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LaRouche e l’Italia, Verdi e la scienza, presentazione di Gorini a New York

Liliana Gorini, presidente di MoviSol, e John Sigerson, direttore dell’orchestra e coro dello Schiller Institute a New York, hanno tenuto ieri il quarto corso del LaRouche PAC sull’importanza e l’influsso delle idee dell’economista Lyndon LaRouche, mancato lo scorso febbraio (vedi sotto il video in inglese). Gorini ha esordito ricordando le parole di Helga Zepp-LaRouche, presidente dello Schiller Institute, che ha paragonato l’importanza degli scritti di LaRouche a quelli di Platone al Concilio di Firenze del 1439, che diede via al Rinascimento. Come Dante, Leonardo da Vinci, di cui celebriamo quest’anno il cinquecentenario, Petrarca, o Giuseppe Verdi, anche LaRouche unì nei suoi scritti poesia, musica, scienza ed arte dello stato, e come loro fu attaccato e incarcerato per le sue idee. “Anche Leonardo da Vinci fu incarcerato, per il suo trattato De Vocie, e gli esperimenti che aveva fatto sulle corde vocali, paragonando la voce umana alla propagazione della luce o delle onde nell’acqua, Dante fu esiliato, e Petrarca e Verdi svolsero anche un ruolo politico importante” ha detto la presidente di MoviSol, ricordando che dall’Italia sono giunte le firme più importanti alla petizione per la riabilitazione di LaRouche, incarcerato durante la presidenza Bush e liberato da Clinton.

Nel corso della sua presentazione Gorini ha mostrato foto delle audizioni tenute da LaRouche al Parlamento italiano nel 2007 e nel 2009 (nella foto è al Senato insieme alla Sen. Lidia Menapace e Gorini), e la conferenza del 2007 all’Hotel Nazionale con Giulio Tremonti, che lo scorso marzo, in un’intervista al Corriere della Sera, ha definito LaRouche un “visionario” che parlava di Nuova Via della Seta già negli anni Novanta. Ha quindi mostrato un’intervista di LaRouche sul La verdiano (La=432 Hz) in cui LaRouche ricorda che i cantanti più famosi hanno sostenuto la campagna dello Schiller Institute per il ritorno all’accordatura scientifica.

Nella seconda parte del corso, John Sigerson ha parlato di LaRouche e di Wilhelm Furtwaengler, facendo ascoltare alcune registrazioni in cui LaRouche parla in particolare delle Vier Ernste Gesaenge (le quattro canzoni sacre) di Brahms, e come la musica rifletta bene il concetto di “agape” in greco o “caritas” in latino, ovvero l’amore per il prossimo. Il corso si è concluso con l’esecuzione delle quattro canzoni sacre da parte di Gertrude Pitzinger, la famosa contralto tedesca che collaborò con lo Schiller Institute negli anni Novanta.

Sono giunte molte domande, sia dal pubblico presente a New York che online, sul La verdiano, sulla cupola di Brunelleschi, e un attivista dello Schiller Institute di origine italiana ha ringraziato Gorini per aver ricordato l’importanza dell’Italia nel rendere possibile il Nuovo Paradigma, auspicando che di musica classica si parli anche nelle scuole elementari e medie. Gorini ha ricordato a questo proposito che proprio pochi giorni fa, il 15 maggio, studenti delle medie guidati dal Mo. Mezzatesta, hanno tenuto a Cesena un seminario sul La verdiano, sul pianoforte e sullo Schiller Institute. “Se gli studenti delle medie studiano Verdi e Schiller c’è speranza per il futuro” ha concluso Gorini.

Crollano altri capisaldi del Russiagate

Conviene ignorare gli schiamazzi dei democratici e dei media, i quali tentano invano di spiegare che cosa sia veramente contenuto nel rapporto Mueller. Le accuse di oltraggio alla corte rivolte al Ministro della Giustizia Barr, le minacce di costringere funzionari dell’Amministrazione di Trump a deporre in tribunale e rendere pubblici dei documenti, per non parlare della proposta che deponga lo stesso Inquirente Speciale Robert Mueller (nella foto con Buah), sono un diversivo per distogliere l’attenzione dalla vera storia, che emerge sempre più ogni giorno: il Russiagate è un tentativo di golpe, avviato dall’intelligence britannica e condotto da funzionari di enti di intelligence americani sotto il Presidente Obama per ribaltare l’elezione di Donald Trump nel 2016, cosa che il nostro bollettino va ripetendo sin dal primo giorno.

Ecco alcuni sviluppi recenti, che secondo Kevin Brock, ex vicedirettore dell’intelligence dell’FBI, provocheranno “vertigini di 360 gradi” a Washington (leggi “James Comey è nei guai e lo sa”, The Hill, 7 maggio).

* Chiesti in tribunale i documenti che scagionano la Russia. Venerdì 10 maggio i legali di Roger Stone hanno presentato una mozione che mette in dubbio la bufala al cuore del Russiagate, ovvero il fatto che non furono russi gli hacker dei computer del Democratic National Committee (DNC) responsabili di aver “interferito” con le elezioni presidenziali del 2016 a vantaggio di Trump. Stone ha chiesto copie non censurate dei rapporti forensi di CrowdStrike da cui dipende tutta la narrativa del tipo “la Russia ha piratato il DNC e Podesta” (CrowdStrike è il fornitore privato del DNC ed è l’unico ente ad aver esaminato i computer che avrebbero subìto un attacco di hacker). La mozione include una dichiarazione giurata dell’ex consulente tecnico della NSA Bill Binney, che è pronto a deporre sulle sue valutazioni forensi che dimostrano che non vi fu alcun attacco di hacker dall’esterno. Per promuovere la frode della pirateria informatica russa, Mueller non ha mai interrogato Binney, affidandosi unicamente ai rapporti fraudolenti di CrowdStrike, che era stata pagata dall’organizzazione elettorale di Hillary Clinton, e alle assurde incriminazioni di funzionari del GRU russo, contando sul fatto che non si presenteranno mai in un tribunale americano.

* L’FBI sapeva che il dossier di Steele era politicamente motivato. L’accesso, in base alla legge FOIA sulla libertà di informazione, agli appunti della vicesegretaria di Stato Kathleen Kavalec, su un incontro dell’11 ottobre 2016 che ebbe con l’ex agente dell’MI6 Christopher Steele, dieci giorni prima che l’FBI usasse il suo dossier per giustificare l’autorizzazione a spiare l’assistente della campagna di Trump Carter Page. La Kavalec scrisse che Steele stava esercitando pressioni sul Dipartimento di Stato per rendere pubblico il proprio dossier al fine di influire sul risultato delle elezioni presidenziali. Ella passò il suo rapporto all’FBI ed altri. Come riferisce John Solomon su The Hill, ciò avrà “conseguenze epocali” in quanto dimostra che l’FBI era al corrente del fatto che alla base dell’autorizzazione del tribunale del FISA “v’era una motivazione politica e la scadenza per renderlo pubblico era entro il giorno delle elezioni”, eppure il Bureau usò ugualmente il dossier di Steele.

* Operazioni sporche dell’intelligence angloamericana. L’ex analista della CIA Larry Johnson ha studiato a fondo l’affare Russiagate e ne ha parlato ampiamente per il LaRouchePAC: tra le altre cose ha scoperto che l’allora direttore della CIA John Brennan collaborò con l’intelligence britannico, a cominciare dall’estate del 2015, per raccogliere informazioni e intercettazioni su tutti i candidati repubblicani e sul democratico Bernie Sanders, rivale di Hillary. Nel dicembre di quell’anno la campagna della Clinton iniziò ad accusare Trump di essere un burattino della Russia. In un articolo su Consortium News del 7 maggio, Johnson scrive che lo scandalo sulla collusione russa “era una deliberata invenzione di organizzazioni di intelligence e delle forze dell’ordine negli Stati Uniti e nel Regno Unito, e di organizzazioni vicine all’organizzazione elettorale della Clinton”. Johnson definisce questa “un’azione elaborata ad ampio raggio mirante a tendere una trappola [a Trump] e ai membri del suo team per poterli accusare di essere agenti della Russia” (vedi https://consortiumnews.com/2019/05/07/how-us-and-foreign-intelligence-agencies-interfered-in-a-us-election/).

L’articolo di Johnson coincide con molti altri che identificano la collaborazione tra l’intelligence britannica, la CIA e l’FBI nel condividere agenti, come Joseph Mifsud e Stefan Halper, che hanno condotto operazioni per incastrare, tra gli altri, George Papadopoulos (un attivista della campagna di Trump) e Carter Page per giustificare la storia degli “hacker russi”.

Il Presidente Trump ha preso nota di questi sviluppi e mette a fuoco il ruolo britannico, come ha fatto in un tweet dell’8 maggio sulla storia della Kavalec: “La spia britannica Christopher Steele ha cercato in tutti i modi di rendere pubblico il proprio falso dossier prima delle elezioni. Come mai?” Questo, ventiquattrore dopo aver accettato un invito della regina Elisabetta a visitare il Regno Unito dal 3 al 5 giugno.

Ci saranno altre rivelazioni, in quanto il Ministro della Giustizia Barr intende dare una risposta all’interrogativo, affinché sia iniziata l’inchiesta del Russiagate, e sono attesi rapporti dagli ispettori generali del Ministero della Giustizia Horowitz e John Huber, e dai PM dell’Utah che stanno indagando su svariate accuse di condotta illecita da parte dei funzionari del Ministero e dell’FBI nell’inchiesta contro Trump. I nemici di Trump strilleranno ancora più forte quando saranno fatte queste nuove rivelazioni.

GBTimes pubblica una video-intervista con Helga Zepp-LaRouche sulla Nuova Via della Seta

GBTimes, un sito multimediale cinese con sede in Finlandia, promotore del dialogo tra Cina ed Europa, ha pubblicato in prima pagina una video-intervista di 42 minuti con Helga Zepp-LaRouche, registrata subito dopo il Forum Belt and Road tenutosi a Pechino il 25-27 aprile (vedi sotto).

L’introduzione al video è la seguente: “Si è concluso a Pechino, alla fine di aprile, tra critiche internazionali crescenti, un forum di tre giorni che promuove l’Iniziativa Belt and Road, la politica distintiva del Presidente cinese Xi Jinping descritta dai suoi sostenitori come ‘il progetto del secolo'”.

“Il piano ambizioso della Cina è di collegarsi all’Europa e all’Africa tramite le antiche vie commerciali della Via della Seta sviluppando gli scambi e impegnandosi in massicci investimenti in ferrovie, porti, centrali elettriche e altre infrastrutture. Tuttavia, i critici l’hanno etichettata come uno strumento geopolitico che vincolerebbe finanziariamente alcuni Paesi a Pechino con la ‘diplomazia della trappola del debito'”.

“Benché l’iniziativa abbia ricevuto un’accoglienza mista in Europa, lo Schiller Institute, un organismo con sede in Germania, è un attivo sostenitore di questa politica da molti anni”.

“Helga Zepp-LaRouche, fondatrice e presidente dell’Istituto, ha parlato con gbtimes.com del recente forum, delle crescenti critiche e dell’importanza del fatto che Italia e Svizzera abbiano aderito all’Iniziativa Belt and Road [https://gbtimes.com/interview-with-helga-zepp-larouche- on-chinas-new-silk-road-and-europe]”.

All’inizio di maggio la valutazione dell’EIR sul Forum Belt and Road è stata al centro anche di un servizio dell’emittente cinese CCTV-13. William Jones, dell’ufficio dell’EIR di Washington, ha dichiarato alla TV che il forum dimostra i progressi fatti da questa iniziativa, con molti più leader e partecipanti rispetto ala prima edizione, ed è arrivato a uno stadio in cui gran parte della popolazione mondiale ha espresso in un modo o nell’altro il proprio sostegno all’iniziativa.

Più specificamente, ha detto sulla BRI: “Il treno è partito, ma tutti possono salirvi, a una delle tante fermate che farà lungo la strada”. Secondo lui, il forum rappresenta uno spartiacque e dimostra che la Cina svolgerà un ruolo maggiore nel determinare il corso che prenderà il mondo, permettendo a tutti i Paesi di partecipare alla definizione delle “regole” finora imposte da un singolo Paese o da un gruppo di nazioni. Ha concluso dicendo che dobbiamo andare verso un sistema di governance in cui non venga imposto ai Paesi un singolo modello, ma in cui tutti i Paesi, con le loro diverse culture e sistemi di governo, devono imparare a collaborare. L’intervista è stata ripresa dall’edizione cinese del China Daily e da chinanews.com.

L’ex ambasciatore greco Chrysanthoupoulos inchioda la Commissione UE sull’austerità

Il 12 gennaio scorso, l’ex ambasciatore greco Leonidas Chrysanthopoulos inviò una lettera alla Commissione Europea esigendo il risarcimento dei danni per il taglio del 60% della pensione, come conseguenza della politica di austerità imposta dall’UE alla Grecia. La Commissione ha risposto solo l’8 maggio, quattro mesi dopo, quando Chrysanthopoulos ha pubblicato la propria lettera sui media internazionali, denunciando il fatto che non aveva ottenuto risposta. Secondo alcuni osservatori, la Commissione avrebbe reagito in particolare alla versione italiana, pubblicata sul sito movisol.org, stilando una lunga lettera e inviandola a Chrysanthopoulos lo stesso giorno.

L’ex ambasciatore greco ha accusato la Commissione di aver violato l’art. 2 del Trattato sull’Unione Europea e l’art. 1 della Carta dei Diritti Fondamentali che riguarda il diritto alla dignità umana e ha invocato l’art. 41.3 della stessa Carta, che recita: “Ogni individuo ha diritto al risarcimento da parte della Comunità dei danni cagionati dalle sue istituzioni o dai suoi agenti nell’esercizio delle loro funzioni conformemente ai principî generali comuni agli ordinamenti degli Stati membri”.

Nella risposta a scoppio ritardato, Paul Kutos, a nome del Presidente della Commissione Jean-Claude Juncker, ha difeso la politica di austerità, affermando che “la Grecia ha completato con successo il programma ESM nell’agosto 2018 e sta tornando alla crescita economica”. La Commissione non avrebbe agito d’arbitrio ma avrebbe applicato le regole e “dissente con la Sua affermazione secondo cui la riduzione della Sua pensione violerebbe l’art. 2 TEU e l’art. 1 della Carta”.

Il portavoce di Juncker sottace il fatto che i tagli sociali sono serviti a salvare le grandi banche internazionali, ma sostiene che “la decisione di riformare il sistema pensionistico greco e renderlo sostenibile serve uno scopo di interesse generale”.

La risposta della Commissione ignora completamente le prove della responsabilità di Bruxelles addotte dall’ambasciatore, tra cui le dichiarazioni del Commissario Moscovici e dell’ex presidente dell’Eurogruppo J. Disselbloem, che ammise che la riforma pensionistica fu un errore e che la Commissione dell’UE ne reca la responsabilità.

Rispondendo il 10 maggio a Juncker, l’ambasciatore greco gli ricorda che “solo il 20% dei fondi destinati alla Grecia sono arrivati al nostro paese, il restante 80% è andato direttamente ai prestatori.

In particolare, Chrysanthopoulos aveva fatto riferimento a quanto scritto dallo stesso Moscovici il 20 agosto 2018 sul suo blog: “L’impianto dei tre programmi di assistenza consecutivi [per la Grecia] era imperfetto” e certe posizioni “hanno portato l’Eurogruppo ad adottare riforme, in particolare quelle sulle pensioni che sarebbero entrate in vigore nel 2019, che secondo me erano troppo dure. Otto anni di crisi è un periodo troppo lungo. I politici hanno qualche responsabilità e io accetto la mia parte di essa… dobbiamo riconoscere che le misure adottate erano talvolta intrusive e che questi funzionari hanno avuto una grande influenza sul processo”. Moscovici ha persino ammesso che “fu l’Eurogruppo a prendere la decisione finale, senza alcun controllo democratico”.

La storia non finisce qui. L’ambasciatore Chrysanthopoulos ha sottolineato che non è tanto il danno finanziario – anche se si tratta di cinquantamila euro – ma la questione di principio che gli sta a cuore, e ha annunciato una dura risposta alla lettera della Commissione.

I dipendenti milionari di Deutsche Bank e l’urgenza della separazione bancaria

Mentre le azioni di Deutsche Bank sono scese al di sotto dei 7 euro e le soluzioni “di mercato” per il salvataggio falliscono, emerge che la megabanca tedesca è l’istituto finanziario europeo col più alto numero di dipendenti con redditi che superano ciascuno il milione di euro.

Secondo un’inchiesta del quotidiano economico francese Les Echos del 7 maggio, Deutsche Bank guida la classifica delle banche europee con 643 dipendenti milionari. Al secondo posto è Barclays, con 542, e al terzo Hong Kong Shanghai Banking Corporation, con 399. Al quarto posto è la francese Paribas, con 181, mentre il gigante svizzero Crédit Suisse è sesto; la prima banca italiana, Intesa Sanpaolo, è dodicesima, con solo 33 milionari. Così, risulta che le banche con più milionari sono anche quelle col maggiore volume di derivati! (vedi https://www.lesechos.fr/finance-marches/banque-assurances/deutsche-bank-en-tete-du-palmares-des-banquiers-millionnaires-1016659).

Il sistema funziona così: i più pagati sono i manager che assumono i rischi più alti – e cioè portano la banca alla rovina. Nel caso di Deutsche Bank, che ha il record di derivati in bilancio, con oltre 40 mila miliardi, il dipendente più pagato è il capo del settore investment banking, Garth Ritchie, che ha guadagnato 8,6 milioni nel 2018, dopo aver staccato un assegno di 3,25 milioni l’anno precedente. Nel frattempo, Deutsche Bank ha perso oltre la metà del capitale azionario e pagato multe per circa trenta miliardi dal 2008, per reati compiuti proprio dal settore investment.

Deutsche Bank era una volta il fiero campione del cosiddetto “capitalismo renano”, un sistema in cui le banche perseguivano come una missione la garanzia del credito a piccole e grandi imprese industriale vita natural durante. Oggi essa è diventata “un buco nero con un hedge fund intorno”, nella descrizione popolare. Nel tentativo disperato di evitare una liquidazione con rispettiva strage di titolari di obbligazioni e di correntisti (bail-in), il governo tedesco ha promosso il tentativo di fusione con Commerzbank, una telenovela che per mesi ha tenuto le redazioni mediatiche col fiato sospeso, per poi giungere all’inevitabile conclusione che la fusione non fosse possibile. Solo l’integrazione dei sistemi IT delle due banche avrebbe richiesto due-tre anni, laddove è richiesto un ritorno alla redditività a breve termine.

Quando esplose la crisi di Deutsche Bank alcuni anni fa, Lyndon LaRouche propose una ricapitalizzazione pubblica a condizione che la banca tornasse alla tradizione dell’ex presidente Alfred Herrhausen. Mentre questa soluzione è ancora valida, sono maturi i tempi per una commissione d’inchiesta, simile alla famosa “Commissione Pecora” che scoprì le malefatte dei “bankster” americani e aprì la strada alle riforme di Franklin Roosevelt nel 1933, prima fra tutte la separazione tra banche commerciali e banche d’affari (Glass-Steagall Act).

Russia e Stati Uniti devono raffreddare i punti caldi

Molti si saranno chiesti come mai il Presidente Trump abbia deciso di inviare il Segretario di Stato Mike Pompeo a incontrare il Presidente russo Vladimir Putin e il Ministro degli Esteri Sergei Lavrov il 14 maggio, dati gli attacchi quotidiani sferrati a Mosca dal Dipartimento di Stato. Apparentemente, Trump si fida che Pompeo rappresenterà il suo punto di vista – e non il proprio – in quegli incontri. Un briefing del Dipartimento di Stato sull’imminente viaggio di Pompeo a Soci aveva esplicitamente asserito: “Una parte della nostra politica verso la Russia dice che è nostro interesse avere un rapporto migliore con la Russia”. Il funzionario, che ha parlato “on background”, cioè mantenendo l’anonimato, ha citato Trump: “Un dialogo produttivo è buono non solo per gli Stati Uniti e per la Russia, ma anche per il mondo… Se vogliamo risolvere molti dei problemi che affliggono il mondo, dovremo trovare il modo di cooperare per perseguire interessi comuni”.

È un fatto che il governo russo si è dimostrato essenziale nel risolvere numerose crisi nel mondo: da quella in Venezuela a quella in Iran, dalla crisi in Corea del Nord a quelle in Siria e in Afghanistan. Ognuna di queste crisi potrebbe esplodere in una guerra in piena regola e minacciare un conflitto mondiale. Di questo hanno discusso Putin e Trump nell’inaspettata telefonata di un’ora e mezzo del 3 maggio (cfr. SAS 19/19). Poi Trump ha spedito il suo rappresentante speciale per la Corea del Nord, Stephen Biegun, e l’inviato in Afghanistan, Zalmay Khalilzad, a Mosca.

Tuttavia, numerosi neocon sia interni sia esterni all’Amministrazione, tra cui lo stesso Mike Pompeo, il consigliere per la Sicurezza Nazionale John Bolton e il Vicepresidente Mike Pence, soffiano sul fuoco, perlomeno verbalmente, di quei punti caldi, sapendo bene che essi sono conflitti surrogati contro Russia e Cina.

Anche le tensioni verbali tra Washington e Teheran sono aumentate nelle scorse settimane, comprendendo minacce di nuove sanzioni e dispiegamenti militari. Tuttavia, secondo il New York Times e altre fonti, i vertici militari sono contrari a un’escalation. I leader di Teheran sono ben consci dell’influenza del partito della guerra e dei neocon a Washington. Parlando per CBS News il 5 maggio, il Ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif ha dichiarato: “Non crediamo che il Presidente Trump voglia lo scontro. Ma sappiamo che v’è gente che lo va cercando”. Trump, dal canto suo, parlando ai media il 10 maggio ha chiesto ai dirigenti iraniani di “chiamarlo” e negoziare un accordo equo, a patto che accettino di non sviluppare armi nucleari.

Nello stesso briefing, Trump ha risposto a chi gli chiedeva quali consigli ricevesse da Bolton, in particolare dopo il fiasco del fallito golpe in Venezuela, in un modo che ha fatto capire di essere lui, e non Bolton, a fare la politica. “John ha delle forti opinioni sulle cose, ma va bene”, ha detto, aggiungendo: “In realtà, io lo modero, cosa che sorprende, vero? Vi sono altri che sono ancora [di] più [come] falchi, ma alla fine sono io a prendere le decisioni”.

Per quanto riguarda i negoziati commerciali con la Cina, non è stato raggiunto alcun accordo, ma sia Trump sia il negoziatore cinese Liu He sostengono che sono stati fatti passi in avanti e che i colloqui continueranno. Trump ha auspicato un vertice con Xi Jinping una volta raggiunto un accordo.

Commemorazione di Lyndon LaRouche

Lo Schiller Institute ha annunciato che sabato 8 giugno, coloro che hanno conosciuto, ammirato e rispettato Lyndon LaRouche si raccoglieranno in diverse parti degli Stati Uniti per cerimonie di commemorazione. LaRouche è mancato il 12 febbraio di quest’anno e il necrologio ufficiale si trova qui: https://larouchepub.com/other/2019/ lyndon_h_larouche_jr_obituary.html.

I voluminosi scritti di LaRouche ne attestano la produttività e la multidisciplinarità: dall’economia alla fisica e alla musica e molte altre discipline. Sfortunatamente, essi non sono conosciuti e diffusi abbastanza in America e altrove a causa della caccia alle streghe e della campagna di vilipendio condotta contro di lui dalla stessa fazione imperiale che egli ha sempre denunciato e combattuto.

Il 4 maggio, inaugurando un ciclo di conferenze, la vedova di LaRouche Helga ha dichiarato che la cosa che le sta più a cuore è “fare appassionatamente il meglio e farlo al massimo delle nostre capacità per mantenere in vita le magnifiche idee di mio marito. Penso che nelle sue opere siano presenti tali tesori, perle incredibili (…) che vanno dalla musica alla poesia, dal teatro a profonde concezioni sull’universo fisico, che esse siano essenziali per ricreare la capacità degli Stati Uniti di riprendersi e tornare a essere nuovamente una repubblica, un faro di speranza con cui tutti i popoli del mondo vogliono essere amici e cooperare”.

La nuova ondata di terrorismo prende di mira la Nuova Via della Seta

Nella storia moderna, l’impero britannico è sempre stato la madre del terrorismo come forma di guerra irregolare. Oggi ci sono buoni motivi per ritenere che il bersaglio strategico di questa nuova ondata di terrorismo sia l’Iniziativa Belt and Road della Cina.

Pochi giorni dopo gli attacchi terroristici di Pasqua nello Sri Lanka, il presunto leader dell’ISIS Abubakr al-Baghdadi è apparso in un video lodando la strage e sostenendo che fosse una vendetta per la sconfitta del califfato dell’ISIS in Siria. Ha ringraziato i kamikaze per la loro fedeltà all’ISIS, senza però rivendicare un ruolo diretto nell’orchestrare gli attacchi. Ha detto che la loro battaglia oggi è una guerra d’attrito per danneggiare il nemico, il quale deve sapere che la jihad continuerà fino al giorno del giudizio, in quella che ha definito una guerra lunga e sanguinosa.

In realtà non è nemmeno certo che Baghdadi controlli l’ISIS. Né è certo che quello nel video sia proprio lui, che non è stato visto da cinque anni e si ritiene sia stato ucciso qualche anno fa. Tuttavia, ora che l’ISIS è stato sconfitto in Siria e in Iraq, lo scopo del video era quello di pubblicizzare il trasferimento delle operazioni terroristiche in Asia ed Africa, in cui sono più attive le politiche della Belt and Road.

Il Ministro della Difesa russo Sergei Shoigu, parlando a Bishkek, nel Kirghizistan, il 29 aprile, ha ammonito che l’Afghanistan sta diventando una testa di ponte per la diffusione dello Stato Islamico nell’Asia Centrale, altra regione cruciale per la Nuova Via della Seta, ed anche nell’Asia Sudoccidentale.

In Africa, il gruppo terrorista islamico detto Forze Democratiche Alleate (ADF) ha colpito due volte nelle ultime tre settimane nella regione orientale della Repubblica Democratica del Congo. L’ADF è composto da musulmani ugandesi che si ribellano al governo dell’Uganda dal 1995, che a sua volta ha forti legami storici con l’Arabia Saudita. Dopo essere stato espulso dall’Uganda, il gruppo si è stabilito nella Repubblica Democratica del Congo da alcuni anni, conducendo periodicamente attacchi brutali. Negli ultimi mesi si è autodefinito membro dello Stato Islamico. I due attacchi più recenti sono avvenuti il 18 aprile, uccidendo tre soldati della Repubblica Democratica del Congo, e il 1 maggio, uccidendo sei civili congolesi. Entrambi gli attacchi sono stati condotti nel nome dell’ISIS.

Il pericolo è che l’ADF diventi il nucleo di un’operazione terroristica più grande sotto la copertura dell’ISIS e che inizi a destabilizzare l’Africa orientale e centrale, in cui si stanno sviluppando rapidamente le attività della Belt and Road. Già ora, stando all’Indice sul Terrorismo Globale (GTI) pubblicato l’anno scorso, la Repubblica Centro Africana, il Mali e il Kenya sono tra i dieci Paesi in cui aumenta più velocemente il terrorismo. (Nella foto il Presidente russo Putin al recente Forum Belt and Road a Pechino).

Per partecipare alla Nuova Via della Seta, l’Europa deve migliorare le proprie infrastrutture

Per gli europei, aderire alla Nuova Via della Seta (BRI, Belt and Road Initiative) non basta: occorre mettere le proprie infrastrutture in condizione di approfittarne. È questo che si comincia finalmente a chiedere in Germania e Italia.

Il 30 aprile si è tenuta la seconda riunione pubblica della Task Force Cina, presieduta dal sottosegretario Michele Geraci (nella foto durante il convegno “l’Italia sulla Nuova Via della Seta” tenuto da MoviSol e Regione Lombardia il 13 marzo a Milano). Mentre Geraci ha affrontato il tema del commercio, quello delle infrastrutture è stato discusso da Daniele Rossi, presidente di Assoporti.

Rossi ha elencato tre fattori che fanno dell’Italia il terminale naturale della Via della Seta Marittima: la posizione geografica, che la investe di ben quattro TEN-T, i corridori trans-europei; la possibilità di fare affidamento su infrastrutture integrate di trasporto su strada, ferrovia, aereo e portuali; e una certa familiarità con il sistema e la mentalità cinesi.

Nessun altro Paese può vantare tutti e tre questi fattori, ha sottolineato Rossi. Tuttavia, le infrastrutture terrestri vanno completate e benché l’Italia abbia almeno quindici porti di rilevanza, “nessun porto italiano è oggi in grado di ricevere la Via della Seta”, è stato l’allarme lanciato da Rossi. La Via della Seta non è questione di qualche migliaio di container in più, ha spiegato, ma è ciò che dovrebbe portare nei nostri porti le mega-navi con dieci-dodicimila container ognuna. I porti italiani oggi non sono in grado di accoglierle regolarmente, ogni uno o due giorni. Perciò è urgente adeguare le infrastrutture e mettere i porti in rete (ad esempio Trieste con Venezia e Ravenna nell’alto Adriatico.

In Baviera, uno studio commissionato dalla Camera di Commercio della Baviera all’istituto di ricerca economica IFO è giunto alla conclusione che, oltre al commercio con la Cina, la Nuova Via della Seta offre grandi occasioni di crescita alle esportazioni bavaresi in Ucraina, Bielorussia e Kazakistan come pure, specificamente per prodotti farmaceutici, in Mongolia e Uzbekistan. In direzione opposta, possono svilupparsi le importazioni da Kazakistan, Ucraina, Azerbaigian, Armenia, Uzbekistan e Kirghizistan. I vantaggi proverranno dal miglioramento delle infrastrutture da questi Paesi ma anche da investimenti al di fuori della Via della Seta.

Tuttavia, “per permettere alle imprese di trarre benefici da questi cambiamenti, i decisori politici devono creare le necessarie infrastrutture di trasporto in Baviera e in Europa. Senza un collegamento fisico con i corridoi della Via della Seta, l’Europa e la Baviera perdono il contatto con quegli sviluppi”. Lo studio non può fare a meno di ripetere il solito mantra che le imprese europee non debbano essere “discriminate” sulla Via della Seta.

L’ambasciatore Chrysantopoulos: come l’UE viola i trattati e ignora i suoi cittadini

L’ambasciatore Leonidas Chrysantopoulos, ex segretario generale dell’Organizzazione di Cooperazione Economica del Mar Nero, ha deciso di rendere pubblico un suo ricorso alla Commissione Europea per risarcimento danni a seguito del taglio del 60% della pensione come parte della politica di austerità imposta dalla Troika alla Grecia.

Come ha spiegato a Movisol, per Chrysantopoulos si tratta non tanto del valore monetario, in sé pur notevole, ma di una questione di principio, perché la Commissione non si è nemmeno degnata di rispondergli. Ecco il testo della dichiarazione dell’ambasciatore, pubblicata contemporaneamente su diverse testate europee.

“Il 12 gennaio 2019 ho invocato l’articolo 41.3 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’UE. Quest’articolo recita: “Ogni individuo ha diritto al risarcimento da parte della Comunità dei danni cagionati dalle sue istituzioni o dai suoi agenti nell’esercizio delle loro funzioni conformemente ai principi generali comuni agli ordinamenti degli Stati membri.” La mia supplica era allegata ad una lettera indirizzata al Presidente della Commissione Europea Jean Claude Juncker, la cui ricezione è stata confermata dalla Commissione il 17 gennaio.

Il 23 febbraio ho spedito un’e-mail a Michael Shotter, membro dello staff del Presidente e responsabile per la Carta dei Diritti Fondamentali, con la corrispondenza indirizzata al signor Juncker, chiedendo una risposta. Fino ad oggi non ne ho ricevuto alcuna. Va ricordato che l’Art. 17 del Trattato UE afferma che la Commissione deve assicurare l’applicazione dei Trattati. Qui l’UE impedisce a un cittadino UE di esercitare i diritti sanciti dal Trattati semplicemente ignorandolo.

E’ una vergogna che la Commissione non risponde a lettere ufficiali spedite da cittadini EU e viola i Trattati che essa stessa è tenuta ad applicare. Perciò l’ascesa del populismo nell’UE è principalmente il risultato della violazione dei Trattati dalla stessa UE.

(…)

Leonidas Chrysantopoulos

La telefonata tra Trump e Putin che allunga la vita (la nostra)

Bisognava aspettare il fallimento del Russiagate, perché finalmente Trump potesse chiamare Putin al telefono e conversare con lui un’ora e mezza il 3 maggio. Entrambi hanno definito la discussione molto produttiva. L’ultima volta si erano parlati durante uno scambio informale, il 1 dicembre 2018, durante il G20 di Buenos Aires, dopo che era stato annullato il loro vertice a seguito di forti pressioni su Trump (perfino accusato di essere un “traditore” e un “fantoccio di Putin”).

Dopo la telefonata, Trump ha pubblicato il seguente tweet: “Ho fatto una lunga e ottima conversazione col Presidente russo Putin. Come ho sempre detto, molto prima che iniziasse la caccia alle streghe, andare d’accordo con la Russia, la Cina e tutti gli altri è una buona cosa, non una cattiva cosa. Abbiamo discusso di commercio, Venezuela, Ucraina, Corea del Nord, controllo delle armi nucleari e perfino della ‘bufala russa’”.

La dichiarazione rilasciata dal Cremlino nota che sono stati discussi i rapporti bilaterali e, in particolare, la cooperazione economica, oltre alla necessità di sviluppare “rapporti commerciali e di investimento che vadano a beneficio di entrambi”. Entrambi si sono impegnati ad aumentare il dialogo bilaterale su un certo numero di temi. Putin ha informato Trump dei risultati principali del suo incontro a Vladivostok con il Presidente nordcoreano Kim Jong-un. Sul Venezuela, Putin si è pronunciato fermamente contro “le interferenze esterne negli affari interni del Paese e i tentativi di cambiare il governo di Caracas con la forza”.

Uno degli argomenti discussi sono le prospettive di avviare colloqui sul disarmo tra Stati Uniti, Russia e Cina. Parlando ai giornalisti alla Casa Bianca, Trump ha detto che si tratta di produrre meno attrezzature militari, eventualmente riducendo “la tremenda potenza di fuoco che abbiamo attualmente”. Ha aggiunto che Pechino “vorrebbe fare parte dell’accordo” e di aver sollevato la questione nel corso dei colloqui commerciali in corso con la Cina.

Stando alla portavoce per la stampa della Casa Bianca Sarah Sanders, il tema del disarmo riguarda il rinnovo e l’estensione del trattato START, che scade nel 2021. I due leader, ha detto “hanno discusso un accordo nucleare, sia nuovo che allargato, e la possibilità di includere la Cina”.

Su una nota più leggera, a Trump è stato chiesto se abbia sgridato il Presidente russo per le interferenze nelle elezioni americane, e Trump ha risposto che se ne è parlato di sfuggita e che Putin “ha sorriso quando ha detto la vicenda è iniziata come una montagna ed è finita come un topolino. Ma se lo aspettava, perché sapeva che non v’è stata alcuna collusione”.

Ora che si è tornati alla possibilità di una discussione aperta tra Donald Trump e Vladimir Putin e v’è la prospettiva di includere la Cina in questo processo, la situazione offre l’occasione di una cooperazione tra le principali potenze, per contrastare la corsa imperiale alla guerra e costruire il nuovo paradigma.

Lo Schiller Institute parla all’ONU delle origini britanniche del Russiagate

Il 30 aprile la delegazione russa presso le Nazioni Unite ha presentato con il titolo “Media per la democrazia: giornalismo e democrazia in tempi di disinformazione nella regione euro-atlantica” un evento all’interno dell’edificio principale sede dell’organizzazione internazionale. L’invito annunciava tra l’altro la discussione sul fatto che “… i cittadini cominciano a considerare i media come uno strumento di manipolazione di massa e una piattaforma per la diffusione di disinformazione e di notizie false”.

Tra i relatori presenti: Maria Sakharova, portavoce del Ministero russo degli Esteri; il giornalista esperto di ONU per CBS-TV; un corrispondente da Washington di Sputnik News; funzionari delle Nazioni Unite. Richard Black, dello Schiller Institute, ha moderato la sessione dedicata alle persone incaricate di rispondere ai discorsi inaugurali. La Sakharova ha esaminato gli abusi registrati in Occidente ai danni di giornalisti russi e la politica ufficiale occidentale che parte dal presupposto che la Russia sia “estranea alla società civile”, quindi il rifiuto di consentire alla stampa di raccontare i veri sviluppi della questione della Crimea, per fare uno dei tanti esempi. La Sakharova ha denunciato come i giornalisti europei ed americani si rifiutino di visitare la Crimea per verificare di persona quel che accade e, di pari passo, il rifiuto delle nazioni occidentali di concedere permessi di soggiorno ai giornalisti della Crimea desiderosi di testimoniare davanti alle popolazioni occidentali. Sakharova ha trattato molti altri esempi di simili abusi.

Parlando per primo, Richard Black ha documentato l’origine britannica, dell’intelligence britannica, del controllo sui media euro-atlantici. Ha citato l’esempio di come i media non abbiano parlato della denuncia da parte del Presidente Trump del tentato golpe in corso, del suo appello per il disarmo nucleare, le sue lodi all’aiuto dato da russi e cinesi nei negoziati col Presidente nord-coreano Kim. Ha quindi denunciato il ruolo dell’Institute for Statecraft, finanziato dal governo britannico, e da altri enti della propaganda neoconservatrice, come l’Atlantic Council. Ha concluso assicurando ai diplomatici e giornalisti presenti che la popolazione americana non sostiene il tentativo di golpe contro il Presidente e vuole la pace con Russia e Cina. (Nella foto una manifestazione del LaRouchePAC a New York contro il tentato golpe).

Ecco il video dell’intervento di Richard Black:

I media cinesi riconoscono il ruolo dello Schiller Institute nella Nuova Via della Seta

Alla vigilia del secondo Belt and Road Forum, vari media cinesi hanno dato risalto al contributo dello Schiller Institute nel promuovere la cooperazione con la BRI. Tra questi:

* Il Beijing Review ha pubblicato il 17 aprile un articolo di Helga Zepp-LaRouche intitolato “Vie verso l’Occidente – Messinscene geopolitiche rendono impossibile vedere le soluzioni”. L’autrice scrive che “Negli ultimi anni, i media occidentali e i politici tradizionali hanno scelto di ignorare in gran parte l’Iniziativa Belt and Road proposta dal Presidente Xi nel 2013. Questa, consistente nella Cintura Economica della Via della Seta e nella Via della Seta Marittima, affronta efficientemente i bisogni infrastrutturali dei Paesi in via di sviluppo, che l’Occidente ha preteso non esistessero.

“Ma a un certo punto l’establishment occidentale si è accorto che la Cina non solo stava costruendo un sacco di linee ferroviarie, porti, ponti, centrali energetiche e parchi industriali in Asia, Africa e persino in alcune parti d’Europa, ma che la prospettiva dell’alleviamento della povertà offerta dalla Cina instillava uno spirito ottimistico senza precedenti”.

La fondatrice dello Schiller Institute conclude che l’Europa, che ora è così divisa, ha bisogno di unirsi attorno alla cooperazione win-win con la Cina e allo sviluppo congiunto di mercati terzi, ma anche “introducendo la ricca eredità della cultura classica europea nel concerto delle nazioni. Se le nazioni d’Europa si ricollegano alle loro tradizioni culturali, non dovranno temere la Cina. Invece, avremo un dialogo tra il meglio che l’umanità abbia prodotto”.

* CCTV-13, il principale canale televisivo in lingua cinese, ha ritrasmesso stralci di un’intervista con Helga Zepp-LaRouche girata nel febbraio scorso, mandandoli in onda appena prima della diretta del discorso di apertura di Xi Jinping al Belt and Road Forum. CCTV-13 ha trasmesso anche un breve estratto di una dichiarazione di Jason Ross che ridicolizza le accuse di “diplomazia del debito” cinese in Africa (vedi http://tv.cntv.cn/video/C10598/3cc0a617f77946f9b86c5a759b6d5617 e http://tv.cntv.cn/video/C10598/526d5198db104dfcb10242a85daacc5b).

* Il China Daily ha intervistato il vicedirettore dello Schiller Institute americano Brian Lantz sull’impatto internazionale della BRI. Nell’intervista, pubblicata il 24 aprile, Lantz sottolinea in particolare le prospettive di cooperazione internazionale e l’importanza della recente adesione dell’Italia.

* Anche Le Figaro e Le Monde hanno pubblicato il 26 aprile un supplemento sulla Belt and Road Initiative, pagato dal Quotidiano del Popolo, contenente tre articoli, uno dei quali sul nuovo studio in lingua francese dello Schiller Institute sul “Ponte terrestre mondiale”. “Il 6 novembre dello scorso anno”, scrive l’autore, “lo Schiller Institute, un pensatoio internazionale, ha pubblicato la versione francese del dossier ‘La Nuova Via della Seta, un Ponte Terrestre Mondiale per porre fine alla Geopolitica’. Alla presentazione, che si è tenuta presso il municipio del Quinto Arrondissement, è stato raccomandato che i Paesi aderiscano alla Belt and Road Initiative. Contrariamente agli analisti sull’altra sponda dell’Atlantico, spesso prigionieri del software ‘geopolitico’ in cui vi sono sempre un vincitore e un perdente, qui si cerca di mostrare che un paradigma win-win non solo è possibile, ma è indispensabile. Laddove le Nuove Vie della Seta devono essere conosciute in virtù delle grandi occasioni che offrono per gli scambi internazionali, esse devono essere note soprattutto – spiega il dossier – come alternativa alla globalizzazione finanziaria e come vera e propria leva per far ripartire la crescita e per favorire la pace. Helga Zepp-LaRouche, presidente e fondatrice dell’istituto, afferma che dal 2013, anno del suo lancio, la BRI ha plasmato il mondo. L’iniziativa cinese avrà una crescente influenza su sempre più Paesi e migliorerà il futuro”.

(Nella foto Helga Zepp-LaRouche e il sottosegretario Michele Geraci al convegno “L’Italia sulla Nuova Via della Seta” tenuto da MoviSol e Regione Lombardia a Milano il 13 marzo scorso).

Lago Ciad: l’ONU aiuterà nella raccolta fondi per attuare il progetto Transaqua

Il Presidente nigeriano Muhammadu Buhari ha convinto il Segretatio Generale dell’ONU Antonio Guterres a partecipare allo sforzo per raccogliere i 50 miliardi di dollari necessari per finanziare il Progetto Transaqua per il Lago Ciad. Questa cifra è stata proposta alla conferenza internazionale sul Lago Ciad che si tenne nel febbraio 2018 e nella quale fu approvato il piano integrato per il trasferimento idrico e multi-infrastrutturale noto come Transaqua, quale unica soluzione fattibile per riempire il lago.

Il progetto prevede il trasferimento da 40 a 100 miliardi di metri cubi di acqua all’anno dal bacino del Congo al Lago Ciad, con un sistema di dighe, bacini artificiali e canali che intercettino gli affluenti di destra del fiume Congo, sottraendone il 5-8% di acqua. Il termine tecnico del piano è “trasferimento idrico tra bacini”. Il governo italiano co-finanzia lo studio di fattibilità del progetto.

Il Presidente Buhari ha rivelato tramite il proprio portavoce per la stampa il 24 aprile che il Segretario Generale dell’ONU Antonio Guterres ha accettato di co-presiedere un incontro particolare di donatori per raccogliere i 50 miliardi necessari. Stando ai media nigeriani, Buhari ha proposto a Guterres di co-presiedere spiegando che è necessario organizzare un forum particolare perché gli ingenti capitali necessari per il progetto superano le capacità finanziarie dei Paesi del Bacino del Lago Ciad.

Il prosciugamento del Lago Ciad, che oggi è al 10% dell’estensione precedente, ha provocato carestie mettendo in pericolo la vita economica dei 30 milioni di abitanti nell’area. Ha avuto un impatto sulla sicurezza internazionale incoraggiando le migrazioni clandestine verso l’Europa e alimentando il reclutamento di gruppi terroristici come lo Stato Islamico dell’Africa Occidentale (ISWA) e Boko Haram, che hanno costruito la propria roccaforte nella regione.

Il Presidente Buhari ha chiesto anche al Qatar di unirsi allo sforzo finanziario per il Lago Ciad. In un incontro ad Abuja il 23 aprile con l’emiro Tamim bin Hamad Al-thani, Buhari ha dichiarato: “Abbiamo bisogno di aiuto per ripristinare il Lago Ciad e non si tratta di un progetto che i Paesi coinvolti possano affrontare da soli”, aggiungendo: “Ripristinare il lago farà rifiorire la pesca, l’agricoltura, l’allevamento e i giovani non verranno più attirati da rivolte o dall’immigrazione clandestina. Chiediamo al Qatar di partecipare per via della natura umanitaria di questa impresa”. Era la prima visita di un emiro del Qatar in Nigeria. I due capi di stato hanno discusso anche di investimenti in petrolio, energia, aviazione, agricoltura, ferrovie e altri settori.

Elezioni in Ucraina: allontanandosi dal disastro

L’attore e comico Volodymyr Zelensky ha stravinto il ballottaggio del 21 aprile sul Presidente ucraino uscente Petro Poroshenko, ottendo quasi tre quarti (73.22%) dei voti, con un’affluenza alle urne del 62%. Il divario tra i due sarebbe stato ancor maggiore se non fossero stati esclusi dagli 8 ai 10 milioni di elettori. Gli elettori delle province più a Oriente, Lugansk e Donetsk, non hanno potuto votare perché risiedono in aree che hanno dichiarato la loro indipendenza dopo il golpe del febbraio 2014 a Kiev, o perché sono profughi da aree di guerra che vivono altrove in Ucraina. Almeno 2,5 milioni di ucraini si sono trasferiti in Russia dopo la guerra civile nel Donbass, ma il regime di Kiev non ha offerto nemmeno un seggio elettorale al consolato. Per gli oltre 1,2 milioni di emigrati ucraini in Polonia sono stati aperti solo pochissimi seggi elettorali. Al Partito Comunista non è stato consentito di presentare un candidato; anche Natalia Vitrenko (foto), leader del Partito Socialista Progressista Ucraino, due volte candidata alle presidenziali (11% dei voti raccolti nel 1999), è stata bandita dalle elezioni con l’ostruzionismo illegale del Ministero della Giustizia, che ha impedito la registrazione ufficiale del PSPU.

Ciononostante, le elezioni sono state un rifiuto sonante delle “riforme” economiche attuate da Poroshenko nei cinque anni del suo mandato per adeguarsi alle condizioni di austerità del Fondo Monetario Internazionale. Il reddito delle famiglie aveva raggiunto un picco nel 2013, e dal golpe a Kiev è crollato del 22%. L’Ucraina è oggi il Paese più povero d’Europa!

Il risultato rappresenta anche un rifiuto della guerra nel Donbass in cui sono morte 13.000 persone. Zelensky ha promesso di riavviare un tentativo di attuare gli accordi di Minsk II del 2015 tra Russia, Ucraina e i leader insorgenti del Donbass, accordi parallelamente sostenuti da Francia e Germania. Ha promesso di aprire un dialogo con la popolazione del Donbass e portare aiuti umanitari; a parte i frequenti bombardamenti dell’esercito ucraino nelle aree residenziali, vi sono molti cittadini del Donbass che sono rimasti senza servizi essenziali, poiché anziani.

Alcuni commentatori occidentali, avvezzi a usare l’Ucraina come uno strumento per provocare militarmente la Russia, si sono uniti a Poroshenko nel definitre Zelensky “filorusso” o sulla busta paga dell’ex governatore di Dnepropetrovsk Igor Kolomoysky. Altri lo dipingono come un peso piuma poiché è un comico. La società di produzione televisiva per cui lavorava, Kvartal 95, si è distinta in numerosi concorsi di comicità che si chiamano KVN (Club delle Persone Allegre e Inventive), caratterizzati da battute sagaci in politica.

In una videodichiarazione precedente le elezioni, Natalia Vitrenko ammonì che l’Ucraina non sarebbe sopravvissuta a una vittoria di Poroshenko e invitò gli elettori a votare per Zelensky, augurandosi che il candidato si attenesse al principio da cui ha preso il nome il suo partito, “servitore del popolo”. Dopo le elezioni, Vitrenko si è offerta di aiutare, in qualità di economista, il nuovo Presidente, stilando alcune proposte politiche alternative a quelle del Fondo Monetario Internazionale, per mettere fine al saccheggio delle risorse ucraine a favore dei conti bancari offshore dei proprietari di industrie privatizzate e per generare credito in Ucraina con una riforma bancaria che includa la separazione tra banche ordinarie e banche d’affari, sul modello della legge Glass-Steagall.

Dato che la politica del nuovo Presidente non è ancora stata annunciata, vi sarà una battaglia per influenzarlo. E sarà difficile che Zelensky possa fare qualcosa in tempi brevi, in quanto la Suprema Rada (il Parlamento) è dominata dai nazionalisti radicali eletti nel 2014. Il Presidente del Parlamento Andrij Parubij, comandante delle sommosse di piazza coinvolto nelle sparatorie dei cecchini del 20 febbraio 2014, ha fatto in modo che il 25 aprile venisse approvata una nuova legge di estensione del divieto di uso di altre lingue differenti dall’ucraino (e cioè almeno russo, ungherese e rumeno) a molte più località rispetto al passato. Il Parlamento ha diritto di approvazione o veto anche sulle nomine di alcuni ministri chiave e non può essere sciolto dal nuovo Presidente fino alla sua inaugurazione, data che viene fissata dalla Rada e in nessun caso nei sei mesi che precedono le elezioni politiche del 27 novembre.

Col secondo Forum Belt and Road entriamo in una nuova dimensione dell’economia mondiale

Nel definire “un grande successo” il secondo Forum Belt and Road che si è tenuto a Pechino, Helga Zepp-LaRouche descrive in questa videoconferenza (vedi sotto) il ruolo attivo di alcuni leader europei come “molto interessante” e cita un discorso di LaRouche del 1997 in cui esortava gli Stati Uniti ad aderire alla Nuova Via della Seta, definendolo profetico.

Ora che Trump ha denunciato il Russiagate come un tentato golpe, emergerà il ruolo britannico nell’orchestrarlo, ed anche nel tentare di fermare la Belt and Road. Si tratta delle stesse reti che diffamarono LaRouche, e per questo motivo è cruciale ottenere la sua riabilitazione.

Così come le opere di Platone furono cruciali nel dar vita al Rinascimento italiano, le opere scientifiche e filosofiche di LaRouche sono determinanti per garantire il successo del Nuovo Paradigma. Ecco la videoconferenza:

Grande successo del secondo Forum Belt and Road a Pechino

Il secondo Belt and Road Forum per la Cooperazione Internazionale tenutosi a Pechino dal 25 al 27 aprile ha consolidato quella che è diventata la maggiore iniziativa per le infrastrutture e la connettività nella storia moderna. Circa centocinquanta Paesi, tra cui 37 capi di stato e di governo, e novanta organizzazioni internazionali hanno partecipato all’evento, oltre a migliaia di imprese. Oltre alla cifra politica del Forum, sono stati conclusi accordi per un valore di 64 miliardi di dollari e sono stati avviati numerosi progetti futuri in una atmosfera di ottimismo.

Nel discorso di apertura, il Presidente cinese Xi Jinping ha auspicato “un futuro ancor più brillante” di cooperazione nella cornice della Belt and Road. Lo scopo, ha detto, è di affrontare assieme le sfide e i rischi che confrontano l’umanità e ottenere “risultati win-win e sviluppo comune”.

Xi ha presentato anche una lista di importanti passi che la Cina ha deciso di intraprendere come parte della strategia di apertura, che assomiglia molto ad alcuni aspetti dell’accordo commerciale che sta negoziando con Trump e che sembra essere sulla dirittura d’arrivo. Essi riflettono anche gli elementi discussi a Roma col Presidente del Consiglio italiano Giuseppe Conte.

Al termine della tavola rotonda con i 37 capi di stato e di governo è stato emesso un comunicato che include una lista di progetti e corridoi di sviluppo in via di costruzione nella Belt and Road Initiative. Uno di essi è il “Nuovo Ponte Eurasiatico”, progetto portato avanti da almeno trent’anni da Lyndon e Helga LaRouche. Il Presidente russo Vladimir Putin è stato l’ospite d’onore al Forum, seduto accanto a Xi nel corso della Tavola Rotonda. Putin ha appoggiato completamente i progetti cinesi a lungo termine, i quali, come ha detto, corrispondono “assolutamente” agli interessi russi, e auspicato una maggiore cooperazione tra l’Unione Economica Eurasiatica e la Belt and Road Initiative.

Xi Jinping ha colto l’occasione per ribadire l’appello di adesione alla Nuova Via della Seta ai Paesi che non l’hanno ancora fatto, sottolineandone l’assenza di condizioni ideologiche o geopolitiche.

Gorini intervistata a Trinidad e Tobago: l’Italia può convincere gli Stati Uniti ad aderire alla Nuova Via della Seta

Il 25 aprile Liliana Gorini, presidente di MoviSol (nella foto con Lyndon LaRouche) è stata intervistata da Kirk Meighoo, ex senatore di Trinidad e Tobago, per il suo programma in lingua inglese “Independant Thought & Freedom” (pensiero indipendente e libertà), sul ruolo di guida che l’Italia svolge in questo momento, dopo l’adesione alla Nuova Via della Seta, e al Forum Belt and Road che si è aperto il 25 a Pechino, per convincere anche altri paesi a sostenere questa politica di pace e cooperazione economica con Cina e Russia, inclusi gli Stati Uniti, ed opporsi alla politica di provocazioni di guerra dell’oligarchia britannica esemplificata dal Russiagate. Nel presentare Gorini, Meighoo ha fatto a MoviSol le congratulazioni per il convegno “L’Italia sulla Nuova Via della Seta” che si è tenuto a Milano il 13 marzo, pochi giorni prima della visita del Presidente Xi Jinping a Roma, ed in cui i relatori principali erano Helga Zepp-LaRouche, presidente dello Schiller Institute, e “nota in Cina come la signora della Nuova Via della Seta”, e Michele Geraci, sottosegretario al Ministero dello Sviluppo Economico ed a capo della Task Force Cina del ministero.

Nel corso della lunga intervista di oltre un’ora, disponibile a fondo pagina, sono stati affrontati molti temi di attualità: il ruolo di Lyndon LaRouche nel promuovere la Nuova Via della Seta, fin dagli anni Novanta, come ha sottolineato l’ex ministro dell’Economia Tremonti in un’intervista al Corriere della Sera, l’importanza della sua riabilitazione, chiesta da centinaia di personalità in tutto il mondo, tra cui due senatori italiani, per liberare Trump dalla morsa dei neoconservatori e dei filo-britannici che hanno dato il via al Russiagate, e che cercano di impedire le sue iniziative di pace, ad esempio con la Corea del Nord, le 217 firme per Glass-Steagall raccolte da Massimo Kolbe Massaron per Movisol e portate dall’europarlamentare Marco Zanni al Congresso a Washington lo scorso novembre, la questione dell’UE e del governo italiano, spesso sotto attacco dalla stampa britannica e da Macron come “fascista”, mentre in realtà la vera politica fascista è quella di austerità imposta dalla Troika e dall’UE alla Grecia, a Spagna, Portogallo e Italia, che anche per questo motivo hanno preferito aderire alla Nuova Via della Seta, seguite a ruota anche dalla Svizzera.p>

L’assenza di Francia e Germania al Forum Belt and Road a Pechino è indicativa del fatto che “non esiste una politica europea”, e che l’UE “si sta dissolvendo da sola” ha detto la presidente di MoviSol. “Come ha detto Helga Zepp-LaRouche al convegno di Milano, occorre tornare all’Europa delle patrie di De Gaulle, Adenauer” e De Gasperi, e porre fine ai diktat dell’Unione Europea, che per sua stessa ammissione hanno solo peggiorato il debito impoverendo la popolazione. Quanto alla questione dei migranti, che crea tante polemiche, “L’Italia è stata lasciata sola ad affrontarlo, e la soluzione al problema sta nel piano Marshall per lo sviluppo dell’Africa che è stato presentato al nostro convegno di Milano, anche nell’intervento del Sen. Tony Iwobi e dell’Ing. Bocchetto, di Bonifica, sul piano Transaqua per riempire il Lago Ciad, un progetto in cui Bonifica coopera con PowerChina”.

Ecco l’intervista integrale in lingua inglese

L’ex ministro della Giustizia americano Ramsey Clark ricorda LaRouche

Ramsey Clark, l’ex Ministro della Giustizia degli Stati Uniti d’America che curò la difesa di Lyndon LaRouche nei processi d’appello, ha scritto il seguente messaggio sulla dipartita di Lyndon LaRouche:

Sono profondamente rattristato per la perdita di Lyndon LaRouche. Eventi del genere avvengono nel proprio momento. La morte di chiunque ci impoverisce e LaRouche troverà certamente il proprio posto nella storia. Nella sua vita fu trattato malamente a causa della sua visione e della sua opera. Il suo coraggio fu particolarmente evidente di fronte a una propaganda pervasiva e malevola. Il tempo sanerà la questione, nel rispetto della sua memoria. La verità emergerà.

Trump denuncia il ruolo dei servizi britannici nel Russiagate

Meno di 24 ore dopo l’annuncio che il Presidente Trump aveva accettato l’invito della regina d’Inghilterra a una visita di stato nel Regno Unito, il Presidente americano Trump ha mandato all’aria i frenetici tentativi di esaltare un “rapporto speciale” tra Stati Uniti e Regno Unito, pubblicando il seguente tweet il 24 aprile: “L’ex analista della CIA Larry Johnson accusa i servizi di intelligence del Regno Unito di aver aiutato l’amministrazione Obama a spiare la campagna presidenziale di Trump nel 2016. Wow! E’ solo questione di tempo prima che venga fuori la verità, e quando verrà fuori, sarà una meraviglia!”. Trump si riferiva all’intervista di Johnson alla One America News Network (OANN) in cui denunciava il ruolo dei servizi di intelligence britannici nel creare ad arte il Russiagate.

Il tweet di Trump ha gettato nel panico la stampa inglese ed anche il servizio segreto britannico GCHQ, corrispettivo inglese della NSA americana, secondo il quale la denuncia di Trump “deve essere ignorata”. Il GCHQ diede lo stesso ordine nel marzo 2017, quando l’allora portavoce stampa della Casa Bianca Sean Spicer parlò del ruolo del Regno Unito nello spionaggio illegale della campagna presidenziale di Trump.

Il LaRouchePAC non si attenne a questo ordine e denuncia da allora il ruolo britannico nel Russiagate, col suo pamphlet “Robert Mueller, Amoral Legal Assassin,” pubblicato nel settembre 2017, seguito da un dossier del gennaio 2019 dal titolo “British Role in the Plot Against the President Is Now Exposed. Will You Act Now To Save the Nation?” (svelato il ruolo britannico nel complotto contro il Presidente. Agirai ora per salvare la nazione?).

LaRouche aveva ragione sulle manifatture, gli economisti avevano torto

Nel numero di maggio, la pubblicazione economica Quartz smonta le tesi miracolistiche degli economisti moderni riguardo all’automazione e al settore IT. L’articolo, firmato da Gwynn Guilford e intitolato “L’errore epico sulle manifatture che è costato milioni di posti di lavoro” discute di produttività, competizione estera e perdita di posti manifatturieri nell’economia americana dagli anni Novanta. La conclusione è: “Si scopre che la storia del declino delle manifatture raccontata da Trump è molto più vicina alla verità di quella sulla storia del progresso tecnologico raccontata a Washington, New York e Cambridge”.

Quasi tutti gli economisti e i media economici – Quartz incluso, ammette l’autore – sostengono che l’America ha oggi molti meno posti di lavoro produttivi di quarant’anni fa a causa dei progressi nell’automazione che hanno aumentato la produttività e dei benefici del libero scambio.

L’economista Lyndon LaRouche (foto) confutò sistematicamente questa tesi, sostenendo che gli Stati Uniti d’America hanno bisogno di mantenere e proteggere un robusto settore manifatturiero. E Donald Trump, durante la campagna elettorale, ha sostenuto che il libero scambio fosse responsabile del declino dell’occupazione industriale negli Stati Uniti.

“Grazie a un’accurata analisi da parte di un pugno di economisti”, scrive Quartz, “è diventato chiaro che i dati alla base della versione dominante – o più precisamente, il modo in cui gli economisti interpretano i dati – sono molto fuori strada. La concorrenza estera, e non l’automazione, sta dietro la drammatica perdita di posti industriali. Ciò significa inoltre che il settore manifatturiero americano è in cattiva forma, molto peggio di quanto si accorgano i media, i politici e persino la maggior parte degli economisti”.

Gli Stati Uniti hanno perso più posti di lavoro manifatturieri tra il 2000 e il 2015 che, in proporzione, nelle spire della Grande Depressione: circa sei milioni ovvero un terzo del totale. La spiegazione che va per la maggiore è che è dovuto all’aumento della produttività trainato dal settore delle tecnologie dell’informazione, da cui proviene presumibilmente l’automazione industriale.

Tuttavia, la squadra di economisti guidati da Susan Housman dell’Upjohn Institute, ha “scoperto” che questo apparente aumento della produttività è il risultato di enormi “aggiustamenti qualitativi” dei dati, applicati selettivamente dagli economisti e dagli enti governativi al settore dell’alta tecnologia e delle tecnologie dell’informazione. Una volta corretti quegli “aggiustamenti qualitativi”, fatti alla scrivania invece che nei capannoni, rimane ben poco degli aumenti di produttività dagli anni Novanta. La perdita dei posti di lavoro è dovuta alla concorrenza estera e al commercio.

Naturalmente, questa “scoperta” era stata fatta e spiegata ripetutamente dall’EIR almeno dal 1984! Vedi comunque qui: https://qz.com/1269172/the-epic-mistake-about-manufacturing-thats-cost-americans-millions-of-jobs/.

Mentre si avvicinano le elezioni europee, la propaganda russofoba diventa uno sport popolare in Germania

In occasione del 70esimo anniversario della NATO celebrato il 4 aprile a Washington, la propaganda contro la Russia, in particolare contro Vladimir Putin, è giunta al culmine nei media dominanti e negli ambienti politici in Germania.

La sera stessa Claus Kleber, conduttore del magazine informativo heute journal sulla rete televisiva ZDF, la seconda rete pubblica, ha annunciato che la NATO aveva appena lanciato un’offensiva contro la Russia in Estonia, per “sconfiggere le forze russe che l’hanno invasa, come in Crimea qualche anno fa”. Pochi secondi dopo ha chiarito che questa era solo un’immaginazione, ma una’”immaginazione realistica” poiché se ciò dovesse accadere la NATO dovrebbe rispondere all’attacco contro uno dei suoi Stati membri, anche se piccoli come l’Estonia. “Se si mette in dubbio questo, crollerà il deterrente che ha assicurato la pace in Europa negli ultimi 70 anni. Oggi il problema è che questa alleanza, nel giorno del suo 70esimo compleanno, sembra più volatile che mai nella storia”. Il giorno dopo, durante lo stesso TG, Kleber è tornato alla carica: “Buona sera, dobbiamo parlare di guerra. V’è una guerra, ma voi non ve ne rendete conto. Le guerre moderne non hanno più bisogno idealmente di carri armati e bombe. Sono capaci di sovvertire la società, la discussione pubblica e i processi decisionali di altre potenze in modo tale che questi cedono”.

Le fake news di Kleber sono state accompagnate pochi giorni dopo da un documentario in tre parti sul canale in lingua tedesca ARTE, dal titolo KGB: lo scudo e la spada, sulla storia del servizio segreto russo fino ai giorni nostri. Il documentario si proponeva di dare credito a varie narrative occidentali: quella di operazioni di guerra cibernetica russa contro la NATO e quella della manipolazione da parte della Russia delle elezioni negli Stati Uniti e in Europa; storie ripetute continuamente dai media dominanti, ma sulle quali non è mai stato fornito uno straccio di prova.

Poi v’è stata la reazione isterica alle affermazioni del Ministro della Giustizia tedesco Katarina Barley, capolista delle candidature dell’SPD alle elezioni europee. Parlando ai giornalisti stranieri a Berlino l’11 aprile, costei ha dichiarato che un principio della politica tedesca è “avere rapporti stretti con la Russia per ragioni giustificate…la Russia è sempre stata il nostro partner e resterà tale”. Questa sua dichiarazione è stata sufficiente per scatenare i russofobi che l’hanno accusata di “accoltellare alle spalle la NATO”.

Sull’obiettivo della NATO di destinare il 2% del PIL alla spesa per la difesa, la Barley ha dichiarato che si tratta di cifre di più di due miliardi di Euro “difficilmente accettabili dalla nostra popolazione nella situazione attuale”. Questo ha provocato una dura denuncia, il giorno dopo, da parte della leader della CDU Annegret Kramp-Karrenbauer (AKK, nella foto), che indubbiamente era alla ricerca di voti. AKK ha accusato l’SPD di usare “la retorica populista di sinistra” quando dice che vuole “spendere più per le pensioni e meno per le armi”.

Smascherare il ruolo britannico nel Russiagate

Dopo due anni, l’inchiesta condotta da Robert Mueller (nella foto con Bush) sulle presunte collusioni di Donald Trump con la Russia si è conclusa con un pugno di mosche. Ora è venuto il momento di smantellare l’apparato che ha imbastito la bufala criminale: sia Trump sia il Ministro della Giustizia William Barr hanno segnalato di essere pronti a farlo. Il 9 aprile, nel corso dell’audizione di una Commissione del Senato, Barr ha sganciato una bomba: “Penso che sia stato spionaggio. La questione è se vi fossero fondati motivi. Non sto affermando che non vi fossero, ma v’è bisogno di capirlo… E non parlo solo dell’FBI, ma degli enti di intelligence in generale”. In un ovvio understatement, Barr ha aggiunto: “Penso che spiare una campagna [elettorale] sia una cosa grossa”.

Due giorni dopo, commentando quella dichiarazione di fronte alla stampa, lo stesso Trump ha dichiarato:

“Certamente hanno spiato la mia campagna. Dirò di più: secondo me hanno spiato illegalmente, qualcosa che non ha precedenti e non dovrà mai più essere permesso nel nostro Paese”. Trump ha aggiunto che sarebbe “tradimento” e un “disservizio per il Paese” se non si investigasse sulle origini dell’inchiesta contro di lui.

Per questo, è cruciale smascherare il ruolo dell’intelligence britannico, come ha documentato il LaRouche Political Action Committee negli Stati Uniti d’America (https://larouchepac.com/20190408/british-role-russiagate-about-be-fully-exposed), a maggior ragione perché il rapporto di Mueller, pur non trovando prove di collusione, perpetua la finzione che sia stata la Russia a introdursi nei calcolatori del Comitato Nazionale Democratico e ad aver passato i dati a Julian Assange. Questa era la base dell’intera bufala del Russiagate ed è una menzogna. Vi sono tre persone che possono testimoniarlo, e vanno ascoltate.

Primo, l’ex direttore tecnico della NSA William Binney che, assieme a colleghi del Veterans Intelligence Professionals for Sanity (VIPS), ha raccolto le prove forensi che i calcolatori del DNC non furono “hackerati”, ma i dati furono scaricati su una chiavetta USB o anologo supporto di memoria esterno. In una nuova intervista per il LaRouchePAC dell’11 aprile, Binney ha di nuovo chiesto di essere ascoltato da un giudice.

La seconda persona è l’ex ambasciatore britannico Craig Murray, il quale ha dichiarato di aver incontrato segretamente la persona che trafugò le e-mail del DNC e che si tratta di un insider, certamente non russo.

Il terzo è lo stesso Julian Assange, che ha dichiarato di possedere “la prova fisica che i russi non me l’hanno date” (le e-mail del DNC) e che la fonte non fosse un dipendente dello Stato. Nessuna di queste tre persone è stata mai ascoltata dagli inquirenti o dal Congresso. Sia Binney sia Murray hanno reagito all’arresto di Assange, avvenuto l’11 aprile a Londra, dichiarando che si tratta di una spudorata violazione della libertà di stampa. Assange ora è minacciato di estradizione negli Stati Uniti, dove lo aspetta un processo farsa. Egli ha però la chance di fare rivelazioni esplosive che smascherino ulteriormente la cricca angloamericana dietro il tentativo di rovesciare Trump e impedirgli di stabilire rapporti costruttivi con Russia e Cina.

Al riguardo, durante una conferenza per la stampa con il Presidente sudcoreano Moon jae-In il 12 aprile a Washington, Trump ha voluto ringraziare sia la Russia sia la Cina per l’aiuto nei colloqui tra Pyongyang e Washington.

MoviSol appoggia la candidatura di Marco Zanni al Parlamento Europeo

Movisol appoggia la candidatura di Marco Zanni al Parlamento Europeo e invita tutti i suoi soci e sostenitori nella circoscrizione Nord-Ovest a votarlo.

Nel mandato che ha già svolto a Strasburgo, Marco Zanni si è battuto con coerenza per politiche alternative all’austerità, alla speculazione finanziaria e alla spoliazione della sovranità nazionale e popolare. In particolare, Zanni ha condotto la battaglia per la separazione bancaria, riuscendo a bloccare il tentativo di riforma liberista e recandosi due volte a Washington per coordinare la battaglia con membri del Congresso USA.

Nella sua seconda visita, avvenuta nel dicembre scorso, Zanni ha recato con sé oltre duecento firme di rappresentanti eletti italiani, raccolte da Movisol, a favore della separazione bancaria. Zanni è anche fautore di una politica di cooperazione con Russia e Cina, nel superamento della logica geopolitica dei blocchi, e di un ruolo attivo dell’Italia nella strategia della Belt and Road (Nuova Via della Seta) per investimenti in Italia e in Africa. Grazie alla sua competenza e al lavoro svolto in questi anni è stato promosso responsabile di politica estera della Lega.

La Nuova Via della Seta progredisce in Europa e altrove

L’Iniziativa Belt and Road (BRI, o Nuova Via della Seta) ha fatto progressi nelle ultime due settimane con i viaggi del Premier cinese Li Keqiang in Europa, che hanno fatto séguito al viaggio del Presidente Xi Jinping in Italia, Francia e Monaco una settimana fa. In quell’occasione, come abbiamo riferito, il governo italiano firmò un Memorandum d’Intesa sulla cooperazione con la BRI nonostante le forti pressioni da parte dell’Unione Europea a non farlo.

Quando l’Italia ha rotto i ranghi con Bruxelles, anche gli altri Paesi europei hanno adottato verso la Cina un atteggiamento diverso. Per esempio anche il Lussemburgo, il paradiso fiscale di Jean-Claude Juncker, ha firmato un Memorandum d’Intesa sulla Belt and Road.

Il vertice Cina-UE dell’8 aprile ha prodotto una dichiarazione congiunta che non ha riservato sorprese. Su ventiquattro punti che toccano tutti i temi cari a Bruxelles, dall'”ordine basato sulle regole” al Mar Cinese Meridionale, solo uno tocca di sfuggita la BRI. Il vero vertice si è tenuto successivamente, in Croazia, dove Li ha partecipato all’incontro del gruppo 16+1 (i sedici Paesi dell’Europa Centrale e Orientale più la Cina), che per l’occasione è diventato 17+1 grazie all’adesione della Grecia.

Al vertice è stata consolidata la cooperazione tra i Paesi membri, molti dei quali hanno aderito alla BRI. La Cina ha stretti legami coi Paesi dell’Europa orientale, sviluppati durante la guerra fredda, quando molti di loro appartenevano al Patto di Varsavia.

In Croazia, la Cina si è aggiudicata l’appalto per costruire un’importante infrastruttura, il ponte di Peljesac che collegherà la terra ferma croata con la penisola su cui si trova Dubrovnik, consentendo ai croati di evitare la striscia di terra che passa per la Bosnia-Erzegovina per arrivare al sito croato sull’Adriatico che è patrimonio dell’umanità.

In Asia, la Malesia ha firmato un accordo con la Cina per costruire la ferrovia finora contestata tra Kuala Lumpur e la Tailandia. Il Premier malese Mahatir era preoccupato dei costi di questa costruzione e stava considerando di annullare il progetto che era stato approvato dal suo predecessore, il che ha portato i critici a parlare di “trappola del debito” con la Belt and Road. Le due parti sono giunte a un accordo che ridurrà i costi; quindi il progetto procede.

Il fronte più importante, tuttavia, resta lo sviluppo dei rapporti tra Stati Uniti e Cina, in particolare sulla questione del commercio. Il 13 aprile il Ministro del Tesoro americano Steven Mnuchin ha indicato che i due Paesi stanno arrivando alla fase finale dei negoziati commerciali, prima di procedere in quello che ha definito il più grosso cambiamento nei rapporti economici tra i due Paesi da quarant’anni. Anche il Presidente Trump ha espresso ottimismo negli ultimi giorni.

A pochi giorni dal secondo Forum sull’Iniziativa Belt and Road che si terrà il 25 aprile, la Cina può ben dirsi soddisfatta dei risultati di questa iniziativa. Rappresentanti di oltre cento Paesi e quaranta capi di stato e di governo parteciperanno al Forum di quest’anno, superando le adesioni al pur riuscito primo Forum sulla Belt and Road che si tenne nel maggio 2017.

Il dilemma dei democratici nei confronti della Casa Bianca

I leader democratici americani speravano che la pubblicazione del rapporto sul Russiagate fornisse prove che potessero condurre a un procedimento di impeachment contro il Presidente Trump. Pensavano che essa, di per sé, li avrebbe portati alla Casa Bianca nel 2020, se non prima. Ma lo scagionamento di Trump li ha lasciati con solo due temi in vista delle prossime elezioni. Da una parte, una retorica antirussa e anticinese, che li vede alleati con i neoconservatori repubblicani in una replica della posizione di favore per la guerra e per i cambiamenti di regime propria di Hillary Clinton, quella posizione che già fu respinta dagli elettori nel 2016; dall’altra un messaggio di opposizione alla crescita economica, adattato alla bufala dei “cambiamenti climatici provocati dall’uomo”, una questione che continua a registrare poco consenso tra gli elettori.

Un gruppo di congressisti democratici, guidato dalle matricole che fanno capo ad Alexandria Ocasio-Cortez, ha scelto questa seconda opzione e conduce una campagna per il cosiddetto “Green New Deal” (GND), che prevede la chiusura delle centrali nucleari, l’eliminazione dei combustibili fossili e la chiusura di fatto della produzione industriale per “salvare il clima”. Altrimenti, stando alla Ocasio-Cortez, il mondo potrebbe finire entro 12 anni.

Costoro ricorrono a una finta scienza che riduce i fattori che definiscono il clima terrestre agli effetti dell’attività umana. L’ex Segretario di Stato John Kerry ha sposato la loro causa. Durante un’audizione al Congresso il 9 aprile si è lanciato in una diatriba contro chiunque osi negare la versione dei cambiamenti climatici provocati dall’uomo, ma è stato affrontato con successo dal congressista Thomas Massie, un laureato dal MIT, che ne ha confutato la tesi spiegando tra l’altro come si debba interpretare i livelli di CO2. Massie ha notato con ironia che gli scienziati “che si sentono i più qualificati a intervenire sulla scienza del clima sono scienziati politici” come John Kerry.

Tuttavia, vi sono alcuni democratici che considerano un approccio più costruttivo. Tulsi Gabbard, per esempio, ex soldatessa e contraria ad avventure militari all’estero, ha pubblicato un tweet il 25 marzo per affermare che ora, non avendo Mueller trovato alcuna prova di collusione tra Trump e la Russia, occorre “mettere da parte le politiche di parte e lavorare per affrontare le sfide che minacciano la vita e il benessere degli americani”. La sua agenda include la ricostruzione “[del]le infrastrutture fatiscenti” e “porre fine alle inutili guerre per cambiare i regimi”.

Anche la presidente della Camera Nancy Pelosi, notoriamente pragmatica (qualcuno direbbe opportunista), ha proposto la scorsa settimana un incontro col Presidente Trump per discutere come lavorare assieme su un pacchetto di misure infrastrutturali.

Inoltre, la congressista Marcy Kaptur dell’Ohio, un ex Stato industriale, ha ripresentato durante un’audizione dei principali AD delle banche di Wall Street il 9 aprile un disegno di legge per il ripristino della legge Glass-Steagall (separazione bancaria). Il disegno di legge ha 25 firmatari (inclusa Tulsi Gabbard) e ha ricevuto il sostegno dei principali sindacati (nella foto Marcy Kaptur e Tulsi Gabbard durante la presentazione del disegno di legge su Glass-Steagall nel 2017).

Il Fondo Monetario studia nuovi modi per rubarci i soldi

Uno studio dello staff del Fondo Monetario Internazionale pubblicato lo scorso febbraio fa pensare che le autorità finanziarie siano pronte a svalutare il denaro per salvare il sistema finanziario da un crac imminente. Il rapporto, dal titolo Monetary Policy with Negative Interest Rates: Decoupling Cash from Electronic Money, propone di deprezzare il denaro fisico per consentire un ampio margine per tassi negativi (vedi https://www.imf.org/en/Publications/WP/Issues/2018/08/27/Monetary-Policy-with-Negative-Interest-Rates-Decoupling-Cash-from-Electronic-Money-46076).

L’imminenza di un secondo crac finanziario globale, più devastante di quello del 2008, preoccupa gli esperti finanziari. Recentemente il Ministro dell’Economia Giovanni Tria ha dichiarato al Forum Boao in Cina che a differenza del 2008, teme un collasso finanziario che verrà scatenato dalla recessione economica, e non il contrario. Le sue preoccupazioni riflettono il rischio che una serie di insolvenze delle imprese provocate dalla recessione innescherà un meccanismo di leva inversa nel settore dei derivati. Particolarmente a rischio è la bolla dei CLO, o Collateralized Loan Obligation, che sono titoli che hanno il debito societario come collaterale. Il volume dei CLO è aumentato a causa del fatto che le banche cercano investimenti ad alto rendimento, inflazionando il mercato dei CLO e abbassando lo standard, ovvero la qualità, del debito che acquistano. Il volume dei CLO nel 2018 era, grosso modo, allo stesso livello dei volumi delle obbligazioni garantite da crediti (CDO) nel 2006, stando ai dati della Securities Industry and Financial Markets Association. I livelli di default sui CLO sono attualmente bassi, ma lo erano anche sui CDO nel 2006, e sappiamo che cosa accadde poco dopo.

Quando sarà scoppiata la bolla, le banche centrali non potranno più ridurre i tassi di interesse, a meno di non avventurarsi nel territorio dei tassi negativi, il che significherà offrire alle banche un profitto garantito sul denaro che prenderanno in prestito. Tuttavia vi sarà un limite ai tassi negativi, e sarà il livello al quale i risparmiatori ritireranno i loro risparmi e preferiranno il contante per evitare il deprezzamento. Quindi, per evitare il disastro, i tassi negativi dovranno essere applicati anche al denaro fisico, afferma lo studio del FMI. Gli autori riprendono una proposta dell’economista olandese Wilelm Buiter nel 2007 per “sganciare il valore del contante dalla moneta scritturale e consentire il deprezzamento del denaro contante a rimorchio di quello elettronico”.

Dopo aver discusso i pro e i contro, lo studio conclude che “il sistema è tecnicamente fattibile e non richiederebbe drastici cambiamenti ai mandati attuali o agli ambiti operativi delle banche centrali”. Tuttavia, “Per un’introduzione riuscita di tale regime la comunicazione sarebbe essenziale” e dovranno essere studiate e attuate “le necessarie riforme legali”.

Gli autori sostengono che questo sistema sarebbe pienamente reversibile e che dopo “una sufficiente normalizzazione delle condizioni economiche, potrebbe essere abbandonato, se lo si desidera”. Questa è la teoria. Ma la realtà potrebbe essere diversa. Discutere lo “sganciamento” del denaro fisico dal denaro elettronico è un segno di sganciamento dalla realtà e dimostra che l’élite finanziaria occidentale non si ferma di fronte a nulla. È ora di porre fine al sistema finanziario parassitario, a partire dalla separazione bancaria con la legge Glass-Steagall.

Jacques Cheminade sul rogo di Notre Dame

Jaccques Cheminade, ex candidato presidenziale francese e leader di Solidarité et Progrés, ha rilasciato ieri sera la seguente dichiarazione sul rogo di Notre Dame.

“Ho appena appreso dell’incendio alla cattedrale Notre Dame de Paris. Desidero esprimere la forte emozione che proviamo tutti, amici e alleati politici, un’emozione ancor più forte perché abbiamo appena concluso il nostro seminario ad Autun, sede della cattedrale di San Lazzaro, sorella più antica di Notre Dame. Le nostre cattedrali, centri di istruzione per tutti, ispirarono le rivoluzioni industriali ed agricole del XI, XII e XIII secolo. Grazie a loro diviene manifesto il legame tra anima e materia che porta sempre ad un bene superiore per il genere umano.

Il fatto che nel XXI secolo in Francia, a Parigi, sia stato possibile un disastro simile mi sconvolge. E’ giunto il momento di unire le nostre forze in tutte le aree di attività umana, perché non possiamo restare inattivi nelle aree in cui è in gioco il genere umano, ed in cui gli esseri umani creano oggetti così meravigliosi da dover durare per sempre, ed essere per noi fonte di gioia”.

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Il Movimento Internazionale per i Diritti Civili Solidarietà (MoviSol), quello in Italia dell’economista e scienziato americano Lyndon LaRouche, ha tenuto a Milano il 13 marzo 2019 un importante convegno internazionale dal titolo “L’Italia sulla Nuova Via della Seta”, organizzato con i Funzionari di Regione Lombardia. Erano presenti Helga Zepp-LaRouche, Presidente dello Schiller Institute, e il Sottosegretario allo Sviluppo Economico Michele Geraci come Relatori principali. (foto)

Il successo del convegno, i commenti della stampa e dell’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti, hanno sottolineato come la Nuova Via della Seta venga promossa fin dagli anni Novanta dai coniugi Lyndon ed Helga Zepp LaRouche e dal loro Movimento, e dimostrano che le grandi idee possono davvero cambiare la storia. Quella che negli anni Novanta era un’idea, oggi è la politica ufficiale della Cina e di un terzo del mondo, Italia compresa.

Lo stesso vale per il Ripristino della legge Glass-Steagall: LaRouche ne era il principale promotore negli Stati Uniti prima ancora che scoppiasse la bolla speculativa con la crisi del 2008. Il suo Movimento, il LaRouchePAC, con la Campagna di Helga Zepp-LaRouche, hanno reso possibili i due disegni di Legge bipartisan per il ripristino della Legge Glass-Steagall al Congresso americano. Le numerose Mozioni in questo senso in tutti gli stati americani sottolineano come solo con la Separazione bancaria sarà possibile tutelare i nostri risparmi.

In Italia MoviSol non solo è tra gli autori di alcuni disegni di Legge per la Separazione bancaria presentati al Parlamento italiano dal 2009 in poi, ma ha anche dato il via alla Petizione internazionale per il Ripristino della Legge Glass-Steagall.

Questa è stata sottoscritta da 217 importanti Personalità di tutto il mondo (parlamentari, consiglieri regionali, economisti, giornalisti, opinionisti, professori universitari e perfino campioni olimpici e mondiali di alcune discipline sportive).

Queste firme sono state raccolte da Massimo Richard Kolbe Massaron (MoviSol-LEGA) e consegnate al Congresso americano lo scorso novembre dall’europarlamentare Marco Zanni (LEGA).

Il ripristino della Legge Glass-Steagall è nel contratto di Governo e il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ne ha parlato nel suo primo intervento alla Camera dei Deputati.

La forza di MoviSol sta nel fatto che sia un Movimento internazionale, che formula le sue coraggiose proposte (ad esempio il Ripristino della Glass-Steagall o la Cooperazione economica con Russia e Cina esemplificata dalla Nuova Via della Seta) e che lotta perché queste vengano promosse contemporaneamente in Italia, in tutti i paesi europei e negli Stati Uniti in modo coordinato, influenzando così il dibattito politico ed anche la Politica dei Governi.

La sua debolezza sta però nella mancanza di finanziamenti, che vengono solo dai propri Soci e Sostenitori.

Abbiamo sempre nuove Idee, e se avessimo maggiori finanziamenti potremmo tenere Convegni come quello del 13 marzo 2019 non solo a Milano bensì in tutte le principali città italiane, e molto più spesso.

I cittadini hanno bisogno di sapere che esistono alternative concrete alla crisi, alla speculazione finanziaria che li priva o addirittura azzera i loro risparmi, come già successo.

Ogni volta che questi si imbattono nel sito MoviSol o nelle nostre pagine facebook e Twitter, sono ben contenti di sapere che è possibile uscire dalla crisi e addirittura avere le carte giuste per rilanciare l’Economia reale.

Per tutte queste ragioni è importante sostenere MoviSol, anche con piccole ma preziose Donazioni. Siete tutti sempre invitati a partecipare ai nostri Eventi, a diventare nostri collaboratori, e comunque a divulgare il nostro importante Messaggio: è l’unica via per far sì che le Nostre Idee vengano adottate dai Governi di tutto il mondo.

A partire da quello americano.

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Bill Binney (ex NSA) sull’arresto di Assange

Julian Assange è stato arrestato all’ambasciata ecuadoregna a Londra per non essersi presentato in tribunale a Londra nel 2012 e a seguito di un’incriminazione da parte di un tribunale della Eastern Virginia, riguardante la pubblicazione dei documenti segreti forniti a Wikileaks da Bradley/Chelsea Manning. Assange ha annunciato che si opporrà all’estradizione negli Stati Uniti.

Sono poche le persone oneste che sanno qualcosa della sottrazione dei dati dai computer del Partito Democratico americano e della pubblicazione su Wikileaks dell’epistolario elettronico di John Podesta. La fuga di documenti è importante perché è collegata alla frode britannica del Russiagate contro Trump, contro gli Stati Uniti come istituzione anti-imperiale, e contro la Russia. Una di queste persone è Assange, che è fermo nel dire che quei documenti non furono trafugati via Internet da pirati informatici russi; un’altra è Craig Murray, che afferma di aver ricevuto una memoria USB da una fonte interna agli Stati Uniti e di averne trasmesso il contenuto su Wikileaks; un’altra è William Binney, ex direttore tecnico della NSA, che condusse un esame forense indipendente dei documenti del partito democratico americano e li trovò coerenti sì con un trafugamento, ma non con un atto di pirateria informatica da lontano, ovvero a opera degli ambienti militari di intelligence russi via Internet, come invece ha sempre sostenuto Robert Mueller. Affermò invece che i falsi documenti provenivano dal DNC.

Pensate che se Robert Mueller avesse potuto provare che Binney era in errore, avrebbe esitato nell’accusare Assange di congiura? È più verosimile che questo arresto sia un tentativo tardivo di limitare l’azione indagatrice del Ministro della Giustizia Bill Barr. Che sia, in altre parole, un tentativo di insabbiamento o di intralcio alla giustizia.

Binney ha concesso alla TV del LaRouchePAC la seguente intervista:

Il Parlamento britannico teme la Nuova Via della Seta

La Commissione Affari Esteri della House of Commons (camera bassa) del Parlamento britannico ha pubblicato il 4 aprile un documento strategico in cui si raccomanda al governo di Sua Maestà di non firmare alcun Memorandum d’Intesa con la Cina sulla Belt and Road Initiative (BRI, o Nuova Via della Seta). Lungi dall’essere un semplice atto britannico, il documento è inteso essere un modello per l’Unione Europea e gli Stati Uniti. Infatti, esso è stato rilasciato pochi giorni prima del vertice tra UE e Cina previsto per il 9 aprile a Bruxelles.

In tipico stile britannico, il documento riconosce gli effetti positivi degli investimenti della BRI nei Paesi in via di sviluppo, ma ammonisce che essi minacciano di minare l’ordine internazionale “liberale” e “basato sulle regole”. Non dice però che quello stesso ordine ha creato guerre, disuguaglianze e povertà e dopo averci regalato una crisi finanziaria mondiale sta per regalarci un altro, ancor più devastante collasso.

Non potendo contestare la validità degli investimenti della BRI, il documento la definisce un’estensione del potere totalitario del Partito Comunista cinese sul mondo intero. Questa accusa è condita con dichiarazioni di cosiddetti esperti di diritti umani e “ex” funzionari dell’intelligence britannico che forniscono una sottile patina di credibilità. Tuttavia, le intenzioni geopolitiche del rapporto emergono chiaramente nel suo definire come aree di interesse strategico britannico gli ex territori imperiali come il Pakistan, oggi importanti corridoi della Belt and Road.

La raccomandazione finale del documento è:

“La Belt and Road Initiative, nella forma in cui viene attualmente perseguita, solleva preoccupazioni in riguardo agli interessi del Regno Unito. Tra questi, il rischio che gli investimenti cinesi incoraggino i Paesi a concludere accordi che minino i criteri internazionali che il Regno Unito si adopera di promuovere, o lascino quei Paesi con debiti insostenibili che minino lo sviluppo e la stabilità politica. V’è anche il rischio che la promessa di investimenti cinesi, o l’indebitamento coercitivo (sic) nei confronti della Cina, possano incoraggiare quei Paesi a unirsi agli sforzi cinesi di minare alcuni aspetti del sistema internazionale basato sulle regole e indebolire le alleanze e i partenariati che contribuiscono a preservare la pace e la prosperità internazionali. Perciò, sulla base di questi rischi, approviamo la decisione del governo di non firmare un Memorandum d’Intesa a sostegno della BRI. Il governo fa inoltre bene a non accettare la richiesta cinese che il Regno Unito fornisca quel che sarebbe a tutti gli effetti un sostegno in bianco a ciò che è un pilastro chiave della sua politica estera” (vedi https://publications.parliament.uk/pa/cm201719/cmselect/cmfaff/612/61202.htm).

La Cina prepara il secondo Forum della Iniziativa Belt and Road

Il 29 marzo, in vista del secondo Forum della Belt and Road che si terrà l 14-15 maggio, il consigliere di Stato Yang Jiechi ha concesso un’intervista al cinese Quotidiano del Popolo tratteggiando i benefici generali della Belt and Road Initiative sei anni dopo il lancio. Yang ha sottolineato, come ha sempre fatto il Presidente Xi Jinping, che la BRI si basa sull’idea di un nuovo tipo di rapporti tra le nazioni, rapporti basati sul rispetto reciproco, su consultazioni, inclusione e benefici reciproci al posto dello scontro. Essa ha incrementato la connettività globale e contribuito a migliorare la vita dei popoli delle nazioni partecipanti.

Concretamente, come risultato della BRI, alcuni Paesi ora possiedono le prime autostrade o ferrovie moderne e molti hanno visto terminare la scarsità cronica di energia elettrica. Il Kazakistan, per esempio, ha ora accesso al Pacifico attraverso Lianyungang. Gli investimenti cinesi in Egitto hanno fatto del Paese il terzo produttore mondiale di fibra di vetro. Gli ottantadue parchi di cooperazione costruiti sotto gli auspici della BRI in Paesi terzi, inoltre, hanno creato circa trecentomila posti di lavoro.

In Europa, grazie alle vie ferrate mercantili tra Cina ed Europa, le imprese cinesi che operano a Duisburg sono aumentate da quaranta nel 2014 a oltre cento, mentre i servizi ferroviari hanno creato oltre seimila posti di lavoro. In Grecia, il Pireo è passato dal novantatreesimo al trentaseiesimo porto mondiale per traffico di container. Il porto impiega direttamente dieci cinesi e tremila greci e ha creato indirettamente oltre diecimila posti di lavoro.

Il Forum internazionale della BRI quest’anno conta di andare oltre questi risultati. Esso ospiterà rappresentanti di oltre cento Paesi, tra cui quaranta capi di stato e di governo. Al primo Forum, tenutosi nel maggio 2017, la presidente dello Schiller Institute Helga Zepp-LaRouche (foto) fu invitata a intervenire alla seduta dedicata ai centri studi e di ricerca.

Quest’anno sono attesi una serie di risultati, da accordi di cooperazione intergovernativi a progetti concreti con la partecipazione dei privati. Sarà anche incoraggiata la cooperazione tra i Paesi partecipanti in mercati terzi.

Nell’intervista, il consigliere di Stato cinese non ha lesinato parole nel rivolgersi a coloro che criticano continuamente la BRI accusandola di intrappolare gli ignari Paesi poveri o di minarli a scopi geopolitici. “Questo ovviamente riflette una mancanza di obbiettività e di onesta valutazione della BRI. Si tratta di incomprensioni, falsi giudizi e persino pregiudizi”. Ha affermato Yang. “Finora, nessun paese partecipante si è trovato in una crisi debitoria – al contrario, molti Paesi sono sfuggiti alla ‘trappola del sottosviluppo’”.

Mentre l’economia tedesca è in stallo, Duisburg guarda alla Nuova Via della Seta

Gli ultimi dati recenti sull’economia tedesca, la principale in Europa, non sembrano promettenti. Alcuni indicatori: gli ordini esteri per l’industria sono in declino da diversi mesi consecutivi; il principale gruppo di consiglieri economici del governo è stato costretto a correggere la propria prognosi per il 2019, da una crescita dell’1.9% a solo lo 0.8%; la povertà dilaga nelle città tedesche con una popolazione superiore ai centomila abitanti, soprattutto nel Nord Reno Westfalia (NRW), dove tutte le città principali sono impoverite. Il NRW, con i suoi 18 milioni di abitanti, era una volta il centro dell’industria pesante in Germania, fino a quando le élite politiche e industriali commisero l’errore di favorire il settore dei servizi a svantaggio della produzione. Questa strategia ha prodotto una disoccupazione cronica e un alto debito municipale nello stato, provocando al contempo il disfacimento delle infrastrutture.

L’unica eccezione, esemplare dell’orientamento di cui ha bisogno l’economia tedesca, è Duisburg, con il proprio porto Duisport, sul fiume Reno, il principale porto fluviale in Germania e in Europa. Dalla visita del Presidente cinese Xi Jinping nella primavera del 2014, la città e il suo porto sono diventate la principale destinazione in Europa di treni mercantili provenienti da Chengdu, la nuova centrale cinese di produzione e logistica. Questo è dovuto principalmente all’impegno di Erich Staake, direttore del Duisport, che ha riconosciuto il potenziale della Nuova Via della Seta e vi ha investito.

Duisport ha investito, per esempio, nell’hub logistico di Khorgos sul confine tra Cina e Kazakistan, per accorciare i tempi di viaggio dei treni mercantili da Chengdu dagli attuali 14 giorni a solo 10 giorni. Una volta raggiunto questo obiettivo, Staake conta di aumentare fino a cinque volte l’attrattiva delle rotte ferroviarie dirette in Cina per gli imprenditori tedeschi. Già oggi Duisport gestisce 35 treni alla settimana da Chengdu.

Anche se la città di Duisburg non si è ancora ripresa dalla perdita del proprio ruolo di principale centro siderurgico in Germania, e benché il tasso di povertà sia al 18%, l’attività del porto, grazie agli investimenti, garantisce posti di lavoro per 45.000 persone. Un’intera zona che una volta ospitava le acciaierie di Rheinhausen sta diventando il centro di attività economiche legate alla Nuova Via della Seta, per via della collocazione del porto sul principale fiume tedesco, il Reno, e dei collegamenti diretti con la rete ferroviaria tedesca ed europea (anche se il collegamento alla rete ferroviaria dell’Europa meridionale attraverso le Alpi deve ancora essere ammodernato). Numerose imprese cinesi pianificano di aprire filiali in questa città.

Questa prospettiva è sull’agenda politica di Soeren Link, sindaco di Duisburg, orgoglioso di chiamarla la “città della via della seta”.

Anniversario della NATO: nuove provocazioni contro Russia e Cina nel tentativo di mettere alla corda Trump

Il 70esimo anniversario della fondazione della NATO è stato celebrato quest’anno il 4-5 aprile a Washington. L’impero britannico ha colto l’occasione per riaffermare la propria supremazia strategica, con un assalto frontale contro Russia e Cina ed uno sfacciato tentativo di intrappolare il Presidente americano Trump nei propri disegni geopolitici. La prima mossa è stata quella del ministro degli Esteri britannico Jeremy Hunt, con un editoriale del 28 marzo sul Washington Post, dal titolo provocatorio “La Gran Bretagna forgia il mondo da secoli. Questo non cambierà con la Brexit”! Hunt era a Washington per una serie di incontri in preparazione del vertice della NATO.

Il ministro degli Esteri della Regina ha ricevuto il sostegno di un collega del Royal Institute of International Affairs, che come lui soffre di miraggi di grandeur, secondo il quale il Regno Unito deve “reinventare la NATO” per preservarla.

Prima dell’apertura ufficiale del vertice, il segretario generale della NATO Jens Stoltenberg (nella foto) lanciava da giorni moniti sulle intenzioni aggressive della Russia contro l’Europa. Quindi, dopo un incontro con Stoltenberg, un giornalista ha chiesto al Presidente Trump di parlare del tema centrale del vertice, ovvero che tipo di minaccia per la sicurezza venga posta dalla Russia all’Alleanza atlantica. La sua risposta non sarà piaciuta molto al partito della guerra.

“Spero che non sia una minaccia per la sicurezza” ha risposto Trump. “Spero che avremo un buon rapporto con la Russia e, a questo proposito, anche con la Cina e tutti gli altri…. Ritengo che andremo d’accordo con la Russia. Ne sono convinto” ribadendo quello che aveva detto, nonostante gli sforzi in corso per aizzarlo contro le due nazioni e i loro leader.

Dopo l’incontro alla Casa Bianca, Stoltenberg ha proseguito l’offensiva con un discorso particolarmente guerrafondaio di fronte alla sessione congiunta del Congresso. Ha accusato la Russia di molteplici crimini, inclusi attacchi chimici nel Regno Unito (il famoso caso Skripal), il sostegno al “regime assassino di Assad in Siria… attacchi cibernetici contro gli alleati e partner della NATO, che prendono di mira tutto dai Parlamenti alle reti elettriche… sofisticate campagne di disinformazione e tentativi di interferire con la democrazia stessa.” La reazione generalmente positiva dei congressisti servili a questo diatriba è stato un tentativo pre-calcolato di aumentare le pressioni su Trump, che non ha dimostrato grande impegno verso la NATO.

In effetti Trump aveva ragione durante la campagna elettorale a definire la NATO obsoleta. Dalla dissoluzione dell’Unione Sovietica nel 1991 e il crollo del Patto di Varsavia, la cosiddetta Alleanza Atlantica è ormai superflua, nonostante i tentativi di reinventarla. Dovrebbe essere chiusa.

Fermare la direttiva NPL/crediti: una lettera aperta

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questa lettera aperta di Scenari Economici al Presidente del Consiglio, e sosteniamo la richiesta di fermare la direttiva NPL-Credito, che favorisce la speculazione finanziaria. Ben altre sono le direttive necessarie, prima tra tutte la separazione bancaria, che indirizzi il credito verso grandi progetti infrastrutturali, indispensabili per la ripresa, invece di favorire la speculazione come fa la BCE (nella foto).

Lettera aperta al Presidente del Consiglio

Il voto sulla direttiva NPL-Credito, che permetterà di cedere su un mercato fittizio e speculativo i crediti non esigibili, con tutto quello che ne consegue per i debitori lasciati senza tutela, è stato rinviato alla prossima settimana, ma l’iter prosegue indefesso sotto la spinta del presidente Gualtieri.

Gentile Prof. Conte, Presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana, il prossimo 11 aprile, verrà portata in votazione del Parlamento la nuova direttiva sul credito che istituzionalizza il mercato unico europeo delle compravendite NPL, i “non performing loans”, i crediti ammalorati bancari, fatti così diventare, spintaneamente per impulso europeo, oggetti di speculazione finanziaria al dettaglio. La direttiva comprende anche l’innovativo (e stravolgente) passaporto europeo delle società di recupero credito.

Ricordando la Sua delega agli Affari europei dopo le dimissioni di Paolo Savona, pare opportuna la sua considerazione e presa di posizione in merito a questa direttiva europea, che stravolgerà l’assetto del sistema del credito bancario europeo, in particolare quello ammalorato.

Non si comprende l’attivismo cieco (socialmente ed economicamente ragionando) di portare al voto frettolosamente una direttiva tanto esplodente, neppure corredata da alcuna valutazione quantitativa dell’impatto sociale ed economico che potrebbe provocare.

Insomma, abbiamo più volte domandato, senza risposta, perchè tanto impegno e tanta urgenza! Va da se che pare mostrarsi, quasi schiettamente, una volontà economica e dunque politica di assecondare gli evidenti appetiti dei grandi fondi speculativi che urgentemente (è il loro mestiere) vogliono monetizzare i loro vasti acquisti fatti spesso ad un tozzo di pane degli NPL europei ed in particolare quelli delle banche italiane (oltre 200 miliardi di cartolarizzazioni NPL).

Perché non ci si preoccupa di quantificare ciò che potrebbe accadere a centinaia di migliaia di famiglie ed imprese? Quale è il rischio dell’impatto negativo provocato da una massiccia aggressione delle garanzie che sono legate agli NPL?

Se non se lo domanda il dott. Gualtieri, relatore della direttiva, pare ragionevole che se lo debba domandare Lei, quale Responsabile del Governo e per la sua delega agli Affari europei. Dunque, Prof. Conte, invochiamo il suo intervento ricordando il Suo: “Sarò l’avvocato degli italiani”.

Occorre ricordare che nessuno ha saputo dimostrare che una banca si risana buttando dalla finestra nelle fauci della speculazione finanziaria i clienti in difficoltà a ripagare i debiti, ed al contrario favorisce la spogliazione delle banche.

Quale follia europea si sta perpetrando nel favorire la soluzione finale degli npl tramite la speculazione finanziaria, rispetto, invece, una più sostenibile risoluzione interna alle banche? Occorre ricordare che è invece dimostrato in maniera quantitativa che la gestione interna alla banca dell’NPL rende il doppio del vile prezzo di vendita dell’NPL stesso (Banca d’Italia – novembre 2017 – F. M. Conti et al., I tassi di recupero delle sofferenze nel 2016. Note di stabilità finanziaria e vigilanza N. 11.). E’ così difficile da comprendere che ineluttabile conseguenza sarà una accresciuta aggressione finanziaria dei clienti più deboli diventati insolventi spesso incolpevolmente?

Auspichiamo la Sua attenzione e impegno a questo riguardo, anche ricordando che brutte cose vengono confezionate a Bruxelles, e se errare forse fu umano con il “bail-in”, rimanere ignavi sulla direttiva npl potrà apparire diabolico ai posteri.

Facciamo un accorato appello, gentile Prof. Conte, ci pensi! Sia ragionevole!

Si attivi urgentemente affinché la direttiva europea sugli npl venga rinviata al prossimo parlamento europeo, il quale, con maggiore studio e cognizione delle conseguenze (almeno con il conforto di una analisi quantitativa dell’impatto sociale ed economico che potrebbe provocare), potrà così più ragionevolmente deliberare.

Le banche cinesi operano in regime di separazione bancaria

Nei primi anni Novanta alcuni istituti finanziari cinesi trattavano il mercato dei prestiti interbancario quale piazza agevole e a buon mercato per raccogliere fondi. Alcune contrassero debiti pesanti per investire nel settore immobiliare. Alcune specularono nelle borse con i depositi e i risparmi altrui. Nell’estate del 1993 i depositi nelle banche ordinarie erano diventati insufficienti per sostenere i bisogni di sviluppo.

Ne risultò una decisione del Consiglio di Stato cinese: alla Banca Popolare della Cina furono attribuiti poteri esclusivi in materia di politica monetaria nazionale. Nel giugno 1993 la banca pubblicò un documento dal titolo “Alcune opinioni a riguardo dell’attua situazione economica”, sostenendo che avrebbe “separato le banche ordinarie dalle loro società d’affari affiliate e dai loro trust…” Un secondo documento assai conciso, dal titolo “Memorandum del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese”, pubblicato il 14 novembre 1993, definì i nuovi poteri della banca sottomessa al Consiglio di Stato: “condurre in un modo indipendente la politica monetaria” e “sovraintendere a tutti gli altri istituti finanziari”. Nell’elenco delle misure assunte si trovava anche “le attività bancarie e il commercio di security saranno separati”.

Un certo numero di specialisti cinesi riferisce che quelle misure furono ispirate al modello della Legge Glass-Steagall allora in vigore; altri dicono che quelle misure furono equivalenti alla Legge Glass-Steagall.

Documenti

“Trasformare i sistemi bancari tradizionali della Cina sotto una nuova legge sull’attività bancaria nazionale”, Andres Xuefeng Qian, Georgia Journal of International and Comparative Law, Vol. 25:478, pages 489-490.

Riforme bancarie e politica monetaria nella Repubblica Popolare Cinese, Yong Guo, 2002.

“Logica intrinseca della riforma dell’industria bancaria cinese”, Yi Gang, Trasformare l’economia cinese, capitolo 1, pagg. 141-143, Fang Cai, 2010.

Fondata in Germania una nuova iniziativa di PMI per la Nuova Via della Seta

Il 29 marzo, nella città portuale di Brema è stata ufficialmente fondata l’Associazione Federale per la Via della Seta Tedesca (BVDSI). Il fatto che la nuova iniziativa rifletta il desiderio delle piccole e medie imprese tedesche di cooperare all’interno dell’Iniziativa Belt and Road cinese ha già provocato commenti preoccupati e in parte anche maliziosi dei media. Ma il fatto che la sala fosse piena fino all’ultimo posto ha rassicurato tutti. Soprattutto dopo che il Console Generale cinese a Brema, Du Xiaohui, ha commentato con umorismo la campagna dei media, notando che il contenuto del tabloid Bild era troppo difficile da leggere per lui, quindi ha preferito leggere giornali più leggeri.

Nel suo intervento, Du ha parlato dei cambiamenti che sono già avvenuti sulle rotte di terra e marittime della Nuova Via della Seta, rotte da cui traggono beneficio tutti coloro che sono coinvolti e che potrebbero espandersi in futuro. La cooperazione con la Germania potrebbe riguardare non solo grandi progetti infrastrutturali, ha detto, ma anche settori scientifici come la ricerca marina e la tutela degli oceani.

Il portavoce della BVDSI Hans von Helldorff ha sottolineato che la Cina ha un piano e lo seguirà, qualunque cosa dicano o facciano l’Europa o la Germania, e per questo motivo è meglio farne parte invece di starne fuori. “Vogliamo promuovere il dialogo tra tutti i soggetti interessati nell’ambito politico, economico o culturale. Il nostro obiettivo è arrivare a decisioni consensuali che siano nell’interesse della Germania… Il BVDSI si considera una piattaforma di competenza per identificare e salvaguardare il nuovo potenziale di valore aggiunto che renda possibile la pace e lo sviluppo economico”.

Un ottimo intervento è stato quello di Christian Pegel, Ministro dell’Energia, Infrastrutture e Digitalizzazione dello stato del Mecklenburg-Pomerania Occidentale, che confina con la Polonia. Ha detto che le barriere ideologiche sono fuori luogo e una vera prospettiva win-win è il risultato di idee creative di cooperazione economica che servono allo sviluppo pacifico e da cui traggono beneficio tutti. Ha aggiunto di aver appreso del concetto della Via della Seta in Kazakistan e di essere convinto che tutti i Paesi possano affermare i propri interessi in armonia con il tutto. Questo vale anche per i rapporti con la Russia, ha aggiunto, nei confronti della quale i cittadini del suo stato sono meno rigidi di quelli di altre regioni della Germania. La dinamica di questa prospettiva win-win era riflessa anche negli interventi di Bernhard Esser, direttore di HSBC Germania; del Prof. Dr. Karl Pilny, scrittore ed esperto di Asia, e di Peter Bollhagen, imprenditore e membro del direttivo dell’FDP.

La manifestazione è stata conclusa dall’economista Folker Hellmeyer, che ha lanciato un appello appassionato per la realizzazione del grande disegno della BRI e ha reso omaggio a Helga Zepp-LaRouche, presente in sala, identificandola come colei che ha condotto una campagna intensa per la Nuova Via della Seta, meglio nota in Cina che in Germania (foto).

Dopo il Russiagate, “uscire a riveder le stelle”

Presentando il piano quinquennale per la missione spaziale con equipaggio sulla Luna e su Marte, subito dopo la fine rovinosa del Russiagate, Trump ha agito esattamente come gli avrebbe consigliato di fare Lyndon LaRouche (foto).

La missione Luna-Marte, ora politica ufficiale degli Stati Uniti dopo che Lyndon e Helga LaRouche, Krafft Ehricke e altri grandi leader politici e pionieri dello spazio l’hanno caldeggiata per anni, è la politica che innalza la specie umana a ciò che LaRouche chiamava una nuova, rivoluzionaria “piattaforma”. Il successo di tale impresa dipenderà dal modo in cui scienza, industria, economia, ma anche istruzione e cultura, interagiranno e si uniranno in un programma d’urto ben congegnato, per scatenare onde d’urto di progresso economico. Ciò varrà non solo per gli Stati Uniti e per le altre potenze spaziali, ma per tutte le nazioni prive di un settore aerospaziale. LaRouche espose ciò in un articolo del 1985 intitolato “Iniziativa privata per colonizzare Luna e Marte”, che sarà ripubblicato nel numero del 5 aprile del settimanale EIR.

Grazie al programma di colonizzazione dello spazio, che dovrebbe essere combinato con la politica della Difesa Strategica della Terra da minacce extra-planetarie, le onde d’urto economiche si sprigioneranno attraverso i produttori specializzati di macchine utensili facenti uso di tecnologie alle frontiere della scienza, producendo alti livelli di profitto non finanziario, ma fisico.

I programmi d’urto dipendono sempre dai giovani. Durante il programma Apollo, l’età media alla NASA era di 27 anni e il trentacinquenne controllore di volo Gene Kranz era il “senatore”. Oggi, chiaramente, il nostro compito è quello di salvare i giovani dai perniciosi effetti dell’intrattenimento di massa elettronico, dalle distorsioni diseducative della scuola, dagli stupefacenti di ogni sorta, ecc.

Il governo italiano rilancia sulla Nuova Via della Seta

Il governo italiano non perde tempo a sfruttare la partnership strategica siglata con la Cina il 23 marzo nella forma del MoU sulla Belt and Road Initiative (Nuova Via della Seta). La scorsa settimana il Vicepremier Luigi Di Maio è volato a Washington, mentre i colleghi Tria e Geraci si recavano in Cina per il Boao Forum for Asia.

La missione di Di Maio consisteva nel rassicurare l’alleato americano che, contrariamente alla propaganda ostile, gli accordi dell’Italia con la Cina non minacciano in alcun modo l’alleanza con gli Stati Uniti e la partecipazione agli organismi di sicurezza e cooperazione occidentali. Il Consigliere per la Sicurezza Nazionale John Bolton ne ha preso atto, scrivendo su twitter.com che “la nostra forte partnership di sicurezza nella NATO” era tra i temi discussi.

Ma Roma mira più in alto: vuole portare Washington sull’asse della Belt and Road Initiative, come Marco Zanni, nuovo responsabile di politica estera della Lega (nella foto, con la presidente di MoviSol Liliana Gorini e Massimo Richard Kolbe Massaron), ha spiegato in un’intervista con Affaritaliani.it il 15 marzo. L’accordo con la Cina non minaccia le alleanze storiche dell’Italia, ha affermato l’europarlamentare. “Il nostro alleato storico rimane Washington. L’accordo con la Cina può invece renderci il trait d’union tra USA, Europa e il mondo asiatico. È un percorso difficile ma che siamo convinti di poter portare a termine”.

“L’Italia”, ha proseguito Zanni, “ha un’opportunità non solo economica ma anche geopolitica. In Europa stiamo assistendo a una grossa crisi di leadership che apre uno spazio politico e geopolitico nel rapporto con gli Stati Uniti. Dopo la Brexit e Donald Trump, il Paese, con l’esperimento del governo giallo-verde, può innestarsi in questa area di cambiamento e grazie al suo posizionamento può diventare il nuovo interlocutore privilegiato di Washington in Europa, allo stesso tempo affermandosi come interconnessione con le economie asiatiche”. Inoltre, “la mancanza di investimenti in infrastrutture in Europa può essere uno stimolo per gli USA per criticare ancora più fortemente le politiche UE di sviluppo socio economico. Se oggi molti Stati si rivolgono a chi mette soldi per le infrastrutture al di fuori dell’Europa è perché l’Europa non ha favorito gli investimenti autoctoni, a causa di politiche autodistruttive. Il livello infrastrutturale europeo è ridicolo. La discussione sulla BRI può essere uno stimolo in più per gli USA e per l’Europa per cambiare atteggiamento sulle politiche di investimento in infrastrutture”.

Mentre Di Maio incontrava Bolton, dall’altra parte del mondo il sottosegretario e architetto del MoU, Michele Geraci, discuteva di investimenti con il capo della Asian Infrastructural Investment Bank e Tria annunciava che l’Italia respinge il trattamento riservato alla Cina dal nuovo documento di strategia dell’UE. In un’intervista alla televisione CGTN il 28 marzo, Tria ha dichiarato: “Non condivido il termine usato dal documento. Potrei definire la Cina come rivale sistemico, ma preferirei dire che la Cina è un concorrente, un grande concorrente perché ha una grande economia e a me piace la libera concorrenza. Ma non voglio definire alcun Paese un rivale sistemico”.

Tria ha anche parlato del MoU firmato la settimana scorsa da Cina e Italia, dichiarando che questo è stato “il maggior risultato” della visita di Xi Jinping in Italia. “Ciò significa che vogliamo migliorare le relazioni economiche e commerciali e, soprattutto, vogliamo cooperare nei grandi programmi di investimento… questo può migliorare non solo le nostre economie ma anche la conoscenza tra i nostri popoli, le nostre culture e può contribuire a migliorare la comprensione tra i nostri due Paesi”.

La BRI è più che semplici scambi commerciali, ha detto Tria, ma consiste nel “costruire questo tipo di connettività tra tutti i Paesi: tra la Cina e l’Europa, compresa l’Asia Centrale e altri Paesi” (vedi https://news.cgtn.com/news/3441444d33494464776c6d636a4e6e62684a4856/index.html).

L’Italia fa da battistrada. Ironicamente, il primo Paese dell’UE a seguirne l’esempio e a firmare un MoU con la Cina è stato il Lussemburgo di Juncker. Il sottosegretario Geraci ha commentato: “C’è da aspettarsi dal commissario Juncker e dall’Europa le stesse critiche che hanno riservato a noi. O no? Voi che dite?”.

La Cina costruisce l’hub ad alta tecnologia più grande al mondo

Il 18 febbraio il Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese ed il Consiglio di Stato della Cina hanno reso noti piani dettagliati per lo sviluppo della “Greater Bay Area” che va dalla regione costiera di Guangdong fino a Hong Kong e Macao. Il progetto promette di diventare uno dei più grandi centri di produzione industriale al mondo. Situata sulla costa meridionale della Cina e adiacente al porto di Hong Kong, coi suoi 68 milioni di abitanti la regione sarà uno degli hub più importanti per la Via della Seta marittima e i collegamenti ferroviari col resto della Cina ne faranno un punto nodale per la Belt and Road (vedi foto)

Alcune delle infrastrutture che uniranno la regione sono già state costruite, ovvero il Ponte Hong Kong-Zhuhai-Macao (il più lungo ponte al mondo sul mare, inaugurato nell’ottobre 2018, e una ferrovia veloce che collega Hong Kong e Guangzhou passando per Shenzhen. La regione di Guangdong consiste di nove città, che, a parte Guangzhou erano tutte villaggi di pescatori fino al processo di “riforme e apertura” iniziato nel 1987.

Guangzhou (precedentemente nota come Canton), 120 km a Nord-Ovest di Hong Kong, è un porto importante sul Delta del Fiume delle Perle ed è una città industriale da molto tempo. Fu proprio qui che l’allora Presidente Deng Xiaoping diede il via al processo di “riforma e apertura”, affidandolo alla guida di Xi Zhongxun, padre di Xi Jinping. Guangzhou era un hub centrale nell’antica Via della Seta marittima e oggi ricopre la stessa funzione nella Via della Seta Marittima del XXI secolo. La ferrovia veloce la collegherà con Wuhan sul Fiume Yangtze e la metterà in stretto collegamento con l’altro corridoio della “Belt and Road”, che è la Cintura Eurasiatica della Via della Seta.

La Zona Economica Speciale di Shenzhen (ZES), la prima ad essere creata nel 1978, è già diventata un importante hub di tecnologia avanzata. Nota come la “Silicon Valley” cinese, è la sede di alcune tra le principali aziende di high tech, come il gigante di internet Tencent, il produttore di droni DJI e il gigante delle telecomunicazioni Huawei. La città di Zhuhai, famosa per l’esibizione aerea annuale, è un’altra ZES confinante con Macao e diventata un centro di alta tecnologia, i cui prodotti, dall’aviazione all’aerospaziale, sono di alta qualità.

Unire queste città della provincia di Guangdong con la regioni ad amministrazione speciale (RAS) di Macao e Hong Kong darà un grande impulso alla vitalità economica di tutta la regione. Hong Kong e Macao hanno un certo grado di autonomia politica e sistemi legali e doganali separati secondo il motto “un Paese, due sistemi”, e in questo modo sono strettamente collegati con le reti commerciali internazionali. L’ex colonia portoghese di Macao resta un centro importante di scambi col Portogallo e con i Paesi lusofoni in Africa e America Latina e, dato il sostegno di Lisbona alla Nuova Via della Seta, potrebbe diventare una porta per il coinvolgimento europeo nella BRI. L’hub finanziario di Hong Kong diventerà un centro finanziario internazionale insieme alla Borsa di Shenzhen, al servizio delle esigenze della Iniziativa Belt and Road.

Dalla Greater Bay Area il governo intende accelerare l’introduzione di tecnologie avanzate a livello internazionale, di esperienza manageriale e di eccellenze, e sosterrà le multinazionali nel creare centri di Ricerca e Sviluppo, laboratori e piattaforme innovative aperte.

Il governo intende espandere la cooperazione internazionale tra i porti di acque profonde di Guangzhou e Zhuhai, e i porti di Hong Kong e Macao, costruire parchi industriali portuali nei relativi paesi e regioni e creare alleanze regionali tra i porti. I sistemi che caratterizzano le “smart city” verranno applicati in questa regione, anche per energia, elettricità, reti in fibra ottica e telecomunicazioni.

Data la natura specifica delle due zone ad amministrazione speciale, vi sarà naturalmente un limite all’integrazione amministrativa della regione, ma l’enfasi posta dal XIII Congresso Nazionale del Popolo sul continuare l’apertura agli investimenti stranieri ed “energizzare” le piccole e medie imprese contribuirà a superare le reticenze da parte delle due RAS nel partecipare a questo importante progetto di sviluppo economico.

Cheminade: la Francia segua l’esempio dell’Italia sulla Nuova Via della Seta

Traduciamo una dichiarazione dell’ex candidato alla presidenza della Francia, Jacques Cheminade, inviata alla stampa nazionale e ad alcune istituzioni francesi alla vigilia della visita di Xi Jinping a Nizza. Ora che la visita del Presidente cinese è conclusa, l’autore la ripropone quale appello a trasformare in azioni le parole spese durante il minivertice tra Angela Merkel, Emmanuel Macron, Jean-Claude Juncker e Xi Jinping entro la data del vero e proprio vertice tra Cina e Unione Europea, il 9 aprile.

Il Presidente Xi Jinping arriverà a Monaco il 24 marzo e sarà a Parigi per il 25-26 marzo. Seguendo l’esempio dell’Italia, Germania e Francia devono cogliere l’occasione per stringere relazioni più forti con la Cina, che oggi è già un partner commerciale in molti campi: aeronautica, spaziale, nucleare, ambiente, sanità pubblica, ecc. Ma bisogna andare oltre. L’ideale sarebbe innanzitutto che la cena del 26 marzo presso l’Eliseo tra i Presidenti francese e cinese, la cancelliera Merkel e il Sig. Juncker definisse un partenariato strategico, prima di concretare questa intesa con un protocollo tra tutti i membri dell’UE durante il vertice con la Cina del 9 aprile.

L’attuale situazione internazionale, caratterizzata dalle tendenze degli ambienti politici neoconservatori ancora intenti a dividere i Paesi europei e opporre l’Occidente alla Cina, esige che tale intesa dia il via ad quadro globale di cooperazione, al fine di manifestare la nostra indipendenza.

Le “dieci misure concrete” proposte dalla Commissione Europea e esaminate dal Consiglio d’Europa il 21 marzo scorso, presentano la Cina come “un rivale sistemico”, lasciando poche speranze che si vada nella direzione desiderabile. Così, se le cose si affosseranno nelle sabbie mobili di una diplomazia che ci rende vulnerabili agli effetti delle forze finanziarie slegate dalla nostra sovranità nazionale, la Francia dovrà manifestare la propria indipendenza procedendo come ha fatto l’Italia. I dirigenti cinesi non ci domandano di adottare ciò che la Commissione Europea chiama “modello di governance”, ma ci propongono di stabilire con il proprio Paese una politica di mutuo sviluppo. Noi abbiamo il dovere di cogliere la palla al balzo, senza antagonismi nei confronti di Paesi terzi, ma manifestando chiaramente e politicamente la nostra volontà.

Il mondo attuale corre grandi pericoli poiché alle guerre finanziarie succedono sempre guerre vere e proprie, in mancanza di una politica di pace. Il pericolo per noi, in queste circostanze, è di rimanere sottomessi alla dittatura finanziaria della City e di Wall Street, associata ai GAFAM. È giunto il momento di uscire dalle loro trappole, sia a livello di politica interna sia a livello dei nostri impegni internazionali.

Dando il benvenuto al Presidente Xi Jinping, riflettiamo su quanto scrisse l’intellettuale cinese Cai Yuanpei nel 1931, facendo appello a una visione di lungo periodo capace di coniugare volontà ed emozione: “Ci occorre considerare la vita di tutti e il vantaggio dell’umanità; la vita e il vantaggio dell’individuo si fondano su questi”. Riflettendo il modo con il quale la Cina si è data l’orizzonte del 2049, noi dobbiamo pensare al di fuori delle considerazione geopolitiche, osservando invece un mondo di prosperità, democrazia, civiltà, armonia e bellezza. Con la nostra cultura, la nostra ragione d’essere e il nostro patto con la libertà del mondo.

Benvenuto al Presidente Xi, che si è fissato un tale scopo per il proprio Paese.

I neoconservatori usano il Presidente brasiliano Bolsonaro contro il Venezuela

La visita a Washington del Presidente brasiliano Jair Bolsonaro (nella foto col segretario di Stato Pompeo) il 18-19 marzo è stata usata dalle reti dei neoconservatori per attirare il Presidente Trump nel pantano del cambio di regime in Venezuela, Cuba e Nicaragua, e promuovere una politica istericamente anticinese.

I media dominanti continuano a definire Bolsonaro il “Trump dei Tropici”, termine improprio, date le tendenze fasciste di Bolsonaro, e il consigliere per la Sicurezza Nazionale John Bolton è arrivato a dire sorridendo a Sky News il 19 marzo che “a noi” piace chiamare Trump “il Bolsonaro dell’America”. Ha aggiunto che l’incontro tra Trump e Bolsonaro lascia presagire “un possibile riallineamento politico all’interno dell’emisfero occidentale”. In una conferenza per la stampa congiunta il 19 marzo Trump ha pronunciato un discorso che sembrava scritto da Bolton: ha chiesto al “fantoccio cubano” Nicolás Maduro di dimettersi e ha sottolineato che Brasile e Stati Uniti insieme sostengono “i popoli di Cuba e Nicaragua che soffrono da molto tempo”.

La questione di un possibile intervento militare americano in Venezuela è emersa più volte durante la conferenza stampa congiunta e Trump ha risposto che “tutte le opzioni sono sul tavolo”. Bolsonaro ha farfugliato che una questione così “strategica” non dovrebbe essere discussa pubblicamente. Dato che le forze armate brasiliane, incluso il vicepresidente Antônio Hamilton Mourão, generale in congedo, si oppongono a tale intervento, Bolsonaro è stato costretto a moderarsi.

Un pessimo segnale è che Steve Bannon, ex consigliere di Trump che fa la corte a Bolsonaro, e il “filosofo” brasiliano di estrema destra Olavo de Carvalho, considerato un “guru” di Bolsonaro, erano ospiti a due cene offerte dalla delegazione brasiliana a Washington. Entrambi sono rabbiosamente contrari a tutto ciò che è cinese. Anche personalità dell’establishment spingono per il cambio di regime in Venezuela. Per esempio, mentre John Bolton annunciava nuove misure per “strangolare finanziariamente” il Venezuela la scorsa settimana, Eric Farnsworth, vicepresidente del Consiglio delle Americhe fondato dalla famiglia Rockefeller, ha accusato la Cina di “finanziare il Venezuela”, aggiungendo che ciò deve finire perché se “Maduro non ottiene finanziamenti altrove, il suo regime è kaputt”.

Per quanto suoni convincente la retorica anticinese se pronunciata a Washington, la realtà in America Latina è ben diversa. È stato notato il fatto che dopo il black-out in Venezuela all’inizio del mese, Pechino si è offerta di aiutare a ricostruire e modernizzare la rete elettrica del Paese, mentre Washington imponeva altre sanzioni. Molti altri Paesi nella regione guardano di buon occhio le prospettive di sviluppo offerte dall’adesione all’Iniziativa Belt and Road.

In un’intervista per Xinhua pubblicata il 9 marzo, l’ambasciatore argentino in Cina Diego Guelar sottolinea che il programma ambizioso di Pechino per ridurre la povertà “è assolutamente unico: non v’è Paese o regione al mondo nella storia che abbia realizzato un processo di inclusione sociale di tale grandezza in un periodo di tempo così breve”. Guelar aggiunge che non si può non apprezzare questo processo, soprattutto se si considerano i livelli di povertà in Argentina, ora al 30%, e livelli simili in altri Paesi latinoamericani.

Tentativo di golpe a Washington: il rapporto Mueller scagiona Donald Trump

Il 22 marzo, a quasi due anni dall’avvio dell’inchiesta condotta da un esercito di investigatori per un costo stimato di oltre 25 milioni di dollari, l’Inquirente Speciale Robert Mueller ha finalmente consegnato il proprio rapporto al Ministro della Giustizia William Barr. E non dice niente!

Il rapporto giunge alla conclusione che né il Presidente Trump né la sua famiglia né i funzionari della sua organizzazione elettorale fossero collusi con le interferenze del governo russo nelle elezioni presidenziali del 2016 e propone l’archiviazione.

Quanto all’accusa che Trump sia colpevole di “intralcio alla giustizia” (tra l’altro per aver licenziato il direttore dell’FBI James Comey, come era sua prerogativa in qualità di Presidente), Mueller ammette che non vi sono prove contro il Presidente. Trump ha rilevato, correttamente, che “questo era un tentativo fallito, e illegale, di incriminarmi”.

Non dimentichiamo che le poche incriminazioni di collaboratori di Trump su cui i media hanno fatto un gran fracasso negli ultimi mesi nulla avevano a che vedere con la Russia o con lo stesso Trump, ma erano relative a menzogne circolate presso il Congresso o in seno all’FBI, tasse non pagate, frode finanziaria e altri reati comuni di questo tipo.

Ciononostante, i più feroci nemici di Trump all’interno del Partito Democratico, contando sul sostegno indiretto del “partito della guerra”, mirano ancora a voler chiedere l’impeachment del Presidente, ma la loro credibilità è molto bassa presso la popolazione americana e perfino la speaker democratica della Camera Nancy Pelosi è contraria e fa notare che una richiesta di impeachment si ritorcerebbe contro i democratici. Un sondaggio reso noto la scorsa settimana da CNN indica che il numero di americani adulti favorevoli all’impeachment è sceso dal 43% di dicembre al 36% di oggi.

Come abbiamo riferito sin dal primo giorno, il Russiagate non è mai stato sulla collusione tra la campagna di Trump e la Russia, o sul fatto che Trump fosse un “agente di Putin” e lavorasse col nemico, anche se questa è la narrativa che viene scodellata ogni giorno dai media. Esso puntava a destituire il Presidente appena eletto o quanto meno a impedirgli di agire, rendendolo politicamente incapace di mettere in pratica l’intenzione, più volte annunciata, di stabilire buoni rapporti con Russia e Cina e porre fine alle guerre per cambiare i regimi all’estero, intenzione considerata un “crimine” dall’establishment filo-britannico. Disgraziatamente, in parte ci sono riusciti.

Il tentativo di golpe, che l’EIR ha documentato abbondantemente, è stato orchestrato da Londra e condotto con grande zelo dall’apparato del “Deep State” nel complesso formato dal Dipartimento di Giustizia, dall’FBI e da altri servizi di intelligence, aiutati dagli ambienti dei neoconservatori, dall’apparato di Clinton-Obama nel Partito Democratico e, naturalmente, dai media. Anche in Europa la classe politica dominante e i media si sono resi complici di questo tentativo.

È giunta l’ora di denunciare i responsabili di questa congiura e assicurarli alla giustizia (vedi sotto), a partire dalla verità sulla vera collusione straniera nel processo elettorale americano, quella dei britannici. In questo modo il Presidente Trump sarà libero di seguire il proprio piano originale, quello di stabilire buoni rapporti con Russia e Cina e di portare gli Stati Uniti nel Nuovo Paradigma.

(Nella foto un pamphlet di LPAC su Robert Mueller)

L’Italia aderisce alla Nuova Via della Seta e indica la strada all’Europa

Con la firma del Memorandum d’Intesa (MoU) sulla “Cooperazione nell’ambito della Via della Seta economica e dell’Iniziativa per una Via della Seta Marittima del XXI Secolo” l’Italia è diventata la prima grande nazione industrializzata, il primo membro del G7 e il primo membro fondatore dell’Unione Europea ad aderire ufficialmente alla Belt and Road Initiative. L’accordo è stato firmato il 23 marzo dal Ministro per lo Sviluppo Economico Luigi Di Maio per l’Italia e dal presidente della Commissione per lo Sviluppo e le Riforme He Lifeng da parte cinese, nel corso della visita di stato in Italia del Presidente cinese Xi Jinping.

La firma del MoU aveva incontrato forte opposizione da parte di ambienti neocon negli Stati Uniti, della City di Londra e dei cosiddetti “partner” dell’Italia nell’Unione Europea. Il Presidente francese Emmanuel Macron, che ha incontrato il Presidente del Consiglio Conte assieme alla Cancelliera Merkel il 22 marzo, ai margini del vertice europeo sulla Cina, ha dichiarato dopo l’incontro che “i negoziati bilaterali su testi di accordo sulla rotta della Via della Seta non sono un buon metodo”. La Merkel, pur ammettendo che nel testo del MoUillustrato da Conte non vi fosse di che eccepire, si è anch’essa rammaricata del fatto che l’Italia avesse infranto l’unità europea.

Dietro questo rammarico e questi commenti velenosi è il disappunto da parte di chi vorrebbe continuare la politica dei blocchi contrapposti secondo la fatiscente geopolitica di marca britannica. Che l’abitudine sia dura a morire lo dimostra il fatto che Macron ha indetto una cena da “direttorio europeo”, a quattro, per l’arrivo di Xi in Francia, dopo la visita italiana. Al tavolo siederanno l’aspirante piccolo Napoleone, la Merkel, il presidente della Commissione Junker e, naturalmente, Xi.

L’ostilità transatlantica è motivata dal fatto che l’accordo Cina-Italia, pur non disturbando le alleanze tradizionali dell’Italia (NATO, UE), aprono una breccia negli schemi geopolitici occidentali nel momento in cui stabiliscono un partenariato strategico basato sull’amicizia tra le due nazioni. Per la NATO la Cina è considerata alla stregua di un nemico, mentre per l’UE un “rivale sistemico”.

L’architetto dell’accordo sino-italiano è Michele Geraci, sottosegretario allo Sviluppo Economico che, prima di assumere incarichi di governo, trascorse dieci anni in Cina come docente di economia. Geraci ha più volte spigato che la Belt and Road Initiative offre un’occasione unica alle imprese italiane in Cina e lungo la rotta della Nuova Via della Seta, come pure per la cooperazione in Africa.

A una conferenza organizzata da MoviSol e dalla Regione Lombardia appena dieci giorni prima della firma del MoU, Geraci ha ben spiegato come l’Italia intenda diventare il terminale della Via della Seta Marittima e puntare a fare del Mezzogiorno una piattaforma per gli investimenti in Africa (vedi foto). La visita privata di Xi a Palermo il 24 marzo, in cui la coppia presidenziale cinese è stata accompagnata dal sottosegretario di origini siciliane, ha senza dubbio voluto dare un segnale dell’interesse di Pechino all’isola che, come ha commentato Geraci, “è il posto più vicino all’Africa pur non essendo l’Africa”.

Dopo la visita, il Presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci ha dichiarato: “Per la Sicilia rimane la possibilità di avere un ruolo nella via della Seta ma di tutto questo non abbiamo parlato col presidente cinese perché il cerimoniale era molto rigoroso. Capite però che intercettare la via della seta significa avere infrastrutture. Agli appuntamenti si arriva puntuali e preparandosi, quindi dobbiamo subito sederci attorno a un tavolo col governo nazionale e capire [che] cosa vogliamo fare della Sicilia nella via della seta, organizzarci di conseguenza per individuare le priorità e investire su quelle”.

L’esperienza cinese può contribuire a trasformare i deserti africani in giardini

di William Jones

Corrispondente dell’Executive Intelligence Review da Washington e membro non residente dell’Istituto Chongyang per gli Studi della Finanza, presso l’Università Renmin.

Nell’ambito della visita del Presidente cinese Xi Jinping in Italia si parlerà sicuramente di cooperazione tra Cina e Italia sul continente africano. Per l’Italia la questione africana ha rilevanza umanitaria ed economica. La devastazione economica di molti Paesi africani spinge sempre più migranti sulle coste italiane e la responsabilità della loro accoglienza è a carico dell’economia italiana. Per la Cina l’Africa è sempre stata oggetto di particolare attenzione, per via delle comuni condizioni di sottosviluppo durate per lungo tempo. Ma l’offerta di aiuto cinese non è mai mancata pur quando entrambe, Cina e Africa, erano considerate Paesi in via di sviluppo.

Uno dei progetti più rilevanti e significativi a tal proposito è il Progetto Transaqua (foto), un progetto di trasferimento idrico dal bacino del fiume Congo, il fiume con la seconda portata più grande nel mondo, al bacino del fiume Chari, affluente del Lago Ciad in costante riduzione della propria superficie (dai 25mila km2 del 1960 ai 1500 km2 di oggi).

Il trasferimento idrico permetterebbe di ripristinare il Lago Ciad e le dighe e gli impianti di produzione di energia lungo l’idrovia favorirebbero lo sviluppo regionale, interessando direttamente la Repubblica Democratica del Congo, l’Africa Centrale e la Nigeria. Anche il Niger, il Camerun, il Ciad e il Congo Brazzaville ne beneficerebbero.

La società Bonifica SpA è l’ideatrice del progetto e ne ha fatto la sua missione. Nel 2017 firmò con PowerChina un’accordo per lo sviluppo congiunto del progetto. La Cina, forte della sua esperienza nei progetti di trasporto idrico lungo l’asse Nord-Sud del proprio territorio, ha accumulato una vasta esperienza per poter affrontare un progetto del genere. La collaborazione si adatta anche alla proposta Nuova Via della Seta (BRI, Belt and Road Initiative), a cui il governo italiano ha aderito. PowerChina ha già contribuito agli studi di pre-fattibilità del progetto di Bonifica.

Nel 2018, i rappresentanti di entrambe le società furono invitati come relatori alla Conferenza Internazionale sul Lago Ciad, organizzata ad Abuja dal governo nigeriano. La dichiarazione finale asserì che il Lago Ciad richiede un’azione immediata. In quella occasione, il governo italiano promise 1,5 mln di euro (1,7 mln di dollari) per sostenerne lo studio di fattibilità.

L’ampliamento della BRI all’Africa ha fatto spirare un soffio di nuova speranza su un continente quasi abbandonato dall’Occidente, dal punto di vista delle grandi opere di sviluppo. La ferrovia Mombasa-Nairobi, la ferrovia rivierasca nigeriana, la ferrovia Ciad-Sudan, la ferrovia che unisce Port Sudan a Khartum creano già le condizioni per la possibile industrializzazione dell’intero continente africano.

Mentre la Cina ha svolto un ruolo di rottura, riavviando la prospettiva progettuale dello sviluppo industriale africano, la quantità di progetti è tale che la sola Cina non potrà farsene carico. La BRI offre alle nazioni occidentali l’occasione di lavorare assieme al perseguimento di tale obiettivo. La cooperazione con l’Italia sul Progetto Transaqua per il Lago Ciad si presenta come esempio e paradigma del funzionamento della BRI stessa.

Anche se certe nazioni occidentali stanno cercando di raffigurare la BRI come una “mossa” geopolitica della Cina, chiunque sia attento agli effetti esercitati sui Paesi coinvolti dai progetti che li hanno interessati sa della falsità di tali affermazioni. Come disse Abramo Lincoln, “Non si può ingannare tutta la gente per sempre”. Nella misura in cui le nazioni supereranno le proprie paure e cominceranno a operare nell’ambito della Nuova Via della Seta e uniranno le forze per sviluppare altre nazioni, esse stesse comprenderanno sempre meglio l’importanza del progetto e delle sue implicazioni più profonde per lo sviluppo del globo.

La Cina ha già registrato grandi successi nello sforzo di invertire il processo della desertificazione tramite i trasferimenti idrici, la riforestazione e l’irrigazione. Se alcune di queste competenze fossero applicate al caso africano, potremmo trasformare la regione del Sahel in un vero giardino, come lo era una volta. Le lezioni apprese, inoltre, potrebbero essere sfruttate su più larga scala per cambiare la natura della vita su questo pianeta a vantaggio di tutti i suoi abitanti.

L’articolo è apparso su CGTN https://news.cgtn.com/news/3d3d414d7855444e33457a6333566d54/index.html

Vaclav Klaus denuncia l’agenda del Club di Roma e la mancanza di democrazia nell’UE

L’ex Presidente della Repubblica Ceca Vaclav Klaus ha accusato l’Unione Europea di essere un sistema corrotto e inefficiente come il Consiglio per la Mutua Assistenza Economica, o COMECON, l’organizzazione guidata dall’Unione Sovietica che decideva delle economie dell’Europa Orientale tra il 1949 ed il 1991. Klaus ha vissuto sotto il comunismo per quarant’anni ed è stato Presidente della Repubblica Ceca dal 2003 al 2013.

Il Prof. Klaus ha espresso il suo pensiero il 12 marzo nel corso di una prolusione al Centro per gli Studi Finanziari dell’Università di Francoforte, sotto gli auspici di Otmar Issing, presidente del Centro ed ex economista capo della Banca Centrale Europea. La sua prolusione era intitolata “l’UE non è l’Europa”. “Viviamo nell’era di un nuovo autoritarismo di élite illiberali, di neomarxisti della Scuola di Francoforte, di presunti esperti, di burocrati di organizzazioni internazionali, di protagonisti informatici e lobbisti, di esponenti di ONG politiche molto rumorosi”, ha accusato Klaus. Il risultato è che “il potere è passato da rappresentanti eletti a funzionari permanenti, da consigli locali a burocrazie centrali, da legislatori a dirigenti, da parlamenti nazionali a [assemblee di] Bruxelles e Strasburgo, dai cittadini allo Stato”.

Queste élite, dal suo punto di vista, non comprendono che “l’Europa è un’entità culturale e civilizzata storicamente evoluta (con confini geografici più o meno accettati), mentre l’UE è un costrutto creato dall’uomo che ha un inizio ben definito e, indubbiamente, avrà una fine gloriosa o ingloriosa”. Benché costoro considerino lo stato nazionale sovrano “un anacronismo storicamente obsoleto” da superare, Klaus considera lo Stato e la sovranità nazionali la base per difendere i diritti politici ed economici del popolo. Ha definito i Trattati di Maastricht e di Lisbona “errori storici”, in quanto hanno trasformato il concetto originale di integrazione in unificazione, trasformando “alcune regioni dell’UE in vincitrici e altre in perdenti” a vantaggio del Nord e svantaggio del Sud.

Quanto alle preoccupazioni ambientali, Vaclav Klaus ha ripreso argomentazioni ben note ai nostri lettori. Ha criticato “la convinzione quasi religiosa dell’UE che gli imperativi ambientali debbano essere anteposti alle considerazioni economiche”. Ha ricordato come cinquant’anni fa nacque il Club di Roma che iniziò la sua propaganda sui “limiti delle risorse” ignorando i fondamenti della scienza economica.

Ha denunciato inoltre “la fede quasi religiosa nella dottrina del riscaldamento globale (o cambiamenti climatici)” e nelle sue conseguenze economiche. La “guerra contro petrolio, carbone e automobili impoverisce milioni di persone” benché non sia stato misurato l’effetto della produzione umana sull’anidride carbonica o sulle temperature globali.

Quanto alle prospettive future per l’Europa, Klaus ha citato un famoso film in cui Marlon Brando chiede a una fattucchiera come sarà il suo futuro. La fattucchiera guarda le carte e dice: “Non hai un futuro”. Ha aggiunto che si aspetta che l’UE crollerà dopo penose convulsioni.

I media italiani scoprono il ruolo di LaRouche nella Nuova Via della Seta

Ciò che una stampa attenta e obiettiva avrebbe dovuto riconoscere molto tempo prima è ora ufficiale. Quattro quotidiani nazionali, Il Corriere della Sera, Il Foglio, L’Avvenire e Linkiesta, hanno preso atto, con diverse sfumature, che Lyndon LaRouche fu il primo a promuovere, oltre due decenni fa, quella che poi è diventata la “Nuova Via della Seta”.

C’è voluta un’intervista dell’ex Ministro dell’Economia Giulio Tremonti che ha dichiarato in un’intervista per il Corriere, alla vigilia del convegno di MoviSol a Milano, che la Nuova Via della Seta “è un progetto che risale alla metà degli anni Novanta, del visionario americano Lindon LaRouche (sic), che la vedeva come salvezza dell’umanità”.

La dichiarazione dell’ex Ministro e attuale presidente dell’Aspen Italia stabilisce una verità che i mainstream media non hanno potuto ignorare. Così, dopo il Corriere, Avvenire e Linkiesta, nei loro resoconti sul convegno di MoviSol e Regione Lombardia, pur da posizioni critiche (Avvenire), hanno dovuto ammettere la paternità larouchiana dell’idea.

Chi non l’ha potuta digerire è stato il giornalista Luciano Caputo de Il Foglio, che si descrive come “liberista sfrenato, a volte selvaggio”; egli ha preso in prestito la solita lista di calunnie su LaRouche, da estremista ad “antisemita”, per accusare Tremonti di “fantapolitica”.

Chiamato in causa, Tremonti ha risposto dando un colpo al cerchio e uno alla botte. Egli ha confermato quanto aveva detto al Corriere, smentendo giustamente di non aver mai detto che Xi Jinping abbia copiato da LaRouche. “Che la Cina sia arrivata per conto suo a quel progetto è piuttosto ovvio, che sia stata ispirata da LaRouche non l’ho detto, è solo un falso ‘giornalistico’”, scrive Tremonti, il quale però pare sentire comunque il bisogno di prendere in qualche modo le distanze da LaRouche. “Ho sempre pensato e dichiarato che LaRouche mi sembrava ‘matto’, ma a volte le idee – giuste o sbagliate che siano – camminano anche sulle loro gambe”, scrive, riprendendo una frase ad effetto che pronunciò in un dibattito pubblico con LaRouche a Roma nel 2007, in ben altro contesto però: mentre allora ebbe parole di apprezzamento per le proposte larouchiane di integrare l’Eurasia per mezzo di grandi infrastrutture (vedi la videoregistrazione e le trascrizioni degli interventi:

oggi l’ex Ministro considera la Via della Seta un rischio e giunge persino a scongiurare la firma del MoU senza consenso dell’UE. Spiace anche di vederlo consigliare la lettura di un necrologio calunnioso di LaRouche pubblicato dal New York Times.

MoviSol scrive al Presidente Trump per chiedere la riabilitazione di LaRouche

Liliana Gorini, presidente di MoviSol (nella foto con LaRouche), ha scritto la seguente lettera al Presidente americano Donald Trump:

Mr. President,

negli ultimi 2 anni Le ho scritto due volte, la prima nell’ottobre 2017, in difesa di Cristoforo Colombo, le cui statue venivano distrutte in molte città americane. Grazie al Suo intervento è stato possibile tutelare questo retaggio culturale comune al mio paese, l’Italia, ed agli Stati Uniti, un retaggio che risale al Rinascimento italiano.

Le ho scritto nuovamente lo scorso novembre, con una lettera in cui Le chiedevo di mantenere la Sua promessa elettorale di ripristinare la legge Glass-Steagall “per rendere nuovamente grandi non solo gli Stati Uniti, ma anche l’Italia e il mondo intero”, lettera firmata da 217 parlamentari e rappresentanti eletti da tutta Europa. La legge Glass-Steagall è nel contratto di governo del governo Conte in Italia, e il Presidente del Consiglio Conte l’ha citata nel suo primo intervento al Parlamento italiano, sottolineandone l’importanza per tutelare i risparmi dei cittadini e rilanciare l’economia reale.

Oggi Le scrivo su un’altra questione molto importante, per l’Italia e per gli Stati Uniti: la riabilitazione dell’economista e scienziato americano Lyndon LaRouche, mancato il 12 febbraio, a 96 anni. Ho avuto l’onore e il piacere di collaborare con il signor LaRouche per 35 anni, e organizzare per lui importanti conferenze in Italia, inclusa una conferenza sul La verdiano a Milano nel 1988, e di nuovo a Busseto, città natale di Giuseppe Verdi, nel 1997, durante la quale LaRouche era tra i relatori insieme ai famosi cantanti verdiano Piero Cappuccilli (baritono) e Carlo Bergonzi (tenore).

Nel 2007 e di nuovo nel 2009 è stato invitato ufficialmente dal Parlamento italiano, al Senato e alla Camera dei Deputati, per delle audizioni alla Commissione Difesa al Senato, ed alla Commissione Finanze alla Camera, in cui ha messo in guardia dal pericolo di un crac finanziario perché le banche centrali negli Stati Uniti e in Europa stavano alimentando la bolla speculativa (dei derivati e altri titoli tossici) che infatti è scoppiata nel 2008. In quel periodo ha dato una conferenza con Giulio Tremonti, in seguito ministro dell’Economia, sull’urgenza di una Nuova Bretton Woods e per il ripristino della legge Glass-Steagall. Quando è iniziata la crisi nel 2008, molti parlamentari italiani mi hanno detto “LaRouche aveva perfettamente ragione con le sue prognosi e le sue proposte, avremmo dovuto dargli ascolto”.

Quando fu condannato e incarcerato con una montatura giudiziaria nel 1986, dalle stesse reti, inclusi William Weld e Robert Mueller, che ora conducono una caccia alle streghe contro di Lei al fine di distruggere la Sua presidenza, 80 parlamentari italiani scrissero al Presidente Clinton chiedendone la liberazione. E la Parole Commission gli concesse la libertà condizionata.

Tuttavia, non è ancora stato riabilitato, e se le sue idee e proposte fossero state attuate allora, non saremmo in una situazione economica e strategica così difficile oggi.

Faccio quindi appello a Lei, signor Presidente, affinché riabiliti LaRouche, anche per il bene del mio paese, l’Italia, che ha sempre guardato con grande rispetto alle sue idee.

Con osservanza

Liliana Gorini

Presidente di MoviSol, Milano

Geraci: quando soffia il vento, costruiamo mulini, non muri

Al convegno “l’Italia sulla Nuova Via della Seta” tenuto da Regione Lombardia e MoviSol a Milano il 13 marzo, il sottosegretario Michele Geraci (a sinistra nella foto) ha risposto alle critiche di molti, compresi i media internazionali come Financial Times, Reuters, Handelsblatt e altri, sul fatto che per la prima volta un membro del G7 aderisce ufficialmente alla Belt and Road Initiative. “Una delle critiche che ci è stata fatta è: beh, l’Italia è il primo paese del G7, c’è il problema della trappola del debito. Queste due cose sono ovviamente contraddittorie, perché è proprio in quanto noi siamo un Paese del G7 e non un Paese a basso reddito, che il problema della trappola del debito è molto limitato”, ha osservato.

Con la firma del Memorandum d’intesa con la Cina, “non cambierà niente nelle nostre alleanze internazionali”, ha spiegato Geraci. Lo scopo del MoU è di promuovere le esportazioni e gli investimenti delle imprese italiane nella cornice della Belt and Road.

“Noi stiamo cercando di sviluppare il Sud sfruttando meglio questa geografia, che finora ci ha dato solo svantaggi, in un vantaggio: che è al centro del Mediterraneo e siccome finora l’Africa ci ha creato più problemi che opportunità, qui dobbiamo risvoltare il guanto con la collaborazione della Cina, ma, lo dico, anche del Giappone, con cui abbiamo parlato; due grandi potenze asiatiche che hanno grandi investimenti in Africa”.

Geraci ha ricordato che la Cina è la potenza che ha investito di più in Africa. “Non perché la Cina sia Babbo Natale, ma perché la Cina ha interessi economici. È la prima volta, forse nella storia dell’Africa, che l’interesse di chi investe – in questo caso la Cina che, ripeto, lo fa per i propri interessi commerciali – coincida con l’interesse dei paesi target, che per la prima volta forse possono cominciare ad avere uno sviluppo sociale ed economico sostenibile”.

A questo punto il Meridione “è il posto ideale per un investitore cinese, giapponese, che volesse approcciare l’Africa e può trovare una sponda in un sistema all’interno dell’Unione Europea, all’interno delle regole europee – ecco, per una volta anch’io dico qualcosa di positivo per l’Europa”. E quindi sviluppare “trasporti, infrastrutture ma anche ricerca, centri di sviluppo tecnologico e – non dimentichiamo – anche sull’energia”.

Rispondendo a una domanda sullo “tsunami” che provocherà il piano China Manufacturing 2025 sui settori della nostra industria che competono con quelli cinesi, Geraci ha risposto: “C’è un detto: quando spira il vento, c’è chi costruisce muri e chi costruisce mulini. Io preferisco i mulini. Perché il vento spirerà. Perché, come Lei ha ben delineato, e se fa un google su ‘China Manufacturing’… arriverà uno tsunami dall’Oriente che si potrebbe abbattere sul nostro manifatturiero, perché l’Italia ha un grado di similarità di prodotti molto alto con la Cina, il più alto tra i Paesi europei.

Fondamentalmente, il China Manufacturing 2025, che ha dieci settori industriali, può colpire più l’Italia che gli altri 27 paesi membri dell’UE. Quindi, io voglio essere il Paese che costruisce i mulini, così questo vento continuerà far girare le mie pale, a generare energia e cooperare, piuttosto che bloccare”.

Due lettere al direttore di Avvenire, a proposito di Lyndon LaRouche

Pubblichiamo due lettere al direttore del quotidiano Avvenire, a proposito di Lyndon LaRouche e del convegno “L’Italia sulla Nuova Via della Seta” che si è tenuto a Milano il 13 marzo. La prima è di Liliana Gorini, presidente di MoviSol, la seconda di Claudio Celani, direttore dell’EIR Strategic Alert (entrambi nella foto insieme al prof. Michele Geraci, sottosegretario allo Sviluppo Economico, e ad Helga Zepp-LaRouche, presidente dello Schiller Institute, durante il convegno di Milano).

Egregio Direttore,

con grande sconcerto ho letto l’articolo di Pietro Saccò pubblicato dall’Avvenire il 14 marzo col titolo “Via della seta. A braccetto dei complottisti nell’era della post-verità”. Il giornalista aveva partecipato al convegno “L’Italia sulla Nuova Via della Seta”, indetto dal Movimento Solidarietà, che presiedo, e dalla Regione Lombardia, in cui i relatori principali erano il prof. Michele Geraci, sottosegretario al Ministero dello Sviluppo Economico, e la signora Helga Zepp-LaRouche, presidente dello Schiller Institute e nota in Cina come “la signora della via della seta”.

Il mio sconcerto nasce dal fatto che invece di parlare dei numerosi interventi al convegno, incluso quello del Sen. Tony Iwobi e dell’ing. Franco Bocchetto sul progetto Transaqua, in cui Italia e Cina cooperano per riempire il lago Chad, un progetto che contribuirà allo sviluppo dell’Africa ed anche a ridurre gli sbarchi e i morti nel Mediterraneo, Saccò ha scelto invece di ripetere le calunnie del Deep State nei confronti dell’economista americano Lyndon LaRouche, mancato solo un mese fa a 96 anni, e rinomato in Italia soprattutto per la sua proposta di ripristinare la legge Glass-Steagall, la netta separazione tra banche ordinarie e banche d’affari (speculative), ponendo fine alla bolla speculativa che ha provocato la crisi del 2008 e rilanciando l’economia reale.

Nel mio intervento conclusivo al convegno, a cui Saccò era presente, ho ricordato LaRouche e le ben tre audizioni che ha dato al Parlamento italiano, una al Senato e due alla Camera, nel 2007, durante le quali ha messo in guardia dal crac finanziario in arrivo se le banche centrali di tutto il mondo avessero continuato a sostenere la bolla speculativa dei derivati ed altri titoli tossici, proponendo una Nuova Bretton Woods (ad un convegno all’Hotel Nazionale a cui era presente anche Giulio Tremonti, allora non ancora ministro) e il ripristino della legge Glass-Steagall.

La separazione bancaria, con il ripristino della legge Glass-Steagall, è stata invocata nel frattempo da 217 parlamentari italiani e personalità da tutto il mondo in una petizione di MoviSol consegnata al Congresso americano lo scorso novembre dall’europarlamentare Marco Zanni. Come ho ricordato nel mio intervento conclusivo, molti parlamentari italiani che ascoltarono LaRouche alla Camera e al Senato nel 2007, mi hanno detto in seguito che “aveva perfettamente ragione”.

LaRouche è anche autore di un libro, “La scienza dell’economia cristiana”, altro fatto che Saccò ha dimenticato di menzionare. E quello che più mi sconcerta è leggere tante notizie false su LaRouche a un mese dalla sua scomparsa. Da un quotidiano cattolico mi sarei aspettata più rispetto per i defunti.

Certa che vorrà pubblicare questa mia lettera, le porgo i miei saluti più cordiali,

Liliana Gorini

Presidente di MoviSol, Milano

Caro Direttore,

in riferimento all’articolo Via della Seta. A braccetto dei complottisti nell’era delle post-verità” a firma Pietro Saccò:

A volte, il problema è l’età. Eh si, perché il giovane Saccò era ancora nella culla quando il procuratore Robert Mueller avviò i processi che portarono alla condanna dell’allora candidato alla Presidenza Lyndon LaRouche a quindici anni di prigione. Già, proprio lo stesso Mueller che oggi conduce quella che è ormai universalmente riconosciuta come una caccia alle streghe contro Trump. E se il giovane Saccò lo avesse saputo, e se avesse saputo che l’ex ministro della Giustizia Ramsey Clark, un’icona del mondo liberal internazionale, definì il processo contro LaRouche una delle più grosse “parodie della giustizia” della storia americana, e che in Italia Emma Bonino raccolse decine di firme di parlamentari a difesa di LaRouche, forse ci avrebbe pensato due volte prima di evocare acriticamente quella condanna con intento diffamatorio.

Ma pur volendo perdonare questo “peccato”, non si può sorvolare sul fatto che il nostro giovane autore non abbia osservato la regola numero uno del giornalismo, e cioè andare alla fonte. Cosa, questa, che il signor Saccò evidentemente non ha fatto, perché per descrivere le idee di LaRouche ha fatto copia e incolla di media anglosassoni ostili e screditati per avvalorare il giudizio di “cospirazionista” – che tra l’altro in italiano si dice complottista.

Un vantaggio però la giovane età lo offre: c’è tempo per rimediare, cosa facilissima nel caso di LaRouche, che ha prodotto numerosi articoli e libri, molti dei quali tradotti in italiano.

Per quanto riguarda i contenuti del convegno sulla Via della Seta, senza spingerci a condividere il recente giudizio di un alto prelato vaticano secondo cui la Cina odierna rappresenta “l’applicazione della dottrina sociale della Chiesa”, constatiamo che gli interventi e le risposte dei principali relatori, il sottosegretario Michele Geraci e la Presidente dello Schiller Institute Helga Zepp-LaRouche, alle domande pur educate del giovane Saccò non sono state contestate nel merito e ce ne rallegriamo.

Claudio Celani

editor

EIR Strategic Alert Service

Congratulazioni dalla Francia per il convegno sulla Nuova Via della Seta a Milano

Riceviamo da Jacques Cheminade, ex candidato presidenziale francese, e volentieri pubblichiamo questo messaggio di congratulazioni.

Da tutti i membri e sostenitori del partito francese Solidarité et Progrès, congratulazioni a MoviSol ed alla Regione Lombardia per aver organizzato il convegno del 13 marzo sulla Nuova Via della Seta. Questo convegno giunge nel momento più appropriato, 9 giorni prima dell’arrivo in Italia del Presidente Xi Jinping. Speriamo che il memorandum d’intesa tra Italia e Cina venga firmato, nello spirito di cooperazione che ha animato i relatori al vostro convegno.

Siamo rimasti commossi nel leggere che il convegno è stato dedicato alla memoria di Lyndon LaRouche, le cui idee ed il cui impegno continuano a vivere nell’opera di sua moglie Helga. Il fatto che Giulio Tremonti, ex ministro dell’Economia, abbia citato Lyndon LaRouche come il “visionario della Nuova Via della Seta” sul Corriere della Sera non solo è significativo, ma rende giustizia alla battaglia di una vita di un leader politico, un filosofo ed un economista. Coloro che l’hanno ascoltato parlare nel 2007 alla Commissione Finanze del Parlamento a Roma sanno bene che persona eccezionale fosse.

Speriamo quindi che l’Italia diventi la porta d’ingresso della Cina in Europa.

Dato che Xi Jinping verrà anche in Francia e sarà a Parigi il 25 marzo, dopo la sua visita in Italia, siamo impegnati ad esercitare più pressioni possibili sul governo francese affinché si unisca alla decisione dell’Italia. Siamo convinti che il futuro dell’Europa, di un’Europa unita e degna del suo passato, sia possibile solo se Germania e Francia, insieme a quasi tutte le nazioni europee, aderiranno alla Nuova Via della Seta con una decisione politica esplicita. Questo significherà liberarci dalla presa anglo-americana, senza alcuna posizione ostile verso altri popoli o altre nazioni.

La nostra battaglia qui verrà espressa dalla nostra presenza con uno stand alla fiera del libro di Parigi e col nostro studio speciale dello Schiller Institute “La Nuova Via della Seta diventa il ponte terrestre mondiale, mettiamo fine alla geopolitica”. Naturalmente spiegheremo l’esempio che ci avete dato col vostro convegno e il tenace lavoro di MoviSol.

Ci auguriamo che con la concretizzazione degli interessi comuni di Francia e Italia, legati alla Nuova Via della Seta, verrà raggiunto presto un accordo anche sulla TAV. Si tratta di un progetto infrastrutturale non solo necessario ma che rappresenta ciò che i cinesi chiamano Tianxia, un sistema win/win grazie al quale la coesistenza diventa un modo di esistere per il bene comune del genere umano.

Il grande plagio dell’ideologia dei cambiamenti climatici

Dall’inizio dell’anno i giovani sono scesi in piazza in molte città europee chiedendo misure urgenti per ridurre le emissioni di CO2 e “salvare il clima mondiale”. Modellate sulle proteste lanciate lo scorso agosto a Stoccolma dalla sedicenne svedese Greta Thunberg, in queste manifestazioni gli studenti marinano la scuola per i “venerdì del futuro” o “giovani per il clima” e altri eventi simili, permeati dal panico e dal pessimismo. “Perché imparare qualcosa oggi se il mondo non ci sarà più domani” è uno degli slogan usati in queste manifestazioni. Il fatto che dietro a queste manifestazioni siano interessi ad alto livello che promuovono l’isteria sul clima è dimostrato dal fatto che Greta Thunberg sia stata invitata ufficialmente come relatrice alla conferenza sul clima COP24 che si tenne a Katowice, in Polonia, lo scorso dicembre, e con ancora maggiore pubblicità anche al Forum Economico Mondiale di Davos in Svizzera. La Thunberg è stata in numerose città europee per parlare ai manifestanti in preparazione della giornata mondiale del clima il 15 marzo. Mentre molti studenti aderiscono alle manifestazioni per evitare la scuola, v’è un aspetto ancora più sinistro, riflesso dall’intento di “suicidarsi tra pochi anni, quando finirà il mondo”, come hanno espresso in alcune interviste i giovani dimostranti.

In tempo per contribuire a diffondere il pessimismo culturale tra i genitori di questi ragazzi manipolati, in Germania è stato pubblicato il libro di una certa Verena Brunschweiger, Kinderfrei statt Kinderlos—ein Manifest, che può essere tradotto “libero dai figli invece che senza figli – un manifesto”. Il libro chiede espressamente la riduzione della popolazione invitando gli adulti a non fare figli. “Un figlio è la cosa peggiore che si possa fare all’ambiente”, sostiene la Brunschweiger e in un’intervista per il tabloid tedesco Bild il 7 marzo aggiunge: “Per ciascun figlio non nato possiamo ridurre il CO2 di 58,6 tonnellate all’anno”.

Si noti che in Germania sia la Cancelliera tedesca Angela Merkel sia il Presidente Frank Walter Steinmeier hanno dato il loro sostegno alle manifestazioni sul clima.

L’isteria viene promossa consapevolmente dall’UE. Il Commissario Europeo Jean-Claude Juncker ha dichiarato il 21 febbraio che l’UE dovrebbe spendere centinaia di miliardi di Euro per combattere il surriscaldamento globale nei prossimi anni, rispondendo all’intervento pubblico di Greta Thunberg a un comizio di giovani a Bruxelles lo stesso giorno. “Nel prossimo bilancio dell’UE un Euro su quattro dovrebbe andare a mitigare i cambiamenti climatici”, ha detto Juncker in questa occasione. Questo significa centinaia di miliardi di Euro.

È interessante paragonare a questo i 280 miliardi di Euro che la Commissione Europea doveva spendere in infrastrutture e altri progetti economici entro la fine del 2018 e che sono rimasti sulla carta.

Geraci ed Helga Zepp-LaRouche al convegno “l’Italia sulla Nuova Via della Seta” a Milano

Si è tenuto ieri a Milano, presso la sala congressi di Regione Lombardia, il convegno “l’Italia sulla Nuova Via della Seta” indetto da MoviSol e Regione Lombardia. Relatori di spicco erano Helga Zepp-LaRouche, presidente dello Schiller Institute, vedova dell’economista americano Lyndon LaRouche mancato un mese fa, e nota in Cina come “la signora della via della seta”, e il prof. Michele Geraci, sottosegretario al Ministero dello Sviluppo Economico, che ha preso la parola per primo.

Il prof. Geraci ha risposto alle critiche di molti, incluso il Financial Times, ricordando che dalla Nuova Via della Seta l’Italia può solo trarre vantaggi, non c’è pericolo di “acquisizioni” o operazioni finanziarie, e smentendo la bufala, molto diffusa della cosiddetta “trappola del debito”. Come ha riferito il 14 marzo un articolo di Linkiesta

“La sua posizione è chiara: da un accordo con la Cina, che tanto ha inquietato gli Stati Uniti, l’Italia ha solo da guadagnarci. Non si tratta, assicura, di una svendita di asset infrastrutturali (anzi, ne servirebbero altri, anche più recenti ed efficaci, Tav compresa) e non c’è nessun rischio di finire schiavi di obblighi finanziari – come ad esempio la trappola del debito, strumento di potere/ricatto imposto a tanti Stati africani (e al Montenegro) che spaventa molti Paesi europei. «La Cina ha interessi economici, e possono coincidere con quelli dei Paesi target». Cioè l’Italia. Cioè il Meridione, «che può diventare l’hub verso l’Africa perché è la parte d’Europa più vicina al nordafrica, ma senza essere in Africa». Ma c’è da fidarsi?

Secondo Geraci, sì. Anche sul caso del porto di Trieste: «Non lo stiamo vendendo: i cinesi pagheranno per costruire un molo. Si tratta di un investimento per aumentarne la capacità produttiva». E poi è inutile nasconderlo che «i cinesi, nei mari d’Europa, ci sono già». Sono in Egitto, a Haifa, a Malta, a Valencia, Bilbao, Anversa, Amburgo. Anche a Marsiglia. Al Pireo, il porto di Atene, «il traffico è triplicato grazie ai cinesi, e se i greci si lamentano è solo perché adesso devono lavorare».

Subito dopo Geraci ha preso la parola la signora Helga Zepp-LaRouche, che ha ricordato come l’Italia sia sotto attacco in questo momento per la decisione di firmare un memorandum d’intesa con la Cina, durante la visita di stato del Presidente Xi Jinping a Roma il 22 marzo, proprio perché questa mossa italiana “darà via al Nuovo Paradigma” tanto temuto dai britannici e dai neoconservatori negli Stati Uniti, ma unica alternativa ad un nuovo crac finanziario e ad una politica di scontro con Russia e Cina che potrebbe condurre alla guerra.

“Se chiedete ai leader dei paesi che hanno già aderito alla Iniziativa Belt and Road in Africa, Asia e America Latina, questa cooperazione è stata per loro l’opportunità di superare la povertà e la disoccupazione, porre fine alle condizioni imposte dal Fondo Monetario Internazionale, e la Cina è loro amica”.

Come ha sottolineato la signora LaRouche, nella Nuova Via della Seta “vi sono aspetti economici molto importanti da cui trarre beneficio, come ad esempio gli investimenti nei porti, la Via della Seta marittima, ma anche importanti aspetti culturali” più volte sottolineati dal Presidente Xi Jinping che in ogni paese ricorda il retaggio culturale, ad esempio il Rinascimento in Italia, i grandi classici tedeschi, tra cui Heine, in Germania “questo dialogo tra le culture può essere solo di grande beneficio per tutti noi”.

Quanto all’accusa che “la Cina divida l’Europa”, la signora LaRouche ha ricordato “che l’Europa è già divisa, senza bisogno che intervenga la Cina, c’è il conflitto Nord Sud a causa dell’austerità imposta a Italia, Spagna, Grecia e Portogallo, e c’è il conflitto est-ovest sulla questione dei migranti.

“Firmando il memorandum d’intesa con la Cina, l’Italia può diventare il modello positivo, ad esempio con la cooperazione tra imprese italiane e cinesi per lo sviluppo dell’Africa, unica alternativa agli sbarchi”. La signora LaRouche ha chiesto che l’Europa cessi di essere quella dei diktat dell’Unione Europea, o dei patti militari di Macron, e torni ad essere “l’Europa delle patrie” di de Gaulle.

Massimo Richard Kolbe Massaron ha quindi letto l’intervento del Sen. Tony Iwobi sull’importanza storica del progetto Transaqua in cui il senatore afferma: “La firma del protocollo è un traguardo di importanza fondamentale per le operazioni di salvataggio del Lago Ciad e rappresenta una fase storica dal punto di vista geopolitico, sociale e di prevenzione nei confronti di fenomeni migratori di massa dalla zona Sub-Sahariana Africana.

Il Lago Ciad e’ situato nella parte centro-settentrionale dell’ Africa nella zona dl Sahel sui confini di Ciad, Camerun, Niger, Nigeria ed è (era, essendo in prosciugamento da diversi anni) il settimo lago più grande del mondo.”

Il progetto Transaqua è stato presentato quindi, con interessanti diapositive, dall’ing. Franco Bocchetto, direttore tecnico di Bonifica SpA, il cui studio di fattibilità auspica possa essere assegnato entro un mese.

Liliana Gorini, presidente di MoviSol, ha concluso il convegno ringraziando Regione Lombardia per il sostegno dato nell’organizzarlo, e dedicandolo a Lyndon H. LaRouche, l’economista recentemente scomparso che era noto in Italia come colui che aveva previsto la crisi, e proposto la soluzione “con le sue quattro leggi, prima tra tutte la legge Glass-Steagall”. Gorini ha ricordato che “molti parlamentari italiani, che ascoltarono LaRouche durante una sua audizione alla Commissione Finanze nel 1998, ammisero in seguito che aveva perfettamente ragione nel dire che la bolla speculativa avrebbe portato ad un crac, come in effetti avvenne nel 2008, e che solo con la netta separazione tra banche ordinarie e banche speculative, con la legge Glass-Steagall, sarà possibile rilanciare l’economia reale”. (Nella foto, da sinistra a destra, il prof. Michele Geraci, Claudio Celani, moderatore e vicepresidente di MoviSol, Helga Zepp-LaRouche e Liliana Gorini, presidente di MoviSol).

Pubblichiamo di seguito i tre video del convegno

Panico negli ambienti geopolitici per l’adesione italiana alla BRI

Una coalizione di forze che include la Commissione Europea, impopolari governi, la City di Londra, neocon americani e l’immancabile quinta colonna domestica ha lanciato un tentativo di sabotare la visita del Presidente cinese Xi Jinping in Italia il 22-23 marzo. Il tentativo si è focalizzato sul testo del Memorandum d’Intesa che dovrebbe essere pronto per l’occasione, un protocollo di amicizia e cooperazione dei due Paesi contenente l’adesione dell’Italia alla Belt and Road Initiative (la Nuova Via della Seta).

Nel mirino è anche Michele Geraci (a sinistra nella foto), il sottosegretario al Ministero dello Sviluppo Economico che, come i nostri lettori sanno, è il vero architetto della nuova politica italiana verso la Cina. L’offensiva non lesina l’uso di notizie distorte e addirittura false per tentare di screditare l’Italia agli occhi dell’alleato americano, giungendo persino a paventare l’uscita dell’Italia dalla NATO.

Particolarmente rivelatrice è la notizia, pubblicata dal direttore di Start Magazine Michele Arnese, secondo il quale una frase contenuta nella bozza del Memorandum, “Comunità di destino condiviso dell’umanità” sarebbe considerata quasi un casus belli dall’ambasciata americana a Roma. Se confermato, il fatto rasenta il ridicolo. Altrettanto dubbioso è il contenuto della bozza fatto trapelare da Euractiv, un organo di propaganda della Commissione Europea, con l’ovvio intento di sabotarla. Accanto a passaggi credibili, nei quali si parla di cooperazione nello sviluppo di “strade, ferrovie, ponti, aviazione civile, porti, energia e telecomunicazioni” nella cornice della BRI, esso sostiene che il testo sarebbe stato stilato “dallo stato cinese ma il governo italiano non ha apportato alcun cambiamento”.

Il vertice del ridicolo è stato toccato da La Stampa, giornale da tempo nel gruppo del finanziere Carlo De Benedetti. Il 9 marzo, il quotidiano torinese ha pubblicato un’intervista a due funzionari anonimi della Casa Bianca, che hanno accusato l’Italia di sganciarsi dall’alleanza con gli Stati Uniti, aprire alla Cina le porte dell’influenza geopolitica sull’Europa, di minarne la sicurezza tramite gli accordi con Huawei e di cadere nella “trappola del debito”. I due anonimi funzionari hanno bellamente sostenuto che la Belt and Road Initiative starebbe fallendo e l’articolo sostiene che il Memorandum conterrebbe la condivisione del modello socialista cinese.

L’articolo era stato preceduto da dichiarazioni rilasciate al Financial Times da Garrett Marquis, funzionario del National Security Council e fedelissimo di John Bolton, che aveva fatto una non troppo velata minaccia: “Consideriamo la BRI un’iniziativa ‘fatta dalla Cina per la Cina’. Siamo scettici sul fatto che l’adesione del governo italiano arrecherà qualche beneficio economico al popolo italiano e potrebbe rovinare la reputazione globale dell’Italia a lungo termine”.

Queste affermazioni, rilanciate dalla Reuters, sono state riprese da tutta la stampa mondiale assieme alla puntuale dichiarazione della Commissione Europea sullo stesso tono. Puntualmente, sono fioccati gli inviti a non firmare alcun protocollo da parte dei soliti noti: Romano Prodi, Enrico Letta, ecc. Alla fine è spuntata anche la quinta colonna nel governo: il sottosegretario agli Esteri Guglielmo Picchi, un transfugo da Forza Italia nella Lega che nella vita ha fatto il banchiere d’affari a Londra, alla Barclays. Stando alla biografia ufficiale, Picchi è tuttora in aspettativa presso la banca che vanta il secondo fardello di titoli tossici al mondo dopo Deutsche Bank, fardello che egli sicuramente avrà contribuito ad accumulare.

Sia Geraci sia Conte hanno risposto alla campagna ostile rassicurando gli alleati che il testo del Memorandum, che potrebbe essere firmato durante la visita di Xi o anche più tardi, quando Conte si recherà a Pechino per il secondo Forum della Via della Seta a fine aprile, non contiene proposte che possano minare la solida collocazione occidentale dell’Italia. Il 10 marzo Geraci ha scritto su facebook.com: “Gli alleati americani saranno positivamente sorpresi dopo aver letto il Memorandum of Understanding: l’obiettivo dell’accordo infatti è quello di portare la Cina verso gli standard commerciali occidentali”.

Il giorno prima, aveva ironizzato da Genova: “Se c’è qualcuno che è caduto nella trappola del debito sono gli Stati Uniti, con un trilione di debito pubblico nelle mani della Cina”.

La decarbonizzazione costerà cifre astronomiche

Il governo tedesco si è posto l’obiettivo di raggiungere il 100% di decarbonizzazione del settore dei trasporti entro il 2050. Quello che ciò significa e quali saranno i costi è stato oggetto di uno studio dell’Associazione di Ricerca dei Motori a Combustione (FVV), presentato in grande stile alla Conferenza Internazionale dei Motori a Combustione Interna tenutasi a Baden Baden il 26-27 febbraio scorsi. Lo studio è stato eseguito con la collaborazione di partner dall’industria automobilistica, chimica, degli olii minerali e dell’indotto, oltre che di un fornitore energetico, e offre i dati che il governo avrebbe dovuto verificare prima di buttarsi a capicollo in quella che esso chiama la “grande trasformazione”.

Lo studio (Defossilizing the transportation sector, Options and requirements for Germany), rilasciato nel dicembre scorso, dapprima osserva che persino nella prospettiva più ottimistica di sviluppo dei motori a scoppio, l’obiettivo del 100% può essere raggiunto solo se i carburanti fossili vengono eliminati totalmente.

Per cui, lo studio considera una completa riconversione esclusivamente sulla base di fonti rinnovabili, anche se questo approccio è ritenuto irrealistico per vari motivi. Esso compara i costi di riconversione in termini di produzione di carburante, espansione dell’infrastruttura necessaria e costo dei veicoli in ognuna delle tre seguenti opzioni alternative ai carburanti fossili:

1. Uso diretto di elettricità da accumulatori

2. Generazione di idrogeno via elettrolisi

3. Generazione di carburanti sintetici (non fossili)

Lo studio conclude che in ognuna delle opzioni analizzate, i costi raggiungerebbero dimensioni gigantesche: 1,3 mila miliardi di euro per il primo scenario, 1,4 mila miliardi per il secondo, mentre il terzo è un po’ meno costoso, a seconda del carburante sintetico usato:

– PtX e-metano 796 miliardi

– e-metanolo 818 miliardi

– DME 955 miliardi

– FT Diesel/benzina 972 miliardi

Lo studio dell’FVV è utile perché mette in prospettiva la follia di perseguire l’obiettivo del 100% di decarbonizzazione e le pretese associate. Tuttavia, se l’Unione Europea e il governo tedesco decidono comunque di percorrere tale percorso proibitivo, il drastico calo dei consumi energetici che esso comporta non potrebbe essere imposto se non con misure autoritarie.

Basta leggere le proposte del pensatoio “Agora-Verkehrswende”, che consiglia il governo di Berlino, per capire che quanto viene proposto è infatti un’ecodittatura nel nome di una presunta “salvezza del pianeta”. I rappresentanti degli interessi dell’industria e dell’economia reale farebbero bene a denunciare il pericolo.

Gorini a Radio Gamma 5: “La Nuova Via della Seta è cruciale per rilanciare l’economia reale in Italia”

Liliana Gorini, presidente di MoviSol, è stata nuovamente ospite di Marisa Sottovia a Radio Gamma 5 il 7 marzo per parlare del convegno “L’Italia sulla Nuova Via della Seta” che MoviSol e Regione Lombardia terranno mercoledì 13 marzo a Milano. Ha esordito ricordando che il Financial Times e Handelsblatt, il quotidiano economico tedesco, hanno già perso le staffe nei giorni scorsi per la visita imminente in Italia del Presidente cinese Xi Jinping, che il 22 marzo firmerà il primo memorandum d’intesa per l’adesione di un paese del G7, l’Italia appunto, all’Iniziativa Belt and Road, la Nuova Via della Seta appunto. Secondo Handelsblatt “La Cina spacca l’Europa giocando la carta italiana”, visto che finora avevano aderito 13 paesi europei, ma non tra i sette più industrializzati (ad esempio Grecia, Portogallo). Il Financial Times sottolinea invece l’opposizione dell’Unione Europea a questo progetto (e peraltro a tutti i progetti promossi dal governo italiano).

“Non sorprende l’isteria del Financial Times e dell’UE contro l’adesione dell’Italia alla Nuova Via della Seta” ha commentato Gorini. “Nell’aderire agli importanti progetti infrastrutturali della Belt and Road, inclusi gli investimenti nei nostri porti, l’Italia potrà rilanciare l’economia reale e il lavoro, mentre invece la City di Londra e l’impero britannico avranno molto da perdere, e con loro l’UE che promuove gli interessi degli speculatori. Non dimentichiamo che la Cina è l’unico paese che investe in Africa e i suoi investimenti sono l’unico modo per fermare gli sbarchi, sviluppando un continente sfruttato e impoverito dal colonialismo britannico e francese”.

L’ingresso al convegno di Milano è libero, ma occorre prenotarsi scrivendo a [email protected]

L’ESA cerca la cooperazione con la Cina nella ricerca spaziale

Per chi lavora nella ricerca spaziale, la Cina è diventata il Paese cui rivolgersi, soprattutto dopo il successo dell’allunaggio del veicolo spaziale Chang’e-4 sull’emisfero nascosto della Luna all’inizio di gennaio. L’Agenzia Spaziale Europea (ESA) è stata tra le prime a cercare una maggiore cooperazione con la controparte cinese, la CNSA, in particolare nelle missioni lunari. Sicuramente la missione più importante che la Cina pianificata nel 2019 è la missione lunare Chang’e-5, che prevede l’allunaggio sull’emisfero visibile della Luna per raccogliere campioni di rocce e terreno e riportarli a terra per essere analizzati da scienziati a livello internazionale. La missione richiede l’uso del razzo Lunga Marcia 5, con la sua maggiore capacità di carico, per trasportare non solo il veicolo spaziale ma anche un container per i campioni, e richiede una propulsione sufficiente a far decollare il container dalla superficie lunare e farlo incontrare con un Lunar Orbiter, che lo riporterà a terra. Il razzo Lunga Marcia 5 subì un guasto durante il lancio nel 2017, e i test di volo cominceranno in luglio. James Carpenter della Direzione Esplorazione Umana e Robotica dell’ESA ha dichiarato in febbraio a Scientific American che i due enti stanno conducendo “colloqui esplorativi” sulla cooperazione nelle future missioni lunari. Un accordo firmato nel 2014 consente loro di condividere risorse sulla terra e nello spazio dedicate alla formazione e ai voli spaziali veri e propri con un equipaggio umano internazionale. In base a un altro accordo che risale al 2005, l’ESA ha fornito stazioni di terra per il controllo dei dati nelle missioni Chang’e, a partire dagli orbiter Chang’e-1 e Chang’e-2 nel 2007 e 2010, e proseguendo con la missione spaziale Chang’e-3, che nel 2013 consentì il primo allunaggio della Cina, stando a Bernard Foing, direttore esecutivo del Gruppo di Lavoro sull’Esplorazione Lunare Internazionale dell’ESA. Ora, oltre alla serie Chang’e, “nei prossimi anni sono pianificati una serie di veicoli per l’allunaggio robotico, per arrivare a un villaggio robotico lunare, un precursore di insediamenti umani”. Quest’ultimo progetto sta a cuore al direttore generale dell’ESA Johann-Dietrich Woerner, che prefigura un “villaggio lunare” internazionale come base permanente sul satellite terrestre, che possa essere usato da scienziati e ricercatori di molti Paesi per ricerche ed esperimenti in luogo. Questo si accorda bene con le decisioni cinesi sulle basi lunari del futuro, compresa una sulla faccia nascosta che, a causa della perenne oscurità, è il luogo ideale per osservazioni astronomiche in profondità che non siano disturbate dalla luce e da altri effetti che si incontrano sulla faccia illuminata. L’esplorazione dello spazio come progetto congiunto di tutto il genere umano, che includa anche una colonia abitata sulla Luna, ci riporta al concetto dell'”imperativo extraterrestre dell’umanità” elaborato in molti scritti dal pioniere tedesco-americano dello spazio Krafft Ehricke, stretto collaboratore dello Schiller Institute fino alla sua scomparsa nel 1984 (nella foto un veicolo lunare sviluppato da Krafft Ehricke).

Corea, Venezuela: la lotta per il nuovo paradigma nei rapporti internazionali

Mentre i media e l’establishment transatlantico addirittura si rallegrano del cosiddetto “fallimento” del secondo vertice tra il Presidente americano Trump e il Presidente nordcoreano Kim Jong-un, l’incontro ha fatto registrare progressi, anche se non è stato concluso un accordo.

I media nordcoreani, a differenza di quelli statunitensi, hanno sottolineato il “costruttivo scambio di opinioni” e la disponibilità di Kim a continuare i colloqui. Concretamente, subito dopo il vertice è stato annunciato che la Corea del Nord manterrà la sospensione dei test missilistici e nucleari, mentre il Pentagono ha reso noto che le grandi manovre assieme alla Corea del Sud, viste come provocazione dal Nord, non si terranno, come altrimenti previsto, mentre continueranno i negoziati.

È chiaro che, dopo tanti anni di mancanza di rapporti ad alto livello, v’è bisogno di più tempo per un accordo finale accettabile da ambo le parti. È importante che l’intero processo sia coordinato con il Presidente sudcoreano Moon e col Presidente cinese Xi Jinping. Entrambi hanno appoggiato la riconciliazione. Dopo il vertice, il Segretario di Stato americano ha personalmente aggiornato i Ministri degli Esteri di Cina, Corea del Sud e Giappone.

Le stesse potenze regionali, con l’aggiunta della Russia, stanno agendo per impedire un’escalation della crisi tra le due potenze nucleari India e Pakistan, scoppiata dopo un attacco terroristico in Kashmir apparentemente partito dal territorio pakistano, seguìto da una rappresaglia indiana.

Mentre il Presidente americano Trump riafferma l’impegno a risolvere i conflitti geopolitici nel mondo, i neocon dentro e fuori della sua Amministrazione alimentano la crisi in Venezuela con un’aperta ingerenza negli affari interni di quel Paese e con la minaccia di un intervento militare. Anche qui Trump dovrebbe capire il paradosso di un’operazione di regime change del tipo che ha spesso denunciato. Il Presidente venezuelano Maduro ha auspicato, riferendosi al collega di Washington, che egli possa proprio fare così “nonostante le proprie differenze ideologiche”.

Ciò darebbe nuovo impeto al “nuovo paradigma” nelle relazioni internazionali, basato sulla cooperazione win-win invece che sulla geopolitica. Come ha sottolineato Helga Zepp-LaRouche (foto), questo comporta la costruzione di un ordine superiore che prenda in considerazione ciò che è vantaggioso per ogni nazione ergendosi prima al livello dell’umanità nel suo insieme, i cui interessi vanno promossi e protetti, e accordando gli interessi regionali e nazionali con quell’insieme.

Il rallentamento dell’economia non può essere affrontato con misure convenzionali

I resoconti dell’ultima riunione del Federal Reserve Open Market Committee (FOMC) il 29-30 gennaio rivelano che la Fed sta discutendo di interrompere il rientro dal Quantitative Easing e quindi di riprendere la politica monetaria espansiva entro l’anno. Allo stesso tempo, la BCE ha segnalato indirettamente di essere pronta a riattivare il “bazooka” se dovesse essere necessario.

Le banche centrali reagiscono a un drammatico rallentamento dell’economia nella regione transatlantica di cui molti vedono gli alberi ma non la foresta. In questo caso, gli alberi sono la cosiddetta guerra commerciale, lo “shutdown” del governo americano o lo scandalo delle emissioni dei motori diesel che ha colpito l’industria automobilistica tedesca.

La foresta è la stretta creditizia verso l’economia reale, conseguenza del fatto che il rifinanziamento della bolla globale finanziaria post-2008 è giunto al capolinea. Questo è il tallone d’Achille della politica economica dell’Amministrazione di Trump. Se il Presidente americano continuerà a non mantenere la promessa fatta in campagna elettorale, quella di riorganizzare il sistema finanziario, i suoi sforzi per reindustrializzare il Paese saranno vani.

L’ultimo rapporto della Federal Reserve sulle banche, pubblicato il 19 febbraio (Senior Officer Opinion Survey) ci dice che la domanda di credito si è ridotta in tutte le categorie. Contestualmente, le 5.500 banche scrutinate rendono più difficile l’accesso al credito per imprese piccole e grandi e aumentano il premio di rischio in numerose categorie di prestiti. Tutto ciò indica un declino economico significativo. Negli Stati Uniti, gli investimenti capitali sono scesi nel corso di cinque degli ultimi sei mesi e sono a -2,1% rispetto un anno fa. Inoltre, le vendite di abitazioni esistenti sono scese dell’8% in gennaio rispetto al gennaio precedente, marcando una tendenza semestrale.

Intervenendo al Parlamento Europeo nell’ambito della “Settimana Parlamentare Europea” tenutasi il 18 e 19 febbraio, il presidente della Commissione Finanze del Senato Alberto Bagnai ha sollevato un tema cruciale, interrogando al proposito il nuovo capo della sorveglianza della BCE, Andrea Enria.

“Si è detto che dobbiamo stabilire condizioni uguali per tutti”, ha affermato Bagnai. “Allora, qual è il ruolo degli attivi di livello 2 e 3 nei bilanci delle banche? Lei non lo ha fatto, ma spesso lo sono menzionati nel dibattito, come potenziale minaccia alla stabilità finanziaria nell’Eurozona”.

In risposta, Enria ha sostenuto che nell’ambito degli stress test della BCE è stato verificato se tali attivi fossero coperti da sufficiente liquidità. Non ha detto, però, che i modelli usati nei test sono fasulli e che le verifiche sono state fatte da fondi speculativi come Black Rock.

Si stima che gli attivi di livello 2 e 3 superino i seimila miliardi di dollari nell’Eurozona. Si tratta di titoli cui non è possibile assegnare un prezzo perché non hanno mercato (livello 3) e perché si può fare solo per analogia con titoli simili che un prezzo lo hanno (livello 2), Se una crisi finanziaria facesse cadere la finzione dei valori ascritti a bilancio, sarebbero guai per molte banche. Per fare un esempio, Deutsche Bank ha più attivi di livello 3 che non capitale azionario agli attuali valori di mercato!

Tutto ciò indica l’urgenza di eliminare i titoli tossici e proteggere il settore bancario commerciale con una riforma di separazione bancaria secondo il modello del Glass-Steagall Act del 1933.

Sorpresa: si sgonfia la “guerra commerciale” tra Stati Uniti e Cina

Il secondo round di negoziati commerciali tra Stati Uniti e Cina si è concluso con chiari segni di progresso confermando le valutazioni di chi, come questa newsletter, ha sempre ritenuto probabile un accordo. Quando Trump ha incontrato la delegazione cinese nell’Ufficio Ovale il 22 febbraio, i progressi raggiunti hanno fatto decidere di farla restare altri due giorni. Alla fine dei due giorni Trump ha affermato su twitter.com che sono stati fatti progressi sostanziali “su importanti questioni strutturali inclusa la tutela della proprietà intellettuale, il trasferimento di tecnologia, l’agricoltura, i servizi, la valuta e molte altre questioni”. Ha quindi deciso di rinviare la scadenza del primo marzo, inizialmente stabilita per aumentare i dazi su 250 miliardi di beni cinesi al 25% dall’attuale 10%. “Presumendo che entrambe le parti facciano altri progressi, vi sarà un vertice tra me e il Presidente Xi, a Mar-a-Lago, per concludere l’accordo. Un ottimo week-end per gli Stati Uniti e la Cina!”

Il Vicepremier Liu He, che guida la delegazione cinese in qualità di inviato speciale del Presidente cinese, ha espresso fiducia che si giunga a un accordo. “Lavoreremo sodo per far sì che accada” ha aggiunto. Il Ministro del Commercio americano Robert Lighthizer (foto) ha dichiarato che alcune questioni “devono ancora essere risolte”. Rispondendo a un giornalista che riferiva resoconti pubblici secondo i quali non sarebbero stati fatti progressi sull’importante tema del trasferimento di tecnologia, un Lighthizer alquanto irritato ha replicato che chi ha riferito questo “non sa di che cosa parla”.

La vera questione è quanto siano disposti a procedere i due leader per raggiungere un accordo accettabile per ambo le parti. Molti cambiamenti politici attuati dalla Cina per accogliere le richieste americane sono coerenti con quello che Pechino ritiene necessario per lo sviluppo dell’economia cinese a questo stadio, ma v’è un limite che non può essere oltrepassato. Trump ha chiarito che non intende smantellare la politica industriale della Cina, deludendo così i falchi nella sua stessa Amministrazione, e ha aggiunto che cerca un accordo equo e un “piano di parità”. Su queste basi un accordo è possibile. E i dettagli dovranno essere elaborati da due leader stessi.

L’Italia sulla Nuova Via della Seta: convegno a Milano

Il grandioso programma di corridoi infrastrutturali lanciato dalla Cina col nome di “Belt and Road Initiative”, anche detto “La Nuova Via della Seta”, costituisce un’occasione unica e irripetibile per l’Italia di agganciare quella che è diventata la locomotiva dell’economia mondiale e al tempo stesso di svolgere un ruolo guida nello sviluppo del continente africano, aprendo la strada ad una nuova cooperazione e distensione alternativa alla geopolitica dei blocchi contrapposti.

La Nuova Via della Seta, infatti, non è un semplice disegno di collegamenti intercontinentali per favorire gli scambi commerciali, né un tentativo della Cina di conquistare l’egemonia mondiale, ma una politica intelligente di cooperazione per creare sviluppo in un’ottica “win-win” e, perciò, vantaggiosa per tutti i partecipanti. La Cina non va vista come una minaccia, ma come un partner che vuole mettere a disposizione la capacità economica raggiunta in quattro decenni di sviluppo in cui ha sollevato dalla povertà 800 milioni di cinesi. Oggi la Cina è all’avanguardia in molti settori industriali e scientifici e il suo intervento in Africa ha già cominciato a esportare questi benefici. È nell’interesse dell’Italia e dell’Europa non di frenarne lo slancio, ma di associarvisi per trasformare il continente africano e risolvere alla radice il problema dei flussi migratori.

I relatori spiegheranno perché il futuro dell’Italia, del Mediterraneo e dell’Europa sta nella collaborazione fattiva con il progetto della Nuova Via della Seta.

PROGRAMMA

11:00 – Saluto di benvenuto da parte del Presidente di Regione Lombardia, Attilio Fontana

PRIMA SESSIONE

L’INIZIATIVA BELT AND ROAD

11:15 – Helga Zepp-LaRouche, presidente dello Schiller Institute

12:15 – Michele Geraci, sottosegretario al Ministero dello Sviluppo Economico

SECONDA SESSIONE

UN PIANO MARSHALL PER L’AFRICA

12.55 – Massimo R.Kolbe Massaron legge l’intervento del Sen. Tony Iwobi

13.30 – Ing. Franco Bocchetto, direttore tecnico di Bonifica e relatore sul progetto Transaqua per il Lago Ciad (Italia-Cina)

13.55 – Conclusioni a cura di Liliana Gorini, presidente di Movisol (www.movisol.org).

Modera: Claudio Celani, giornalista dell’EIR e vicepresidente MoviSol

Ingresso libero, prenotazione obbligatoria. Per informazioni e prenotazioni rivolgersi a Liliana Gorini:

Tel. 0362 1793140

o scrivere a [email protected]

Venezuela: un elemento chiave nella crisi strategica globale

La cricca neoconservatrice nell’Amministrazione di Trump sta cercando di accelerare la crisi venezuelana. La sua fuga in avanti potrebbe scatenare un conflitto militare in Sud America, in quanto il capo del comando meridionale dell’esercito americano ha dichiarato che è pronto a reagire se necessario. Se questo accadrà, il Segretario di Stato Mike Pompeo, il vicepresidente Mike Pence (foto) e il consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton, tra gli altri, non solo distruggeranno i rapporti tra Stati Uniti e America Latina ma intrappoleranno Trump in una situazione che potrebbe distruggere la sua presidenza, facendo il gioco dei fautori del golpe del “Russiagate”.

Nota bene: la fuga in avanti nel richiedere che il Presidente venezuelano Nicolás Maduro consenta il passaggio di aiuti umanitari nel suo Paese, che è un trucco che nulla ha a che fare con preoccupazioni umanitarie, avviene mentre Trump prepara un nuovo vertice col leader nordcoreano Kim Jong-un ad Hanoi il 27-28 febbraio. Non è la prima volta che il “partito della guerra” cerca di sabotare gli sforzi di pace di Trump.

Una situazione pericolosa si è creata il 23 febbraio, data stabilita dall’autoproclamato “presidente ad interim” Juan Guaidó per la consegna di aiuti lungo il confine tra Venezuela, Brasile e Colombia. I camion che portavano le forniture hanno cercato di entrare in Venezuela, provocando morti e violenza su ambo i lati del confine. Quel giorno Maduro ha interrotto i rapporti diplomatici con la Colombia, il cui Presidente, ha detto, “ha messo il proprio territorio a disposizione dell’aggressione contro il Venezuela”. Mentre scriviamo la situazione resta molto tesa e pericolosa.

Il Presidente messicano Andrés Manuel López Obrador ha ribadito questa settimana che il dialogo e il negoziato sono l’unica opzione per risolvere la crisi. Ma il 18 febbraio Trump ha pronunciato un discorso a Miami che potrebbe essere stato scritto da John Bolton. Ha ribadito la linea neoconservatrice secondo cui Maduro sarebbe un “dittatore socialista” responsabile di tutti i mali del Venezuela e dovrebbe essere destituito il prima possibile, insieme ai governanti di Cuba e Nicaragua. Da tre giorni la città colombiana di confine Cúcuta pullula di neoconservatori americani, incluso il Senatore Marco Rubio e l’inviato speciale per il Venezuela Elliott Abrams (reso famoso dallo scandalo Iran-Contra). Il 26 febbraio il Vicepresidente Pence arriverà per chiedere “libertà e democrazia” per il Venezuela.

In assenza di un approccio americano sano verso il Sud America, in coordinamento col governo di Maduro la Russia tenta di contrastare questa agenda di cambio di regime. Il 22 febbraio i rappresentanti di cinquanta nazioni si sono incontrati nella sede dell’ONU a New York per formare un gruppo che difenda il diritto internazionale e la carta dell’ONU e si opponga a un intervento militare in Venezuela. L’ambasciatore russo all’ONU Vassily Nebenzia ha riferito che l’incontro non riguardava solo il Venezuela ma “un approccio per risolvere i problemi internazionali e varie crisi”.

Occorrerà la sconfitta del tentato golpe britannico contro Trump, di cui Bolton, Mike Pence, Pompeo e altri sono agenti chiave, per far sì che Trump possa cercare una politica più costruttiva in collaborazione con Russia, Cina e altri.

Una “nuova architettura di sicurezza” è nell’interesse dei paesi europei

L’evoluzione del quadro strategico è caratterizzata questa settimana da una possibile svolta decisiva nei negoziati commerciali tra Stati Uniti d’America e Repubblica Popolare della Cina e dal secondo vertice tra Donald Trump e il leader nordcoreano Kim Jong-un, previsto per il 27-28 febbraio ad Hanoi.

Allo stesso tempo, il “partito della guerra” transatlantico è in piena mobilitazione nel tentativo di sabotare questi sviluppi positivi. Un fianco potenzialmente esplosivo è quello aperto in Venezuela, dove i neocon spingono per un’operazione di “cambiamento di regime” mentre il sedicente presidente Juan G. Guaidó Márquez si spinge fino a chiedere un intervento militare.

Ancor più serio è il rischio di uno scontro globale tra Alleanza Nordatlantica e Federazione Russa, che potrebbe essere avviato dall’uscita degli Stati Uniti dal Trattato sulle Forze Nucleari Intermedie, come ha paventato il Presidente russo Vladimir Putin nel suo discorso all’Assemblea Federale Russa il 20 febbraio. Se l’intenzione di Trump sembra essere quella di negoziare un trattato più completo includente la Cina e altri Paesi, il partito della guerra sfrutta la situazione per promuovere l’installazione in Europa di missili balistici a media gittata.

Helga Zepp-LaRouche è stata intervistata sul tema da Sputnik International, che ha pubblicato i suoi commenti il 21 febbraio sotto il titolo: “L’Europa firmerà un patto per il proprio suicidio se ospiterà nuovi missili statunitensi” (vedi https://sputniknews.com/europe/201902211072620749-europe-suicide-pact-us-missiles/). Tra l’altro, la fondatrice dello Schiller Institute afferma: “Nonostante l’intenzione espressa dal Presidente Trump di migliorare i rapporti tra Stati Uniti e Russia, che può voler dire che egli abbia l’idea di sostituire il Trattato INF con un nuovo accordo, [Vladimir] Putin deve tener conto dell’intenzione contraria dei neocon nell’Amministrazione di Trump e del ‘ministro della guerra’ britannico Gavin Williamson, che minaccia di usare il ‘potere duro’ e sostiene che ‘i confini tra pace e guerra stanno diventando indistinti'”.

La Signora Zepp-LaRouche si riferisce a queste dichiarazioni di Williamson:

https://www.newsandstar.co.uk/news/national/17422748.williamson-be-prepared-to-use-hard-power-or-risk-being-seen-as-paper-tiger/.

Se l’Europa acconsentirà ad accogliere missili americani a medio e corto raggio, ciò equivarrà a un “patto suicida”, perché la Russia ha fatto capire che punterebbe i missili contro quelle che considera potenziali minacce alla sicurezza, ha proseguito.

Il “fondamentale interesse” dell’Europa, afferma Zepp-LaRouche, è togliere le sanzioni alla Russia e “ristabilire buoni rapporti con Mosca, creando ‘una zona economica dall’Atlantico al Pacifico sulla base dell’integrazione tra la Belt and Road Initiative, l’Unione Economica Eurasiatica e l’UE'”. Ciò creerebbe “una nuova architettura di sicurezza” che dovrebbe diventare la base su cui l’Europa potrebbe edificare la cooperazione con gli Stati Uniti.

L’articolo di Sputnik continua: “Alla domanda su come superare i dissidi sulla sicurezza globale tra Russia e l’Occidente, Zepp-LaRouche ha suggerito che una volta che ‘i veri autori’ del ‘Russiagate’ – lo scandalo sulle presunte ingerenze di Mosca nelle elezioni presidenziali americane del 2016 che la Russia nega fermamente – fossero rivelati, la maggior parte delle tensioni strategiche evaporerebbero”.

Conferenza dello Schiller Institute: “creare un’epoca nuova per l’umanità”

Questo è il titolo della conferenza tenuta dallo Schiller Institute americano il 16 febbraio a Morristown, la cittadina del New Jersey famosa per il suo ruolo nella guerra d’indipendenza americana. Il pubblico ha salutato con una lunga ovazione la presenza di Helga Zepp-LaRouche, anche come tributo alla memoria del consorte appena scomparso.

Jacques Cheminade (foto), amico di lunga data dei coniugi LaRouche e fondatore del partito francese Solidarité et Progrès, ha svolto la relazione di apertura su “Il mondo che verrà di Lyndon LaRouche”. Accettando la sfida di continuarne l’opera, Cheminade ha affermato: “Guardo a noi, oggi, con gli occhi del futuro… Sono fiducioso di vedere il mondo desiderato da LaRouche”. L’ostacolo per realizzare quel mondo si chiama ideologia britannica. Cheminade ha passato in rassegna la politica larouchiana per una Nuova Bretton Woods e le sue Quattro Leggi, come qualcosa resa sempre più necessaria dallo “tsunami finanziario” in arrivo. In aggiunta, v’è il tentativo di usare i cosiddetti Big Data e la cosiddetta intelligenza artificiale per controllare la popolazione e prendere di mira taluni come ‘classi sociali inutili’. Egli ha poi fatto riferimento al pericolo dell’odierno ‘complesso militare-industriale’ e ha identificato l’asse dei ‘Cinque Occhi’ contro la Russia e la Cina. Nonostante questi pericoli, dobbiamo costruire il futuro, ha continuato, e creare sistemi creditizi per fornire capitali diretti ai progetti di sviluppo a lungo termine, come fa la Cina per la Nuova Via della Seta. Questo fu anche l’approccio di Franklin Roosevelt.

Nel realizzare tutto questo, ha sostenuto Cheminade, non dobbiamo mai dimenticare che “il migliore collaboratore della distruzione è il pessimismo”.

Cheminade è stato seguito da John Gong, docente di economia all’Università per l’Economia e il Commercio Internazionali di Pechino, che ha parlato di “investimenti cinesi e infrastrutture americane nell’ambito delle nuove relazioni sino-americane”. La parola è poi passata a Theodore Strzhizhovskiy, consigliere della missione russa presso l’ONU, che ha letto la relazione dell’ambasciatore Vasily A. Nebenzya sul tema “prospettive di collaborazione Est-Ovest: il punto di vista della Federazione Russa”.

Gli altri relatori della sessione di apertura sono stati William Binney, ex direttore tecnico della NSA divenuto “whistleblower”, Jason Ross dello Schiller Institute, che ha parlato del “bisogno urgente di un nuovo paradigma per l’Africa” e Dennis Small, direttore per l’America Latina dell’EIR, che ha spiegato “perché Donald Trump deve esonerare Lyndon LaRouche”.

I lavori sono proseguiti con due sessioni, una sull'”Educazione estetica dell’uomo”, con un’attenzione particolare per il poeta cui si ispira l’istituto, e cioè Friedrich Schiller; e l’altra su “il destino dell’umanità nell’universo”, che ha esplorato le frontiere della scoperta scientifica oggi. Il culmine culturale della giornata si è avuto nell’esecuzione della Fantasia Corale di Beethoven da parte del Coro e dell’Orchestra dello Schiller Institute.

La previsioni di LaRouche a lungo termine

Lyndon LaRouche era noto per aver compiuto previsioni economiche a lungo termine accurate e uniche, le più importanti delle quali sono state raccolte dall’EIR nel 2008. Ne abbiamo scelte tre:

• Nel 1959-60, LaRouche previde che una serie di turbolenze monetarie avrebbero anticipato il crollo degli accordi di Bretton Woods. Questo a séguito della recessione statunitense del 1957, che LaRouche aveva anticipato come conseguenza dell’espansione di una bolla creditizia post-1954 alimentata dal finanziamento di acquisti di auto, case e altri beni di consumo. La previsione di LaRouche si dimostrò giusta quando, il 15 agosto 1971, Richard Nixon sganciò il dollaro dalla riserva aurea, facendo crollare il sistema monetario internazionale postbellico.

• Nel febbraio 1983, LaRouche informò il governo sovietico che, se avesse rifiutato un’offerta occidentale di sviluppo congiunto dei sistemi ABM (che divennero noti col nome di Strategic Defense Initiative quando furono adottati dal Presidente Reagan il 23 marzo dello stesso anno), la pressione sull’economia del Comecon avrebbe condotto a un crollo di quel sistema economico entro cinque anni. Questa previsione fu seguita da un’altra, fatta nel corso di una conferenza al Kempinski Bristol Hotel di Berlino, il 12 ottobre 1988. LaRouche affermò che “nelle giuste condizioni… i primi passi per la riunificazione della Germania” sarebbero potuti avvenire a breve e Berlino sarebbe ridiventata capitale. Un anno dopo cadde il Muro di Berlino.

• Nel 1995, in un testo preparato per una conferenza in Vaticano, LaRouche formulò la sua nota “funzione di collasso” o “tripla curva”, mostrando la dinamica divergente degli andamenti dell’economia fisica, degli aggregati monetari e degli aggregati finanziari, indicando che il collasso del sistema finanziario era inevitabile. La Tripla Curva fu presentata per la prima volta in pubblico a una conferenza a Eltville, in Germania, più tardi nello stesso anno. Successivamente comparve in una trasmissione televisiva nazionale il 15 gennaio 1996, come parte della campagna per la nomina presidenziale democratica. LaRouche sostenne che l’unica soluzione al collasso era una riorganizzazione fallimentare del sistema e l’emissione di credito produttivo per rilanciare l’economia.

La crisi finanziaria del 2007-2008 confermò pienamente la previsione a lungo termine di LaRouche riguardo a un collasso sistemico e alla sua natura, laddove tutti i principali economisti non avevano visto arrivare il crac e alcuni sostenevano ancora che si trattasse di una crisi congiunturale. Se applicata alla situazione odierna, quella funzione indica ancora che il sistema è destinato al crac. Successivamente, LaRouche elaborò la sua soluzione originale nella proposta delle “quattro leggi”: 1. Riorganizzazione del sistema secondo il modello del Glass-Steagall Act del 1933; 2. Banca Nazionale per l’emissione di credito produttivo; 3. Grandi progetti infrastrutturali finanziati con credito pubblico; 4. Investimenti per un volano scientifico-tecnologico.

Il “canto del cigno” degli eurocrati a Strasburgo

I brutali attacchi e i veri e propri insulti che i leader eurofanatici del Parlamento Europeo hanno riservato al Primo Ministro italiano Giuseppe Conte il 12 febbraio a Strasburgo erano “il proprio canto del cigno”, come lo stesso Conte ha commentato in un’intervista ai quotidiani italiani il 14 febbraio.

Conte ha compiuto di Strasburgo la tradizionale visita di fine legislatura dei capi di governo dei Paesi membri dell’UE e ha presentato le sue idee su come riformare l’Europa al fine di recuperare la visione che si è persa negli ultimi trent’anni. Egli ha auspicato l’abbandono di una politica di austerità che si è rivelata fallimentare, come ha riconosciuto lo stesso Juncker nel caso della Grecia, e ha ricordato che la stabilità finanziaria è importante, ma altrettanto lo è quella sociale. Ha poi affrontato il tema della migrazione, invitando i partner a riconoscere che il problema si risolve solo sviluppando l’Africa. In politica estera, Conte ha sconsigliato una linea antagonistica con Russia, Cina e persino Stati Uniti, ricordando che con questi ultimi sono più le cose che ci uniscono che quelle che ci possono dividere temporaneamente, e che Cina e Russia fanno parte di ogni soluzione ai problemi internazionali.

A prescindere dalle valutazioni politiche, il discorso di Conte aveva un respiro da statista e le sue critiche alla politica dell’UE erano accompagnate da assicurazioni sulla fede europeista del suo governo. Ciononostante egli è stato accolto da un assalto preordinato da parte dei leader dei principali gruppi parlamentari, nell’ordine da Manfred Weber (Partito Popolare), Gerd Bollmann (Socialisti e Democratici) e Guy Verhofstadt (liberali). Tutti costoro hanno spostato il tema della discussione, dal futuro dell’Unione Europea alla situazione politica italiana, con attacchi personali e persino insulti, motivati con informazioni distorte se non addirittura false. In particolar modo Verhofstadt (foto), che ha voluto esibirsi in un italiano maccheronico, ha superato ogni decenza quando ha accusato il capo del governo italiano di essere una marionetta. “Fino a quando, signor Conte, Lei continuerà a essere la marionetta di Salvini e di Di Maio?”, gli ha chiesto provocatoriamente.

Conte non ha perso il controllo e gli ha risposto con calma, ma con fermezza, che trovava inaccettabile per un capogruppo “insultare me personalmente e, attraverso me, l’intero popolo italiano”. Ha quindi ribattuto a Verhofstadt di non sentirsi una marionetta, e casomai marionette sono coloro che servono gli interessi di gruppi d’affari e di lobby.

Due giorni dopo, ha paragonato gli attacchi al “canto del cigno” di una classe politica che, a causa del suo fallimento, sarà costretta dagli elettori ad abbandonare la scena politica.

L’aspetto grottesco della faccenda è che coloro che, come Verhofstadt, accusano il governo italiano di essere ostaggio dell’estrema destra (Lega) o dell’estrema sinistra (M5S), sono corresponsabili della creazione del governo più fascista d’Europa e cioè quello di Kiev. Proprio Verhofstadt svolse un ruolo prominente nel rovesciamento del governo democraticamente eletto dell’Ucraina e tenne un comizio sulla famosa piazza alla vigilia del golpe dei neonazisti banderisti nel 2014.

Meno noto è il fatto che Verhofstadt aveva corteggiato due anni fa il M5S affinché aderisse al gruppo parlamentare liberale e sostenesse la sua candidatura a presidente del Parlamento Europeo. Il M5S aveva accettato, ma l’accordo fallì perché Verhofstadt fu sconfessato dal proprio gruppo.

Se poi qualcuno si meraviglia perché la Brexit non faccia progressi, è anche perché lo stesso Verhofstadt conduce i negoziati per conto del Parlamento di Strasburgo.

La Via della Seta per un Nuovo Risorgimento Meridionale

Mercoledì 20 febbraio p.v. a Gioia Tauro si terrà un convegno dal titolo “La via della seta per un nuovo Risorgimento Meridionale” a cui parteciperanno Alberto Bradanini, Giulietto Chiesa, Diego Fusaro, Francesco Toscano, Nunzio Foti.

Il convegno si tiene alle 18.30 presso La Commanderie di Gioia Tauro. Per informazioni 0966-046548.

Timido avvio di un programma di investimenti infrastrutturali negli Stati Uniti

Due giorni dopo il discorso sullo Stato dell’Unione in cui Trump ha fatto appello ai democratici perché partecipassero alla stesura di una legge per gli investimenti nelle infrastrutture, il deputato democratico Peter DeFazio (foto) ha presentato un disegno di legge nella Commissione Trasporti e Infrastrutture, che egli presiede. DeFazio ha indicato di essere aperto alla collaborazione con la Casa Bianca sul tema. Il disegno di legge prevede di finanziare nuove infrastrutture con l’aumento di circa il 10% del prezzo della benzina. Tuttavia, ha tenuto a precisare che questo rappresenta una partenza “minima” rispetto alle dimensioni degli investimenti di cui ha bisogno l’economia e spera che il programma sia fortemente incrementato prima di passare in aula.

DeFazio ha presentato il piano a una conferenza per la stampa assieme al presidente della Camera di Commercio statunitense Thomas Donahue. Quest’ultimo si è appellato ai congressisti affinché nel nuovo bilancio assicurino la priorità agli investimenti infrastrutturali. “Avvisiamo il Congresso: non indietreggiate sulla riforma fiscale per finanziare le infrastrutture”.

Secondo Donahue, l’aumento di 25 centesimi per gallone sul prezzo della benzina porterebbe 400 miliardi di dollari in dieci anni allo Highway Trust Fund, il fondo nazionale finanziato dalle accise che si occupa della costruzione di strade e, in misura minore, anche del trasporto di massa. Senza questa iniezione di fondi, lo HTF avrebbe bisogno di almeno 140 miliardi prelevati dal gettito fiscale nello stesso periodo. Donahue ha detto che dalle amministrazioni statali e comunali e da fonti private proverrebbero altri fondi. Discutendo con il nostro corrispondente dopo la conferenza stampa, il capo della Camera di Commercio statunitense si è detto d’accordo sul fatto che una banca nazionale per le infrastrutture (NIB) sarebbe una soluzione ideale per raggruppare questi investimenti e potrebbe inglobare la partecipazione di altre nazioni come Cina, Giappone e Russia.

L’EIR ha chiesto anche a DeFazio se una NIB non sarebbe un’opzione preferibile all’aumento delle accise sulla benzina per finanziare il programma. Egli non ha scartato l’idea, a patto che la banca abbia il backstop della fiscalità generale e non si limiti a finanziare progetti “commercialmente pronti”. DeFazio spera anche che la sua legge “minima” possa nella Commissione Ways and Means del Congresso estendersi a tutte le infrastrutture, al di là di quelle di superficie, e arrivare alla somma di duemila miliardi in tredici anni.

Il comitato di azione politica di LaRouche (LPAC) propone da anni una banca nazionale per le infrastrutture e ha suggerito di coinvolgere la Cina nel capitale della banca anche come mezzo per ridurre gli squilibri delle partite correnti tra i due Paesi. Questa proposta è stata recentemente rilanciata dal sottosegretario al Ministero dello Sviluppo Economico italiano Michele Geraci, un economista e profondo conoscitore della realtà cinese,

Il problema è che un grande programma infrastrutturale mal si concilia con l’agenda maltusiana portata avanti da una grossa fetta del Partito Democratico alla Camera dei Rappresentanti, che sostiene l’idea di un “New Deal Verde” per rottamare tutte le fonti di energia tranne le cosiddette “rinnovabili”.

La crisi franco-italiana accelera la decomposizione dell’UE

Il 7 febbraio, il governo francese ha richiamato l’ambasciatore a Roma in risposta alla presunta “interferenza” italiana negli affari interni della Francia. Questo, nello stesso momento in cui Parigi e altri governi europei stavano allestendo una sorta di coalizione dei volenterosi per rovesciare il presidente eletto del Venezuela Nicolas Maduro.

La crisi franco-italiana, la peggiore dal 1940, va vista come l’apice di un conflitto che è iniziato il giorno in cui a Roma si insediò il cosiddetto governo populista. Le élite europee decisero di ingaggiare una guerra senza quartiere contro i populisti italiani nella speranza di impedire un “contagio” degli altri Paesi. Emmanuel Macron assunse la guida di quell’offensiva, generando una guerra di parole che è diventata una guerra di fatti. Per Lega e M5S è stato come un invito a nozze e infatti l’hanno sfruttato per aumentare i propri consensi. L’economista francese Jacques Sapir ha correttamente inserito l’episodio in una serie di quattro sviluppi recenti, ognuno dei quali avrebbe avuto il potenziale di scatenare una guerra nel XIX secolo o agli inizi del XX. Essi testimoniano la “decomposizione” dell’Unione Europea, ha commentato con amarezza Sapir (vedi https://www.facebook.com/notes/jacques-sapir/décompositions-européennes/1502994526497127/):

I quattro episodi sono:

1. La vergognosa dichiarazione del presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk (8 febbraio): “Mi sono chiesto com’è quel posto speciale all’inferno riservato a coloro che hanno promosso la Brexit senza nemmeno una bozza di piano per condurla in porto con sicurezza”.

2. Il tweet di un funzionario del partito “Les Républicains” francese, Valérie Pecresse, che ha chiesto all’UE di rendere la Brexit “dolorosa” per gli inglesi.

3. Il richiamo dell’ambasciatore francese a Roma, che Sapir dice essere una reazione all’incontro tra il Vicepremier Luigi Di Maio e una delegazione dei Gilet Gialli e non a attacchi immaginari del governo italiano a quello francese.

4. Il voltafaccia francese sull’accordo con la Germania a sostegno del gasdotto Nord Stream 2, che ridicolizza le pretese macroniane di incarnare il rilancio dell’UE (Parigi ha poi ammorbidito la sua posizione e si è giunti a un compromesso, ma questo non cambia il punto fatto da Sapir).

Il sito sovranista italiano scenarieconomici.it, che fa capo all’economista Antonio Maria Rinaldi, ha condiviso l’analisi di Sapir e si è chiesto come sia potuta nascere tanta animosità, già vista per esempio nei confronti della Grecia nel 2015. La risposta: “L’aver creato una gabbia di legami di carattere finanziario e di bilancio da un lato ha distrutto i grandi progetti di collaborazione internazionale che avevano costruito la vera e propria unione e crescita comune, come ARIANE ed AIRBUS, dall’altro hanno posto le basi per una lotta di tutti contro tutti per ogni singolo frammento di diritto o centesimo di euro. Aggiungiamo poi noi che le stesse elezioni europee per un parlamento privo di potere, ma comunque con un valore politico interno ai singoli stati, viene a costituire un elemento distruttivo per l’Europa perché viene a portare ad un’ingerenza sgradita, ma ovvia, di un paese nella politica di un altro. Euro, cattiva gestione monetaria e cattiva gestione economica stanno distruggendo progressivamente l’Europa e senza correzioni si andrà vero un disfacimento come quello dell’URSS” (vedi https://scenarieconomici.it/la-decomposizione-europea-ispirato-a-jacques-sapir/).

Lyndon H. LaRouche, Jr. (1922-2019): un talento ben speso

L’economista, statista, filosofo, scienziato e poeta americano Lyndon H. LaRouche, Jr. è deceduto all’età di 96 anni, martedì 12 febbraio 2019, nel giorno dell’anniversario della nascita di Abramo Lincoln, un Presidente degli Stati Uniti d’America che Lyndon LaRouche amava molto e che più volte celebrò nei suoi scritti.

Coloro che lo conobbero e amarono, sanno che con la sua dipartita l’umanità subisce una grave perdita e le persone attive nel suo movimento rinnovano la propria dedizione al compito di rendere concrete le grandi idee per le quali la storia gli renderà onore.

Coloro che non lo conobbero, o che solo recentemente si sono avvicinati alle sue idee, possono conoscerne la personalità leggendo le sue parole. Nella seguente registrazione possono ascoltare Lyndon LaRouche parlare del significato della vita, durante una conferenza del 1988, uno degli anni nel corso dei quali fu vittima di una persecuzione politica e giudiziaria assai simile, per alcuni aspetti notevoli di attenzione, a quella cui è sottoposto l’attuale Presidente degli Stati Uniti d’America:

[Trascrizione] Non esiste una parte della società, una parte dell’elettorato che non abbia gli stessi interessi. Non v’è popolo, di alcuna nazione, che abbia interessi differenti da quelli di qualunque altra nazioni, relativamente a questo problema. Stiamo parlando del futuro di centinaia di milioni di anime non nate, senza il cui successo le nostre vite non hanno significato. Questo è l’interesse comune che unisce tutti noi, tale che non vè distinzione tra di noi, relativamente a questo problema, a questa causa, a questo interesse. Se combattiamo mossi dall’amore per l’umanità, pensando in particolare a quelle centinaia di milioni di anime in attesa di nascere e pensando anche a coloro il cui martirio o sacrificio ci ha dato quel che era il nostro potenziale e il nostro debito nei loro confronti, trasmettiamo loro un futuro.

Pensiamo alle nostre vite non come a qualcosa di vissuto momento dopo momento, ma come a un piccolissimo brano di esperienza, con un inizio e con una conclusione non troppo tardiva. Pensiamo alle nostre vite non come a esistenze vissute per il piacere ivi contenuto, ma come a occasioni di raggiungere uno scopo, un obiettivo riflesso in ciò che lasceremo in eredità a quelle centinaia di milioni in attesa di nascere. Se, in qualche momento, dovessimo interrompere la nostra vita mortale avendola dedicata ad assicurare la causa di quelle centinaia di milioni di anime in attesa di nascere, potremmo camminare con gioia verso la morte, poiché sapremo di aver ben speso la nostra vita, di aver fatto il nostro dovere. Forse, essendo stati in parte ostacolati nel suo maggior compimento, ma ammettendo comunque di aver ben speso la vita. La gioia della vita, la vera gioia della vita in relazione a ciò che il Nuovo Testamento (Corinti, 13) chiama agape in greco antico, caritas in latino e charity nella bibbia di Re Giacomo, è quella qualità di caritas, quella qualità di amore sacro che ci unisce, individui, alle centinaia di milioni di non nati, per il cui amore possiamo dare le nostre vite, e con i quali possiamo camminare nella sorridente gioia, sapendo che, in un certo senso, essi pure ci amano, benché non siano ancora nati.

Ciò dà senso alla vera importanza delle nostre vite, la vera gioia di essere un individuo umano vivente. Dobbiamo lavorare assieme seguendo il senso di quella attitudine verso l’umanità, verso quell’umanità storica che costituisce una grande famiglia che molto deve alle generazioni passate, mentre la generazione presente deve alle generazioni future. L’amore che unisce la famiglia è, in fatto di opere, l’espressione pratica della fede, dalla quale deriva il vigore per combattere e vincere questa guerra. Così facendo, sono sicuro, vinceremo. Ciascuno di noi è piccolo, è un individuo. Ma se ci uniamo, se ci uniamo per questa causa, sapremo che ciascuno di noi, in qualità di individuo, in questo modo unito, renderà possibile la prosperità. Quindi, in questo momento terribile per il genere umano, in cui la civiltà come la conosciamo da centinaia di anni rischia di andare perduta, nei prossimi decenni, rischiamo di perdere la civiltà. Ma abbiamo anche la possibilità di una soluzione eroica alla crisi, di diventare generazioni che, di fronte alla coppa dei Getsemani, l’hanno accettata, ed hanno perpetuato, nell’imitazione di Cristo, la causa della salvezza delle anime future”.

Un anno dopo, quando fu incarcerato, scrisse nel giorno del compleanno di Martin Luther King, il 17 gennaio 1990:

“Coloro tra noi che si ritrovano nel giardino dei Getsemani, in cui dobbiamo assumere un ruolo di leadership pensando a Cristo in croce, sperimentano spesso qualcosa che la maggior parte delle persone non conosce. Tendiamo a considerare le cose da un punto di vista differente. Prima di cercare di spiegare come vedo il periodo recente, e il periodo che ci attende, dovrei comunicare quale sia il mio punto di vista, un punto di vista che è condiviso in vari gradi di approssimazione da chiunque sia stato a Getsemani con la vista della croce negli occhi, e dice ‘Lui l’ha fatto, ora mi dicono che devo farlo anche io, camminare sul Suo percorso’.

“Quello che suggerisco spesso, nel cercare di spiegare questo ad una persona che non l’ha sperimentato, è dire: ‘immagina un periodo 50 anni dopo la tua morte, Immagina un momento, tra 50 anni, in cui tu possa diventare conscio e guardare tutta la tua vita mortale, vederla come un’unità. Immagina di affrontare la questione della vita mortale chiedendoti “questa vita era necessaria nello schema totale dell’universo e l’esistenza del genere umano, era necessario che nascessi per condurre quella vita, la somma totale degli anni trascorsi tra la nascita e la morte? Ho fatto qualcosa, o la mia vita ha rappresentato qualcosa, che ha dato dei benefici alle generazioni attuali e implicitamente alle generazioni future dopo di me?” Se è così, avrai percorso la tua vita con gioia, sapendo che ciascun momento è stato prezioso per tutto il genere umano, perché ciò che ho fatto vivendo era qualcosa di utile per il genere umano, qualcosa da cui ha tratto beneficio tutto il genere umano”.

In seguito, parlando del genio unico di Martin Luther King nel gennaio 2004, LaRouche disse:

(Stralci da un discorso di LaRouche alla preghiera per Martin Luther King del 19 gennaio 2004, indetta dalla Conferenza democratica della Contea di Talladega (Alabama)

“Stiamo tutti mortali. E per far nascere in noi la passione, quando siamo in vita, che ci spingerà a fare del bene, dobbiamo avere il senso che la nostra vita, spendere il nostro talento, significherà qualcosa per le generazioni future. Guardare, come Mosé, a ciò che accadrà quando non ci saremo più a goderne i benefici. Si tratta di un senso di immortalità. E’ il motivo per cui i genitori fanno tanti sacrifici per i loro figli. E’ il motivo per cui le comunità si sacrificano per una buona istruzione per i loro figli, per dare delle opportunità ai loro figli. Sei pronto a fare la fame, sapendo di andare verso qualcosa, che la tua vita significa qualcosa. Che puoi morire con un sorriso sulle labbra: hai sconfitto la morte. Hai speso il tuo talento in modo saggio, perché la tua vita porterà a qualcosa di meglio per le generazioni future”.

“Le grandi nazioni non combattono guerre senza fine”

Nel discorso sullo Stato dell’Unione tenuto il 5 febbraio il Presidente Trump ha lanciato una grossa sfida sia ai suoi sostenitori sia ai suoi nemici, ponendo grande enfasi sui temi che erano stati al centro della campagna elettorale che lo portò alla vittoria nel 2016: terminare le “guerre senza fine” e i colpi di stato per cambiare i regimi, rivitalizzare l’economia della nazione modernizzando le infrastrutture, porre fine alle “pratiche commerciali sleali” e rendere sicuri i confini della nazione.

Trump ha esordito con un appello all’unità, chiedendo a entrambi i partiti al Congresso di “scegliere la cooperazione, il compromesso e il Bene Comune… Sono pronto a lavorare con voi per ottenere miglioramenti storici per il nostro popolo… dobbiamo agire non come due partiti, ma come una nazione”. È tempo, ha aggiunto “di scegliere la grandezza e non lo stallo partigiano”.

L’espressione più pungente e l’aspetto forse più controverso del suo appello per il Bene Comune è stato nel ribadire l’impegno a ritirare le truppe americane dalla Siria e dall’Afghanistan. Verso la fine Trump ha rimproverato gli oppositori neocon dicendo: “Le grandi nazioni non combattono guerre senza fine”. Confermando di aver rotto con le dottrine geopolitiche, si è rifiutato di riferirsi alla Russia e alla Cina come “avversarie”. Questo è degno di nota, se si considera l’incessante campagna contro la Russia e la Cina condotta dai neoconservatori, comprendente l’uso dell’inchiesta “Russiagate” di Mueller.

Trump ha ribadito inoltre che la sua “nuova diplomazia ardita” include la “storica spinta per la pace” nella penisola coreana, che ha portato a un buon rapporto col Presidente Kim Jong-un. Ha colto l’occasione per confermare che i due leader terranno il loro secondo vertice in Vietnam il 27-28 febbraio. Sulle infrastrutture ha fatto appello ai democratici a unirsi a lui “per lavorare… su un disegno di legge per nuovi e importanti investimenti nelle infrastrutture, inclusi investimenti nelle industrie all’avanguardia del futuro. Questa non è un’opzione. È una necessità”.

Il tema cui non ha risposto nel suo discorso è il rilancio dei settori industriale e delle infrastrutture. Nel passato aveva sostenuto alcuni aspetti delle quattro leggi di LaRouche: ripristino della legge Glass-Steagall, investimenti nelle infrastrutture con metodi da “sistema americano” e enfasi sui progressi scientifici. Adottare le quattro leggi di LaRouche è l’approccio programmatico indispensabile per realizzare i suoi obiettivi.

Presentato in Australia un disegno di legge per la separazione bancaria

Il 12 febbraio la Sen. Pauline Hanson, del partito populista australiano One Nation, presenterà al Senato un disegno di legge per la separazione bancaria (Glass-Steagall). La stampa australiana ha dato ampio spazio alla notizia, ricordando che alcune delle proposte della Sen. Hanson (foto) ricordano quelle dell’economista e leader politico americano Lyndon LaRouche.

Commentando la notizia, il CEC, il movimento di LaRouche in Australia, ha scritto quanto segue: “Quando si parla di adottare gli standard bancari della legge Glass Steagall non e’ necessario conferire una separazione strutturale tra prodotto e consulenza o di evitare separazioni strutturali tra integrazioni verticali e orizzontali nel sistema finanziario, ma di architettare la ‘’separazione strutturale’’ al fine di evitare la entrata in gioco di automatici meccanismi di bail-out or bail-in in caso di liquidazione bancaria. Il Tesoro si è costantemente opposto al tipo di separazione strutturale della legge Glass Steagall, ingannando il pubblico australiano nella convinzione che la separazione strutturale dei regolatori sia rilevante e sufficiente. Ma capita che per la prima volta i quattro leader delle migliori quattro banche scrivano alla tesoreria una lettera in cui chiedere una ‘quasi’ commissione d’inchiesta sullo stato del sistema finanziario, Noi, i milioni che hanno sottoscritto la petizione per la separazione bancaria, chiediamo seriamente che il provvedimento giunga in Senato il 12 febbraio, in seguito al report di Kenneth Hayne.

I politici, in particolare quelli dei principali partiti, che ricevono milioni di donazioni in dollari dalle banche e dalle grandi quattro società di contabilità globale, come PricewaterhouseCoopers (PwC), Ernst and Young (EY), KPMG e Deloitte, che nascondono i crimini delle banche, stanno provando a nascondersi dietro questo rapporto finale ed a dire che questo sarebbe tutto il necessario per affrontare i problemi bancari. No! E’ compito del ‘pubblico’ assicurarsi che ciò non accada. Il popolo australiano deve assicurarsi che il parlamento trasferisca la sua responsabilità al fine di garantire un sistema finanziario onesto e funzionale. E Kenneth Hayne, ha fatto tutto ciò che poteva fare; ma il report di Hayne non risolverà il sistema ma saranno i parlamentari a farlo!!”

Petizione per chiedere al Presidente Trump che LaRouche venga scagionato!

Molti americani sono rimasti sorpresi e stupefatti all’inizio di questo mese quando il venerabile New York Times e l’apparato di Robert Mueller si sono adoperati per mettere il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, sotto processo per tradimento, perché ha avuto il coraggio di incontrare e conversare con il presidente russo Vladimir Putin; perché ha definito la NATO “obsoleta” e ne ha messo in discussione il suo ruolo; e perché ha licenziato il suo direttore dell’FBI, James Comey, come prescrive la Costituzione che lo autorizza a farlo. Sono rimasti scioccati quando è diventato pubblico che i vertici dell’FBI, della CIA e del Partito Democratico – sempre su istruzioni dell’intelligence britannica – erano stati, e sono tuttora, impegnati in un colpo di stato attivo contro il Presidente eletto, democraticamente, degli Stati Uniti. Molti di voi che leggono queste righe oggi sono giustamente atterriti dal fatto che questi ’fantocci ’, sebbene non abbiano ancora raggiunto il loro obiettivo, possano agire con apparente impunità. Ci si chiede “Come sia possibile?”.

Per trovare la risposta a questa domanda, basta guardare agli eventi del 27 gennaio 1989 – esattamente 30 anni fa – quando Lyndon J. LaRouche e un gruppo di suoi collaboratori furono incarcerati con lunghe condanne, per reati che non avevano commesso.. Il complotto e l’incarcerazione di LaRouche, facilitato da anni di menzogne dei media su LaRouche stesso ed il suo movimento, che continua ancor oggi, è stato eseguito dagli stessi prestigiatori politici a guida britannica – in molti casi, dagli stessi ‘sicari ’individualmente, incluso l’Inquirente speciale Robert Mueller, che oggi tentano di rovesciare il Presidente degli Stati Uniti.

Ed è proprio perché sono stati in grado di portare a termine l’ingiustizia contro LaRouche 30 anni fa, nonostante le proteste a livello nazionale ed internazionale, di eminenti leader dei diritti civili e dei diritti umani, funzionari eletti e studiosi legali, che ci riprovano anche oggi, su scala più vasta.

In effetti, i cinque anni di carcere di Lyndon LaRouche definirono un’intera era della storia moderna degli Stati Uniti, proprio come fece l’assassinio di John F. Kennedy del 1963.

Non c’è esagerazione in questa affermazione. Ramsey Clark, che ha ricoperto il ruolo di ministro della Giustizia degli Stati Uniti sotto la presidenza di Lyndon Johnson, e che ha anche rappresentato LaRouche nei suoi appelli alla Corte d’Appello del Quarto Circuito e alla Corte Suprema degli Stati Uniti, ha dichiarato in una lettera aperta del 26 aprile 1995 all’allora Procuratore Generale Janet Reno:

“Vi porto all’attenzione questa questione [il caso LaRouche] direttamente, perché ritengo che coinvolga una gamma più ampia di deliberato e sistematico comportamento e abuso di potere per un periodo di tempo più lungo nel tentativo di distruggere un movimento politico e un leader, rispetto ad un qualsiasi altro processo federale da me seguito nel tempo o per quanto ne possa sapere. “

Clark ha anche detto:

“Lo scopo può essere visto solo come una distruzione – è più di un movimento politico, è più che una figura politica; sono entrambi i motivi. Ma è un motore assai fertile di deliranti idee, uno scopo comune di pensare e studiare e analizzare per risolvere i problemi, indipendentemente dall’impatto sullo status quo o sugli interessi acquisiti. Era uno scopo intenzionale distruggerlo ad ogni costo … In quello che era un uso complesso e pervasivo delle forze dell’ordine, dei pubblici ministeri, dei media e delle organizzazioni non governative concentrate sulla distruzione di un nemico, questo caso deve essere considerato di assoluta importanza”. Con la reclusione di LaRouche, l’America e il mondo intero sono stati privati del loro più illustre statista ed economista.

Poiché le politiche di LaRouche per evitare il saccheggio predatorio di Wall Street e della City di Londra con il progetto di un Nuovo Ordine Economico Mondiale basato sullo sviluppo universale ad alta tecnologia, purtroppo non furono attuate, centinaia di milioni di persone in tutto il mondo rimasero in povertà e decine di milioni morirono inutilmente . Solo con la recente adozione da parte della Cina di politiche molto simili a quelle proposte da LaRouche da 50 anni oramai, il genocidio si è fermato in almeno ampie parti del pianeta.

Poiché la politica dello scudo spaziale (SDI) di LaRouche, adottata e proposta dal presidente Ronald Reagan nel 1983, fu sabotata e non portata a termine, il mondo oggi è sull’orlo dello scontro termonucleare. Solo un ritorno al progetto originale di creare uno ‘scudo spaziale anti-missili’ di LaRouche, basato su nuovi principi fisici e sulla cooperazione con Russia e Cina, non contro di loro, può ora tirarci indietro dall’orlo della catastrofe.

Poiche’ la proposta di LaRouche per la cooperazione tra Oriente e Occidente dopo la caduta del Muro di Berlino e la riunificazione della Germania – notoriamente prevista da LaRouche nell’ottobre 1988 – fu respinta, e LaRouche fu trascinato in carcere appena tre mesi dopo, la Russia fu devastata e l’ Occidente saccheggiato sotto Thatcher, Bush e Mitterrand. E si scatenò un’ondata di guerre permanenti, ancora in corso oggi.

E poiché la proposta di LaRouche di combattere il traffico di droga contro l’apparato bancario di Droga SpA non è mai stata attuata, l’epidemia di droga oggi sta avvelenando la nostra nazione e il nostro mondo.

E poiché le politiche di LaRouche per la generazione di un nuovo Rinascimento della cultura e della scienza classica sono state spazzate via, si prospettano oggi nuovi secoli bui per i nostri giovani in particolare.

Alcuni tra voi potrebbero non essere d’accordo. Alcuni potrebbero pensare che l’incarcerazione di un solo uomo, per quanto ingiusta, non possa causare tali risultati. Ma quelli che pensano in questo modo devono ancora capire come funziona la storia reale, il fatto cioè che le idee sono la forza trainante dell’avanzare dell’umanità. Di fatto, tutta la vita di LaRouche e i suoi ampi scritti scientifici affrontano proprio questa domanda centrale: il ruolo della creatività, tipica e unica dell’uomo, nel plasmare la propria storia e quella dell’universo fisico che lo circonda. Leggi e studia LaRouche se vuoi capire perché l’Impero britannico lo teme così tanto.

Il 30 marzo 1984, Lyndon LaRouche scrisse un progetto di memorandum d’intesa tra gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica, con una visione per il futuro che rimane scientificamente valida oggi come lo era 35 anni fa. In esso, LaRouche dichiarò:

“Le basi politiche per una pace duratura devono essere: a) La sovranità incondizionata di ciascuno stato e di tutti gli stati nazionali, e b) la cooperazione tra stati nazionali sovrani per promuovere opportunità illimitate di partecipazione ai benefici del progresso tecnologico, al reciproco beneficio di tutti e di ciascuno. La caratteristica più cruciale dell’attuazione attuale di una tale politica di pace duratura è un profondo cambiamento nei rapporti monetari, economici e politici tra le potenze dominanti e quelle nazioni relativamente subordinate classificate spesso come “paesi in via di sviluppo”. Se non porremo rimedio alle ingiustizie che persistono all’indomani del colonialismo moderno, non ci potrà essere pace duratura su questo pianeta. “

È tempo di porre rimedio al danno subito dalla reclusione di LaRouche tre decenni – non solo perché una tale terribile ingiustizia è stata fatta a LaRouche, ma perché quell’ingiustizia ha incoraggiato l’Impero Britannico a usare gli stessi metodi contro un Presidente degli Stati Uniti legittimamente eletto , mettendo in pericolo tutta l’umanità. Il modo migliore per difendere gli Stati Uniti d’America e tutta l’umanità è scagionare LaRouche, assicurarsi che le sue politiche siano finalmente adottate e riconoscere le sue idee per quello che sono, gioielli di uno dei più grandi geni della storia, offrendogli il suo legittimo posto nella storia.

Firma le petizione qui:

https://action.larouchepac.com/petition_exonerate_larouche

La crisi venezuelana è la classica operazione di Gang-countergang

Gli avvenimenti delle ultime due settimane in Venezuela si sono succeduti con grande rapidità: l’improvviso emergere dell’auto-proclamato presidente ad interim Juan Guaidó, il suo riconoscimento da parte di Stati Uniti, Canada e molti governi occidentali e latino-americani, e la richiesta che il “dittatore” Nicolás Maduro (nella foto con Dilma Roussef, allora presidente del Brasile, anche lei destituita con un’operazione diretta dall’estero) si dimetta, “altrimenti vedrete”. Negli ultimi giorni si sono intensificate la pressioni, in quanto il “candidato manciuriano” Guaidó, relativamente sconosciuto, ha provocatoriamente annunciato un piano per ristabilire i “corridoi umanitari” in Venezuela, usando la stessa strategia del “diritto di proteggere” (R2P) usata dai “globalisti” per violare la sovranità territoriale di Libia, Siria e molte altre nazioni.

I neoconservatori all’interno dell’Amministrazione di Trump ipotizzano una possibile opzione militare, e il Tesoro ha imposto sanzioni sull’impresa petrolifera statale PDVSA nel tentativo di schiacciare economicamente il Paese. Niente di tutto questo sarebbe accaduto senza l’operazione giacobina creata e diretta da Londra negli anni Novanta, prima con Hugo Chávez e poi col suo successore Nicolás Maduro – un’operazione documentata dall’EIR. Lo “chavismo” ha dato vita a un’alleanza strategica con il cartello della cocaina del FARC (diretto anche questo da Londra) e ha portato il Venezuela alla rovina economicamente e politicamente, gettando le basi per gli attuali sviluppi: una “rivoluzione colorata” finanziata dal National Endowment for Democracy (NED), dal National Republican Institute, da USAID, dal National Democratic Institute e da svariate ONG vicine al megaspeculatore George Soros.

Si tratta della classica operazione “gang-countergang”, essenziale anche nel tentato golpe contro il Presidente Trump. I falchi all’interno del governo, del Dipartimento di Stato, del National Security Council e tra i leader della comunità degli esuli cubani in Florida, accusano della crisi venezuelana Russia e Cina, le quali, secondo loro, “minerebbero gli interessi di sicurezza nazionale americani” nella regione per i loro legami economici, politici e militari col Venezuela e altre nazioni. L’obiettivo è rendere impossibile nella regione la cooperazione tra Stati Uniti, Russia e Cina con l’Iniziativa Belt and Road.

In Venezuela si esprimono vera rabbia popolare e disperazione per la crisi umanitaria provocata da Chavez e Maduro. Ma, come documentano i giornalisti investigativi Max Blumenthal e Dan Cohen in un articolo del 29 gennaio su Grayzone, coloro che vengono esaltati dai media occidentali come salvatori della democrazia venezuelana, come Juan Guaidó, sono delle frodi (vedi https://consortiumnews.com/2019/01/29/the-making-of-juan-guaido-us-regime-change-laboratory-created-venezuelas-coup-leader/). Si tratta di oligarchi neoliberisti selezionati da istituzioni legate alle reti di Gene Sharp, l’ispiratore delle “rivoluzioni colorate”, per fomentare sollevazioni popolari e poi essere scartati quando non più utili.

Chi è Juan Guaidó?

Essenzialmente, nessuno. Era un leader studentesco reclutato nel 2005 e mandato a Belgrado, in Serbia, al Center for Applied Non-Violence and Strategies (CANVAS), una derivazione dell’OTPOR, che fu strumentale nel rovesciare Slobodan Milosevic. Finanziato dal NED e da USAID, l’OTPOR addestrò membri di quella che in Venezuela divenne la “generazione 2007”, che guidò le proteste violente contro Chavez e poi Maduro.

Il giornalista investigativo venezuelano Diego Sequera sottolinea che Guaidó è più popolare fuori che all’interno del Venezuela, “soprattutto negli ambienti dell’élite dell’Ivy League e di Washington”. Nel 2007 si iscrisse al programma sulla Governance e la Gestione Politica presso l’Università “George Washington” di Washington D.C., dove studiò con l’economista iperliberista e friedmaniano Luis Enrique Berrizbeitia, ex direttore esecutivo del Fondo Monetario Internazionale.

Guaidò contribuì a creare il partito della Volontà Popolare insieme all’ex presidente di un quartiere di Caracas e al suo mentore Leopoldo Lopez, un oligarca addestrato a Princeton. In un’intervista a RT, il giornalista investigativo Max Blumenthal descrive il partito Volontà Popolare come “il partito di destra radicale più violento in Venezuela, che funge da truppe d’assalto dell’oligarchia” e viene odiato da coloro che vogliono evitare la guerra civile.

Donald Trump sfida i golpisti del Deep State

Il 29 gennaio, in uno stupefacente sfoggio di insubordinazione dei responsabili dell’intelligence americano contro il loro comandante in capo, il direttore della National Intelligence Dan Coats, il direttore della CIA Gina Haspel e il direttore dell’FBI Christopher Wray hanno deriso a turno la politica strategica di Trump davanti alla Commissione sull’Intelligence del Senato. L’occasione era quella della presentazione del rapporto sulla Valutazione della Comunità di Intelligence americano sulla minaccia mondiale nel 2019.

Proprio mentre Trump sta preparando un vertice con Kim Jong-un, i tre hanno sostenuto che il leader nordcoreano non rinuncerà mai alle armi nucleari, che il ritiro dalla Siria non farà che permettere all’Isis di risorgere e di minacciare gli Stati Uniti d’America e che la collaborazione con Russia e Cina rappresenterebbe una minaccia aggressiva contro gli Stati Uniti e i suoi alleati, dimostrata dall'”interferenza” russa nelle elezioni presidenziali americane del 2016 (non importa se questa non sia mai stata provata).

Trump li ha definiti “ingenui” in un tweet e ha risposto che i rapporti con la Corea del Nord sono “i migliori mai esistiti” e che l’Isis è stato sconfitto. Ha aggiunto che i negoziati in Afghanistan “procedono bene… dopo diciotto anni di combattimenti”. Quando un giornalista gli ha chiesto se avesse fiducia nei consigli di Haspel e Coats, ha risposto bruscamente: “No. Penso di avere ragione e il tempo probabilmente lo dimostrerà”.

Gli avversari di Trump sono immediatamente saltati su tutte le furie, guidati dal sen. Charles Schumer, che ha chiesto ai capi dell’intelligence di “organizzare un intervento” su Trump e “insistere per un incontro immediato allo scopo di istruirlo”. Anche diversi repubblicani, come il whip della maggioranza al Senato John Thune, che ha difeso Coats, e il sen. Mitt Romney, che ha espresso “piena fiducia nella nostra comunità di intelligence”, si sono scagliati contro Trump. Il 31 gennaio il Washington Post ha scritto che i capi dell’intelligence “hanno lasciato una grave minaccia fuori dalla loro lista: quella di un presidente impantanato nelle proprie illusioni che si rifiuta di ascoltare la verità”.

Dopo aver incontrato i tre, Trump ha sminuito i disaccordi, liquidando gran parte della controversia come operazione dei media. Ma ha affermato chiaramente che non si farà influenzare dalle loro “valutazioni”, reiterando le sue vedute sulla Corea del Nord e sui ritiri da Siria e Afghanistan. Egli ha anche avuto parole di apprezzamento per la Cina, affermando che v’è stato un “progresso tremendo” nei colloqui in tema di commercio e che non vede l’ora di incontrare il Presidente cinese Xi Jinping.

Va da sé che coloro che difendono il “vecchio paradigma” della geopolitica britannica, quella delle guerre infinite e dei cambiamenti di regime, non demordono. Il senato ha espresso 68 voti contro 23 a sfavore del ritiro delle truppe dalla Siria. Si tratta di una risoluzione non vincolante, che però indica la determinazione di chi vuole sconfiggere Trump sabotandone le iniziative.

Tutto ciò mostra che Trump ha colto nel segno, quando ha detto che i capi dell’intelligence “dovrebbero tornare sui banchi di scuola”. Meglio ancora sarebbe il licenziarli.

La politica energetica tedesca è “la più stupida del mondo”

Questo è il titolo di un editoriale del 29 gennaio sul Wall Street Journal, scritto dopo che la Commissione per l’Uscita dal Carbone tedesca aveva concluso la seduta finale con la raccomandazione di chiudere le centrali a carbone entro il 2038. “Avendo sprecato innumerevoli miliardi di euro nelle rinnovabili e inflitto costi dell’energia tra i più alti in Europa alle famiglie e alle imprese tedesche, ora Berlino promette di estinguere l’ultima fonte affidabile di energia rimasta alla Germania”, ha ammonito il quotidiano economico statunitense, che non è il solo nel mondo a chiedersi come la Germania intenda rimanere una nazione industriale eliminando carbone e nucleare, che assieme soddisfano quasi la metà dei consumi nazionali.

La politica del governo per rottamare completamente le centrali a carbone non solo porterà a prezzi più alti dell’elettricità per imprese e privati, ma anche a una cronica mancanza di energia. L’eolico, il solare e le biomasse non possono bastare. Già oggi Polonia e Repubblica Ceca esportano elettricità nelle regioni orientali della Germania, elettricità generata dal carbone e dal nucleare, mentre Francia, Austria e Svizzera riforniscono le regioni occidentali e meridionali con l’idroelettrico e il nucleare. Come farà l’industria ad alta intensità energetica, che oggi dà lavoro a milioni di persone, a sopravvivere?

Gli impianti a carbone sono già economicamente a rischio o addirittura vietati, come nel caso della centrale Datteln IV dell’Uniper, la più moderna d’Europa, che la Commissione chiede di non allacciare alla rete a completamento dei lavori nel 2020. Un miliardo e mezzo di investimento perduti.

Mentre la lobby di protezione del clima si vanta che “quasi il 40%” della produzione energetica nazionale proviene dalle rinnovabili, omette di dire che tale alta percentuale è dovuta alle dismissioni delle “non rinnovabili”: la lignite è a -22.5%, l’antracite a -14%, il nucleare a -11,7%, l’idroelettrico a -5,2% mentre il gas naturale, ora al 13,2%, è il prossimo bersaglio degli ambientalisti anche per motivi geopolitici, in quanto la maggior parte del gas proviene dalla Russia.

Il costo della marcia verso l’era delle rinnovabili è enorme: 25 miliardi di euro all’anno per promuovere e sovvenzionare solare, eolico e biomasse; 40 miliardi in totale per la chiusura del settore del carbone nei prossimi 17-20 anni; più due miliardi all’anno per sovvenzionare i prezzi al consumo dell’elettricità e del riscaldamento, che aumenteranno. Già oggi le imprese pagano un prezzo doppio di quello della vicina Francia, dove il 69% dell’elettricità consumata e il 17% dell’energia sono di fonte nucleare.

I colloqui sino-americani progrediscono nonostante i tentativi di sabotaggio

Dopo due giorni di colloqui commerciali tra le delegazioni americana e cinese, definiti da entrambe le parti “intensi e produttivi”, il Presidente Trump ha incontrato il Vicepremier Liu He a capo della delegazione cinese e si è detto entusiasta delle prospettive di accordo. Anticipando che sui temi di disaccordo si troverà un’intesa nel prossimo giro di colloqui, Trump ha affermato che il potenziale accordo “se ci sarà, sarà di gran lunga il più grande accordo mai fatto”.

Liu ha consegnato una lettera di Xi Jinping che Trump ha letto all’apertura della riunione di governo il 31 gennaio. Il testo: “Apprezzo i buoni rapporti di lavoro e di amicizia personale con Lei. I nostri incontri e le nostre telefonate, in cui possiamo parlare di tutto, sono piacevoli”. Trump si è detto fiducioso di poter finalizzare l’accordo nel prossimo incontro con Xi, che si avrà probabilmente a breve.

I negoziati commerciali si sono svolti sotto la cappa creata da un’azione del Ministero della Giustizia (DoJ), che appena due giorni prima aveva spiccato ben ventitre capi d’accusa contro il conglomerato cinese Huawei. Le incriminazioni sono state presentate a Seattle e a Brooklin, con accuse che vanno dal furto di tecnologia americana alla violazione di sanzioni contro l’Iran e alla frode bancaria. Come è noto, la responsabile finanziaria di Huawei, Meng Wanzhou, è stata arrestata a Vancouver dalle autorità canadesi il primo dicembre scorso, proprio mentre Trump e Xi si incontravano al G20 di Buenos Aires.

Nel frattempo, al Congresso, membri di entrambi i partiti facevano a gara a scagliarsi contro la Cina, sia nei commenti al rapporto di intelligence sia nella discussione di leggi contro le imprese cinesi. Questa settimana verrà presentata una legge per vietare la vendita di chip e altri componenti americani a Huawei, a ZTE e ad altre imprese tecnologiche cinesi; il disegno di legge e sostenuto da due repubblicani e due democratici che hanno definito Huawei “un braccio di raccolta di informazioni del Partito Comunista Cinese” e “un rischio fondamentale per la sicurezza nazionale americana”.

La stampa cinese ha denunciato l’arresto di Meng e l’incriminazione di Huawei come un attacco alla leadership cinese nelle telecomunicazioni e tecnologie connesse, e come un tentativo calcolato di sabotare i negoziati commerciali. Un esperto ha notato che gli attacchi a Huawei sono cominciati, guarda caso, nel Regno Unito, il cui governo nel 2013 al GCHQ, l’ente di sicurezza e spionaggio di Downing Street, di fare un’inchiesta sul Centro di Sicurezza Cibernetica che l’impresa ha in Gran Bretagna. Anche la ZTE, produttrice di sistemi di telecomunicazione, finì nel mirino del GCHQ perché “minaccia alla sicurezza nazionale”. Si tratta dello stesso GCHQ che ha lanciato il “Russiagate” contro Trump, ipotizzando attività russe in relazione alla campagna presidenziale americana.

Cheminade: il movimento dei gilet gialli rifiuta il vecchio paradigma

Mentre la mobilitazione dei gilet gialli in Francia entra nella sua 13esima settimana, esso ha dato il via a una serie di iniziative di protesta in altri Paesi europei. Su questo movimento l’ex candidato presidenziale Jacques Cheminade è stato intervistato da Sophie Shevardnadze per RT; l’intervista è stata pubblicata il 2 febbraio col titolo “Le proteste dei gilet gialli ricordano l’inizio della Rivoluzione francese”.

Il movimento di protesta, sottolinea Cheminade, ha radici profonde in tutto il Paese e riunisce coloro che si considerano la “maggioranza dimenticata” che ora prende posizione per dire: “Noi siamo il popolo” e chiediamo maggiore giustizia sociale. Essa capisce intuitivamente che le élite francesi si sono sottomesse al “globalismo finanziario”, che i mercati finanziari mondiali e la Banca Centrale Europea hanno usurpato il potere dei governi, che questi dovrebbero invece usare per tutelare il bene comune.

Interpellato sull’apparente carenza nel movimento di leader coi quali il governo potrebbe negoziare, Cheminade nota che “anche se per molti versi è differente, fu anche così all’inizio della Rivoluzione francese, quando non c’erano leader”. Queste persone non si conoscevano, molte di loro non erano mai scese in piazza, spiega; sono artigiani, persone del ceto medio e della classe operaia che si uniscono improvvisamente, avendo capito che “è nudo” il re nel quale sono metaforicamente rappresentati la classe dominante e i politici al potere. “Il livello di rispetto per i politici in Francia a questo punto è al 9% e l’istituzione più rispettata è quella degli ospedali pubblici, al 90%, quindi abbiamo quel… che Rosa Luxemburg ai suoi tempi definiva un fermento da sciopero di massa”.

Vi sono tentativi di lanciare una lista di candidati alle elezioni europee, ma Cheminade ritiene che Macron stesso vi stia mettendo le mani, perché “spera che una lista di gilet gialli porti via i voti all’estrema sinistra, all’estrema destra e all’opposizione di centro-destra” (rafforzando così il suo movimento, che tra parentesi è giunto a livelli abissali).

Nonostante le differenze all’interno del movimento, Cheminade ritiene che vogliano tutti partecipare al processo decisionale e che debbano essere istruiti su come funziona la società. “Sanno che funziona nel modo sbagliato, ma non sanno come farla funzionare nel modo giusto e il mio compito, in qualità di politico – diciamo – dissidente, è di organizzarli in modo che comprendono che cosa bisogna fare in positivo. È difficile, sarà un compito che richiederà del tempo, ma è molto interessante”.

Cheminade sottolinea che la questione non è ridistribuire la ricchezza dai ricchi ai poveri, ma di crearne altra nella società, e lo si fa elargendo credito pubblico per investire nel futuro. Alle manifestazioni dei gilet gialli sono apparsi striscioni che chiedono la ri-nazionalizzazione della Banca di Francia. Il partito Solidarité et Progrès di Cheminade chiede la creazione di una vera banca nazionale per finanziare lo Stato e i progetti necessari. Chiede inoltre la rottura con l’Unione Europea nella sua forma attuale.

La persecuzione di Roger Stone smaschera le vere intenzioni del Russiagate

L’irruzione a casa di Roger Stone, compiuta prima dell’alba il 25 gennaio da agenti dell’FBI con giubbotto antiproiettile e con le armi puntate e accompagnati dai cameraman della televisione, sembrava la scena di un film. In questo caso la vittima non era un terrorista, un violento trafficante di droga o un assassino psicopatico, ma un noto consulente politico, accusato di reati come “mentire al Congresso”. Si tratta dell’ennesima presunta “bomba” sganciata dall’inquirente speciale Robert Mueller, in cui la notizia di reato è il risultato di trappole tese dagli inquirenti a mezzo di testimoni convinti a testimoniare dietro la minaccia di rovina finanziaria o pene carcerarie.

Il famoso avvocato dei diritti civili Alan Dershowitz ha fatto notare che, come la maggior parte delle incriminazioni di Mueller, le accuse nulla hanno a che fare con lo scopo ufficiale dell’inchiesta, che sarebbe di provare la collusione tra la campagna di Trump e le interferenze russe nelle elezioni del 2016. Lo “scopo dell’incriminazione”, ha dichiarato Dershowitz, “era quello di costringere Stone a collaborare contro Trump”. Infatti, nelle ventiquattro pagine dei capi d’accusa non v’è menzione della Russia.

Da circa due anni ormai i media e i democratici avversi a Trump, come il deputato Adam Schiff, conducono una campagna contro Stone che si affianca agli sforzi della squadra di Mueller. Questi sta cercando di provare che Stone avesse saputo in anticipo che Wikileaks avrebbe ottenuto i documenti della campagna di Hillary Clinton, potendo così dimostrare che lo stesso Trump fosse, tramite l’ex campaign manager e amico di lunga data, in “collusione” con Vladimir Putin e con il suo presunto team di interferenza nelle elezioni americane, o comunque l’esistenza di “legami con la Russia” dello stesso Stone. Mueller ha fatto ricorso al reato di “frode processuale” (ostruzione della giustizia, false dichiarazioni, ecc.) per convincere Stone a tradire Trump e fornire all’inquirente prove che ne giustifichino la caccia alle streghe.

Stone, però, continua a rifiutarsi di fornire a Mueller quello che cerca. Successivamente al rilascio su cauzione, ha dichiarato che intende “collaborare” con Mueller raccontando la verità di ciò che sa, e cioè che non ha avuto contatti con i russi, né discussioni con Trump sui documenti di Wikileaks, e che non imbastirà alcuna storia per coinvolgere il Presidente in alcunché di illegale.

Stone è un’istituzione nella politica americana, avendo lavorato con Richard Nixon e Ronald Reagan. All’epoca della presidenza di quest’ultimo, egli imparò ad apprezzare Lyndon LaRouche, che da quello era stato incaricato di negoziare con l’Unione Sovietica la proposta della Iniziativa di Difesa Strategica. Oggi, Stone è un forte sostenitore dell’impegno del Presidente di rompere con la geopolitica dell’establishment, specialmente della politica ostile alla Russia, e sostituirla con una politica di dialogo con Putin e anche con Xi Jinping.

Inscenare un raid così violento contro questo personaggio, che si sarebbe sicuramente presentato spontaneamente al giudice, ricorda più i metodi della Stasi che un’inchiesta onesta, e mostra un totale disprezzo delle garanzie costituzionali.

Il Trattato di Aquisgrana, ovvero la tentata fuga in avanti di due anatre zoppe

Il 22 gennaio il Presidente Macron e il Cancelliere tedesco Angela Merkel hanno firmato un trattato d’amicizia tra i due Paesi che può essere giustamente descritto come la creazione di uno “stato unico”. Il Trattato di Aquisgrana viene presentato dagli autori come un “secondo Trattato dell’Eliseo” in riferimento al trattato di amicizia firmato nel 1963 da Konrad Adenauer e Charles de Gaulle, ma in realtà questi due statisti si rivoltano nella tomba. La buona notizia è che l’accordo non andrà lontano.

Il trattato segna la fine ufficiale dell’integrazione europea, in quanto mira a formare un blocco politico che detti legge nell’UE, costruire una forza militare “europea” al di fuori della NATO e impostare le due economie secondo un approccio maltusiano. Esso è visto con ostilità dagli altri partner dell’UE e dalle forze d’opposizione nelle stesse Francia e Germania, forze che presto potrebbero diventare di governo. Il testo poi chiede “l’ammissione della Repubblica Federale di Germania a membro permanente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite” come “priorità della diplomazia franco-tedesca”. Così l’idea di un seggio per l’UE vola dalla finestra.

Esso impegna anche a sforzi comuni per raggiungere gli obiettivi di interventi sul clima e far avanzare “la transizione energetica”. Vuol dire che la Francia adotterà il modello tedesco e rinuncerà al nucleare? L’impegno, inoltre, a “promuovere la convergenza tra i due Stati e migliorare la competitività delle due economie”, significa – se tradotto dal linguaggio dell’UE – pareggio di bilancio e austerità. È difficile credere che la Francia possa sostenere tale “convergenza”, tanto più che si trova già in violazione delle regole sul deficit.

V’è un aspetto del trattato che merita più attenzione degli altri: quello della politica di difesa. Il Capitolo 2, su “Pace, sicurezza e sviluppo”, afferma che “i due Stati approfondiranno la cooperazione in politica estera, difesa, sicurezza interna ed esterna, e sviluppo, adoperandosi al contempo per rafforzare la capacità di azione europea autonoma [cioè separata dalla NATO]. Esse si consulteranno l’un l’altra per definire posizioni comuni su ogni decisione importante che riguardi gli interessi comuni e agiranno congiuntamente nei casi in cui sia possibile”. I due Paesi si aiuteranno l’un l’altro “nel caso di aggressione armata ai loro territori”.

Si va nella direzione dell’Esercito Europeo proposto da Macron. A prima vista sembra tanto velleitario quanto gli altri propositi del trattato, date le condizioni patetiche e le recenti prestazioni deludenti degli apparati militari dei due Paesi. Le fregate della Marine Nationale hanno fatto flop nei raid aerei sulla Siria, mentre l’intera flotta sottomarina tedesca è fuori uso per motivi tecnici – per non citare l’imbarazzante avaria dell’aereo che doveva portare la Merkel al G20 in Argentina o quelle che hanno costretto il Ministro dello Sviluppo Internazionale Gerd Mueller a prolungare di diversi giorni la sua visita in Africa. La Gran Bretagna ha reagito negativamente alla proposta di Macron per un esercito europeo perché il Regno Unito sta lasciando l’UE. Tuttavia, poiché il Trattato di Aquisgrana sembra congegnato per accelerare una comunque inevitabile disintegrazione dell’UE, Londra potrebbe entrare a far parte di un’Unione Militare Occidentale emergente dalle ceneri dell’UE.

Questo è il parere del sito di informazione britannico UK Column, il quale fa notare che, benché gli aspetti militari siano stati finora assenti dal dibattito sulla Brexit, “la storia sembra suggerire che l’unione militare europea sia politica britannica da sempre. È credibile che la Gran Bretagna non faccia parte di qualcosa per costruire la quale ha fatto tanti sforzi?”

Infatti, fu il Regno Unito a fondare l’Unione Militare Occidentale nel 1948, con la Francia e il Benelux. L’Unione prese la forma di un’unione militare, più cooperazione su temi politici, economici e culturali con capitali a Fontainebleau e Londra. Successivamente aderirono l’Italia e la Germania Occidentale e fu ribattezzata “Unione Europea occidentale”.

“Vediamo già che la politica britannica era quella di stabilire uno stato pan-europeo con poteri legislativi; altrimenti a che sarebbe servita una ‘capitale’?” si chiede l’UK Column.

“Il braccio difensivo dell’Unione Occidentale fu poi fuso nella NATO e – si potrebbe dire in considerazione dell’attuale sganciamento della difesa dell’UE dalla NATO – l’Unione Occidentale fu precursore sia della NATO sia del braccio militare dell’UE”. Dunque, l’unificazione militare è sempre stata politica britannica, portata avanti “nel silenzio totale del Parlamento e della democrazia”. (Nella foto lo striscione di S&P, MoviSol francese, alla manifestazione dei gilet gialli sabato scorso, chiede una banca nazionale).

L’apparato che incastrò LaRouche e il tentativo di golpe in corso negli Stati Uniti

Il 21 gennaio, alla vigilia del 30esimo anniversario dell’incarcerazione del leader politico americano Lyndon LaRouche (nella foto col Presidente Reagan) e di sei dei suoi collaboratori, con una montatura giudiziaria basata sull’accusa di non aver ripagato dei prestiti, il LaRouche Political Action Committee ha chiesto che LaRouche venga esonerato pienamente e siano adottate le sue proposte di politica economica.

La dichiarazione fa notare che molti americani sono giustamente sbigottiti nel vedere che “l’apparato dell’inquirente speciale Robert Mueller ha cercato di far destituire il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, perché aveva osato incontrarsi e conversare col Presidente russo Vladimir Putin; perché ha definito ‘obsoleta’ la NATO mettendone in dubbio il ruolo; e perché ha licenziato il direttore dell’FBI, James Comey, come da sue prerogative costituzionali”. L’incredulità è aumentata quando “è stato reso pubblico il fatto che i più alti ranghi dell’FBI, della CIA e del Partito Democratico, tutti su istruzioni dell’intelligence britannica, erano e sono tuttora coinvolti” nel tentativo di golpe.

Ma questi americani, prosegue la dichiarazione, devono capire che Lyndon LaRouche e i suoi collaboratori furono incarcerati nel 1989 e condannati a pene lunghissime a seguito di manovre illegali da parte dello stesso apparato politico. I cinque anni scontati da LaRouche in prigione rappresentarono il riuscito tentativo di impedire che fossero adottate la politica e i principii che proponeva agli Stati Uniti. Se tali politiche fossero state adottate, il mondo oggi sarebbe diverso. Il LaRouche PAC spiega il perché:

* “Dato che non è stata adottata la politica di LaRouche per sostituire il sistema finanziario di saccheggio di Wall Street e della City di Londra con un nuovo ordine economico mondiale più giusto, fondato sullo sviluppo universale e a mezzo di alta tecnologia, centinaia di milioni di persone sono rimaste in povertà e decine di milioni di persone sono morte inutilmente di fame. Solo con l’adozione recente da parte della Cina di politiche molto simili a quelle proposte da LaRouche cinquant’anni fa, il genocidio è stato fermato in molte parti del pianeta.

* “Dato che la politica dello ‘scudo spaziale’ (SDI) di LaRouche, adottata e proposta dal Presidente Ronald Reagan nel 1983, fu sabotata e non attuata, oggi il mondo è sull’orlo dello scontro termonucleare. Solo tornando al progetto originale di LaRouche di un sistema di difesa dai missili balistici (SDI) basato su nuovi principii della fisica – e in cooperazione con Russia e Cina, e non contro di loro – può salvarci da tale scontro nucleare. * “Dato che la proposta di LaRouche di cooperazione tra est e ovest dopo la caduta del muro di Berlino e la riunificazione della Germania (la famosa previsione di LaRouche nell’ottobre 1988) su respinta, e LaRouche fu mandato in carcere tre mesi dopo, la Russia fu saccheggiata e lo fu anche l’Occidente sotto la Thatcher, Bush, e Mitterrand. Fu scatenata un’ondata di guerre permanenti, che è tuttora in corso.

*”Dato che la proposta di LaRouche di una guerra contro la droga e contro l’apparato bancario londinese di ‘Droga SpA’, non fu adottata, oggi abbiamo un’epidemia di droga che avvelena la nostra nazione e il mondo.

*”Dato che la politica di LaRouche di dar via a un nuovo Rinascimento di cultura classica e di scienza è stata accantonata, oggi siamo entrati in un’epoca oscurantista che colpisce in particolare i nostri giovani”.

Jacques Cheminade: abolire il franco CFA e la politica coloniale in Africa

Nel 2017, nel corso del Grand Débat tra tutti i candidati presidenziali ed in altre occasioni, Jacques Cheminade, ex candidato presidenziale e presidente di S&P (MoviSol in Francia) si dichiarò a favore dell’abolizione del Franco CFA e della politica coloniale in Francia, e più recentemente ha paragonato il CFA all’Euro (stessa politica coloniale di imposizione di austerità).

Pubblichiamo di seguito alcune citazioni di Cheminade e i due estratti delle trasmissioni nelle quali intervenne su questo tema.

Jacques Cheminade:

Occorre attuare una politica di sviluppo economico che permetta la pace! Bisogna farla finita con la “Franciafrica”, bisogna abolire il Franco CFA, che è strumento di saccheggio, e attuare con i Paesi africani una politica di mutuo sviluppo tramite la creazione presso di noi [in Francia] di un Ministero dell’Immigrazione, del Mutuo Sviluppo e dell’Integrazione.

Ho chiesto che non vi sia più il Franco CFA, poiché il Franco CFA è uno strumento di oppressione. Molti intellettuali africani, in particolare il camerunese Joseph T. Pouemi, lo hanno detto. Io sono assolutamente d’accordo con loro. Bisogna che abbiano la propria moneta e la propria sovranità: questo è proprio un caso unico, quello di un Paese [la Francia] che è riuscito a imporre una moneta straniera a Paesi indipendenti.

Le monete degli africani devono appartenere agli africani. Non sarà facile, nell’ordine attuale; occorre a tal fine un nuovo ordine monetario e finanziario internazionale, che permetterà questa transizione. È in questa trasformazione che la Cina deve assumere un ruolo; è qui che i BRICS (Russia, India, Cina e gli altri) devono assumere un ruolo, per permettere un tale passaggio e restituire all’Africa i mezzi del proprio sviluppo. Uscire dall’imperialismo, uscire dal colonialismo una volta per tutte! Questo discorso, Emmanuel Macron non l’ha fatto a Uagadugu.



Geraci: la Cina dovrebbe costruire infrastrutture negli Stati Uniti

La Cina dovrebbe investire nelle infrastrutture statunitensi per correggere lo squilibrio commerciale tra i due Paesi. Questa proposta, giа avanzata dallo Schiller Institute, è stata rilanciata dal sottosegretario allo Sviluppo Economico Michele Geraci in un’intervista a Class-NCBC il 23 gennaio.

Geraci si è detto non sorpreso della recente svolta positiva nella disputa commerciale sinoamericana, ricordando che non ha creduto che i due Paesi volessero ingaggiare una vera guerra commerciale. Ciò che è importante, ha osservato Geraci, è la volontà di riequilibrare la bilancia commerciale, Questo si può fare in diversi modi: “Ci potrebbero essere degli accordi; penso alla produzione di aeromobili che gli USA hanno e di cui la Cina ha bisogno per il suo traffico aereo commerciale in aumento. Questo potrebbe essere un primo passo che certo non ridurrà il deficit di trecento miliardi ma – attenzione –, c’è anche l’altra parte della bilancia commerciale che non è quella delle partite correnti ma quella del conto capitale. Quindi potrebbero esserci anche degli investimenti cinesi negli USA, ad esempio nel settore delle infrastrutture, cosa che i cinesi hanno dimostrato di saper ben fare e di cui gli USA hanno bisogno. Anche quello è un flusso di capitali che potrebbe andare da Est verso Ovest e se si mettono insieme la bilancia delle partite commerciali con quella in conto capitale, si può andare verso la parità come obiettivo. Ma una riduzione del deficit sarebbe già un ottimo segnale per tutti, per gli Stati Uniti e anche per la Cina, perchè alla fine la Cina ha bisogno di queste cose che gli Stati Uniti producono”. Geraci, che ha vissuto e insegnato per dieci anni in Cina, ha visitato gli Stati Uniti lo scorso novembre, dove ha incontrato membri del governo e del Congresso. In quell’occasione ha anche incontrato il parlamentare europeo Marco Zanni, che era a Washington in una visita organizzata dall’EIR, per consegnare la petizione a favore della separazione bancaria (Glass-Steagall) firmata da 217 rappresentanti eletti italiani (foto).

Nell’intervista a Class-NCBC, il sottosegretario con delega al Commercio ha anche sottolineato l’importanza di cooperare con la Cina per costruire le infrastrutture in Africa. “Il vero modo per risolvere il problema della migrazione è creare le condizioni perchè l’Africa abbia uno sviluppo sostenibile economico e sociale”. Il vero problema non sono le “poche migliaia” di migranti oggi, ma i “venti milioni di giovani che [domani] si affacciano sul mondo del lavoro e non sempre possono trovare. Quindi è importante lo sforzo di far sì che si sviluppi un’economia solida in Africa”.

Geraci ha ricordato che l’Italia ha firmato un protocollo d’intesa con la Cina per la cooperazione in Paesi terzi, “e questi Paesi terzi sono i cinquanta Paesi africani dove noi andiamo all’incastro con la Cina in settori come agricoltura, sviluppo delle infrastrutture, costruzioni ed energia”. In questi settori, Italia e Cina sono da una parte concorrenti, perchè producono le stesse cose, ma dall’altra sono complementari, come ad esempio nelle macchine agricole, dove l’Italia è molto forte e sta aiutando l’Africa in un processo che è simile a quello che è avvenuto in Cina: lo spostamento dalle aree rurali a quelle urbane.

Sviluppare l’Africa è un business, ma esso “stabilizza un continente e perciò è quello che credo sia una situazione ‘win-win’ per tutti e forse anche una cosa moralmente, eticamente giusta”.

La scorsa settimana, in occasione della visita a Roma del Primo Ministro etiope Abiy Ahmed, il governo italiano ha fatto sapere che coprirà i costi di fattibilità del progetto ferroviario che collegherà Addis Abeba col porto eritreo di Massaia. L’Etiopia avrа così un secondo sbocco commerciale sul mare, dopo quello di Gibuti. L’infrastruttura contribuirа a consolidare i nuovi rapporti di amicizia stabiliti tra Etiopia ed Eritrea.

Il Presidente libanese Aoun propone una Banca per la Ricostruzione e lo Sviluppo

Echeggiando proposte avanzate dallo Schiller Institute in anni recenti, il Presidente libanese Michel Aoun (foto) ha proposto, aprendo i lavori del Vertice Economico Arabo il 20 gennaio a Beirut, la creazione di una Banca Araba per la Ricostruzione e lo Sviluppo. Ricostruire i paesi arabi devastati da guerre e terrorismo dovrebbe diventare una priorità, ha detto al vertice, che ha intenzionalmente intestato “La prosperità è il nome della pace”.

Secondo un dispaccio dell’agenzia kuwaitiana Kuna, Aoun ha anche rimarcato la necessità di approntare meccanismi in grado di rispondere ai bisogni di ricostruzione e sviluppo nel mondo arabo. “In questo contesto, chiedo alle istituzioni e ai fondi arabi di riunirsi a Beirut nei prossimi tre mesi per discutere e finalizzare questi meccanismi”, ha affermato.

Nel novembre 2017, lo Schiller Institute aveva formulato una proposta per la creazione di una banca regionale per la ricostruzione e lo sviluppo in uno studio intitolato “Estendere la Nuova Via della Seta all’Asia Occidentale e all’Africa”. Il quarto capitolo, dedicato al “Finanziamento delle infrastrutture regionali e nazionali”, delineava il meccanismo di credito con cui tale banca potrebbe funzionare, secondo la concezione del credito produttivo di Lyndon LaRouche e Alexander Hamilton. La stessa proposta è stata pubblicata nella versione in lingua araba dello studio dell’EIR intitolato “La Nuova Via della Seta diventa il Ponte Eurasiatico”, che fu presentato nel febbraio 2016 a una conferenza al Cairo, alla presenza del Ministro dei Trasporti egiziano. Successivamente, il candidato alla presidenza francese Jacques Cheminade discusse la proposta con il Presidente Aoun in un incontro a Beirut nell’aprile 2017 (vedi https://larouchepac.com/20170410/cheminade-meets-lebanese- president-michel-aoun-makes-powerful-intervention-peace-middle). Nella conferenza per la stampa alla fine dell’incontro, Cheminade sottolineò l’importanza dello sviluppo economico come base per qualsiasi pace durevole nella regione.

Nel luglio 2018, il Presidente cinese Xi Jinping annunciò un fondo di 20 miliardi di dollari per la ricostruzione in Siria, Libano, Giordania e Yemen nel contesto della Belt and Road Initiative. In seguito, rappresentanti arabi e cinesi si sono incontrati in Libano per discutere il meccanismo di un fondo per la ricostruzione, integrando quello cinese con capitali arabi.

Anche se quanto sopra mostra la lunghezza temporale e la solidità del processo dietro alla proposta di Aoun, il fatto, tuttavia, che i più ricchi Paesi arabi siano direttamente o indirettamente sotto il controllo britannico e ambedue il FMI e la Banca Mondiale abbiano storicamente esercitato pressioni sui Paesi arabi più poveri, pone la realizzazione della Banca per la Ricostruzione e lo Sviluppo su una strada in salita.

Lo sviluppo industriale dell’Africa è la risposta a migrazione e terrorismo

La scorsa settimana, leader africani ed europei hanno ribadito la convinzione che solo sviluppando e industrializzando l’Africa, con un occhio speciale per il Sahel, si possa estirpare le radici dell’emigrazione e del terrorismo.

Questo concetto è stato al centro di una visita di due giorni (15-16 gennaio) del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte in Niger e Ciad, due Paesi membri della Commissione del Bacino del Lago Ciad, e di dichiarazioni separate del Presidente nigeriano Buhari e di un rappresentante dell’industria tedesca.

Alla conferenza per la stampa congiunta col Presidente del Ciad Idriss Deby, Conte ha fatto riferimento al progetto Transaqua per rivitalizzare il Lago Ciad come esempio di programma di sviluppo. I Paesi europei, ha detto Conte, “non possono rimanere insensibili al prosciugamento del Lago Ciad. Pensate, negli ultimi anni, da 25.000 km quadrati, il Lago Ciad si sta riducendo a 2500 km quadrati. Se questa progressione continuerà, questo significherà maggiore miseria, maggiore povertà, flussi migratori più ampi, minaccia terroristica che sorge. Sembrano problemi scollegati. Sembrano problemi scollegati, ma se non si ha una visione politica, economica e sociale, ci si ritrova sopraffatti da questi problemi”.

“Ho ricordato al Presidente Deby che forse il più antico progetto per contrastare questo fenomeno del prosciugamento del lago Ciad è di esperti italiani. Noi siamo a disposizione. C’è già un progetto che è stato rimesso a punto attraverso canali e chiuse per risolvere il problema dell’irrigazione e restituire fertilità a tanti terreni. Ecco, questo significa cooperazione, creare le premesse per lo sviluppo socio-economico in questi territori e quindi questo significa contrastare realmente ed efficacemente i flussi migratori”.

Sia in Niger sia in Ciad, Conte ha deprecato il fatto che l’UE non faccia abbastanza per lo sviluppo dell’Africa e ha caldeggiato l’aumento dei fondi per il Trust Fund europeo per il continente nero. In Ciad, alla conferenza per la stampa congiunta col Presidente Mahmadou Issofou, questi ha lodato l’Italia per il sostegno offerto alla forza multinazionale Sahel-5 che combatte il terrorismo, ma ha anche egli sottolineato che “la soluzione è sviluppare, industrializzare l’Africa”.

L’importanza di risolvere la crisi del Lago Ciad è stata reiterata dal Presidente nigeriano Muhammadu Buhari, che ha ammonito che “i circa quaranta milioni che vivono nella regione pongono una sfida al mondo in termini di migrazioni avverse e sicurezza” se il lago si prosciugherà completamente. Buhari ha chiesto un maggiore impegno da parte della comunità internazionale per un trasferimento idrico nel Lago Ciad. “Ora, ovunque io vada, a una conferenza internazionale o in visita di un Paese, attirerò sempre l’attenzione del mondo sugli effetti negativi dei cambiamenti climatici sul lago”.

È significativo che per la prima volta un rappresentante dell’industria tedesca si esponga in una forte critica alla politica europea verso l’Africa. In un’intervista con la rivista austriaca CorporAID, Judith Helfmann-Hundack dell’Afrika-Verein degli industriali tedeschi ha dichiarato di essere piuttosto turbata dalla “montatura dell’innovazione. Se tutti inventano app non fa loro dei produttori di valore reale. Essi non fabbricano la scarpa che sarà venduta con un’app. E vi sono centinaia di app con consigli di salute, gestazione e nutrizione. Penso che abbiamo semplicemente bisogno di una solida industrializzazione, operai qualificati che costruiscono buone case e strade, elettrici specializzati che possano impiantare linee di potenza affidabili. È desiderabile una produzione migliore in agricoltura, raccolti superiori”.

Si apre la prospettiva della “Sopravvivenza reciproca assicurata”

Il 17 gennaio il Presidente Trump ha annunciato la pubblicazione di un nuovo Missile Defense Review, il primo libro bianco sulla difesa missilistica dal 2010. Il documento contiene una gran mole di pericolosi postulati geopolitici e tipici della guerra fredda, ma un capitolo potrebbe portare a una svolta strategica positiva, se correttamente perseguito.

Trump ha sottolineato che si investirà in uno “strato difensivo antimissilistico nello spazio” che farà uso di nuove tecnologie e “non semplicemente finanziando sistemi esistenti”. Al riguardo, il documento parla dello sviluppo di armi difensive a fasci laser e di particelle, che possano distruggere gli ICBM nella fase di ascesa, quando sono più lenti.

Molti media hanno notato che questo aspetto del piano suona come un rilancio della Iniziativa di Difesa Strategica (SDI) annunciata il 23 marzo 1983 dall’allora Presidente Ronald Reagan. Viene tralasciato il ruolo di Lyndon LaRouche nel concettualizzare quel programma che, nelle intenzioni di LaRouche – ma anche di Reagan – avrebbe dovuto essere sviluppato congiuntamente con l’Unione Sovietica e basato sui “nuovi principii della fisica”, fungendo così da volano scientifico per tutta l’umanità. L’obiettivo di LaRouche era ed è quello di rendere obsolete le armi nucleari e porre fine all’era dell’equilibrio del terrore.

Nel corso della settimanale teleconferenza, il 19 gennaio scorso, a Helga Zepp-LaRouche è stato chiesto un giudizio sull’annuncio di Trump alla luce della proposta del consorte. “È molto interessante”, ha risposto, “e molti hanno fatto riferimento alla SDI del Presidente Reagan. Io aspetterei a vedere se sia un’offerta che includa anche Russia e Cina”. Se il nuovo piano è l’ennesimo tentativo del “partito della guerra” negli Stati Uniti di stabilire la superiorità nello spazio e di assicurare agli stessi l’uso delle armi nucleari senza dover temere un contrattacco di missili avversari, allora ciò aumenterà il pericolo di guerra e l’instabilità nel mondo.

Quella che divenne la SDI, ha ricordato la fondatrice dello Schiller Institute, fu sviluppata da Lyndon LaRouche all’inizio degli anni Ottanta nel corso della crisi dei missili a medio raggio in Europa. Il meccanismo del “launch-on-warning” di quei missili significava che fosse molto alto il pericolo di una guerra nucleare scoppiata per errore. “Così, mio marito sviluppò l’idea che le due superpotenze dovessero assieme sviluppare nuovi sistemi d’arma basati sui nuovi principii della fisica, installarli assieme e in tal modo rendere la difesa, per la prima volta, meno costosa dell’offesa – e in quel processo rendere obsolete le armi nucleari”.

Sfortunatamente, all’epoca i falchi di entrambe le parti, negli Stati Uniti e nell’Unione Sovietica, respinsero la proposta, che avrebbe finalmente portato all’eliminazione del Patto di Varsavia e della NATO.

Qual è oggi l’intenzione di Trump? La preoccupazione principale è se egli capisca la necessità di cooperare con Russia e Cina per lo sviluppo di questo volano scientifico e se sia in grado di portarlo avanti politicamente. “Speriamo per il meglio”, ha concluso Zepp-LaRouche, “perché Trump desidera un rapporto migliore con la Russia, sta facendo bene con la Cina e vuole ritirarsi dalla Siria e dall’Afghanistan. Per questo, gli do il beneficio del dubbio e vediamo che ne venga fuori”.

La Glass-Steagall entra nella disputa tra Italia e Unione Europea sul credito

Lo scontro sul credito di cui avevamo dato anteprima nello scorso numero ha compiuto un salto qualitativo quando il Vicepremier italiano Luigi di Maio ha rilanciato la separazione bancaria menzionando il modello della legge Glass-Steagall emanata dal Presidente Roosevelt nel 1933. Come i nostri lettori sanno, la separazione bancaria è il punto di partenza per un sistema di credito allo sviluppo e anche per privare la finanza speculativa degli “alimenti” della BCE indispensabili per la sua sopravvivenza.

Di Maio lo ha fatto nel corso della popolare trasmissione “Porta a Porta” il 18 gennaio, quando Vespa ha sollevato il caso delle sofferenze bancarie e della recente direttiva della vigilanza BCE che chiede agli istituti di credito italiani di coprirle al 100% entro il 2026. “Chiedere di azzerare i crediti deteriorati [NPL] entro il 2026 significa dire all’Italia, che ha un terzo di tutti i NPL, ‘chiudete le banche'”, ha risposto Di Maio. “Dobbiamo fare due o tre norme subito”, ha proseguito Di Maio: “una norma che avvia la separazione tra banche di speculazione finanziaria e banche commerciali, quelle che prestano veramente all’economia reale (…) Voglio dire banche che fanno investimenti in borsa e giocano in borsa, e banche che con i nostri depositi prestano all’economia reale. Si chiama Glass-Steagall Act e dobbiamo farlo il prima possibile”.

Di Maio ha anche ripreso l’idea di una banca pubblica per gli investimenti, da lanciare entro l’anno. Sullo stesso tema, il Presidente della Commissione Finanze della Camera Alberto Bagnai ha denunciato il fatto che con le regole della BCE sulle sofferenze “finisce che il prezzo non lo fissa più il fisiologico incontro tra domanda e offerta, ma di fatto lo decide il compratore”. In un’intervista al quotidiano La Verità, Bagnai ha citato lo studio pubblicato su scenarieconomici.it da Fabio Dragoni e Giuseppe Liturri, che hanno confrontato ciò che le banche hanno recuperato sui crediti deteriorati non ceduti (44 per cento) e il prezzo di cessione di quelli che invece hanno venduto (26 per cento). La differenza è circa del 18 per cento. Applicando quel 18 per cento a 164 miliardi di crediti “risolti” ne viene fuori una perdita di quasi 30 miliardi.

Elencando questo e altri motivi, l’europarlamentare Marco Zanni ha denunciato il fallimento del mandato di Mario Draghi durante la seduta cerimoniale per il ventesimo anniversario dell’Euro a Strasburgo il 15 gennaio. Nel suo intervento, Zanni ha affermato: “La BCE ha stampato un sacco di soldi che non sono andati all’economia reale. Per ogni cento euro stampati dalla banca centrale, solo ventinove sono andati a famiglie e imprese. Ecco, io credo che guardando a questo quadro ci sia poco da celebrare, e che questo sia un momento importante per riflettere sul fallimento dell’Euro e del suo fallimento come presidente di questa banca centrale”. (Nella foto Marco Zanni con Massimo Richard Kolbe Massaron e Liliana Gorini,presidente di MoviSol, durante la consegna delle 217 firme di parlamentari europei e italiani per il ripristino della legge Glass-Steagall).

La Germania finisce nel mirino delle operazioni di intelligence britanniche

Il noto giornalista Mark Blumenthal e Mark Ames, conduttore di Radio War Nerd, hanno firmato un’esplosiva denuncia di una campagna di disinformazione di “Integrità Initiative”, organizzazione che si sta diffondendo in Europa e sta per infiltrare gli Stati Uniti.

Integrity Initiative (II) era di fatto sconosciuta fino al novembre scorso, quando i server di posta elettronica dell'”Institute for Statecraft”, un pensatoio britannico finanziato dalla NATO e dal Foreign Office, sono stati violati.

Da allora, è emerso che l’Institute ha recentemente avviato importanti operazioni nei confronti della Germania, condotte da un certo Harold Elletson, che si è rivelato essere un agente del MI6 (foto). Elletson sostiene che il Cremlino stia diffondendo ventuno “messaggi chiave”, cioè falsità, cui la popolazione crede e che perciò vanno smascherati. Tra questi messaggi: Germania e Russia avevano una ‘relazione speciale’ e dovrebbero ripristinarla; la Russia ha interessi legittimi e l’Occidente dovrebbe rispettarli; l’Occidente ha ingannato la Russia sull’espansione della NATO; Wikileaks e Snowden dimostrano che l’Occidente si è comportato slealmente con la Russia; la crisi in Georgia fu il risultato dell’aggressione georgiana; la Russia ha pretese legittime sulla Crimea; la rivoluzione ucraina è stata in realtà un colpo di stato; le sanzioni contro la Russia sono controproducenti e danneggeranno l’economia tedesca; la crisi siriana non può essere risolta senza il sostegno russo, che è stato indispensabile per fermare l’avanzata dell’Isis”.

Il testo completo è qui: https://sputniknews.com/europe/201901071071265270-integrity-initiative-germany-criminal/. Il tema è anche affrontato in un servizio di Barbara Boyd sul sito larouchepac.com.

Il progettista del programma spaziale cinese Wu Weiren parla dei progetti futuri

Durante una conferenza stampa dedicata alla missione Chang’e-4 e a quelle che la seguiranno, il vice direttore dell’ente spaziale cinese (CNSA) Wu Yunhua e il progettista capo Wu Weiren del programma lunare hanno dichiarato che la CNSA sta organizzando il lavoro di esperti cinesi relativo alle prossime fasi di esplorazione lunare, per ora articolate in queste missioni:

* Chang’e-5 partirà verso la fine dell’anno, per portare sulla Terra campioni di roccia dell’emisfero nascosto.

* Chang’e-6 farà la stessa cosa, per il Polo Sud della Luna. I risultati delle analisi della missione Chang’e-5 determineranno la scelta tra l’emisfero visibile e l’emisfero nascosto.

* Chang’e-7 esplorerà il Polo Sud, dal punto di vista geologico, chimico e ambientale.

* Chang’e-8 collauderà sull’emisfero nascosto alcune tecnologie avanzate, allo sviluppo delle quali saranno invitate anche società private.

Il China Science and Technology Daily riferisce che Wu Yunhua ha aggiunto che “Relativamente alla missione Chang’e-8 stiamo pensando di aggiungere esperimenti cruciali per la nostra esplorazione lunare, per determinare tra l’altro la possibilità di stabilire una stazione lunare di ricerca scientifica tramite la stampa tridimensionale, usando il suolo lunare quale materiale edile, al fine di costruire congiuntamente una stazione lunare per l’ulteriore esplorazione della Luna”.

È stato detto in precedenza dalla CNSA che la prima base lunare cinese sarebbe stata robotica, con visite periodiche di astronauti, e che la prima missione umana sulla Luna dovrebbe aver luogo nel 2030 circa. Alla conferenza stampa molti relatori hanno sottolineano l’importanza della cooperazione internazionale.

Li Guoping, portavoce della CNSA, ha detto che la Cina darà attivamente concretezza alla risoluzione dal titolo “Rafforzare la cooperazione internazionale nell’uso pacifico dello spazio extra-atmosferico per completare la visione di una comunità del destino condiviso” sottoscritta nel corso dei lavori di UNISPACE+50, un incontro tematico di alto livello delle Nazioni Unite del 2018. Tutte le nazioni sono benvenute nella partecipazione all’esplorazione successiva della Luna e dello spazio profondo da parte della Cina, ha affermato. (Nella foto la Terra e la Luna visti da Chang’e-4).

Theresa May subisce una sconfitta storica sulla Brexit, ma sopravvive al voto di sfiducia

Pur essendo passata alla storia come il Premier inglese che ha subito la più grande sconfitta al Parlamento in tempi moderni, Theresa May non ha intenzione di dimettersi, e nessuno dei suoi compagni di partito desidera eliminarla, perché a questo punto nessuno desidera prendere il calice avvelenato del Premier al posto suo, né auspicano elezioni anticipate che li getterebbero in un deserto politico. Il voto è stato 432-202 , perdendo con un sorprendente 230 voti.

La sfiducia chiesta dal leader laburista Jeremy Corbyn dopo la sconfitta del piano Brexit della May è stata votata questa sera dopo un dibattito volitivo, e la May l’ha superato per il rotto della cuffia, con 325 voti contro 306, con il DUP dell’Irlanda del Nord che ha votato per la May.

Ciononostante, la stampa ha avuto una giornata campale, con titoloni quali “May or Dismay” (May o sgomento). Il titolo di The Sun recitava “Brextinct” su una foto con la faccia di May incollata su un dodo. Il titolo del Guardian era “May subisce una sconfitta storica con i Tories che si mettono contro di lei” con una foto della lobby contraria all’accordo sulla Brexit che entra in Parlamento insieme ai parlamentari con cartelli che dicono “No.

“Il titolo del Daily Telegraph: “Una umiliazione completa”. Girando il coltello nella piaga, il quotidiano continua “ci vuole un’abilità speciale per unire così tante persone contro di te”. Dopo il voto di ieri, la Commissione europea ha emesso una dichiarazione in cui annuncia che farà dei piani di emergenza in caso di Brexit senza accordo.

Xi Jinping promuove la diplomazia tra Corea del Nord e Stati Uniti

Dalla Casa Bianca giungono segnali incoraggianti su un possibile nuovo incontro tra il Presidente nordcoreano Kim Jong-un e il Presidente Trump. Il leader nordcoreano ha scritto una lettera personale alla sua controparte americana per il Nuovo Anno, accolta calorosamente da Trump, che l’ha mostrata a un Consiglio dei Ministri il 3 gennaio, dicendo “abbiamo proprio stabilito un ottimo rapporto”.

L’8 gennaio Kim si è recato con sua moglie a Pechino, dove ha avuto colloqui col Presidente cinese Xi Jinping e dove ha festeggiato il suo 35esimo compleanno. Anche se i media occidentali si lasciano andare a ogni genere di speculazione su come questo costituisca un avvicinamento alla Cina e un allontanamento dagli Stati Uniti, in realtà è un segnale che i negoziati con Washington procedono. Kim si sente rassicurato dal fatto di poter contare sul rapporto con Pechino, quando affronterà i colloqui con gli Stati Uniti. Anche se il rapporto con il Presidente americano è buono, come hanno sottolineato entrambi i leader, Kim sa che vi sono molte persone nell’establishment politico americano, e nella stessa Amministrazione di Trump, che non sono felici del dialogo con la Corea del Nord. E deve capire che Trump stesso è sotto attacco per la sua diplomazia non convenzionale.

La leadership cinese, di fatto, ha svolto un ruolo determinante nel rendere possibile questo sviluppo positivo nei rapporti tra Stati Uniti e Corea del Nord, e Trump l’ha riconosciuto. Durante la sua visita, Kim ha visitato una zona di sviluppo tecnologico vicina a Pechino. L’idea che progetti simili possano essere realizzati anche nella Corea del Nord, una volta risolta la questione della non proliferazione, è indubbiamente un incentivo che spinge il leader nordcoreano verso l’eliminazione delle armi nucleari.

Mentre Kim Jong-un faceva ritorno a Pyongyang, il Presidente sudcoreano Moon Jae-in ha commentato di essere fiducioso che nell’anno nuovo vi sarà un secondo vertice tra Trump e Kim, che getterà le basi per un altro vertice tra i leader delle due Coree. “Il secondo vertice tra Corea del Nord e Stati Uniti – che si terrà presto – e una visita a Seul del Presidente nordcoreano Kim Jong-un saranno i momenti di svolta che concreteranno la pace nella penisola coreana”, ha dichiarato Moon il 10 gennaio durante la sua conferenza stampa annuale.

Ha aggiunto che “non abbasseremo la guardia fino a quando non verrà mantenuta la promessa di denuclearizzare la penisola e la pace sarà pienamente istituzionalizzata”. Il Presidente sudcoreano è sotto attacco da parte degli oppositori politici e di funzionari americani che ritengono che sia andato troppo in là nel cameratismo con Kim Jong-un. La sua dichiarazione contribuirà a mettere a tacere le critiche nei confronti dei suoi sforzi per portare la pace nella penisola.

Cresce lo spirito della Nuova Via della Seta, e aumenta il panico tra le élite transatlantiche

La dinamica di fondo è positiva anche se non sembrerebbe, seguendo i media “mainstream” in Europa e negli Stati Uniti, che dipingono scenari futuri a tinte fosche. Lo ha sottolineato Helga Zepp-LaRouche in una teleconferenza internazionale l’11 gennaio.

In primo luogo, l’Iniziativa Belt and Road (BRI) della Cina continua a offrire sviluppo economico reciproco a un numero crescente di regioni, coinvolgendo sempre più India e Giappone. L’Africa può sperare per la prima volta nello sviluppo delle infrastrutture e dell’economia. Il processo di riconciliazione tra Corea settentrionale e Corea meridionale è un altro esempio lampante dello spirito della Via della Seta in azione, senza negare l’input di Trump. Inoltre, il presidente cinese Xi Jinping e quello russo Vladimir Putin hanno forgiato un rapporto di lavoro molto stretto e coordinano una serie di temi.

Anche sul fronte della cosiddetta “guerra commerciale” tra Cina e Stati Uniti, l’ultimo giro di negoziati è stato giudicato positivo da entrambe le parti, che rimangono fiduciose di raggiungere un accordo.

A tutto ciò va aggiunta l’importantissima intenzione, espressa da Trump, di porre fine al ruolo degli Stati Uniti come “poliziotto del mondo”, che apre la strada a soluzioni diplomatiche alle varie crisi nell’Asia Sudoccidentale (il “Medio Oriente” della geopolitica britannica) e alla sconfitta del terrorismo. Questa dinamica mette alle strette l’establishment europeo e americano, che si sente mancare la terra sotto i piedi anche a causa del crollo imminente del sistema finanziario annunciato dalla frana delle borse. Nel 2018, il DAX tedesco ha perso il 18%, Londra il 12,4%, Parigi l’11% e Wall Street (l’indice S&P 500) il 20%, il risultato peggiore dal 2008.

Ma la preoccupazione principale dell’establishment continua a essere il Presidente del Paese (ancora) più potente del mondo, Donald Trump. Nonostante il tentato golpe del Russiagate non sia ancora riuscito a disarcionarlo, i golpisti tentano tutte le strade, anche quelle disperate.

Come interpretare altrimenti i servizi pubblicati dal New York Times la scorsa settimana, secondo i quali l’FBI avrebbe aperto un’inchiesta di controspionaggio sul Presidente dopo che questi ebbe licenziato il direttore del Bureau James Comey, per stabilire se fosse colpevole di tradimento?

Insuperabile l’articolo di Greg Miller sul Washington Post del 13 gennaio, nel quale si sostiene che Trump complottasse in segreto contro gli Stati Uniti, negli incontri e nelle telefonate con Vladimir Putin; complotto presumibilmente provato dal fatto che tenne riservati alcuni aspetti di queste conversazioni e non le rivelò ai consiglieri principali. Ovviamente non ci sarebbe niente di strano o insolito in ciò, tranne che si tratta di Trump e Putin.

In risposta al servizio del New York Times, Trump ha scritto su twitter.com che “intendersi con la Russia è buona cosa, non cattiva cosa”, facendo ancor più arrabbiare i suoi detrattori.

Lo scontro tra Italia e Unione Europea si sposta sul piano del credito

La buona notizia è che si compiono dei passi concreti per difendere i risparmiatori e il credito alle imprese e alle famiglie; la cattiva notizia è che si continua a parlare di separazione bancaria, ma rinviandone l’iniziativa in sede europea.

Sul fronte della difesa del credito vi sono stati due passi importanti, a cavallo dell’anno nuovo: l’emendamento alla finanziaria sulle BCC e l’intervento preventivo su Carige.

L’emendamento sulle BCC, stilato dalle Commissioni bilancio e finanze di Camera e Senato è ora legge. Esso mira a sottrarre le due grandi holding che raccolgono le Banche di Credito Cooperativo – Iccrea e Cassa Centrale – dagli standard contabili internazionali adottati dalla BCE nell’ambito dell’Unione Bancaria. Tali standard valutano gli attivi a valore “mark-to-market”, e cioè a valore attuale di mercato. Applicandoli alle BCC, essi ne svaluterebbero i titoli di stato, generando una perdita di 2,6 miliardi di euro.

Intervenendo nella discussione sulla manovra al Senato, il presidente della Commissione Finanze Alberto Bagnai ha stigmatizzato la vigilanza della BCE e della Banca d’Italia, che non si sarebbero accorte di quale buco immane si sarebbe aperto nelle BCC. Inoltre, i criteri internazionali usati per le banche “universali”, che fanno trading, non si applicano alle banche commerciali che tengono i titoli di stato come parte del capitale e li rifinanziano o vendono a scadenza, cioè a valore di emissione e non di mercato. Costringere le banche commerciali (BCC) a valutare in bilancio i titoli a valori di mercato è un attentato al capitale e innescherebbe una spirale incontrollata.

Per quanto riguarda la Carige, il governo si è attivato dopo che la BCE ha imposto la gestione commissariale, estendendo garanzie statali alla banca per impedire una “risoluzione” (inglesismo per liquidazione) e il “bail-in” (esproprio) di azionisti, obbligazionisti e correntisti. Spiegando la decisione, Di Maio ha pubblicato una dichiarazione in dieci punti, nella quale ha reiterato che il governo italiano è favorevole al ripristino di un regime di separazione bancaria. “Ci batteremo in Europa per riformare il sistema di vigilanza bancaria e faremo la separazione tra banche commerciali e d’affari”, si legge al punto 9 della dichiarazione, pubblicata su facebook.com.

La debolezza di tale affermazione sta nel fatto che cambiare la legge bancaria europea è più difficile che raddrizzare le zampe dei cani. E, invece, urge ripristinare la separazione ora, prima che scoppi la prossima crisi finanziaria, in modo da disinnescare il previsto tentativo dei mercati finanziari di ricattare nuovamente i governi e costringerli al salvataggio degli speculatori.

La decisione su Carige ha comunque suscitato proteste da parte degli ambienti eurofili, come il quotidiano tedesco Handelsblatt, che l’8 gennaio ha scritto: “Dopo la crisi finanziaria, gli Stati dell’Euro avevano concordato che le banche in difficoltà avrebbero dovuto essere liquidate, invece di salvarle col denaro dei contribuenti. Le perdite dovrebbero quindi essere scaricate su azionisti, creditori e risparmiatori benestanti”. E invece, “Roma sta di nuovo soccorrendo un istituto di credito invece di liquidarlo”. (Nella foto MoviSol chiede la separazione bancaria e credito produttivo).

Le dinamiche positive che determinano gli eventi mondiali e che i media cercano di nasconderci

Senza lo Schiller Institute e il movimento di LaRouche, pensereste che non esista un principio di ordine nel mondo, ma solo il caos, ad esempio un pazzo alla Casa Bianca, il completo collasso in Europa, il caos finanziario. Ma l’unico modo per dare un senso alle cose è di concentrarsi sul lungo arco degli sviluppi che determina una dinamica positiva.

Tra gli sviluppi che definiscono questa dinamica positiva, e che vengono descritti da Helga Zepp-LaRouche nella videoconferenza che segue:

1. L’emergere del nuovo paradigma:

a. Colloquio Xi-Kim;

b. Trump decide di ritirare gli Stati Uniti dalla Siria, in concomitanza con il processo di Astana;

c. Potenziali progressi nei colloqui commerciali tra Cina e Stati Uniti;

d. La missione lunare della Cina, Chang’e 4, che suscita ottimismo e funge anche da choc.

e. Continua la rivolta contro il neoliberismo (i gilet gialli ne sono un esempio, una seria risposta all’ingiustizia del sistema).

2. Il nuovo Presidente messicano AMLO che si rifà a Franklin Delano Roosevelt, e la possibile soluzione allo stallo del “Muro” nell’alleanza USA-Messico grazie agli investimenti nelle infrastrutture, la creazione di posti di lavoro, una vera guerra alla droga.

Denunciate nuovamente le interferenze britanniche nelle elezioni americane

Matthew Jamison, ricercatore parlamentare alla Camera dei Comuni britannica, è giunto alla conclusione che il “rapporto speciale” tra Stati Uniti e Regno Unito è morto a tutti gli effetti. Questo, ha aggiunto, per via delle interferenze “senza precedenti” dei servizi segreti britannici (comprese quelle dell’Institute for Statecraft e la sua Integrity Initiative) nella campagna elettorale per le presidenziali americane del 2016, nel tentativo di accusare il candidato Donald Trump di collusione con la Russia.

Un elemento cruciale di tale interferenza, come abbiamo riferito più volte in questa newsletter, era il dossier preparato dall’ex agente dell’MI6 (foto) Christopher Steele, usato dall’FBI e altri enti per far avviare inchieste sulla campagna di Trump. In un articolo pubblicato il 5 gennaio dal Journal of the Strategic Culture Foundation, Jamison ha spiegato che quel dossier, “che è stato di grande aiuto per l’inchiesta dell’Inquirente Speciale Robert Mueller, fu essenzialmente un’operazione del governo britannico, che operò tramite l’Institute for Statecraft (IfS)”. Egli dettaglia quindi la strategia dell’IfS di creare gruppi di contatto in Paesi stranieri, che “ricevono segnalazioni tramite i social media per prendere iniziative anti-russe ogni qualvolta lo Stato britannico le ritenga necessarie “.

L’Institute for Statecraft e la sua Integrity Initiative, finanziati dalla NATO e dal Foreign Office, sono secondo Jamison “una facciata per i servizi segreti del governo britannico”. Il loro unico scopo “è continuare la ridicola e arretrata mentalità da ‘guerra fredda’ di diffamare tutto ciò che è russo e il grande popolo russo”. Inoltre, il livello di isteria anti russa nel Regno Uniti negli ultimi anni “è stato uno spettacolo penoso e irrazionale da vedere”.

Quanto al Rapporto Speciale tra Stati Uniti e Regno Unito, Jamison ammonisce che “coinvolgendo così pesantemente i servizi segreti britannici nella campagna presidenziale americana del 2016” per lavorare contro Trump e a favore di Hillary Clinton, “lo Stato britannico ha superato la linea rossa nella mente del Presidente Donald Trump”.

Gorini a Radio Gamma 5: l’Italia ha bisogno di infrastrutture

Giovedì 10 gennaio Liliana Gorini, presidente di MoviSol, è stata nuovamente intervistata da Marisa Sottovia a Radio Gamma 5, sulla missione lunare cinese, che ripropone la questione cruciale della cooperazione “win win” con la Cina nella Nuova Via della Seta e l’impatto positivo che avrà sulla nostra economia. Purtroppo i nostri media, invece di parlare di questi grandi progetti infrastrutturali e di ricerca, parlano da settimane solo di un argomento, i 43 migranti a Malta. “Abbiamo perso il senso delle proporzioni” ha commentato Gorini. “Esistono grandi progetti che potranno rilanciare l’economia reale, l’occupazione, la ricerca scientifica, l’istruzione. La Cina sta puntando su questi progetti per abolire la povertà entro il 2020, mentre da noi in Italia Di Maio si limita ad annunciare “la povertà è stata abolita”, mentre non è affatto così, anzi, Toninelli con le sue analisi sui “costi benefici” ha riesumato la stessa mentalità liberista che ci ha portati alla rovina.

L’Italia ha urgente bisogno di infrastrutture, di treni veloci, di ponti che non crollano, di strade, di ospedali funzionanti, di scuole messe in sicurezza, ed è compito dello Stato investire in questi progetti, come fece Roosevelt con la TVA, facendo uscire gli Stati Uniti dalla Grande Depressione. “Il debito è un problema se viene creato per salvare gli speculatori, non se si investe nell’economia fisica”. La Cina è pronta ad investire in questi grandi progetti, e l’Italia collabora con la Cina ad alcuni di questi, tra cui il progetto Transaqua, un progetto italiano, per riempire il Lago Ciad, ed è chiaro che “solo un Piano Marshall per lo sviluppo dell’Africa fermerà gli sbarchi”. “Forse dovremmo affidare alla Cina anche la ricostruzione del Ponte Morandi, che rischia di essere rimandata alle calende greche”. Genova è uno dei porti della Via della Seta Marittima, insieme a Trieste e Venezia, e inizialmente erano previsti anche investimenti in Sicilia, poi annullati da parte italiana.

Alla domanda di un ascoltatore sulla presunta “trappola del debito” cinese Gorini ha risposto “a differenza del Fondo Monetario Internazionale, che impone condizioni capestro per i suoi prestiti, la Cina non impone condizioni”.

Ad una domanda sui gilet gialli e la Francia, Gorini ha citato la dichiarazione congiunta col l’ex candidato presidenziale francese Jacques Cheminade (vedi a fianco), che collabora coi gilet gialli proponendo loro punti programmatici positivi per porre fine alla politica di austerità di Macron, tra cui la separazione bancaria e una banca nazionale.

La Torino-Lione va costruita, quale futuro corridoio della Nuova Via della Seta

Noi sottoscritti, membri di Solidarité et Progrès e MoviSol, consideriamo indispensabile la costruzione della tratta ferroviaria Lione-Torino quale corridoio di rilevanza mediterranea, europea e mondiale. La galleria di 57,5 km sotto le Alpi, i cui accessi sono sui territori francese e italiano è un esempio di progetto di mutuo sviluppo (win-win).

Per noi sono determinanti i seguenti punti:

1) A fronte del traffico ferroviario attuale il dibattito in corso è senz’altro motivato. Nella prospettiva di sviluppo dello spazio mediterraneo, tuttavia, il progetto della TAV è indispensabile, nell’ambito della Nuova Via della Seta. Da una parte, la durata media dei percorsi su ferro tra Cina ed Europa è attualmente di due settimane, contro i quarantacinque giorni per mare. Dall’altra, la nuova galleria sotto le Alpi farà risparmiare ai treni provenienti dall’Asia almeno 1500 km.

2) Al momento dell’entrata in funzione della galleria, prevista per il 2030, gli scambi commerciali con la Cina e con l’Europa Centrale saranno aumentati considerevolmente, per via degli investimenti cinesi e della crescita della domanda di prodotti lungo l’intera Nuova Via della Seta. Il corridoio mediterraneo è dunque qualcosa di più di una ragionevole scommessa sul futuro: è un giustificato anticipo sullo sviluppo futuro dello spazio eurasiatico.

3) Tra la Francia e l’Italia le merci vengono scambiate per il 90% su gomma, con tutti i noti problemi di inquinamento e di imbottigliamento, mentre la tratta Torino-Lione dovrebbe consentire il superamento della soglia del 40% delle merci trasportate su ferro (equivalente a un milione di camion, ogni anno). In quanto ai passeggeri, ogni anno 500 mila viaggiatori potrebbero lasciare l’aereo per preferire il treno.

4) Il progetto si dimostra la soluzione più rispettosa dell’ambiente all’interno di un mutuo sviluppo economico, anche in considerazione del fatto che l’attuale passaggio attraverso il Moncenisio è inadatto alle moderne esigenze della logistica, soprattutto nella prospettiva dello sviluppo futuro.

5) Al momento sono stati già scavati 10 km di galleria, oltre a una ventina di km di galleria esplorative. All’attuale stadio di avanzamento del progetto, il costo della sua interruzione sarebbe considerevole, poiché dovrebbero essere versate penali alle imprese contraenti e rimborsate somme già impegnate.

6) I finanziamenti previsti, suddivisi in 40% dall’Unione Europea, 35% dall’Italia e 25% dalla Francia, sembrerebbero appunto ripartiti in modo equilibrato, anche se si potrebbe pensare di ridurre la quota italiana.

Rinunciare all’opera sarebbe al contempo un errore economico e una manchevolezza di carattere politico, mettendo fuori gioco l’Europa Mediterranea. Francia e Italia, al contrario, potranno trovarsi integrate alla penisola iberica grazie a questa tratta tra Lione e Torino all’interno del nuovo paradigma di mutuo sviluppo economico mondiale, che è il solo fattore di pacificazione del mondo e di sostentamento delle generazioni future.

A coloro che parlano di “progetto faraonico”, ricordiamo che la Svizzera ha eseguito, dopo un’approvazione referendaria, un traforo ferroviario, quello del San Gottardo, di analoga lunghezza: 57 km. Quanto all’opposizione del Movimento Cinque Stelle e del ministro Toninelli a questo progetto, ed altri progetti infrastrutturali importanti quali il terzo valico tra Genova e Milano, si tratta di un grave errore, così come è un grave errore rifarsi al liberismo dei “costi-benefici” che ha mandato in rovina la nostra economia.

Saremmo forse incapaci, noi italiani e francesi assieme, di fare quel che gli svizzeri hanno fatto da soli? Immaginiamo il Mediterraneo del futuro, con i suoi porti di Marsiglia, Genova, Barcellona, Valencia e Tangeri: potranno ritrovare un proprio ruolo storico nel mondo! Occorre naturalmente affidare il progetto a guide migliori, consapevoli del livello di integrazione economica possibile, e degli aspetti giuridici e finanziari che permettano di accelerarlo. Siamo ottimisti, ma sappiamo che il mondo non attenderà a lungo.

Jacques Cheminade e Liliana Gorini, presidente di MoviSol (foto)

Trump rompe definitivamente col consenso imperiale per la guerra

Le reazioni eccessive e a volte isteriche all’annuncio di Donald Trump di ritirare tutte le forze americane dalla Siria mirano a costringerlo a tornare sui suoi passi. Gli avversari lo accusano di aver preso una decisione “improvvisa e pericolosa” ripudiando la “guerra al terrorismo”, dando “nuova vita all’ISIS” e facendo “un regalo di Natale” a Vladimir Putin. Entro due giorni il Ministro della Difesa Mattis si è dimesso, mentre alcuni membri di entrambi i partiti al Congresso e funzionari delle precedenti Amministrazioni lo hanno accusato di “danneggiare le alleanze” e “rafforzare gli avversari”.

Ma Trump non ha ceduto. Mentre continuava la campagna negativa, egli ha invece calato il carico, attaccando il “Washington consensus” – la pratica seguita dalle precedenti Amministrazioni per la quale gli Stati Uniti dovrebbero fungere da “poliziotto del mondo”. Lo ha fatto alla riunione del gabinetto del 2 gennaio, ripresa dalle telecamere, quindi assicurandosi il massimo impatto. Nel difendere la propria decisione, Trump ha detto che ora la responsabilità per la pace in Afghanistan e in Siria sta nella cooperazione, col sostegno degli Stati Uniti, tra quei Paesi e i loro vicini: India, Pakistan e Russia, ecc. nel caso dell’Afghanistan; Turchia e Russia – e forse Iran – nel caso della Siria. Per il massimo effetto sconvolgente, ha aggiunto che l’Unione Sovietica fece bene a intervenire militarmente in Afghanistan per proteggersi dal terrorismo.

Dopo aver duramente criticato gli “alleati” dell’America, che ha accusato di combattere a parole, ma poi fare affidamento sulla forza e sulle risorse degli Stati Uniti, Trump si è scagliato contro il gen. Mattis e l’establishment della difesa. Nelle guerre mediorientali gli Stati Uniti hanno speso “migliaia di miliardi di dollari”, ma non hanno portato a risultati positivi. “Ho dato ai nostri generali tutti i soldi che volevano”, ha aggiunto. “Non hanno fatto gran che in Afghanistan. Combattono lì da diciannove anni. Il gen. Mattis mi ha ringraziato profusamente per avergli dato 700 miliardi [nel bilancio della difesa, NdR]. Non riusciva a crederci. Mi ha ringraziato anche l’anno successivo, quando gli ho dato 716 miliardi. Non ci poteva credere”. Ma a che cosa sono serviti quei soldi? A niente.

I sostenitori della guerra permanente, compresi alcuni nella squadra di Trump, stanno cercando febbrilmente di sabotarne la politica mediorientale e provocare nuovi conflitti, continuando al contempo ad alimentare la ormai screditata bufala del “Russiagate”.

Helga Zepp-LaRouche ha notato che, con le sue ultime decisioni, Trump sta aprendo la porta a una soluzione “westfaliana” alla crisi mediorientale. Se riuscisse ad andare fino in fondo, l’umanità potrebbe entrare in una nuova era, nella quale la geopolitica britannica potrebbe essere finalmente rimpiazzata dalla cooperazione nelle relazioni strategiche ed economiche, una strada che Russia, Cina, India, Giappone e altri stanno già perseguendo.

Il Presidente messicano ricorre a Franklin Roosevelt per un programma di occupazione per i giovani

Un mese dopo l’inizio del suo mandato, il primo dicembre, il Presidente messicano Andrés Manuel López Obrador (AMLO, nella foto col segretario di Stato americano Pompeo) si confronta con il devastante problema sociale della disoccupazione giovanile che priva i giovani del loro futuro. Stando ai dati dell’OCSE, quasi il 22% dei giovani messicani rientra nella categoria cosiddetta “NEET” – nessun posto di lavoro, istruzione o formazione. Sono i giovani che, per mancanza di altre opzioni o di tutele, vengono attirati dagli eserciti del cartello della droga che hanno il controllo su gran parte del Messico. Ma col nuovo governo “tutti i giovani in Messico vedranno garantito il loro diritto al lavoro e allo studio”, ha dichiarato AMLO il 4 gennaio.

A Capodanno AMLO ha annunciato i primi due programmi per realizzare questa garanzia: il governo fornirà 3.600 pesos al mese (circa 160 euro) ai giovani che lavorano come apprendisti in laboratori, fabbriche e imprese. “Lavoreranno in campagna, nelle città: coi loro genitori, coi loro parenti, ma lavorando, acquisendo una formazione e qualificandosi per un posto di lavoro. Tutti i giovani”, ha promesso il Presidente.

L’ispirazione per questi programmi, ha spiegato, viene da Franklin Delano Roosevelt: “Ho avuto questa idea da quando ho letto come il Presidente Franklin Delano Roosevelt portò gli Stati Uniti fuori dalla crisi degli anni Trenta. Che cosa fece in una crisi economica tremenda? Decise di mettere al lavoro tutto il popolo americano. E decise di mettere al lavoro i giovani, pagarli un dollaro al giorno, per ogni giovane. La sua idea era la piena occupazione. Ovvero, un posto di lavoro per tutti. Questa idea mi è rimasta in testa, perché Roosevelt portò gli Stati Uniti fuori dalla crisi e, per me, è stato per questo se non l’ottimo, uno tra i migliori presidenti. Ora faremo qualcosa di simile: tutti i giovani al lavoro”.

Il 2 gennaio López Obrador ha lanciato un appello ai giovani tra i 18 e i 30 anni ad aderire alla Guardia Nazionale che il suo governo sta creando per riportare la pace e la sicurezza pubblica nel Paese, che ha uno dei tassi più alti di omicidi al mondo. Si tratta di un’iniziativa coraggiosa per reclutare giovani nella difesa della loro nazione, invece che nei cartelli della droga. Il programma offre formazione, un posto di lavoro stabile, un salario sicuro e decente, istruzione e sviluppo professionale, un alloggio, cibo, indumenti e attrezzature, vacanze, spese per i trasporti, assicurazione sulla vita e assistenza sanitaria non solo per loro ma anche per i loro genitori e le loro famiglie. E ciò che è più importante, ha detto il Presidente, è che “avrete l’onore di servire la nazione”.

Con la missione lunare cinese il Nuovo Paradigma entra nello spazio

Gli esperti lo attendevano e noi avevamo avvertito i nostri lettori, ma per l’opinione pubblica mondiale la missione lunare cinese Chang’e 4 ha prodotto uno choc simile a quello dello Sputnik, il primo satellite artificiale messo in orbita nel 1957. All’epoca, l’Unione Sovietica sorprese coloro che la consideravano troppo arretrata per poter superare gli Stati Uniti nella corsa allo spazio. L’allunaggio morbido cinese sul lato nascosto della luna ha alcune somiglianze in quanto mostra che la Cina è in grado di fare qualcosa che nessun altro ha ancora realizzato. La differenza è che stavolta non vi sono elementi di supremazia militare ma, al contrario, si offrono grandi occasioni di cooperazione internazionale.

Wu Weiren, il capo del programma lunare cinese, l’ha riassunto eloquentemente, subito dopo l’allunaggio: “Esplorare l’ignoto è parte della natura umana. La Luna è per noi un mondo misterioso. Abbiamo la responsabilità di esplorarlo e comprenderlo. L’esplorazione della Luna approfondirà anche la nostra comprensione della Terra e di noi stessi”.

Infatti, l’impresa cinese spezza le catene dell’ideologia dei limiti allo sviluppo, come ha dichiarato Kesha Rogers, una dirigente del LaRouche PAC a Houston che si batte per il rilancio dei programmi lunari e marziani della NASA, in un video pubblicato il 3 gennaio sulla sua pagina di facebook.com. La missione Chang’e non va vista in sé stessa, ha spiegato la Rogers, ma “rappresenta l’apertura del nostro sistema solare e della superficie lunare a tutta l’umanità”. Così, essa spazza via decenni di politica di crescita zero e indica la strada di un nuovo paradigma nel quale “non vi sono limiti allo sviluppo”.

Esattamente quarant’anni fa, all’inizio dell’apertura della Cina al mondo, ha ricordato la Rogers, il leader riformista Deng Xiao Ping visitò il centro della NASA a Houston e provò un simulatore della superficie lunare che era stato usato dagli astronauti dell’Apollo. Ciò che vediamo oggi non è una coincidenza, ma il risultato di quattro decenni di sforzi nazionali per sollevare il Paese dalla povertà e portarlo nell’era moderna investendo nella scienza, nella tecnologia, nell’istruzione e nelle infrastrutture. Il programma spaziale cinese non può essere separato dagli impressionanti successi ottenuti nella lotta alla povertà, che sarà sradicata completamente nel 2020. Così facendo, ha sottolineato la Rogers, Pechino sta applicando il modello che fu prima stabilito e poi abbandonato dagli Stati Uniti.

“Stiamo assistendo a un nuovo ‘choc dello Sputnik’ o, se vogliamo, ‘choc di Chang’e’, che sollecita una risposta dall’umanità”. Gli Stati Uniti, in particolare, devono decidere: “Siamo disposti e pronti a unirci al nuovo paradigma per far progredire la missione dell’umanità per l’esplorazione dello spazio?”

Sfortunatamente il 5 gennaio il Congresso americano ha risposto negativamente a quell’interrogativo, esercitando pressioni sulla NASA per far cancellare un invito al direttore dell’ente spaziale russo Roscosmos Dmitrij Rogozin per visitare la sede centrale della NASA, lo Johnson Space Center e la Rice University.

Tuttavia, ha ricordato la Rogers, l’esplorazione dello spazio è un “imperativo extraterrestre” per l’umanità, nelle parole del grande pioniere dello spazio Krafft Ehricke. L’uomo troverà le risorse future oltre i confini terrestri, per esempio sulla Luna. Questo è il vero significato della missione Chang’e 4.

Chang’e 4: la scienza sulla Luna e dalla Luna

L’allunaggio del rover Yutu 2 della missione lunare cinese Chang’e 4 sull’emisfero nascosto del nostro satellite ha suscitato entusiasmo in tutto il globo, stimolando l’immaginazione di giovani e non più giovani per una missione che ha portato nuovamente l’umanità dove non si era mai andati prima. L’entusiasmo maggiore si è avuto tra i membri della comunità degli studiosi della Luna. Fino a ora l’esplorazione della sua faccia oscura era stata condotta solo in orbita, da strumenti automatici e dagli astronauti delle missioni Apollo.

L’emisfero nascosto è distintamente diverso da quello visibile dalla Terra. Queste differenze devono ancora essere spiegate. Contrariamente alle pianure lisce e regolari, che erano “mari” di lava vulcanica, la faccia nascosta è caratterizzata da numerosi piccoli crateri all’interno di altri più grandi. Chang’e 4 si trova all’interno del cratere Von Karman, nel gigantesco bacino Aitkin del Polo Sud, che misure precedenti indicano contenere preziose riserve nascoste di acqua ghiacciata. La presenza di acqua è immensamente vantaggiosa per stabilire colonie sulla Luna.

Gli scienziati sperano che la missione getterà luce sulle origini del nostro satellite naturale. Benché campioni di suolo dall’emisfero visibile indichino che esso sia molto simile a quello terrestre, la composizione della Luna non è esattamente la stessa. Il veicolo semovente Yutu-2 è dotato di uno spettrometro per immagini, utile per l’analisi della composizione della superficie lunare, e di un georadar di indagine degli strati della Luna, per svelarne la storia e le caratteristiche geologiche.

Nel 2015, quando la missione Chang’e 4 era ancora in fase di sviluppo, la Cina invitò altri Paesi a partecipare con i loro esperimenti. Il Piccolo Analizzatore Avanzato per Neutrali, sviluppato dalla Svezia, esplorerà come il vento solare interagisca con le particelle e il suolo sulla Luna. Lo strumento tedesco per la dosimetria dei neutroni compirà misure importanti sul livello di radiazioni nelle vicinanze del luogo di allunaggio. Come rilevano gli scienziati, i poli della Luna sono il luogo ideale per una base lunare, con un solo rischio potenziale, il livello di radiazioni.

Un terzo carico scientifico internazionale trae vantaggio dal fatto che, non essendo mai di fronte alla Terra, l’emisfero nascosto non è bombardato da rumori elettromagnetici umani. Più tranquillo, esso è il luogo perfetto per la radioastronomia. A bordo del satellite Queqiao collegato, lanciato il maggio scorso come canale di comunicazione tra il lander e la Terra c’è il Low-Frequency Explorer sino-olandese, il cui compito è mappare il radio-cielo per studiare rumori su vasta scala nella nostra galassia, oltre a identificare ed esplorare gli impulsi in radiofrequenza solari e planetari.

Hanno usufruito di un passaggio sulla Luna anche esseri viventi. Un piccolo cilindro in lega d alluminio contiene una varietà di semi di piante e uova di bachi da seta. L’obiettivo è creare una biosfera in miniatura nella quale le piante crescano, producano l’ossigeno necessario per i bachi da seta e i bachi da seta crescano, producendo l’anidride carbonica necessaria per le piante. L’esperimento è il risultato di una collaborazione tra ventotto università e istituti di ricerca cinesi.

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