfezionata durante la guerra contro i Mau Mau in Kenya, dal Brigadiere Gen. Frank Kitson e chiamata appunto gang-countergang.

Nel caso di Charlottesville, entrambe le bande in azione erano controllate dall’FBI o da altri agenti addestrati allo scopo.

Il KKK e i sostenitori della supremazia dei bianchi presenti sulla scena, Richard Spencer e David Duke, sono da tempo legati all’FBI. Il secondo, si potrebbe dire, fu una creazione di George H. W. Bush.

Risulta al LaRouchePAC che un altro personaggio importante della vicenda, Jason Kessler, ora parte della cosiddetta “Alt Right” fu fino al novembre 2016 un attivista in favore di Obama e partecipò alle manifestazioni di “Occupy Wall Street”. Voci dicono che in quel momento lavorò per CNN. Strana metamorfosi, per non dire altro. L’uomo alla guida dell’auto che ha ferito molti e ucciso un manifestante è uno spostato e imbroglione dal nome di James Fields, il cui invasamento per il nazismo e per la violenza furono rilevate della autorità sin dai tempi della scuola superiore.

Dall’altra parte troviamo il Governatore della Virginia Terry McAuliffe (nella foto), il sindaco di Charlottesville Michael Signer e un ex impiegato del Dipartimento di Stato che alcuni dicono alle dipendenze della CIA; quindi l’apparato “resistente” di Obama in Virgina e infine gli “Antifa” violenti e senza legge.

Il piano di rimozione della statua di Robert E. Lee e di raduno di protesta di gang ispirate al “potere dei bianchi” è cosa vecchia, in realtà. Si tratta appunto di uno schema gang-countergang: “Antifa” e “Alt-Right” se le stanno dando di santa ragione in giro per gli Stati Uniti: a Berkeley, a Portland e altrove.

I manifestanti “bianchi” di Charlottesville avevano un permesso ottenuto dopo un noto dibattimento in tribunale. Entrambe la fazioni hanno potuto usare i social media per organizzarsi.

Coloro che rispondono al profilo della countergang erano, oltre ai membri di “Antifa”, gli esponenti del Progressive Change Campaign Committee, di Standing Up for Social Justice, di Refuse Fascism, di Black Live Matter e di altri gruppi finanziati e controllati da George Soros. Anche la loro azione ha goduto di una preventiva propaganda del Center for American Progress di John Podesta, che è il centro istituzionale dell’apparato di “resistenza” a Trump.

Immediatamente dopo le elezioni presidenziali, il sindaco di Charlottesville Michael Signer affermò che la città si sarebbe erta a capitale della “Resistenza” a Donald Trump. Allo stesso tempo, i principali organizzatori mediatici di “Indivisible”, uno dei primi movimenti in rete opposti a Trump, migrarono in Virginia per contribuire alla campagna del protégé di Obama Tom Perriello, candidato a governatore. Perriello è stato al servizio del Dipartimento di Stato in Africa. La sua campagna pare fu fortemente sostenuta dal Center for American Progress e il suo direttore Brennan Gilmore fu coinvolto, secondo la stampa, in una Rivoluzione Culturale nella Repubblica Centrafricana, contrapponendo gli islamici ai cristiani con i tragici esiti che tutti conosciamo.

McAuliffe ha una storia ben nota di attività torbide e di espedienti politici. Venerdì 11 agosto, allorché i razzisti bianchi marciavano adoperando le stesse “torce tiki” usate dai neonazisti in Ucraina, nel golpe condotto da Obama e dai britannici nel febbraio 2014.

Stando ad alcuni resoconti di ciò che è accaduto sabato 19 agosto 2017 Singer e McAuliffe hanno fatto sì che la polizia facesse incontrare i gruppi contrapposti, anziché separarli e poi si è limitata ad assistere quando entrambe le fazioni armate sono passate ai fatti. Forse non è un caso che sia stato proprio Brennan Gilmore a riprendere con la videocamera l’automobile di Fields falciare i “contro-dimostranti” e uccidere una giovane donna, Heather Heyer. È il suo video ad aver circolato più volte in televisione e su Internet.

Gli americani si lasceranno distruggere da una fraudolenta “rivoluzione culturale”?

Gli Stati Uniti stanno sprofondando nel caos, mentre giovani e poveri di ogni carnagione e credo politico vengono indotti a riversare il proprio scontento in scontri violenti che non prevedono vincitori. Si tratta della solita tattica imperiale britannica, dello schema gang-countergang elaborato dall’ufficiale militare britannico Frank Kitson e usato dai britannici per disperdere gli oppositori del loro governo coloniale in Kenya, Malesia, Irlanda del Nord e altrove. Il trucco sta nel costruire un conflitto artificiale nel quale coinvolgere differenti fazioni di una popolazione presa di mira, tramite agenti provocatori attivi in entrambi i fronti del conflitto. L’operazione, naturalmente, prevede molte morti e la degradazione dell’individuo a livello delle passioni ferine. Il fine è la distruzione di qualunque capacità di lottare uniti contro il vero nemico, l’Impero Britannico.

Un redattore del Quotidiano del Popolo cinese ha scritto un articolo lunedì scorso, nel quale chiede: “L’America si sta ingolfando in una Rivoluzione Culturale?” L’autore, Curtis Stone, descrive l’incubo della Rivoluzione Culturale di Mao, nella quale folle inferocite di giovani appartenenti alla Guardia Rossa venivano istigate a commettere atti violenti contro gli esponenti delle istituzioni cinesi e che “fece sprofondare la Cina nel caos per lunghi anni, durante la quale molte delle opere d’arte storiche e dei beni culturali nazionali furono rimossi o distrutti”. Stone prosegue: “Le tensioni razziali dell’ultimo periodo periodo negli Stati Uniti hanno ricordato a molti cinesi la propria Rivoluzione Culturale e li hanno resi perplessi sull’esito di uno stranamente simile processo che avvenisse in America. Il caos in America preoccupa profondamente. La rivoluzione culturale americana, come è stata battezzata su alcuni media, presenta tutte le caratteristiche dell’esperienza turbolenta della Cina… Dalla richiesta di un pastore di Chicago di rimuovere una statua di George Washington… alla richiesta della parlamentare Nancy Pelosi di rimuovere immediatamente dall’edificio capitolino le statue confederate e alla discussione sull’opportunità di far saltare in aria il Memoriale Nazionale di Mount Rushmore a Keystone, nel Dakota del Sud, si evince una pressione a sbarazzarsi di almeno qualche opera d’arte storica o bene culturale nazionale”.

A questa rappresentazione Helga Zepp-LaRouche aggiunge un’immagine preoccupante: quella degli ultimi giorni della Repubblica di Weimar, quando i nazisti si scontravano con i comunisti nelle piazze, producendo il caos che portò alla caduta del governo legittimo e all’orrore della dittatura hitleriana.

Il tentativo mediatico di descrivere i patetici e impotenti gruppetti di razzisti e di neonazisti come sostenitori del Presidente Trump o di qualificare gli aderenti di Antifa armati di bottiglie Molotov come “manifestanti non-violenti” non soltanto è segno di follia, ma ignora il fatto che quei gruppi si adattano perfettamente allo schema di Kitson: due fronti totalmente controllati e adoperati per far divergere l’attenzione della cittadinanza dalla decadenza economica dell’ultimo decennio e dall’imminente collasso economico e finanziario. A controllarli sono gli stessi elementi interni all’FBI, alla CIA e ad altri enti dell’intelligence fedeli all’amministrazione Obama, sostenitori della frode del Russiagate, che dovrebbero chiarire una volta per tutte che questo tentativo è parte della “rivoluzione colorata” lanciata da George Soros e da Barack Obama per deporre Trump e per evitare a tutti i costi che gli Stati Uniti d’America prendano parte attiva nella costruzione della Nuova Via della Seta, come da Trump indicato, e per mantenere la rotta di scontro militare con la Russia.

Il discorso di Trump di lunedì scorso, dedicato a una nuova politica sulla guerra in Afghanistan, è stato sì tipico di uno statista, ma intenzionalmente privo di contenuti. Mentre più redazioni dànno risalto alla sua approvazione di nuovi contingenti militari in Afghanistan, ciò che ha veramente detto è che sta lasciando le decisioni sui dispiegamenti militari ai generali, ma che non annuncerà in anticipo le decisioni dei militari. Ha denunciato il Pakistan per l’ospitalità nei confronti dei terroristi e ha chiesto all’India di interessarsi maggiormente della questione afghana.

Il Segretario di Stato Tillerson, tuttavia, ha immediatamente rilasciato alcune dichiarazioni e martedì ha tenuto una conferenza per la stampa, azioni che hanno chiarito la duplice natura della politica per l’Afghanistan: verranno impiegati i metodi militari che in Siria e in Iraq si sono dimostrati efficaci nella neutralizzazione dell’ISIS e saranno favoriti opportuni negoziati di pace tra il governo afghano e i talebani. “Il nostro scopo è convincere i talebani che non possono vincere sul campo di battaglia”, ha affermato Tillerson, aggiungendo: “e anche noi potremmo non vincere”. La dichiarazione ufficiale del Dipartimento di Stato di lunedì sera afferma: “I talebani hanno davanti a loro una strada per la pace e per la legittimazione politica tramite accordi politici negoziati al fine di concludere la guerra. Siamo pronti a sostenere opportuni colloqui dipace tra il governo afghano e i talebani, senza precondizioni”.

Si noti che con Trump gli Stati Uniti hanno lavorato strettamente ed efficacemente con la Russia nella neutralizzazione della minaccia terroristica in Siria e, nel caso dell’Afghanistan, stanno assumento un approccio, quello degli accordi di pace coinvolgenti tutte le fazioni etniche del Paese, che è esattamente quello proposto dalla Russia.

È questa politica di cooperazione con la Russia e la Cina per creare un nuovo paradigma, fondato sugli scopi comuni dell’umanità e sulla pace attraverso lo sviluppo economico (cioè per porre fine una volta per tutte all’Impero) che Londra e i suoi affiliati negli Stati Uniti non possono tollerare, e sono intenzionati a far fallire con il golpe e con la provocazione nucleare.

In questo momento di grave pericolo occorre rilevare quali siano le possibilità di cambiamento. La presidenza Trump va difesa al fine di confermare questo nuovo paradigma a livello planetario.

Chi non vuole una soluzione per il Sahel?

Mentre la crisi dei migranti nel Mediterraneo prende una nuova piega, con le decisioni del governo italiano sulle ONG e i pattugliamenti al largo della Libia, diventa sempre più chiaro che la soluzione può venire solo dalla sviluppo economico e dal miglioramento delle condizioni di vita in Africa.

Al riguardo, dopo l’annuncio dell’accordo sul Lago Ciad tra l’impresa italiana Bonifica e Power China, il Ministero degli Esteri italiano ha confermato l’interesse nella promozione di Transaqua, la grande infrastruttura di trasferimento idrico, trasporto, energia idroelettrica e sviluppo agricolo in Africa Centrale che permetterebbe di rivitalizzare il Lago Ciad (nella foto, visto dall’Apollo 7). Inoltre, il portale operativo dell’Agenzia dell’ONU sui rifugiati (UNHCR) ha rilanciato l’articolo originale dell’EIR sull’accordo (vedi https://data2.unhcr.org/en/news/16457).

Ma evidentemente ci sono interessi contrari a una soluzione. Una rete apparentemente congolese, che aveva già attaccato Transaqua nel 2014, è tornata sul tema, con un lungo articolo che accusa gli autori del progetto infrastrutturale di voler “rubare l’acqua del Congo” e creare una catastrofe ecologica trasferendo il 5% dell’acqua del fiume Congo nel Lago Ciad. Si sostiene che Transaqua, che é promossa “dalla facoltosa Helga Zepp-LaRouche, da Jacques Cheminade, i Paesi aggressori del Congo e i loro sostenitori anglosassoni” e dalla Commissione del Bacino del Lago Ciad, sia una nuova forma di saccheggio delle risorse africane da parte dell’Europa, e si lancia un appello per la mobilitazione popolare per “fermare Transaqua”.

Ma è questa rete che dovrebbe spiegare i propri legami con gli interessi che hanno storicamente saccheggiato e continuano a saccheggiare l’Africa.

L’autore, Sinaseli Tshibabwa, è un biologo che vive a Kinshasa ma la cui ideologia è il neomalthusianesimo made in Europe. All’inizio del suo articolo egli cita Geraud Magrin, un insegnante della Sorbona, che sostiene che il Lago Ciad non si stia essiccando, e che questa sia un’invenzione di chi vuole costruire progetti di trasferimento idrico che danneggiano l’ambiente.

L’articolo è pubblicato su un sito che fa capo a un certo Jean-Jacques Wondo, un altro cittadino congolese laureatosi alla Reale Accademia Militare del Belgio e specializzatosi alla Libera Università di Bruxelles (vedi https://desc-wondo.org/en/after-plundering-minerals-soon-the-plundering-of-the-congo-freshwater-the-blue-gold-of-this-century-sinaseli-tshibwabwa/)

Sono molte le falsità contenute nell’articolo. Una in particolare, che circola anche tra alcuni diplomatici africani, è che riducendo anche di una piccola quantità la portata del Congo, si ridurrebbe anche la quantità di energia idroelettrica che si intende produrre in futuro con la diga Grand Inga. Ma quel 5-8% prelevato dagli affluenti del Congo produrrà la stessa elettricità nella parte orientale del Paese, così risparmiando gli eventuali costi di trasmissione da Inga, che è situata nella parte più occidentale.

In realtà, la Repubblica Democratica del Congo sarebbe il principale beneficiario di Transaqua, perché otterrebbe l’infrastruttura – il tratto maggiore del canale di 2400 km attraversa la RDC da Nord a Sud – e un’offerta di centinaia di migliaia di posti di lavoro.

Le altre argomentazioni e falsità su Transaqua hanno già avuto una risposta da parte del dott. Marcello Vichi nel 2014, in una lunga risposta al primo articolo di calunnia, che si può leggere qui:

http://www.movisol.org/14news242.htm.

Il China Daily pubblica un ampio profilo di Helga Zepp-LaRouche e del suo lavoro

L’edizione del 18 agosto del China Daily USA ha pubblicato un lungo profilo di Helga Zepp-LaRouche a firma del corrispondente americano del quotidiano Chen Weihua, col titolo “Identificarsi con la Cina” e il sottotitolo “Helga Zepp-LaRouche considera l’Iniziativa Belt and Road come il compimento del lavoro suo e di suo marito, l’attivista politico americano Lyndon LaRouche”. L’articolo si apre descrivendo la lunga visita in Cina di lei, giovanissima giornalista tedesca, durante il periodo della Rivoluzione Culturale, quando incontrò alcuni cinesi che parlavano tedesco ed erano “gentili”, pur facendo intendere che “la gente non era affatto contenta”.

Durante quel viaggio, scrive Chen, Helga Zepp-LaRouche visitò anche l’Africa e parte dell’Asia, e assistette alla tremenda povertà di questi Paesi. “Tornai da questo viaggio con l’assoluta convinzione che il mondo avrebbe dovuto cambiare, avrebbe dovuto migliorare”, disse. Nel cercare soluzioni, scrive Chen, si imbattè nell’operato dell’attivista politico americano Lyndon LaRouche, “meglio noto come colui che fondò il movimento di LaRouche.” “Il movimento, che include molte associazioni e società nel mondo, promuove un rinascimento dell’arte classica ed un impegno maggiore nella scienza, chiede lo sviluppo di grandi progetti infrastrutturali su scala globale e una riforma del sistema finanziario mondiale per incoraggiare gli investimenti nell’economia fisica e porre fine alla speculazione finanziaria”.

“Helga scoprì che Lyndon era l’unico che parlava di sviluppo e industrializzazione dell’Africa e del terzo mondo e della creazione di una banca per lo sviluppo internazionale, qualcosa di simile alla Banca Asiatica per gli Investimenti nelle Infrastrutture (AIIB/BAII)”, scrive Chen, basandosi sulla sua intervista alla signora LaRouche.

L’articolo parla del suo lavoro e di quello di suo marito nel perseguire questi obiettivi insieme alla Primo Ministro indiano Indira Gandhi e al Presidente messicano José López Portillo. La signora LaRouche loda il lavoro della Cina con l’iniziativa Belt and Road e la BAII, e fornisce dettagli di alcune delle sue attività negli ultimi tre anni, inclusa la sua partecipazione al Forum Belt and Road a Pechino. “Sono stata molto lieta di aver partecipato” dice nell’intervista la signora LaRouche “perché ci battiamo per questo da molto tempo. In un certo senso mi identifico con il successo di questo progetto”.

Nell’intervista sottolinea anche l’importanza dell’Iniziativa Belt and Road per ricostruire le infrastrutture americane. Dice che discutendo coi delegati africani al Forum di Pechino è risultato chiaro che essi ora hanno una speranza per il futuro, solo grazie all’iniziativa cinese. Chen continua: “Helga dice che quello che la Cina sta facendo è il compimento di ciò che ella e i suoi colleghi hanno fatto per 40 anni”. “Siamo molto felici” della Iniziativa Belt and Road, dice la signora LaRouche. “Una cosa è produrre idee all’interno di un movimento piccolo come il nostro; una cosa ben differente è veder che il più grande Paese del mondo comincia a concretarle”. Si dice dispiaciuta che suo marito, Lyndon LaRouche, che ha 94 anni, non riuscirà a visitare la Cina. “Ama la Cina” dice la signora LaRouche, “ed è convinto che l’Iniziativa Belt and Road cinese sia la cosa più importante sul pianeta in questo momento”.

In attesa del prossimo crac finanziario

La Corte Costituzionale tedesca ha perso una magnifica occasione di bloccare la folle politica monetaria della Banca Centrale Europea. Nella sentenza sul ricorso contro il programma di acquisto titoli (APP) dell’Istituto di Francoforte, emessa il 15 agosto, la Corte ha rinviato il giudizio alla Corte di Giustizia Europea, che non si è mai pronunciata contro la BCE.

I ricorsi, tuttavia, hanno il limite di criticare la politica della BCE sul piano legalistico, e cioè se vìoli o no le regole dell’UE – ma non ne affrontano la natura sistemicamente sbagliata, anzi, catastrofica, come abbiamo spesso denunciato in questa newsletter. Ai nostri lettori suonerà quindi familiare l’intervista rilasciata a Il Corriere della Sera dall’ex Ministro dell’Economia Giulio Tremonti (nella foto), che a suo tempo promosse una seria riforma del sistema finanziario lungo le linee proposte da Lyndon LaRouche (vedi http://www.corriere.it/economia/17_agosto_14/tremonti-dieci-anni-crisi-cause-problemi-sono-ancora-li-ddab09ae-8055-11e7-a3cb-7ec6cdeeea93.shtml).

“Dal 2007 a oggi le cause della crisi sono ancora tutte lì”, ha affermato. “Se allora c’erano numeri eccessivi, oggi sono esplosivi. La liquidità eccessiva che ha causato la crisi dieci anni fa, oggi è esponenzialmente superiore. La finanza sta subendo una mutazione genetica spaventosa. Ci sono tutti gli elementi in cui nascono le famigerate “bolle”.

Tremonti ha esortato a “un minimo di riflessione sulla situazione attuale” nonostante la calma apparente del periodo estivo. “I banchieri centrali oggi mi ricordano i generali francesi che guardavano, al sicuro e soddisfattissimi la Linea Maginot, ignorando la forza politica del motore a scoppio. Dalla crisi dei Tulipani a quella della Louisiana, la storia insegna che le bolle e i disordini emergono quando si perde di vista o si inventa la realtà”.

Finirà come nel 2007? Tremonti crede che “sarebbe un miracolo se la bolla non ci fosse. Churchill diceva che non c’erano state due guerre mondiali, ma una sola con un lungo armistizio in mezzo. Ecco, secondo me oggi rischiamo una situazione simile”.

Solo la separazione bancaria e il credito produttivo possono neutralizzare le minacce di guerra civile negli Stati Uniti

L’operazione fraudolenta del Russiagate atta a destituire il Presidente Trump si è rivelata una frode. Ray McGovern e William Binney, due dirigenti dei Veterans Intelligence Professionals for Sanity (VIPS), hanno tenuto lo scorso sabato una conferenza a New York (vedi video), passando in rassegna per il LaRouche PAC le analisi forensi che provano che i calcolatori del Partito Democratico americano non furono piratati, ma che invece alcuni funzionari dell’intelligence fedeli a Obama contribuirono alla falsificazione dei dati sottratti in modo da incolpare la Russia. Lo scopo di questa corruzione era quello di impedire a Trump di stabilire rapporti pacifici e costruttivi con Russia e Cina.

Gli autori del tentato golpe non hanno mollato, tuttavia: essi hanno deciso di ricorrere, con il sostegno dei media, alla carta del razzismo e dello schema gang-countergang di provocazione, per provocare una potenziale guerra civile che potrebbe sfociare in un attentato dei soliti “lupi solitari” contro il Presidente americano.

Il fatto che il Presidente Trump abbia correttamente additato provocatori violenti in ambo le fazioni dispiegate a Charlottesville diventa sempre più chiaro, ogni giorno che passa. È risaputo che sia i suprematisti bianchi che i provocatori dell’Antifa sono controllati dall’FBI. Il tentativo di riprodurre sabato scorso a Boston il caos che si era verificato a Charlottesville la settimana prima è fallito, in quanto solo un pugno di conservatori in marcia per la libertà di parola ha incrociato una folla contrapposta di diecimila manifestanti, tra “anti-nazisti” e “anti-fascisti”. La polizia ha fatto il proprio lavoro, evitando l’errore commesso a Charlottesville di non mantenere separati i due fronti, e ha arrestato trentatré violenti aderenti ai gruppi “Antifa” e “Black Lives Matter” che sfidavano le forze dell’ordine. Il prefetto di Boston William Evans ha parlato di tre categorie di manifestanti presenti in piazza: “Quelli che sono giunti per la manifestazione, quelli che sono venuti per contestarla e quelli che cercavano rogne”.

L’ex ambasciatore presso le Nazioni Unite e leader del movimento per i diritti civili Andrew Young, ha fatto chiarezza nel mare di menzogne diffuse dai media. Parlando alla NBC domenica, ha affermato:

“La gran parte delle istanze con le quali abbiamo a che fare, sono legate alla povertà. Ma ancora si vuole porre tutto in un contesto di differenze razziali”.

Dimostrando la sua superiorità rispetto ai suprematisti bianchi, e la compassione al posto della violenza per cui si batteva Martin Luther King, l’ex sindaco di Atlanta ha spiegato: “La ragione per la quale mi sento a disagio nel condannare gli aderenti al Klan è che essi sono tra i più miseri in assoluto, tra i poveri. Sono gli americani dimenticati. Sono stati usati e abusati e dimenticati. Invece di fornire loro cure sanitarie sostenibili, sono stati loro proposti lavori buoni soltanto per contrarre l’antracosi ai polmoni. Il nostro compito [nel movimento per i diritti civili] non era quello di sottomettere i bianchi. Il nostro compito sarebbe stato quello di migliorare le condizioni di tutti, in modo che tutti potessimo imparare a vivere assieme come fratelli e sorelle, piuttosto che perire assieme come folli”.

Helga Zepp-LaRouche concorda con Young, ritenendo che egli abbia correttamente identificato il vero problema, ma sostiene che spetti a lui, come a tante altre persone, identificare anche la soluzione.

Essa consiste nel credito produttivo che renda possibile posti di lavoro qualificati. Occorre unirsi agli sforzi del nostro movimento internazionale per assicurare che il Presidente Trump mantenga la promessa di aderire alla Iniziativa “Una Cintura, Una Via” (Belt and Road Initiative) avanzata dalla Cina e di adottare le “quattro leggi cardinali” individuate da Lyndon LaRouche: la separazione bancaria, la creazione di una banca nazionale, la creazione di credito produttivo alla maniera di Alexander Hamilton e il rilancio di volani scientifici dell’economia, quali la ricerca sulla fusione nucleare e l’esplorazione umana dello spazio.

Cresce il numero di democratici americani che rifiuta l’operazione del Russiagate, che contesta le spinte per la guerra civile con la tecnica della gang-countergang e che si unirà ai sostenitori di Trump per chiedere il vero sviluppo economico, unica soluzione al caos.

Fai tua la nostra battaglia, assòciati e diffondi le nostre idee e proposte, anche in Italia.

Ecco il video della conferenza di New York:

Petizione al Presidente Trump: il Russiagate è una frode

La seguente petizione del LaRouchePAC al Presidente Trump è stata sottoscritta da centinaia di cittadini americani:

Lyndon LaRouche (nella foto) afferma a proposito della frode del cosiddetto “Russiagate” costruita per colpire il Presidente americano Trump: “Il popolo americano deve esigere che il tentativo di golpe per mano britannica ai danni della Presidenza e della nazione stessa venga sventato e che i responsabili siano processati e imprigionati”.

Noi sottoscritti concordiamo con tale valutazione e con quanto segue:

1. I Veterans Intelligence Professionals for Sanity (VIPS) hanno fornito prove al Presidente americano Trump del fatto che la Russia non sabotò in alcun modo il Comitato Nazionale del Partito Democratico (DNC). La posta elettronica non fu oggetto di un attacco hacker, ma trafugata da personale interno e successivamente alterata in modo da attribuirne la responsabilità alla Russia. Un nuovo magistrato dovrebbe essere incaricato di indagare sul conto dei responsabili della fabbricazione della risultante frode, la quale ha già notevolmente danneggiato e diviso la nostra nazione.

2. Vi sono abbondanti prove del fatto che alcune istituzioni e agenzia britanniche abbiano condotto un attacco coordinato al candidato presidenziale e ora Presidente americano Donald Trump, al fine di influenzare e cambiare il risultato elettorale americano. Le azioni dell’agente dell’MI6 Christopher Steele probabilmente ancora in servizio e della sua società Orbis Business Intelligence, coinvolta nella creazione di accuse false e tendenziose contro il Presidente dietro pagamento di oltre un milione di dollari da parte di sostenitori di Hillary Clinton, devono essere oggetto di indagine, al pari delle azioni condotte dalla GCHG, l’equivalente britannico della NSA. Se l’interferenza britannica fosse dimostrata dal magistrato di nuovo incarico allora si dovrebbe procedere a porre fine in ogni suo aspetto al “rapporto speciale” tra gli Stati Uniti e la Gran Bretagna.

Usando un’espressione di Lyndon LaRouche, “cancelliamo il sistema britannico e avremo salvato il popolo americano”.

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