Helga Zepp-LaRouche, presidente dello Schiller Institute, ha rivolto il seguente appello all’Assemblea Generale dell’ONU:

E’ essenziale che l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, riunita in questi giorni a New York, concretizzi i progressi raggiunti durante il G20 a guida cinese. E’ stata indicata la via verso una nuova architettura finanziaria, e diventa sempre più concreta la possibilità che tutte le nazioni si uniscano nella costruzione della Nuova Via della Seta sulle basi di una cooperazione vincente per tutti, e solo così sarà possibile la crescita dell’economia mondiale basata sull’innovazione, sconfiggendo così la povertà e le conseguenze della guerra. Il problema principale rimane che l’Occidente continua ad aggrapparsi allo status quo di un mondo unipolare e di un sistema finanziario neo-liberista, benché entrambi questi obiettivi siano falliti da diverso tempo. L’ascesa dell’Asia dimostra che una singola nazione non può dettare le regole, ma che le soluzioni vanno trovate attraverso il dialogo ed i negoziati. Il sistema neo liberista è in preda ad una crisi esistenziale.

Il primo assioma della globalizzazione, la politica del cambiamento di regime tramite finti interventi umanitari, è costato la vita a milioni di persone, ha portato inenarrabili sofferenze ad altri milioni, distrutto intere regioni, creato le condizioni per la diffusione del terrorismo e messo in fuga enormi ondate di rifugiati. Secondo lo studio della professoressa Neta Crawford della Brown University, le guerre in Iraq ed Afganisthan sono costate cinquemila miliardi di dollari, e con quale risultato?

Il secondo assioma della globalizzazione, il sistema di massimizzazione del profitto per le banche “troppo grosse per fallire”, ci ha condotti ad un inaccettabile divario tra ricchi e poveri. E se alcuni istituti bancari dovessero corrispondere per intero le somme delle penali che sono state loro comminate per metodi criminali, si troverebbero a dover dichiarare bancarotta per insufficienza di capitale di base. Quindi, ora che tutti gli strumenti messi in campo dalle banche centrali sono esauriti e non più efficaci, siamo minacciati da un nuovo crac, con conseguenze più catastrofiche rispetto al crollo di Lehman Brothers nel 2008.

In questo contesto, due rapporti publicati in Gran Bretagna ci offrono un’opportunità straordinaria di rivalutare e correggere le politiche attuali. In seguito al rapporto Chilcot, che ha accusato Tony Blair di aver mosso illegalmente guerra all’Iraq sulla base di menzogne, una commissione del Parlamento britannico ha mosso accuse molto simili contro l’ex Primo Ministro David Cameron per la guerra in Libia, iniziata con falsi presupposti e che ha portato al collasso politico ed economico, a conflitti tra le milizie e le tribù locali, ad una crisi umanitaria e dei migranti, a diffuse violazioni dei diritti umani, la diffusione delle armi del regime di Gheddafi in tutta la regione e la crescita dell’ISIS nel Nord Africa.

Sul ruolo degli Stati Uniti, il rapporto afferma che sono stati strumentali nell’estendere i termini della Risoluzione 1973 ben oltre l’imposizione di una “no-fly zone” per includere l’autorizzazione di tutte le misure necessarie per tutelare i cittadini. In pratica, questo ha condotto all’imposizione di una “no-drive zone” (zona in cui era vietato anche guidare l’auto) e l’autorità per attaccare l’intero comando del governo libico ed il suo sistema di comunicazioni.

Lo stesso riesame della politica attuale dovrebbe avvenire dopo la pubblicazione delle 28 pagine di “omissis” del rapporto del Congresso USA sull’11 settembre, e dopo l’approvazione della legge JASTA, che richiedono una nuova inchiesta sulle complicità americane nel terrorismo.

Alla luce delle orrende sofferenze che queste politiche fallite hanno causato: i milioni di morti e feriti; i traumi ai quali sono stati sottoposti bambini e soldati (inclusi quelli delle nazioni offendenti); la distruzione di città, villaggi, infrastrutture ed l’irrecuperabile ricchezza culturale; per tutte le nazioni responsabili di queste guerre sarebbe non soltanto appropriato, ma un obbligo morale, analizzare nei loro parlamenti i processi politici che vi hanno condotto e partecipare pienamente alla ricostruzione nelle zone che hanno devastato. Anche se questo non riporterà in vita i morti, l’ammissione di colpa ed un genuino cambio di politica a favore dello sviluppo, fornirebbe alle popolazioni che tuttora vivono in queste zone una speranza per il futuro.

Lo status quo non può essere mantenuto. Come risultato di entrambi gli assiomi della globalizzazione, i cittadini del mondo transatlantico hanno subito un’enorme perdita di fiducia. Populismi e partiti di estrema destra stanno velocemente conquistando consensi; le condizioni degli anni ’30 minacciano di ripresentarsi sotto nuove forme; l’Unione Europea si sta sfaldando; e la crisi dei rifugiati non verrà risolta mettendo in sicurezza i confini europei, ma sarà semplicemente rimossa dalle notizie. L’economia americana sta crollando mentre la società è sempre più sopraffatta dalla violenza. Questa situazione ci porterà ad un inasprimento dello scontro con la Russia e la Cina, e conseguentemente all’estinzione del genere umano in seguito ad un’altra grande guerra, a meno che i leader politici occidentali non dimostrino l’integrità morale di correggere gli errori del passato.

La Soluzione

Per tornare alla proposta positiva all’inizio di questo appello, dal vertice G20 in Cina è stato indicato il corso che ci porterà fuori da questa crisi per tutta la civiltà. La Cina non solo ha proposto non soltanto un nuovo livello di cooperazione fondato non sulla gepolitica, ma su una politica di mutuo interesse per tutti, ma si è anche impegnata ad industrializzare l’Africa ed altri paesi poveri, un approccio che contribuirà a risolvere la crisi dei rifugiati ed eliminare l’ambiente che alimenta il terrorismo. Chiaramente, l’estensione della Nuova Via della Seta al Medio Oriente ed all’Africa richiede e porterà tassi di crescita dal 7 al 10%.

E proprio in questo momento cruciale, il Club di Roma è intervenuto con un nuovo rapporto col cinico titolo di “Un percento è sufficiente”, che propone la riduzione demografica, una politica fascista per cui il Club di Roma è tristemente famoso. L’ONU ha sottolineato di recente che l’Africa ha bisogno di un tasso di crescita di almeno il 7-8%. Quando uno degli autori del rapporto del Club di Roma, il norvegese Jorgen Randers, se ne esce con l’assurda affermazione “mia figlia è l’animale più pericolo al mondo, perché consuma 30 volte più di una bambina in un paese in via di sviluppo” rende lìidea di quale sia l’immagine dell’Uomo su cui si basano le argomentazione del Club di Roma, ovvero una concezione bestiale.

Ma l’Uomo, in contrasto con altre creature, è capace di usare il suo potenziale creativo per scoprire come funzionano le leggi dell’universo; ed è questo il progresso scientifico. Il processo illimitato di perfezionamento della mente umana ha una corrispondenza con le leggi dell’universo fisico, che si sviluppano fino a raggiungere densità sempre più alte del flusso energetico. Non siamo in un sistema chiuso sulla Terra, come sostengono il Club di Roma ed altre organizzazioni simili, anzi, il nostro pianeta è parte integrante del Sistema Solare, la galassia e l’universo, su cui la ricerca spaziale può scoprire sempre di più. Questa ricerca porta molti vantaggi anche alla Terra, ed è dunque fantastico che la Cina abbia annunciato al vertice G20 che condividerà coi paesi in via di sviluppo i risultati più avanzati della sua ricerca spaziale e dei suoi progetti di esplorazione lunare. Il genere umano è giunto ad un bivio. Se continueremo sullo stesso percorso fallimentare, il mondo rischia di autodistruggersi. Se invece saremo d’accordo sugli scopi comuni del genere umano ed un ordine economico e finanziario che contribuisca al bene comune di tutto il genere umano, e renda possibili condizioni di vita decente per ogni abitante sulla terra, le materie prime e l’energia necessaria con tecnologie sempre più avanzate come la fusione nucleare, l’esplorazione dello spazio per salvaguardare il nostro pianeta, ed un Rinascimento della cultura classica, allora riusciremo a dare il via ad una nuova era nella storia della nostra specie.

L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite è il giusto contesto per stabilire e celebrare il nuovo paradigma del nostro genere umano, basato su quello che viene prima delle differenze tra le nazioni.