Dalle consultazioni che l’EIR ha avuto con piloti professionisti ed esperti di sicurezza in merito agli episodi dell’11 settembre, nei primissimi giorni dopo quegli avvenimenti, sono emerse alcune domande che ancora non hanno ottenuto una risposta:

  1. Come mai i preparativi di un’operazione tanto grande e sofisticata, a cui deve aver preso parte almeno un centinaio di persone, sono passati inosservati agli addetti dei servizi? Si tratta di un fallimento completo della struttura o anche tale fallimento è parte dell’operazione stessa?

  2. Come hanno fatto i dirottatori a immobilizzare ben quattro equipaggi senza che nemmeno uno dei piloti riuscisse a battere quattro cifre nel risponditore del velivolo o dire qualcosa alla radio, informando così la Federal Aviation Agency (FAA)? O forse i piloti sedutisi al posto di guida erano sin dall’inizio i dirottatori? In tal caso dovevano conoscere alla perfezione le procedure, che sono precise e complicate, e specifiche per compagnia aerea.
    Molti piloti hanno affermato che per effettuare una manovra del genere è sufficiente un addestramento minimo. Ma quante possibilità di riuscire alla perfezione avrebbero avuto dei dilettanti?
    Il gen. Eiten Ben Eliahu, ex comandante dell’aviazione israeliana, si è detto convinto che i piloti erano americani e non stranieri.

  3. Come mai tutte le procedure di emergenza hanno fallito? Secondo le procedure della FAA, nel momento in cui risulta che un aereo abbandona il proprio percorso di volo si cerca immediatamente di stabilire il contatto con i piloti. Nel caso non si ottenga risposta, scatta immediatamente l’allarme. In tal caso si procede a determinare se l’aereo è stato dirottato o è fuori controllo. Si tratta di procedure che sono standardizzate e regolarmente simulate, dato che il fattore tempo è cruciale. Nel caso di emergenze, specialmente di dirottamento, è previsto il collegamento con i militari. Un aereo intercettore richiede 15 minuti da quando scatta l’allarme per essere in volo.

E’ stato riferito che i risponditori dell’aereo erano spenti. Questo di per sé doveva essere sufficiente a far scattare le procedure di emergenza. Anche a risponditore spento l’aereo è localizzabile dai radar, che consentono di individuarne la nuova rotta.

I voli 11 dell’American Airlines e 175 della United Airlines, quelli che sono stati dirottati su New York, sono decollati dall’aeroporto Logan di Boston alle 7,59 e alle 7,58. Il primo aereo si è schiantato sul WTC 46 minuti dopo e il secondo 66 minuti dopo. Ambedue hanno palesemente lasciato la rotta prestabilita, marcatamente il secondo. C’era tutto il tempo di intercettarli se fosse stato dato l’allarme secondo la procedura stabilita.

Ancor più sorprendente è stato il volo 77 della American Airlines che è decollato dal Dulles di Washington alla volta di Los Angeles. Ha volato nella direzione giusta per 40 minuti, per poi compiere un’inversione completa di rotta e tornare su Washington e schiantarsi sul Pentagono alle 9,40. Ha viaggiato per 40 minuti fuori dal controllo, ma non è stato intercettato.

La difesa dello spazio aereo interno degli USA e del Canada è affidata al North American Aerospace Defense (NORAD), il cui comando sostiene di non aver avuto il tempo per reagire. L’affermazione è molto dubbia, dato che la NORAD staziona alcuni velocissimi intercettori F-15 nella base della CIA a Langley, Virginia, vicinissima a Washington.

La questione della mancata reazione dei mezzi NORAD è stata posta al Senato il 13 settembre al gen. Richard Myers, capo di stato maggiore della Difesa, che ha dato risposte evasive.