Ripubblichiamo l’intervista concessa da Antonella Banaudi a Liliana Gorini, presidente di MoviSol, due anni fa, in quanto fu pubblicata sul sito con un errore nella didascalia. La foto ritrae infatti Antonella Banaudi nei panni di Abigaille a Oslo. Ci scusiamo dell’errore.

Il 13 giugno 2015 la famosa soprano Antonella Banaudi ha partecipato per lo Schiller Institute alla conferenza stampa del Mo. Silvano Frontalini a Busseto per presentare il primo Roncole Festival nel La verdiano (La=432 Hz) che si terrà di fronte alla casa natale di Verdi l’11, il 12 e il 13 agosto. Liliana Gorini ha intervistato per noi Antonella Banaudi.

Gorini: Il 14 giugno lei ha partecipato alla conferenza stampa del Mo. Silvano Frontalini per presentare il Primo Roncole Festival, che si tiene l’11-12 e 13 agosto di fronte alla casa natale di Verdi ed in cui ci sarà un’anteprima mondiale: arie e scene d’opere di Verdi, alcune anche inedite, per la prima volta nel La verdiano (La=432Hz). Può sintetizzare il suo intervento alla conferenza stampa per i nostri lettori?

Banaudi: ho parlato della conferenza di Parigi del 1988, dell’Institut Schiller, in cui erano stati portati esempi al pianoforte da Gunter Ludwig e da alcuni cantanti, nelle due intonazioni, tra cui quella verdiana, che ha reso acusticamente palese la differenza di timbro nel senso di una maggior ricchezza di colore e coerenza acustica . Ho illustrato gli sforzi vocali necessari per spostare la posizione vocale con un innalzamento del diapason e i danni possibili conseguenti, se la tecnica non è abbastanza seria, nello specifico l’innalzamento e divaricazione posteriore delle corde , per cui si richiede un innaturale irrigidimento della parete laringea che si traduce in una disomogenea abduzione delle corde , con grossi rischi di patologie anche pesanti ,oltre alla presenza di fiato nel suono e dunque perdita di purezza nell’emissione. Ho ricordato come perfino la bellezza vocale e maestria di Piero Cappuccilli fossero esaltate dall’uso del diapason verdiano.

Gorini: Fin dalla prima conferenza internazionale dello Schiller Institute sul diapason scientifico, che si tenne alla Casa Verdi a Milano nell’aprile del 1988, lei è stata tra i cantanti lirici che hanno partecipato attivamente alla campagna dello Schiller per il ritorno al La verdiano, in quali occasioni?

Banaudi: Avevo partecipato ad altri eventi della campagna per il 432Hz e precisamente a Milano, alla Casa per Musicisti, ed a Busseto, in Salone Barezzi, presenti Carlo Bergonzi e Piero Cappuccilli . Ancora nel 91 facemmo una dimostrazione nelle due accordature in una conferenza nel Canton Ticino, a cui partecipò anche il Mo. Arturo Sacchetti, che ha curato l’edizione italiana del “Manual on Tuning and Registration” dello Schiller Institute (“Canto e Diapason”, Carrara Edizioni).

Gorini: Il nesso tra scienza e musica, di cui parla Harmonices Mundi di Keplero, viene sottolineato nella famosa lettera di Giuseppe Verdi, del 1884, in cui chiede il ritorno al “corista scientifico” e al La=432 Hz invece “degli strilli di un corista troppo acuto” come quello che prevale oggi nei teatri lirici di tutto il mondo. Ritiene che questo nesso tra scienza e musica sia compreso oggi?

Banaudi: a questo proposito alla conferenza stampa di Roncole ho illustrato la vibrazione Schumann e la sua intonazione a 7,83 HZ per cui il 432 si avvicina moltissimo al multiplo perfetto di tale vibrazione. Aderire a questa proporzione significa dunque mettersi in risonanza con la natura e le sue leggi, paradigma irrinunciabile per una sana e bella vita artistica. Ho inserito questo discorso in quello globale del mondo di vibrazioni nel quale siamo immersi, la vibrazione che è il linguaggio universale decifrato e percepito nella griglia dei cinque sensi , ma che attraverso la musica richiama ogni livello di questo linguaggio universale. Per questo la Musica come Arte deve essere compresa non come un lusso, o qualcosa che “arreda” la nostra vita, ma come espressione estetica del linguaggio scientifico attraverso cui tutto si esprime. Purtroppo penso che chi indirizza il gusto musicale popolare (nel senso negativo del termine) verso una fruizione della musica come sottofondo della vita, stia diseducando all’ascolto, portando non solo ad un decadimento del gusto estetico e livellamento verso il basso, ma anche ad un impoverimento dell’intelligenza, intesa come energia e organizzazione coerente, della nostra mente, ad ogni livello. Stiamo indirizzando i giovani verso una educazione visiva , qualsiasi cosa questo voglia dire, tralasciando volutamente l’importanza dell’orecchio, sottovalutando colpevolmente sull’importanza dell’orecchio per una crescita fisiologica sana e per uno sviluppo dell’immaginazione e della proiezione in 4D della nostra mente.

Ho suggerito la lettura del recente libro di Riccardo Tristano Tuis “432 Hz. La rivoluzione musicale” in cui si racconta anche tutta la storia dell’innalzamento del diapason e la correlazione tra Scienza e Arte, Biologia e Bellezza, ricordando anche la campagna dello Schiller Institute per il La Verdiano.